Stop Commissariamento Sanità /1 – L’esultanza del centrodestra

Dopo 17 anni anni, la sanità calabrese è uscita dal commissariamento. Un annuncio quanto atteso e inaspettato, arrivato nella tarda serata di giovedì, fatto dal presidente della Regione, Roberto Occhiuto. Poche parole, ma d’impatto, le sue: «Evento storico: oggi la Calabria è ufficialmente uscita dal commissariamento della sanità».

Un vero e proprio momento storico, come ribadito dal presidente del Consiglio regionale, Salvatore Cirillo, che ha sottolineato come la fine del commissariamento rappresenta «un passaggio fondamentale per il futuro della nostra regione».

«In questo risultato è stato fondamentale il ruolo del presidente della Regione Roberto Occhiuto, che in questi anni ha portato avanti un lavoro serio, costante e determinato, affrontando una sfida che sembrava impossibile e restituendo alla Calabria una prospettiva nuova. È un traguardo che premia un impegno lungo, complesso e che abbiamo condiviso, costruito passo dopo passo».

«Si apre adesso una fase nuova – prosegue Cirillo – che restituisce alla Calabria piena responsabilità e autonomia nella gestione del sistema sanitario e che richiede continuità nell’azione di rilancio già avviata».

«Occorre proseguire con determinazione nel percorso di rafforzamento della sanità calabrese – conclude Cirillo – mettendo al centro il diritto alla salute dei cittadini e costruendo un sistema più efficiente, vicino ai territori e capace di rispondere concretamente alle esigenze delle comunità. È un impegno che chiama tutti a fare la propria parte e, come Consiglio regionale, continueremo a garantire il massimo supporto istituzionale in questa nuova fase».

Per Giacomo Crinò, vicepresidente del Consiglio regionale, «il superamento del commissariamento rappresenta anche il riconoscimento del grande lavoro svolto in questi anni. Desidero esprimere un sentito plauso al Presidente Roberto Occhiuto per l’impegno straordinario, la determinazione e la capacità di affrontare con serietà e concretezza una sfida complessa, grazie ai quali oggi si giunge a questo importante traguardo».

«Oggi si restituisce pienamente alla Calabria – ha aggiunto – la possibilità di programmare e governare in autonomia un settore fondamentale per la vita dei cittadini. Adesso si apre una stagione di responsabilità e impegno: sarà necessario consolidare i risultati raggiunti, rafforzare i servizi sul territorio e garantire una sanità sempre più efficiente, vicina alle esigenze delle persone e capace di ridurre le disuguaglianze. Come istituzioni, continueremo a lavorare con determinazione affinché questo traguardo si traduca in benefici concreti per tutti i calabresi».

«Con la revoca del commissariamento della sanità calabrese deliberata dal Consiglio dei Ministri si chiude una fase lunga e complessa di gestione straordinaria e si apre una nuova stagione di responsabilità istituzionale e programmazione ordinaria, nella quale la Calabria sarà chiamata a proseguire con determinazione il percorso di rafforzamento del proprio sistema sanitario», ha detto il vicepresidente della Regione, Filippo Mancuso.

«Si tratta dell’esito di una battaglia lunga e impegnativa – ha proseguito – vissuta a fianco del presidente Occhiuto, anche nel mio ruolo di presidente del Consiglio regionale della Calabria, il quale con il lavoro di risanamento e riorganizzazione portato avanti in questi anni ha consentito di raggiungere risultati significativi sul piano della governance e del controllo della spesa, condizioni che hanno reso possibile questo importante riconoscimento da parte del Governo».

«La fine del commissariamento rappresenta anche un segnale di fiducia verso la Calabria e verso la capacità delle sue istituzioni di assumere pienamente la gestione del sistema sanitario, con l’obiettivo di migliorare la qualità dei servizi e rispondere in modo sempre più efficace ai bisogni dei cittadini», ha concluso Mancuso.

«La decisione del Consiglio dei ministri di porre fine, dopo 17 anni, al commissariamento della sanità in Calabria è un risultato di assoluto valore, e rappresenta ancora una volta un impegno mantenuto dalla presidente Giorgia Meloni, che aveva indicato con chiarezza questo obiettivo durante la campagna elettorale per le Regionali». Lo afferma il Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio con delega al Sud, Luigi Sbarra.

«L’uscita da quella che il presidente Occhiuto ha giustamente definito la “camicia di forza” dalla gestione commissariale – prosegue Sbarra – segna il ritorno alla piena responsabilità della Regione su un settore strategico come la sanità. È un traguardo che premia il lavoro portato avanti in questi anni, anche grazie all’azione del presidente Occhiuto che ha determinato importanti risultati come la definitiva ricognizione del debito. Da oggi parte una fase nuova, fondata su autonomia, responsabilità e capacità di governo».

«Adesso si avvia una stagione decisiva, nella quale occorre consolidare i risultati raggiunti, rafforzare l’organizzazione dei servizi sanitari e garantire risposte concrete ai bisogni dei cittadini. Il Governo continuerà ad accompagnare questo percorso, sostenendo la Calabria affinché possa costruire un sistema sanitario più moderno ed efficiente», conclude.

«Accogliamo con grande soddisfazione la decisione del Consiglio dei Ministri di revocare il commissariamento della sanità calabrese, un risultato storico che segna una svolta fondamentale per la nostra regione», ha detto l’assessora al Welfare, Pasqualina Straface.

«Una sanità efficiente – ha proseguito – non è solo un servizio sanitario: è il cuore pulsante di un sistema di welfare che tutela la dignità e il benessere di ogni cittadino. Grazie al lavoro del presidente della Regione, Roberto Occhiuto, che ha guidato personalmente la sanità calabrese come commissario, da oggi, sicuramente, possiamo, lavorare con maggiore incisività e più libertà per garantire servizi più organizzati, tempestivi e vicini alle persone più fragili. Questo rende possibili interventi di welfare più mirati e incisivi: dalla presa in carico dei cittadini più vulnerabili, agli strumenti di sostegno per famiglie, anziani e persone con disabilità, fino alla promozione della salute mentale e della prevenzione».

