Deciderà Salvini per i calabresi? Ma non creda che siano disposti a farsi colonizzare dal Nord

di SANTO STRATI – Al di là della simpatia o antipatia che Matteo Salvini riesce a suscitare, dopo il viaggio di ieri in Calabria, riesce difficile capire come il centro-destra berlusconiano (in chiaro affanno) sia disposto a lasciar scegliere al leader della Lega il candidato a Presidente della Regione. Le tre anime della destra, quella sovranista di Giorgia Meloni che domani (sabato) sarà a Reggio, quella populista e reazionaria di Salvini, e quella proto-liberale di Silvio Berlusconi, sono in evidente conflitto permanente: da mesi girano intorno al nome da proporre agli elettori, sapendo di avere in mano buone carte per la probabile vittoria, e ogni volta, come se stessero giocando a Monòpoli, tornano al VIA senza pagare gabelle. Ignorando, però, che gli elettori di centrodestra sono sì arrabbiati col governo di Oliverio e la sua Giunta e vogliono cambiare, ma non accettano di sentirsi trattati da sudditi.

Salvini, col sorriso da incantatore di serpenti, è un gran simpatico e si fa forte dei sondaggi che indicano a favore del centro destra una percentuale superiore al 35%, tanto da poter dichiarare ai suoi numerosi fans che lo hanno seguito nelle tre tappe calabresi «chiunque sarà il candidato, vinciamo noi». Una dichiarazione improvvida, da non tenere in considerazione come la solita sbruffonata del capo leghista, bensì da valutare come l’ammissione di un disegno di colonizzazione neanche tanto mascherato. Con i suoi niet a Occhiuto (Mario prima, Roberto poi) e la facoltà di porre il veto a chiunque non vada bene (non tanto a lui, quanto ai fratelli coltelli della destra gentiliana) dimostra di essere l’unico a poter decidere sul candidato. Tanto – sostiene – non importa chi sarà l’uomo o la donna da proporre agli elettori, la vittoria è già sicura in ogni caso.

Non ha fatto i conti, Salvini, con il carattere dei calabresi. Mai rassegnati, mai indomiti, quietamente (in apparenza) pronti ad ascoltare le sirene del politico di turno che disegna scenari di favola e propone amministrazioni trasparenti, ma ugualmente rapidi a punire alla urne le aspettative di chi gioca sporco. La storia recente racconta ben diversamente l’esperienza leghista e non sono pochi quelli che non hanno dimenticato le farneticanti affermazioni razziste rivolte ai meridionali (calabresi inclusi). La Lega in Calabria sta giocando un brutto tiro agli elettori delusi (più o meno giustamente, a seconda dei punti di vista) dai CinqueStelle o da Oliverio: sta tentando di far passare l’idea che i partiti sono morti e occorre una rivoluzione copernicana per cambiare. Il concetto in sé ha molta verità, i calabresi non nascondono la grande, grandissima, voglia di cambiare, soprattutto in termini di azione, ma non tollerano più le prese in giro né tanto meno le sparate ad effetto. Fin ad oggi ci sono state sempre e solo le dichiarazioni prorompenti, le facili promesse, le assicurazioni dei politici (di ogni parte politica) che era giunto il momento di voltare pagina: peccato che, alle parole, quasi mai si sono visti i fatti. Basta il rapporto Svimez 2019 a svergognare i politici calabresi e rivelare la loro incapacità di attuare ciò che si era annunciato. Solo il dato della spesa dei fondi comunitari a disposizione (appena il 2% utilizzato) basterebbe ad autorizzare a mandare al diavolo chi ci ha amministrato negli ultimi vent’anni, senza alcuna esclusione. E qui s’insinua l’insidia di Salvini: un sorriso e un selfie e il capo della Lega pensa che i calabresi, boccoloni, sono pronti a dire sì a qualsiasi governo che rompa col passato. Parliamone.

La sensazione è che Forza Italia ha esaurito la sua forza propulsiva e non riesce più ad attrarre il ceto medio, gli elettori che guardano a destra senza estremismi e con ispirazione liberale ma non trovano accoglienza. Il sindaco di Cosenza Mario Occhiuto aveva intuito questa esigenza di captare i sentimenti del popolo di centro destra e – occorre dire per onestà – presentatosi con largo anticipo sulla scena elettorale aveva predisposto un efficace quanto articolato programma di riforme. Progettualità e spirito costruttivo che sono stati vanificati dal capriccio di Salvini (e della destra contraria a Occhiuto). Quasi certamente correrà da solo, a sparigliare l’improbabile (nei fatti) alleanza dei tre leader di destra.

Giuseppe Nucera, ex capo degli industriali reggini, ha scelto un po’ tardi di proporsi, mutuando la politica del “fare” che gli insoddisfatti elettori calabresi chiedono a gran voce. Si ricordi che non hanno votato alle passate consultazioni regionali il 60% degli aventi diritto: Nucera ha predisposto un programma semplice, ma di indubbia efficacia: al centro di tutto il lavoro, che è la risposta che i calabresi attendono da anni, mentre vedono partire la meglio gioventù verso altri lidi dove c’è chi l’apprezza e offre grandi opportunità di crescita professionale. Il movimento di Nucera, La Calabria che vogliamo, esprime candidamente la speranza che è dura a morire nei calabresi, ma non ha trovato né a destra né a sinistra una spalla con cui costruire una coalizione di “rottura”.

Il geologo Carlo Tansi, altro “autonomo” in competizione, gioca la carta del Tesoro di Calabria con tre liste collegate: la sua esperienza alla Protezione civile regionale (finita in rissa con Oliverio) – crediamo – non basterà a convincere i delusi in cerca di cambiamento. Anche in questo caso il tempo gioca a suo sfavore: non ha avuto e non ha modo di percorrere il territorio in maniera adeguata per proporsi e convincere gli indecisi (che sono tantissimi).

Poi è arrivato Pippo Callipo. Anche qui con un tira e molla imbarazzante, prima con i CinqueStelle, poi col PD, infine con una dichiarazione di autonomia, pur col simbolo dei dem: Callipo non è l’uomo nuovo, ma chi ha detto che serve un “l’uomo nuovo” per dare uno scossone a questa martoriata e sfortunata (nelle scelte) terra? È un imprenditore e quindi sa cosa significa trattare con i lavoratori e i sindacati, sa cosa significa creare opportunità di lavoro, conosce i meccanismi della crescita, senza bisogno di fare complicati quanto irreali business plan. Ma anche lui è vittima di una guerra fratricida tra ex-amici ed ex alleati. Mario Oliverio non recede, chiedendo l’impossibile («azzeriamo tutto» – ha chiesto oggi in Direzione dem) e probabilmente correrà da solo, come Occhiuto. La guerra dei Mario contro la nevrastenia di Roma di un centro destra sempre più confuso e dei dem che commissariano le federazioni provinciali di Cosenza e Crotone per punire i dissidenti, quelli favorevoli alla ricandidatura di Oliverio.

