L’OPINIONE / Fabio Pugliese: L’assenza di candidature calabresi è destinata a provocare un terremoto

di FABIO PUGLIESE – Nel mentre molti di noi vivono qui in Calabria con spensieratezza le vacanze ed il mare a Roma, in questi giorni, si consuma l’ennesimo scontro totale sulle candidature nei collegi. Cinque anni fa, per esempio, nel mio collegio, furono eletti nel listino bloccato alla Camera Forciniti, e la Scutellà mentre al Senato fu eletta l’Abate. Solo Sapia venne eletto con il voto di preferenza.

Proprio quest’ultimo (come gli altri fu eletto nel M5S), arrivando primo per numero di preferenze fu eletto, appunto, scavalcando il secondo che, per il centro-destra, era Ernesto Rapani di Corigliano-Rossano. Mentre ultimo per il centro-sinistra arrivò Ferdinando Aiello che però proveniva da Rogliano: non era di questo territorio.

Oggi è tutto diverso.

Perché c’è la possibilità che nel mio collegio, così come in tutti gli altri della Calabria, vi siano candidati paracadutati addirittura da Roma oppure da territori diversi. Può succedere che un crotonese può trovarsi candidato un reggino e viceversa o che un cittadino dello jonio cosentino può trovarsi un candidato che proviene da Cosenza. Oppure peggio, da chissà quale parte d’Italia.

Il guaio vero è che oggi il partito più forte in Calabria non è più, come 5 anni fa, il M5S ma è il non voto. Proprio il non voto, che già è molto forte, verrà favorito da scelte di questo tipo se verranno confermate come si apprende dalle indiscrezioni della stampa.

I cittadini sono delusi, disillusi, sempre più lontani dalla politica. C’è una apatia che fa davvero paura in Calabria. Per questa ragione, di fronte a questo scenario, è necessario puntare nei collegi su candidati del territorio, possibilmente apprezzati, autorevoli e riconosciuti che siano capaci di motivare molti delusi attraverso la fiducia personale che riescono a riscuotere e che, quindi, possano far capire a molti delusi che il non voto non risolve nessun problema.

I problemi diversi e svariati che riguardano la Statale 106, ad esempio, possono essere affrontati e risolti meglio da un cittadino di Cosenza, di Diamante o di Vercelli oppure da un cittadino di Corigliano-Rossano, di Locri o di Crotone che li vive quotidianamente? Stesso discorso vale per tutte le questioni aperte: sanità, ferrovie, spopolamento giovanile ecc. ecc.

Poi c’è un’altra questione legata alla qualità dei candidati. Seppure è fondamentale che sia del territorio (quindi, del collegio), e che sia apprezzati, autorevoli, riconosciuti e, quindi, persona di cui ci si fida, è necessario che siano, soprattutto questa volta, preparate e capaci.

È avvilente che nel nostro territorio calabrese non via sia oggi un dibattito su un tema così rilevante ed è per questo che spero che nei prossimi giorni, anche dopo questo mio umile contributo, possa nascere un momento di grande confronto (anche attraverso tante altre prese di posizione pubbliche), in cui si chiede di dare alla Calabria dei candidati calabresi e, soprattutto, ai territori i propri candidati.

Se ciò avverrà sarà un bene per l’interesse generale del Paese ma se non accadrà il risultato si vedrà in Calabria e temo che si materializzerà in un non voto così eclatante di quelli mai visti prima: insomma, un vero e proprio terremoto. Questo, però, lo capisce solo chi come me vive in Calabria… (fp)

I sindaci del Recovery Sud e della Rete Welcome aderiscono al manifesto di Next: No alle due Italie

La Rete dei sindaci del Recovery Sud, insieme ai sindaci della Rete del Welcome, hanno sottoscritto il manifesto di Next – Nuova Economia per tutti, suggerendo di aggiungerci i Dieci punti dell’Agenda Sud, un decalogo promosso appunto dai Sindaci del Recovery Sud che sta facendo strada e macinando consensi.

La Rete dei Sindaci “Recovery Sud, infatti,  ritiene indispensabile un’alleanza trasversale e inclusiva dei movimenti sociali e civici che coinvolga le migliori esperienze politiche locali.

