Reggio, chiude l’aeroporto, si apre la polemica.
Dalla crisi, idee e progetti per gli scali calabresi

di SANTO STRATI – Chiude l’aeroporto di Reggio, si aprono le polemiche. Una chiusura fino al 25 marzo ufficialmente per l’emergenza coronavirus, ma anche per insostenibile mancanza di passeggeri. È, però, in buona compagnia, visto che sono 23 in totale gli scali dove il traffico aereo si ferma, tra cui Ciampino, Linate e Trieste. Una decisione dell’Enac (l’Ente nazionale dell’aviazione civile) che fa parte integrante di quei provvedimenti che dovrebbero garantire la limitazione del contagio. Provvedimenti che, è bene ricordarlo, non sono suggerimenti o “inviti al buonsenso” (che evidentemente manca) ma disposizioni di legge che vanno rispettate da tutti. Probabilmente, una parte di italiani non ha ancora purtroppo compreso la gravità della situazione: c’è ancora chi prende sottogamba le distanze di sicurezza e, stupidamente, non riesce a rinunciare a bere un bicchiere di vino con gli amici su una panchina, visto che bar e osterie sono chiusi. E soprattutto sono i giovani a preoccupare di più visto che ancora in tanti non si rendono conto che l’unica trasgressione possibile è quella rivolta al loro abituale modo di essere e cioè di non rispettare i divieti: quindi che trasgrediscani alla non osservanza delle regole e seguano, senza riserve,  le norme imposte dal Governo. Questa volta la cosa è grave e seria, ma non l’hanno capito nemmeno gli incoscienti, per non usare un termine dispregiativo più consono e in questo caso giustificato, i tantissimi che hanno di nuovo preso d’assalto i treni per tornare al Sud. A infettare, a propagare, quasi sempre inconsapevolmente ma non vale come giustificazione, un contagio che pare inarrestabile.

E allora ben venga la chiusura anche degli aeroporti, incluso Reggio, perché l’unico sistema per bloccare un esodo nefasto è questo: bloccare tutti i mezzi di trasporto interregionali o nazionali. Occorre fermare i treni, i pullman, controllare le auto in direzione casello e basta uno sguardo  al portabagagli per capire che si tratta di una folle fuga verso genitori, nonni, familiari, amici che vivono al Sud e che rischiano di pagare caro questa insensatezza.

L’aeroporto chiuso, ma non è un castigo per Reggio, come qualcuno vuol farci credere. I soliti “talebani” difensori fino all’eccesso della regginità sempre unica ad essere sacrificata nel panorama regionale dovranno ricredersi, questa volta, anche se immaginiamo il presidente Sacal Arturo De Felice tirare un respiro di sollievo, visto che lo scalo reggino, con sempre meno passeggeri, costituisce una spina dolorosa che, qualcuno, avrebbe voluto estirpare, dirottando tutti i voli verso Lamezia. Un aeroporto quest’ultimo,  internazionale solo per il traffico che riesce a generare, ma con un’aerostazione degna da terzo mondo e una rete di servizi accessori di cui non c’è da vantarsi.

Secondo il sindaco di Reggio Giuseppe Falcomatà  che aveva vanamente scritto al ministro dei Trasporti Paola De Micheli e insistito sulla necessità di mantenere aperto lo scalo, anche a servizio della dirimpettaia Messina, bisognerebbe almeno garantire un volo giornaliero. Gli ha replicato il deputato azzurro di Reggio Francesco Cannizzaro dicendo di condividere la scelta di chiusura dell’Aeroporto in questo momento di grande emergenza sanitaria. «Non avrebbe senso – ha detto Cannizzaro – tenere aperto uno scalo che nessuno può utilizzare perché tutti devono rimanere chiusi in casa. Bisogna in tutti i modi possibili e immaginabili tentare di arginare l’epidemia del nuovo Coronavirus ed evitare che arrivi in Calabria. È quindi giusto che rimanga il solo Aeroporto di Lamezia Terme come scalo di servizio per le emergenze e per i movimenti straordinari di chi è costretto a recarsi fuori dalla Calabria soltanto per motivi più che necessari. Io stesso due giorni fa sono andato a Roma per contribuire in Parlamento al raggiungimento del numero legale necessario per approvare un provvedimento fondamentale rispetto a questa crisi senza precedenti, e ho volato praticamente da solo».

Cannizzaro è ancora più esplicito nel ricordare che occorre rispettare le misure d’emergenza imposte: «Reggio e la Calabria oggi devono rimanere isolate per evitare che l’epidemia possa dilagare anche nel nostro territorio come già accaduto al Nord, con conseguenze devastanti sulla popolazione. Ben venga, quindi, la momentanea chiusura dell’Aeroporto che è legata a quest’emergenza. Insieme a Reggio Calabria, infatti, il Ministero ha chiuso anche altri scali più grandi come Milano Linate, Bergamo Orio al Serio, Verona, Firenze e Brindisi. Non dobbiamo quindi considerarci vittime: non c’è nessuna volontà di colpire l’Aeroporto dello Stretto, ma semplicemente una necessità di tutelare la popolazione e gli operatori aeroportuali da rischi di contagio. Niente complottismi e dietrologia: stiamo vivendo un’emergenza sanitaria senza precedenti, ben venga quindi la chiusura momentanea dell’Aeroporto per evitare il dilagare del contagio. Piuttosto, ribadisco l’invito a tutti i cittadini: rimanete a casa, evitate i contatti sociali, rispettate le norme imposte dalle autorità e istituzioni. E’ un sacrificio richiesto, speriamo per poco tempo, torneremo alla normalità e potremo recuperare tutto il tempo perduto»

Di diversa opinione l’apprezzato storico reggino Pasquale Amato che, con dichiarata sofferenza, non si tiene quello che gli ribolle dentro: «A che serve il “muso duro” dopo 5 anni di assoggettamento alla strategia di affossamento guidata da Mario Oliverio e attuata con velenosa determinazione da un Presidente Sacal “nato a Reggio Calabria”? È una dichiarazione di facciata inutile e a delitto compiuto. Ricordo che abbiamo più volte chiesto – il sottoscritto e il collega Domenico Gattuso – di essere ascoltati per esporre le proposte del Movimento per l’Aeroporto senza mai ricevere una risposta; che abbiamo inviato più volte la nostra proposta senza mai ricevere una risposta; che l’abbiamo riproposta inutilmente nelle due uniche occasioni pubbliche: il Consiglio Comunale aperto e il Consiglio Metropolitano aperto. Due finte aperture alla Città e alla Città Metropolitana cui non ha fatto seguito nessun atto. Al termine del Consiglio Metropolitano aperto venne votato all’unanimità un documento ufficiale in cui il Sindaco della Città Metropolitana assumeva l’impegno di nominare un Consigliere Delegato per l’Aeroporto. Non lo ha mai nominato». Amato parla di «ennesimo scippo alla nostra Reggio Metropolitana che segue a tanti che si sono verificati in 50 anni dopo il 1970. E purtroppo devo rilevare che ci sono ancora persone che fanno di tutto per cancellare o ridimensionare il valore della Rivolta del popolo reggino nel 1970, dando una mano a chi continua a scippare, a chi subisce gli scippi e ai giuda che se ne fanno esecutori». 

Volendo evitare di alimentare una conflittualità che non servirebbe a nulla, in questo momento, ci permettiamo alcune osservazioni sul problema aeroporto. La chiusura forzata può diventare – come tutte le cose buone che generalmente il dopo-crisi riesce a partorire – una seria opportunità per mettere sul tappeto tutti, ripetiamo, tutti i problemi legati alla dissennata non-gestione dell’Aeroporto dello Stretto, alle promesse mai mantenute, alla progettualità mai presentata, alle reali possibilità di rilancio di uno scalo che nel quadro della mobilità regionale (e dello Stretto, non dimentichiamoci di Messina) diventa strategico.

Qualche domanda è d’obbligo. Al sindaco Falcomatà: dov’è stato in questi cinque anni di amministrazione mentre si distruggeva qualunque ipotesi di rilancio dello scalo? Al deputato Cannizzaro e al presidente De Felice: presentati in pompa magna l’arrivo e l’immediata disponibilità di 25 milioni, frutto della capacità politica del deputato reggino, la scorsa estate, dopo sei mesi non c’è traccia né di un bando di gara né di progetti di attuazione. E non era ancora scoppiata la crisi del Covid-19. Un’altra domanda agli amministratori, ai parlamentari, alla Regione (che, per la verità non è ancora nelle sue funzioni operative): perché nessuno ha guardato, analizzato, discusso il progetto Aeroporto del Mediterraneo offerto gratuitamente alla Città metropolitana dagli architetti Nicola Zera Falduto e Pino Falduto con un costo complessivo di 33 milioni per fare ex novo aerostazione e viabilità? Non ci risulta che qualcuno con potere decisionale abbia confutato progettualità o costi, semplicemente è stato ignorato.

Per questa ragione, in questi dieci giorni di chiusura (se non si andrà oltre) è utile una chiamata a raccolta, con umiltà e passione, di tutti gli attori interessati allo scalo di Reggio. SI chiami dello Stretto o del Mediterraneo, questo aeroporto, lo ribadiamo, dev’essere considerato strategico nel piano di rilancio e di crescita di tutta la Calabria. Ci sono anche i soldi del Piano per il Sud a disposizione: certo, quanto tutto sarà passato si potrà pensare alle infrastrutture e mettere mano ai progetti veri e propri. Però, parliamone, parliamone tutti insieme, coinvolgendo da subito la Presidente Santelli e il nuovo Consiglio regionale. L’errore più grande che continua a ripetersi è non vedere i tre scali calabresi (Crotone è a perenne rischio chiusura) come opportunità di fare rete. È quest ala parola magica che può fare la differenza. (s)

Callipo contrario a Governo di salute pubblica
Pregiudiziali distinguo sul ruolo di opposizione

di SANTO STRATI – Si sarebbe potuto definire ottimisticamente “tentativo di prova tecnica” per un governo di salute pubblica l’incontro svoltosi ieri a Germaneto per fare il punto sull’emergenza coronavirus, ma l’esperienza insegna che l’ottimismo in politica difficilmente aiuta. La presidente Jole Santelli ha avuto l’ottima idea di convocare nella Cittadella regionale i rappresentanti di tutte le forze politiche calabresi e chi non ha potuto ha partecipato in teleconferenza via telefono: un segnale di come, davanti a una crisi emergenziale come questa del Covid-19, sia necessario unire gli sforzi, al di là dei singoli schieramenti, per un impegno anche trasversale.

La Santelli aveva, in mattinata, raccolto l’endorsement da alcuni parlamentari Cinque Stelle, del Pd e di Leu. Un appello a supportare le azioni messe in campo dalla regione Calabria per fronteggiare il rischio contagio, firmato dai pentastellati Massimo Misiti, Anna Laura Orrico, Federica Dieni, Elisa Scutellà, Giuseppe D’Ippolito, Riccardo Tucci, e dai dem Enza Bruno Bossio e Antonio Viscomi e da Nico Stumpo (Liberi e uguali). «L’emergenza epidemiologica – si legge nell’appello – sta dimostrando, in modo pregnante e significativo, la radicale interconnessione tra le azioni individuali ed il benessere della comunità di riferimento. Mai come ora dovrebbe essere a tutti evidente quanto sia necessario vivere la politica come ricerca del bene comune al di là e oltre le differenti opinioni e scelte di schieramento». Una chiara dichiarazione di disponibilità che la stessa Presidente non si sarebbe mai aspettata.

