Piazza De Nava Reggio: incontro sulla sua storia e il suo futuro

Organizzato e promosso dalla Fondazione Mediterranea si è tenuto al Circolo di Società di Reggio un incontro su “Piazza De Nava, la sua storia e il suo futuro”. 

Dal confronto cui hanno partecipato il presidente della Fondazione Mediterranea prof. Vincenzo Vitale, il dr Eduardo Lamberti Castronuovo e l’ing. Vincenzo Ziparo, è emersa la forte richiesta di un democratico coinvolgimento popolare nelle decisioni che stravolgono l’assetto urbanistico della Città. In particolare, si raccoglie un sentiment  di rifiuto della “devastazione” della piazza molto cara ai reggini, in nome di un restyling molto discutibile, che prevede demolizioni e stravolgimento dell’idea originaria della piazza.

È stata un’analisi oggettiva, ma non fredda, dell’iter progettuale di “demolizione” di Piazza De Nava che la Soprintendenza reggina sta portando avanti, affermando di avere le “carte a posto”, nonostante  che si siano dimostrate contrarie o fortemente perplesse tutte le maggiori associazioni ambientaliste a base nazionale (Fai, Legambiente, ecc.), l’assoluta maggioranza delle associazioni culturali reggine (Amici del Museo, Fondazione Mediterranea, ecc.), la quasi totalità dei reggini (oltre il 90%) che hanno potuto esprimere tramite i social la loro opinione, le organizzazioni professionali e accademiche degli urbanisti e, last but not least, il Consiglio Comunale nella sua interezza e unanimità nella seduta plenaria del 31 gennaio 2022. 

Ad aprire i lavori Vincenzo Vitale, presidente della Fondazione Mediterranea, che ha “spersonalizzato” tutta la questione riportando un insieme di fatti e inoppugnabili documenti su come la Soprintendenza reggina, ottenuti i relativi nulla osta ed effettuata la gara per l’affidamento dei lavori impropriamente definiti di restauro, stia portando avanti un progetto di trasformazione urbanistica della piazza antistante il museo archeologico e delle zone limitrofe. Citando tra l’altro il verbale n. 5 della Conferenza dei Servizi e riportando i qualificati giudizi di Alessandro Bianchi, Urbanista già Rettore dell’Università Mediterranea, e di Salvatore Settis, presidente del Comitato scientifico del museo del Louvre, Vitale ha posto l’accento sulla “fragilità” scientifica ed estetica del progetto della nuova piazza e sulla mancata dovuta trasparenza dell’iter progettuale, affermando l’ineludibilità di una consultazione popolare sul tema.

Sul nuovo assetto di piazza De Nava, che non avrà nulla che si riporti a quello attuale e che dovrebbe divenire nelle intenzioni dei progettisti uno “spazio ampio” in cui effettuare “mostre ed eventi folkloristici”, si è polarizzato l’intervento di Eduardo Lamberti Castronuovo, direttore di ReggioTV. La proiezione del filmato del rendering progettuale ha reso tra l’altro evidentissima la mutilazione della base del monumento a Giuseppe de Nava che, secondo il rendering, perderebbe le due fontane in stile liberty alla sua base. Questo pesantissimo intervento nel centro storico della città, con lavori della durata dichiara di tre anni e durata presunta di almeno cinque, anche per il fatto che la popolazione reggina non è stata dovutamente informata e non ha avuto modo di esprimere democraticamente la sua opinione, secondo Lamberti Castronuovo andrebbe bloccato e ridiscusso con opportune modifiche che lo rendano rispettoso dell’identità dei luoghi e della memoria cittadina. 

Ed è appunto sul vulnus storico ed estetico che hanno sostanzialmente parlato gli storici Pasquale Amato e Franco Arillotta che, ognuno secondo i propri studi e sensibilità politica, hanno evidenziato come la demolizione di una piazza in pieno centro cittadino, caso unico in Italia ed Europa, comporterebbe la completa perdita di un pezzo di storia cittadina e come si possa parlare quantomeno di mancato rispetto da parte della Soprintendenza della sua specifica mission di conservazione e tutela.