Anche Callipo concorda che «La Calabria non è una colonia», a proposito delle dichiarazioni di Salvini e ci va pesante per fermare l’entusiasmo che il nuovo “conquistatore” pensa di poter raccogliere. Coglie le battute ironiche sul tonno artigianale per ribattere che «a me invece piace la Calabria che ha fiducia in se stessa, libera e orgogliosa della propria storia, non una Calabria ridotta a colonia che si prostra dinanzi a chi l’ha sempre insultata. Salvini si è mascherato col tricolore italiano e non sorprenderebbe nessuno se, per fare cassa elettorale, ora si definisse anche un cultore della questione meridionale. Ma questo vulcano di slogan velleitari è sempre a capo di una forza politica che, pur avendo accantonato la clava della “Padania libera” e le ingiurie al Sud, ha sempre il core business al Nord, come dimostra la folle intenzione di realizzare un regionalismo asimmetrico che spaccherebbe l’Italia e lascerebbe con le pezze al sedere le regioni meridionali. Né viene per abrogare l’assistenzialismo, il clientelismo e la cattiva politica che hanno reso la Calabria la regione con più disoccupati d’Europa, ma per dargli pieno compimento. E per farlo, qualora vincessero, avrà a disposizione un presidente di Regione che altro non sarà che la longa manus della Lega in fondo allo Stivale, visto che la scelta l’ha imposta Salvini. È nelle sue corde promettere mari e monti, salvo poi cancellare tutto una volta entrato nei palazzi del potere. Non possiamo infatti dimenticare che la Lega ha governato per decenni, provocando disastri al Paese e contribuendo alla discriminazione economica e sociale del Mezzogiorno».

In questo quadro, a nostro avviso, non entrano neppure in gioco i CinqueStelle, pur avendo candidato il pregevole docente Francesco Aiello: il Movimento ha perso il contatto col territorio e rivela non due ma più anime in contrasto tra loro che altro non fanno che disorientare gli ultimi idealisti ancora tentati a seguirli. Un vaso rotto si può incollare, ma si vedranno i pezzi alla bell’e meglio rappezzati. Chi comprerebbe un vaso visibilmente ricomposto dopo una accidentale (?) quanto funesta caduta? Sarà, perciò, una bella battaglia, sperando che l’astensione non torni ad essere il primo partito, incapace però di produrre un qualunque governo.

La Calabria non è terra di avventurieri e la storia racconta che ai vari invasori che ci hanno provato nel corso dei secoli non è finita mai bene. Ci riflettano i neo-nostalgici della colonizzazione e gli elettori guardino con attenzione i programmi. Non si può sostenere che qualunque nome va bene comunque: i calabresi hanno diritto di avere un governatore che impegni la faccia e tutte le risorse disponibili per guidare crescita e sviluppo per la regione più emarginata d’Europa. E di sceglierlo col voto, scartando – giustamente – eventuali imposizioni che tradiscono arroganza e scarsa considerazione del territorio. (s)

REGIONALI / Salvini in Calabria in cerca di consenso rilanciando il no agli immigrati

«Domani c’è sciopero degli aerei, prendo il treno e mi fermo a Napoli, vado a Poggioreale, a trovare i poliziotti, non i detenuti»: Matteo Salvini a Reggio, in serata conquista simpatie rilanciando la chiusura dei porti e il no all’immigrazione, esaltando, in primis, il ruolo della famiglia tradizionale. La gente lo applaude e l’ex ministro dell’Interno dichiara che sono pronte le liste di candidati calabresi, uomini e donne che in 45 giorni dovranno conquistare il consenso dei «calabresi rassegnati, quelli delusi dai CinqueStelle». Non promettiamo miracoli – dice Salvini – ma una buona amministrazione «come nelle regioni che amministriamo al Nord». È uno show alla solita maniera di Salvini: basta dire quello che la gente vuole sentire, anche se qualche scricchiolìo nella strategia del centro destra (e della Lega) comincia a farsi sentire. Qualche anno fa un calabrese che applaudiva un leghista sembrava fantascienza: oggi acclamano Salvini, ma più per rassegnazione che per convinzione. E il sentimento più diffuso è il disorientamento che queste elezioni stanno portando. Il ruolo dei partiti è finito? In Calabria non ci sono partiti, ma piccole parrocchie, ognuna per proprio conto. Come si fa a tornare ad entusiasmare gli elettori disamorati della politica? Salvini crede di riuscirci ripetendo (alla noia) le solite frasi e in tanti lo applaudono convinti. È comunque un segnale che il popolo vuole esser parlato (come scriveva Corrado Alvaro), non comandato, né tollera chi decide in suo nome senza consultarlo. E Salvini, non senza accorgersene, sta provando a decidere per i calabresi. Un grande rischio: la Lega non ha il polso del territorio, né gli uomini giusti al posto giusto. Si potrà vincere giocando sulla rabbia, ma i calabresi è difficile piegarli. E la prova di forza nel centrodestra nella scelta del candidato governatore nasconde più di un’insidia…

La giornata di Salvini in Calabria era cominciata questa mattina a Catanzaro con l’inaugurazione della nuova sede della Lega. Affiancato dal suo fidatissimo commissario leghista Cristian Invernizzi e dall’unico deputato verde eletto in Calabria, Domenico Furgiuele, non ha trovato contestazioni. Quindi una tappa a Vibo e poi a Reggio. Un discorso populista, ripetuto nei tre capoluoghi, sui temi che gli sono abituali: barconi, immigrati, delinquenza, famiglia da difendere, radici cristiane e naturalmente il solito leit-motiv “prima gli italiani”. È facile raccogliere il consenso di tanta gente arrabbiata soprattutto con lo Stato. Ma non c’è spazio per i programmi e per svelare le candidature: Salvini gira intorno, auspica che anche in Calabria ci sia una donna, come in Umbria e in Emilia, ma non fa nomi. Però ipoteca le prossime comunali di Reggio: «un uomo o una donna indicati dalla Lega non mi dispiacerebbero».

