Anastasi (Iric): Il Consiglio regionale si occupi dei problemi che incidono pesantemente sulla vita dei calabresi

«L’Assemblea si occupi al più presto di una serie di problemi concreti che incidono pesantemente sulla vita dei calabresi». È questo l’appello che il capogruppo di Io Resto in CalabriaMarcello Anastasi, ha rivolto al Consiglio regionale della Calabria, guidato da Giovanni Arruzzolo.

«Mi riferisco – ha spiegato Anastasi – ai tanti cittadini rimasti esclusi dalle misure di sostegno economico della Regione a causa di un criterio esclusivo quale quello del click day, alla luce del fatto che non su tutti i territori c’è una copertura di rete internet tale da garantire a chiunque pari opportunità di accesso. Va ricordata anche la condizione dei benzinai, esclusi per eccellenza, pur lavorando anche di notte».

«C’è necessità – ha sottolineato – di far fronte alle richieste dei venditori ambulanti, che svolgono un servizio fondamentale nei piccoli Comuni svuotati dallo spopolamento. Meritano attenzione gli operatori di scuola guida e gli addetti ai Centri revisione auto e al disbrigo di pratiche automobilistiche, così come i produttori agrumicoli della Piana di Gioia Tauro che stanno soffrendo una crisi di produzione causata dalle logiche del libero mercato e dal mancato sostegno della Regione».

«Ci sono, poi – ha proseguito il consigliere di Io Resto in Calabria – 6500 tirocinanti che, da 10 anni, attendono di essere stabilizzati e di vedere riconosciuti i loro diritti di lavoratori, senza dimenticare gli studenti universitari per i quali abbiamo chiesto l’azzeramento delle tasse con una nostra mozione approvata all’unanimità dal Consiglio».

«Infine – ha concluso Anastasi – la situazione degli alluvionati di Crotone e la questione sanità da affrontare in una seduta di Consiglio ad hoc. Tali stringenti questioni vanno affrontate con la funzione che gli compete dal nuovo presidente della massima Assemblea legislativa calabrese. L’appello che gli rivolgo è, dunque, quello di fare leva sugli assessori e sull’intero esecutivo perché da loro dipende la risoluzione di problemi che interessano da vicino migliaia di cittadini da troppo tempo senza risposte». (rrm)

Giovanni Arruzzolo è il nuovo presidente del Consiglio regionale della Calabria

È il consigliere regionale di Forza Italia Giovanni Arruzzolo, il nuovo presidente del Consiglio regionale della Calabria, in sostituzione del dimissionario Mimmo Tallini, colpito da un ordine di custodia cautelare per voto di scambio e concorso esterno in associazione mafiosa. Tallini, che si era dimesso all’indomani degli arretsi domiciliari, è stato interrogato dal gip per oltre quattro ore, negando ogni addebito e dichiarandosi «estraneo a tutte le accuse».

Il Consiglio regionale era stato convocato ieri per l’elezione del nuovo Presidente e la surroga del consigliere Frank Santacroce a Tallini.

Rinviata ad oggi la seduta, non essendo stato raggiunto il quorum richiesto nelle due prime votazioni, Arruzzolo è stato eletto con 19 voti a favore (25 i presenti ed i votanti; sei le schede bianche), dall’Assemblea legislativa alla terza votazione.

Arruzzolo era risultato eletto nella circoscrizione Sud nella lista ‘Forza Italia Berlusconi per Santelli’ con 8.649 preferenze.

«Signor presidente, signore e signori consiglieri, onorevoli colleghi – ha esordito il neo presidente Arruzzolo – consentitemi di ringraziare l’Assemblea regionale tutta per la fiducia accordatami, affidandomi un ruolo di grande responsabilità e peso, in un momento tra l’altro particolarmente difficile per la politica e per la Calabria. Non sarà semplice svolgerlo, ma assumo questo ruolo con fierezza, consapevole del prestigio e dell’importanza che ha, per assicurare l’imparzialità dell’Aula e i diritti dei singoli Consiglieri, e nell’interesse più generale dell’intera comunità regionale». 

