Emergenza rifiuti a Reggio, Minicuci: Falcomatà, se vuoi bene a Reggio dimettiti

Il consigliere comunale e metropolitano di Reggio Calabria, Antonino Minicuci, ha invitato il sindaco Giuseppe Falcomatà a rassegnare le dimissioni, a seguito della sospensione, da parte del Tar, del bando per l’aggiudicazione del servizio di raccolta dei rifiuti a Reggio Calabria.

Il sindaco, perciò, attraverso Facebook, ha  invitato i cittadini ad avere pazienza, affermando come per diverse settimane il servizio di raccolta dei rifiuti potrebbe essere scoperto.

«Nei mesi scorsi – ha spiegato – io e tutta l’opposizione in consiglio comunale abbiamo condiviso l’invito del sindaco Falcomatà ad una sorta di ‘pacificazione’, fatta di toni più pacati e una maggiore collaborazione per il bene della città. Alla luce di quanto emerso in relazione alla gestione dei rifiuti però, mi appare inevitabile esternare  una grande amarezza, pari solo al disagio nel vedere Reggio Calabria ridotta in queste condizioni, che potrebbero addirittura peggiorare nelle prossime settimane. Il sindaco Falcomatà, in campagna elettorale, aveva rassicurato i reggini, garantendo che avrebbe risolto il problema rifiuti entro il primo novembre del 2020».

«In occasione di uno dei confronti diretti avuti davanti alle telecamere – ha proseguito – con parole forti ma eloquenti avevo ricordato a Falcomatà come per anni non si fosse fatto nulla, e che mancavano del tutto le strategie e le competenze per risolvere la problematica rifiuti. Il sindaco però, oltre a puntare l’indice verso la Regione Calabria alla ricerca di colpevoli, si abbandonava alle solite promesse da Pinocchio». 

«Triste rivelarsi facile profeta – ha detto ancora Minicuci – dopo dodici mesi ci troviamo in una situazione che non è uguale a quella dell’anno scorso per il semplice fatto che è addirittura peggiore. In questo anno, Falcomatà si è preso tutto il tempo a disposizione per trovare una soluzione, senza accettare consigli utili da parte dell’opposizione».

«Abbiamo chiesto invano un tavolo tecnico politico, abbiamo suggerito – ricorda Minicuci – soluzioni diverse per risolvere il dramma rifiuti. Oggi, dopo aver mostrato una pazienza olimpionica per anni, i reggini devono sentire dal sindaco che bisogna ‘tenere duro’, e che dal 1° novembre non ci sarà alcuna società che si occuperà del servizio di raccolta dei rifiuti». 

«Incredibile – ha detto ancora – come l’amministrazione Falcomatà riesca a scavare in profondità, trovando giorno dopo giorno nuovi abissi di incapacità. Crediamo però che adesso si sia davvero toccato il fondo, frase che abbiamo ripetuto in numerose circostanze in questi 12 mesi solo perché costretti dall’inadeguatezza di questa amministrazione». 

«La politica, così come la vita – ha proseguito – è fatta di scelte coraggiose e proprio per questo difficili. Sono certo che Falcomatà ami Reggio Calabria, e nutra un sentimento di sincero affetto per la città. È arrivato però il momento di dimostrarlo con i fatti: il sindaco prenda atto che è finita, che sta mortificando Reggio Calabria da sette lunghissimi anni, e si dimetta».

«Glielo chiedono con esasperazione tutti i reggini – ha concluso – costretti a vivere in una città completamente ‘al buio’. Esattamente come la zona dello strombazzato Waterfront, soltanto pochi mesi fa inaugurato in pompa magna e oggi luogo avvolto dall’oscurità. Perfetta sintesi e metafora di una città che non vede più la luce da troppo tempo». (rrc)

Elezioni / Antonino Minicuci ai candidati: Chiedo impegno solenne sulle funzioni alla Metrocity

Il consigliere metropolitano di Reggio Calabria, Antonino Minicuci, ha fatto un appello ai candidati alla presidenza della Regione, chiedendo di «assumere un impegno solenne per presentare e fare approvare dal consiglio una legge regionale di riordino definitivo delle funzioni alle province calabresi ed alla Città Metropolitano di Reggio Calabria entro 6 mesi dall’insediamento».

«È un appello – ha spiegato – che rivolgo in modo particolare a Roberto Occhiuto, candidato per la coalizione di centrodestra e prossimo a raccogliere l’eredità della compianta Jole Santelli».

Durante il consiglio della Città Metropolitana di Reggio Calabria, tenutosi nei giorni scorsi, è stata approvata, all’unanimità, la mozione presentata dal consigliere Minicuci incentrata sulla legge di riordino definitiva delle funzioni per le province e la città metropolitana di Reggio Calabria, che il consiglio regionale da troppo tempo deve ancora approvare.

