L’AMPIA SOTTOSCRIZIONE AL SUD CONTRO
AUTONOMIA È IL SEGNO DEL CAMBIAMENTO

di PIETRO MASSIMO BUSETTAInvece che il Ponte sullo stretto di Messina vogliamo l’acqua. In questo agosto con un solleone che rende difficile anche la respirazione, mentre la temperatura anche di notte non scende al di sotto dei 26° e le piogge diventano un miraggio, i luoghi comuni imperversano sui social. 

E visto che la carenza idrica ormai è diventata drammatica, non c’è miglior slogan che lanciare un nuovo luogo comune e contrapporre l’esigenza idrica alla madre di tutte le infrastrutture. 

Il tema è sempre lo stesso invece che… Di volta in volta cambia il secondo soggetto. Invece che il ponte, l’acqua; invece che il ponte, la sanità; invece che il ponte, le opere di difesa ambientale; invece che il ponte le fognature. Potrei continuare con una sfilza infinita di invece che. 

Sembra che i meridionali si siano convinti di non avere gli stessi diritti degli altri italiani. Che invece avrebbero diritto a recuperare le realtà alluvionate dell’Emilia-Romagna, ma contemporaneamente anche a completare il percorso della Tav per collegare Torino a Lione. Devono poter contare sull’aiuto del Governo Centrale in caso di calamità naturali, ma contemporaneamente non rinunciare alle tante opere che si stanno portando avanti, né tantomeno a organizzare eventi sportivi come le Olimpiadi invernali di Milano- Cortina, che costano alla fiscalità generale importi certamente non piccoli di risorse. 

Tale approccio è frutto di una atavica condizione di subalternità, prima nei confronti dei Baroni e della Chiesa, poi nei confronti di uno Stato che era stato visto come nemico ed invasore, e infine di una politica che fa passare il soddisfacimento dei diritti come l’elargizione di favori. 

Per cui non si hanno diritti da soddisfare contemporaneamente ma elargizioni che vanno richieste con una certa gradualità per evitare che il padrone possa infastidirsi. In fin dei conti è la stessa logica che prevede che si dibatta in modo serio sui Lep, Livelli Essenziali delle Prestazioni, senza manifestare indignazione per uno Stato che prevede che in alcune parti possano esserci non livelli uniformi rispetto a quelli esistenti in altre parti del Paese, ma solo quelli essenziali. 

È la logica che sottende tutta la legge sulla Autonomia Differenziata, che Roberto Calderoli dichiara essere a favore del Sud, perché finalmente si è messo per iscritto che in alcuni settori anche il Mezzogiorno ha diritto ad avere i livelli essenziali, cioè minimi. 

È un’affermazione grave perché vuol dire che fino adesso nemmeno quelli si sono avuti. Ci si potrebbe chiedere dove è stato lo Stato Centrale che ha permesso che ci fossero due realtà, così distanti tra di loro, in uno stesso Paese. Dove sono state le Istituzioni di garanzia. Dove i Partiti nazionali, dove i Sindacati e perfino la Chiesa. 

Altro che “Questione Settentrionale” strombazzata ai quattro venti da  opinionisti spesso al libro paga di interessi precisi. Questa è la realtà con la quale dobbiamo confrontarci, certamente non con i tecnicismi e i finti dati reali che il Ministro per gli Affari Regionali, nella sua campagna d’autunno anticipata ad agosto, vuole, con gli Uffici e i Centri Studi al suo servizio, diffondere perché continui la vulgata di un Sud che ha avuto risorse infinite che sono state sprecate, che ha avuto una classe dirigente inesistente, cosa in parte vera, ma funzionale agli interessi di un Nord bulimico. 

Tale incapacità di difendere i propri interessi e i propri elettori si è vista anche nelle votazioni per l’Autonomia Differenziata, per cui moltissimi rappresentanti meridionali al Parlamento, pur di non perdere la possibilità di continuare a fare politica, si sono sparati ai piedi. 

In fin dei conti bisogna accreditare la vulgata che il Sud deve soltanto  guardare a se stesso se è nelle condizioni per cui 100.000 persone ogni anno devono scappare via per avere un progetto di futuro, con un costo per le casse regionali di riferimento di oltre 20 miliardi annui. Che deve guardare alla sua incapacità se nelle case di alcuni Comuni del Sud l’acqua arriva soltanto una volta alla settimana e si è costretti ad avere sui tetti i recipienti di accumulo, per poter fruire di un servizio minimale per ogni Paese appena sviluppato. 

