Callipo vince il braccio di ferro con i dem. In lista poche donne e giovani. Ci riprovano in 22

di SANTO STRATI – Nessuno racconterà mai i probabili tormenti di Pippo Callipo nell’affrontare la parte più difficile di questa partita elettorale: il braccio di ferro con gli Oliverio’s boys alla fine lo ha visto vincitore e molti, a suo dire, “impresentabili” sono rimasti fuori delle liste. A un certo punto – sembra – l’imprenditore vibonese sarebbe stato pronto a mollare tutto e mandare (giustamente) tutti al diavolo. Non sapremo mai cosa ha passato, di sicuro ha mostrato di avere gli attributi da leader e di essere in grado di mantenere le promesse. Aveva detto che non avrebbe derogato alle tre regole fondamentali che si era imposto (legalità, trasparenza, rottura con il passato) e così è stato. Premiati i due ex segretari provinciali del PD Luigi Guglielmelli e Gino Murgi che si erano ribellati al commissariamento della federazione di Cosenza e Crotone, per l’appoggio ostentato ad Oliverio: corrono con i Democratici Progressisti. Purtroppo, il movimento che doveva essere il suo supporter più autorevole (10 Idee per la Calabria, guidato da Domenico Gattuso) per una serie di incredibili quanto probabilmente ingenui errori nella presentazione della lista quasi sicuramente resterà fuori della competizione. Tentano, invece, di rientrare ben 22 dei 30 consiglieri uscenti: alla faccia del ricambio annunciato da tutte le parti in gioco.

A scorrere le liste si intuisce che sono frutto di decisioni affrettate, di consultazioni dell’ultimo minuto, di ripiegamenti e di compromessi. Certo, almeno nelle liste del M5S del prof. Francesco Aiello ci si aspettavano più candidate e molti più giovani: abbiamo scoperto che c’è persino un 82enne che, bontà sua, avrà sicuramente esperienza da dispensare a piene mani… Stessa cosa per le tre liste che sostengono il geologo Carlo Tansi: poche donne, nessuna informazione sull’età, ma curriculum snocciolati alla stampa per far pensare a un bell’assortimento di professionisti. Nulla da obiettare, se non che, forse, in politica non basta avere una laurea in qualcosa o essere “amante dei rettili” (sic!) per affrontare in modo adeguato i problemi di questa benedetta terra.

Si sono perse, altresì, le tracce di Giuseppe Nucera e del suo movimento La Calabria che vogliamo: l’ex presidente degli industriali reggini aveva annunciato il supporto totale alla Santelli, ma non figurano in lista né luì né alcuno del suo movimento. Peccato, qualche idea buona c’era e poteva servire: la Santelli o chiunque andrà a Germaneto pensi all’assessorato alla Reputazione che Nucera aveva preannunciato nel suo programma. Scomparsa anche la candidatura, solamente annunciata a parole, a nome del Codacons di Francesco De Lieto. Insomma da che si aspettavano sette-otto candidati ne sono rimasti solo quattro. meglio o peggio? Non basterà questo a quietare questa confusissima consultazione elettorale non foss’altro perché il tempo è davvero troppo breve per chiunque volesse percorrere adeguatamente il territorio ed esporre le sue idee. Restano i social, ma le persone di una certa età (che per abitudine non disertano le urne) non usano il computer o gli smartphone.

Quella dell’assenteismo, naturalmente, rimane l’incognita più grande: nel 2014 avevano disertato le urne il 56% degli elettori: su 1.897.729 aventi diritto al voto sono andati al seggio solo 836.531 (il 44,08%). Come andrà questa volta? Sugli astensionisti hanno puntato Aiello e Tansi, ovvero pensano di poter convincere la gran massa di delusi dalla politica. Chi non ha bisogno del voto dei delusi sono probabilmente i due fronti principali di questa contesa, Pippo Callipo e Jole Santelli. Quest’ultima, secondo alcuni sondaggi, è in netto vantaggio, ma la determinazione dimostrata dall’imprenditore vibonese a fronteggiare le vecchie abitudini clientelari della politica potrebbe rivelarsi un assist a suo favore di grande importanza. Resta da capire se gli “oliveriani” tenuti fuori (Orlandino Greco, Francesco D’Agostino, Bruno Censore) non ricambieranno lo “sgarbo” invitando i dem a non votare Callipo. Il quale ha lanciato un deciso attacco a Salvini sulle sue mire di colonizzazione del Sud: «La Regione rischia il default – ha dichiarato – e la Calabria l’emarginazione definitiva. Su due particolari pericoli invitiamo gli elettori a fare attenzione. Il primo è che la pasticciata aggregazione di centrodestra, in cui oltre a volti nuovi si sono accasati supercollezionisti di preferenze, qualora vincesse non farebbe altro che infilarsi nel tracciato segnato da chi l’ha preceduta. Il copione in possesso di questa aggregazione la Calabria, purtroppo, l’ha già visto e rivisto. D’altronde, quando vincono i matador del “consenso assistito” poi non ci si aspetti idee originali né comportamenti diversi da quelli di prima. Il secondo pericolo è la presenza, anche in Calabria, di una Lega che, mentre proclama discontinuità col passato, va a braccetto con la politica più vecchia del reame. È un pericolo molto serio di cui i calabresi debbono tener conto, se non vogliono che la Calabria diventi la riserva di caccia di quella parte del Nord che continua a considerare il Sud come una zavorra per il Paese. Attraverso un camuffamento frettoloso e buono per i creduloni, la Lega, cioè la forza politica più antimeridionale della storia repubblicana, dopo aver annichilito le già fragili istanze liberali di Forza Italia imponendo il suo candidato alla Presidenza, si trova ad avere il controllo totale sul centrodestra. Il che vuol dire che, qualora vincessero e la Lega avesse l’opportunità di realizzare il “regionalismo differenziato” che ingrassa il Nord e affama il Sud, la Calabria sarebbe asservita ai desiderata della Lega. Tutto ciò è inaccettabile, ma se non vogliamo che accada non ci resta che affinare lo sguardo per vedere meglio i trucchi leghisti, denunciarli e rispedirli a casa loro».

Per la cronaca, provano a rientrare a Palazzo Campanella l’attuale presidente del Consiglio regionale Nicola Irto (con Callipo) e il segretario del Consiglio Mimmo Tallini (con la Santelli), seguono per il centrosinistra Mimmetto Battaglia, Carlo Guccione, Mimmo Bevacqua, Giuseppe Giudiceandrea, Giovanni Nucera (sotto l’ala PD), Flora Sculco, Giuseppe Aieta e Michele Mirabello (per i Democratici Progressisti, con Callipo). Nel centrodestra si ricandidano Gianluca Gallo, Giuseppe Pedà, Giovanni Aruzzolo (con Forza Italia) e Pino Gentile e Baldo Esposito (con la Casa delle Libertà). Singolare, invece, la posizione di quattro consiglieri eletti nel 2014 con liste di centrosinistra che hanno scelto di candidarsi con la Santelli: Tonino Scalzo, Giuseppe Neri (quest’ultimo ora con Fratelli d’Italia), Mauro D’Acri, Vincenzo Pasqua e Franco Sergio. Hanno rinunciato a vario titolo a candidarsi i consiglieri regionali uscenti Franco Parente (che sta coordinando la campagna elettorale per il centro-destra) Fausto Orsomarso, Nazzareno Salerno, Ennio Morrone, Arturo Bova, Giuseppe Giordano ed Enzo Ciconte. Gli altri candidati, con buona pace delle migliori intenzioni, sono in gran parte illustri sconosciuti (tranne Carolina Girasole, Alessia Bausone e Maria Saladino per la sinistra e Rosaria Succurro e Loredana Pastore, in giunta a Cosenza col sindaco Mario Occhiuto, per la destra. Due curiosità, infine: il Michele Albanese che figura in lista con Callipo non è il coraggioso giornalista antimafia che scrive per il Quotidiano del Sud, ma un omonimo; torna il nome di Ligato nella scena politica calabrese, con Enrico, figlio di Lodovico. Il padre è stato un politico di razza, deputato dc, già presidente delle Ferrovie, ucciso a Bocale (Reggio Calabria) in un agguato di stampo mafioso il 27 agosto 1989. Il suo affacciarsi in politica è da accogliere con simpatia: è un altro calabrese che torna nella sua terra, a portare esperienza e buone idee. (s)

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Elezioni / Perché Mario e Roberto Occhiuto hanno deciso di fare un passo indietro

Come abbiamo anticipato ieri sera nel titolo di apertura che figura ancora oggi, il sindaco di Cosenza Mario Occhiuto stamattina ha confermato ufficialmente il ritiro della sua candidatura. Una sconfitta che non è una débâcle, un’uscita di scena (per modo di dire) che comunque riconosce l’onore delle armi ai due politici cosentini. Si tratterà, ora, di vedere quanto peserà l’ala moderata nel risultato elettorale: una guerra fratricida non sarebbe servita a nessuno e in questa confusissima campagna elettorale ci sarebbe stato un ulteriore elemento di disturbo. I calabresi vogliono chiarezza da chi si candida, non importano le guerre di potere, importa che chiunque andrà a Germaneto sia finalmente un uomo (o una donna del fare). Callipo sta limando le liste che vanno presentate domani, ma ha già dovuto assaporare un po’ di fiele che viene dall’ala oliveriana che pensava di poter imporre candidati poco graditi all’imprenditore e soprattutto, non consoni al progetto che ha in mente il movimento Io Resto in Calabria. Le prossime ore ci diranno chi sono i candidati

Tornando a Mario Occhiuto, nelle prime ore del mattino l’ex-candidato presidente si è rivolto con un messaggio rivolto ai “carissimi calabresi”. «La mia corsa finisce qui.  – ha scritto il sindaco di Cosenza – Su suggerimento di tanti amici coinvolti e dopo l’ennesima sollecitazione del presidente Berlusconi ho deciso di farmi da parte. Silvio Berlusconi è una persona a me cara, che ho sempre stimato e ammirato, e oggi al punto in cui siamo ho giudicato il suo invito giusto e sensato. D’altronde non ci sono le condizioni per portare avanti da soli il progetto di cambiamento della Regione Calabria che avevamo in mente, con la speranza di una vittoria elettorale. Infatti l’attuale sistema elettorale prevede (solo in Calabria) il voto congiunto tra il candidato Presidente e i consiglieri. Con tale sistema avremmo potuto ottenere un ottimo risultato, ma – avendo contro tutti – non la vittoria. La mia corsa solitaria sarebbe sembrata quasi una ritorsione o una ripicca, e io sono   abituato a costruire, non a distruggere. Ho condotto una dura battaglia e sono stato sconfitto. Questa è la verità».