Non parla del suo veto agli Occhiuto né affronta l’argomento del malumore che serpeggia anche nel centrodestra calabrese. A Reggio si dice «commosso dell’accoglienza che la Calabria mi riserva perché fino a qualche anno fa non avrei mai pensato di essere visto come il liberatore della Calabria». Ma qui partono un po’ di fischi e tiepide contestazioni con insulti tra sostenitori e non: i reggini avvertono la divisività che anche la destra non riesce ad evitare e gli animi si riscaldano facilmente nella sala Calipari del Consiglio regionale. Fuori piove e dentro piovono anche insulti verso una performer che cerca di contestare Salvini: «Qualche anno fa volevi bruciare la Calabria e tutto il Sud». Gran parte della gente arrivata ad ascoltare Salvini è già motivata di suo, ma resta delusa nell’ulteriore rinvio sul nome del candidato. Salvini glissa: «deciderà chi di dovere», poi invita a farsi un selfie con lui. Sabato si replica con Giorgia Meloni. (rp)

REGIONALI / Arriva Di Maio a ufficializzare la candidatura del prof. Francesco Aiello

Arriva domani, venerdì 13, a Catanzaro Luigi Di Maio per ufficializzare la candidatura di Francesco Aiello con il Movimento Cinque Stelle e per promuovere il “progetto politico civico” che il docente di Unical ha esposto in grandi linee. «Restiamo distinti e lontani dai partiti, – ha dischiarato il prof. Aiello – in quanto vogliamo costruire il cambiamento con i soli cittadini calabresi. Le forze politiche che finora hanno occupato seggi in Consiglio regionale sono in larga misura responsabili dello stato di degrado e sottosviluppo della Calabria, svuotata da un’emigrazione crescente e ancora molto ignorata».

«L’ultimo Consiglio regionale – ha detto il candidato Aiello – ha per esempio rinunciato a intervenire sulla programmazione sanitaria regionale, sia per atteggiamento pilatesco che per incapacità politica e progettuale. Noi non abbiamo nulla da spartire con chi finora ha usato ruoli pubblici senza aiutare la comunità a crescere e ad avere diritti e servizi come le altre regioni italiane». «Inoltre poco è stato fatto in tema di innovazione, di turismo e di produzioni agricole, che – ricorda Aiello – sono i settori chiave perché la regione inizi a crescere nel breve periodo, nonché le direttrici del modello di sviluppo verso cui la Calabria dovrebbe indirizzarsi nei prossimi 5-10 anni».

«Il recente appello al governatore Mario Oliverio da parte di numerosi rappresentanti del Pd, dal sindaco Giuseppe Falcomatà al presidente del Consiglio regionale Nicola Irto, conferma – sottolinea Aiello – che il Partito democratico calabrese non vuole rompere con il proprio passato e purtroppo utilizza Filippo Callipo per vestirsi di civismo. Mi dispiace tanto che l’amico Callipo metta la propria faccia e la propria storia a servizio della vecchia politica». «Delle due l’una, o il Pd condanna l’operato politico-amministrativo di Oliverio e lo scarica senza mezzi termini, oppure – conclude Aiello – negozia con il governatore in carica la sua uscita di scena in cambio di un corrispettivo politico. In questa seconda ipotesi, che si fa sempre più strada, è chiaro che il Partito democratico punta soltanto ad avere i voti di Oliverio, che sta da 40 anni nel palazzo del potere. Noi siamo contro questo sistema rovinoso e per questo scegliamo di stare nell’altro
campo di battaglia». (rp)

REGIONALI / Callipo, amarezza per le scelte dei Cinque Stelle: dispersione di energie

Esprime una certa amarezza l’’Associazione Io resto in Calabria dopo la scelta del Movimento 5 Stelle di correre in solitaria per le elezioni regionali calabresi a sostegno della candidatura a presidente del prof. Francesco Aiello, pur esprimendo pieno rispetto per la scelta dei 5 Stelle. peccato – sostiene l’imprenditore Pippo Callipo, candidato governatore per il PD –  «non essere riusciti a compattare le energie di cui disponiamo e consentire alla Calabria la possibilità di un profondo rinnovamento della politica».

In una nota, l’Associazione, che opera sul territorio regionale fin dal 2009 e che ha già sperimentato, nel 2010, la difficoltà di rendere vincente il messaggio della rigenerazione politica e amministrativa della Calabria, sostiene che «avremmo desiderato una convergenza di pensiero e di azione per mettere finalmente all’angolo il pervasivo reticolo di forze della conservazione che non mancherà, neanche in questa occasione, di provare a tutelare il vecchio schema assistenziale, clientelare e parassitario di gestione della cosa pubblica che è stato letale per la Calabria. Tuttavia, considerando l’esperienza politica dei 5 Stelle un bene prezioso per l’Italia ed essendo convinti che ai suoi protagonisti vada riconosciuto il coraggio di aver messo in evidenza le tantissime incongruenze della politica italiana, ci auguriamo che il proficuo dialogo avviato tra Pippo Callipo e i tantissimi dirigenti, militanti e simpatizzanti del M5S non sia interrotto, ma che anzi possa proseguire e trovare punti di contatto per battaglie comuni che mirino a un cambiamento radicale della Regione e a far imboccare alla Calabria la strada dello sviluppo economico e sociale». (rp)

Il sì di 1150 grillini calabresi a Francesco Aiello. Poco più della metà vota contro Callipo e il PD

di SANTO STRATI – Il 53,1 % dei grillini calabresi promuove il prof. Francesco Aiello come candidato governatore. Il risultato del voto degli iscritti alla piattaforma Rousseau residenti in Calabria (hanno votato 2167, i voti a favore del docente Unical sono stati 1150) svoltosi oggi tra le 10 e le 19 indica nettamente che il Movimento è spaccato in due. Il professore di Settimo Torinese, trapiantato in Calabria, pensava di raccogliere un consenso più ampio, ma il voto non esprime soltanto il tiepido entusiasmo del territorio nei confronti di Aiello, bensì indica chiaramente che metà del movimento è contro qualsiasi ipotesi di avvicinamento al PD e a Pippo Callipo.

L’imprenditore di Vibo aveva lanciato proprio martedì 10 un ulteriore appello ai grillini per un discorso unitario. Ospite a Un giorno da pecora a Radio1 Callipo aveva detto a proposito di Di Maio «Venerdì mi auguro mi chieda di salire sul palco a Catanzaro». E il giorno prima durante il talk poltiico 20.20 dell’ altroCorriere TV aveva dichiarato: «Io vivo in una casa che non ha porte: quando i CinqueStelle vogliono venire in Calabria possono venire da me, facciamo una bella cosa per la mia regione, una vera rivoluzione. Aiello potrebbe ritirarsi e appoggiarmi? Farebbe una cosa bella contro qualche pazzo che vorrebbe venr ad amministrare in Calabria, provenendo da fuori. Mi trovo in sintonia con i Cinquestelle, abbiamo idee abbastanza simili».

