È legge la preferenza di genere per le prossime elezioni regionali

È legge la preferenza di genere: il Consiglio regionale della Calabria ha votato, tra i suoi ultimi atti prima di chiudere la legislatura, il provvedimento che sana una grave carenza nella normativa regionale. La Calabria era rimasta con il Piemonte, la Valle d’Aosta e, il Friuli Venezia Giulia, la Liguria e la Puglia una regione che non prevedeva la doppia preferenza di genere per l’elezione del Consiglio regionale. Per Liguria e Puglia aveva provveduto il Governo a settembre, nella scadenza elettorale regionale, a introdurre la preferenza di genere e avremmo avuto lo stesso provvedimento in assenza della legge licenziata oggi.

Grande soddisfazione della commissione Pari opportunità, dei movimenti femminili, delle associazioni che. si sono battute con tutte le forze, dopo la vergognosa bocciatura nella passata legislatura del progetto di legge presentato da Flora Sculco. Questa volta non ci sono stati ripensamenti o mugugni, la legge è realtà.

Il presidente del Consiglio Mimmo Tallini ha spiegato, introducendo il provvedimento, che la Calabria non poteva subire la stessa umiliazione di Liguria e Puglia: «Intendiamo licenziare  – ha detto – autonomamente questo testo che, nelle nostre intenzioni, dovrebbe favorire una maggiore presenza femminile in questa Aula. Una considerazione importante: la normativa, da sola, non basterà ad alzare la percentuale di presenza femminile in Consiglio regionale. Sicuramente è uno strumento prezioso ed essenziale, ma deve esser accompagnato anche da un cambio di mentalità, un cambio culturale, da parte di tutti i partiti che devono valorizzare senza esitazione l’enorme potenzialità delle donne. Noi cominciamo a fare la nostra parte. Sicuro di interpretare il sentimento di tutti i consiglieri, dedico questo testo alla memoria di Jole Santelli, la prima donna nella storia del regionalismo calabrese ad assumere la carica di Presidente. E ringrazio ovviamente, per la spinta che hanno dato al provvedimento, le colleghe Flora Sculco e Tilde Minasi, alle quali auguro di essere riconfermate nelle prossime elezioni, così come mi auguro che in questa Assemblea il numero delle elette sia molto più alto di quello attuale».

«Una conquista normativa e culturale – secondo il consigliere regionale Giacomo Pietro Crinò (CdL) –. Il Consiglio regionale della Calabria ha adeguato la legge elettorale al quadro normativo vigente in materia di rappresentanza di genere, con l’obiettivo di assicurare la parità di accesso tra donne e uomini alle cariche elettive ed anche di allinearsi alle previsioni legislative presenti in altre realtà regionali. Si tratta di una conquista normativa e culturale che acconsentirà la partecipazione attiva delle donne alla politica calabrese. Ci dotiamo, finalmente, recuperando il colpevole ritardo della passata Assise, di uno strumento fondamentale per garantire qualità nella democrazia e nella rappresentanza e per valorizzare, ancor più, la funzione delle donne nelle Istituzioni. Nel corso della seduta ho relazionato sulla modifica delle disposizioni transitorie sui requisiti strutturali e organizzativi delle strutture socio-educative per la prima infanzia, di cui all’articolo 23 della L.R. 15/2013 approvata dal Consiglio regionale della Calabria con specifico riguardo alla proroga del termine di adeguamento.

«Con l’articolo 23, così come modificato dalla L.R. n. 7/2020 – ha detto Crinò –, è stato fissato al 31 dicembre 2020 il termine assegnato alle strutture socio-educative, sia pubbliche che private per adeguare i requisiti strutturali ed organizzativi previsti dalla legge e dal successivo regolamento. L’adeguamento comporta, tuttavia, una serie di modifiche strutturali, nonché misure organizzative complesse, che diverse strutture hanno ancora in corso e non hanno del tutto completate anche per i costi di non poco conto da sostenere. Pertanto, si rende necessario fissare un nuovo ed ultimo termine (‘entro il 30 giugno 2021’) in modo che tutti coloro che gestiscono questi servizi possano mettersi in regola ed evitare, in caso di mancato adeguamento, la chiusura e la conseguente interruzione delle attività con conseguenze anche sui lavoratori e sulle famiglie che verrebbero private di questi importanti servizi. Mi dispiace che la modifica normativa appena varata, non abbia registrato il voto dell’opposizione che ha preferito abbandonare l’Aula non ritenendo l’argomentazione indifferibile ed urgente. Invero, anche la categoria interessata dalla novella legislativa è stata decisamente colpita dagli effetti della pandemia in atto che ha reso impraticabile l’adeguamento ai requisiti strutturali ed organizzativi previsti. Diverse strutture calabresi hanno ancora in corso i lavori di adeguamento e i costi da sostenere sono indubbiamente elevati. La proroga del termine di adeguamento, quindi, si è resa doverosa per dare la possibilità di adempiere con più tranquillità, magari evitando la cessazione o l’interruzione delle attività, con logici risvolti negativi sui lavoratori e sulle famiglie che verrebbero private di questi servizi essenziali».

Fra i primi commenti, quello del commissario regionale del Partito Democratico on. Stefano Graziano: «Finalmente la Calabria approva la modifica alla legge elettorale che istituisce la doppia preferenza di genere, peccato però che questa pagina di buona politica sia macchiata dal resto dell’ordine del giorno imposto dalla maggioranza. Provvedimenti che non avrebbero dovuto proprio essere portati all’attenzione dell’aula e che danno una pessima immagine della politica, che in piena pandemia pensa ad alimentare clientele». (rp)

L’ultima seduta del Consiglio regionale della Calabria

Domani mattina, alle 12, a Palazzo Campanella di Reggio Calabria, si riunisce, per l’ultima volta, il Consiglio regionale della Calabria, guidato da Domenico Tallini.