Che deve fare “mea culpa” se per risolvere un problema di sanità importante deve trasferirsi, spesso con la famiglia, e spendere decine di migliaia di euri per poter avere la speranza di essere curato adeguatamente. D’altra parte se a qualcuno instilli la convinzione che la colpa della sua condizione sta solo nella sua incapacità, è evidente che non avendo un nemico da attaccare si rifugerà nell’inazione, nella frustrazione e spesso nel desiderio di passare dalla parte vincente.

Per cui è normale che la maggior parte dei tifosi delle società calcistiche settentrionali siano nelle aree meridionali e che spesso anche nei paesi più sperduti vi sia un Club Juventus o Milan. O che dopo pochi mesi di residenza a Milano, vi siano interlocuzioni nel linguaggio assolutamente estranei rispetto alle origini dei soggetti. Atteggiamento tipico dei colonizzati che tentano in tutti i modi di non farsi riconoscere cadendo poi nel grottesco. 

C’era un Dipartimento per le Politiche di Coesione, istituito da Carlo Azeglio Ciampi, che calcolava in un modo neutro il pro capite in ciascuna parte del Paese e che ha rilevato che vi era una differenza tra il Sud e il Nord, in costanza di spesa pro-capite uguale, come peraltro prevede la nostra Costituzione, di 60 miliardi annui. Troppo neutra la posizione per farlo continuare a lavorare. È infatti è stato chiuso. Meglio avere i dati dalla Cgia di Mestre o dall’Osservatorio dei Conti Pubblici Italiani di Carlo Cottarelli

Perché la base della vulgata deve essere quella raccontata prima: molti soldi dati, incapacità di gestirli, responsabilità degli stessi meridionali. 

Ma la sottoscrizione ampia per un referendum che prevede l’abolizione dell’Autonomia Differenziata, l’orgoglio che viene dalla città di Napoli, che malgrado sia stata massacrata nell’immagine per anni, riesce ad esprimere un’identità mai cancellata, ci fa capire che la musica è cambiata. Ed è questo che rende alcune forze territoriali del Nord, come la Lega, estremamente nervose e pronte ad attaccare, sperando che quella testa che si vuole sollevare dalla sabbia ritorni nel suo alveo naturale. (pmb)

[Courtesy Il Quotidiano del Sud – L’Altravoce dell’Italia]

L’OPINIONE / Pierpaolo Bombardieri: Autonomia aggrava le diseguaglianze

di PIERPAOLO BOMBARDIERI – L’autonomia differenziata allarga la forbice delle disuguaglianze, non fa bene al Paese. Mette a rischio il diritto fondamentale a un sistema sanitario gratuito e universale; compromette la qualità dell’istruzione e danneggia la valenza dei contratti nazionali facendo spazio a sindacati gialli e organizzazioni datoriali non rappresentative.

Come se non bastasse, in una delicata fase di transizione energetica e digitale globale, si delegano scelte strategiche nazionali alle Regioni, che non possono avere gli strumenti adeguati per decidere.

È ovvio che non potevamo restare in silenzio. I nostri iscritti e le nostre iscritte non ci avrebbero mai perdonato per non aver fatto questa battaglia. Vogliamo un’Italia libera, unita e giusta, perciò diciamo no all’autonomia differenziata! (pb)
[Pierpaolo Bombardieri è segretario nazionale Uil]

Il Consiglio regionale non discute dell’autonomia: Troppe assenze

di CLAUDIO LABATE – «C’è bisogno di assumere una posizione. Come è stato fatto in Basilicata. Il tempo del dibattito è maturo». Così il capogruppo del Partito democratico Domenico Bevacqua ad inizio seduta del Consiglio regionale, ha chiesto di inserire la proposta di provvedimento amministrativo sul referendum abrogativo della legge Calderoli sull’autonomia differenziata. Il presidente Filippo Mancuso che era stato anche uno dei più duri durante i lavori della Prima Commissione, ha ricordato al capogruppo l’iter ordinario assegnato alla proposta e che quindi dopo il voto in Commissione arriverà di certo in aula.

Consiglio regionale, rinviata l’istituzione di ReDigit

Tocca invece a Luciana De Francesco chiedere il rinvio della proposta di legge – «c’è qualche assenza tra i colleghi di maggioranza interessati al provvedimento», ha detto – che prevedeva l’istituzione del Sistema Informativo Integrato Regionale della Calabria e costituzione della società “ReDigit S.p.A., che doveva soddisfare, nel quadro degli accordi tra le forze politiche di maggioranza, gli appetiti di Fratelli d’Italia. In effetti per l’approvazione alla nascita del nuovo Ente serve il voto favorevole dei 2/3 dell’aula, cosa che ha suggerito il rinvio, anche se dopo – a ritiro avvenuto – l’opposizione si è detta disponibile a votare favorevolmente così come avvenuto in Commissione. «Lo potevano dire prima – ha chiosato il presidente Mancuso – invece così dimostrano la strumentalità della loro decisione».

