ALLARME COVID, AL VOTO IL 26 SETTEMBRE
NON SI PUÒ RISCHIARE RINVIO A PRIMAVERA

di SANTO STRATI – L’arco temporale fissato a suo tempo tra il 15 settembre e il 15 ottobre per l’election-day che dovrebbe riguardare anche il voto regionale calabrese si sta drasticamente assottigliando con l’avanzare del pericolo di nuove varianti e l’incremento costante di contagi. Al Ministero dell’Interno stanno, difatti, vagliando l’ipotesi di anticipare al 26 settembre rispetto alla data ottimale prevista per il 10 ottobre: sono due settimane che possono risultare significative in caso di una nuova ondata post-vacanziera di covid-19. Anzi, una prima ipotesi ventilava la data del 19 settembre, ma giacché a Roma i rientri dalla vacanze tradizionalmente si concludono non prima del 10 settembre, è sembrato un azzardo convocare i comizi elettorali a così poca distanza dal “ritorno al quotidiano”. Se così sarà, dovrà prenderne atto il presidente facente funzioni Nino Spirlì che entro il 25 agosto dovrà indire i comizi elettorali e fissare la data del 26 settembre. È fin troppo evidente che la Calabria non è in grado di sopportare alcun altro rinvio, tipo se ne riparla in primavera: la Regione dev’essere governata nella pienezza delle funzioni (da destra o da sinistra, lo decideranno gli elettori) e non si pensi di prolungare una situazione ormai al collasso.

Un anticipo, anche in questo caso, di quindici giorni, che non sono da sottovalutare a fronte di una campagna elettorale che ogni giorno riserva nuovi colpi di scena. In due settimane si fanno e si disfano accordi che sembravano inossidabili, si cementano nuove intese, si rompono rapporti. E quest’ultimo sembra sarà lo sport più voga quest’estate, visto che la composizione delle liste, in tutti gli schieramenti, ad esclusione di quello civico di Luigi De Magistris, sta compromettendo amicizie di lunga data e favorendo vicinanze insospettabili. Non avviene in casa De Magistris perché, per la maggior parte si tratta di neofiti del voto (ad esclusione dell’ex pd Giudiceandrea) che hanno poco da litigarsi: l’entusiasmo della partecipazione è una sufficiente prebenda per l’impegno di mettersi in lista. Al contrario, a destra e sinistra con i rispettivi centri c’è aria di bufera tra gli uscenti che “pretendono” di essere riconfermati (se convinceranno gli elettori, naturalmente), quelli rimasti fuori nella passata tornata elettorale del 26 gennaio 2020, e il cosiddetto nuovo che avanza, ovvero la truppa dei nuovi arruolati che, inspiegabilmente, è convinta di avere migliaia di voti dalla loro parte.

La visita-lampo di Enrico Letta che, di fatto, inaugura la campagna elettorale del centrosinistra calabrese (quale?) non riteniamo porterà segnali di pace né tantomeno sarà d’aiuto alla neo-candidata Amalia Bruni che raccoglie, in maniera quasi paritaria, sorrisi e malumori in una sinistra che continua a non riconoscersi nell’attuale commissariamento di Stefano Graziano, ultimamente supportato dal neocommissario di Cosenza Francesco Boccia. Un’accoppiata che continua a suscitare maldipancia in lungo e in largo e non lascia intravvedere grandi spazi di manovra per una coralità d’intenti «contro le destre». Quest’ultimo leit-motiv avrebbe senso se, per pura combinazione, il segretario dem riuscisse in una doppia missione impossibile: prima di tutto sbarazzarsi della intoccabile coppia Boccia-Graziano (con le ovvie conseguenze a via del Nazareno, in direzione) e quindi trovare l’intesa con De Magistris per presentare una coalizione apparentemente unitaria, alla quale Mario Oliverio non potrebbe fare più l’annunciata guerra. Oliverio ha provato in tutti i modi di avere un abbocco con il segretario dem, ma ogni tentativo è risultato vano, tanto che l’ex presidente ha lanciato provocatoriamente le sue liste e la sua candidatura che equivale a un drenaggio sicuro di voti a sinistra. Con il pretesto del libro di Drosi, Mario Oliverio ha lanciato una campagna elettorale sui generis, dove appare come il padre della patria, ovvero il padre nobile di una sinistra abbandonata, trascurata e vilipesa da Roma, e quindi l’unico in grado di convogliare gli smarriti compagni verso una meta comune. Nell’ipotetico quanto pressoché improbabile (ma non impossibile) accordo Letta-De Magistris, la posizione di Oliverio, indubbiamente, non potrà restare ingessata, in cambio di qualche generosa disponibilità. Allo stato attuale, Oliverio ha la forza di mandare in Consiglio regionale almeno due suoi rappresentanti che, in caso di corsa solitaria, andrebbero a costituire elementi di spicco della minoranza, ma il problema è che Oliverio dovrebbe “accontentare” più dei due papabili consiglieri che le sue liste potrebbero ottenere e le scelte obbligate (con relative esclusioni) alimenteranno nuovi dissapori e nuove lacerazioni a sinistra. Dall’altra parte, De Magistris potrebbe accettare di “sacrificarsi” in nome di una “legittima battaglia unitaria contro le destre”, ma dovrebbe uscirne da quasi vincitore: un incarico istituzionale di peso (ci sono circa 600 nomine di organismi pubblici da rinnovare), ma soprattutto un’opzione di peso in regione: difficilmente accetterà il sindaco di Napoli di mettersi da parte a favore della Bruni, chiederà, forte della valenza dei consensi che apparentemente porta in dote, una figura “nuova” che superi la logica del “nominato/a” ma risponda a un consenso espresso dal territorio (primarie?). E qui ritorna in primo piano Anna Falcone, la battagliera avvocata cosentina che sta conducendo un’indovinata campagna elettorale a favore di De Magistris con la sua Primavera della Calabria. Potrebbe essere la figura nuova su cui puntare o, in subordine, una vicepresidente espressione del territorio. In tale situazione – molto fantascientifica, sia chiaro – Germaneto si tingerebbe di rosa, in caso dell’insperata vittoria della sinistra: la Calabria sarebbe la prima Regione italiana guidata interamente al femminile.