Occhiuto non usa gira di parole per esprimere l’amarezza, mantenendo, però, alto l’orgoglio di chi ha creduto in un progetto: «Il mio unico fine, credetemi, era quello di portare avanti una “missione”: cambiare la Calabria e renderla migliore e ricca di opportunità per i nostri figli. Oramai non sarebbe stato possibile raggiungere questo obiettivo ma avrei provocato probabili conseguenze negative per tanti amici che mi avrebbero comunque seguito. Ringrazio di cuore tutti coloro i quali hanno creduto in me e nel progetto che avevamo messo in piedi. E mi scuso con quelli che tra di loro erano convinti della necessità di proseguire oltre che con i tantissimi cittadini che mi scrivono ogni giorno incitandomi ad andare avanti. Io ce l’ho messa tutta fino all’ultimo giorno. Non mi dimenticherò del loro affetto e della loro vicinanza. Chi tra di loro aspira a candidarsi a consigliere regionale troverà posto, con maggiori probabilità di riuscita, nelle liste del centrodestra unito. Non ho chiesto in cambio incarichi per me stesso e non rivestirò alcun ruolo nell’ente regione. Ho proposto alla candidata a presidente Jole Santelli di recepire nel suo programma quelle idee su cui tanto avevamo puntato riguardo alla svolta ecologica e ai nuovi investimenti creativi e innovativi. E le ho chiesto di farsi parte attiva, una volta eletta, per l’accelerazione dei cantieri con opere in corso nella città di Cosenza e per l’avvio delle procedure per la realizzazione del nuovo ospedale sul sito da noi proposto. Noi restiamo una forza culturale attiva sul territorio. E io, se Dio vorrà, continuerò a svolgere il ruolo di sindaco di Cosenza dedicandomi ancora di più alla città e poi, tra poco più di un anno, completerò il mio mandato e il mio impegno politico a favore della comunità. Grazie di cuore a tutti».

Naturalmente anche il deputato Roberto Occhiuto ha espresso, anche se con pacatezza, l’amarezza per questa scelta obbligata. «Andare avanti – ha scritto su Facebook – sarebbe stata una bella occasione di testimonianza ma senza alcuna concreta possibilità di incidere sul futuro della Calabria. Ringrazio molto il Presidente Berlusconi per la manifestazione di affetto e vicinanza e la proposta di importanti responsabilità nell’azione di rilancio del nostro partito.
«Quanto accaduto rappresenta però una ferita profonda, che non potrà essere lenita da incarichi o ruoli di qualunque genere, che peraltro ho già avuto occasione di rifiutare. Mi bastano la sua amicizia e la sua considerazione.
Sono convinto che la dinamica che ha portato alla scelta del candidato Presidente della Regione Calabria sia profondamente ingiusta e molto triste. Ingiusta perché non credo che gli amministratori locali calabresi debbano venire fuori da decisioni maturate in palazzi milanesi della Lega.
«E triste perché il mio partito, Forza Italia, è stato costretto a subire il diktat di un alleato che non conosce il territorio e impone le sue decisioni sfruttando vicende ed equilibri che con la nostra realtà c’entrano poco o nulla.
Tuttavia, anni di militanza nel centrodestra e il desiderio di non rompere un’unità che può assicurare alla nostra regione un’alternativa concreta alla sinistra hanno prevalso in me su tutto il resto.
Ecco, oggi abbiamo perso e non sarebbe giusto o onesto affermare il contrario, ma si può ritornare a vincere soltanto se si ha l’umiltà e il coraggio di accettare la sconfitta in attesa della prossima vittoria».

Naturalmente le annunciate dimissioni da Forza Italia e da vicecapogruppo a Montecitorio di Roberto Occhiuto diventano qualcosa da dimenticare, ma il risultato alle urne il 26 gennaio dirà se prevarrà l’ala moderata o quella sovranista. Il sostegno a Jole Santelli è un sostegno al centrodestra, che si presenta in Calabria nelle sue tre componenti. I calabresi diranno quanto conta realmente Salvini in Calabria. (rp)

 

Sansonetti sul “Riformista” attacca Callipo: elezioni condizionate dai magistrati

Pesante attacco al candidato presidente del centrosinistra Pippo Callipo da parte del direttore del quotidiano Il Riformista, Piero Sansonetti che spara in prima pagina «Partiti e cosche non sono la stessa cosa!». L’editoriale si riferisce a quanto dichiarato dallo stesso Callipo che identificava nel male della Calabria tre categorie di persone: i mafiosi, i burocrati, i politici. Secondo Sansonetti «Callipo può sostenere che lui voleva dire politici-mafiosi. O burocrati-mafiosi. Ed è da dimostrare, comunque, che ci siano».

Un lungo articolo che Sansonetti conclude in modo radicale: «Ci piacerebbe molto se il dottor Callipo si convincesse che se va a fare il  governatore della Calabria pensando che la politica è come la mafia – qualcosa da radere al suolo, da sconfiggere – non farà un buon servizio alla Calabria. Speriamo che si accorga di avere detto una cosa molto sbagliata e che si corregga». (rp)

Il Riformista 27 dic 2019

Senza Occhiuto, la Santelli rischia di perdere. Prove d’intesa con le (dovute) scuse al sindaco

di SANTO STRATI – Il conto è presto fatto: col centrodestra diviso, senza l’appoggio degli Occhiuto la candidata a presidente della Regione Jole Santelli rischia di non vincere. È una considerazione che diventa difficile non fare se si valutano i pro e i contro di una guerra fratricida che porterebbe a una disfatta sicura. È intervenuto Berlusconi in persona con una lettera che dovrebbe “scatenare la pace” tra gli Occhiuto e la Santelli: la politica, si sa, è l’arte del possibile e gli insulti della sera possono venire dimenticati il mattino dopo. Basta riconoscere di avere sbagliato, quanto meno nella forma, e porgere le dovute scuse. È già successo tra Zingaretti e Mario Oliverio, quando la catastrofe del centrosinistra sembrava più drammatica di quella del centrodestra a proposito delle sfide interne che indebolivano entrambi gli schieramenti. Oliverio ha tenuto duro fino all’ultimo concedendo la “grazia” al PD, previa pubblica ammenda di Zingaretti che si è sperticato di elogi (fatalmente e visibilmente di comodo) per riconoscere l’onore delle armi al suo fiero avversario interno. Il tempo giocava (e gioca) contro, e in amore e in politica – si sa – ogni mezzo è lecito e quello che conta è il risultato.

Senza scomodare Machiavelli che non l’ha mai scritto nel Principe, il fine anche stavolta giustifica i mezzi e l’obiettivo di evitare una catastrofe nello schieramento di centrodestra autorizza qualunque tentativo di “aggiustare” le cose: Mario Occhiuto è stato estromesso (al di là delle sue pendenze giudiziarie su cui può decidere solo la magistratura) per un “capriccio” salviniano, probabilmente per fare un favore ai fratelli Gentile, notoriamente schierati contro il sindaco di Cosenza e la sua “corte”. Anche lui merita l’onore delle armi: ha fatto una bella campagna elettorale, stilato un programma ammirevole (che sarebbe un peccato disperdere), aveva saputo raccogliere tanti consensi e, probabilmente, sarebbe stato un antagonista molto forte contro qualunque candidato. Ma gli conviene continuare a combattere una battaglia in solitaria per levare voti al centro-destra? No, non gli conviene, né conviene a Forza Italia perdere il fratello di Mario, Roberto Occhiuto, giovane e capace vicecapogruppo alla Camera, che con molto orgoglio ha rivendicato la difesa dell’onore politico e del cognome Occhiuto. Quindi? L’intesa è vicina, nella notte che precede la consegna delle liste solo in pochi hanno potuto ascoltare sussurri e grida che delineavano le diverse posizioni pro e contro la battaglia interna di Mario Occhiuto con le sue tre liste, pensando a quando pesano i suoi voti se riversati sulla Santelli.

Berlusconi ha parlato, nella sua lettera, di comprensibile amarezza personale, ma ha invitato caldamente i fratelli Occhiuto a rinunciare «a scelte che avvantaggerebbero solo i nostri avversari». Quanto abbia contato l’invito di Berlusconi nella decisione finale di Mario Occhiuto lo scopriremo nei mesi futuri, ma il debito di riconoscenza non solo di Forza Italia ma di tutto il centrodestra andrà pagato. Berlusconi ha ammesso la sua debolezza ma ha offerto un assortito bouquet di sentito rincrescimento che riconosce la validità e le capacità non solo del sindaco di Cosenza, ma anche del fratello. »Sono convinto – ha scritto il leader azzurro – che, per ragioni diverse, sia Mario che Roberto sarebbero stati ottimi presidenti della Regione Calabria. Purtroppo questo non è stato possibile per ragioni che non dipendono da noi. Tuttavia vi sono dei momenti nei quali un leader deve assumersi responsabilità anche dolorose, nei confronti di amici stimati. In questo caso ho dovuto far prevalere la necessità di tenere unita la coalizione, pensando al bene dell’Italia, di Forza Italia, della coalizione di centro-destra e soprattutto della Calabria, la terra che voi tanto amate. È troppo importante imprimere una svolta, cambiare il futuro di una Regione costretta all’immobilismo da anni di cattiva gestione che hanno trasformato una terra splendida, con una popolazione straordinaria, in una delle zone più profondamente disagiate del nostro Paese».

Gli Occhiuto rappresentano l’ala moderata e se, vogliamo, antisovranista e salviniana, del centro destra. Sarebbe una grandissima cavolata lasciarli andare e, probabilmente, la Santelli – da fine politica – saprà riconquistare il sorriso degli ex sodali con un adeguato posizionamento degli Occhiuto: a Mario – nel caso di vittoria del centro-destra – una vicepresidenza o un assessorato di peso non mancherà; a Roberto dovrebbe toccare il coordinamento regionale di Forza Italia. Anche se in un post dell’altro ieri il giovane deputato cosentino allontanava quasi sdegnato questa ipotesi. Ricordiamoci, però, che le incazzature passano, la realtà politica rimane.

Pippo Callipo, dal canto suo, ha la sua buona parte di affanni. L’industriale vibonese sta facendo un’ottimo lavoro di raccolta del consenso, anche se le sue scelte e le sue esclusioni hanno già cominciato a far venire il mal di pancia a più di un democrat convinto di tornare facilmente in gioco. Callipo, sostenuto anche psicologicamente da Antonino De Masi, l’industriale antimafia suo mentore e primo sostenitore, ha messo in chiaro che farà di testa sua, senza condizionamenti e qualcuno degli ex della Regione mostra qualche palpitazione. «Dietro la composizione delle liste si nascondono ostacoli – ha detto Callipo – ma il mio impegno sarebbe inutile se cedessi anche su solo uno di questi punti». Tradotto in parole povere: non mi interessa quante preferenze porta in dote un aspirante candidato, ma esigo «legalità, trasparenza e rottura con il passato».

