LA GESTIONE DELL’EMERGENZA IN REGIONE
LA BEFFA DEGLI INTERVENTI DEL GOVERNO

Un vecchio detto dice che in fondo al tunnel ci sia sempre la luce, o quasi. Quasi, perché la Calabria, in questa pandemia in cui l’incertezza e la rabbia fanno da padroni, ecco che riesce, finalmente, a mettere i puntini sulle i almeno su ciò che riguarda la gestione dell’emergenza covid.

Un atto necessario, sopratutto per una regione che è diventata zona rossa non per i contagi, ma per gli ospedali al collasso, la mancanza di personale e, cosa più grave, della mancanza di un piano covid, che ha spinto il presidente della Commissione Anti ‘Ndrangheta, Antonio De Caprio, a realizzare quello che lui stesso ha definito operazione verità: un lavoro certosino durato giorni, fatto di analisi, verifiche, controlli, per ricostruire la fitta rete di atti ufficiali che cristallizzano in maniera definitiva ruoli e responsabilità di una condotta «disastrosa».

«È un’operazione verità quella che mi sento di fare – ha rimarcato De Caprio – nei confronti dei cittadini calabresi».

«Vista la complessità della materia che stiamo affrontando – si legge in una nota – è doveroso esprimere una precisazione in merito ai Piani da approvare dai commissari regionali: Piano operativo Covid (Dl 18 del 17 marzo 2020); Piano di potenziamento e riorganizzazione dell’offerta territoriale (Dl 34 del 19 maggio 2020); Piano di riorganizzazione dell’offerta ospedaliera (Dl 34 del 19 maggio 2020)».

«Iniziamo a precisare – continua la nota – dove nasce il Piano operativo Covid. Il 17 marzo 2020 veniva emesso il decreto legge 18, che all’articolo 18 comma 1, prevede, in virtù del commissariamento della regione Calabria, che lo stesso commissario doveva redigere un apposito Programma operativo per la gestione dell’emergenza da Covid 19 da approvare da parte del Ministero della Salute di concerto con il ministero dell’Economia e delle Finanze e da monitorare da parte dei predetti ministeri congiuntamente. Ad oggi non approvato nella sua totalità ad eccezione del Piano di potenziamento e riorganizzazione dell’offerta territoriale e del Piano di riorganizzazione dell’offerta ospedaliera richiamati dal Dl 34/2020 agli articoli 1 e 2».

«Inoltre, con il medesimo decreto legge – si legge ancora – il presidente della Regione Calabria, precedentemente nominato soggetto attuatore con decreto del capo della Protezione civile 631 del 27 febbraio 2020, di fatto smetteva di esserlo «per il criterio della specialità alla normativa che disciplina la figura straordinaria del commissario per l’emergenza Covid 19», ovvero il dott. Domenico Arcuri. Tanto lo si evince anche dalla comunicazione del direttore generale del ministero della Salute, dott. Andrea Urbani, del 27 ottobre 2020, che formula il parere richiesto dal commissario Saverio Cotticelli il 12 giugno 2020 e letto dallo stesso nella ormai nota ed infausta intervista alla trasmissione televisiva Titolo V. Ed è sempre Urbani, con la stessa nota, a specificare che spetta alla struttura commissariale calabrese elaborare il Programma operativo Covid, mentre tocca al ministero della Salute approvarlo ed al commissario Arcuri attuarlo. Ecco ora la scansione temporale degli atti prodotti in merito all’emergenza sanitaria, che hanno avuto ripercussioni sulla Calabria».

19 maggio 2020. Viene approvato il decreto legge 34 con cui è stata chiesta alle regioni la redazione del Piano di potenziamento e riorganizzazione dell’offerta territoriale e del Piano di riorganizzazione dell’offerta ospedaliera per fronteggiare l’emergenza da Covid-19.

«Al comma 11 dell’articolo 2 – ha evidenziato De Caprio – è scritto chiaramente che il commissario straordinario – badate bene, il dottore Arcuri! – “procederà a dare attuazione ai piani, garantendo la massima tempestività e l’omogeneità territoriale…”».

25 maggio 2020. Riunione del tavolo tecnico di verifica degli adempimenti regionali con all’ordine del giorno, tra gli altri punti, anche il “Programma operativo per emergenza Covid e contabilità Covid”.

«E chi c’era – ha detto ancora De Caprio – a quel tavolo oltre ai ministeri competenti, ai dipartimenti, al comitato per la verifica dei Lea? C’erano il commissario e il sub-commissario della Regione Calabria! Ed è in quella sede, come si evince alla lettera H del documento, che veniva “invitata la struttura commissariale alla trasmissione della bozza del previsto programma operativo per la gestione dell’emergenza da Covid-19 da approvarsi da parte del ministero della Salute di concerto con il ministero dell’Economia e da monitorarsi da parte dei predetti ministeri congiuntamente».

18 giugno 2020. Il commissario ad acta Saverio Cotticelli approva con Dca numero 91 il Piano di riorganizzazione dell’offerta ospedaliera.

 «Il Piano – ha aggiunto il consigliere regionale – viene quindi approvato ai sensi del decreto legge 34/2020, ed inviato al Ministero della Salute per la relativa approvazione. Al comma 11 del medesimo Art. 2 si indica chiaramente che spetta al commissario straordinario nazionale, Domenico Arcuri, “dare attuazione ai piani, nonché l’attuazione di tutti i provvedimenti consequenziali” al fine di attuare il suddetto Piano. Ebbene, che fine hanno fatto questi “provvedimenti consequenziali”?».