«Oggi la Calabria – ha concluso Straface – può guardare avanti con determinazione, sicura che il benessere dei cittadini resta al centro di ogni nostra azione».

«Si tratta di un risultato storico, frutto del lavoro instancabile del presidente della Regione, Roberto Occhiuto, che ha assunto personalmente il ruolo di commissario alla sanità e, con determinazione e visione strategica, è riuscito a riorganizzare e rafforzare il nostro sistema sanitario. Un ringraziamento particolare voglio rivolgerlo alla nostra Premier Giorgia Meloni, la cui promessa mantenuta testimonia un impegno concreto e tangibile per il rilancio dei servizi pubblici essenziali.

Oggi la Calabria può guardare al futuro con rinnovata fiducia, consapevole che competenza, dedizione e collaborazione tra istituzioni politiche, nazionali e regionali, sono gli ingredienti che permettono di ottenere risultati concreti e duraturi per i cittadini, ha commentato l’assessore regionale Antonio Montuoro.

«Oggi si apre una nuova pagina. Grazie al lavoro di questi anni del presidente e commissario alla sanità della Regione, Roberto Occhiuto, che ha reso possibile questo traguardo, aprendo così la strada a politiche integrate che rafforzano l’istruzione e lo sport sul territorio. Ora l’impegno continuerà con più speranza e fiducia perché il prossimo obiettivo sarà la chiusura del Piano di rientro sanitario», ha detto l’assessora regionale all’Istruzione, Eulalia Micheli.

«Questa è la Calabria che guarda avanti: una Calabria dove salute, formazione e benessere fisico camminano insieme, creando opportunità concrete per i nostri giovani e rafforzando il tessuto sociale della nostra regione», ha concluso.

«La fine della fase emergenziale segna l’avvio di una nuova stagione di programmazione del nostro sistema sanitario», ha detto l’assessore regionale al Lavoro, Giovanni Calabrese.

«Si tratta di un passaggio di grande rilevanza istituzionale, atteso da anni – ha proseguito – che segna la fine della fase emergenziale e l’avvio di una nuova stagione di programmazione e responsabilità nella gestione del sistema sanitario regionale. Il lavoro di risanamento e riorganizzazione svolto in questi anni dal presidente e commissario alla sanità, Roberto Occhiuto, ha consentito alla Calabria di compiere significativi progressi nella governance sanitaria e nel controllo della spesa, determinando questo riconoscimento da parte del Governo».

«Come assessore della Regione Calabria, esprimo soddisfazione per una decisione che riguarda l’intero sistema Calabria, che potrà ora contare su maggiore stabilità istituzionale, con effetti positivi su servizi ai cittadini, sviluppo economico e occupazionale. In questo contesto sarà possibile lavorare con ancora maggiore efficacia anche sul potenziamento dell’Ospedale di Locri, battaglia avviata sin da quando ero sindaco e che continuerò a portare avanti come assessore, anche in vista della chiusura del debito sanitario regionale. La fine del commissariamento rappresenta infine un segnale di fiducia verso il futuro della Calabria», ha concluso.

«La fine del commissariamento della sanità calabrese rappresenta un risultato storico, atteso da ben 17 anni, che nessun Presidente della Regione era riuscito a conseguire fino ad oggi. Un traguardo che porta la firma del Presidente Roberto Occhiuto, che su questo obiettivo ha investito tutto sé stesso, con determinazione, coraggio e visione», ha dichiarato il Capogruppo di Forza Italia al Consiglio regionale della «Calabria, Domenico Giannetta.

È il compimento di un impegno assunto con i calabresi e mantenuto con grande soddisfazione per l’intera comunità regionale. Il Consiglio dei Ministri – ha continuato – ha revocato una misura che, negli anni precedenti, si è rivelata fallimentare: non ha prodotto i risultati sperati e ha finito per ingessare il nostro sistema sanitario, bloccando investimenti e aggravando ritardi che oggi appaiono imperdonabili».

«Grazie a un’azione politica tenace, lungimirante e responsabile, si chiude una lunga e difficile stagione e si apre una nuova era per la sanità calabrese. Da oggi – ha incalzato il capogruppo forzista – possiamo finalmente tornare a programmare, investire, assumere personale, acquistare strumenti e tecnologie, restituendo centralità ed efficienza a un settore fondamentale per i cittadini. La sanità non sarà più soltanto un problema legato al piano di rientro, ma tornerà ad essere una priorità su cui costruire sviluppo, qualità e diritti».

«Adesso – ha concluso Giannetta – è il momento di rimboccarsi le maniche e lavorare insieme: perché oggi, finalmente, siamo liberi».

«La fine del commissariamento della sanità calabrese segna una svolta attesa da 17 anni e apre una fase nuova per la Calabria», ha detto Rosaria Succurro, consigliera regionale della Calabria (Occhiuto Presidente).

«È un risultato storico – ha proseguito – che premia la visione, la lungimiranza, il coraggio, la capacità e la concretezza del presidente Roberto Occhiuto. Dopo una lunga stagione straordinaria, la Regione torna a governare direttamente un settore decisivo e può programmare con maggiore responsabilità ed efficacia, senza le pesanti restrizioni del regime commissariale».

«Tra l’altro – ha aggiunto Succurro – l’introduzione del Reddito di merito, altra promessa mantenuta dal presidente Occhiuto, rappresenta una misura innovativa che sostiene i giovani, ne valorizza l’impegno nello studio e contribuisce a contrastare la fuga dei talenti. Oggi la Calabria investe sulle persone e costruisce il proprio futuro – ha concluso la consigliera regionale – scommettendo sulle sue intelligenze e risorse».

