Occhiuto: Prima dell’Autonomia applicare i Livelli Essenziali delle prestazioni

Garantire prima a tutti gli stessi diritti, poi si potrà parlare di autobomia differenziata. È la priorità del presidente della Regione e commissario ad acta, Roberto Occhiuto che, in una intervista a Il Quotidiano del Sud – L’Altra voce dell’Italia, ha detto di non avere «alcun pregiudizio nei confronti dell’autonomia differenziata, che anzi se fatta bene e con intelligenza potrebbe rappresentare anche un’opportunità per tante Regioni del Sud».

Ma prima di parlare dell’articolo 116 della Costituzione – quello appunto che regola l’autonomia differenziata – vanno applicati gli articoli 117 e 119 – ha evidenziato – ossia i Livelli essenziali delle prestazioni e la perequazione. I diritti sociali e civili devono essere uguali su tutto il territorio nazionale: non possono esistere italiani di Serie A e italiani di Serie B».

«Non è facile – ha spiegato Occhiuto – quantificare quante risorse il Sud perda, di certo il finanziamento dei diritti sociali e civili attraverso la spesa storica rappresenta una grave ingiustizia. Faccio un esempio. Ipotizziamo che a Crotone ogni anno vengano spesi 100 mila euro per gli asili nido, e che a Bergamo ne venga invece impiegata la cifra di 1 milione di euro. Se l’anno successivo lo Stato aumentasse i finanziamenti del 10%, a Crotone andrebbero 110 mila euro e a Bergamo 1 milione e 100 mila euro: alla città calabrese 10 mila euro in più, a quella lombarda 100 mila euro in più». 

«È palese che con questo sistema – ha continuato – le differenze si acuiscono sempre di più. Bisogna, invece, traslare il tutto in relazione ai fabbisogni standard, solo così possiamo accorciare il gap tra Nord e Sud». 

«La priorità deve essere garantire a tutti gli stessi diritti sociali e civili – ha ribadito –. Nella nostra Carta fondamentale questi principi sono codificati come un obbligo, non come un’ipotesi. Dopo aver fatto questo, anche un istante dopo, possiamo parlare dell’autonomia differenziata che nella Costituzione è definita come possibilità. Bisogna attuare tutto il Titolo V, partendo dai doveri dello Stato».  Parlando della bozza del ministro Calderoli, Occhiuto ha ricordato che «era solo una bozza, e come tale va trattata. Certo, la parte dei Lep non si può liquidare in poche righe, dicendo di fatto, “o si fanno entro 12 mesi o si va comunque avanti con l’autonomia”. Non può funzionare così». 

«Senza la definizione, una volta per tutte, dei Livelli essenziali delle prestazioni –  ha evidenziato ancora – non può esserci l’autonomia differenziata. Calderoli è una persona intelligente ed ha capito che senza questo passaggio la sua riforma avrà una strada tutta in salita».

«In ogni riforma – ha spiegato Occhiuto – ci sono rischi e opportunità. La sfida che insieme al ministro Calderoli dobbiamo saper cogliere è quella di realizzare finalmente dopo 20 anni il principio dell’uguaglianza dei cittadini, lo ripeto, nei loro diritti civili e sociali insieme ai principi di maggiore autonomia per le Regioni». 

«L’Italia – ha spiegato ancora il Governatore – non ha alcun interesse ad avere le Regioni del Sud sempre più distanti dagli standard europei: vogliamo essere un’opportunità per il Paese, non una palla al piede. L’autonomia differenziata, se fatta insieme a tutto il resto, può essere la locomotiva per trainare anche i Lep e la perequazione. Sulle materie, ce ne sono alcune che potrebbero essere una vera e propria ricchezza per il Mezzogiorno». 

«In Calabria, ad esempio – ha ricordato – produciamo il 42% di energia da fonti rinnovabili, se sommiamo anche l’idroelettrico ed altre forme, la mia Regione produce più dell’energia che consuma. Eppure i calabresi pagano le bollette come i veneti o i lombardi. Se io potessi trattenere la fiscalità derivante da questa eccellenza del mio territorio, potrei far pagare meno ai miei corregionali. Altro esempio, il porto di Gioia Tauro movimenta ogni anno 3,6 milioni di container, ma la ricchezza prodotta da questo incredibile scambio di merci non resta in Calabria». 

«Se io potessi trattenere una parte degli oneri doganali – ha detto ancora Occhiuto – potrei creare sviluppo per la mia Regione e lavorare per rendere sempre più questo porto strategico e punto di riferimento per l’Europa sul Mediterraneo». 

Parlando poi della manovra, Occhiuto ha ricordato che «è stata costruita in poche settimane e deve affrontare le emergenze in atto, a cominciare dal caro energia. Su 35 miliardi ben 21 andranno per calmierare le bollette di famiglie e imprese».