Alberto Ziparo, urbanista dell’Università di Firenze, affrontato il tema dal punto di vista tecnico e architettonico, ha sottolineato quanto dichiarato dal prof. Salvatore Settis: l’ineludibilità del coinvolgimento popolare in decisioni che comportino la modifica, nel nostro caso stravolgimento, dell’ambiente urbano in cui la cittadinanza si riconosce e la necessità del coinvolgimento delle organizzazioni professionali, come peraltro a suo tempo assicurato dalla Soprintendenza all’epoca del progetto Prosperetti / Di Battista.    

Da registrare gli interventi preordinati di Lidia Liotta, Francesco Suraci, Giuseppe Cantarella, Antonella Postorino e Mario Dito. Secondo le proprie esperienze professionali e la loro visione politica hanno portato il contributo all’incontro di studio, dal quale è emersa una “verità” difficilmente contestabile dagli organi amministrativi reggini e dalle articolazioni periferiche dello Stato: la forte richiesta di un democratico coinvolgimento popolare e della concretizzazione dei deliberati del Consiglio Comunale del 31 gennaio del 2022 che, nella sua interezza e unanimità, si è espresso per il “rispetto della storia cittadina e dell’identità dei luoghi”. 

L’OPINIONE / Eduardo Lamberti Castronuovo: tra impudenza e falsa cultura

di EDUARDO LAMBERTI CASTRONUOVO – Non sono un vittimista né tantomeno mi innamoro delle mie tesi. Le discuto e se, quelle opposte , sono razionali, mi adeguo.

Le dichiarazioni di Sgarbi, rilasciate al Corriere Fiorentino, non solo non mi convincono per nulla, ma alimentano fortemente quello che è stato il pieno convincimento del Comitato per la tutela dei Bronzi, costituito nel 2009, e mai disciolto. Appunto. L’operazione ordita da un certo numero di “mercanti d’arte” sotto le mentite spoglie di studiosi, è sin troppo evidente: appropriarsi dei nostri Bronzi per farli girovagare per il mondo al fine solo di essere invitati come testimonial e lucrare prebende alla faccia dei calabresi! Meglio dei Reggini!

Le dichiarazioni di Daverio, oggi scomparso e mi spiace, andavano in questo senso e, allorquando  disse che la Città non meritava di detenere le statue di 2500 anni orsono, fu contestato dall’allora assessore alla cultura della Provincia di Reggio Calabria in diretta Rai.  La stampa nazionale il giorno dopo titolò’ : La Caporetto di Daverio”

Oggi, ma non è il solo, riprende il tema Vittorio Sgarbi, lasciandosi andare a dichiarazioni non solo risibili ma destituite d’ogni fondamento tecnico, oltre che sociale. Insiste, il maestro di turpiloquio, col dire che i Bronzi sarebbero sequestrati nel Museo di Reggio Calabria e che, addirittura, dovrebbero essere esposti sempre, nella Città Capitale d’Italia. Non solo, ma dovrebbero fare i commessi viaggiatori dell’arte e della cultura italiana, trasportandoli in ogni parte del mondo. Addirittura in Russia, ora, magari, visto che regna la pace!

Il Vittorio del vaf ignora o finge di ignorare, due cose: la prima è che i Bronzi sono magistralmente esposti nel Museo della Magna Grecia di Reggio e sono liberi di essere ammirati da ogni cittadino del mondo, con un costo simbolico quasi ridicolo. Basti pensare che vedere Tiziano a Milano, costa cifre astronomiche ed in Romania ti chiedono cinquanta euro per visitare il castello nientemeno che di…. Dracula. La seconda è che il Comitato Scientifico Nazionale designato dal ministero, si è espresso a chiare lettere, circa l’assoluta inamovibilità dei Bronzi dal luogo dove si trovano!

Perché insistere?

Perché fa scena. Perché maramaldeggiare su una Città priva di spina dorsale, è facile: e direi anche redditizio. Chiediamo di sapere quanto sia stato pagato il grande esperto per essersi recato in Versilia a far da padrino al nulla! Due copie immerse in mare per studiare che? Beh, forse fra 2500 anni lo sapremo! Ma allora ne saranno passati 5000 dalla scoperta degli originali… e sarà difficile fare un paragone! Anzi impossibile.

