Tra tonni e sardine, il funerale dell’intelligenza Chi è Jasmine Cristallo e perché si parla di lei

di SANTO STRATI – Se si trattasse di una competizione gastronomica, la sfida tra tonno e sardine potrebbe anche apparire appetitosa, ma non siamo a La prova del cuoco e in ballo ci sono cinque anni vitali di legislatura per “salvare” la Calabria. Succede che mentre stamattina il segretario dem Nicola Zingaretti ha incoronato il candidato ufficiale dei democratici Pippo Callipo, re del tonno, imprenditore di successo, persona specchiata e di sicura moralità, il suo “antagonista” Mario Oliverio – che fino a ieri le ha tentate tutte per convincere la direzione romana della bontà della sua ricandidatura – ha lanciato il sasso Jasmine nello stagno elettorale. Ovvero ha colto al balzo la lettera aperta di Jasmine Cristallo alle forze sane della Calabria e ha rilanciato la disponibilità di individuare «un giovane competente, che magari vive e lavora fuori per farlo tornare in Calabria, e designarlo candidato alla presidenza della Giunta regionale», a fronte di un passo indietro da parte di Callipo (PD) e Aiello (M5S). I più maliziosi hanno fatto subito notare che la proposta l’avrebbe dovuta fare a Zingaretti nell’incontro di alcuni giorni fa, quando ancora non c’era l’ufficializzazione di Callipo: oggi arriva fuori tempo massimo e serve soprattutto a legittimare il suo tentativo di ricucire.

Nicola Zingaretti e Pippo Callipo

Chi è Jasmine Cristallo e perché si parla tanto di lei? Catanzarese, 38 anni, è venuta alla ribalta lo scorso maggio lanciando la provocazione dei balconi: uno striscione anti-Salvini, chiaro e semplice che esprimeva il comune sentire di molti calabresi. Il suo esempio è stato seguito altrove. Oggi la ritroviamo quale rappresentante delle “Sardine” in Calabria, senza però ambizioni politiche (a quanto dichiara). Lei ribadisce – sostenuta dal coordinamento nazionale 6000 sardine – «la necessità di uno sforzo unitario e di una reale rigenerazione della classe dirigente perché si possa realmente fronteggiare la deriva leghista con tutte le sue conseguenze. È necessario, funzionale e politicamente corretto un “passo indietro”, che possa rendere credibile e valida questa imminente competizione elettorale. “Passo indietro” in nome di un progetto collettivo, che coinvolga tutti i candidati oggi in campo per provare a rilanciare nel vivo di uno scontro senza precedenti, una politica che ribadisca la centralità, la difesa e l’attuazione della Costituzione e dei valori in essa contenuti.
«Il mio appello – ha scritto su FB – è solamente un amplificatore di un insieme di sensibilità, di innumerevoli anime, intelligenze, voci e storie di cui la nostra Regione è ricca e generosa.
Serve che ognuno con la propria storia, con le proprie specificità, senza abbuoni e giustificazioni per le contraddizioni politiche e gestionali del passato, trovi la forza di assumere e far vivere il coraggio delle madri e dei padri costituenti allorché si diede vita all’Italia Democratica».

Striscione anti Salvini

Oliverio ha inviato una lettera aperta a Jasmine per esprimere il pieno assenso, ma nello stesso documento consiglia Zingaretti «di evitare il dejavú del rito che ormai si svolge da quindici anni intorno a Pippo Callipo; ma vorrei prestasse, invece, attenzione alle domande delle sardine calabresi. Io sono pronto e accolgo la sfida: sono disponibile, insieme alle forze che mi sostengono, a rendermi parte attiva di scelte unitarie in grado di impedire un ritorno all’indietro dare alla Calabria una nuova possibilità. Se alla base della azione politica di tutti, è prevalente l’interesse rivolto al bene della Calabria, non ho dubbi di poter registrare riscontri positivi. Altrimenti il dado è tratto e non c’è più tempo da perdere. Saranno, poi, gli elettori calabresi a sancire chi sono i responsabili delle lacerazioni». Non servono commenti.

Sull’altro fronte, nel pomeriggio di oggi c’è un incandescente incontro tra Berlusconi, Salvini e la Meloni per decidere in via definitiva il nome del candidato unitario del centro-destra. Peccato che di unitario c’è solo il niet del capo politico della Lega nei confronti dei fratelli Mario e Roberto Occhiuto, che equivale – come ha sottolineato il segretario del Consiglio regionale Mimmo Tallini –  a «privare Forza Italia della sua autonomia nel designare il candidato alla presidenza della Regione. L’ostinazione dei leghisti – secondo Tallini – di imporre un “cavallo di troia” alla Regione nasconde probabilmente una strategia colonizzatrice che è inaccettabile». C’è aria di burrasca e non mancheranno colpi di scena.

Se Callipo conquista simpatie trasversali (a nostro avviso dovrebbe coagulare verso un comune impegno i due candidati “autonomi” Carlo Tansi e Giuseppe Nucera invitandoli a entrare nella sua coalizione), in casa Cinquestelle, la bufera non accenna a placarsi. È, infatti, guerra aperta tra i fautori della partecipazione alle elezioni con il prof. Francesco Aiello candidato M5S (ancora, però, non ufficializzato in alcun atto della direzione grillina) e quelli, capeggiati da Nicola Morra, che sarebbero favorevoli a rinunciare a presentarsi. Diversa ancora la posizione di Dalila Nesci che non ha ancora digerito il veto alla sua candidatura e mette in discussione la scelta di Aiello. Sarà ancora una volta Rousseau a decidere? (s)

 

Callipo: «Voglio dare una mano alla Calabria, non alle forze politiche». E Oliverio attacca

È confermato che il candidato ufficiale del PD, il cav. Pippo Callipo, incontrerà venerdì Zingaretti in Calabria, presso il suo stabilimento di Maierato, nel Vibonese. Callipo è stato aspramente attaccato dal governatore uscente Mario Oliverio, e ha voluto chiarire meglio la sua posizione da “indipendente” che vuole solo il bene della Calabria, senza pensare di dare una mano alla destra o alla sinistra. La sua scelta di candidarsi – ha ribadito – è stata dettata «da un sincero attaccamento alla terra che gli ha dato i natali e non da ragioni squisitamente politiche».

«Intendo dare una mano alla Calabria non a questa o quella parte politica. – ha dichiarato in una nota Callipo –. E sto dalla parte dei calabresi, da sempre e per sempre. Mi spinge ad accettare questa sfida la passione per la mia terra e il grido di sofferenza che avverto nei giovani che incontro quotidianamente e nelle famiglie calabresi che stentano a tirare avanti. Se ho deciso di competere per la Presidenza della Regione, non è per affermare ragioni squisitamente politiche, pur accogliendo con estremo piacere l’adesione al progetto di cambiamento della Calabria di autorevoli  forze del centrosinistra e di una nutrita  rappresentanza della società civile con cui mi auguro si possa fare una radicale azione di bonifica dell’Ente Regione, rilanciando anzitutto i concetti della programmazione come metodo e strumento di governo e della  partecipazione popolare a tutte le scelte progettuali e decisionali. Ho  accettato di candidarmi per fare uscire la nostra bellissima regione dall’isolamento in cui è stata cacciata».

«È insopportabile – dice Callipo – vedere che la mia regione non conta niente in Italia e in Europa, eppure vanta ricchezze naturalistiche di primissimo piano, un imponente patrimonio storico, culturale ed artistico, nonché talenti qui inutilizzati e costretti alla fuga. Le mie parole d’ordine sono sempre state: legalità, trasparenza amministrativa, sacrificio per ottenere risultati tangibili, merito e competenza. Mi rendo conto che sono parole che infastidiscono quei calabresi, tra i quali alcuni  che in queste ore mi contestano, abituati a galleggiare nel sottobosco politico con l’unica incombenza di fare clientela per il padrone di turno che provvede a remunerarli con risorse pubbliche, ma bisogna farsene una ragione. Il tempo delle chiacchiere e della politica utile solo a se stessa è finito. La crisi economica morde e in Calabria abbiamo l’urgenza di promuovere sviluppo economico vero e nuova occupazione. Dobbiamo mettere a valore ciò che abbiamo, ma possiamo farlo soltanto se siamo credibili, mettendo ordine laddove oggi regnano nefaste sovrapposizioni fra politica e burocrazia e cacciando dagli spazi pubblici speculatori e truffatori.

«La prossima legislatura regionale sarà la salvezza della Calabria, se sapremo programmare le risorse e finalizzarle allo sviluppo e alla crescita, oppure la sua definita soccombenza. Non c’è un terzo scenario. E lo sanno bene gli imprenditori che, nonostante i successi, avvertono la fatica di stare sui mercati, le forze sociali, le famiglie calabresi, il mondo associativo e della cooperazione, la Chiesa, le Università, i nostri sindaci sempre più soli nel fronteggiare i bisogni ed ai quali chiedo di fare squadra e di lavorare assieme per il bene comune. Quando nel 2010 ho provato, con le mie sole forze, assieme ai coraggiosi candidati di ‘Io resto in Calabria’, ad Italia dei Valori e ai Radicali di Pannella, a dare voce alla Calabria sfiduciata e stanca e ad organizzare un cambiamento dal basso, ho constatato quanto sia difficile sconfiggere idee retrograde, rassegnazione e parassitismi, ma non considero quell’esperienza fallimentare. E non solo perché si è visto che frutti ha prodotto la IX legislatura regionale, ma perché proprio allora sono stati gettati, anche in Calabria, i semi che hanno contribuito ad una presa di coscienza collettiva sia della conclusione, in Italia e in Europa, di un ciclo politico ed economico che aveva acuito diseguaglianze e povertà sia della necessità di ritenere la cittadinanza non solo un diritto ma anche un dovere da esercitare con rigore e responsabilità.

«Tuttavia, – ha aggiunto – nonostante quella sconfitta, non ho mai cessato di denunciare malaffare e affaristi, illegalità e ‘prenditori’, perché non possiamo rassegnarci a convivere con chi lucra sul bisogno della gente, scambia i diritti per favori e dà della Calabria nel mondo un’immagine deplorevole. Né possiamo più   accettare che la nobile storia plurimillenaria della Calabria sia immiserita da visioni miopi, comportamenti indecenti e da politiche asfittiche che favoriscono malcostume e criminalità. Appronteremo presto un programma in cui saranno indicati gli obiettivi generali da conseguire e che avrà un monitoraggio periodico e pubblico, ma, la prima cosa da farsi, è riorganizzare la macchina burocratica della Regione, perché smetta di essere una zavorra per coloro che, a costo di molti sacrifici, producono ricchezza e generano opportunità occupazionali. Dobbiamo farlo, privilegiando le competenze e il merito e valorizzando le moltissime risorse umane di cui la Regione dispone e che non aspettano altro che mettersi al servizio del bene pubblico».