E tuttavia, i dem provano ad affondare il dito nella piaga, ancora con Bevacqua, secondo cui l’assenza di alcuni consiglieri di maggioranza «testimonia la difficoltà per l’approvazione del provvedimento. Chiedo a Pietropaolo di aprire anche con noi una discussione che può essere un buon punto di partenza, perché innovare la macchina burocratica della Regione è importante e fondamentale. Arriviamo ad una proposta condivisa» è l’invito dai banchi delle minoranze.

Ok al Rendiconto di Calabria Verde

Poi in rapida successione Antonio Montuoro illustra le pratiche di bilancio che ha impegnato l’aula nell’approvazione del Rendiconto 2022 e del Previsionale 2024/2026 di Azienda Calabria Verde.

Dai banchi delle opposizioni sono i dem Mammoliti e Bevacqua a dirsi contrari alla politica portata avanti dal governo regionale nell’ambito boschivo, lamentando una scarsa programmazione anche da parte dell’assessorato sul piano delle assunzioni. E proprio Gianluca Gallo difende l’operato della giunta Occhiuto, sottolineando che «approvare il Bilancio di previsione 2024/2026 significa tornare alla normalità, perché c’erano da ripianare circa 40 milioni di debiti certificati. Ogni anno è stato difficile far fronte agli impegni assunti nei confronti degli operai idraulico forestali». Gallo dà quindi merito ad Occhiuto che da parlamentare accelerò l’arrivo delle risorse per la forestazione per gli anni dal 2021 al 2023, sottolineando poi che l’assunzione di nuovi operai sarebbe possibile solo successivamente al pensionamento del personale in servizio. I provvedimenti passano con l’astensione annunciata da Mammoliti.

Occhiuto: «La Regione torna alla normalità»

Parere positivo anche sul Rendiconto generale dell’esercizio finanziario 2023, dopo il giudizio di parifica della Corte dei conti, il cui risultato di amministrazione dell’esercizio finanziario 2023 è pari a € 2.076.595.459,82. Per Mammoliti però non c’è da stare allegri rispetto alle conclusioni del giudizio di parifica, dove sono contenuti capitoli significativi con considerazioni che possono avere delle ricadute sul futuro della Regione, come l’autonomia differenziata o ancora una volta la sanità.

Montuoro da parte sua prova a ridimensionare le critiche affermando la necessità di «prendere atto delle criticità e migliorare le nostre performance di governo. Non ci accontentiamo, ma sono orgoglioso del lavoro che si sta portando avanti».

A mettere l’accento sull’anticipazione, rispetto al passato, del giudizio di parifica, che arriva comunque nei tempi stabilisti, è direttamente il presidente Occhiuto secondo cui questi, «segnali che vanno in direzione di una Regione che vuole tornare alla normalità». D’altra parte, è il ragionamento del presidente, se le segnalazioni della Corte vengono recepite a fine anno si vanifica l’effetto delle stesse, ma se avvengono nei tempi prestabiliti si può fare fronte ed intervenire.

«Queste ombre che permangono e che ci sono da decenni, negli ultimi anni stanno lasciando il posto a qualche luce nuova. Poi, l’effetto sui dati macroeconomici delle politiche di sviluppo non si traducono automaticamente in un aumento del Pil. Anzi in molti settori quello che si produce oggi si vedrà fra cinque o dieci anni».

«C’è ancora molto da fare nella sanità, come nella macchina amministrativa regionale – ha aggiunto Occhiuto – ci sono dirigenti e funzionari brillanti e altri dirigenti e funzionari che non tengono il passo. Pure nella valutazione dei dirigenti voglio imprimere un cambio di passo per cui ho chiesto ad un magistrato della Corte dei Conti (Lorelli) di fare il presidente del nostro organo di valutazione». (cl)

[Courtesy LaCNews24]

Scalese (Cgil Area Vasta): Raggiunte le 500mila firme, ma continueremo con i banchetti

Il segretario generale della Cgil Area Vasta Catanzaro-Crotone-Vibo, Enzo Scalese, a nome anche del Coordinamento referendario, ha evidenziato come «sono bastati solo undici giorni per centrare l’obiettivo formale delle 500 mila firme in calce al quesito che chiede l’abrogazione netta e totale della Legge Calderoli che istituisce l’Autonomia differenzia, la “Spacca Italia”».