«Per il resto – ha proseguito – si avviano le riforme promesse dal centrodestra in campagna elettorale, il taglio del cuneo fiscale, la flat tax, l’innalzamento delle pensioni minime, una maggiore attenzione per le famiglie, per le donne e per i giovani».

«Questa legge di bilancio – ha detto – è il primo grande provvedimento economico del governo. La coalizione ha vinto nettamente le elezioni politiche, ha una maggioranza parlamentare solida, ed ha dunque una prospettiva di legislatura». 

«Mi pare ingeneroso pretendere dal presidente Meloni e dal suo governo che il programma di centrodestra venga realizzato tutto in poche settimane – ha evidenziato – invece che in 5 anni. Il Parlamento, come sempre, avrà un ruolo importante. La legge di bilancio potrà essere migliorata dai gruppi, anche da quelli di centrodestra, non vedo alcun problema».

 Per Occhiuto il governo Meloni «durerà 5 anni. Vedo una maggioranza solida, la leadership di Giorgia Meloni in ascesa, e soprattutto nell’altra metà campo intravedo solo caos e approssimazione». 

Sul Reddito di cittadinanza, Occhiuto ha ricordato di aver «solo invitato alla prudenza,  perché un errore può essere cancellato soltanto con una soluzione che funzioni».

«Sono favorevole – ha spiegato – a prevedere che dopo un solo rifiuto di un’opportunità lavorativa venga revocato il sussidio, ma credo che prima di cancellarlo del tutto sia necessario intervenire sulla riforma del mercato del lavoro». «Senza una vera formazione e senza strumenti per incrociare la domanda e l’offerta – ha concluso – in alcune Regioni come la mia sarà difficile creare nuova occupazione in 6/8 mesi». (rrm)

Italia del Meridione ribadisce il suo “No” all’Autonomia differenziata

L’Italia del Meridione ha ribadito il suo no all’autonomia differenziata, annunciando, per i prossimi giorni, gazebo in piazza e la raccolta firme per l’immediato ritiro della bozza sulla proposta di legge ipotizzata dal ministro Calderoli.

«Nella direzione federale, tenutasi a Roma presso il Gran Hotel del Gianicolo, nei giorni scorsi – viene spiegato in una nota – alla presenza dei quadri dirigenziali de L’Italia del Meridione, e a cui hanno partecipato i segretari regionali della Calabria, Sicilia, Puglia, Molise, Basilicata, Lazio e i referenti delle circoscrizioni estere, è stata presentata la mozione, votata all’unanimità, con la quale IdM ribadisce il no allautonomia differenziata. Una battaglia storica del Movimento, ribadita a gran voce da tutti i presenti nei loro interventi, e che oggi chiama alla mobilitazione generale, scendendo in piazza a difesa del Sud e per lItalia».

Questo è quanto si legge nel documento redatto dal Movimento: «La proposta di legge del Ministro Calderoli induce i militanti di Italia del Meridione e i cittadini del Sud a far fronte comune per respingere, anche attraverso i parlamentari eletti nelle nostre circoscrizioni, il tentativo di realizzare, quella che è stata definita la folle “secessione dei ricchi”: no perché legittima legoismo fiscale delle regioni più ricche; no perché non prevede fondi perequativi per le regioni in ritardo di sviluppo; no perché non è basato sullo studio dei fabbisogni degli altri territori».

«Da cultori della Costituzione Italiana e rispettosi dei suoi dettami – continua la nota – fermamente convinti che il riscatto del Paese passi da una crescita omogeneo dei territori, dando a tutti le stesse opportunità di partenza, organizzeremo banchetti informativi per la popolazione con lintento di far crescere una consapevolezza diffusa e di raccogliere le firme per modificare alcuni articoli della Costituzione, attraverso una legge di iniziativa popolare che garantisca i livelli uniformi dei servizi e superando i livelli essenziali delle prestazioni».

«I cittadini del Sud, a causa di politiche miopi dei governi nazionali – viene evidenziato – hanno meno servizi e risorse economiche pro capite inferiori a quelli del Nord. È questo leffetto dei mancati investimenti al Sud in settori strategici quali le infrastrutture e lindustrializzazione. Le conseguenze si sono riflesse nellemigrazione lavorativa, facendo si che le risorse  finanziarie venissero utilizzate in altre territori e sottraendo ulteriore ricchezza al Sud in vantaggio di altre aree del Paese. Si aggiunga che lo Stato, per i servizi essenziali, destina risorse finanziarie differenti e lo stesso Svimez evidenzia nei suoi rapporti, ad esempio, che a fronte di 100 euro spesi nel centro Nord per la sanità, al Sud ne vengono spesi 75».