«Un ringraziamento particolare – ha aggiunto – è per me d’obbligo ai colleghi di Forza Italia per la designazione. Ringraziamenti che estendo a tutti gli altri colleghi consiglieri della Maggioranza. Non di meno, proprio in virtù del mio ruolo super partes, intendo esprimere un attestato di stima e fiducia anche nei confronti della Minoranza, chiamata a svolgere un compito non meno gravoso, proprio per mantenere – con un’opposizione giusta e puntuale – equità e imparzialità a Palazzo Campanella. Il tempo dei contrasti per partito preso, per andarsi contro a priori ed a prescindere, deve essere superato perché in questo preciso periodo storico non possiamo permettercelo!».

«Il frangente è quanto mai delicato e complicato – ha proseguito – per la nostra amata Regione. Le motivazioni sono molteplici e palesi, arcinote a tutti dentro e fuori dal Palazzo. Siamo indeboliti dalla perdita di una grande donna, di una grande guida, di un grande Presidente; siamo in piena crisi economica da pandemia; siamo sotto i riflettori nazionali per via dell’emergenza Sanità; siamo nell’occhio del ciclone per via dell’ennesima inchiesta.  Non potremmo avere vita politica più complicata di questa. Nessuno di noi in quest’Aula, nemmeno il più agguerrito avversario politico, avrebbe voluto fare a meno di Jole Santelli – posso dirlo senza paura di smentita e con grande orgoglio -. Abbiamo perso un leader non solo noi del CentroDestra, bensì tutta la Calabria. La dignità, l’autorevolezza, che Jole ci aveva restituito soprattutto ai tavoli romani, non saranno valori facili da ritrovare. Il grande lavoro da lei svolto in appena otto mesi aveva già dato il senso di un cambio di passo importante e quanto mai necessario per uscire dall’arretratezza che viviamo in quasi tutti i settori dell’amministrazione pubblica regionale. Non ci è tuttavia consentito stare qui a piangerci addosso o continuare a rievocare la tragica e prematura scomparsa della Governatrice. Dobbiamo rimboccarci le maniche e fare del nostro meglio, senza cercare alibi o attenuanti».

«Sarò io per primo – ha detto ancora il presidente Arruzzolo – a dare l’esempio e farò del mio meglio per sostituire l’onorevole Domenico Tallini. Non posso, a tal proposito, esimermi dal riservare un pubblico pensiero a Mimmo, con l’augurio che possa al più presto dimostrare di essere estraneo ai fatti di cui lo accusano e che possa riscattare l’immagine di un’intera classe politica messa troppo spesso alla gogna. Siamo un Paese democratico e garantista per Costituzione, non per convenienza. Fino a condanna definitiva, ognuno ha il diritto di essere considerato innocente e poter dimostrare la propria integrità morale. Voglio ribadire, al contempo, totale fiducia nella Magistratura, a cui ci affidiamo in veste pubblica e privata affinché si possa addivenire alla verità. Egregio è infatti il lavoro svolto dai magistrati nel corso di questi decenni che li vedono ogni giorno in prima linea contro il malaffare».

«Come detto poc’anzi – ha proseguito – il periodo che stiamo vivendo non è certo dei più semplici. La crisi del tessuto economico e sociale e l’emergenza del settore sanitario, sono solo le più evidenti tra le criticità che dobbiamo affrontare a stretto giro. Il covid19 ha complicato la vita a mezzo mondo, in particolare dove i problemi erano già presenti, come questa nostra martoriata Terra. Nonostante ciò, voglio essere ottimista e fiducioso. Per fare un esempio: esserci ritrovati ingiustamente classificati come ‘zona rossa’, insieme alle complicazioni che sappiamo, ci ha dato tuttavia una inaspettata chance: smascherare le inefficienze del Commissariamento ed essere al centro dell’attenzione della Stampa nazionale e quindi, gioco-forza, anche del Governo».