«Questo risultato dimostra l’attenzione e la preoccupazione delle cittadine e dei cittadini rispetto a quella che è una battaglia chiaramente condivisa – ha aggiunto –. E noi, comunque, non ci fermeremo: continueremo ad allestire banchetti e raccogliere firme in tutto il territorio».

«Continueremo a raccogliere sottoscrizioni fino all’ultimo giorno utile, non solo sulla piattaforma digitale, ma soprattutto ai banchetti, organizzati da Cgil, Uil e altre 32 organizzazioni che compongono il Comitato promotore, tra questi Arci, Anpi, Legambiente, Wwf, Acli, Libera – ha detto ancora Scalese –. Per noi la priorità è parlare con le persone: informare, coinvolgere, spiegare».

Il Coordinamento referendario ha comunicato, inoltre, che le firme possono essere apposte anche al Comune di Vibo Valentia, in aggiunta alle altre sedi di Enti locali dove è disponibile il modulo per firmare.

Martedì 6 agosto

  • Lungomare di Soverato Europa (prolungamento via Zumpano): dalle 19.00 alle 23.00.

Mercoledì 7 agosto

  • Corso Umberto I, adiacente mercato – Mileto, dalle 9 alle 12

Sabato 10 agosto

  • Mercato Comunale di Chiaravalle Centrale: dalle ore 9.00.

Martedì 13 agosto 2024

  • Lungomare di Soverato Europa (prolungamento via Zumpano): dalle 19.00 alle 23.00. (rcz)

 

 

AMICI DEL NORD, LA BATTAGLIA CONTRO
L’AUTONOMIA È DA COMBATTERE INSIEME

di MIMMO NUNNARICarissime amiche e carissimi amici del Nord dobbiamo fermarci prima del precipizio che abbiamo davanti, non solo chi vive al Sud ed è “meridionale con difficoltà”, come diceva Sciascia con riferimento alla Sicilia, perché il Sud è notoriamente terra di contrasti e contraddizioni e il popolo è un popolo che soffre, perché dominato da secoli, lasciato ai margini della comunità nazionale per colpe che non conosce, e patisce insieme all’assedio mafioso soffocante di un deficit civile di proporzioni altissime, conseguenza principalmente del vivere senza gli stessi diritti e opportunità dei connazionali dei territori del Nord.

Il precipizio nel quale rischiamo di cadere tutti, per una serie di ragioni interne: scarsa competitività, corruzione, invecchiamento della popolazione, inefficace politica di rilancio economico, ma anche esterne – declino globale, allontanamento dall’etica e dalla morale che da anni permea la società occidentale – riguarda anche voi, che che state al Nord, e in teoria avreste meno problemi dei meridionali, almeno materiali.

La vostra situazione è la situazione non buona dell’Italia degli ultimi decenni nascosta come la polvere sotto il tappeto, che nel 1992, in un saggio che ho avuto l’onore di scrivere insieme al cardinale Carlo Maria Martini e all’arcivescovo Giuseppe Agostino [“Nord Sud l’Italia da riconciliare” edizioni Paoline], l’allora arcivescovo di Milano impietosamente così: «Siamo di fronte ad una società percorsa da forze dissolutrici, gravemente intaccata da corruzione e illegalità, sovente incapace di trovare le vie di una vera convivenza civile; e il pericolo è di credere che tutto sia così, che tutto sia marciume, che non ci sia più alcuna forza positiva, che manchino le persone oneste e capaci». 

È un ritratto, quello fatto da Martini trent’anni fa, purtroppo ancora attuale. Abbiamo tutti perciò un problema, al Nord e al Sud, ma voi al Nord ne avete uno in particolare, che vi deve far riflettere, e riguarda la qualità della classe politica settentrionale ormai da molti anni pessima.  Spesso il Sud vi serve come alibi per non parlare della vostra classe politica impresentabile, specchio della vostra indifferenza, non certo della vostra cultura e intelligenza. Di quella del Sud sappiamo: è suddita, nel senso che pensa che i diritti debbano arrivare per elemosina, è portatrice insana di consensi elettorali, per convenienza personale, un incarico, una prebenda. 

