Mammoliti e Lo Schiavo a Occhiuto: Impugni autonomia a Corte costituzionale»

«Impugni la legge dell’autonomia differenziata alla Corte Costituzionale». È quanto hanno chiesto i consiglieri regionali Raffaele MammolitiAntonio Lo Schiavo al presidente della Regione, Roberto Occhiuto, tramite una interrogazione.

«E nel caso non lo ritenesse opportuno, quale strategia intende adottare per la riduzione dei divari infrastrutturali e dell’impatto di una riforma così dannosa per le politiche di sviluppo calabresi?», hanno chiesto i consiglieri, ricordando in premessa che «il provvedimento, per come approvato, rischia di compromettere la coesione del Paese e di aggravare le disuguaglianze sociali tra i cittadini, segnando un punto di non ritorno nell’equità dei servizi essenziali tra le Regioni italiane in un contesto già caratterizzato da un grave squilibrio tra il Nord ed il Sud dell’Italia; che tale rischio, ha generato molteplici critiche e non solo dai partiti di opposizione, nei confronti dell’adozione di tale provvedimento, non ultime quelle pronunciate dalla Conferenza episcopale italiana e dalla Commissione europea che nel Report annuale sulle economie nazionali ha definito il provvedimento approvato in via definitiva dalle Camere come rischioso per la coesione e le finanze pubbliche del Paese».

Mammoliti e Lo Schiavo hanno ricordato, anche, che «lo stesso Presidente Occhiuto, seppur fuori tempo massimo, ha espresso dubbi sulla bontà della riforma e ha condiviso la scelta della deputazione calabrese di Forza Italia di non approvare la legge» e che «molte Regioni stanno valutando di impugnare la legge in questione dinanzi la Corte Costituzionale». Da qui gli interrogativi posti al presidente Occhiuto per sapere se intende proporre o no ricorso alla Corte Costituzionale.

«Il presidente della Regione – aggiungono Mammoliti e Lo Schiavo –, dopo le ambiguità, i tentennamenti e le successive tardive recriminazioni, dimostri adesso nei fatti qual è il suo reale atteggiamento rispetto alla riforma con la quale i suoi allegati leghisti e il governo da lui sostenuto condannano definitivamente il Mezzogiorno d’Italia all’arretratezza. Non tutto ancora è perduto, la mobilitazione sociale e politica che sta montando in queste ore dimostra che esiste una contrarietà popolare diffusa su una legge ritenuta ingiusta, dannosa e immorale, rispetto alla quale le forze d’opposizione metteranno in atto ogni possibile azione di contrasto».

«Lo stanno facendo anche molti sindaci meridionali e calabresi – hanno proseguito – che, senza distinzione di appartenenza partitica, hanno percepito la pericolosità dell’Autonomia differenziata e sono determinati a far valere le proprie ragioni. Battaglia alla quale si unirà anche il nuovo sindaco di Vibo Valentia, Enzo Romeo, che lunedì andrà a vincere al ballottaggio con il sostegno del fronte progressista lanciando, tra le altre cose, un chiaro segnale proprio all’atteggiamento padronale, sprezzante e accomodante verso le forze secessioniste, tenuto dal centrodestra in questa come in innumerevoli altre occasioni. Il presidente Occhiuto scelga dunque da che parte stare: se obbedire ancora una volta agli ordini di scuderia del suo partito e del suo schieramento o schierarsi dalla parte degli interessi della Calabria e dei calabresi, senza se e senza ma». (rrc)

L’OPINIONE / Rubens Curia: Basta bugie tra regionalismo asimmetrico e gabbie salariali

di RUBENS CURIAIn queste ore, dopo l’approvazione da parte del Parlamento, della legge sulla Autonomia Differenziata che, in modo veritiero, nella relazione di accompagnamento era definita “Regionalismo asimmetrico”, si sono susseguiti interventi di Zaia, di Salvini ed altri che hanno detto a noi “popoli del Sud” (sic!)  che ci spiegheranno le opportunità che la legge ci riserva, credo che il più onesto intellettualmente sia  stato il capogruppo alla Camera Molinari che ha affermato che finalmente il grande sogno di Bossi si  è avverato! Ovvero dico io: la secessione strisciante! 

Questa legge, giustamente, è stata definita da alcuni giuristi “Ius Domicilii” in quanto c’è la certezza di un aumento dei divari territoriali tra le Regioni che mineranno la coesione sociale e territoriale del  nostro Paese. 