Quella di Sgarbi, che definisce l’operazione di Marina di Pietrasanta, intelligente, è un’offesa alla logica, alla città di Reggio, al Museo ed al suo direttore, che non lo merita, e soprattutto all’intelligenza di tutti. Forse vorrebbe passare alla storia quale distruttore dei Bronzi, così come dice Francesco Alì del comitato, o probabilmente è in bolletta e cerca risorse sparandole grosse.

Caro Sgarbi, non sono i Bronzi che devono girovagare, ma sono qui a Reggio ad attendere milioni di visitatori da tutte le parti del mondo: con voli di linea a basso costo, con una città accogliente, pulita, organizzata, con navi da crociera attraccate al porto e visite guidate perché lei sa bene che il Museo della Magna Grecia non contiene solo i bronzi, come elemento rilevante, ma è pieno di reperti archeologici di interesse internazionale: o vuole far girare anche quelli !?.

Allora, abbattiamo i musei e inventiamo il giromuseo alla Sgarbi : guadagno sicuro per  le sue panzane!

Sia serio, almeno una volta, se ci riesce. Noi del Comitato non abbiamo fatto polemiche, abbiamo protestato a chiare lettere contro una spoliazione. Reazione non campanilistica ma altamente culturale: rispetti le nostre rimostranze.

Su una cosa ha ragione e gliela diamo malvolentieri. La città istituzionale, a caccia di poltrone parlamentari, tace. Non hanno una idea di Città e non possono capire cosa significhi una volgare manifestazione, meramente pubblicitaria, non certo per il nostro museo, come qualche miope ha affermato anche dalle nostre parti, ma per la città della Versilia, che non ha certo chiesto il gemellaggio con Reggio, ma ha solo approfittato, questo si, della locale insipienza. 

Chi è causa del suo mal, pianga se stesso.

Reggio dorme perché addormentata da una inefficienza soporifera e non sa neppure che può vantarsi di avere quadri di De Chirico, Migneco, Salvator D’alì, Fontana,  e addirittura due capolavori di Ligabue. Forse non lo sa neppure Sgarbi, altrimenti chiederebbe che girassero per le pinacoteche del mondo (e questo sarebbe bello, in cambio di altre opere da esporre temporaneamente) ma se passi dal Palazzo della Cultura, pensi subito che è stato come mettere la cravatta al collo del maiale! 

Il tutto perché è bello distruggere ciò che è stato fatto da chi ti ha preceduto: è la regola che vige nella città di Giufà, non a caso, così appellata. Ed è facile intuire perché Sgarbi e Compagni si permettono di rilasciare dichiarazioni oscene culturalmente.

Reggio riprenditi quel che ti spetta : il rispetto delle genti. (elc)

Nata la Consulta della Cultura a Reggio per il riscatto della Città

di MARIA BOETI – Alle 16.00 di sabato pomeriggio, nel Teatro di RTV nella zona industriale di Campo Calabro (RC) , capeggiava gigantesca una slide dove vi era scritto: CONSULTA DELLA CULTURA – Durata di ogni intervento 5 minuti/ Non si fanno lamentele, rivendicazioni o polemiche/ Niente partiti politici/ Chiunque può intervenire/ Proposte da mettere ai voti/ Niente ringraziamenti agli organizzatori/. E, mentre i numerosi iscritti prendevano posto, sul palco a fare gli onori di casa il dottor Eduardo Lamberti Castronuovo, ideatore e promotore della suddetta Associazione. Consulta della Cultura che nasce dall’esigenza di riappropriarsi della cultura ormai in stato comatoso. 

«Basta pensare – ha affermato il dott. Lamberti – ai “jaddinari” (piccole casupole a forma di pollai adibiti per vendere il gelato) che sono disseminati su alcune vie importati della città di Reggio: la mia proposta sarebbe quella di fare nascere su Via Marina la Via del Gelato>. 

Altro imperativo categorico su cui l’ideatore della Consulta si è visto irremovibile è stato quello dei teatri. 

«Negli anni passati, intorno agli anni ’50, avevamo il teatro Garibaldi, il Margherita, il Siracusa, l’Orchidea, l’Arena Lido, l’Odeon, il Moderno e non ultimo il Cilea». 

E, riguardo quest’ultimo ha annunciato che il 17 dicembre prossimo vi sarà rappresentata una Commedia tutta in vernacolo calabrese di altissimo spessore.