Il Coordinamento Provinciale e Cittadino di Forza Italia Vibo Valentia esprime grande soddisfazione per l’uscita ufficiale dal commissariamento della sanità calabrese, un traguardo storico che segna la fine di un lungo periodo di gestione straordinaria e apre la strada a una fase di normalizzazione e rilancio del sistema sanitario regionale. Una fase che consentirà, dopo tanti anni, di avviare anche un percorso di riforme del sistema di cui la Calabria ha assoluto bisogno.

Per la senatrice della Lega, Tilde Minasi, si tratta «di un risultato importante, maturato al termine di un percorso istituzionale che ha visto la proposta del ministro Roberto Calderoli, con il parere favorevole del ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti e del ministro della Salute Orazio Schillaci. È un segnale chiaro di fiducia verso la Calabria e verso la possibilità di restituire pienamente alla Regione la responsabilità della propria programmazione sanitaria».

«La fine del commissariamento – ha precisato – non rappresenta soltanto la chiusura di una lunga fase straordinaria, ma segna l’avvio di una stagione nuova, nella quale la Calabria torna a esercitare pienamente la propria responsabilità istituzionale nella programmazione sanitaria. Un passaggio che restituisce alla Regione un orizzonte di normalità e che deve ora tradursi in una fase di maggiore efficienza, fiducia e rafforzamento dei servizi, accompagnando con continuità il percorso verso l’uscita dal piano di rientro».

Per Valeria Sudano, commissario regionale della Lega, «è significativo che il via libera del Consiglio dei ministri sia arrivato su proposta del ministro Roberto Calderoli, esponente della Lega, condivisa dal ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, anch’esso esponente Lega, e dal ministro della Salute Orazio Schillaci. Un segnale di attenzione e di impegno concreto che testimonia il contributo determinante della Lega all’interno dell’azione di governo».

Il Commissario della Lega Calabria evidenzia il valore della nuova fase che si apre: «Adesso si crea un’opportunità concreta per rafforzare l’organizzazione sanitaria, migliorare l’accesso ai servizi e rendere sempre più efficiente la risposta ai bisogni dei cittadini. È il momento di consolidare quanto fatto e di programmare con visione e responsabilità».

 Finalmente dopo tanti governi di centrosinistra ed un valzer di commissari, spesso incompetenti, il primo Governo che riesce a mettere la parola fine», ha commentato il senatore di Fdi, Ernesto Rapani.

«L’uscita dal commissariamento comporta il ritorno alla piena autonomia amministrativa della Regione, che riacquista competenze dirette nella gestione della sanità. Ciò significa responsabilità nella programmazione, nella gestione delle risorse e nell’organizzazione dei servizi, senza il controllo diretto dello Stato attraverso un commissario», ha proseguito.

«Negli anni sono stati attuati interventi di risanamento, con verifiche sui bilanci e una revisione delle strutture sanitarie. Secondo il Governo, le condizioni attuali consentono il passaggio alla gestione ordinaria», ha detto ancora.

«Resta ora l’impegno per consolidare i risultati ottenuti, garantire equilibrio finanziario e migliorare l’accesso alle prestazioni – ha concluso il Sen. Rapani. Il superamento del regime straordinario apre una nuova fase per la sanità calabrese, con ricadute dirette sull’organizzazione dei servizi e sulla responsabilità politica delle scelte future».

La revoca del commissariamento è un momento che possiamo definire storico per la Calabria. Dopo anni di sacrifici, riorganizzazione e impegno, portato avanti dal Presidente Roberto Occhiuto, si restituisce finalmente alla Regione la possibilità di governare direttamente il proprio sistema sanitario. È un segnale di fiducia nei confronti del lavoro svolto e delle capacità della nostra classe dirigente», ha commentato il consigliere regionale di Fdi, Angelo Brutto.

«Questo risultato non arriva per caso, ma è il risultato di un lavoro sinergico tra Governo nazionale e istituzioni regionali. La collaborazione istituzionale ha dimostrato che, quando si opera con serietà e visione, è possibile raggiungere obiettivi importanti anche in contesti difficili come quello calabrese», ha proseguito.

In questo contesto, si sottolinea anche come sia stato mantenuto l’impegno assunto da Giorgia Meloni in campagna elettorale, alla luce dei significativi passi in avanti compiuti dal Servizio sanitario regionale.

Il presidente della Commissione Sanità guarda ora alle sfide future: «Adesso, si apre una fase nuova, che comporta responsabilità ancora maggiori. Dovremo consolidare i risultati ottenuti e migliorare ulteriormente i servizi offerti ai cittadini. La priorità resta quella di garantire una sanità efficiente, vicina ai territori e capace di rispondere concretamente ai bisogni delle persone. Come Fratelli d’Italia continueremo a lavorare  affinché questa nuova fase sia all’altezza delle aspettative dei calabresi. La sanità deve essere un diritto pienamente esigibile».

SANITÀ: È ARRIVATA LA FINE DEL COMMISSARIAMENTO IN CALABRIA

di FRANCO CACCIA – La notizia era nell’aria da tempo, ma ora ha i crismi dell’ufficialità: con la delibera del Consiglio dei Ministri del 9 aprile, il Governo Meloni ha sancito la fine del commissariamento della sanità in Calabria. Dopo diciassette lunghi anni di gestione straordinaria, le funzioni di programmazione ed organizzazione dei servizi sanitari tornano finalmente nelle mani della politica regionale. Si chiude così una stagione complessa per un settore vitale che incide direttamente sulla qualità della vita di ogni cittadino.