La sfida, a questo punto, vede restringersi la rosa dei candidati presidenti: restano a fronteggiarsi Pippo Callipo, Jole Santelli, Francesco Aiello e Carlo Tansi. Le alleanze fino a domani notte si siglano e si rompono in un complicato gioco di specchi capace di far venire giramenti di testa. Quelli che non avranno i calabresi se avranno un’offerta politica chiara da qualsiasi parte essa venga per poter indicare la propria scelta. Ultimo avviso per l’imbarco immediato sabato 28, ore 12: destinazione Germaneto. Gli elettori non disertino le urne: ascoltino tutti, valutino e decidano serenamente. Ne abbiamo bisogno tutti, la Calabria e i calabresi. (s)

 

«Partirà dal Porto di Gioia Tauro la rinascita». Aiello (M5S) punta sul territorio e le sue risorse

di SANTO STRATI – Curiosamente, da indipendente “prescelto” attraverso la piattaforma Rousseau, il prof. Francesco Aiello, candidato per i Cinque Stelle alla presidenza della Regione Calabria, è l’unico pentastellato a chiamare partito il Movimento. Sarà un riflesso condizionato, ma l’attribuzione di partito, in realtà, tradisce una competenza politica che si addice a questo candidato spuntato quasi dal nulla, se non fosse per la chiara fama derivante dalla sua cattedra di Politiche Economiche all’Unical. Il prof. Aiello è un candidato molto alla mano, senza boria e senza timore di sbagliare in una dichiarazione televisiva, nato a Settimo Torinese, vive da molti anni in Calabria e guida un blog politico molto apprezzato (Open Calabria). Troppo breve il tempo a disposizione per preparare una candidatura in modo adeguato, ma sono decisamente cambiate le regole del gioco elettorale: non servono campagne lunghe, come si usava un tempo, perché si dialoga attraverso i social, ma sicuramente viene a mancare il contatto a 360 gradi col territorio. Ciononostante, il prof. Aiello ostenta sicurezza e un invidiabile ottimismo, convinto di poter recuperare sul territorio.

Quando lo incontriamo per l’intervista, ancora Mario Oliverio non ha deciso di non presentarsi e Jole Santelli non ha fatto la sua prima uscita da candidata del centrodestra, né Giuseppe Nucera ha annunciato che ritira la candidatura affiancando la deputata cosentina col suo La Calabria che vogliamo. Lo scenario politico è frastagliato e dispersivo, è certamente una bella sfida, con tantissime incognite, soprattutto per quel che riguarda il temuto astensionismo che rischia di continuare ad essere il primo partito. I Cinque Stelle hanno osteggiato il governatore uscente Mario Oliverio in ogni modo e, ugualmente, mostrano qualche perplessità sull’operazione Callipo. Sulla Santelli il prof. Aiello con molto fair play dice che è il giusto compromesso per tenere in piedi una coalizione “traballante”, ma il vero antagonista, anche per lui è il partito che raccoglie le maggiori adesioni: quello degli assenteisti. La vera scommessa è convincere i delusi, gli arrabbiati, gli sconfortati della politica a recarsi alle urne.

https://youtu.be/FiFvFp6_0BI

– Prof. Aiello, il tempo sembra giocare a sfavore di queste elezioni, per tutti quanti, nessuno escluso. Non pensa che si sia perso troppo tempo per creare le condizioni per percorrere il territorio, ascoltare la base?

«Sì, apparentemente. Probabilmente si potrebbe avere questa idea, però da quello che stiamo facendo noi, ossia da quando io ho ricevuto la prima investitura ufficiosa da parte dei Cinque Stelle, stiamo avendo un percorso di attività strutturato sul territorio. Per quello che ci riguarda stiamo di mettere sul territorio tutte le nostre energie per portare avanti il progetto di un’alleanza civica, trainata dal Movimento Cinque Stelle, che cerca proprio di valorizzare quelle che sono le opportunità del territorio calabrese».

– La votazione su Rousseau che le ha attribuito il 53% di preferenze sicuramente le avrà dato modo di pensare: non è una bocciatura ma non è neanche una promozione a pieno titolo. Per quale motivo è successo questo, secondo lei?

«Provenendo io da un altro mondo, che è il mondo dell’accademia, io sono un economista, essere valutato su una piattaforma in cui io non ho avuto motivo finora di mostrare la mia disponibilità e la mia appartenenza, è ovvio che era abbastanza scontato un risultato del genere. Per questo motivo, perché io sono un po’ estraneo rispetto a un insieme di riferimento politico che è quello del Movimento Cinque Stelle. Però, io ho avuto anche modo di ascoltare il territorio e in particolare gli attivisti dei Cinque Stelle e quando li ascolto e quando ho modo di spiegare quelle che potrebbero essere, dal mio punto di vista, priorità da aggredire del declino della nostra regione Calabria i giudizi cambiano in maniera molto repentina. E poiché io non ho avuto molto tempo per ascoltare i meet-up quel risultato era abbastanza prevedibile. Così come ho detto a Catanzaro in occasione della visita di Di Maio, se io avessi avuto modo di ascoltare più meet-up, avessi avuto modo di ragionare così come sto facendo in questi giorni con tutti gli attivisti del Movimento Cinque Stelle probabilmente quel 53% si tradurrebbe in un numero molto più elevato che potrebbe essere tranquillamente anche l’80-85%».

– Parliamo del suo progetto. Evidentemente, a livello di Cinque Stelle ci sono stati degli errori di valutazione, nel complesso. Originariamente era stato indicato Callipo, poi, improvvisamente, non si è trovata più alcuna indicazione se non la proposta di autocandidatura della deputata Dalila Nesci. Quali sono stati, secondo lei, gli errori più rilevanti del Movimento Cinque Stelle?

«Non ho idea. Non sta a me giudicare gli errori altrui. Posso dire in maniera molto più semplice e immediata che dal giorno in cui io sono stato contattato non c’è stato alcun tentennamento da parte della rappresentanza parlamentare dei Cinque Stelle sul mio profilo, nonostante i rumours diversi e provenienti da più parti. Perché c’era una stragrande maggioranza dei deputati del Movimento Cinque Stelle che sosteneva, sostiene e sosterrà la candidatura di Francesco Aiello».

– Per risollevare la Calabria ci vogliono idee, ci vuole anche qualcosa che induca a fare finalmente delle operazioni. Quali sono le necessità, le priorità?

«Beh, io l’ho detto in tanti modi. Credo che la priorità di questa giunta regionale che dovrà costituirsi dopo il 26 di gennaio, la prima priorità dovrà essere quella di ricucire un po’ anche il clima di fiducia che esiste tra le istituzioni e i cittadini. Ci sono state forti fratture proprio dal punto di vista della fiducia che le persone ripongono sul ruolo delle istituzioni. Questo, a mio parere, dovrebbe essere il tema generale da affrontare e risolvere. Nei termini proprio di costruire un’alternativa a un progetto politico cui anche i cittadini si sentano parte attiva. Poi ci sono le classiche emergenze, ovviamente. Ci sono le emergenze che contraddistinguono un po’ il dibattito tradizionale in Calabria, parlo di sanità, di trasporti, di acqua pubblica, che sono poi anche i temi classici del Movimento Cinque Stelle. Se io dovessi in questo momento dare una priorità, è quella del lavoro, della produzione. Quindi finalizzerei la prossima legislatura per rendere più attrattiva in termini di investimenti regionali ed extra-regionali la nostra terra, al fine di promuovere sviluppo e crescita. E a tal proposito, il territorio simbolo per verificare l’efficacia di un progetto politico di questo genere qua credo che sia e debba essere l’area intorno al porto di Gioia Tauro, dove è stata istituita la Zona economica speciale che ancora non è finalizzata. In quel luogo la Regione Calabria dovrebbe catalizzare tutte le proprie energie e quindi anche l’utilizzo di fondi strutturali per dare speranza sia a quel territorio che ha una grande importanza anche dal punto di vista strategico, data la localizzazione geografica non banale sia per la Calabria sia per il Mediterraneo. E tentare di radicalizzare la modernizzazione della produzione esattamente in quel luogo che, nell’immaginario collettivo, è il luogo del disagio, del declino, del malaffare, della corruzione. Pertanto, se noi potessimo nell’arco di quattro-cinque anni avviare attività di produzione ad alto contenuto tecnologico, competitive sui mercati internazionali, esattamente nel luogo che è appunto il luogo del declino, noi daremmo grande speranza a tutti i territori della Calabria, perché se si fa lì si può fare altrove».

– Lei nella Zes è componente del comitato di attuazione. Ma nella Zes c’è un peccato originale che ancora non è stato risolto: manca l’intermodalità.

«Esattamente. Infatti, una delle priorità del prossimo governo regionale dovrà essere di stringere le interlocuzioni con il governo nazionale per tentare di rendere concreto il progetto iniziale che è quello di aumentare l’intermodalità dell’intera area di Gioia Tauro, il che significa, molto banalmente, tentare di chiudere e di collegare l’area Zes con la rete ferroviaria. E quindi incanalare le produzioni da e per il porto di Gioia Tauro sui mercati internazionali. Questa è la strategia: da un punto di vista economico, assolutamente molto conveniente; da un punto di vista tecnico, facile da attuare. Evidentemente se non si è fatta finora c’è qualche problema, a mio parere, sui contrasti, perché non c’è nessun motivo  che si sono potuti verificare tra la Giunta regionale, la Regione Calabria e il Governo nazionale. L’intermodalità su quel luogo è esattamente quello che noi dovremmo avere come obiettivo prioritario nei prossimi anni, perché non c’è nessun motivo economico né di natura commerciale per togliere Gioia Tauro dai traffici marittimi che giungono dall’Estremo Oriente per raggiungere il cuore dell’Europa, i mercati che contano. Se noi ci troviamo al centro del Mediterraneo con una nave di grandissime dimensioni e vogliamo raggiungere i mercati europei, per giungere a Rotterdam, per esempio, ci vogliono circa tre giorni, tre giorni e mezzo di navigazione. Invece, se noi sfruttassimo la centralità nel Mediterraneo di Gioia Tauro utilizzando l’intermodalità e una rete ferroviaria efficiente, anche magari con binari dedicati, potremmo raggiungere i mercati internazionali da Gioia Tauro in 18 ore. E, in termini di tempo, la differenza tra andare a Rotterdam e l’alternativa di utilizzare Gioia Tauro in prima istanza e poi la rete ferroviaria riduce i costi di trasporto, con fortissimi vantaggi competitivi per chi ovviamente utilizza quei canali».

– Restiamo un attimo su Gioia Tauro. I Cinque Stelle hanno votato per l’Authority dello Stretto che sottrae a Gioia Tauro i porti di Reggio Calabria e Villa San Giovanni attribuendoli all’Authority di Messina-Milazzo. Questo, per certi versi, è un controsenso per la presenza della Zes. Come è possibile amministrare dei porti che fanno parte di una Zes se poi in realtà dipendono da un’authority esterna?

