L’appello di Giacomo Saccomanno a Draghi: L’Italia riparta dal Sud

L’Italia riparta dal Sud. È questo l’appello che il commissario regionale della LegaGiacomo Saccomanno, ha rivolto al presidente del Consiglio dei ministri Mario Draghi.

«Il Sud – ha spiegato – ha un’occasione storica per passare dalle tante promesse al concreto suo rilancio attraverso la reale realizzazione di opere infrastrutturali che potranno portare, tra l’altro, lavoro e crescita. La Lega, con Matteo Salvini, ha già evidenziato la necessità che si cominci a ragionare in modo fattivo per la realizzazione di quelle opere indispensabili affinchè si possa sostenere lo sviluppo del Sud».

«Oggi ci sono le risorse e, quindi – ha aggiunto – trattasi di esclusiva volontà politica. Per quanto riguarda la Calabria, Matteo Salvini, così come il presidente f.f. Nino Spirlì, hanno già indicato e chiesto la massima attenzione su diversi interventi come l’alta velocità, il ponte sullo Stretto, i collegamenti sulla fascia ionica, il porto di Gioia Tauro, ecc. Si tratta di interventi prioritari che potrebbero trasformare in positivo il futuro della nostra ragione, sui quali tutte le forze politiche devono unirsi per sostenere un piano unitario».

«In tale contesto – ha proseguito Saccomanno – appare anche indispensabile che il Sud e la Calabria vengano adeguatamente rappresentati nel Governo, in modo tale che vi sia quel collegamento stabile tra le esigenze del Mezzogiorno e le scelte che verranno assunte. La Lega, comunque, ritiene che gli interventi del segretario Salvini comprovino, pacificamente, quale sia la volontà espressa per consentire, appunto, che la Calabria diventi il punto di riferimento per i rapporti nel Mediterraneo e, quindi, vi sia la massima attenzione per consentire un corretto utilizzo delle attuali risorse».

«Certamente, risulta, comunque – ha concluso – allo stato prioritaria la lotta alla pandemia, con la evidente necessità di realizzare un piano vaccinale che possa affrontare con coraggio ed efficienza la somministrazione del vaccino a tutta la popolazione». (rcz)

Giovedì la presentazione del gemellaggio dell’Enoturismo Maremma (Toscana)-Calabria

Giovedì 18 febbraio, su Zoom, alle 21, la presentazione del Gemellaggio dell’Enoturismo Maremma (Toscana)-Calabria.

Il Gemellaggio sarà presentato nel corso del webinar Il Vino in Poltrona.

Intervengono Marco Bisdomini, regista webinar, Francesco Continisio, presidente nazionale Ses Italia, Mirella Tirabassi, delegata Ses Grosseto, Antonio Camillo, proprietaria azienda agricola Camillo – Maremma, Saverio Cristiano, chef resort “Le Guardiole” – Capalbio, Nicola Alocci, esperto di territorio ed enogastronomia Maremma, Francesco Pingitore, delegato Ses Calabria, AlessandroPierfrancesco Giraldi, proprietari Cantina “Giraldi&Giraldi” di Rende, Francesco Genovese, proprietario e chef ristorante Tryphè di Spezzano Albanese e Carmine Sirufo, docente di enogastronomia e sommelier Calabria.

Un momento per un percorso e uno scambio Enogastronomico a più  voci, nel quale i Vini, la Cucina e i comprensori saranno vettori condotti da Esperti, Giornalisti, Sommelier, Produttori appassionati di Enoturismo e provenienti da ogni parte d’Italia.

Qui c’è tradizione, passione e rispetto del Territorio, come testimonierà questo seminario su web voluto per affrontare e rilanciare proprio il ruolo fondamele ed imprescindibile dell’enogastronomia nel turismo; un trait d’union tra storia,  tradizione, costume, appartenenza, identità  e tavola da sempre, quest’ultima, coniugatrice e collante di tutti i fattori che connotano un’Area, ma pure  di quelle capacità  che rendono i manufatti nel rispetto di metodiche a tutela della qualità delle produzioni.