«Ribadisco – ha evidenziato Minicuci – l’assoluta necessità di avere al più presto le funzioni dalla Regione Calabria, è un appello che faccio a tutte le forze politiche, senza distinzioni, affinché si combatta insieme per ottenere questo obiettivo che è tassello decisivo per il rilancio di tutto il territorio metropolitano».

«La Città Metropolitana di Reggio Calabria – ha spiegato Minicuci – senza le funzioni che le spettano per legge, risulta fortemente penalizzata e, in questo modo, si rinvieranno nel tempo le possibilità di sviluppo della nostra terra. La mozione da me presentata, approvata all’unanimità dal consiglio che ringrazio per la sensibilità mostrata, è soltanto l’ultimo appello in ordine temporale nei confronti del governo regionale». (rrc)

Minicuci scrive al Prefetto per chiedere lo scioglimento del Comune di Reggio

Il consigliere comunale Antonino Minicuci ha scritto al Prefetto di Reggio Calabria, Massimo Mariani, per chiedere lo scioglimento del Comune, a causa delle «numerose violazioni di legge riscontrate all’interno del Consiglio comunale».

«La misura è colma – ha dichiarato –. Non è possibile operare in un contesto in cui la democrazia consiliare ed i diritti dei consiglieri di minoranza vengono costantemente calpestati. Per quanto riguarda i verbali delle sedute consiliari, sin dall’insediamento del Consiglio comunale, avvenuto in data 26.10.2020, non sono stati redatti. In questo modo, non vi è la possibilità di conoscere e rappresentare le gravi illegittimità verificatesi nelle varie sedute».

«Questo – ha aggiunto – va palesemente in contrapposizione con quanto previsto nell’art.66, comma 3, del vigente regolamento per il funzionamento del Consiglio Comunale e che prevede l’apertura delle sedute consiliari previa approvazione dei verbali delle sedute precedenti. Ad oggi –sottolinea Minicuci nella Pec inviata al Prefetto – noi consiglieri non abbiamo avuto la possibilità ne’ di leggere né di approvare i verbali di alcuna seduta. Ciò rappresenta una grave violazione delle norme regolamentari».

Il capo dell’opposizione fa riferimento anche agli articoli 13 e 14, in particolare all’art. 13 comma 1 che assicura ai gruppi consiliari «la disponibilità di locali ed adeguate risorse umane, finanziarie e strumentali, idonee al loro funzionamento».

«Locali – ha detto ancora – che sono stati assegnati con grande ritardo e senza alcuna dotazione. Nel locale in cui si trova il gruppo “Lega” ed il gruppo “Minicuci Sindaco” non vi è traccia di un computer né di carta , di altro materiale di cancelleria e non è stato assegnato alcun dipendente. Le violazioni riscontrate sono oramai all’ordine del giorno. Vi è stato, ad esempio, il mancato rispetto dei termini, sanciti dalla normativa vigente, per il deposito e la messa a disposizione dei consiglieri comunali della documentazione relativa alla trattazione delle linee programmatiche del Sindaco, nonché è stata impedita la discussione del punto all’ordine del giorno, sull’erroneo convincimento del presidente del consiglio e del sindaco che i consiglieri non potessero intervenire».

«La messa a disposizione – ha detto ancora – della documentazione necessaria per la corretta valutazione dei correlati argomenti all’ordine del giorno del consiglio comunale, costituisce una formalità d’adempiere d’ufficio e non coincide con lo speciale diritto d’accesso previsto , da ultimo, dall’articolo 43, comma 2, del d.lgs 267/2000. Dal tenore della disposizione regolamentare è evidente che la documentazione doveva essere posta a disposizione dei consiglieri almeno 48 ore prima della seduta del Consiglio».

Il già candidato a sindaco di Reggio Calabria ha evidenziato come il consiglio comunale reggino faccia specie rispetto al resto d’Italia.

«Il sindaco e il presidente del Consiglio – ha detto ancora – negano ai consiglieri di intervenire su temi importanti e delicati, credo si tratti di un unicum. È oramai acclarato che siamo in presenza di una Amministrazione che ha compiuto e compie gravi e reiterate violazioni di legge».

Minicuci, nel documentare altre irregolarità (ad esempio la mancata istituzione da parte dell’Amministrazione della Commissione Speciale, prevista dall’art.42 ultimo comma, che fa venir meno il principio di tutela delle minoranze previsto dallo statuto oltre che dal regolamento) conclude la Pec invitando il Prefetto Mariani ad adottare i provvedimenti del caso. 

