Tavernise (M5S): Commissione Affari approva proposta di legge per nuova organizzazione dei Tribunali

La Commissione Affari Istituzionale della Regione, infatti, ha approvato la proposta di legge per la nuova organizzazione dei Tribunali ordinari e degli uffici del Pubblico Ministero. Lo ha reso noto il consigliere regionale del M5SDavide Tavernise, spiegando che si tratta di una pagina importante di unione di tutta la politica regionale impegnata a restituire ai calabresi quei diritti sociali, che una politica debole ha consentito venissero sottratti».

La Proposta di legge al Parlamento recante: ”Modifiche al Decreto Legislativo 7 settembre 2012, n. 155 (Nuova organizzazione dei Tribunali Ordinari e degli Uffici del Pubblico Ministero, a norma dell”articolo 1, comma 2, della Legge 14 settembre 2011, n. 148) e successive modifiche (articolo 121, secondo comma, della Costituzione) è a prima firma Giuseppe Graziano, e la sua approvazione è la chiara volontà, da parte della politica regionale, di chiedere la riapertura del Tribunale di Rossano.

«Tra i diritti negati, la giustizia – ha aggiunto Tavernise –. Tra i territori colpiti e scippati, quello di Corigliano Rossano e della Sibaritide tutta. Oggi la politica regionale calabrese offre al Parlamento l’occasione di fare giustizia, riparando un torto che pesa ancora e gravemente su una comunità di 150.000 persone circa».

«Le Regioni interessate – ha aggiunto – sulla base di apposite convenzioni con il Ministero della Giustizia, possono chiedere il ripristino della funzione giudiziaria, quindi dei Tribunali  e delle Procure della Repubblica soppressi dall’articolo 1 del decreto legislativo 155/2012. Per contenere la spesa pubblica, le spese di gestione e manutenzione degli immobili, e di retribuzione del personale di custodia e vigilanza delle strutture, sono integralmente a carico del Bilancio della Regione richiedente. Rimangono a carico dello Stato le spese relative alla retribuzione dei magistrati, del personale amministrativo e di polizia giudiziaria. Questi sono gli elementi fondamentali della proposta di legge al Parlamento approvata in commissione affari istituzionali della Regione Calabria».

«La riforma della geografia giudiziaria – ha spiegato – voluta nel 2012 dal governo, ha fallito gli obiettivi prefissati. Nessun risparmio di spesa, perché  sono aumentati a dismisura i costi per il diritto di accesso alla giustizia. Nessuna maggiore efficienza della giurisdizione, anzi si è ulteriormente congestionato il presidio accorpante, rallentando in modo pauroso l’attività giudiziaria in territori in cui la giustizia dovrebbe essere un servizio fondamentale e prioritario».

«Quanto accade quotidianamente nella Sibaritide, e di più a Corigliano Rossano – ha concluso – soggetta a episodi di recrudescenza criminale, con omicidi di mafia e continui atti incendiari, rappresenta la prova provata di quanto in sostanza la riforma giudiziaria abbia sancito semplicemente la ritirata dello Stato in territori dove più forte dovrebbe essere, invece, la sua presenza».

La Sesta Commissione a confronto con i sindacati per i Consorzi di Bonifica

La Sesta Commissione Consiliare, presieduta da Katya Gentile, si è confrontata nella quinta seduta con i Flai Cgil, Fai Cisl, Uila Uil e Fnasla Cisal per quanto riguarda l’indagine ricognitiva relativa ai Consorzi di  Bonifica. 

La Presidente, nell’introdurre il tema e riconosciuto il ruolo  strategico ricoperto dai Consorzi, ha ripercorso brevemente i  passaggi e le problematiche emerse nelle precedenti sedute ed ha  ribadito la necessità di intervenire nel merito con urgenza.  

Nel dare la parola agli auditi ha esortato gli stessi a fornire il loro  importante contributo utile ad elaborare proposte per migliorare sinergicamente il sistema consortile.  I rappresentanti sindacali hanno espresso apprezzamento per l’attenzione e il lavoro certosino svolto dalla Sesta Commissione  consiliare. 

Le sigle sindacali, in modo unanime, cogliendo l’invito della presidente Gentile, hanno comunicato l’intenzione di trasmettere  in tempi brevi una relazione unitaria con le loro proposte  risolutive.  Gli interventi qualificati e costruttivi hanno confermato uniformità  di vedute rispetto a quanto già emerso e una chiara disponibilità,  anche di questi attori, ad avviare un percorso condiviso per il  rilancio del settore. 