Molti parlano, in parte a ragione, delle coperture finanziarie a garanzia del principio solidaristico e  dell’unità del Sistema, infatti il finanziamento delle funzioni trasferite alle Regioni richiederebbe la  determinazione di un fondo e le misure perequative o ancora dell’attuazione dei Livelli Essenziali di  Prestazioni (Lep) che, purtroppo, vedono il Sud fortemente svantaggiato (Asili nido-Assistenti  Sociali-Trasporto scolastico per gli studenti con disabilità ecc.); argomenti estremamente importanti  a cui aggiungerei il rispetto dell’articolo 116 comma terzo della nostra Costituzione che garantisce  l’unitarietà della Repubblica. 

Ma veniamo alla verità ineludibile, carta canta si direbbe: «L’Accordo preliminare in merito all’Intesa  prevista dall’articolo 116, terzo comma della Costituzione, tra il Governo e le Regioni Emilia Romagna, Lombardia e Veneto firmato nel febbraio 2018».  

 Analizzando, infatti,” l’Accordo” del 2018 firmato, tra il Governo della Repubblica Italiana e la  Regione Veneto, che fortunatamente non andò in porto per il susseguirsi di vari Governi fino al Def del 2021, abbiamo, per quanto attiene la sanità, la certezza dell’affermarsi di Servizi Sanitari  Regionali forti economicamente soprattutto nelle Regioni del Nord a cui sarebbe consentita la totale  autonomia riguardo alle politiche di gestione del personale, delle attività libero-professionali, del  sistema tariffario, dell’accesso alle scuole di specializzazione, della governance delle Aziende  Sanitario ed altro; insomma torneremmo alle “gabbie salariali” con stipendi diversificati tra gli  operatori sanitari delle regioni più ricche rispetto alle regioni fragili come la Calabria. 

Non ci vengano a dire che l’Autonomia differenziata valorizzerebbe lo spirito d’iniziativa dei “popoli  del Sud” perché la Calabria con il gettito fiscale copre a stento circa il 50% del Fondo Sanitario  Regionale!

Entrando nel merito dell’ ” Accordo preliminare” l’articolo 2 prevede che alla Regione Veneto “è  attribuita una maggiore autonomia in materia di gestione del personale… la Regione può in sede di  contrattazione collettiva, per i dipendenti del S.S.R, prevedere incentivi e misure di sostegno, anche  mediante l’utilizzo di risorse aggiuntive regionali”; con questo articolo il Paese ritorna, come dicevo,  alle gabbie salariali degli anni ’70 con stipendi differenziati tra Nord e Sud che provocherebbe una  fuga di personale verso le Regioni del Nord con la definitiva crisi del Servizio Sanitario della nostra  Regione ( altro che medici cubani ci vorrebbero). 

Altro articolo pericoloso per la sua ambiguità è il 3 che testualmente recita: «alla Regione è attribuita  una maggiore autonomia in materia di accesso alle scuole di specializzazione, ivi compresa la  programmazione delle borse di studio per i medici specializzandi». Bisogna sapere che questa  autonomia per quanto attiene il numero delle borse di studio è già prevista dalle norme, infatti vi sono borse di studio finanziate dallo Stato e borse di studio, in base alla programmazione regionale, che possono essere finanziate dalle Regioni! Cosa nasconde questo articolo? Legare la borsa di studio al  luogo di nascita dello specializzando? O al numero di anni di residenza? O al vincolo di lavorare per  un certo numero di anni in Veneto? Non meravigliamoci perché un tentativo simile, alcuni anni or sono, venne fatto per gli insegnanti! 

L’articolo 4 distrugge definitivamente l’unitarietà del Servizio Sanitario Nazionale, infatti è scritto: «alla Regione è attribuita una maggiore autonomia nell’espletamento del sistema tariffario, di rimborso,  di remunerazione e di compartecipazione… che si applica solo agli assistiti residenti nelle Regione» (sic!!). 

È evidente che questa proposta di autonomia applicata alla sanità, come in altri settori, è irricevibile  per le Regioni del Sud e per la nostra Calabria, pertanto mi rivolgo al Presidente Occhiuto che ha  assunto una posizione critica insieme ai deputati di Forza Italia della Calabria , a tutte le forze  politiche che hanno votato contro la legge, al mondo dell’ economia, ai sindacati, alle associazioni  di cittadini organizzati, al Terzo settore, alla Chiesa perché si contrasti questa legge attivando  Comitati Civici che raccolgano le firme per il Referendum abrogativo. 