«Nell’attuale sistema politico-elettorale rischiano di prevalere solo gli interessi forti – ha detto il portavoce del Recovery Sud, Davide Carlucci, sindaco di Acquaviva delle Fonti – gli stessi che stanno facendo passare in second’ordine la priorità del superamento del divario Nord-Sud, con ciò che comporta in termini di perdita di diritti da parte di oltre venti milioni di cittadini. Al contrario, oggi è diventato inspiegabilmente urgente inseguire il feticcio dell’autonomia differenziata, creando ulteriori pericolose divisioni nella nostra società. E questo va assolutamente contrastato».

Si tratta di Dieci punti che devono essere inseriti nel programma politico di chi, dal 25 settembre 2022, avrà la responsabilità di governare il paese: un piano straordinario di assunzioni nei Comuni in deficit di personale, Borse di studio Mediterranee e legge per agevolare il rientro dei cervelli in fuga, rifiuto dell’autonomia differenziata, attivazione del fondo da 4,6 miliardi per la perequazione infrastrutturale, investimenti per il rilancio delle aree produttive nelle aree meridionali, blindatura della territorializzazione delle risorse del Pnrr, una quota riservata al Sud nelle politiche di attrazione degli investimenti del Mise, l’attuazione dei Lep, un piano di valorizzazione dei beni culturali del Mezzogiorno con la riforma dell’Art Bonus, l’attuazione celere della Strategia Nazionale per le Aree Interne (SNAI), un piano di sviluppo turistico-naturalistico destinato alle aree interne del Mezzogiorno.

Rosanna Mazzia, sindaco di Roseto Capo Spulico e presidente dei Borghi Autentici d’Italia, ha evidenziato che «c’è l’esigenza forte di vedere colmati i divari, di sentire che le ingiustizie sociali hanno voce e trovano accoglimento. Sentiamo di dover dire al governo e al parlamento che verranno che noi Sindaci in particolare quello dei piccoli comuni, insieme alle forze sociali che si stanno organizzando, non siamo disponibili a vedere vanificati gli sforzi fin qui fatti e i risultati, ancora troppo pochi, che faticosamente sono stati raggiunti».

«Saremo collaborativi ma inflessibili rispetto agli obiettivi che aspettiamo da troppo tempo per le nostre Comunità – ha concluso – per decenni considerate periferiche e marginali. Da tempo andiamo dicendo che, invece, sono state volutamente marginalizzate. Ed è per questo che vigileremo. Occorre invertire la tendenza per riportare al centro il diritto delle persone di scegliere di vivere dove vogliono, avendo la garanzia di poter esercitare gli stessi diritti».

L’appello di Next

Siamo cittadine e cittadini esponenti di quella società civile che è la spina dorsale di questo paese ed ogni giorno affronta la sfida di creare valore e valori nelle fabbriche, nelle aziende agricole, nel terziario, nelle scuole, nelle università, nelle imprese sociali, nel volontariato e nella vita associativa di questo paese.

Siamo consapevoli sia della rilevanza e dell’eccezionalità di questa fase storica, che dei rischi connessi a questo delicato passaggio verso le prossime elezioni, per questo i vogliamo a nostro modo “scendere in campo” ed essere protagonisti di questa stagione rendendo chiara e manifesta le nostre proposte, invitando così le forze politiche ad una competizione virtuosa.
La crisi e le settimane di campagna elettorale che ci aspettano rischiano da una parte di alimentare odio, rabbia e conflitti partigiani tra i più militanti e dall’altra di spingere ai margini le persone ragionevoli e sensibili generando disaffezione e rassegnazione. Per questo sentiamo l’urgenza di promuovere, un’alleanza trasversale e inclusiva per connettere movimenti sociali, esperienze civiche, energie imprenditoriali, risorse intellettuali e morali, i partiti riformisti nazionali e le migliori esperienze politiche locali.
Un luogo politico di relazioni inclusive e di pensiero in cui poter sognare e guardare lontano come Paese insieme a quelle aree politiche del mondo che scommettono sulla pace e i diritti umani, dove le tensioni sociali vengano ricomposte con scelte concrete. Occorre costruire qualcosa di più grande, che recuperi la fiducia, ormai perduta, dei cittadini. La politica deve essere pensata nelle forme del terzo millennio, abbandonando schemi e procedure novecentesche, ormai morte per sempre.