La seduta, convocata dal presidente Tallini, prevede 18 punti all’ordine del giorno:

1) Proposta di legge n. 55/11^ di iniziativa dei Consiglieri regionali Tallini, Minasi, Pitaro Vito, Aieta, Pietropaolo, Arruzzolo, Crinò, Pitaro Francesco, Graziano, Anastasi, recante: “Norme in materia di rappresentanza e doppia preferenza di genere. Modifiche ed integrazioni alla legge regionale 7 febbraio 2005, n. 1 (Norme per l’elezione del Presidente della Giunta regionale e del Consiglio regionale) (Relatore: Consigliere Mancuso); 

2) Proposta di provvedimento amministrativo n. 50/11^, di iniziativa della Giunta regionale, recante: “Piano di Azione e Coesione (Pac) 2007/2013. Approvazione del Piano Finanziario, del differimento del termine per la conclusione degli interventi e delle schede nuove operazioni” – (Relatore: Consigliere Neri); 

3) Proposta di legge n. 64/11^, di iniziativa dei Consiglieri regionali Tallini, Neri, Crinò, Molinaro, Giannetta, Arruzzolo, Raso, recante: “Abrogazione della legge regionale n. 25/2009 (Norme per lo svolgimento di ‘elezioni primarie’ per la selezione di candidati alla elezione di Presidente della Giunta regionale)” – (Relatore: Consigliere Mancuso); 

4) Proposta di provvedimento amministrativo n. 72/11^, di iniziativa della Giunta regionale, recante: “Por Calabria Fesr Fse 2014/2020 – Presa d’atto della proposta per la revisione del Por Calabria Fesr-Fse 2014/2020 ‘Coronavirus Response Investment Initiative’ (Crii). Modifiche al Reg. (UE) 1303/2013 e 1301/2013 approvata dal Comitato di Sorveglianza del Programma” – (Relatore: Consigliere Neri); 5) Proposta di provvedimento amministrativo n. 51/11^, di iniziativa della Giunta regionale, recante: “Piano di Azione e Coesione (Pac) 2007/2013. Approvazione rimodulazione del Piano Finanziario. Approvazione schede intervento” – (Relatore: Consigliere Neri); 

6) Proposta di provvedimento amministrativo n. 54/11^ di iniziativa della Giunta regionale, recante: “Piano di Azione e Coesione (Pac) 2007/2013. Approvazione rimodulazione schede intervento “StaInCalabria”, “InCalabria”, “II.13 Interventi stradali e aeroportuali”, “III.6 Politiche attive del lavoro”. Approvazione rimodulazione del Piano Finanziario” (Relatore: Consigliere Neri); 

7) Proposta di provvedimento amministrativo n. 6/11^, di iniziativa della Giunta regionale, recante: “Programma Regionale per le attività di sviluppo nel settore della Forestazione e per la gestione delle Foreste Regionali anno 2020” – (Relatore: Consigliere Molinaro); 

8) Proposta di legge n. 54/11^ di iniziativa dei Consiglieri regionali Pitaro Vito, Crinò, Neri, Arruzzolo, Minasi, Pietropaolo e Graziano recante: “Modifiche e integrazioni agli articoli 12, 13 e 14 della legge regionale 30 aprile 2009, n. 14 (Nuova disciplina per l’esercizio dell’attività agrituristica, didattica e sociale nelle aziende agricole)”. (Relatore: Consigliere Pitaro Vito); 

9) Proposta di legge n. 53/11^ di iniziativa dei Consiglieri regionali Crinò, Minasi, Pitaro Vito, Pietropaolo, Graziano e Arruzzolo recante: “Modifica delle disposizioni transitorie sui requisiti strutturali e organizzativi delle strutture socio-educative per la prima infanzia, di cui all’articolo 23 della l.r. 15/2013. (BURC n. 65 del 30 giugno 2020). Proroga del termine di adeguamento” (Relatore: Consigliere Crinò); 

10) Proposta di legge n. 56/11^, di iniziativa dei Consiglieri regionali Pitaro V. e Tassone, recante: “Istituzione Consorzio Costa degli Dei” (Relatore: Consigliere Pitaro V.); 

11) Proposta di legge n. 50/11^, di iniziativa del Consigliere regionale Mancuso, recante: “Disciplina delle Associazioni Pro Loco” (Relatore: Consigliere Mancuso); 12) Proposta di legge n. 63/11^ di iniziativa del Consigliere regionale Minasi, recante: “Modifiche ed integrazioni alla l.r. 36/2008, alla l.r. 47/2011 e 47/2018” – (Relatore: Consigliere Minasi); 

13) Proposta di legge n. 58/11^, di iniziativa dei Consiglieri regionali Giannetta, Anastasi, recante: “Norme per l’utilizzo dei farmaci nelle strutture pubbliche e private” – (Relatore: Consigliere Giannetta); 

14) Mozione n. 42 a firma dei Consiglieri regionali Mancuso e Graziano “Prosecuzione delle attività mediante l’uso di beni del demanio marittimo, lacuale e fluviale oggetto di concessione demaniale. Art. 182 del D.L. n. 34/2020, nella versione modificata della legge di conversione n. 77 del 17 luglio 2020 (GU n. 180 del 18.7.2020- Suppl. Ordinario n. 25)”; 

15) Ordine del giorno a firma dei Consiglieri Tallini, Esposito, Minasi, Neri, Paris e Crinò “Medici ex condotti”; 

16) Mozione n. 40 a firma del Consigliere regionale Anastasi “Riconoscimento dell’Eccidio di Rizziconi come unica strage nazista in Calabria”;

17) Proposta di provvedimento amministrativo n. 70/11^ d’Ufficio, recante: “Presa d’atto della morte del Presidente della Giunta regionale (articolo 60, comma 2 del Regolamento interno del Consiglio regionale)” (Relatore: Consigliere Mancuso); 

18) Proposta di provvedimento amministrativo n. 69/11^ d’Ufficio, recante: “Presa d’atto dell’intitolazione della Cittadella regionale al Presidente della Regione Calabria, On. Avv. Jole Santelli” (Relatore: Consigliere Mancuso). 

Stante la perdurante emergenza epidemiologica, si rammenta che per evitare situazioni di sovraffollamento, la seduta si terrà a porte chiuse e, pertanto, è consentito l’accesso al Palazzo e alle relative pertinenze solo ai Consiglieri, agli Assessori regionali e al personale espressamente autorizzato. (rrc)

La Regione scrive al Governo indicando le possibili date per il voto

Il presidente f.f. della Regione Calabria, Nino Spirlì, il presidente del Consiglio regionale della Calabria, Domenico Tallini, gli assessori regionali e i consiglieri regionali di maggioranza hanno inviato una lettera al presidente del Consiglio dei Ministri, Giuseppe Conte, al ministro degli Affari Regionali, Francesco Boccia e al ministro dell’Interno Luciana Lamorgese.

Oggetto della missiva, che domani, 10 novembre, il Consiglio regionale della Calabria si riunirà per l’ultima volta, non solo per prendere atto della morte della presidente Jole Santelli, ma anche per chiudere «la Legislatura con il congedo di tutti i Consiglieri, nel rispetto della Costituzione e delle Leggi nazionali e regionali vigenti, in ossequio alla volontà dei calabresi di tornare alle urne per eleggere un Presidente e un Consiglio pienamente legittimati».

Infatti, «l’improvvisa scomparsa – si legge nella lettera –  del presidente on. Jole Santelli ha fatto piombare la Calabria in una situazione drammatica, in coincidenza con l’arrivo della seconda ondata del Covid-19. L’impossibilità per l’amministrazione e per il Consiglio regionale, in carica solo per l’ordinaria amministrazione, di adottare provvedimenti all’altezza della sfida che abbiamo davanti, sarà certamente un ostacolo enorme per la gestione di questa fase delicata che vede la Calabria impegnata ad uscire al più presto dalla Zona Rossa».