Intanto, si preparano i probabili futuri “reggenti” dei dem calabresi: il deputato Nicola Carè (eletto nella circoscrizione Africa, Asia, Oceania, Antartide) con toccata e fuga dai dem a Italia Viva e ritorno e Luca Lotti (dem, fintamente ex sodale di Matteo Renzi). Qualunque soluzione, allo stato attuale, potrebbe offrire qualche seria opportunità di rifondare il partito in Calabria. È particolarmente rilevante che Carè voglia tornare in Calabria a occuparsi del territorio e “ricostruire” il partito. È il momento del ritorno alla “terra dei padri” e il deputato calabro-australiano, originario di Guardavalle (CZ), potrebbe rappresentare un’interessante novità per rivitalizzare una sinistra avvilita, stanca e demotivata. Apprezzato a Roma, avrebbe qualche possibilità di successo nel lavoro di coesione e ricucitura dei tanti strappi della sinistra.

Se Atene piange, Sparta non ride. Così, il sale grosso sparso a piene mani da Giorgia Meloni, dopo la delusione del CdA Rai, nei confronti della “vittoriosa” coalizione di centro-destra in Calabria, rimettendo in discussione la scelta di Roberto Occhiuto a candidato Governatore, non fa salire la pressione alla Lega che, in Calabria, nonostante gli sforzi e le transumanze in vista, vede decrescere ogni giorno i consensi. Wanda Ferro, clamorosamente battuta da Oliverio nel 2015, pensa sempre alla rivincita e si tiene pronta a qualsiasi evenienza, o almeno lo lascia intendere, perché a destra tutti sanno che, in realtà, le minacce della Meloni hanno un solo obiettivo: ridimensionare ulteriormente il peso della Lega in Calabria e conquistare ampi spazi di territorio fino a insidiare agli azzurri il ruolo di partito più votato. Per la verità, c’è anche un altro fine nella speciosa dichiarazione di “guerra” alla coalizione, ovvero un avviso di sfratto “mascherato” al vicepresidente Spirlì che ha ricevuto il mandato direttamente da Salvini (e sono due!). Spirlì non piace a gran parte della coalizione ed è malsopportato dai fans di Occhiuto, i quali hanno dovuto, al pari del candidato presidente, accettare l’imposizione del bis di Spirlì alla vicepresidenza. Spirlì, naturalmente, ha declinato qualsiasi invito a candidarsi e sondare di persona il consenso a suo favore (chi glielo fa fare?  Il rischio di flop è molto ampio…) e conta di tornare “regnare” in quel di Germaneto per grazia e volontà di Salvini.

L’avviso di sfratto ha naturalmente un concreto aspirante: l’attuale assessore al Lavoro e al Turismo Fausto Orsomarso. Sarebbe lui la merce di scambio per il ritiro delle minacce della candidatura disfattista di Wanda Ferro. Orsomarso è più che convinto delle ottime chances di successo di tale opzione e sta ipotecando la poltrona di vice all’ottavo piano di Germaneto. Al facente funzioni – al quale toccherà indire le elezioni che sanciranno la fine del suo interregno – probabilmente andrebbe un assessorato minore, sempre in base ai voti raccolti dalla Lega in Calabria e sempre che non ci siano sorprese sulla pressoché sicura vittoria di Occhiuto. Si accettano comunque scommesse. (s)

REGIONE, SALVINI SMONTA I SOGNI DI SPIRLÍ
E IRTO RIMETTE IN GIOCO LA CANDIDATURA

di SANTO STRATI – I sogni muoiono all’alba? No, un po’ più tardi, in quel di Zambrone agli Stati generali della Lega, quando Matteo Salvini spiazza gli entusiasmi registrati l’altro ieri con l’indicazione di Nino Spirlì “candidato ideale” a presidente della Regione. Salvini – che sta preparando il “trappolone” della fusione a Berlusconi – non ci ha pensato due volte a spegnere il sogno di Spirlì che si è affezionato all’ottavo piano di Germaneto: «l’indicazione del candidato presidente della Calabria spetta a Forza Italia», secco secco il segretario della Lega salvaguarda così il tentativo di intesa per far un partito unico Salvini-Berlusconi che sta facendo inorridire gran parte degli azzurri. È facile trovare un riferimento preciso a quando Berlusconi fagogitò la destra di Fini, assorbendola nel Partito della Libertà, per poi farla scomparire. A Salvini pesa il crescente consenso che Giorgia e i suoi Fratelli stanno continuando a mietere senza nemmeno tanta fatica. E la Meloni lo sa benissimo, tanto che ha liquidato l’ipotesi di centrodestra “unico” con un tranchant «sono fatti loro». Del resto come può Salvini tendere le braccia Berlusconi (un abbraccio probabilmente assai mortale) e poi mettere in discussione la priorità acquisita dagli azzurri sulla scelta del presidente regionale? Quindi tanti elogi a Spirlì, «orgoglioso del suo lavoro – dice Salvini –, ma il candidato lo sceglie Forza Italia». Spiegando le ragioni della bocciatura: «Ho proposto una federazione dove si valorizzino le identità e si mettano insieme i valori comuni perché il mio avversario non è in casa ma è la sinistra, la sinistra delle tasse, a Reggio Calabria come a Roma, come a Milano. Ragioneremo intorno ad un tavolo».

Queste elezioni, lo abbiamo detto già troppe volte, non smetteranno di offrire colpi di scena o presunti tali, con annunci a effetto, ritiri di candidature, disponibilità non richieste, e via discorrendo. C’è una gran confusione sotto il cielo elettorale calabrese: Nicola Irto, forte delle sue 12.568 preferenze (il 26 gennaio 2020) ha ritirato la candidatura per poi rimettersi in gioco dopo le assicurazioni di Francesco Boccia mandato a ricucire un partito a pezzi. «La mia candidatura alla presidenza della Regione – ha dichiarato ieri all’Ansa – è e resta condizionata all’impegno che a livello nazionale si avrà sulla Calabria». Boccia gli ha organizzato – su sua esplicita richiesta – un tavolo romano con Enrico Letta e Giuseppe Conte dove si dovrebbe discutere del futuro della Calabria. «Ho posto delle questioni nazionali al mio partito sul tema della Calabria e sul ruolo del Pd nel Mezzogiorno e in questa regione. Problemi molti dei quali rimangono tutti e per intero sul tavolo, che, attenzione, non deve essere chiuso a una logica della tattica, a una logica dei nomi. O c’è un governo concreto, oppure, per quanto mi riguarda, sarà una battaglia politica che si farà, e nessuno dica che le decisioni passano sopra la testa dei calabresi. Come si è dimostrato con la venuta di Boccia qui, in Calabria decidono i calabresi. In Calabria decide una classe dirigente calabrese che deve e si può assumere le sue responsabilità – ha detto Irto –. Sembra che della Calabria non interessi niente a nessuno. Da qualche giorno abbiamo riportato la discussione al centro del dibattito politico nazionale. Mi è stato chiesto di fare questo percorso. Lo farò a nome del Pd calabrese ed a nome di quel centrosinistra che mi ha chiesto di mettere in campo un progetto di cambiamento. Ribadisco, io misurerò il mio impegno diretto solo ed esclusivamente rispetto agli impegni che il tavolo porterà sulla Calabria, non sui tatticismi, sulle sigle, sulle candidature e le questioni autoreferenziali. Serve un impegno serio sulla Calabria».