Callipo tocca il punto dolente della burocrazia, un cancro che divora l’Italia e frena lo sviluppo: «La Regione deve rendere operativi i criteri dell’efficacia e dell’efficienza amministrativa che le consentano di funzionare e di rendersi utile ai cittadini. Da Ente oggi  non in grado di dare risposte ai problemi più impellenti, percepito dalla società civile come un Ente che dilapida risorse senza dare niente in cambio, la Regione deve diventare  il punto di raccordo permanentemente sorretto dalla partecipazione dei cittadini, tra politica e società ed iniziare ad operare  come un Ente coeso e intelligente per attivare azioni modernizzatrici e connesse con i processi tecnologici che stanno mutando profondamente le nostre stesse vite. Un Ente ossequioso della legalità, del proprio Statuto e della Carta costituzionale e, soprattutto nei metodi, contro ogni forma di criminalità e incondizionatamente a sostegno del lavoro prezioso delle forze dell’ordine e dei magistrati. Un Ente utile alla sua società, amico dei cittadini. Pronto a far valere – con l’autorevolezza che deriva dall’avere le carte in regola attraverso la capacità di saper rimuovere ogni zona d’ombra in cui risiedono l’imbroglio, gli assembramenti illeciti e le relazioni indegne con ‘prenditori’ e affaristi – le ragioni e i crediti storici enormi che la Calabria vanta dall’Italia. In questo mezzo secolo di regionalismo sono stati commessi innumerevoli errori, lo testimoniano i più affidabili indicatori statistici, ma se fin qui i calabresi hanno assistito con pazienza al deterioramento della politica e al declino economico e sociale, magari nella speranza che le cose si aggiustassero da sole, oggi è il tempo del riscatto. E dipende da tutti noi, nessuno escluso, se la Calabria potrà avere un futuro o se il futuro invece dovrà lasciarselo alle spalle».

Dal canto suo, Oliverio inaugurando il comitato elettorale di Lamezia, affiancato dai suoi fedelissimi consiglieri regionali Mauro D’Acri, Giuseppe Aieta, Michele Mirabello e Giovanni Nucera, ha sottolineato che al pd aveva chiesto solo «una seria correzione di linea» ma ha trovato atteggiamenti arroganti (il riferimento al commissario regionale Stefano Graziano è evidente). Questi atteggiamenti – ha detto Oliverio – «finora hanno provocato danni e isolamento del partito». Secondo Oliverio, Zingaretti deve assumere «personalmente la direzione di questa vicenda: ascolti iscritti, sindaci, imprenditori, forze della società civile e tiri le sue conclusioni dalle valutazioni che raccoglierà. Se hanno sottoscritto una proposta di candidatura ci sarà pure una ragione. Io ho una storia».

Per contro, Graziano replica confermando che Zingaretti sarà in Calabria venerdì 6, per sostenere la candidatura di Callipo. «L’arrivo del segretario nazionale – ha detto il commissario regionale dem – è un passaggio importante di quel percorso di rinnovamento e cambiamento che abbiamo costruito negli ultimi mesi. Il Partito democratico con Pippo Callipo candidato governatore vuole cambiare la storia della Calabria». (rrm)

Calabria, il Pd rilancia Callipo e cerca alleati. Dubbi M5S su Aiello. E a destra Wanda Ferro…

di SANTO STRATI – La notizia arriva a metà mattinata, in una Calabria graziata momentaneamente dal maltempo. Ma la burrasca – sulle elezioni regionali – si annuncia comunque: mentre da Roma rimbalzano le perplessità dei vertici CinqueStelle sulla candidatura del prof. Francesco Aiello, è lo stesso Pippo Callipo ad annunciare la sua candidatura a governatore, col simbolo del PD. Attenzione, non è lui a provocare la burrasca, l’imprenditore è una persona per bene, vanta un’ottima reputazione e ama spesso dire «io resto in Calabria» per riaffermare quanto creda nella possibilità di riscatto di questa terra, ma è la posizione irremovibile di Mario Oliverio, governatore uscente, di candidarsi comunque, che agita i dem. Oliverio vanta il sostegno di numerosi circoli dem e di oltre 150 sindaci e sarà una spina nel fianco nella raccolta dei voti per Callipo.

L’imprenditore di Vibo, quindi, spariglia ancora una volta il risiko di queste consultazioni. Aveva più volte annunciato la disponibilità, per poi ritirarla. Aveva dato ascolto all’amico imprenditore antimafia Antonino De Masi, che si è speso molto in questa settimana per tentare di ricucire lo strappo pentastellato nei confronti di un’intesa elettorale dem-grillini, per poi rinunciare nuovamente, dopo l’intransigenza dimostrata dal responsabile elettorale calabrese M5S Paolo Parentela. Ha cambiato di nuovo parere e si è presentato ufficialmente candidato del pd.

«Esponenti della società civile, delle organizzazioni sindacali e datoriali – ha dichiarato Callipo – mi chiedono un impegno diretto, forte e convinto per avviare un cambiamento reale, tangibile che sia in grado di mettere la nostra Regione al centro dell’agenda politica del Paese. In queste settimane ho molto riflettuto sull’opportunità di un mio impegno politico diretto e sono giunto alla conclusione che non posso non fare questa battaglia, non posso non ascoltare la voce di una nuova generazione che vuole essere protagonista di una rivoluzione pacifica ma decisa e non più procrastinabile.

«Sempre più giovani Calabresi – dice Callipo – chiedono di non lasciare,  per mancanza di opportunità di lavoro e di prospettive di futuro, la terra dove sono nati e cresciuti. Ho deciso quindi di ascoltare il mio cuore, il mio profondo desiderio di aiutare la mia terra perché da sempre coltivo il sogno di vederla cambiare, evolversi e dare opportunità a tutti. Sento inoltre un dovere morale verso i tanti giovani che incontro quotidianamente e che mi chiedono di diventare garante delle loro aspettative».

Il Pd, dunque, presenta finalmente un candidato da opporre a Oliverio e da sottoporre nuovamente ai grillini per una possibile intesa, ma questo gioco al massacro, vista la ristrettezza del tempo a disposizione, non gioca certo a favore della sinistra. Il popolo dem, già vittima di una inspiegabile quanto acuta forma di divisività assoluta che ha frantumato il partito, si chiede giustamente se sia lo stesso Callipo che a marzo 2010 era schierato contro il PD raccogliendo con le liste di Di Pietro un modesto 10% (per la cronaca vinse Scopelliti col 57,80% dei voti). Lo stesso imprenditore che oggi lancia «un forte appello a partiti e movimenti civici: uniamoci e portiamo avanti questa battaglia di legalità, trasparenza e rinnovamento, facciamolo con coraggio senza badare a rendite di posizione e tatticismi», troverà ampia accoglienza tra i dem che non vanno con Oliverio? Su questi ultimi c’è odor di scomunica del pd, ma non sarà certo questo a convincerli a ripudiare l’impegno espresso all’ex governatore.

Callipo vanta già entusiastiche prese di posizione a suo sostegno. Il prof. Domenico Gattuso –  ha detto che il movimento di cui è a capo «ha lavorato tanto affinché un imprenditore del valore di Pippo Callipo decidesse di offrire il suo coraggio in una discesa in campo che spiazzasse la superbia delle vittorie facili in una terra di confine vilipesa e offesa. Il Movimento 10 idee per la Calabria che per primo ha auspicato un rinnovamento della classe dirigente calabrese  e si è fatto promotore di una iniziativa tesa a sollecitare una alleanza pro Calabria, sostiene convinto la candidatura di Callipo. Da domani inizia il nuovo corso calabrese… un respiro nuovo e vitale». E Antonino Castorina, capogruppo dem al Comune di Reggio e consigliere metropolitano con delega al Bilancio (vicino ad Anna Ascani)  ha detto che «Callipo rappresenta un nome di una Calabria che vuole riscatto e dignità» ma allo stesso tempo affida «al Partito Democratico della Calabria ed al Commissario regionale Graziano il compito di fare chiarezza su come sarà rappresentato il vero rinnovamento del Pd con Callipo in Calabria per come ha annunciato Nicola Zingaretti, a partire dal fatto che chi non seguirà questo percorso starà fuori dal Pd senza se e senza ma».

Insomma, Callipo rappresenta la ciambella di salvataggio di un naufragio annunciato, ma gli serviranno anche le “scialuppe” di un territorio che al momento sembra più frastornato che mai e, soprattutto, disorientato da una politica frutto di improvvisazione e superficialità. A rimetterci non sarà Callipo che ci mette la faccia e rischia l’impopolarità in caso di sconfitta, ma tutta la Calabria. Già, perché, se da un lato sembra schiarirsi l’orizzonte a sinistra (pur con la bufera minacciata da Oliverio), dall’altro si complica ogni giorno di più lo scenario di queste regionali e appare difficile immaginare un governo di coalizione per Germaneto.

Secondo la deputata Enza Bruno Bossio la scelta di Callipo è «un errore politico marchiano. Quello che sta facendo Zingaretti è aberrante. Callipo è tutto tranne che un candidato civico. Nel 2010 si è candidato e di fatto, con la sua candidatura, ha fatto perdere il candidato del Pd, Agazio Loiero, favorendo la vittoria di Giuseppe Scopelliti. Nel 2014 ha sostenuto la candidata del centrodestra Wanda Ferro. Ci sono tanto di foto di Callipo con Ferro in campagna elettorale. Nemmeno i 5 Stelle lo hanno voluto. E noi che facciamo? Ci prendiamo l’usato insicuro per non candidare Oliverio che, almeno, è l’usato sicuro. È qualcosa di veramente folle che il Pd sostenga la candidatura di un signore di 73 anni, un perdente, un antipolitico e che mai è stato a sinistra. Ma dov’è il rinnovamento?».

Di parere opposto il sindaco di Reggio Calabria Giuseppe Falcomatà: «Callipo è un nome che convince, soprattutto perché è garanzia di una prospettiva riformista improntata al pragmatismo e al rinnovamento. È un simbolo di una Calabria sana e vincente – ha detto Falcomatà – una candidatura che parte dal civismo e che spero potrà attrarre le forze politiche democratiche nella nostra regione. In questo senso accolgo l’invito giunto dal Segretario Zingaretti affinché attorno alla figura di Callipo si aggreghi il sostegno di tutto il Partito Democratico calabrese e di tutte le forze civiche che lavorano nella direzione del cambiamento».