Dal rigore dei bilanci alla centralità della persona

Il bilancio di quasi un ventennio di commissariamento è, agli occhi dei calabresi, segnato da ombre profonde. Al netto di rare e lodevoli eccezioni, la sequela di commissari che si sono alternati verrà ricordata per gestioni spesso opache, talvolta imbarazzanti, e soprattutto per una sistematica chiusura di presidi territoriali.

Senza l’attivazione di servizi alternativi, queste scelte hanno di fatto eroso l’esercizio del diritto costituzionale alla salute. Per troppi anni, il dibattito si è ridotto a una serie di slogan punitivi: tagliare le spese, abbattere i costi, bloccare le assunzioni.

Sebbene il risanamento finanziario fosse una tappa obbligata e necessaria, la logica del risparmio non avrebbe mai dovuto trasformarsi in una barriera all’accesso alle cure.

La centralità di una visione

Le chiusure di ospedali e presìdi sanitari del territorio, in teoria, avrebbero dovuto rappresentare lo strumento per una riorganizzazione efficiente, volta a eliminare gli sprechi ed a potenziare i servizi. Tuttavia, la realtà è stata diversa. I calabresi non contestano il rigore in sé, spesso opportuno per bonificare il sistema, ma la totale assenza di una visione organizzativa complessiva. È mancata infatti una strategia capace di ricordare che la missione ultima della sanità non è far quadrare i conti, ma garantire la salute pubblica attraverso una gestione efficiente del sistema organizzativo, ospedaliero e territoriale.

Ripartire dalle risorse umane

Qualsiasi progetto, volto a ri-organizzare il sistema sanitario regionale, non può prescindere dalla valorizzazione del suo bene più prezioso: il capitale umano. Non esiste innovazione tecnologica o risanamento economico che possa funzionare senza il coinvolgimento attivo di chi, ogni giorno, opera in prima linea. È prioritario, dunque, avviare un’azione profonda per ri-motivare le professionalità che operano nelle aziende sanitarie e ospedaliere. Se si fosse data voce a chi lavora nelle trincee del sistema sanitario, molti miglioramenti sarebbero già realtà.

Dalla telefonata di supporto per la prenotazione di una visita/prestazione sanitaria, alla gestione dell’accoglienza nei servizi, fino alla fruizione della prestazione attesa, gli operatori maturano conoscenze preziose per elevare la qualità dei servizi e migliorare il livello delle cure per i cittadini.

Oggi, la vera sfida della nuova gestione è trasformare questo patrimonio di esperienze nel pilastro su cui costruire moderne politiche della salute.

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Nuova leadership per la salute di comunità

La fine del commissariamento non è un traguardo, ma un punto di partenza che impone alla politica regionale l’assunzione di responsabilità senza precedenti.

In questo scenario, la decisione più urgente e significativa riguarda la nomina dei Direttori Generali per le Aziende Sanitarie e Ospedaliere ancora prive di una guida stabile. Non è più il tempo delle nomine basate su equilibri di parte o logiche di appartenenza.

Per vincere la sfida del futuro, la Calabria ha bisogno di manager competenti e motivati, capaci di interpretare il mandato non come una gestione burocratica, ma come una vera e propria missione di rinascita.

La scelta dovrebbe essere altresì indirizzata, in via prioritaria, verso persone attente allo sviluppo del pensiero creativo. Le organizzazioni complesse, come il caso delle aziende sanitarie, sono infatti chiamate ad affrontare sfide continue che possono essere gestite con successo solo attraverso l’uso di approcci organizzativi moderni e partecipati.

Si pensi all’imminente apertura delle Case della Comunità, in Calabria ne sono previste ben 63, pilastri di una riforma che mira a rivoluzionare l’assistenza sul territorio e che richiede la partecipazione attiva dei comuni e del sistema degli enti del Terzo settore.

Questi nuovi presidi non sono semplici strutture fisiche a cui apporre una nuova etichetta per continuare a fare quanto si è fatto finora.  Sono invece servizi innovativi pensati per realizzare una sanità di prossimità, con cui rispondere ai bisogni dei cittadini direttamente nel loro ambiente di vita e coinvolgendoli attivamente per la promozione e la tutela della salute quale bene comune.

Siamo quindi ad una fase di transizione in cui è possibile fare della salute il principale fattore di coesione territoriale e di promozione della qualità della vita dei calabresi.

Quello che serve è avere nuovi leader all’altezza del compito, persone orgogliose del loro ruolo che accettino la sfida di accompagnare la Calabria nel cammino necessario per farla diventare, con merito, regione di eccellenza nel campo delle moderne politiche della salute.  (fc)

LA CALABRIA L’ETERNA COMMISSARIATA
TRA I LEA INSUFFICIENTI E MENO DIRITTI

di GIACINTO NANCIIl Governo ha reso noti nei giorni scorsi i dati del monitoraggio dei Lea (Livelli Essenziali di Assistenza). I Lea sono calcolati con degli indicatori di qualità dell’assistenza sanitaria nelle varie regioni e si quantificano con un punteggio. Ebbene la Calabria è la sola regione (insieme alla Valle D’Aosta che però lo è per la prima volta) che continua ad essere insufficiente in tutte e tre le macroaree Lea (Distrettuale, Prevenzione e Ospedaliera) con un punteggio inferiore a 60, quello della sufficienza.

Ebbene come è possibile non chiedersi, da parte dei politici, degli amministratori, dei sindacati medici, del ministro della salute, come mai, dopo 14 anni di commissariamento e di piano di rientro sanitario cui è sottoposta la Calabria, la condizione della sanità calabrese è ancora così disastrosa?