Certo, non è passata inosservata la pesante lettera di Mario Oliverio al segretario Letta: l’ex presidente contesta l’assenza di attenzione sul territorio e, di fatto, fa da sponda alle richieste di Irto, ma non è detto che – improvvisamente – svaniscano come per incanto i risentimenti e le divisioni. Tre anni di commissariamento del partito in Calabria hanno certamente provocato dei guasti difficilmente sanabili sono con le buone intenzioni. Né può bastare il ragionamento che occorre fare fronte comune per impedire alla destra di rivincere, perché il problema riguarda proprio il “fronte comune”. quale? La lite – facilmente prevista per tempo – tra Luigi De Magistris e Carlo Tansi non aiuta a ricompattare la sinistra “civica” che non pare intenzionata a lasciarsi lusingare da una probabile unione Pd-5Stelle. Conte ha i suoi grattacapi, ma da buon politico (ha imparato in fretta!) ha capito che una eventuale questione Calabria non farebbe che accentuare lo scollamento in corso tra gli ortodossi del Movimento che fu e le nuove leve del Movimento che sarà. L’intesa, probabile, con partito democratico potrebbe portare a qualche vantaggio a livello nazionale, soprattutto, in alcune consultazioni amministrative (Milano, Torino, Roma, Napoli) dove i giochi sono largamente aperti. Che la Calabria diventi il gioco di risulta di decisioni “romane” per patteggiare numeri e consensi non può, però, essere accettato dai calabresi che hanno già spalancato gli occhi e non resteranno inermi.

Indubbiamente, la mancanza di leader pesa non poco là dove il consenso non segue sempre pedissequamente le indicazioni dei partiti: a sinistra l’unico leader spendibile è Nicola Irto e le sue chances di successo dipendono dalla capacità di neutralizzare lo “straniero”: De Magistris sta facendo una buona campagna elettorale e raccoglie consensi, soprattutto a sinistra. Non toglie voti alla destra ma li sottrae all’ala progressista di cui si dice portavoce “unico”. In realtà, i numeri sono più modesti di quanto venga dichiarato, però potrebbero essere determinanti, soprattutto se da qui a settembre la destra e il centro continuano a cercare il modo migliore per perdere.

Anche a destra non è che ci sia affollamento di leader e Roberto Occhiuto, con la sua attuale carica di presidente dei deputati azzurri mostra quanto meno una rispettabilissima posizione politica: se riuscisse a non farsi condizionare da interessi di bottega di larghe frange della coalizione, potrebbe essere un ottimo presidente con una visione strategica di grande respiro. Ma il fuoco cova sotto la cenere: l’assessore Fausto Orsomarso (Fratelli d’Italia) ha puntualizzato che il suo partito rispetta i patti ma ha lanciato una frecciatina al veleno: «Noi abbiamo un grande candidato presidente perché c’è una donna, Wanda Ferro, che potrebbe essere in continuità, ma non facciamo a cazzotti nel senso che ci sarà un tavolo nazionale. La sintesi è mettere in campo gli uomini e le donne migliori. Se sarà Forza Italia a indicare il nome saremo in campo con la sintesi di Forza Italia, ma se mi si pone la domanda dico che fino a quando non si decide Wanda c’è, in continuità con la compianta Jole Santelli, se dovessi decidere io sarebbe la scelta migliore». Orsomarso ha ribadito che «il nome di Roberto Occhiuto è un’altra ipotesi autorevole. Visto che ancora non si è chiuso, ognuno rivendica le proprie posizioni, e noi abbiamo una figura che è una delle scelte migliori che può essere messa in campo in Calabria. Non è una liturgia il tavolo romano, non è inutile, è una sintesi della sensibilità diverse, ma noi riteniamo che Fratelli d’Italia con la leader Meloni oggi abbia una marcia in più: comune alla fine noi crediamo nei valori del centrodestra unito. Il tavolo romano è la migliore sintesi per tenere tutto in equilibrio. Speriamo che nella prossima settimana si chiuda».

E la Ferro che dice? «Se dovessi essere chiamata io – mette in chiaro la deputata meloniana – ovviamente non mi tirerei indietro, perché si può togliere un calabrese dalla Calabria ma non la Calabria da un calabrese. Lo farei con grande piacere, ovviamente con una richiesta unica: quella di avere carta bianca nelle scelte. Sono convinta che la risposta ci sarebbe anche perché l’affetto dei calabresi non è mai venuto meno soprattutto perché a Wanda Ferro qualche piccola ingiustizia dalla politica è stata fatta».

Di Salvini e del sogno sfumato del presidente ff Nino Spirlì di tornare a Germaneto con piene funzioni si è detto prima. Ma se l’ipotesi del partito unico Lega-Forza Italia – com’è immaginabile – non dovesse trovare seguito, potete scommettere che ci sarà un altro giro di giostra. Anzi, tanti altri giri di giostra, nonostante i calabresi siano stufi di accordi sulla loro testa, a destra, a sinistra, al centro. Lo hanno capito tutti, tranne i politici di mestiere: ma qualcuno che tenti di spiegarglielo una buona volta? (s)

Terme Luigiane: accordo o no? Quasi un incidente “diplomatico” per Orsomarso

di FRANCO BARTUCCI – I lavoratori delle Terme fanno le loro valutazioni sullo stato delle cose e l’assessore Orsomarso crea un incidente diplomatico – I lavoratori delle Terme Luigiane, che continuano nello stabilimento “Therme Novae” la loro manifestazione “Riprendiamoci il lavoro”, sono intervenuti, attraverso un documento, a ringraziare il Presidente Spirlì per la visita ed incontro avuto con loro nel pomeriggio del 4 maggio 2021. «Una visita da noi lavoratori auspicata dalla quale è emersa – hanno scritto i lavoratori – tutta la sua comprensione ed umanità nell’affrontare la delicata vicenda. Un atteggiamento e parole che hanno mostrato il suo volto umano e di persona libera, fuori dagli schemi della “vecchia” politica dai quali, purtroppo, altri attori della nostra vicenda, come i nostri due sindaci e lo stesso assessore regionale competente, ancora non riescono a liberarsi. Siamo sicuri di essere nelle mani di una persona perbene che ha perfettamente intuito quali possano essere le ragioni di chi, da una parte, cerca di distruggere e sabotare il nostro datore di lavoro e di chi, dall’altra, si è reso complice di tutto questo».