Il prof Aiello, stimato docente Unical, subito attaccato per una lontana vicenda di abusi edilizi, non è nel cuore dei grillini che decidono e a fronte della sua accettazione non risulta nessuna ufficializzazione della candidatura. Se, come pare, Luigi Di Maio e company sono intenzionati a scartare il suo nome, cosa faranno i Cinque Stelle in Calabria? La cosa più probabile, per salvare (?) la faccia senza dover ritornare sulle posizioni più volte espresse di chiusura al pd, sarà saltare il turno e non presentarsi. Con buona pace degli attivisti e di quanti operano sul territorio. La rinuncia alle liste sarebbe sicuramente meno traumatica di una disastrosa débacle alle urne.

Analoga situazione di estrema incertezza regna nel centro destra che, nei sondaggi, sembrava destinato a vincere, facilmente, la partita. I fratelli Occhiuto – visto che ormai si parla dell’alternativa (folle) di candidare il deputato Roberto al posto dell’ “indesiderato” Mario –  non disperano e aspettano l’incontro decisivo che dovrebbe tenersi in settimana. Salvini non ha un candidato di riserva (il calabro-milanese Vincenzo Sofo – 20mila preferenze in Calabria alle ultime europee ed eurodeputato in pectore in caso di brexit – è più conosciuto per il fidanzamento con Marion Le Pen che per la sua attività politica), ma non vuole cedere sugli Occhiuto.

Forza Italia, ormai vicina alla canna del gas, non ha alternative “importanti” da mettere in pista: il sindaco di Catanzaro Sergio Abramo rischia non solo di non farcela, ma di perdere soprattutto le due preziose posizioni in Comune e Provincia, quindi non dovrebbe accettare. E il deputato Francesco Cannizzaro, attivissimo a far crescere il numero dei tesserati azzurri, altra apprezzabile chance, capisce bene che il poco tempo a disposizione lo metterebbe in una posizione di grande svantaggio. Unica via d’uscita per salvare il salvabile sembra Wanda Ferro, già avversaria di Oliverio alle elezioni del 2014, oggi deputata di Fratelli d’Italia. Secondo gli accordi, la Regione Calabria toccherebbe a Forza Italia, ma l’intesa sempre più vicina Meloni-Salvini potrebbe far cambiare idea. La Ferro, in cuor suo ci spera molto e si rimette a quanto deciderà l’assise degli alleati, ma sa bene che, date le circostanze, la sua è l’unica candidatura che potrebbe risolvere la quasi certa insanabile frattura Berlusconi-centro destra, in caso di mancata intesa sul nome.

Il re delle cravatte, Maurizio Talarico, che aveva annunciato la sua disponibilità con o senza il pd, ha già rinunciato. I candidati civici Carlo Tansi e Giuseppe Nucera, invece, continuano a guardarsi attorno, spiazzati dalla candidatura di Callipo, ma continuano a restare isolati, ognuno per proprio conto. Cosa succederà? Attenzione: i colpi di scena, cui queste elezioni ci stanno abituando non sono finiti… (s)

 

Ostinazione Di Maio: non dà ascolto a De Masi. Il M5S correrà da solo, il prof Aiello ha detto sì

di SANTO STRATI – Ci ha provato per cinque giorni, profondendo risorse e tempo, ma il capo politico dei Cinque Stelle Luigi Di Maio, non ha voluto ascoltarlo, né tenere in considerazione i suoi suggerimenti (disinteressati). L’imprenditore antimafia di Gioia Tauro, Antonino de Masi, non candidato e non candidabile per sua scelta – già in primavera Di Maio aveva pensato a lui per la Regione Calabria -, ha provato in tutti i modi a far ragionare i pentastellati sulla necessità di costruire un’intesa col Partito democratico. In modo da offrire un candidato solido, della società civile (Pippo Callipo), in grado di offrire le dovute garanzie a entrambi gli schieramenti, nel comune impegno per fermare l’avanzata leghista e la quasi certa vittoria del centrodestra in Calabria. Ci sono stati colloqui tra interlocutori in grado di decidere, ma le tante anime dei grillini hanno scombussolato tutto, scegliendo di correre da soli. Anzi il sospetto è che l’ostinazione, non solo di Di Maio, sia in realtà frutto di una strategia che molti indicano come suicida.

La conferma dell’impossibilità di un’intesa è arrivata verso mezzogiorno di ieri con un tweet del prof. Francesco Aiello, docente Unical, individuato dal deputato Paolo Parentela, attuale coordinatore grillino responsabile delle elezioni in Calabria. Il prof ha sciolto la riserva ed ha accettato di candidarsi: «Dopo un’attenta riflessione e con la consapevolezza di affrontare un’intensa, importante e difficile sfida, ho deciso di accettare la proposta civica del M5s di candidarmi a presidente della Regione Calabria». Parentela aveva posto come condizione al Pd di rinunciare al simbolo per poter correre insieme: un’ulteriore dimostrazione di non saper interpretare gli umori del territorio, ma più probabilmente il modo più facile per sabotare qualsiasi ipotesi di accordo elettorale. Il M5S correrà da solo, in una sorta di cupio dissolvi, di cui vedremo presto i risultati.

La notizia non ha fatto saltare di gioia gli esponenti del territorio e più di un deputato pentastellato calabrese: degnissima persona, Aiello è stato catapultato dall’alto secondo un metodo che la base non mostra di voler accettare. Mentre Nicola Morra, attuale presidente della Commissione Antimafia , spingeva per saltare il turno, altri deputati si dividevano tra la necessaria intesa coi dem e la corsa solitaria. Con la deputata Dalila Nesci che, fino all’ultimo, ha ribadito la propria disponibilità a rinunciare a Montecitorio e mettersi a disposizione del Movimento per una candidatura politica. Non c’è stato niente da fare: per la solita storia dei due pesi e due misure, per lei è stato invocato lo statuto (cosa che non è successo per il viceministro Cancellieri) che vieta il cumulo di incarichi o comunque il passaggio da un ruolo istituzionale a un altro, e lei, per spirito di servizio, ma con un umore che la dice lunga sugli sviluppi futuri, ha accettato la decisione dei vertici.

Il problema numero uno è che la legge elettorale regionale impone l’8% come barriera minima per le coalizioni per prendere seggi. Ce la faranno i grillini calabresi a superare lo sbarramento, anche alleandosi (?) con qualche lista civica? Ma quale lista civica? Il tempo, in questo caso, non è galantuomo e non perdona: come si fa a raccogliere consenso (in caduta verticale) se non c’è il tempo di battere il territorio? Come si fa a recuperare con un personaggio (ottima persona, senz’altro) che solo in pochi conoscono? La base mugugna e cova rancore per la disaffezione (noi la chiameremmo più semplicemente indifferenza) di Luigi Di Maio nei confronti dei calabresi: la Calabria, riferisce un esponente grillino che preferisce mantenere l’anonimato, non interessa al Movimento, conta solo l’Emilia, perché è in gioco la sopravvivenza del Governo. Quanto può influire la probabile débacle calabrese? Poco o niente, secondo i vertici, ma non nelle valutazioni di Morra che da buon stratega non sottovalutava la rinuncia alle liste: nessuna intesa coi dem, nessun candidato da vedere trombato clamorosamente. In questa maniera, probabilmente, si pensava di limitare almeno il danno di immagine: il 4 marzo 2018 in Calabria i Cinque Stelle hanno raccolto la percentuale record del 43,8 %. Attualmente, la stima più generosa, parla della perdita del 90% di quel consenso. Dove vanno i grillini con poco più del 4%?

Pippo Callipo, illuminato imprenditore, amico da tempo di Nino De Masi, dopo aver già rinunciato nelle scorse settimane per l’assenza di un qualsiasi progetto politico e di una strategia, si era lasciato convincere a rimettersi in gioco. Da industriale ha capito che sarebbe stato un investimento ad altissimo rischio, ma il suo amore per la Calabria è sincero, era disposto a giocarci la faccia, sostenuto dai sani principi di De Masi. Ma quest’ultimo ha ricevuto un pesante oltraggio: Di Maio che doveva venire in Calabria ha usato il pretesto di Catanzaro allagata (però gli aerei a Lamezia viaggiavano regolarmente), decidendo una ritirata capricciosa che di strategico ha poco o niente, mortificando i calabresi e le persone perbene che hanno seriamente a cuore i destini di questa terra.

La situazione si complica, dunque, ulteriormente, e non solo per i grillini. Entro il 27 dicembre vanno presentate le liste (e raccolte le firme per i nuovi candidati) e ancora i dem non hanno individuato chi dovrà fronteggiare lo “sfiduciato” Oliverio. Il commissario regionale dem Stefano Graziano e il responsabile del Mezzogiorno Nicola Oddati erano più che sicuri che, dopo l’intervento di De Masi, l’intesa si sarebbe raggiunta: si trovano adesso col cerino in mano, su un territorio diviso e, soprattutto, disorientato al massimo.

Sull’altro fronte, il centro-destra patisce il niet di Matteo Salvini su Mario Occhiuto (e poco intelligente appare l’eventuale sostituzione in corsa col fratello Roberto, attuale vice capogruppo di Forza Italia alla Camera), con Giorgia Meloni che si esalta sui numeri che gli ultimi sondaggi le attribuiscono e sogna, segretamente, di mettere sul piatto l’alternativa Wanda Ferro a capo della coalizione di centro destra.

A stare in attesa – contrariamente a quanto si dice – non c’è Sergio Abramo a sostituire, nel caso, gli “indesiderati” Occhiuto, perché non conviene a lui, né tanto meno a Berlusconi, lasciare due amministrazioni chiave per il controllo del territorio: Comune e Provincia di Catanzaro. Quindi il mister X della destra è ancora senza volto, a dimostrazione che la tendenza al suicidio politico, in Calabria, raccoglie sempre più proseliti.
Scalpitano, invece, gli indipendenti Giuseppe Nucera, ex capo degli industriali reggini) e Carlo Tansi, ex capo della Protezione Civile, in cerca dei voti degli astenuti, ma appare una corsa a ostacoli, sempre per la mancanza di tempo. Ognuno per la sua strada, quando, invece, l’idea di una lista civica “comune” a respiro regionale potrebbe avere delle chances di un certo rilievo. In una competizione più divisiva che mai, difficile tessere accordi, con rinunce personalj.

Non sembrano spaventarsi, invece, gli esordienti, tentati dall’avventura calabrese: il re delle cravatte Maurizio Talarico si dice pronto a partecipare alla sfida (con o senza il PD a cui ha offerto la propria disponibilità) e ieri si è fatto avanti un altro outsider: Antonio Mastroianni, architetto catanzarese di 53 anni, di cui molti passati all’estero per lavoro, ha annunciato di volersi candidare non per «dichiarare guerra alle altre fazioni, ma solo per cambiare le sorti della Calabria e dare un’opportunità di vita migliore ai suoi abitanti».