«Invitiamo, quindi, tutti ad aderire allazione politica di Italia del Meridione – continua la nota – finalizzata a modificare il terzo comma dellart. 116 e dei commi 1-2-3 dellart. 117 della Costituzione Italiana. Questa battaglia è la battaglia di tutti. Si potrà aderire o firmando in maniera digitale con lo Spid su www.coordinamentodemocraziacostituzionale.it, oppure, in maniera più tradizionale, recandosi presso i nostri banchetti dove si riceveranno tutte le informazioni utili a capire fino in fondo le ragioni della nostra azione politica».

 «Le nostre richieste – si legge ancora – di cui sotto, sono rivolte al Governo, agli amministratori locali e a tutti i nostri conterranei che hanno a cuore lunità vera del Paese: Limmediato ritiro della bozza sulla proposta di Legge relativa allautonomia differenziata ipotizzata dal Ministro Calderoli; La mobilitazione di tutti i parlamentari eletti nei collegi del Sud, per incidere sullazione del Governo ed espletare un mandato finalmente a difesa delle ragioni del Sud; Istituire lUnione delle Regioni del Sud. Un fronte comune da rivendicare nella Conferenza Stato-Regioni da parte dei Presidenti delle Regioni del Meridione; Approvare atti deliberativi nei consigli comunali contro la bozza Calderoli. Unazione che passi dalla sinergia dei Sindaci del Sud sensibili al tema: Il sostegno, da parte dei cittadini, alla forte azione politica intrapresa, recandosi presso i nostri banchetti o firmando tramite Spid sulla specifica piattaforma». (rcz)

REGGIO CALABRIA, UNA CITTÀ CHE BRILLA
MA IN NEGATIVO IN TUTTE LE CLASSIFICHE

di CLAUDIO ALOISIO – Ultima per Avvenire nella ricerca presentata in collaborazione con la Scuola di Economia Civile, al 95° posto nello studio realizzato da Italia Oggi con l’Università La Sapienza e al 101° nel più recente rapporto del Sole 24 Ore. 

Quest’anno, come lo scorso e l’altro ancora, sin da quando ho memoria, Reggio Calabria brilla in negativo in tutte le classifiche che analizzano la qualità della vita valutando diversi parametri: ricchezza, infrastrutture, servizi, sicurezza, opportunità lavorative, ambiente, cultura e innumerevoli altre categorie che caratterizzano, appunto, la qualità della vita di una comunità.

Le difficoltà che emergono da queste analisi non sono solo di Reggio, ovviamente, ma della Calabria, regione fanalino di coda in pressoché la totalità delle graduatorie e, più in generale, del Meridione che si trova da sempre escluso dalle prime venti o trenta posizioni. Il problema a mio avviso, quindi, non è nell’accuratezza di tali studi che può tranquillamente essere messa in discussione se ci si sofferma a considerare la posizione dell’uno o dell’altro territorio, ma in ciò che i dati contenuti in essi ci consegnano in termini tendenziali.

L’Italia è sempre più divisa, il gap tra Nord e Sud lungi dal ridursi, si amplia creando, di fatto, le condizioni perché coesistano cittadini di serie A e di serie B con gli stessi doveri ma differenti diritti. Questo scenario, indegno per una società che ama definirsi civile, ha nella sua genesi diverse motivazioni, esogene, endogene, antropologiche, culturali e storiche che, sicuramente, non possono essere banalizzate da sintesi spesso viziate da preconcetti, strumentalizzazioni o sterili piagnistei che tendono a nascondere l’abbondante polvere che produciamo sotto il tappeto.

Come collettività, dobbiamo assumerci le nostre responsabilità che sono tante e pesanti, ad iniziare dal lassismo, dalla rassegnazione, dall’inazione, dal non voler metterci la faccia “sporcandosi le mani” e agendo in prima persona nel tentativo di cambiare le cose. Troppo spesso ci limitiamo a lagnarci senza nulla fare, non avendo neanche la capacità di esprimere una classe dirigente minimamente adeguata non tanto e non solo a governare i processi ma anche e soprattutto a tutelarci lì dove si prendono le decisioni.

Come spiegare altrimenti la vergogna di un federalismo che contribuisce, anno dopo anno, a rendere ricchi i più ricchi e poveri i più poveri. Che avrebbe dovuto essere cooperativo divenendo invece competitivo, generando così aberrazioni come quella della “spesa storica” che ancora oggi, al di là delle belle enunciazioni, continua a far sì che si dia di più a coloro che hanno già molto e di meno a chi non ha nulla? Com’è potuta passare una modifica costituzionale di tale portata senza che i nostri rappresentanti in parlamento si opponessero strenuamente, facendo fronte comune superando le distinzioni di appartenenza politica e indossando unicamente la maglietta di un Mezzogiorno bistrattato e umiliato? 