Tra l’altro la Calabria ha com Dmissariate da ormai 4 anni tutte e 5 le sue Aziende Sanitarie e i tre maggiori ospedali regionali. Il commissariamento per definizione è un intervento EI LIV efficienza e di breve durata per cui o gli innumerevoli commissari mandati in Calabria sono stati tutti degli incompetenti (e non ci pare il caso) oppure c’è qualche altro motivo per il quale dopo 14 anni di pluricommissariamento siamo ancora con tutti i Lea sempre insufficienti che tradotto in soldoni vuol dire che in Calabria l’aspettativa di vita in questi ultimi anni, per la prima volta nella sua storia, invece di aumentare e diminuita e un bambino che nasce oggi in Calabria vivrà sicuramente meno dei suoi genitori.

È questa è una cosa molto grave che dovrebbe indurre tutti i citati interlocutori a farsi la giusta domanda. La cosa ancora più grave è che tutti gli interlocutori sopra citati conoscono il motivo per cui i Lea sono e saranno insufficienti. Il motivo è che la Calabria è la regione che ha il suo sistema sanitario gravemente sotto finanziato fin dal 1996 anno di introduzione del nuovo sistema di riparto dei fondi sanitari alle regioni. Anzi è stato proprio l’effetto di questo sotto finanziamento che ha messo in ginocchio la sanità calabrese tanto che nel dicembre 2009 a causa di un suo presunto deficit sanitario (leggi conseguenza del grave sottofinanziamento) alla Calabria è stato imposto il piano di rientro sanitario e il commissariamento, che invece di risolvere il problema, stante il perdurare del sottofinanziamento, lo ha aggravato per come possiamo constatare in questi giorni.

Tutti gli interlocutori lo sanno perché la Conferenza Stato-Regioni già nel 2017 ha parzialissimamente (per come dichiarato dall’allora suo presidente Bonaccini) modificato il criterio di riparto dei fondi sanitari alle regioni introducendo il concetto della “deprivazione”. Ebbene a causa di questa parzialissima modifica alla Calabria sono arrivati nel 2017 ben 29 milioni in più rispetto al 2016 e a tutto il Sud (le cui regioni sono, anche se molto di meno, nelle stesse condizioni della Calabria) ben 408 milioni in più. Per capire di quali cifre si tratta bisognerebbe moltiplicare per 4 le quelle appena citate e dal 1996 ad oggi.

Ma a rendere ancora più grave la situazione della sanità calabrese è il fatto che la Calabria è la regione che riceve meno fondi pro capite per la sua sanità pur essendo quella con il più alto numero di malati cronici, e quindi di fondi ne dovrebbe ricevere di più delle altre regioni e non di meno. E anche di questo tutti sono a conoscenza perché il tutto è certificato dal Dca N. 103 del lontano 30/09/2015 in cui l’allora commissario Scura nell’allegato n. 1 alla pagina 33 scriveva che in Calabria ci sono almeno il 10% di malati cronici più che non nel resto d’Italia.

Il decreto per come prevede il piano di rientro prima di essere pubblicato è stato vidimato prima dal Ministero dell’Economia e poi da quello della Salute, ecco perché tutti sanno che la Calabria è la regione che riceve meno fondi pur avendo molti più malati cronici. La modifica fatta ai criteri di riparto dei fondi fatta nel 2017 non è stata ne ripetuta ne ampliata, ma oggi c’è una nuova opportunità perché il governatore della Campania, che ha la situazione sanitaria più simile a quella della Calabria, nell’estate del 2022 ha fatto ricorso al Tar proprio per impugnare il criteri di riparto dei fondi sanitari alle regioni fatte dalla Conferenza Stato-Regioni.

La novità è che il governo e la Conferenza Stato-Regioni hanno concordato di modificare per il 2023 i criteri del riparto dei fondi sanitari alle regioni, e lo hanno fatto ancor prima della sentenza del Tar sapendo che il ricorso è giusto e verrà accettato. Il nuovo accordo di modifica del riparto dei fondi sanitari è simile a quello fatto nel 2017, quello della deprivazione, che ricordiamo è stato “parzialissimo” con pochi benefici economici per la Calabria e il Sud.

Per cui questa è l’occasione di superare anche questo accordo e di battersi, specialmente da parte dell’attuale commissario alla sanità regionale nonché governatore della Calabria Occhiuto, perché finalmente ci sia un riparto basato sui veri bisogni delle popolazioni nelle varie regioni. Per fare questo è indispensabile chiedere che la Conferenza Stato-Regioni finanzi le sanità regionali in base alla numerosità delle malattie croniche presenti nella varie regioni. Oggi sappiamo quanti malati cronici ci sono nelle varie regioni, sappiamo quanto costa curare ogni anno le singole malattie croniche e quindi è possibile e necessario dare i fondi alle regioni in base alla presenza delle varie malattie.

Altrimenti i Lea in Calabria la sufficienza non la raggiungeranno mai e cosa ancora più grave i calabresi continueranno a morire prima, a parità di malattia specialmente tumorale, che non nel resto d’Italia e aumenterà ancora la spesa dei calabresi per le cure fuori regione, nei centri di eccellenza del Nord, che è arrivata alla iperbolica cifra di 300 milioni annui senza contare il disagio di chi deve emigrare per curarsi fuori regione. Il governatore Occhiuto dovrebbe dimettersi da commissario chiedere la chiusura del piano di rientro e che la sanità calabrese venga finanziata in base alla numerosità dei malati cronici presenti in Calabria. (gn)

[Giacinto Nanci è medico dell’Associazione Medici di Famiglia a Catanzaro]

Chi è Giuseppe Profiti il supermanager della sanità che torna nella sua Calabria

di GIUSEPPE NISTICÒ – Non avevo alcun dubbio che il Presidente Roberto Occhiuto avesse le idee chiare e seguisse criteri di meritocrazia nella scelta del Commissario straordinario dell’Azienda Zero, centro nevralgico delle politiche di intervento nella sanità calabrese. A mio avviso, il prof. Giuseppe Profiti è il vero “Maradona” della Sanità nel nostro Paese.

