LAMEZIA – In scena Giò di Tonno con “Due di cui uno”

In scena domani sera, al Teatro Grandinetti di Lamezia Terme, lo spettacolo Due di cui uno di Giò di Tonno.

Lo spettacolo rientra nell’ambito della rassegna teatrale Vacantiandu promossa dalla compagnia I Vacantusi e cofinanziato con risorse PAC 2014/2020 Asse VI Azione 6.8.3 ambito 1.6.

«Due di cui uno è uno spettacolo variegato, fra musica e cabaret, in cui le canzoni sono il pretesto per raccontare la vita di tutti e i cambiamenti della società», racconta lo stesso Di Tonno.

Spazio così ai grandi successi dei big della musica italiana nel mondo come Mina, Claudio Baglioni, Mino Reitano, Lucio Dalla e degli autori dei brani più amati (come Maurizio Costanzo).

E poi le applauditissime imitazioni di Franco Califano, Gino Paoli e Riccardo Cocciante.

Proprio a quest’ultimo deve la sua popolarità l’attore, poiché «dopo un anno intero di estenuanti provini mi scelse per interpretare Quasimodo, a quel punto avevo ormai assunto la posizione da gobbo e lui mi disse “Mi hai emozionato, ma sai cantare anche eretto?».

Non resta che prendere posto, lasciarsi sorprendere e divertirsi. (rcz)

POLISTENA (RC) – Gli appuntamenti fino al 31 ottobre di Dracma

È un fine mese all’insegna delle arti, quello che Dracma – Centro Sperimentale d’Arti Sceniche ha in programma con la rassegna Teatro Chiama Terra, all’Auditorium Comunale di Polistena.

Un cartellone ricchissimo quello di Dracma, che è un viaggio nelle arti tra musica, danza, prosa, teatro per famiglie, dove trovano spazio grandi nomi del teatro italiano e giovanissimi artisti già affermati che si avvicenderanno nel corso di questi mesi sul palcoscenico di Polistena, con pièce riconosciute e apprezzate dalla critica nazionale e dal grande pubblico.

Una stagione ambiziosa e contemporanea che rinnova l’urgenza di tenere uno sguardo attento alle nuove proposte del teatro contemporaneo ampliandolo alle proposte offerte del mondo della danza e della ricerca in ambito musicale, in un’ottica di creazione continua di nuovo pubblico e di contaminazione dei linguaggi scenici.

Domani sera, infatti, è in programma Peppino Mazzotta in Radio Argo: una produzione Rossosimona, vincitore del premio dell’Associazione Nazionale dei Critici di Teatro 2001 e del Premio Annibale Ruccello 2012. Una coraggiosa impresa drammaturgica che è una densa partitura con una forte evocazione libertaria e ribelle che risulta tuttavia, miracolosamente fedele ai materiali classici di riferimento.

Il 29 ottobre al via la sezione dedicata alla danza in collaborazione con Ramificazioni (unico riconosciuto dal MIC) il festival della grande danza d’autore. Arriva Albatros: l’opera del coreografo argentino Pablo Ezequiel Russo, Premio Cerati 2022. Traendo ispirazione dalla teoria cyborg della biologa e filosofa Donna Haraway, l’intera danza sfrutta l’androginia e la somiglianza dei performer per inaugurare un nuovo modo di pensare l’identità sessuata, superando la maniera dualistica di contrapporre il maschile al femminile.

Il 31 ottobre infine il concerto di Antonello Salis & Simone Zanchini: due funamboli della fisarmonica e prestigiatori dell’improvvisazione, artisti protagonisti assoluti della scena jazz internazionale. (rrc)

COSENZA – Al Teatro dei Fliaci il reading music sul libro di Antonella Perrotta

Mercoledì 25 ottobre 2023 alle ore 17.30 presso la suggestiva sede del Teatro dei Fliaci in via Silvio Sesti n. 15 (già Via Sicilia), a Cosenza, Associazione Confluenze aps presenterà il reading music tratto dal romanzo “Malavuci” (edito da Ferrari Editore nel 2022), secondo romanzo che la scrittrice calabrese Antonella Perrotta ha pubblicato, dopo il successo d’esordio di “Giuè” del 2019.