Da qui, ha preso piede l’elezione di due delegate elette democraticamente fra il pubblico attraverso un sorteggio per far parte del Gruppo di pressione, dato che la Consulta della Cultura al suo interno non ha Presidenti, né Segretari, tanto meno Tesorieri. Il motto e soprattutto l’obiettivo è quello di fare riemergere Reggio dal buio culturale in cui è scivolata cercando di trainare la città dello Stretto verso la luce che fin ora sembra essersi spenta per cecità politica. Cultura che deve nascere dal basso – secondo il metro di misura che la Consulta si è riproposto – anche se la massiccia presenza era rappresentata dalla Reggio-bene, dalla Reggio delle associazioni, dalla Reggio delle istituzioni, dalla Reggio che deve guardare alle esigenze di un popolo che merita il massimo.

Ogni singolo intervento della durata di 5 minuti, scalato a 3 minuti, per dare spazio a tutti coloro che si erano prenotati, circa 35, di poter prendere la parola. Ciascuna proposta è stata messa ai voti e accettata o respinta con la controprova di chi era contrario e/o di chi si è astenuto. Lancio di proposte rivolte sia al miglioramento strutturale che quello culturale: il Piano Strutturale e Piano del colore, l’Archeologia a braccetto con la Toponomastica, la rivalutazione dei Monumenti, Aree e Quartieri da rivalutare, l’ Università Popolare, il Teatro, la Poesia, il Dialetto, etc.

Dunque, una serata più che riuscita che ha tenuto a battesimo quest’idea di Lamberti, divenuta realtà trovando appoggio nella presenza degli iscritti. I semi sono stati gettati, con la speranza che il continuum dia i suoi frutti. (mb)

«ORGANIZZARE, CONTROLLARE, IMPEDIRE»
GLI IMPERATIVI DELLA SANITÀ CALABRESE

di EDUARDO LAMBERTI CASTRONUOVO  – Se una medaglia o una moneta hanno un valore, sarà eguale, quale che sia la faccia che stai guardando.  La sanità pubblica e privata sono due facce della stessa medaglia. Lo si voglia ammettere o no. È chiaro come il sole che strumentalmente questo concetto non passa, pur nella sua evidenza assoluta. Non passa per la semplice motivazione che il privato accreditato non è un soggetto vulnerabile al clientelismo. Da qui scaturisce il problema che comporta una battaglia continua, con dispersione di risorse anche erariali, per il riconoscimento di due diritti: quello al lavoro sia di chi imprende legittimamente, che di chi opera nel settore, e quello all’accesso alla diagnosi e alle cure dei cittadini. Almeno per il Livelli essenziali di Assistenza (LEA) , in Calabria assolutamente negati. 

Paradossalmente viene chiamata la Magistratura a decidere quando, una attenta gestione del settore, eviterebbe perdite di tempo, denaro e soprattutto l’emigrazione della salute. Proprio cosi. Il cittadino che qui si vede opporre un diniego dalla struttura privata per budget esaurito (si badi che quest’ultimo cerca una soluzione al  suo problema medico  e non distingue se, chi è in condizioni di risolverglielo, è pubblico o privato)non trova altra soluzione che rivolgersi fuori confini: lui non pagherà nulla, la Regione sì.

È così che ben 350 milioni di euro vengono spesi dalla Calabria a favore delle strutture sanitarie del Nord. Una forma di spreco che riduce le capacità di offrire servizi sempre migliori ai calabresi, li allontana da casa e riduce la forza lavoro in un settore vitale, nel vero senso della parola. È d’uso operare una specie di classifica che vede le strutture del Nord Italia quasi una sorta di luoghi miracolosi divisi per organo o patologia. Cosi Genova è la Lourdes dei bambini, Pisa quella della tiroide, Milano del cuore e via via cosi. Queste città, è ben vero, ospitano eccellenze – spesso provenienti dai nostri ranghi sudisti – ma in nulla differiscono da quelli delle nostre parti. La grande differenza deriva che le prime godono dei copiosi proventi calabresi potendosi cosi assicurare accoglienze di tipo alberghiero a cinque e più stelle. Denegata al Sud. Ora è tempo di cambiare le cose. Tre sono i verbi da coniugare: organizzare, controllare, impedire.