«Secondo quanto previsto dall’art. 141 del Testo Unico degli Enti Locali – ha riferito – le gravi e numerose violazioni di legge perpetrate all’interno del consiglio comunale di Reggio Calabria costituiscono elementi più che sufficienti per richiedere lo scioglimento dello stesso. Per queste ragioni chiedo che sia dato riscontro rispetto a quanto documentato». (rrc)

 

REGGIO – Minicuci: Ci sono gravi irregolarità nei bandi Po del 2019

Antonino Minicuci, consigliere di minoranza e già candidato a sindaco di Reggio Calabria, ha rilevato che ci sono delle gravi irregolarità nei bandi relativi alle Posizioni Organizzative datate maggio 2019.

«Nell’Amministrazione Falcomatà – ha dichiarato Minicuci – la democrazia consiliare ed il rispetto delle regole non esistono. Dopo i primi mesi vissuti intensamente e con passione all’interno delle aule consiliari, devo registrare con sincera preoccupazione e mio malgrado le numerose gravi irregolarità che regolano l’operato della maggioranza. Posso assicurare, senza timori di smentita, che la democrazia e il rispetto delle regole purtroppo abitano lontanissimo da Palazzo San Giorgio. Penso ad esempio, secondo quanto stabilito dall’art. 18 del regolamento comunale, all’istituzione e formazione delle commissioni consiliari. Tra queste, al comma 5, è prevista l’istituzione della Commissione Speciale permanente per il controllo della ragioneria». 

«La presidenza di questa Commissione Speciale spetta alla minoranza – ha aggiunto – peccato però che l’Amministrazione Falcomatà non ha mai provveduto ad istituirla. Impossibile nascondere la preoccupazione. Non vorremmo che il sindaco Giuseppe Falcomatà rifugga dai suoi obblighi per la volontà di nascondere (all’opposizione e a tutti i cittadini) la verità sulla situazione economico-finanziaria e sui conti del Comune». 

«L’amministrazione Falcomatà, inoltre – ha proseguito il consigliere di minoranza – riesce nell’impresa di non applicare nemmeno i regolamenti che lei stessa aveva attivato. È il caso del regolamento, datato maggio 2019, sui bandi relativi alle Posizioni Organizzative. Per quanto concerne i ‘criteri generali per il conferimento dell’incarico di Posizione Organizzativa’, si fa specifica menzione all’inquadramento nella categoria professionale D da una data precedente di almeno 3 anni rispetto alla partecipazione all’avviso. Discorso simile per gli incarichi P.O. Alta specializzazione». 

«Il rispetto delle regole però, come già evidenziato – ha detto ancora – per l’Amministrazione Falcomatà è un optional. Assistiamo così, all’interno di Palazzo San Giorgio, ad alcune esclusioni dai bandi P.O. da parte di dipendenti che ne avevano i requisiti. Allo stesso tempo, fatto di particolare gravità, si registrano casi di dipendenti che hanno avuto l’assegnazione del ruolo P.O. pur senza avere i requisiti richiesti. Anche per questa vicenda, non vorremmo che l’Amministrazione Falcomatà avesse proceduto divergendo dal rispetto delle regole per tornaconti personali. Appare evidente, alla luce di queste palesi irregolarità, come i bandi dovrebbero essere annullati e rifatti secondo quanto previsto dal regolamento».

«Le violazioni dell’Amministrazione Falcomatà – ha concluso – non si fermano qui. Il regolamento consiliare all’art. 13 assicura ai gruppi consiliari la ‘disponibilità di locali, risorse umane e adeguate risorse strumentali idonee al loro funzionamento’. Anche in questo caso la pratica differisce dalla teoria. Nessun strumento o risorsa umana infatti è a disposizione, con il lavoro dei gruppi consiliari che viene reso difficoltoso se non impraticabile». (rrc)

 

LETTERE / Giuseppe Smorto (la Repubblica): «Ma cos’è diventata la politica?»

Da Giuseppe Smorto, giornalista di Repubblica, reggino che vive a Roma da moltissimi anni, una sentita, condivisibile, opinione a Calabria.Live sul dopo elezioni.

Caro Direttore,

ma cosa è diventata la politica? Una volta era impegno, attenzione verso il Paese, verso la propria città. Era militanza, voglia di mettersi in gioco, era porta a porta con la minuscola, solidarietà. La cronaca del voto alle Comunali mi ha appassionato, come spesso succede ai reggini che vivono fuori. Ma ci sono stati alcuni comportamenti sconcertanti, che vorrei sottolineare.