 22 luglio 2020. Il dg Urbani comunica di approvare il Piano di riorganizzazione dell’offerta ospedaliera.

 «Con protocollo 0015022, il Ministero comunica l’avvenuta approvazione al commissario Cotticelli, al sub-commissario Maria Crocco e al dg Francesco Bevere e per conoscenza al Commissario Arcuri, specificando che lo stesso Piano è stato vistato anche dalla Corte dei conti».

22 Luglio 2020. Il commissario Cotticelli approva Piano di potenziamento e riorganizzazione dell’offerta territoriale con DCA n. 103.

30 luglio 2020. Stipula del contratto di progetto con la Banca europea per gli investimenti.

«Grazie alla stipula – ha evidenziato De Caprio – vengono stanziati i fondi necessari a dare attuazione al Piano. Ma da quel 30 luglio qualcosa si è inceppato…».

13 settembre. La lettera del presidente Jole Santelli al premier Conte.

 «Il presidente della Regione aveva anticipato chiaramente ciò che poi effettivamente è successo. Aveva messo in guardia il premier Conte sui disastri che stavano combinando i commissari, e aveva anche intimato al governo di assumersi le responsabilità di scelte per le quali la Regione era stata completamente esclusa, esautorata da ogni potere, come ebbe modo di riferire Arcuri al presidente Santelli che chiedeva la possibilità di divenire soggetto attuatore. Ma non di quel Piano!».

9 ottobre 2020. A distanza di oltre due mesi il commissario Arcuri firma l’ordinanza numero 29 per individuare i soggetti attuatori del Piano.

«Nell’allegato – ha precisato De Caprio – vengono indicate le Asp provinciali e le Aziende Ospedaliere  calabresi tutte commissariate. Quindi espressione del governo».

2 novembre 2020. Concluse le gare per affidare gli appalti.

«Tutta questa vicenda paradossale – ha detto ancora De Caprio – fatta di responsabilità nascoste, inizia a intravedere luce soltanto il 2 novembre scorso, quando il commissario Arcuri, con enorme ritardo, conclude le procedure di gara. Ma oltre al danno, per la Calabria arriva la beffa: perché, malgrado sia stato il governo, come si evince da questa ricostruzione, a sprofondarci in questa situazione, è lo stesso governo che, con Dpcm del 3 novembre, dal successivo 6 novembre ci ha dichiarato zona rossa!»

«In tutto questo valzer una cosa è evidente – ha dichiarato il consigliere regionale – la Regione, nella gestione dell’epidemia, non viene mai coinvolta, anzi dove vuole dare il proprio contributo, non le viene reso possibile. Fa tutto il governo centrale, purtroppo sappiamo bene con quali nefasti risultati».

«E non lo dico – ha aggiunto De Caprio – per scansare responsabilità, lungi da me, ma per constatazioni oggettive. Non è più accettabile subire strumentalizzazioni da chiunque pensa di sapere e invece non sa, magari lucrando in ottica elettorale sulla pelle dei cittadini. Ai calabresi dobbiamo impegno e onestà, fatti e competenze. In una parola, dobbiamo verità».

«Si desume, da questa triste vicenda –ha detto ancora – come il Sistema sanitario nazionale – e quindi quello regionale – siano stati depotenziati per gli interventi legislativi dell’ultimo decennio con un ulteriore aggravio nel 2015 in seguito all’emanazione del Dm 70 che umilia le strutture ospedaliere svuotandole in maniera fatale, seppur le stesse fossero necessarie alla popolazione».

«Se la pandemia ci ha dato un insegnamento – ha concluso – è proprio quello che il legislatore non deve porre in essere atti ragionieristici, bensì azioni che mettano al primo posto l’essere umano».  (rrm)

L’OPINIONE/ Giovanna Cusumano: Il commento di Morra ultima ‘barbarie istituzionale’ dei 5 Stelle alla Calabria

Di GIOVANNA CUSUMANO

Le dichiarazioni del sen. Nicola Morra, presidente della Commissione parlamentare antimafia, in merito al risultato elettorale ottenuto dall’ultimo presidente della Regione Calabria, democraticamente eletto, Jole Santelli, sono soltanto l’ultimo episodio di “barbarie istituzionale”, cui ci sottopongono i grillini, sin dal loro esordio sulla scena pubblica.

È noto a tutti noi che il “grido di incitamento” lanciato nelle piazze italiane dal “profeta” del movimento Beppe Grillo, all’indirizzo delle più alte cariche istituzionali e dei leader politici dei maggiori partiti, è stato: «vaffa…».

È noto, altresì, che la rabbia di milioni di italiani verso una classe politica che non ritenevano più garante di buon governo, è stata abilmente incanalata nelle piazze reali e virtuali dalla Casaleggio & co. Dai «vaffa…» urlati con lucida e spregiudicata premeditazione, finalizzata, evidentemente, soltanto a scalare i vertici delle istituzioni, conserviamo dolorosa traccia nella nostra recente storia politica.

Tuttavia, merita grande attenzione il fenomeno del comico Grillo, per la capacità dimostrata di “trasformare” un folto pubblico di spettatori di volgare satira politica, in folle di seguaci di aspiranti politici, non fosse altro per la necessità che non si ripeta, nel rispetto di quei principi di civiltà, che costituiscono le fondamenta dell’organizzazione democratica di uno Stato civile.

