Si ritorna al lavoro: più sicurezza e più corse
I treni dei pendolari sanificati giornalmente

Ritorno al lavoro per molte categorie rimaste bloccate dal lockdown. Si torna a viaggiare da pendolari, ma alla luce delle nuove norme di sicurezza. L’assessore regionale ai Trasporti, Domenica Catalfamo, annuncia che sono state incrementate le corse regionali dei treni per soddisfare le richieste dei pendolari che dalla settimana prossima riprenderanno a spostarsi per lavoro: «nello specifico – ha spiegato l’assessore – saranno 12 i treni in circolazione in più nella fascia pendolare mattutina e del primo pomeriggio, distribuiti sulle principali linee della Calabria, con un incremento di collegamenti sulle due direttrici tirrenica e ionica che porta l’offerta complessiva a 83 corse al giorno, pari al 43% dell’offerta standard».

Tutte le informazioni ed il nuovo orario dettagliato sono consultabili sulla sezione dedicata del portale regionale nonché sui sistemi di vendita (App e sito web) oltre che nella sezione Infomobilità del sito web: trenitalia.com:https://www.trenitalia.com/it/informazioni/Infomobilita/notizie-infomobilita.html

L’Assessore  ha rilevato come le modalità di erogazione del servizio da parte di Trenitalia siano in linea con l’applicazione sui treni delle misure di sicurezza previste dal DPCM del 26 aprile, anche attraverso l’informazione ai viaggiatori sulle norme comportamentali da adottare. In particolare, tutte le carrozze sono sottoposte ad operazioni di sanificazione e igienizzazione giornaliere con le modalità indicate dal Ministero della Salute.Risultano introdotti ulteriori servizi di igiene e pulizia a bordo treno durante il viaggio e sono stati installati dispenser di gel disinfettante per mani su tutti i convogli.

Inoltre, al fine di garantire il distanziamento sociale, si sta completando l’allestimento di tutta la flotta con marker sui sedili da non occupare, segnaletica sulle porte per agevolare la salita e la discesa dei viaggiatori ed indicazioni a terra per specificare la distanza da tenere in fase di discesa e per l’individuazione dell’uscita più vicina.

L’assessore Catalfamo, nel concludere, ricorda di rispettare le prescrizioni di sicurezza adottando un comportamento responsabile durante l’utilizzo dei mezzi pubblici, indossando sempre la mascherina protettiva, rispettando la distanza di sicurezza indicata dalle autorità sanitarie, le indicazioni e le informazioni presenti a bordo dei treni e nelle stazioni, collaborando con il personale a bordo treno ed utilizzando percorsi e porte di ingresso e uscita dai treni come indicato dai pannelli informativi.

«L’utilizzo del mezzo pubblico – ha concluso l’assessore Catalfamo – rappresenta certamente uno dei primi segnali di ripresa ed ai passeggeri deve essere garantito oltre che il massimo standard di sicurezza anche un livello di sevizio adeguato ed in linea con le altre aree del Paese». (rcz)

Soldi finti (a pochi) e per le tasse solo il rinvio
Siamo tutti più indebitati, la Calabria di più

di SANTO STRATI – Con individiabile ottimismo, il premier Conte ha presentato il decreto-monstre cosiddetto del rilancio: le bozze contano 464 pagine di azzardati accoppiamenti di leggi e successive modificazioni, secondo l’arzigogolato legiferare cui ci ha abituato la politica italiana. Non è un libro dei sogni e ahimé ne alimenta pochi: è un farraginoso quanto complesso, monumentale, decreto la cui corposità non si traduce in effetti immediati e decisivi per la vita dei cittadini e, soprattutto delle aziende. Non ha alcuna visione strategica che lasci immaginare un volano per la ripresa, è un progetto finanziario che tiene in poco conto l’economia reale e promette, ancora una volta, soldi alle aziende, con la segreta speranza di darne il meno possibile. Nel decreto di marzo Conte aveva annunciato trionfante 400 miliardi subito per le imprese: ma non erano soldi veri, bensì garanzie dello Stato per prestiti senza rischi per le banche. Abbiamo visto com’è andata a finire: le banche, anche per i “miserevoli” (ma importanti) prestiti fino a 25mila euro sono arrivate a chiedere alle imprese ben 19 documenti, neanche si trattasse di comprare un grattacielo a CityLife a Milano, per poi negare qualsiasi aiuto a chi aveva veramente bisogno, con i più banali pretesti. Bastano i numeri a raccontare la storia: al 12 maggio su una platea di quasi 4 milioni di potenziali beneficiari, i prestiti entro i 25mila li hanno richiesti (inguaribili sognatori) in 149.723 (lo 0,37%) per poco più di tre milioni di euro (in Calabria 4.738 le richieste per 85.292.564 euro). Una goccia vergognosa, alla faccia delle garanzie per 400 miliardi. Degli altri prestiti, quelli “importanti” fino a 800mila euro pensati per gli investimenti, gli istituti di credito «stanno ancora aspettando istruzioni dalla Sace». Campa cavallo…

Lo abbiamo scritto, chi ci legge, potrebbe averne a noia: se a marzo il Governo ha fatto l’errore di affidare alle banche la gestione del denaro destinato a ridare liquidità alle imprese, adesso che si accinge a “regalare” a fondo perduto qualche miseria sottopone il suo atto di liberalità a norme di attuazione di là da venire. In poche ed efficaci parole, non c’è trippa per gatti, ovvero non ci sono soldi per gli imprenditori che la pandemia (e i dovuti – per carità – provvedimenti di chiusura del Governo) hanno ridotto alla fame. Due mesi di blocco totale e si offre non denaro fresco per ripartire e alleggerire le perdite, no, si dispensano crediti d’imposta sugli affitti (perché non li hanno offerti proprietari anziché agli inquilini?) e contributi a fondo perduto basati su un perverso, quanto macchinoso, meccanismo di conteggi delle perdite o dei mancati guadagni.

Cosa significa questo “malloppone” di 255 articoli che a tutto pensa tranne che a ipotizzare una qualsiasi idea di rilancio? Del resto, è frutto delle continue liti tra cinquestelle e dem, protagonisti irresponsabili del più pasticciato governo della Repubblica che si tiene in piedi esclusivamente perché, in questa situazione, non ci sono né alternative né personalità con gli attributi pronte a rimettere mano al disastrato bilancio statale e all’infausta politica del non fare. Eppure stiamo parlando di 55 miliardi non di bruscolini, E se togliamo il provvedimento che ha fatto venire le lacrime alla ministra Bellanova per la regolarizzazione di migliaia tra braccianti e colf, non si capisce se siamo di fronte a un nuovo “milleproroghe” (il provvedimento di fine anno dove ci si mette dentro di tutto e di più) o una presunta manovra finanziaria che ci permetta di uscire dal guado (dove già eravamo) e nel quale la pandemia ci ha mandati ancora più a fondo. I numeri sono importanti: 25 miliardi destinati al lavoro (e intanto ci sono centinaia di migliaia di dipendenti che aspettano la cassa integrazione di marzo), 15 alle imprese. Nessun provvedimento atto a cancellare tasse e gabelle di questo anno di assoluta follia: solo un rinvio, a settembre. Da pagare tutto in una volta o in comode quattro rate. Con quali soldi, evidentemente, a Palazzo Chigi nessuno se l’è chiesto.

La maggioranza è nel pallone, i cinquestelle stanno a combattere la solita guerra fratricida su chi dovrà guidare il Movimento, sempre più in caduta libera e con frange di opposizione interna subito messe a tacere, e i dem scimmiottano Nanni Moretti quando diceva «mi si nota di più se vengo e me ne sto in disparte o se non vengo per niente?».

Bene, anzi male. In questo scenario c’è solo una certezza, gli italiani, noi italiani siamo tutti indebitati a vita, con esclusione dei soliti ultramilionari che guarderanno con malcelato distacco l’esplodere delle prossime tensioni sociali. E il Mezzogiorno, come al solito, rischia di far tornare a galla tutte le contraddizioni a cui il divario Nord-Sud ci ha abituato.

E per la Calabria? Peggio mi sento. A fronte di una adeguata (e odiatissima) strategia di chiusura che ha funzionato nella lotta contro il virus, la Regione aveva intuito, prima degli altri, la necessità di fronteggiare l’altro temibile contagio, quello della crisi economica non meno letale per il territorio. Ma ha toppato grazie alla solerte incapacità dei burocrati di Germaneto. Annunciati gli aiuti alle imprese (un modesto contributo di 2.000 euro) sta ancora a discutere sul pre-avviso di bando, quando la Regione Piemonte, partita dopo la Calabria, tanto per fare un esempio,   ha già provevduto a versare denaro fresco sui conti correnti delle aziende.

“Riparti Calabria” è una bella invenzione, che andava gestita, però, da un paio di manager di provata capacità: due conti, due righe di decreto e soldi per ridare una minima boccata d’ossigeno ai piccoli imprenditori, quelli vilipesi (se non strozzati) dalle banche, quelli che non ce la fanno più. E un aiuto per mantenere l’occupazione, pagando i contributi di un lavoratore su tre a nome dell’impresa. E tutto questo in attesa di sbloccare risorse dal fondo di coesione che potrebbero – come ha detto la presidente Santelli – arrivare anche a 500 milioni da spendere subito.

Ecco, è quel “subito” che fa venire il sangue agli occhi di chi fa impresa. Quando c’è da pagare, bisogna mettere mano al portafogli, anche quando è vuoto perché i crediti verso la pubblica amministrazione stanno a languire senza nessuna certezza di pagamento; quando si tratta di ricevere si frappongono lacci e lacciuoli perché i soldi arrivino (se arrivano) il più tardi possibile. La Santelli aveva proprio specificato che non si dovevano richiedere scartoffie e documenti, prima si paga, poi si accerta. Bella dichiarazione d’intenti su cui è sicuramente d’accordo l’assessore al Lavoro Fausto Orsomarso, logorato ormai da mille incombenze quotidiane ma indomito lavoratore. Orsomarso ha detto che il decreto sarà cambiato, il vicepresidente Spirlì ha incontrato in Cittadella o per via telematica i rappresentanti delle piccole realtà economiche per conoscere criticità e bisogni. Il tempo però passa, nessuno vede il becco d’un quattrino.

E se lo Stato ci condanna al debito perenne, la regione deve supplire coi mezzi propri, raschiando risorse comunitarie, provvedendo direttamente a dare impulso alla cosiddetta ripartenza. La grande crisi del coronavirus offre l’opportunità di mostrare quanto può valere una politica regionale che vede il concorso di tutti (maggioranza e opposizione) per il raggiungimento del bene comune: sulle macerie si deve ricostruire.

In questa occasione, le parole non sono pietre (al contrario di quanto diceva Carlo Levi), sono solo fuffa che ci spinge inesorabilmente verso l’abisso. Servono fatti, mattoni reali a forma di euro per edificare la crescita, per costruire la ripartenza: risorse economiche senza risparmio e pugni battuti sui tavoli. Siamo calabresi, no? (s)

“Riapri Calabria”: il bando che beffa le imprese
In lotta con le banche, ora aspettano il click-day

di SANTO STRATI

Il brutto vizio di affidarsi ai burocrati della Regione non viene meno neanche con la Giunta della Presidente Santelli. Quella attuale mostra di voler essere una Giunta del “fare”, prima i fatti, poi gli annunci, inciampa però nella classica trappola della burocrazia: quel bavaglio che strangola l’economia regionale e soffoca le aziende. Il bando “Riapri Calabria” annunciato in Regione appena qualche giorno fa (il 7 maggio) che prevede un contributo una tantum di 2000 euro a fondo perduto per 20mila aziende calabrese sarebbe stato un piccolissimo, modesto, ma ugualmente utile aiuto per le piccole imprese calabresi. Quelle, per intenderci, che fatturano, come si legge nel pre-avviso di bando – da 5000 a 150mila euro l’anno. Aziende in grande affanno, vicine al collasso, dove un giorno di attesa in più avvicina lo spettro della non riapertura: i loro titolari aspettano, con ansia, la pubblicazione del bando sul Bollettino Ufficiale della Regione Calabria (Burc) per capire se e quando potranno contare su questa goccia di ossigeno, ma sette giorni non sono evidentemente bastati per tradurre in pratica la promessa di aiuto.

Il bando non è ancora pubblicato, ma esiste un “avviso pubblico di pre-informazione” che presumibilmente – ci ha cortesemente anticipato l’assessore Orsomarso – sarà aggiornato a breve. Bene, questo avviso pubblico (20 pagine) è un capolavoro di burocratese per la gioia dei commercialisti (già da tempo non sull’orlo di una crisi di nervi, ma abbondantemente dentro) e la disperazione dell’artigiano che vorrebbe capire in due parole se gli tocca o meno il contributo.

Nonostante i proclami della Santelli («se ci mettiamo a chiedere le carte passano mesi»), in realtà il bando un po’ di carte le prevede “sulla base di una procedura valutativa a sportello ex art. 5 comma 3 del Dlgs 123/1998” e, soprattutto, pone clausole di ammissibilità che fanno a cazzotti con l’emergenza.