Care Amiche e cari Amici calabresi è una iniziativa che dobbiamo intraprendere per il futuro della  nostra Calabria. (rc)

[Rubens Curia è portavoce di Comunità Competente]

L’OPINIONE / Gregorio Corigliano: Calderoli spacca il Paese e abbandona il Sud

di GREGORIO CORIGLIANO – Davvero non cambia nulla per il Sud e per il Paese con il ddl Calderoli sull’autonomia differenziata? Ed allora perché si fa, verrebbe da chiedersi. La verità, a stare attenti e a leggere le carte con sufficiente attenzione è che non cambia solo per il Sud, ma per tutto il Paese. Come è stata concepita, la riforma consentirà di fatto la nascita di 20 repubbliche autonome con evidenti regole differenti. Come dire che si tornerà allo Stato preunitario fatto di staterelli, uno diverso dall’altro.

E quel che altrettanto conta è che ci saranno leggi e regolamenti diversi per ogni regione, che potrebbe pure non chiamarsi Regione, a questo punto, ma Repubblica autonoma della Calabria, per esempio. Con Sigla ReACal, tanto per dire. Per differenziarla dalla Re.A.Pi. E le amministrazioni locali ne soffriranno anche loro le conseguenze o gli effetti perversi, perché i sistemi amministrativi saranno profondamente differenti. E gli imprenditori che devono investire in Calabria o in Lombardia? Ognuno avrà a che fare con legislazioni diverse. Ed i medico, anche loro. Gli stipendi saranno uguali in tutto il Paese, come dice la Meloni, in tutta la nazione? Certo che no. Ed a quel punto, se già lo è oggi, figurarsi quando il ddl sarà legge.

Ci sarà pure una Regione, o uno staterello, che paga di più o no? Certo, ed allora medici e paramedici scapperanno là! Ed i docenti, la stessa cosa. Ognuno andrà dove si guadagna di più, se per andare da uno Stato all’altro non ci vorrà il passaporto. Calderoli mette le mani da dentista avanti e dice che ci saranno i Lep. Se questi saranno come i Lea, staremo freschi. Già scappano oggi per il Nord, se non per l’estero, come pure sta avvenendo. E quindi i cittadini non saremo tutti uguali, o no? Come sarebbe possibile garantire a tutti i meridionali il tempo pieno a scuola, come succede per ogni famiglia settentrionale, senza i finanziamenti adeguati. E questi vanno avanti, con leggerezza e col sorriso sulle labbra, tanto chi vivrà, appunto, vedrà. Perchè si dice che si tratta di autonomia differenziata. Forse perché saranno “valorizzate” le differenze ambientali, storiche e culturali delle regioni?

E se la Calabria, come scriviamo tutti i giorni, è la cenerentola del Paese, col ddl sarà addirittura la badante del Paese. Al Nord, infatti, è concentrata la produzione industriale vera e propria dell’Italia, e con la differenziata, avrà maggiori benefici! O no?  E la meraviglia è che parlamentari del Sud, e politici meridionali, hanno votato a favore. Come si fa? A me pare, come dice il Laboratorio civico, un abominio. E le voci di quanti dicono niet a Calderoli sembrano vox clamans nel deserto di un Pese che sta vivendo, una mutazione che più radicale non si può. Un sussulto di coscienza dei politici calabresi e meridionali viene auspicato, ma ad oggi, il segno di vita è assai flebile. Daranno un segno? Forse, quando, probabilmente sarà troppo tardi.

Come per la Zes, la zona economica speciale la cui riforma, a parere di uno che se ne intende, come il presidente della Puglia Emiliano, porterebbe ad una riedizione della Cassa per il Mezzogiorno. E perché l’ex presidente della Corte costituzionale De Siervo parla di riforma precaria ed impugnabile in modo agevole? Perdono tutti i cittadini italiani con il ddl Calderoli: Certo, dice De Siervo, si rischia un periodo di insicurezza e di tensioni tra Regioni più forti e regioni più deboli. Ecco perché gli oppositori parlano di decreto spacca Italia, con un Nord potente ed un Sud misero ancor di più.