In questa ora della storia occorre essere forti e lucidi. La mèta è (ri)partire. Ciascuno porti il proprio mattone per costruire la casa comune. La classe politica ha bisogno di nuove persone competenti e coraggiose, capaci di liberare speranza e sogni.
In ogni caso, faremo la nostra parte il 25 settembre andando a votare ed invitando tutti a farlo, senza ordini di scuderia e con libertà di coscienza, da persone libere quali siamo, non rinunciando a collaborare con chi, in modo credibile, riteniamo si avvicinerà di più all’idea di paese per cui ci impegniamo ogni giorno attraverso le nostre attività e su cui crediamo fermamente si giochi il futuro del nostro paese. (rrm)

L’OPINIONE / Vincenzo Speziali: Elezioni “Fai da te”? E la Costituzione dov’è?

di VINCENZO SPEZIALI – Se ci penso, mi vengono i brividi.
Spiego subito, senza giri di parole, poiché a differenza di molti, conosco la Costruzione – senza dover richiamare legami familiari che hanno contribuito a scriverla – ma soprattutto so quale e quanto sia il suo intrinseco o endogeno valore, che dir si voglia.
La campagna elettorale (o presunta tale!) non è ancora entrata nel vivo della fase finale, poiché ciò avverrà dopo aver compilato e successivamente presentato le liste dei cooptati al Parlamento.
E già, di ciò trattasi, perché chi vedremo seduti negli scranni di Senato e Camera, non sono eletti – d’altronde chi sano di mente eleggerebbe badanti, cortigiani, parenti prossimi (persino acquisiti in luogo al matrimonio, seppur vero, con consagnuei stretti) ed altra faunistica varia? – bensì saranno Assemblee legislative di meri nominati, con buona pace dei sistemi elettorali, i quali presuppongono selezione della classe dirigente e scelta compiuta della medesima: ciò, a fronte di una legge che sia vera e presupponga il voto popolare, chiaramente!
A tutto questo aggiungasi come il voto deve essere libero, corretto, coerente con la ‘Carta’ – quindi non contra legem, oppure non incoerente con essa (e in tal senso nutro dubbi circa la legittimità del sistema con cui esprimeremo il presunto voto) – e per di più deve far scaturire una platea di Deputati e Senatori in ottemperanza al requisito previsto dall’art.54: “Tutti i cittadini hanno il dovere di essere fedeli alla Repubblica e di osservarne la Costituzione e le leggi. I cittadini cui sono affidate funzioni pubbliche hanno il dovere di adempierle con disciplina ed onore, prestando giuramento nei casi stabiliti dalla legge”.
Bene, terminata una simile e prodromica precisazione – poiché in molti casi la norma citata testualmente è misconosciuta, proprio dalla maggior parte dei destinatari ultimi – sollevo un veloce ed atroce dubbio, ovvero la riconoscibilità del voto, ove mai l’affluenza non si rivelasse consona e credibile, all’approvazione delle pseudo proposte in campo.
Difatti, da anni, consultazione dopo consultazione, assistiamo ad un assottigliamento dei partecipanti alle varie elezioni, poiché ci si trova con un aumento esponenziale dell’astensionismo.
La prima spiegazione razionale sta nel fatto che è il sistema elettorale la causa primigenia di una simile patologia schizoide e sclerotizzata, la quale porta i più, ovvero il popolo, a disinteressarsi di questa pratica, che è proprio l’anima pulsante di una sana e autentica democrazia.
Tralascio, perciò, la preferenza ad un proporzionale plurinominalustico da me sempre auspicato – e che già di per sé sarebbe inclusivo e coinvolgente, per tutti e ciascuno- ma il fondo della questione rimane, eccome se rimane.
Per tale motivo, il Presidente della Repubblica, nel caso in cui ci si trovasse con ‘bassa soglia’ partecipativa (ovvero tra il 30 e poco più del 40%), potrebbe valutare e al tempo stesso considerare – secondo i crismi di legge e in osservanza alle funzioni, alla funzionalità e all’opportunità delle istituzioni medesime – come possa essere previsto un eventuale (e perché no? Auspicabile!) scioglimento, a fronte di palese non corrispondenza delle Camere tra il sentimento popolare di condivisione e apprezzamento e quello di ossequio al buon senso. (vs)

L’OPINIONE / Rita De Lorenzo: Caro Centrodestra, se ci sei batti un colpo

di RITA DE LORENZOSiamo alla vigilia di un appuntamento elettorale tanto inatteso quanto importante per il futuro del Paese.