«Queste – si legge in una nota – sono  espressione di eccellenza delle donne e uomini del lavoro: quelli che, in streaming,  giovedì, daranno connotazione alla dedizione che imprimono nel loro lavoro per affermare il gusto del buono e del bello che possediamo e si vuole accompagnare con amore». (rrm)

L’OPINIONE/ Giorgio Castella: Un progetto per una Calabria solidale, coesa, democratica

di GIORGIO CASTELLA – È giunto il momento, per la classe politica calabrese, di sottoporsi a una profonda riflessione, del perché una parte rilevante degli elettori non si reca a votare. Questa crescente disaffezione alle istituzioni democratiche e all’esercizio del voto coinvolge, ormai, la maggioranza degli elettori, che delusi e sovente offesi da un certo modo di fare politica e di rappresentare le istituzioni, rifiutano di recarsi alle urne.

In vista delle prossime elezioni regionali, il centro-destra affila le armi per riconquistare la Cittadella Regionale e, così come in passato, seleziona e ingaggia, senza troppi scrupoli, candidati in grado di catturare il maggior numero di voti. L’obiettivo non è cosa “fare” e “dare” alla Calabria, ma semplicemente vincere. Non importa la qualità dei candidati, se siano presentabili e capaci, ciò che conta è unicamente il loro bacino di consenso elettorale.

D’altra parte, il Partito Democratico, e il resto dei cespugli della sinistra e del cosiddetto civismo, non sembra preparato alla sfida elettorale, sia sul piano organizzativo, sia su quello programmatico. La domanda, sempre cara alla sinistra, è nota: “Che fare?”.

Innanzitutto, superare i ritardi e attivare le sedi territoriali, almeno di quelle poche che sono rimaste attive; elaborare una piattaforma programmatica, un progetto Calabria; decidere come realizzare questo “progetto”; selezionare i migliori candidati non solo e tanto per i voti ma soprattutto per le idee, i valori di riferimento, le esperienze e le competenze. La formula è la stessa, sia per la scelta dei canditati sia per la scelta del candidato come presidente della Giunta Regionale. 

Le candidature devono essere cristalline, figure oneste, serie e competenti, tenendo fuori opportunisti, trasformisti, arrivisti. Sarebbe il primo segnale forte per la comunità calabrese che rivendica onestà e buona politica. Non serve un candidato a presidente calato dall’alto, la nostra terra esprime uomini e donne in grado di coprire dignitosamente tale incarico. Se ciò avvenisse provocherebbe solo ulteriore indignazione e frustrazione, che sfocerebbe in una rivolta morale se non di repulsione sociale e politica.

I calabresi sono stanchi di subire “giochi di palazzo”, l’elettoralismo fino a se stesso. Essere meridionalisti significa liberare il Sud dalle ruberie di chi si approfitta delle risorse dello Stato. Non basta più essere indignati; non si può più tacere; non si può più ignorare lo sfascio e le fratture sociali e territoriali che attanagliano la vita dei meridionali e dei calabresi. Nessuno ha il diritto di fare accordi nazionali sulla testa dei calabresi. Dovranno essere i calabresi a farsi carico di una nuova prospettiva di sviluppo del territorio.

 Non è tempo di liste personali. Serve, al contrario, una visione, un progetto collettivo di rinascita, ampio ed unitario nell’ambito delle forze di centro-sinistra. Occorre tracciare nuovi orizzonti per la buona politica; i giovani, a cui è stato negato il futuro, dovranno essere gli attori principali della rinascita della Calabria.

Il PD deve essere un partito plurale capace di coinvolgere movimenti culturali portatori di valori sociali, di rappresentare chi non è rappresentato e dare voce a chi non c’è ha. Le forze che si considerano ideologicamente più a sinistra del Partito democratico, come i nuovi partiti comunisti, devono avere il coraggio di aprirsi e non andare da soli. Non è una battaglia di simboli, ma di contenuti. Le idee, se non trovano rappresentanza adeguata, non possono camminare e contribuire a realizzare i progetti di cambiamento. Solo un programma elettorale, che ha come base un progetto nuovo di società per la Calabria, potrà essere la base per unire sinistra e movimenti. 

L’avversario è il centro-destra rappresentato, in modo particolare, da Matteo Salvini e da Giorgia Meloni. Si è veri “rivoluzionari” quando si è uniti, perché si crede in un progetto di società diversa, più densa di “anticorpi” per evitare intolleranza, razzismo e violenza, tipici degli ambienti della nuova destra. 

Bisogna aprire la campagna elettorale ai cittadini che vogliono essere parte attiva della svolta politica e morale della Calabria. Un grande segnale di sensibilità arriva dai ragazzi dell’Istituto Comprensivo di Melissa. Nel ricordare l’occupazione delle terre e l’eccidio dei contadini a Fragalà nel 1949, su un cartellone hanno scritto: La loro paura più forte era perdere la terra, ma la morte non la temevano perché il loro cuore li portava a combattere per il loro unico amore. I contadini poveri di Melissa si sono ribellati contro gli agrari per dare una prospettiva di vita ai giovani, hanno lottato a viso aperto pagando un duro prezzo pur di tenere in alto la bandiera della dignità. 