Ed ora si giocherà la partita del Regionalismo Differenziato, un’altra perversione normativa che, ove venisse messa in atto, darebbe il definitivo colpo di grazia ai territori meridionali. 

Non possiamo continuare con il refrain trito e ritrito di “piove governo ladro”. Non possiamo neanche aspettare che venga qualcuno a salvarci. Dobbiamo impegnarci tutti, in prima persona, per la crescita della nostra terra mettendo competenze e capacità al suo servizio, dandoci da fare per diventare gli unici artefici del nostro destino. Dobbiamo ritrovare l’orgoglio di essere una comunità, fieri di considerarci reggini, calabresi, meridionali. Perché non siamo secondi a nessuno anche se da secoli tentano di farcelo credere.

Altrimenti niente cambierà, anzi, la situazione peggiorerà ulteriormente e continueremo a leggere classifiche e studi che certificheranno la distanza sempre più ampia tra due Italie una delle quali, stante così le cose, non avrà più la forza e la capacità di risalire la china. (ca)

(Claudio Aloisio è il Presidente di Confesercenti Reggio)

Autonomia differenziata, Occhiuto: Se applicata Costituzione il Sud ci guadagna

Se la Costituzione venisse applicata, probabilmente il Sud ci guadagnerebbe, in termini di fiscalità. È quanto ha dichiarato il presidente della Regione, Roberto Occhiuto, in una intervista al “Corriere della Sera”.

L’autonomia differenziata «dipende da come viene realizzata – ha spiegato –. Non ho chiusure pregiudiziali. L’ho detto in riunione: accettiamo la sfida. Però non è solo l’articolo 116 a non essere applicato. Anche il 117, il 119. Se lo fossero tutti, in termini di fiscalità il Sud potrebbe persino guadagnarci». 

Ad esempio sull’energia». 

«La mia Regione ne produce molta – ha continuato – il 42% da fonti rinnovabili, poi c’è l’idroelettrico e altro. In totale più di quello che consumano i calabresi. Ma la bolletta ha, in percentuale, le stesse tasse del Veneto». 

«Perché la mia Regione non può mantenere i maggiori introiti fiscali derivanti da una maggiore produzione di energia alternativa? – ha chiesto Occhiuto –. Se un gruppo industriale volesse realizzare un grande impianto eolico offshore dovrei convincere i cittadini. Sarebbe giusto che avessero dei vantaggi concreti.  Oppure il Porto di Gioia Tauro. E il primo porto d’Italia ma non produce ricchezze in Calabria. Sarebbe giusto mantenere una parte degli oneri doganali». 

Riguardo a Emiliano dice che applicando i Lep è il Sud ad essere avvantaggiato, Occhiuto concorda: «La Costituzione prevede l’uniformità su tutto il territorio nazionale. Ma non è così. Si finanzia ciascuna regione secondo la spesa storica: chi aveva meno, e ha potuto spendere di meno, avrà meno. Chi aveva di più sempre di più. Se si aumentano a entrambi le risorse del 10% non si pareggiano le diseguaglianze, si accentuano». 

«Stabiliamo i Lep sui fabbisogni standard – ha proposto Occhiuto – facciamo la perequazione e dopo può partire l’autonomia differenziata. Ma su criteri giusti. È un lavoro complesso che in 20 anni non è mai stato fatto. Ma se si vuole attuare il titolo V bisogna farlo per intero». 

«L’istruzione è materia delicata – ha evideniztao Occhiuto –. Affidarne il governo e l’organizzazione alle regioni può significare costruire più sistemi scolastici e aumentare le divaricazioni sociali, a partire dalla formazione e dai saperi, tra regioni più ricche e più povere». (rcz)

L’OPINIONE / Giorgia Campanella: Autonomia differenziata è come dire ‘secessione dei ricchi’

di GIORGIA CAMPANACreare cittadini con diritti di cittadinanza di serie A e di serie B a seconda della regione in cui vivono. In pratica i diritti (quanta e quale istruzione, quanta e quale protezione civile, quanta e quale tutela della salute) saranno come beni di cui le Regioni potranno disporre a seconda del reddito dei loro residenti. Quindi, per averne tanti e di qualità, non basta essere cittadini italiani, ma cittadini italiani che abitano in una regione ricca.

Tutto ciò è in aperta violazione con i principi di uguaglianza scolpiti nella Costituzione. Una riforma che deriva da quella del Titolo V che regola il rapporto tra Stato centrale e autonomie locali, voluta nel 2001 da un governo di centro sinistra e che ha avuto come “apripista” il Governo Gentiloni, nella persona del sottosegretario Gianclaudio Bressa, allora del Partito Democratico. Lo stesso PD che nel febbraio 2018 ha firmato a Palazzo Chigi una pre-intesa sulla cosiddetta “autonomia differenziata” tra il Governo e le Regioni Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna.