Prima su tutte la cosiddetta “regolarità contributiva”, incubo della quasi totalità delle aziende, meglio conosciuta col documento che prende il nome di Durc: sono ammesse le aziende che alla data della presentazione della domanda risultino “non aver commesso violazioni gravi, definitivamente accertate, relativamente al pagamento delle imposte e tasse o dei contributi previdenziali e assistenziali a favore dei lavoratori o essere in possesso della certificazione che attesti la sussistenza e l’importo di crediti certi, liquidi ed esigibili vantati nei confronti della Regione Calabria di importo pari agli oneri contributivi accertati e non ancora versati da parte del medesimo soggetto (Durc)”. Già in condizioni normali molte piccole aziende si trovavano in arretrato col versamento dei contributi (a volte la scelta è tra pagare gli stipendi o versare i contributi) col risultato di non poter esibire un Durc (documento unico di regolarità contributiva) per partecipare a una gara d’appalto, a un bando o anche a un modestissimo prestito bancario. Oggi, con oltre tre mesi di chiusura forzata, il Durc appare ancora più etereo di un miraggio nel deserto sahariano. E qui la beffa si materializza: già su oltre 100mila piccole aziende presenti in Calabria, appena il 20% potrebbe beneficiarne, e potrà beneficiarne l’azienda “sana” che ha regolarmente adempiuto agli obblighi previdenziali e contributivi e non quella evidentemente in difficoltà tali da aver impedite il regolare pagamento di tasse e contributi

Facciamo subito una premessa a scanso di equivoci. Qui non si vogliono difendere le aziende inadempienti, Ma quelle che (in ritardo, ma lo fanno) versano i contributi e pagano gli F24, nonostante i ritardi negli incassi dalla Pubblica Amministrazione (è di circa 60 miliardi il debito dello Stato nei confronti dei fornitori che ancora devono essere pagati): si vuole solo mettere in evidenza l’assurdità del requisito richiesto. Mentre merita un ampio elogio la richiesta di “esser in regola con la normativa antimafia” e non avere interdittive in corso, la clausola Durc appare frutto del solito burocrate che non ha ancora capito che siamo in emergenza.

Ma siccome nel nostro amato Paese domina, incontrastata quella orripilante burocrazia che ragiona a senso unico: “tutto ciò che non è espressamente autorizzato è vietato” (al contrario di un sano principio di diritto che preveda solo divieti da rispettare), ecco che i funzionari regionali, al pari dei loro omologhi che siedono nelle scrivanie degli sportelli bancari, s’inventano nuove angherie per non dare soldi.

Già, perché l’ottima iniziativa dell’assessore Fausto Orsomarso, cui bisogna, per onestà, riconoscere un impegno che non conosce soste, rischia di impantanarsi senza via d’uscita. Per questo scriviamo oggi, prima che il bando definitivo, venga pubblicato sul Burc e si vadano a beffare centinaia (migliaia) di onesti imprenditori e lavoratori che non sanno ancora come e se riapriranno. Difficile immaginare per la Calabria – regione povera senza dubbio – una terapia da elicopter money (soldi veri lanciati – con una suggestiva immagine – dall’elicottero dello Stato), ma a maggior ragione queste piccole iniziative di sostegno devono raggiungere i più disperati (mai parola è stata più eloquente), quelli cioè che vorrebbero salvare azienda e occupazione ma trovano sempre, inguaribilmente, porte sbarrate.

È il caso delle banche che stanno esibendosi in performance da teatro dell’assurdo, la qualunque va bene come pretesto per negare un prestito pur garantito al 100% dallo Stato. Avviene, per come ci è stato riferito, che diversi istituti di credito di fronte alla richiesta del prestito “statale” garantito, offrano – guarda un po’ – un prestito della banca, una firmetta fidejussoria di garanzia e via, andare. Nessuno può negare che già il giorno stesso della pubblicazione del decreto “liquidità” Calabria.Live avesse messo in guardia sulle assurdità del provvedimento e sulla illogica scelta di affidarsi alle banche per distribuire gli “aiuti”. Come chiamare a capo dell’Avis il dottor Dracula. Le banche hanno da tempo smesso di fare il loro mestiere che era quello di sostenere e incrementare l’economia reale del territorio: gli istituti di credito fanno finanza creativa, rende di più e toglie il disturbo di avere tra i piedi sempre quei soliti quattro poveri (nel pieno senso della parola) imprenditoria che vorrebbero (lo sghignazzo del funzionario di banca non riusciamo a riprodurlo per motivi di privacy) “fare impresa”. Addirittura! Per il prestito fino a 25mila euro (che va calibrato soltanto entro il 25% del fatturato dello scorso anno, cioè 2.500 euro per ogni 10mila di fatture emesse) sono richiesti ben 19 documenti. Richiesti anche a chi, disgraziato lui, poteva avere appena 2000 euro di prestito da restituire in cinque anni a partire dal 24° mese dall’erogazione). Importi per un artigiano insufficienti persino a versare qualche F24 arretrato.

Non vada trascurato, inoltre che la scelta del click-day, ovvero “l’istruttoria delle agevolazioni” prevista secondo l’ordine cronologico, lascia intravvedere uno scenario di sconforto davanti a una tastiera per arrivare prima degli altri a compilare e inviare la domanda, sempre che il server destinato a ricevere le richieste non vada giù, com’è capitato con l’Inps e come capita abitualmente in tutte le domande cosiddette “a sportello”. Una guerra ideologica fra poveri che ricorda l’assalto ai maccheroni di Totò in “Miseria e nobiltà”: arriva la pasta e tutti si lanciano sullo scodellone. Lì almeno si rideva, qui ci sarà da piangere se non si butta nel cestino l’attuale  “avviso pubblico in pre-informazione” del bando e si riscrive completamente in massimo venti righe. Ci sono fior di commercialisti che conoscono le problematiche dei click-day: qualcuno da Germaneto proverà a sentire qualche suggerimento “professionale”? La commissaria di Conf-professioni Calabria Vilma Iaria, a questo proposito, è molto scettica: «le misure straordinarie sono efficaci solo se snelle e capaci di pervenire in breve tempo ai destinatari». Evitare, in poche parole di ripetere gli errori dei provvedimenti del Governo che ha sortito esiti troppo farraginosi in tema di adempimenti. La chiarezza nei contenuti – afferma la Iaria – evita inutili perdite di tempo e interventi chiarificatori successivi».

L’assessore Orsomarso ha detto a Calabria.Live che conta entro venerdì di poter licenziare il provvedimento definitivo: ci permettiamo di suggerire di sentire i rappresentanti degli imprenditori, gli esercenti, i professionisti. Questa regione, oggi più che mai, ha bisogno di concretezza e di provvedimenti che la burocrazia non vanifichi irrimediabilmente.

E, a proposito di burocrazia, siccome perseverare è diabolico, prepariamoci a vedere il famoso decreto-aprile (ma siamo già al 12 maggio, presidente Conte!) che consta “soltanto” di alcune centinaia di pagine con – dicono – 258 articoli. Roba da far venire il coccolone al più smaliziato ragioniere. Anche qui – pare – saranno previsti contributi a fondo perduto per le aziende, previa usuale montagna di documenti da produrre e precisi requisiti di inammissibilità, come se fossimo già nel post-post post-crisi (non è un errore di battitura, è futuro lontano). Questo Paese, e la Calabria in particolare, ha bisogno di dimenticarsi delle scartoffie e delle causali di impedimento, imponendo ovviamente il necessario controllo antimafia che qualsiasi prefettura è in grado di fare in tre minuti.Non c’è tempo, non abbiamo tempo. I nostri imprenditori, quelli più piccoli, gli artigiani, i commercianti, gli operatori turistici, hanno bisogno di ossigeno, non di una pillola contro il mal di testa. Non serve una task force per capirlo. (s)


Riparti Calabria: per Fillea-Cgil
«Come misura  è insufficiente»

La Fillea Cgil Calabria giudica insufficiente la misura di “Riparti Calabria” per «soddisfare tutte le imprese colpite dal lockdown (ci saremmo aspettati una presa di posizione forte da parte di tutte le associazioni datoriali)». Secondo  la nota firmata da Simone Celebre, segretario generale Fillea Cgil Calabria, Enzo Scalese, segretario generale Fillea Cgil CZ, KR, VV, Giuseppe De Lorenzo, segretario generale Fillea Cgil Pollino, Sibaritide, Tirreno, Endrio Minervino, segretario generale Fillea Cgil Reggio Calabria.

I sindacalisti voliono porre l’attenzione che «ad usufruirne debbano essere , solo, le imprese regolari( per la stragrande maggioranza nella nostra Regione tutte al di sotto dei 10 dipendenti). Oggi in tanti si battono per poter osteggiare il lavoro irregolare che purtroppo, nella nostra regione e soprattutto nel settore delle costruzioni, dilaga. Allora quale migliore occasione? Perché non vincolare questi incentivi alle aziende che rispettano leggi e CCNL? Perché non premiare quelle imprese che negli anni si sono sempre contraddistinte per il versamento dei contributi previdenziali ai lavoratori e per il regolare versamento della Cassa Edile? Per questi motivi ci aspettiamo che sia fatta una graduatoria seria e trasparente per evitare di aiutare tutte quelle aziende che nel tempo hanno aumentato i loro profitti sempre e solo sull’anello più debole della filiera, i lavoratori”. (ds)


E il vicepresidente Nino Spirlì
riceve artigiani e commercianti

Il vicepresidente Nino Spirlì, in qualità di assessore al commercio e all’artigianato, a tutela dei diritti di commercianti e artigiani, quali categorie maggiormente colpite dalla crisi economico finanziaria causata dall’emergenza covid19, ha ricevuto le associazioni di categoria (Casartigiani, Confartigianato, CNA, Confesercenti) presso gli uffici della Regione per esaminare le perplessità sorte a seguito della pubblicazione dell’avviso pubblico in preinformazione del Bando Riapri Calabria.

L’assessore Spirlì ritiene essenziale, mai come in questo momento, interloquire con le associazioni di categoria perché solo tramite l’ausilio di queste ultime è possibile cucire il sostegno regionale su misura per le piccole e medie imprese calabresi.

Le associazioni di categoria hanno, fra l’altro, chiesto di ampliare la platea dei beneficiari e di provvedere a sburocratizzare l’iter amministrativo per arrivare ad una più rapida ed efficace applicazione del bando stesso.

Il Tar di Catanzaro ha “bocciato” Jole Santelli
La Calabria non perde: è ancora in primo piano

di SANTO STRATI

Il Tribunale Amministrativo Regionale di Catanzaro ha “bocciato” (mai termine è stato più azzeccato, visto il cognome del ministro contendente) l’ordinanza n. 37 della Presidente Santelli. Quella, per intenderci, che lasciava la facoltà (senza obbligare alcuno) agli esercenti di bar, trattorie, ristoranti e pizzerie, che avessero la disponibilità di tavoli all’aperto di poter servire i clienti, aprendo i locali non soltanto per l’asporto di cibi e bevande.

Era pressoché scontato che il Tar avrebbe accettato il ricorso dell’Avvocatura dello Stato, messa in campo dal ministro agli Affari regionali, Francesco Boccia, che è stato uno sfidante implacabile nel confronto mediatico (perché alla fine di questo si è trattato) tra la governatrice e l’esecutivo centrale.

Come avevamo già anticipato qualche giorno fa su queste colonne, in realtà la bocciatura del 29 aprile non ha effetti sanzionatori nei confronti della Presidente o dell’intera Giunta regionale. Fa semplicemente sparecchiare gli eventuali tavolini per le consumazioni (pochi, per la verità), che qualche trattore o barista aveva predisposto. Con sommo gaudio di sindaci (dell’opposizione) che avevano già autonomamente respinto l’ordinanza, in nome della difesa della salute.

Non facciamo la difesa d’ufficio della Santelli, ma qualcuno ha il coraggio di affermare che servire al tavolo (nell’osservanza delle adeguate misure di prevenzione e sicurezza imposte dal “sovrano” Conte) sia molto diverso che preparare cibo per l’asporto e consegnare la sportina all’avventuroso cliente?

Siamo seri, Si è voluta tirare la corda, sia per motivi mediatici (Boccia ha recuperato spazi televisi per lui impensabili) e la Santelli si è conquistata tutte le prime pagine della stampa nazionale, senza parlare di tv, online e qualsiasi cosa abbia a che fare con l’informazione.

Qualcuno obietterà che si è cercato lo scontro istituzionale con il Governo centrale, per provocazione o fini politici (la balla dell’assist-favore alla Lega contro il governo da parte della Presidente non merita nemmeno vagamente l’appellativo di fake news), ma in realtà – come abbiamo detto all’indomani dell’ordinanza – se il fine era di gratificare di buona “reputazione” la Calabria, la missione è stata felicemente portata a termine. La presidente, qualche sera fa in tv, si è molto arrabbiata con chi le marchiava tutto questo casotto come un’operazione di marketing. Ma perché? Perché non approfittare di una utile ribalta, facendo naturalmente gli interessi dei calabresi e soprattuto di una marea di disperati esercenti di locali pubblici che potevano così sperimentare l’avventura di un’apertura anzitempo? E capire se un’impresa commerciale che prima faceva 100 coperti  a giro, può mantenersi facendone appena un quarto.

Il problema che nessuno vuole cercare di capire è che si continua a improvvisare, senza mai ascoltare i diretti interessati: cosa volete che ne sappia il nostro presidente del Consiglio (che ci auguriamo apprezzi la buona tavola di apprezzati ristoranti) di quanto costa tenere in piedi un esercizio pubblico, dalle prime luci del mattino, quando arriva la merce, fino all’ultimo avventore della sera.Appena si alza la saracinesca comincia a girare il pazzo contatore delle spese: costi di affitto, personale, cibo, bevande, e soprattutto tasse e contributi, che non tengono conto se hai fatto una settimana da favola o solo quattro gatti di clienti. Perciò, immaginatevi per i piccoli locali, quelli che facevano il pranzo di lavoro al costo di un buono pasto e sopravvivevano soltanto per i numeri. Servite dieci tavoli al posto di quaranta e a fine serata, se scappano le lacrime al barista o al ristoratore bisognerà pur capirlo.

Senza contare che le assurdità dei vari Dpcm (ma perché non fa decreti e li fa votare in Parlamento il nostro caro presidente Conte?)  non finiranno mai. È la sapida intuizione di Maria Antonietta: se non c’è pane, il popolo mangi brioches. Ci sono quasi tre mesi di affitto da pagare, quando non è entrato un centesimo e cosa fa il Governo? Offre credito d’imposta (cioè ti trattieni le somme dalle tasse che andrai a pagare). Ma quali tasse? Chi pagherà tasse, imposte e gabelle se non riparte con l’attività, se non rialza le serrande? Scusate, siamo andati fuori tema, ma è facile accaldarsi subito con le stravaganze marziane dei nostri governanti.

