CONTRO IL FALLIMENTO POLITICO-SOCIALE
RIPARTIRE CON LA CULTURA TRA I GIOVANI

di FRANCESCO RAO – È vero, per mille motivi, tanto come Calabria quanto come calabresi, siamo messi proprio male. Ultimamente, tale circostanza sta diventando sempre più il pretesto per alimentare approfondimenti televisivi, per colmare pagine di giornali e far rimbalzare nella rete del villaggio globale un misto di incredulità, indignazione e scoramento. Attenzione: purtroppo, c’è anche molta indifferenza. Tutto ciò non dovrà significare arrendersi per dover, poi, scrivere la parola fine. Pur avendo sotto i nostri occhi la sommatoria di una serie infinita di fallimenti culturali, politici e sociali dobbiamo andare avanti. Oggi, per poter ripartire e costruire il futuro, il  primo passo da compiere dovrà chiamarsi discontinuità rispetto al passato.

Prima di entrare nel merito della mia riflessione, vorrei ben chiarire alcuni concetti. Quando si parla di cultura, non intendo riferirmi al concetto di sapere ma indico quel complesso ambito delle istituzioni sociali, politiche ed economiche, delle attività artistiche e scientifiche, delle manifestazioni spirituali e religiose che caratterizzano la vita di una determinata società in un dato momento storico.

Pertanto, avendo chiarito il concetto basilare sul quale lavorare, si comprenderà bene la causa del fallimento politico e sociale di questa terra. Non vorrei essere eccessivamente puntiglioso, ma più tempo passa più mi accorgo che le passate generazioni, in alcune circostanze, hanno agito con una certa superficialità. Tutto ciò non vuole essere un colpevolizzare qualcuno. In una fase di espansione economica e di apparente benessere, votare una capra o sostenere un genio non fa la differenza.

Purtroppo, spesso, in Calabria oltre ad essere state elette persone poco avvezze a leggere le esigenze sociali e poi realizzarle, sono stati eletti ottimi politici ma hanno trovato spazio anche molti personaggi che Leonardo Sciascia, nel suo romanzo “Il giorno della civetta, avrebbe chiamato quaquaraquà.

Contrariamente al passato, la modernità e tutta la sua tecnologia, contribuiranno a far correre il tempo in modo sempre più veloce. Tale dinamica, unitamente ad i crescenti litigi, ai veti incrociati, agli inciuci ed all’attendismo tecnico dettato da partiti, movimenti e armate Brancaleone, determineranno l’acuirsi di una crisi molto più profonda di quanto si possa immaginare. Oltre alla desertificazione economica, i risvolti incideranno sul piano demografico paralizzando il futuro della Calabria.

I primi a pagare il prezzo più alto, secondo recenti ricerche econometriche, saranno le aree interne ed seguire i piccoli centri urbani. Si stima una certa resistenza  a favore degli aggregati urbani e per le città, ma in esse cercheranno rifugio segmenti sociali sempre più poveri e con minore capacità di reazione a quella che potrebbe essere una vera e propria riaffermazione della divisione sociale. Forse, quanti oggi sono individuabili come decisori politici non hanno compreso o non vogliono comprendere la differenza tra i tempi passati e l’attualità. Proviamo a ribadirlo: in passato le scelte politiche generavano onde lunghe destinate ad essere percepite nel medio-lungo periodo; oggi, non è più così. Inoltre, proprio in questa fase storica stiamo pagando le crisi di altri momenti storici e, come già detto prima, il peso insopportabile riposto sulle nostre spalle è una sommatoria di crisi destinata ad asfissiare il Meridione.

Per molti versi, staremmo vivendo una Calabria apparentemente uscita dal racconto di Giuseppe Tomasi di Lampedusa e la “questione sanitaria” si presta a perpetuare l’assunto divenuto celebre nel Gattopardo «affinché tutto cambi tutto deve rimanere com’è».

Inoltre, il male più grave che ci stiamo arrecando consiste nel continuare a diffondere l’insolito culto dell’auto “ingiuria”, praticato all’infinito e con una certa propensione a non voler tenere in considerazione le conseguenze di tale comportamento. Pietire attenzioni, sperando di risolvere i problemi, credo sia una strada da abbandonare.

Sarebbe meglio ricorrere a percorsi diversi, utilizzando  maggiore intelligenza. Il nostro modello potrebbe essere paragonato ad  un sistema di circolazione autostradale: in un senso bisognerebbe  far transitare le proteste e nell’altro dovranno trovare la carreggiata libera le proposte. Insomma, avendo noi Calabresi ereditato l’agire della popolazione Greca, potremmo iniziare ad amare la polis con maggiore responsabilità e soprattutto praticando una gelosia costruttiva?

Vivendo immersi nella disinformazione, non può esserci spazio per la virtù perché il sistema utilizzato per disinnescare l’entusiasmo di quanti vorrebbero veramente impegnarsi in tal senso continua a chiamarsi delegittimazione. Quindi, in assenza di una cultura solida e diffusa ed in presenza di una dirompente delegittimazione, praticata prevalentemente da mediocri, quanti hanno capacità e volontà, desisteranno dall’impegno civico lasciando spazio ad una classe politiche incapace e priva di una visione futura.

Ebbene, la gravità della crisi di cui ho dato cenno, secondo i recenti dati Istat, riserveranno al Mezzogiorno un lento e pesante declino demografico. Basti pensare che dal 2019 al 2065 è stata stimata una riduzione della popolazione italiana di 6,9 milioni di abitanti, di cui 5,1 milioni in meno  appartenenti al Sud, mentre solo 1,8 milioni afferiscono al Nord. Già da questo dato credo sia comprensibile la diffusa preoccupazione di quanti, responsabilmente, non possono essere lasciati a giocare con il nostro futuro.