L’inganno perpetrato ai danni di milioni di italiani da parte del movimento di Grillo, è stato quello di aver travestito di democrazia, l’ascesa al potere politico di personaggi privi degli standard culturali (ma, potremmo dire, in qualche caso, di elementare istruzione) e di buona educazione, imprescindibile patrimonio di chiunque voglia occuparsi della res publica.

Del resto, da troppo tempo in Italia abbiamo colpevolmente accettato che le Istituzioni venissero espropriate, legislatura dopo legislatura, da personaggi sempre più privi di cultura e capacità. In nome di una finta democrazia abbiamo consentito che sulla base del consenso, chiunque, anche non meritevole, potesse governare, con la naturale conseguenza che una democrazia privata del merito, ha portato all’appiattimento verso il basso dell’intera società italiana.

Vale la pena, peraltro, di ricordare che il Movimento 5 stelle ha pure vergognosamente sdoganato le contumelie rivolte all’indirizzo del “nemico” politico, riuscendo a cavalcare l’onda del malcontento diffuso, a causa della sempre meno qualificata rappresentanza politica. Così facendo abbiamo mandato al governo ignoranti, incompetenti e maleducati, sotto la bandiera di una proclamata “onestà” ed al grido di «vaffa».

L’imperativo categorico, in chiave di evidente successo politico, è stato il disprezzo delle istituzioni manifestato con l’uso del linguaggio della violenza, quale scorciatoia per “occuparle”.  In questo contesto, in spregio ad ogni etica dovuta da un rappresentante delle Istituzioni, si inseriscono le parole pronunciate dal sen. Morra, la cui mancanza di cultura istituzionale, l’assenza di sensibilità umana verso i malati oncologici (e non solo) e l’incapacità di una proposta politica costruttiva, sono l’unico bagaglio che, ad oggi, ha dimostrato di possedere.

Su questa fondamenta, non può sorprendere la barbarie istituzionale cui assistiamo quotidianamente. (rrm)

Il consiglio ‘modesto’ di Bruno Tucci a Morra: lasci stare la Calabria

Con tutti i guai e le sofferenze che ha la Calabria, non ci volevano proprio le insensate parole del senatore Nicola Morra. Attenzione: il parlamentare occupa un posto di rilievo nella politica italiana: è il presidente della commissione antimafia. L’ultimo è un termine che, ahimè, quella regione del Sud conosce bene anche se si chiama con nome diverso.

Allora, perché prendersela con quella gente che nelle ultime settimane ne ha viste di cotte e di crude? Tre commissari per la Sanità silurati in dieci giorni, gli ospedali al collasso, una economia ai minimi termini, una disoccupazione giovanile dilagante, i viaggi della speranza al Nord. E, in più, la morte della governatrice Jole Santelli che cercava in tutti i modi di porre riparo alle tante carenze della sua terra. 

Allora il senatore, invece che andare incontro ai desideri di quella popolazione, che cosa fa? Se ne esce con due battute difficilmente qualificabili. La prima: i calabresi hanno fatto male a votare la Santelli perché tutti sapevano che non stava bene. Parole di alta umanità. Morra non si accontenta e, come si dice, spara ancora sulla Croce Rossa e ricorda la massima di un filosofo politico francese morto nella prima metà dell’Ottocento. Si chiamava Joseph de Maistre. Sentenziò: «Ogni popolo ha il governo che si merita».

La massima deve esser piaciuta moltissimo al nostro senatore che l’ha ripetuta dopo aver già fatto una gaffe (eufemismo) con quanto detto in precedenza.

Si è scatenato giustamente il finimondo con la destra che ha immediatamente chiesto le sue dimissioni e il suo stesso partito, i 5Stelle, a suggerirgli almeno un passo indietro con scuse ufficiali. Il senatore ha seguito il consiglio dei suoi compagni di cordata, ma ha subito aggiunto: «Alle dimissioni non ci penso nemmeno». Una risposta che riporta la politica indietro nel tempo quando l’allora presidente del Consiglio, Giovanni Spadolini, rispondendo alla domanda di un giornalista, affermò: «Dimissioni? È un sostantivo che non esiste nel vocabolario italiano».

Saggia la sua espressione ed anche veritiera. Quanto al senatore Morra, nato a Genova nel 1963, un solo modesto consiglio: di lasciar stare la Calabria, una terra che evidentemente non conosce e che continua a dare al Paese un contributo notevole di uomini di prestigio.

È meglio occuparci di questioni più serie. “Il virus rallenta”, titolano stamane diversi quotidiani. L’indice di contagio (il cosiddetto RT) diminuisce: è di un 1,18 e in quattro regioni è addirittura al di sotto dell’uno. Benissimo, ma il ministro della Salute Roberto Speranza è prudente: «Non si canti vittoria», ammonisce. L’Istituto Superiore di Sanità gli fa subito eco: «Bisogna evitare gli errori dell’estate». Perché tanta cautela? Il mese prossimo c’è il Natale, non si vorrebbe rinunciare al cenone, agli abbracci e baci, ai regali sotto l’albero.