Questa bandiera appartiene alle persone oneste e laboriose della nostra terra, che non accettano più che venga calpestata. (rrm)

Graziano Di Natale: La Calabria non ha calendario per 2° fase dei vaccini

La Calabria è tra le otto regioni a non aver ancora pubblicato il calendario per la seconda fase dei vaccini, ovvero quella relativa alle persone con più di ottanta anni. A denunciare la grave situazione, il segretario-questore Graziano Di Natale, che ha sottolineato come «tale circostanza lede le persone più fragili che devono essere preservate».

Di Natale, in attesa di un riscontro concreto da parte della maggioranza di Governo, lancia un monito: «Occorre un’accelerazione con provvedimenti urgenti. Dal mio canto proseguirò a segnalare le cose che non vanno al fine di tutelare la salute dei calabresi. Il mio impegno non verrà mai meno».

Intanto, in Italia sono state somministrate 2.335.997 dosi di vaccino. Di queste, 53.502 sono state iniettate in Calabria, circa il 69,9%, a fronte delle 79.990 dosi consegnate, permettendo, così, alla Regione di non essere più l’ultima per quanto riguarda la vaccinazione. (rrc)

Il “tremore” del 1783, un sisma che cambiò la Calabria da Reggio a Mileto

Mercoledì, 5 Febbraio 1783. Ore 13:00, circa. 

Un movimento inatteso, improvviso e brusco del sottosuolo, smuove la terra dalle sue più profonde viscere. Vengono rasi al suolo interi villaggi. Da Reggio Calabria a Mileto, capitale Normanna, fino a Briatico.

È il tremolizio della Calabria Ulteriore. Per i poveri cristi appesi alla zappa è la fine. Urla, pianti, grida. Morti a numeri pari da non raggiungere mai i dispari. Disperazione. Perdizione e follia.

Tutto quel che un attimo prima c’era, un attimo dopo non c’era già più. Una perdita di aveva colpa la terra, che fomentata dalle sue più vili profondità aveva sconquassato tutto ciò che gli uomini avevano costruito sopra di essa. La loro vita compresa. 

I movimenti tellurici avevano da sempre spaventato la Calabria. Avevano sempre segnato una fine e un nuovo principio. E la Calabria mancava, per questo, di segni concreti di continuità nella sua storia. 

Anche Briatico, piccolo villaggio della Calabria Ultra, sotto la giurisdizione dei Pignatelli, duca di Monteleone, venne rasa al suolo, perdendo circa 90 dei suoi già pochi abitanti. Un tragico epilogo che segna per sempre la vita di questa comunità. Molti, raccontava lo studioso, Padre Scalabriniano, Maffeo Pretto, colti dalla disperazione, impazzirono. Tutto presagiva la fine. Mancavano le forze, ma anche i mezzi per ripartire. La capacità di ricominciare. Poveri già si era, e più poveri si diventava. Ma non poteva finire davvero tutto così. Per un colpo di coda della terra. 

Dunque, se nella storia della Calabria si è alla ricerca di un preciso riferimento temporale da indicare come inizio dell’era della ‘resilienza’ di questa terra, si consideri pure il 5 febbraio del 1783.

Se cè una certezza che accompagna il mondo, è che la vita è sempre davanti agli uomini. Anche nello sconforto e nel disfacimento.  

Nel piccolo villaggio di Briatico, che sorgeva maestoso, con il suo medievale castello, sopra un monte di pietra dolce, tra i fiumi Murria e Spataro, tornava a sorgere il sole la notte stessa in cui tutto appariva perduto. 

Tra i resti della chiesa del Franco, la statua lignea della Madonna Immacolata, detta Maria del Franco, o del ginocchio per la postura datagli dall’artista, veniva ritrovata integra. Neppure un graffio l’aveva scalfita. 

Un segno. Una speranza. Un prodigio del cielo che indicava che bisognava crederci ancora. Che si doveva e si poteva ancora sperare. E sia, si dissero i superstiti.

Il 4 aprile del 1783, la comunità proveniente dalla vecchia Euriatikon, incominciava la sua seconda vita. Dal sopra il monte, ove la città era stata distrutta, ci si spostò al cuore della sua marina. Ai piedi della torre saracena, ancora oggi vigile e viva, veniva siglato un nuovo principio. E da contadini ci si ritrova anche pescatori. 