«Se noi ragioniamo in termini di elementi puntuali del trasporto marittimo, la lettura che lei dà è corretta. Io invece parlerei di sistemi di portualità all’interno del bacino del Mediterraneo, in particolare dello Stretto di Messina, e non credo che esistano grossi costi tra lo scenario attuale e lo scenario preesistente. Anzi, probabilmente possono esserci dei vantaggi. La seconda precisazione è che, per quanto riguarda la Zes di Gioia Tauro, l’elemento centrale non è tanto la governance intesa in sé delle autorità portuali, ma la priorità principale su sui, secondo me, dovrebbe essere cambiata la narrativa, è che il livello di attrattività dei luoghi del retroporto di Gioia Tauro ancora non è molto elevato. La contraddizione è che noi abbiamo tutte le condizioni normative per accedere al credito d’imposta, abbiamo un decreto legislativo che sburocratizza un po’ le procedure amministrative per accedere agli investimenti, per fare investimenti nell’area industriale di Gioia Tauro, esistono al 90 per cento le condizioni di facile accessibilità all’area, – l’altro 10 per cento era il tema di cui parlavamo prima sulla finalizzazione dell’ultimo miglio cosiddetto – però quei luoghi non sono ancora attrattivi nonostante la presenza di incentivi fiscali. Quindi, la domanda su cui noi dovremmo porre l’attenzione, sia come analisi sia come politiche sia come strumenti di comunicazione, è perché, anche in presenza di incentivi fiscali, la Zes di Gioia Tauro non è ancora decollata. Probabilmente le ragioni dipendono dal fatto che la presenza del credito d’imposta sia una condizione necessaria ma non sufficiente per rendere attrattivo un territorio, quindi bisogna lavorare su altro. Su che cosa? Beh, innanzitutto bisogna, in maniera molto operativa, con un impatto anche immediato, rendere quei luoghi sicuri e quindi liberarli dalle contaminazioni ambientali di cui soffrono e di cui è ben nota la provenienza. Ci vorrebbe un grande piano di sicurezza da mettere a punto sia su base regionale – e ci sono già delle attività in tale direzione – sia in coordinamento con il ministero dell’Interno, per esempio».

– Il Governo precedente, composto da Lega e Cinque Stelle ha anche escluso Gioia Tauro dalla “Via della Seta”, quando in realtà in termini di praticità e di trasporti sarebbe stato il porto più funzionale essendo al centro del Mediterraneo. Le chiedo, Lei domani, da presidente della Regione, accetterebbe di mettere in discussione entrambe le cose? Sia il problema della Via della seta sia il problema dell’Authority dello Stretto?

«Sull’Authority non credo sia un problema da un punto di vista del sistematico impatto che può avere il trasporto marittimo all’interno dell’area dello Stretto…

– Mi scusi qualcuno dovrebbe poter decidere se il porto di Villa deve avere quelle attrattive di cui lei parlava giustamente e poi sfruttare i vantaggi di stare in area Zes, però non può dipendere da un’authority che è al di fuori dell’area Zes.

«È un problema di governance che si risolve tranquillamente. Invece sulla Via della Seta, sicuramente io metterei in discussione il memorandum ma non in termini informali ma in termini sostanziali. Stiamo vedendo i risultati grazie all’attività anche di coordinamento del ministro del Governi precedente, Toninelli, che ha impegnato molte risorse e molte energie per consentire a quel porto di riprendere la sua attività principale che è il transhipment e che a regime, col nuovo concessionario, dovrebbe superare i quattro milioni di teu di movimentazione all’anno, con un impatto occupazionale diretto e indiretto di circa quattromila persone. Però la Via della Seta è un’altra storia: è la capacità – in maniera molto sintetica – di intercettare i flussi che dall’Estremo Oriente arrivano in Europa e di intercettarli facendo leva sulle convenienze economiche del porto su cui dovrebbe arrivare il maggiore flusso di navi dall’estremo Oriente».

– Uno dei problemi più grandi dell’Italia e quindi anche della Calabria si chiama burocrazia. Nella sua agenda di lavoro immagino abbia già previsto delle iniziative. Come si può combattere questa piaga che deprime e avvilisce qualsiasi imprenditore che abbia voglia di investire in Calabria?

«Sicuramente, questo è un tema importante, non per la Calabria ma per il Paese. Difatti, per esempio, ritornando alla Zona Economica Speciale, il decreto semplificazione riduce moltissimo i tempi della burocrazia. I tempi della burocrazia dipendono non solo dalle normative ma anche dalle persone che interpretano ed attuano quelle normative. E, se faccio riferimento alla burocrazia regionale, quindi all’apparato che guida i processi di attuazione delle politiche alla Cittadella di Germaneto, sicuramente l’elemento su cui io farei leva nei primi sei mesi di attività della prossima giunta sarebbe quello di tentare di capire dove sono i punti in cui si bloccano le procedure amministrative nella Regione Calabria. Perché noto che in quei luoghi, in quegli uffici qualcosa non funziona nel mondo più efficiente possibile e quindi, prima di iniziare a fare degli slogan distruttivi sulla burocrazia regionale “usiamo le ruspe per abbattere Germaneto” che mi sembra una cosa assolutamente impraticabile e a parte fuori luogo, un approccio più costruttivo dovrebbe essere quello di capire le ragioni della lentezza della burocrazia regionale e poi tentare di attuare dei modelli organizzativi, in una organizzazione complessa com’è quella regionale, in cui si ragioni sempre in termini di ottimizzazione delle procedure e delle tempistiche. Quindi mi approccerei al tema, dato il vincolo esogeno del fatto che non possiamo cambiare le regole, molte regole nazionali ed europee, cercherei di lavorare al proprio interno, tentando di risolvere il problema che molta della lentezza dipende da una cattiva organizzazione dei processi lavorativi e gestionali all’interno degli uffici. Credo che quello sia l’elemento centrale su cui un buon governatore dovrebbe in maniera partecipativa e collaborativa con i dirigenti e i funzionari prendere a cuore e risolvere immediatamente. Assegnando delle funzioni, monitorando degli obiettivi e tentando anche di dare un calendario sulla tempistica della realizzazione di tutte le fasi amministrative della vita della Regione Calabria».

– Torniamo al progetto. Lei diventa presidente della Regione: i suoi primi cento giorni.

«I primi cento giorni sono innanzitutto da condividere con la macchina amministrativa della Regione Calabria, proprio con le persone che poi rappresentano l’anima di un possibile cambiamento, di poter condividere con loro la possibilità di renderli partecipi di un processo di cambiamento proprio nella funzione sociale della vita amministrativa di una nuova legislatura. Quindi, renderli consapevoli che fanno parte di un progetto in cui loro sono, possono essere gli artefici del cambiamento. Il secondo elemento su cui lavorerei in maniera serrata è tentare di capire, con le risorse che abbiamo, quindi nei primi cento giorni, senza voler fare cambiamenti radicali, dove sono gli elementi essenziali che penalizzano i cittadini di questa regione, non consentendo di avere una sanità che funziona bene. L’elemento su cui io, nei primi cento giorni, farei leva è rivedere la rete territoriale di offerta dei servizi sanitari di base, di cui ovviamente questa regione risente. Soprattutto perché questa regione, per la sua composizione orografica, ha delle aree assolutamente molto marginali, molto lontane dai servizi di base, in cui la territorialità del servizio dovrebbe essere la mission principale: avere una sanità pubblica che funziona in maniera efficiente. Nei primi cento giorni potrei fare altre cose. Potrei, per esempio iniziare a rivedere per la stagione turistica 2020 quali sono gli elementi che impediscono a questa regione di avere stagionalità lunghe quanto le condizioni climatiche consentirebbero, cioè da maggio a ottobre. Nell’ottica della stagione estiva 2020 percorrere tutti i territori della Calabria che sono ad alta vocazione turistica per tentare di rimuovere tutti gli ostacoli principali che caratterizzano lo sviluppo di quel settore che sono rappresentati dal fatto di avere una rete di offerta di servizi turistici assolutamente di bassa qualità, in cui gli operatori sono di ridotta dimensione. E queste due condizioni rendono l’offerta turistica calabrese invisibile nei mercati internazionali del turismo che conta».

– Il cav. Callipo, qualche giorno fa, diceva che ha aspettato inutilmente una telefonata da Di Maio quando è sceso per la sua investitura, pensando di poter ancora ricucire. Cosa c’è dietro questo strappo tra Di Maio, Callipo e lei?

«Innanzitutto, io non soffro di isolamento. Accanto a questo progetto di alleanza civica c’è una parte di elettorato che è estremamente motivato e sta rispondendo in maniera molto attiva al progetto che stiamo tentando di portare avanti, che non è un progetto di sola contrapposizione, è un progetto di proposte politiche serie e di tentare di ricostruire quelli che sono, a nostro modo di vedere, i fili essenziali della rinascita di questa regione. Da un punto di vista delle relazioni che esistono tra partiti e il ruolo del civismo, io credo che la scelta del Movimento Cinque Stelle di puntare su una persona che è di estrazione accademica, che ha un vissuto particolare, un vissuto anche di conoscenza dei territori, sia stata una scelta assolutamente, dalla mia prospettiva, rischiosa, ovvero contiene dei rischi di identificazione, di contaminazione, rischi che stiamo annullando semplicemente perché stiamo percorrendo in lungo e largo la regione Calabria, cercando di contaminarci, come si suol dire. Però, come tutte le attività rischiose è un’attività ad alto potenziale di rendimento, perché è una proposta innovativa e di solito gli elettori, anche in questa regione, scelgono le proposte innovative, uomini innovativi, i volti nuovi e certamente chi sta parlando è un volto nuovo. La mia è una proposta nuova e innovativa. Callipo ha deciso di fare una scelta autonoma, in prima istanza. Quindi la differenza fondamentale tra la proposta civica del Movimento Cinque Stelle è che il candidato della Regione Calabria è stato prescelto dal partito politico, il Movimento Cinque Stelle, dall’altro lato abbiamo una figura notevole dell’industria calabrese, Pippo Callipo che ha deciso di scendere in campo e, a valle di questa sua decisione, il Partito Democratico ha deciso di aderire. È vero che dall’esterno sembra quasi la stessa cosa, due civici che sono a capo di un’alleanza con i due partiti del governo nazionale, però il processo di creazione dell’alleanza è assolutamente diverso: io sono stato scelto e prescelto dal Movimento Cinque Stelle, mentre Callipo ha prima deciso di scendere in campo da solo e a valle il Partito Democratico si è unito».

– Un’ultima domanda. Ha fatto una previsione?

«Sì, è ovvio, io sono un economista, tutti gli economisti sono abituati a fare delle previsioni. La previsione che noi facciamo è assolutamente ottimistica e l’ottimismo ci nasce da una proposta seria e innovativa: i calabresi dovranno scegliere tra le varie opzioni e io credo che sceglieranno per l’opzione nuova, volto nuovo, processi nuovi, metodi nuovi. E noi rappresentiamo esattamente questo, ma spiegheremo anche durante la campagna elettorale perché questo è l’elemento di novità. L’aspettativa positiva sul successo di questa campagna elettorale è il risultato di una valutazione sulle nostre capacità e sulle nostre potenzialità. E giova anche dire, però, che facciamo anche leva sul fatto che la proposta politica – che stiamo cercando di mettere in campo con tempistiche nuove, linguaggi nuovi e modo di relazionarci rispetto ai problemi – tenterà di dare fiducia a quella parte importante dell’elettorato calabrese che è determinata all’astensionismo. Qual è l’obiettivo? L’operazione è quella di far riavvicinare la gente che tradizionalmente sta lontana dall’urna, riavvicinarla con interesse e vigore alla campagna elettorale». (s)

P.S: Repetita iuvant. Questa intervista (quella a Mario Occhiuto pubblicata il 22 settembre, quella a Mario Oliverio del 29, quella a Giuseppe Nucera del 6 ottobre, quella a Carlo Tansi il 13 ottobre, a Dalila Nesci il  21 ottobre, a Pippo Callipo il 19 dicembre) non sono spot elettorali: Calabria.Live non parteggia per alcuno, se non per i calabresi e la Calabria tutta. Chiunque ha idee da presentare, argomenti su cui ragionare, troverà qui una piazza aperta e disponibile a diffondere, nella dialettica del confronto, opinioni e proposte. La Calabria ha bisogno di concretezza, non di parole vuote che, ormai, per fortuna, non riescono ad incantare più nessuno. La sfida alle prossime regionale non va giocata sui nomi, ma sulle idee e su propositi realizzativi per far crescere la nostra terra, per dare finalmente un futuro (in casa) ai nostri ragazzi, per trasformare la Cenerentola del Mezzogiorno nella California d’Europa.