Tutto comprensivo, ma anche a giugno si pensò che il Covid-19 era un ricordo. Ne stiamo pagando ora le conseguenze. Quindi, non rinunciamo alla festa cattolica, ma limitiamola alla nostra famiglia: genitori e figli. Diventare completamente “rossi” sarebbe una vera e propria iattura. [courtesy Blitz Quotidiano]

Libro Mustica, il calabrese che diventa sindaco bis di Cobram, in Australia

È di originario di Molochio Libro Mustica, che è stato rieletto sindaco di Cobram, un paese australiano dove è presente una popolosa comunità calabrese, composta da varapodiesi e molochiesi, insediatasi negli anni in cui l’emigrazione ha rappresentato un vero e proprio fenomeno sociale.

«Con questa elezione – ha dichiarato Libro Mustica – stiamo facendo la storia, stiamo consentendo che la comunità multiculturale australiana brilli con l’avvento di un sindaco proveniente da un background non di lingua inglese. I miei genitori hanno scelto Cobram e, insieme, abbiamo abbracciato questa bellissima zona come nostra nuova casa. Da quei primi anni mi sono appassionato e impegnato a far avanzare ulteriormente l’area che amo».

«Credo – ha aggiunto – sia giunto il momento per un nuovo inizio, il tempo per i membri della comunità di essere fiduciosi nel loro Consiglio locale e per la gente del posto l’occasione di avere una voce e sapere che siamo qui per ascoltare. Abbiamo bisogno di investire nelle nostre persone e creare una comunità in cui i nostri giovani possano non solo trovare un lavoro, ma sviluppare una carriera che duri tutta la vita, piuttosto che trasferirsi in città».

Mr. Mustica, emigrato nella città di Cobram all’età di circa dieci anni, ne ha fatta di strada, oggi è un affermato imprenditore, che opera nel settore delle costruzioni prefabbricate e in quello della ricettività. Detiene, attualmente, la carica di presidente del Comitato Italfest, un organismo che si occupa dei rapporti tra la comunità locale degli immigrati calabresi e quelle dei paesi di origine (Molochio e Varapodio).

I numerosi impegni tengono inizialmente lontano dall’attività politica il cittadino molochiese trapiantato in Australia ma, negli ultimi anni, ha conquistato la stima dei residenti di Cobram, che lo sostengono in occasione delle elezioni che si ripetono ogni quattro anni.

Nella scorsa legislatura si è candidato con altre 16 persone alla guida di Cobram e della sua Contea (Moira Shire), diventando il primo dei 9 consiglieri eletti, avendo ottenuto la stragrande maggioranza delle preferenze, quindi sindaco.

Il cambio di testimone in Moira Shire, iniziato con la prima elezione a sindaco, ha dato a Mustica, effettivamente, la possibilità di mettere a disposizione degli altri l’esperienza, l’intraprendenza e la capacità di costruire realtà positive, arricchendo col suo contributo la collettività che lo ha accolto, molti anni prima, e dove è pienamente integrato.
Nello scorso ottobre l’illustre molochiese si ripresenta per il nuovo quadriennio e cattura il consenso degli elettori; il 18 novembre riceve anche quello dei colleghi consiglieri, venendo ancora una volta designato per la prestigiosa carica.

La data fissata per le elezioni del Sindaco è stato un grande giorno per Moira Shire, ma anche per Molochio, che ha visto rinnovato il successo di un suo concittadino il quale, senza dimenticare le sue radici, si è posto l’obiettivo di fare della comunità multiculturale di Cobram un posto migliore in cui vivere.

La collettività molochiese si è congratulata con Libro Mustica e gli augura buon lavoro, di certo, come viene ribadito con la preghiera di apertura di ogni Consiglio Comunale, «per il benessere e per i benefici di Moira Shire e della comunità servita».

Sicuramente, con questa conferma, potrà proseguire il cammino avviato dalla collettività autoctona e dalla folta comunità di emigrati presenti a Cobram, di concerto con amministratori, studenti e abitanti delle comunità calabresi di origine.

Energica, in merito, è stata negli anni l’azione del Comune di Varapodio che, in virtù di un progetto condiviso per la costituzione di un’amicizia sempre più grande, ha mantenuto costanti e reciproci interscambi, fino ad istituire ufficialmente il gemellaggio tra i due Enti. Nel corrente anno è stato sancito il gemellaggio anche col Comune di Molochio.

L’Associazione Italfest, spinta dal desiderio di creare un ponte tra le due Comunità, ha sollecitato nel tempo i rapporti tra i due paesi, curando, con assiduità e costanza, viaggi e incontri tra parenti e amici.
Numerose sono state le attività di interscambio messe in atto tra la comunità di Cobram e quella di origine, con l’ausilio dell’associazione dei cittadini oriundi, animati dall’ansiosa ricerca delle proprie radici dalle quali ci si è allontanati allorquando le ristrettezze economiche delle popolazioni dell’Italia meridionale costringevano ad emigrare in luoghi lontani. Esse sono state un ottimo mezzo per recuperare un legame storico-culturale di grande valenza e sono servite a rafforzare il rapporto di amicizia e collaborazione tra concittadini distanti tra loro nonché favorire la conoscenza della storia, della cultura e delle tradizioni dei rispettivi Paesi; esse possono altresì essere utili per promuovere rapporti commerciali, nonché valorizzare le potenzialità turistiche.