«Voglio dire, cari colleghi – ha detto ancora – che dobbiamo sforzarci a trovare quanto di positivo può darci tutta questa situazione: cioè la possibilità di avere gli strumenti per riformare la sanità in Calabria, partendo dalle risorse umane, passando dalle strutture, arrivando alle tecnologie più avanzate. Questo potrebbe consentirci di riformare uno dei settori più disastrati della Regione e trasmettere fiducia ai Nostri corregionali, stanchi di emigrare anche per questioni di salute.  Ho citato la Sanità come emblema delle difficoltà, ma è ovvio che non è solo lì il problema. Trovare spunti positivi e concretizzarli è il nostro compito, seppur temporaneo. Come sarà il mio. Ma va comunque onorato. Io sarò, infatti, un presidente di transizione; guiderò questa Assemblea per il tempo necessario per andare al voto. Svolgerò l’ordinario, quindi, in attesa che i calabresi scelgano e si rinnovi per intero la Legislatura. Con ogni probabilità sarà il 14 febbraio il giorno prestabilito per tornare alle urne. È  un lasso di tempo non molto cospicuo, ma sufficiente per poter dare un’impronta di quello che potrebbe essere il prossimo, vicinissimo futuro, a maggior ragione in vista delle elezioni previste tra meno di 3 mesi. Animati dalla passione di voler migliorare il futuro della nostra Regione, la missione di tutti qui dovrà essere quindi quella di infondere speranza anche in ciò che è provvisorio, come il mio incarico. Nel periodo che ci separa dal prossimo step, Io eserciterò il mio mandato attenendomi alle disposizioni che regolano l’attività del Consiglio, garantendo funzionalità ai nostri ruoli, nel rispetto reciproco tra Maggioranza ed Opposizione che devono entrambe essere guidate da un forte senso di etica e forte senso delle Istituzioni». 

«In questo senso – ha detto ancora il presidente del Consiglio regionale della Calabria – chiedo un decisivo sostegno anche appunto alla minoranza e colgo l’occasione per richiamare ciascuno di noi all’unità. La legittimazione deve essere reciproca, è una condizione necessaria per lavorare bene in favore della Comunità che con orgoglio rappresentiamo. Consiglio e Giunta sono chiamati, entrambi, nella diversità delle loro funzioni, a rafforzare confronto e collaborazione per poter dare risposte efficaci ai cittadini. A guidarci dovrà essere l’etica della responsabilità. Dobbiamo cogliere lo straordinario significato che ha potersi sedere in quest’Aula a rappresentare il proprio territorio. E in funzione di tutto ciò, ritengo doveroso precisare – ove sia necessario – che sarò presente a Palazzo Campanella ogni giorno, per essere punto di riferimento di Maggioranza e Opposizione; e non intendo solo riferimento politico, ma anche per tutti gli altri funzionari, dirigenti e dipendenti (dall’ultimo al primo). Anzi, è forse questa la sede più idonea per ringraziare ognuno di loro per il lavoro svolto».

«Ritengo – ha concluso – che la nostra sede Istituzionale debba essere il più possibile aperta e trasparente perché questo Palazzo deve essere la casa di tutti i calabresi, andando oltre i campanilismi territoriali. Signor presidente, signore e signori consiglieri, concludo semplicemente augurando a tutti buon lavoro!» (rrm)

Venerdì e sabato si riunisce il Consiglio regionale della Calabria

È stata convocata, per venerdì 27 e sabato 28 novembre, alle 14, la Conferenza dei Capigruppo del Consiglio regionale della Calabria, coordinata dal vicepresidente del Consiglio regionale della Calabria, Luca Morrone, a Palazzo Campanella.

All’ordine del giorno, la Presa d’atto delle dimissioni del Presidente del Consiglio Domenico Tallini; la surroga con il primo candidato dei non eletti nel collegio Centro nella lista Forza Italia e l’Elezione del Presidente del Consiglio. 

All’esame dell’Aula anche l’Assestamento di bilancio (che rientra fra le pratiche urgenti ed indifferibili) e l’approvazione dei Rendiconti di una serie di enti sub-regionali. 