I vezzi infantili degli aspiranti politici, rinati dalla fantasia dello scrittore siciliano Leonardo Sciascia andrebbero letteralmente fermati. Venendo meno un così alto numero di abitanti, il tessuto economico apparirà irrecuperabile. Vi sono molte responsabilità pregresse perché l’onda lunga di tale declino è partita con la crisi del 2007.Il grafico di cui alla fig. 1 rappresenta chiaramente tale dinamica. Seppur nella fase successiva alla crisi del 2007, a livello strutturale ci sia stata una certa ripresa, il Mezzogiorno non è riuscito a mantenere un trend di crescita tale da rendere possibile la ripresa. Le motivazioni sono molteplici. Intanto, teniamo a mente che dal 2008 al 2011 al Governo c’era Silvio Berlusconi. Un governo di ispirazione liberale aveva il dovere di considerata l’onda lunga generata dalla caduta del muro di Berlino. Nei  20 anni intercorsi, era cambiata la struttura e velocità del mondo. Con la stipula a Marrakesh, Marocco, del Trattato World Trade Organization (Wto) si disegnava ciò che diverrà una nuova logica mercantile e geopolitica, destinata a rivoluzionare il comparto mondiale dei trasporti via mare ed all’avvio dei processi di globalizzazione che non potevano essere governati con le classiche misure Keynesiane, finalizzate ad avviare interventi pubblici per arginare la crisi.

Era quello il momento di avviare un cambio di rotta a livello strutturale per poter prima assorbire la spinta del cambiamento e poi cogliere l’occasione per galoppare la tigre della crescita. Sappiamo benissimo come è andata. Visionando i grafici, in particolare la figura 3, sempre frutto di elaborazioni Svimez, è possibile leggere la reazione del sistema occupazionale sviluppatosi nel Mezzogiorno d’Italia a partire dal 2008. La decrescita Meridionale viene quasi travasata nella crescita  registrata nel Centro-Nord dell’Italia, luoghi dove vi erano maggiori opportunità occupazionali e segmenti di mercato capaci a mettere in atto la riforma Biagi consentendo a quel mondo produttivo di pigiare l’acceleratore tanto sull’occupazione quanto sulla produzione.

In questa fase, il Meridione segnava il passo, eleggeva deputati e senatori catapultati dalle segreterie politiche in Calabria per garantire loro un collegio sicuro e il nostro futuro veniva ipotecato.
Quanto asserito in merito alle dinamiche occupazionali, viene abbondantemente illustrato nel grafico sottostante. Anche in questo caso, va tenuto in considerazione il mutamento offerto dalla politica. Fu proprio il governo Renzi a conferire un’ulteriore spallata alla nostra possibilità di rialzarci e marciare. Mandando in pensione la riforma Biagi e attuando il Job Act il dado era tratto ed il risultato non era a noi favorevole. Come si potrà osservare dalla lettura del grafico, mentre per il Centro Nord, i segnali del Job Act furono in parte positivi, per le aree del Meridione, tale azione fornì soltanto timidi segnali che non diedero il riscontro atteso e in buona parte contribuirono a incidere sulle scelte di moltissimi Giovani visti partire dal Meridione alla volta del Centro-Nord Italia ed anche verso l’estero.
Come già anticipato, nel Mezzogiorno, lo scorso anno sono nati 150,4 mila bambini. Questo dato fornisce chiaramente un saldo negativo rispetto al passato e il valore è pari a 6,4 mila bambini in meno. A ciò si aggiunga che nel  2018,  oltre 138 mila residenti hanno lasciato la propria terra. Circa 20 mila hanno scelto un paese estero come residenza e tra essi, la quota più ampia era composta da un 30% di laureati ed un 38% di Diplomati, ossia quelle risorse umane che avrebbero potuto apportare a questa terra oltre al loro entusiasmo la loro preparazione per avviare lo sviluppo. Purtroppo, vi è anche un’ulteriore punto di debolezza ed afferisce all’universo femminile.

Nel Mezzogiorno, circa un quinto delle donne ancora non riesce ad avere un proporzionato inserimento professionale. Al significativo ampliamento dell’offerta di lavoro non sono corrisposte opportunità con elevati livelli di istruzione non vi sono ancora adeguate risposte nell’ambito occupazionale. Questo mancato allineamento del Mismath occupazionale alimenta segmenti di lavoro sottopagati e non in linea con i titoli posseduti. Intanto, la quotidianità per quanti scelgono di rimanere nel Meridione non è semplice. Seppur ancora la famiglia svolga un ruolo importantissimo, in molti casi tale combinazione potrebbe essere una condizione di povertà educativa. Il grafico sottostante rappresenta la spesa pro-capite dei comuni per i servizi socio educativi destinati all’infanzia.

Come si potrà notare, tra 2013 e 2018, la variazione è stata minima ma il divario sociale rimane una forbice in costante fase di apertura.Sin da marzo scorso, a seguito del primo lockdown, uno dei grossi punti di debolezza avvertito a livello strutturale è stato riconducibile alla qualità della connettività mezzo internet. A ciò si aggiungano anche tutti quei problemi afferenti alle mancate competenze informatiche, connessioni qualitativamente basse, computer e tablet poco potenti.