Cosa faranno quelli rimasti fuori dal gioco (per esempio il Movimento 10 Idee per la Calabria che fa capo al prof. Domenico Gattuso e portava avanti Callipo) dopo gli schizoidi atteggiamenti di grillini e dem? Chi appoggeranno, nel loro impegno antisalviniano? Il tempo per presentare una propria lista non c’è e probabilmente sarebbe un errore clamoroso, date le circostanze. La verità è che qualunque scommettitore avrebbe seri problemi a valutare il rischio e quotare qualsiasi risultato.Una sola cosa è certa, da questo caos la Calabria, la nostra Calabria, uscirà con le ossa rotte. (s)

Regionali, la solitudine dei “grillini” calabresi. Umiliati e scontenti, ma graziati da Rousseau

di SANTO STRATI – Dopo l’umiliazione del ricorso alla piattaforma Rousseau (che però li ha graziati), i pentastellati di Calabria sono sempre più scontenti e continuano in una sorta di guerriglia fratricida, con svariati mal di pancia per presentare il candidato (il prof. Francesco Aiello, che non piace a tutti) e predisporre le liste entro il 27 dicembre. La preoccupazione è la percentuale di voti che si preannuncia estremamente bassa (alle comunali Lamezia sono arrivati appena al 4%) e la sensazione più diffusa è una clamorosa batosta che darebbe il colpo di grazia al Movimento e al lavoro di questi anni sul territorio.

La scelta di Luigi Di Maio di affidare alla base il dilemma se saltare il turno non è stata felice: i calabresi si sono sentiti umiliati e mortificati dalla mancanza di attenzione nei loro confronti da parte del Capo politico. Le dimissioni immediate del deputato Paolo Parentela (rientrate dopo il responso di Rousseau) da coordinatore delle elezioni sono state il segnale più evidente dello sconforto che alberga tra i cinquestelle calabresi. Parentela è di nuovo in pista, dopo aver fatto proclami su candidature di prestigio (prima che si avesse la risposta di Rousseau) tenendo il segreto di Pulcinella sul candidato prescelto (Aiello) e annunciando una lista (senza nomi) di grandi figure a rappresentare il Movimento. La verità è che i parlamentari grillini si mostrano più litigiosi dei democratici in queste elezioni che passeranno come le più divisive della storia calabrese e non riescono a trovare la cosiddetta quadra che garantisca almeno una pur minima rappresentanza in Consiglio regionale e, allo stesso tempo, recuperi visibilità su un territorio praticamente dimenticato da Di Maio e dalla dirigenza M5S. Quanto interessa al Di Maio la Calabria? Poco o niente, si desume, visto l’atteggiamento più confuso del solito a proposito di elezioni regionali.

Il risultato della piattaforma Rousseau, fin troppo modesto nella partecipazione, non va considerato come una bocciatura contro Di Maio che appariva più che mai convinto della necessità di saltare un giro per Emilia e Calabria e «rifondare» il Movimento, ma è un chiaro segnale dello scontento che serpeggia nel popolo pentastellato: la scelta di andare alle urne espressa da 19.248 su 27.273 partecipanti – erano 125.018 aventi diritto al voto – ha “graziato” i calabresi, ma non ha calmato le acque sempre più agitate, mostrando chiaramente – come ha riconosciuto Di Maio – «il momento di difficoltà del Movimento». Il sospetto che la piattaforma Rousseau voglia disarcionare il Capo politico è comunque legittimo: Grillo e Casaleggio non hanno il sostituto ideale (Alessandro Di Battista è mal digerito da molti grillini) e devono tentare di tappare le falle che si stanno aprendo in tutt’Italia. L’intesa governativa coi i dem si sta rivelando ogni giorno più difficile da gestire, soprattutto in termini di consenso (da ogni parte) e l’idea che il Governo non veda passare le prime rondini si fa sempre più strada.

Torniamo, però, alla situazione in Calabria. Se si guardano le dichiarazioni di Parentela a partire da prima di Rousseau e dopo l’incontro con Di Maio non si può fare a meno di notare la navigazione a vista e la difficoltà di riuscire ad aggregare il territorio, a partire dai parlamentari eletti in Calabria. Sabato 16 novembre Parentela aveva dichiarato (prima dell’incontro con Di Maio) che «Il Movimento 5 Stelle sta lavorando per le Regionali della Calabria a partire dal programma, dal confronto interno e dal coinvolgimento di quella società civile che non teme di mettersi in gioco e che vuole sostenere il cambiamento concreto» sottolineando che «le nostre regole e i nostri princìpi non consentono, come ribadito a chiare lettere dal capo politico Luigi Di Maio, la candidatura di eletti con il Movimento 5 Stelle che siano in carica, che invito a spendere le loro energie per il bene della comunità calabrese, la nostra sola priorità, specie in questa fase di confusione e rimescolamento che interessa i vecchi partiti e non ci riguarda affatto». Era un nuovo, ulteriore affondo contro le posizioni di Dalila Nesci che, con grande azzardo personale insisteva a giocarsi il sicuro scranno della Camera e mettere a disposizione la propria candidatura.  Lunedì, Parentela (prima del voto su Rousseau) aveva detto di continuare a concentrarsi «sul programma elettorale e a dialogare ogni giorno con le tante espressioni della Calabria che vuole voltare pagina» per poi dimettersi da coordinatore delle elezioni in polemica con Di Maio: «Non c’è alcun nesso tra l’annunciata riorganizzazione del Movimento 5 Stelle, l’ennesima da circa un anno, e la scelta di chiedere agli iscritti di ogni parte d’Italia se partecipare o meno alle imminenti Regionali della Calabria e dell’Emilia».

«I vertici del Movimento 5 Stelle – ha accusato Parentela  giovedì 21 – scelgono di non scegliere, deludono le migliaia di attivisti calabresi che con sacrifici e rischi hanno sempre lavorato sul territorio, ignorano il percorso che abbiamo già avviato e scaricano su tutti gli iscritti la responsabilità di una scelta inquadrata in termini profondamente sbagliati. Gli stessi vertici hanno messo in gioco, cioè, il futuro del Movimento piuttosto che quello dei cittadini della Calabria e dell’Emilia Romagna, ai quali essi dovranno spiegare il perché della rinuncia a presentarci alle rispettive Regionali, nel caso in cui dovesse prevalere questo orientamento, legittimato da una consultazione democratica incomprensibilmente estesa a tanti che, vivendo altrove, non hanno le informazioni e gli strumenti valutativi per pronunciarsi con piena coscienza». Dimissioni ritirate subito dopo il responso di Rousseau: «Con il 70,6% dei 19.248 votanti, ha vinto la linea della partecipazione del Movimento 5 Stelle alle Regionali della Calabria e dell’Emilia Romagna. Ciò significa che il quadro delle emergenze che noi parlamentari dei rispettivi territori abbiamo riassunto nelle ultime ore ha concorso a convincere la base ad affrontare la sfida elettorale del prossimo 26 gennaio» e su richiesta di Di Maio e dei rappresentanti locali «ritiro le dimissioni perché credo che sia giusto e doveroso presentarci uniti, compatti e determinati a recuperare il tempo perso».

Ecco, il tempo. È l’elemento che maggiormente rema contro qualsiasi disegno abbia in mente il deputato Parentela, che punta sul prof. Francesco Aiello a candidato governatore, spazzando ancora una volta le ambizioni (e la generosa, quanto suicida, disponibilità) della Nesci. La deputata di Tropea, con molto fair play ha dichiarato a Calabria.Live che «il voto su Rousseau ha confermato che non era lineare e sicura la volontà del Movimento di Luigi Di Maio di presentarsi in Calabria. Le mie attenzioni e il porre la questione calabrese da tempo hanno dato due frutti, perché adesso con quel voto schiacciante non ci sono più dubbi sulla presentazione della lista. I miei colleghi parlamentari, a maggioranza, hanno dato questa linea di indirizzo sul candidato civico, quindi non posso che adeguarmi alla scelta che è stata fatta. Ho spiegato i motivi per cui andava fatta una candidatura prettamente politica con un percorso strutturato, ma hanno deciso diversamente». È un ritiro ufficiale alla candidatura? Niente affatto. Parentela e Di Maio dovranno confermare la candidatura di Aiello, ma non possono non fare i conti col territorio, che mostra più di un mal di pancia nei confronti del professore cosentino. Apprezzato docente all’Unical, persona rispettabilissima, Francesco Aiello non ha voluto rilasciare, al momento, dichiarazioni a Calabria.Live, forse perché all’entusiasmo per la sua designazione si affianca una dovuta prudenza e una seria valutazione – da parte sua – sulle percentuali di voto su cui contare. Il tempo non gioca a suo favore e il territorio si sente sempre più abbandonato e si domanda: possibile che si debba ricorrere, per forza, a “esterni” per recuperare la (bella?) avventura del Movimento in Calabria? Lo sapremo nei prossimi giorni. (s)

Regionali – Dalila Nesci (M5S) contro i giochi di Palazzo insiste a candidarsi

Nella grande confusione che regna all’interno del Movimento Cinque Stelle (è previsto lunedì un incontro decisivo dei parlamentari calabresi con Luigi Di Maio), la deputata Dalila Nesci (vedi intervista a Calabria.Live del 21 ottobre scorso) ha fatto conoscere attraverso il suo portale le ragioni per le quali ancora crede nella validità della sua candidatura alle prossime regionali.

«La Calabria – scrive sul suo blog la deputata di Tropea – per molti è una terra irrecuperabile. Lontana dall’Europa e persino dall’Italia. In Calabria si nasce con il senso di colpa di dover dimostrare di essere più onesti e più capaci degli altri. In Calabria, sembra ripetersi il destino degli sconfitti fra i giochi di palazzo romani e gli interessi più ambigui. La classe dirigente più compromessa in Calabria è stata storicamente utilizzata, per far fare incetta di voti ai partiti di riferimento. Mentre dalle sedi di partito che contano si propugna legalità e rinnovamento, sui territori in Calabria si lascia beatamente spazio al condizionamento del voto, in alcuni casi allo scambio politico-mafioso oppure al compiacimento della mafia “trasparente” della massoneria deviata. Sì perché in Calabria sono molte le logge massoniche infiltrate da soggetti -appunto deviati- che sono anche riferimento della ‘ndrangheta. E così arriviamo ad una dura realtà: ‘ndrangheta e massoneria deviata condizionano di fatto il consenso, l’economia del territorio e quindi la fruizione di diritti e servizi. Insomma, in Calabria la vivibilità dei nostri territori è compromessa da un perenne stato di bisogno e di necessità: che si tratti di ottenere un prestito bancario, un documento da rintracciare nei meandri della burocrazia oppure una visita medica.