Le Regioni del Nord tornano a bussare alla porta del nuovo governo. Ordine del giorno: autonomia differenziata, tant’è che a Roma, di fronte al Ministro degli Affari regionali Roberto Calderoli, hanno parlato i governatori di Liguria, Giovanni Toti, Veneto, Luca Zaia, Lombardia, Attilio Fontana, Emilia Romagna, Stefano Bonaccini, Toscana, Eugenio Giani, Umbria, Donatella Tesei, Piemonte, Alberto Cirio, Marche, Francesco Acqueroli.

La spinta nasce dalla Liguria che porta avanti la sua trattativa bilaterale per Ambiente, Salute, Scuola e Lavoro, Infrastrutture, Logistica e Portualità.

Adottare il regionalismo differenziato significherebbe quindi autorizzare l’ennesimo scippo di risorse al Mezzogiorno che per anni ha contribuito all’arricchimento delle regioni del Nord. Per intenderci, Bonaccini, Zaia e Fontana, vorrebbero venisse applicato tenendo fuori l’approvazione dei Lep – livelli essenziali delle prestazioni – cosicché potrebbero prendersi i soldi di tutti noi italiani soltanto perché continuerebbe a restare in piedi il criterio della spesa storica.

Siamo in presenza di una deriva antidemocratica e di uno Stato arrendevole, che ha fatto a pezzi l’idea del federalismo solidale, dei livelli essenziali delle prestazioni, dei costi e fabbisogni standard, della perequazione infrastrutturale.

Questo ennesimo e subdolo scippo da parte della politica nei confronti delle popolazioni del Sud, per noi di ‘Italia del Meridione’ è qualcosa di aberrante ed è la madre di tutte le nostre ‘battaglie’ e sulla quale non indietreggeremo di un passo. Incontri e interlocuzioni sono già in corso, nei prossimi giorni partiranno una serie di iniziative per promuovere una mobilitazione generale, affiancati da chi ha inteso opporsi ad un disegno di legge del tutto anticostituzionale. (gc)

[Giorgia Campana è del direttivo regionale Calabria – Italia del Meridione, dipartimento Welfare]

Irto (PD): Il ddl su autonomia differenziata va bloccato

Il senatore del Partito DemocraticoNicola Irto, ha ribadito che «il Calderoli va bloccato perché iniquo e inaccettabile».

«Va nella direzione giusta la presa di posizione assunta dal Pd sulla bozza del ddl Calderoli sull’autonomia differenziata dopo la riunione degli Uffici di presidenza dei gruppi parlamentari per discutere del tema», ha detto Irto, spiegando che «il confronto che abbiamo avuto nella giornata di ieri è stato proficuo e approfondito».

«Deve essere prodotto ogni sforzo – ha evidenziato – per evitare che venga adottato un provvedimento lesivo dell’unità del Paese. Serve immaginare un percorso diverso con l’elaborazione di una legge quadro figlia di un confronto preventivo e di una concertazione tra Parlamento e Regioni. Non possiamo permetterci che il progetto di autonomia differenziata per come oggi concepito dal centrodestra,  spacchi ulteriormente il Paese o consentire che servizi nevralgici come scuola, trasporti e sanità abbiano livelli essenziali diversi nelle varie Regioni». (rp)

Bevacqua (PD): Regione si attivi per bloccare ddl su autonomia differenziata

Mimmo Bevacqua, consigliere regionale e capogruppo del PD, ha chiesto alla Regione di attivarsi e raccogliere l’appello lanciato dal governatore della Campania, Vincenzo De Luca, «per  bloccare il ddl sull’autonomia differenziata».

«Ci sarebbe piaciuto, così come avevamo richiesto in Consiglio regionale – ha spiegato – che l’iniziativa fosse partita dalla Calabria e dal presidente Occhiuto, ma adesso serve un impegno comune da parte delle Regioni del Sud per bloccare la cosiddetta “secessione dei ricchi” che andrebbe a favorire ancora le Regioni settentrionali». 

«Come se non bastasse affidare settori nevralgici come scuola e sanità, che sono di competenza statale, alle singole Regioni, il ddl Calderoli, per come da ultimo modificato, elimina anche ogni riferimento ai Lep (livelli essenziali di assistenza) che dovrebbero essere garantiti in modo uniforme su tutto il territorio nazionale.  – ha detto ancora Bevacqua – Una scelta inaccettabile che va a creare cittadini di serie a e di serie b, mantenendo come unico criterio del finanziamento statale quello della spesa storica».