L’aver riunito tutte le forze politiche, inclusi i due candidati a presidente bocciati dal voto Carlo Tansi (Tesoro di Calabria, Calabria Libera e Calabria Pulita) e Francesco Aiello (M5S e Calabria Civica), è stato un gesto apprezzato da tutti, anche se con alcuni distinguo. In particolare, Pippo Callipo, capo dell’opposizione e guida di Io resto in Calabria, pur mostrando apprezzamento, difende il ruolo di opposizione assegnato dagli elettori al suo schieramento politico. «Proprio nelle scorse ore – ha dichiarato a Calabria.Live – ho apprezzato e accettato di buon grado l’invito rivolto dalla presidente della Regione Jole Santelli a tutte le forze politiche regionali per un confronto sull’emergenza Coronavirus. In questa fase storica particolarmente difficile è necessario che tutti facciano la loro parte, non è evidentemente il momento in cui ci si può permettere di perdersi in polemiche sterili. Ma è altrettanto chiaro che la maggioranza dei calabresi che hanno votato alle elezioni regionali ha dato fiducia al centrodestra e alla presidente Santelli e quindi a loro adesso spetta il compito di governare la Regione. A noi gli elettori hanno assegnato il ruolo di opposizione ed è ciò che faremo con fermezza, senso di responsabilità e spirito costruttivo. Se ci saranno provvedimenti della maggioranza che a nostro giudizio vanno nell’interesse della collettività non avremo problemi a sostenerli, ma sempre mantenendo ben chiaro il rispetto dei rapporti istituzionali e continuando a esercitare il ruolo di opposizione che il mandato popolare ci ha conferito».

In poche parole, il cavaliere Callipo non si scalda più di tanto a una qualsiasi ipotesi di governo di salute pubblica, idea che però viene accarezzata da molte teste pensanti in Calabria. È evidente che il momento spinge a considerare la formazione del nuovo governo regionale al di là delle tradizionali logiche di partito e che la scelta dei responsabili di assessorati chiave come Sanità, Turismo e Attività produttive debba rispondere a criteri di assoluta competenza e capacità. È necessario fare squadra, magari in modo trasversale ove ci siano i presupposti, per garantire solidità alle scelte strategiche che la Regione è inderogabilmente chiamata a indicare, sia per affrontare dal punto di vista sanitario la crisi del coronavirus (che, grazie a Dio, in Calabria è limitata a poche decine di casi), sia per pianificare le opportune iniziative per poter gestire la conseguente, ugualmente spaventosa, crisi economica che deriva e deriverà dall’emergenza. Non si tratta di gestire l’emergenza, cosa che la presidente Santelli sta mostrando di saper fare in modo egregio, ma di programmare il futuro, pensando che niente sarà più come prima.

Occorre tener presente, però, che le crisi economiche aprono un ventaglio di opportunità e un’adeguata programmazione di risorse, investimenti e strategie di sviluppo, possono efficacemente ricevere, post-crisi, una spinta in più. I progetti di rilancio della Calabria del 26 gennaio, da qualunque parte venissero, non stanno più in piedi: c’è da fronteggiare una crisi emergenziale che ha sconvolto qualsiasi idea di sviluppo: superata la drammatica situazione sanitaria – #celafaremo, non va considerato solo un hastag ottimistico – bisognerà rimboccarsi le maniche a ricostruire aziende, attività commerciali, progetti di crescita stoppati o annientati dalla crisi del coronavirus. Che, ricordiamolo, non è un problema solo italiano, ma mondiale.

E allora, più che mai urge gettare le fondamenta per una cabina di regia che governi non soltanto l’emergenza, ma anche il futuro. Il presidente del Consiglio Nicola Irto, come abbiamo riferito ieri, ha riconvocato per il 18-19 marzo la prima seduta dell’assemblea regionale uscita dalle urne del 26 gennaio. Ci auguriamo che l’emergenza non faccia trovare ulteriori intralci alle importanti scadenze che incombono: va eletto il presidente del Consiglio regionale, due vicepresidenti (un posto va all’opposizione) e due consiglieri segretari-questori (anche qui un posto va all’opposizione). La base per organizzare il lavoro dell’assemblea che dovrà, per prima cosa varare entro il 30 aprile il bilancio, e quindi legiferare, approvare le scelte della giunta, ratificare provvedimenti e pianificare il lavoro attraverso le varie commissioni.

C’è un altro delicato punto all’ordine del giorno che prevede la temporanea sostituzione del consigliere regionale di Fratelli d’Italia Domenico Creazzo (8033 voti), che – come si sa – è ancora agli arresti domiciliari a seguito dell’inchiesta Eyphemos sul voto di scambio: secondo la prassi subentrerà il consigliere Raffaele Sainato (3897 voti). Senza contare che la presidente Santelli con le dimissioni dalla Camera dei Deputati lascerà il posto libero a Mimmo Giannetta, che, peraltro, è stato eletto consigliere regionale e dovrà scegliere tra Montecitorio e Palazzo Campanella.

A norma dello statuto (art. 20) per eleggere il presidente del Consiglio regionale, a scrutinio segreto, serve la maggioranza dei due terzi nelle prime due votazioni; se serve un terzo scrutinio, da tenersi il giorno successivo, è sufficiente la maggioranza dei votanti, con eventuale ballottaggio se nessuno raccoglie la maggioranza richiesta tra i due candidati che hanno ottenuto più voti nel precedente scrutinio. In quest’ultimo caso, a parità di voti, viene eletto il consigliere con più anni d’età.

La prima seduta del 18 marzo – salvo imprevisti da Covid-19 – sarà presieduta da Pippo Callipo, in quanto consigliere più anziano. Non è in tale occasione che la Presidente Santelli è obbligata dalla statuto (art. 33) a presentare il programma di governo e comunicare la composizione della Giunta, ma nella prima seduta successiva all’elezione del Presidente del Consiglio. Qui, la pur solerte ed efficientissima Presidente Santelli è, per la verità, in torto: lo statuto richiede entro dieci giorni dall’insediamento (avvenuto il 17 febbraio) la nomina del vicepresidente e degli altri componenti della Giunta. La presidente ha nominato, con un colpo di teatro, l’assessore all’Ambiente Sergio De Caprio, alias Capitano Ultimo, e quello all’Università, Ricerca scientifica e Istruzione (con delega anche alla Cultura?), ovvero l’astrofisica cosentina Sandra Savaglio. Poi si è fermata, fermata dalle beghe partitiche e dall’irrefrenabile litigiosità degli alleati o presunti tali.

Adesso, però, non c’è più tempo da perdere: va scelto subito l’assessore alla Sanità, una personalità che racchiuda competenza, capacità ed esperienza in organizzazione sanitaria. Per quanto ci si sforzi con l’immaginazione, ci rendiamo conto che non è un compito facile. Per questo, cercare larghe intese potrebbe aiutare non poco a una scelta indovinata. Dieci anni di commissariamento nella sanità sono anche il frutto di una politica che ha fallito il suo mandato, è il momento di invertire la rotta. (s)

Aspettando l’assessore, la Sanità in Calabria ko
Urge la Giunta, la Presidente frenata da Salvini

di SANTO STRATI – Una leggenda metropolitana racconta che un assessore alla Sanità della Regione Calabria, colto da grave malore, prima di perdere conoscenza abbia detto, ben consapevole della situazione: “non portatemi in ospedale”. Oggi, a fronte dell’emergenza Covid-19 un’evenienza del genere non potrebbe ripetersi perché, prima di tutto, non c’è un ancora assessore alla Sanità e, poi gli ospedali calabresi, nonostante siamo allo stremo, mostrano, grazie a medici, infermieri e personale, la faccia opposta dello sfascio della sanità, fatta di impegno, abnegazione, sacrifici pur di assicurare l’assistenza necessaria a chi ne ha bisogno. I posti letto in terapia intensiva sono poco più di un centinaio, occorre fermare il contagio perché la Calabria non sarebbe in grado di fronteggiare una situazione come quella delle regioni settentrionali. Neanche con l’assessore che non c’è, ma di cui non si può proprio per questo fare più a meno.

La Presidente Santelli sta affrontando benissimo la grave emergenza, grazie al cielo davvero limitata, e il suo impegno è stato riconosciuto da tutti. «Lodevole e apprezzabile» – lo ha definito il consigliere regionale Francesco Pitaro di Io resto in Calabria e anche gran parte dell’opposizione mostra apprezzamento per il piglio decisionale mostrato dalla neopresidente, ma da sola Jole Santelli non può continuare a ad affrontare l’emergenza da coronavirus. Il rischio è al momento contenuto e ristretto a pochi casi, ma come ha messo in evidenza la Presidente se si sono registrati in 4000 i calabresi arrivati dal Nord, c’è da immaginare che ce ne siano altri 10mila che sfuggono al controllo e possono costituire seri pericoli di contagio. Serve, allora, un assessore alla Sanità, subito. Da individuare in fretta, scegliendo senza guardare l’appartenenza partitica o lo schieramento di riferimento: onore al merito, dimenticando i compromessi e le logiche della politica.

Certo, è difficile gestire la formazione del nuovo governo secondo le vecchie e trite regole dei partiti: pochi i posti disponibili (appena cinque) e troppi i pretendenti. Senza considerare che sono in tanti a sostenere che la presidente sia frenata da Salvini. Il capo della Lega, fallito il tentativo di “colonizzazione” della Calabria, ridimensionato dal voto sfavorevole dei calabresi che ragionano, continuerebbe a esigere posizioni privilegiate nel governo regionale. Sembrava cosa fatta la scelta “salomonica” di affidare un assessorato a ciascun partito della coalizione e invece il “patto” è durato lo spazio di una sera. La litigiosità fa il paio con i malumori e i mugugni infiniti di alleati e presunti tali, col risultato che dopo 25 giorni ancora non c’è la giunta, fatte salve le prime due nomine (Capitano Ultimo e la Savaglio) che hanno provocato il primo scompiglio nella coalizione. La presidente si è insediata il 15 febbraio e, a quella data, nessuno poteva minimamente immaginare l’emergenza senza precedenti che si è abbattuta sull’Italia. E la nemesi storica ha fatto sì che a essere colpite proprio le tre regioni (Veneto, Lombardia ed Emilia) che insistevano sull’autonomia differenziata, a danno del Sud. Non è più tempo di questionare sulla «secessione mascherata» (come l’aveva definita il presidente del Consiglio regionale Nicola Irto in un’intervista di un anno fa a calabria.live), ma occorre invece fare fronte comune per fermare il contagio e limitare le conseguenze, con il loro carico di morte e di distruzione della nostra già malmessa economia.