Le elezioni politiche, infatti, non solo determineranno gli assetti dei partiti e delle relative coalizioni ma stabiliranno chi dovrà gestire la fase di transizione del Pnrr, snodo cruciale al fine della ripresa economica. 

L’Italia del Meridione, con coscienza civica e senso di appartenenza alla causa del Sud, non resterà a guardare ma sarà protagonista, come da tradizione, nella determinazione degli orientamenti e del consenso. Saranno, quindi, i programmi a determinare le nostre alleanze ma coerentemente ai percorsi già intrapresi.

Non è un mistero, infatti, il percorso di alleanza tra l’IdM e la Giunta Occhiuto sancito attraverso la candidatura al Consiglio Regionale del Sindaco di Castrolibero Giovanni Greco nella lista di Forza Italia, offrendo un notevole contributo alla lista perché risultato il primo dei non eletti, proseguito con altre candidature nei vari collegi della Calabria e con il sostegno sempre al centrodestra nelle elezioni amministrative e provinciali di Cosenza. In queste ultime, ricordo l’elezione a Consigliere Provinciale di Giovanni Tenuta mediante il supporto della lista IdM che è risultato determinante ai fini della vittoria della Presidente Succurro. Un lavoro di squadra leale e portato avanti dal gruppo dirigente del movimento, coadiuvato dall’On. Orlandino Greco.

Dico ciò perché credo che il centrodestra debba fare una riflessione sul tempo finora perduto, anche in queste imminenti elezioni, per tatticismi interni e che nulla hanno a che vedere nel rapporto con gli alleati, soprattutto se seri e affidabili come il movimento che rappresento ha dimostrato di essere. D’altronde, vista la fase storicamente avversa ai partiti tradizionali, il supporto del sano civismo diviene un plus nei momenti di aggregazione politica e sociale, così come i dati (anche in previsione) sull’astensionismo certificano.

Chiedo responsabilmente, dunque, al Presidente Occhiuto ed alle forze di coalizione, un tavolo programmatico per ristabilire una road map che accompagni noi tutti, unitamente ai tanti elettori ai quali dobbiamo dare risposte, verso i prossimi appuntamenti elettorali e non solo. È dal confronto permanente e dai contributi delle tante intelligenze calabresi che passano le buone pratiche di governo.

Insomma, è una questione di metodo e di merito dalla quale il centrodestra non dovrebbe sottrarsi, se vi è la volontà e la serietà di proseguire insieme il sentiero già tracciato. Il tempo a disposizione non è illimitato ma attendiamo fiduciosi. (rdl)

[Rita De Lorenzo è segretaria provinciale di Italia del Meridione]

Mercoledì il leader della Lega, Matteo Salvini sarà in Calabria

Mercoledì 3 agosto, il leader della LegaMatteo Salvini, sarà in Calabria per incontrare il partito e iniziare la campagna elettorale, che toccherà le città di Cosenza, Catanzaro e Reggio Calabria.

«Un momento di riflessione per una campagna elettorale molto importante – si legge in una nota – e che determinerà chi, finalmente, dovrà governare in Italia e chi sarà il prossimo premier. Gli ultimi sondaggi di Affari Italiani, primo quotidiano digitale, in relazione al possibile premier, danno Giorgia Meloni al 21,9%, Enrico Letta al 21,8%, Matteo Salvini al 21,3% e Carlo Calenda al 16,6%. Un recupero eccezionale del segretario nazionale della Lega, che, in appena una settimana, ha recuperato il divario che lo distanziava dagli altri contendenti».

«Sarà, quindi – continua la nota – una campagna elettorale intensa che dovrà occuparsi di temi concreti ed importanti per superare un momento di gravissima difficoltà per le famiglie, le imprese e il paese intero. In Calabria, così come in tutte le altre regioni, al fine di raccordare al meglio la campagna elettorale, è stato nominato un responsabile che curerà, appunto, tutti gli eventi».