ANCORA CAMBIAMENTO: CONTO ALLA ROVESCIA 

Il conto alla rovescia circa le elezioni regionali sta mettendo spalle al muro tutti i partiti politici compreso il MoVimento 5 Stelle: perché il sentire della gente di Calabria è di sconforto generale, ma allo stesso tempo di consapevolezza che dare consenso ai soliti schemi non cambierà il corso delle cose. Per questo è ancora forte l’esigenza di cambiamento. Ma quale cambiamento?

La Calabria è meravigliosa, incorniciata da 780 Km di costa che sembrano, a guardarla dall’alto, custodire come uno scrigno le alture delle sue montagne: il Pollino, la Sila, le Serre e l’Aspromonte. Ma quanto noi Calabresi siamo stati bravi a custodire tali bellezze? Non sempre visto che, come ha sapientemente raccontato l’antropologo e scrittore Mauro Minervino nel suo libro “Statale 18”, tante brutture o strutture abusive sono state costruite proprio dall’uomo. Quasi forse per dissacrare nel tempo tanta bellezza, la Calabria secondo l’ultimo rapporto di Legambiente ha il 46,5% di abusivismo edilizio. Investimenti in viabilità, trasporti, infrastrutture strategiche, sistema idrico integrato e messa in sicurezza del territorio dal dissesto idrogeologico, così come il rilancio dei piccoli borghi dovrebbe essere il chiodo fisso di ogni governo regionale per aumentare la qualità della vita di chi vive il bellissimo territorio calabrese. Per questo servirebbe una task force interna alla Regione di esperti, anche esterni se servissero, in grado di elaborare un uso strategico e massiccio dei Fondi europei.

Una volta in Calabria, come in tutto il Sud, erano diffuse le famiglie numerose, oggi invece l’Italia è diventato un Paese chimera. Non si fanno figli e nella mia regione, troppo spesso, nascere può significare morire. La sanità Calabrese non garantisce i livelli essenziali di assistenza (LEA) come previsto dalla Costituzione e questo abisso in cui siamo caduti non può essere ricondotto solo a singole responsabilità penali, che certamente vanno perseguite. Da più di un decennio arrivano in Calabria e in tutto il Sud, meno risorse dallo Stato centrale rispetto al resto del Paese: da anni, in particolare, mi batto per la modifica dei criteri di riparto del Fondo Sanitario Nazionale alle Regioni. Se gli attuali 320 milioni di euro che la Calabria spende per l’emigrazione sanitaria a favore di strutture pubbliche e private accreditate del nord si investissero per per gli ospedali della regione anziché altrove, molti medici, professionisti e pazienti non scapperebbero. La politica regionale e nazionale, nel tempo, ha avallato queste scellerate politiche economiche, dando potere a figure dirigenziali della sanità ciniche e cialtrone che non hanno fatto altro che allungare la spirale degli orrori che ancora oggi porta alla morte giovani madri e cittadini calabresi perché magari soccorsi con troppo ritardo. Quando, infatti venne scritto il D.M.70 del 2015 e iniziarono i tagli orizzontali ai posti letto negli ospedali -da sacrificare sull’altare della spending review-, nessuno prima aveva pensato di fare i conti con l’orografia del territorio italiano per cui i tempi di percorrenza sono differenti se pensiamo a certe regioni, come la Calabria, in cui il diritto alla mobilità è praticamente negato. E poi, ci chiediamo perché i nostri giovani migliori partono e perché chi rimane troppo spesso perde le speranze o si allinea infelicemente.

Quante imprese, quanti artigiani e quanti professionisti maledicono la politica ma poi vanno a braccetto con quella più sporca o intimano ai propri dipendenti chi votare? Se in Sicilia il “sistema Montante” ha smascherato il c.d. apostolo dell’antimafia, in Calabria pensate siamo immuni da certe logiche malate di potere? Segui i soldi e troverai le mafie diceva Falcone e allora questo monito un Politico non può mai dimenticarselo! Nei grandi profitti illeciti pare che la ‘ndrangheta fatturi più del McDonald’s ed un pò meno della Fiat per un giro d’affari di 24 mld di euro; e così come pure nell’economia legale che può servire al controllo militarizzato del territorio da parte delle ‘ndrine, loro ci sono. Inutile negarlo!

I Calabresi puliti, però, sono ancora la maggioranza: lavoratori infaticabili, menti formidabili ed intuito imbattibile. Una maggioranza che è spesso silenziosa solo perché stanca o disillusa.

LA SPERANZA DEL M5S

Credo che il M5S abbia ancora l’opportunità di dimostrare di essere una speranza lavorando ad una candidatura limpida e politicamente forte. Aggiungo che ne ha il dovere. Se non vogliamo farlo per ragionamenti contorti, ingiustificabili all’opinione pubblica, credo che il giudizio  della storia non sarà clemente con noi.

Che siamo in colpevole ritardo è vero. Ma chi fra noi conferma la teoria del disimpegno e cioè che è meglio non presentarsi al cospetto degli elettori, dopo 10 anni di MoVimento, sta candidamente affermando che il nostro progetto politico in Calabria è fallito.

A che serve acclamare la giovane svedese Greta Thumberg, se poi ci disinteressiamo delle attuali e future generazioni proprio in Calabria dove c’è un alto tasso di dispersione scolastica che va oltre il 20%, mentre il 43% dei bambini calabresi vive in condizione di povertà relativa e la spesa pro-capite per interventi di spesa sociale media annua da parte dei comuni calabresi si attesta a 26 euro, a fronte dei 316 euro dell’Emilia Romagna?

Se pensiamo di avere fatto tanto sforzo in Parlamento sui reati di corruzione e contro la pubblica amministrazione con la legge “spazzacorrotti”, adesso per la Calabria dobbiamo andare oltre. Come pensate che si stia in “trincea” alla Procura di Catanzaro oppure nei piccoli paesi dove giornalisti coraggiosi denunciano il malaffare con tutti rischi che ne derivano? Il magistrato Nicola Gratteri ricorda sempre che quando si fa giustizia e si arrestano i delinquenti, quel vuoto nel sistema criminale viene rimpiazzato. Ecco, dovrebbe essere la politica altrettanto organizzata a colmare quei vuoti con la presenza delle istituzioni e attraverso l’aggregazione civica. Abbiamo il dovere, con la nostra attività politica di indicare esempi da seguire come gli imprenditori che hanno denunciato le mafie, penso per esempio ad Antonino De Masi o a Rocco Mangiardi che ci continuano a regalare esempi coraggiosi di sobrietà e gentilezza, nonostante la rabbia avrebbe potuto pervaderli. C’è chi come Mario Congiusta, ha lasciato questa vita terrena, non avendo ottenuto piena giustizia per la morte del suo adorato Gianluca vittima di mafia e chi come la famiglia Ceravolo coraggiosamente insiste affinché chi ha ucciso il giovanissimo Filippo, vittima innocente di un agguato ‘ndranghetista, parli. E ci sono ancora altri genitori, che tutt’oggi continuano a lottare per una Calabria libera dalle logiche mortifere della ‘ndrangheta: mi riferisco alle mamme coraggiose che, anche grazie alla sensibilità e alla professionalità del Presidente del Tribunale dei Minori di Reggio Calabria, Roberto Di Bella, stanno facendo di tutto per dissociarsi dall’ambiente familiare mafioso e per evitare ai loro figli un destino di turbe psicologiche, sofferenze, carcere e morte.

Serve coraggio e cuore aperto per affrontare questa tornata elettorale per non condannare altre generazioni di calabresi all’emigrazione, per non contribuire alla desertificazione economica e culturale dei nostri territori, per non uccidere la speranza.

Parte da questa lunga premessa la mia proposta di candidatura di servizio dentro il M5s per la Presidenza della Regione Calabria. La politica non può tirarsi indietro rispetto alle sue responsabilità antiche ed attuali, non può arretrare arruolando all’ultima ora personalità alle quali far sventolare il vessillo di partito o addirittura evitando che sia espressione di un percorso politico ben definito.

FOCUS NESCI 

Alcuni cittadini, per lo più colleghi e addetti ai lavori, si sono chiesti cosa mi abbia spinto a fare questo passo che in prima battuta mette in luce la diversità di vedute con il capo politico del M5S Luigi Di Maio. C’è chi dice che voglio assicurarmi altri 5 anni da consigliere regionale e chi per semplice velleità personale o per spirito di protagonismo. Questi sono legittimi retropensieri di chi non mi conosce e di chi evidentemente al mio posto non farebbe una scelta tanto azzardata. Sì, perché oggi la Calabria, più di ieri, è un azzardo per tutti i partiti politici anche per il M5S che è stato in grado di impegnare un intero governo, il Conte 1, con un decreto emergenziale ad hoc sulla sanità calabrese. Bene adesso chiedo, ai rappresentanti di governo di allora che ancora ricoprono tali ruoli e che sono miei colleghi parlamentari del M5S da ben due legislature: pensate forse che quella condizione di emergenza sanitaria sia finita? E tutti i rapporti delle forze dell’ordine, della magistratura e persino i moniti delle istituzioni ecclesiastiche li leggete circa le infiltrazioni della criminalità organizzata e le persone che in Calabria rinunciano alle cure? Pensate che queste condizioni emergenziali del tessuto sociale ed economico calabrese potranno mai giustificare la scelta del disimpegno elettorale o di un candidato presidente “tanto per partecipare”? So bene che queste mie uscite hanno fatto storcere il naso a molti, ma per la mia terra ed in nome delle istituzioni che rappresento non posso voltarmi dall’altra parte. Non accetto i giochi di palazzo a Roma sulla pelle dei Calabresi.

In mancanza di un progetto serio e costruito nel tempo ho sentito il dovere di metterci la faccia, perché non è mio costume scappare o nascondermi dietro un dito. C’è da rispondere al grido di dolore e voglia di rinascita della mia regione. Credo che il percorso politico da Portavoce del M5S mi dia la forza di rappresentare la faccia limpida e dignitosa di quei tanti calabresi che sono sempre stati maggioranza rispetto ai delinquenti e che in molte competizioni elettorali hanno espresso la loro voglia di cambiamento.

Non mi sto candidando per millantare potenza o rivendere risultati elettorali, io mi candido a rappresentare i Calabresi nella regione in cui sono nata e mi sono laureata e dove sono stata già eletta Parlamentare, consapevole che c’è un rischio serio di non presentazione della lista da parte del M5s.