Stabilire solide relazioni tra le due comunità col desiderio di condividere caratteristiche comuni (tradizioni, culture, aree naturali incontaminate, bellezze paesaggistiche) e diversificate (patrimoni architettonici, prodotti tipici, ecc.) può diventare un cammino condiviso verso una prospettiva privilegiata di sviluppo, nel contesto di un mondo sempre più piccolo e globalizzato.

Negli ultimi anni, la comunità molochiese e quella varapodiese hanno rafforzato le relazioni e intensificato gli scambi culturali, al fine di stimolare il confronto di esperienze e ampliare le conoscenze.
Queste azioni si prefiggono il ricongiungimento generazionale, la preservazione di usi e costumi atti a tramandare le reciproche tradizioni locali, nonché il mantenere inalterato nel tempo il senso di appartenenza delle popolazioni emigrate, oltre che di offrire finalità di studio per i giovani per quanto attiene lo studio delle lingue e opportunità di lavoro. (rrm)

L’OPINIONE / Nino De Masi: alla Calabria serve una nuova classe dirigente

di ANTONINO DE MASI

Avevo deciso di non parlare più di politica, né di occuparmene ma, sollecitato da più parti e visto gli avvenimenti attuali, ho deciso, da cittadino, di scrivere alcune mie considerazioni, libero da vincoli e richieste di consenso o di appartenenza.

Sicuramente, i contenuti di questa mia creeranno avversità in tutti i  luoghi di “potere”, ma rispondono solo alla mia coscienza.

Certamente, vedere il baratro, il fondo che ha toccato la mia, la nostra regione, mi stravolge l’esistenza. Nessuno di noi avrebbe immaginato il livello di “nefandezze e porcherie” in cui  siamo costretti a vivere e lo stato in cui è stata ridotta questa terra. Quanto sta emergendo è solo la punta dell’iceberg dei crimini ed abusi commessi ai danni della Calabria e dei suoi cittadini; situazione, questa, che non è certo figlia di un infausto “destino divino”, ma di ben chiare responsabilità.

Abbiamo una classe politica che, negli ultimi decenni, ha pensato esclusivamente al proprio tornaconto, distruggendo in modo indegno il futuro dei calabresi. Non c’è settore della Pubblica Amministrazione che è stato esentato da tali brutali comportamenti.

La “classe politica” sembra una parola astratta e, spesso, viene indicata nello scaricare responsabilità su soggetti impersonali, dimenticando, invece, che non sono soggetti “astratti ed indefiniti”, ma si tratta di quegli stessi soggetti che noi tutti abbiamo scelto, anche più volte, delegandoli a rappresentarci. Sono sempre quei soggetti, responsabili di tutto questo, ai quali ognuno di noi, che oggi protestiamo, sino a ieri come dei “pecoroni” abbiamo dato il nostro voto e le nostre speranze facendoci abbindolare con promesse ed impegni.

Mai potremo cambiare questo stato di cose se non acquisiamo la piena consapevolezza che, tutti noi, siamo pienamente e totalmente responsabili di ciò. Continuare a scaricare la responsabilità sugli altri non cambierà le cose, ma le aggraverà, perché null’altro succederà, se non che al prossimo giro di “carte” i soliti soggetti ritorneranno a dettare le regole del gioco continuando a massacrare ancora di più questa terra.

Forse, oggi, tutti noi omertosi cittadini (inutile ritenersi offesi da queste mie parole, perché questa è la verità!) siamo stati messi concretamente di fronte al risultato dei nostri errori, abbiamo visto che il male fatto a questa terra ci tocca direttamente, mettendo a repentaglio il nostro presente ed il domani nostro e delle nostre famiglie; non avere sanità, non avere diritti, ci dovrebbe fare avere la piena consapevolezza che dei criminali ci hanno condizionato la vita. Oggi la pandemia ci ha fatto scoprire che “il bene pubblico” è qualche cosa che ci riguarda, non è la “mucca da mungere o il bene da distruggere” ma è il nostro concreto domani.

Questa presa di coscienza collettiva, forse, potrebbe responsabilizzarci per il futuro, anche se di ciò, guardando a quanto accaduto in passato, ne dubito fortemente.

Io avrei voluto cambiare il mondo, mi sono speso per la mia terra e per la mia gente, sono un orgoglioso calabrese che ha pagato e sta pagando prezzi altissimi proprio per questo, ma non credo più nella mia gente; noi tutti abbiamo contribuito a normalizzare il nostro essere, le nostre bruttezze, il  vivere come un paese del terzo mondo privo di libertà e dei diritti primari, accettando i vari “padroni e padrini”. Siamo solo bravi a lamentarci per poi non fare nulla per cambiare.

L’emergenza derivante dal Covid ha fatto emergere, in modo drammatico, le nostre ferite aperte, i nostri drammi e le nostre povertà e ci ha dimostrato il male che noi, non altri, abbiamo fatto alla nostra terra, alla nostra gente ed ammazzato anche il domani dei nostri figli.

Nel merito di quanto sta succedendo, mi sono chiesto cosa farei, come agirei, se fossi colui il quale avesse potere e ruolo politico di intervenire, e quali sarebbero i temi sui quali attivarsi:

Parlerei alla gente, a tutti i calabresi, siano essi di destra o di sinistra, per dire che non è questo il momento delle divisioni e contrapposizioni  politiche; abbiamo il dovere di salvare la nostra terra e la nostra gente e per far ciò occorre unirsi e far emergere i nostri valori e la nostra dignità per affrontare la realtà in cui ci troviamo.