«Un rafforzamento per il partito e per il commissario Giacomo Saccomanno – si legge ancora – che ha condiviso la nomina con i vertici, e che, quindi, potrà contare sulla esperienza, sulla conoscenza dei territori e sulla moderatezza dell’on. Domenico Furgiuele, leghista convinto, che ha costruito il partito in Calabria, in tempi, veramente, difficili. Una collaborazione forte che, certamente, consentirà alla Lega di poter ottenere, indubbiamente, risultati inaspettati e che proietterà Matteo Salvini ad essere il premier del prossimo governo di centrodestra». (rrm)        

Il presidente Mancuso rinvia a dopo le elezioni le nomine di competenza del Consiglio regionale

Sono state rinviate a dopo il 25 settembre, data in cui gli italiani saranno chiamati alle urne, le nomine di competenza del Consiglio regionale della Calabria. È quanto ha stabilito il presidente del Consiglio regionale, Filippo Mancuso, nel corso della riunione della Conferenza dei capigruppo.

«Dinanzi ad una campagna elettorale da cui i cittadini si attendono dalla politica posizionamenti chiari e proposte puntuali per affrontare i tanti problemi del Paese – ha spiegato – a ognuno di noi è richiesta la massima responsabilità nell’esercizio delle funzioni pubbliche. Da qui la decisione di non effettuare in questi giorni, com’era stato programmato, le nomine di competenza del Consiglio».

«Tutto ciò – ha concluso – per evitare sospetti di interferenze anomale attraverso gli strumenti di cui la Regione dispone, e prevenire i rischi di eventuali distorsioni in quella che  auspichiamo debba essere  una  libera e corretta consultazione elettorale». (rrc)

L’OPINIONE / Carlo Tansi: Che errore aver sostenuto Amalia Bruni

di CARLO TANSI – Dopo l’alleanza sbagliata con Luigi de Magistris – che ha utilizzato la Calabria per sistemare il fratello Claudio come portaborse (… a Luigi è andata male, non essendo stato eletto) – ho preso coscienza di aver commesso un altro clamoroso errore: sostenere Amalia Bruni a candidato presidente della regione. Presa di coscienza che voglio manifestare a un anno esatto dall’alleanza con la Bruni.