La vicenda si svolge nell’anno 1919, in un immaginario borgo calabrese, San Zefiro, uguale a tanti altri borghi che popolano la nostra regione, dove spira sempre il vento, un vento che porta con sé le voci dei sanzefiresi, con la loro meschinità e cattiveria, con un falso e apparente perbenismo che tende all’omologazione, all’approvazione degli altri, a una finta normalità e che condanna il “diverso”, sia esso una fimminedda, una prostituta o una forestiera.

Lo sanno bene Antonio e Sasà, protagonisti di un dramma familiare raccontato con amara ironia. L’unico modo per sfuggire ad un destino di subdole persecuzioni è partire o rinchiudersi in sé stesso.

“Malavuci”, offre molti spunti di riflessione e sarà l’autrice stessa, in una forma molto accattivante, a leggerne le parti più significative, accompagnata dall’organetto di Antonio Grosso, sostituendosi al cantastorie da lei ideato per narrare, in modo un po’ distaccato, le vicende portate dal vento di San Zefiro, questo paesino sospeso nel tempo e che il tempo sgretolerà, lasciando solo qualche traccia della sua esistenza.

L’evento culturale sarà introdotto da Luca Di Pierno, direttore didattico del Teatro dei Fliaci; dialogherà con la scrittrice la conduttrice radiotelevisiva Adriana Paratore. Toccherà a Francesca Daniele, presidente dell’Associazione Confluenze Aps, trarre le conclusioni di quello che si preannuncia un interessante e coinvolgente pomeriggio di lettura, musica, parole, cultura. (rcs)

REGGIO – Martedì in scena “Questioni ereditarie”

Martedì 24 ottobre, a Reggio, alle 19.30, al Teatro dell’Istituto Comprensivo “De Gasperi-Catanoso”, in scena in anteprima nazionale Questioni ereditarie della Compagnia Scena Nuda.

Liberamente ispirato al testo shakespeariano, è diretto da Andrea Collavino e vede in scena Mattia Bartoletti Stella, Alvise Camozzi, Federica Di Cesare, Filippo Gessi e Teresa Timpano. Interpreti che, insieme al regista, hanno costruito, in tre mesi di lavoro sul tema, la drammaturgia che ha portato alla creazione della nuova produzione.

«Re Lear giunto alla vecchiaia cerca un modo dignitoso per uscire di scena – ha dichiarato Andrea Collavino, nelle note di regia – divide il regno in tre parti dando a ciascuna delle tre figlie la parte spettante, in cambio della migliore dichiarazione del proprio amore per il padre. Ma la più giovane delle tre, Cordelia, la più amata, si oppone a questa richiesta scatenando l’ira di Lear, che la disereda dividendo tra le altre due sorelle Gonerill e Regan la sua parte. Può l’amore essere diviso? Può avere una quantità finita come una mela o una terra? Possiamo lasciare agli altri le decisioni mantenendo la dignità e l’onore? Cosa significa spogliarsi dei beni? Che cosa rimane di noi quando ci siamo liberati di tutto?».

«Quest’ultima domanda sta alla base del nostro lavoro – ha concluso –, in cui ci siamo presi il lusso di fondere frammenti del testo di Sheakespeare e testi e scene originali provenienti da tutti noi. Un re nel suo delirio di onnipotenza cerca di uscire dal solco tracciato dalla cultura secolare e scatena una tempesta, grazie alla quale capisce che cosa sia la natura dell’uomo, l’uomo in sé. Abbiamo seguito il suo esempio raccogliendone l’eredità, uscendo dal solco tracciato dalla tradizione e cercando di ritrovarlo con un tradimento. Un collage di impressioni, di appunti, frammentario, allusivo, che cerca di restituire la natura lussureggiante di questa opera senza tempo». (rrc)

RENDE (CS) – Il 30 ottobre il debutto a teatro de “Il terrore dentro me”

di MARIACHIARA MONACO – Può un’opera teatrale rappresentare la ruvida realtà che ci circonda?
Probabilmente sì. È il caso de “Il terrore dentro me”, opera prima di Mattia Filice, giovane regista e sceneggiatore cinematografico e teatrale, che verrà portata sul palco il prossimo 30 ottobre, presso il Cinema Garden di Rende.