Chi mi conosce bene o magari ha intenzione di conoscermi dovrebbe sapere che da Parlamentare della Repubblica e Portavoce del M5S eletta in Calabria dal 2013, come capolista all’età di 26 anni, mi sono occupata: di tutela del risparmio privato, lotta contro l’usura bancaria, scorrimento delle graduatorie delle Forze dell’Ordine, gestione dei rifiuti in Calabria, protezione dei cittadini che aiutano la magistratura, iniziative antimafia e autonomia dell’informazione molto spesso manipolata e soprattutto di diritto alla Salute.

Ho denunciato i favori della mala-politica ad amici e compari, ho fatto annullare nomine dirigenziali illegittime, ne ho segnalato una montagna e ho studiato tanto: carte, atti e documenti occultati, che ho divulgato tramite web.

Ho contribuito a difendere le associazioni sul territorio, anche minacciate dalla criminalità, e alla salvaguardia dell’ambiente insieme alle tante espressioni della società civile calabrese.

Ho denunciato centinaia di imbrogli spaventosi nella sanità, smascherando la truffa del commissariamento e del piano di rientro. Ho ispezionato personalmente il 90% degli ospedali calabresi, annotando ogni volta, disservizi, scandali e abusi di gruppi di potere per cui ho chiesto ed indicato soluzioni.

Nell’assenza di nostri Consiglieri in Regione, ho depositato, una proposta di legge di iniziativa popolare per riordinare il SSR. Oggi dopo il fallimento dei commissari nominati attraverso il Decreto Calabria abbiamo il dovere di attuare quel Decreto rispondendo ai reali e gravissimi motivi che l’hanno generato. In mezzo c’è stato un cambio di governo e la rete imbrigliata delle dinamiche del Dipartimento Regionale della salute a guida Oliverio. Ai cittadini questo lo spiegheremo, ma nel frattempo abbiamo il dovere di agire!

In questi anni ho percorso in Calabria oltre 200 mila chilometri con la mia auto, ho restituito oltre 160 mila euro del mio stipendio (e sto continuando a rendicontare), ho scritto più di 3 mila atti tra interrogazioni, esposti, emendamenti, diffide e note formali. Non amo le analisi quantitative ma, queste cifre danno quanto meno una vaga idea della mole di lavoro portata avanti in questi anni con l’aiuto di pochi attivisti, professionisti e volontari sognatori che ringrazio uno ad uno.  Ma sono state migliaia le persone che in questi anni sul territorio italiano hanno fatto attivismo civico e che -credendo sentitamente nel progetto di rivoluzione culturale- hanno contribuito con soldi di tasca propria per spostarsi e stampare volantini, mettendo a disposizione del M5S il proprio tempo ed idee. Attivisti consapevoli che l’unica rivoluzione possibile è quella democratica attraverso le istituzioni, permanente che non si ferma davanti ai tentativi di delegittimazione, pacifica ma non per questo meno tenace.

Per anni ho organizzato centinaia di incontri pubblici ed eventi di piazza su temi importanti per rappresentare degnamente le Istituzioni e far capire che se ciascuno fa il proprio dovere pian piano le cose cambieranno e stanno già cambiando. E indietro non possiamo tornare.

Se la buona volontà di molti di noi e di tante istituzioni e autorità (politiche, civili, militari, religiose, delle ff.oo. e della magistratura) non sia ancora abbastanza. Allora dobbiamo fare tutti di più, perchè in questi dieci anni abbiamo visto troppi amici e conoscenti abbandonare i nostri amati luoghi d’origine per l’assenza di alternative di realizzazione personale ed economica dignitosa.  

CHIEDO IL SIMBOLO M5S

Per quanto già dimostrato con il mio lavoro e quello di tutti i Portavoce, sia come forza di opposizione che di maggioranza, in nome del M5S sento che non possiamo cedere il passo.

Sono a disposizione del M5S per rappresentare la mia terra, perchè non potrei mai permettere di lasciare campo libero al solito sistema ben oliato di prebende e di interessi particolari a danno della collettività. La Calabria deve alzare la testa e con il M5S a garanzia può farlo.

Chiedo pubblicamente a Di Maio e Beppe Grillo -che detengono il simbolo del M5S- questa possibilità. Oggi dire sì alla mia candidatura significherebbe sostenere una giovane donna (come anche già auspicato da un recente appello pubblico), in un percorso politico che sia: responsabile, pragmatico e trasparente, di aggregazione civica trasversale, aperto a tutti: sia ai militanti di destra o di sinistra, che a tutti quelli che non si ritrovano in alcuna delle attuali sigle di partito. Dobbiamo premiare chi, fino ad oggi, nel territorio calabrese ha resistito fieramente alle ingiustizie e alle vessazioni.

CONCLUSIONI

Possiamo battere la storica e nefasta logica dell’alternanza calabrese che oggi vede favorito (non certo per meriti) il classico carrozzone del centro-destra con in testa la Lega.

L’attuale legge elettorale premia oltremodo il primo ed il secondo più votato. Con una candidatura dell’ultima ora o di sola testimonianza, rischiamo senz’appello il “terzo posto” e quindi l’irrilevanza. Saremmo fuori dal Consiglio Regionale. Mancare questa opportunità – come a gran voce ci chiedono tanti Calabresi – senza nemmeno provarci sarebbe politicamente imperdonabile per noi, per il M5S intero. Invito, ancora una volta, a riflettere su quanto dico.

Con la mia candidatura politica per il M5S, aperta ad una coalizione di liste civiche, capace di aggregare le energie buone della Calabria, possiamo chiedere il consenso elettorale dei calabresi e far virare il timone della Regione verso il riscatto!» (rp)

Elezioni regionali / Il punto di vista del Movimento 10 idee per la Calabria

Il Movimento 10 Idee per la Calabria, coordinato dal prof. Domenico Gattuso ha inviato una nota che puntualizza la propria posizione politica in vista delle elezioni regionali. È un documento che invita al confronto e può costituire una interessante base di discussione sul ruolo dell’imprenditore Pippo Callipo, che ha dato la propria disponibilità a candidarsi come Governatore su un programma comune che veda insieme grillini, Partito Democratico e liste civiche.

Calabria.Live, come i nostri lettori possono verificare ogni giorno, mantiene la sua posizione di totale indipendenza nei confronti di tutti i candidati e gli aspiranti governatori, avendo il solo obiettivo di informare – come ha sempre fatto – con correttezza e terzietà sulle iniziative e i programmi di chi vuole contribuire a un vero e serio rinnovamento della nostra terra. Questo giornale, quindi, è lieto di offrire spazio a tutte le forze democratiche che rispettano l’ordinamento costituzionale e vogliono instaurare un rapporto dialettico con gli elettori e i nostri lettori, per il bene della Calabria. Rispetteremo posizioni e punti di vista senza partigianerie né finalità nascoste, con la serietà e l’autorevolezza che ci contraddistingue e che ci vede premiati con migliaia di nuovi contatti che ogni giorno di più mostrano di apprezzare questo quotidiano on line e ci incoraggiano a continuare nel nostro impegno per la crescita e lo sviluppo della Calabria. (s)

Ecco il documento di 10 Idee per la Calabria:

«Il nostro movimento – si legge nel documento inviato a Calabria.Live – è da tempo impegnato in un progetto di innovazione politico-amministrativa e di rinnovo della classe dirigente per dare un futuro alla Calabria. Il rischio di andare alla deriva per la nostra regione è molto serio, non possiamo stare con le mani in mano.

«Il nostro contributo non vuole essere di testimonianza, ma si propone in termini di azioni concrete per  voltare pagina rispetto alle pratiche disastrose delle forze politiche che hanno gestito il governo della Regione negli ultimi 25 anni. In questo senso abbiamo raccolto energie sane dal territorio, aggregato personalità credibili, competenti, con storie limpide e socialmente attive, suggerendo un approccio nuovo alla politica. Abbiamo costruito dal basso e con la partecipazione di gruppi di lavoro qualificati un Programma di riforme serio e fattibile, abbiamo costituito un pacchetto di progetti per tradurre l’iniziativa programmatica in fatti concreti. Abbiamo una squadra di persone di comprovata capacità ed esperienza, in grado di assumere ruoli amministrativi di primo livello e di contribuire a tirare fuori la Calabria dalle sabbie mobili in cui da troppo tempo è arenata.

«Ed abbiamo suggerito un percorso di resistenza e di progresso, consapevoli che non possiamo lasciare la guida della Regione nelle mani di chi ha contribuito a determinare il disastro, di chi ha conti in sospeso con la giustizia, di chi persegue interessi personali, di chi coltiva i privilegi del Nord in un’ottica marcatamente antimeridionalista come le lobby fascio-leghiste, di chi non possiede i requisiti fondamentali per rappresentare al meglio la storia, la cultura, l’economia, l’identità della Calabria, di chi vuole inibire l’opportunità di riscatto della nostra comunità. Abbiamo bisogno di una squadra operosa di persone, non di leader parolai avvezzi a vuoti spot televisivi. Servono figure nuove disposte a metterci la faccia, le competenze e la fatica, non dilettanti e menzogneri alla ricerca di poltrone, carriere e vitalizi personali.

«Fra le prime riforme che abbiamo in mente c’è il riassetto in chiave democratica e funzionale della macchina amministrativa: non più un governatore padrone, ma un assetto che ridia dignità e valore al consiglio degli eletti; una reale apertura alla componente femminile oggi impedita attraverso subdole azioni maschiliste; la fine dei vitalizi di casta trasversale assumendo le buone pratiche della politica responsabile vigenti nelle regioni migliori.

«In questo ottica, l’ipotesi di una coalizione fra tre componenti politiche rilevanti, come PD, M5S, Movimento civico 10 Idee per la Calabria e un Movimento di ispirazione cattolica, è praticabile purchè si considerino alcuni presupposti che abbiamo già avanzato in diverse occasioni: un PD rinnovato con protagonisti avulsi da vecchie pratiche e liberi da condizionamenti di correnti e personaggi non più credibili, un M5S che dia spazio alle persone più qualificate che militano nelle sue fila sul modello del nostro movimento, una figura di Presidente di prestigio riconosciuto a scala regionale e sovra-regionale, competente per il suo profilo professionale e credibile per la risalente partecipazione politica, non certo un alto funzionario dello Stato in pensione con prolungamento di carriera che connoti ancora di più la Calabria come una regione da gestire con approcci commissariali. La storia dell’imprenditore Pippo Callipo parla chiaro e sarebbe un peccato mortale non avvalersi, oggi, della sua disponibilità. Un candidato di ben altra caratura rispetto al caso dell’Umbria, sostenuto da una forza civica di spessore come la nostra, che in Umbria non era presente. L’Umbria non poteva rappresentare un test elettorale valido, d’altra parte: la Regione era già in mano alle destre. E la coalizione potrebbe essere allargata ad altre componenti costruttive e progressiste.