E un fronte comune sarebbe davvero utile alla Calabria in questo momento. Ci vorrebbe il coraggio di respingere le logiche da manuale Ccencelli di democristiana memoria e avviare un governo di salute pubblica con la partecipazione di tutti. Ci vorrebbe una decisione che passerebbe alla storia, perché probabilmente non potrebbe – data l’emergenza – non trovare l’appoggio e il consenso dell’opposizione. I governi a larghe intese non sono una eresia e non rischiano di turbare le anime candide di elettori che si potrebbero sentire “traditi”. Già da tempo sosteniamo che per dare il giusto impulso alla Calabria serve un comune sforzo per un obiettivo univoco, indipendente dagli schieramenti politici. Oggi più che mai è il percorso più agevole per affrontare l’emergenza ed esser pronti a ripartire, appena sarà finita questa disgraziata epidemia. Le crisi offrono, non dimentichiamolo, ottime opportunità di ripresa per chi sa coglierle.

Per questa ragione, la Presidente Santelli non può più indugiare sulla nomina dell’assessore: ci sono scienziati, medici, illustri clinici di cui non ci interessa la posizione politica, ci basta che abbiano capacità e competenza e possano coordinare, al meglio, gli interventi necessari per affrontare questo drammatico e triste momento. Se si considera che la Calabria non ha ancora approvato il bilancio (siamo in esercizio provvisorio, con tutti le limitazioni che questo comporta in una situazione d’emergenza sanitaria che rischia di diventare incontrollabile), grazie alla geniale scelta di Mario Oliverio rinviare al nuovo governo tale incombenza, è più che mai opportuno che la Regione sia nella sua efficacia piena. Con una Giunta con pieni poteri, un Presidente del Consiglio e un’assemblea regionale operativa e attenta alla gravità del momento.

Lo chiedono i calabresi, lo chiede l’opposizione, lo chiedono i sindacati. «La complessità dell’emergenza che l’intero Paese sta vivendo – affermano i Segretari generali di Cgil, Cisl e Uil Calabria, Angelo Sposato, Tonino Russo e Santo Biondo – richiede anche nella nostra regione l’operatività, nel pieno delle loro funzioni, di tutti gli organi di governo previsti dalla Costituzione. Il fatto che la diffusione del contagio da Covid-19 sia nel nostro territorio più lenta che altrove, auspicando che rallenti ulteriormente fino a fermarsi del tutto, suggerisce l’opportunità di utilizzare la circostanza per procedere senza indugi, con modalità adeguate alle difficoltà del momento, all’insediamento del nuovo Consiglio Regionale eletto il 26 gennaio e alla nomina dell’intera Giunta. Ciò sarà importante anche al fine della tempestività e dell’efficacia di ogni azione necessaria a rendere operativi in Calabria gli strumenti contenuti negli attesi e imminenti interventi del Governo nazionale per il sostegno all’economia e al lavoro, avviando subito tavoli tematici che vedano insieme gli assessorati competenti, il mondo produttivo, il commercio, il turismo, le forze sociali».

Anche il capogruppo Pd in Consiglio regionale Mimmo Bevacqua auspica «un tavolo istituzionale che gestisca questa fase d’emergenza per la sanità e l’economia. La Calabria – dice Bevacqua – deve avere una giunta al completo ed è necessario che il sistema sanitario e la Protezione civile lavorino in sinergia. Non è pensabile che oggi si continui a utilizzare la Calabria come una scacchiera. Questa regione ha bisogno di una giunta forte, autorevole. Le beghe di partito devono essere lasciate da parte».

Dunque, il coraggio. Il coraggio di una scelta impopolare tra gli alleati e i finti tali, ma decisamente nella linea di quel rinnovamento a cui la Presidente Santelli mostra seriamente di credere. Riunisca un tavolo con tutte le forze politiche, si dimentichi di Salvini (che ha altri cavoli per la testa in questo momento), ascolti le indicazioni dell’opposizione e presenti le sue idee per trovare un impegno comune. È una gran bella sfida. Se vuole passare alla storia, Presidente Santelli non perda quest’occasione. Auguri. (s)

 

 

Covid-19, una task force anche per l’economia
In Calabria interventi per le imprese e il lavoro

L’emergenza sanitaria in Calabria è, per fortuna, confinata ai pochissimi casi di contagio registrati in Regione, l’appello alla responsabilità sui calabresi ritornati in fretta dalle zone rosse è stato in gran parte accolto, l’isolamento volontario, il questionario e gli interventi di rigido controllo stanno dano i loro frutti. Ma non è solo la salute, che viene comunque prima di qualunque cosa, a preoccupare: le ricadute economiche di questa crisi saranno ancora più drammatiche in una regione già provata da una recessione irrefrenabile e dalla cronica mancanza di opportunità lavorative.

A questo proposito, la Presidente Jole Santelli ha annunciato che «sarà attivata una task force per affrontare tempestivamente anche le ricadute negative del virus sulla nostra economia.La task force sarà istituita con decreto presidenziale e coinvolgerà, oltre che tutte le rappresentanze del mondo del lavoro e dell’impresa, anche i direttori generali dei dipartimenti regionali interessati al fine di elaborare, ove possibile, interventi diretti utilizzando le risorse comunitarie e nazionali disponibili.Vogliamo che questo tavolo diventi sede di un confronto permanente per lo studio e la ricerca di soluzioni condivise, a sostegno dei comparti che vi partecipano e che stanno subendo le conseguenze di questo periodo di crisi. Siamo convinti, infatti, che solo un confronto serrato potrà permetterci di individuare in modo chiaro le principali sfide da affrontare. Non solo: la task force ci presenterà forti, coesi e con richieste mirate al tavolo nazionale, rispetto alle misure anti-crisi annunciate nei giorni scorsi».

A fortissimo rischio di crisi gli agricoltori (per il crollo del mercato interno ed estero) e soprattutto gli operatori turistici. Questi ultimi, nei giorni scorsi, avevano inviato un accorato appello alla Presidente Santelli, trasmesso per conoscenza anche al capo dell’opposizione Pippo Callipo e all’unico sottosegretario calabrese, l’on. Anna Laura Orrico.

«Il nostro lavoro – hanno scritto alla Santelli 17 tour operator calabresi* – è quello di vendere vacanze, escursioni e tour in calabria e nel Sud Italia, siamo titolari di piccoli tour operator che fanno però arrivare migliaia di persone nella nostra regione. Dal 20 febbraio, dopo ‘annuncio del corona virus in Lombardia, le prenotazioni della prossima stagione estiva si sono rallentate e, spesso, le poche telefonate che riceviamo sono solo per annullare le prenotazioni».

I tour operator hanno sottoposto alla Presidente Santelli «alcuni interventi con misure immediate che la Regione Calabria dovrebbe mettere in atto per proteggere il comparto turistico e, conseguentemente, l’economia calabrese:

1) l’istituzione di un tavolo di crisi presso la Regione Calabria con gli operatori turistici per valutare le misure da mettere in campo e le richieste da inviare al governo: cancellare tributi e imposte, rinviare adempimenti fiscali, prevedere sgravi e ammortizzatori sociali, etc;

2) una campagna promozionale, a partire dal mese di aprile, quando ci auguriamo che il picco dell’emergenza sanitaria sia superata, volta a promuovere le vacanze nella nostra regione, come meta tra le più sicure e tranquille nel Mediterraneo. La BMT di Napoli, spostata a fine maggio, potrebbe essere un momento importante di questa campagna promozionale;

3) la promozione e il coordinamento di iniziative che garantiscano la possibilità, da parte di chi prenota, di cancellare senza penali e franchigie. La situazione di incertezza spesso frena la domanda! Già molti tour operator garantiscono la possibilità di cancellazione ma un’azione coordinata dall’istituzione regionale darebbe più fiducia e stimolo;

4) il potenziamento della legge regionale n 3 del 7/02/ 2018 sull’incentivazione del turismo in arrivo. Chiediamo che si riaprano i termini e si agevoli il finanziamento per stimolare l’arrivo di gruppi culturali, scolastici, balneari, gastronomici, per questa prossima primavera e per l’autunno;

5) la predisposizione di un numero verde, presso l’assessorato al Turismo, che fornisca le informazioni necessarie agli operatori del settore. Essere ascoltati, sapere di avere un contatto, di essere assistiti può tranquillizzare e dare fiducia;

6) un’azione congiunta con il governo e le autorità sanitarie, in collaborazione con le federazioni alberghiere e i sindacati, per programmare e istituire eventuali misure aggiuntive, se necessarie, al fine di assicurare una permanenza tranquilla e sicura ai turisti in arrivo nelle nostre strutture e nelle nostre località.

7) la predisposizione di un codice di comportamento consigliato al turista sia prima dell’arrivo in Calabria e sia durante il soggiorno».

L’appello dei 17 tour operatori calabresi si conclude con l’invito pressante a fare presto: «Da professionisti e operatori del settore ci permettiamo di suggerirle le suddette azioni che contengono i provvedimenti necessari per tentare di salvare la stagione turistica ormai alle porte. Noi rimaniamo profondamente ottimisti e lavoriamo ogni giorno per dare respiro alla nostra terra. Quello che ci preme sottolineare è l’importanza di un intervento immediato e forte! Crediamo che in questo momento difficile serva la collaborazione e il contributo di tutti, dai consiglieri di opposizione presenti nel consiglio alle delegazioni parlamentari calabresi e ai parlamentari europei eletti in Calabria.

Il sottosegretario Orrico ha dato la sua disponibilità totale: «Ascolto con particolare scrupolo tutte le preoccupazioni sul coronavirus da parte della filiera turismo e cultura, a maggior ragione quando provengono dalla mia regione, la Calabria. Stiamo implementando misure rigorose a tutela della salute pubblica, ma anche per il sostegno dei comparti in sofferenza e c’è la nostra massima disponibilità a partecipare a tavoli regionali, se e non appena la presidente Jole Santelli li avrà convocati, come richiesto dai tour operator. Ho letto con grande attenzione la lettera appello dei tour operator calabresi e ne condivido lo spirito».

Mostra comunque senso pratico la Orrico: «Usciremo da questa crisi ancora più forti, soltanto con senso di responsabilità da parte di tutti e attraverso una proficua sinergia fra governo e Regione. La priorità è la salute pubblica, dobbiamo assolutamente contenere il contagio e assicurare le cure migliori ai malati. Ma allo stesso tempo è fondamentale garantire adeguato sostegno all’economia, soprattutto a settori duramente colpiti come turismo e cultura e ai territori la cui economia locale è largamente dipendente dai proventi di tali comparti, com’è nel caso della Calabria». (rrm)

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Covid-19, appello ai calabresi delle zone rosse
La Santelli: se rientrate rischiamo il contagio

«La Calabria non è in grado di reggere una grave emergenza sanitaria»: questo l’appello della governatrice ai calabresi che vivono nelle zone rosse e che si sono messi in viaggio per tornare dai parenti in Calabria conta sul senso di responsabilità di chi, inconsapevolmente, può essere un portatore sano del virus Covid-19. A mezzogiorno la Presidente Santelli ha firmato l’ordinanza sulle misure straordinarie a seguito dell’evoluzione che ha avuto l’emergenza Coronavirus nelle regioni settentrionali. Un’evoluzione che ha spinto tante persone residenti al Nord a far ritorno in Calabria.