Parlavamo di ordinanze  e pseudo conflitti istituzionali. La realtà, come indichiamo nel titolo, è che la Calabria in questa vicenda non esce perdente. Mostra una immagine positiva (senza questionare nel merito dei tavolini sì o no) e si presenta all’Italia come una regione virtuosa che ha saputo controllare il rischio contagio, che aspira a divenire una regione Covid-free, un’interessante e allettante prospettiva per chi spera di poter fare qualche settimana di mare. Con la scusa dei tavolini e della (presunta) guerra fra Boccia e la Santelli, invero la Calabria è stata la vera protagonista delle prime pagine, dei servizi televisivi, gli speciali, i tg, i talk show. Quanto sarebbe costata una campagna promozionale di queste dimensioni?

Noi rispettiamo la sentenza del Tar, perché tutte le sentenze non si criticano, semmai si appellano da chi si sente danneggiato. E comunque fosse andata, stamattina su tutti i media si parla nuovamente di Calabria. Pro o contro la Santelli, pro o contro Boccia e il governo, non interessa. Si parla di noi, della nostra Calabria e questo ci piace. E ci rattristano invece, come leggerete nelle pagine che seguono, le sciocche contrapposizioni tra maggioranza e opposizione, come se si fosse vinta (o persa) chissà quale guerra.

È semmai una battaglia d’intelligenze e in Calabria – sia ben chiaro – ce ne stanno tante, ma qualche volta – causa forse il prolungato lockdown – la mente ne esce purtroppo annebbiata…

Una cosa è certa: quando il ministro Boccia deciderà di fare guerra a Bolzano (che sta facendo peggio di quanto “suggerito” dalla Santelli) a noi calabresi non potrà – scusate – fregare di meno. (s)

Ridurre drasticamente le morti da Covid-19
Nisticò: Prima del vaccino usiamo il plasma

di SANTO STRATI

I primi confortanti risultati che arrivano dalla sperimentazione della plasmaterapia fanno ben sperare nell’instancabile lotta contro questo nuovo nemico invisibile. Il coronavirus è il mostro che ha cambiato e cambierà, purtroppo, ancora il nostro modo di vivere. Dobbiamo rassegnarci a convivere col virus e la ricerca scientifica troverà molto verosimilmente quel vaccino che consentirà il ritorno a una vita quasi normale. Intanto, questa maledetta epidemia ha messo in chiaro molte cose, a partire dall’assoluta impreparazione del nostro Paese (ma anche gli altri hanno lo stesso problema) di essere in grado di fronteggiare una qualsiasi epidemia di carattere virale. Carenti le strutture sanitarie, scarsa considerazione ai modelli di prevenzione che, per esempio, in Calabria erano già stati predisposti in occasione dell’aviaria, ma mai portati a compimento completo, dopo il cessato allarme. Il virus ci insegna anche che dalle crisi si esce rafforzati, anche se non finiremo mai di piangere gli oltre trentamila morti che non hanno avuto, ahimé, neanche l’ultimo saluto dai loro cari, sepolti senza funerale, quasi numeri di una statistica atroce che non tiene conto che parliamo di esseri umani.

Come si esce rafforzati? Calabria.Live ha voluto sentire il parere di uno scienziato calabrese prestato alla politica (è stato presidente della Regione, senatore, parlamentare europeo) e ritornato alla farmacologia, un campo dove la sua fama è di livello internazionale, il prof. Pino Nisticò. Già membro del comitato scientifico dell’Ema, l’agenzia europea del farmaco e rappresentante del Parlamento europeo in seno al consiglio di amministrazione della stessa agenzia, nonché relatore al Parlamento europeo della direttiva sulla trasfusione di sangue ed emoderivati, Nisticò in questi giorni sta lanciando un appello che la comunità scientifica mostra di voler cogliere: «in attesa del vaccino, plasma e anticorpi salvano vite umane».

– La terapia del plasma che qualcuno ha definito erroneamente innovativa, visto che è già stata praticata contro la Sars e la Mers nonché per debellare tetano, difterite e infezioni da tossina botulinica, sta dando risultati importanti. Prof. Nisticò come valuta questi primi esiti?

«L’effetto terapeutico del plasma di pazienti guariti dal coronavirus, ricco di anticorpi che neutralizzano il virus, era prevedibile per gli scienziati e gli addetti ai lavori: i risultati del prof. Cesare Perotti, direttore del servizio di Immunoematologia del San Matteo di Pavia, in collaborazione con una rete di ospedali (Mantova, Lodi, Padova e Novara), sono stati pubblicati sulla prestigiosa rivista “Nature” e sottolineano che la la plasmaterapia rappresenta il trattamento di prima scelta in pazienti affetti da Covid 19. Si tratta di uno studio preliminare su 52 pazienti che si trovavano in gravi condizioni di insufficienza respiratoria e la maggior parte di questi sono stati salvati da morte sicura. A questo punto, bisognerebbe convincere il maggior numero possibile di pazienti guariti a donare il proprio sangue con le modalità indicate dal San Matteo. Per questo motivo ho fatto appello al Governo perché stanzi immediatamente le risorse necessarie da un lato per incentivare i pazienti che volontariamente donano il sangue dopo la guarigione, dall’altro per la creazione di una o più banche di plasma iperimmune, per dotare le singole regioni di scorte sufficienti per trattare i malati più gravi. In tal modo si riuscirebbe a ridurre significativamente o addirittura a cancellare i decessi e la sindrome da coronavirus non farebbe più tanta paura. Sento il bisogno, a questo punto, di ringraziare il bravissimo giornalista catanzarese Alberto Matano conduttore del programma La vita in diretta per avere messo per primo in evidenza il ruolo fondamentale della infusione di plasma di soggetti guariti da Covid, dimostrando grande intelligenza e sensibilità civica».

Giuseppe Remuzzi e Alberto Matano
Giuseppe Remuzzi e Alberto Matano

– È questa la strada da seguire per sconfiggere il virus?

«In considerazione dei risultati eccellenti ottenuti in questi primi clinical trials l’Aifa, l’Agenzia italiana del farmaco e l’Ema, la sua omologa europea, il cui direttore esecutivo è il validissimo prof. Guido Rasi dell’Università di Roma, dovrebbero incoraggiare e coordinare, anche insieme con la Food Drugs Administration statunitense, uno studio molto più ampio, randomizzato, controllato, multicentrico, su migliaia di pazienti in modo da confermare al più presto possibile l’efficacia e la tollerabilità del trattamento con plasma di pazienti guariti. È comunque doveroso potenziare gli studi in corso al San Matteo e alla rete di aziende ospedaliere collegate, confermando piena fiducia a medici e primari che con coraggio e abnegazione continuano a salvare vite umane e in una fase successiva condurre clinical trials più perfetti secondo i sacri crismi delle agenzie internazionali del farmaco. In altre parole prima la “sostanza”, cioè salvare vite umane, e poi la “forma”, ovvero studi clinici controllati secondo regole internazionali. Analogamente il governo dovrebbe anche mettere a disposizione le risorse finanziarie necessarie per condurre i primi clinical trials con anticorpi monoclonali verso il coronavirus, anticorpi che sono attualmente già disponibili come quello scoperto dallo scienziato italiano Pierpaolo Pandolfi della Harvard School of Medicine di Boston che sta lavorando in collaborazione con un Comitato di 29 gruppi di ricerca coordinati dal prof. Giuseppe Novelli, famoso genetista dell’Università di Roma Tor Vergata, di cui è stato rettore, altro orgoglio calabrese nel mondo.

– Questo significa che si potrebbero produrre anticorpi monoclonali specifici che rappresentano la forma più avanzata di plasmaterapia per curare i pazienti affetti da coronavirus, nel caso in cui non bastasse il siero umano dei donatori?

«Gli anticorpi monoclonali saranno più sicuri anche rispetto al plasma, evitando potenziali, sia pure rari, rischi che si possono verificare dopo l’infusione di plasma, come infezioni da virus dell’Epatite B e C, virus dell’Aids, prioni responsabili del morbo della mucca pazza. La disponibilità di larghe quantità di plasma di soggetti guariti da Covid 19 oppure da portatori sani o che abbiano avuto una lieve sintomatologia cui hanno reagito con una forte risposta immunitaria. In un futuro immediato, l’impiego di anticorpi monoclonali dovrebbe consentire di sconfiggere definitivamente il coronavirus anche prima della registrazione ed immissione in commercio di un vaccino efficace e sicuro. Quando poi sarà in commercio il vaccino, questo sarà utile per la prevenzione del Covid-19, mentre gli anticorpi monoclonali rappresenteranno un’ottima terapia in pazienti malati in cui come “pallottole magiche” sono in grado di legarsi al virus e neutralizzarlo».

– Cosa significa attrezzare una biobanca in Calabria? Il sen. Marco Siclari ha chiesto che vengano istituite banche del sangue in tutte le regioni, in modo da raccogliere, conservare e somministrare il siero ove necessario. Qual è la reale situazione della banca del sangue di Catanzaro?

Bene ha fatto il sen. Siclari ad appoggiare la nostra richiesta di istituire in Calabria una banca di plasma iperimmune perché questo è un progetto facilmente realizzabile. Infatti, esiste già presso la Facoltà di Medicina dell’UMG di Catanzaro una biobanca multidisciplinare già finanziata e realizzata, ma che per essere attivata dovrebbe essere completata e arredata. Sono sicuro che la nostra presidente Santelli, con la sua intelligente visione strategica, in accordo con il Rettore Giovambattista De Sarro sapranno identificare le risorse necessarie per attivare questa biobanca, rendendo così la Calabria leader in questo settore e in grado di aiutare altre regioni meridionali con la tipica generosità dei calabresi». (s)

Regione Calabria, 2000 euro a 20000 aziende
Ecco i primi soldi veri: non si devono restituire

Anticipando ancora una volta le mosse del Governo, la Regione Calabria corregge il tiro sugli aiuti a favore delle imprese. Non più i 150 milioni originariamente annunciati (il 1° aprile) prima che il Governo decidesse la “cura” degli stramaledetti prestiti a mezzo banca. La Giunta pensava di usare i 150 milioni per prestiti da far gestire alla Fincalabra, ma l’infelice esperienza del decreto liquidità, ha suggerito di pensare ad aiuti a fondo perduto. Chissà se anche stavolta  l’esecutivo centrale farà tesoro del “modello Calabria”. 

Si chiama “Riparti Calabria” il piano presentato questa mattina a Germaneto dalla Presidente Jole Santelli, affiancata nella prima conferenza stampa “de visu”, dal vicepresidente Nino Spirlì, dagli assessori al Lavoro e al Turismo Fausto Orsomarso e all’Agricoltura e Welfare Gianluca Gallo.

Scartata l’ipotesi di concedere prestiti attraverso la finanziaria della Regione Fincalabra, è prevalso il buon senso di mettere quattrini direttamente nei conti correnti delle imprese. I destinatari di questi contributi a fondo perduto (cioè che non dovranno essere restituiti) sono le microimprese, artigiane, commerciali, industriali e di servizi, attive al 31 dicembre 2019, con sede operativa in Calabria, con un fatturato da i 5 e i 150mila euro.

Il piano prevede una somma di 120 milioni immediatamente disponibili (ma si conta ad arrivare ad avere risorse per 500 mila euro dall’Europa) e sviluppa due percorsi: il primo è “riapri Calabria” con 40 milioni da destinare sotto forma di bonus di 2.000 euro da erogare alle aziende che ne faranno richiesta (ne beneficeranno 20mila aziende). La procedura – ha precisato la presidente Santelli – è semplificata al massimo. Non vogliamo scartoffie che farebbero perdere mesi per poter aiutare le aziende. Una domanda da fare su piattaforma informatica, trasmessa direttamente dalle azienda o dagli intermediari qualificati (il commercialista, per esempio). Un esame pressoché immediato e se esistono i requisiti (sede operativa, fatturato entro i 150mila euro) la Regione Calabria comunicherà al beneficiario, a mezzo pec, l’ammissione ai benefici del bonus e, contestualmente, ne disporrà l’immediata erogazione con un bonifico bancario sul conto corrente dell’azienda. L’erogazione seguirà l’ordine cronologico delle richieste pervenute. Speriamo che non succeda – come regolarmente avviene – che la piattaforma informatica non vada subito in crash penalizzando i commercialisti e le aziende, sull’esperienza infelice di altre richieste cosiddette “a sportello”.

La cosa interessante è che questo bonus sarà erogato indipendentemente da altri aiuti di qualsiasi genere (prestiti, mutui rimandati, ecc.) che le aziende dovessero ricevere. Cioè è cumulabile con qualsia altra provvidenza. Non sono molti 2.000 euro, ma costituiscono non solo una piccola boccata d‘ossigeno e soprattutto indicano la determinazione della Regione di fare qualcosa di concreto a favore delle aziende.

Secondo uno studio del Cerved del mese di marzo «Le imprese italiane potrebbero perdere tra i 270 e i 650 miliardi di fatturato nel biennio 2020-21 a causa del Covid-19, a seconda della durata dell’epidemia e della velocità di reazione del nostro sistema. La contrazione sarebbe particolarmente violenta nell’anno in corso, con conseguenze senza precedenti per alcuni settori».

In Calabria si stima che le imprese perderanno 2,2 miliardI di euro di fatturato nel solo anno 2020 e 900 milioni nel 2021. Le imprese calabresi in termini percentuali perderebbero il 16,9% contro il 15,6% della Lombardia.

Un’indagine Svimez sottolinea che, a causa di una maggiore parcellizzazione del tessuto produttivo nel Mezzogiorno, le unità locali interessate dal lockdown raggiungono quasi il 60% a fronte del 56,7 e del 57,2% rispettivamente nel Centro e nel Nord, con una perdita di fatturato per mese di inattività pari a quasi 12 mila euro per autonomo o partita iva e con una perdita di reddito lordo (ebitda) di circa 2 mila euro per mese di lockdown.