Nella seconda parte del documento i lavoratori fanno un’analisi dell’avviso esplorativo pubblico, pubblicato dai due Sindaci di Acquappesa e Guardia Piemontese nell’albo pretorio comunale, finalizzato ad individuare soggetti interessati a formulare manifestazioni d’interesse per la gestione dello stabilimento termale San Francesco e degli uffici amministrativi, unitamente a 40 litri a secondo di risorse minerarie idrotermali, presenti nel compendio termale delle Terme Luigiane, con scadenza di presentazione delle manifestazioni d’interesse entro le ore 12,00 del 14 giugno prossimo.

«La montagna, dopo anni di studi – dicono i lavoratori – ha partorito un topolino e il bando, come per magia, è diventato un misero “Avviso Esplorativo Pubblico” finalizzato ad individuare soggetti interessati a formulare manifestazioni d’interesse per la gestione del vecchio stabilimento termale. In parole semplici i comuni, essendosi resi conto ancora una volta di non essere in grado di fare alcun bando, hanno preferito chiedere in giro chi fosse interessato. Naturalmente il tutto è condito da numerose inesattezze e falsità con l’intenzione di rendere un minimo appetibile un qualcosa che non lo è assolutamente».

Un avviso in cui viene stabilito un prezzo di canone  assolutamente fuori mercato dimostrabile dagli stessi lavoratori che hanno conoscenza ed esperienza di gestione termale sia regionale che nazionale. Nel documento fanno notare che le dimensioni dello stabilimento S. Francesco non sono assolutamente tali da rendere economicamente sostenibile un’attività d’impresa. «Senza tralasciare – puntualizzano –  che lo stesso necessita (visto che tutti gli impianti sono stati da noi smontati su esplicita richiesta dei sindaci) di qualche milione di euro di attrezzature varie. Naturalmente qualche “imprenditore” interessato dovrebbe fare i conti anche e soprattutto con il fattore tempo: almeno un anno per l’aggiudicazione definitiva, un paio d’anni per i lavori, poi qualche anno fra autorizzazione sanitaria e accreditamento si arriva facilmente a meno di 10 anni dalla scadenza. Noi conosciamo bene i conti delle terme e l’operazione (se condotta legalmente) non sta in piedi».

I lavoratori nel loro documento commentano poi il testo giornalistico scritto e divulgato da una emittente televisiva calabrese, nel quale si parla di una inchiesta su presunte figure imprenditori calabresi interessati alla gestione delle Terme Luigiane in conversazione registrata con un ex amministratore comunale in carica ancora oggi.

Una vicenda a dir poco scandalosa nel momento in cui vige oggi la regola della trasparenza e di lotta alla corruzione in ambito delle Amministrazioni Pubbliche. «I dubbi e le perplessità – scrivono i lavoratori nel loro documento – sono molto forti anche perché tutto ciò che noi lavoratori nel corso di questi anni abbiamo solo ipotizzato e supposto, si sta palesando attraverso le azioni dei sindaci compiute negli ultimi mesi e che sembrano siano finalizzate solo ed esclusivamente a far fuori la Sateca. Per questo  aspettiamo comunque ansiosi l’esito delle indagini evidentemente avviate dalla Procura».

Un incidente diplomatico dell’assessore al turismo e termalismo della Regione, Fausto Orsomarso contestato dai legali della Sateca.

I legali della Sateca smentiscono l’assessore Orsomarso su un presunto accordo raggiunto sulla questione Terme Luigiane –  Tutto succede nel primo pomeriggio di oggi quando l’assessore al Turismo e Termalismo, Fausto Orsomarso, fa una diretta su Facebook annunciando che i legali della Sateca e quelli dei due Comuni di Acquappesa e Guardia Piemontese si sono incontrati, su sua richiesta, ed hanno raggiunto un accordo su come aprire la nuova stagione termale attesa dai lavoratori.

Immediata la risposta dei due legali della Sateca, avv. Enzo Paolini e Ivan Incardona, che in un comunicato smentiscono le dichiarazioni fatte dall’ass.re Orsomarso ed affermano: «Apprendiamo  che l’Assessore Fausto Orsomarso ha pubblicamente annunciato la conclusione di un accordo, che sarebbe intervenuto tra avvocati, in ordine alla vicenda “Terme Luigiane”. Ignoriamo i dettagli di un simile annuncio e, per la verità, neppure ci interessano. Ci farebbe molto piacere se quanto affermato da Orsomarso fosse vero, ma purtroppo non è così. Nessun accordo, ma neppure nessuna intesa di massima, di nessun genere ed in relazione ad alcun profilo, è stato da noi raggiunto con nessuno. Per questa ragione, nulla abbiamo potuto trasmettere alla nostra assistita, S.A.TE.CA. S.p.a. D’altra parte, le posizioni di S.A.TE.CA., da noi espresse in tutti gli ultimi incontri con i legali dei Comuni di Acquappesa e di Guardia Piemontese, sono state quelle manifestate più volte, chiaramente e pubblicamente, nel corso delle riunioni in Regione Calabria con il Presidente Spirlì. Niente è mutato da allora. E nessuna – proprio nessuna – comunicazione ufficiale, di qualsiasi tipo, ci è pervenuta in relazione all’adesione a tali posizioni da parte dei Comuni di Acquappesa e di Guardia Piemontese. Come è ben noto, e come è doveroso in simili situazioni, se le Amministrazioni comunali avessero voluto rappresentarci anche la semplice intenzione di pervenire ad un accordo in linea con le posizioni espresse da S.A.TE.CA., avrebbero potuto, e dovuto, comunicarcelo tramite i propri legali, ovvero attraverso propri atti formali. Questo, semplicemente, non è avvenuto. Pertanto, non possiamo che considerare quella dell’Assessore Orsomarso come una unilaterale dichiarazione di intenti che, per essere valutata (da noi e da S.A.TE.CA.), dovrebbe essere dapprima comunicata nel rispetto dei ruoli e delle forme, e poi debitamente presentata al tavolo regionale costituito dal Presidente Spirlì». (fba)