Eppure c’è stato un periodo in cui si parlava di abolizione delle Regioni o di rivisitazione delle stesse, a distanza di mezzo secolo dalla loro istituzione ed invece adesso non solo non si cambiano in maniera più efficiente con l’esperienza acquisita, ma addirittura si peggiorano. Ecco perché, se dovesse passare definitivamente, come passerà, non resta, detto adesso, che impugnare di fronte ai Barbera ed alla Consulta, perché viene violato l’attuale assetto unitario ed a perdere non sarà solo Calderoli, al quale non credo interessi molto, ma tutti gli italiani. E Poi, piangere il morto, come diceva l’antico detto, sempre attuale, saranno lacrime perse. E l’incorreggibile Kociss sarà sempre vivo e vegeto ma non tornerà più a occuparsi molari e premolari. (gc)

L’OPINIONE / Michele Conia: L’Italia si avvia a diventare il Paese delle disuguaglianze

di MICHELE CONIA – L’Italia una e indivisibile nata dalla Resistenza si avvia a diventare il Paese delle disuguaglianze, con distanze sempre più marcate tra Nord e Sud, tra aree interne e aree urbanizzate. L’idea di autonomia regionale differenziata rischia di compromettere in modo irreparabile il principio di universalità dei diritti accentuando le enormi differenze oggi esistenti nelle diverse aree del Paese e soprattutto il divario in termini di ricchezza, infrastrutture e servizi.

Nella mia audizione del 14 marzo scorso in Commissione Affari costituzionali della Camera, nell’ambito dell’esame del ddl Calderoli, ho espresso un deciso dissenso individuando le criticità su un progetto che frantuma territori e diritti, incrementando i divari. Convintamente ho illustrato come l’autonomia differenziata possa scardinare il funzionamento del sistema d’istruzione nazionale ma anche di altri servizi pubblici, dalla Sanità alle infrastrutture, dai porti agli aeroporti, e poi strade e autostrade, giustizia di pace, protezione civile, facendo venir meno la tenuta del Paese ed emarginando i più vulnerabili e indifesi. Delle 23 materie, ben 9 potranno essere devolute alle Regioni che ne faranno richiesta: Organizzazione della giustizia di pace, Rapporti internazionali e con l’Unione europea, Commercio con l’estero, Disciplina delle Professioni, Protezione civile, Previdenza complementare e integrativa, Coordinamento della finanza pubblica e del sistema tributario, Casse di risparmio, casse rurali, aziende di credito a carattere regionale, Enti di credito fondiario e agrario a carattere regionale. Da queste derivano 184 funzioni che saranno immediatamente operative senza dover attendere il percorso della determinazione dei Lep.

A tal riguardo ho sempre sostenuto che sia più opportuno parlare di Livelli Uniformi in quanto i Lep ( livelli essenziali di prestazione) sarebbero un’eguaglianza costruita sul minimo, che lascerebbe invariate le attuali e gravi diseguaglianze. Con orgoglio rivendico che, avendo presagito i gravi rischi per la democrazia e la vita economica e sociale del Paese, Cinquefrondi è stato il primo comune in Italia che, nel dicembre 2018, ha adottato una delibera contro l’attuazione del federalismo fiscale e nell’aprile successivo ha avviato il ricorso contro il sistema di perequazione del Fondo di solidarietà comunale, invitando gli altri comuni a fare altrettanto e raccogliendo 600 adesioni.

È sconcertante di come la maggioranza sia rimasta sorda di fronte a bocciature eccellenti al Ddl Calderoli pervenute da ex presidenti della Corte Costituzionale come Paolo Maddalena, Giovanni Maria Flick e Ugo De Siervo, dal Dipartimento Affari Legislativi della Presidenza del Consiglio all’Ufficio Parlamentare di Bilancio, dalla Banca d’Italia alla Confindustria e persino dalla Conferenza episcopale.

L’impegno dei sindaci, su questa partita è essenziale: non bisogna dimenticare che, una volta ratificate dal Parlamento, le intese governo-regione avranno durata decennale e non sono reversibili, se non per un recesso da parte delle regioni stesse.

Degne di nota le parole del Presidente della Repubblica, recentemente in visita in Calabria, che ha sottolineato come la separazione tra territori recherebbe gravi danni e che il rilancio del Mezzogiorno sarà di beneficio per tutto il territorio nazionale e auspico che non promulghi la legge in quanto, secondo me, in contraddizione con i diritti costituzionali di cui è garante.