Il documento prevede, per chiunque arrivi in Calabria o vi abbia fatto ingresso negli ultimi quattordici, giorni dopo aver soggiornato in zone a rischio epidemiologico, la misura della quarantena obbligatoria con sorveglianza attiva. È necessario comunicare questa misura al proprio medico di Medicina Generale o Pediatra di Libera Scelta oppure telefonare al numero verde regionale 800-767676 o al Dipartimento di Prevenzione dell’Azienda Sanitaria Provinciale territorialmente competente, che adotterà le misure necessarie.

«I Dipartimenti di Prevenzione – secondo l’ordinanza – dovranno fornire giornalmente al Dipartimento Tutela della Salute e Politiche Sanitarie e al Prefetto territorialmente competente, le informazioni relative ai soggetti posti in quarantena o isolamento domiciliare con sorveglianza attiva, secondo il format appositamente definito.

«Le società di autolinee e Trenitalia sono tenute a comunicare l’elenco dei passeggeri provenienti dalle zone indicate dal Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri ai Dipartimenti di Prevenzione territorialmente competenti, anche tramite i sindaci.

«I Prefetti delle Province regionali, invece, dispongono verifiche presso le stazioni ferroviarie, aeroportuali, le stazioni delle autolinee interregionali.

«I sindaci, in qualità di autorità locale di protezione civile, dovranno valutare l’apertura del Centro Operativo Comunale con l’attivazione di attività di ‘Assistenza alla popolazione’ e ‘Volontariato’, dedicate alle categorie fragili e ai cittadini sottoposti a quarantena o isolamento domiciliare.

«Sul sito istituzionale della Regione Calabria sarà a breve pubblicata una scheda censimento per il monitoraggio dei rischi da Covid-19. Dovrà essere compilata da chiunque arrivi in Calabria, o vi abbia fatto ingresso negli ultimi quattordici giorni, dopo aver soggiornato in zone a rischio epidemiologico».

Nella prima mattinata la governatrice aveva diffuso un appello rivolto ai calabresi che vivono fuori della Calabria. «Cari calabresi, è una follia – ha detto Jole Santelli –. La diffusione della bozza di decreto sulla nuova zona rossa sta portando ad un vero esodo verso il sud, ed in particolare verso la Calabria.  Siamo preoccupati ed a lavoro senza sosta per preservare la nostra terra da chi non ha ben compreso la gravità del rientro senza controllo.  Ritornare dal Nord in modo incontrollato mette in pericolo la nostra terra e gli affetti di tutti.

«Non fatelo. Fermatevi!

«Seguite le regole, proteggetevi e proteggeteci come prescritto. L’esodo incontrollato porterà all’aumento esponenziale del contagio anche da noi.  È evidente che una sanità come quella calabrese, vessata da anni da tagli selvaggi, non è in grado di reggere una situazione di totale emergenza.  Occorrono provvedimenti urgenti e seri di contenimento e sicurezza che non è nel potere della Regione emanare. Chiedo con forza un’assunzione seria di responsabilità da parte del governo nella gestione delle partenze.  È evidente che la situazione sta sfuggendo al controllo.  Chiedo il blocco delle partenze verso la Calabria, per ordinanza regionale stiamo facendo i controlli negli aeroporti, ma non possiamo chiudere ingressi, treni e pullman.

«Il Governo blocchi l’esodo verso la Calabria che rischia di innescare una bomba emergenziale. Chiediamo immediati ed urgenti controlli sui treni e nelle stazioni dei pullman.  Non è nei miei poteri bloccare gli arrivi dalla zona arancione. La Calabria non è in grado di reggere un’emergenza sanitaria grave».

Utili le indicazioni, in questo senso del sen. Marco Siclari: è opportuno misurare la temperatura ai passeggeri prima dell’imbarco  e prima di scendere dal mezzo di trasporto. «Le società aeree, navali, autolinee, Trenitalia, Italo, – suggerisce il sen. Siclari – attrezzino i loro “controllori”, “hostess” e “stuart”, con termometri laser utili a prevenire e ridurre il contagio. In questo modo evitiamo che il presunto contagiato possa salire sul mezzo di trasporto e trasmettere il virus durante il viaggio (la temperatura viene misurata prima che il passeggero salga sul mezzo di trasporto), ed è utile anche per segnalare l’eventuale passeggero che all’arrivo risulta avere un aumento della temperatura (misurata prima di scendere).

Altri appelli vengono lanciati in queste ore dai sindaci calabresi. Il sindaco di Vibo, Maria Lìmardo, ha invitato chiunque arriva a Vibo Valentia o vi abbia fatto ingresso negli ultimi 14 giorni dopo aver soggiornato nella Regione Lombardia e nelle province di Modena, Parma, Piacenza, Reggio Emilia, Rimini, Pesaro e Urbino, Alessandria, Asti, Novara, Verbano-Cusio-Ossola, Vercelli, Padova, Treviso e Venezia  a «comunicare tale circostanza al proprio medico di fiducia e sottoporsi alla quarantena obbligatoria con sorveglianza attiva».  Anche il sindaco di Locri Giovanni Calabrese ha lanciato un appello «alle persone che stanno rientrando al Sud».  Avverte Calabrese: «Migliaia di persone, prese dal panico a seguito delle anticipazioni delle decisioni del governo di isolare parte dei nord Italia, stanno rientrando anche sul nostro territorio senza alcuna indicazione, obbligo o prescrizione medica. Rivolgiamo  un appello ai nostri corregionali che stanno rientrando a casa di comunicarlo alle competenti autorità e di rispettare un periodo di quarantena indicato dai vari protocolli. Invitiamo, inoltre, i nostri cittadini a comportarsi secondo buon senso e responsabilità, assumendo tutte le necessarie precauzioni del caso. Tutto ciò nell’interesse loro e di tutta la popolazione della Locride.

Proprio l’altro ieri la Presidente Santelli aveva chiesto al ministro della Salute Roberto Speranza l’assunzione di dirigenti medici specializzati in pneumologia, rianimazione, infettivologia, cardiologia, medicina interna, pronto soccorso oltre al personale paramedico, infermieristico e Oss. Una richiesta che si è resa necessaria dopo un’accurata analisi del fabbisogno di personale nelle strutture sanitarie pubbliche. «Ci auguriamo – aveva detto la governatrice – che il Ministro dia una risposta immediata a questa richiesta, che riteniamo essenziale per fare fronte ad eventuali emergenze».

In Calabria sono stati subito chiusi il Museo Archeologico Nazionale di Reggio e altre istituzioni culturali, mentre vengono sospese iniziative che prevedano assembramenti pubblici. È importante che tutti i calabresi, nella consapevolezza che la regione ha individuato pochissimi casi di contagio, di mettere in pratica tutte le misure di prevenzione indicate dal ministero della Salute nel manifesto memorandum che anche noi riproponiamo. È fondamentale bloccare il contagio prima che diventi emergenza anche il Calabria.  (rrrm)

Le misure per fronteggiare il contagio

La Giunta ancora no, ma la ferrovia per Gioia sì
La Santelli “sblocca“ il collegamento col Porto

di SANTO STRATI – Per la Giunta aspettiamo la scelta finale, ma, anche senza assessori, la Presidente Jole Santelli riesce a portare a casa un risultato sorprendente e di grande valenza per la valorizzazione dell’Area del Porto di Gioia Tauro. Dopo vent’anni, c’è il via al completamento del gateway ferroviario che collegherà il Porto con la la linea ferrata: sarà la fine del solo transhipment, fino ad oggi obbligato per l’assenza del collegamento ferroviario, per creare finalmente un completo servizio di smistamento dei container verso i mercati europei. Il Porto di Gioia Tauro, al centro dell’area Zes, con l’estensione dell’operatività h24 e la realizzazione dell’agognata intermodalità potrà diventare il centro nevralgico del Mediterraneo per il traffico merci e il punto di ripartenza per lo sviluppo della Calabria.

«Una giornata storica per gli investimenti e la crescita della Calabria – ha dichiarato la Presidente Santelli –. A due settimane dalla mia proclamazione porto a casa un grande risultato: il completamento del gateway ferroviario nel Porto di Gioia Tauro. Grazie a un lavoro sinergico con il Viceministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Giancarlo Cancelleri, che ha visto coinvolti anche i vertici di RFI, Rete Ferroviaria Italiana e il Commissario dell’Autorità Portuale Andrea Agostinelli, questa tratta ferroviaria sarà ammodernata e consentirà il trasporto ferroviario da Gioia Tauro lungo la Penisola e verso i grandi mercati europei. Il porto diventerà, dunque, intermodale».

Esprime grande soddisfazione la Presidente,  che stamattina a Germaneto ha incontrato il sindaco della Città Metropolitana di Reggio Giuseppe Falcomatà e il suo vice al Comune Armando Neri. «Avevo promesso un impegno serio in questo senso – ha detto – e in sole due settimane di intenso lavoro, ho recuperato un blocco che durava da vent’anni per una struttura costata fin qui 20 milioni di euro che rischiava di diventare un monumento allo spreco, per una ventennale disputa giudiziaria su 4 km di raccordo ferroviario. Il blocco era dovuto ad una controversia tutta interna alla Regione. Abbiamo recuperato la proprietà da Corap, ex Asi, comunicato al MIT che avevamo svolto i “compiti a casa” e che eravamo in grado di far partire l’accordo con RFI, già pronta con gli investimenti. A breve sarò sulla tratta ad aprire il cantiere. Uno sblocco necessario perché la “porta sul Mediterraneo” oggi diventa “la porta dell’Europa”».

«Vent’anni di lungaggini burocratiche archiviati in 20 giorni – secondo il consigliere regionale Gianluca Gallo –, per dare alla Calabria un ruolo concreto in Europa. Da quando si è insediata la presidente Santelli, con caparbia determinazione, s’è buttata a capofitto nel lavoro di risoluzione delle tante emergenze calabresi ed in meno di tre settimane è riuscita in un mezzo miracolo: cancellare ritardi antichi ed assicurare alla Calabria la realizzazione di un’opera infrastrutturale da tanto, troppo tempo attesa». Commenti positivi, ovviamente, da numerosi parlamentari calabresi. Per l’on. Maria Tripodi «Il rilancio dell’economia calabrese è partito in modo concreto, con uno scarto brevissimo tra l’enunciazione e i fatti. Esprimo soddisfazione per la determinazione e all’autorevolezza della presidente Santelli che è riuscita a mettere attorno ad un tavolo tutti i soggetti interessati al completamento della tratta ferroviaria, superando gli ostacoli burocratici che ne avevano impedito la realizzazione. È questa la strada maestra da seguire per la rinascita della nostra regione». «. Importante – ha sottolineato l’on. Francesco Cannizzaro – è stata l’interlocuzione che il governatore Santelli ha avuto con tutti i rappresentanti istituzionali interessati, compreso il vice ministro Cancelleri che appartiene a un altro partito ma è forza di Governo e con cui è riuscita ad avere un confronto proficuo, sbrogliando un nodo che era comunque regionale. È stata molto efficace anche la grande sinergia ottenuta con il Comandante Andrea Agostinelli, Commissario straordinario del Porto di Gioia Tauro, con cui potremo intensificare l’interlocuzione per il futuro sviluppo dell’hub portuale su cui puntiamo moltissimo».