Ma che sia scarsa la classe politica del Nord è qualcosa davvero difficile da spiegare non solo all’Italia ma anche all’Europa. Perché se il Nord che ha le migliori Università, una ricerca eccellente, una buona sanità, un’impresa che vola in alto,  un diffuso benessere, esprime una classe dirigente mediocre, scarsa, qualche problema c’è. E quando parliamo di mediocrità non parliamo dell’aurea mediocritas, che per i latini aveva una connotazione positiva, significava stare in una posizione intermedia tra l’ottimo e il pessimo, tra il massimo e il minimo, ed esaltava il rifiuto di ogni eccesso, ma parliamo di quella poco lucente mediocritas simbolo di ignoranza, di vuoto a perdere, che invade ogni sfera della vita sociale.

Prendo in prestito la battuta di un caro e illuminato amico del Nord (ne ho tantissimi) che a proposito di cultura costituzionale mi dice sconsolato: «Siamo passati da Calamandrei a Calderoli». Calamandrei, giurista, scrittore e uomo politico ha lasciato pensieri profondi: «La libertà è come l’aria. Ci si accorge di quanto vale quando comincia a mancare». Frase che pronunciò nel suo celebre discorso sulla Costituzione agli studenti di Milano del 26 gennaio 1955. Di Calderoli, chirurgo maxillofacciale, triumviro della prima Lega e più volte ministro, la frase che probabilmente sarà tramandata ai posteri sarà: «La legge elettorale? L’ho scritta io, ma è una porcata». Outing, fatto da Enrico Mentana durante la trasmissione Matrix, che poi Calderoli spiegò meglio: «…Una porcata, fatta volutamente per mettere in difficoltà destra e sinistra, che devono fare i conti col popolo che vota».

Qualche domanda lassù al Nord dovreste farvela, per capire in che mani siete finiti. Potreste rileggere per fare un esame di coscienza un testo teatrale di Marco Giacosa, dedicato ai fratelli Terroni che votano: «Vent’anni fa ci furono i gazebo per l’indipendenza della macro-regione del Nord, si dibatteva se un marchigiano era un terrone e andava fatto affondare nei debiti della sanità, o salvato nella gloriosa Padania…. Secondo me, terroni, dovreste vergognarvi a votare Salvini. Almeno quanto noi del Nord, certo… Ma voi, terroni, Salvini proprio no. Comunque, contenti voi». Si parlava in quel testo breve di teatro a nuora (Sud) perché suocera (Nord) intendesse.

Ecco, siamo ancora fermi lì, ad arrovellarsi su quanto bisogna vergognarsi al Sud a votare Salvini, ma anche a ragionare su come abbia fatto il Nord a sperperare il patrimonio di cultura, competenza e dignità, ereditato dai giganti della politica che hanno operato nel dopoguerra. Pensiamo, per fare un solo esempio, non alle prime file, ai grandi leader, ma al lavoro intelligente di quanti hanno pensato, scritto e attuato programmi sociali ed economici per la nuova Italia nata dalla Resistenza, come gli economisti valtellinesi Ezio Vanoni, Pasquale Saraceno, Sergio  Paronetto, Tulio Bagiotti, Bruzio Manzocchi;  alcuni dei quali – come Saraceno – concepivano il problema dell’unificazione economica dell’Italia anzitutto come una questione etico-politica. Saraceno, pensava che l’obiettivo del superamento del divario tra il Nord e il Mezzogiorno chiamava in causa responsabilità dello Stato, e che il permanere del divario poteva alla lunga riflettersi negativamente sulla stessa unità nazionale, con conseguenze che potevano risultare esiziali anche dal punto di vista politico e degli equilibri sociali.

Il suo era un pensiero profetico. Come il Nord abbia potuto dimenticare quelle pagine gloriose per arrivare alle rappresentazioni di oggi bisognerebbe studiarlo, interrogarsi su come sia potuto accadere. Cari amici del Nord la battaglia contro l’Autonomia differenziata bisogna dunque combatterla assieme. La sfasatura del dualismo Settentrione Meridione, pesa, in maniera preoccupante, e dietro l’angolo c’è il caos, cioè il disordine, il disorientamento. L’Autonomia è una via di fuga dalle responsabilità, irresponsabile e pericolosa. Le guerre civili sono nate a volte per cause imponderabili. La soluzione è la riconciliazione del Paese, non una spaccatura ulteriore.