I tempi sono strettissimi, c’è poco più di un mese per la raccolta delle firme che andranno consegnate entro settembre. Non appena il testo della legge sull’autonomia differenziata verrà inserito in Gazzetta Ufficiale le Regioni, ai sensi dell’articolo 127 della Costituzione, entro 60 giorni dalla pubblicazione, potranno fare ricorso alla Corte costituzionale ed esperire la via referendaria. In tal caso è necessario o che cinque regioni lo richiedano oppure che 500 mila elettori firmino un quesito referendario abrogativo della norma (a condizione che il referendum sia dichiarato ammissibile in quanto il Ddl Calderoli, come è noto, è stato collegato alla Legge di Bilancio e ciò escluderebbe il ricorso al referendum abrogativo).

Giudico ignobile lo scambio tra Premierato e Autonomia differenziata – il cui iter di approvazione sta procedendo parallelamente – e ritengo che il combinato disposto tra Premierato, Autonomia differenziata e riforma della giustizia, sovverta alle basi la nostra Costituzione. (mc)

[Michele Conia è sindaco di Cinquefrondi]

L’OPINIONE / Salvatore Tolomeo: Quei calabresi che si sono fatti incantare da chi li vuole sudditi

di SALVATORE TOLOMEO – Caro Direttore, senza essere sorpreso leggo quanto pubblicato oggi da Calabria.Live sulla approvazione della Autonomia differenziata e in particolare quanto espresso da Pino Aprile sull’utilizzo del Meridione da parte del Nord per scopi politici e per usi elettorali ma tenuto impoverito per tenerlo suddito. Tutto vero.

Vivo da 54 anni in Lombardia e sono bene informato dei fatti, avendoli vissuti in prima persona, del pensiero dei padani integralisti come lo era il nucleo Bossi, Calderoli, Salvini, ecc. ecc. nei confronti dei terroni che servivano per arricchire la Lombardia con la loro mano d’opera.
Non dimenticate che il quotidiano La Padania nel 2014, in occasione dei lavori Expo 2015 in prima pagina, tramite il vice ministro Castelli, suggeriva di tenere fuori i Calabresi essendo tutti di estrazione ‘ndranghetista e nuocevano al buon nome lombardo.
Poi sono scesi in Calabria i condottieri Salvini, Duregon, Crippa, Molteni e altri avventurieri padani e hanno incantato gli sprovveduti creduloni calabresi dando così inizio alla formazione politica della Lega che, inconsciamente, ha oggi una nutrita presenza politica in Regione Calabria e in Parlamento ma sempre rigorosamente sudditi del predicatore Salvini che se è nato quadrato politicamente non diventerà mai rotondo.
Ora si grida al lupo al lupo. Ma questi politici osannatori dei nordisti padani chi li ha eletti? Sono quei calabresi che non comprendono in che mani si sono cacciati. Sperando che capiscano come uscirne come ne sono entrati: col voto democratico. (st)
[Salvatore Tolomeo è presidente del’Associazione Calabria Oltre Confine]

Il presidente Occhiuto: Il centrodestra rischia un boomerang elettorale sia a Sud che a Nord

«Sono dispiaciuto, penso che il centrodestra rischi adesso un boomerang elettorale non solo al Sud ma anche al Nord. Da governatore farò di tutto per difendere la mia terra e i miei cittadini». È quanto ha detto il presidente della Regione, Roberto Occhiuto, in una intervista a la Repubblica sull’autonomia.

«Io parlo da presidente della Regione Calabria – ha spiegato –: comprendo il mio segretario Antonio Tajani che da vicepremier ha voluto onorare il patto di governo, anche se mi pare non si sia dimostrato entusiasta verso l’Autonomia. Sono riconoscente a Tajani che ha fatto e sta facendo un grande lavoro nel partito, e i risultati di Forza Italia lo dimostrano. Credo che, però, il problema riguardi il centrodestra a livello nazionale. Con questa legge approvata senza nemmeno un adeguato dibattito, temo che la nostra coalizione non riuscirà a compensare le preoccupazioni degli elettori del Sud con qualche voto in più, forse, al Nord».

Per il Governatore «è un peccato perché Giorgia Meloni sta guidando l’esecutivo in modo ineccepibile, raggiungendo grandi traguardi. Questa legge doveva essere costruita come un treno con tre vagoni: l’Autonomia, la garanzia del finanziamento dei Lep su tutto il territorio nazionale, e poi la perequazione. Invece hanno riempito solo un vagone, e non va bene».