Grazie alla Madonna e anche al duca Ettore Maria Pignatelli, che per bontà d’animo e grazia di Dio, sulle sue vigne, ai sopravvissuti concedeva, benevolmente, di costruire le prime nuove baracche. Così che da terremotati si ritornava ‘uomini’ (gsc)

Molinaro (Lega): Serve un programma di messa in sicurezza del territorio e delle coste

Il consigliere regionale della LegaPietro Molinaro, ha ribadito che «la difesa del suolo e delle coste è una priorità per la Calabria, che impone una regia unica ed autorevole».

«Dalla Media Valle del Crati ad Amantea – ha detto – all’Alto Ionio Cosentino, all’Alto Tirreno Cosentino, alle Serre Cosentine, all’Area Urbana di Cosenza, alla Sibaritide ecc. solo per stare nella Provincia di Cosenza, è un susseguirsi di eventi calamitosi (esondazioni, frane, smottamenti, crolli, strade interrotte, erosione delle coste) con le conseguenze di abitazioni evacuate, centinaia di interventi dei vigili del fuoco  e protezione civile, cittadini sfollati e tantissimi soldi pubblici che si spendono per interventi d’urgenza».

«In un territorio come quello calabrese – ha aggiunto – di per se già  insicuro con rischio idrogeologico alto, in un  periodo storico caratterizzato dai cambiamenti climatici si continua a rincorrere gli eventi con interventi tampone. La Difesa del Suolo e delle Coste è una priorità per la Calabria che impone una regia unica ed autorevole. Ne sono sempre più convinto e insisto: occorre l’istituzione del Dipartimento Regionale che accorpi le competenze e le funzioni».

«Oggi, purtroppo, non è così – ha proseguito –. Ci sono tante risorse Europee e Nazionali non spese, c’è un “Ufficio del Commissario delegato per l’attuazione degli interventi per la mitigazione del rischio Idrogeologico”, non adeguato alla gestione di interventi già programmati e in forte ritardo nella realizzazione».

«Non è più tollerabile – ha concluso Molinaro – spendere dieci volte in più per interventi nell’emergenza, negli ultimi otto anni più di un miliardo di euro, e non spendere le risorse nella prevenzione e messa in sicurezza del territorio e delle coste». (rrm)

Il Movimento 5 Stelle: Ripartizione del Fondo Europeo Agricolo deve rimanere invariata

«Basta scippi al Sud, la ripartizione del Fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale (Feasr) deve rimanere invariata» hanno dichiarato in una nota gli europarlamentari del Movimento 5 Stelle eletti nella circoscrizione Sud, Laura Ferrara, Isabella Adinolfi, Mario Furore e Chiara Gemma e nella circoscrizione Isole, Dino Giarrusso.

«Il criterio, proposto a Bruxelles dalla Regione Emilia Romagna, della Produzione Lorda Vendibile (Plv) non va inserito –  hanno spiegato i cinquestelle – tra i parametri da prendere in considerazione per il calcolo dell’indice di riparto delle risorse Feasr tra i Psr regionali nei due anni di transizione 2021 e 2022. Sarebbe infatti discriminatorio in quanto questo criterio penalizzerebbe ancora di più chi opera in Regioni in condizioni di svantaggi strutturali ed economici come quelle del Sud Italia».

«In una interrogazione – hanno aggiunto – presentata alla Commissione europea – prima firmataria l’europarlamentare del Movimento 5 Stelle Laura Ferrara – abbiamo evidenziato che con questa nuova modalità di calcolo ci sarebbero regioni che subirebbero un taglio di oltre cento milioni dia euro in due anni, Nello specifico, quasi 153 milioni in meno la Campania, poco meno di 124 milioni la Sicilia, 32,8 milioni la Puglia, 31,3 la Basilicata, 30,6 l’Umbria e 29,8 milioni la Calabria. Questo sarebbe inaccettabile».

«L’obiettivo cardine dei fondi europei – hanno proseguito i 5 Stelle – è quello di sostenere e aiutare i territori economicamente più svantaggiati e non sottrarre risorse a vantaggio di Regioni che, storicamente, hanno standard soddisfacenti di produzione e commercializzazione».