«Un allungamento del vuoto istituzionale – continua la lettera – sarebbe devastante per la nostra Regione. Riteniamo che anche il Governo abbia interesse ad avere un interlocutore pienamente legittimato all’interno della Regione Calabria Conferenza Stato – Regioni, in modo da esaltare la leale collaborazione tra potere centrale ed autonomie locali».

«Pertanto – conclude la lettera – indichiamo quali possibili opzioni di voto, le date del 17, del 24, del 31 gennaio, o, come ultima ipotesi, del 7 febbraio. Siamo sicuri che il Governo non asseconderà strategie di parte, finalizzate a condizionare pesantemente le elezioni in Calabria, acuendo lo stato di incertezza e confusione istituzionale che rischia di provocare danni irreversibili al tessuto sociale ed economico della nostra Regione». (rrm)

 

Il presidente Tallini disapprova la nomina di Zuccatelli

Il presidente del Consiglio regionale della Calabria, Domenico Tallini, si è espresso sulla nomina del nuovo commissario alla sanità in Calabria, Giuseppe Zuccatelli, esprimendo disapprovazione.

Il presidente Tallini, infatti, ha ricordato che «Forza Italia aveva suggerito il nome di Guido Bertolaso, l’uomo che è stato capace di gestire le più gravi emergenze nel nostro Paese, ma il Governo ha preferito scegliere un uomo di partito, un negazionista che si è ‘pentito’ solo dopo la sua nomina» e ha voluto ringraziare «sinceramente il vicepresidente di Forza ItaliaAntonio Tajani, per avere tentato di fare ragionare questo Governo ottuso e incapace».

«Proponendo Bertolaso – ha aggiunto Tallini – aveva offerto una soluzione alta, la più alta in assoluto, che sarebbe stata inattaccabile. Guido Bertolaso è stato impareggiabile nella gestione della crisi dei rifiuti in Campania, del post terremoto dell’Aquila. Chiamato dai presidenti di Lombardia e Marche, ha realizzato a tempo di record nuovi ospedali e padiglioni anticovid. Da medico, avrebbe ben gestito questa fase drammatica e tirato fuori in pochi mesi la Calabria dal tunnel. Ritengo che come Forza Italia abbiamo dato un contributo positivo, purtroppo rigettato da un Governo che si ritiene autosufficiente».

«Purtroppo – ha concluso il presidente del Consiglio regionale della Calabria – siamo qui a parlare di grande occasione mancata per la Calabria. Colgo l’occasione, per dare atto al segretario di Sinistra Italiana, Nicola Fratoianni, di grandissima onestà intellettuale, avendo egli stigmatizzato la scelta compiuta dal ministro Speranza, che è del suo stesso partito. Quando c’è onestà intellettuale, non esistono barriere ideologiche». (rrm)

Il presidente Tallini contro Zuccatelli supercommissario alla Sanità: «Dalla padella alla brace»

Il presidente del Consiglio regionale Mimmo Tallini ha espresso l’amarezza di tante professionalità calabresi, mortificata ancora una volta dalle scelte del Governo. «Dalla padella alla brace – ha detto –. Dal generale cinquestelle che non sa nulla di sanità e chiede aiuto alla ‘signora Maria’ al comunista amico di Bersani secondo cui ‘le mascherine non servono ad un c…’ e ci si infetta solo ‘se ci si bacia con la lingua in bocca per quindici minuti’. Povera Italia, povera Calabria, in che mani sei caduta”.

«Dopo il grottesco show televisivo di Cotticelli, ci si aspettava una nomina di alto profilo, sganciata dalle logiche di partito e invece il ministro della salute Speranza, pupillo di Bersani, ha pensato bene di affidare i pieni poteri sulla sanità calabrese ad un cosiddetto ‘esperto’ che nel curriculum può vantare solo la tessera di Liberi e Uguali. Una vergogna senza fine. Speranza doveva dimettersi perché il generale Cotticelli, nella sua disarmante ingenuità, ha ammesso che il Ministero non ha fatto nulla per predisporre il Piano antiCovid per la Calabria, facendo passare addirittura due mesi per un parere. Per colpa di Speranza e del ‘suo’ commissario Cotticelli, la Calabria è stata lasciata senza difese, senza il Piano anticovid, senza soldi (non si ha notizia di dove siano finiti 70 milioni di euro). Ma da oggi possiamo stare tranquilli. In Calabria, anche se siamo Zona Rossa, possiamo passeggiare senza mascherine, l’importante è che non ci si baci per più di 15 minuti. Al resto ci penserà il candidato di Liberi e Uguali nel collegio della Camera di Cesena, sì proprio quello che ha bocciato la proposta, ampiamente condivisa, di realizzare un centro anticovid nel padiglione di Villa Bianca a Catanzaro.

«Ora più che mai – conclude il Presidente del Consiglio regionale – mi convinco che dobbiamo alzare le barricate, che dobbiamo reagire con l’orgoglio di cui noi calabresi siamo capaci, a questi atti brutali, compiuti da un Governo inetto ed incapace che sta portando l’Italia verso il baratro e che guarda alla Calabria solo come una terra dove piazzare vecchie cariatidi funzionali al sistema politico e affaristico della sinistra del nord Italia». (zc)

Sanità, Spirlì in Consiglio regionale illustra il resoconto della gestione emergenza covid

Il presidente f.f. della Regione Calabria, Nino Spirlì, nel corso della seduta straordina in Consiglio regionale, ha illustrato «un accurato, ma agile, resoconto di quanto è accaduto in materia di gestione dell’emergenza Covid».

Il presidente, infatti, dopo aver ricordato che «pur ammettendo « il fallimento del precedente commissariamento, il Governo ha deciso di decretare un nuovo commissariamento strappando alla Calabria, ancora una volta, la dignità di poter gestire la propria sanità» ha spiegato di aver proposto ai ministri Roberto SperanzaFrancesco Boccia e al presidente del Consiglio Conte – e ho cercato anche l’Intermediazione del commissario Domenico Arcuri – di concederci una pausa di 10 giorni prima della firma del Decreto Calabria, per una interlocuzione che potesse costruire la possibilità di governare insieme per un semestre una fase di trasferimento dei poteri alla Regione. Ma anche questo piccolo, forse troppo sensato tentativo non ha sortito alcun risultato. Dunque oggi è il primo giorno dei resoconti. Tiriamo le somme e diciamo come stanno veramente le cose».

Il resoconto è stato stilato dopo aver interpellato Francesco Bevere, dirigente Dipartimento Salute e soggetto attuatore dell’emergenza e il capo di Gabinetto, Luciano Vigna.