Insomma, improvvisamente, oltre ad aver incontrato in terra di Calabria il Covid-19, abbiamo dovuto fare i conti con reti internet inadeguate e con tutte le altre circostanze già richiamate. Anche in questo caso, ricorrendo al grafico, sarà possibile notare che proprio il Mezzogiorno d’Italia ha il valore più alto di giovani tra 6 e 17 non hanno a loro disposizione dispositivi informatici.

Personalmente, già in passato, precisamente prima di metà marzo 2020 avevo scritto alla Ministra della Pubblica Istruzione, Lucia Azzolina, per sottoporre tali dinamiche e soprattutto lanciare la proposta tesa a voler rendere possibile la connessione alle piattaforme informatiche a costo calmierato. In tale contesto, ancor prima della pandemia, in Calabria è stata la dispersione scolastica a generare disastri, soprattutto tra i giovani. Questo è uno di quegli ambiti che andrebbe assolutamente ricondotto a percorsi specifici finanziabili con il Recovery Fund, senza perdere tempo e senza tergiversare come invece stiamo notando ultimamente dai comportamenti di una parte politica di governo.

Per poter ripartire, giungendo al 2030 con una generazione ben formata e provvedendo a fare sempre meglio, si potranno azionare sistemi di contenimento tesi a rallentare la spoliazione demografica sopra esposta e continuando a formare bene i giovani e potendo disporre di un nuovo sistema sociale, generato da una rivisitazione del modello culturale, si potrà avviare una vera e propria inversione di tendenza, restituendo alla Calabria ed ai calabresi, non soltanto le opportunità di una rinascita ma la rottura con l’ignoranza di quanti in passato volevano governare senza avere una visione ben chiara del mondo ed accontentandosi di conoscere la strada principale del loro paese con arroganza sono riusciti a fare danni, svilendo il senso nobile della politica intesa come servizio della polis ed imbarcando tra le fila del potere i segmenti criminali, prima propensi ad aiutare e poi affascinati dal potere.

La dispersione scolastica, nel medio-lungo periodo, vedrà sempre più arretrare la propensione alla legalità ed allo sviluppo mantenendo elevato il rischio di devianza sociale ed instabilità delle Amministrazioni locali. Infine, essendo quotidianamente sottoposti alle platee mondiali di telespettatori che vedono la nostra terra come l’ultimo Paese del mondo, per una volta, accettiamo lo stato di cose in quanto la verità sul nostro conto, come ci è stata comunicata in questi ultimi mesi, mai prima d’ora era avvenuto.

Questo ultimo grafico, risalente al 2018, rappresenta la base dei nostri Livelli Essenziali di Assistenza che i vari Commissari alla Sanità avrebbero dovuto innalzare sotto la costante osservazione di deputati, senatori, amministratori regionali e locali per evitare i viaggi della speranza, le lunghe attese ed oggi l’incertezza che regna nel nostro sistema sanitario. 

Sino a quando non verrà attentamente rivalutata la questione culturale calabrese, non dovrà nemmeno esserci spazio per l’indignazione che in tanti hanno avuto quando all’arresto di un latitante, effettuato per mano dei carabinieri, decine di persone applaudivano l’arrestato incitandolo a stare tranquillo perché quel popolo continuava ad avere fiducia in lui. Quest’ultimo esempio, scritto con molta amarezza, rappresenta un sistema plastico dove lo Stato, in alcuni territori, non è riuscito a manifestare tutta la propria consistenza lasciando spazi liberi a quanti nella mala vita hanno individuato la loro naturale collocazione, dimenticando che l’avventura del bandito Giuliano è ormai conclusa ed oggi lo Stato, come la natura, riprende tutti i propri spazi perché così è giusto che sia.

Non me ne vogliate. Sarò pur ripetitivo, ma anche quest’ultima parte è una questione culturale, come è una questione culturale la rieducazione del detenuto e la volontà di chiudere con il passato. Il lavoro da compiere è davvero arduo, perciò necessitano competenze ed entusiasmo. (fr)

Agis Calabria e Assomusica chiedono ristori regionali per le imprese dello spettacolo dal vivo

Francescoantonio Pollice, responsabile di Agis Calabria, e Gianlugi FabianoRuggero Pegna, delegati di Assomusica, hanno scritto una lettera aperta al presidente f.f. della Regione Calabria, Nino Spirlì e agli assessori regionali Fausto OrsomarsoFranco Talarico, affinché vengano erogati ristori regionali per le imprese dello spettacolo dal vivo.

«Stiamo assistendo, correttamente – si legge in una nota – all’assegnazione di contributi ad ogni categoria e settore danneggiati dal Covid 19. Ebbene, come evidente, il settore dello spettacolo dal vivo e della promozione culturale e turistica ad esso legate è certamente il più colpito dalla pandemia e dalle misure anti contagio; in particolare, proprio il comparto dei Grandi Eventi, cioè dei principali Festival dello Spettacolo dal vivo che si svolgono in Calabria, già vincitori negli anni scorsi di ogni bando regionale a tema e, nel 2017, del bando triennale per Grandi Festival Storicizzati Nazionali e Internazionali». 

«Si tratta delle aziende, delle Associazioni e degli operatori che, storicamente – continua la nota – hanno prodotto e assicurato al pubblico calabrese i più prestigiosi e attesi eventi/festival di spettacolo in genere, contribuendo fortemente all’ispessimento dell’immagine della Calabria e alla sua promozione.  Alla luce del disastro economico prodotto dalla pandemia, è necessario che la Regione dia la giusta attenzione e il necessario sostegno anche a tali operatori che, negli ultimi decenni, hanno consentito alla Calabria di essere competitiva in questo settore con le maggiori realtà italiane, peraltro rispondendo alla forte domanda di giovani, cittadini e turisti rivolta ai più importanti eventi musicali e culturali, nazionali e internazionali».