I buoni propositi e le aperture di Callipo non hanno trovato dunque accoglienza in poco meno della metà di quanti hanno votato ieri. Ma il quesito della piattaforma Rousseau sottoposto ai calabresi era come, al solito, genericamente ambiguo perché parlava della formazione di liste civiche (che allo stato non esistono proprio) in appoggio alla candidatura del prof. Aiello. Quanti sono gli iscritti alla piattaforma Rousseau in Calabria? È un dato top secret in mano a Casaleggio, che si guarda bene, dal rivelarlo. Certo, se si pensa che il Movimento appena un anno e mezzo fa (4 marzo 2018) in Calabria ha raccolto il 43,39 % dei voti, i 2167 votanti di ieri sembrano davvero pochini se esprimono il territorio, oppure è il segnale evidente che i sondaggi che danno i CinqueStelle al di sotto della soglia minima di accesso alla regione (8%) sono da prendere con la dovuta considerazione. Il fatto è che c’è un diffuso malumore in Calabria in casa grillina e qualcuno sparge sale sulle ferite, insinuando dubbi anche sull’attendibilità del voto di ieri.

Piattaforma Rousseau: il voto dell'11 dicembre

Quanto vale Rousseau? Gli iscritti si aspettavano l’utilizzo delle cosiddette “graticole” (ovvero le autocandidature sottoposte al vaglio del territorio per la scelta dei candidati) e si sono ritrovati un nome scelto dall’alto su indicazione dei parlamentari pentastellati calabresi che hanno dato mandato al deputato Paolo Parentela di sondare la disponibilità del prof. Aiello. Disponibilità quasi immediatamente confermata dallo stesso docente, che però ha dovuto subito avvertire i mugugni del territorio che si sente imposti dall’altro nomi e persone. I grillini calabresi avevano opzionato con un certo calore la probabile candidatura di Callipo appena mesi fa per poi vederla svanire nell’arco di una sera. La deputata Dalila Nesci si era proposta con orgogliosa ostinazione, pronta a rinunciare al seggio alla Camera, in nome di un impegno “necessario” per la Calabria: bocciata in pieno da Luigi Di Maio col pretesto che una deroga a suo favore avrebbe innescato una lunga serie di deroghe da parte di altri parlamentari, le cui dimissioni avrebbero richiesto elezioni suppletive difficili da vincere in questo momento. Di Maio, in buona sostanza, preferisce tenere le truppe a sua disposizione, senza rischiare di perdere pezzi per strada. Non ha fatto i conti col territorio e con gli elettori, delusi, stufi e stanchi di non poter partecipare attivamente alle scelte. Venerdì, a Catanzaro, il capo politico del Movimento (se verrà a ufficializzare la candidatura di Aiello) toccherà con mano il malcontento che serpeggia e che lascia immaginare un futuro molto cupo.

Il prof. Aiello, invece, appare soddisfatto e si è affrettato, subito dopo i risultati di Rousseau, a provare ad accendere gli animi. «Adesso – ha detto – c’è bisogno di unità assoluta, e a riguardo vorrò incontrare gli attivisti del Movimento 5 Stelle con cui non sono ancora riuscito a parlare, per definire tutti insieme il nostro progetto politico di cambiamento reale della Calabria. Bisogna lavorare con convinzione, passione, determinazione e collaborazione. Dobbiamo restituire speranze ai calabresi, voglia di partecipare e di superare con il massimo affiatamento la lunga fase di declino e ingiustizia che ha caratterizzato le precedenti amministrazioni calabresi. Soprattutto con le ultime due giunte, la nostra terra e la nostra gente – ha sottolineato Aiello in una nota – hanno subito gli effetti di logiche e pratiche clientelari, del trasversalismo dei vecchi politici, delle diffuse connivenze a palazzo e dell’affarismo dei partiti. Abbiamo l’opportunità straordinaria di introdurre e garantire nuovi metodi di gestione della cosa pubblica, di mandare a casa quel regime che finora ha creato danni in Calabria e alimentato l’emigrazione, determinando uno spopolamento e impoverimento senza precedenti in Europa».

Il docente guarda all’impegno degli attivisti: «Dobbiamo mettere insieme energie, intelligenze, professionalità, competenze, esperienze e l’impegno sui territori per il bene comune, concentrandoci in primo luogo sulle grandi questioni irrisolte: sanità, lavoro, politiche sociali, tutela dell’ambiente, sviluppo economico e valorizzazione del patrimonio calabrese, umano, sociale, di natura, cultura e operosità. Lo faremo con spirito di servizio, coinvolgendo gli attivisti del Movimento 5 Stelle e la migliore società civile, che non crede più ai trucchi e alle promesse dei partiti. Ci vediamo il 13 dicembre alle ore 18,30 all’auditorium Casalinuovo di Catanzaro, per iniziare, insieme a Luigi Di Maio e a tutto il popolo che crede nel progetto civico proposto dal Movimento 5 Stelle, la nostra campagna elettorale con i calabresi, tra i calabresi e per i calabresi».

A destra, intanto, si continua a litigare, con la netta sensazione che si stia lasciando a Salvini l’ultima parola sul candidato: ma quanti sostenitori ha la Lega in Calabria? Chi sono i suoi uomini? Li possiamo contare sulle dita di una mano e il commissario Cristian Invernizzi (che mostra acume e intelligenza ammirevoli) sa bene che in Calabria Salvini vuol fare il poker avendo a malapena una coppia neanche di re. Perché, dunque, i calabresi forzisti accettano le imposizioni e i veti di Salvini che, evidentemente, per fini reconditi e conosciuti solo a lui, ha in mente probabilmente di far saltare il banco? Basterebbe guardare a poco più di 100 giorni fa (quanti ne ha fatti il governo giallo-rosso): la “salvinata” della crisi di governo ha provocato solo danni (e non solo a destra), quindi viene normale pensare che voglia ripetere anche con la Calabria un’altra “salvinata”, in una sorta di cupio dissolvi che davvero risulta inspiegabile anche ai politologi più attenti. La destra divisa (Mario Occhiuto è risoluto a correre da solo) porterà alla disfatta elettorale, questo è evidente, come è evidente che non si possono imporre candidati cui offrire meno di un mese di campagna elettorale.