La dichiarazione dell’assessore Fausto Orsomarso

«Siamo impegnati – ha detto l’assessore Orsomarso – a sostenere i lavoratori delle Terme Luigiane, così come già fatto in passato. Abbiamo fatto incontrare gli avvocati delle parti e suggerito di trovare una soluzione in termini giuridici con un atto amministrativo che possa portare all’affidamento delle acque. Dai legali abbiamo ricevuto il consenso alla proposta e ci attendiamo sviluppi positivi a breve.

«Sono nato da quelle parti e nessuno quanto me – continua – ha a cuore le sorti delle Terme e dei suoi lavoratori. Adesso stiamo per uscire con un bando che riguarderà tutto il termalismo regionale, dopo quello, a fondo perduto, di 335mila euro stanziato lo scorso anno.

«Comprendo e rispetto la disperazione per il lavoro che non c’è e ricordo che, anche da semplice consigliere regionale, ho difeso il lavoro termale e tutti i territori di riferimento. Nessuno – conclude Orsomarso – può insegnarci niente sul significato e l’importanza delle Terme Luigiane e sulle giuste esigenze dei lavoratori». (rcz)

 

“CALABRIA LAVORA”, LA REGIONE ORA PAGA
E INTANTO RIPROGRAMMA 500 MILIONI UE

Sono circa 14 milioni di euro i contributi a fondo perduto che da oggi la Regione Calabria farà pervenire alle piccole e medie imprese che hanno fatto richiesta tramite il bando “Calabria Lavora”. La misura riguarda circa diecimila lavoratori calabresi.

«L’obiettivo del bando – spiega l’assessore Fausto Orsomarso – è stato quello di sostenere il pagamento degli stipendi per consentire alle aziende di mantenere i livelli occupazionali nonostante la crisi dovuta all’emergenza covid. Avevamo destinato a questa misura 40 milioni, ma molte aziende hanno scelto di continuare ad utilizzare la cassa integrazione. È stato comunque raggiunto il risultato di scongiurare i licenziamenti e consentire alle aziende di mantenere le professionalità di cui hanno bisogno per rimanere competitive e rilanciarsi sul mercato. Non a caso altre regioni ci stanno seguendo per replicare questo intervento che consente di avere effetti strutturali. Pensiamo quindi di aver contribuito ad invertire una situazione di crisi che sembrava inesorabile, sostenendo le imprese con una Regione che funziona, ascolta i portatori di interesse, pubblica i bandi e distribuisce subito le risorse. Ringrazio per il loro impegno, anche a nome della presidente Jole Santelli, tutti i dirigenti coinvolti, lo staff di Fincalabra e tutti coloro che hanno lavorato ai bandi senza risparmiarsi. Ringrazio soprattutto gli imprenditori del settore turistico come gli albergatori, i ristoratori, i gestori degli stabilimenti balneari, i gestori delle discoteche e dei locali, che hanno avuto fiducia in se stessi, che hanno creduto nelle potenzialità di rilancio di una Calabria covid-free, e che oggi stanno garantendo una stagione turistica in sicurezza, collaborando anche ad uno svolgimento sereno della movida giovanile, collaborando nell’evitare, per quanto possibile, il rischio di assembramenti. Valuteremo i risultati alla fine della stagione, ma i primi dati sono più che confortanti e la tenuta della stagione turistica in Calabria è sotto gli occhi di tutti. L’impegno che abbiamo portato avanti insieme alla presidente Santelli è stato determinante. Con gli investimenti per 1,6 milioni di euro destinati alle strutture termali, ora accomunate dal logo ‘Terme di Calabria’, e con la pubblicazione lunedì del bando per gli aiuti alle agenzie di viaggio, abbiamo completato la definizione di piano di sostegno al settore turistico con il quale la Calabria non solo ha salvato una stagione che tutti davano per compromessa, ma si sta affermando come principale destinazione per le vacanze».

Accanto a questa misura che in parte allevia i disagi delle aziende per il lockdown (senza però scongiurare i rischi di una crisi irreversibile), c’è da registrare l’intesa della Regione Calabria con il ministero per il Sud e la Coesione territoriale che consente di dare il via alla riprogrammazione dei fondi strutturali europei, per un ammontare complessivo di 500 milioni di euro.

Prendendo atto dell’Accordo relativo alla Riprogrammazione dei Programmi Operativi dei Fondi strutturali 2014-2020 ai sensi del comma 6 dell’articolo 242 del decreto legge 34/2020, siglato lo scorso 27 luglio dal ministro per il Sud e la Coesione Territoriale Giuseppe Provenzano e dal presidente della Regione Calabria Jole Santelli, si dà dunque avvio all’operazione di ri-orientamento dell’utilizzo delle risorse europee, non ancora oggetto di rendicontazione, per il finanziamento di iniziative di contrasto all’emergenza.

«Giungere a questo accordo – ha dichiarato la presidente Santelli – non è stato semplice, e non era affatto scontato che si sarebbe chiuso con questi valori. Abbiamo, durante il negoziato, prioritariamente voluto affermare la necessità di trovare la giusta copertura a tutte le azioni congiunturali messe in campo per sostenere l’economia e le famiglie, oltre 160 milioni di euro e, al contempo, dare garanzia che gli interventi a rischio decertificazione trovassero adeguata copertura nei prossimi cicli di programmazione nazionale».

«Durante la definizione dell’accordo – ha aggiunto – ho incontrato personalmente il ministro, con il quale abbiamo condiviso le emergenze ed i bisogni della Calabria. Sono convinta che agire in fretta sulle emergenze sia stata la chiave che ha consentito a questo accordo di avere un esito di chiara soddisfazione, che consente di guardare alle prossime programmazioni come dei momenti fondanti per la nostra Regione. Abbiamo voluto, simultaneamente alla chiusura dell’accordo, lanciare l’avvio della nuova programmazione, consapevoli che l’Europa ci guarda e che il futuro è Calabria».