«La fine di imprese, associazioni e operatori professionali – continua la nota – peraltro riconosciuti da Agis, Assomusica, dallo stesso Mibact e da altre associazioni di categoria, che ideano, scrivono e producono grandi eventi, festival, rassegne, è anche un duro colpo all’occupazione, soprattutto giovanile, essendo un comparto che impiega professionalità ad alta specializzazione in vari ruoli, con un vasto indotto e ricadute nel settore dei servizi, della comunicazione, della ricettività, delle forniture di vario genere, ecc.». 

«I bandi pubblicati – dice ancora la nota – tra Grandi Eventi e Cultura, ad oggi non sono arrivati a conclusione nonostante le graduatorie fossero annunciate per fine agosto; tant’è che alcuni festival hanno realizzato in parte o totalmente il loro programma, approfittando del Dpcm che ha riaperto i teatri in estate, seppure con penalizzanti limiti di capienza. Come a Voi noto, infatti, una serie di imprevisti mai verificatisi in passato, li hanno bloccati, portandoci a fine stagione. I danni accumulati sono ingentissimi, con fatturati azzerati, nuove spese sostenute e, addirittura, forti perdite».

«Più in generale – continua la nota – si è assistito all’abolizione della Legge 13, che sosteneva molte imprese del settore, con un grosso risparmio per l’Ente e, al contempo, anche alla riduzione drastica dei budget indirizzati ai bandi Grandi Eventi e della Cultura in generale che, comunque, non sono stati ad oggi assegnati». 

«Pertanto, senza dilungarci in ulteriori considerazioni – conclude la nota – chiediamo che, vista l’eccezionalità e la gravità della situazione, vengano assegnati con urgenza adeguati ristori ai produttori e organizzatori dei Grandi Festival sulla base dell’ultima graduatoria del bando triennale, che già aveva verificato ogni requisito possibile di proponenti e proposte, accertandone storicizzazione  e internazionalità per la prima tipologia, nonché risonanza nazionale per la seconda. Certi che vogliate comprendere la situazione in cui oggi versano coloro che hanno creduto nell’importanza di questa attività anche per la nostra regione, premiando il lavoro svolto, confidiamo nel vostro contributo al superamento di un periodo inimmaginabile solo ad inizio anno». (rrm)

Biondo (Uil Calabria): Il Governo vuole assegnare al Sud solo 68 miliardi del Recovery Fund

Santo Biondo, segretario generale della Uil Calabria, ha denunciato l’intenzione, da parte del Governo Conte, di destinare al Sud solo 68 miliardi, di cui 23 recuperati dal Fondo Sviluppo e Coesione, del Recovery Fund, quando la Commissione Europea, dei 209 miliardi destinati all’Italia, 111 erano stati assegnati per la ripartenza del Mezzogiorno.

«Nella gazzarra parlamentare e nella mancanza di trasparenza da parte del Governo – ha detto Biondo – aspetti che stanno caratterizzando l’assurda discussione che la politica sta portando avanti sul Recovery plan, a farne le spese probabilmente sarà la ripresa, post pandemia, del Mezzogiorno e della Calabria. A causa di questo trambusto mediatico, che in parte sta andato in scena in Parlamento, sta sfuggendo l’attenzione sul fatto che, nel Piano Nazionale di Rilancio e Resilienza, oltre a mancare i progetti e una visione di Paese, mancano anche le risorse economiche per spingere la convergenza del Sud».

«Si continua, quindi – ha detto ancora – a sacrificare il Sud e la Calabria, nella distribuzione della spesa pubblica nazionale.  La deputazione parlamentare e la politica calabrese, battano un colpo, per provare a dare alla discussione sul Recovery plan, idee e proposte e, soprattutto, una direzione che aiuti a costruire nella nostra regione l’uscita da una crisi che ormai è divenuta strutturale». (rrm)

Sainato (FI): La Calabria penalizzata dal Dpcm di Natale, distinguere spostamenti tra grandi e piccole città

Il consigliere regionale di Forza ItaliaRaffaele Sainato, ha sottolineato come il Dpcm di Natale penalizzi la Calabria, e che sia necessario distinguere gli spostamenti tra piccole e grandi città.

Sainato, infatti, ha ribadito che, nonostante la Calabria sia passata in zona arancione, «non è cambiato molto:  i piccoli comuni, e le famiglie che li abitano, sono condannati all’isolamento e alla solitudine da una norma inserita nell’ultimo Dpcm che impedisce, nei giorni di festa più importanti dell’anno, quelli natalizi, lo spostamento dei cittadini fra Comuni della stessa regione».

«Una decisione – ha proseguito il consigliere regionale – che non recepisce nessuna delle indicazioni date dalle Regioni in tal senso. Posizioni incomprensibili, che creano disparità tra i cittadini, non tenendo conto delle diverse caratteristiche delle nostre città perché l’Italia non è solo Roma. Molte Regioni, come la Calabria, sono fatte di centinaia di piccoli comuni che distano pochi chilometri uno dall’altro. Borghi che rappresentano la linfa vitale del nostro territorio, per la cui valorizzazione io stesso avevo predisposto una specifica proposta di legge».