A Oliverio, del resto, 120 personalità del pd e della sinistra (tra cui il sindaco di Reggio Giuseppe Falcomatà, il presidente del Consiglio regionale Nicola Irto e molti tra consiglieri regionali, metropolitani, provinciali e comunali) hanno chiesto un passo indietro per «schierarsi apertamente al fianco di Pippo Callipo, candidato sostenuto dal Pd, che costituisce un importante valore aggiunto capace di rispondere alla volontà di riscatto espressa a gran voce dai calabresi». Secondo i firmatari dell’appello il centrosinistra calabrese deve ritrovare l’unità: «non un passo indietro, ma due passi avanti verso una nuova Calabria da costruire insieme». Che è poi quanto ha ribadito Callipo nell’incontro a Vibo con il sottosegretario all’Informazione e dall’Editoria e all’Attuazione del Programma di Governo Andrea Martella: «Basta lamentarsi e piagnucolare, basta sentirsi sudditi, incazziamoci tutti. Non fatevi dire “tanto non cambia niente”, perché con me non sarà così. Io non devo fare affari né favorire nessuno. Insieme dobbiamo fare una rivoluzione dolce, pacifica, ma pur sempre una rivoluzione, un cambiamento totale del sistema attuale di gestione della cosa pubblica. Insieme ce la possiamo fare».

Rivolgendosi a Martella, Callipo ha sottolineato che «Negli anni abbiamo avuto tante passerelle politiche durante le campagne elettorali, ma a noi non basta: vogliamo l’impegno concreto del governo, abbiamo bisogno di un’attenzione costante per la Calabria». Quindi ha lanciato un appello ai giovani: «Non sono un tuttologo, dovete venire a darmi dei suggerimenti, rendetemi partecipe delle vostre competenze, delle vostre idee, dei vostri progetti per restare in Calabria. La meritocrazia in Calabria finora è stata cancellata e non deve essere più così». Martella, che ha mostrato stima per l’imprenditore, ha parlato della «speranza di poter avere una nuova stagione di protagonismo politico della Calabria». «Caro Pippo – ha aggiunto il sottosegretario – c’è davvero un vento di speranza attorno a te. La speranza che le cose possano cambiare e che la Calabria possa dare vita a una nuova storia». Callipo, ha aggiunto ancora Martella, è «la personalità giusta per la svolta della Calabria, un esempio, un modello, un imprenditore che ha sempre rispettato i lavoratori e contrastato la criminalità organizzata. Bisogna fare in modo – ha concluso Martella – che attorno a lui emerga tutta la forza che serve affinché la speranza si trasformi in mobilitazione. Tutti al lavoro, ce la possiamo fare». (s)

Elezioni regionali, commissariate le Federazioni provinciali PD di Cosenza e Crotone

La notizia del commissariamento delle Federazioni provinciali del Partito Democratico di Cosenza e Crotone è arrivata come un fulmine a ciel sereno sullo sfondo di una battaglia fratricida tra gli oliveriani (che spingono per la ricandidatura del governatore uscente) e gli “ortodossi” che hanno accolto con entusiasmo l’appoggio del pd all’imprenditore Pippo Callipo. A Cosenza è stato indicato Marco Miccoli a guidare la Federazione commissariata e a Crotone l’attuale presidente della Provincia di Cosenza Franco Iacucci. La decisione arriva direttamente dalla Segreteria nazionale pd dopo la proposta di azzeramento avanzata dalla Commissione nazionale di garanzia. Le due federazioni provinciali si erano schierate apertamente a favore di Oliverio, contro le decisioni del Nazareno.

Gino Murgi
Gino Murgi, da oggi ex segretario provinciale PD di Crotone

Immediata la reazione dei due segretari provinciali Luigi Guglielmelli di Cosenza e Gino Murgi di Crotone. «Abbiamo appreso dalla stampa – scrivono Guglielmelli e Murgi su FB – la notizia secondo cui sarebbero state commissariate le Federazioni provinciali del PD di Crotone e Cosenza. Un atto senza precedenti e di una gravità inaudita, espressione della peggiore tradizione stalinista. Il commissariamento è illegittimo oltre che sul piano sostanziale anche sul piano formale. Gli organismi di direzione politica eletti dal congresso ed i segretari provinciali di entrambe le federazioni non hanno violato alcuna norma statutaria. Anzi, hanno reiteratamente chiesto, a più riprese il rispetto delle regole statutarie da parte del commissario regionale a tutela delle garanzie e delle procedure trasparenti e partecipate per la designazione del candidato alla presidenza della Giunta regionale. Abbiamo semplicemente chiesto che fossero i calabresi a decidere, attraverso il più ampio confronto, il candidato Governatore.
«È un provvedimento liberticida, oggettivamente teso a sopprimere il dissenso politico. Un provvedimento, questo sì, di grave lesione dell’immagine del partito democratico. Commissariare gli organismi vitali eletti democraticamente con il voto di migliaia di iscritti in un partito regionale già commissariato è una mortificazione per migliaia di uomini e di donne che hanno scelto liberamente la adesione al partito. È come se si volesse liquidare e cancellare l’insediamento politico e organizzativo del PD sui territori.
«Non era mai accaduto nel PD un simile colpo di mano da parte dei vertici romani che hanno ricorso ad una prova muscolare espressione di profonda debolezza e di autoritarismo. Il contrario della democrazia, del pluralismo e della ricchezza delle opinioni che è invece la vera forza di una forza democratica quale è e deve essere il PD. Ovviamente, oltre ad impugnare tale provvedimento nelle sedi competenti, comprese quelle giudiziarie, saranno promosse molteplici iniziative attraverso la mobilitazione di iscritti e simpatizzanti, affinché vengano ristabiliti i diritti degli iscritti e delle iscritte del Partito Democratico».

L’on. Enza Bruno Bossio ha definito «staliniste le motivazioni per il commissariamento. Anche per Solženicyn – ha detto la deputata calabrese – usarono le stesse parole per rinchiuderlo in un gulag». (rp)

Elezioni regionali: Francesco Aiello (M5S) esclude qualsiasi apertura ai partiti

Con una nota stampa, il prof. Francesco Aiello, candidato governatore per il Movimento 5 Stelle alle prossime elezioni regionali calabresi, esclude ipotesi di apertura ai partiti invocando «liste senza i dinosauri del palazzo». La sua candidatura non ancora ufficializzata dal Movimento, dovrebbe ricevere la conferma il 13 dicembre prossimo nel corso dell’annunciata visita di Luigi Di Maio in Calabria.

«Auspico con tutto il cuore – ha dichiarato il prof. Aiello – unità civica per battere la destra, sempre più autoritaria e pericolosa, che in Calabria riconfermerebbe gli uomini, i metodi e le pratiche del passato. Per questo escludo categoricamente ogni tipo di apertura ai partiti. Va ascoltata la società civile calabrese, che chiede servizi, occupazione, accoglienza, legalità e pulizia. Bisogna presentare delle liste senza i dinosauri di palazzo, che hanno beneficiato a lungo di favori e abusi del sistema e perciò devono scomparire dalla scena politica in quanto artefici o complici dei disastri della Calabria, piegata dal familismo, dall’affarismo e dall’allergia cronica alle regole nell’amministrazione pubblica».