Nella nostra Regione è fin troppo evidente la mancata governance della sanità affidata, per oltre un decennio, a commissari, per nulla preparati, che avrebbero dovuto ripianare i debiti, li hanno solo aumentati. Qualità del servizio, diminuita. Organizzare significa ricostruire in tempi brevi una rete ospedaliera ed accreditata che copra l’intero territorio, assicurando tutte le prestazioni in modo uniforme. Un piano strategico condiviso con le categorie sanitarie può essere redatto in poco tempo: tutti conosciamo pregi e difetti. Una autorità reale, quale un assessore regionale qualificato, si impone.

Controllare. Significa verificare la reale qualità delle prestazioni sia pubbliche che private. Con rigore e potere di chiudere senza appello quelle fatiscenti che non garantiscano per uomini, mezzi e risultati la qualità assoluta. Oggi si può. Basta mettere al bando il clientelismo. La sanità privata accreditata non può non essere considerata parte integrante e non può essere sottoposta a limitazioni, se ha le potenzialità. È la fiducia della gente la cartina al tornasole. Non il budget. Niente più magistratura che, anche recentemente, ha ricusato le apodittiche tesi di parte pubblica, ridando spazio alla privata. Il Consiglio di Stato ha dovuto bacchettare fortemente i detentori del potere sanitario, che armati solo di penne, hanno tagliato, senza scrupoli, le possibilità di curarsi sul territorio per via del blocco dei budget.

Impedire. Che la gente debba ricorrere ai mezzi di locomozione per raggiungere le mete sanitarie fuori regione. In due modi: arginando il ricorso alla fuoruscita dal territorio, se non motivato realmente. Basterebbe una commissione medica seria. Non possiamo sostenere, talvolta, i capricci di chi va “fuori” solo perché ritiene sia “meglio”. Garantendo la qualità ad alto livello del servizio, lasciando che una sana e positiva concorrenza, sostenga il settore. (elc)