L’11 marzo, il presidente Jole  Santelli, dopo aver effettuato una ricognizione dei posti letto in Terapia intensiva, Pneumologia, Malattie infettive, provvedeva a predisporre un apposito piano di riprogrammazione individuando (col Dpgr 18/2020) per le aree Centro, Nord e Sud, i Centri Covid, e che rinnovo oggi alla luce dei tristi fatti che tutti conosciamo.

Rogliano, Paola, Rossano: 110 posti letto complessivi; Mater Domini e Tropea: 100; Gioia tauro, Locri, Melito Porto Salvo: 100.

Il 31 marzo 2020, Belcastro (allora dg del dipartimento Salute), dopo essersi confrontato con i commissari straordinari delle Asp e delle Aziende ospedaliere, comunica agli stessi che potranno provvedere al reclutamento del personale medico necessario a fronte di una spesa complessiva autorizzata di euro 18 milioni.

FASE 2

Con ordinanza 50 dell’11 giugno 2020, il presidente Santelli ordina ai soggetti delegati Covid, Belcastro e Fortunato Varone, di predisporre, ognuno per la parte di propria competenza e nei termini previsti gli adempimenti di cui all’art. 2 del D.L. 34/2020, il Piano di riorganizzazione della rete ospedaliera, allo scopo di garantire la massima celerità negli interventi;

Il commissario Cotticelli, ricevuta l’ordinanza, in data 12 giugno 2020 scrive al ministero della Salute e al ministero dell’Economia e chiede se i provvedimenti di potenziamento e riorganizzazione della rete di assistenza territoriale e il Piano di riorganizzazione della rete ospedaliera rientrino nella competenza del commissario.

Il 15.06.2020 il Ministero della Sanità conferma al Generale Cotticelli la sua competenza e il 18 giugno 2020 il commissario approva il documento di riordino della rete ospedaliera per l’emergenza Covid col quale obbliga i commissari delle Aziende sanitarie provinciali e delle Aziende ospedaliere ad attuarne il contenuto.

Di questo Piano, la Giunta regionale non è mai stata resa partecipe.

Seduta Consiglio

A far data dal mese di marzo i commissari delle Azienda sanitaria provinciale e Azienda ospedaliera comunicano che gli importi per le assunzioni utilizzati a fronte di quelli messi a disposizione dalla presidente Santelli sono i seguenti: Azienda ospedaliera di Cosenza: risorse assegnate 2,8 milioni, risorse utilizzate 557 mila euro; Asp di Reggio Calabria: 2,4 milioni di  risorse assegnate, 1,4 milioni di risorse utilizzate; Gom di Reggio Calabria: 2,2 milioni di risorse assegnate, 1,2 milioni di risorse utilizzate; Azienda sanitaria provinciale di Cosenza: 2,4 milioni di risorse assegnate, 932 mila euro di risorse utilizzate; Azienda sanitaria provinciale di Vibo Valentia: 1,2 milioni di risorse assegnate, 550 mila euro risorse utilizzate; Azienda sanitaria provinciale di Crotone:1,1 milioni di risorse assegnate, 650 mila euro di risorse utilizzate; Azienda ospedaliera  Pugliese di Catanzaro: 4,5 milioni di risorse assegnate, 1,5 milioni di risorse utilizzate; Azienda ospedaliera universitaria Mater Domini: 2,3 milioni di risorse assegnate, 1 milioni di risorse utilizzate.

STANZIATI 18 MILIONI, I COMMISSARI NE HANNO UTILIZZATI SOLO 7,7

Tanta la delusione e lo sgomento che, il 13 settembre, Jole Santelli scrive al presidente del Consiglio Conte.

Il 27 ottobre 2020, il ministero della Salute comunica al commissario, di concerto col Mef, che il potere dovere di predisporre e adottare il programma operativo Covid, compete esclusivamente alla struttura commissariale. Nella stessa comunicazione i ministeri invitano la struttura commissariale a trasmettere con ogni sollecitudine il programma operativo per la gestione emergenza Covid.

Io stesso, in data 27 ottobre 2020, ho pubblicato un comunicato stampa col quale informavo i calabresi intorno all’utilizzo della cifra pari a 45 milioni destinata all’acquisto di macchinari e al reclutamento delle risorse, che vi leggo:

In merito all’utilizzo dei fondi destinati al contrasto dell’emergenza coronavirus, la Regione ha fatto fino in fondo la sua parte, impegnando i 45 milioni a disposizione. Gli ulteriori 54 milioni previsti dal Decreto Rilancio saranno gestiti direttamente dalle aziende sanitarie e ospedaliere individuate come soggetti attuatori dei singoli interventi.

Nello specifico, finora, alla Regione Calabria sono stati accreditati 45.085.876 euro, risorse contenute nei decreti legge 14 e 18 del 2020. Di questi, 7.993.950 euro sono stati impegnati per la remunerazione di lavoro del personale del Servizio sanitario regionale, della dirigenza e del comparto, direttamente impiegato nelle attività di contrasto all’emergenza Covid; mentre 3.197.580 euro sono stati destinati alle assunzioni – da parte delle aziende sanitarie – degli infermieri scolastici e di altro personale delle professioni sanitarie.

Le aziende del Ssr sono state, inoltre, già nel mese di marzo, autorizzate ad assumere personale per 18.040.000 euro. Gli ulteriori 15 milioni risultano già spesi per acquisti accentrati (dall’acquisizione di dispositivi di protezione individuale ai reagenti, dai tamponi alle apparecchiature sanitarie) e, per una parte, sono stati rendicontati dalle singole aziende.

Anche i 54 milioni previsti dal decreto Rilancio, che prevede, tra l’altro, il rafforzamento delle terapie intensive, saranno gestiti dalle singole aziende sanitarie, che sono state individuate dal commissario straordinario Arcuri, con ordinanza del 9 ottobre, quali soggetti attuatori degli interventi previsti nel piano. La Regione, quindi, ancora una volta, è stata esautorata dalla gestione degli interventi. Le risorse del decreto Rilancio, infatti, saranno inserite nella programmazione sanitaria e nel nuovo programma operativo Covid che i ministeri affiancanti (ministero della Salute e Mef) hanno stabilito (ribadendolo nell’ultimo tavolo di monitoraggio del 9 ottobre) in capo alla struttura commissariale. È perciò evidente che la Regione, in questo ambito, non abbia alcuna possibilità di intervento.

Siamo dunque riusciti a contrastare gli effetti del Covid in una situazione nella quale la Regione non aveva una gestione diretta di tutta la rete sanitaria. Tutto questo è avvenuto a causa dell’oltremodo punitivo decreto Calabria, peraltro in scadenza. L’auspicio è che non venga rinnovato ma, in ogni caso, va sottolineato come, pur senza avere un controllo diretto sulla sanità, la Regione abbia fatto tutto quello che era in suo potere.