In apertura dei lavori odierni, il vicepresidente Morrone ha dichiarato «Preso atto della celerità con cui è pervenuto il provvedimento di sospensione da parte del Governo, manifesto piena solidarietà al presidente Tallini che, sono certo, saprà far valere le proprie ragioni e riuscirà a dimostrare la sua estraneità rispetto ai fatti contestati. Abbiamo assoluta fiducia nella Magistratura che, senza dubbio, farà il suo lavoro con serenità e senza pregiudizio».

«Questa legislatura – ha concluso Luca Morrone – è stata segnata da eventi straordinari e drammatici – dalla pandemia, alla morte della presidente Jole Santelli fino alle ultime vicende, eventi che impongono a tutti noi, anche in questa ultima fase, il massimo impegno nel segno della sinergia e della collaborazione bipartisan».  

Hanno preso parte ai lavori i consiglieri Giuseppe Graziano (capogruppo Udc), Giuseppe Neri in sostituzione di Filippo Pietropaolo (Fdi), Tilde Minasi (capogruppo Lega), Giacomo Crinò (capogruppo Cdl), Raffaele Sainato in sostituzione di Giovanni Arruzzolo (Fi), Marcello Anastasi (capogruppo Iric), Antonio Billari in sostituzione di Giuseppe Aieta (Dp), Libero Notarangelo in sostituzione di Domenico Bevacqua (Pd). (rrm)

SENZA VERGOGNA CONTRO LA SANTELLI,
MORRA NON SI SCUSA: LASCI L’ANTIMAFIA

di SANTO STRATI – Non è la prima volta che Nicola Morra, genovese eletto a Cosenza, senatore Cinque Stelle, presidente della Commissione Antimafia, si lascia andare a frasi inappropriate e offensive. Finché le allusioni e gli insulti fanno parte dell’abituale dialettica-scontro della politica, ci può pure stare, anche se il ruolo ricoperto da Morra consiglierebbe un minimo di contenimento e di prudenza. Invece Morra ama fare il protagonista, come quei presidi perfidi di una volta che umiliavano a fasi alterne insegnanti e studenti, solo per rimarcare la posizione di potere, senza curarsi se le umiliazioni ferissero o facessero danni di natura psicologica. L’importante è prevalere, intimidire per farsi notare, senza curarsi delle conseguenze.

Ma questa volta il sen. Morra ha passato il segno, scatenando una vera e propria rivolta, anche dei suoi colleghi di partito, contro le spregevoli espressioni riservate alla povera Jole Santelli. Accusando i calabresi di averla votata sapendo che era malata di cancro. La battuta, orrida, che offende non solo la defunta presidente ma tutti i malati oncologici, trattati come appestati senza diritto e, privati dall’illogica spocchiosità del sen. Morra anche del diritto alla speranza. Di cancro si può guarire, ogni giorno ci sono formidabili progressi della scienza che lanciano ai malati oncologici quei segnali che permettono loro di guardare al futuro. Quello che è incurabile e, ahimé, inguaribile è la stupidità e, soprattutto, la coglioneria umana. Con tutto il rispetto per il sen. Morra, che ci piace pensare non appartenga a nessuna delle due categorie, al quale ci permettiamo di suggerire una qualche moderazione, salvo che non lo diverta provocare, continuamente, indignazione con le sue parole.

Come avviene abitualmente in casi come questo, il sen. Morra, costretto alle scuse dal suo stesso Movimento, ha detto subito dopo di esser stato frainteso: «Chiedo scusa a chi si è sentito offeso da parole che sono state volutamente tagliate e cucite per far intendere ciò che non ho mai pensato. Io mi batto per una sanità pubblica universale che intervenga per chi è più debole e chi è più debole è il malato». Ma per correggere la gravità delle sue affermazioni («La Calabria è irrecuperabile»), ha usato le scuse per colpire di nuovo con una violenza verbale inaccettabile l’ex presidente del Consiglio regionale Domenico Tallini (ieri si è dimesso e ha rinunciato anche all’incarico di vicecoordinatore regionale di Forza Italia), sputando letteralmente una sentenza di colpevolezza assoluta che non tocca al Presidente Antimafia emettere. E comunque non c’è stata alcuna manipolazione delle sue parole, ma le frasi sono state raccolte in diretta da Radio Capital e chiunque può ascoltare sul web le scellerate dichiarazioni.