«Questo spettacolo è nato perché ho sempre visto il teatro come un quadrato mai smussato, come un qualcosa di molto formale – racconta – cerco sempre di sperimentare e di creare qualcosa di particolare, per questo motivo ho pensato ad un prodotto horror con delle piccole perle di drammaticità».

In un mondo ovattato, dove spesso le informazioni vengono filtrate e trasformate in aria per far volare palloncini intrisi di modernità, l’opera in questione si propone di fungere da ago, così da portare alla luce la veridicità delle immagini. Perché il terrore non è tangibile ma si vede, ci circonda e spesso è anche dentro di noi. Fratello della paura e cugino dell’ingiustizia, mette in crisi le certezze rassicuranti dello spettatore, ponendolo di fronte a una dissoluzione sempre più evidente e nauseante della morale condivisa.

Al centro c’è l’uomo, che diventa demone a causa delle numerose crepe sulla pelle e sul cuore, mostrando il suo lato più feroce, che però può essere esorcizzato e sconfitto attraverso una consapevolezza che ci accompagna fin da bambini, quella del bene che vince sempre sul male.

Lo spettacolo è antologico: si alterneranno sulla scena sei storie differenti, con personaggi differenti. Ad accomunarle sarà l’esplosione di un terrore estremamente reale e mondano, da far tremar le vene e i polsi.
«L’intento è quello di fare uno spettacolo horror, ma allo stesso tempo di sensibilizzare le persone che lo guardano».

Si tratta di un’opera che nasce dal desiderio d’inserire tematiche difficili in maniera efficace, emozionando e facendo riflettere, in una serata diversa da tutte le altre.

Ma com’è passare dal mondo cinematografico a quello teatrale?
«È stato difficile, anche la gestione degli attori è totalmente differente e all’inizio ho fatto un po’ di fatica. C’è stata poi la necessità di creare effetti visivi all’interno dell’opera, un’altra novità che ho deciso di mettere in campo coraggiosamente», racconta.

L’obiettivo è dare vita alle cose, un modus operandi presente in tutte le creature di Matteo, dall’ultimo fumetto “Sickaboom: la rivincita dei perdenti”, fino ai corti che ha girato in passato, seguendo lo stesso schema.
«All’inizio non volevo fare il regista, ma l’attore – confessa – la scintilla è scoccata appena ho visto “Shining” di Kubrick. Da lì è nata la passione per la creazione».

L’arte come Pharmakon, che allevia tutti i mali terreni e rende immortali.
«Vorrei essere ricordato per il mio contributo, positivo/negativo che sia, l’importante è che se ne parli. Creare nuove vite, tessere delle storie, per poi regalarle agli altri e renderle sempre accessibili».

Un professionista giovane, con tanti altri progetti che già bollono in pentola: «Non riesco mai a stare fermo – confessa – attualmente sono in produzione con un cortometraggio d’animazione in tecnica mista, insieme a me lavorano a questo progetto circa 25 persone, ovviamente li saluto e li ringrazio tutti uno per uno. Mentre a gennaio partirò per girare un documentario, ma non posso svelare ancora nulla».

Insomma, tante idee che prenderanno forma. Senza dimenticare “Il terrore dentro me”, così da poter viaggiare con la mente, pur restando con i piedi per terra. (mm)

LAMEZIA TERME (CZ) – “I 4 desideri di Santu Martinu” di Dario De Luca in scena al Grandinetti

Due strani viandanti, un cantastorie e un musico, venuti dal Medioevo o dal futuro, occupano uno spazio circolare per narrare una storia salace e iperbolica che appartiene all’umanità di ieri, di oggi e di domani: il desiderio di una donna e di un uomo portato a vette parossistiche e assurde di grande godibilità.

“I 4 desideri di Santu Martinu”, una produzione Scena Verticale, è una riscrittura, in dialetto calabrese, liberamente tratta da alcuni fabliaux anonimi medievali, e parte da uno spunto – quello dei desideri concessi per volontà soprannaturale e sprecati per stupidità o cattiveria – presente in tutte le letterature. In Occidente, nell’ambito fiabesco, questo tema lo si ritrova in La Fontaine, Perrault e nei fratelli Grimm.