È l’unica strada percorribile la riconciliazione in questa fase di fragilità della storia italiana. E Il primo banco di prova per quest’Italia debole e smarrita è il “No” all’Autonomia voluta dal Governo Meloni che definire antipatriottico e antiunitario è il minimo. (mnu)

L’OPINIONE / Mimmo Tallini: Il Consiglio regionale ha prodotto poco in materia autonomia

di MIMMO TALLINI – Il problema non è discutere genericamente dell’autonomia differenziata, ma di come si entra nel merito di questa legge che in molti anche nel centrodestra hanno criticato, con in testa l’attuale presidente del Consiglio Regionale, Filippo Mancuso, che l’ha definita un “pasticciaccio” all’indomani della sua approvazione in Parlamento. E se dovessi giudicare dalla nota con cui i capigruppo della maggioranza hanno ritenuto di replicare al mio garbato invito alla riflessione, dovrei trarne la conclusione che il Consiglio Regionale della Calabria ben poco ha prodotto sulla materia, limitandosi a generici appelli al governo e a fumose iniziative.

Non voglio dire che il centrodestra, di cui continuo a fare parte sia pure senza alcun ruolo istituzionale, ha voluto affossare la discussione, ma sicuramente ha sbagliato nell’evitare il dibattito sulla richiesta di referendum abrogativo. Il mio è stato un consiglio non richiesto, e forse a qualcuno sgradito, ad un centrodestra che sta lasciando ad un fronte molto ampio il vessillo dell’unità d’Italia e della difesa degli interessi del Meridione.

Io vedo un collegamento molto stretto tra le recenti e brucianti sconfitte nelle Città di Vibo Valentia e Corigliano-Rossano e l’ambigua posizione del centrodestra su un tema ormai molto sentito dalla popolazione.

Senza contare che questa tattica del rinvio sta indebolendo a livello nazionale la credibilità della battaglia, sulla cui sincerità non dubito, che il presidente Occhiuto sta conducendo sia nei confronti del governo e sia all’interno del partito di Forza Italia per fare capire i rischi di questa legge.

Non credo di essere il solo a pensarla così nell’elettorato di centrodestra. Un numero così impressionante di firme in pochi giorni non può essere solo frutto della mobilitazione del “campo largo” e dei sindacati. Solo per fare un esempio, anche consiglieri comunali di Catanzaro che militano in Forza Italia e che hanno un largo seguito elettorale hanno firmato per il referendum, dicendo di anteporre gli interessi della Calabria a quelli di schieramento e di partito.

C’è una forte presa di posizione della Chiesa, sempre molto attenta ai problemi delle diseguaglianze e dei danni che la legge potrebbe produrre.

Ho rispetto per la proposta di investire le Università calabresi per un’analisi degli effetti della legge, ma voglio solo ricordare che questo lavoro è stato già fatto da istituti di ricerca di altissimo livello. Basterebbe ricordare la simulazione dello Svimez che ha ipotizzato nei prossimi anni uno svuotamento demografico del Meridione, con uno spostamento massiccio di popolazione dalle città del sud a quelle del nord.

E così numerosi altri studi che hanno evidenziato come l’autonomia differenziata produrrà danni irreversibili alla sanità e alla scuola.

Non ho le competenze giuridiche per prevedere se il referendum sarà ammesso o meno dalla Corte Costituzionale.

Io dico solo che mi sembrerebbe giusto dare la parola al popolo su una legge che avrà un impatto così diretto sulla vita di ogni cittadino.

Queste sono mie riflessioni che non hanno la pretesa di incidere o interferire nel lavoro del Consiglio Regionale che ha tutti gli strumenti per affrontare come meglio ritiene la materia, valutandone le conseguenze politiche e materiali. (mt)

[Mimmo Tallini è ex presidente del Consiglio regionale]

L’OPINIONE / Pierpaolo Bombardieri: Con autonomia a repentaglio contrattazione nazionale

di PIERPAOLO BOMBARDIERI – Quando nell’esecutivo nazionale abbiamo discusso su come posizionarci rispetto all’autonomia differenziata non ci piaceva l’idea di finire in un grande calderone, perché teniamo alla nostra autonomia. Ma, allo stesso tempo, noi agiamo sempre ragionando nel merito delle questioni e le nostre persone non ci avrebbero mai perdonato di non aver fatto questa battaglia.

Abbiamo studiato il testo della riforma e i suoi possibili effetti. La realtà è che mettono in discussione le conquiste di tutti quelli che ci hanno preceduto. Con la possibilità per le Regioni di modificare trattamenti e condizioni di lavoro, nella sanità come nell’istruzione, viene messa a repentaglio la contrattazione nazionale che è sempre stata la pietra miliare delle nostre rivendicazioni per garantire tutele economiche e diritti a chi lavora.