Il presidente della Regione Calabria si dice preoccupato per gli interrogativi che accompagnano il finanziamento dei Lep: «Tornando alla metafora del treno sì, in stazione è arrivato solo il primo vagone: i Lep non sono finanziati e nemmeno stimati. Questo lavoro andava fatto. Ad esempio, negli ultimi anni si è calcolato il livello essenziale sugli asili e questo ha subito portato a un maggiore investimento al Sud, superando la spesa storica».

«Occorreva un ulteriore momento di riflessione – ha ribadito Occhiuto –. Di notte e in fretta è stata votata la legge per dare un contentino a una forza politica di maggioranza».

«Mi chiedo, per esempio, cosa succederà agli agricoltori calabresi pugliesi per l’esportazione dei loro prodotti se nel frattempo quattro o cinque regioni otterranno autonomia sul commercio e si organizzeranno anche con accordi con i Paesi stranieri. Forse questo è un tema che andava approfondito no? E, ancora, c’è un’altra cosa che mi preoccupa: la contrattazione del personale in due ambiti, la sanità e la scuola», ha spiegato Occhiuto, ricordando come «io in Calabria per cercare medici mi sono dovuto rivolgere a Cuba. Se domani qualche Regione potrà modificare il contratto dei medici finanziandolo con risorse proprie, ad esempio, avrebbe un grande vantaggio ulteriore rispetto alla mia Regione. Stesso discorso sulla scuola».

«Per carità – ha proseguito – se ci danno le risorse necessarie ben venga tutto, ma non penso sia questa la strada che si vuole intraprendere». (rrm)

 

Autonomia, il ministro Salvini: Occhiuto rilegga programma elettorale

«Occhiuto si dovrebbe rileggere il programma elettorale e la legge approvata dal centrodestra», ha detto il ministro alle Infrastrutture e leader della Lega, Matteo Salvini, rispondendo alle critiche mosse dal presidente della Regione, Roberto Occhiuto, all’autonomia.

«L’autonomia sarà una grande opportunità per migliorare le Regioni del Sud. Chi è capace, non ha nulla da temere», ha concluso, a margine dei festeggiamenti per i 50 anni de Il Giornale(rmm)

L’AUTONOMIA È LEGGE, “L’IRA” DI OCCHIUTO
È UN GRAVE ERRORE DEL CENTRODESTRA

di SANTO STRATI – Dice bene il Governatore Roberto Occhiuto che il centro destra nazionale ha commesso un grave errore di cui presto si renderà conto: ieri è stato un giorno cupo per la Repubblica e l’unità del Paese. Questa vittoria (simbolica, sia chiaro) della Lega indica quanto fragile sia la coalizione di Governo e come la Meloni sottovaluti – sbagliando – la reazione del Sud. Quel Sud che aveva appena espresso un voto chiaro per l’Europa, ma soprattutto col suo fortissimo tasso di astensionismo aveva indicato l’insofferenza non più nascosta del popolo calabrese. Preso in giro, irriso e verso il quale le attenzioni – come al solito quand’è ora del voto – si erano accentuate. Il voto di ieri non fa che confermare il divario sempre incolmabile di questo Paese che viaggia a due velocità.

L’autonomia differenziata non è il demonio assoluto, ma così come è stata concepita è un provvedimento spacca-Paese che, anche se non potrà essere realizzato in assenza dei fondi necessari a garantire i Livelli Essenziali di Prestazione – conditio sine qua non per l’attuazione della legge – lascerà una brutta scia di come sia lontano il Paese legale dal Paese reale.

Nonostante gli allarmi, i suggerimenti, le osservazioni utili a modificare un provvedimento stupido e divisivo, la Lega ne ha fatto una questione di bandiera, coinvolgendo in modo insolubile la coalizione. La gente comune ha capito bene il patto di scambio premierato-autonomia che i Fratelli di Giorgia e i federalisti (a parole) del Nord era un trappolone da cui era impossibile uscire. E bisogna dire che bene hanno fatto a esprimere il proprio dissenso i deputati calabresi di Forza Italia, Cannizzaro, Mangialavori e Arruzzolo, votando contro.