La seconda misura di “Riparti Calabria” si chiama “Lavora Calabria” e vuole essere di stimolo alla riapertura delle attività. Un sostegno per le imprese perché possano riattivarsi secondo uno schema preesistente all’emergenza Covid-19 in termini organizzativi ed occupazionali. La misura mira ad attenuare gli effetti socio-economici derivanti dalla prolungata interruzione delle attività produttive.

Il sostegno consiste in un contributo erogato sulla base di una apposita istanza presentata dal rappresentante legale dell’impresa o da un intermediario abilitato, per il tramite di piattaforma telematica. Il contributo è destinato ad alleggerire i costi del lavoro aziendali mediate un contributo mensile, per 5/6 mesi (o comunque sino al 31/12/2020), di importo flat, sulla base del 66% degli occupati dichiarati.

Con tale misura si punta a conservare per intero i livelli occupazionali pre-Covid a Sistema con l’intervento di cassa integrazione straordinaria attivata a livello regionale.

Possono accedere a questo bonus (che conta su una disponibilità immediata di 80 milioni di euro) le microimprese, artigiane, commerciali, industriali e di servizi, attive al 31 dicembre 2019, con sede operativa in Calabria.

Il bonus è concesso nella forma di un contributo all’occupazione in ragione di 250 – 350 euro per ogni addetto in forza lavoro moltiplicato per un fattore di correzione. Il contributo viene riconosciuto per un periodo di 5/6 mesi.  Il contributo è cumulabile con tutte le indennità e le agevolazioni, anche finanziarie, emanate a livello nazionale per fronteggiare l’attuale crisi economico-finanziaria causata dall’emergenza sanitaria da Covid-19.

Anche in questo caso la domanda è estremamente semplificata. Andrà fatta per via telematica sull’apposita piattaforma informatica e potrà essere trasmessa dalle imprese o dagli intermediari qualificati. Concluso l’esame della domanda, la Regione Calabria comunicherà al beneficiario, a mezzo pec, l’ammissione ai benefici del bonus e, contestualmente, verserà gli importi concessi a fondo perduto direttamente sul conto corrente dell’azienda.

Sono disponibili circa 300mila voucher occupazionali fino all’importo di 80 milioni di euro. Anche in questo caso si seguirà l’ordine cronologico delle richieste pervenute.

Come ha spiegato la presidente Santelli, con questa misura i contributi di un dipendente su tre li paga la Regione. «La caratteristica di questo intervento – ha spiegato – è che sono soldi veri che arrivano nelle tasche degli imprenditori, non ulteriori forme di indebitamento. Dai conteggi che abbiamo fatto sulle nuove regole comunitarie speriamo di recuperare 500 milioni di euro: sono tanti per una regione come la Calabria. Si può fare tutto ciò perché sono stati allentati i vincoli comunitari. Lo Stato e la Regione hanno il dovere di dare risposte concrete: offrire aiuto vero a chi oggi ha veramente bisogno, a chi vive in difficoltà perché non sa come andare avanti. Il secondo filone di aiuti riguarda le imprese che potrebbero scegliere di contrarre il numero dei dipendenti: con “Lavora Calabria” aiutiamo le aziende a mantenere l’occupazione».

La Santelli ha fatto notare che la Calabria è, ancora una volta, la prima regione a prevedere contributi a fondo perduto per le aziende che li chiederanno. «Dobbiamo dare un segnale a questa terra perché siamo stati bravi, come calabresi rispettosi degli obblighi di isolamento imposti, a contenere il contagio, rischiamo però di ammalarci in termini deconomici e sociali. Dobbiamo ridare fiato allo sviluppo di questa regione. Diamo soldi non per fondi di garanzia, ma sul lavoro e ci auguriamo che entro fine maggio concluderemo i pagamenti. Prendiamoci per mano ed affrontiamo la situazione».

Il vicepresidente della Regione Nino Spirlì ha voluto ringraziare i calabresi per il senso civico dimostrato che è servito a contenere i numeri del contagio. «Il fondo perduto – ha detto a proposito di ‘Riparti Calabria’ – è un segno di presenza per tutte le piccole e medie imprese: si sono fermati gli artigiani, i commercianti, i progetti. Non possiamo fermare i progetti, non possiamo fermare il lavoro. La Calabria non può patire la paura perché non ne ha la necessità, non può rimanere chiusta in un tubo. Non possiamo lasciare le spiegge vuote, e piene di paura. I borghi non possono rimanere fermi. Dobbiamo già noi riempirli per rimettere in moto il commercio e il turismo».

L’assessore Fausto Orsomarso, ha presentato in dettaglio il piano: «Con l’avvio delle misure “Riapri Calabria” e “Lavora Calabria” la Regione ha voluto mettere in campo un sostegno concreto e rapido al mondo delle piccole imprese chiuse per covid, senza sovrapposizioni ma puntando ad integrare i provvedimenti del governo, e soprattutto elaborando un provvedimento di aiuti alle imprese che incide sul mondo del lavoro per il mantenimento occupazionale».

«Queste misure – ha fatto notare l’assessore Orsomarso – sono il frutto di un lavoro condotto con equilibrio e serietà e con un confronto continuo con le categorie, le forze sindacali,  i dirigenti e tutti i componenti della giunta, con il coordinamento della presidente Jole Santelli, perché ogni euro allocato porta con sé una complessità di organizzazione in rapporto ai regolamenti europei e ai provvedimenti del governo. Ci siamo impegnati a produrre fatti. Abbiamo messo in campo procedimenti trasparenti e veloci per la presentazione delle domande e per i pagamenti – con il coinvolgimento di Arcea e Fincalabra – in modo da iniettare nelle casse delle imprese buona parte dei 150 milioni finora destinati con il programma “Riparti Calabria” e che puntiamo ad incrementare, anche resistendo, con la presidente Santelli, alle richieste del governo che punta a dirottare le risorse destinate alle regioni meridionali. Siamo stati veloci – la prima delibera di indirizzo è del primo aprile, in cinque settimane abbiamo mandato in pubblicazione il primo bando, e domani uscirà  il secondo – e soprattutto,  appena l’Unione Europea ha rimodulato la disciplina degli aiuti di Stato per l’emergenza coronavirus, abbiamo realizzato una misura per il lavoro sulla quale vogliamo ripensare le future politiche attive dopo la crisi. Dare alle imprese maggiormente colpite dal covid la possibilità di non licenziare i propri dipendenti, grazie all’impegno della Regione a sostenere il costo del lavoro con circa 320 mila voucher da 300 euro in media per ogni occupato, significa consentirgli di ripartire mantenendo la propria competitività. Puntiamo a tenere vivo il tessuto economico della Calabria in tutti i settori, anche in quello turistico per il quale ci stiamo attrezzando a ripartire sfruttando la nostra capacità di proporci, grazie all’impegno di tutti, come regione “Covid-free”, auspicando che il governo nazionale recuperi il ritardo e ci fornisca regole chiare per garantire la riapertura in sicurezza delle attività»

Numerosi i commenti a proposito di “Riparti Calabria”. Pippo Callipo, a nome dell’opposizione, ha chiosato: «Dopo più di un mese dall’annuncio del Piano “Riparti Calabria” e a oltre tre mesi dalle elezioni, la presidente della Regione Jole Santelli ha tenuto la sua prima conferenza stampa in Calabria e ha finalmente annunciato dei bandi che prevedono aiuti economici a favore di chi lavora e produce. Se davvero in breve tempo si riuscirà a dare questi fondi alle microimprese colpite dal lockdown sarà certamente una cosa positiva.

«Aspettiamo la pubblicazione dei bandi per capire nel dettaglio di cosa si tratta. Dall’opposizione vigileremo affinché tutto avvenga in maniera efficiente, con procedure burocratiche snelle e nella massima trasparenza e legalità. È necessario che nessuno venga lasciato solo, perché è evidente che le misure annunciate non basteranno a rianimare l’economia calabrese. Si tratta di un primo passo.

«Ora – ha concluso Callipo – si lavori per allargare la platea dei beneficiari e ci si adoperi subito per trovare le risorse da destinare a quanti potrebbero rimanere fuori dai bonus da 2mila euro e dai voucher occupazionali».

Secondo il segretario regionale della Cisl Tonino Russo «Dal confronto nascono cose positive per la Calabria. Nell’incontro di mercoledì tra l’Assessore alle Politiche del Lavoro Fausto Orsomarso e le organizzazioni sindacali è stato proposto alla Regione, infatti, un piano organico di proposte per lavoratori, imprese, famiglie, pensionati. Abbiamo sottolineato come per la CISL siano prioritari gli sgravi e le agevolazioni alle imprese che mantengono i livelli occupazionali, le misure a sostegno delle famiglie e dei pensionati in difficoltà, quelle per la didattica a distanza, quelle per aiutare le imprese a ripartire garantendo la sicurezza totale dei lavoratori.

«Abbiamo sollecitato – ha evidenziato  il Segretario generale della Cisl calabrese – la definizione delle pratiche della cassa integrazione in deroga e richiesto con forza un Piano regionale di superamento del precariato, sia nel privato che nella pubblica amministrazione, per dare dignità a lavoratori senza diritti, chiudendo anche definitivamente la pagina di perduranti forme di assistenzialismo che mortificano la dignità della persona. Abbiamo chiesto, quindi, un nuovo corso delle politiche attive del lavoro, per creare nuove opportunità».

L’assessore al Bilancio Franco Talarico ha voluto ribadire l’«invito a superare la paura». «Oggi – ha detto – abbiamo presentato misure economiche importanti che, insieme a quelle di sostegno alle politiche sociali e all’emergenza alimentare, vogliono essere un segnale concreto di ripartenza. Un invito a superare la paura, guardando al nostro futuro con maggiore serenità, consapevoli che all’uscita dal tunnel si intravede la luce.

«In questo senso gli aiuti previsti per le piccole e medie imprese, che rappresentano l’anima del settore produttivo dell’intera regione, sono un segnale d’attenzione concreto nei confronti di tante famiglie calabresi».

Unanime il sostegno dei consiglieri della coalizione. Il consigliere regionale Giacomo Pietro Crinò (CdL) ha detto che «‘Riapri Calabria’ e ‘Calabria lavora’ non sono semplici slogan bensì interventi concreti che possono dare ossigeno a tutta una serie di attività imprenditoriali, medie e piccole, ai lavoratori, strozzati dalla crisi più grossa dal dopoguerra ad oggi. 120 milioni di euro solo per ripartire, poiché una cifra di gran lungo superiore è destinata ad aggiungersi ad essa, è certamente necessaria – sostiene Crinò – a infondere maggiore sicurezza ai calabresi, nel medio e lungo periodo. La Giunta Santelli, lasciando da parte ogni proclama strumentale, alla prova iniziale della grande crisi in corso, sta dimostrando di essere il governo del fare e di azioni concrete volte al soddisfacimento dei bisogni dei cittadini, lavoratori, artigiani e mondo produttivo in generale».

Il consigliere regionale della Lega Pietro Molinaro ha fatto notare che «Il Piano “Riparti Calabria”, con le relative misure di attuazione previste è saldamente incardinato sulle esigenze delle imprese artigiane, commerciali, industriali e di servizi calabresi e a salvaguardia del lavoro. Misure che servono per fronteggiare la grave crisi – ricorda Molinaro – dovuta all’emergenza sanitaria in modo da permettere  alla Calabria, anche grazie a questa partenza sprint, di essere realmente vicina a imprese e lavoratori. Quelle varate, sono misure indispensabili alla ripartenza».

Dello stesso avviso anche Filippo Mancuso (Lega), segretario-questore del Consiglio regionale: «La nostra regione dimostra di stare al fianco delle proprie imprese territoriali e di voler consentire fin da subito una ripresa economica, che garantisca soprattutto la salvaguardia dell’occupazione.

«Interventi specifici a fondo perduto anche se limitati, che consentono alle piccole e medie imprese della nostra Regione di poter ottenere una boccata d’ossigeno immediata e soprattutto che supportino le aziende a sostenere i costi di lavoro dipendente, in un territorio dove i numeri di disoccupazione soprattutto giovanile sono da record.

«Con queste misure, la  Calabria si distingue positivamente nell’essere stata tra le prime regioni a mettere in atto misure efficaci e veloci nel supportare i vari comparti produttivi con misure di accompagnamento all’uscite della crisi» – ha detto l’esponente leghista.

Il “primato” della Calabria è stato anche sottolineato dal capogruppo di Forza Italia in Regione Giovanni Arruzzolo: «La tempestività con la quale la Calabria sta disponendo aiuto e sostegno finanziario verso famiglie ed imprese, non ha eguali in nessun’altra regione italiana.

«Un piano di intervento – sottolinea il consigliere regionale – poderoso per fronteggiare e contrastare la pesante perdita di fatturato determinata in queste settimane dal lockdown nel quale la Calabria è considerata, secondo la Svimez, tra le Regioni più colpite. Ma va dato merito alla Presidente della Giunta Jole Santelli, non solo di aver messo a disposizione con celerità le risorse, ma di avere predisposto un sistema di richiesta veloce, privo delle solite e contorte procedure burocratiche. Pochi passaggi – evidenzia Giovanni Arruzzolo – che consentiranno a famiglie, imprenditori, professionisti della nostra Regione, in difficoltà, di avere in tempi brevi aiuti a fondo perduto, anche questo un aspetto non di poco conto nel pesante periodo di pandemia da Covid-19 che la Calabria, come il resto del Paese, stanno vivendo.

«Con “Riapri Calabria” – ha concluso Giovanni Arruzzolo – questa maggioranza al Governo della Regione, e la sua Presidente Jole Santelli hanno dimostrato con i fatti di saper interpretare le esigenze dei calabresi, coglierne i loro bisogni, soddisfare ogni necessità. È la migliore risposta è un grande esempio di ‘buon Governo’ che viene da una Regione del Sud».