Partiamo dal centrodestra, silente dopo le elezioni. Detto che a Reggio ha vinto il congiuntivo, ritengo scandaloso il modo in cui Minicuci è stato trattato un attimo dopo il risultato. È stato lasciato letteralmente solo, lo hanno perfino filmato sul Corso che parlava al telefono, nessuno insieme a lui. Credo che coerenza significhi anche vivere e ragionare insieme sulla sconfitta. In quanto a Minicuci, ho visto che si è poi materializzato sul palco di Taurianova insieme a Salvini. Ma io, con le mie orecchie, lo avevo sentito dire mercoledì scorso “Non sono leghista!”. Ma cos’è diventata la politica?

Veniamo ad Angela Marcianò, docente che ho sempre apprezzato da lontano. Credo sia la prima volta: un candidato sindaco manda in giro un tutorial per il voto disgiunto, e si arrabbia anche perché i siti non lo mandano online. Come hai giustamente sottolineato tu, i candidati della lista Marcianò non avranno apprezzato. Poi, subito prima e subito dopo il voto, presunti endorsement a Minicuci, mezze smentite, sfoghi via Facebook che hanno il sapore del dispetto, commenti censurati.

Io spero ora che Minicuci e Marcianò facciano il loro dovere dai banchi della opposizione. Ce n’è bisogno, chiedo troppo?

La terza annotazione, sempre a proposito della politica, per i candidati delle liste che hanno appoggiato il sindaco Giuseppe Falcomatà. Spero e voglio sperare che l’impegno e l’attenzione non si esaurisca con la campagna elettorale. In quelle liste c’erano tante donne e tanti giovani. Sono persone di cui la città ha bisogno. Dimostrino che la loro discesa in campo non è durata lo spazio di un primo turno.

Grazie, Giuseppe Smorto

[Nella foto di Luigi Palamara, l’abbraccio dello sfidante Minicuci all’appena proclamato sindaco Falcomatà a piazza San Giorgio, a Reggio]

I dieci fatali errori di Nino Minicuci: perché Lega e candidato bocciati clamorosamente

“Era già tutto previsto”, cantava negli anni Settanta Riccardo Cocciante. Una canzone che è di assoluta attualità dopo l’esito del ballottaggio che ha decretato la riconferma di Giuseppe Falcomatà a sindaco di Reggio Calabria, ma soprattutto la Waterloo dell’Invincibile Armata del centrodestra e del suo incerto condottiero Nino Minicuci.

Si, perché la sconfitta più bruciante è proprio la sua, dell’uomo che Matteo Salvini, Giovanni Toti e Marco Bucci – rispettivamente leader della Lega, presidente della Liguria e sindaco di Genova – avevano progettato in laboratorio per la conquista della Città metropolitana più a sud dello Stivale.

Più che il centrodestra, a Reggio Calabria ha perso Minicuci e la sua inadeguatezza per un ruolo politico che è cosa ben diversa dai ruoli dirigenziali che ha ricoperto con grande successo e professionalità in realtà importanti del nord Italia.

Minicuci ha sciupato un rigore a porta vuota, poiché il centrodestra, forte del governo regionale, era dato come favorito.

Ecco il campionario dei 10 tragici errori commessi da colui che doveva diventare il “sindaco del Ponte”.

ERRORE N.1 – ACCETTARE IL MARCHIO DI CANDIDATO DELLA LEGA

Il marchio della Lega si è rivelato il più fenomenale assist per l’avversario, a cui è stato fornito un argomento capace di oscurare anche le gravi pecche dell’Amministrazione uscente. Minicuci avrebbe dovuto, da subito, chiarire la sua natura “tecnica” e la sua appartenenza generica al centrodestra. Troppo tardi è corso ai ripari, peraltro in maniera molto goffa e ingenua, dicendo di non avere la tessera della Lega, ma di essere stato candidato da Salvini. Nel momento in cui il Capitano leghista precipita nei sondaggi e perde malamente in Toscana.

ERRORE N. 2 – ACCETTARE L’ABBRACCIO FATALE CON IL RIVALE INTERNO CANNIZZARO

Il dominus del centrodestra reggina è indubbiamente il deputato forzista Francesco Cannizzaro che, fino all’ultimo, si era schierato contro la candidatura di Minicuci. Forse perché in cuor suo sperava di correre lui da sindaco. Minicuci ha accettato un’unità del centrodestra che è stata più di facciata che di sostanza, se è vero che ha preso 7 punti in meno delle sue liste. Portato a spasso per i quartieri da Cannizzaro, ha dato l’impressione di essere telecomandato proprio dal suo più tenace oppositore. Che forse non si strapperà i (pochi) capelli per la sconfitta di un candidato che egli stesso riteneva inadeguato. Situazione che gli permetterà di essere ancora il numero 1 del centrodestra reggino, mentre con la vittoria di Minicuci sarebbe scivolato al n. 2.