In altri tempi, le dimissioni sarebbero stata un’onorevole uscita di scena, ma il sen. Morra difficilmente le presenterà, con la vergognosa copertura dei suoi compagni di partito: per i parlamentari grillini calabresi ad esclusione di Dalila Nesci, evidentemente, non è successo nulla. Un’anonima nota dei pentastellati dice asetticamente: «Le affermazioni del senatore Nicola Morra sulla presidente Santelli, i cittadini calabresi e i malati oncologici non rispecchiano il pensiero del Movimento 5 Stelle, che ne prende le distanze». Distanze prese anche dalla Rai che, con ammirevole presa di posizione, ha cancellato la partecipazione del sen. Morra al programma di Rai3 Titolo V a causa delle sue dichiarazioni inaccettabili espresse pubblicamente contro i calabresi e contro la defunta Jole Santelli.

Qualcuno dovrebbe spiegare al sen. Morra che è presidente della Commissione Antimafia (e non di un discutibile quanto inaccettabile Comitato di Giustizialismo sfrenato), che la nostra Costituzione (art. 27, secondo comma) garantisce la presunzione d’innocenza fino alla condanna definitiva. E non è tollerabile che si alimenti la macchina del fango che mediaticamente stritola tutti, colpevoli (presunti fino alla condanna) e innocenti (presunti fino all’assoluzione definitiva), delegittimando ruoli, funzioni, istituzioni, rovinando – spesso ingiustamente – vite, carriere e famiglie. Con quasi sempre lunghissime (e non sempre necessarie) custodie cautelari: quanti sono i detenuti (anonimi) in attesa di giudizio che, dopo molti anni, si vedono riconosciuta l’assoluta estraneità ai fatti delittuosi che erano stati loro imputati? E chi ripaga reputazioni e vite distrutte?

È più che giusto che chi ruba, chi delinque, chi commette un reato sia giudicato e condannato (con ragionevoli tempi dei processi), ma non è accettabile che, soprattutto dai giornali, dalla tv, dalla testate online, si emettano condanne mediatiche che, troppo spesso, sono molto più dannose dell’eventuale condanna definitiva. Significa gettare fango, facendo diventare il contenuto delle ordinanze di custodia cautelare come verità assoluta. La pubblica accusa, per mestiere, deve disegnare il profilo criminale dell’indagato, esasperando spesso i toni, ma sono accuse, non sono sentenze. Nelle 357 pagine dell’ordinanza del Tribunale ordinario di Catanzaro firmata dal giudice delle indagini preliminari si leggono accuse terribili anche nei confronti dell’ex presidente del Consiglio regionale. Toccherà ai giudici valutarle e determinare la colpevolezza o l’innocenza di tutti gli imputati, ma la stampa smetta di condannare con palate di fango chiunque finisce in un’indagine giudiziaria. Serve giustizia e chi esulta solo sulla base di accuse – non importa se circostanziate o basate sul nulla – non vuole giustizia, ma difende il giustizialismo più bieco che è il nemico numero uno della civiltà e della democrazia. Il nostro Paese e, soprattutto, la Calabria fanno volentieri a meno dei giustizialisti da strapazzo che non hanno la minima idea del concetto di libertà e di giustizia. (s)

ULTIM’ORA: Arresti domiciliari per il presidente del Consiglio regionale Tallini

Arresti domiciliari per il presidente del Consiglio regionale della Calabria Mimmo Tallini, 68 anni, esponente di spicco di Forza Italia. Il provvedimento, notificato questa mattina dai carabinieri, è stato emesso dalla Procura di Catanzaro nell’ambito dell’inchiesta “Farmabusiness” che vede coinvolti altri 18 indagati per presunti rapporti con la cosca della ndrangheta crotonese di Grande Aracri. L’accusa per il presunto coinvolgimento del Presidente sarebbe di scambio elettorale-politico-mafioso riferito alle elezioni del 2014. Grande sconcerto in tutta la regione. (rrm)