Il vicepresidente del Consiglio regionale Luca Morrone (FdI) ha detto che il Piano presenta «due soluzioni ottimali per dare linfa vitale a tutta una serie di attività imprenditoriali e ai lavoratori, che pagano sulla loro pelle gli effetti devastanti di questo dramma economico e sociale senza precedenti. Pertanto l’invito è ai calabresi ad accedere con fiducia e celerità a questo nuovo strumento di sostegno finanziario per tramutare nei fatti una azione politica che questa maggioranza di governo ha saputo mettere in campo velocemente in un momento così difficile per tutto il Paese».

Ad avviso del capogruppo di Fratelli d’Italia in Regione, Filippo Pietropaolo, «la Regione dà una risposta concreta e immediata alle piccole imprese che si sono trovate in difficoltà per il fermo delle attività a causa dell’emergenza coronavirus. Le risorse importanti messe in campo, 120 milioni di euro di contributi a fondo perduto, consentono di dare a decine di migliaia di imprese quella boccata d’ossigeno che potrà consentire loro di reggere l’urto e affrontare con maggiore fiducia la fase della ripartenza. Rivolgo i miei complimenti alla presidente Jole Santelli e alla sua giunta, perché la Calabria si è dimostrata finalmente efficiente e reattiva, tanto da essere stata tra le prime regioni in Italia a mettere in campo un così importante pacchetto di aiuti rivolti sia a portare direttamente liquidità nelle casse delle piccole imprese, senza costringerle a contrarre debiti, sia ad elaborare un provvedimento di sostegno al lavoro grazie al quale verranno erogati 300 mila voucher occupazionali per scongiurare eventuali licenziamenti da parte delle imprese in difficoltà. Un provvedimento importante, frutto soprattutto del grande lavoro e della lungimiranza dell’assessore Fausto Orsomarso, che punta a preservare i livelli occupazionali e con essi la capacità produttiva e la competitività delle piccole imprese, che si reggono soprattutto sul valore del capitale umano, e che devono poter guardare con fiducia al futuro».

L’on. Francesco Cannizzaro, coordinatore provinciale di Forza Italia per la Città Metropolitana di Reggio ha detto di apprezzare «molto il programma “Riparti Calabria”, ulteriore testimonianza di quanto il nuovo corso regionale stia lavorando con particolare attenzione alle esigenze della Calabria».

Secondo Cannizzaro questo stanziamento «è il primo presupposto per pianificare il rilancio della nostra Regione dopo questa drammatica crisi, a fronte delle misure previste dal Governo che si sono dimostrate fin qui inefficaci. Apprezzo molto che il neo-governatore Santelli continui a far parlare i fatti, agendo con serietà e annunciando i provvedimenti soltanto dopo averli realizzati, e nel merito delle questioni ha dimostrato ancora una volta di centrare il vero punto focale, cioè il lavoro. È fondamentale ripartire dal lavoro, aiutare le piccole aziende e imprese che sono l’ anima della Calabria: è soltanto da lì che ripartirà la nostra economia, e rispetto all’assistenzialismo, bisogna premiare e sostenere chi produce.

«Da oggi in Calabria ogni tre dipendenti di un’azienda ce ne sarà uno sostenuto dalla Regione: è una forma di sussidio molto importante per gli imprenditori in difficoltà, ma impegnati a combattere con grinta ed entusiasmo a non farsi sopraffare dalla crisi e a continuare ad investire nella nostra terra».

L’assessore all’Istruzione, Ricerca Scientifica e Università Sandra Savaglio ha rimarcato che  «“Riapri Calabria” ha lo scopo di aiutare le microimprese della Calabria in difficoltà a causa del Covic-19. Una manovra importante che mostra come la Regione sia presente nei fatti concreti, cercando di fare il possibile per mantenere vivo il lavoro che tiene insieme l’intero tessuto sociale della nostra Terra, un lavoro spesso a conduzione familiare».

Dal canto suo, l’assessore alle Infrastrutture Domenica Catalfamo ha commentato così il piano di aiuti: «Non assistenzialismo ma supporto concreto ed operativo alle imprese ed ai lavoratori calabresi che desiderano ripartire. All’atavica resilienza, da sempre prerogativa obbligatoria per la dignitosa sopravvivenza “nonostante tutto”, da oggi parte il primo tangibile segnale che i calabresi possono farcela perché cittadini capaci.

«Cittadini capaci che finalmente potranno essere concretamente supportati dalle istituzioni che danno fiducia alla propria terra che ha il diritto/dovere di rialzarsi e ripartire. Lo meritano le imprese che sono state costrette a chiudere per una tragedia immane che ha travolto il mondo e che ha sospeso il tempo.

«Sono certa che questo impulso al lavoro sarà la prima occasione utile per dimostrare che la Calabria produttiva esiste e vuole ritrovare i propri spazi facendoli ritrovare ai lavoratori che potranno usufruire di aiuti tangibili e trasparenti magari anche… e perché no? partendo per una volta con un anticipo che farà recuperare un piccolo spazio in quel lungo divario che ci ha tenuti sinora lontani dall’Italia e dall’Europa…

L’Ente che deve programmare nel breve medio e lungo termine si è trovato immediatamente ad operare in piena drammatica emergenza, ma il governo della Regione Calabria sta dimostrando che ha già individuato il modus operandi che ne contraddistinguerà l’operato: dall’analisi dei problemi deriverà sempre l’individuazione dei percorsi atti alla mitigazione delle difficoltà con azioni efficaci e tangibili». (rp)

(rp)


FARE & COMUNICARE

di SANTO STRATI

Non abbiamo potuto, perché bloccati a Roma, partecipare alla conferenza stampa, la prima, della presidente Santelli. Abbiamo seguito, come tanti altri calabresi, la diretta in streaming e preso appunti. Peccato non aver potuto fare qualche domanda, in teleconferenza: non era previsto. Peccato che con tutti i soldi buttati in questi anni a Germaneto non si sia dotato lo splendido palazzo che fa invidia a quello di vetro dell’Onu, un un adeguato servizio di riprese video. Idem per il Consiglio regionale. Ci vorrebbe poco… Basterebbe affidarsi a qualcuno che ne capisce e progetta (con quattro spicci, non servono invetsimenti da paura) un sistema di videocomunicazione degno di questo nome.

Non sappiamo quanto durerà questa situazione di isolamento, mascherine e affini, ma sarebbe il caso – date le circostanze – organizzarsi per offrire ai calabresi una diretta video sia dei lavori della Giunta che del Consiglio regionale. Ad alta definizione, con microfoni funzionanti e non immagini tremolanti e audio che va e viene, secondo come gli butta. No, fare gli interessi dei calabresi significa anche permettere loro di “partecipare” come se fossero in aula ai lavori del Consiglio, come se stessero tra il publbico, nelle sedute aperte della Giunta. I tempi sono cambiati, quasi tutti i politici fanno ormai a meno della intermediazione dei gironalisti per comunicare il loro pensiero: un post su FB, un video su Instagram o su twitter, e il messaggio è andato.

Niente di più sbagliato: la disintermediazione non significa che la stampa non serve più a nulla, indica una tangibile insofferenza da parte della classe politica a farsi fare le pulci dai giornalisti (cioè da quanti fanno correttamente e professionalmente questo mestiere) pensando di raccogliere consenso (e indignazione nei confronti dell’avversario politico). Ci potrebbe anche stare, col picolo particolare che il cittadino non è sciocco come pensano i politici: ragiona, si informa, non si lascia lusingare dal filmato ammiccante o dalla bella foto. Vuole sapere. Questa Giunta ha scelto di fare prima di comunicare: magnifica decisione. Le chiacchiere stanno a zero e durano lo spazio di un post. Allora, presidenti Tallini e Santelli attrezziamoci e facciamo pure le conferenze stampa in video, ma in modo adeguato, così che Catanzaro o Reggio siano a portata di web, da qualunque parte del mondo, per qualunque testata. (s)

E la Regione trascura i calabresi nel mondo
Nel bilancio ha cancellato la voce “Consulta”

di SANTO STRATI

L’approvazione frettolosa del Bilancio regionale per il periodo 2020-2022 lo scorso 27 aprile a Palazzo Campanella ha giocato un brutto tiro ai calabresi nel mondo. Non alla fantomatica quanto discutibile omonima Fondazione che il presidente Oliverio sciolse in fretta a metà dello scorso anno per liberarsi di uno scomodo fardello divenuto incontrollabile. No, di quella parleremo più avanti, ci riferiamo, invece, proprio ai “calabresi” che vivono al di fuori della Calabria, in Italia (500mila solo a Roma) e in ogni parte del mondo. Una cifra considerevole, vicina ai 4 milioni, tra prime e ultime generazioni, che nessun dato del Ministero degli Affari Esteri o l’Aire anagrafe degli italiani residenti all’estero, è mai riuscito a censire in modo specifico. Lo hanno fatto centinaia di associazioni, quasi tutte spontanee nate per l’orgoglio dell’appartenenza, nella segreta speranza di essere almeno virtualmente vicini alla propria terra, raccogliendo soci e, sostenitori e amici, in nome della Calabria. A tutti questi calabresi la Regione ha offerto un non-simbolico “arrangiatevi”. Una cosa inaudita e intollerabile, perché se è vero che in passato ci sono state ruberie e interessi personali su cui deciderà la magistratura (il 17 luglio saranno a processo l’on. Antonio Galati e l’intero staff della Fondazione per uso improprio di fondi), occorre però considerare che il legame con la Calabria è autentico, sincero e va alimentato, sostenuto, promosso.

Non che ci fosse da scialare negli ultimi anni: a qualche associazione oltre oceano che voleva organizzare qualche evento di grande respiro, la Giunta regionale di Oliverio offriva al massimo un rimborso di appena 1500/2000 euro, buoni neanche a pagare un biglietto d’andata e ritorno per l’Argentina o l’Australia. Ecco, se prima c’è stata una grande dispersione di fondi (su cui qualche giudice prima o poi farà la dovuta chiarezza)  dopo il 2018, con la nuova legge che mandava in soffitta quella del 2012, i fondi si sono assottigliati sempre di più, a vantaggio dei soliti noti, con viaggi del Presidente e della sua corte a celebrare la calabresità oltreoceano, senza arrecare un minimo di utilità alle comunità interessate. Sia in ogni angolo del mondo, ma anche in Calabria. Perché, intendiamoci, il discorso calabresi nel mondo non può essere inteso soltanto in maniera unidirezionale: se da un lato ci sono ormai naturalizzati extra Calabria che hanno in comune la voglia di vedere la terra dei padri o dei nonni, dall’altro c’è la gente di Calabria che vive in Calabria che vuole conoscere, sapere, incontrare i conterranei che vivono all’estero. Come vivono, cosa fanno (molti sono ricchi e famosi o occupano posizioni di rilievo nella società civile, nelle imprese, nelle istituzioni, negli affari), come si potrebbe consolidare questo senso di appartenenza che tutti gli altri italiani ci invidiano. Calabrese non è un’espressione geografica – scriveva il grande Leonida Repaci – ma categoria morale: « Calabrese, nella sua miglior accezione metaforica, vuol dire Rupe, cioè carattere. È la torre che non crolla giammai la cima pel soffiar dei venti».

Ma torniamo al bilancio che ha cancellato la Consulta dei calabresi nel mondo. Una mail, datata 5 maggio, ha avvisato tutte le associazioni che «l’Ufficio Emigrazione non ha più risorse sufficienti, per finanziare i progetti, che non erano rientrati nella graduatoria dei progetti prioritari 2019 e che si sarebbero dovuti finanziare nel 2020. Nel caso in cui desideriate, comunque, portare avanti l’attività già programmata, dovrete contare esclusivamente sulle vostre risorse». In poche parole, come disse Totò nell’omonimo film del 1959: «Arrangiatevi!».

Su questa inaudita “dimenticanza” del Consiglio regionale e della Giunta Santelli Calabria.Live ha sentito il presidente della federazione Italiana dei Circoli Calabresi, Salvatore Tolomeo, già consultore “esperto”, uno dei più attivi nella promozione della calabresità nel mondo.

– Presidente Tolomeo, cosa significa questo taglio improvviso e improvvido nel bilancio?

« In Italia e nel Mondo sono attive 211 Associazioni di Calabresi rappresentate dalla Consulta Emigrazione disciplinata dalla più recente legge regionale n.8 del 2018. Essa viene nominata entro 30 giorni dopo l’insediamento del Presidente della Giunta che lo è anche della Consulta stessa. Ovviamente il buon senso di ognuno di noi non pretende che si debba pensare ora a questo passaggio istituzionale, però preoccupa che nel nuovo Organigramma regionale non ha trovato posto la parola Consulta Emigrazione. È una non voluta dimenticanza o una intenzione ben precisa di abrogarla? Stando alle risultanze del Bilancio regionale pubblicato sul BURC n.40 del 40 aprile 2020 viene da propendere per la seconda ipotesi».

– La regione non aveva già messo in calendario diverse iniziative?

«Erano programmati e stanziati per l’anno 2020, con delibera della precedente Giunta del 25 ottobre 2019, 300 mila euro per il funzionamento della Consulta, per l’esecuzione di 9 progetti validi per la valorizzazione della cultura e dei prodotti agroalimentari in Australia, Americhe del Nord e Sud, Italia. Il nuovo esecutivo ha azzerato ogni iniziativa per il 2020 e ridotto le risorse finanziarie per il 2021 e 2022 a soli euro 100 mila. Praticamente eliminando ogni iniziativa della Calabresità nel Mondo.

– Le associazioni dei calabresi nel mondo sono sostenute economicamente dalla regione?

« Bisogna tener presente che la Regione contribuisce solo in minima parte alle spese delle Associazioni fortemente legate al valore delle origini e che contribuiscono ad alimentare in modo notevole il turismo di ritorno, il consumo dei prodotti enogastronomici, il mantenimento delle tradizioni storiche e culturali della Calabria in Italia e all’Estero.