ERRORE N. 3 –  NON PRETENDERE UNA LISTA DELLA LEGA COMPETITIVA

Solitamente la lista di riferimento politico del candidato sindaco sbaraglia tutti nelle urne. Invece, la Lega reggina ha racimolato meno voti di Klaus Davi. È mancato clamorosamente l’apporto della lista leghista che Minicuci doveva pretendere molto più forte e competitiva. Mettendo dentro anche Tilde Minasi come capolista.

ERRORE N. 4 – FARE LEVA ESCLUSIVAMENTE SUL CURRICULUM E SULLE LAUREE

Un’elezione a sindaco non equivale ad un concorso pubblico. Perché dunque ostentare in ogni occasione le sue due lauree e gli incarichi nella pubblica amministrazione? Un’autocelebrazione, inserita anche negli spot elettorali, che ha molto infastidito la gente. Perché la politica non è solo dei ricchi e dei laureati. L’unica “vittoria” che Minicuci può vantare nei confronti di Falcomatà è quella del numero delle lauree, 2-1. Ma non è bastata.

ERRORE N. 5 –  UNA COMUNICAZIONE OLD STYLE

Un divario enorme, una voragine tra la collaudata comunicazione del sindaco Falcomatà e quella “old style” di Minicuci. Falcomatà stravince sui social, con migliaia di like e commenti, punta tutto sull’autoironia (“è colpa di Falcomata”), sceglie con cura le colonne sonore, studia da consumato attore alcuni messaggi strappalacrime, come quello con i teneri figli in riva al mare dello Stretto. Minicuci comunica alla vecchia maniera, con messaggi stereotipati, video autocelebrativi, è praticamente assente dai social, con una pagina facebook che raccoglie poco più di cinquemila like contro i 66mila dell’antagonista. Per non parlare della caduta di stile nell’ultimo faccia a faccia, quando si è lasciato andare a sfoghi non propriamente politicamente corretti.

ERRORE N. 6 –  FARSI SPONSORIZZARE DA TOTI E BUCCI

Tanto per dissipare ogni dubbio sul fatto che la sua candidatura sia stata partorita in Liguria, Minicuci ha pensato bene di farsi sponsorizzare con tanto di videomessaggi dal governatore ligure Giovanni Toti e dal sindaco di Genova Marco Bucci. Con un’ingenuità incredibile, ha praticamente detto ai reggini che in effetti lui è un “papa straniero”.

ERRORE N. 7 – NON PRESENTARE IN ANTICIPO LA SUA SQUADRA DI GOVERNO

Ha rinunciato a giocare la sua carta vincente. Presentare in largo anticipo la sua Giunta, la sua squadra di governo, facendo capire così ai reggini che si fa sul serio, puntando sulla professionalità e sulle competenze. Schierare, tanto per fare un esempio, un pezzo da novanta come Eduardo Lamberti Castronuovo alla cultura avrebbe sicuramente influenzato una bella fetta di elettorato.

ERRORE N. 8 –  NON PROPORRE DIRETTAMENTE A MARCIANÓ E KAUS DAVI DI FARE PARTE DELLA GIUNTA

Minicuci si è dimostrato debole anche nell’intessere le trattative con gli esponenti delle liste minori, a cominciare dalla corteggiatissima Angela Marcianò, alla quale avrebbe dovuto proporre la carica di vicesindaco con deleghe pesanti. Debole anche la proposta molto generica fatta al giornalista Klaus Davi, vera sorpresa di queste elezioni. Schierando il trio d’assi Marcianò-Lamberti Castronuovo-Klaus Davi sarebbe andato dritto dritto alla vittoria. Non lo ha fatto per ingenuità, inadeguatezza oppure i capi della sua coalizione glielo hanno impedito?

ERRORE N.9 – SCIMMIOTTARE BERLUSCONI CON LA FIRMA DEL PATTO PER REGGIO

Errore mediatico clamoroso quello della firma del Patto con i reggini, miniatura mal riuscita del Patto con gli Italiani di Silvio Berlusconi. A parte la consueta enfasi (“ho firmato il Grande Patto per Reggio”), è parsa a tutti una sorta di commedia. Il suggeritore di questa iniziativa, che di originale non aveva nulla, può ben vantarsi di avere scavato un solco ancora più profondo tra Minicuci e il popolo reggino.