«Un progetto per essere credibile – sottolinea Aiello – deve rompere in maniera netta con la vecchia politica, che in Calabria si è caratterizzata per i troppi silenzi e le implicite connivenze, per la sistematica esclusione dei giovani, la gestione fallimentare dei rifiuti e delle aziende del Servizio sanitario regionale, l’umiliazione delle intelligenze, degli imprenditori, dei lavoratori, dei precari, dei disoccupati e l’abbandono dei più deboli».

«I calabresi hanno bisogno di nette discontinuità – conclude Aiello – e di proposte precise e innovative che garantiscano libertà e competenza dei candidati consiglieri regionali, progetti concreti per fermare l’emigrazione e far ritornare in Calabria menti e talenti, sviluppo economico reale, tutela concreta dei beni comuni a partire dall’acqua e dall’ambiente, imparzialità ed efficienza degli uffici regionali, buona sanità pubblica, riuso e riciclo dei rifiuti e un significativo recupero della produttività delle imprese regionali. Diversamente si rischia la demagogia, e chi la farà dovrà assumersene le responsabilità». (rp)

Mario Occhiuto: «Manovra di Palazzo contro di me, tra arroganza e prepotenza»

Il sindaco di Cosenza Mario Occhiuto, candidato governatore di Forza Italia, com’è noto si sta scontrando con il niet di Salvini nella coalizione di centro destra contro la sua designazione. Occhiuto ha pubblicato su FB un post con un messaggio ai calabresi che Calabria.Live ospita volentieri nell’ottica della terzietà che contraddistingue il nostro quotidiano on line. I calabresi che andranno alle urne il prossimo 26 gennaio hanno il diritto di conoscere tutte le posizioni e ciò che si nasconde in quelle che – all’evidenza – risultano manovre di palazzo e interessi di partito che non tengono conto delle reali esigenze del popolo calabrese. La Calabria ha bisogno di chiarezza e di certezze: i calabresi devono poter scegliere, conoscendo programmi e posizioni e non su nomi imposti da segreterie di partito o uffici privati di movimenti populisti. Calabria.Live darà conto – come ha fatto fino ad oggi – di tutto ciò, senza guardare in faccia a nessuno: da calabresi chiediamo il rispetto che ci è dovuto da tutti, senza alcuna esclusione.

Bisogna purtroppo rilevare che i partiti nazionali non stanno mostrando grande interesse per le vicende elettorali calabresi: conta solo per PD, M5S e Centro-Destra l’appuntamento emiliano che potrebbe decidere le sorti del governo: «i calabresi possono arrangiarsi da soli» – è il pensiero corrente – e litigare tra loro. Tutto questo non è accettabile: la chiamata al voto è l’esercizio di un dovere, ma anche del diritto di scegliere i propri rappresentanti, in piena libertà e senza condizionamenti di alcun genere. Che a poco più di un mese dalle elezioni ancora non ci sia l’ufficializzazione di chi correrà a governatore (con esclusione di Pippo Callipo, “incoronato” da Zingaretti lo scorso venerdì) è una cosa insostenibile e ingiustificabile che tradisce la poca attenzione nazionale, ma allo stesso tempo rivela la debolezza della politica, avvitata su se stessa, incapace di esprimere con coerenza e serietà propri rappresentanti.

«Care calabresi, cari calabresi, – scrive Mario Occhiuto sulla sua pagina Facebook – come forse già sapete, attraverso una manovra di palazzo e un atto di grande arroganza e prepotenza nei miei confronti sembrerebbe che sia stata raggiunta l’intesa sul profilo del candidato da proporre a Presidente nello schieramento di cdx per le prossime elezioni regionali. Un unico obiettivo: tutti, tranne Mario Occhiuto.

In Politica come nella Vita esistono valori ai quali decidi di donare le tue energie migliori, i tuoi sogni, la tua voglia di cambiamento. E credi nella reciprocità, nella bellezza dell’impegno sociale e della amicizia. Sai bene che il palazzo non ti ama. Te ne accorgi quando tanti, troppi, poteri si oppongono al tuo tentativo di fare della Calabria una Terra migliore, di introdurre “la cultura del fare” per creare anche qui finalmente un luogo di opportunità da consegnare ai nostri figli.

Capisci sulla tua pelle il dispiacere e l’amarezza del tradimento da parte di persone che ritenevi amiche e che hai sempre gratificato e che trovi oggi impegnate, con manovre davvero misere, nel tentativo di sostituirti. Non riesci neppure a crederci all’inizio, ma dopo qualche giorno metti in fila tante parole e tanti avvenimenti, ricordi di situazioni simili, e capisci. Eppure io continuo ad aspirare in una Calabria della Bellezza.

Per questo faccio un appello a tutte le persone libere, ai tanti giovani che credono ancora che sia possibile il cambiamento. E a tutti coloro i quali non vogliono consegnare la nostra regione a chi pensa, magari dall’esterno, di utilizzare la voglia di riscatto dei calabresi per i propri interessi. Dobbiamo ribellarci a tanta violenza e miseria umana travestita di opportunità politica.

Non possiamo semplicemente rassegnarci. “Nessuno può tornare indietro, ma tutti possono andare avanti”». (rp)

Anna Falcone, calabrese a Roma: «Perché sostengo convintamente Pippo Callipo»

L’avv. Anna Falcone, calabrese trapiantata a Roma, attivista della sinistra (è stata candidata per LEU alle passate politiche) e sempre in prima fila nella lotta contro la violenza di genere, ha pubblicato sul suo profilo FB un generoso endorsement per il candidato del PD Pippo Callipo. Il suo nome era stata fatto tra le possibile candidate a governatore: «Non ci si candida – ha scritto su FB – per orgoglio o vanità personale, ci si candida perché si può essere utili, anzi, decisivi, in questo caso, per la Calabria. Ed io credo che quella di Pippo Callipo sia la migliore candidatura possibile. Spero se ne convincano tutti. La fortuna non bussa mai due volte. Questa volta lo ha fatto: non perdiamo l’occasione di aprirle la porta, una volta per tutte. Per me c’è tempo ed il mio tempo, adesso, deve essere giustamente dedicato a mia figlia e ai miei affetti. E poi io sono una tosta, paziente e tenace! Al lavoro e alla lotta! Questa volta per la nostra Calabria».