Anche una delegazione del Consiglio regionale a Roma con i sindaci calabresi

Sarà presente anche una delegazione del Consiglio regionale della Calabria questa mattina a piazza Colonna a Roma, per il sit in statico dei 400 sindaci calabresi che manifesteranno davanti a Palazzo Chigi. Una manifestazione – ha detto il presidente del Consiglio regionale Mimmo Tallini – «di protesta del direttivo dell’ANCI Calabria, accanto ai sindaci calabresi mobilitati in un’iniziativa che ci vede tutti coesi nella richiesta della fine del commissariamento della sanità in Calabria e per garantire ai nostri corregionali condizioni di pari dignità e trattamento nella tutela della salute».

«Dinanzi agli ultimi vergognosi accadimenti al limite del tragicomico e che suonano come una pesante offesa all’intelligenza e alla dignità dei calabresi – ha detto Tallini –, occorre una presa di posizione ferma per rivendicare diritti fondamentali denegati da troppo tempo. I nostri sindaci e i consiglieri regionali, al di là delle ideologie e del colore politico si ritroveranno insieme per chiedere: la fine del commissariamento che in undici anni ha prodotto solo guasti; la cancellazione del debito e un celere adeguamento sia sul piano delle strutture sanitarie che sul versante dell’irrobustimento della dotazione di personale, passaggi questi fondamentali per uscire dalla zona rossa. Una voce quella di tutti i primi cittadini, alla quale si aggiunge quella del Consiglio regionale della Calabria che parteciperà alla manifestazione attraverso una delegazione composta dai consiglieri regionali di maggioranza: Giannetta, Sainato, Morrone, Minasi, Gallo e De Caprio. Attendiamo che all’iniziativa in programma nella Capitale seguano responsabilmente gli atti dovuti da parte del Governo. Serve un netto cambio di passo che possa mettere fine alle etichette che da troppi anni pesano come una spada di Damocle sulle teste di tutti noi calabresi».

«La misura è davvero colma. Occorre restituire dignità al popolo calabrese e alle sue istituzioni. La Regione deve riappropriarsi al più presto delle sue competenze in materia di sanità ponendo fine ad un commissariamento iniziato nel 2010, a seguito dell’approvazione nel 2009 del Piano di rientro. 11 anni che, di fatto, non hanno portato né al risanamento del debito né al miglioramento del sistema sanitario regionale. In quest’ottica – conclude il Presidente del Consiglio regionale – la manifestazione di Roma può segnare l’inizio di una nuova stagione per le sorti della sanità in Calabria e per restituire fiducia ad una popolazione che oggi sulla propria pelle sente tutto il peso di un’ingiustizia che compromette diritti fondamentali ed inderogabili». (rrc)

Tallini: firmato il Contratto Collettivo Decentrato Integrativo del comparto

Il presidente del Consiglio regionale della Calabria, Domenico Tallini, ha annunciato, con soddisfazione, che è stato firmato il Contratto Collettivo Decentrato Integrativo Ccdi 2020 del comparto grazie a un proficuo lavoro in sede di Delegazione Trattante.

«Un passaggio importante – ha aggiunto – per la burocrazia di Palazzo Campanella perché la ‘firma’ arriva attraverso una larga convergenza delle componenti sindacali, della Rsu e della parte pubblica che ha accompagnato i lavori della contrattazione, il cui fondamentale obiettivo condiviso è stato quello di rendere più efficiente la macchina amministrativa». 

«Per questo risultato – ha sottolineato Tallini – ringrazio i componenti della Delegazione Trattante di parte pubblica, ed in particolar modo il presidente, avv. Maria Stefania Lauria; le Organizzazioni Sindacali FpP Cgil, Cisl Fp e Uil Fpl, nonché la Rsu. Attraverso il nuovo contratto, sottoscritto con grande senso di responsabilità ed un confronto ricco ed articolato – considerata la pandemia Covid-19 – si potrà giungere allo stanziamento di risorse per sorreggere incentivi ed indennità al personale».

