Giuseppe Foti (Coolap) al presidente Occhiuto: Serve sostegno e cura della disabilità psichiatrica

di GIUSEPPE FOTIEgregio Presidente,

Con la presente, desidero richiedere il Suo sostegno per evitare che a molti pazienti psichiatrici, quindi soggetti fragili, venga precluso il costituzionale diritto alla cura.

Sono un semplice operatore del sociale che lavora all’interno di una delle tante strutture psichiatriche del territorio di Reggio Calabria.  Oggi, con questa lettera aperta, mi voglio rivolgere, non solo al Presidente della Regione Calabria, ma soprattutto all’uomo.

Come forse saprà, sul territorio di Reggio Calabria operano da tanti anni molte strutture psichiatriche, dove quotidianamente molti operatori svolgono quello che io definisco con orgoglio un “mandato sociale”.

Prima come uomo e poi come operatore cerco sempre, con amore e umiltà, “di incontrare gli ammalati, amandoli nei loro mondi, senza temere i loro inferni” come insegna Arnaldo Ballerini, noto psichiatra italiano.

Dopo questa necessaria premessa, voglio sottoporre alla Sua attenzione uno dei problemi più importanti che ritengo, senza paura di smentita, vada contro la convenzione sui diritti delle persone con disabilità: ovvero il blocco dei ricoveri e di conseguenza il mancato diritto alla cura.

Questa orribile, incostituzionale e nefanda decisione presa più di sei anni fa da qualche burocrate senz’anima, conduce solo alla vicina chiusura di un intero comparto assistenziale che opera sul territorio da più di trent’anni.

 La cosa, comunque, che più mi addolora è che questa presa di posizione abbia obbligato molte famiglie con a carico soggetti psichiatrici al ricovero dei propri congiunti lontano dagli affetti e dalla propria terra. Ho ricevuto molte telefonate da parte dei familiari disperati, che cercano supporto perché il proprio congiunto ha tentato più volte di suicidarsi o perché non possono accedere ai servizi per i ricoveri sospesi. 

Il mancato accreditamento delle strutture fa parte di tutto l’apparato di ingiustizie alle quali dobbiamo sottostare, ma senza mai precluderci il diritto di denunciare e lottare civilmente. Ritengo che una politica che si rispetti debba farsi carico della situazione e dare risposte celermente e concretamente.

Le responsabilità sono molteplici e non attribuibili alla maggior parte degli operatori che, insieme al Coo.la.p (coordinamento lavoratori psichiatria) di cui faccio parte attiva, hanno preso in mano la situazione cercando tutt’oggi di porvi rimedio.

La psichiatria va sempre più verso altre forme evolute di riabilitazione nelle quali il concetto d’inclusione e di diritto sono cardine ed espressione di civiltà. A questo proposito desidererei che la nostra terra e la nostra gente più svantaggiata e fragile abbia il massimo della cura e sono sicuro che Lei sia d’accordo con me. Per tale motivo è urgente fare i primi passi per dare ai servizi capacità di programmazione e questo si può fare solo con gli accreditamenti delle strutture e prima ancora con lo sblocco immediato dei ricoveri.

L’agonia della psichiatria sociale deve cessare per dare risposte concrete al malessere delle persone, superabile solo con il radicamento dei servizi sul territorio, cercando opportunità relazionali, abitative e lavorative che permettano alle persone di ricomporre il corso delle proprie esistenze. Questo non è altro che ridare un’anima a quella rivoluzione che Franco Basaglia ci ha consegnato con la legge 180, strumento che non ha smesso mai di parlare al futuro e che rappresenta un patrimonio culturale e sociale inestimabile da salvaguardare.

Sono sicuro e speranzoso che Lei non tarderà a rispondere a questa mia lettera dai contenuti umani e sociali, che rendo pubblica perché è forte il desiderio che arrivi alla Sua attenzione. (gf)

LA DIVERSITÀ È RICCHEZZA NON UN LIMITE
DISABILITÀ: LA POLITICA NON SIA ASSENTE

di GIUSEPPE FOTI – Il nostro personale pensiero della vita morale dovrebbe fornirci strumenti utili per trattare e rispettare le fragilità nel giusto modo. La maggior parte delle persone dovrebbe, con responsabilità, occuparsi della cura degli altri, attribuendo a ciò il giusto valore. Questi ultimi concetti, negli ultimi decenni, sono stati fonte di ricerca e di studio per rivendicare il valore etico e politico legato alla cura.