È un genuino e appassionato messaggio d’amore per la Calabria, che riteniamo meriti di essere diffuso. Calabria.Live – che mantiene, come i nostri lettori sanno bene –  una posizione terza rispetto a tutti i candidati, lo pubblica nella convinzione che sia necessario far conoscere tutte le idee e invitare al confronto tutte le parti democratiche della regione e del Paese. I calabresi, disorientati più che mai in questa sfida elettorale, hanno bisogno di avere un quadro il più ampio possibile delle idee di tutti gli aspiranti governatori e dei loro sostenitori. L’auspicio è che, superata la logorante (e inutile) fase dei nomi, si cominci a parlare di programmi e di progettualità: la Calabria ha già perso troppo tempo.

La candidatura di Pippo Callipo – scrive Anna Falcone – ridà speranza a tanti calabresi liberi e onesti che in questi anni hanno assistito, e resistito, al desolante decadimento e imbarbarimento della politica locale. Gli stessi che hanno pagato, sulla propria pelle, il prezzo degli errori e dell’immobilismo di una classe dirigente che, da destra a sinistra, e con pochissime eccezioni, ha barattato diritti (leggi “piaceri”) in cambio di consenso, bloccando ogni reale progetto di rinascita di quella che – anche grazie a loro – è oggi l’ultima Regione d’Europa. La Regione da cui migliaia di giovani sono stati costretti ad andare via per poter costruire altrove, e con le proprie forze, un futuro dignitoso. Anzi, diciamola tutta: sono “stati fatti andare via”, a partire da quelli che ci avevano provato, con più determinazione, a cambiarla davvero, la Calabria! Quelli che, pur di non piegarsi al ricatto dei gruppi di potere e delle segreterie politiche, hanno preferito sopportare il peso, e la lacerazione, della lontananza. Dalle proprie famiglie, dalla propria terra, dai progetti che avevamo sognato di realizzare insieme ai propri amici e concittadini.

Anna Falcone
L’avv. Anna Falcone

Anche per questo, suona davvero irricevibile (per non dire altro!) l’invito a candidarsi rivolto ai giovani, vecchi o nuovi (..“anche a costo di farli rientrare”), che arriva dalla stessa classe politica corresponsabile del loro “esodo” di massa. E – attenzione – non è un invito mossa da generosità, o senso di responsabilità (questa sconosciuta!), ma quale condizione per “fare un passo indietro”. No: non siete più nei termini per porre condizioni, lanciare lusinghe o, diciamola ancora tutta, lanciare trappole e prendere in giro per l’ennesima volta la parte migliore del nostro Sud. Non ci casca più nessuno. Ed è bene, è giusto che certi inviti vengano fatti cadere nel silenzio. Perché non saranno certo quei giovani (o altri giovani) a salvarvi, facendosi strumentalizzare da quella classe dirigente che sul bisogno dei calabresi ha costruito le sue fortune. La stessa che da sempre decide vita, morte e miracoli (leggi: assunzioni, ricoveri, incarichi, appalti, candidature ecc.) in tutta la Regione, calpestando le legittime aspettative dei calabresi onesti e “non allineati”. La stessa che tante generazioni di giovani hanno combattuto, purtroppo, e fino ad oggi, senza successo. Sì, perché da soli in Calabria non si vince contro trame di potere così fitte e tentacolari da soffocare ogni tentativo di reale cambiamento.
Ma il tempo è galantuomo e, anche in Calabria, non è passato invano. Forse oggi, almeno per chi è rimasto, giovani e donne in primis, possono ricrearsi le condizioni per dire “Io resto in Calabria”! Il motto e il nome del progetto che già nel 2010 sostenne la candidatura di Callipo alla Presidenza della Regione. Allora come indipendente, oggi (e sempre) da uomo libero appoggiato da un fronte ampio che va ben oltre le sigle del vecchio centrosinistra o la nuova maggioranza di governo. Se, fin da allora, i soliti noti avessero fatto non uno, ma mille passi indietro, se fin da allora la politica nazionale avesse ascoltato la fame di giustizia e di liberazione che si sollevava dalla nostra regione saremmo avanti di circa 10 anni, e molti giovani calabresi non sarebbero stati costretti a lasciare le loro famiglie e la loro terra, senza alcuna speranza di potervi ritornare.
Dopo il desolante spettacolo a cui abbiamo assistito in questi ultimi mesi, sul balletto delle candidature e sulla pressoché totale assenza di proposte politiche convincenti e serie, mi auguro che le forze sane della politica e della società civile, che pure ci sono e sono fortemente radicate nel tessuto sociale, si compattino attorno a un sogno di rinascita comune e contribuiscano a scriverne insieme i punti programmatici. Costruttivamente. Dando spazio alla grande voglia di partecipazione democratica e concretezza dei calabresi, alle tante idee e progetti che tanti hanno elaborato e messo al servizio della politica e cui questa politica è rimasta sorda. Perché si sa: in Calabria il talento è una minaccia.
Rimane il problema della feroce lotta alle donne e alla pari rappresentanza di genere nelle assemblee elettive e nei luoghi decisionali: un vergognoso muro di gomma eretto trasversalmente dai precedenti Consigli regionali, non a caso, espressione di un “monocolore” pressoché tutto al maschile. Confido – anzi, sono certa – che questo punto troverà nel programma elettorale di Callipo e delle forze che lo appoggeranno garanzie certe, di tempi e contenuti, accanto alle gravi emergenze sociali, lavorative, ambientali, di valorizzazione e redistribuzione delle risorse che affliggono tutto il Sud. E la Calabria più di ogni altro Sud.
Nessun uomo, nessuna donna, per quanto emblematici e stimati, potrebbero mai farcela da soli davanti a una sfida così enorme, e sarebbe disonesto farlo credere ai calabresi.
Ma se una Regione intera si rialza e decide di non voler mai più piegare la schiena, o girare la testa dall’altra parte, allora sì che si può cambiare. Mai come adesso questi calabresi, liberi, coraggiosi, onesti… indomiti hanno l’occasione di invertire il corso della Storia: insieme, uniti sono molto più forti e trasversali dei poteri che li hanno imprigionati per tutti questi anni. Devono solo decidere di farlo. Senza aspettare più di essere salvati da altri o da lontano.
Noi, che fummo i giovani ribelli di allora, non potremo che essere al fianco di chi vorrà, insieme a Pippo Callipo, riprendere in mano il testimone delle lotte di sempre, per una Calabria libera dalle catene del bisogno e del ricatto. Una Calabria finalmente “amata” e “rispettata”, capace di far sbocciare, in una nuova Primavera democratica, i talenti e le mille risorse e possibilità di sviluppo di uno dei territori più ricchi e fecondi del Paese.
E lo scrivo con tutto l’amore che ho per la mia terra, che cammina con me, con noi, per il mondo. Al lavoro, dunque! E grazie a Pippo Callipo, per aver accettato la sfida, per non essersi mai arreso, per dare voce e speranza al sogno di rinascita di tante e tanti calabresi. Mai come adesso:”Only the braves..”! Ma a noi il coraggio non è mai mancato. (mp)