ERRORE N. 10 – IL PESSIMO RAPPORTO CON LA STAMPA E L’ALLERGIA ALLE CRITICHE

L’allergia alle critiche è un tratto comune sia di Minicuci che di Falcomatà. Ma lo sfidante, per recuperare il gap, avrebbe dovuto avere un rapporto migliore con la stampa, meno arrogante e meno padronale, al punto da disertare molti appuntamenti e scegliere con chi e dove parlare. La stampa reggina è stata esemplare ed equidistante, ma è mancato con il candidato del centrodestra quel pizzico di empatia che avrebbe potuto fare guadagnare qualcosa nelle urne. (dr)

AFFLUENZA RECORD PER IL BALLOTTAGGIO
ALLE 23, IL 40% DEI VOTANTI ALLE URNE

Il dato è particolarmente interessante: alta l’affluenza alle urne per il ballottaggio nei due capoluoghi Reggio e Crotone, ma anche nei quattro centri calabresi (Taurianova, Castrovillari, San Giovanni in Fiore e Cirò Marina) con uno scarto medio di quasi dieci punti rispetto al primo turno. È un segnale importante che sottolinea la voglia di partecipazione attiva dei calabresi alla politica: alle 23 di domenica, primo giorno, ha votato quasi il 40% degli aventi diritto. Il valore più alto a Reggio con il 40,42%, il più basso a San Giovanni in Fiore con il 35,88%. A Castrovillari la percentuale dell’affluenza al voto, sempre alle 23 di ieri, è del 40,57,80%, del 39,89% a Crotone, del 38,78% a Cirò Marina e del 36,78% a Taurianova.

La massima attenzione va, ovviamente, alla Città metropolitana di Reggio, dove la sfida tra l’uscente Giuseppe Falcomatà (centrosinistra) e il candidato del centrodestra Antonino Minicuci, potrebbe risolversi anche per una manciata di voti. La città è praticamente divisa in eguale misura tra chi vuol dare fiducia al nuovo (Minicuci) e chi intende concedere un secondo tempo al sindaco uscente.

È stata una campagna elettorale cattiva e difficile, dove non è stato risparmiato alcun argomento tra i due sfidanti per sminuire l’appeal dell’avversario. Minicuci – “burocrate” di successo a Genova dove era segretario generale fino a gennaio scorso – ha puntato sulle “inefficienze” dell’Amministrazione Falcomatà che è rimasta praticamente sei anni a governare la città. Era il 26 ottobre del 2014 quando il giovane figlio dell’indimenticabile Italo Falcomatà – sindaco della “primavera reggina” – conquistava al primo turno Palazzo San Giorgio con oltre 58mila preferenze e una percentuale del 60,99% di voti (con undici liste). La destra, all’epoca, gli aveva contrapposto Lucio Dattola, con nove liste, ma l’allora presidente della Camera di Commercio di Reggio raccolse solo poco più di 26mila preferenze con il 27,33% dei voti.

Falcomatà ha perso al primo turno il 23% dei voti della passata consultazione del 2014, pur con lo stesso numero di liste, e ha superato di tre punti e mezzo lo sfidante Minicuci. I valori del primo turno hanno confermato una quasi equidistanza tra i due maggiori protagonisti della consultazione del 20 settembre scorso: 35.109 voti Falcomatà (37,17%) contro i 31.820 (33,69%). Le due settimane in vista del ballottaggio hanno dunque visto i due sfidanti giocarsi tutte le carte  per convincere i pentiti del non voto. La percentuale di affluenza è stata del 66,18%, molto alta rispetto alle previsioni, ma al ballottaggio, abitualmente, si dimezza: dai dati emersi alle 19, invece, appare evidente che non ci sarà una forte astensione e si potrebbe arrivare abbondantemente a superare il 50 % di affluenza.

Falcomatà ha “attaccato” il suo antagonista palesando ai reggini il rischio di «consegnare la città alla Lega». Un’argomentazione modesta dal punto di vista politico, ma probabilmente efficace per raccogliere consensi anche tra chi ha manifestato chiaramente una forte delusione sull’operato dell’amministrazione Falcomatà in questi sei anni di governo della città. Falcomatà ha chiesto un “secondo tempo” per una partita che evidentemente non ritiene conclusa e quindi, questo ballottaggio, in realtà, diventa un referendum pro o contro di lui e la sua Amministrazione. La destra scalpita e si dichiara sufficientemente ottimista sul risultato: i numeri fanno immaginare uno scenario diverso. C’è da capire la posizione di Angela Marcianò e il suo “suggerimento” di voto a quanti le hanno dato fiducia. Un endorsement mascherato a Minicuci l’ha già fatto con il video predisposto per ringraziare i reggini per i 13.165 voti conquistati (13,94%). Nel filmato, sottolineato da una azzeccata canzone di Fiorella Mannoia che pare scritta apposta per rivelare tutto l’astio della Marcianò nei confronti di Falcomatà (che la cacciò dalla sua prima Giunta, togliendole la delega ai Lavori Pubblici), ci sono evidenti allusioni al “peso del coraggio” per “cambiare”: se il video dovesse far breccia tra i suoi elettori, per il sindaco uscente la sfida diventerebbe più complicata.