Dario De Luca, riscoprendo la letteratura popolare oscena del XII e XIII secolo, presta corpo e voce a questo racconto folle e divertente. La lingua utilizzata è una lingua calabrese inventata per la scena: un pastiche suggestivo che, come un organismo vivente in continua evoluzione e cambiamento, risente delle decine di influenze dialettali ricevute dall’autore nel suo percorso artistico da autori e poeti calabresi del passato e contemporanei; con echi che vanno dalle lingue della pre-Sila a quelle delle Serre cosentine, fino a sonorità provenienti dai borghi calabro-lucani del Pollino.

Le musiche, messe in campo da Gianfranco De Franco, ci immergono in timbriche instabili e sfuggenti che odorano di caminetto e di vino; che evocano tarante e valzerini sghembi che furono e che saranno.

“I 4 desideri di Santu Martinu” si rifà a quei brevi racconti in versi, sorti alla fine del XII secolo, le cui origini vanno ricercate nella tradizione classica latina e greca. Vi si narravano storie comiche e spesso oscene in toni crudamente realistici o satirici. Il genere influenzò autori come Rabelais in Francia e Boccaccio in Italia.

L’evento è inserito nella rassegna Calabria Teatro promossa dalla compagnia teatrale I Vacantusi con la direzione artistica di Nico Morelli e Diego Ruiz, 𝑓𝑖𝑛𝑎𝑛𝑧𝑖𝑎𝑡a 𝑐𝑜𝑛 𝑅𝑖𝑠𝑜𝑟𝑠𝑒 𝑃𝑆𝐶 𝑃𝑖𝑎𝑛𝑜 𝑑𝑖 𝑆𝑣𝑖𝑙𝑢𝑝𝑝𝑜 𝑒 𝐶𝑜𝑒𝑠𝑖𝑜𝑛𝑒 6.02.02. (rcz)

CASTROVILLARI (CS) – Sabato in scena “Freevola”

Sabato 21 ottobre, a Castrovillari, alle 21, al Teatro della Chimera, è in programma lo spettacolo Freevola – Confessione sull’insostenibile bisogno di approvazione di e con Lucia Raffaella Mariani, prodotto da Trento Spettacoli, con il sostegno di Potenziali Evocati Multimediali.

L’evento rientra nell’ambito di Impollino, rassegna di teatro, musica e danza giunta alla quinta edizione e organizzato dall’Associazione Chimera.

Siamo fragili narcisi desiderando una sola cosa: essere visti perché l’essere visti attesta il nostro stare al mondo. Io pensavo che questo spettacolo sarebbe stato sul tema della bellezza, non la ‘’bellezza’’ tipo salvata dai ragazzini, no no, proprio la bellezza, la gradevolezza visiva, la fregnitudine. Perché tutto ciò che scrivevo aveva a che fare con lo sguardo e il giudizio sul mio corpo, sulle mie imperfezioni. E non mi capacitavo del perché la bellezza mi premesse così tanto, non mi sembrava un argomento di ‘’ciccia’’… eppure, doveva esserci qualcosa, se mi provocava così tanta sofferenza. 

Andando avanti ho capito che questo spettacolo voleva parlare di quello di cui tutti gli esseri umani vogliono parlare: il bisogno di amore, ma nello specifico nel mio caso: di quanto cerchiamo l’amore, nell’ammirazione, nell’approvazione che vogliamo conquistare da chi ci sta attorno. Quando ho capito questo, ho capito perché il tema della bellezza mi stesse così a cuore.

Ma cosa è bello? E perché? Quali sono i rapporti di potere che si nascondono dietro all’idea di bellezza? A cosa porta a livello emotivo e psicologico questo ininterrotto sorvegliare il proprio corpo? Quanto la ‘’cura del corpo’’ è una patologia, un’ossessione o un divertimento? E una volta che hai ottenuto la fantomatica ‘’bellezza’’, poi basta davvero ad essere felici? Ad essere ammirati? Ad essere amati?