Ma la legge è passata, con un’aula dove mancavano 129 deputati e la cui maggioranza richiesta era di 136 voti. Ce ne sono stati altri 72 a far diventare legge un provvedimento che rischia di allargare il distacco del Sud, quando sarebbe invece necessaria una intesa coesa per le riforme di cui il paese ha un bisogno assoluto.

Ma quali riforme, se analizzando i provvedimenti di questo governo non si riesce a individuare almeno un provvedimento serio e costruttivo, utile a far crescere il Paese, garantendo diritti e lavoro, aiutando le fasce più deboli e contrastando le troppe fragilità di una buona parte di popolazione che è a rischio di povertà assoluta. La cancellazione del discutibile “reddito di cittadinanza” non ha trovato seguito in un sostegno consistente a chi è rimasto improvvisamente in brache di tela, con bambini, anziani e disabili improvvisamente privati di un aiuto vitale.

Ci sono stati abusi – questo è verissimo – ma la colpa è di chi non ha vigilato, non dei poveracci che con l’assegno di mantenimento portavano il pane a casa. Ma questa è solo la punta di un iceberg che potrebbe distruggere 100 Titanic e non si può pensare all’“obolo” di 500 euro destinato a settembre – una tantum – agli incapienti e ai sottosoglia dell’Isee. Il Paese chiede riforme vere, a cominciare da un fisco voracissimo con i lavoratori dipendenti, ma assai lascivo con gli evasori di professione.

Un fisco che punisce pesante-mente l’errore formale di chi paga regolarmente le tasse, ma ignora chi non ha mai denunciato un centesimo né tanto meno pagato tributi. Un Governo che abbuona introiti milionari alle banche e ne subisce il “ricatto” riducendo a briciole il contributo sociale che ne sarebbe potuto venire, che taglia la decontribuzione al Sud (ma quale imprenditore sarà più “attratto” a localizzare parti dell’azienda nelle aree depresse in assenza di incentivi) e favorisce i grandi investimenti, deprimendo la piccola impresa che è il tessuto connettivo del Paese.

La vittoria (di Pirro) della Lega e di quella parte di centrodestra (quasi tutta) che continua a vantare favolistici vantaggi derivanti dall’Autonomia, non ha prospettive rosee. Il Paese, ma soprattutto, il Mezzogiorno non ne può più di parole e buone intenzioni, richiede interventi e provvedimenti che, in nome della coesione sociale e dell’inclusione, possano mettere sullo stesso piano – per intenderci – i bambini degli asili di Reggio Emilia con quelli degli asili di Reggio Calabria. È una vana speranza, anzi, con l’attuazione improbabile, lo ripetiamo) dell’Autonomia grazie all’infame logica della spesa storica, ci sarà sempre di meno per le regioni più deboli. E la Calabria ne è la capofila.

Non succederà nulla nel Governo, l’opposizione è pressoché inesistente e la sinistra sta fallendo miseramente il suo ideale riformista, nutrendo gli ultimi seguaci di parole ad effetto, ma prive di qualsiasi risultato. Il Governo di Giorgia Meloni durerà tutta la legislatura per mancanza di avversari, ma cominci a guardare con occhio diverso il Sud e la sua lenta agonia che porterà solo disagi all’intero Paese.

Se non riparte il Sud, non riparte l’Italia: bellissima frase ad effetto, ribadita a 360 gradi, ma regolarmente disattesa. Si litiga sull’acqua sporca e la si butta via, senza accorgersi del bambini che c’è dentro: il messaggio è chiaro ed evidente: l’Europa guarda a destra e nessuna quaestio se si tengono lontane nostalgie antistoriche e autoritarismi insopportabili. L’Italia può svolgere un ruolo determinante nella nuova Europa che le urne ci hanno portato, ma deve decidere da che parte stare. Dalla parte di chi lavora e produce, o dalla parte di chi gattopardescamente spera che tutto cambi perché tutto rimanga come prima. (s)

Autonomia, Bruni (PD): La vera battaglia inizia adesso

La consigliera regionale del Partito Democratico, Amalia Bruni, ha sottolineato come «l’approvazione del Disegno di Legge sull’Autonomia Differenziata rappresenta «un pericolo concreto per l’unità e la solidarietà del Paese».

La lunga notte di discussione al Senato che consegna il varo del progetto, se portato a compimento, «darà forma istituzionale agli egoismi territoriali della parte più ricca del Paese, amplificando e cristallizzando i divari territoriali già esistenti, con gravissimo danno per le persone più vulnerabili e indifese».