In passato la Regione dava grande importanza a questa realtà per il ritorno economico e commerciale che si realizzava. Venivano pubblicate 2 riviste bimestrali: una del Consiglio Regionale e una della Giunta: Calabria e Calabresi nel Mondo, inviate in migliaia di copie alle Associazioni all’estero. Si auspica un recupero della comunicazione adeguandosi alle nuove tecnologie consentite dal web».

– La presidente Santelli, durante la campagna elettorale aveva dato molto risalto alla reputazione e ai calabresi nel mondo come tratto distintivo del futuro governo…

«Ora la Giunta Regionale sta dimostrando che queste Comunità Calabresi non sono più di interesse né politicamente né istituzionalmente. Non serve l’enfasi quando un calabrese eccelle ovunque si trovi fuori Regione. Così si riduce tutto quell’orgoglio di appartenenza che ogni Calabrese mantiene nel tempo e ovunque sia stato costretto a emigrare.

– Come reagiscono i rappresentanti delle associazioni dei calabresi sparsi in ogni angolo della terra?

«La delusione profonda non è solo questa: in campagna elettorale la Presidente Santelli ci aveva trasmesso entusiasmo e voglia di collaborare in modo concreto e operativo alla partecipazione della Regione fuori della Calabria mettendo a disposizione esperienze e conoscenze del territorio. Aveva ipotizzato se non un Assessorato almeno un Dipartimento dedicato per un ambizioso processo di crescita all’estero. Ciò non è avvenuto per il momento ma il fossato di relazioni che al momento è evidente, non lascia sperare alcunché di positivo.

«Sono stati invece stanziati 3 milioni di euro per sostegno alle spese in favore degli studenti fuori sede, che invece per la gran parte sono rientrati in famiglia. Un preventivo coinvolgimento dei Consultori avrebbe suggerito una migliore destinazione di questi fondi e magari incentivando il rientro con treni dedicati e controlli in loco prima del viaggio come da oltre un mese avevamo segnalato inascoltati.

C’è ancora poco tempo per rimediare prima che subentri la rassegnazione che ci ha esortato lo scrittore Gioacchino Criaco: cari calabresi fuori Regione, la Calabria terra nostra vi aspetta sempre, ma la politica non vi vuole!».

Amarezza e delusione sono sentimenti abituali nel forte temperamento dei calabresi. In questo caso si aggiunge l’indignazione, legittima, di tutti coloro che appassionatamente hanno dedicato e continuano a dedicare, gratuitamente e senza secondi fini, il loro tempo per riunire i calabresi, farli sentire comunque vicini, in un comune senso di comunità che non può esser ignorato e cancellato da una dimenticanza in bilancio. Si può ancora provvedere? La politica è l’arte del possibile, lo sappiamo tutti: è stata dunque una imperdonabile dimenticanza, un errore formale l’eliminazione della relativa voce di bilancio, signori della Giunta, Presidente Santelli, provvedete subito a sanare questo sciocco scivolone. Dimostrate che non solo la Calabria ama i calabresi, ovunque essi si trovino, ma anche la politica, qualche volta… (s)

Uno “Spallanzani” in Calabria a Catanzaro
Villa Bianca, presidio pronto contro i virus

di SANTO STRATI – Il lento ritorno, sperimentale, alla quasi normalità della Fase 2 non deve indurre ad abbassare la guardia contro il coronavirus. La Calabria ha adeguatamente affrontato l’emergenza e, se non ci fosse stato il contagio da persone provenienti dalle cosiddette zone rosse, probabilmente sarebbe stato possibile limitare ulteriormente il numero dei positivi e, naturalmente, dei decessi. Per questa ragione, è necessario pensare sin da adesso al futuro, a come contrastare non solo eventuali ritorni dell’attuale epidemia ma qualsiasi altra emergenza di carattere sanitario. In poche parole, la Calabria deve attrezzarsi, anche strutturalmente, per proseguire nella ricerca, per curare epidemie, elaborare strategie sanitarie in grado di fronteggiare qualsiasi emergenza.

La soluzione è a portata di mano e l’ha proposta il Rettore dell’Università Magna Graecia di Catanzaro, Giovambattista De Sarro: creare uno “Spallanzani” in Calabria. Ovvero un ospedale specializzato in malattie infettive che, sulla scorta delle esperienze vissute e che si stanno ancora consumando col Covid-19, sia legato all’Università e possa non solo offrire spazio alle terapie necessarie, ma consenta di sviluppare la ricerca e formare nuovi specialisti. Peraltro, la proposta di De Sarro ha anche l’indicazione precisa di una struttura adeguata, Villa Bianca di Catanzaro, che attualmente ospita gli uffici amministrativi dell’Università e che, con rapidi interventi può essere in tempi brevissimi convertita in un ospedale di altissimo livello. Con la disponibilità di un eliporto già operativo e tre ingressi esterni separati e altrettanti per accedere all’interno della struttura.

L’idea, proprio perché è di facile realizzazione, come avviene spesso in Calabria non piace ai burocrati e ha sollevato qualche coda polemica relativamente alla sua localizzazione, con il sindaco di Reggio Calabria, Giuseppe Falcomatà, che ha subito offerto spazi disponibili nellà città dello Stretto, e la struttura ospedaliera di Lamezia Terme che si è immediatamente proposta come sede per il futuro “Spallanzani” calabrese.

Calabria.Live ne ha parlato con il rettore De Sarro.

– Rettore, perché la sua proposta di utilizzare Villa Bianca per lo “Spallanzani” calabrese trova ostacoli?

«Come sempre, tutte le idee che vengono proposte trovano sostenitori e contrari. I pareri sicuramente più importanti e utili derivano da addetti ai lavori, da autorità scientifiche e tecniche e dagli utenti del sistema sanitario, che sono sia i pazienti che i medici del territorio e, in questo caso particolare, anche gli studenti universitari che si trovano a frequentare spazi interconnessi a quelli dove si dovessero allocare reparti Covid. Non vorrei entrare in dettaglio su tale querelle poiché, alla fine, io ho solo fatto una proposta che è stata condivisa da illustri infettivologi oltre che da tutti gli Ordini dei Medici delle 5 province Calabresi. Hanno riconosciuto la bontà del progetto moltissimi colleghi ospedalieri ed universitari, operanti nelle due principali strutture Pugliese-Ciaccio e Azienda Ospedaliera Universitaria “Mater Domini” nonché l’Osservatorio Regionale Scuole di Specializzazioni che è composto anche da medici di tutte le strutture ospedaliere della Regione. Credo che l’opinione più condivisa di dislocare in un ambiente appropriato, qual è Villa Bianca, una struttura idonea a fronteggiare la presente pandemia, poggi sulla ragione di buon senso secondo cui una tale soluzione permette di lavorare in maniera idonea ed efficace e contestualmente permette di evitare ai pazienti no-covid di essere curati senza il pericolo di essere contagiati e, ad altri utenti, (tra cui gli studenti) di frequentare il Policlinico in sicurezza. Non è senza significato che hanno, inoltre, dato pieno sostegno all’idea moltissimi esponenti politici sia regionali che cittadini, moltissimi sindaci del territorio calabrese, tutte le associazioni studentesche e quelle degli specializzandi e, cosa molto importante, che il locale Ordine degli Ingegneri abbia affermato la fattibilità del progetto».

– Chi si oppone a questo progetto?

«Gli oppositori al progetto di Villa Bianca quale Covid-Hospital sono una sparuta minoranza. Essa non ha mai voluto considerare come la struttura di Germaneto, la cui parte ospedaliera è funzionalmente costruita anche per la didattica e la ricerca, sia, per la maggiore affluenza di studenti e frequentatori nelle aule e negli spazi attigui, una sicura e importante fonte di contagio che potrebbe divenire una fonte esplosiva di diffusione di patologie infettive.  Vorrei infine ricordare che le attuali linee guida della politica nazionale hanno dato due indicazioni: 1) la necessità di una struttura specialistica di malattie infettive per affrontare questa e altre emergenze e 2) l’esigenza di allocare questi reparti di malattie infettive in strutture fisicamente autonome dai presidi ospedalieri».

– Quale sarebbe il ruolo di un Centro specializzato di malattie infettive nel contesto regionale?

«Le Unità Operative Complesse di Malattie Infettive in Italia richiedono una crescente professionalità nel contesto di un sistema sanitario che sta progressivamente mutando all’interno delle sue articolazioni organizzative, tenendo in scarsa considerazione il ruolo fondamentale dell’infettivologia moderna. Oggi, proprio per la loro peculiarità, complessità e per le fondamentali funzioni che svolgono, devono essere quindi potenziate; anzi, nell’ottica di affrontare problemi di elevata complessità, quali l’antimicrobico-resistenza, la tubercolosi multi-resistente, le grandi epidemie, l’impiego appropriato dei farmaci attraverso la TDM (Therapeutic Drug Monitoring), lo studio dedicato delle resistenze in vitro a virus, batteri e funghi, lo studio delle resistenze fenotipiche e genotipiche. A questi mutamenti bisogna affiancare tutte le patologie infettive del fegato, il ritorno delle malattie sessualmente trasmesse, e per finire, le grandi epidemie che periodicamente si presentano mettendo in ginocchio anche i sistemi di Stato più solidi. Diventa quindi necessario creare a livello regionale una struttura di riferimento dedicata all’approfondimento multidisciplinare di tali emergenze, da affiancare alle UOC, già esistenti in un sistema di virtuosa collaborazione.

«Alla luce di questo panorama emergente, depauperare le UOC attuali o opporre diniego alla nascita di un Centro regionale di riferimento per le malattie infettive, in edificio fisicamente autonomo dai presidi ospedalieri e dalle strutture universitarie, sempre integrata funzionalmente con le altre discipline mediche e che soddisfi le esigenze di assistenza di alto livello, di formazione e di ricerca, sarebbe un atto miopie, non lungimirante oltre che improvvido. Non seguire queste indicazioni vorrebbe dire mettere a rischio grandemente la sicurezza della collettività ed abbassare in generale la qualità erogata dalle aziende ospedaliere. Bisogna al contrario adoperarsi per una proposta culturale orientata ad un ulteriore miglioramento della salute pubblica del nostro Paese in generale e della nostra Regione in particolare.

– Esistono problematiche di tempo per il ripristino e per l’adattamento dei locali?

«Adattando delle procedure di massima urgenza è possibile attivare dei singoli moduli in uno dei padiglioni di Villa Bianca (che, non si dimentichi, quale ex sede del Policlinico, ha già una dimensione e predisposizione ospedaliera) creando filtri di separazione necessari per la separazione con gli altri reparti non-Covid. Oggi, per quanto a mia conoscenza, sono pochissime le strutture e le stanze ospedaliere a pressione negativa sull’intero territorio calabrese, per cui l’attivazione a moduli permetterebbe di iniziare i ricoveri e l’assistenza evitando il pericolo di contagio sia al Pugliese-Ciacco che al Mater Domini e di iniziare l’assistenza specialistica per i pazienti specifici delle malattie infettive.

– La Scuola di Medicina di Catanzaro sta crescendo sempre più in autorevolezza e qualità nella formazione: quali prospettive apre uno “Spallanzani” calabrese?

«Sono già operativi a Catanzaro centri di malattie infettive, sia ospedalieri che universitari di ottimo livello e pertanto ritengo che il disegno di potenziare le malattie infettive avrà una duplice mission: ampliare l’offerta assistenziale dedicata a COVID-19 (e potenzialmente ad altre patologie infettive); implementare una ricerca multidisciplinare in questo campo tra i vari saperi e le tante eccellenze dell’Ateneo e degli Ospedali presenti in città.

«Questa iniziativa di valorizzazione e potenziamento delle strutture di cura delle malattie infettive, se inserita in un contesto di sinergia con le realtà già esistenti ed operanti nel territorio, può rappresentare quindi un insostituibile modello assistenziale, di didattica specifica e di ricerca».

Il progetto del rettore De Sarro, come già detto, trova uno sparuto gruppo di oppositori, ma incontra un largo consenso tra la comunità scientifica. Il prof. Pino Nisticò, già Presidente della Regione Calabria, nonché illustre farmacologo di fama internazionale, ha sottolineato che «Si tratta di creare un centro regionale universitario di malattie infettive che è di fondamentale importanza per il trattamento del Covid dal momento che c’è bisogno di un ruolo di coordinamento anche a livello nazionale e internazionale che solo l’Università possiede. È una malattia nuova che richiede aggiornamenti continui sia nella formazione del personale che nelle metodologie migliori per il trattamento dei pazienti. Il prof. De Sarro ha già ampiamente dimostrato di essere in grado di mantenere attivo questo network dal momento che ha collaborazioni scientifiche valide con prestigiose università italiane (La Sapienza, Tor Vergata, San Matteo di Pavia, Spallanzani, l’Istituto di malattie infettive dell’università di Padova e del San Raffaele di Roma. Inoltre lui stesso ha fatto un’esperienza di ricerca scientifica presso l’università di Londra dove alcuni dei collaboratori della scuola di farmacologia di Catanzaro, come lo stesso prof. Luigi Camporota (che ha curato con successo Boris Johnson), svolgono con successo la loro attività. Ovviamente sono sicuro che la presidente Santelli deciderà in questo senso con la valorizzare di altri centri di malattie infettive a partire da quello presso l’ospedale Annunziata di Cosenza, dove lavorano da anni con ottimi risultati, come mi ha riferito la prof.ssa Teresa Ferraro della scuola napoletana, che quello del Grande Ospedale Metropolitano di Reggio Calabria nonché completare come da programma il complesso ospedaliero di Lamezia che offrirà ulteriori potenzialità assistenziali».