Quali sono le conseguenze del modificare il proprio corpo, e il proprio vivere, per soddisfare lo sguardo esterno (E il proprio)? Come ci si relazione con l’insoddisfazione di sé? E con l’invidia? Quanta rabbia c’è? E come la società dei consumi influisce sullo sguardo delle persone sulle donne e delle donne sulle donne, e di ognuno su di sé? Si può uscire dalla logica di questo sguardo? Come? (rcs)

CATANZARO – Riparte la stagione del “Teatro Incanto”

Riparte la stagione del “Teatro Incanto” con l’obiettivo di fare teatro per tutto l’anno, e la voglia di riempire tante giornate con arte, cultura, emozioni e divertimento e con la necessità di sperimentare, improvvisare, inventare. La stagione “Domenica d’Incanto 2023” è un quadro colorato e allegro di tante tessere di uno stesso mosaico: ci sono gli spettacoli per bambini che piacciono ai grandi, ci sono i classici del teatro che la compagnia diretta da Francesco Passafaro ha portato in scena con passione e successo e che quest’anno ha deciso di rinnovare e rilanciare, e anche attualizzare (basta aspettare di vedere in scena “Napoli Milionaria” per capire). C’è questo e molto altro al Teatro Comunale, nel centro del centro storico di Catanzaro.

«Vogliamo far vivere il teatro tutto l’anno, estate e inverno, durante le festività e nella quotidianità che scorre, perché diventi luogo di incontro e socialità, occasione di confronto e riflessione, un luogo sicuro dove emozionarsi, divertirsi e intrattenersi, lasciando fuori le preoccupazioni, le tensioni e le paure della società che vive dietro lo schermo», afferma il direttore artistico del Teatro Incanto, l’attore e regista Francesco Passafaro nel presentare la stagione 2023-2024.

Teatro declinato e rivolto a tutte le generazioni, tanto che quest’anno il sabato è dedicato ai bambini con il Teatro Kids. «Dopo i sold out dello scorso anno e il grande successo in piazza d’estate, abbiamo pensato di voler fare di più – spiega ancora Passafaro – Abbiamo immaginato di vedere tutta la famiglia al Comunale: i genitori che si preparano, i nonni che trascorrono la domenica con i loro figli, i nipotini che non vedono l’ora di ricevere l’abbraccio dei loro affetti più cari. Si arriva a Teatro, al Comunale, si sceglie di prendere i popcorn e una bibita, si pensa di trascorrere due ore meravigliose, a tempo di musica e con delle scenografie splendide. Gli attori, piccoli e grandi, si sono impegnati molto, hanno messo tutto all’interno di questo spettacolo e sperano di coinvolgere gli spettatori, con la favola musicale più bella di sempre». E domani si parte proprio con “Aladin” alle ore 18.

Per la stagione di prosa, il “Teatro Incanto” ha preparato 7 spettacoli. Si parte domenica 22 ottobre, gli spettacoli sono sempre con inizio alle 18.30.

Domenica 22 ottobre 2023, “The Best Family – ‘A famigghja d’e besti”. In una commedia familiare coinvolgente, esploreremo dinamiche umane universali. Risate e tenerezza si intrecceranno in una trama commovente, ma ci saranno anche delle grandi sorprese che riguardano il modo di vivere dei nostri tempi. Regia e Testo di Francesco Passafaro.

Domenica 12 novembre 2023, “Aggiungi un posto a tavola”: Un musical coinvolgente che parla di amore, amicizia e speranza, portandovi in un viaggio emozionante e divertente. Testo Garinei e Giovannini, regia: F. Passafaro.

Domenica 17 dicembre 2023, “SSS Spettatori sulla scena 2”: Dopo il grandissimo successo della scorsa edizione, abbiamo voluto riproporre questo spettacolo particolare in cui gli spettatori possono interpretare sul palcoscenico il loro brano preferito, leggendolo oppure memoria. Uno spettacolo innovativo in cui il pubblico sarà il vero protagonista. Il confine tra palcoscenico e platea si dissolve in un’esperienza senza precedenti. Il Pubblico diventa protagonista.

Domenica 28 gennaio 2024, “Napoli milionaria!”: Un altro capolavoro di Eduardo De Filippo, che ti trascinerà nelle vicende di una Napoli piena di contraddizioni e personaggi indimenticabili. Testo di Edoardo De Filippo, regia di Francesco Passafaro.