L’Accordo sottoscritto delinea, infatti, una strategia di intervento che si fonda sulla individuazione delle misure più efficaci e di semplice attuazione e sostiene, inoltre, un complessivo adeguamento delle finalità, modalità e tempistiche degli interventi della politica di coesione in Calabria. Governo e Regione stabiliscono, più nel dettaglio, le condizioni e le modalità operative di riprogrammazione del Por Fesr Fse 14/20 e della quota di Fondo di sviluppo e coesione (FSC) attribuita alla Regione Calabria prevedendo una diversa concentrazione delle risorse e un nuovo impiego, rispettivamente, di 340 milioni a valere sul Fesr e di 160 milioni a valere sul Fse secondo i seguenti gli ambiti prioritari:

— Emergenza sanitaria, 140 milioni di euro complessivi per l’acquisto di apparecchiature e materiali sanitari, assunzione di personale, aree sanitarie temporanee, rafforzamento di reti e presidi territoriali per la salute, realizzazione di piattaforme e sistemi informatici per il contrasto all’emergenza.

— Istruzione e formazione: 45 milioni di euro per l’acquisto di beni e attrezzature per il superamento del divario digitale nell’accesso all’istruzione e alla formazione professionale e adeguamento delle strutture o competenze nel mondo della scuola e delle istituzioni formative regionali.

— Attività economiche: 180 milioni di euro destinati all’istituzione/ rafforzamento di misure di garanzia per il sostegno al capitale circolante, alla liquidità delle imprese attraverso strumenti previsti nell’ambito del temporary framework per sovvenzioni a fondo perduto a favore delle imprese e dei lavoratori autonomi, per la moratoria dei debiti e la concessione di prestiti a lungo termine a tassi agevolati.

— Lavoro: 100 milioni di euro per il sostegno ai redditi dei lavoratori dipendenti del settore privato mediante finanziamento di ammortizzatori sociali e di strumenti di conciliazione fra lavoro, formazione e cura dei minori, sviluppo del lavoro agile e indennità di tirocinio.

— Sociale: 35 milioni di euro per aiuti alimentari per i Comuni di medio-piccole dimensioni, servizi di sostegno e cura per le persone in condizione di fragilità aggravata dalla crisi, sostegno alle fasce sociali a rischio tramite operatori del III Settore.

L’Accordo prevede di utilizzare, nella misura più ampia possibile, l’opportunità per l’anno contabile 2020-2021 di cofinanziamento al 100% con risorse europee delle spese rendicontate in tale periodo dal Por della Regione Calabria – così come previsto dal Regolamento (UE) 2020/558 – e stabilisce che le risorse relative al Por così individuate per la riprogrammazione siano mantenute nella dotazione del medesimo programma, e concorrano al finanziamento delle priorità fissate.

La Giunta regionale, inoltre, ha affidato al dirigente della Programmazione Unitaria ed Autorità di Gestione dei fondi strutturali il mandato di procedere alla messa a punto delle necessarie azioni di carattere organizzativo e contabile per l’attuazione delle attività di riprogrammazione del Por Fesr/Fse 2014/2020.

Il Governo si impegna a supportare la Regione nell’interlocuzione con la Commissione europea per la successiva notifica e approvazione della riprogrammazione e per consentire la finanziabilità, nel prossimo periodo di programmazione 2021-2027, dei progetti avviati nel periodo di programmazione 2014-2020 e non completati. (rrm)

LA CALABRIA META PREFERITA DI TURISMO
EXPEDIA RIVELA CHE PIACE AGLI ITALIANI

di ANTONIETTA MARIA STRATI – La Calabria piace agli italiani, parola di Expedia.it. La popolare agenzia di turismo via web, in una ricerca esclusiva condotta in collaborazione con il settimanale Panorama, inserisce la Calabria tra le mete preferite dagli italiani. La nostra regione spicca per la sua forte crescita turistica grazie anche alla bellezza delle spiagge poco affollate e ai costi che paiono più contenuti rispetto alle passate stagioni.

Una vera e propria sorpresa, resa nota dall’agenzia di Klaus Davi, che riesce a portare il sole dopo le burrasche che hanno visto la Calabria protagonista di goffi tentativi di promozione turistica (Easy Jet) o di critiche per spot pubblicitari (provocatoriamente divertenti). Questa splendida notizia «segna una iniezione di ottimismo non solo per questa difficile estate, ma anche per la programmazione delle prossime stagioni» ha dichiarato soddisfatto Fausto Orsomarso, assessore regionale al Turismo, aggiungendo che «il nostro impegno per consentire una ripartenza del turismo in sicurezza è stato ripagato».

D’altronde, non sono poche le misure che la Giunta Santelli ha messo in campo per far ripartire il turismo in quella che Michele Maschio, responsabile relazione esterne di Expedia.it ha definito «una gemma nascosta, sconosciuta a tanti», che vanta la bellezza di 800 km di costa: gli ultimi arrivati, infatti, sono i bandi Stai in CalabriaInCalabria, il pacchetto di interventi voluto dalla Regione Calabria che impegnano, complessivamente, 26,5 milioni di euro per la concessione di voucher alle famiglie, per l’acquisto di un pacchetto soggiorno di almeno 3 notti, e ai giovani di età tra i 18 e i 24 anni per l’acquisto di beni e servizi turistici ricreativi e culturali offerti da strutture ubicate sul territorio regionale.

L’obiettivo, aveva ribadito la Santelli in occasione dell’apertura dei bandi, era quella di «puntare ad essere la destinazione turistica più ambita nei prossimi anni» in quanto si sa, la Calabria è una meta spesso e volentieri scelta per le sue spiagge incontaminate e premiate dalle 14 Bandiere Blu e dalle “Vele” di Legambiente e del Touring Club Italiano, senza però dimenticare anche i suggestivi paesaggi che offrono il Parco Nazionale dell’Aspromonte, il Parco Nazionale del Pollino, il Parco Nazionale della Sila e i piccoli borghi e centri minori, spesso protagonisti di importantissimi Festival – il Color Fest a Maida o la rassegna estiva alla Summer Arena di Soverato, o ancora il Festival Leggere&Scrivere di Vibo Valentia -.

Proprio Coldiretti Calabria, in proposito, ha dichiarato che «la vacanza “cult” dell’estate calabrese è green alla scoperta dei piccoli borghi e centri minori», «preferibilmente in agriturismo, dove è possibile trascorrere le proprie giornate in sicurezza alla scoperta dell’entroterra calabrese e delle sue peculiarità culinarie e non solo».