«Luoghi – ha detto ancora Sainato – che aspettano momenti come questi per rivivere antiche tradizioni, come quella del Presepe Vivente, valorizzare la propria tipicità, come ha sempre voluto fare e sottolineare la nostra compianta presidente Jole Santelli. Perché mai a Roma ci si può spostare di chilometri e chilometri per raggiungere diversi quartieri, nella stessa città, e in Calabria non ci si può muovere nemmeno di qualche chilometro, magari per andare a trovare i propri parenti nel Comune vicino?».

«Sarebbe auspicabile – ha sottolineato Sainato – prevedere la possibilità di spostamenti in aree omogenee, o almeno all’interno del territorio provinciale, permettendo ai familiari e ai congiunti di trascorrere insieme anche il giorno di Natale e quello di Santo Stefano. E pensare alle famiglie che vivono a pochi chilometri di distanza, ma in Comuni diversi, a chi non vede da tempo genitori anziani, a chi è stato costretto a settimane di isolamento, e a tutti quelli che vivono in realtà molto piccole. Come ha ricordato ieri Papa Francesco nella sua omelia, lavorare è la “prima vocazione dell’uomo”, “dà dignità all’uomo”».

«Per questo motivo – ha concluso – sono, e sarò sempre, a fianco di tutti i cittadini calabresi e delle imprese che, con impegno e sacrificio, portano alto il nome della nostra terra». (rrc)

7 etichette calabresi nel podio della guida “Vitae 2021” dell’Ais. Premio speciale allo ‘Zigamaro 2016’ di Strongoli

Sono sette le etichette calabresi che hanno conquistato il podio nella guida Vitae 2021 dell’Associazione Italiana Sommelier, guidata da Antonello Maietta.

La presentazione, che si è svolta in diretta sulla pagina Facebook dell’Ais, ha visto vincere l’azienda La Pizzuta del Principe di Strongoli (KR), di Albino e Dorina Bianchi, il Premio Tastevin per il suo Zigamaro 2016, greco nero in purezza.

«Con questo speciale riconoscimento, attribuito quest’anno a La Pizzuta del Principe  – ha dichiarato la presidente Maria Rosaria Romano – la nostra guida premia quei vini che hanno contribuito a imprimere una svolta produttiva al territorio di origine, testimoni, a prescindere dal numero di bottiglie prodotte, di una rivoluzione che fa oggi dell’Italia una delle aree vinicole mondiali al top in termini di qualità e biodiversità».

Inoltre, all’interno della guida, sono state indicate anche il Benvenuto Orange 2019 delle Cantine Benvenuto di Francavilla Angitola; il Cirò Rosso Classico Superiore Colli Del Mancuso Riserva 2017  di Ippolito 1845 di Cirò Marina; il Lamezia Bianco Lamézia 2019 di Statti di Lamezia Terme; il Magliocco 2016 di Lento di Lamezia Terme; il Terre Di Cosenza Bianco Ejà 2013 della Masseria Falvo 1727 di Altomonte (CS) e il rosato Terre Lontane 2019 della Librandi di Cirò Marina.

Inoltre, il rosso Nanà 2018 di Roberto Ceraudo (Strongoli) e il Cirò Classico Superiore 2018 della Scala Cantina e Vigneti, all’interno di Vitae hanno conquistato il titolo di Vini Cupido; mentre il Cirò Rosso Classico Superiore Riserva 2017 di Caparra & Siciliani, l’Armacìa 2019 di Criserà, il Koronè Bianco 2019 di Poderi Marini e il Cirò Rosso Classico Superiore Riserva 2013 di Zito sono stati insigniti col Salvadanaio, che segnala in guida i vini col miglior rapporto valore-prezzo.

Si tratta di prestigiosi riconoscimenti che accendono i riflettori sull’enologia calabrese che, ormai, è diventata una vera e propria eccellenza e «non più fanalino di coda» ha dichiarato la presidente Romano, aggiungendo che si è «avviata, decisamente, su un percorso di crescita e di qualità del prodotto, ricca di fascino, con un mosaico di varietà sempre più ampio e originale, coi territori e le sue antiche tradizioni e la valorizzazione di un preziosissimo patrimonio di vitigni autoctoni salvato dall’estinzione». (pa)

Nel programma “Percorsi Italiani” di Rai Radio Live si parla della Sila Piccola

Nella puntata di di domani, alle 9, nel programma Percorsi Italiani di Rai Radio Live, si parlerà della Sila.

La trasmissione, ogni martedì, condotta da Daniela Miniucchi, attraverso interviste ad esperti e giornalisti del settore propone agli ascoltatori spunti di viaggio alla scoperta del nostro Belpaese.

Nello specifico, per la puntata dedicata alla Sila, sarà la giornalista e viaggiatrice Rosaria Talarico a proporre un itinerario che partirà da Lamezia Terme e che si snoderà lungo le pendici del monte Reventino fino ad arrivare a Panettieri, uno dei borghi più piccoli della Calabria e scenario ogni anno di un suggestivo presepe vivente animato dai paesani e che richiama persone da tutta la Calabria e anche oltre. Si parlerà del Museo del Pane e delle vicende del brigante Giosafatte Talarico, che hanno ispirato la fondazione di Fiego – Fattoria brigantesca.

Poi, non mancherà un accenno ai dolci della tradizione durante il periodo di Natale e a un’altra tipicità: l’allevamento del maiale nero di Calabria, che garantisce la qualità superiore dei salumi. Da poco, infatti, è nata la Comunità Slow Food per la tutela e valorizzazione del suino nero calabrese proprio per farlo conoscere meglio ai buongustai.

