Il sindaco Giuseppe Falcomatà: Draghi tenga in considerazione il Sud e il ruolo delle città

Il sindaco di Reggio Calabria, Giuseppe Falcomatà, augurando un «buon lavoro» al nuovo Governo guidato dal premier Mario Draghi, ha sottolineato l’importanza che quest’ultimo «tenga in considerazione il Sud e il ruolo delle città».

«Ora subito al lavoro – ha aggiunto – per dare le risposte che i cittadini hanno atteso in queste lunghe settimane di instabilità: su tutte il piano vaccinale e la spesa dei fondi del Recovery Plan. Su questi temi il nuovo Governo misurerà la sua capacità di dare riscontri concreti, portando l’Italia fuori dalla crisi pandemica, sia sotto l’aspetto dei rischi sanitari che per ciò che riguarda gli effetti socioeconomici». 

«Da sindaco – ha concluso – mi auguro che in questi processi sia tenuto in considerazione il ruolo del Mezzogiorno e delle Città, anche attraverso la creazione, all’interno del Governo, di un punto di riferimento per le gli enti e le autonomie local». (rrc)

LA POLITICA / Il coraggio di Draghi di dire “no” alle segreterie dei partiti

di SANTO STRATI – Citando una frase di suo padre, il presidente incaricato Mario Draghi dice che tutto si può recuperare, sia il denaro, sia l’onore, «ma se hai perso il coraggio, hai perso tutto». E a lui il coraggio non manca: questa non sarà che un’altra delle tante sfide che ha affrontato nella sua luminosa e invidiabile carriera, ma stavolta corre un rischio nuovo. Quello di conquistare gli italiani, ma di inimicarsi, nel contempo, l’intera classe politica. Il problema principale nel mettere insieme il nuovo esecutivo riguarda, infatti, le scelte che Draghi dovrà compiere. E il presidente incaricato avrà bisogno di tutto il coraggio che ha nel suo dna per dire no alle “graziose” e pressanti proposte di nomi che arrivano dalle segreterie di partito.

Se accettasse i vari diktat che i vari leader politici, col sorriso malizioso, gli stanno opponendo spingendo i propri rappresentanti in cambio del voto di fiducia, garantito, ci troveremmo con un Conte-ter mascherato, con gli stessi protagonisti di prima della crisi con l’aggiunta di qualche inevitabile rimpastino, ad esclusione del capitano della nave-governo, che si troverebbe ad avere una ciurma praticamente ingovernabile.

Il governo di larghe intese, del tipo “dentro tutti” è politicamente l’unica soluzione possibile a una crisi ancor oggi inspiegabile (fatta salva la missione di siluramento di Conte ad opera di Renzi), ma nella pratica avrebbe obiettive difficoltà e pregiudiziali di difficile superamento. Draghi, però, non è un “principe” dimezzato che fa decidere la corte che lo circonda: la sua storia racconta una serietà di intenti e una determinazione tipiche di chi si fida solo del suo intuito e non ha bisogno di consiglieri premurosi quanto interessati.

La scelta, quindi, è una sola: tenendo rigorosamente in primo piano il preciso appello del presidente Sergio Mattarella per un “comune impegno” Draghi deve formare un governo istituzionale che abbia le varie caselle decisionali occupate da tecnici le cui competenze siano indiscutibili. Nessun politico nei dicasteri (e non mancano eccellenze cui attingere, quasi tutte presenti nella rubrica personale dell’ex Presidente della BCE), ma personalità in grado di traghettare il Paese fuori dalla crisi e di gestire al meglio i soldi del Recovery Fund.

Ma una soluzione di questo genere farebbe storcere il naso alla quasi totalità dei protagonisti (a loro intendere) della politica italiana, quasi tutti “unti del Signore”, ma più propriamente benedetti e beneficati dal segretario del partito di appartenenza. Si sentirebbero esclusi, ma ciononostante non potrebbero ignorare l’appello del Capo dello Stato: questo Governo “deve” nascere e deve avere una maggioranza stabile.