Domenica 25 febbraio 2024, “Dui cambari e serbizzi… e u nunnu ‘mparaventu”: Un classico della commedia catanzarese, un’opera di Nino Gemelli, che ti catapulterà nella cultura e nelle tradizioni del luogo. Risate, situazioni esilaranti e una storia coinvolgente ti aspettano. Testo Nino Gemelli, regia Francesco Passafaro.

Domenica 28 aprile 2024, “Questi fantasmi!”: Un capolavoro senza tempo di Eduardo De Filippo, che ti condurrà in un mondo sospeso tra realtà e immaginazione. Profondi temi umani saranno affrontati con la maestria dello scrittore napoletano. Testo di Edoardo De Filippo, regia di Francesco Passafaro.

Domenica 16 maggio 2024. “Viva la Calabria!”. Un omaggio alle radici e alla cultura della Calabria, questa commedia sarà un viaggio attraverso le leggende, la musica e i personaggi storici della nostra regione. Testo e regia di Francesco Passafaro. (rcz)

MENDICINO (CS) – VI stagione Sguardi a Sud: il 15 ottobre va in scena “Spine”

Prosegue con successo la sesta edizione di Sguardi a Sud, la rassegna di teatro contemporaneo curata dalla compagnia Porta Cenere con la direzione artistica di Mario Massaro, il patrocinio del Comune di Mendicino e il sostegno della Fondazione Carical. Prossimo appuntamento da non perdere: domenica 15 ottobre (ore 18). A calcare il palcoscenico del Teatro Comunale di Mendicino sarà la compagnia Mana Chuma con lo spettacolo “Spine”. Un’opera che porta la firma di Massimo Barilla e Salvatore Arena. Il cast è composto da Stefania De Cola, Mariano Nieddu e Lorenzo Praticò. Scenografie di Aldo Zucco e musiche originali di Luigi Polimeni.

“Spine” nasce da una necessità espressiva profonda, dalla voglia di confrontarsi con una storia che si sviluppa partendo dai margini, dai vuoti spesso trascurati, dalla volontà di esplorare strade raramente percorse, sia in termini di drammaturgia che di ricerca linguistica. Uno spettacolo che sfida le convenzioni, che osa esplorare territori sconosciuti e nascosti. È un viaggio nella lingua e nella cultura del Sud Italia, un inno alla diversità e alla ricchezza delle sue radici. I dialetti si mescolano armoniosamente. Il sardo, il siciliano e il calabrese, lingue madri degli attori, si fondono in un linguaggio alto, intriso di vita e significato, lontano dall’ordinarietà del quotidiano. Le voci degli attori si intrecciano in un canto che parla di vita, di storie mai raccontate, di identità e di appartenenza.

Salvatore Arena e Massimo Barilla spiegano che: «Spine è l’anima di un luogo che non ha uscite, rinchiuso in sé stesso, imploso, eppure incapace di sparire, di annullarsi sotto la polvere del tempo, sotto l’accumulo dei gesti e delle parole. È un tentativo ciclico, un meccanismo chiuso, impossibile da scardinare, eppure fervido, agitato dall’interno, come un corpo da una febbre che ti esalta e ti consuma. E i tre personaggi – ombre che lo abitano, tra pasta ca faciola e pani e alivi, sono essi stessi questa febbre che si portano addosso, per sé stessi e per gli altri, troppo vivi per dimenticare, troppo evanescenti per perdonarsi e perdonare. Abbiamo immaginato un lavoro nella distanza tra i personaggi, un incedere automatico, un ripetere di azioni senza fine, un riempire e svuotare di bicchieri. Un andare e ritornare come ci fossero gli avventori ai tavoli, come se i personaggi si sentissero chiamati per davvero. Un arrestarsi di colpo, un restare in attesa come “incantesimati”, come pietra immobile attonita. Un alternarsi di riso e lacrime, una farsa che è tragedia. Un patetico tentativo filodrammatico di cunto».