«Ma si propone qui un ulteriore elemento di confronto. Atteso che si è disponibili ad una composizione dialettica di programma (il nostro è quasi integralmente disponibile sul sito web www.10idee.it), sarebbe opportuno un confronto sin da ora anche sulla composizione delle liste elettorali. Ciascuna forza della coalizione individui un proprio Garante che “certifichi” la qualità dei propri candidati dal punto di vista delle competenze, del carisma, del potenziale elettorale, dell’integrità sul piano giudiziario in particolare, dell’esperienza in termini di capacità amministrativa e cooperativa. Si dia vita quindi ad un Comitato dei Garanti che definisca in modo rapido ed univoco i criteri di candidabilità dei singoli, sulla base anche delle esperienze nazionali. Si accetti una valutazione incrociata e serena dei curricula e del valore delle candidature. Si giunga alla composizione di una coalizione di liste quanto più possibile coesa, determinata, affidabile, battagliera.

«In Calabria si può vincere. Ma non c’è più tempo per sciocchi tatticismi. Non convergere sull’ipotesi di coalizione di cui sopra significa condannare la Calabria ad una nuova stagione scopellitiana, con l’aggravante leghista. Al M5S si chiede anche uno scatto di orgoglio: la gente di Calabria che ha creduto nella spinta al cambiamento alle elezioni parlamentari del 2018, dando un consenso straordinario a questa forza politica, non capirebbe il senso di una latitanza elettorale, e neppure il senso di una tendenza al suicidio politico, atteso che la sconfitta senza combattere in Calabria ed Emilia Romagna, potrebbe portare ad elezioni politiche anticipate, con elevate probabilità di chiudere l’esperienza del M5S alla dimensione di una meteora senza luce».   (rrm)

Il disastro annunciato dei 5 Stelle in Calabria: l’idea più diffusa è non presentarsi alle urne

di SANTO STRATI – La famosa battuta di Nanni Moretti (nel film Ecce Bombo) «Mi si nota di più se vengo e me ne sto in disparte o se non vengo per niente?» sembra tagliata su misura per i Cinque Stelle a causa della crescente confusione sulle prossime elezioni regionali calabresi. Le riunioni, infuocate, si susseguono e, anche se nessuno lo afferma senza reticenze, il verdetto, implacabile, è coralmente contro l’attuale capo politico, Luigi Di Maio. Il quale, pensando a Via col Vento, «francamente se ne infischia» e procede con navigazione a vista, con un evidente fastidio: cosa sarà mai la Calabria rispetto al disastro annunciato in Emilia il prossimo 26 gennaio?

E, allora, quale atteggiamento assumere sulla Calabria? Presentarsi da soli, oppure in un indigesto (per tanti) neo-accordo sul modello governativo con il Partito Democratico guardando al territorio e alle possibili intese con le liste civiche, oppure ancora – come ha proposto polemicamente il presidente della Commissione Antimafia Nicola Morra – non presentarsi affatto? Quest’ultima ipotesi, in una sorta di apologia del suicidio politico non-assistito, per la verità sembrava una boutade con finalità tattiche (complimenti per la sottile strategia di cupio dissolvi), ma, incredibilmente, ha cominciato a diventare un’idea sempre più diffusa ai piani alti del Movimento, con grande disperazione dei parlamentari calabresi che si sentono pedine inutili di un gioco al quale non sono minimamente invitati.

Nicola Morra mostra, invece, una rudezza inusuale a difendere quella che forse voleva essere una semplice, anche se grave, provocazione. Il ragionamento è, tutto sommato, molto semplice: correre da soli, a un mese dalla presentazione delle liste, e sfidare il destino cinico e baro per ritrovarsi con un decimo dei voti raccolti a marzo 2018, può diventare l’elemento catalizzatore della prossima dissoluzione. Non partecipare alle consultazioni evita il rischio di dichiarare bancarotta politica (nessuno potrà addebitare al Movimento l’eventuale débâcle elettorale se non ci sono liste snobbate dagli elettori), ma, sicuramente, potrà creare un disastro sul territorio, dove i simpatizzanti si sentiranno traditi e abbandonati. Di contro, l’improbabile riproposizione governativa di un’intesa rosso-grillina, potrebbe ulteriormente minare alle fondamenta quel che resta del seguito pentastellato in Calabria. Assai poco, a dare ascolto a sondaggi riservati che indicano l’inizio della catastrofe. La soluzione potrebbe essere un’intesa allargata ai movimenti civici, affollati di seri professionisti e brillanti esponenti della società civile, che, però, proprio per la loro serietà, dovrebbero guardarsi bene da farsi abbindolare da patti scellerati, lontani da qualunque idea di rinnovamento. Con il solo obiettivo di raggranellare voti e mettere una pezza ai tanti buchi della coperta grillina che si restringe sempre di più, peggio di un capo di abbigliamento di dubbia qualità che viene lavato troppe volte.

Si diceva che a Di Maio, molto probabilmente, della Calabria interessa niente o poco. Nella sua visione (forse appannata?) della real-politick del Movimento, i parlamentari calabresi che hanno pur raccolto un consenso inaspettato  del 43,4% (che nelle previsioni di gennaio varrebbe appena il 10-15%) appaiono come  peones che non contano un beneamato… In più, gli stanno facendo la guerra, senza grandi chances di un pur minimo successo: quindi perché preoccuparsi? Le elezioni in Calabria, dunque, appaiono come un’incombenza da sopportare limitando al massimo eventuali fastidi. La pensano così anche i grillini di Calabria? Obiettivamente, è lecito avere molti dubbi.

Tra i più ostili, oltre a Nicola Morra (prof ligure prestato a Cosenza dove insegnava storia e filosofia al liceo classico “Telesio”) c’è la pasionaria Barbara Lezzi, che non perdona a Di Maio la sua esclusione nella compagine governativa. Aveva il dicastero per il Sud (peccato che non abbia utilizzato durante l’incarico questa sua esuberanza) e l’ha perso nel giro di qualche ora, senza nemmeno un timido accenno di scuse. La vendetta – si sa – è un piatto che si serve freddo e la focosa senatrice leccese butta continuamente benzina sul fuoco amico contro il capo politico, trascinando con inaspettata foga dissenzienti (in crescita anche questi) e truppe sparse.

La verità, probabilmente, è che non è solo il disinteresse di Luigi Di Maio a trascinare verso il disastro le terre calabresi conquistate, in modo imprevedibile, dai grillini, ma probabilmente l’indifferenza del gruppo dirigente (ma  ce n’è uno?) verso la punta dello stivale d’Italia. Grillo e Casaleggio, anche se non lo danno a vedere, sopportano ogni giorno con più fatica l’inazione alternata a fremiti di protagonismo di Di Maio, ma non faranno mai la prima mossa per detronizzarlo. S’incarterà da solo – pensano, secondo qualcuno – e i peones faranno il resto. Perché, allora, questa politica palesemente suicida?

L'uomo qualunqueSe i nostri politicanti allo sbaraglio avessero studiato la storia o andassero a ripassarla, troverebbero molte analogie con la storia del movimento di Guglielmo Giannini che nel 1944 fondò Il Fronte dell’Uomo Qualunque. Anche Giannini era un uomo di spettacolo (commediografo e giornalista) e la sua antipolitica trovò fertile terreno nel primissimo dopoguerra ponendosi contro fascisti e comunisti sulla scia di un liberalismo che stava a metà tra conservatorismo e populismo. Durò nove anni, il qualunquismo di Giannini che, al contrario di Grillo (suo futuro emulo), si candidò e raccolse importanti percentuali alle elezioni della Costituente del 1946, mandando 30 deputati all’ Assemblea. L’uomo qualunque svanì ingloriosamente quando, avviato verso il declino dopo le elezioni politiche del 1948, tentò – senza successo – l’alleanza con lo scudocrociato prima e con il Pci di Togliatti, dopo. Al “Migliore” qualche anno prima aveva dato del «verme, farabutto e falsario». Vi ricorda qualcosa?

Il prof. Morra che la Storia l’insegna, probabilmente, è l’unico dei Cinque Stelle ad avere bene in mente questo precedente e si appresta a studiare attacco e difesa per restare in piedi in caso di diluvio. I parlamentari calabresi che non hanno ombrelli, pur non rassegnati, si preparino alla burrasca in arrivo. La deputata di Tropea Dalila Nesci, già da giugno, intuendo il pericolo imminente aveva lanciato la sua disponibilità alla candidatura rinunciando al sicuro seggio di Montecitorio: incosciente o temeraria? Certo non s’immaginava il fiele che, quotidianamente, qualcuno riversa sulle sue (legittime) aspirazioni, svalutando il lavoro fin qui svolto dai parlamentari grillini in Calabria. Un po’ opaco, per la verità, e senza fuochi d’artificio, ma non si può pretendere molto da “dilettanti della politica” lasciati da soli a improvvisare un mestiere inedito per molti, ma oggi più che mai abbandonati e condannati all’indifferenza. Tra domani e martedì un nuovo atto della sceneggiata in corso. Potrebbe essere una commedia divertente, ma rischi di diventare tragedia per i grillini di Calabria. (s)

Oliverio intervistato dal “Corriere della Sera” chiede le primarie e oggi fa la sua Leopolda

Intervistato oggi da Fabrizio Roncone sul Corriere della Sera, il presidente della Regione Mario Oliverio insiste nella sua determinazione a sfidare il partito che «non lo vuole più»: «Io mi affido alla ragione. – dice al giornalista – Spero lo facciano anche a Roma. perché senza la ragione, si determinano sfaceli. Vogliono farmi fuori? Io dico: facciamo le primarie, e poi vediamo».

Roncone, autorevole firma del Corriere ricostruisce la carriera politica dell’attuale Governatore: «Quest’uomo di 66 anni soprannominato “Palla Palla” – che è poi il nome di una contrada di San Giovanni in Fiore, il paese dei nonni – è un personaggione. Che cresce nel vecchio Pci. Quel partito che, negli anni Settanta, guidando il superamento delle lotte contadine calabresi, scende dalla Sila e, arrivato a Cosenza, crocevia di commerci e terziario, sogno di una concreta urbanizzazione, si accorge di un giovane dirigente:appunto, Palla Palla. Il ragazzo – determinato, empatico, appassionato – va portato a Roma, nella scuola politica delle Frattocchie. È l’inizio di una carriera importante: nel 1980, appena ventisettenne, è eletto consigliere regionale. Sei anni dopo, diventa assessore all’Agricoltura della prima giunta di sinistra presieduta da Francesco Principe. Nel 1990 viene eletto sindaco del suo paese d’origine, San Giovanni in Fiore. Poi: deputato per quattro legislature consecutive  (dal 1992 al 2006) e, per dieci anni filati, presidente della Proovincia di Cosenza. Al Nazareno ora dicono: grazie può bastare».