Non c’è che dire. La Jole vi sorprenderà – avevamo anticipato qualche giorno fa – irritando la Presidente con l’attribuzione di un’idea che provocatoriamente avevamo immaginato sua. Da immaginare semmai come tentazione a percorrere nuove strade nella formazione di una Giunta che rischia di provocarle qualche mal di pancia per i troppi aspiranti candidati. Ieri mattina, a Montecitorio, qualcuno dava per fatto l’accordo, un assessore ad ogni partito e via. In serata una nuova smentita perché l’accordo di massima trovava ancora qualche perplessità nella coalizione. L’idea di un governo aperto a larghe intese non è una bestemmia, ancor di più, nell’attuale grave situazione emergenziale in cui si trova tutto il Paese. Significa premiare il merito e pescare professionalità e competenze anche tra esponenti della sinistra, senza pregiudiziali partitiche. Qui non si tratta di mantenere gli equilibri politici, bensì di individuare risorse e capacità in grado di gestire la grande sfida che la Calabria dovrà affrontare da qui ai prossimi anni. Una sfida che richiede un impegno che travalichi limitazioni partitiche e opposizione eventualmente schierata a fare solo ostruzionismo: occorre lavorare insieme per costruire un sogno che si tramuti in una bella, solida, realtà. Serve una visione ampia e non soltanto rispettosa di accordi pre-elettorali, occorre la capacità di guardare oltre e azzardare (questo è vero) oltre l’immaginabile, anche a costo di scontentare i sodali che hanno sostenuto la candidatura della Presidente. Si può viaggiare lungo un percorso comune, nel rispetto reciproco di evidenti contraddizioni ideologiche, però con un obiettivo univoco. Con un grande, inimmaginabile, consenso di tutti i calabresi che aspettano il segnale di una svolta, di un radicale cambiamento rispetto all’andazzo politicante del passato.

Staremo a vedere cosa succederà a Palazzo Campanella lunedì, in un Consiglio regionale senza pubblico, causa misure anti-contagio, e senza parenti a sostenere i neoconsiglieri e gli amici dell’ultima ora venuti a stringere mani e possibilmente nuove alleanze e conquistare simpatie. Un Consiglio in streaming internet, che probabilmente non riuscirà a chiudere le incombenze d’inizio, entro la stessa giornata, ma proseguirà il giorno dopo. C’è da eleggere il Presidente del Consiglio (e gli accordi in questo campo sono come la tela di Penelope che viene disfatta al mattino successivo), vanno eletti i due vicepresidenti, il segretario, i questori. C’è da presentare la Giunta… Che non è poi l’assillo maggiore per la Santelli: ha due assessori e in base allo statuto già da sola può approvare il bilancio di previsione che Oliverio ha volutamente evitato di approvare, facendo scattare l’esercizio provvisorio. Detto in parole semplici, senza l’approvazione del nuovo bilancio la Regione può disporre solo delle somme previste dal bilancio precedente, ovvero affari correnti, retribuzioni e quant’altro, mentre gli impegni e le necessità dei comuni sono sempre più impellenti. La grana del bilancio è solo uno dei regali di benvenuto lasciato dal governatore Oliverio e andrà risolta in tempi ridottissimi se si vuole far partire la macchina regionale in perfetta efficienza.

Di sicuro, il “colpaccio” del gateway ferroviario per il Porto di Gioia Tauro mostra la capacità e la voglia del fare che la Presidente ha. Nei giorni scorsi il capo dell’opposizione Pippo Callipo aveva sottolineato l’esigenza di assegnare con urgenza le deleghe per turismo e agricoltura «due settori potenzialmente trainanti dell’economia calabrese», che – ha detto Callipo – «rischiano un crollo drammatico a causa del Coronavirus da un lato e della siccità dall’altro, ma ancora gli operatori dei due settori non hanno alla Regione gli assessori al ramo con cui interloquire. Non intendo fare polemica politica ma dare voce alla Calabria che lavora e, con questo intento, chiedo alla presidente della Regione di assegnare al più presto le deleghe in questione. È urgente dare concretezza al confronto con le parti sociali e valutare misure straordinarie per tamponare le emergenze in atto. Fondamentale, poi, sarebbe avviare una massiccia campagna di comunicazione per far sapere al mondo che la Calabria è perfettamente in grado di gestire un fenomeno che, per fortuna, qui non ha al momento risvolti preoccupanti».
«Le misure di contenimento e gestione del Coronavirus – aveva aggiunto Callipo – devono prioritariamente essere di natura sanitaria, ma non dimentichiamoci delle conseguenze economiche che un eccessivo allarmismo può comportare. Molte delle misure che vengono proposte in queste ore dalle parti sociali vanno prese in seria considerazione, ma è necessario, oltre all’impegno del governo nazionale, che la Giunta regionale abbia al più presto nei posti chiave personalità di indiscussa competenza che possano affrontare eventuali situazioni critiche, confrontarsi con chi lavora sul campo ed evitare quindi che l’economia calabrese subisca l’ennesimo, durissimo colpo che ne pregiudicherebbe la già fragile tenuta». A questo si aggiunga l’urgenza di un assessore alla Sanità in grado di affrontare con la dovuta competenza la situazione del Coronavirus, che a Catanzaro, per esempio, sta sfuggendo di mano. Serve immediatamente una necessaria verticalità decisionale, a livello di Regione, proprio per coordinare interventi e modalità di prevenzione che non provochino ulteriori affanni e favoriscano situazioni di disagio di difficile gestione. Basti solo pensare ai 50 infermieri precari del Grande Ospedale Metropolitano di Reggio che non sono stati riconfermati nell’incarico: ma il commissario alla sanità generale Cotticelli ha capito la gravità dell’epidemia che rischia di scoppiare anche in Calabria?

Armando Neri, la Presidente Jole Santelli e il sindaco metropolitano Giuseppe Falcomatà
Il vicesindaco di Reggio Armando Neri, la Presidente Jole Santelli e il sindaco metropolitano Giuseppe Falcomatà

Il sindaco di Reggio Falcomatà, «auspicando un proficuo percorso di collaborazione istituzionale» nell’incontro con la Presidente Santelli alla Cittadella regionale, ha sottolineato la «priorità assoluta al monitoraggio del sistema di gestione degli impianti regionali per il conferimento dei rifiuti, con specifico riferimento alla discarica di Crotone gestita da Sovreco Spa». Ma anche il lavoro è stato al centro delle richieste del sindaco metropolitano di Reggio: occorre «accelerare – ha detto Falcomatà – l’iter amministrativo per l’aumento e la storicizzazione delle risorse finanziarie destinate dalla Regione Calabria e la successiva adozione dei relativi decreti attuativi, che consentiranno al Comune di Reggio Calabria, come da delibera sul fabbisogno del personale già approvata dall’Ente comunale, la stabilizzazione dei quaranta lavoratori ex Sial (legge 15 del 2008) in coerenza con il più complessivo percorso di tutela e valorizzazione dei diritti dei lavoratori del pubblico impiego messo in campo in questi anni dall’amministrazione comunale reggina». Oltre a sollecitare le deleghe relative al trasporto pubblico locale, Falcomatà ha toccato il punto dolente dell’Aeroporto dello Stretto e col vicesindaco Neri ha chiesto che «sia avviata in tempi brevi una riflessione ampia e condivisa sulla gestione del sistema aeroportuale, con particolare riferimento alla pubblicazione del piano industriale da parte di Sacal, propedeutico ad una strategia complessiva che punti all’aumento dell’offerta volativa attraverso il coinvolgimento di nuove tratte aeree e nuove compagnie».

Insomma, si prospetta una legislatura di tanto lavoro, auspicando la rinnovata consapevolezza da parte della Presidente Jole: dimenticarsi delle “Calabrie” con i personalismi e i particolarismi provinciali, ma pensare e provvedere “alla” Calabria intera. Che è una, forte, coesa, appassionatamente convinta di potercela fare. (s)

Il ritorno alla terra: 754 gli ettari da coltivare
Tante opportunità per i giovani della Calabria

di MARIA CRISTINA GULLÍ – L’agricoltura, nuova opportunità per i giovani, oggi ancor di più agevolata da finanziamenti per gli under 40. L’Istituto di Servizi per il Mercato Agricolo Alimentare (Ismea) ha aperto il bando per la vendita di 574 ettari di aree agricole in Calabria: sono aziende agricole già finanziate in passato, i cui proprietari non sono riusciti a gestire in maniera adeguata. 28 terreni destinati preferibilmente ai giovani, con mutui trentennali al 100% riservati a chi non ha superato i 40anni e intende percorrere questa via occupazionale diventando imprenditore agricolo. Coltivare i campi non è come avveniva tanti anni fa, quando la vecchia generazione mandava avanti col solo sudore delle braccia il duro lavoro della terra: oggi l’innovazione tecnologica permette di fare uno straordinario salto di qualità, sia per quel che riguarda la produzione e la distribuzione, ma anche per il management e il marketing dei prodotti. Non mancano fortunati esempi di coltivazioni, in gran parte biologiche, in Calabria, cui ispirarsi per avviare attività agricole in grado di garantire redditività e, soprattutto, occasione di lavoro.

Come funziona questa opportunità di finanza agevolata per l’agricoltura? Ci sono fondi comunitari destinati al Ricambio generazionale in agricoltura che prevedono aiuti fino a 2 milioni di euro per creare e avviare un’azienda agricola. La dotazione è di 37 miliardi per i prossimi 7 anni. Non riguarda solo la creazione ex novo di aziende, ma è previsto il subentro ad attività già avviate. Quindi, nello specifico i 28 terreni ritornati nella proprietà di Ismea rientrano in questa casistica di agevolazioni. Guardiamo alle opportunità presenti nella nostra regione: 15 sono i terreni in provincia di Reggio per una superficie totale di 181,78 ettari; 7 in provincia di Vibo Valentia per complessivi 179,93 ettari; 3 terreni in provincia di Crotone per complessivi 135,97 ettari; 1 terreno in provincia di Catanzaro che si sviluppa per 10,86 ettari, 2 terreni in provincia di Cosenza per complessivi 65,63 ettari.