La Presidente ha ribadito che detto rilancio debba essere  funzionale altresì a restituire la giusta dignità ai lavoratori. Terminate le audizioni si è aperta la discussione su un documento  che possa rappresentare il primo atto formale di indirizzo, finalizzato alla riorganizzazione degli enti consortili. Partendo dalle criticità emerse riguardanti le diverse modalità di  gestioni consortili, il TFR, il mancato versamento contribuzioni INPS, l’accertamento credito/debito forestazione, che ha generato poste in bilancio non veritiere, la Presidente Gentile ha sottoposto  all’attenzione dei componenti della Commissione una bozza di  proposta risolutiva che sintetizza il lavoro di ricognizione effettuato. 

All’unanimità, in attesa della proposta unitaria delle organizzazioni  sindacali, si è deciso di rimandare alla prossima seduta  l’approvazione del provvedimento.  

Inoltre, nel corso della seduta sono stati discussi e presi in esame gli emendamenti relativi alla proposta di legge sulleNorme per l’incremento, lo  sviluppo, la tutela e la valorizzazione dell’apicoltura calabrese, che si prefigge l’obiettivo di fornire un quadro normativo  regionale che consenta uno sviluppo sostenibile dell’intero  comparto apistico, considerato il ruolo strategico che lo stesso  ricopre nelle produzioni agricole e per l’ambiente.

Gli emendamenti di natura tecnica presentati sono stati approvati all’unanimità, pertanto si è proceduto all’approvazione della  proposta nel suo complesso e all’autorizzazione del  coordinamento formale. (rrc)

Il presidente del Consiglio regionale Mancuso in visita alla Provincia di Crotone

Domani mattina, il presidente del Consiglio regionale, Filippo Mancuso, farà visita istituzionale alla Provincia di Crotone, su invito del presidente della Provincia, Sergio Ferrari.

L’intento è «una prima opportunità di confronto, finalizzata – spiega il Presidente della Provincia – alla condivisione di un percorso sinergico che garantirà al nostro territorio l’attenzione che merita, migliorando il nostro lavoro e i processi di sviluppo dell’intero comprensorio».

«Conosco bene – ha detto – la realtà crotonese, ma stavolta sarà la prima visita da Presidente del Consiglio. L’invito, tra l’altro, mi dà modo di esporre l’idea che ho dell’Assemblea legislativa regionale: non un Palazzo chiuso e immobile, ma aperto alle istanze dei territori e in movimento. In grado, per facilitare le soluzioni dei problemi, di interagire sinergicamente soprattutto con le autonomie locali calabresi, i cui esponenti sono gli avamposti della democrazia in contesti spesso difficili, sia per la scarsità di risorse a disposizione che per la persistenza di ostacoli strutturali vecchi e nuovi». i(rkr)

 

Il presidente Mancuso propone una legge regionale per dare più impulso alla lingua dei segni

Il presidente del Consiglio regionale, Filippo Mancuso, ha dichiarato che «si potrebbe iniziare ad elaborare una specifica legge regionale in terza Commissione, per dare più impulso nel territorio alla ‘Lingua dei segni italiana’».

L’obiettivo di tale legge, è quello di «pervenire, il più rapidamente possibile, all’effettivo riconoscimento dei diritti di cittadinanza delle persone sorde (che in Calabria sono oltre 4 mila) e a garanzia di una piena accessibilità a informazioni, attività educativo-formative, servizi della pubblica amministrazione, eventi culturali e di pubblico interesse».

Il presidente, infatti, è intervenuto all’assemblea regionale dell’Ente nazionale per la protezione e l’assistenza dei sordi coordinata dal presidente Antonio Mirijello e dal segretario Daniele Lettieri e svoltasi alla “Cittadella regionale”.

Il presidente Mancuso ha ricordato che «Il riconoscimento della ‘Lingua Italiana dei Segni’ è avvenuta il 19 maggio 2021, con l’approvazione del ‘Decreto – Sostegni’, al cui interno vi è un articolo recante ‘Misure per il riconoscimento della lingua dei segni italiana e l’inclusione delle persone con disabilità uditiva’, nato da un emendamento della Lega a prima firma di Matteo Salvini».

«Si è trattato – ha concluso il Presidente del Consiglio regionale – di un evento storico, cosi l’ha definito l’Ente nazionale per la protezione e l’assistenza dei sordi, che ha colmato una lacuna vistosa, dato che l’Italia era l’ultima in Europa a non aver riconosciuto questo diritto». (rrc)

La consigliera regionale Gentile (FI): Serve rendere più competitivi gli imprenditori e operatori turistici

Serve affiancare gli imprenditori e gli operatori turistici calabresi rendendoli maggiormente competitivi, anche riguardo l’accesso ai  finanziamenti nazionali e comunitari, al fine di colmare l’evidente  gap che ci differenzia dalle altre regioni. È quanto ha ribadito la consigliera regionale di Forza ItaliaKatya Gentile, nel corso della quarta seduta della Sesta Commissione permanente in Consiglio regionale.