«Siamo arrivati oggi – ha spiegato Spirlì – non senza disagio a dover sottolineare cosa ha fatto chi, soprattutto cosa non ha fatto e cosa avrebbe dovuto fare chi. Gli attacchi volgari, telecomandati, asserviti contro l’istituzione regione e contro gli uomini e le donne che la servono fedelmente in questi durissimi periodi di pandemia ci obbligano a pubblicare ciò che pubblico è già ma fin troppo soggetto ad opinione personale priva di alcun fondamento. Ai media, alla stampa, al popolo della rete sociale chiedo la difesa, la tutela della nostra terra e non questo continuo avvelenamento dei pozzi che dopo aver ucciso i presunti nemici finirà con avvelenare, necessariamente, anche gli amici e se stessi».

«Signor presidente e signori consiglieri – ha aggiunto – io sono un presidente di passaggio e non ho mai pensato di poter sostituire, neanche minimamente, la lungimiranza, la nobiltà, la grande professionalità del presidente Santelli che mi ha voluto al suo fianco e ci ha voluti al suo fianco. Tutti. Però glielo devo, lo devo a lei, signor presidente, lo devo a voi signori consiglieri e assessori. Vi devo un servizio per il quale la nostra gente mi remunera e che non potrei svolgere in altro modo se non confrontandomi con questa nobilissima assise dentro la quale, dal primo momento e fino ad oggi, mi sono sentito a casa, accolto, stimato».

«Io vi ringrazio e lascio a voi, padroni di casa – ha concluso Spirlì – la parola, non prima di aver manifestato il mio sgomento per quanto appreso ieri sera, attraverso una trasmissione televisiva, messa in onda da una rete del servizio pubblico. Il commissario Cotticelli, ha ammesso davanti alle telecamere accese di non aver predisposto alcun piano di emergenza per il contrasto al Covid-19». (rrm)

Il presidente Tallini: una grande ingiustizia per tutti i calabresi

Il presidente del Consiglio regionale della Calabria, Domenico Tallini, è intervenuto nel corso della seduta straordinaria convocata per oggi dell’Assemblea, spiegando che quest’ultima «non è un atto di eroismo ma è un atto di orgoglio, un momento in cui ognuno di noi – con i suoi limiti, con i suoi difetti, con i suoi errori – deve farsi trovare pronto per difendere la comunità che rappresenta».

«Non è un atto di sfida precostituita al Governo – ha aggiunto –. È, invece, una difesa dell’autonomia di una terra e di un popolo che rischia di pagare prezzi altissimi ad una politica sanitaria nazionale assolutamente fallimentare che tenta in tutti i modi di coprire i clamorosi ritardi ed errori che hanno favorito la seconda ondata del virus nel nostro Paese.
In queste ore la verità sta affiorando. le allucinanti dichiarazioni del commissario Saverio Cotticelli, l’uomo voluto dal Governo per gestire la sanità calabrese, lasciano senza parole e dimostrano che la Calabria è stata mandata alla deriva da Giuseppe Conte, Luigi Di Maio, Roberto Speranza».


«L’inserimento della Calabria nella zona rossa – ha proseguito Tallini – è priva di ogni logica. I dati in nostro possesso dimostrano che il virus circola in Calabria cinque/sei volte in meno che in Campania, Basilicata e tante altre regioni inserite nella zona gialla. Sappiamo dello stato fragile del nostro sistema ospedaliero, ma sappiamo anche che la saturazione delle terapie intensive e dei reparti è ancora ben lontana dai livelli di guardia. Il sospetto – più di un sospetto – è che il Governo, pur di prorogare per altri tre anni lo stato di commissariamento della sanità calabrese, abbia creato in laboratorio un caso Calabria, bisognevole delle cure amorevoli dei commissari nominati dai Cinquestelle».


«Noi comprendiamo la rabbia della gente – ha detto ancora il presidente del Consiglio regionale della Calabria –comprendiamo anche che se la prenda con la regione, ma le cose che stanno emergendo in queste ore, nella loro terrificante drammaticità, debbono fare maturare nell’opinione pubblica calabrese che c’è bisogno di una reazione forte, una reazione di dignità, una sorta di ‘rivolta delle coscienze’ contro uno stato centrale che umilia una regione che avrebbe bisogno di protezione e sostegno. Si è detto: in questi sette mesi – dalla prima ondata del virus ad oggi – non si è fatto nulla per migliorare la situazione sanitaria della Calabria! E chi doveva farlo ? In vari passaggi ministeriali, in vari verbali e circolari ufficiali, è stato ribadito che tutta la gestione delle risorse assegnate alla Calabria per contrastare il virus toccava e tocca alla struttura commissariale e cioè allo stesso Governo».


«Nell’ultima riunione del tavolo di verifica degli adempimenti regionali – ha continuato – tenutosi nei giorni 8 e 9 ottobre, i ministeri hanno ribadito che la redazione e l’approvazione del programma operativo relativo all’emergenza covid, nonché la destinazione e la gestione delle relative risorse, rientra nell’esclusiva competenza della struttura commissariale.
È di una gravità assoluta, che non può passare senza una reazione, quanto detto dal commissario generale Cotticelli nella trasmissione televisiva Rai. Cotticelli, dopo molte reticenze, ha ammesso che il piano anticovid doveva farlo lui, che il Ministero della salute ci ha messo due mesi per rispondere ad un suo quesito e che solo tra una settimana il piano sarà pronto. Capite bene ? Il Commissario governativo doveva fare il piano anticovid e il Ministero della salute non ha fatto nulla per metterlo in mora. Avete capito quale razza di personaggi il governo ha mandato in Calabria, gente incapace, burocrati in pensione che non sanno nulla di sanità ma che sono solo funzionali alle mire dei Cinquestelle e del Ministro Speranza».


«Cominciamo a denunciare – ha detto Tallini – le tante falsità di questo Governo e dei suoi cortigiani. alla Calabria sono stati assegnati 115 milioni di euro nel quadro della lotta al covid, ma nelle casse ne sono arrivati solo 45 milioni. Che fine hanno fatto gli altri 70 milioni? E cosa ne ha fatto la struttura commissariale dei 45 milioni di euro assegnati alla Calabria?
Lo diciamo noi: ne ha utilizzati solo 30 milioni, in maniera nemmeno del tutto trasparente, lasciandone nei cassetti 15 milioni, una somma enorme che sarebbe bastata ad aprire 150 posti di terapia intensiva.  Conte e Speranza diano conto ai calabresi di questo scempio, di questo indecoroso furto. chiamino alle loro responsabilità gli inetti che hanno nominato nelle strutture commissariali. e soprattutto, ci dicano che fine hanno fatto i 70 milioni mancanti.
Noi studieremo con gli uffici legali la possibilità di una grande azione di risarcimento-danni nei confronti dei superpagati esperti dei Cinquestelle, mandati in Calabria per gestire potere e denari, responsabili di questo clamoroso ammanco che ha privato la regione di nuovi servizi sanitari nel contrasto all’epidemia».