Inoltre, sempre con l’autonomia differenziata, sarà più difficile arginare l’invadenza dei contratti pirata firmati da sindacati gialli e associazioni datoriali che non esistono. Specie nel commercio, organizzazioni e sindacati non rappresentativi potranno intervenire con gravi conseguenze per i diritti di lavoratrici e lavoratori.

Sui finanziamenti ai Lep, cioè i livelli essenziali di prestazione, ancora non è chiaro sotto quale asticella di prestazioni non sarà possibile scendere. Deciderà, tra ben due anni, una commissione di esperti, probabilmente amici del Governo. Senza contare poi che mentre a livello globale c’è una competizione economica senza esclusione di colpi, noi decidiamo di affidare alle Regioni le scelte cruciali sulle politiche energetiche. Quindi, non solo le scelte nazionali sono poco chiare, ma lasciamo alle Regioni il potere di decidere come affrontare la transizione climatica.

È ovvio che non potevamo restare in silenzio. È necessaria una mobilitazione nazionale per far capire alla persone che sono a rischio le conquiste di tanti anni di Sindacato. Non c’è nessuna impostazione, pregiudizio e demagogia. Cercheranno di dirci che è uno scontro politico e ideologico. Niente di tutto questo. Parliamo di fatti reali, di contratti, salari, sicurezza della vita delle persone che noi rappresentiamo.

Ecco perché siamo scesi in campo e con grande soddisfazione abbiamo raggiunto il primo risultato, perché su questa riforma si voterà! Ora dobbiamo continuare a far capire alle persone che è importante firmare, per poi iniziare la battaglia per far votare. Se si raggiungerà il quorum dipenderà da noi, da quanto siamo disponibili a impegnarci per informare e far capire che questa riforma divide il Paese, allarga la forbice delle disuguaglianze e crea cittadini di serie a e cittadini di serie b! (pb)

[Pierpaolo Bombardiere è segretario nazionale della Uil]

I capigruppo di maggioranza: Consiglio regionale non ha mai avuto timore a parlare di autonomia

«Il Consiglio regionale della Calabria non ha mai avuto alcun timore a discutere dell’autonomia differenziata». È quanto hanno ribadito i capigruppo di maggioranza, ricordando come «in Aula lo ha già fatto due volte, in maniera estesa e approfondita e dal confronto sono emerse le posizioni dei gruppi politici e dei singoli consiglieri, senza dimenticare che, proprio nell’ultima seduta, il presidente della Giunta regionale, Roberto Occhiuto, ha risposto all’interrogazione posta da un esponente dell’opposizione e che nella seduta della prima Commissione di mercoledì l’argomento è stato affrontato con la partecipazione dei sindaci».

«Sul tema, va ricordato – prosegue la nota • il centrodestra calabrese ha approvato un documento che, senza le urla populiste degli ultimi mesi, tiene conto della tutela sostanziale  degli interessi della popolazione calabrese, cosicché, per dargli seguito, si è deciso di  coinvolgere le nostre Università, affinché sia effettuato un approfondimento concreto sulle ricadute in Calabria derivanti da eventuali intese Stato-Regioni sulle materie non Lep. Aspetto, quest’ultimo, poco trattato e che il Consiglio regionale della Calabria ha avuto il merito di porre all’attenzione generale».

«Sull’autonomia differenziata, inoltre – conclude la nota – le posizioni della maggioranza sono state  espresse sempre in maniera chiara, netta e responsabile. Dispiace che chi ha ricoperto importanti ruoli istituzionali nella nostra regione come l’on. Domenico Tallini, parta da valutazioni prive di fondamento per esprimere le proprie idee sull’autonomia differenziata». (rrc)

Autonomia, il Pd Calabria: Occhiuto e Mancuso ingiustificabili

Per il Partito Democratico calabrese «la maniera con la quale il governatore Roberto Occhiuto e la sua maggioranza hanno affrontato, fin dal primo momento, la riforma relativa all’autonomia differenziata è stata sbagliata e ambigua fin dal primo sì del governatore alla Conferenza Stato-Regioni».

«Ma il massimo del ridicolo – hanno evidenziato i dem – si è raggiunto con i proclami e le critiche a mezzo stampa e social del progetto di Calderoli, per poi avallarlo con gli atti concreti. E arrivando perfino a impedire in Consiglio regionale la discussione sul tema e il confronto sulla ppa sul referendum abrogativo che, come opposizione, abbiamo depositato da tempo. Ignorando la protesta che dilaga nelle piazze e l’appello dei sindaci che sono arrivati fino a palazzo Campanella per sentirsi dare dei “tifosi” dal presidente del Consiglio Mancuso, invece di avere risposte e rassicurazioni sul futuro delle Comunità che rappresentano».