Da Soveria Mannelli, dove si può ammirare un singolare monumento la “casa cadente” e ricordare il passaggio di Garibaldi che qui soggiornò, si andrà poi a Tiriolo e la sua produzione di tessuti preziosi di lana e seta (“i vancali”) per giungere a Carlopoli, dove la tradizione lattiero-casearia calabrese ha avuto origine e visitare i ruderi dell’abbazia di Corazzo, immersa tra i boschi e il fruscio delle acque del fiume Corace.

A chiudere l’itinerario proposto, saranno le bellezze naturalistiche del Lago Passante, di Villaggio Mancuso con le sue caratteristiche case in legno e il misterioso Albergo delle Fate.

La trasmissione Percorsi Italiani si potrà, inoltre, riascoltare sul sito di Rai Play Radio e scaricabile in podcast. (rcz)

In copertina, Villaggio Mancuso

Gino Strada a Repubblica: in Calabria bisogna ripartire dagli ospedali chiusi

In una intervista su La Repubblica, a firma del giornalista calabrese Giuseppe SmortoGino Strada, fondatore di Emergency e «cittadino onorario di Riace» – che è già operativa in Calabria per la gestione degli ospedali da campo, supporto nei covid hotel e nel triage degli ospedali – ha offerto un quadro generale della situazione in Calabria.

Strada, che ritiene «un paragone stupido» sentir dire ‘la Calabria come l’Afghanistan’, ha annunciato che entro «domani incontro il commissario Guido Longo» e, parlando di ospedali chiusi, nello specifico quello di Cariati «che potrebbero riaprire in poche settimane» o di Gerace «costruiti e mai aperti», ha detto che «Emergency è pronta a prendere in carico una queste strutture, naturalmente con tutte le questioni legali a posto».

Parlando proprio dell’ospedale di Cariati – che è chiuso ed è stato occupato – Strada ha spiegato che «è il posto giusto per ripartire».

«Vogliamo – ha detto Strada a Repubblica – proporre un modello nuovo, che nasce dalla medicina di base, dove non si spende un euro in più, ma neanche uno in meno». (rrm)

È ufficiale il Consorzio di Tutela “Fichi di Cosenza”, Pignataro (Cia Calabria Nord): risultato importante

È stato ufficializzato il Consorzio di tutela Fichi di Cosenza, il cui  compito è di tutelare, ma anche di valorizzare un prodotto, che vanta il marchio Dop e che rappresenta un’eccellenza nel settore agroalimentare calabrese.

Grande soddisfazione è stata espressa dal presidente provinciale della Confederazione Italiana Agricoltori Calabria NordLuca Pignataro: «è un risultato davvero importante, perché attribuisce il giusto riconoscimento al prodotto, unico nel suo genere, tutelando le aziende che lo producono».

«E proprio la tutela delle stesse – ha spiegato – è l’obiettivo che da sempre Cia intende perseguire e di cui si fa promotrice. Non solo, l’ufficialità del Consorzio attribuisce una maggiore garanzia ed affidabilità al consumatore rispetto al prodotto da acquistare che risulta essere di altissima qualità».

«C’è un altro aspetto da non sottovalutare – ha concluso il presidente Pignataro – ovvero quello legato all’incremento dell’economia e del turismo. Il consorzio crea i giusti presupposti per la promozione a livello nazionale ed internazionale, in questo caso del fico, invogliando il potenziale turista alla scoperta di quei luoghi che propongono eccellenze enogastronomiche uniche al mondo, godendone non solo nel palato ma anche nella vista grazie alla bellezza dei luoghi legati al prodotto stesso che si intende valorizzare e divulgare». (rrm)

La Bcc, la Calabria, Santo Gioffrè e la sua denuncia

Un lungo reportage Tv della Bbc News, firmato da Mark Lowen racconta lo sfascio della sanità in Calabria e propone al suo pubblico internazionale le dichiarazioni coraggiosissime del medico scrittore Santo Gioffrè sulla “Contabilità orale” e sulle fatture milionarie pagate anche tre volte dalle Asl calabresi a strutture private.

Dice il medico scrittore Santo Gioffrè alle telecamere di Bbc News: «Non potevamo pagare i creditori e c’erano conti falsi. Mentre la mafia si è arricchita, ora non abbiamo ospedali, né sistema sanitario, siamo in emergenza».

Per l’autore del reportage Mark Lowen, «In questo angolo d’Italia sfregiato, il virus ha messo a nudo il suo fragile cuore».

Intanto, per milioni di telespettatori del Regno Unito, ma sono altrettanti negli Usa e nel resto dell’Europa, il reportage della Bbc News riporta alla ribalta l’immagina degradata di una Calabria che sembra davvero una delle terre “ultime” del mondo, dove Covid e Mafia hanno praticamente divorato tutto ciò che sembrava esistere e stare in salute. E in una intervista esclusiva che Bbc News presenta con grande enfasi, il medico scrittore di Seminara, suo paese di origine, racconta le mille peripezie subite nel corso del suo incarico come Commissario dell’Asl di Reggio Calabria dove quando è arrivato lui esisteva soltanto una “contabilità orale”, nulla di scritto, nulla di  legalmente serio, e dove una mattina stava per rimborsare ai titolari di una struttura privata una fattura di 6 milioni di euro, non dovuta a nessuno, perché già pagata.