Ho commesso questi errori perché mi sono affacciato alla politica, per la prima volta, da poco più di due anni. L’ho fatto in buona fede e a viso aperto. Avrei tanto voluto quella stessa esperienza maturata in oltre 30 anni nel riconoscere le frane o le aree a rischio sismico, per riconoscere certe persone che ritenevo sincere nel manifestare l’interesse per le sorti della Calabria, mentre in realtà badavano solo ad essere elette consiglieri regionali e incassare uno stipendio netto di 15.000 euro al mese. Bruni e De Magistris cercavano in me non un riferimento ideologico con cui cambiare la nostra Terra, ma uno strumento utile esclusivamente alla loro campagna elettorale.
Approfittando della mia buona fede, hanno saccheggiato quei 60.000 voti liberi che alle elezioni del 2020 mi avevano portato, senza finanziatori e senza attaccare un solo manifesto, a un successo tanto clamoroso quanto inaspettato contro i poteri forti calabresi e a un soffio da una storica elezione in consiglio regionale.
Come per de Magistris, mi ero illuso che la collega scienziata Amalia Bruni – eccellenza mondiale nel campo della Medicina – con la sua competenza potesse risollevare le sorti della nostra sgangherata Sanità. Mi ero illuso che con Amalia potessimo vincere le elezioni e governare la Calabria con la prospettiva della pioggia di miliardi del Recovery Fund – da sottrarre alla solita destra affarista – che avrebbe consentito di riscrivere la storia della nostra Terra e favorirne il decollo, dando speranza alle nuove generazioni.
E invece no! Nei dieci mesi da quando è stata eletta, Amalia è stata assente dalla scena politica calabrese, fatta eccezione per qualche sterile comunicato stampa di facciata. Nessun documento tecnico propositivo nel campo della sua materia per risollevare le sorti della nostra Sanità. Nessuna contestazione all’inquietante e inconcludente sistema di potere assoluto, mai avuto da un presidente di regione in Calabria, messo in campo da Occhiuto e dai suoi sodali nel campo della Sanità. Che delusione! Non solo la pavida Bruni, ma nessun altro consigliere si è degnato di opporsi allo strapotere di questa casta, che oggi ha raggiunto l’apice della sua potenza da quando è nata la Regione Calabria (1970).
Nessuno ha mosso un dito, neanche i tanto facinorosi quanto inconcludenti consiglieri 5 Stelle o ai paladini della giustizia della coalizione de Magistris, eccetto qualche rara iniziativa di Ferdinando Laghi. Coloro che dovevano rappresentare il nuovo si sono perfettamente omologati a quel sistema trasversale destra-sinistra da decenni impera nella regione che io chiamo PUT (Partito Unico della Torta, termine da me coniato).
Esattamente come da decenni continua a fare quel PD che mi ero illuso di rigenerare, nella coalizione di cui facevo parte, imponendo quel mio “Codice etico” che alle ultime regionali avevano sbarrato la strada alla candidatura di vecchi tromboni della politica calabrese (come Carlo Guccione e altri) che per più di tre volte avevano ricoperto il ruolo di consigliere regionale oppure a “figli di, mogli di, e parenti di consiglieri uscenti o di politici nazionali ” oppure a chi aveva problemi con la giustizia.
E a proposito di PD, voglio precisare che alle ultime regionali non ho appoggiato il PD – come ha cercato di far credere certa stampa venduta al soldo di certi potentati politici – ma Amalia Bruni, che non era la candidata del PD ma una candidata civica presentatasi con una sua lista civica. E questa mia presa di distanza dal PD è risultata evidente alle concomitanti elezioni comunali di Cosenza, quando non ho appoggiato il candidato del PD Franz Caruso ma ho sostenuto una candidata civica. Ma col senno di poi, ho capito che la Bruni era di fatto completamente funzionale al PD che si era servita di lei anche per neutralizzare la potenza del movimento civico Tesoro Calabria, che avevo creato dal nulla. Movimento che rischiava di creare terremoti nella vecchia e stantia politica pseudo-progressista calabrese.
Illusioni su illusioni. Errori su errori. Li ho commessi, è vero! Come potrei negarlo? Ma in buona fede e nell’esclusivo interesse della mia Terra, buttandomi a capofitto contro quel sistema politico, nefasto e delinquenziale, responsabile del mancato decollo della regione più bella e potenzialmente ricca d’Italia. Sistema che ho ben conosciuto e mi ero illuso di aver sconfitto pochi anni fa alla guida di quella Protezione Civile regionale che, con passione e sacrifici immani, avevo bonificato e risollevato dalle ceneri, mettendo in campo tutta la mia esperienza e le mie conoscenze scientifiche. Sistema che poi però è tornato prepotentemente alla ribalta sottraendomi quella creatura di cui andavo orgoglioso e che era diventata un virtuoso modello di riferimento per molte regioni d’Italia.
Mi ero illuso di poter stravolgere la regione Calabria, così come avevo fatto in qualità di direttore della Protezione Civile, illudendomi che, alleandomi con una persona di alto profilo come Amalia Bruni e vincendo con lei le elezioni, avrei potuto combattere il PUT da una postazione di comando e non da una posizione marginale.
Ma l’inesperienza politica mi ha portato a compiere errori di valutazione.
E i Calabresi non hanno compreso questa mia strategia politica – tanto approssimativa quanto genuina e sincera – messa in campo per cambiare con tutto il mio cuore la Terra che amo. I Calabresi non mi hanno perdonato di non vedermi più come quello che voleva rompere il sistema, ma mi hanno percepito come quello che era entrato a far parte di quel PUT che avevo sempre combattuto, soprattutto quando guidavo la Protezione Civile.
Io ho molta esperienza come tecnico e ricercatore, ma ho poca esperienza e malizia politica. Ma mi sto facendo le ossa sul campo in questa torbida arena che è la politica calabrese e farò tesoro di tutti gli errori che ho commesso. Insieme ai sostenitori del movimento Tesoro Calabria, che dopo le elezioni ho bonificato da gentaglia che credeva di utilizzarlo per interessi personali, voglio continuare a lottare per la Terra di cui sono innamorato, con il sostegno dei calabresi che vogliono il reale cambiamento e che, sono certo, perdoneranno i miei errori. E continuerò a farlo riconsegnando a Tesoro Calabria quell’indole genuina e puramente civica con cui è nata e con la quale sconfiggeremo il PUT. (ct)
[Carlo Tansi è fondatore e presidente del movimento civico Tesoro Calabria]

Saccomanno (Lega): Si parla di presunta sconfitta, ma i dati dicono altro

Il commissario della LegaGiacomo Saccomanno, ha evidenziato come, nonostante nonostante si attacchi la Lega e il centrodestra di una presunta sconfitta, «i dati dicono altro».