«Le Regioni del Sud –  ha concluso Bevacqua – devono essere unite per bloccare un disegno di legge ingiusto che rischia di creare soltanto confusione e che continua a penalizzare il Meridione che, invece, dovrebbe essere al centro delle attenzioni del governo Meloni con investimenti e interventi idonei a recuperare il gap con il resto del Paese. Ricordo, infine, che l’opposizione aveva richiesto sul tema una seduta di Consiglio regionale ad hoc che ci auguriamo venga convocata entro la fine del mese, per come concordato in sede di Conferenza dei capigruppo». (rrc)

È CAMBIATA LA MUSICA: IL MEZZOGIORNO
NON È PIÙ PASSIVO E VUOLE I SUOI DIRITTI

di PIETRO MASSIMO BUSETTAIl Mezzogiorno corpo morto che non reagisce più a nessun stimolo? Forse in passato era così. Oggi sta diventando una realtà che prende consapevolezza dei suoi diritti e, si spera, anche dei suoi doveri.

Per questo è necessario che il Governo nazionale stia molto attento rispetto ai provvedimenti che, mal consigliato dalla Lega, ha intenzione di prendere, in particolare rispetto al reddito di cittadinanza e anche all’autonomia differenziata. Certo, rispetto al grande, pericoloso e competente attivismo del ministro Calderoli, le reazioni più naturali sarebbero state quelle di una levata di scudi generalizzata, progressivamente, fino ad un blocco totale di tutte le attività.

Se si vuole istituzionalizzare  il principio che i diritti di cittadinanza sono diversi, come già oggi avviene, tra le diverse parti del Paese, e cioè che esistono cittadini e coloni, individui di serie A e di serie B, persone che hanno diritto ad una scuola con il tempo pieno, agli asili nido, ad una mobilità di buon livello su treni e auto, a vivere più a lungo in media, ad una sanità più efficace ed efficiente, a un lavoro ed altri che invece, solo perché sono nati sotto il Garigliano, hanno meno diritti, allora qualunque tipo di reazione potrebbe essere consentita. 

Visto peraltro che in termini di tassazione, come prevede la nostra Costituzione, tutti i cittadini, in modo progressivo rispetto al reddito prodotto, partecipano alla tenuta del sistema fiscale nazionale.

Il Quotidiano del Sud, ed Il nostro Direttore in prima fila, hanno fatto un’operazione verità importante per far capire che in realtà se ci fosse una spesa pro-capite uguale il Mezzogiorno avrebbe diritto a 60 miliardi di ristoro annui. E che l’autonomia avrebbe cristallizzato tale situazione. E da mesi porta avanti la sua battaglia ritornando sull’argomento con i suoi prestigiosi opinionisti.

 Ora arrivano le reazioni sia da parte dell’intellighenzia colta meridionale e dell’Accademia, che da parte della politica.

Massimo Villone, PRofessore emerito di diritto costituzionale dell’Università degli studi “Federico Secondo”, rappresentante del Coordinamento per la Democrazia Costituzionale, è passato all’attacco, insieme ai sindacati Nazionali della scuola Cgil, Cisl, Uil, Snals, e Gilda, presentando una proposta di legge costituzionale di iniziativa popolare che dice “no“ all’autonomia differenziata. 

 «La nostra proposta punta a riscrivere parte degli articoli 116 e 117 della Costituzione, almeno in quei commi che aprono a chi mina l’unità del Paese – spiega Villone –. Vogliamo tagliare gli artigli a chi lavora non per ridurre le disuguaglianze, ma per accrescerle».  

 «Con le modifiche proposte all’articolo 116 vogliamo scongiurare una frantumazione non reversibile del Paese. Un rischio gravissimo che è ciò che auspica Calderoli». 

«Le modifiche proposte limitano l’autonomia delle Regioni – continua Villone – introducono una clausola di supremazia della legge statale, affidano allo Stato la potestà legislativa su alcune materie cruciali come scuola, lavoro, coordinamento della finanza pubblica, reti di trasporto e comunicazione».

E si è già aperta una sottoscrizione che parte con 120 firme di costituzionalisti intellettuali e rappresentanti della società civile. Mentre da Bari Gianfranco Viesti continua a ad affermare che quella che si sta consumando è la secessione dei ricchi.

Ma anche tra i giornalisti Marco Esposito si spende con interventi mirati che dimostrano come l’affermazione che con l’autonomia il Nord non acquisisce più risorse sia falsa, dimostrando con una simulazione quello che accadrebbe nella scuola.

Pino Aprile, che ha dato indicazioni nel voto del 25 settembre di annullare la scheda votando no all’autonomia differenziata, adesso mira a consapevolizzare il pubblico ampio sui pericoli che il Mezzogiorno corre. L’Associazione Istituti Meridionalisti con il suo segretario Francesco Saverio Coppola rafforza il gruppo.  