Innanzitutto mi complimento con il presidente Occhiuto, perché, come promesso, fin dal suo insediamento sta realizzando step by step  il suo piano per rivoluzionare la sanità nella nostra regione. Da mesi, infatti, sta lavorando per convincere Profiti a venire in Calabria, cioè un calabrese doc che da anni fa onore alla Calabria in tutta Italia, documentando così che con le nostre risorse intellettive di calabresi (professori, universitari, medici, ricercatori, economisti) nel campo della sanità siamo in grado da soli di creare il “nucleo duro”della rete evitando di dipendere da professionisti, che vengono da altre regioni.

La Calabria se sa valorizzare le enormi energie di cui dispone può esprimere una sanità di alto profilo. E questo lo posso asserire con piena convinzione dopo 20 anni di vita politica e dopo oltre 40 anni di insegnamento in varie università (Napoli, Londra, Messina, Catanzaro, Roma). Profiti, secondo me, con la sua scelta di rientrare in Calabria ha voluto quasi farsi perdonare per la lunga assenza che è stato costretto a fare vivendo fuori e lontano dalla sua Calabria. 

Conosco il prof. Profiti già dagli anni Novanta, quando ero sottosegretario alla Sanità nel I Governo Berlusconi. In quel periodo egli era già considerato uno dei migliori manager nazionali nel campo della sanità nel nostro Paese. Per questo è stato nominato direttore amministrativo del prestigioso Istituto pediatrico Gaslini di Genova (1998), dopo aver ricoperto, in rappresentanza dell’Università di Genova, il ruolo di segretario generale del Centro di Biotecnologie Avanzate. Ricordo che il mio amico prof. Leonardo Santi, direttore dell’Istituto Tumori di Genova prima e successivamente presidente del Comitato di Biosicurezza e Biotecnologie della Presidenza del Consiglio, ma anche altri colleghi dell’Università di Genova, mi parlavano di lui come di un calabrese “eccellente” di cui erano fieri. Inoltre, nel 1993 era stato nominato dal ministro della Sanità commissario straordinario dell’Istituto dei Tumori di Genova che era un IRCCS (Istituto di Ricovero e Cura a Carattere Scientifico).

Grande, inoltre, la sua esperienza a livello regionale, avendo egli ricoperto il ruolo di direttore generale (programmazione, risorse umane, finanziarie, strumentali e patrimonio) della Sanità in Liguria. I risultati conseguiti sotto la sua guida sia in Liguria sia a Roma, dove è stato presidente dell’Ospedale pediatrico Bambino Gesù, sono stati di valenza internazionale in quanto nell’anno 2013 ha superato gli standard del Boston Children Hospital. E del Great Ormond Street Hospital di Londra. Per tali brillanti traguardi, il prof. Profiti è stato insignito dal ministro della Sanità della medaglia d’oro al valore della Sanità pubblica della Repubblica italiana. Profiti ha inoltre svolto il ruolo di direttore responsabile dell’operazione di salvataggio del San Raffaele di Milano (2011-2012) e successivamente (2013-2016) dell’Istituto Dermatopatico dell’Immacolata (IDI) a Roma. Pertanto, chi può essere un manager migliore di lui nel progetto di salvataggio della sanità in Calabria, dopo dodici anni di gestione disastrosa da parte di commissari straordinari incompetenti nominati dal ministro?

Il prof. Profiti ha ricoperto per tre mandati fino al 2015 il ruolo di direttore generale e di presidente dell’IRCCS Bambino Gesù di Roma, dimostrando straordinarie capacità manageriali e scientifiche.

Nel 2021 accetta di tornare in Liguria, terra cui è molto legato per l’educazione che gli ha dato, come coordinatore del settore sanitario, socio-sanitario e del bilancio dell’Azienda ligure della Sanità.

Sono sicuro, come mi ha anche confermato il presidente Occhiuto che il prof. Profiti si saprà circondare di una task force di professori universitari calabresi che vivono in Calabria o fuori regione, i quali per l’amore che li lega alla loro terra, hanno offerto di dare il loro contributo per rilanciare la qualità della sanità in Calabria, rendendola competitiva a livello nazionale, una Sanità che finalmente potrà rispondere alle emergenze del territorio nonché far fronte con competenza nella nostra regione ai bisogni della gente, arrestando l’esodo dei pazienti e dei loro parenti verso le regioni del Centro e del Nord e la conseguente emorragia di risorse finanziare di oltre 400 milioni di euro all’anno.

D’altro canto, non è difficile immaginare che con la specifica esperienza del prof. Profiti, la Calabria saprà anche dotarsi di alcuni IRCCS che di sicuro innalzeranno lo standard delle prestazioni assistenziali e contribuiranno alla formazione dei nostri giovani laureati nelle tecnologie più avanzate. (gn)

[Il prof. Giuseppe Nisticò, già Presidente della Regione Calabria, è un farmacologo di fama internazionale. È Direttore generale e coordinatore della Fondazione Renato Dulbecco che sta realizzando l’omonimo centro di Biotecnologie a Lamezia Terme]

LA BELLA ECCEZIONE DEL GOM DI REGGIO
IN MEZZO AI TANTI GUASTI DELLA SANITÀ

di LORENZO FASCÌ – Siamo abituati ad una rappresentazione della Sanità della Provincia di Reggio Calabria molto negativa. Quasi tutte le reti televisive nazionali non perdono occasione di descrivere le negatività del nostro sistema sanitario. Tuttavia, non è vero in assoluto. Ovviamente, parliamo di sanità pubblica in quanto riteniamo che la sanità debba essere pubblica e quella privata solo sussidiaria al sistema pubblico.