Individuerei figure, fuori dalla politica partitica, rappresentative di tutti i pensieri e ideologie chiamate ad intervenire su punti specifici, per creare insieme un momento di incontro per costruire una nuova classe dirigente.

Spiegherei, ai partiti politici che, oggi, il tema non è più quello di individuare un presidente a cui affidare il comando politico della regione e dove poi i partiti con il solito metodo “imbarcano” tutti i portatori di voti. Non è il nome del presidente che può cambiare le sorti della nostra terra, ma bensì una nuova classe dirigente che non può essere figlia di quei partiti e quei metodi che, sino ad oggi, hanno portato al disastro nel quale ci troviamo.

Continuare con l’apparente scelta di un nome, lasciando in mano alle segreterie dei partiti la formazione delle liste, figlie delle solite logiche del compromesso, non porterà a nessun cambiamento, anzi porterà certamente all’intervento della magistratura che sarà chiamata a fare, come ormai accade ciclicamente, nuovamente pulizia.

Stilerei un programma con dei punti da affrontare subito, che siano forti e chiari e senza possibilità di incomprensioni, spiegando ai calabresi che non si può certo promettere tutto, ma occorre concentrare tutta l’attenzione su alcuni temi specifici sui quali intervenire seriamente e prontamente: Sanità pubblica. Occorre attuare un programma di riapertura degli ospedali e di una sanità diffusa sui territori.

La sanità deve tornare ad essere, principalmente, una sanità pubblica e dove il privato se vuole competere deve farlo sul livello e qualità delle prestazioni e non certo per l’assenza totale della sanità pubblica. Concentrare, quindi, ogni attenzione e senza un minimo di esitazione sul sistema sanitario pubblico, bloccando gli spazi indebitamente lasciati occupare ad una sanità privata peraltro non sempre all’altezza.

Lavoro e sviluppo. Diventa obbligatorio individuare degli strumenti che possano generare immediatamente occupazione, non certo fra 10 anni ma ora e subito. Questo in una regione in ritardo su tutto è quasi impossibile: l’unico strumento è quello di una forma di compensatore di cui ho già scritto nel recente passato, dove a tutti coloro che fanno impresa in Calabria viene applicata un’esenzione fiscale, una forma di no tax area, un’area a tassazione di vantaggio che consentirebbe di attrarre investimenti e creare insediamenti produttivi nella nostra regione.

Questo strumento è l’unico che può dare risposte immediate, anche in presenza delle forti criticità che esistono e che verrebbero compensate dagli importanti vantaggi fiscali (strumenti già utilizzati con successo in Olanda, Irlanda, Madeira etc.).

Chiamerei il Governo alla realizzazione di un piano per la Calabria, con l’obiettivo di ripristinare la legalità. Questi territori devono essere liberati dalla presenza opprimente della mafia, ciò è una precondizione senza la quale non vi è futuro e tutti gli strumenti utilizzati risulterebbero vani. Lo Stato deve impegnarsi con un piano chiaro e forte, a rafforzare la lotta al crimine senza rinvii e tentennamenti.

Potenzierei, con azioni chiare ed immediate, alcuni settori che storicamente possono essere portatori di ricchezza quali, principalmente, il turismo e l’agricoltura, creando dei percorsi per valorizzare, partendo dal basso, il brand Calabria. Ciò anche con una politica di attenzione all’ambiente, con una serie di interventi atti a ripristinare le bellezze dei nostri territori e la loro fruibilità.

Queste, in estrema sintesi, sono le cose che farei se fossi chi non sono, un uomo stanco che ha già dato tutto.

Il mio invito ai calabresi, tutti, è quello di non commettere gli errori del passato e di individuare, uniti e non divisi, una nuova classe dirigente al di fuori della partitocrazia che è stata la causa di questi drammi, convergendo poi su una figura di garanzia, in Calabria ne abbiamo tante, che possa far rientrare tutti in questo progetto per la rinascita della Calabria.

Al momento, la Calabria è una terra distrutta che non interessa purtroppo a nessuno ed, anzi, per i tanti è un problema, e l’unico miracolo che può farla resuscitare è il profondo amore dei calabresi per la propria terra. Non c’è nessun’altra possibilità, se non quella data dalla forza e determinazione di ognuno di noi, ma dobbiamo capire che ogni centimetro di questa terra è casa nostra e abbiamo l’obbligo di tutelarla, cosa che non è mai avvenuta in passato. Il nostro futuro e quello dei nostri figli, certamente, non sarà tutelato da altri se non da noi stessi.

Questo è il mio pensiero che ho voluto rappresentare, scevro da interessi o forme di consenso che così come in passato sono lontani da me, il mio ruolo è quello di un imprenditore attento alla propria terra e che, nonostante tutto, è fiducioso o illuso del futuro.

Viva la Calabria.

Il giornale tedesco Süddeutsche Zeitung dedica una pagina alla Calabria e all’Aspromonte

Il giornale tedesco Süddeutsche Zeitung, la scorsa settimana ha dedicato una pagina intera, con un articolo firmato dal giornalista e scrittore Stefan Ulrich, alla Calabria e all’Aspromonte.

«Uno spot bellissimo sulla Calabria – ha scritto su Facebook lo scrittore Gioacchino Criaco – con, tra le altre cose, una colta conversazione col più importante poeta greco d’Aspromonte, Salvino Nucera».