Pino Nisticò
Il farmacologo Pino Nisticò

«Naturalmente – afferma Nisticò – sarà indispensabile da subito identificare i medici e gli specializzandi per consentire loro di frequentare con borse di studio qualificati centri nazionali e internazionali, in modo tale che nei prossimi mesi, quando la struttura di Villa Bianca sarà riadattata alle nuove esigenze, ci sia un personale pronto e specificamente preparato nell’affrontare le emergenza. D’altro canto, un collegamento attraverso una convenzione con l’ospedale Spallanzani di Roma potrebbe consentire alla Calabria finalmente di essere dotata di un istituto di ricovero e cura a carattere scientifico IRCCS) per assicurare da parte del ministero della Salute risorse fondamentali per continuare l’attività di ricerca. Quindi, una decisione favorevole da parte della Santelli esprimerà a mio avviso la volontà di mantenere unità e armonizzazione fra tutte le unità operative della regione che dovranno operare in una visione sinergica nell’interesse superiore dei pazienti. Tra l’altro, conosco benissimo Villa Bianca perché ha ospitato per anni l’attività assistenziale della nascente facoltà di medicina di cui ero allora il rettore. E, cosa importantissima, servono poche risorse per realizzare questo progetto».

La prof.ssa Rosa Daniela Grembiale
La prof.ssa Rosa Daniela Grembiale

Secondo la prof.ssa Rosa Daniela Grembiale, professore di reumatologia all’UMG «Un ospedale Covid permetterebbe che le altre strutture sanitarie cittadine possano dedicare la propria attività a pazienti affetti da altre patologie. Nella ex Villa Bianca – ha fatto notare la prof.ssa Grembiale – sono presenti sale radiografiche, laboratori, sala di rianimazione, sale chirurgiche, stanze di degenza che andrebbero esclusivamente attrezzate.  Inoltre, l’attuale sede che ospita la medicina legale – che risulta isolata dall’intera struttura – potrebbe essere destinata a centro TRIAGE e postazione 118».

Da parte politica, secondo il consigliere regionale Francesco Pitaro (ex Io retso in Calbria, ora del gruppo misto) «la proposta del rettore è parte di una strategia finalizzata a  mettere ulteriormente a valore le potenzialità della ricerca, delle imprese innovative, start up biotecnologiche, dell‘unica Università di Medicina della Calabria, degli enti di ricerca pubblici e privati e, al contempo,  per promuovere sviluppo e nuove opportunità occupazionali, si tratta solo di capire come darle gambe per correre».

A contrastare il progetto di De Sarro c’è in primo luogo il Commissario dell’Azienda Ospedaliera Pugliese-Ciaccio e del Policlinico Mater Domini, Giuseppe Zuccatelli che spinge a utilizzare l’edificio C dell’Università. Il segretario-questore del Consiglio regionale Filippo Mancuso, della Lega, afferma che «L’impressione che i cittadini hanno e che francamente risulta disdicevole, è che nel capoluogo della Calabria la sanità pubblica sia spesso il terreno di scontro fra disegni ed interessi contrapposti, piuttosto che uno degli argomenti dal forte impatto sulla collettività da affrontare con trasparenza e serietà. Non entro nel merito della polemica tra il rettore e il commissario, però se si vuole  potenziare, rendere attrattivo ed efficiente il polo sanitario di Catanzaro, la prima cosa da fare è sgombrare il terreno da ogni sospetto e  contrapposizione pregiudiziale ed esaminare le proposte in campo con la dovuta obiettività. Perché se c’è un’opportunità da cogliere, in questo caso la realizzazione a Villa Bianca di un centro per la cura delle malattie infettive, non vada sciupata».

Nelle scorse settimane, dopo un sopralluogo a Villa Bianca del sindaco Sergio Abramo col rettore De Sarro, il direttore universitario del policlinico universitario Mater Domini Caterina De Filippo, e il commissario Giuseppe Zuccatelli, è stato fissato un nuovo incontro in Comune per decidere in via ultimativa sul futuro “Spallanzani” calabrese. La presidente Santelli prenda dunque a cuore la faccenda, nell’interesse della Calabria e dei calabresi. (s)

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Il commissario Zuccatelli è contrario
Il sindaco Abramo è più disponibile

Il principale oppositore del progetto del Rettore De Sarro è il commissario straordinario dell’Azienda ospedaliera universitaria Mater DominiGiuseppe Zuccatelli, il quale sostiene che «Metetre le mani in questo edificio con i limiti che ha la pubblica amministrazione in termini di burocrazia, di procedure, di gare d’appalto e di quant’altro, è impensabile, a mio parere, poterlo rendere agibile in tempi brevi. Poi tutto si può fare . Dal mio punto di vista è un utilizzo che non è appropriato». Zuccatelli spinge per utilizzare i padiglioni del policlinico universitario Mater Domini, con tutti i rischi di contagio per gli studenti di medicina che frequentano la struttura. Il sindaco di Catanzaro Sergio Abramo, si mostra accomodante e più disponibile: «Ci siederemo intorno a un tavolo per decidere qual è la cosa migliore. Credo che bisogna fare uno studio di fattibilità e capire come utilizzare meglio questa struttura.

Per oggi, 6 maggio, sarebbe convocato il famoso tavolo di lavoro a Palazzo De Nobili, ma la notizia non è confermata. La città pensa alla grande opportunità e aspetta fiduciosa di poter ospitare lo  “Spallanzani” calabrese. (rcz)

Per qualche tavolino in più: Boccia vs Santelli
Non serve a nulla il ricorso al Tar del ministro

di SANTO STRATI – Se il ministro per gli Affari regionali Francesco Boccia avesse tenuto a mente quanto scrisse Romano Prodi contro i tribunali amministrativi, probabilmente avrebbe potuto evitare di crearsi l’immagine del burocrate tutto scartoffie che mal si attaglia a un fine (e apprezzatissimo) professore di economia, con tanto di master alla Bocconi. Com’è noto, dopo la formale diffida (di cui non si trova obbligo nella giustizia amministrativa) ha annunciato il ricorso al Tar contro l’ordinanza della Presidente Santelli sulla riapertura di bar e ristoranti, purché con tavoli all’aperto. Un’ordinanza che – è bene ribadirlo – non impone alcun obbligo di alzare le saracinesche per gli esercenti, ma offre la facoltà a chi voglia di poter “ricominciare” l’attività, servendo ai tavoli, pur nel rispetto delle rigorose norme di distanziamento e di prevenzione sanitaria imposte dai vari decreti del Presidente Conte.

Alla fine, bisognerà convenire che lo scontro tiene banco giusto per qualche tavolo di trattoria: Conte aveva autorizzato il servizio di asporto, la Santelli ha aggiunto qualche tavolino all’esterno. In Calabria il clima permette persino di bersi una cioccolata calda all’aperto durante i mesi invernali, figurarsi ora con la bella stagione. E l’involontario suggerimento della presidente Jole è stato subito recepito da diversi presidenti di Regione, a cominciare da Zaia, ma anche e soprattutto da diversi esercenti al di fuori della Calabria. Tanto per fare un esempio, stamattina a Roma, molti bar hanno riaperto mettendo fuori un tavolino dove servire il caffè o il cappuccino “da asporto”. Vietato avvicinarsi al bancone, ma lecito “asportare” dal tavolino davanti al bar l’irrinunciabile espresso…

A cosa è servito l’annuncio della diffida e cosa succederà adesso con il ricorso al Tar? Andiamo per ordine. Romano Prodi, nel 2013 in un articolo sul Messaggero riferiva dell’amara ironia di un investitore che proponeva di abolire Tar e Consiglio di Stato per non legare le gambe all’Italia. «Non posso – scriveva Prodi – non notare che il ricorso a questi tribunali è diventato un fatto normale ogni volta in cui si procede a un appalto o che sia pronunciato l’esito di un concorso pubblico o una qualsivoglia decisione che abbia un significato economico. Il tutto senza sostanziali limiti al ricorso». Ecco, quali sono i vantaggi di un ricorso che mette davanti agli occhi dei cittadini un doloroso confronto tra diverse amministrazioni dello Stato? La risposta è semplice: nessuno. Il Tar dà ragione a uno dei due contendenti e decide se un provvedimento può avere ancora validità di legge o meno.

Nel caso specifico, il ministro Boccia ha dapprima fatto una diffida, affidandola ai giornali (e qui si potrebbe disquisire a lungo come entrambi i contendenti Boccia vs Santelli hanno saputo sfruttare lo scontro in termini di visibilità mediatica) e stamattina – sempre attraverso la stampa – ha fatto sapere che ricorrerà al Tar.

Bene, il cittadino comune che conosce i tribunali amministrativi regionali (Tar) quasi esclusivamente per aver sempre letto della lentezza con cui istruisce le pratiche e quindi deposita poi le sentenze, avrà ghignato pensando a come se le studia tutte il ministro Boccia per apparire in tv e sui giornali. A pensar male si fa peccato – diceva Andreotti – ma spesso ci s’azzecca. Ecco perché tutta la storia, più che un duello per il rispetto della normativa, sembra più una sfida mediatica a chi appare di più.

Secondo la prassi amministrativa, non c’è bisogno di diffida prima di ricorrere contro un provvedimento di un organo dello Stato. Boccia lo ha fatto “per cortesia istituzionale”? mah… Certo si è conquistato le prime pagine, regalando altresì (e gliene siamo grati da calabresi) una grande visibilità alla nostra regione e alla sua Presidente. Poi ha annunciato il ricorso al Tar. Ma di quale città? La competenza è regionale e poiché è un’ordinanza della presidente della Regione Calabria, il ministro Boccia dovrà far presentare il ricorso al Tar di Catanzaro. E, a quanto pare, l’Avvocatura generale dello Stato sta lavorando alacremente sul documento da presentare al tribunale del Capoluogo. Per ottenere, in questo caso, un decreto votato dai componenti del Tar calabrese che si tradurrà presumibilmente in una sospensiva, in attesa del giudizio. Oppure potrebbe contare su un decreto d’urgenza del presidente del Tar che delibera senza bisogno di consultare gli altri membri, varando un provvedimento che – notate bene – non è impugnabile.

Detto in parole povere si sta sollevando un polverone inutile che si poteva tranquillamente evitare, dato che – al massimo – il Tar potrà decidere di sospendere la validità dell’ordinanza n. 37 della Santelli e cioè impedire agli esercenti dei locali pubblici di avvalersi della facoltà di mettere qualche tavolino fuori del bar, senza alcun’altra conseguenza né di natura penale né civile per la Presidente.

Fin qui il ministro ha fatto la sua parte, quale strenuo difensore del rispetto delle normative, ma ha ricevuto una fiera e decisa risposta da parte del presidente del Consiglio regionale Mimmo Tallini che gli ha rinfacciato l’inesistenza di una cosiddetta “clausola di supremazia” che consente al potere centrale di sospendere l’autonomia delle Regioni.

Ci è piaciuta meno – nella sua enfasi mediatica – l’accusa alla Santelli sull’utilizzo dei tamponi. A mezzo stampa Boccia ha detto: «Mi sarei aspettato un impegno forte e radicale come quello messo nell’ordinanza. Ne abbiamo spediti 84mila ma ne hanno fatti solo 37mila per 2 milioni di abitanti». Gli ha replicato, giustamente piccata, la Santelli rivendicando «una media di un test ogni 55 abitanti. Un risultato tra i più alti tra le regioni del centro-sud che registrano una media di 1 test ogni 60 abitanti». E questo «nonostante le difficoltà dovute non alla disponibilità dei tamponi ma al reperimento dei reagenti e soprattutto delle attrezzature per effettuare i test nei cinque laboratori regionali».  La schermaglia per l’ordinanza offre il pretesto per versare (senza ragione) un po’ di fiele per alimentare la polemica politica dell’opposizione. Ma Tallini è stato chiaro anche nei confronti di chi (il commissario pd Graziano e il capogruppo Bevacqua)  lo accusava di parzialità:  «Difendere le prerogative costituzionali della Regione in materia sanitaria e in riferimento alla ‘fase 2’ nella polemica col Governo, a proposito delle ordinanze della presidente Santelli, tutto mi pare tranne che un atto di parte. Il dibattito sulla potestà legislativa concorrente come disciplinata dalla riforma del Titolo V della Costituzione nel 2001 e che nell’emergenza pandemica ha generato molteplici e vistose incomprensioni,  è d’altronde di stringente attualità non solo fra costituzionalisti ma anche tra le forze politiche». E a Boccia il giorno prima aveva chiaramente detto – perché riferisse al Governo – «non ci faremo piegare e risponderemo con altrettanta fermezza» all’«esibizione muscolare” dell’esecutivo con il ricorso al Tar.

Quindi, un’altra storia di ordinaria burocrazia, con la differenza che se il ricorso fosse presentato da un privato, non avrebbe la tempistica velocissima prevista in casi come questo. Scusate, ma a parte la bella visibilità per la Calabria – che ne guadagna in reputazione lanciando l’idea di essere una meta ideale per il turismo “interno” come regione covid-free, agli italiani il ministro Boccia, in nome e per conto dell’ “aspirante sovrano” Conte  (che graziosamente “concede” ai sudditi), questa sceneggiata la poteva risparmiare. Del resto, un po’ di pepe nella patria del peperoncino, alla fine, non toglie il giusto sapore del “diavolicchio” calabrese. E il messaggio rimane uno solo: venite in Calabria non solo perché è unica,bellissima e inimitabile, ma persino virtuosa e lungimirante nella gestione dell’emergenza covid. (s)

Tallini: «Il governo rinunci a prove di forza»
Con l’ostilità si lede l’autonomia delle Regioni

L’annunciata diffida del ministro per la Regioni Francesco Boccia alla governatrice della Calabria Jole Santelli per l’ordinanza che autorizza l’apertura anticipata (facoltativa) di bar e ristoranti sta creando non pochi imbarazzi. Decisa la reazione del Presidente del Consiglio regionale Mimmo Tallini che ricorda al ministro che in Italia  non esiste la “clausola di supremazia” che consente al potere centrale di sospendere l’autonomia delle Regioni. «Non ci faremo piegare – dice Tallini – risponderemo con altrettanta fermezza».