In questo nostro viaggio proviamo a partire dal Gom – l’ospedale Hub della Provincia di Reggio Calabria. Il nostro Ospedale presenta punti di eccellenza molto importanti. Il Gom di Reggio Calabria può vantare un Centro di Cardiochirurgia tale da garantire una offerta sanitaria importante e di livello, ed anche in questo caso tale di consentire la migrazione sanitaria verso la nostra città interrompendo la emigrazione di concittadini verso altri ospedali del Nord ed a frenare la emorragia di risorse che solitamente vengono versati ai più famosi ospedali del Nord Italia.

Identica importanza riveste la Divisione Ematologica di Reggio Calabria (divisione comprendente il Ctmo e la Banca del Cordone) altro centro di eccellenza tale da arginare la migrazione sanitaria: il Ctmo è uno dei 5 centri ematologici nazionali che ha in atto la sperimentazione delle Car-T (procedura avanzata nella cura delle leucemie) raggiungendo, peraltro, i risultati più qualificati; al recente congresso Gtmo è emerso che il Ctmo – Laboratorio “Banca del Cordone” del Gom di Reggio Calabria ha eseguito più di 100 trapianti nel 2020 a fronte di traguardi medi di una decina di trapianti annui negli altri Ctmo italiani; e soprattutto la Divisione Ematologica (nelle sue articolazioni sopra ricordate), a dispetto di altri ragguardevoli Centri Ematologici, costituisce il fulcro di un nuovo orizzonte: l’Irccs (Istituto di Ricovero e Cura a Carattere Scientifico).

Un percorso iniziato tempo fa con la richiesta di accreditamento rivolta all’inizio alla struttura del Commissario alla sanità calabrese; il Commissario dell’epoca (Cotticelli) ha creduto nella proposta ed ha inviato il progetto al Ministero della Salute. Ebbene di recente, il Ministero della Salute (di concerto con il Mef) ha espresso parere favorevole chiedendo alla struttura Commissariale se la proposta è coerente con il Piano Regionale e Provinciale Sanitario. Da poco si avuto anche questo ulteriore parere di coerenza per cui lo sviluppo della Divisione in Ircss è oggi in fase avanzatissima.

L’avvio dell’Istituto in capo al Creo (Centro Regionale Emato-Oncologico) farà sì che Reggio diventerà un attrattore di esperienze sanitarie importanti e lancerà il nome della Città a livelli nazionali – finalmente – per qualità sanitaria portando il nostro Gom a competere con le migliori esperienze Nazionali ed Europee.

Tra l’altro, l’attuazione del progetto coinvolgerà altre Istituzioni tutte qualificate: il Cnr – epidemiologico reggino, l’Università Mediterranea. Insomma, si tratta di un percorso virtuoso che non avrà effetti positivi solo all’interno del Gom ma si riverbererà positivamente anche sull’intera comunità reggina ed addirittura potrà costituire il punto più alto per consentire alla sanità calabrese di superare il Commissariamento.

Non è un caso che vari Ministeri (Salute, Economia e Finanze; questi sì che meritano il plauso) hanno ritenuto di attribuire tale riconoscimento alla Divisione Ematologica di Reggio Calabria (divisione appunto comprendente il Ctmo e la Banca del Cordone): è merito di anni di alta qualificazione nelle malattie ematologiche che ha preso avvio tanti anni orsono con il compianto prof. Alberto Neri e poi proseguito nel tempo con la stessa serietà professionale fino ad oggi.

Va tutto bene, quindi? Tutt’altro. Una goccia non fa il mare diceva un vecchio detto popolare; ed è così. Le poche eccellenze ora descritte da sole rischiano di scomparire se il resto dell’organizzazione ospedaliera non funziona. E allora, occorre ripensare l’atto aziendale in modo da rendere più organica con la nuova realtà l’attività di altri reparti che svolgono funzioni oggettivamente interconnesse in modo da implementare ed arricchire reciprocamente le esperienze in campo e le altre che si avvieranno.

A fronte di queste eccellenze, abbiamo organici insufficienti. Vanno completate le procedure per le stabilizzazioni (a partire dai tanti infermieri, professionali e non) e garantire il turnover. Il covid-19 ha fatto emergere in tutta la sua evidenza la carenza dell’organico. Occorre ottimizzare un sistema sanitario che in molti casi non funziona. Più volte in passato è stato con forza posto l’accento sulla esigenza di aumentare il personale.

Manca personale infermieristico, personale tecnico, mancano biologi, chimici, e personale medico. A fronte di una simile carenza, purtroppo, la struttura Commissariale, lo scorso anno (Dca del 24.03.2020) ha previsto un incremento di organico pari a 0! Eppure, eravamo in piena pandemia e vi era la possibilità di implementare il personale con procedure straordinarie andando oltre le procedure ed i vincoli di stabilità. Nulla è successo anche dopo, per cui ad oggi non vi è la possibilità di aumentare gli organici. Chi vi deve provvedere?

Anche provvedendo a destinare risorse adeguate per rinnovare le tecnologie esistenti. Il tutto dentro una struttura ospedaliera non più adeguata ai bisogni della cittadinanza. Da tempo si sta attuando un piano di trasferimento dalla vecchia struttura ospedaliera al Morelli. In parte sono stati trasferiti dei Reparti ma ancora mancano interi padiglioni e non si prevede la conclusione della nuova struttura prima di un quinquennio.

Peraltro, il riposizionamento del polo sanitario sconta un ritardo gravissimo: l’Amministrazione comunale non ha ancora ridefinito un riassetto urbanistico che rimoduli la zona sud della città per adeguare trasporti, logistica, collegamenti ma anche infrastrutture di servizio a corredo e supporto del nuovo Polo sanitario, con il rischio che azioni di speculazione fondiaria ed edilizia deturpino ulteriormente la zona in mancanza di un criterio regolatore dal punto di vista urbanistico-ambientale che manca a tutt’oggi.