Alla discussione dei tre punti previsti all’ordine del giorno hanno  partecipato i tre componenti dell’Ufficio di Presidenza, Gentile,  Tavernise e Graziano ed il Consigliere Cirillo. 

Dopo l’avvio dei lavori, da parte della Presidente Katya Gentile che  ha introdotto il primo punto all’O.d.g., è intervenuto l’assessore regionale Fausto Orsomarso che ha illustrato, unitamente al dirigente  regionale Ing. Giuseppe Pavone, il Piano annuale 2022 al quale  seguirà nei prossimi mesi il Piano Regionale di Sviluppo Turistico  Sostenibile 2022/2024.

A seguito di una fase di analisi e di studio l’assessore Orsomarso ha predisposto un piano esecutivo che prevede azioni volte a  riqualificare complessivamente l’offerta turistica calabrese attraverso la valorizzazione delle risorse esistenti e delle aree a  forte vocazione turistica, investendo anche sulla formazione  specifica degli operatori del settore. Un ruolo fondamentale viene attribuito ai MID (Marcatori Identitari Distintivi), che identificano le tipicità del nostro territorio e verranno promossi sui mercati  internazionali. 

Il vicepresidente Tavernise ha giudicato positivamente l’idea di  unire i settori della mobilità e del turismo, tra loro complementari, all’interno del neo-dipartimento regionale. 

Il segretario Graziano ha sottolineato la valenza dello studio dei  dati storici sul turismo, utili a comprendere come e dove si debba  incidere strategicamente per aumentare le presenze turistiche. Il Consigliere Cirillo ha puntualizzato l’importanza della  riorganizzazione dei servizi e ha condiviso le azioni volte alla destagionalizzazione turistica, anche attraverso l’organizzazione di  grandi eventi. 

La Presidente Gentile ha posto l’attenzione sulla necessità di affiancare gli imprenditori e gli operatori turistici calabresi rendendoli maggiormente competitivi, anche riguardo l’accesso ai  finanziamenti nazionali e comunitari, al fine di colmare l’evidente  gap che ci differenzia dalle altre regioni. 

La Commissione esprimendo parere favorevole al piano ha sottolineato l’importanza della formazione che consentirà di  potenziare il livello di professionalità dei nostri operatori. I lavori sono proseguiti con la discussione sul progetto di legge 46/2022.

La Presidente, in qualità di prima firmataria, ha relazionato sulla  proposta di legge che va a colmare il vuoto legislativo nel settore  dell’apicoltura. 

L’esponente Forzista si è soffermata sull’importanza ricoperta da  questo settore strategico che va dalla produzione alla  commercializzazione di un prodotto di alto pregio che possiede  una vasta gamma di proprietà organolettiche, rimarcando il ruolo  fondamentale svolto dalle api per l’ambiente e nella produzione  alimentare. 

Dopo la discussione che ha visto la partecipazione dei dirigenti  regionali, la Commissione all’unanimità ha deciso di rinviare il  punto alla prossima seduta per consentire maggiori  approfondimenti e per la presentazione di eventuali  emendamenti. 

Con il terzo ed ultimo punto all’O.d.g. la Commissione ha  proseguito la ricognizione sullo stato dei Consorzi di Bonifica calabresi, audendo i rappresentanti delle Organizzazioni di  categoria. 

Al termine degli interventi la Commissione ha ringraziato i  referenti di CIA, Confagricoltura, Copagri e Coldiretti per il loro  fattivo contributo, fornito attraverso proposte e documentazione che sono state acquisite agli atti. 

In conclusione, la Presidente Gentile ha sottolineato l’importanza  della presenza attiva di tutte le Associazioni datoriali alla governance dei Consorzi e, nel rimarcare il ruolo rivestito da questi  Enti nel settore agricolo, per la difesa del suolo e per la  prevenzione del rischio idrogeologico ha ribadito la necessità di  procedere, attraverso interventi di riordino di natura normativa,  gestionale e finanziaria, su un percorso che possa ricondurre  l’attività degli apparati consortili ai principi di efficienza, efficacia ed economicità.  (rrc)

La Sesta Commissione del Consiglio regionale fa il punto sui Consorzi di Bonifica

Proseguono i lavori della Sesta Commissione permanente del Consiglio regionale della Calabria, presieduta da Katya Gentile, in merito all’indagine ricognitiva dei  Consorzi di Bonifica calabresi.