«Dobbiamo chiedere i danni al ministro Speranza e al Commissario Cotticelli – ha aggiunto – per la mancata predisposizione del piano anticovid e il mancato utilizzo di 15 milioni di euro. Da quasi 3 anni la sanità calabrese è in mano ad un solo partito, i Cinquestelle, che ha espresso i vari commissari. Ci portino i risultati ottenuti! Se li avessero ottenuti, non sarebbe stata giustificata la zona rossa. La verità vera è che l’incapacità di Governo dei Cinquestelle si è dimostrata in tutta la sua crudezza nella sanità calabrese.
Grazie ai commissari, abbiamo avuto tagli al personale, tagli ai reparti, tagli agli investimenti tecnologici».

«Cari Colleghi, non è il tempo delle parole – ha dichiarato Tallini –. Noi siamo qui sapendo che dobbiamo reagire ad un sopruso che manderà in crisi irreversibile l’apparato economico della nostra regione. Le proteste di questi giorni, se non ci sarà un correttivo, si intensificheranno e l’equilibrio sociale della Calabria potrebbe saltare. Con grande responsabilità, sapendo anche di esporci a facili attacchi  strumentali da parte di chi vuole sfruttare elettoralmente questa crisi, esprimiamo una volontà politica che è anche un impegno etico verso la nostra gente. Non ci interessa il ritorno elettorale, ci interessa tornare a testa alta dalla nostra gente, che ci chiede aiuto e soccorso. Se ci sono state sottovalutazioni della regione, ci saranno in futuro i momenti di riflessione e di analisi».

«Oggi – ha detto ancora – c’è solo l’esigenza di evitare che una regione italiana scompaia dal quadro politico, istituzionale e sociale del paese, pagando duramente l’insufficienza di un governo non votato dal popolo. Con l’atto che andremo ad approvare, oltre ad un estremo tentativo di dialogo con il governo, chiediamo al Presidente ff e alla Giunta di predisporre ogni iniziativa, anche straordinaria, finalizzata a riportare la Calabria – sulla base di inoppugnabili dati epidemiologici – nel novero delle regioni di zona gialla. Come presidente del Consiglio, darò mandato ad un gruppo di esperti in diritto costituzionale, a predisporre una legge regionale che ci faccia riappropriare della competenza in materia di sanità. Sappiamo che ciò provocherà uno scontro istituzionale, ma non possiamo tirarci indietro».

«Se il Governo – ha concluso il presidente Tallini – fosse stato più dialogante e giusto, non saremmo arrivati a questo. Se il Governo avesse fatto il suo dovere verso la Calabria, non saremmo arrivati a questo. Non ci arrendiamo». (rrm)

 

Il tributo del Consiglio regionale della Calabria a Jole Santelli

Prima dell’inizio dei lavori del Consiglio regionale della Calabria, il presidente Domenico Tallini ha posizionato un fascio di fiori nel posto che occupava il presidente Jole Santelli.

Subito dopo, l’Aula ha tributato un lungo applauso al presidente della Regione scomparso lo scorso 15 ottobre.

I consiglieri regionali hanno anche osservato un minuto di silenzio. (rrm)

ZONA ROSSA O GIALLA , DIATRIBA INUTILE
LA REGIONE VOTI CONTRO DECRETO SANITÀ

di SANTO STRATI – Il Consiglio regionale è stato convocato in via straordinaria domani, sabato per votare un ordine del giorno con cui si chiede per la Calabria il declassamento da zona rossa a zona gialla. Il che, se permettete, è una rispettabilissima iniziativa ma che non serve a nulla: rossa o gialla la zona, poco cambia per la nostra regione, visto che la decisione – sicuramente non facile – di un parziale lockdown per la Calabria risponde esclusivamente a una logica di prevenzione e non si basa, ovviamente, sul numero dei contagi, per fortuna molto più bassi che nelle altre tre regioni diventate zona rossa. Il problema principale riguarda la fragilità strutturale della sanità in Calabria: non ci sono, di fatto, le condizioni per affrontare ricoveri di massa in terapia intensiva, ove il contagio dovesse assumere livelli incontrollabili. In altre parole, occorre fermare le possibilità di rischio contagio costringendo i cittadini a evitare situazioni di assembramento e l’unico strumento valido, ad oggi, risulta la chiusura di attività e bloccare le persone a casa. Piaccia o no, la situazione provocata da dieci anni di insensato commissariamento della sanità nella regione ha messo in ginocchio il territorio calabrese, con una feroce (e criminale) politica di tagli economici che hanno guardato solo ai risparmi ottenuti e non al numero delle vittime di malasanità che si sarebbero potute evitare. È questo il vero senso della battaglia che tutti insieme, Consiglio e Giunta regionale, sindaci, amministratori, società civile, devono portare avanti: opporsi con ogni mezzo all’infame decreto Sanità la cui proroga per 24-36 mesi è un’offesa ai calabresi e una mortificazione per le competenze e le capacità locali che, grazie a Dio, non mancano.

Da ogni parte si levano scudi contro la decisione di instaurare una zona rossa (ogni sindaco ha deciso di dire la sua), ma dopo le dichiarazioni del ministro della Salute Roberto Speranza alla Camera c’è poco da contestare: il problema non è il colore della zona, ma ha due aspetti di fondamentale importanza. Il primo riguarda l’organizzazione e l’immediato adeguamento delle strutture sanitarie per fronteggiare la crisi covid (visto che da giugno ad oggi, pur avendo i quattrini, si sono realizzati appena sei posti in più di terapia intensiva a Reggio), così da scongiurare una evitabile quanto odiosa ondata di nuove vittime per mancata assistenza. Il seocndo è rivolto al tessuto imprenditoriale e sociale: se il Governo decide di chiudere, lo faccia, ma prima metta i quattrini per ristorare le perdite nelle tasche di ristoratori, baristi, commercianti, esercenti che vedono sfumare non solo ricavi che già si annunciavano ridotti al 50%, ma anche qualsiasi aspettativa di ripresa economica. È comodo dire chiudiamo e poi paghiamo: il Governo deve prendersi la responsabilità diretta di gestire la crisi sia sanitaria sia economica, lasciando parte le promesse (ci sono svariate migliaia di lavoratori che aspettano ancora la cassa integrazione da aprile e si sono salvati grazie alle generose anticipazioni dei datori di lavoro, quando è stato possibile) e mettendo nero su bianco date e cifre, Soldi veri, non crediti d’imposta. Le serrande sono abbassate ma le spese corrono ugualmente: affitti, utenze, tasse e imposte, contributi, manutenzione e quant’altro serve per tenere in piedi un’azienda. I nostri governanti, probabilmente, non conoscono le dinamiche di spesa per gestire un’attività commerciale, ma non possono più ignorarle, come non possono ignorare le centinaia di migliaia di imprenditori e lavoratori autonomi invisibili ed esclusi, pur facendo capo alla filiera produttiva del Paese. Lo abbiamo scritto e lo ripeteremo fino alla noia: si rischia di provocare una spaventosa crisi di nuova povertà che investe il ceto medio, i piccoli imprenditori, gli artigiani, i commercianti. Serve bloccare ogni imposizione fiscale se si vuole salvare il tessuto produttivo, diversamente salta in modo irreversibile l’economia del Paese e sarà troppo difficile arginare la spaventosa massa di nuovi disoccupati (licenziati) di precari senza alcuna possibilità di reimpiego, di padri di famiglia disperati perché privati di qualsiasi reddito. E cosa danno da mangiare ai propri figli? Le promesse del Governo?