Lui, allora, informa la magistratura, informa lo Stato, chiama a raccolta il mondo del giornalismo, e la sola risposta concreta che riceve a caldo è la sua immediata defenestrazione dall’incarico perché l’Anac, guidata allora dal presidente Raffaele Cantone – scopre che anni prima lui era stato consigliere comunale di minoranza del suo paesino della piana di Gioia Tauro, e quindi come tale il suo incarico di commissario della sanità a Reggio era incompatibile. Lo mandano dunque a casa, ma sbagliando i conti.

Infatti, chi immaginava che il medico scrittore avrebbe accettato in silenzio questa vicenda si rende conto col tempo che forse sarebbe stato meglio lasciarlo al suo posto. Oggi il dr. Santo Gioffrè è diventato, suo malgrado, icona della legalità in tutto il mondo ma, soprattutto, testimonial di grande coraggio individuale, perché da oggi in poi quando si parlerà della sanità calabrese e della “contabilità orale” dei bilanci milionari delle Asl calabresi si parlerà per forza di cose di lui, della sua cocciutaggine, e del suo estremo coraggio.

L’intervista della Bbc News oggi gli rende merito di tutto quello che ha fatto in questi anni al servizio della sua terra. La penserà allo stesso modo il ministro Roberto Speranza? Sappiamo solo che i due erano anche grandi amici, un tempo, quando insieme facevamo politica nello stesso partito di sinistra: Ma poi, forse, andando al Governo il giovane ministro Speranza – con tutti gli impegni istituzionali del suo dicastero – avrà certamente perso per strada pezzi importanti dei suoi ricordi passati, e quindi forse anche una parte importante dei suoi amici più cari.

Ma la politica da sempre riserve amarezze di questo genere. Qui, di seguito, il link utile per rileggere l’inchiesta della Bbc News e la traduzione integrale dall’inglese del pezzo scritto da Mark Lowen.

https://www.bbc.com/news/world-europe-55098415

 

La Calabria italiana ha due pandemie: Covid e la mafia

Di Mark Lowen

Bbc News, Calabria, Italia

«Fino a mezz’ora fa, 12 dei nostri 18 letti di terapia intensiva Covid erano occupati», dice Demetrio Labate, allacciandosi gli indumenti protettivi. «Ma ora siamo scesi a 11. Abbiamo appena perso un altro paziente – aveva 82 anni».

Il medico in terapia intensiva ci regala il nostro quarto strato di guanti chirurgici, controlla che la nostra tuta non lasci esposta parte del nostro corpo e con ciò lo seguiamo nel reparto coronavirus del Grande Ospedale Metropolitano, il più grande ospedale della Calabria.

Questa regione dell’estremità meridionale dell’Italia è stata rapidamente dichiarata “zona rossa” all’inizio di novembre, quando il virus ne ha provocato la distruzione.

«La seconda ondata ci ha colpito molto più duramente della prima», dice, guidandoci tra i letti dei pazienti in respirazione assistita. «Ci manca il personale – e quelli limitati che abbiamo stanno facendo diversi turni extra».

Una delle pazienti di sesso femminile è cosciente, in un casco di ventilazione. Gestisce un breve gesto della mano: un piccolo gesto per sollevare gli animi dei medici esausti.

«Stiamo combattendo come leoni per non chinarci», dice Iole Fantozzi, direttrice dell’ospedale. «Questa ondata era prevedibile perché ci siamo sentiti liberi durante l’estate, quando i casi erano molto bassi e le persone entravano e uscivano dalla Calabria».

Se i numeri continuano a salire, sarà un disastro per tutta l’Italia, non solo per noi

L’Italia è stato il primo Paese in Occidente a essere schiacciato dalla pandemia e ne è stata per qualche tempo l’epicentro globale.

Con l’ottavo maggior numero di casi al mondo, questo mese è diventato il secondo in Europa a superare i 50.000 decessi.

A luglio, quando le infezioni giornaliere sono scese a poco più di 100, si è diffuso un falso senso di sicurezza mentre l’Italia spalancava le porte ai turisti e le restrizioni venivano annullate. Ora ne sta pagando il prezzo, combattendo una seconda ondata letale – e ancora una volta le sue cifre di morte sono tra le più alte d’Europa.

Ma a differenza di marzo, quando la pandemia si è concentrata sulla ricca regione settentrionale della Lombardia, la seconda ondata sta colpendo anche il sud impoverito.

La Calabria è l’Italia e una delle regioni più povere dell’Europa occidentale. E mentre il suo tasso di infezione e il numero di cure intensive sono inferiori a quelli del nord Italia, il suo fragile sistema sanitario sta cedendo, quindi è stato inserito nella categoria di rischio più elevato.

Perché il Sud soffre

La Calabria è stata lasciata indietro da decenni di cattiva gestione politica e saccheggi da parte della sua mafia, la ‘Ndrangheta, che si è infiltrata nel sistema sanitario.

Le bande criminali hanno sequestrato risorse e accumulato ingenti debiti, portando alla chiusura di 18 dei suoi ospedali pubblici e a tagli selvaggi a letti e personale.

Solo pochi giorni fa, un importante politico locale è stato arrestato, accusato di riciclaggio di denaro attraverso farmacie controllate dalla ‘Ndrangheta in cambio del sostegno della mafia.

La corruzione ha esacerbato i fallimenti politici seriali: due commissari sanitari per la regione sono stati licenziati nell’ultimo mese. Uno è stato licenziato dopo che ha definito inutili le maschere per il viso e ha detto che l’unico modo per prendere il virus era baciare una persona infetta con la lingua per 15 minuti.

Altri due candidati nominati dal Governo hanno rifiutato il lavoro.