Sono stati auditi, nei giorni scorsi, il Presidente dell’Anbi e tutti i Presidenti  dei Consorzi calabresi, che la Commissione ha ringraziato per lo spirito di  collaborazione e per la chiarezza degli interventi. La presidente a margine della seduta ha dichiarato – dalle informazioni acquisite nel  corso delle sedute dedicate al tema,sta emergendo un quadro in cui le responsabilità  dell’attuale situazione economico-finanziaria e gestionale sembrano condivise tra  Consorzi e Regione.  

Durante l’ultima seduta è stato posto l’accento sui mancati pagamenti degli stipendi  ai dipendenti, sul mancato versamento dei contributi e del TFR, sulla mancata  cessione del quinto da parte di alcuni Enti alle agenzie assicurative, finanziarie e  bancarie e sull’opportunità di prevedere nuove assunzioni di personale. Anche in  merito a queste problematiche è venuto fuori un distinguo di gestione all’interno dei  diversi enti, con atteggiamenti più o meno virtuosi. 

Katya Gentile ha inoltre sottolineato «la mole infinita di contenziosi verso i Consorzi  e verso la Regione Calabria dà la misura di quanto il sistema malato dei Consorzi vada  risanato, infatti anni di dimenticanze, approssimazione e furbate, hanno contribuito  a rendere la situazione così precaria e indifferibile». 

«A fronte di queste evidenze – prosegue la Presidente – considerato il ruolo strategico  dei Consorzi nel settore agricolo, della difesa del suolo e della prevenzione del rischio  idrogeologico, certamente si punterà ad intervenire con una riforma per il rilancio  degli stessi; le parole chiave su cui si fonderà l’azione di rilancio saranno:  razionalizzazione, efficientamento e ottimizzazione. Inoltre, si dovrà mettere la parola fine, attraverso l’accertamento definitivo del  credito-debito dei Consorzi, alla querelle relativa ai fondi della forestazione, che si  procrastina ormai da troppi anni e che continua a produrre disfunzioni e irregolarità  nei bilanci». 

«Si dovrà – continua la Gentile – procedere ad un aggiornamento della Legge Regionale  11/2003, che dovrà prevedere controlli più stringenti da parte della Regione e una  maggior partecipazione di tutte le associazioni professionali di  categoria. Contemporaneamente la Regione dovrà trovare le risorse finanziarie e  creare un fondo vincolato su cui far confluire i fondi del TFR dei lavoratori dei Consorzi  (una delle cause di numerosi contenziosi). Infine, pur apprezzando la laboriosità  finalizzata all’intercettazione e all’utilizzo dei fondi del Pnrr da parte dei Consorzi, va  sottolineato che una cabina di regia associativa regionale porterebbe una riduzione  delle spese di progettazione e una gestione complessiva meglio articolata, più efficace e attinente». 

I lavori della Commissione proseguiranno mercoledì 16 marzo con le audizioni delle  associazioni di categoria Coldiretti, Confagricoltura, Copagri e Cia.

Infine, l’esponente di Forza Italia ci ha tenuto a ringraziare l’Ufficio di Presidenza e i  singoli Componenti della Commissione per l’intensa attività istituzionale che si sta  portando avanti sin dall’ insediamento. (rrc)

 

Statale 106, il presidente Mancuso scrive ad Anas e al ministro Giovannini

Il presidente del Consiglio regionale, Filippo Mancuso, ha scritto all’ ad e direttore generale di Anas, Aldo Isi e al ministro alle Infrastrutture, Enrico Giovannini, in merito alle problematiche della statale 106.

Mancuso, nella lettera, ha ricordato che «il Consiglio regionale della Calabria lunedì 28 febbraio u.s. ha tenuto, sulle problematiche della Strada Statale 106 Jonica, una seduta straordinaria a conclusione della quale ha approvato, all’unanimità, la mozione che Le allego. Ai lavori della Commissione, in preparazione della suddetta riunione del Consiglio regionale, non hanno però partecipato (benché regolarmente invitati) l’ing. Francesco Caporaso (Responsabile Struttura territoriale Calabria dell’Anas) e l’ing. Massimo Simonini (Commissario straordinario per l’opera Strada statale 106 Jonica)».

«Cosicché – continua la lettera – l’assenza dei due professionisti non solo ha impedito di disporre di notizie e contributi che senz’altro avrebbero agevolato la ricognizione tecnico-finanziaria e l’indagine preliminare sullo stato dell’arte dell’infrastruttura, ma ha altresì evidenziato una grave mancanza verso le prerogative costituzionali del Consiglio regionale e, di conseguenza, verso i calabresi».