Il ritorno alla terra da parte delle nuove generazioni mostra un crescente interesse, in controtendenza sulla flessione delle aziende agricole: si registra una crescita del 15% di aziende guidate da giovani sotto i 35 anni a fronte di un decremento del 3% sul totale delle aziende agricole. Senza contare la crescita costante degli universitari che scelgono la facoltà di agraria. Insomma, l’obiettivo è far riscoprire, in una terra come la Calabria, dove mancano le opportunità di lavoro, l’occasione di avviare un’impresa agricola. Tra le tante agevolazioni, destinate appunto ai giovani e alle donne, lo Stato si fa carico dei contributi previdenziali per i primi due anni, mentre l’Ismea – che conta di incassare 130 milioni di euro dalla vendita dei 10mila ettari sparsi in tutt’Italia che vuole dismettere – coprirà con mutui di trent’anni l’intero investimento. Si può inviare manifestazione di interesse fino al 19 aprile, mentre le offerte andranno fatte tra il 27 aprile e l’11 giugno: i requisiti per le imprese individuali sono un’età compresa tra i 18 e i 41 anni non ancora compiuti e l’iscrizione al registro imprese della Camera di commercio, con partita iva in campo agricolo e iscrizione al regime previdenziale agricolo. Nel caso di società, devono avere l’esercizio esclusivo delle attività previste dall’art. 2135 del Codice Civile che definisce l’imprenditore agricolo: ovvero «attività di coltivazione del fondo, selvicoltura, allevamento di animali e attività connesse dirette alla cura ed allo sviluppo di un ciclo biologico o di una fase necessaria del ciclo stesso, di carattere vegetale o animale, che utilizzano o possono utilizzare il fondo, il bosco o le acque dolci, salmastre o marine».

È opportuno mettere in evidenza il trend positivo dell’export agro-alimentare dell’Italia che lo scorso anno ha toccato la punta record di 44,6 miliardi di euro (+7% rispetto all’anno precedente) che, purtroppo, esclude la Calabria. Secondo l’Istat c’è da registrare in Calabria un calo di 5 milioni di euro nel 2019 rispetto al 2018, in controtendenza sui dati nazionali. Eppure, i segnali di maggiore interesse verso i prodotti agricoli di qualità sono positivi. Si consideri che le terre coltivate in Calabria occupano una modesta parte della superficie della regione e sono presenti in molte aree, soprattutto collinari, grandi estensioni di territorio ormai divenute inaccessibili. Certo ci sono anche gli allarmi lanciati da Coldiretti e della associazioni dei produttori: c’è la crisi dell’olio d’oliva, la crisi delle clementine (la cui vendita è insidiata dl”import incontrollato di frutti provenienti dalla Turchia e da altre aree extra Ue) e la crisi dell’agrumicoltura in generale. Sono tavoli aperti che vedranno impegnato il nuovo assessore all’Agricoltura, che dovrà necessariamente trovare soluzioni e gli incentivi necessari a rimettere in moto il comparto. Sennò i giovani che tornano a fare alla terra? (mcg)

Il Bando dell’ISMEA

Verso un governo regionale di larghe intese?
L’idea della presidente Santelli spiazza tutti

di SANTO STRATI – Un governo di larghe intese che guardi più alle competenze e alle capacità individuali, piuttosto che alle convenienze dei partiti. È un’idea sorprendente che non trova ancora riscontri diretti, ma siamo convinti che la Presidente Jole Santelli ci stia pensando già da qualche settimana. Maturata dopo il feedback positivo dei due primi assessori che ha raggiunto consensi inaspettati: la Presidente non lo dice, ma nei suoi occhi e nel viso un po’ affaticato, si legge una carica vitale che spiazza tutti: «La Jole vi sorprenderà!». Non l’abbiamo sentita dire questa frase né da lei né da altri, ma è facile coglierla in uno sguardo che difficilmente inganna.

Il ragionamento è molto semplice. La presidente ha solo cinque caselle da riempire per la sua Giunta. Ci sono cambiali e cambialette da onorare con i partiti della coalizione e con chi, stando in retroguardia senza presentarsi in lista, aspetta ora il dovuto riconoscimento: troppo lungo l’elenco dei pretendenti, troppo elevato il rischio di scontentare l’uno per far sorridere l’altro e portarsi per un’intera legislatura strascichi di veleni e dispettucci. E allora ecco l’idea, “pazza” ma vincente: un governo regionale di larghe intese, trasversale alla politica, dove contano non i simboli di partito ma la voglia di operare a favore della Calabria, facendo leva su competenze acclamate, slegate da vincoli politici. L’obiettivo è comune e la sfida che attende la Calabria nei prossimi mesi e nei prossimi anni non può ridursi a un usuale, quanto trito e ritrito, risultato di accordi di Palazzo per misurare il potere e conquistarne ancora di più.

La crisi del coronavirus che, grazie al cielo, facendo gli scongiuri, ha appena sfiorato la Calabria, in realtà si rivelerà anche per la Calabria una tragedia di carattere economico-sociale che nessun catastrofista di mestiere avrebbe potuto immaginare. Al di là del dovuto rispetto che va riservato prima di ogni cosa alle vittime del virus, perché il costo delle vite umane non ha prezzo, le conseguenze in termini di occupazione, mancato sviluppo e recessione garantita saranno terribili e ce le porteremo per tutto questo 2020. Anno bisesto anno funesto?

Prendiamo i primi due assessori della Presidente Santelli. Non concordate con le segreterie dei partiti, convincenti e ammirate in maniera trasversale dai calabresi di ogni colore politico, sono scelte che hanno spiazzato i mestieranti della politica: indicano che sono state decise “in solitudine” con la determinazione tipica dei leader. La Jole vi sorprenderà: e se contro ogni previsione continuasse nella sua strepitosa, felice e formidabile idea di decidere da sola, senza tener conto degli impegni presi prima della campagna elettorale? Che sorpresa magnifica per i calabresi! La Jole conquisterebbe tutti, superando qualunque barriera ideologica, mostrando di avere a cuore una cosa soltanto, quella di far diventare la sua Calabria una regione “normale”. Una terra non arida e improduttiva, ma fertile e ricca di risorse, a cominciare dagli uomini e dalle donne che, a malincuore, son dovuti andare via. Una terra ricchissima di cultura e patrimonio artistico (bastano i bronzi di Riace e l’inestimabile tesoro di quel che rimane della civiltà magnogreca), attenta e generosa con l’ambiente con i suoi tre parchi nazionali, le splendide montagne, gli 800 e passa chilometri di coste, la mitezza del clima, il profondo senso di accoglienza della sua gente. La California d’Europa, anche dal punto di vista tecnologico visti i continui successi delle nostre università nel campo dell’intelligenza artificiale (di cui il rettore Unical Nicola Leone è un’eccellenza mondiale) e dell’innovazione tecnologica. È quella che dovrà diventare, con l’impegno di tutti, per il bene comune.

Stop. Smettiamola di sognare e torniamo coi piedi per terra. E immaginiamo una Giunta Santelli dove a fianco di Capitano Ultimo e dell’astrofisica Sandra Savaglio ci troviamo, tanto per fare un nome, Pino Gentile (senz’offesa, on., sia ben chiaro) che forte del suoi 7821 voti che non sono riusciti a farlo tornare a Palazzo Campanella aspira a un assessorato. Già vicepresidente del Consiglio regionale nella passata legislatura, Gentile rappresenta il passato che ritorna, il trionfo delle logiche della politica che pesa le forze in campo e paga il dovuto (?) tributo, anche a costo di non fare gli interessi dei calabresi. Sia ben chiaro, massimo rispetto per Gentile: se i calabresi lo hanno votato in così tanti vuol dire che lo stimano e lo apprezzano, semmai è la malasorte (e una stupida legge elettorale) che lo ha tenuto fuori da Palazzo Campanella. Immaginiamo di vedere in Giunta i soliti noti, magari incompetenti di natura ma politicamente dotati di grande appeal. Quanto durerà? Saranno scelte premianti per lo sviluppo della Calabria? È lecito avere qualche perplessità.

La Presidente Santelli questo ragionamento lo sta facendo, ne siamo convinti. Ha la grande opportunità di mostrare di avere gli attributi che pochi le riconoscono, ovvero la capacità di capire cosa è meglio per la sua terra, cosa veramente si aspettano da lei i suoi elettori e cosa non s’aspettano i suoi avversari. Solo un comune sforzo di maggioranza e opposizione porterà una ventata di aria fresca nel futuro da costruire per la Calabria. Questa sarebbe una rivoluzione sorprendente e senza precedenti, la grande opzione che la Presidente si va a giocare nei prossimi giorni. E il suo essere donna, siamo convinti, l’aiuterà nella scelta così azzardata di mescolare sacro e profano, bianco e nero, dritto e rovescio, nel suo futuro governo.

L’assurda legge regionale, che vieta il voto disgiunto (che ha penalizzato assai e non poco il cav. Callipo) e non consente il voto di genere, fissa in 7 il numero massimo degli assessori e va cambiata prima possibile. Guardiamo al numero degli assessori, perché fissarne il numero per statuto? Non sarebbe più corretto lasciare al Governatore la scelta di quante persone servono per la sua squadra? Tanto per fare un esempio, al Turismo ne servirebbero due (e con Oliverio non c’era proprio), uno per il turismo interno e uno per quello internazionale; i beni culturali faranno a metà con la ricerca scientifica e l’istruzione, e sarà dura perché dimezza l’impegno. E la reputazione? Un assessorato alla reputazione – a lungo caldeggiato da Giuseppe Nucera, ex candidato presidente del movimento La Calabria che vogliamo e imprenditore turistico innovatore – non servirebbe?  Con magari con il massmediologo Klaus Davi, che si è già detto disponibile a offrire il suo aiuto, al quale la Calabria deve ancora dire grazie per il suo impegno per San Luca.

Ci sono tante risorse umane da scoprire e mettere alla guida dei pochi assessorati, dove comunque già lavorano dirigenti capaci e ispirati totalmente alla legalità, per fare una rivoluzione “gentile” (scusi ex vicepresidente, non è rivolto a lei) che sappia cogliere idee e suggestioni che provengono da intellettuali, industriali, imprenditori, scienziati, docenti. Teste pensanti che sanno cosa significa lavoro, sacrificio e impegno. E che sognano, al di là della loro appartenenza politica, una Calabria che finalmente alza la testa, cresce e offre prospettive ai propri giovani. Ci sono tanti progetti che vanno realizzati, c’è il Piano per il Sud che è un magnifico libro delle idee le cui pagine vuote vanno scritte da gente determinata e competente, questa volta con soldi veri da spendere. C’è l’innovazione dei giovani scienziati delle nostre straordinarie Università, c’è la passione di chi vuol mettersi in gioco pur avendo conquistato il successo nel lavoro e nell’impresa: Presidente Jole, anche qui potrebbe avere qualche imbarazzo nella scelta, ma si fidi dell’istinto di donna che, in genere, non sbaglia mai.