L’attrice Stefania De Cola osserva che: «Questo spettacolo è il racconto di tre personaggi (forse fantasmi) che ripetono in modo ossessivo una storia che li ha resi testimoni. La storia “grande” quella di Otello, Cassio, Desdemona, Jago s’intreccia con la vita dei gestori della locanda. Pretesto per raccontare vuoti di una storia irrisolta. Per noi attori ogni replica è la scoperta di nuove forme di ricerca, verità e condivisione».

Mana Chuma, la compagnia diretta da Massimo Barilla e Salvatore Arena, racconta la storia contemporanea del Sud Italia. Spettacoli intesi come progetti di ricerca poetica e artistica finalizzati alla creazione di nuove forme di drammaturgia e teatro narrativo. Ricorrendo all’uso dell’italiano e del dialetto regionale, la compagnia realizza un’attenta ricerca sullo spazio e sulla sperimentazione di luoghi “altri” per il teatro. Lo spettacolo “Spine” che andrà in scena a Mendicino è finalista del Premio Ustica per il teatro 2003.

Il direttore artistico di Sguardi a Sud Mario Massaro: «Desidero esprimere la mia più profonda riconoscenza alla compagnia Mana Chuma.”Spine” è un viaggio attraverso l’animo umano, un’opera teatrale che ha sfidato i confini dell’immaginazione e ha spalancato le porte alla verità del racconto. Questo spettacolo ci consentirà di entrare e uscire da mondi profondi e misteriosi, di ridere sfrenatamente e lasciare spazio a un pianto primordiale, tutto mentre ci condurrà al nodo centrale, alla “spina” appunto. La capacità della compagnia Mana Chuma di catturare l’essenza della vita umana in tutta la sua complessità e vulnerabilità è stupefacente. Invito il pubblico ad esplorare il mondo del teatro con noi e a rimanere aperti alle emozioni e alle verità che solo il teatro può offrire». (rcs)

LAGO (CS) – Domenica lo spettacolo “1806, Invasione napoleonica a Lago”

Domenica 15 ottobre, a Lago, va in scena 1806, Invasione napoleonica a Lago una rievocazione storica itinerante.

La manifestazione, realizzata in collaborazione con Piano B srls e sostenuta dal Ministero della Cultura nell’ambito del Fondo nazionale per la Rievocazione storica e sarà inscenata secondo l’ambientazione storica di riferimento, con l’arrivo delle truppe francesi a Lago. C
uore dell’iniziativa la rappresentazione teatrale dello scontro tra i soldati borbonici e gli uomini della resistenza di Michele Pezza, detto “Fra Diavolo”.

L’evento prenderà il via alle 17, in Piazza del Popolo, con il concerto Sinfonie dell’Ottocento del quintetto di ottoni del Maestro Triestino Marrelli di Artneò, proseguendo con un incontro a cura di Sergio Chiatto, Deputato di Storia Patria per la Calabria.

Alle 18 i visitatori saranno accompagnati verso la Piazzetta S.S. Annunziata: ad attenderli l’artista Greta Belometti della Compagnia Teatrop, che illustrerà degli episodi storici attraverso la Sand Art, l’affascinante tecnica illustrativa di manipolazione dei granelli di sabbia su di un piano luminoso.
Alle 18.30 i figuranti appariranno in corteo alle Cascate di Laghitello, in cui verrà inscenata in collaborazione con l’Associazione Murat Onlus la vera e propria dimostrazione della battaglia, per concludersi con una degustazione enogastronomica di pietanze elaborate dalla Maccaroni Chef Academy e la presentazione in chiave showcooking dei piatti tipici dell’epoca borbonica.
“Dopo lo sbarco inglese ad Amantea del generale Stuart, il 5 luglio il duca di Cassano Michele Pezza, detto Fra Diavolo, corse a Lago per organizzare la resistenza…”.
Un tuffo nel passato per rivivere alcune pagine di Storia di un piccolo borgo calabrese. Nel comune di Lago (Cs) si terrà per la prima volta la rievocazione storica di un fatto realmente accaduto: il 5 luglio del 1806 vi fu uno scontro tra 800 Francesi e gli uomini della resistenza del duca Michele Pezza, durante il quale persero la vita 70 laghitani. L’episodio noto come “l’eccidio di Lago”, è inserito nel più ampio contesto dell’insurrezione calabrese del 1806, contro i Francesi.