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Zes unica, sempre più imminente

Zes unica, sempre più imminente

di SALVATORE FERRAÙ Dopo un prolungato periodo di stasi, costellato da controversie e incertezze, il ministro Raffaele Fitto ha fatto il suo ritorno in pubblico con rilevanti comunicazioni riguardanti la Zes Unica.

Nell’odierna data, mediante i suoi canali ufficiali, ha provveduto a divulgare le prime delucidazioni riguardo alla recente sessione di lavoro della cabina di governo Zes. Si apprende che si è condotto un dibattito inerente alla confezione del Piano Strategico, il quale avrà il compito di delineare la strategia operativa in conformità con le linee guida del Pnrr e la politica di sviluppo Zes. Il predetto Piano sarà incaricato di mettere in luce i settori da potenziare e promuovere, nei quali verrà applicato il regime semplificato dell’autorizzazione unica. Si prevede la costituzione di tavoli tematici su misura, adibiti al confronto tra gli attori, sia pubblici che privati, al fine di agevolare un dialogo costruttivo e tracciare la rotta da seguire.

Infine, si sottolinea la data del 1° marzo come cruciale spartiacque tra le vecchie 8 Zes e la nuova Zes Unica; infatti, da tale data, le funzioni precedentemente in capo agli otto commissari straordinari verranno trasferite alla struttura di missione, coordinata dal governo. 

Nessuna novità, invece, si registra per quanto concerne il credito d’imposta Zes Unica, la forma di incentivo che prevede l’erogazione di un credito d’imposta per coloro che realizzano investimenti in beni strumentali e terreni nelle regioni comprese nella Zes Unica, secondo i precetti stabiliti all’articolo 2, paragrafi 49, 50 e 51 del regolamento (Ue) n. 651/2014 della Commissione del 17 giugno 2014, riguardanti diversi ambiti, dall’acquisizione di macchinari all’ampliamento di immobili strumentali.

Tuttavia, è necessario ricordare che il valore dei terreni e degli immobili non può superare il 50% del valore complessivo dell’investimento agevolato. Restano invariati i limiti economici, con progetti di investimento compresi tra un minimo di 200.000 euro e un massimo di 100 milioni di euro, e soprattutto quelli temporali, che prevedono come data ultima per gli investimenti immobiliari il 15 novembre 2024.

Quest’aspetto, forse il più critico e contemporaneamente il più discusso, della misura, richiede una riconsiderazione, vista il ritardo nella presentazione del decreto attuativo (ricordando che inizialmente era stato previsto il termine ultimo del 31 dicembre 2023, poi successivamente modificato); nel frattempo, gli attori del settore rimangono in attesa di direttive più limpide, al fine di agevolare l’avvio di nuovi investimenti, con l’auspicio di poter finalmente avviare gli investimenti in programma, in modo tale da dare inizio al tanto agognato processo di sviluppo economico e sociale del Meridione, che più volte nel corso degli ultimi anni si è cercato. 

Con l’auspicio che tutto ciò possa essere realmente l’inizio di una rivoluzione economica restiamo collegati per altre imminenti novità. (sf)

[Salvatore Ferraù è dott. in Economia e Co-founder di SudZes Consulting]