La Marcianò ha raccolto 7.189 preferenze in più rispetto alle sue quattro liste: effetti del voto disgiunto, che, in genere premia la persona ma penalizza le liste. Ma di questi oltre 7mila voti  quanti sono quelli sottratti a Falcomatà e quanti quelli al centrodestra di Minicuci? Bella domanda con improbabile risposta. Se, per ipotesi (per giocare un po’ con la fantapolitica), dividiamo equamente il valore, abbiamo un pacchetto di voti di circa 3600 preferenze che andrebbero a ciascuno dei due sfidanti e prevedendo un’affluenza intorno al 50%, significherebbero 2 preziosi punti di percentuale aggiuntivi che potrebbero fare la differenza. Ma i calcoli, in politica, sono ben altra cosa e non bisogna mai dimenticare che, alle comunali, il voto è spesso “ballerino”, c’è chi cambia idea continuamente e chi fa il tifo come allo stadio. Se ci aggiungiamo la novità del ballottaggio – inedito per la città di Reggio – diventa ancora più difficile capire cosa sceglieranno i reggini. Si vota fino alle 15 di oggi e dopo comincerà lo spoglio. I reggini, per strada e nei bar, raccontano un’altra storia:  «non vincerà il migliore, voteremo il meno peggio». (s)

La foto di copertina è di Luigi Palamara.

REGGIO, UN REFERENDUM PER FALCOMATÀ
E L’OMBRA DI SALVINI NON AIUTA MINICUCI

di SANTO STRATI – È un altro referendum, quello che si svolge oggi e domani a Reggio con la chiamata alle urne di 147.063 elettori: un referendum su Falcomatà. Amato/odiato in eguale misura dai suoi concittadini che, per questo, rimangono confusi e indecisi se concedere il “secondo tempo” richiesto dal sindaco uscente. O cambiare radicalmente, votando il “papa straniero”, ovvero Nino Minicuci, uomo del centrodestra, con la pesante ombra di Salvini che non è detto gli porti bene.

Nessuno, neanche avendo una collaudata  sfera di cristallo, riteniamo sia in grado di pronosticare chi sarà il futuro sindaco di Reggio.

Di certo sarà il risultato di una pessima campagna elettorale, brutta, scorretta e priva di un minimo di fair play, soprattutto da parte del candidato Minicuci che nel secondo dei due unici confronti “concessi” alla stampa, ha mostrato una volgarità e una sguaiatezza poco consoni a una figura isttituzionale.

Falcomatà, apostrofato in malo modo da Minicuci, ha invece mostrato, da politico consumato, di saper incassare senza lasciar trasparire quel minimo di collera che sarebbe stata persino giustificata. Ha tirato fuori i suoi soliti sorrisetti di sufficienza non lo rendono simpatico, ma ha risposto sempre pacatamente, in modo civile ed educato.

Non è stato un bello spettacolo per chi ha assistito e, sopratutto – questa è la cosa più grave – non ha offerto alcun contributo di chiarezza agli elettori. Le schermaglie, in politica, sono normale routine, ma stavolta in casa di centrodestra si è esagerato, mostrando un’evidente debolezza nei confronti dell’avversario.

I reggini chiedevano di avere chiarezza sui progetti, di avere contezza sui programmi, ma hanno dovuto accontentarsi di insulti, peraltro non restituiti – con molta eleganza – da Falcomatà che hanno fatto perdere di vista il motivo del confronto.

Tra l’altro Minicuci doveva e poteva risparmiarsi gli apprezzamenti sulla stampa e dichiarare di voler scegliere dove e con chi fare i confronti: i giornalisti non si scelgono, si invitano e si lasciano parlare. E si risponde se si ha rispetto per chi fa questo mestiere e soprattutto si ha rispetto per chi ascolta in tv, sul web, o legge i giornali. Un gravissimo errore di comunicazione di cui non andare certo orgogliosi.

L’avv. Minicuci, che ha espressamente dichiarato di non essere un politico di professione – e lo hanno capito tutti – ha usato documenti e carte per colpire l’avversario, come se avesse scoperto chissà quali segreti. La lettera di censura di Oliverio nei confronti dell’amministrazione Falcomatà l’aveva già mostrata molti mesi addietro il consigliere comunale di Fratelli d’Italia Ripepi, senza suscitare grandi emozioni. Così come l’aver tirato in ballo la spada di Damocle che pende su Falcomatà e quasi tutta la sia prima giunta per la vicenda del Miramare non crediamo sia stata una mossa vincente.

Ancora non hanno capito i nostri aspiranti amministratori locali (ma anche quelli nazionali non scherzano) che gli elettori non sono capre né emeriti imbecilli da imbonire con parole e paroloni. La gente che va a votare è matura e a Reggio, in gran parte, dotata di attributi, quindi in grado di rimandare al mittente pretestuose argomentazioni utilizzate per mascherare la mancanza di progetti e, soprattutto, di idee.