L’OPINIONE / Il ricordo di Giacomo Battaglia di Eduardo Lamberti Castronuovo

di EDUARDO LAMBERTI CASTRONUOVO – L’eterno conflitto tra il bene ed il male, tra il giusto e l’ingiusto, trova una filosofica motivazione nell’essenza della vita. Se non ci fosse l’uno, non ci sarebbe l’altro. Una sorta di bilancio tra entrate e uscite. Talvolta prevalgono le prime, tal altra le seconde. Non bisogna trovare contraddizioni in tutto questo per giustificare elucubrazioni o dibattiti di convenienza.
Ciò che invece desta o dovrebbe destare, contraddizioni e riflessioni ,è un fatto sotto gli occhi di tutti ,che trova un’amara conferma, addirittura nelle sacre scritture, laddove si trae il più volte citato aforisma, “nemo profeta in patria”. Questa diventa una specie di giustificazione apodittica,secondo la quale è giusto che nessuno sia apprezzato nella sua terra. una sorta di esterofilia incontestabile.
Il fatto è che, giustificazione o no, chiunque valga non trova quell’apprezzamento al quale avrebbe certamente diritto, se questa regola irrazionale, non avesse modo di essere , spesso inconsapevolmente, applicata.
Come in tutte le discrasie del nostro vivere comune, esistono degli antidoti, ma sono come i farmaci che vengono somministrati al paziente, quando ormai è troppo tardi.
Tutti sanno, o credono di sapere, quanti talenti artistici e professionali esistano nella nostra amata città. Ma altrettanti valicano i confini territoriali, alla ricerca di talenti che parlino con un accento differente. Ciò accade anche nella difesa della propria salute, applicando l’erroneo concetto che, raggiungendo strutture sanitarie al di sopra della linea gotica, si potranno ottenere prestazioni salvifiche, quasi miracolose. È vero che anche Cristo si è fermato ad Eboli, ma ciò non toglie che anche al sud ….i miracoli possano avvenire. In realtà non si tratta di eventi soprannaturali ,ma di semplici supposizioni legate ad un pregiudizio positivo o negativo ,a seconda delle coordinate geografiche.
Reggio non fa eccezione. Anzi.
Pensate che qualche sera fa, nella suggestiva cornice di piazza Castello Aragonese, tre figli di questa città , con una caparbietà tipica della nostra testa dura, hanno voluto ricordare la bella figura di Giacomo Battaglia, un artista dei nostri, recentemente e prematuramente scomparso. Un attore nato. Solo a parlargli avresti capito, non conoscendolo, che avevi di fronte un giovane che amava la propria origine calabrese più di ogni altra cosa. Allegro, vivace, intelligente e intuitivo, sapeva rendere il colloquio assai piacevole, trasmettendo un ottimismo, spesso sconsiderato. Eppure questa nostra Città ha dovuto attendere la sua dipartita per valorizzarlo per quanto in effetti meritava e avrebbe, vieppiù, meritato in vita. Avrebbe voluto sollevare le sorti del nostro Teatro, ma glielo hanno sempre impedito. Mi consta personalmente. Forse perché qui vale il detto che la cultura non dia da mangiare. Affermazione ridicola quanto falsa. Fatto sta che la splendida serata patrocinata, postuma, da una politica ritardataria, aveva un grande assente : Giacomo Battaglia.
Meravigliosi gli sforzi della sorella Angela, dell’amico di sempre Gigi Miseferi e del maestro Alessandro Tirotta che hanno, di fatto, restituito alla memoria del grande reggino quella notorietà che pur aveva, ma non commisurata alla sua bravura.
Gigi si è superato. Ha recitato per due, moltiplicandosi. Ma le sue lacrime lo hanno tradito. Più volte.
Una scaletta stupenda, coinvolgente che ci ha tenuti appiccicati alle sedie, per più di tre ore, senza che nessuno degli astanti manifestasse il benchè minimo segno di stanchezza. Una serata emozionante, dove i numerosi artisti, quasi tutti del Bagaglino di Roma, palcoscenico preferito dal duo Miseferi/Battaglia, hanno onorato la memoria di Giacomo, dando ognuno il meglio di sè.
L’ho voluto ricordare oggi. Giorno dedicato alla Madonna della Consolazione, alla quale, il nostro amico di sempre, era particolarmente legato, quale portatore convinto della pesantissima vara.
La lezione che Giacomo e chi ha organizzato magistralmente la serata hanno impartito è quella che vorrebbe che i talenti, in ogni settore, artistico e non, vengano osannati in vita e non si aspetti la morte perché risaltino. Abbiamo bisogno di sentire l’orgoglio di essere nati in una terra stupenda, che non ha nulla da invidiare alle altre più osannate.
Giacomo ci avrà seguiti da lassù e, col suo solito sorriso, avrà finito la serata con una considerazione, tratta da una delle sue più belle interpretazioni : a’ livella del grande Totò.
“nui simmu seri… appartenimmu a’ morti !”. (elc)
[courtesy ReggioTv]

Vaccinazioni: l’offerta inascoltata della struttura clinica di Eduardo Lamberti Castronuovo

Dopo le criticità registrate in Calabria e, più specificamente a Reggio, nella somministrazione dei vaccini, il dottor Eduardo Lamberti Castronuovo, direttore dell’Istituto clinico De Blasi di Reggio ha messo a disposizione – a titolo completamente gratuito – la propria struttura, incluso il personale medico e infermieristico per la somministrazione delle vaccinazioni antiCovid. Il medico reggino ha inviato la comunicazione di disponibilità della struttura lo scorso 25 febbraio, con una lettera spedita al Presidente del Consiglio Mario Draghi, al ministro della Salute Roberto Speranza, al presidente ff della Regione Calabria Nino Spirlì, al dirigente generale del Dipartimento salute Francesco Bevere, al prefetto di Reggio Massimo Mariani, al sindaco Giuseppe Falcomatà, e al direttore dell’Asp Sandro Giuffrida, attuale responsabile del reparto vaccinazioni.

Nella sua lettera il dott. Lamberti Castronuovo ha tenuto a specificare che la sua struttura, come peraltro noto al Dipartimento Salute, è in possesso dei requisiti necessari, tra cui anche la disponibilità di un congelatore a -80° di adeguate dimensioni.

In qualsiasi altro posto del posto l’offerta, ripetiamo a titolo gratuito, di una struttura adeguata e attrezzata per le vaccinazione, sarebbe stata accolto nel giro di pochi istanti: a Reggio sono già passati sei giorni e nessuno ha sentito il dovere di farsi sentire, anche soltanto per dire “non ci interessa” (e in questo caso sarebbe il caso di domandare “perché?”).