«Risulta pacifico – ha spiegato – che il centrodestra passa da 54 Sindaci eletti a 58, nel mente il centrosinistra da 48 a 38! Se poi aggiungiamo anche il M5S il risultato non cambia da 56 a 53! Quindi, chi ha perduto è il centrosinistra. Queste amministrative, però, dimostrano di come i cittadini siano lontani dalla politica e come questa non sia più credibile».

«La riduzione ulteriore dell’affluenza, spesso al di sotto del 40-50% dei votanti – ha proseguito il commissario – è un indice di grande rilievo e deve far riflettere tutti. Non perde questa o quella coalizione, ma perdono tutti, perdono i partiti, perde la democrazia e perde la nazione. Su questo è indispensabile una profonda ed oggettiva riflessione. Ed allora tutti al lavoro, per come ha affermato Matteo Salvini, e cerchiamo di dare concrete risposte ai cittadini ed alle comunità. I problemi sono tanti: costi insopportabili per energia, famiglie ed imprese sull’orlo del fallimento, povertà in aumento, sbarchi non controllabili, ecc.».

«In Calabria – ha concluso – paghiamo la litigiosità di alcuni partiti, i contrasti esistenti, le scelte errate, la mancanza di vera politica e di indispensabile confronto. Una regione che potrebbe dare tanto, ma che per palesi presunzioni di pochi si mette a rischio un progetto di crescita e di sviluppo che potrebbe veramente trasformare la nostra regione. Anche qui è necessaria una profonda riflessione e, sicuramente, voltare pagina al più presto». (rrm)

L’OPINIONE / Nicola Irto: I risultati ai ballottaggi dimostrano che i calabresi hanno voglia di cambiamento

di NICOLA IRTODopo quasi vent’anni il centrosinistra è tornato a vincere a Catanzaro. Nicola Fiorita è il nuovo sindaco della città capoluogo della Calabria. Un risultato storico che premia un lavoro di coinvolgimento che parte dal basso e un nuovo modo di veicolare le idee per il futuro della Città che ha saputo parlare direttamente alla cittadinanza».

Con la forza dell’impegno, delle idee e di un progetto politico vero, nel quale abbiamo sostenuto la candidatura di Fiorita, andando, per la verità, in direzione ostinata e contraria, siamo riusciti a rompere vecchi schemi e vecchie logiche di potere. Grazie allo sforzo di tutta la coalizione abbiamo portato avanti un significativo lavoro di mediazione, ma soprattutto scommesso sulla voglia di cambiamento dei catanzaresi. Un cambiamento vero, non di facciata. 

Adesso, i tre maggiori capoluoghi di provincia calabresi sono governati dal centrosinistra. Reggio, Cosenza e ora Catanzaro. Un risultato assai significativo che dimostra un deciso cambiamento di rotta dopo il fallimento delle amministrazioni di centrodestra e l’inefficienza crescente della Giunta Regionale». 

Al successo di Catanzaro si aggiungono poi le importanti vittorie ottenute ai ballottaggi di Acri e Paola, con la straordinaria affermazione di Pino Capalbo, che rendono ancora più significativa l’affermazione del Pd e del centrosinistra in questa tornata elettorale. Fatti e risultati concreti che dimostrano che siamo sulla giusta rotta e che, se ci apriamo al territorio, se seguiamo la nostra vocazione popolare e autenticamente democratica ma non populista, se ci apriamo al civismo autentico come quello che abbiamo visto a Catanzaro, riusciamo a ottenere la fiducia dei cittadini.

Guai però a cullarsi sugli allori. Bisogna mettersi immediatamente al lavoro, assieme a Fiorita, perché il consenso non va solo guadagnato alle elezioni, va meritato. Giorno dopo giorno. Ce l’abbiamo fatta, ma adesso abbiamo una montagna da scalare. Una montagna fatta di problemi e complessità che caratterizzano il Mezzogiorno, ma fatta anche di opportunità: mettiamoci in cammino e andiamo a coglierle, per il bene dei cittadini.