Intendiamoci, Minicuci ha presentato dieci punti da realizzare in 180 giorni («sennò tolgo il disturbo») ma anziché spiegare dove, come e con quali strumenti reperire le risorse necessarie ha preferito aggredire verbalmente il suo antagonista, come un vecchio professore che si mette a redarguire il giovane supplente.

Falcomatà ha sbagliato molto, moltissime cose e ha avuto il coraggio di ammetterlo e di domandare scusa più per le cose non fatte che per quelle fatte male. Questo non lo assolve dalle responsabilità di un’amministrazione che, sì, ha ereditato una montagna di debiti e milioni di problemi, ma non ha saputo – vuoi per inesperienza, vuoi per incompetenza dei collaboratori chiamati a risolvere i problemi – affrontare nella maniera adeguata le tante criticità della città. E questo molti reggini non glielo perdonano.

Da parte sua, Falcomatà ha attaccato l’avversario sul solo fronte possibile: lo ha presentato come l’uomo di Salvini e ha messo in allarme i suoi concittadini sul rischio di consegnare Reggio alla Lega. Ma quale Lega? Quella che a malapena ha raggranellato un miserevole 4% (meno di Klaus Davi) e che non ha a livello regionale persone e personaggi in grado di alzare la voce se necessario?

Quale Lega? Quella di un Salvini in caduta libera che sta navigando verso l’abisso senza più la credibilità del “condottiero” che deve portare le truppe alla vittoria. La Meloni, zitta zitta quatta quatta, gli ha fregato preferenze e simpatie, ma ha dovuto tenere un profilo basso a Reggio visto i precedenti personaggi esaltati al massimo prima di finire in galera. Noi siamo contro ogni giustizialismo e riteniamo che nessuno dovrebbe marcire in galera in attesa di giudizio (cosa frequentissima nel nostro Paese), però come si fa a dimenticare che proprio a Reggio, la scorso anno, Giorgia Meloni aveva presentato Alessandro Nicolò come il “nostro futuro ottimo sindaco di Reggio”. E sappiamo cos’è successo dopo. Quindi profilo basso obbligato anche per non indispettire l’alleato Forza Italia che a Reggio è guidato con mano sicura da Ciccio Cannizzaro, l’eventuale responsabile (o no?) di un’eventuale débacle della coalizione di centrodestra in questo ballottaggio.

Già, perché, nel mormorio generale che assegna una pari vittoria e una pari disfatta, l’ombra di Salvini su Minicuci pesa come un macigno e i reggini mostrano di preferire l’usato sicuro di Falcomatà piuttosto che farsi tentare dalle lusinghe leghiste. Ma anche i “pentiti” del non voto stanno ancora rimuginando se lasciarsi convincere dalle promesse di Falcomatà di un “secondo tempo” di rinnovamento. Purché poi, con gattopardesca soluzione, non si cambi tutto per non cambiare niente.

Così, appare sempre più incomprensibile l’atteggiamento di Angela Marcianò, per qualcuno “vincitrice morale” di queste elezioni (con 13mila voti?, suvvia, non esageriamo) che voci sempre più insistenti la indicano a fianco del candidato di centrodestra, in un endorsement che piacerà poco a molti dei suoi elettori. Già, perché se adesso appoggia Minicuci esprimendo un orientamento preciso destinato ai suoi elettori, mostra di aver poca abitudine alle strategie politiche. Non ha nemmeno preso in considerazione la possibilità di fare da vicesindaco (di garanzia per i reggini) a Minicuci quando avrebbe potuto imporre le proprie condizioni e si sbilancia adesso che è in una posizione di evidente debolezza?

Certo, molti si saranno chiesti se c’è guerra in famiglia a casa della prof Angela, visto che il marito, l’avv. Nino Foti, notoriamente su posizioni di destra, era al comizio finale di Minicuci, sotto il palco ad acclamare vistosamente il candidato della coalizione di centro destra. Ha deciso contro il parere della moglie (della serie “pace in famiglia dove sei?”) o, peggio, glielo ha suggerito la moglie? Perdonate l’insinuazione, raccolta stamattima in molti di bar di Reggio a commento del comizio di venerdì Minicuci in piazza Duomo. Il popolo, che non è bue ma riflette, fa due + due e risolve il dubbio, ma non è detto che abbia ragione. Il dubbio, però, è nemico numero uno della politica, meglio non dimenticarsene. Buon voto a tutti. (s)

La registrazione del confronto Falcomatà/Minicuci su LacTv:

https://www.lactv.it/2020/10/02/pubblica-piazza-st-4-puntata-13-speciale-ballottaggio-reggio-calabria/