«Alla luce di ciò – hanno concluso – riteniamo necessario mantenere, nel biennio di transizione, i parametri vigenti già utilizzati nella corrente programmazione 2014/2020 e chiediamo alla Commissione se ritiene questa proposta coerente agli Obiettivi e alle Priorità dei Regolamenti Ue, in particolare con quelli che regolano la transizione della Pac». (rrm)

Vertice dei presidenti delle Regioni del Sud uniti per equa distribuzione dei fondi del Recovery Plan

Calabria, Campania, Basilicata, Puglia, Molise, Abruzzo e Sicilia uniti per «avanzare proposte e richieste in materia di Recovery Plan». Lo ha annunciato il presidente f.f. della Regione Calabria, Nino Spirlì, al termine del vertice con i presidenti Vincenzo De Luca (Campania), Vito Bardi (Basilicata), Michele Emiliano (Puglia), Donato Toma (Molise), Marco Marsilio (Abruzzo) e Nello Musumeci (Sicilia).

«C’è la necessità – ha spiegato – di suddividere in modo equo le quote relative agli interventi, tenendo in considerazione il fatto che le regioni del Mezzogiorno hanno urgenze che non rimangono all’interno dei loro confini, ma riguardano l’organizzazione dell’intero continente, dal momento che si tratta di progetti strategici che interessano l’Europa, come, ad esempio, il Ponte sullo Stretto».

Durante l’incontro, i presidenti delle Regioni meridionali hanno anche parlato del raddoppio della linea ferroviaria Reggio Calabria-Bari e dell’alta velocità Reggio Calabria-Salerno, «due progetti  ha commentato Spirlì – che, insieme, consentirebbero la libera circolazione, in chiave moderna, delle persone in Europa».Attenzione anche sul porto di Gioia Tauro, «che è stato – dice ancora il presidente calabrese – completamente dimenticato dal ministro Paola De Micheli, malgrado non sia lo scalo di un piccolo comune della Calabria, ma il porto più importante del Mediterraneo e tra i più strategici d’Europa».

«Le proposte della Calabria, unite a quelle degli altri presidenti – ha concluso Spirlì –, andranno a formare un pacchetto di richieste precise al Governo nazionale, il quale, troppo spesso, così come quelli che lo hanno preceduto, dimentica le regioni del Sud privilegiando, a volte, nessuno». (rcz)

Tutti contro Augias, Spirlì chiede le scuse del giornalista

Le parole dette dal giornalista Corrado Augias a proposito della Calabria, definendola «una terra perduta» su Rai 3, hanno indignato i calabresi.

Il presidente f.f. della Regione Calabria, Nino Spirlì, ha chiesto che «Augias trovi, tra le pieghe del suo caos interiore, il tempo e i modi per chiedere scusa alla Calabria e ai calabresi, alla storia, al presente e all’avvenire di una terra che, prima del suo ultimo sproloquio televisivo, non conosceva l’esistenza di questo signore».

«Ho imparato dalla mia Fede – ha detto Spirlì – a essere compassionevole con la gente che soffre, soprattutto di disturbi mentali. Chi offende parte certamente da questa patologia: quando la mente patisce, la lingua aggredisce. Nemmeno Corrado Augias sfugge all’atroce destino di chi subisce gli assalti di un’età che galoppa e di una mente che arranca. Offendere la Calabria e tutti i calabresi, considerandoli irrecuperabili e fuori regola, significa non essere tanto lucidi da poter constatare quanto questa terra sia uguale, nei comportamenti e nei sentimenti, al resto del creato».

Il bene e il male – continua – lottano da quel primo giorno, in ogni angolo dell’universo: a volte vince l’uno, a volte l’altro. Chi perde sempre è la stupidità umana. Che, constato, è ben distribuita, purtroppo, su una buona parte di umanità».

Indignazione è stata espressa anche dalla deputata del Movimento 5 Stelle, Dalila Nesci, che ha dichiarato che «stupisce che Corrado Augias alimenti stereotipi miopi ed ottocenteschi».