«La Calabria si è trovata senza gli ospedali adeguati per soddisfare anche i requisiti minimi del coronavirus – così l’intero sistema è andato in crisi», dice Santo Gioffrè, un ginecologo che, come capo di un’autorità sanitaria locale, ha denunciato le frodi cinque anni fa – ma dice è stato messo a tacere dalle autorità.

Non potevamo pagare i creditori e c’erano conti falsi. Man mano che la mafia si è arricchita, ora non abbiamo ospedali, né sistema sanitario, siamo in emergenza

Quell’emergenza sta paralizzando l’economia della Calabria, la designazione della “zona rossa” chiude le imprese per la seconda volta quest’anno.

Mafia e Covid una doppia pandemia

Al ristorante L’A Gourmet di Filippo Cogliandro le sedie sono impilate su tavoli vuoti sotto lampadari di vetro e la cucina è silenziosa. «Un ristorante è come un’orchestra», mi dice, descrivendo i rumori dei cuochi al lavoro e il tintinnio dei piatti. «Ed è molto difficile vederlo muto», aggiunge, con le lacrime agli occhi.

Per ora, il mio cuore non può vedere la luce in questa oscurità. Ma ci ribelleremo e sconfiggeremo entrambi

Per il pluripremiato chef la situazione ha echi di 12 anni fa, quando si rifiutava di pagare i soldi dell’estorsione della ‘Ndrangheta e le minacce della mafia tenevano lontani i clienti. Ma allora ha ricostruito la sua strada e dice che può farlo di nuovo.

«La ‘Ndrangheta e il Covid sono entrambe pandemie«, dice, il sole pomeridiano che brilla attraverso le finestre dell’elegante palazzo centenario che ospita il suo ristorante. «Distruggeremo il virus con un vaccino, ma la lotta alla mafia richiederà più tempo».

L’Italia sta cominciando ad appiattire nuovamente la curva e il valore “R” – il tasso di riproduzione del virus – è sceso sotto 1 in diverse regioni, compresa la Calabria, che ora è stata spostata da zona rossa ad arancione di conseguenza, consentendo maggiore movimento a livello locale.

Ma in questo angolo d’Italia sfregiato, il virus ha messo a nudo il suo fragile cuore. Mark Lowen, BBC News, Calabria, Italia(rrm)

In copertina, Santo Gioffrè

I parlamentari del M5S: con Reddito di cittadinanza in Calabria 25.500 contratti di lavoro per i percettori occupabili

In Calabria, sono 25.500 (il 24%) i beneficiari del Reddito di Cittadinanza che hanno già firmato almeno un contratto di lavoro prima del 31 ottobre di quest’anno, un anno segnato dalla pandemia di Covid 19. Lo hanno reso noto i parlamentari del Movimento 5 Stelle, Alessandro Melicchio, Giuseppe Fabio Auddino, Riccardo Tucci, Anna Laura Orrico, Laura Ferrara, Elisa Scutellà e Massimo Misiti che hanno specificato che si parla di «percettori ‘occupabili’, cioè degli adulti tenuti a firmare un Patto per il Lavoro e che nei Comuni della nostra regione sono 105.626. Il numero dei rapporti di lavoro ancora in corso a fine ottobre è di 14.484».

«È il segno – hanno aggiunto – che il Reddito di Cittadinanza sta sostenendo e riattivando un numero crescente di persone in difficoltà anche nei nostri territori. Secondo i dati di Anpal, i contratti di lavoro firmati da percettori di Reddito di Cittadinanza prima del 31 ottobre superano quota 352mila su scala nazionale. A fine luglio erano 196mila. Nel giro di tre mesi sono quasi raddoppiati».

«In provincia di Catanzaro – hanno spiegato i parlamentari – in 4.000 hanno sottoscritto un contratto di lavoro, in quella di Cosenza sono 9.016, nella città metropolitana di Reggio Calabria 6.958, in provincia di Crotone in 3.440 hanno già firmato un contratto e in quella di Vibo Valentia 2.086. Come ha rivelato la Svimez nel suo rapporto, ‘il reddito di cittadinanza ha evitato incontrollabili tensioni sociali durante il lockdown’ e, proprio nella pandemia, questo strumento sociale di sostegno al reddito ha avuto un ruolo e un’importanza incredibili, offrendo un salvagente contro la povertà in ogni regione italiana, da Nord a Sud, anche stimolando decine di migliaia di persone nella ricerca di una nuova occupazione. Questo è successo anche in Calabria, nonostante la debolezza del nostro tessuto produttivo».

«Con il Reddito di cittadinanza – hanno detto ancora – e le prime azioni di potenziamento dei Centri per l’Impiego attraverso l’importante contributo dei Navigator abbiamo raggiunto risultati impensabili, e su questa strada dobbiamo andare avanti. Per il rifinanziamento del Reddito di Cittadinanza sono pronti 4 miliardi in Legge di Bilancio, ma occorre renderlo ancora più efficace e inclusivo. Allo stesso modo serve un’accelerazione sul fronte delle politiche attive, per le quali sono già previsti importanti investimenti per la formazione e la riqualificazione dei lavoratori, grazie a nuove risorse che si aggiungono al Fondo Nuove Competenze voluto dal Ministero del Lavoro».

«Prevenire la disoccupazione dei lavoratori a rischio – hanno concluso – agganciare la formazione alle politiche di sviluppo e puntare a un sistema di ammortizzatori sociali finalmente universale sono alcuni degli obiettivi strategici che intendiamo perseguire con decisione anche in Parlamento, anche e soprattutto in favore della Calabria e dei calabresi». (rrm)