In Calabria, ricordiamolo, ci sono oltre 300 strutture, che propongono «programmi ricreativi, il trekking, oltre ad attività culturali come la visita di percorsi archeologici o naturalistici, con la partecipazione ai famosi “cammini” che permettono di vivere a 360 gradi il nostro territorio» ha detto Adriana Tamburi, presidente di Terranostra Calabria, a proposito della scelta di tantissimi turisti di passare la propria estate nelle strutture agrituristiche calabresi.

«L’agriturismo svolge un ruolo centrale per la vacanza post covid-19 – ha sottolineato Franco Aceto, presidente di Coldiretti Calabria – perché contribuisce in modo determinante al turismo di prossimità, garantendo il rispetto delle distanze sociali e contribuendo ad evitare il pericolo di affollamento lungo le coste. Il fatto che, anche durante il lockdown, un numero molto ridotto di contagi sia avvenuto nei campi, nonostante le nostre imprese non si siano mai fermate per garantire le forniture alimentari alla popolazione, è una notizia estremamente positiva, che può far ben pensare per tutti quelli che continueranno a scegliere di passare le proprie vacanze a contatto con la natura nella nostra Calabria».

Dunque, la stagione estiva, anche se in ritardo, si avvia sotto i migliori auspici. Se poi la Regione si prende cura dei tour operator e delle richieste degli operatori del settore per interventi mirati che permettano di superare il grave particolare momento, si può dire che è arrivato il momento di pensare, finalmente, a un modo nuovo di creare attrazione e “vendere” il brand Calabria. Dove le bellezze naturali, la qualità della vita, i paesaggi da sogno, le meraviglie archeologiche, unite a percorsi enogastronomici di altissimo livello non aspettano altro di confermare le sensazioni dei viaggiatori e smaliziati vacanzieri che scelgono il nostro territorio: non ci saranno delusioni, con due occasioni di magone e similpianto: quando si arriva – pensando a cosa si è perso fino ad oggi – e quando si parte, perché non si vorrebbe andar via. Niente paura, l’obiettivo è Calabria vacanze tutto l’anno. Lo scopriranno i nostri futuri e nuovi ospiti, speriamo lo capiscano anche ai piani alti di Germaneto. (ams)

 

RIapri Calabria: le prime 10mila aziende ammesse a ricevere il bonus da 2000 euro

Sono già 10mila le aziende beneficiarie del bonus da 2000 euro previsto dal bando regionale Riapri Calabria e per mille di esse sono partiti oggi i bonifici. Sono state presentate 17mila domande, quindi ancora sono sotto istruttoria circa 7mila. Lo hanno comunicato il presidente della Regione Calabria Jole Santelli e l’assessore alle Attività economiche e al Lavoro Fausto Orsomarso, che hanno evidenziato il successo della sperimentazione della nuova piattaforma informatica che ha consentito di gestire in maniera efficiente il consistente numero di domande ricevute e di dare sostegno immediato alle piccole aziende che hanno subito pesanti ripercussioni a seguito della sospensione delle attività per l’emergenza Covid.

Una volta testata la piattaforma ministeriale del Registro Nazionale degli aiuti di Stato (RNA), un passaggio burocratico indipendente dalla Regione che ha determinato un aggravio dei tempi necessari, con la possibilità di effettuare invii massivi la Regione sta procedendo alle liquidazioni dei bonus ai successivi blocchi di beneficiari della misura, che saranno completati entro giovedì.

«L’efficienza e la capacità di intervento dimostrata con il piano “Riparti Calabria” – ha spiegato il presidente Jole Santelli – è la prova di una Regione che funziona e corre veloce, pure in una situazione di emergenza, e vogliamo che sia così anche quando, dopo avere destinato risorse importanti per salvaguardare le nostre aziende dalla crisi, metteremo in campo gli investimenti per lo sviluppo economico e il rilancio del sistema produttivo calabrese».

«L’amministrazione regionale – ha fatto notare l’assessore Orsomarso – ha messo in campo un impegno straordinario in termini di risorse e di semplificazione delle procedure, a favore dei vari comparti produttivi, affinché realtà grandi e piccole del tessuto imprenditoriale siano messe nelle condizioni di fronteggiare la crisi e ripartire con fiducia». (rp)

«Riparti Calabria»: 150 milioni contro la crisi
È la prima Regione a dare i soldi alle imprese

di SANTO STRATI – La soddisfazione di Fausto Orsomarso, neoassessore regionale al Lavoro, dopo dieci ore di fatica è comunque lampante: la Calabria è la prima Regione a varare in tempi record un provvedimento a favore delle imprese per fronteggiare l’emergenza coronavirus. Una tempestività ammirevole che tiene conto non solo della gravità della situazione sanitaria attuale, ma guarda anche al dopo, alla cosiddetta ripartenza. E lo fa in maniera inedita per un ente regionale, con l’orgoglio di chi crede nel ruolo di cui è stato investito: prima la delibera, poi l’annuncio. Diciamo la verità, abituati ai grandi annunci cui poi non seguiva nulla, ci disorienta gradevolmente, anzi ci entusiasma, questo nuovo corso della politica regionale: chi ci legge sa che non parteggiamo per alcuno, all’infuori dei calabresi, ma desideriamo dare atto alla presidente Jole Santelli e alla Giunta di star mostrando capacità e voglia di fare, nell’interesse della Calabria, per il bene comune e non per accontentare qualche pretesa privata. La Giunta, al completo, si è riunita fisicamente a Germaneto (il tema era troppo importante per affidarlo alla video conferenza) ed ha ascoltato le proposte dell’assessore Orsomarso per l’aiuto, assolutamente non rinviabile, alle imprese. Ed ha approvato questo significativo atto di indirizzo per il sistema produttivo calabrese. Lavoro, impresa, mantenimento dell’occupazione, salvaguardia delle attività in essere. Non progetti per investimenti, ma sostegno all’economia reale, con determinazione e convinzione.