«La visione di crescita armonica per l’intero territorio nazionale richiamata anche dalla Conferenza Episcopale Calabra, non passa dalla “secessione dei ricchi” ma dalla valorizzazione delle peculiarità e di ogni realtà particolare, soprattutto delle aree più periferiche – ha detto Bruni –. Voglio ricordare proprio il documento dei vescovi che faceva appello al principio di sussidiarietà, citando Papa Francesco: il principio di sussidiarietà ha un doppio dinamismo: dall’alto verso il basso e dal basso verso l’alto».

«Questo approccio – ha ricordato – richiama l’importanza di una politica inclusiva che promuova equità e solidarietà tra le diverse regioni del Paese. Non possiamo pensare di realizzare un futuro di tutela dei diritti costituzionali per tutti – e cito la garanzia della salute e dell’istruzione come esempio – dove le Regioni-Stato, con poteri estesissimi in materie fondamentali, innescheranno una dinamica di disintegrazione delle politiche e degli interventi. Le parole chiave restano integrazione e solidarietà. Nessuno deve restare indietro».

«Questo non è il momento della rassegnazione – ha detto ancora la consigliera regionale democrat – Di fronte alle sfide poste dall’approvazione della legge sulle autonomie differenziate dobbiamo mobilitarci, partendo dall’organizzazione di occasioni di approfondimento e pubblica discussione. Siamo già impegnati per mettere in campo numerose iniziative. Non possiamo restare indifferenti: è ancora più forte la consapevolezza che il Paese avrà un futuro solo se tutti insieme sapremo tessere e ritessere intenzionalmente legami di solidarietà, a tutti i livelli».

«Dobbiamo continuare a lottare –ha concluso Amalia Bruni – per un’Italia più unita e solidale, dove ogni regione possa prosperare senza lasciare indietro le più vulnerabili. Solo così potremo garantire un futuro migliore alla nostra regione. La battaglia più dura inizia adesso». (rrc)

Bevacqua e Iacucci (PD) d’accordo con Occhiuto: Autonomia è un errore del cdx

I consiglieri regionali del Pd, Francesco Iacucci e Domenico Bevacqua hanno evidenziato come la posizione assunta dal presidente della Regione della Calabria, Roberto Occhiuto,  è una posizione «che, da diverso tempo,  insieme a tutto il gruppo, abbiamo assunto da tempo anticipando quanto lamentato solo oggi dallo stesso presidente».

Il governatore, infatti, a seguito dell’approvazione dell’autonomia alla Camera, ha detto di temere «che il centrodestra nazionale abbia commesso un errore, del quale presto se ne renderà conto» e ha condiviso la posizione dei deputati calabresi di Forza Italia, Francesco Cannizzaro, Giuseppe Mangialavori e Giovanni Arruzzolo che non hanno votato la legge.

«Il mancato approfondimento delle conseguenze del DDL – hanno detto i dem – con un’approvazione avvenuta in un clima divisivo sia in Parlamento che nel Paese, come ha spiegato Occhiuto, e che rende impossibile ratificare le intese Stato e Regioni senza prima aver definito i livelli essenziali delle prestazioni (Lep) e ancora la circostanza che questa norma è sembrata, fin dall’inizio, una bandierina di una singola forza politica. Praticamente Occhiuto si è espresso a parole nostre, sollevando perplessità sulle quali chiediamo attenzione da mesi e che sono rimaste puntualmente inascoltate. Soltanto adesso, quando il danno è fatto, il presidente Occhiuto torna sui suoi passi e dà ragione alla nostra battaglia conto l’Autonomia Differenziata, parlando di una votazione a tappe forzate».

«Tuttavia – concludono Iacucci e Bevacqua – il cambio di rotta di Roberto Occhiuto ci fa ben sperare e significa che il nostro lavoro non è stato vano e che il Partito Democratico ci aveva visto lungo. In ogni caso, adesso l’Autonomia Differenziata è legge e le conseguenze per il Mezzogiorno saranno delle più disastrose. Ora che anche il presidente è d’accordo sulle nostre ragioni, speriamo che possa, con coerenza, continuare la battaglia insieme a noi e bloccare l’approvazione della “legge-danno” che affossa il Mezzogiorno e che deve essere bloccata». (rcz)