La cura, così banalizzata perché ritenuta solo un sentimento, una predisposizione d’animo o semplicemente un insieme d’azioni, oggi potremmo dire che è un valore capace di allargare i propri confini, di rinformare la vita politica e sociale e di poter essere accorpata agli altri valori liberali, come i diritti, mostrandosi pienamente compatibile. Molto si è scritto e si scriverà in tal senso, ma la differenza la farà sempre l’attenzione e il pragmatismo d’intenti che si attribuiscono a certi concetti, che paradossalmente rivestono un ruolo essenziale nella società e sostengono la vita stessa.

Quello che vorrei richiamare all’attenzione della politica, e non solo, è che il cambiamento di paradigma, inteso come condotta pratica, è possibile solo se si dà valore al concetto di responsabilità e ci si attiva per essa. La responsabilità verso chi è più fragile, che non chiede attenzioni paternalistiche, ma piuttosto il riconoscimento del proprio diritto di cittadinanza che si basa su forme mature e laiche di solidarietà.

Dalle nostre parti, sfortunatamente, siamo ancora fermi in attesa che la politica, che sembrerebbe affetta da atonia morale, si occupi concretamente della questione e si attivi a sostegno delle fasce più deboli.

Non bastano, a mio avviso, vista la mia esperienza diretta da educatore psichiatrico, proclami o egocentrismi di vario genere, e ancor meno serve demandare certi compiti a burocrati che hanno esclusivamente una visione tecno economica, misurabile con indicatori di crescita e reddito.

La disabilità ha bisogno di “senso di responsabilità” che guarda oltre le frontiere tradizionali del vivere comune e che di conseguenza propone una dimensione dove la diversità è ricchezza e non limite. Vorrei che il sociale nella nostra città superasse lo sguardo individualistico, pensasse ad unirsi e ad avere la capacità di riformarsi a beneficio del prossimo. La vulnerabilità, sappiamo bene, deve costituire il fondamento di base delle scelte sociali e politiche, partendo dalla premessa antropologica che tutti siamo fondamentalmente vulnerabili.

Alla relazionalità, anch’essa sottostimata, va riconosciuto il valore terapeutico e sociale perché attraverso essa l’individuo aderisce al mondo della vita e ne fa parte. Il filosofo Martin Heidegger scrisse in merito «il linguaggio è la casa dell’essere e nella sua dimora abita l’uomo».

Mi chiedo e vi chiedo, perché non intraprendere un confronto su tali questioni? Dobbiamo ammettere che la nostra comprensione su certi temi è ancora limitata, parziale e basata su una mentalità e una prassi esclusivamente medica che è sempre stata poco abituata a leggere la dimensione esistenziale dell’uomo e le sue complessità. Il punto di partenza per una riforma della cura non può tralasciare il fatto che ogni soggettività va guardata nella sua complessità e che prima di pseudo tecnicismi di forme di riabilitazione omologanti e categoriali, va ricercata la capacità di saper ascoltare le fragilità di ogni individuo e il suo rapporto con la vita.

Ogni fragilità è una condizione preziosa che ci accomuna e che ha poco a che fare con gli ideali di perfezione che il mondo di oggi ci fa credere reali. La malattia è quella condizione umana di fragilità che ci fa assumere un ruolo di sospensione da ciò che è la norma e con essa troviamo una sorte di “fascio di luce nelle tenebre” che nella crisi illumina la verità e ci consegna la chiarezza della vita.

La cura (responsabilità-attenzione-empatia) verso ogni forma di diversità, e non solo, potrebbe essere in ogni ambito della vita sociale e politica un modello di ispirazione che offrirebbe una prospettiva democratica inedita, a mio avviso rivoluzionaria e che necessita impegno. (gf)

[Giuseppe Foti è responsabile settore psichiatrico Cisl Fp]

Psichiatria, il Coolap occupa pacificamente i locali dell’Asp di Reggio

Il Coordinamento Lavoratori Psichiatria ha occupato, pacificamente e senza interruzione del pubblico servizio, i locali dell’Asp di Reggio Calabria, e ha ribadito che «i diritti dei lavoratori e della disabilità devono essere rispettati e devono fare parte seria del discorso politico e sociale; possibilmente senza inutili paternalismi, con maggiore pragmatismo e tempi certi e non biblici».