Esempi di intellettuali del Sud, che non esitano a prendere posizioni estreme. il Partito Unico del Nord continua a dettare legge ad un Sud che, però, inizia ad avere consapevolezza di sé stesso. Per quanto attiene invece alle posizioni della politica la destra l’aveva nel suo programma elettorale, il terzo polo non ha preso posizione, ma la presenza della Gelmini al suo interno, che si era dichiarata favorevole da ministro per gli affari regionali, non fa ben sperare, I Cinque Stelle si sono pronunciati contro ed il Pd ha una posizione molto sbilanciata a favore

Infatti al di la delle affermazioni note di Stefano Bonaccini, quello che afferma Piero Fassino, certo non l’ultimo arrivato nel Pd è illuminante: «Due terzi del prelievo fiscale del nostro Paese sono attinti dai redditi del Nord. Due terzi o forse più delle partite Iva sono concentrati nel Nord. Nel Nord c’è una presenza di cittadini stranieri che è pari al 20 per cento a fronte della media nazionale del 7-8. Dalle regioni del Nord e da Emilia, Toscana e Marche parte l’80 per cento delle esportazioni italiane», dice Fassino in una intervista. Sottintendendo che è giusto che ognuno si tenga le risorse che produce. 

La risposta di Adriano Giannola, presidente di Svimez, che afferma «tutto ciò è un siluro alla Costituzione sin dal 2001 ed è fuori dalla legge del 2009 che è stata elaborata e firmata dall’attuale ministro Calderoli. Questa si chiama eversione», la dice lunga sul livello dello scontro. 

Il Sud fa sistema e capisce che l’argomento di un eguale interesse del Nord e del Sud per l’autonomia differenziata è una presa in giro. Non basterà Calderoli a vendere questo “pacco” al Sud. Vedremo quale sarà la posizione ufficiale del PD, soprattutto nel caso che Bonaccini diventi segretario. 

Intanto dice Villone «ne approfitti Fassino per studiare. Siamo ragionevolmente certi che anche i piemontesi, volendo, possono imparare».

Il sindaco di Napoli Manfredi, il Governatore della Campania De Luca, quello della Puglia Emiliano, in dissonanza con il partito di appartenenza, prendono posizione contro, facendo ben sperare su una mobilitazione più ampia.  Assente la Regione Siciliana e la Calabria sia perché i due presidenti sono del centro destra, che probabilmente, per la Sicilia, l’illusione che avendo una sua autonomia pensa, sbagliando, che le autonomie rafforzate delle Regioni del Nord non la riguardino. Il corpo provato di un Mezzogiorno esanime prova a reagire ad un attacco che lo vuole emarginare ulteriormente.  (pmb)

[Courtesy Quotidiano del Sud – L’Altravoce dell’Italia]

L’OPINIONE / Amalia Bruni: No a una legge che non armonizza ma accresce le differenze tra regioni

di AMALIA BRUNI – «Noi ci aspettiamo un aiuto dal Governo nazionale per risolvere i nostri problemi e non un ulteriore affossamento. Questa norma è un ostacolo serio alla tutela della salute in Calabria. Una ulteriore minaccia al già compromesso sistema sanitario regionale. E’ un progetto che servirà solo a dargli la mazzata finale. L’autonomia differenziata, ex articolo 116 della Costituzione, di fatto metterebbe in ginocchio tutto il comparto. Così rischiamo di cancellare per i calabresi l’articolo 32 della Carta costituzionale, con il quale si sancisce il diritto inequivocabile alla salute»

Sono le parole testuali che ho scritto esattamente un anno fa quando si parlava di Autonomia Differenziata e oggi, purtroppo, devo constatare che sono stata facile profeta perché la bozza di disegno di legge presentata dal Ministro Calderoli ai Presidenti delle regioni di, Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna, si fonda su un equivoco e cioè che di fronte a una minima autonomia legislativa in materia di sanità, insieme ad un’efficienza gestionale e organizzativa, si possa contrastare un sistema ingiusto e iniquo di finanziamento del Servizio regionale sanitario.

Ci troveremmo di fronte a un sistema di divisione dei fondi fortemente penalizzato dalla quota capitaria storica rispetto a quella più equa e funzionale dei costi e fabbisogni che vengono fuori da un’analisi dinamica e oggettiva svolta sul territorio in base a domanda e bisogni. Rischiamo, in questo modo, noi calabresi di non riuscire a sviluppare un sistema sanitario efficiente e saremo costretti sempre più ad aumentare la migrazione sanitaria.

Lo Stato ha il dovere nei nostri confronti, di tenere in considerazione tanti altri fattori che non possono non pesare sulle decisioni da prendere. Se è vero che noi produciamo più energia di tutti è tuttavia vero che da noi si muore prima, che abbiamo la mortalità infantile del 50 per cento più alta che nel resto d’Italia, e abbiamo il maggior numero di patologie e anche il Pil più basso d’Europa. Di conseguenza la cosiddetta “spesa storica” non ci metterà mai nelle reali condizioni di uscire da questa situazione.