«Addirittura l’ex presidente del Consiglio regionale Mimmo Tallini ha puntato l’indice contro la gestione dell’attuale centrodestra che, a suo dire, si starebbe suicidando impedendo il confronto in Consiglio – hanno proseguito i consiglieri dem – ed evidenziando come non si possa mettere la testa sotto la sabbia davanti al sentire della popolazione calabrese. Ma le parole di Tallini sono condivisibili anche nella parte in cui si definiscono “pannicelli caldi” le proposte di affidare e a comitati la gestione dei Lep».

«La verità è che in gioco ci sono i diritti fondamentali dei calabresi – hanno concluso – e che non c’è più spazio per le ipocrisie politiche e Occhiuto, Mancuso e il centrodestra dovrebbero richiamare in Aula la ppa sul referendum al più presto anche in considerazione delle 500mila firme raccolte, solo on line, in pochissimi giorni in tutta Italia». (rrc)

 

 

 

L’OPINIONE / Sergio Dragone: Il sì ad abrogare l’autonomia delegittimerebbe il Consiglio regionale

di SERGIO DRAGONE – Mentre scrivo questa nota, la richiesta di referendum abrogativo della legge sull’autonomia differenziata (legge Calderoli) ha superato le 650.000 firme in appena dieci giorni e prima di Ferragosto arriverà vicina al milione. A settembre le firme potrebbero essere anche un milione e mezzo. E mentre tutto questo accade, con una mobilitazione popolare che nemmeno gli organizzatori si aspettavano, il Consiglio Regionale della Calabria ha deciso di rinviare a data da destinarsi il dibattito e quindi la decisione se chiedere, come già hanno fatto Campania, Puglia, Sardegna, Toscana ed Emilia Romagna, l’indizione del referendum.

La sensazione che se ne ricava è che il Consiglio Regionale della Calabria non abbia alcuna intenzione di contrastare la legge sull’autonomia, ma semplicemente attendere gli eventi. Non vale la pena di chiedere il referendum, tanto sarà respinto dalla Corte Costituzionale, così si sono giustificati alcuni esponenti della maggioranza. Altri hanno escogitato i più fantasiosi sistemi per prendere tempo: istituzione di un osservatorio sulla legge, richiesta alle Università di “studiare” la Calderoli, inutilità della richiesta perché il quorum delle firme è stato già raggiunto.

Mi ha molto colpito una frase del sindaco di Catanzaro, Nicola Fiorita, che si era rivolto alla presidente della Prima Commissione-Affari Istituzionali di Palazzo Campanella, Luciana De Francesco, per chiedere di calendarizzare la discussione sulla Calderoli: «Il Consiglio Regionale della Calabria non volti le spalle al suo popolo».

È più o meno quello che è avvenuto. Il Consiglio Regionale della Calabria non ha avuto coraggio, nemmeno di dire si alla riforma voluta dalla Lega. Già quella sarebbe stata una posizione chiara, comprensibile, non condivisibile da tutti, ma quanto meno schietta e coraggiosa.

Si è scelta la strada dell’ambiguità, dell’eterna attesa che altri decidano al posto dei calabresi, magari nella speranza che la Corte Costituzionale bocci il referendum e dire: noi l’avevamo detto!

È stata, lo dico con rispetto delle posizioni di tutti, una scelta miope perché il Consiglio Regionale così si è scollegato dalla sua gente, da coloro – e non sono solo quelli di sinistra, i sindacati e la Chiesa – che intravedono enormi pericoli nell’applicazione della legge voluta dalla Lega.

Studi molto seri, compiuti anche da istituzioni prestigiose, hanno dimostrato che la Calderoli produrrà effetti devastanti nei sistemi della sanità e dell’istruzione, dove si registrerà una contrazione dei finanziamenti in ragione dell’elevata spesa storica. Ma c’è di più. L’effetto più drammatico, secondo Svimez, sarà la desertificazione del Sud e della Calabria, con un esodo molto significativo verso il nord e le grandi città metropolitane.

Ma che succederà se le cose prenderanno una piega diversa da quella auspicata dalla maggioranza di Palazzo Campanella? E se il referendum sarà ammesso, come affermano prestigiosi costituzionalisti? E se, in caso di voto, il si all’abrogazione – come ha profeticamente detto il presidente Roberto Occhiuto – vincerà con il 90% in Calabria? Sarebbe la delegittimazione del Consiglio Regionale, bocciato dalla sua gente. Lucio Battisti direbbe: lo scopriremo solo vivendo! (sd)