«Riteniamo necessario – si legge in una nota – che gli impegni presi da Regione e Asp siano categoricamente rispettati, non accetteremo più alcuna scusa di comodo e non ci muoveremo fin quando non avremo prove certe e scritte dei pagamenti dei servizi resi. Cerchiamo il sostegno della società civile e di chi ha a cuore le sorti di tanti onesti lavoratori, padri e madri di famiglia, e dei tanti disabili a cui diamo il nostro totale e quotidiano sostegno da sempre e incondizionatamente».

«Le tante manifestazioni – viene spiegato – non hanno dato le risposte sperate (pagamento dei servizi resi in primis) e non possiamo e non intendiamo più aspettare… abbiamo superato il limite dell’indigenza! Vogliamo ricordare, comunque, che la legalità nelle loro mani (Regione-Asp) è divenuta mistificazione pirandelliana adattata al contesto e alla situazione ed a pagare sono sempre le persone oneste che lavorano e i disabili, ai quali non viene riconosciuto il diritto alla cura».

«Così agendo, in ogni modo – continua la nota – si stanno rendendo complici d’illegalità per evitarsi la responsabilità di prendersi delle decisioni a quanto pare troppo scomode, come pagare ciò che gli è stato reso onestamente».

«Concludiamo affermando, con fermezza – dice il Comitato – che il compromesso politico e la politica del baratto non ci riguarda e non sarà accettata. Come la conciliazione con pretese differenti, non necessariamente opposte, ma anche parzialmente fatte per perdere tempo non sarà tollerata, semplicemente perché difendiamo diritti costituzionalmente e umanamente riconosciuti anche dallo Stato italiano, che, attraverso i suoi rappresentanti sparsi nel Belpaese, li dovrebbe tutelare e far rispettare». (rrc)

Coolap Reggio Calabria: Il pagamento delle prestazioni rese non è stato ancora fatto

Il Coolap – Coordinamento Lavoratori Psichiatria di Reggio Calabria, denuncia che, ancora oggi, non è stato fatto il pagamento delle prestazioni rese, che ammontano a quasi sei mensilità, dei lavoratori delle strutture psichiatriche.

Il Coolap, infatti, ha ricordato che il 3 maggio, in Cittadella regionale, i rappresentanti delle Cooperative sociali, e un rappresentante del Coolap hanno incontrato, il commissario Guido Longo ed il governatore f.f. Nino Spirlì, con l’onorevole Francesco Cannizzaro, come promotore dell’incontro. Da questo, «si è detto molto e fatto poco perché, a distanza di un mese, ancora il risanamento del settore psichiatrico, attraverso il pagamento delle prestazioni rese che ammontano a quasi sei mensilità, non è di fatto avvenuto».

«Il commissario Longo – hanno riferito – dichiarava che “quanto fatto dai lavoratori sarebbe stato riconosciuto”. A distanza di un mese, possiamo dire che aver stipulato e pubblicato il 18 maggio il Dca (decreto del commissario ad acta) non ha reso fattibile quanto promesso, perché con abilità burocratica nel documento non c’è nulla che possa renderlo tale. Il documento amministrativo, in pieno stile “burocratese”, enuncia esclusivamente, dando mandato all’ Asp di Reggio Calabria di questo, “di porre in essere ogni azione utile a garantire la continuità delle cure dei pazienti”, guardandosi bene di specificare che comprenderebbe anche le prestazioni rese».

«Capirete bene che, tale dicitura – dice il Coolap – afferma tutto e il contrario di tutto ed è interpretabile in vari modi. Infatti, l’Asp di Reggio Calabria, non può altro che non pagare quanto reso e può solo, per non incorrere in problemi di vario tipo e ne ha già tanti, pagare dal 18 maggio in poi data dell’atto amministrativo. Noi del Coolap, per correttezza, possiamo solo affermare che, nella figura del commissario Gianluigi Scaffidi, abbiamo sempre trovato una sincera interlocuzione e sappiamo di certo che ha fatto di tutto per risolvere il problema, ma senza riuscirci pur gli sforzi fatti ed i documenti inviati in Regione».