«L’Istituzione che rappresento nonché la Calabria tutta – ha scritto Mancuso – esigono rispetto, anche in ragione dell’alto prezzo pagato dai calabresi in termini di vite umane; pertanto, sicuro della comune volontà di ripristinare corrette relazioni tra Anas S.p.A. e il Consiglio regionale da me presieduto e, al contempo, col chiaro obiettivo di trasformare la SS 106 – oggi indegna di un Paese civile -, in un’infrastruttura sicura e di efficace connessione tra la dorsale ionica calabrese e il resto d’Italia e d’Europa, Le porgo distinti saluti». (rrc)

MINORANZE, PATRIMONIO DELLA CALABRIA
TUTELA DELLE ESPRESSIONI TERRITORIALI

di SANTO STRATI – La Calabria ha uno straordinario patrimonio di cultura e di tradizione che si rifà a ben tre minoranze linguistiche. Unica regione italiana ad averne così tante nello stesso territorio. In verità, la parola stessa “minoranze” esprime di per sé qualcosa di negativo, in quanto limitato, ristretto. E quindi non trova l’adeguata attenzione che meriterebbe. Forse se   parlassimo di “Espressioni territoriali” per indicare le enclavi linguistiche arbereshe, grecofone e occitane daremmo il giusto risalto alla ricchezza intrinseca che queste comunità hanno da tempo immemorabile.

Ma, come al solito, questa ricchezza che ha fatto la fortuna di molte realtà ben più modeste (si pensi all’enclave ladina in Trentino, alla stessa lingua sarda nelle sue varie declinazioni territoriali, dove si contano poche centinaia di anime) in Calabria continua a essere trascurata e, spesso, dimenticata. Nonostante una  legge nazionale  (la 482 del 1999) e una regionale (la 15 del 2003), la Regione Calabria ha, fino ad oggi, fatto orecchie da mercante alle istanze che provenivano dalle comunità che rischiano di vedere svanire lingua, costumi e tradizioni. Sottolineiamo fino ad oggi perché il bel convegno organizzato dalla Presidenza del Consiglio regionale calabrese al Polo culturale di Palazzo Campanella indica chiaramente un segnale di cambiamento nei confronti delle minoranze linguistiche della regione. Ci sono stati – è vero – diversi convegni e dibattiti sulla questione delle lingue minoritarie presenti in Calabria, ma non è sortito nulla di concreto e di ragionevolmente propositivo.

Adesso, sembra, si profila una diversa attenzione proprio dal Presidente Filippo Mancuso che vuole coinvolgere tutto il Consiglio regionale per la valorizzazione e la tutela delle  tre comunità.

La testimonianza delle tre lingue minoritarie parlate in Calabria è praticamente orale, non ci sono materiali scritti in quantità adeguata in modo da preservare il linguaggio e le stesse particolarissime e suggestive tradizioni. La costituzione nel Polo di un grande archivio di dati e materiali, messi a disposizione dai vari studiosi e rappresentanti delle tre comunità – arbereshe, grecofona e occitana, costituisce un importante primo passo del percorso di valorizzazione e tutela.

La tradizione orale si passa dai genitori ai figli, ma andrebbe sostenuta da appositi programmi scolastici con insegnanti di madre lingua che permettano di sviluppare un  consolidato bilinguismo che servirà ad accentuare il senso di appartenenza alla comunità.

Fino a non molti anni fa, ai ragazzini dei borghi grecofoni che inserivano nei temi o si lasciavano scappare qualche termine in  lingua non italiana veniva contestato l’errore a matita blu, quando invece (oggi succede) gli scolari andavano premiati per la genuina testimonianza della conoscenza della lingua degli avi. E, cosa ancora più buffa, agli insegnanti di lingua madre anziché riservare cattedre di insegnamento delle lingue minoritarie si seguiva l’assurdo criterio dell’abilitazione conseguita. Le cose sono cambiate, grazie anche a un diverso atteggiamento dell’ufficio scolastico regionale, (per esempio un’insegnante di matematica – grecofona – è stata spostata a insegnare il grecanico ai ragazzi: sarebbe stato un vero spreco di una preziosa risorsa). Ma spesso è più per volontà di singoli che per rispetto di una norma che non esiste e che andrebbe adottata alla bisogna. La tutela della lingua si ottiene insegnandola ai ragazzi, ai bambini già dalla materna, in modo tale da preservarne l’utilizzo. 