«Era importante – ha dichiarato Fausto Orsomarso a calabria.live – pensare da subito alla ripartenza, così come stiamo dedicando il massimo sforzo all’emergenza sanitaria. Occorre pensare adesso al “dopo” perché le aziende devono riaprire, devono poter ripartire e hanno bisogno di liquidità immediata. Bisogna dimenticarsi delle procedure tradizionali, abbiamo tenuto fuori le banche, affidando tutto alla Fincalabra, la nuova Fincalabra che può contare su funzionari preparati e attenti, in grado di gestire le istanze di finanziamento che arriveranno. Ripeto, finanziamenti per la liquidità e la ripartenza, non per nuovi investimenti, lì ci sono altre misure su cui ricorrere. Oggi è importante pensare all’apparato produttivo della regione e quindi le aziende, le partite iva e, grande novità, i professionisti che il governo centrale sta ignorando tranne che per il piccolo aiuto esentasse già previsto. I professionisti hanno studi, laboratori, attività oggi serrate che devono poter ripartire: questo fondo di dotazione pensa anche a loro. Le risorse le abbiamo trovate rimodulando alcune voci di spesa non utilizzate, per esempio 44,8 milioni dal credito d’imposta e il resto da somme non ancora assegnate. Partiamo con 150 milioni e altri 100 con buona probabilità riusciremo a trovarli dall’asse 3. Questo significa – sottolinea l’assessore Orsomarso – che il fondo non è soltanto per l’emergenza, ma potrà accompagnare gli imprenditori per i prossimi cinque anni, in quanto ci saranno i rientri dei finanziamenti che andranno a rimpolparlo costantemente».

Orsomarso rivendica con orgoglio che il provvedimento non è stato annunciato se non dopo che è stato sottoscritto e varato dalla Giunta. «Non è un cambio di passo, questo? – dice Orsomarso – Le altre regioni dovrebbero prenderci ad esempio. Anche il governo centrale dovrebbe guardare a come in Calabria si possano prendere iniziative immediate, in grado di rispondere all’emergenza, guardando alle vitali esigenze di sopravvivenza dell’economia. Verranno altri interventi dallo stato per le imprese, noi, intanto, in Calabria, abbiamo segnato una traccia decisamente importante. Occorre guardare all’economia reale che va salvata, senza trascurare l’allarme del procuratore capo Gratteri sulle insidie della ‘ndrangheta e del malaffare che possono aggredire aziende agonizzanti. Il provvedimento è rivolto alla Calabria produttiva: ci siamo basati sui dati Cerved sulle proiezioni circa la probabile riapertura dopo la crisi. Un conto è valutare una proiezione ottimista e poco reale di fine maggio, un altro prevedere almeno un semestre di difficoltà reali, soprattutto in termini di liquidità. Ed ecco che abbiamo costruito un provvedimento che permetterà di dare da 10mila a 400mila euro ad aziende, partite iva, professionisti. La valutazione è affidata alla Fincalabra, la burocrazia resta fuori della porta, sarà come un prestito – per intenderci – alla Findomestic per i privati: pratica immediata, contratto da firmare via mail e bonifico il giorno dopo sul conto corrente. Si valuteranno gli ultimi bilanci e il fatturato per offrire interventi tagliati su misura dell’azienda, con un moltiplicatore che sarà diverso a seconda delle attività. E abbiamo pensato anche a misure straordinarie da destinare alle piccolissime aziende e ai laboratori artigiani: un ristoro delle perdite subite a seguito della chiusura forzata (5-7mila euro) per aiutarli a riaprire e riprendere l’attività».

È dunque una notizia doppiamente importante, per la somma impegnata e per la dimostrazione della capacità di “fare” dimostrata in questa occasione.  La Giunta ha, dunque, varato subito il fondo “Riparti Calabria” di 150 milioni di euro per sostenere le imprese, ormai tutte in crisi di liquidità. Un fondo immediatamente disponibile in grado di aiutare imprese, professionisti e partite iva con aiuti che vanno dai 10mila ai 400mila euro. È una risposta adeguata, vigorosa e intelligente che dimostra che l’obiettivo, stavolta, è il bene comune, ovvero il contrasto serio a una crisi economica non meno insidiosa e temibile dell’epidemia. Il blocco forzato di attività, la chiusura obbligata di negozi, aziende, laboratori, artigiani ha innescato una pericolosissima deriva finanziaria che rischia di mettere in ginocchio un’economia che già si manteneva a fatica a galla, nella regione più disastrata d’Italia. In Calabria la parola competitività si è sempre scontrata con l’impari lotta col mostro della burocrazia e la cecità degli istituti bancari che tutto hanno fatto tranne che sostenere, incentivare e motivare il ricorso al credito per fini di investimento, crescita e sviluppo. Adesso si può veramente pensare a un’inversione di tendenza e dalla “povera” e sempre trascurata Calabria viene un modello di due diligence che – siamo certi – sarà preso a modello dalle regioni virtuose del Nord e, perché no?, magari dal governo centrale.

La crisi economica, come abbiamo scritto ieri, non va sottovalutata, sono in rischio centinaia di migliaia di posti di lavoro che in casa nostra dove la disoccupazione giovanile tra i 15 e i 24 anni arriva a superare il 52% equivale al suicidio dell’agognata (e possibile) crescita. L’epidemia del coronavirus, col suo drammatico e terribile carico di morti che nessuno – altra tragedia – ha potuto adeguatamente piangere e accompagnare alla tomba non è finita, né sappiamo a quali dure prove ci costringerà nelle prossime settimane. Occorre avere speranza, senza dubbio, perché noi italiani siamo un popolo abituato a saperci rialzare dopo qualunque tragedia, e i calabresi ancor di più, ma bisogna guardare già da adesso al dopo, al futuro che ci attende quando tutto sarà finito. Se ci saranno macerie su cui tentare la ricostruzione o più auspicabilmente polvere da spazzare via da scaffali, macchinari, attrezzature.

La prima ipotesi, quella delle macerie, è dunque oggi meno pressante e più lontana: in attesa degli interventi di stato, la Regione Calabria è corsa ai ripari, prima di ogni altra regione italiana, fornendo gli strumenti finanziari per dare il sostegno necessario a ripartire. Gli imprenditori seri, le aziende che danno occupazione e producono benessere alle famiglie, sono allo stremo ma non hanno fatto mancare ai lavoratori stipendi e aiuti necessari a sfamare i figli, pur in assenza di qualsiasi entrata o ricavo dall’attività. L’iniezione di liquidità promessa oggi dalla Giunta è un segnale importante, il conforto che le imprese cercavano per non sentirsi più soli e abbandonati. Un segnale della Calabria che vuole crescere e può farcela. (s)