«Il governatore f.f. Spirlì, da buon politico – hanno detto ancora – prometteva che con il commissario Longo ci avrebbero ragguagliato sullo stato dell’arte, delineando un percorso che in tempi rapidi e radicalmente (si è sbilanciato dichiarando addirittura in poche ore) avrebbe risolto i problemi dei servizi psichiatrici. Il deputato Cannizzaro, che dal canto suo si era anch’egli impegnato dichiaratamente, ha ammesso che se in caso non si fosse arrivati a nulla di fatto, sarebbe stato costretto a presentare una interpellanza parlamentare che non si è mai, comunque a distanza di tempo, concretizzata».

«Per concludere – hanno detto– ci viene spontaneo citare sarcasticamente Rino Gaetano, grande cantautore calabrese, che in una sua celeberrima canzone ripeteva: Nuntereggae più. Frase che noi, oggi, facciamo umilmente nostra…». (rrc)

REGGIO – Il sindaco Falcomatà incontra i rappresentanti del comparto psichiatria

Il sindaco di Reggio, Giuseppe Falcomatà, ha incontrato i rappresentanti del comparto psichiatria per discutere delle problematiche che stanno affliggendo il settore ormai da diversi mesi.

All’incontro hanno preso parte anche il vicesindaco metropolitano Armando Neri, il consigliere metropolitano delegato alla Salute, Antonino Zimbalatti, il consigliere metropolitano Giuseppe Ranuccio e il consigliere comunale Filippo Burrone.

Piena solidarietà, vicinanza e sostegno è stata espressa dal sindaco Falcomatà che ha, poi, rimarcato la centralità e l’importanza delle istanze «manifestate dai lavoratori dei servizi psichiatrici. Questioni che l’amministrazione conosce molto bene, e sulle quali da tempo ci si batte insieme, specie in relazione alle rilevanti ricadute di natura sanitaria e sociale che si legano a tale settore».

«Come Città metropolitana – ha poi proseguito Falcomatà – vogliamo profondere ogni sforzo per favorire il dialogo con la struttura commissariale del dottor Guido Longo, evidenziando i contenuti di questa pacifica protesta e la necessità di sollecitare gli uffici non solo a dare seguito ai pagamenti pregressi, ma anche ad utilizzare questa fase per ragionare insieme all’Asp di Reggio Calabria su indirizzi operativi di lungo respiro, in grado di dare maggiori stabilità e certezze ad un settore che svolge un’opera di grandissimo rilievo e a cui occorre riconoscere dignità e diritti, superando la logica delle misure tampone». 

«La Città metropolitana non ha competenze dirette in materia – ha evidenziato Zimbalatti – ma naturalmente è nostra precisa volontà sostenere le legittime rivendicazioni del settore psichiatrico sollecitando l’intervento dei commissari Longo e Scaffidi, soprattutto in ragione della necessità di regolamentare il comparto attraverso una riorganizzazione complessiva che ponga al centro di tutto il paziente».

I rappresentanti del Coolap, ringraziando i vertici di Palazzo Alvaro per aver dato voce al loro appello, hanno esposto tutti i nodi riguardanti l’accreditamento delle strutture psichiatriche, i mancati pagamenti delle spettanze degli ultimi cinque mesi e la necessità di avere risposte chiare dalla Regione e dalle autorità sanitarie. 

Criticità che stanno mettendo in grave difficoltà la capacità operativa di tali servizi e la fondamentale opera socio assistenziale che i lavoratori del settore stanno comunque portando avanti al servizio della collettività. Uno scenario di precarietà e incertezza, hanno evidenziato i rappresentanti del Coolap, «che si protrae ormai da quasi trent’anni e che oggi tocca da vicino circa 150 operatori di nove strutture psichiatriche del territorio metropolitano per un bacino d’utenza di 180 pazienti. Si tratta di soggetti fragili ai quali i nostri operatori, sia pur tra mille difficoltà, stanno garantendo cure e assistenza adeguate. Ma cosi non possiamo andare avanti, ringraziamo il sindaco Falcomatà per l’attenzione e chiediamo alla Regione Calabria e al Commissario Longo rispose e impegni precisi». (rrc)