Oliverio si ritira e Nucera va col centro-destra, Bossi fa perdere la faccia a Salvini in Calabria

di SANTO STRATI – Mario Oliverio rinuncia alla ricandidatura e sosterrà Callipo, Giuseppe Nucera si ritira convinto dalla Santelli a portare il suo movimento La Calabria che vogliamo nella coalizione di centro-destra e Mario Occhiuto finisce di raccogliere le firme, anche se qualche pazza idea trasversale lo sfiora. In questo scenario, però, a rompere le uova nel paniere a Matteo Salvini e company, in queste singolari quanto pazze elezioni regionali calabresi, ci ha pensato il leader storico della Lega, Umberto Bossi, con una delle sue sparate razziste che stavolta ha superato il limite di sopportazione: «Aiutiamo il Sud, se non li aiutiamo a casa loro poi straripano e vengono tutti qui come gli africani». Il vecchio (in tutti i sensi) capo dei padani ha servito un autogol come pochi, nel momento in cui il povero (si fa per dire) Salvini col suo congresso cercava di presentare la faccia nuova della Lega: via la parola Nord e invece il suo nome in primo piano. Ma i calabresi (“africani” come sosterrebbe l’incauto Bossi) stanno già studiano impensabili alleanze trasversali per dare una risposta adeguata ai neocolonizzatori ex-padani e castigarli col voto. Circolano ipotesi di accordi finalizzati a contrastare il disegno di conquista di Salvini che ha detto l’ultima parola sul candidato della coalizione di centro-destra non mancando di sottolineare che la persona o il nome non contano nulla: «vinceremo lo stesso», con scarsa attenzione alle persone che si spendono sul territorio e hanno diritto a un indiscutibile rispetto. Niente di più pericoloso, in campagna elettorale, vendere la pelle dell’orso prima ancora di aver almeno preso la mira.

Tant’è che al disgustoso sproloquio di Bossi (da ascoltare in rete, nessuno si è inventato niente) ha risposto per primo Pippo Callipo, a capo della colazione del PD: «Siamo dinanzi – ha detto l’imprenditore calabrese – alle rozzezze antimeridionali di sempre. Sugli insulti ai meridionali la Lega ha fatto le sue fortune elettorali e poi abbiamo visto in quali scandali è finita. Altro che trasparenza, buona amministrazione e legalità! Mi vengono in mente le parole del grande Pino Daniele, che anni fa cantava “Questa Lega è una vergogna”. La sparata di Bossi merita tuttavia una riflessione, perché è rivelatrice del pensiero antimeridionale che persiste nella Lega nazionale di Salvini e soci. Potrei dire a Bossi che il Mezzogiorno ha dato al Nord talenti e grandi personalità e che la ricchezza del Nord è frutto anche del lavoro dei calabresi, dei pugliesi, dei siciliani, e magari aggiungere che per l’Italia democratica e per i valori cristiani che sono parte della nostra civiltà lo straniero merita non sbruffonate, ma rispetto e solidarietà. I calabresi aprano gli occhi e non si lascino abbindolare dagli slogan di chi non ha mai lavorato e si propone come salvatore della patria rivendicando pieni poteri. Solo per fini di bottega (inclusi i 49 milioni da restituire ai cittadini) hanno archiviato  la Lega della “Padania indipendente”, ma anche con la Lega di Salvini, che ha governato per decenni con Berlusconi e da ministro inconcludente fino ad agosto di quest’anno, permangono le offese e i pregiudizi antropologici verso i meridionali insieme alla volontà di lasciare il Sud con le pezze al sedere attraverso un regionalismo differenziato e sostanzialmente secessionista che ingrasserebbe solo il Nord. La Lega nazionale è anche portatrice di istanze disgregatrici e pericolose per gli stessi valori costituzionali. I calabresi facciano dunque attenzione: scegliere di affidare alla Lega il governo della Regione il 26 gennaio sarebbe oltre che un controsenso logico, culturale e politico, un clamoroso autogol. Salvini e il suo commissario bergamasco hanno imposto il candidato alla Presidenza del centrodestra, umiliando ciò che restava delle forze liberali e moderate di Forza Italia, che ha dovuto subire diktat e veti. Il disegno della Lega è sotto gli occhi di tutti: fare della Calabria una colonia del Nord attraverso politici calabresi compiacenti. La Calabria non può accettare di passare dalla padella della vecchia politica alla brace della Lega che la vorrebbe far diventare un’appendice territoriale da tenere nel sottosviluppo e da utilizzare esclusivamente per fini elettoralistici. Svegliamoci! E adoperiamoci con le nostre forze, unendo il meglio della Calabria col meglio del Paese, nel solco dell’Italia unita e del progetto europeista, per innescare la rivoluzione di cui abbiamo bisogno».

Un messaggio che non ha bisogno di commenti ed esprime, obiettivamente, i sentimenti di rabbia e di giusta indignazione dei calabresi per bene. Ci sarà un inedito fronte antisovranista coaugulato intorno a Callipo? Voci non controllate indicando una disponibilità di Mario Occhiuto che affiancato all’altro Mario (Oliverio) offrirebbe un’incredibile quanto potente alleanza foriera di molti pensieri a tutto il centrodestra. Una coalizione che, obiettivamente, ha giocato molto male la carta di questa campagna elettorale mostrando la debolezza di Forza Italia (ovvero Berlusconi) e l’incapacità di dialogo tra le parti in gioco.

La Santelli è un’ottima candidata presidente e probabilmente lo diventerà: ha capacità, competenza ed esperienza, ma il modo in cui è stata decisa la sua designazione ha mortificato il territorio e soprattutto gli elettori azzurri, che – ricordiamolo – in Calabria hanno (avevano?) una consistenza significativa. Non si dimentichi l’apporto del voto calabrese che ha contribuito a contenere il brusco crollo registrato alle ultime elezioni europee. Non si può trascurare il territorio, né si possono trattare da sudditi senza diritti gli elettori: la partita, a questo punto, è decisamente molto aperta, ma la “salvinata” colonizzatrice presentata a Reggio abbiamo la sensazione che abbia creato troppi mal di pancia, sparigliando gli equilibri a favore di personaggi che di sicuro non hanno la Calabria nel cuore.

Oliverio (per il quale è stato chiesto oggi il rinvio a giudizio dalla Procura di Catanzaro per il caso Spoleto) ha accettato di rinunciare alla ricandidatura offrendo, come richiesto dal segretario Nicola Zingaretti, pieno appoggio all’unità della sinistra. Il comunicato diffuso in serata, per la verità, non cita mai il nome di Callipo, ma dice solo che «la coalizione di centrosinistra ha condiviso ed accolto l’appello del segretario nazionale. La coalizione (che sosteneva Oliverio) ha espresso «ha apprezzato lo sforzo unitario espresso da Zingaretti ed ha condiviso la successiva disponibilità ed apertura espressa dal presidente Oliverio nella dichiarazione di ieri. In particolare è stata fatta propria la preoccupazione del segretario nazionale del Pd in relazione alla necessità di non disperdere il lavoro positivo svolto dal Governo Regionale in questi anni e la necessità di proiettarlo nel futuro attraverso un progetto innovativo sostenuto da un ampio schieramento del centrosinistra e del civismo democratico». L’obiettivo degli oliveriani è «la realizzazione di una coalizione ampia, forte e autorevole nell’interesse della Calabria e dei calabresi».

Un fronte trasversale, senza spaccature a sinistra, mette decisamente in allarme la coalizione di centrodestra a trazione leghista, che ha lanciato stamattina la campagna elettorale con la prima uscita ufficiale della Santelli. La deputata cosentina all’Hotel T di Feroleto Antico (Lamezia), affiancata da Wanda Ferro (Fratelli d’Italia) Franco Talarico (UDC) e il commissario della Lega Cristian Invernizzi si è presentata alle 11 ai giornalisti: «siamo una squadra, questo è il collante della campagna elettorale, ci sono politici che parlano in prima persona, io preferisco dire noi». La Santelli, dopo aver spiegato che fa politica da «quando era bambina», ha detto che la presidenza della Regione «per molti è un arrivo, per altri è un’aspettativa»: «Io non ho fatto nulla per averla». La candidata presidente ha detto che vuole «guardare in faccia il nipote di nove anni e dirgli che lui potrà scegliere se rimanere in Calabria o meno, se vuole andare a fare tutti i giri che vuole e le esperienze che vuole ma deve avere la possibilità di sapere se ha un futuro in Calabria». «Noi dobbiamo lavorare soprattutto – ha detto – per fare in modo che questa regione riacquisisca la normalità. I diritti di ciascuno di noi come cittadino costituiscono la base».

Non ha voluto parlare specificamente di programmi («stiamo lavorando e ci stiamo confrontando con le altre forze politiche della coalizione», però la Santelli ha tenuto a dire che non vuole più «sentire parlare di speranza che sa tanto di disperazione in questa terra, come «non mi sentirete mai utilizzare il termine legalità: la legalità è un presupposto dell’azione politica e togliamoci davanti il termine emergenza perché la politica ha il dovere di risolvere i problemi ma deve far sì che i problemi non diventino emergenze». Ci sono – secondo la Santelli – parole chiave, per la Calabria è identità: la Calabria può avere un futuro in quanto noi riusciamo a valorizzare realmente e a dare un progetto di sviluppo alle varie identità calabresi».