L’attuale assessore comunale alle Minoranze linguistiche del Comune di Reggio, Lucia Anita Nucera, per citare un caso-scuola, ha dato  diversi anni fa  la sua tesi di laurea in architettura in lingua grecanica. Un modello che andrebbe preso a esempio al fine di favorire la diffusione delle lingue delle minoranze.

Già, torniamo a parlare di “minoranze” come se l’appartenenza a una comunità che conserva usi, lingua e costumi del passato, fosse un elemento di vergogna o di discriminazione. È invece un tesoro da salvaguardare e da proteggere.

Anche sul piano della diffusione televisiva. Ci sono microscopiche comunità che ricevono cospicui finanziamenti per trasmettere in ambito regionale notiziari in lingua. In Calabria, salvo la lodevole iniziativa dell’ex direttore della sede Rai di Cosenza Demetrio Crucitti che ha sperimentato la sottotitolazione in greco-calabro e in arberesh di documentari e persino di una commedia, s’è fatto fino ad oggi poco, pochissimo. Il nuovo direttore di Rai Calabria, Massimo Fedele – presente al convegno di Reggio del 10 marzo – ha dimostrato molto interesse a offrire spazio e assistenza alle comunità con iniziative che vadano ben oltre i cosiddetti programmi dell’accesso. Occorre pensare a una programmazione che crei curiosità e interesse e incentivi la conoscenza delle lingue minoritarie.

C’è, comunque, la passione dei rappresentanti delle comunità – ammirevole – che dovrà costituire il punto di forza per ottenere la dovuta attenzione del Consiglio regionale. Perché, sia ben chiaro, che la valorizzazione delle “espressioni di territorialità” oltre ad assolvere un dovere sociale, in realtà finisce col tradursi in una grande opportunità di lavoro per i giovani: servono guide, addetti, coordinatori di iniziative, animatori e organizzatori, per creare un’attrazione turistico-culturale davvero unica. La scoperta degli usi e delle tradizioni diventa un elemento significativo del cosiddetto turismo esperienziale e può costituire una straordinaria attrazione turistica dove, accanto alla meravigliosa bellezza dei borghi, è possibile seguire percorsi di conoscenza del nostro passato. Scoprire come la langue d’Oc sia finita a Guardia Piemontese (dove c’è un’affascinante comunità occitana, ai più sconosciuta, persino a tantissimi calabresi), o visitare le numerose e meravigliose enclavi albanesi con una lingua difficile da comprendere e interpretare, ma proprio per questo ancor più suggestiva, o il greco di Calabria, la cui musicalità fa piacevolmente precipitare nello splendore della Magna Grecia. 

E stiamo ancora a discutere perché per le minoranze, anzi per le “espressioni di territorialità” non si debba agire subito? Ma con entusiasmo, passione e responsabilità nei confronti delle nuove generazioni che hanno il diritto di vedere preservate le proprie origini e la loro lingua. (s)

La Calabria ha la sua legge sulle pari opportunità: Via libera dal Consiglio regionale

Adesso in Calabria c’è la legge che prevede “Misure per il superamento della discriminazione di genere e incentivi per l’occupazione femminile”. Un importante segno, da parte della Regione, che arriva proprio nel giorno dedicato alle donne e che indica la chiara volontà di cambiare passo e dare una vera e propria svolta, dando «disposizioni – si legge nell’articolato – per favorire l’occupazione femminile anche attraverso il contrasto alle discriminazioni di genere nei luoghi di lavoro sia sotto l’aspetto dell’accesso al lavoro che della progressione di carriera in coerenza con quanto disposto dal decreto legislativo 198/2006; l’adozione di strumenti di equilibrio tra vita professionale e familiare, l’eliminazione delle disparità nella formazione e nel lavoro con riguardo alla partecipazione delle donne al mercato del lavoro, alla carriera ad all’imprenditorialità, anche attraverso la qualificazione professionale».

«Se si sommano i dati che certificano lo svantaggio delle donne calabresi –  meno occupate, più esposte ai lavori precari, spesso utilizzate senza adeguata valutazione di titoli di studio e professionalità e meno retribuite degli uomini – alla fragilità del, si ravvisa la persistenza di problematiche a cui dobbiamo prestare attenzione, energie e risorse», ha dichiarato il presidente del Consiglio regionale, Filippo Mancuso, che ha rivolto i suoi auguri alle donne calabresi e alle donne ucraine nel suo intervento di apertura.

«L’obiettivo del Pnrr– ha spiegato –  è un aumento del 4 per cento di donne occupate entro il 2026 che potrà ridurre il distacco che vi è tra l’Italia e l’Europa, senza però dimenticare la gravita delle diseguaglianze di genere nel Mezzogiorno, dove lavora una donna su tre: il 33% contro il 50.5% nazionale».

