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A Rende col Rotary si è parlato di "Osare la pace promuovendo accoglienza e integrazione"

A Rende col Rotary si è parlato di “Osare la pace promuovendo accoglienza e integrazione”

Nei giorni scorsi, all’Hotel S. Francesco di Rende si è svolto l’incontro sul tema Osare la pace in un mondo di conflitti, organizzato dal Rotary Club Cosenza Sette Colli per sensibilizzare l’opinione pubblica su un tema di stringente attualità.

L’iniziativa, in linea con la scelta da parte del Rotary International di dedicare il mese di Febbraio alla costruzione della pace e alla prevenzione dei conflitti, ha visto gli interventi di Giorgio Marcello, ricercatore di Sociologia generale presso il Dipartimento di Scienze Politiche e Sociali dell’Università della Calabria, e di Pino Fabiano, direttore regionale della Fondazione Migrantes in Calabria presso l’Arcidiocesi di Cosenza-Bisignano.

Dopo i saluti di Francesco Bozzo, Presidente del RC Cosenza Sette Colli, la parola è passata a Luigi Caputo, Presidente della Commissione Immagine Pubblica e Comunicazione del Club e moderatore dell’incontro, il quale ha ricordato l’impegno profuso dal Rotary sin dalla sua nascita per la promozione della pace, in un percorso ideale che lega il fondatore Paul Harris al Presidente in carica del Rotary International, Gordon R. McInally, che proprio alla pace, da lui definita come “il terreno su cui la speranza mette radici”, ha inteso pensare quando ha ideato il tema “Creiamo speranza nel mondo”, scelto per l’a.r. 2023/24. Caputo ha poi posto l’attenzione sulla preoccupante realtà che stiamo vivendo, ricordando gli sforzi che Papa Francesco sta compiendo invitando non solo i governanti, ma tutti noi a mettere sempre al centro la parola pace per superare conflitti e divisioni operando nel rispetto delle diversità e sul cammino dell’integrazione e dell’accoglienza.

Non a caso, ha ribadito Caputo, «la pace non viene mortificata solo con le guerre tra gli stati e gli eserciti. I conflitti sono all’ordine del giorno e fanno parte del nostro quotidiano quando – per citare un verso di Khorakhanè, una canzone di Fabrizio De Andrè – un uomo ti incontra e non si riconosce, e ogni terra si accende e si arrende la pace».

La parola è passata poi a Giorgio Marcello, che nella sua relazione ha posto anzitutto l’attenzione sulle linee di conflitto che oggi solcano il terreno della convivenza minacciando la pace. Le guerre, l’emergenza climatica, la crisi migratoria e, su tutte, le disuguaglianze, che secondo Marcello rappresentano il segno più eloquente delle disfunzioni dell’economia. Per fronteggiare questi fenomeni complessi e interconnessi, a dire di Marcello occorre elaborare un “lessico di pace” che non si riduca a puro verbalismo auto consolatorio, ma che invece porti a prendere coscienza dei conflitti in corso, per favorire la maturazione di una coscienza politica popolare e diffusa. Diventa quindi decisivo, ha ribadito Marcello, «capire dove si è seduti nel conflitto, con la consapevolezza che le conseguenze della crisi in atto non colpiscono infatti tutti allo stesso modo, ma sono sopportate soprattutto dai più deboli del pianeta».

Come sostenuto da Papa Francesco nella sua enciclica “Laudato sì”, è proprio la distanza dai poveri la causa principale della difficoltà delle élite politiche e intellettuali di comprendere – e aiutare altri a comprendere – la gravità della crisi in atto. Occorre quindi, secondo Marcello, anche imparare a vedere le cose da un’altra prospettiva, ovvero invertire lo sguardo. Parafrasando Levinas, è utile chiedersi chi sia il rifugiato e prendere coscienza della intrinseca ambiguità della cittadinanza occidentale, che protegge alcuni ed esclude altri, rivelando così la sua violenza implicita.

Il forestiero, il rifugiato, il richiedente asilo che bussa alle nostre porte rivela a noi stessi chi siamo. Ci mette nelle condizioni di riconoscerci come esiliati, semi-innocenti e semi-colpevoli allo stesso tempo, nelle città che abitiamo. «E quanto più alziamo muri per impedire agli altri di accedervi, tanto più», ha concluso Marcello «si riduce la nostra semi-innocenza e cresce la nostra semi-colpevolezza».

È stata poi la volta di Pino Fabiano, che, partendo dall’analisi dei conflitti che investono il mondo, molti dei quali, come quelli in Sud Sudan e in Myanmar, risultano di gran lunga dimenticati dai più perché lontani dai riflettori dei media, ha esposto dati relativi al fenomeno migratorio, divenuto ormai una costante che va al di là dei proclami dei governanti e che interessa tutto l’Occidente.

Proseguendo nella sua esposizione, Fabiano ha quindi ribadito la necessità di intraprendere sul territorio percorsi di accoglienza e integrazione, elementi di concretezza utili a costruire davvero una società più giusta e inclusiva in cui la dignità umana non venga mai mortificata. In conclusione, Fabiano ha illustrato alcuni progetti che sul territorio della Diocesi di Cosenza-Bisignano porta avanti la Fondazione Migrantes, organismo pastorale della Conferenza Episcopale Italiana nato allo scopo di promuovere nelle comunità cristiane atteggiamenti e opere di fraterna accoglienza nei riguardi dei migranti, per stimolare nella società civile la comprensione e la valorizzazione della loro identità in un clima di pacifica convivenza.

«È stata una bella occasione – ha dichiarato al termine dell’incontro Francesco Bozzo, Presidente del RC Cosenza Sette Colli – per riflettere insieme su una tematica come quella della pace, che in teoria sembra così semplice da comprendere, ma che in pratica si rivela così complessa da realizzare. Ringrazio tutti gli intervenuti e i relatori», ha concluso Bozzo, «per aver dato vita a un incontro ricco di stimoli». (rcs)