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Autonomia dofferenziata

Verso la mobilitazione del 23 marzo contro l’autonomia: «I diritti differenziati non sono diritti»

Riceviamo e pubblichiamo l’appello sottoscritto da 79 persone, tra Sindacai, singoli cittadini, Associazioni ed Enti.

Si scrive autonomia e si legge secessione: i diritti differenziati non sono diritti. Sta procedendo l’iter di approvazione del regionalismo differenziato firmato Calderoli, che, se definitivamente approvato, segnerà un passaggio storico e irreversibile da un sistema di unità nazionale e di diritti universali a un sistema di diseguaglianza sancita per legge, in cui le regioni ricche saranno più ricche e quelle povere saranno più povere, non solo di risorse economiche ma soprattutto di diritti di cittadinanza.

Si scrive autonomia e si legge secessione; e non c’è niente di più eversivo che far passare la disuguaglianza come equità e l’abbandono del Mezzogiorno come opportunità di crescita.

La difesa della Costituzione e dello spirito di solidarietà su cui si fonda, richiede una reazione sociale compatta contro il provvedimento “spacca Italia” che altro non è che l’atto finale di un grande processo di privatizzazione e di smantellamento dei servizi pubblici sul territorio.

Ma il progressivo impoverimento che già la modifica del Titolo V ha prodotto nei territori più

fragili, deve vederci impegnati in un’azione ancora più ambiziosa, volta a restituire alla legislazione esclusiva dello Stato la sanità, l’istruzione, il welfare e tutte le materie legate ai diritti primari, sulla cui eguale fruizione si misura la tenuta dell’unità nazionale. Tale azione deve essere operativa e

vigile contro ogni forma di autonomia differenziata affinché anche le pre-intese firmate nel 2017 da Emilia-Romagna, Veneto e Lombardia siano ritirate.

E invece la legge Calderoli va in senso esattamente contrario: a fronte del divario già notevole,

rompe definitivamente i vincoli di solidarietà, consentendo alle regioni più ricche di scappare via con la cassa. Il freno alla deriva previsto dalla legge, i Livelli Essenziali di Prestazione, ci preoccupano più della deriva stessa. Stabilirli significa sancire i reali diritti sociali esigibili da ogni cittadino.

Si tratta quindi di una scelta cruciale, che, in quanto tale, deve competere esclusivamente al

Parlamento e non a Commissioni tecniche di nomina politica, che non consentono alcun controllo democratico su una questione così determinate.

Inoltre, affinché le prestazioni essenziali siano effettive, è necessario che siano finanziate e invece il provvedimento non prevede oneri per lo Stato e quindi non investe sulle prestazioni che rimarranno essenziali solo per la tenuta formale della legge, ma non certo per la vita quotidiana dei cittadini.

Eppure, nonostante la mancata definizione dei Lep, il procedimento non si arresta ed ha anzi

incassato l’appoggio di parlamentari e governatori del Sud, e in particolare della Calabria, che si sono assunti la responsabilità storica di un colpo fatale al nostro territorio.

Vogliamo il rafforzamento del servizio sanitario pubblico universale, vogliamo che il diritto alla salute e alla cura sia uguale in tutto il paese e che si intervenga per eliminare le liste di attesa e non per allungarle. Vogliamo che non ci siano 20 sistemi scolastici differenti, dove ogni regione decide come e cosa insegnare, quanto retribuire un docente e quando assumerlo, bandendo concorsi autonomi e territorialmente separati.

Vogliamo che ci siano Contratti Collettivi Nazionali di Lavoro e che gli insegnati e i sanitari del sud siano retribuiti come quelli del Nord, invece di assistere all’intollerabile ritorno delle gabbie salariali.

Vogliamo che trasporti, welfare, ambiente, sicurezza sul lavoro abbiano la stessa qualità in tutto il territorio. E lo vogliamo perché sull’uguaglianza dei diritti si fonda il senso di appartenenza alla nazione e la tenuta dei principi costituzionali diversamente compromessi.

Condividiamo le parole di Mons. Checchinato e la sua amarezza per i troppi sostenitori della secessione, che “hanno dimenticato la scrittura e stanno dalla parte dei ricchi”.