Quindi, ben vengano le iniziative di lotta, il rigore – possibilmente trasversale – delle forze politiche calabresi a chiedere di guardare con occhio diverso ai bisogni reali della nostra disgraziata terra. Perché è intollerabile che ancora oggi gli italiani del Nord, ricco e opulento, abbiano in investimenti fissi di sanità 84,4 euro a disposizione, contro i 15,9 degli italiani di Calabria: è qui l’odioso divario su cui – proprio nell’ambito sanitario – bisogna confrontarsi e alzare la voce, battere i pugni, fino a farsi sentire, senza rinvii né vaghe assicurazioni. La riserva del 34% a favore del Mezzogiorno in termini di spesa per gli investimenti è diventata legge e bisogna dare atto al premier Conte e al ministro per il Sud Peppe Provenzano, ma già ecco che a proposito del Recovery Fund le regioni del Nord (che covano silentemente il sogno dell’autonomia differenziata) stanno già brigando per togliere al Sud buona parte dei fondi proprio a esso destinati.

Il presidente f.f. Nino Spirlì – cui suggeriremmo per amor di patria di astenersi da altre comparsate televisive che generano solo imbarazzo – fa bene a promuovere una decisa iniziativa contro il rinnovato decreto Sanità, rimarcando le colpe dei commissari che «non hanno svolto il loro lavoro correttamente». Spirlì afferma che «è necessario raccontare le cose per come stanno, sulla scorta di atti formali che fotografano al meglio la verità che stiamo raccontando da giorni. Prima di dire che questa situazione è responsabilità della Regione, dunque, è opportuno che i rappresentanti del Governo interroghino la propria coscienza, facciano un passo indietro e accettino, una volta per tutte, quella che ormai è una certezza: il fallimento della gestione commissariale in Calabria. Quella stessa gestione che l’esecutivo Conte, malgrado una forte opposizione interna, si accinge a riproporre». E il presidente facente funzioni non dimentica di elogiare il lavoro di quanti stanno dannandosi l’anima per aiutare chi soffre: «non consentirò mai – ha detto – che vengano messi in discussione lo sforzo e la professionalità dei medici, degli infermieri e del personale sanitario e amministrativo della regione. Professionisti eccezionali che, nonostante le tante criticità determinate dalle varie strutture commissariali scelte dal Governo, hanno dato – e stanno dando tuttora – il massimo di se stessi per far funzionare l’intero sistema. Li ringrazio uno a uno».

Ma c’è anche chi il commissariamento lo difende. La senatrice pentastellata Bianca Laura Granato non usa mezzi termini: «Paghiamo le dirette conseguenze dell’inadeguatezza anche degli apparati burocratico-amministrativi regionali che solo un commissariamento rafforzato potrebbe sopperire. È davvero fuori da ogni logica invocare l’uscita del commissariamento in queste condizioni, a chi dovremmo affidare la sanità in questa regione? – si chiede la senatrice Granato – certo non ad una classe dirigente e politica che ha miseramente fallito pur avendo avuto il tempo e le risorse per intervenire e mettere in sicurezza il diritto alla salute e alle cure dei calabresi». Con buona pace della sen. Granato è forse utile ricordarle che il decreto Sanità portato a vanto del M5S è stato poi sconfessato da numerosi parlamentari calabresi pentastellati per l’incapacità di offrire soluzioni alla grave situazione della sanità in Calabria.

Anche per questo motivo, ci permettiamo di considerare un’inutile discussione quella che domani il Consiglio regionale – già con le contestazioni di natura politica dell’opposizione – andrà ad affrontare. Si parli di emergenza sanitaria e dell’impossibilità per i calabresi di autogestirsi in un momento così drammatico del Paese e in una situazione dove la salute di tutti è messa seriamente a dura prova. Si individuino gli strumenti di lotta civile per impedire che venga votato il nuovo decreto di commissariamento: questo è l’impegno che i calabresi si aspettano dai loro rappresentanti istituzionali, è questo il vero obiettivo da raggiungere. Mai più commissariamenti, autodeterminazione delle figure professionali locali adeguate a risolvere i problemi e a gestire la sanità, con una non meno importante aspettativa: l’azzeramento del debito pregresso nella sanità. Si può fare, le norme dell’emergenza, l’extradeficit, la disponibilità dell’Europa nei confronti del debito pubblico, lo permetterebbero. Ci vuole volontà politica e una buona dose di coraggio e autorevolezza, che ahimè, non riusciamo a intravvedere in questo esecutivo, in balia dei capricci dei cinquestelle (prossimi a diventare quattro gatti) e dei colpi di tosse d’un Salvini ormai in caduta libera. Il Covid lascerà una insopportabile scia di vittime e danni spaventosi alla nostra economia, ma allo stesso tempo può rappresentare un’opportunità unica per cavalcare la crisi e guidare il Paese verso crescita e sviluppo, mettendo al primo posto il Mezzogiorno e il suo ruolo fondamentale nell’ottica mediterranea.