«La Calabria è Italia – ha scritto su Facebook la Nesci – gli italiani sono tali anche perché in loro scorre il sangue dei calabresi, oltre che dei veneti, dei siculi, dei longobardi e di mille altri popoli. Esprimere giudizi su un popolo è una deviazione positivista che facilmente conduce a teorie deliranti e alle relative aberranti soluzioni naziste. Quello che c’è da fare, invece, è tutto il contrario: bisogna credere negli essere umani, coltivare il bello che abita in ognuno e di cui i paesaggi mozzafiato della Calabria sono metafora».
«Io credo nei giovani – ha scritto ancora la parlamentare – nelle donne e nelle comunità di calabresi che non si arrendono. Augias non si senta esonerato dalla grande responsabilità che ha – da giornalista, divulgatore ed ex politico – nel difendere le istituzioni democratiche e i valori della nostra Costituzione. Serve l’aiuto di tutti, fuori e dentro i confini della mia amata Regione, per costruire un sistema di legalità e giustizia sociale».
«Chi alimenta stereotipi – ha concluso – è corresponsabile del rallentamento dei processi di sviluppo economico ed emancipazione dalla ‘ngrangheta che sono in atto da tempo, ma forse Augias non se n’è accorto».
Giuseppe Nucera, de La Calabria che vogliamo, ha chiesto alla Rai e al presidente f.f. Spirlì di intervenire.

«L’intervento di Augias – ha dichiarato Nucera – purtroppo non il primo che osserviamo in televisione contro la Calabria da parte di giornalisti e opinionisti, è grave e inaccettabile. Non è possibile vedere, a intervalli regolari, la nostra regione attaccata senza pietà da parte di personaggi che non sanno nulla della nostra realtà e che pontificano in modo gratuito e ignorante sulla Calabria senza probabilmente esserci mai stati».

«La Calabria che vogliamo – ha sottolineato l’ex presidente di Confindustria Reggio Calabria – chiede ufficialmente alla Rai e al presidente f.f. Nino Spirlì di intervenire. La Rai, in quanto emittente pubblica di informazione, non può permettere che venga vilipesa l’immagine di una regione in questo modo e senza che ci sia possibilità di replica. Per questi motivi chiediamo alla Rai di rimediare a quanto accaduto dando spazio e lustro ad uno dei tanti calabresi di successo, cosi che possa replicare al gratuito attacco di Augias e allo stesso tempo raccontare tutte le positività della nostra terra».

«Mi rivolgo inoltre al presidente f.f. della Regione Calabria Nino Spirlì –ha aggiunto Nucera – auspicando ci sia un’azione legale nei confronti di Augias. È chiaro che questo tipo di affermazioni rappresentano un danno d’immagine per la Calabria. La reputazione della nostra regione, cavallo di battaglia del movimento ‘La Calabria che vogliamo’, ne esce inevitabilmente lesa. Per queste ragioni si evidenzia la necessità di procedere con un’azione legale».

«È necessaria, al contempo – ha concluso l’ideatore del movimento ‘La Calabria che vogliamo’ – un’azione di marketing territoriale che coinvolga le più importanti testate giornalistiche e le Tv nazionali, in modo da rappresentare la realtà della Calabria fuori dagli stereotipi e da pregiudizi che caratterizzano in modo negativo il pensiero dominante». 

Il senatore di Forza ItaliaGiuseppe Mangialavori, ha definito le dichiarazioni di Augias inaccettabili.

«Corrado Augias – ha detto Mangialavori – non perde occasione per offendere la Calabria e per distillare i suoi inaccettabili pregiudizi su una regione di sicuro problematica, ma che ha dentro di sé i germi del suo definitivo riscatto, con buona pace di tutti quegli opinionisti di sinistra i quali, troppo spesso, dimenticano di agitare la bandiera del politicamente corretto rivelando la loro reale cifra intellettuale».

«Secondo Augias – ha aggiunto – la Calabria è una “terra perduta e irrecuperabile”. Affermazione che fa il paio con quella resa, sempre da Augias, nel novembre scorso: “La Calabria non è terra normale, è una regione dove la criminalità coincide spesso con la restante società”. Si tratta di dichiarazioni inaccettabili, rispetto alle quali tutti i cittadini calabresi, stanchi di essere i protagonisti di stereotipi mortificanti, pretendono scuse ufficiali da parte di uno tra i massimi esponenti della ormai declinante intellighenzia progressista italiana, spesso rappresentata da ineguagliabili campioni del perbenismo e della doppia morale».

Franco Corbelli, leader del Movimento Diritti Civili,  ha “sfidato” il giornalista scrittore invitandolo «a vedere il video story di Diritti Civili, volto vero di questa nostra regione, ad ascoltare, su Fb e Youtube, il giudizio, su questa “leggenda calabrese”, di un grande uomo di cultura e autorevole personaggio del nostro tempo, come Vittorio Sgarbi, e a vergognarsi e a chiedere scusa ai calabresi, per quelle ingiuste e ignobili parole da lui pronunciate».