«Strumenti fondamentali – ha concluso il presidente Tallini – per valorizzare le professionalità dei dipendenti del Consiglio regionale della Calabria che con impegno e dedizione, contribuiscono all’assolvimento delle funzioni istituzionali». (rrm)

 

Tallini sull’intitolazione della Cittadella regionale a Jole Santelli, l’ANPI è contraria

Il presidente del Consiglio regionale della Calabria, Domenico Tallini, nel corso dell’ultima seduta dell’Assemblea regionale, è intervenuto sull’intitolazione della Cittadella regionale alla compianta Jole Santelli, di cui è stato preso atto.

«Cari Colleghi Consiglieri regionali – ha esordito Tallini – vorrei oggi (martedì scorso ndr) condividere con voi l’enorme ondata emotiva che ha suscitato in tutto il Paese l’improvvisa scomparsa della presidente on. Jole Santelli, prima donna ad assumere la guida della Calabria dalla nascita delle Regioni a statuto ordinario. Tante sono state le manifestazioni di stima e di rispetto nei confronti della presidente Santelli che sono venute, in maniera assolutamente bipartisan, dalle più Alte Cariche dello Stato e, in particolare dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, dal presidente del Consiglio dei Ministri Giuseppe Conte, dai presidenti di Senato e Camera, Elisabetta Casellati e Roberto Fico, dalla Conferenza Stato-Regioni».

«Tanta ammirazione e considerazione – ha aggiunto – si è registrata attorno alla figura dell’on. Jole Santelli da tutto il mondo politico, culturale e della comunicazione del Paese, spontaneo e sincero è stato l’omaggio, anche questo bipartisan, venuto dalle centinaia di Sindaci che hanno voluto dare l’estremo saluto alla presidente Santelli a nome delle loro popolazioni e delle cinque Province della Calabria. Vorrei, in quest’Aula, sottolineare come la scomparsa della presidente Santelli abbia unito nel dolore tutto il popolo calabrese, senza distinzioni territoriali, ideologiche e culturali, provocando una reazione emotiva fraterna e solidale».

«Il nome dell’on. Jole Santelli – ha proseguito il presidente del Consiglio regionale della Calabria – è divenuto il simbolo dell’unità della Calabria che si è riconosciuta nella straordinaria vicenda politica e umana di una donna coraggiosa che amava smisuratamente la sua terra.
L’on. Santelli ha sempre onorato con la sua vita esemplare e il suo impegno politico le Istituzioni che è stata chiamata a servire, dal Parlamento al Governo e infine alla presidenza della Regione Calabria. Nel corso della sua breve esperienza alla guida della Calabria, ha dimostrato profondo rispetto per tutte le componenti politiche, di maggioranza e di opposizione, che formano la massima Assemblea democratica della Regione».

«Pertanto, oggi (martedì scorso ndr), in quest’Aula – ha continuato Tallini – prendiamo atto che la Giunta Regionale della Calabria, ha tempestivamente accolto la nostra richiesta di intitolare il Palazzo della Cittadella Regionale alla Presidente on. Jole Santelli, quale simbolo delle Istituzioni e dell’Unità della Calabria, indicandola così come esempio e riferimento alle nuove generazioni, non solo per la sua esemplare vicenda politica e istituzionale, ma soprattutto per il coraggio con cui ha affrontato la vita».

«Tale decisione – ha concluso – rappresenta un grande contributo al superamento di tutti i campanilismi e alla formazione di una nuova e più radicata identità regionale che punti sull’orgoglio dell’appartenenza e sulla speranza per un futuro migliore». (rrm)

L’ASSOCIAZIONE NAZIONALE PARTIGIANI DI REGGIO SPIEGA PERCHÈ È CONTRARIA

L’intervista video di Luigi Palamara al Presidente Sandro Vitale:

Giannetta (FI): Con ‘Legge Giannetta’ più valore a farmacisti nelle strutture sanitarie

È soddisfatto il consigliere regionale di Forza ItaliaDomenico Giannetta, per l’approvazione, in Consiglio regionale, della Legge Giannetta, «uno strumento normativo, a impatto zero, che valorizza il ruolo del farmacista nelle strutture sanitarie e assistenziali pubbliche e private».