Non ci sono ancora le liste, ma è ormai certo che l’ex presidente degli industriali reggini Giuseppe Nucera, a capo del movimento La Calabria che vogliamo ha accettato l’apertura e l’invito della Santelli di entrare nella coalizione di centrodestra, ritirando così di fatto la sua candidatura a governatore. «Abbiamo fatto la scelta giusta. – ha commentato Nucera – La Santelli ha riconosciuto ufficialmente e pubblicamente le idee del movimento La Calabria che vogliamo, quindi l’adesione al suo appello è un atto dovuto. È la prima tappa, la prima pietra del nostro progetto, del nostro programma, andremo avanti per svuotare la Cittadella dal malaffare». Quanti saranno, dunque, i contendenti? Da sette-otto diventano quattro-cinque: lo scopriremo nelle prossime ore. Sabato 28, entro mezzogiorno, vanno depositate le liste e finiscono i colpi di scena. La parola passerà quindi agli elettori, sperando che, nuovamente, il primo partito non ritorni quello di chi si astiene. (s)

Oliverio forse ci ripensa, la Santelli vuole con sé Nucera e “La Calabria che vogliamo”

Domani mattina (lunedì 23) alle 11 la candidata del centrodestra Jole Santelli incontrerà alle 11 all’Hotel T di Feroleto Antico, a poca distanza da Lamezia, supporter e simpatizzanti per presentare il suo programma. Intanto in serata due novità scuotono la campagna elettorale per le regionali. La Santelli ha invitato Giuseppe Nucera, a capo del movimento La Calabria che vogliamo a entrare nella sua coalizione e Oliverio deciderà domani in via definitiva se si presenta o si ritira. «L’idea di Nucera – ha dichiarato la Santelli – e de La Calabria che vogliamo è di dare impulso nuovo alla regione che è anche l’idea nostra. Siamo convergenti sia sull’analisi delle cause che hanno portato la Calabria nell’asfissia sia sulla necessità di rimedi che siano strutturali. Siamo certi di poter camminare insieme per costruire un’altra idea di Regione». Giuseppe Nucera, in serata, a Calabria.Live ha confermato che quasi certamente accoglierà l’invito della Santelli, mettendo la propria lista nella coalizione del centrodestra e ritirando ovviamente la sua candidatura a presidente.

Dall’altra parte, il governatore uscente Mario Oliverio forse ci ripensa e potrebbe ritirarsi dalla sfida elettorale accogliendo l’ultimo appello di Zingaretti. «L’appello del Segretario del mio partito, Nicola Zingaretti, non mi lascia indifferente. – ha scritto sul suo profilo FB Oliverio – Come ho già detto anche nel corso del mio intervento nell’ultima Direzione Nazionale del PD il tema di costruire un largo fronte unitario a sostegno di una battaglia per il riscatto della Calabria e per impedire ritorni indietro, mi vede impegnato in prima linea. Ho sempre ritenuto realistica e possibile una vittoria del campo del centrosinistra e delle forze progressiste e democratiche per non disperdere, sviluppare e consolidare l’opera di Governo che ha visto protagonista in questi anni il PD ed il centrosinistra alla guida della Regione. Per queste ragioni già nelle scorse settimane ho insistito nella ricerca di una ricomposizione unitaria ed in tal senso ho dichiarato la mia disponibilità a lavorare con convinzione. D’altronde la mia storia non ha mai conosciuto egoismi e personalismi. Tutte le forze che in questi mesi assieme a me hanno lavorato in tal senso, con generosità e nell’esclusivo interesse della Calabria saranno ancora una volta in queste ore impegnate a valutare in modo responsabile l’evoluzione in atto. A questo fine la coalizione di centrosinistra, già convocata per domani per il completamento delle liste, valuterà la situazione». (rp)

Occhiuto, contro tutti, scommette su tre liste, ma il centro-destra ha “benedetto” Jole Santelli

di SANTO STRATI – Che sarebbe stata una campagna elettorale ricca di colpi di scena era prevedibile da tempo, ma lo scenario che si presenta a sei giorni dalla presentazione delle liste supera qualsiasi immaginazione. È la battaglia dei due Mario, che viaggiano in parallelo, contro le logiche dei partiti e puntano a raccogliere il consenso necessario, quanto meno a misurare il loro peso politico. Oliverio, pur avendo perso la vicinanza del suo Richelieu (Nicola Adamo, colpito da obbligo di dimora e quindi impossibilitato a percorrere il territorio calabrese organizzando i sostenitori del governatore uscente) non recede dall’intenzione di presentarsi da solo senza il simbolo del partito che lo ha visto protagonista da una vita (pur nelle varie denominazioni). Occhiuto, offeso e svillaneggiato da Salvini, per compiacere a richieste “gentiliane”, rinuncia, con il fratello Roberto, a Forza Italia e correrà con tre liste che ancora credono fortemente in lui.

Oggi a Cosenza i due fratelli Occhiuto (che ieri sono stati ricevuti da un affabile quanto mortificato Berlusconi dovutosi piegare ai diktat della Lega ma decisamente dispiaciuto per il cambio di candidato) avevano convocato un incontro tecnico-organizzativo per fare il punto sulla raccolta delle firme necessarie al deposito della candidatura e delle liste: in realtà si è trasformato in un’affollatissima assemblea elettorale che ha ribadito il proprio sostegno al sindaco di Cosenza. Mario Occhiuto, visibilmente contento, non si aspettava una risposta così eclatante da un popolo di supporter e simpatizzanti che lo ha convinto senza esitazioni a proseguire la marcia iniziata da tempo. Ufficialmente dalla convention di Lamezia dello scorso giugno dove Occhiuto si presentò come il candidato ufficiale di Forza Italia, candidato unico per il centrodestra, ma in realtà è da un paio di anni che il sindaco cosentino preparava la sua discesa in campo per conquistare la Cittadella di Germaneto.

Mario Occhiuto ha circoscritto in una battuta il suo obiettivo: «Voglio cambiare la Calabria». Si presenterà da solo, senza simboli partitici ma col supporto di tre liste civiche in grado di dare qualche dispiacere all’ex-amica Jole Santelli e a tutto il centrodestra, che in un documento, l’ha incoronata regina unica di queste elezioni.

«Sarà – ha detto Mario Occhiuto – una campagna elettorale molto breve e intensa. Una campagna elettorale d’opinione. Dalla nostra parte abbiamo la voglia di cambiare che è la stessa voglia di cambiamento dei cittadini calabresi. Le persone in Calabria sanno bene che non possono più affidarsi ad altri, ma hanno l’esigenza di essere parte attiva di una nuova primavera. Troppi, e troppo a lungo, fino ad oggi, hanno deciso
al posto dei calabresi».

«Sappiamo con certezza – ha stigmatizzato il sindaco di Cosenza – che il diniego di Salvini sul mio conto era solo un pretesto per mascherare certe ombre a cui il mio nome non è gradito e che da sempre oscurano lo sviluppo della Calabria. Alla faccia del rinnovamento, la Lega nella nostra regione non fa altro che cavalcare vecchie logiche affaristiche».  Una stoccata l’ha riservata a Jole Santelli: «Quali contenuti porterà avanti il Centrodestra nel corso della campagna elettorale calabrese, visto che solo fino a ieri le stesse persone oggi in campo al posto mio vedevano in Occhiuto il miglior nome possibile per la svolta di questa regione. È  risaputo – ha affermato Mario Occhiuto – che si debba discutere prima dei programmi che dei candidati, per cui mi domando quale sarà il programma della candidata Santelli, dal momento che ha girato per due anni con me sostenendo il mio programma e le mie idee, e dicendo che io rappresentavo l’unica speranza per la Calabria. Quindi ora vorrei capire qual è il suo progetto».

Roberto Occhiuto, dal canto suo, ha annunciato che lascerà Forza Italia: «Credo che Mario sia il candidato più apprezzato dai calabresi e anche quello più apprezzato dagli avversari perché gli avversari hanno girato la Calabria con lui dicendo che sarebbe stato l’unica speranza possibile. Adesso invece dovranno spiegare agli elettori calabresi che hanno mentito per due anni. Io sono vicecapogruppo vicario di Forza Italia, il numero due del gruppo, e quando Matteo Salvini ha posto questi pretestuosi veti ho detto che tra il nome e le cariche, tra il nome e l’appartenenza politica, io scelgo il nome. Per cui, all’atto della presentazione delle liste, io mi dimetterò dai miei incarichi e da Forza Italia perché credo che fare politica sia fare ciò che si ritiene giusto anche quando si perdono incarichi e posizioni. Sono orgoglioso di questa battaglia portata avanti da Mario perché ci sta facendo riscoprire il senso vero della politica e l’amore per la Calabria che non si scopre tanto nei partiti o nelle comode stanze. E poi faremo una battaglia contro coloro che vogliono colonizzare la Calabria senza conoscerla, prendete ad esempio Invernizzi. Noi non ci facciamo giudicare da Salvini, chiederemo ai calabresi di giudicarci. E per questo siamo pronti a una vera rivoluzione».

Quasi tutto il centrodestra calabrese (con ovvia esclusione del parlamentare Roberto Occhiuto) firma documenti di sostegno che “benedicono” la discesa in campo di Jole Santelli. Donna capace, competente e preparata, una seria ipoteca per Cinque Stelle e Callipo (e per Occhiuto) in grado di raccogliere consensi anche trasversali, salvo che il suo “tradimento” (come lo definiscono gli Occhiuto) non finisca per danneggiarla.

L’ex vicesindaco di Cosenza (e di Occhiuto) ha registrato consensi unanimi dalle tre componenti del centrodestra. Wanda Ferro, Fausto Orsomarso ed Edmondo Cirielli per Fratelli d’Italia sono convinti che «con la designazione di Jole Santelli alla guida della coalizione, il centrodestra ha ora la possibilità di tornare al governo della Regione Calabria. Fratelli d’Italia sosterrà questa sfida con lealtà e coerenza, ma soprattutto tentando di mettere a disposizione dei calabresi una classe dirigente di qualità e proposte programmatiche realmente capaci di segnare per la nostra terra quel cambio di passo che i nostri cittadini meritano e chiedono da tempo. Siamo certi che Jole Santelli, con le sue capacità e facendo gioco di squadra, sarà all’altezza di questo compito».

Jole Santelli ha detto che «questa candidatura nasce dalla consapevolezza di dover lavorare per rendere giustizia a una regione che vive una fase di oscurantismo senza precedenti. Il compito più importante – ha detto la coordinatrice regionale di Forza Italia – è quello di dare un brand identitario alla Calabria che non è solo cronaca e negatività, ma un luogo pieno di tradizioni e di cultura. Il mio desiderio è restituire speranza ai calabresi, lavorare con abnegazione, riaccendere la luce in un tunnel che non è il destino immane di una regione».

Nel documento firmato dai “Consiglieri regionali e i Parlamentari di Forza Italia” a proposito dell’ufficializzazione della candidatura si legge che «la figura di Jole Santelli riteniamo sia la più adatta a ricoprire quest’incarico: è da sempre in Forza Italia, una figura che ha dimostrato esperienza e affidabilità, e siamo certi che non solo ci porterà ad una vittoria elettorale con ampio margine, ma anche e soprattutto che vincerà la sfida più grande, quella di saper finalmente amministrare questa Regione in modo egregio dopo tanti fallimenti e in modo particolare dopo il disastro di Oliverio e compagni del Pd che negli ultimi 5 anni hanno fatto sprofondare la Regione nel baratro». Più laconico il comunicato del commissario della Lega in Calabria, il bergamasco Cristian Invernizzi: «Accettiamo la candidatura e siamo pronti ad iniziare la campagna elettorale concentrandoci unicamente sul futuro dei calabresi». Nulla di più, mentre la Lega (che da ieri ha cambiato nome in Lega per Salvini) cerca nomi credibili da inserire in lista (ma non sarà facile vista il pochissimo tempo a disposizione).