Oliverio, come ha ribadito nell’intervista a Calabria.Live del 29 settembre scorso, non recede dalla sua ricandidatura «Me lo chiedono i calabresi» – ha dichiarato al nostro giornale e oggi ha convocato a Lamezia, nell’ex stabilimento SIR una specie di “Leopolda” dove i suoi fedelissimi cercheranno di far sentire a Roma il “peso” degli oliveriani. A presiedere l’assise il socialista Luigi Incarnato nominato coordinatore della colazione che sostiene il Governatore uscente. Si discuterà su sette tematiche su tavoli coordinati da altrettanti autorevoli sostenitori di Oliverio per produrre un documento programmatico che, nelle intenzioni, dovrebbe far cambiare idea a Roma.

È un’ipotesi remota un retrofront di Nicola Zingaretti e direzione dem, dopo le infuocate dichiarazioni contro Oliverio del commissario Stefano Graziano e del responsabile del Mezzogiorno Nicola Oddati, ma in politica – si sa – tutto è possibile, persino un ripensamento del capo politico dei Cinque Stelle. Esperienza conclusa – ha dichiarato Luigi Di Maio, sull’intesa umbra che ha portato a una catastrofe di voti – non ripetibile né in Calabria né in Emilia. Non avendo “pace interna” Di Maio potrebbe optare a un nuovo accordo grillini-dem piuttosto che rinunciare alle liste (come propone il presidente della Commissione Antimafia sen. Nicola Morra) o accettare la candidatura di Dalila Nesciche affida le sue ultime chances a Beppe Grillo. La settimana si preannuncia abbastanza movimentata. (s)

Di Maio: «Alle regionali il M5S correrà da solo». E il PD punta sul presidente Irto a Governatore

di SANTO STRATI – Dopo il niet di Luigi Di Maio a intese con i dem per le prossime regionali, tra gli umori contrastanti dei parlamentari Cinque Stelle calabresi, il PD si trova in serio imbarazzo: nega il simbolo al presidente uscente Mario Oliverio ma non ha l’uomo giusto da candidare a governatore. Anzi, no. In realtà l’uomo c’è e si chiama Nicola Irto, attuale presidente del Consiglio regionale, unica carta da giocare in una competizione che si preannuncia burrascosa e imprevedibile. La figura di Irto è pulita, potrebbe raccogliere il consenso di una base sempre più disorientata e smarrita, ma il presidente del Consiglio si schermisce e ha qualche riserva a diventare l’antagonista dell’«amico» Oliverio (che si presenterà con una sua lista civica).

Nicola Zingaretti, del resto, in una lettera al Corriere della Sera di oggi individua la debolezza del partito: «Negli anni della dispersione – ha scritto – ci abbiamo messo anche qualcosa di nostro: una storia di conflitti, separazioni, di chiusure e a volte di egoismi: il rintanarsi nel proprio io, quando era essenziale far sentire al popolo la forza del noi e la voglia di sentirsi parte di una comunità». Contro la deriva conservatrice che continua a mietere successi è il riconoscimento dell’incapacità di valorizzare la propria forza: se ci fate caso, quello democratico è l’unico in parlamento che si presenta come “partito”. Le altre forze giocano coi nomi e con le suggestioni, come se essere “partito” fosse diventato un peccato originale da cui redimersi. Invece, la forte affluenza umbra indica chiaramente che esiste, nel Paese, la voglia di essere protagonisti e vivere la politica da parte dei cittadini, delusi sì ma non rassegnati.

Il primo partito in Calabria è quello degli astenuti: alle passate elezioni votò poco più del 43%, il rischio di un incremento delle astensioni è concreto a fronte dell’indebolimento della politica intesa come strumento del fare per il bene comune. Come, naturalmente, in Calabria non è stato, sin dalla nascita delle Regioni. Il regionalismo doveva diventare il fulcro di una rinnovata partecipazione di popolo alle scelte decisionali per il futuro: le percentuali dell’astensionismo indicano la risposta che viene fuori nella valutazione di quello che è stato. Delusione, sconforto e mancanza di fiducia. Gli elettori calabresi hanno bisogno di ritrovare questa fiducia: lo capiranno mai i candidati a Governatore?

Il prossimo 24 novembre la consiliatura regionale della Calabria sarà ufficialmente conclusa, ma il presidente Oliverio continua a traccheggiare sulla data, tormentato da una duplice tentazione: votare subito, il 15 dicembre, e spiazzare gli avversari che avranno così pochissimo tempo a gestire una difficile campagna elettorale, o rinviare al 26 gennaio, “godendo” di altri due mesi di legislatura regionale (esercizio del potere, stipendi, nomine, ecc). Politicamente, la scelta più azzeccata sarebbe quella di dicembre, ma dal centro destra fanno notare che Oliverio non avrebbe ancora pronte le liste, dato che sperava fino all’ultimo a un ripensamento da Roma sulla sua ricandidatura. In ogni caso, è opportuno sottolineare che questa altalena di rinvii sulla decisione della data delle elezioni crea ulteriore sconforto su un elettorato fin troppo confuso. Una sfida sulla data ravvicinata l’ha lanciata il candidato indipendente Giuseppe Nucera (vedi l’intervista di Calabria.Live), già presidente degli industriali reggini, che sta facendo una promettente campagna elettorale incontrando i calabresi in lungo e in largo: «Non abbiamo alcuna paura, anche il 15 dicembre – nonostante gli inevitabili problemi organizzativi che deriverebbero da questa scelta – per noi andrebbe bene». La data del 15 dicembre equivarrebbe a una campagna di un mese e mezzo, troppo poco, secondo i tradizionali canoni cui si era abituati prima dell’avvento dei social, ma in 45 giorni si possono fare miracoli in termini di comunicazione mirata.

Ne sanno qualcosa i grillini calabresi che ieri sia alla Camera che in Senato non nascondevano qualche mugugno. Dell’auto-candidatura di Dalila Nesci (vedi l’intervista) abbiamo già riferito qualche settimana fa: oltre al «non se ne parla» di Di Maio la parlamentare di Tropea non trova larghi consensi tra i colleghi calabresi, a partire da Nicola Morra, attuale presidente della Commissione Antimafia, e di cui si ventilava un certo interesse verso la Cittadella di Germaneto. Il sen. Morra, ieri in Senato, non ha voluto rilasciare alcuna dichiarazione a Calabria.Live, ma lo si vedeva super impegnato ad ascoltare e troncare suggestioni e proposte che venivano da parte dei parlamentari pentastellati. La crisi all’interno del Movimento Cinque Stelle è evidente e l’assedio al capo politico Di Maio risulta sempre più irreversibile. La base non condivide più le sue scelte, anche se la contestazione viene fatta a bassa voce, fatte salve alcune uscite estemporanee di parlamentari in conclamato dissenso (sono troppi a non perdonargli l’esclusione o il rinnovo di incarichi governativi) e il caso Calabria sarà un elemento che incrinerà ancor di più la supremazia di Di Maio. Il quale, erroneamente, sta sottovalutando gli effetti di un disastro annunciato anche in Calabria, dove il M5S il 4 marzo dello scorso anno, inaspettatamente, divenne il primo partito. La Nesci, provocatoriamente, ha mandato a dire a Morra che lo sosterrebbe se volesse candidarsi, ma, in realtà, la giovane deputata pensa di poter essere ancora in gioco. Nomi per la Calabria in ambiente grillino ne corrono troppi: è un evidente segnale che non c’è, al momento, alcuno spiraglio di accordo, ma soprattutto è rivelatore di una debolezza del Movimento che non ha neanche accennato a un ipotetico programma di governo regionale. Niente candidati, niente programma: facile trarre le conclusioni…

Se però Atene piange, Sparta non ride: nel centro-destra le acque si avviano a diventare molto agitate, soprattutto dopo il successo di Matteo Salvini e di Giorgia Meloni in Umbria. Il misero 5,5% conquistato (a fatica) da Forza Italia non impedisce agli azzurri a rivendicare la Presidenza della Regione, ma – come abbiamo riferito qualche giorno fa nell’intervista a Cristian Invernizzi, commissario della Lega in Calabria, c’è il veto di Salvini su Mario Occhiuto. Ed è un veto di non poco peso, soprattutto dopo il risultato in Umbria: in questi giorni è previsto un incontro “definitivo” tra le tre componenti del centro-destra per trovare la quadra. Berlusconi ha chiesto un parere legale sulla posizione giudiziaria del sindaco di Cosenza (colpito da diverse indagini e appena rinviato a giudizio insieme con Oliverio per Lande desolate), ma la sensazione è che, salvo compromessi di grande peso politico, Forza Italia sarà costretta a proporre un altro candidato. Le voci che danno “in riscaldamento” l’attuale sindaco di Catanzaro, Sergio Abramo, si scontrano ancora una volta con le inchieste giudiziarie: anche Abramo ha qualche pendenza ancora in sospeso e sicuramente avrebbe un ulteriore veto da parte di Salvini che vuole una figura “immacolata” per Governatore. Quindi, bisogna pensare che, in caso di un (impensabile) ritiro di Occhiuto, il centro-destra dovrà proporre un uomo nuovo (il deputato Francesco Cannizzaro?) da mettere in competizione con Irto (se accetterà di correre) o con gli outsider (Giuseppe Nucera e Carlo Tansi) da cui ci si potrebbe aspettare qualche sorpresa.

Lo scenario regionale, senza il candidato Occhiuto (che potrebbe, però, anche pensare di correre con una lista propria senza il sostegno della Lega) diventerebbe ancora più ingarbugliato: sette-otto candidati con percentuali massime di successo al di sotto del 10-15% (sempre che non ci sia un’inversione di tendenza nel temuto astensionismo). Il centro-destra unito ha buone chances di risultato, la conflittualità della Lega (che comunque in Calabria non vanta le larghe simpatie dichiarate) porterebbe decisamente a una débâcle garantita. Il PD si deve giocarsi quel poco di credibilità che ancora gli resta in Calabria, i Cinque Stelle hanno altri litigi per le mani: dunque, il nuovo Governatore – di qualunque colore esso sarà – che viene fuori da tale scenario avrà una percentuale modesta di suffragi e sicuramente qualche difficoltà a costituire una Giunta in grado di affrontare anni fondamentali per il rilancio e la crescita della Calabria. Questa terra non se lo può permettere. (s)