«Adesso basta! – ha dichiarato –. Continuare ad offendere, discriminare, umiliare una terra bella, ricca di arte, storia e cultura con tante intelligenze in ogni campo che a fatica cerca di superare vecchi e irrisolti problemi, storici ritardi, che non si arrende, che combatte ogni giorno per l’affermazione della legalità, della solidarietà, della Giustizia sociale, che non è certo solo quella, indirettamente, evocata, con il riferimento che ha fatto, dallo scrittore, che denota una sua palese cultura giustizialista che non gli fa onore, perché dimentica il pilastro di uno Stato di diritto che è la presunzione di innocenza».

«Ma alle offese di Augias alla Calabria – ha aggiunto – rispondo con i numeri impressionanti ed eloquenti di un Movimento, come Diritti Civili, che è sicuramente uno dei motivi di orgoglio di questa nostra regione. Oltre 1300 lettere ricevute in 25 anni, un migliaio i casi umani affrontati e in gran parte risolti. Quasi tutte le regioni italiane coinvolte in qualche battaglia di Diritti Civili. Una cinquantina i Paesi stranieri di ben 4 Continenti (Europa, Africa, Asia e Americhe) che hanno avuto un loro cittadino aiutato con una battaglia di Diritti Civili. Tante di queste battaglie e iniziative umanitarie vengono documentate in questo breve video, pubblicato su Fb».

«Un impegno straordinario, quello di Diritti Civili – ha proseguito Corbelli – che non ha mai usufruito di alcun contributo, né pubblico, né privato! Impegno, battaglie civili e iniziative umanitarie che sono sempre stati solo autofinanziati grazie al mio modesto stipendio di docente, continua Corbelli. Quel video vuole essere anche un messaggio di speranza in un momento particolarmente delicato e drammatico per la Calabria, l’Italia e il mondo, per dire che anche le battaglie più difficili si possono promuovere e vincere anche da una piccola, lontana, purtroppo discriminata regione, come la Calabria e la lunga storia di Diritti Civili lo testimonia, ma serve soprattutto a dimostrare il volto vero di questa regione che grazie alla grande opera umanitaria, il Cimitero internazionale dei Migranti, che stiamo realizzando a Tarsia, è riuscita a interessare il mondo intero e a far arrivare, in questo piccolo paesino del cosentino, giornalisti inviati da lontani Paesi del Pianeta: dal Brasile all’Inghilterra, dalla Francia alla Germania, dalla Svizzera al Qatar. La Calabria è questa, non una terra perduta e irrecuperabile»

«È, la nostra regione, per questa grande opera di civiltà – ha concluso – elogiata dal Vaticano ed apprezzata nel mondo, un motivo di orgoglio per un intero Paese e un esempio per tutti, soprattutto oggi per i giovani e le future generazioni». (rrm)

De Magistris scioglie la riserva: Correrà a Governatore della Calabria

«Mi candido per amore della Calabria» ha dichiarato Luigi De Magistris, annunciando la sua ‘corsa’ alla presidenza della Regione Calabria.

Il sindaco di Napoli, infatti, è in queste ore a Cosenza e a Rende per una serie di incontri per l’avvio della campagna elettorale e, in una nota, ha raccontato del suo legame indissolubile, fin da bambino, per la nostra terra: «le estati dal 1975 al 1992; la prima sede da pubblico ministero (per scelta) dal 1995 al 1998; il ritorno (per scelta) dal 2003 al 2008 (cacciato dal Sistema per aver investigato il Sistema criminale); le estati dal 1995 ad oggi. Moglie calabrese, un figlio nato in Calabria. Sono napoletano doc, genitori napoletani, nonni paterni di origini lucane, nonno materno di origini siciliane. Insomma orgogliosamente un uomo del Sud».

Sempre in una nota ha, poi, spiegato i motivi della sua candidatura: «Mi rivolgerò, con umiltà e rispetto – continua ancora la nota – a tutte le donne e a tutti gli uomini di questa Regione. So quanto sia profonda la sete di giustizia. Migrazioni di migliaia di giovani che vanno via, ambiente spesso violentato, servizi non sempre all’altezza di un popolo che ha una grande umanità e dignità, una criminalità non di rado oppressiva, una borghesia mafiosa alquanto dominante in settori della politica e delle istituzioni. Non sono un candidato calato dall’alto, ho sempre affrontato le sfide con la gente e tra la gente. Il popolo è la forza di quella rivoluzione che deve coniugare rottura del sistema e capacità di governo. Posso essere strumento per un processo di liberazione dal basso per dare voce ai tanti calabresi che non si piegano, che lottano per i valori costituzionali».