Schermaglie che provocheranno molte scintille nell’area di centrodestra, ma anche a sinistra non si scherza. Callipo continua a ricevere endorsement dal cosiddetto “popolo della sinistra”, ma Oliverio è una spina al fianco che non si sa quanto possa pungere in profondità.

Di certo è che i candidati si contenderanno i voti su aree pressoché omogenee: chi sarà in grado di convincere di più gli elettori? A mezzogiorno di giovedì 28 si chiudono i giochi: qualcuno non sarà riuscito a raccogliere le firme necessarie, qualcun altro non riuscirà a raccogliere il consenso indispensabile per le soglie di sbarramento. È un brutto momento della politica regionale, ma a soffrirne di più sono, purtroppo, i calabresi: delusi, avviliti e demotivati. Qualcuno dovrà farsi un serio esame di coscienza. (s)

Forza Italia designa Jole Santelli alla Regione: gli Occhiuto intenzionati a rompere

Uno scarno comunicato diffuso a metà pomeriggio ha informato che Forza Italia ha deciso di designare Jole Santelli, attualmente deputata di FI, a candidata governatore della Calabria. Il centrodestra calabrese che già aveva forti mal di pancia, visto il niet di Matteo Salvini nei confronti dei fratelli Occhiuto, ha accolto tiepidamente la notizia, anche perché al momento è niente più che una proposta di Berlusconi in attesa del via libera degli alleati. Siamo ancora all’attesa del gradimento da parte del “principe”: i sudditi (azzurri), mestamente, subiscono e ringraziano…

Fermo restando che la Santelli rappresenta una grande risorsa per la Calabria, con capacità e competenze che derivano da anni in Parlamento, la sua designazione lascia alquanto perplessi: difatti, risulta ancora incomprensibile l’atteggiamento passivo degli azzurri, che pure in Calabria hanno mostrato di avere un certo seguito sul territorio, raccogliendo percentuali che hanno smorzato il flop nazionale alle ultime elezioni europee. Appare una scelta di ripiego per accontentare l’alleato che, alla fine, decide da solo.

Perché, dunque, patire gli sgarbi di Salvini che, a questo punto, appaiono pretestuosi e utili solo a marcare la supremazia leghista all’interno del centrodestra? Ma quale centrodestra? Con tre anime diverse (sovranista la Meloni, reazionario e antieuropeo Salvini, moderata l’ala berlusconiana) difficile mettere insieme una coalizione che era facile, alcuni mesi fa, dare per vincente. È diventata una burletta per gli elettori moderati e di centrodestra (e non solo per loro!) questa consultazione elettorale e i calabresi faranno bene a farlo notare non disertando le urne, ma esprimendo l’insofferenza e la fine della tolleranza verso aspiranti neo-colonizzatori e qualsiasi candidato espressione di scelte di vertice, non scelto dal territorio.

La soluzione Santelli, temiamo, non porterà la pace e, a questo punto, la rottura degli Occhiuto è più che mai vicina. Mario Occhiuto ha fatto una buona campagna elettorale, con largo anticipo, conquistando consensi, ma ha sbagliato a fidarsi di promesse farlocche che non sono state poi mantenute. E oggi si ritrova offeso nell’onore, con una villania gratuita che ha coinvolto anche il fratello, che – ricordiamolo – è vicecapogruppo vicario a Montecitorio, non l’ultimo dei peones.

Salvini vuole perdere facile, non gli interessa più di tanto la Calabria (dove sono i voti della Lega nella nostra regione?), ma vuole spadroneggiare sul centrodestra infischiandosene del territorio. Mancano otto giorni alla presentazione delle liste e delle candidature ufficiali: per il centrodestra, anche oggi, si registra il “non pervenuto” in attesa del placet di Salvini e della Meloni. Quest’ultima sbaglia a non proporre e giocare la carta di Wanda Ferro (magari cedendo le Marche agli azzurri): una candidatura che non offenderebbe gli Occhiuto e i loro sostenitori (politicamente parlando) e potrebbe raccogliere il consenso necessario contro l’evidente divisività delle destre in campo. La Ferro, ricordiamolo, era l’antagonista di Oliverio nel 2014, il quale, peraltro, sembra intenzionato a non recedere dal presentarsi in solitaria per la riconferma. A tutto questo si aggiunga il terremoto provocato con i 300 e passa arresti di stamattina che mostrano la grande capacità investigativa dei nostri inquirenti (con un Gratteri in grande spolvero) ma, allo stesso tempo, buttano palate di fango su questa terra in un tritacarne mediatico che non risparmia alcuno. Sia chiaro, la mafia va combattuta senza sconti e senza imbarazzi e ogni iniziativa in nome della legalità è una boccata di aria fresca per questa sventurata regione. Ma il rischio, scusate la banalità dell’esempio, è quello di buttare l’acqua sporca del catino, con ancora il bambino dentro. (s)

Callipo, candidato indipendente, ma con i dem: «Resto in Calabria per la libertà dei calabresi»

di SANTO STRATI – Il quartier generale del candidato Governatore Filippo Callipo, per tutti Pippo, è in uno dei tanti stabilimenti che l’industriale ha impiantato in Calabria. Un uomo del fare, non-politico, imprenditore antimafia, a capo di un impero che fattura, in Calabria, oltre 60 milioni. Chi gliela fa fare a mollare gli agi di un’avviatissima attività, oggi guidata dal figlio Giacinto (lo stesso nome del capostipite) per scendere nell’agone di una competizione elettorale a dir poco al vetriolo?

Lo confessa con straordinaria sincerità (e autentica commozione) durante l’intervista che ha concesso a Calabria.Live. Aveva detto no ai CinqueStelle e ribadito la sua indisponibilità alla proposta partita direttamente dal segretario dem Zingaretti. Poi durante una delle tante visite dei giovani nelle sue aziende, un ragazzo catanzarese gli ha domandato: “Ma perché non si mette a capo della rivoluzione di cui abbiamo bisogno in Calabria?” Una rivoluzione incruenta, fatta di idee ma soprattutto di determinazione e di concretezza. «Non serve un programma, tutti, a parole, sono capaci di proporre tutto e il suo contrario, io penso – ha detto a Calabria.Live – che si debba invece attuare “il” programma. Quello che non sono riusciti a realizzare quanti si sono succeduti in questi quindici-venti anni. Serve la volontà e la capacità di fare, non  bastano le idee, occorre saperle realizzare e portare a compimento. La burocrazia ha frenato se non impedito del tutto la realizzazione di tanti buoni propositi, per questo è necessario mettersi all’opera non a programmare, ma a finalizzare i progetti, farli diventare realtà. È questa la sfida, è questa la vera rivoluzione, quella che serve alla Calabria».

https://youtu.be/TfRlw6DUqpw

– In questo momento i calabresi hanno bisogno di programmi e di idee. Qual è il suo progetto?

«Io credo che i calabresi non abbiano bisogno di progetti, di programmi e di idee. Io credo che la Calabria, i calabresi hanno più bisogno, hanno necessità di attuazione dei programmi. Quando mi chiedono del programma dico che lo stiamo facendo naturalmente, però potrei anche prendere l’ultimo programma che è stato fatto dall’ultimo governatore o quello precedente ancora o quello dei cinque anni precedenti ancora: sono dei programmi validissimi, scritti da professori universitari molto bravi. Il problema che noi abbiamo avuto in questi ultimi quindici-venti anni è stato soprattutto l’attuazione del programma. È mancata l’attuazione del programma e io su quello mi impegno. Il programma? Io sono convinto che qualsiasi cittadino intervistato riesce a fare il programma. Che vuol dire il programma? Evidenziare quelle che sono le priorità, le necessità dei servizi o di altro che mancano ai calabresi. E quindi è una cosa facilissima da fare. Quello che noi ci stiamo battendo di far capire è che ci impegneremo nell’attuazione di questo programma, nel realizzare il programma. E quindi dare quei servizi che oggi mancano, innanzitutto restituire quella libertà che non hanno i calabresi, perché oggi sono succubi, assoggettati a raccomandazioni, a onorevoli e a tutto il resto per poter ottenere uno dei diritti o tanti diritti di cui la popolazione o il cittadino avrebbe necessità e ha diritto per costituzione di avere. Invece deve chiedere il favore, il piacere per ottenere… mi riferisco alla sanità, mi riferisco alla burocrazia, e tutti questi ostacoli oggi li superi se ti rivolgi al politico. Io, invece, vorrei – questo sarebbe il mio desiderio, questa la mia promessa d’impegno – di ridare la libertà ai calabresi per questi diritti riconosciuti».

– Parliamo della sua candidatura. Il 30 novembre ha dato l’annuncio che si sarebbe candidato e la settimana successiva il segretario Zingaretti ha ufficializzato la candidatura. Una candidatura che nasce in maniera un po’ conflittuale con i Cinquestelle. De Masi aveva indicato lei che è idealmente vicino ai Cinquestelle, però è successo qualcosa. Questo feeling non ha sortito una candidatura che poteva essere vincente. Cosa è successo?

«Questo me lo chiedo anch’io. Il mio contatto con i Cinquestelle risale all’estate ed è stato tenuto in stand-bye. Poi c’è stata l’Umbria. Quindi c’è stata la cena tra il segretario Zingaretti e Di Maio. Poi lì si è bloccato tutto, non si è capito cosa è successo. I deputati e i senatori calabresi, i parlamentari pentastellati al 50% avrebbero voluto una mia presenza con loro, all’altro 50% – non ho mai capito per quale motivo, se non da quello che ho letto sui giornali e ascoltato dalle voci che circolavano – non era di gradimento la mia figura. Di Maio non ha mai preso una determinazione o una decisione in un senso o nell’altro e quindi… Poi quando è venuto l’on. Parentela per chiedermi se io ero disponibile io ho detto di no perché c’era questa spaccatura: l’on. Nesci che si riteneva candidata e quindi in quella grande confusione, le dico la verità, non ho ritenuto di mettermi in gioco. Poi c’è stato un pour parler con il PD, però anche lì vedevo questa situazione che c’è ancora tra il governatore uscente e il resto del partito, e niente. Ho avuto, poi, degli incontri con la società civile che mi hanno sensibilizzato in questo senso, di non abbandonare, di non uscire fuori dai giochi, di dare una speranza. Poi c’è stato un ragazzo di Catanzaro che mi ha toccato particolarmente, quando io dicevo già di no. Un ragazzo di una scuola che è venuta a trovarmi in azienda per una visita di studio. Hanno fatto delle domande e questo ragazzo mi ha chiesto se io mi sentissi responsabile o meno di questa situazione per cui partono i giovani, di questo disastro che c’è in Calabria. E io lì ho avuto molta riflessione, ho avuto una crisi di coscienza e appunto, giorno 30, alle 11.10 ho diramato un comunicato in cui dicevo: io ci sono e apro alla possibilità di collaborare con me a tutti i partiti, alle liste civiche e alle associazioni. Ho aperto a chiunque condividesse questo percorso di cambiamento, ma io aggiungo qualcosa in più, di “rivoluzione”.