«L’auspicio – ha spiegato ancora – è che leggi come quella che oggi approviamo, rientrino in una efficace strategia nazionale ed europea, per agevolare, a una quota consistente di donne, l’entrata nel mercato del lavoro e aumentare reddito e consumi, partecipando cosi alla ricostruzione dell’economia nazionale e alla crescita del Sud». 

«Serve una terapia d’urto – ha concluso – come sostengono alcuni economisti che ipotizzano una tassazione più favorevole (“gender tax”) sul lavoro delle donne, ma serve anche un cambio di mentalità e del modello di sviluppo che, in linea con le previsioni dell’articolo 37 della Costituzione che vieta ogni discriminazione, annulli il divario di genere nell’interesse delle donne e del Paese».

«Il testo è partito proprio dal bisogno di affrontare il tema del basso tasso di occupazione femminile. Puntiamo a risolvere il problema dell’inserimento lavorativo ma anche del divario retributivo che penalizza le donne», ha dichiarato nel suo intervento di replica, la vicepresidente Giusi Princi, che è stata anche promotrice della legge.

«È vero – ha aggiunto – che nella legge non c’è un onere aggiuntivo a carico del bilancio, perché tutte le norme in essa contenute devono essere declinate in proposte fattive e concrete e in interventi attuativi. La legge odierna non è uno spot. A breve sarà convocato un tavolo tecnico che sarà aperto ai consiglieri regionali e alle parti sociali e sarà pronto ad accogliere proposte concrete. Auspico un sostegno trasversale al testo».

La vicepresidente, poi, ha ricordato come «il focus della legge è proprio il lavoro» e che «cercheremo di risolvere quello che è un divario retributivo, che va a penalizzare le donne un divario non solo salariale ma anche contrattuale, perché la difficoltà delle donne calabresi non è soltanto l’inserimento lavorativo ma anche la permanenza in posti di lavoro stabile, la difficoltà ad avere una progressione di carriera e anche la difficoltà a conciliare uno status di vita privata familiare con uno status lavorativo».

Una legge che ha trovato più o meno tutti d’accordo tra maggioranza e opposizione, e l’astensione da parte del gruppo De Magistris presidente. È il consigliere regionale Ferdinando Laghi a spiegarne il motivo: «è lodevole l’iniziativa di portare in aula una legge in tema di parità, ma anche questa legge però non è stata sufficientemente condivisa anche con il contesto sociale e non è stata discussa adeguatamente e nei tempi necessari per renderla più aderente alla realtà, soprattutto considerando la specificità calabrese, che poteva risaltare meglio se il percorso normativo fosse stato più articolato. Noi pensiamo di presentare in futuro una proposta di legge più articolata che intervenga anche sui punti non toccati da questo testo e coinvolga anche la società calabrese».

Per Antonio Lo Schiavo, sempre del gruppo De Magistris presidente, la «misura è condivisibile, ma insufficiente a superare le disparità».

«La nostra è l’ultima regione per occupazione femminile. Solo 29 donne su 100 lavorano. Di fronte agli ostacoli che di fatto impediscono la piena uguaglianza non possiamo limitarci a fare annunci spot, ad enunciazioni di principio o a una conferenza stampa» ha evidenziato Lo Schiavo.

«Questa è una bella legge – ha spiegato ancora – nella quale ci sono tante enunciazioni di principio, ma rispetto alle diseguaglianze di questa regione non può bastare un bollino che si dà alle imprese per garantire loro l’accesso alla ripartizione di fondi. Non possono bastare queste misure per garantire una vera parità di genere. Anche perché l’art. 11 prevede che il piano d’intervento per l’attuazione delle politiche di genere sia adottato tra 120 giorni e, quindi, oggi facciamo solo enunciazioni di principio». 

È polemica, invece, dall’opposizione: Amalia Bruni, capogruppo del Misto e leader dell’opposzione del centrosinistra, pur condividendo l’idea della legge, ha evidenziato come quest’ultima «non prevede alcun impegno finanziario e quindi rischia di essere aleatoria e astratta».

Per la Bruni, infatti, «si dovrebbe fare di più, con un testo più incisivo e che prevedeva una spesa concreta nella lotta contro la violenza di genere e nell’incentivazione all’imprenditoria giovanile. Inoltre bisogna parlare seriamente dell’aumento delle possibilità di accesso delle donne ai livelli apicali degli enti. Insomma, si poteva fare meglio senza questa fretta».