«Per una Calabria forte e autorevole – si legge ancora nella nota – mai con il cappello in mano e il guinzaglio di un ceto politico trasversale che ha annichilito la potenzialità di questa terra. Abbiamo dimostrato di saper governare, con le mani pulite, senza mai cedere al compromesso morale e spezzando i legami tra criminalità organizzata e politica. Porto in dote autonomia, indipendenza, libertà, coraggio, amore e passione. Costruiremo insieme un programma chiaro e forte. Candideremo persone che hanno storie individuali e collettive credibili».

«Voglio dare voce a chi non l’ha avuta – conclude la nota – potere a chi considera il potere come servizio per il bene comune e non come luogo per perseguire interessi di parte. Sono consapevole dell’impresa che appare impossibile, ma nulla è impossibile se c’è la volontà e lotterò con entusiasmo fino alla fine per la vittoria insieme alla maggioranza del popolo calabrese che desidera riscatto, sviluppo, libertà, giustizia sociale e uguaglianza».

«Da magistrato in Calabria – ha detto in una nota De Magistris – ho dimostrato fedeltà alla Costituzione applicando l’uguaglianza dei cittadini di fronte alla legge. Ho pagato un prezzo altissimo perché non sono scappato, e non mi sono girato dall’altra parte anche quando ero consapevole che mi avrebbero fatto fuori. Sono autonomo e libero, senza prezzo. Sono stato fermato (scippandomi indagini su fatti gravissimi, strappandomi le funzioni di Pm e trasferendomi per incompatibilità ambientale) per aver individuato un Sistema criminale – composto da politici, affaristi, magistrati, professionisti e uomini delle istituzioni – che gestiva in modo illecito fiumi di denaro pubblico che erano destinati allo sviluppo della Calabria».

«La mia radice è questa – continua la nota – un uomo di giustizia che si è anche scontrato con la legalità formale divenuta abuso del diritto. Sono stato poi eletto deputato al Parlamento Europeo, con circa 500.000 voti, per due anni ho svolto le funzioni di presidente della Commissione controllo bilancio, occupandomi dei fondi europei. Poi ho accettato la sfida, inizialmente folle, di candidarmi a sindaco di Napoli, con una coalizione civica. Ho vinto al ballottaggio con circa il 70% dei voti. Poi confermato, al ballottaggio e sempre con circa il 70% del consenso, nel 2016, con una coalizione prettamente civica. Unica esperienza in Italia di una grande città con un’amministrazione autonoma che ha vinto contro tutto il ceto politico dominante. Ho ereditato Napoli con i rifiuti sino al primo piano e l’abbiamo portata, prima della pandemia, ad essere la città d’Italia che più è cresciuta in cultura e turismo. Ma ora non è il momento di parlare di Napoli. Ma della Calabria».

L’annuncio di De Magistris se da una parte ha trovato il consenso di molti cittadini, dall’altra ha raccolto critiche da parte dei partiti. Il leader della LegaMatteo Salvini, ha commentato la candidatura, su Twitter, scrivendo che «De Magistris si candida in Calabria ma continua a fare (male) il sindaco di Napoli. Mancanza di rispetto sia per i cittadini napoletani che per i calabresi, ormai la fame di poltrone della sinistra non conosce limiti».

Duro anche il senatore di Forza Italia Maurizio Gasparri, che ha ricordato che «la Calabria è una grande terra, ricca di personalità e di storia e non può essere una colonia per una candidatura alla presidenza di chi viene da altre realtà, dove già ha arrecato gravi danni».

«La Calabria – ha aggiunto – non è un luogo per appagare sete di poltrone, e quindi De Magistris offende i calabresi e umilia la sinistra locale, che dovrebbe adattarsi a una candidatura perdente e di serie B, di una persona che non ha nulla a che vedere con una Regione che ha bisogno di una guida forte ed espressione del territorio e non certo di avventurieri che la vorrebbero usare per inseguire poltrone che in ogni caso non otterranno mai».

«Sarà il centrodestra unito – ha concluso – a fare rapidamente scelte sagge e ben radicate in Calabria, per dare continuità alla stagione di rinnovamento che era stata aperta da Jole Santelli. Gli avventurieri al bando, a meno che la sinistra non voglia gettarsi definitivamente al macero facendo da cavalier servente di candidature estranee al territorio e comunque perdenti». (rrm)