L’articolo, dal titolo Un dio in ogni estraneo, racconta di Bova dove il sindaco, Santo Casile, ha detto che «qui a Bova torniamo nella Grande Grecia», delle città limitrofe e dell’Aspromonte, che «ha buone possibilità di essere presto designato Geoparco dall’Unesco».

Un viaggio, dunque, nella Calabria greca alla scoperta di un patrimonio culturale inestimabile che, oggi, continua a battere più vivo che mai grazie ai calabresi che, senza il loro instancabile lavoro di valorizzazione, sarebbero estinti. (rrc)

Sofo (Lega) denuncia situazione sanitaria in Calabria alla Commissione Europea

L’eurodeputato della Lega, Vincenzo Sofo, ha reso noto di aver «denunciato, con una interrogazione alla Commissione Europea, la situazione della sanità in Calabria, che già da prima della diffusione del Covid era la regione più povera d’Italia, nonché tra le più povere d’Europa».

«La scelta del lockdown da parte del Governo – ha aggiunto – è dovuta allo stato disastroso del sistema sanitario regionale, che da oltre un decennio è tuttavia gestito dallo Stato che è, lo ricordo, membro Ue».

Sofo, inoltre, ha chiesto alla Commissione «un intervento comunitario specifico a fondo perduto a tutela della salute dei cittadini per il risanamento e il potenziamento dei sistemi sanitari di regioni come la Calabria». (rrm)

CATANZARO – Il webinar su Recovery Fund, sviluppo e crescita del Sud

Domani pomeriggio, alle 17, è in programma il webinar Recovery Fund e  la sfida dello sviluppo e la crescita al Sud promosso da Confartigianato Imprese Calabria in collaborazione con le cinque associazioni territoriali.

Tra gli interventi, previsti quello del sottosegretario al Ministero dell’Economia e delle Finanze, Pier Paolo Baretta, mentre i saluti saranno a cura del presidente Confartigianato Imprese Calabria, Roberto Matragrano. Intervengono Consuelo Nava, Università Mediterranea di Reggio Calabria; Fausto Orsomarso, assessore al Lavoro, Sviluppo Economico e Turismo Regione Calabria; Nicola Irto, vice presidente Consiglio Regionale della Calabria; Enza Bruno Bossio, deputata; Roberto Occhiuto, deputato; Filippo Ribisi, vice presidente Confartigianato Imprese. Modera Silvano Barbalace, segretario Confartigianato Imprese Calabria.

Per partecipare, occorre richiede il link di accesso inoltrando una mail all’indirizzo:  info@confartigianatocalabria.it.

Un investimento di 750 miliardi di euro, di cui 390 miliardi di trasferimenti e 360 di prestiti agevolati, denominata evocativamente Next Generation EU. Per l’Italia sono previsti oltre 200 miliardi di euro, da investire in base ad un Piano Nazionale che dovrà identificare le grandi priorità ma anche i singoli programmi e progetti.

Un razionale ed efficiente utilizzo del Recovery Fund servirà per aprire la strada allo sviluppo economico a lungo termine, facendo in modo che nessun territorio rimanga indietro, con particolare attenzione alle regioni meno sviluppate. Quello della politica di coesione, che mira a ridurre le disparità di sviluppo fra le diverse regioni, è uno dei punti chiave del Recovery Plan.

Per far arrivare gli aiuti ai territori più colpiti dalla pandemia, nel quadro del Next Generation Eu, la Commissione europea ha proposto dunque questo pacchetto, acronimo di Recovery Assistance for Cohesion and the Territories of Europe. A livello italiano, una delle sfide decisive è quella di capire come investire nel Mezzogiorno. (rcz)

In arrivo altre 64 unità sanitarie per potenziare il contact tracing dei casi di Covid-19 in Calabria

Sono 64 le unità sanitarie e amministrative che potenzieranno il contact tracing dei casi di Covid-19 in Calabria.

Nello specifico, sono state assegnate le seguenti unità sanitarie: Asp Cosenza: 17; Asp Vibo Valentia: 4; Asp Crotone: 4; Asp Catanzaro: 9; Asp Reggio Calabria: 14. Queste le unità amministrative assegnate: Asp Cosenza: 6; Asp Vibo Valentia: 1; Asp Crotone: 1; Asp Catanzaro: 3; Asp Reggio Calabria: 5.

In esecuzione dell’ordinanza 709 (24 ottobre 2020) del capo della Protezione civile, il dipartimento della Prociv calabrese aveva pubblicato un apposito avviso finalizzato al reperimento, su base regionale, di operatori sanitari e addetti alle attività amministrative per garantire l’operatività del sistema di ricerca e gestione dei contatti dei casi di Covid-19.

Il 2 novembre scorso, le aziende sono state autorizzate a conferire ai soggetti ricompresi nell’elenco relativo alla Regione Calabria – secondo l’ordine delle graduatorie redatte dalla Protezione civile – appositi incarichi di lavoro autonomo, anche di collaborazione coordinata e continuativa, di durata massima non superiore al 31 gennaio 2021, prorogabili in ragione del perdurare dell’esigenza e dello stato di emergenza.

Le unità a supporto delle strutture sanitarie territoriali sono state assegnate alle singole aziende, sulla base della popolazione residente per provincia, in linea con il criterio utilizzato dalla Protezione civile nazionale per l’attribuzione delle unità alle singole regioni.