Ci piacerebbe, dunque, auspicare una sorta di tregua per il bene comune, ma sappiamo che quasi certamente è un sogno irrealizzabile. I nostri irresponsabili esponenti politici (nessuno escluso) sanno solo continuare in inutili schermaglie dialettiche, impalpabili, fumose e inaccettabili, per imputare all’una e all’altra parte ogni genere di errore, per attribuire tutti i guasti di dieci anni di commissariamento della sanità, e, infine, per contrastare qualsiasi iniziativa solo perché presentata dalla parte avversa. Per cortesia, fermatevi, i calabresi ne hanno le scatole piene di questi atteggiamenti e trovate un punto d’incontro per raggiungere il comune obiettivo del bene comune. A leggere le note che arrivano in redazione, da maggioranza e opposizione, non si può non notare che l’emergenza covid non ha insegnato nulla, anzi sta accentuando – in vista del prossimo appuntamento elettorale per il rinnovo del Consiglio regionale – lo scontro politico, senza esclusione di colpi. Basterebbe un onesto e serio esame di coscienza per mettere da parte arroganza, supponenza e incapacità di dialogo e ragionare, una volta tanto, nel solo interesse dei calabresi. (s)

 


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Zona rossa / le schermaglie tra maggioranza e opposizione in Consiglio regionale

MAGGIORANZA E OPPOSIZIONE, IL BALLETTO DEGLI INSULTI

La guerra delle parole, la sfida delle note stampa. In questo momento così delicato, continuano le schermaglie politiche tra maggioranza e opposizione. Ecco un piccolo campionario dello scambio di accuse tra maggioranza e opposizione.

Il capo gruppo dem al Consiglio regionale Mimmo Bevacqua contesta a nome della minoranza la convocazione di sabato. «È una vergogna! Il presidente Tallini non prenda in giro i calabresi. Questa è l’ora della responsabilità e del coraggio e ai calabresi bisogna dire parole di verità. Non ci preoccupa il voto, ma la salute dei cittadini. Non vogliamo sfuggire alle nostre responsabilità politiche ma, dopo avere appreso che è stato convocato, dalla maggioranza e dalla Giunta, il Consiglio regionale in seduta straordinaria per discutere della ‘zona rossa’, ci preme ribadire al presidente Tallini di non continuare a prendere in giro i calabresi. Non è alzando polveroni che si danno alla Calabria le risposte necessarie in questa drammatica fase di crisi economica e sociale.

«I calabresi – afferma Bevacqua – sanno perfettamente come stanno le cose e non si lasceranno ingannare dal messaggio che il centrodestra tenta di far passare, ossia che la Giunta regionale è impegnata sulla questione sanitaria anche in queste ore. Da mesi, in Consiglio regionale, attraverso la stampa, gli interventi pubblici e le continue richieste di cambio di passo, abbiamo auspicato che si ragionasse concretamente di emergenza sanitaria e dell’urgenza di potenziare il frantumato sistema sanitario regionale. Di contro, la Giunta e la maggioranza hanno (e non solo sulla sanità) alzato un muro nei confronti dell’opposizione, impedendo spesso a tutti noi eletti dal popolo persino l’esercizio delle basilari prerogative costituzionali e statutarie. La convocazione del Consiglio per sabato – sia per le modalità con cui avviene, senza cioè alcun coinvolgimento dell’opposizione, che per il palese tentativo di strumentalizzare il Consiglio regionale nella polemica col Governo – ci vede nettamente contrari. Ci aspetteremmo, in questo scorcio di legislatura, più rispetto delle Istituzioni democratiche e più verità, invece la maggioranza si ostina a proseguire nell’inconcludente strada di sempre: arroganza nelle decisioni, autoreferenzialità e colpi di mano. Tra l’altro – chiede Bevacqua – si convoca una seduta del Consiglio ma per parlare di cosa? La ‘zona rossa’ per la Calabria è dovuta, prima di tutto, alle inerzie, ai ritardi, alle tergiversazioni e alla totale assenza di iniziativa da parte della Giunta regionale. Se il sistema non è collassato lo si deve all’abnegazione e all’eroismo del personale sanitario! I dati, non le parole, e i buchi vistosi nella programmazione sanitaria, nonché l’incapacità di spendere persino le risorse anti Covid-19, dimostrano il fallimento della Giunta regionale e di questa maggioranza. Si compiano, nel rigoroso rispetto della legislazione vigente, quindi evitando atti sconsiderati, nomine e provvedimenti che possano ‘ipotecare’ l’inizio della prossima legislatura regionale».

I capigruppo della maggioranza di Palazzo Campanella (Giovanni Arruzzolo (Fi); Filippo Pietropaolo (Fdi)  Tilde Minasi (Lega); Giuseppe Graziano (UDC); Giacomo Crinò (Cdl) e Vito Pitaro (Santelli Presidente) gli replicano subito. «Non tutti hanno ben chiara la gravità della situazione, nella quale il Governo Conte ha catapultato la Regione Calabria. C’è il rischio di far morire l’economia di un’intera regione e il capogruppo del Pd – non comprendiamo se si esprime a titolo personale o a nome del Partito che rappresenta – si tira fuori da responsabilità che dovrebbero riguardarlo, istituzionalmente, ancor prima che politicamente.
«La zona rossa per la regione Calabria è un provvedimento ingiusto e soprattutto punitivo, e bene ha fatto il Presidente Tallini a convocare per domani il Consiglio in seduta straordinaria. Lo ha inteso fare per dar seguito alla proposta della maggioranza consiliare e soprattutto per dare voce – legittimamente e con gli strumenti democratici che possiede – alle istanze dei cittadini calabresi. Abbiamo accolto il loro grido di dolore, che si è palesato in più forme, e non possiamo tirarci indietro di fronte all’esclusiva richiesta di giustizia. Il punto all’ordine del giorno di definire la nostra regione zona gialla, è finalizzato a ristabilire le centralità di dati empirici rispetto ad una pandemia che si ripresenta, ma che non ha parametri tali da giustificare un secondo lockdown.
«Le strumentalizzazioni sulla sanità regionale non le accettiamo dal capogruppo Pd, perché fino a pochi mesi era al governo di questa regione, e non resterà certo negli annali della storia il suo impegno per attenuare le criticità del comparto sanitario. Le responsabilità come ben sa sono ascrivibili ai commissari che in questi anni hanno tramortito invece che riqualificare la sanità calabrese. Commissari tra l’altro, nominati da una coalizione di Governo pilotata dal suo stesso partito.  Ribadiamo piuttosto, che nell’unico punto all’ordine del giorno di domani non c’è nulla di partitico e affermare il contrario è strumentale ed istituzionalmente grave. Abbiamo scelto il percorso della discussione nella massima Assise calabrese, proprio perché è in questo luogo che vanno definite le scelte più importanti per il futuro dei nostri territori. Forse Bevacqua, in queste ultime ore, non si sarà accorto della richiesta che arrivava dalle piazze, da commercianti ed imprenditori, da padri e madri di famiglia che ci chiedevano di fare qualcosa. La chiusura totale rischierebbe di provocare danni economici irreversibili. Serrande abbassate e posti di lavoro in frantumo. Questo sarebbe inaccettabile. Bene; noi non staremo con le mani in mano, il consigliere Bevacqua e il suo partito facciano le loro scelte». (rp)