A rispondere alla Bruni, Pasqualina Straface di Forza Italia, che ha ricordato «che ci sarà un tavolo tecnico che sarà lo strumento per risolvere il tema delle risorse».

Valeria Fedele, di Forza Italia, ha evidenziato come «questa legge appartiene a tutti, non solo a una sola parte politica» e come «le leggi sono sempre perfettibili, ma questa legge, intanto, è una risposta precisa, concreta e pertinente».

«Importante il messaggio per cui il Consiglio e la Giunta regionale sono a sostegno delle donne per il ruolo fondamentale, ancora di più nella nostra terra. Questa legge può diventare un iter propedeutico a un percorso ancora più incisivo», ha detto l’assessore regionale alle Politiche Sociali della Lega, Tilde Minasi.

Ernesto Alecci, del PD, ha auspicato che «questa legge non resti una pura e mera enunciazione di principio ma che sia seguita da atti concreti, e auspico un maggior coinvolgimento delle scuole, non previsto dalla legge», mentre Davide Tavernise del M5S ha ribadito la necessità di fare di più: «per questo con un mio emendamento chiedo un tavolo regionale di coordinamento».

A evidenziare il bisogno di un impianto normativo è Raffaele Mammoliti (PD), «anche per orientare sul piano culturale, ma in questa legge mancano molte cose».

Nicola Irto (PD) ha espresso la sua preoccupazione «di fare solo una legge spot». 

«C’è una questione di metodo – ha concluso – e cioè quello di coinvolgere le commissioni e farle lavorare in modo civile e non piegarle alle esigenze esterne. E c’è una questione di merito della legge: rischiamo di fare un testo importante privo però di alcune cose come una visione generale e l’impegno finanziario, come se fosse una mozione. Si può intervenire dando alla legge una visione e una copertura finanziaria».

L’assessore regionale al Turismo, Fausto Orsomarso, ha evidenziato come «da questa giornata bisogna cogliere gli aspetti positivi, e ricordo che sul piano delle risorsa e c’è un bando predisposto dall’assessore Varì sull’imprenditoria femminile da oltre 400mila euro. La legge che approviamo oggi serve a impegnare la futura programmazione 2021-27 sul tema della parità di genere».

Ed è proprio oggi, 8 marzo, che si aprono i termini per presentare le domande inerenti il Bando destinato a supportare l’imprenditoria femminile.

L’Avviso “Sostegno alle imprese femminili” ha una dotazione finanziaria di 5.700.000 euro ed è rivolto a Società di persone e di capitali, Società cooperative, lavoratrici autonome e ditte individuali a titolarità femminile, ed offre la possibilità di ottenere l’80% di contributo in conto capitale e fino ad un massimo di 400mila euro di aiuto concedibile per la diffusione e l’implementazione dell’innovazione, specie per le imprese più piccole, consentendo una migliore adattabilità alle dinamiche di mercato come flessibilità, rapidità e sviluppo di network. L’obiettivo è quello di «dare nuova linfa ad un comparto economico che ha tutte le carte in regola per diventare asse portante della crescita della Calabria» ha spiegato Varì.

«Ci piace ribadire che l’idea di fondo alla base di questo Avviso  – ha aggiunto Varì – sta nel fatto che l’imprenditoria femminile, se sostenuta e supportata come merita, può trasformarsi in un volano di sviluppo importante in molteplici campi. Ed oggi – ribadisce – la Regione Calabria intende mandare un duplice segnale: simbolico, perché la data odierna, giorno di apertura del bando, non è stata scelta a caso; e pragmatico, perché aderendo al Bando si potranno ottenere fino a ben 400mila euro, sufficienti quindi a realizzare progetti di una certa rilevanza».

«Con l’occasione – ha concluso l’assessore Varì – voglio porgere un grande augurio a tutte le donne, ed in particolar modo a quelle ucraine, convinto che oggi più di ieri, specie in questo triste frangente storico, ci sia bisogno di guardare con speranza ad un futuro di pace. E con l’auspicio che la nostra terra e le risorse femminili possano finalmente essere valorizzate per come meritano». (rrc)

Martedì 8 marzo conferenza stampa sulla Legge regionale sulla discriminazione di genere

Domani, martedì 8 marzo, alle 15, nella Aula Commissioni del Consiglio regionale, è prevista la conferenza stampa della vicepresidente Giusi Princi, affiancata dal presidente Roberto Occhiuto e dal presidente del Consiglio regionale, Filippo Mancuso.

La conferenza si svolgerà a margine della seduta del Consiglio regionale, il cui odg prevede l’approvazione della proposta di legge recante “misure per il superamento della discriminazione di genere e incentivi per l’occupazione femminile”. (rrc)