Questa si chiama svolta. La odieranno i suoi ex-sodali pentiti di averla appoggiata e sostenuta fino alla vittoria elettorale, ma cosa deve temere? Avrà il consenso della gente comune, di chi l’ha votata convita e chi chi le ha negato il voto, costretto felicemente a ricredersi. La sua esperienza politica, Presidente Jole, l’aiuterà a fare il “colpaccio” che nessuno si aspetta. E quale migliore presidente del Consiglio del capo dell’opposizione? Pippo Callipo sarebbe la magnifica guida di un’assemblea impegnata, ripetiamo, in modo trasversale,  a cercare e trovare il meglio del meglio per la Calabria… Accidenti, stiamo correndo troppo. Fermiamoci. Tra sogni e immaginazione, rischiamo di far perdere il filo o di confondere le idee. È solo una provocazione – lo ammettiamo – ma non si sa mai. Lo scopriremo tra pochi giorni. Auguri, Presidente Jole. (s)

 

 

Vibo, ultima tra le ultime, insegue la rinascita
È il simbolo di quella Calabria che può farcela

di SANTO STRATI – Ultima tra le ultime, per qualità della vita e per reddito pro capite: Vibo Valentia sembra a prima vista l’emblema di una Calabria arretrata che non riesce a emergere. E invece, la cura della sindaca Maria Lìmardo (al Comune dallo scorso giugno) sta dando i suoi frutti: diminuito il debito ereditato dai precedenti dissesti, minori spese, maggiore attenzione per i cittadini e rilancio della città. Il percorso della prima cittadina si basa su un semplice obiettivo: rigenerazione urbana, che sottintende  – sottolinea la sindaca – rigenerazione sociale. È bella questa parola, rigenerazione. L’ha usata il sindaco di Cosenza Mario Occhiuto con concreti e tangibili risultati, la riusa con convinzione Maria Lìmardo, una donna dolce e pacata, dotata di grande determinazione, che punta alla concretezza, nel segno della legalità, condizione essenziale in Calabria perché arrivino risultati positivi per la gente. Una donna del fare, l’amministratore che guarda al bene comune e vuole coinvolgere i cittadini nel suo progetto. Un progetto comune equivale a un risultato assicurato: il welfare, il vivere bene non è obiettivo impossibile, Vibo non è l’anticamera della città-fantasma. Anzi, al contrario, bisognerà guardare a questa città che insegue la rinascita e prenderla come modello. È il simbolo di quella Calabria che ce la può fare, se si uniscono intelligenze e determinazione, se si riprogetta una città secondo canoni che devono legarsi alla bellezza e al decoro urbano, nel rispetto della legalità e della correttezza amministrativa. Ci sono anche qui cumuli di spazzatura un po’ dovunque, problema ormai tutto italiano: non è un bel biglietto da visita per una città che punta al decoro, ma servono interventi e soluzioni immediate che i comuni da soli non possono affrontare. Servirà un piano regionale per la valorizzazione dei rifiuti: noi paghiamo per stoccarli, gli altri ci fanno i soldi investendo in termovalorizzatori. Ce ne occuperemo in altra occasione, oggi parliamo di come cambia questa città.

Vibo ha un suo fascino particolare, un patrimonio archeologico ancora tutto da scoprire, ha angoli inesplorati con un mare da favola e un porto da cui far decollare un’idea di sviluppo che guarda al turismo come risorsa insostituibile. È una provincia dimenticata, fino a ieri, colpevolmente trascurata, fatalmente in primo piano con le inchieste di mafia di Gratteri e degli altri magistrati di cui la Calabria deve andare fiera, ma proprio per questo dentro di sé trattiene e rivela una grande forza che le può permettere il sospirato decollo. E l’obiettivo di far diventare Tropea la capitale italiana della cultura del 2021 non può far altro che alimentare questa convinzione, per la capacità di poter attrarre, con la magnifica reputazione mondiale della perla del Tirreno, interessi che prima di travalicare oceani e monti spingano gli italiani a scendere in Calabria per scoprirla nelle sue meraviglie. È una sfida anche questa che la Presidente Santelli dovrà impegnarsi in prima persona a portare alla vittoria finale.

Vibo è la città che vanta due capitani d’industria famosi nel mondo, che hanno esportato il loro marchio mostrando come la Calabria non è terra di malaffare, come viene malignamente disegnata da certa stampa, bensì di eccellenze e di capacità. L’impero di Caffo (guidato con grande competenza da Nuccio, figlio dell’ancora intraprendente Pippo) non solo ha conquistato col suo nome interi continenti, ma sta facendo importanti acquisizioni che vanno a rafforzare il brand e qualificare ulteriormente una solida capacità gestionale. E lo stesso vale per l’altro Pippo vibonese, Callipo, adesso prestato alla politica nel ruolo di capo dell’opposizione alla Regione, che nell’agro-alimentare ha fatto crescere la sua straordinaria industria del tonno (e non solo) conosciuta in tutto il mondo. Che strana contraddizione: due industriali tra i più importanti d’Italia, in uno stretto fazzoletto di terra, eppure Vibo risulta la città più povera e derelitta d’Italia. Cambiare questa immagine non è impresa impossibile, si diceva prima, ma per farlo serve ricostruire una reputazione che la città merita. Amministrativamente, i dati preliminari del bilancio, diffusi proprio ieri, indicano, pur con lo spettro di un dissesto precedente di difficile soluzione, che ci sono segnali positivi: meno spese, più risparmi e più investimenti per il bene comune dei cittadini. Un percorso virtuoso che la sindaca Lìmardo mostra di saper portare avanti con la fierezza tipica dei calabresi e l’orgoglio dell’essere donna: ci facciano un pensierino i cittadini di Reggio che a fine maggio andranno a scegliere il nuovo sindaco (o riconfermare l’attuale): una sindaca anche a Reggio, sul modello della Lìmardo, sarebbe una magnifica sfida al riscatto (im)possibile. Governare bene si può, e se donna si riesce a governare anche meglio, come succede a Vibo.

Abbiamo parlato con Maria Lìmardo alcune settimane fa, ma l’intervista non ha perso niente in attualità. Fatevi un giro a Vibo e alla sua Marina, difficile non accorgersi dell’aria nuova che si comincia a respirare. È un ulteriore segnale di una terra, la nostra, che non s’arrende mai, nemmeno davanti alle classifiche del Sole 24 Ore.

– Sindaca Lìmardo, Vibo è ultima per qualità della vita, ultima per reddito pro capite, ma non ultima come città. Cosa si può e si deve fare?

«C’è molto da fare, per la verità. Noi registriamo queste classifiche del Sole 24 Ore che riteniamo abbastanza discutibili per la verità perché riteniamo che gli indicatori non sempre siano esatti, ma soprattutto non rendano il merito della bellezza dei nostri luoghi e delle potenzialità dei nostri luoghi. Certo, ne prendiamo atto e io, già dal momento della campagna elettorale, mi sono premurata di studiare questi indicatori, li ho spacchettati e ho individuato per macroaree le zone principali nelle quali bisogna incidere, nelle quali bisogna spiegare il nostro intervento».

– Lei ha trovato una città per certi versi sconquassata dal punto di vista politico, quindi la ricostruzione, chiamiamola così, sta seguendo un certo iter. Da ultimo, l’inchiesta di Gratteri ha portato in primo piano Vibo come centro nevralgico della ‘ndrangheta. Come si può fronteggiare una situazione di questo genere là dove va ricostruita evidentemente una reputazione che la città ha perso e che invece merita di avere?

«Dev’essere ricostruita, lei ha detto bene, la reputazione, della nostra città. È un punto di partenza e un punto di forza della mia amministrazione. Nel corso di una recente riunione del Consiglio comunale ho fatto il punto della situazione: c’è da dire che l’indagine ha scoperchiato parecchio e ha interessato anche la burocrazia del municipio, ma ovviamente non ci scoraggia perché ancor prima di essere eletta io sapevo bene di dover avere a che fare con una città difficile. Difficile da un punto di vista burocratico e amministrativo, difficile nelle sue condizioni oggettive, difficile per le inchieste che già allora si diceva man mano che andavano avanti. Però, noi abbiamo avuto sin da subito ben chiaro quale fosse il nostro percorso. Un percorso di legalità, un percorso di procedimentalizzazione degli atti, un percorso di trasparenza e correttezza amministrativa. E in questa direzione abbiamo assunto numerosi atti, perché le amministrazioni parlano per il tramite dei propri atti innanzitutto e per il tramite dei fatti concreti che questi atti poi dispiegano».

– Generalmente si chiede “cosa farà nei primi 100 giorni”. I suoi primi cento giorni sono già passati: è già in grado di fare un piccolo bilancio di cosa ha trovato e di cosa ha cambiato?

«Io credo che noi, nei primi cento giorni e ormai siamo andati oltre, abbiamo fatto una piccola rivoluzione, abbiamo già messo in campo e dispiegato qual è il nostro intendimento per i futuri anni. Ci siamo molto dedicati al decoro cittadino, abbiamo puntato soprattutto sul coinvolgimento delle energie positive della città. Non si era mai verificato che tutte le associazioni fossero invitate all’interno della città, nella sala del Consiglio comunale per discutere insieme con noi delle problematiche della città, per ascoltare direttamente dalla voce delle associazioni e dunque dei cittadini quali siano i punti critici, le note dolenti e quali fossero i suggerimenti per intervenire. In questo senso io credo che noi abbiamo già fatto una buona rivoluzione. Vi è poi da dire un’altra cosa, che ci siamo ritrovati in una condizione di dissesto finanziario, perché la città di Vivo Valentia proviene da un vecchio dissesto. Nel 2013 ha dichiarato il dissesto finanziaria che ancora purtroppo non si è risolto. Abbiamo approvato un piano di riequilibrio per spalmare, per pianificare questo debito che pesa come un macigno sulle casse comunali e sulle possibilità di sviluppo della nostra comunità. Abbiamo un debito di ben 25 milioni di euro che abbiamo pensato di pianificare nei prossimi cinque anni».

– Sono in arrivo risorse aggiuntive di circa due milioni, però dal prossimo anno. Come mai questo ritardo nell’erogazione di questo finanziamento speciale?

«Questo finanziamento lo abbiamo ottenuto grazie all’interessamento del sen. Mangialavori che, ovviamente ringrazio a nome mio personale e della città ancora una volta. Credo che ci siano state difficoltà a livello di finanza centrale, la legge finanziaria, evidentemente, non consentiva la possibilità di una spendita immediata di questi importi, che sono stati quindi spostati al 2021. È certo che si tratta di un risultato straordinario per il sen. Mangialavori che lo ha ottenuto dai banchi dell’opposizione ed è altrettanto straordinario per la nostra città, perché le risorse che arrivano sono risorse vincolate, sono risorse di scopo. Arrivano risorse magari per riparare i tetti della scuola o per togliere l’eternit, arrivano fondi in direzioni ben precise, ben finalizzate. La città non solo ha bisogno di questi fondi, ma ha bisogno anche di altro, ha soprattutto bisogno di rigenerarsi sul piano urbanistico, sul piano del decoro, sul piano della bellezza. Perché accanto alla rigenerazione urbana cammina di pari passo la rigenerazione sociale della nostra comunità. È quindi di assoluta importanza che questi importi che sono liberi siano destinati per gli effettivi bisogni della città. Noi ci aspettiamo e crediamo che con l’utilizzo di questi due milioni di euro la città possa definitivamente cambiare volto»

– Vibo è famosa per avere nel suo territorio due industriali che hanno esportato il loro marchio, il loro brand, quasi dovunque nel mondo. Parliamo di Caffo e di Callipo. Secondo lei Vibo ha più vocazione industriale o più vocazione turistica?