Alla Calabria serve un programma di sviluppo a lungo raggio che deve essere frutto di una visione di insieme alla quale, da subito, abbiamo cominciato a lavorare con le altre forze politiche e gli attori sociali e culturali del territorio in una logica di una coalizione sempre più inclusiva, aperta e legata ai bisogni dei cittadini. (ni)

 

IN CALABRIA TUTTI DICONO DI AVERE VINTO
ROMA CAPIRÀ I SEGNALI DI QUESTO VOTO?

di FILIPPO VELTRIIn meno di un anno Cosenza e Catanzaro hanno cambiato il loro colore politico, passando da sindaci del centro destra a primi cittadini del centrosinistra. Reggio era già del centrosinistra, Crotone ha una storia a parte e resta solo Vibo Valentia fortino (peraltro travagliato e agitatissimo di questi tempi) di quella che era considerata l’invincibile armata del centro destra calabrese.

Per una volta la Calabria è in linea con quanto accaduto nel resto d’Italia.

La clamorosa vittoria di Nicola Fiorita nel capoluogo calabrese, con migliaia e migliaia di voti di distacco dal candidato sostenuto dal centro destra – che pure vantava quasi 14 punti di vantaggio nel primo turno di 15 giorni fa – deve essere analizzata nel suo significato più profondo per quel che significa il versante centrosinistra e quello più prettamente locale, ma non può non essere collegata ad una disfatta di proporzioni epocali di un centrodestra che era cola’ rappresentato dai maggiori esponenti regionali di Forza Italia (Mangialavori), Lega (Mancuso) e Fratelli d’ Italia (Ferro).

Tutti e tre ci hanno messo la faccia e ne escono ora a pezzi dal ballottaggio di domenica. Non poteva essere diversamente se nella piazza forse storicamente più moderata della Calabria i tre partiti hanno fatto a gara da almeno otto mesi a questa parte a farsi una guerra alla luce del sole, nemmeno nascosta, con candidati sindaci bruciati uno dopo l’altro e con il desiderio di approdare alla candidatura di Donato quasi come un’ancora di salvezza per non perdere la faccia.

Non è andata così e non poteva che andare così, per operazioni spericolate e pasticciate, camuffate da un finto civismo, buono per mascherare tutto ma che ormai sa di muffa stantia. Ne sa qualcosa il PD calabrese che ha perso due elezioni regionali in malo modo per avallare scelte romane francamente improponibili con quelle pezzature lontane dalla realtà, avulse da qualsiasi logica, calate dall’alto e che hanno finito col regalare alla Santelli prima e a Roberto Occhiuto poi una larga e comoda vittoria alle elezioni regionali.

Da Cosenza in avanti quella lezione forse è servita e le vittorie di Franz Caruso e Nicola Fiorita qualcosa dicono. Ma il cammino è lungo ancora e la strada in vista delle politiche del prossimo anno è densa di insidie per un partito ancora lontano da un vero radicamento sociale dopo lo tsunami dei commissariamenti.

Da Catanzaro parte, dunque, un importantissimo segnale per Roma, per quelle segreterie nazionali di partito che danno ancora retta ai cosiddetti portatori di voti, senza capire che nella società cresce imponente il bisogno di respirare a pieni polmoni. Il voto di Catanzaro è una valanga, è uno tsunami, è un dato che azzera una storia politica da relegare nel dimenticatoio. Ha vinto il popolo. Ha vinto la democrazia. Ha vinto la gente normale.

L’onda lunga parte da Catanzaro e travolgerà a breve gli altri livelli. Vedrete alle politiche come suoneranno le trombe del “mandiamoli a casa”. È finito a Catanzaro il tempo del “quanti voti hai”, “quanti voti porti”, senza neanche chiedersi, forse troppe volte, perché li hai e perché li porti. Merito di questo giovane professore universitario, volto pulito e sorridente, capace di mobilitare energie nascoste nelle pieghe di una città che all’improvviso ha scelto di svegliarsi e di darsi una possibilità. 

Segno di una Calabria che cambia, che sta cambiando, che dovrebbe cambiare più in fretta. Il compito più arduo tocca in questo ambito al PD, che ha Cosenza e Catanzaro ha saputo scegliere e a mettersi anche in seconda fila rispetto a candidati non di partito ma non improvvisati.

L’elettore è furbo e non si fa abbindolare come ha dimostrato mandando a casa gli improbabili candidati alla presidenza della Regione scelti da Boccia e compagni. (fv)