Il 7 novembre scorso, in considerazione delle difficoltà oggettive riscontrate dalle singole realtà sanitarie – al fine di velocizzare il processo di reclutamento e di evitare chiamate della stessa persona da parte di più aziende –, il delegato del soggetto attuatore per l’emergenza Covid-19, Antonio Belcastro, ha provveduto a effettuare un’unica convocazione – secondo l’ordine della graduatoria trasmessa dalla Protezione civile – e acquisito l’opzione degli operatori per una delle cinque aziende sanitarie.
Ciascuna azienda sanitaria ha infatti comunicato, nella giornata di lunedì 9 novembre, il numero delle figure sanitarie (medici, infermieri, assistenti sanitari e tecnici della prevenzione, studenti in discipline sanitarie) da reclutare, nell’ambito della ripartizione stabilita.
Sono dunque stati trasmessi i primi elenchi dei medici che hanno optato per una specifica azienda sanitaria provinciale.
I successivi saranno comunicati in modo tempestivo, considerato che le operazioni relative alle opzioni e alla successiva attribuzione all’azienda sanitaria – non potendosi svolgere in presenza – saranno completate entro oggi. (rrm)

Luoghi del Cuore Fai, la classifica provvisoria dei ‘posti’ più votati in Calabria

La Torre Cavallara di Catanzaro, il Complesso Monastico Basiliano di Santa Maria del Patire di Corigliano Rossano e la Fontana Ficarazza di Filadelfia sono, per adesso, i luoghi più votati in Calabria per diventare Luoghi del Cuore Fai.

Il censimento nazionale dei luoghi da non dimenticare, giunto alla decima edizione e promosso dal Fondo Ambiente Italiano in collaborazione con Intesa Sanpaolo, si concluderà il 15 dicembre. L’obiettivo è quello di votare i luoghi più amati e contribuire, così, a tutelarli, farli conoscere o salvarli da degrado e abbandono: «un gesto semplice e concreto per far bene all’Italia e partecipare alla cura e alla valorizzazione del suo patrimonio artistico, culturale e ambientale, in un anno in cui a causa delle limitazioni dovute all’emergenza sanitaria abbiamo sentito la sua mancanza e il bisogno del benessere che esso ci regala».

Nella classifica nazionale provvisoria, invece, si trova ora la Ferrovia Cuneo-Ventimiglia-Nizza: i molti voti ricevuti le hanno permesso di scalzare il Castello di Sammezzano a Reggello (FI), sceso in seconda posizione dopo molti mesi in testa. Sale al terzo posto la Via delle Collegiate di Modica (RG) che unisce le chiese di San Giorgio, San Pietro e Santa Maria di Betlem, il cui patrimonio è bisognoso di recupero. Le due classifiche speciali – una dedicata all’Italia sopra i 600 metri”, ovvero alle aree interne montane del Paese, e l’altra ai “Luoghi storici della salute” di costruzione risalente almeno a 70 anni fa – sono guidate rispettivamente dalla Ferrovia Cuneo-Ventimiglia-Nizza e dai Giardini dell’Ospedale militare di Taranto

Ma i giochi sono ancora apertissimi perché si sta entrando nell’ultimo mese dell’iniziativa, durante il quale tradizionalmente si registra una maggior mobilitazione da parte dei cittadini, singoli oppure organizzati in comitati, per stimolare le votazioni a favore delle realtà territoriali a loro più care: per il momento si sono già registrati sul sito www.iluoghidelcuore.it 290 comitati spontanei, che si stanno preparando per il rush finale potenziando la raccolta voti grazie all’attivazione di vere e proprie reti locali, con il coinvolgimento di associazioni, istituzioni e scuole. E proprio per permettere di conteggiare i tanti voti che la Fondazione riceverà in chiusura di censimento, la classifica definitiva verrà comunicata entro la metà di marzo 2021.

Il Fai, inoltre, ha ricordato il motivo per cui è utile far votare il più possibile il proprio luogo del cuore: dopo l’annuncio dei risultati finali, a fronte della presentazione di un progetto concreto verranno assegnati rispettivamente 50.000, 40.000 e 30.000 euro ai primi 3 luoghi classificati e 20.000 euro al bene al primo posto delle classifiche speciali “Italia sopra i 600 metri” e “Luoghi storici della salute; inoltre al luogo più votato via web sarà destinato un video, storytelling o promozionale, curato dal Fai (nb: i premi non sono cumulabili); tutti i proprietari – pubblici o non profit – e i portatori di interesse dei luoghi che al termine del censimento avranno ricevuto almeno 2.000 voti potranno accedere al consueto Bando per la selezione degli interventi e presentare alla Fondazione una richiesta di restauro, valorizzazione o istruttoria di cui verrà poi valutata l’idoneità a ricevere i fondi resi disponibili da Intesa Sanpaolo nell’ambito del progetto. Il numero di voti è uno degli otto parametri di valutazione e maggiore è la loro quantità più alto è il punteggio in palio; inoltre, in molti casi la visibilità ottenuta dai luoghi più votati può portare alla nascita di collaborazioni virtuose tra istituzioni e stakeholder del territorio e stimolare lo stanziamento di ulteriori contributi. (cinzia zoccali)

In copertina, il Complesso Monastico Basiliano di Santa Maria del Patire, Corigliano – Rossano