Peraltro, nella zona che coinvolge i quartieri popolari di Sbarre e Modena – una volta portato a regime il trasferimento – si determinerà una presenza molto rilevante di persone (personale, parenti degli ammalati) e nuove attività connesse che comporterà un ripensamento di tutto l’assetto urbano della zona. Quindi, occorre con urgenza che l’Amministrazione Comunale ripensi l’assetto della zona sud attuando politiche infrastrutturali mirate.

Ed arriviamo al tema più scottante: i Commissariamenti. La sanità Calabrese è commissariata da oltre 10 anni. Ed il commissariamento non ha prodotto una migliore qualità sanitaria; tutt’altro; ha rappresentato un tappo ad una migliore risposta sanitaria.

Oggi – anzi ormai da oltre un decennio – a gestire la sanità calabrese abbiamo: la struttura del Commissario di concerto con il Dipartimento della Salute della Regione Calabria. Nella sostanza, tale gestione duale ha provocato solo confusione e ritardi nelle decisioni.

La gestione bifasica non ha migliorato la sanità. Spesso determina maggiore lentezza nelle scelte. I  commissariamenti conducono geneticamente solo – o quanto meno in via principale – una attenzione alla spesa pubblica. Per anni abbiamo dovuto osservare l’attuazione del meccanismo squilibrato tra uscita ed entrata: ad ogni tre dipendenti posti in quiescenza, se ne poteva assumere uno; poi il gap si è ridotto: ogni due uscite, una assunzione. E così, via via nel corso del decennio passato si sono svuotati i reparti; tutti gravemente penalizzati vista la cronica assenza di personale.

Quindi, diciamo basta con i commissariamenti: diamo avvio ad un grande piano assunzionale; proviamo a riportare nella nostra regione – ed ancor meglio nella Provincia di Reggio Calabria – i tanti medici\biologi\chimici che sono stati costretti a trasferirsi al Nord o addirittura in altri Stati Europei. Traguardo oggi ancor più praticabile, visto che il cammino dell’Ircss appena avviato consentirà di arricchire il nostro Gom di esperienze internazionali; di portare nuova tecniche chirurgiche e terapeutiche e, soprattutto di frenare la migrazione dei cervelli.

Ecco, quindi, il commissario alla Sanità Regionale deve, da subito, rimodulare lo strumento di programmazione Sanitaria Regionale sapendo che l’Ircss a Reggio Calabria obbliga a ragionare sapendo che qui sta nascendo un Polo utile ad innescare un meccanismo di valorizzazione di tutta la sanità Calabrese. Per questo l’azione del Commissario deve supportare, seguire, dare impulso, coadiuvare la novità sanitaria in cammino.

Università e Cnr: non siamo ancora alla conclusione del percorso; semmai il viaggio che ha avviato l’autorizzazione all’Irccs è appena iniziato. Occorre, ora, costruire e costruire insieme; il che significa che, oggi, più che mai diventano importanti i centri di eccellenza scientifica: appunto l’Università Mediterranea ed il Cnr, mettendo a disposizione la capacità di ricerca scientifica insita nelle 2 istituzioni – che sappiamo essere di grande rilievo – a servizio dell’Istituto di Ricerca; sia nella prima fase di strutturazione concreta, sia nel prosieguo.

Diciamo al sig. Rettore (ma anche al Responsabile del Cnr) – non è più tempo di dedicarsi solo alla didattica ma bisogna porsi in una posizione di interconnessione, dove ognuno dà la propria esperienza a servizio del nuovo corso pronto a riceverne gli effetti positivi che, sicuramente, camminando insieme, verranno a beneficio di tutti ma soprattutto ed in primo luogo avranno una ricaduta sull’intera comunità reggina e calabrese.

Basti pensare che – forse – è (o meglio sarà) l’unico Istituto di Ricerca nel Centro Sud. (lf)

[Lorenzo Fascì fa parte della Segreteria regionale del Movimento per la Rinascita del P.C.I. e l’Unità dei Comunisti]

 

Lorenzo Fascì

Spirlì scrive a Draghi in attesa di un incontro: occorre azzerare il debito sanitario

Azzerare il debito della Sanità calabrese: è questa l’unica strada percorribile per dare una svolta al sistema sanitario calabrese che non trova vie d’uscite. La stretta dell’arretrato debitorio impedisce nuovi investimenti, congela risorse, blocca assunzioni: il presidente ff Nino Spirlì aveva già lanciato questa proposta la scorsa settimana, parlandone a diversi ministri e politici nazionali, durante il suo soggiorno romano. Adesso, Spirlì ha deciso di scrivere direttamente un appello al presidente del Consiglio Mario Draghi perché voglia occuparsi in prima persona della drammatica situazione della sanità calabrese.

«Troppe le criticità e le inadeguatezze e soprattutto il mancato adempimento previsto dallo stesso Piano. I dati che emergono in tutta la loro gravità ci dicono che in questi anni di commissariamento il deficit accumulato dal servizio sanitario regionale non è diminuito. Ho avuto modo di condividere le sue parole quando ha affermato che: “nei momenti più difficili della nostra storia, l’espressione più alta e nobile della politica si è tradotta in scelte coraggiose, in visioni che fino a un attimo prima sembravano impossibili”. In un tempo in cui per salvare il nostro paese da una pesante crisi, sono stati messi da parte i più estremi egoismi identitari non può esservi occasione migliore per porre rimedio alle ingiustizie e ridare la dignità che meritano i cittadini calabresi».

Obiettivo del presidente Spirlì è ottenere un incontro a Palazzo Chigi per esporre personalmente le tante criticità del sistema sanitario calabrese accentuate dalla pandemia. (rrm)