«Se c’è un’impresa che funziona a livello industriale bisogna non solo lasciarla dov’è ma bisogna addirittura coccolarla. Per cui credo che se c’è una fetta d’industria che cammina, che produce, che dà posti di lavoro, crea sviluppo, dev’essere mantenuta e direi coccolata. Altrettanto la vocazione turistica del territorio è assolutamente innegabile: Vibo Marina è la porta naturale verso la Costa degli dei ed è l’approdo principale per questo tratto di costa. Noi siamo assolutamente convinti che la molla turistica possa costituire una molla di riscatto economico».

– Un’altra prerogativa di questa città è il porto. Come pensa di poterlo rilanciare e con quali prospettive?

«Credo che abbiamo prospettive concrete, seriamente concrete. È ovvio che non è la città di Vibo Valentia che potrà con i suoi fondi procedere alla ristrutturazione del porto e al suo rilancio, però abbiamo inserito il porto di Vibo Marina all’interno dei cosiddetti Cis, i contratti istituzionali di sviluppo che abbiamo già licenziato come Giunta in relazione ai quali si terrà da qui a breve un tavolo romano. E abbiamo proprio portato al centro di questo contratto il porto, nella convinzione che proprio da lì possa lo sviluppo di tutto il territorio».

– Una scala di priorità degli interventi che la sua amministrazione intende portare avanti?

«Credo di aver già detto di essere assolutamente convinta che la priorità per la mia città vada nella direzione della sua rigenerazione urbana, quindi a cominciare dalla pulizia, dal decoro, dalla bellezza della città. Perché solo così facendo la città non solo riprende il suo ruolo prestigioso che ha sempre avuto, ma gli stessi cittadini appartenendo a una comunità così rigenerata, così bella, nella quale è piacevole vivere, si sentono più elevati, anche da un punto di vista culturale. Del resto sono convinta che la migliore opera pubblica che un’amministrazione possa lasciare alla propria comunità non sia quella fatta di cemento armato, bensì sia quella della partecipazione attiva dei cittadini alla vita della città». (s)

9 marzo: al lavoro il nuovo Consiglio regionale
ma il web istituzionale è fermo al 6 dicembre…

di SANTO STRATI – Il calabrese perbene che il 26 gennaio scorso è andato a votare, scegliendo secondo il proprio convincimento o quasi, si chiede giustamente cosa è successo in Regione durante il mese di febbraio. Cos’hanno fatto i vecchi consiglieri, ormai ex, e cosa non hanno potuto fare i nuovi, perché non ancora insediati. Non è una domanda polemica, leziosa o retorica. Giustamente l’elettore che ha visto premiate le sue scelte o deluse le sue aspettative ha diritto di domandarsi se trenta giorni di forzata inattività non siano effettivamente troppi. Così come, lo stesso elettore si domanda, dopo il bell’exploit dei due assessori esempio di legalità e competenza, perché la Presidente Santelli impieghi tanto a indicare gli altri assessori.

La risposta che si può tentare di dare, scimmiottando una famosa battuta di Humphrey Bogart entrata nella storia, “è la politica, bellezza, e tu non puoi farci niente”. In realtà il vecchio Bogey, paladino della libertà di informare, si riferiva alla stampa e non alla politica, ma poco importa, il concetto è lo stesso. Però, mentre si può accettare – con riserva – tale irresistibile dichiarazione per il meccanismo di scelta degli assessori (le famose manovre di Palazzo esistono, eccome!) per la convocazione del Consiglio, un interregno di nullità che dura 42 giorni è difficile da digerire. Jole Santelli, comunque, in settimana presenterà la nuova Giunta, al completo, prima del 9, quando il nuovo Consiglio si insedierà ufficialmente e comincerà a lavorare…

Appare, però, intollerabile l’assenza di informazioni da Palazzo Campanella, nel caso il cittadino perbene decida di consultare il sito-portale del Consiglio regionale. Bene, vi risparmiamo la fatica che risulterebbe inutile e frustrante: l’ultima informazione utile risale alla convocazione del Consiglio del 6 dicembre (ripetiamo 6 dicembre) e non c’è traccia degli eletti che andranno a occupare gli scranni di Palazzo Campanella. Per conoscere gli bisogna andare sul sito-portale della Giunta, ma in nessuna parte del web del Consiglio è indicato né c’è un link che aiuti ad arrivarci subito. Questa è totale mancanza di rispetto per il contribuente che paga i cospicui stipendi di giornalisti e funzionari addetti e si ritrova un sito web inutile: diciamo la verità, questa cosa non si può digerire. E non è un problema di queste settimane, è un problema storico. Che, per correttezza, occorre dire, riguarda anche il sito-portale della Giunta: anche qui, nel passato, oltre alle “laudatio” continue sui viaggi e gli spostamenti (auto)promozionali del presidente e qualche (pur lodevole) iniziativa di qualche assessore, il calabrese che avesse voluto avere qualche riga “ufficiale” sugli eventi della sua terra avrebbe trovato il vuoto assoluto. Stesso discorso vale per i social, poco e male utilizzati, salvo le comunicazioni via twitter sul coronavirus di queste settimane. Su instagram l’ultimo post (una bellissima immagine dell’Arcomagno a San Nicola Arcella) risale a 20 settimane fa (ottobre 2019). E non parliamo di Facebook: se cercate la pagina ufficiale della Regione è misteriosamente scomparsa…

Per contro, bisogna, però,  rilevare che la nuova linea informativa adottata dalla Presidente Santelli risulta puntuale, asciutta e, per questa ragione, ancor più accettabile. Ma non risolve il problema. Il nuovo Presidente del Consiglio, ma crediamo tutta l’assemblea regionale, dovrebbe prendere di petto la questione comunicazione attraverso il web e i  social per instaurare un rapporto proficuo con i propri “governati”. È tutta la politica di informazione regionale che andrebbe messa in discussione e non si vengano ad avanzare subito richieste di ampliamento (personale ce n’è a sufficienza da far invidia a numerose storiche aziende editoriali che fanno miracoli con poche risorse), perché così com’è il prodotto digitale che viene messo a disposizione dei calabresi è inadeguato e di nessuna utilità.

La home page del portale della Giunta regionale della Calabria
La home page del portale della Giunta regionale della Calabria

Non serve a dare un’immagine positiva della Calabria nei confronti del forestiero che vorrebbe saperne di più, non brilla di efficienza nei confronti dei milioni di calabresi nel mondo che non trovano niente che possa far apprezzare il lavoro di presidente, consiglieri e assessori, non stimola meno che meno il turista curioso disponibile a farsi attrarre dalla regione. E qui si obietterà «sei in torto, mio caro, ci sono i portali turistici appositi promossi dalla Regione». E peggio mi sento, direbbe l’elettore già probabilmente pentito delle sue scelte. Non sappiamo a quali logiche di comunicazione rispondano i siti tematici dedicati ad attrarre turismo in Calabria. Ci fu – ricordiamo per chi lo avesse dimenticato – la penosa animazione promozionale (?) dei Bronzi voluta dal presidente Scopelliti (roba da vergognarsi in eterno), ma i nuovi portali del turismo dovrebbero offrire molto di più. Prendiamo Turiscalabria (appena rinnovato?) che non risulta indicato da nessuna parte nei portali di Consiglio e Giunta. Chi glielo dice al forestiero che il munifico nome del sito turistico calabrese da cercare è proprio questo? Oltre a un bel filmato muto, ha un po’ di informazioni sparse e permette persino agli anziani di pianificare il viaggio perfetto, ovvero 15/25 righe per località e via andare. L’estrema sintesi del web! Epperò è anche in inglese e in tedesco. E ci si arriva anche via Facebook (che almeno viene aggiornato di frequente). E questo sito dovrebbe attrarre milioni di turisti? Ci sia consentita una rassegnata perplessità.

La home page del portale Turiscalabria
La home page del portale Turiscalabria che dovrebbe promozionare l’offerta turistica

E se si pensa che sono costati bei quattrini ci si arrabbia di più. Qualcuno osserverà che forse alcuni siti sono stati realizzati in house  utilizzando risorse interne, ma subito corre l’obbligo di sfatare il mito del risparmio col “fatto in casa”. La realizzazione di un sito con finalità di informazione, di attrazione turistica, di promozione culturale, non è roba da affidare alle risorse interne (salvo che non ci siano professionalità inespresse) ma su cui è necessario investire, nella piena limpidezza dell’assegnazione degli incarichi, non tanto, ma tantissimo. Sarebbero soldi spesi bene, perché il cosiddetto feedback positivo che ne deriverebbe ripagherebbe largamente i costi.

Se si va a guardare quello che fanno le altre regioni in fatto di comunicazione web e attraverso i social, non c’è comunque da stare allegri e pieni di ammirazione ma questa non è una buona ragione per non cominciare a invertire la rotta, ovvero proporre modelli che gli altri possano invidiarci (e non sarebbe la prima volta). Perché la comunicazione istituzionale non è una cosa seria, è una cosa serissima e va curata con la massima diligenza, rivoluzionando le pigre abitudine di chi attualmente gestisce o cura le pagine istituzionali della Regione Calabria. E sarebbe anche una bella opportunità per testare le tante professionalità di giovani calabresi che del web hanno fatto una professione, con competenza ed entusiasmo, ma poca soddisfazione dal punto di vista economico in una terra poco attenta alle capacità locali.

Non se ne abbiano a male i colleghi degli uffici stampa regionali, ma il servizio che si offre ai calabresi è inadeguato. E non basterebbero decine di pagine per indicare (cattivi) esempi di assenza di informazione. Siccome a tutto c’è rimedio ci permettiamo di suggerire alla Presidente Santelli (che appare molto sensibile al problema reputazione) e al futuro Presidente del Consiglio di farci una seria riflessione e trovare le opportune soluzioni. Manca, alla base, l’idea stessa di comunicazione. Non toccherebbe a noi dirlo, ma – poiché non abbiamo alcun interesse al di fuori del bene della Calabria – lo scriviamo senza riserve. Il biglietto da visita istituzionale che il sito web dovrebbe costituire non può essere fatto col ciclostile (i giovani non sanno nemmeno cos’era: si stampavano i fogli parrocchiali e quelli studenteschi in grande economia, usando la macchina per scrivere e dei fogli incerati), ma dovrebbe essere su cartoncino lucido (passateci l’analogia) di ottima realizzazione, come quelli che si conservano perché tanto belli da guardare. Non si pretende che i giornalisti della Regione facciano i grafici o inventino soluzioni di design avanzato, loro devono fare comunicazione e informazione (e la sanno fare), ma occorre che ci sia coordinamento per riempire in modo intelligente e costante un portale di notizie utili e che interessano tutti i calabresi, da quelli dell’ultimo borgo di montagna ai nostri conterranei emigrati a Toronto, in Australia o in qualsiasi altra parte del mondo. La comunicazione deve diventare un pallino fisso per il nuovo Consiglio: è un nostro modesto consiglio che, siamo certi, qualche consenso tra i cittadini-elettori-contribuenti finirà per trovarlo. (s)