Quando l’anno scorso ho scritto la nota a cui ho fatto riferimento prima, ho sperato che questo processo, iniquo e che affossa Sud in generale e la Calabria in particolare, non sarebbe andato avanti contando sul buon senso e sulla lungimiranza di chi ci governa e che dovrebbe tenere a cuore il benessere di tutto lo Stato e non solo della parte più ricca.

È chiaro che sbagliavo. La Calabria non ha bisogno di differenziarsi ma piuttosto di armonizzarsi al resto delle regioni avanzate operando una profonda rivisitazione della rete ospedaliera finalmente contestualizzata ai bisogni epidemiologici e alla razionalizzazione delle risorse dei posti letto, che da tanti anni naviga sotto la soglia minima in Italia. E, inoltre, c’è la necessità urgente di riformare la medicina territoriale, che dovrà essere il primo importantissimo baluardo dell’assistenza sanitaria per i cittadini, senza dimenticare l’emergenza-urgenza, tenuto conto della gravissima crisi in cui versa il 118 per la mancanza ormai cronica di medici. La conclusione non può che essere identica a quella espressa già un anno fa: non ci serve una norma che incarna quel sogno leghista mai abbandonato di separatismo e non di federalismo.

È del tutto evidente che il disegno così concepito, e fortemente voluto dalla Lega Nord, stride con l’idea di patria unita da sempre sbandierata dalla destra ora al governo. Dobbiamo opporci con tutte le nostre forze, penso innanzitutto a un Coordinamento del Mezzogiorno che coinvolga sindaci, amministratori, Presidenti di Regione, a un’alleanza con le forze sociali e culturali.

Penso con terrore al disastro che porterebbe, ad esempio, la regionalizzazione dell’Istruzione. Per tutte queste ragioni ritengo urgente un confronto in Consiglio Regionale nel quale l’opposizione deve arrivare con una posizione unitaria attraverso la presentazione di una mozione che sia di ferma condanna a questa proposta. (ab)

Venerdì a Villa Rendano i sindaci a confronto su Pnrr e autonomia differenziata

Venerdì 11 novembre, a Cosenza, a Villa Rendano, alle 16.30, è previsto l’incontro Pronti alle barricate! I sindaci del Sud, l’autonomia differenziata e i miliardi del Pnrr, promosso dalla Fondazione Attilio e Elena Giuliani.

Obiettivo dell’incontro, offrire un utile contributo al dibattito sulle principali questioni che riguardano il ruolo e l’azione dei sindaci sul territorio.

All’iniziativa, che sarà coordinata dal giornalista Antonlivio Perfetti, direttore della testa on line camtele3tv.it, parteciperanno i sindaci di Cosenza, Franz Caruso, di Rende, Marcello Manna, di Montalto Uffugo, Pietro Caracciolo, di Castrolibero, Giovanni Greco, di Cerisano, Lucio Di Gioia, e di Casali del Manco, Stanislao Martire

Il confronto tra i sei primi cittadini sarà preceduto da un breve intervento del giornalista Francesco Kostner che, prendendo spunto dal romanzo storico “Il Sindaco”, scritto da Gaetano Mollo e pubblicato da Luigi Pellegrini Editore, tratteggerà la figura e l’impegno civico del barone Vincenzo Maria Mollo, primo cittadino di Cosenza nel 1808 e testimone – ricordato dallo scrittore francese Alessandro Dumas nel resoconto del suo viaggio in Calabria nel 1835 – del difficile momento vissuto dalla città a causa del terremoto.

“Al barone Mollo”, spiega il presidente della Fondazione Giuliani Walter Pellegrini, «toccò il gravoso compito di tenere unità la sua comunità in quel difficilissimo momento e di recuperarne per quanto possibile la dimensione sociale e urbana. La sua esperienza in quella funesta circostanza – ha continuato – mise in luce l’importanza del sindaco, alle prese con gli effetti di un forte sisma ma, allora come oggi, i sindaci sono chiamati a misurarsi con emergenze, difficoltà e problemi rispetto ai quali quasi sempre gli strumenti e le risorse a disposizione sono insufficienti».

«Ecco allora – ha concluso il presidente della Fondazione Giuliani – la necessità, ma direi anche l’opportunità di mettere a fuoco il peso di una figura istituzionale che, spesso, non è nelle condizioni di operare e, finanche, di utilizzare le opportunità previste da strumenti finanziari eccezionali come il Pnrr».

L’evento potrà essere seguito in streaming sul canale Youtube di Villa Rendano. Di seguito il link per accedere alla diretta: https://youtu.be/CXUFqza774Q. (rcs)