C’è una strana gestione della cosa pubblica in Calabria: sempre più spesso, purtroppo, si registra, continuano a prevalere rivalità, simpatie e antipatie, utilizzando la regola del dispetto personale. È semplicemente scandaloso che in una fase emergenziale come quella attuale, nessuno senta il dovere di accogliere la disponibilità – gratuita! – di una struttura clinica pronta all’uso e, sicuramente, utile per snellire le somministrazioni del siero.

Il sindaco Falcomatà, nei giorni scorsi, ha fatto un sopralluogo al CeDir dove sarà attrezzata un’ala da destinare alle vaccinazioni, ma evidentemente preferisce ignorare l’opzione di utilizzo immediato che Eduardo Lamberti Castronuovo ha offerto per amore della città.

Ma per il piano vaccinale si è pensato alle altre opportunità di locali disponibili in città? Tanto per fare un esempio, il Teatro Comunale, che ha un ampio foyer, ed è al centro della città, visto che è inutilizzato, potrebbe diventare un centro vaccinale. Come si può pensare – al di là della disponibilità delle dosi – di vaccinare il 70% della popolazione, quando la disorganizzazione è totale e non si affronta con determinazione il problema delle somministrazioni? A pensar male si fa peccato – diceva Andreotti – ma spesso ci s’azzecca… (s)

 

L’OPINIONE / Eduardo Lamberti Castronuovo: I conti si fanno sulle scale

di EDUARDO LAMBERTI CASTRONUOVO – Fermo restando che secondo un vecchio detto popolare “i conti si fanno sulle scale”, una breve riflessione sulle ventilate ipotesi dei risultati elettorali comunali, va fatta. Immediatamente ci soccorre Tomasi di Lampedusa, ma non per la celeberrima filosofia del Gattopardo, che potrebbe pure essere evocata, quanto per il non meno noto aforisma, secondo il quale, “per comandare gli altri, è necessario saper ingannare se stessi”!

E non v’è dubbio che questa necessità è stata molto presente in tutti i candidati a sindaco della Città. Consapevolmente o meno, questo lo giudicherà il lettore.

Quale di essi, per carità tutte garbate persone, ha pensato di sottoporsi anticipatamente al giudizio dell’elettorato? Tutti avranno pensato di incontrare quel mondo della protesta che, di fatto, aleggiava in città. Autoingannandosi hanno ritenuto di avere i requisiti della popolarità, della capacità riconosciuta, in estrema sintesi, del consenso.

E quel che è peggio lo hanno fatto armandosi e partendo, senza esercito. Magari ritenendo di averlo, per grazia ricevuta. Il risultato, se sarà confermato, è deprimente. Nessuna scelta chiara. Il tutto sotto l’egida di una Legge elettorale ignobile che non passa per il vaglio del popolo ed impedisce a chi ha i numeri, secondo la gente, di potersi cimentare nella tenzone ,dopo aver avuto una investitura democratica invece che una imposizione, venuta da chi, di fatto, esercita il potere anche attraverso quei vassalli locali che hanno ancora nel DNA il gene del servilismo puro e che in cambio di un piatto di lenticchie , venderebbero anche l’onore. Ammesso ancora esista nella sua accezione civica.

In tutto questo il popolo è disorientato. Non sceglie, ma avalla o meno le decisioni altrui. Spesso rivolgendo il suo consenso “al meno peggio”. Scagli la prima pietra chi non ha sentito durante questa campagna questa frase.

Cosa vuol dire? Che si è presentato il peggio? Ma no! Tutt’altro. Il fatto è che si è andati avanti senza una scelta a monte, presentando programmi bellissimi nella forma e nel contenuto, ma privi di pragmatismo, senza cioè aver mai delineato le caratteristiche del soggetto che avrebbe saputo e dovuto attuare i buoni propositi di ciascuno. Il bello è che la gente continuava a invocare “ i programmi” incalzando chi non aveva predisposto quel quasi ridicolo libro dei sogni che, anche i candidati alla presidenza del condominio ormai trovano, stereotipati, anche sul web! Ma la gente li invocava quasi a volerli usare come esimente per trovare la scusa per non dare il consenso al solito parente o compare di turno che andava, più o meno, a pietirlo.