Rilanciamo quindi l’importante mobilitazione di Cosenza, che lo scorso 10 giugno, grazie

all’impegno di associazioni sindacati, comitati, sindaci e organizzazioni politiche ha portato in piazza migliaia di cittadini per dire con chiarezza che sui diritti non ci si differenzia.

Auspichiamo la più ampia partecipazione ad una battaglia che è soltanto all’inizio e per la quale siamo pronti ad intraprendere tutte le strade percorribili e democratiche, dal conflitto sociale al referendum, ai ricorsi giudiziari, al coinvolgimento delle Istituzioni, prime tra tutte il Presidente della Repubblica, al quale sin da ora chiediamo che si faccia garante effettivo del diritto di uguaglianza che impegna lo Stato a rimuovere, e non ad alimentare, «gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana». (rcs)

I firmatari

Cgil Cosenza,

Cgil Pollino Sibaritide Tirreno,

Movimento Cosenza Cresce Insieme,

Www La Calabria Vista Dalle Donne,

Progetto Meridiano

Partito Democratico Prov.  Cosenza

Rifondazione Comunista

Città E Futuro

Cosenza In Comune

Anpi Amantea

Anna Laura Orrico Deputata M5S

Auser Cosenza

Auser Rende

Rosamaria Aquino, Giornalista

Controcorrente

Coordinamento Per La Democrazia Costituzionale

Silvio Gambino, Giurista

Fondazione Lilli Funaro

Ass. San Pancrazio-Cosenza

Ass. Circolo Culturale Popilia-Cosenza

Soc. Coop. Soc. R-Accogliere

Moci Cosenza

Circolo Di Culture “Tommaso Cornelio” Rovito

Meic-Movimento Ecclesiale Di Impegno Culturale Cosenza

Auser Pollino Sibaritide Tirreno

Anppia C. Curcio E G. Castiglione

Ass. Bibl. Delle Donne Fata Morgana

I Giardini Di Eva

Mediterranea Media

Fp Cgil Calabria

Sinistra Italiana Calabria

Sinistra Italiana Provincia Di Cosenza

Alleanza Europa Verde-Sinistra Italiana Calabria

Alleanza Europa Verde-Sinistra Italiana Cosenza

Anpi Savuto

Anpi Provincia Di Cosenza

Attivarende

Partito Socialista Italiano Sez. S. Giovanni In Fiore

Ass. Parco Fluviale Cardone Ets

Associazione Dossetti

Luca Lepore, Sindaco Aiello Calabro

Anpi Presila “E. Zumpano”

Arci Cosenza

Arci Servizio Civile Cosenza

Legambiente Sila Circolo S. Giovanni In Fiore

Comitato Sangiovannese 18 Gennaio

Domenico Bevacqua Capogruppo Pd Consiglio Regione Calabria

Franco Iacucci, Vicepres. Consiglio Regione Calabria

Donatella Loprieno, Costituzionalista

Santo Gioffrè, Medico E Scrittore

Pino Capalbo, Sindaco Di Acri

Coop. Strade Di Casa, Cosenza

Ass. La Spiga Odv, Cosenza

Comunità Competente

Teresa Sicoli, Sociologa E Attivista M5S

La Migliore Calabria

Federazione Riformista Rende

Associazione Donne E Diritti

Ass. Italiana Parchi Culturali Cosenza

Linda Cribari, Sindaca Comune Di San Fili

Partito Del Sud

Antonella Veltri, Ricercatrice

Carlo Salatino, Architetto

Gianni Speranza, Già Sindaco Di Lamezia

Arci “Casa Del Popolo” Pedace

Davide Tavernise, Consigliere Regionale Calabria

Agesci, Zona Passo Del Pellegrino

Anpi Cosenza, Sez. “A. Antonante”

Agostino Chiarello, Sindaco Di Campana

Alfonso Benevento, Sindaco Di Bocchigliero

Raffaele Mammoliti, Consigliere Regionale Calabria

Giovanni Pirillo, Sindaco Di Longobucco

Giancarlo Costabile, Docente Unical

Daniele Sisca, Sindaco S. Sofia D’epiro

Ass. Infanzia E Adolescenza “G. Rodari”

Lab Decoloniale Femminista Queer

Gli Altri Siamo Noi Odv