Effetto Zinga: si è dimessa l’assessore regionale al lavoro Angela Robbe

Effetto Zingaretti; venerdì l’assessore regionale Angela Robbe, della Giunta Oliverio, aveva preso parte all’incontro di Lamezia per ufficializzare la candidatura in carico al PD di Pippo Callipo. Oggi ha mandato una lettera d’addio a Mario Oliverio. Altri movimenti si registrano, pur tra seccate smentite, circa il sostegno da dare a Oliverio, contro le direttive del segretario nazionale. È un gioco al massacro che sottolinea l’anima fortemente divisiva del pd calabrese che non riesce a compattarsi in un impegno unitario che porti a un risultato difficile da raggiungere senza unità.

«Oggi, – ha scritto la Robbe – con la stessa lealtà con cui ho operato, ritengo opportuno e doveroso dimettermi dall’incarico poiché, per come pare chiaramente dopo la conferenza stampa del Presidente Oliverio e l’iniziativa di ieri del PD, le scelte del Presidente Oliverio dividono la sua strada da quella del partito a cui sono iscritta ed in virtù della cui appartenenza politica, a suo tempo, ho accettato l’incarico. La scelta di separare il mio percorso da quello intrapreso dal Presidente Oliverio nulla toglie alla stima per la sua persona e al suo operato, è dovuta alla convinzione che, in una fase tanto complicata della vita politica del nostro Paese e della nostra Regione, sia importante stare in un partito e discutere perché l’interesse generale prevalga, ed è un modo per riaffermare il valore del pluralismo, del collettivo, rispetto alle singole personalità».

L’assessore aveva assunto l’incarico nell’aprile dello scorso anno. «Sono entrata in Giunta – ha scritto l’assessore Robbe – su richiesta del Presidente Oliverio, con delega al lavoro e al welfare, ho accettato tale incarico con la consapevolezza di svolgere il mio lavoro in una fase ormai avviata alla chiusura della legislatura ed in un contesto oggettivamente critico. Ringrazio il Presidente Oliverio per l’opportunità che mi ha offerto consentendomi di dare il mio contributo alla Regione Calabria mettendo a disposizione la mia esperienza di Presidente di Legacoop Calabria; ringrazio i colleghi della Giunta, tutti i dipendenti del Dipartimento Lavoro e Politiche sociali della Regione Calabria ed i dipendenti e collaboratori di altri dipartimenti con i quali ho avuto l’opportunità e l’onore di collaborare e, con essi, la struttura che mi ha affiancata. Ringrazio tutti coloro che ho avuto occasione di incontrare, persone singole, rappresentanti di organizzazioni e associazioni, con cui mi sono confrontata, a volte anche aspramente, sempre con l’obiettivo di coglierne al meglio le esigenze per costruire risposte e proposte, con loro ho avuto la riprova della ricchezza di idee e proposte che bisogna avere la capacità di cogliere, della voglia di riscatto della Calabria, e mi hanno convinta che possiamo smettere di essere la terra da cui si va via, possiamo cambiare».

Dopo l’ufficializzazione della candidatura di Callipo col sostegno del PD, la posizione del governatore uscente Oliverio convinto nel riproporre il suo nome ha cominciare a registrare qualche incrinatura: anche se ci sono dichiarazioni e lettere d’impegno di circa 100 sindaci a sostegno della candidatura di Oliverio, s’incominciano a intravvedere segnali di exit-strategy anche da parte di alcuni consiglieri regionali a lui vicini. Secondo alcuni mormorii, Giuseppe Aieta sarebbe intenzionato a seguire la linea dettata da Nicola Zingaretti e quindi abbandonare il governatore uscente. La smentita da parte di Aieta è stata affidata a un post su FB: «Smentisco categoricamente la notizia. Non sono abituato a rinnegare la mia storia tanto più a “mollare” Mario Oliverio con cui ho trascorso i migliori anni della mia vita politica. Continuo a lavorare per l’unità di tutti i riformisti calabresi per vincere la sfida e battere le destre. La politica è piena della sindrome del rancoroso beneficato: io non ho né rancori né ho avuto benefici. Pertanto continuo a ricercare le ragioni dello stare insieme anziché continuare ad avvelenare i pozzi. Mi riferisco, ovviamente, al campo della politica e, in particolare, al campo dei riformisti calabresi che in queste occasioni dovrebbero dimostrare di essere classe dirigente. Sono Socialista e mi nutro della mia libertà».

Altri nomi circolano, in queste ore, con immediate smentite degli interessati. Un altro consigliere regionale, Michele Mirabello, sempre su FB ha diffuso il suo pensiero: «Leggo ricostruzioni giornalistiche intorno alle mie scelte rispetto alla vicenda delle elezioni regionali che sarebbe perfino superfluo smentire. Vivo con profondo disagio questo tentativo di tirarmi dalla giacchetta e di utilizzare il mio nome e la mia persona per tentare di destabilizzare l’area del dissenso rispetto alle modalità ed ai termini attraverso i quali si è arrivati, da parte della dirigenza del mio partito, il Partito Democratico, all’archiviazione dell’esperienza politica dei 5 anni di governo Oliverio.
«Continuo a ritenere – ha scritto Mirabello – che la fase politica che stiamo vivendo necessiti di un grande sforzo unitario, e che il tempo ancora a nostra disposizione possa essere utile a recuperare il confronto con un pezzo di centrosinistra, cui sento di appartenere, che esprime passioni, personalità, sindaci, dirigenti ed amministratori su tutto il territorio regionale.
E continuo ancor di più ad osservare, stupito, come la politica si sia ridotta ad un dentro o fuori, a traditori e traditi, a salti e rifiuti. Tanti anni di militanza nel mio partito e nella sinistra mi avevano insegnato invece che la politica sia dialogo, costruzione di percorsi e scelte condivise, costruzione di ponti e non di muri.
Chi scambia maliziosamente equilibrio, impegno e serietà, oltre che senso di responsabilità, per ambiguità non finga dunque di essere tratto in errore. Continuo a muovermi pertanto all’interno di un’area politica progressista e riformista che vive, come dichiarato più volte, con profondo disagio, il prodursi in Calabria di una lacerazione così drammatica». (rp)