«Grazie a questa legge – ha dichiarato Giannetta – i medicinali e le terapie non verranno più lasciate a mani inesperte. La gestione e la dispensa dei farmaci saranno di esclusiva competenza del farmacista abilitato. L’adeguamento delle strutture comporterà benefici ai cittadini e al servizio sanitario, perché tutte le azioni saranno più corrette, controllate, e con una migliore aderenza terapeutica e questo comporterà anche economie alle strutture stesse, siano esse pubbliche o private».

«La legge, infatti – ha evidenziato Domenico Giannetta – dovrà trovare applicazione in tutti gli istituti di cura calabresi: negli istituti di ricovero, di riabilitazione, nelle residenze socio-sanitarie assistite (Rssa), presso i servizi per le tossicodipendenze (Sert), nelle case protette comunità terapeutiche, negli istituti di cura privati ed in tutte le strutture ove vengano utilizzati i medicinali».

«Da ciò – ha concluso il consigliere regionale – emerge l’importanza anche del dato occupazionale. L’impianto normativo stabilisce anche i criteri di assunzione dei farmacisti presso le strutture. Intendiamo, così, contribuire a colmare quella carenza di professionalità in ambito sanitario che mai, come oggi, fa tristemente notizia». (rrm)

Preferenza di genere: Giovanna Cusmano, riequilibrio nelle Istituzioni

L’avv. Giovanna Cusumano, già presidente della Commissione regionale Pari Opportunità – ha espresso la «viva soddisfazione per l’approvazione da parte del Consiglio regionale della Calabria della legge sulla “Doppia Preferenza di Genere”, strumento che la Corte Costituzionale ha riconosciuto essere finalizzato al riequilibrio di genere nelle Istituzioni. Garantire a donne ed uomini la parità d’accesso nella massima assise regionale, rispetta certamente  il dettato costituzionale, favorendo le condizioni per una Democrazia Compiuta.

Certamente non era più procrastinabile la mancata approvazione della legge “de qua”, ma in questi pochi mesi di legislatura, già in diverse occasioni con la compianta Presidente Jole Santelli, avevamo discusso della necessità che il consiglio regionale recepisse in tempi brevissimi l’introduzione nella legge elettorale della “doppia preferenza di genere”.

Sapeva bene Jole Santelli che ben 7000 calabresi, donne e uomini, già nel lontano 2011 avevano sottoscritto la proposta di legge di iniziativa popolare sulla Doppia preferenza, di cui ero la relatrice e prima firmataria. Non ha avuto il tempo Jole Santelli di vedere approvata la legge in aula, ma non trovo sia stato una mera casualità che questa legge, che garantisce una maggiore partecipazione femminile, l’abbia approvata un consiglio regionale che aveva eletto, per la prima volta nella sua storia, una Donna Presidente.

Adesso è importante fare una buona campagna di comunicazione che spieghi correttamente le possibilità che hanno gli elettori, che per la prima volta andranno alle urne per il rinnovo del Consiglio regionale, col meccanismo della “doppia preferenza di genere”. Se non riusciamo, infatti, a spiegare con chiarezza le modalità con le quali l’elettore può votare rischiamo di vanificare gli effetti che la legge si proponeva, che è appunto quello di assicurare una maggiore presenza femminile nella massima Assise calabrese. L’elettore calabrese deve sapere che potrà, se vorrà, esprimere due preferenze per l’elezione del nuovo consiglio regionale. Due preferenze, dunque, che devono andare a candidati di sesso diverso che fanno parte della stessa lista. L’elettore, pertanto, quando si recherà nell’urna (ed io non posso che auspicare che ci sia la massima partecipazione popolare), potrà o dare un solo voto oppure darne due. Se decide di dare due voti dovrà darli a due candidati di sesso diverso (donna-uomo oppure uomo-donna). Auspico sinceramente che il prossimo consiglio regionale sarà composto da uomini e tante donne. (rrc)