– Lei, generosamente, ha aperto la porta a Di Maio, ancora una settimana fa dicendo ‘aspetto una sua chiamata’, ma evidentemente il suo gesto non è stato gradito. Al contrario, il PD si è schierato quasi unanimemente, almeno a livello di Direzione, nei suoi confronti e lei in questo momento, al di là delle conflittualità con Oliverio e la minoranza che lo sostiene, è apparentemente il candidato ideale non solo del PD ma diciamo di un’area…

«Io sono il candidato di Io resto in Calabria e poi delle altre coalizioni politiche, sociali, civiche che condividono questo discorso che affiancheranno questa lista e questo presidente. Il segretario Zingaretti, dopo un’ora dal mio comunicato, mi ha mandato a dire “noi ci siamo. A noi piace Callipo, affianchiamo Callipo”. Poi è venuto 10 Idee per la Calabria e adesso ci sono altre liste che vorrebbero affiancarmi.

– La sua posizione di autonomia nei confronti del PD non crede che possa creare una sorta di seria ipoteca per quello che sarà il governo regionale, nel caso in cui lei venga eletto presidente?

«Guardi che è il contrario: la mia autonomia mi fa stare libero, non mi crea un assoggettamento al Pd o ad altri».

– Mi permetta, riformulo la domanda. Nella scelta del governo futuro questa adesione, quest’endorsement del PD  potrebbe crearle delle situazioni con indicazioni di personaggi che magari a lei non vanno bene?

«No, assolutamente no. Ho carta bianca, come si suol dire, dal PD, ho carta bianca da Dieci Idee per la Calabria. Del governo non se ne parla, sarò il solo responsabile, perché lì ci sarà l’attuazione di quel programma che stiamo andando a scrivere e che negli anni non è mai stato tenuto in considerazione».

– A suo avviso, questa competizione elettorale che vede tanti gruppi  separati, anche se in realtà ci sono diversi punti in comune, è una cosa che sicuramente non porterà bene ai calabresi. Per esempio, gli indipendenti della “società civile”: ci sono l’ex capo della protezione civile Carlo Tansi e l’ex presidente degli industriali di Reggio Giuseppe Nucera. Il suo gruppo, la sua lista ha ipotizzato di coinvolgere queste ed eventualmente altre liste civiche “senza partito” che abbiano punti in comune col suo programma?

«Secondo me, i punti sono davvero in comune perché il bene della Calabria è il punto trainante, è il filo conduttore e poi tutto il resto. Io sono aperto, ma non ho avuto nessun contatto. Se venissero e chiedessero di affiancarci, come altri, noi saremmo disponibili ad accettarli».

– Cavaliere, il male peggiore della Calabria è la burocrazia, che, come ha detto prima, annienta qualsiasi iniziativa. Quali sono le sue idee per vincere questo mostro che non è solo calabrese ma fa danni in tutta Italia?

«Chi fa danni letali proprio allo sviluppo e all’emancipazione della Calabria è quella che io ho definito da anni “la mafia con la penna”. E questa è peggio, crea delle difficoltà e degli ostacoli più grossi di quella che crea la mafia con la pistola. Cosa fare? Bisogna riorganizzare l’amministrazione pubblica, bisogna vigilare, bisogna creare degli automatismi e non dare l’autonomia al funzionario di gestire determinate cose e poi chiedere eventuali motivazioni per delle cose fatte in deroga. Io quello, per esempio, che voglio creare – è un mio pallino – e dare la possibilità ai cittadini di interloquire direttamente col presidente, senza barriere , senza dogane, senza raccomandazioni. Quindi creare una linea diretta: oggi con i sistemi informatici che ci sono si può creare una, due mail dirette al presidente che vede solamente la persona più vicina a me e che ci sarà alla Regione, dove mi possono dire, raccontare o denunciare alcune cose. Perché, vede, oggi al cittadino che subisce un’ingiustizia l’unica cosa che gli resta sono le forze di polizia, i carabinieri, la questura, la magistratura. Magari per piccole cose non lo può fare se non saremmo qui, come si diceva una volta a lottare con la carta bollata, allora quando ci sono delle piccole cose, delle ingiustizie, dei disservizi, io vorrei dare la possibilità al cittadino di arrivare direttamente al Presidente, in modo che le cose si possano analizzare e sicuramente snellire, in modo da dare soddisfazione alle persone. Anche in questo, il cittadino non è “libero” perché subisce determinate cose e non ha la possibilità nemmeno di sfogarsi».

– Legalità e lavoro sono due elementi fondanti per lo sviluppo della Calabria. Dal punto di vista della legalità lei è un rappresentante al di sopra di ogni sospetto che ha preso posizione quando è stato presidente della Confindustria calabrese ed è stato uno dei primi a denunciare situazioni di mafia gravissime ed è un impegno che non ha mai fatto mancare. Quali sono, a suo avviso, le ulteriori iniziative che occorre mandare avanti proprio per assicurare la legalità che i calabresi richiedono. La quasi totalità dei calabresi è fatta da persone per bene…

«Sicuramente, sicuramente. Fortunatamente! Io chiedo innanzitutto ai calabresi un cambiamento anche di pensiero, la possibilità di vedere le cose in un altro senso: di lasciare le scorciatoie e come scorciatoie mi riferisco al rivolgersi al potente di turno dei paese, al capomafia o al capobastone del paese. Se ci fosse questo sforzo da parte dei cittadini calabresi… però, devono essere tutelati. Ci deve essere la possibilità di sapere che se si rivolgono non al mazzettista di turno ma ad un ufficio pubblico devono essere ascoltati, devono essere in grado di bypassare quell’ostacolo per poter avere una soddisfazione su quelli che sono i loro diritti. Io credo che l’unica cosa che c’è è la legalità. Io è da tantissimi anni che sono sul territorio calabrese, da quando sono nato eccetto, dicevano scherzando alcuni amici, qualche piccola assenza per qualche giorno di ferie. Il mio riferimento sono sempre stati i carabinieri, è stata sempre la Questura, non ho mai pensato di trovare una scorciatoia per risolvere un problema. Perché è vero che magari altre cose ti risolvono il problema, ma tu perdi la libertà. E la libertà è la cosa più bella che dobbiamo mantenere. Quindi io chiedo anche ai cittadini calabresi uno sforzo di aiutarmi in questo senso».

– Alle elezioni del 2010 raccolse oltre 100mila voti e soprattuto l’adesione di un’ottantina di associazioni: questo significa che ha un contatto con il territorio.  Adesso, senza fare previsioni inutili, quali sono i suoi timori per la sua candidatura che appare brillante e forte…

«Rispetto al 2010 abbiamo dieci anni in più di esperienza, di sofferenze, di emigrazione al Nord sanitaria e di tante problematiche che, secondo me, la gente è satura. La gente oggi è matura per fare questo salto, per dire non mi rivolgo più alla solita politica che per vent’anni ci ha tenuto oppressi, ci ha tenuto sudditi, ci ha tenuto schiavi, quasi, del bisogno. Perché la gente che ha bisogno doveva risolvere il problema e glielo risolveva solamente questo modo di fare. Io mi auguro che la gente calabrese capisca che noi dobbiamo riacquistare la dignità di essere cittadini italiani. Lo ha detto anche il ministro De Micheli in visita a Reggio: ha detto che noi dobbiamo riacquistare quella dignità, quella presenza, quella importanza che hanno gli altri cittadini italiani. E lei non è calabrese, ma è di Piacenza.  Ecco, io mi auguro che ormai i calabresi possano avere fiducia: facciamo questo cambiamento, tanto, peggio di così… Diamo fiducia a questa persona, Pippo Callipo, che non ha problemi economici e quindi non lo fa per avere una postazione, ho avuto tante soddisfazioni nella vita (ero amministratore fino a questa discesa in campo di quattro società), godo della stima delle persone. Voglio dire, non lo faccio per uno scopo, lo faccio – nonostante sia un grosso sacrificio – per questa terra. Perché non meritiamo questa graduatoria che fanno a livello regionale: noi siamo sempre gli ultimi o agli ultimi posti. Noi calabresi siamo stati la fortuna e abbiamo determinato la ricchezza delle regioni del Nord. Perché non dobbiamo ribellarci a questo stato di cose? E la nostra intelligenza e la nostra voglia del fare e di lavorare perché non la dobbiamo mettere a disposizione della Calabria?».

– Salvini, la scorsa settimana a Reggio ha fatto un discorso da colonizzatore che lei, giustamente, ha respinto. Secondo lei, perché alcuni calabresi si lasciano incantare dalle fantasie salviniane?

«Guardi, fino al 29 novembre, quando si prevedeva la scesa in campo dei soliti partiti, forse lo capivo, perché vedevano il nuovo, vedevano questo che promette che fa presa sulla gente, ma oggi a queste persone le inviterei a ragionare e a vedere in Pippo Callipo la persona che potrebbe veramente risolvere, cioè iniziare a risolvere, cominciare a lavorare per intraprendere una nuova strada. Non credo che abbiamo bisogno che venga Salvini in Calabria – con tutto il rispetto per la persona – a risolvere i problemi nostri, dei calabresi. Per esempio, per la sanità calabrese, come una delle prime cose, chiamerò a raccolta i maggiori esperti che sono in Calabria, calabresi, esamineremo cosa dobbiamo fare per la sanità calabrese. Ma non lo facciamo con la gente del Nord: sentivo dire che una regione del Nord dovrebbe “adottarci” per risolvere i problemi. Siamo proprio al paradosso. E noi calabresi non facciamo niente? Noi veniamo adottati per risolverci il problema che poi magari sono i medici nostri calabresi che sono lì, io ne conosco tantissimi in tutt’Italia che occupano delle posizioni di primo piano».

– Un ultima domanda: che ne pensa del movimento delle sardine, al di là delle facili battute…

«Non facciamo battute, io ho rispetto di tutti. Per me è una dimostrazione di questa ormai intolleranza verso la politica: diciamo che si è arrivati al limite della sopportazione. È un movimento silenzioso, mi auguro che si organizzi: con i movimenti silenziosi facciamo notare che ci sono determinate carenze, che si sono determinate esigenze, però il problema bisogna affrontarlo, bisogna lavorarci, non solo dimostrare così che c’è il problema». (s)

P.S: Repetita iuvant. Questa intervista (quella a Occhiuto pubblicata il 22 settembre, quella a Oliverio del 29, quella a Nucera del 6 ottobre, quella a Carlo Tansi il 13 ottobre, a Dalila Nesci il  21 ottobre e le altre che seguiranno ai candidati a governatore) non sono spot elettorali: Calabria.Live non parteggia per alcuno, se non per i calabresi e la Calabria tutta. Chiunque ha idee da presentare, argomenti su cui ragionare, troverà qui una piazza aperta e disponibile a diffondere, nella dialettica del confronto, opinioni e proposte. La Calabria ha bisogno di concretezza, non di parole vuote che, ormai, per fortuna, non riescono ad incantare più nessuno. La sfida alle prossime regionale non va giocata sui nomi, ma sulle idee e su propositi realizzativi per far crescere la nostra terra, per dare finalmente un futuro (in casa) ai nostri ragazzi, per trasformare la Cenerentola del Mezzogiorno nella California d’Europa.