Quanti hanno votato convintamente? Quanti, con questo stramaledetto sistema elettorale, possono dire di averlo fatto o di poterlo fare?

Fintantoché voteremo con queste regole non regole, le cose non potranno cambiare. Fino a quando il potere dei cosidetti partiti, sotto le cui mentite spoglie, si nasconde il subdolo, non sarà svuotato dai mediatori di consensi, non potremo votare per chi vale davvero. E certamente fra i nove ve ne erano, ma non sono stati premiati da un voto, evidentemente polverizzato e pilotato dai vecchi , logori e abbandonati altrove, sistemi clientelari.

Adesso vedremo come andrà a finire. Si preannuncia un ballottaggio dove le variabili dipendenti saranno maggiori di quelle indipendenti.

Dipendenti dal giudizio che si potrà dare sui due contendenti. Su che basi?

Sul passato, sul futuro? Sulle qualità personali? Davvero molto difficile, perché il mestiere più arduo è quello di giudicare. Personalmente, credo che avrei potuto fare qualunque mestiere, da quello del calzolaio a quello che esercito, ma giammai avrei scelto quello di giudicare chicchessia. Ponzio Pilato? no! Persona libera, anche dalla possibilità di ingannare se stesso!

Certo, alla fine dovrò anche io scegliere e lo farò, liberamente, pensando alla mia Città che, con fatti, non con parole, ho servito con umiltà, che magari, non appare, ma c’è. Profonda. (elc)

 

 

 

Sindaco Reggio:Lamberti Castronuovo si ritira con una lettera al vetriolo

Eduardo Lamberti Castronuovo, finooa qualche giorno fa probabile candidato a sindaco di Reggio in una lista civica appoggiata dal centro-destra, si ritira e lo fa con una lettera piena di amarezza, dove non fa sconti a nessuno.

«Ho deciso di continuare a fare il medico.  – Ha scritto il dott. Lamberti Castronuovo – Per aiutare Reggio non c’è bisogno di andare a Palazzo San Giorgio». «Ero il candidato in pectore di tutto il centrodestra, pur non avendo tessere di partito. La mia candidatura non l’hanno saputa difendere, Reggio aveva bisogno di un sindaco che avesse le caratteristiche del sottoscritto. Io sono in campagna elettorale da 50 anni. Tutto quello che di positivo ho fatto rappresenta tutto ciò che sono in grado di dare alla città.

«Non ci sono le condizioni perché io possa fare qualunque cosa. Non è mio costume scendere a compromessi, fare accordi di questo tipo. Ribadisco il mio no a un accordo che impone una persona anziché un’altra, e cosa ancora peggiore è che gli altri si adeguino solo perché qualcuno lo ha imposto. Questa è dittatura, stiamo assistendo a una involuzione dove i partiti sono un’associazione a scopo elettorale, la presenza di numerosissime liste civiche non fa altro che dimostrare che i partiti sono morti».

«Questa non è politica, troppi egoismi, tutti vogliono fare ciò che non sanno fare, è una forma di incultura generalizzata. Non sono una persona che può accettare prebende, volevo solo una città legale, pulita e ordinata, come quella che ho lasciato nei miei ricordi di ventenne».

Lamberti Castronuovo rivela i tentativi di intesa naufragati sul nascere con la Marcianò: «Gli accordi si fanno partendo con una tabula rasa, ci si siede e si ragiona in termini di chi ha più chance di farcela. La Marcianò è persona per bene, le auguro di andare avanti, ma una cosa è l’amicizia e una cosa è la politica. Ho rinunciato a fare il vicesindaco di Minicuci, che me l’ha chiesto, me l’hanno chiesto anche altri, non posso fare il vicesindaco di Angela Marcianò».

Infine, la previsione di quello che avverrà: «La città si rivedrà con la stessa amministrazione di prima, il giudizio lo diano gli elettori. Io resterò a casa a guardare. Hanno vinto gli egoismi e una politica assente, piroettante, altalenante e silente». Con un’ultima annotazione al vetriolo: «La democrazia è la legge dei numeri, la

maggioranza vince ma non è detto che abbia ragione». (rp)