È determinato Tallini e non usa mezze misure, per difendere l’operato della Presidente: Il governo rinunci alla prova di forza, all’esibizione muscolare, persegua la strada del dialogo e della leale collaborazione. Non vada oltre alla diffida, altrimenti aprirà un conflitto molto duro non tanto e non solo con la Regione Calabria, quanto con tutto il sistema delle autonomie regionali su cui si fonda la nostra Repubblica. Al ministro per gli affari regionali Boccia, che in queste ore sta parlando irresponsabilmente di un atteggiamento della Calabria ‘ostile al Governo’, debbo ricordare che in Italia non esiste la ‘clausola di supremazia’ che consente al potere centrale di sospendere l’autonomia delle Regioni. Se insisterà sulla linea dura, se cercherà di introdurre in maniera subdola una forma di ‘clausola di supremazia’ a colpi di ricorsi, sappia che non ci faremo piegare e risponderemo con altrettanta fermezza.

La Calabria è stata in questi difficili mesi estremamente responsabile, anzi ha messo una pezza agli incredibili errori commessi dal Governo centrale, come l’assurda diffusione in anticipo della bozza del DPCM che chiudeva tutto il territorio nazionale, dando sfogo ad un esodo che avrebbe potuto essere devastante. Avremmo potuto ricorrere alla giustizia ordinaria, invocare il reato di procurata epidemia per il  Consiglio dei Ministri, abbiamo invece scelto la leale collaborazione e il dialogo. Se oggi la nostra Regione è quella che ha la minore incidenza in rapporto alla popolazione, vuol dire che i calabresi hanno fatto buon uso della loro autonomia».

Tallini fa propria la decisione di Jole Santelli di dare la possibilità di anticipare l’apertura di bar, ristoranti, trattorie e pizzerie  purché siano rispettate in pieno le misure di sicurezza imposte dai provvedimenti del Governo.   

«L’ordinanza della presidente Santelli – ha affermato Tallini – non si scosta dalla linea della responsabilità e si muove all’interno di una tendenza alla graduale riapertura del motore economico del Paese, dando anche un contributo al delicato passaggio alla fase 2. Anche il prof. Bassanini, che certo non appartiene all’area del centrodestra, ha ammesso che le Regioni non si sono distanziate più di tanto dalle indicazioni centrali. Rinuncino Conte e Boccia alla tentazione totalitaria e rispettino le scelte corrette e responsabili delle Regioni, intavolando un proficuo rapporto di collaborazione con i territori”.

All’indomani della firma dell’ordinanza, il presidente Tallini era stato abbastanza chiaro: «Io non la definirei l’ordinanza della discordia, ma della responsabilità. E tutti siamo concordi sulla necessità, soprattutto in questo frangente, di mettere da parte polemiche e strumentalizzazioni per consentire al Paese e in questo caso alla Calabria una ripartenza ordinata nella cosiddetta fase due. Rispetto – aveva detto Tallini – le valutazioni dei sindaci calabresi che, forse perché colti di sorpresa, hanno dovuto difendere posizioni che erano validissime fino all’altro giorno, ma occorre al contempo riconoscere che la presidente Santelli, sulla scorta dell’autonomia costituzionale  propria delle Regioni, non ha fatto altro che anticipare di qualche giorno le determinazioni assunte dal  Governo per riaprire l’Italia. Riaprire l’Italia – aveva sottolinea Tallini – non può voler dire, come erroneamente a mio avviso lascia intendere il Governo, che decisioni centralizzate debbano valere nello stesso momento e per tutti i territori che, invece, presentando evidenze epidemiologiche molto differenti, pur dentro una cornice di riferimento nazionale, debbono potersi organizzare sulla base della peculiarità sanitaria di riferimento. L’ordinanza emessa dalla presidente Santelli – secondo Tallini – è supportata da indici epidemiologici forniti dal Dipartimento Salute secondo cui la spirale infettiva in Calabria è quasi o del tutto bloccata e mira, altresì, a consentire al sistema economico e sociale, nonché a tutti i soggetti che in forza del Covid-19 hanno subito l’interruzione delle attività con enormi danni economici, di potersi approcciare al nuovo contesto che ci si prospetta sia con la prudenza che tuttora è richiesta che con il coraggio che esige ogni inizio dopo un trauma inedito e drammatico. Con  i sindaci io auspico che possa esserci presto un chiarimento e, insieme, la condivisione necessaria che tra la Regione e il sistema delle autonomia locali deve esserci, per indurre il Governo ad affrontare il ‘caso’ Calabria, fortemente critico prima della pandemia ed oggi ancor più acuito da nuove difficoltà, con un’attenzione non più sporadica e frammentaria, ma puntale e sistematica».

La realtà è che la Calabria, anche alla luce del dato eccellente di ieri (zero contagi, zero positivi) sta rivelando agli italiani che esistono percorsi difficili, ma concreti, per affrontare la difficile situazione: la scelta di chiudere tutto sta dando i suoi frutti e allo stesso modo la “facoltà” di riaprire in anticipo i locali pubblici (non c’è alcun obbligo) risponde a una logica che solo l’opposizione si ostina a non voler considerare. La scelta di anticipare le aperture, rispetto a quanto programmato dal Governo serve sia a sperimentare le criticità che il lento ritorno alla normalità potrebbe mettere in evidenza, sia per “premiare” i calabresi che hanno accolto e rispettato, pur con tanti sacrifici, gli obblighi di isolamento imposti.

Bisognava offrire un minimo di fiducia, mostrare che la speranza di un rapido ritorno a una vita “quasi” normale non è illusoria.

È chiaro che i rappresentanti dell’opposizione, anziché proporre e suggerire correttivi e migliorie alla Presidente, si siano radicalmente schierati in una posizione “filo-governativa” che puzza troppo di anticipo di campagna elettorale. Il sindaco di Reggio Giuseppe Falcomatà, per esempio,  ha scatenato un inferno mediatico via social con una serie di categorici no all’ordinanza della Presidente della Regione, per poi “regalare” ai suoi cittadini una serie di “aperture”. Domani, lunedì 4 maggio, «riaprono parchi, ville e giardini pubblici – ha spiegato il sindaco di Reggio – in questi mesi ci siamo attrezzati, abbiamo fatto le manutenzioni ed anche negli ultimi giorni abbiamo intensificato le attività affinché i nostri spazi verdi riaprano nel migliore modo possibile». Sempre lunedì ripartono i lavori del waterfront e dall’8 riaprono i cimiteri, però con ingressi contingentati. La passeggiata – ha scoperto Falcomatà , previo chiarimento del Governo, è “attività motoria”, quindi si può fare la passeggiata sul Corso o sul Lungomare. Ma senza esagerare: ci vuole la massima cautela, il rischio di contagio resta ancora alto.

Pesante l’attacco di Pippo Callipo, lo stesso giorno delle prime timide riaperture. La Calabria – ha detto – si è svegliata nel caos. Non poteva essere altrimenti dopo l’ordinanza annunciata nella tarda serata di mercoledì dalla presidente della Regione che all’improvviso, dopo aver predicato chiusura per due mesi, ha disposto che nel giro di poche ore potessero avvenire molte riaperture». Secondo Callipo, «Tantissimi sindaci, alcuni dei quali esponenti di primo piano del centrodestra, hanno dovuto chiarire in fretta e in furia che nei loro Comuni restano in vigore le norme emanate dal governo. Il risultato è che si è creato un contrasto tra la Regione e il Governo, che ha già bollato come illegittime tali iniziative, e tra la stessa Regione e i Comuni. Proprio quello che andava evitato. Non era il momento di dare vita a conflitti istituzionali che generano solo confusione tra i cittadini e anche tra chi è chiamato a far rispettare le regole».

«Siamo tutti felici del fatto che la Calabria abbia una bassa incidenza di contagi – ha aggiunto Callipo – e siamo tutti convinti che sia necessario ripartire, anche in maniera differenziata e anticipata rispetto alle regioni più colpite. Ma bisogna farlo ponderando tutto nel dettaglio, dando indicazioni chiare ai cittadini ed evitando di prestarsi a dannose strumentalizzazioni politiche pianificate a Roma e non in Calabria. Se la Regione ha il conforto della comunità scientifica – prosegue il capogruppo di IRIC – lo renda noto e, a tale proposito, sarebbe utile conoscere il parere della nutrita task force nominata a supporto dell’Unità di crisi regionale. Non possiamo esporre ad eventuali rischi cittadini ed esercenti e non dobbiamo vanificare tutti i sacrifici fatti finora».

L’ha buttata più sulla politica il capogruppo regionale Pd Mimmo Bevacqua sostenendo che la Santelli fa il gioco della Lega pe rmettere in difficoltà il Governo: «Non si può giocare sulla pelle dei cittadini per tentare di fare da sponda a chi, come le Regioni del Nord, cercano di creare conflittualità tra i poteri dello Stato».

DI parere opposto il consigliere regionale Antonio De Caprio (Forza Italia): «Così come abbiamo frequentato i supermercati, senza creare focolai ulteriori, così come abbiamo frequentato banche e poste, tabaccherie, ripeto senza creare focolai ulteriori, ma anche Autogrill ecc. Ora è il tempo di dimostrare il vero senso di responsabilità rimettendo in moto ‘a mezzo motore’ l’economia, facendo riaprire con tutte le cautele espresse nell’allegato all’ordinanza alcune attività». De Caprio (Forza Italia) si è detto «assolutamente convinto di poter contare sul buon senso dei calabresi. Dunque – aggiunge – non si tratta di un liberi tutti, o di una strategia subdola per innescare una guerra tra poveri, così com’è stato detto da qualche imprenditore calabrese, ma di un grande senso di vicinanza che vogliamo dimostrare all’imprenditoria calabrese, di cui ci fidiamo e che, dopo mesi di stop, e le non risposte concrete da parte del governo, sono esausti e senza ormai più prospettive«.

«Non biasimo le reazioni del momento, dopo mesi chiusi a casa, avere un punto di vista condizionato da quanto vissuto in questi due mesi, è normale. Ma vorrei ricordare a tutti i sindaci calabresi che in queste ore stanno manifestando la loro disapprovazione per l’ordinanza della Presidente Santelli, che non possiamo essere equiparati agli altri, non possiamo consentire che la gente si ritrovi a contrastare un fallimento alle porte, non possiamo permettere che ci si trovi di fronte ad una crisi economica ulteriormente aggravata da un governo che si è trincerato nelle stanze senza dare risposte effettive. Abbiamo una responsabilità più ampia, abbiamo famiglie alla fame, ostaggio del terrore che tutto ciò ha generato, e non vorrei domani dover parlare delle vittime dell’economia oltre che del Coronavirus. Ora bisogna aver fiducia in noi stessi, guardinghi, con la contezza che il nemico può essere dietro l’angolo e che solo i comportamenti responsabili possono contrastarlo, è necessario ripartire! È necessario fin da ora imparare a convivere con il virus».

Anche il consigliere regionale Domenico Giannetta  (anche lui di Forza Italia) ha stigmatizzato la reazione negativa di numerosi amministratori locali: «Sorprende – ha detto – il grido di scandalo dei detrattori dell’ordinanza, gli stessi che fino a un giorno fa inveivano contro le misure restrittive e reclamavano la ripartenza. Evidentemente  – sottolinea Giannetta – si sottovalutano i calabresi che, cosi come, con encomiabile senso civico e intelligenza sociale, hanno saputo sopportare le limitazioni alla propria libertà personale e di impresa, arginando, di fatto, il propagarsi dell’epidemia, allo stesso modo sapranno gestire questa fase prodromica alla ripartenza. Che anche in Calabria sarà graduale e responsabile ed è stata in parte anticipata di pochi giorni». Giannetta (che dovrà fra breve decidere se andare alla Camera (al posto della dimissionaria Santelli per incompatibilità con la carica di presidente della Regione) o restare in Consiglio – non è tenero con la posizione dle Governo.: «Se se non inizia la ripartenza in Calabria, dove il dato dei contagi è estremamente rassicurante da giorni, da dove si vuole ripartire? Questo Governo Conte che va avanti da tre mesi a suon di Decreti del Presidente del Consiglio, con provvedimenti da più parti contestati per violazione dei principi democratici e del rispetto dei Diritti costituzionali, non può continuare a trattare tutte le regioni allo stesso modo solo per una rivendicazione politica di esercizio del potere”.

Secondo Giovanni Arruzzolo, capogruppo di Forza Italia in Consiglio regionale «“L’ordinanza di Jole Santelli è attenta, scrupolosa alle necessità sanitarie, basata su evidenze scientifiche. In Calabria il virus non sta circolando, da due settimane il numero dei nuovi contagi giornalieri è praticamente azzerato nonostante un numero elevatissimo di tamponi. La Regione ha gestito in modo egregio l’emergenza sanitaria raddoppiando i posti letto nei reparti di terapia intensiva, dove oggi abbiamo soltanto 6 ricoverati, pari al 3% della capienza regionale. Ci sono quindi tutti i margini per ripartire prima rispetto alle altre Regioni in cui purtroppo la situazione non è ancora rosea. Alcuni governatori del Nord – sottolinea ancora il capogruppo – stanno discutendo con il Governo di riaperture analoghe lì dove lo scenario epidemiologico è ancora grave e sarebbe scandaloso che quest’esecutivo si mettesse ancora una volta contro il Sud, contro i deboli, continuando a perpetuare errori che hanno conseguenze drammatiche sui territori. La Calabria non può certo aspettare che l’epidemia finisca anche a mille chilometri di distanza per ripartire».

Il vicepresidente del Consiglio regionale Nicola Irto ha, invece, ribadito la posizione intransigente di tutta l’opposizione: «La Presidente della Regione ritiri un’ordinanza sbagliata da tutti i punti di vista e già sconfessata da tantissimi sindaci anche della sua parte politica. Fino a 24 ore fa in Calabria non doveva tornare nessuno, neanche i ragazzi fuori sede, oggi si aprono bar e pizzerie. In una situazione così grave non si fa strategia politica sulla pelle delle persone».

Il capogruppo di DP, Giuseppe Aieta, ha  affidato a un messaggio video su Youtube il suo dissenso: https://youtu.be/4qUJD2OTEAY. (rp)