Quindi come se ne esce? La soluzione è più facile di quanto si possa credere: un esecutivo formato da tecnici (non burocrati, ma autorevoli esponenti del mondo accademico, dell’impresa, delle istituzioni, ma non dei partiti) e la distribuzione di sottosegretari e viceministri alla politica. Ovvero il potere decisionale in mano a una nuova classe governativa, che risponde solo al Presidente del Consiglio che l’ha scelta e che potrebbe rendere particolarmente felice il presidente Mattarella.

I partiti, ovvero le segreterie politiche, dovranno accontentarsi dei cosiddetti posti di sottogoverno: l’unica concessione che Draghi (quella del coraggioso Draghi) sarà – a nostro modesto avviso – costretto a subire. È l’unica strada per un governo che tutti non potranno fare a meno di votare, escludendo i capricci della sovranista (de’noantri) Giorgia Meloni (che nonostante il nome non può, stavolta, sconfiggere il Drago) e di qualche smarrito parlamentare con le idee poco chiare.

Ci vorrebbe coraggio a respingere il preciso appello di Mattarella, ma la nostra classe politica – in questo caso, per fortuna – non ce l’ha. Figurarsi i tantissimi che devono, a qualsiasi costo, arrivare a fine legislatura. E quando gli ricapita? Quanti saranno i futuri “orfani” del Parlamento?

Per cui voteranno sì e faranno bella figura davanti al Paese (una delle rare occasioni, diciamolo), conserveranno lo scranno in Camera e Senato fino allo scioglimento naturale della legislatura, ma senza saperlo avranno reso un grande servigio agli italiani. (s)

Federalberghi lancia una petizione al Governo per salvare imprese e lavoratori del turismo

Sollecitare il Governo italiano a intervenire con urgenza a tutela delle imprese e dei lavoratori del turismo prima che sia troppo tardi. È questo l’obiettivo della petizione lanciata dall’assemblea generale di Federalberghi e rivolta al presidente Giuseppe Conte, e ai ministri Dario Franceschini, Roberto Gualtieri, e Stefano Patuanelli.

Bernabò Bocca, presidente di Federalberghi, dopo aver sottolineato «l’importanza che il turismo riveste per l’economia italiana», ha ricordato i danni devastanti subiti dalle strutture ricettive e termali a causa della pandemia, «con una perdita di flussi turistici e di fatturato superiore al 50%, che in alcune località arriva anche all’80%, elenca gli interventi principali richiesti dagli albergatori: riconoscimento di ristori efficaci, che ristabiliscano equità per l’anno 2020 ed accompagnino le imprese anche nei mesi a venire, interventi sulla liquidità (proroga delle rate dei mutui e concessione di prestiti ventennali), esonero per il 2021 dal pagamento delle imposte (in primis, Imu, Tari e canone Rai), sostegno alle imprese in affitto per il pagamento del canone di locazione, riduzione dell’aliquota Iva al 5% in analogia con quanto avvenuto in altri Paesi europei, sgravi contributivi per le imprese che richiamano in servizio il personale e sostegno al reddito per i lavoratori che rimangono disoccupati o sospesi».

 Bocca ha evidenziato anche «la necessità di far pressione sulla Commissione Europea, per chiedere l’aggiornamento delle disposizioni comunitarie che disciplinano gli aiuti di stato a sostegno dell’economia durante la pandemia (cosiddetto “temporary framework”), al fine di aumentare l’intensità degli aiuti che è possibile erogare a ciascuna impresa e di ampliare il periodo di applicabilità, che in assenza di una proroga si concluderà il 30 giugno prossimo».

«Il documento – ha concluso Bocca – richiede anche incentivi per la riqualificazione delle strutture ricettive, che al termine della crisi dovranno confrontarsi con un’agguerrita concorrenza internazionale. Su questo punto, ci soffermeremo anche in occasione dell’audizione sul Recovery Plan».

 I primi firmatari della petizione sono lo stesso Bocca e i presidenti delle organizzazioni aderenti alla federazione presenti in assemblea, in rappresentanza di 27.000 imprese turistico ricettive e termali. 

Anche singoli imprenditori, lavoratori e cittadini possono aggiungere la propria firma, sottoscrivendo la petizione online, sulla piattaforma change.org. (rrm)

OPERE STRATEGICHE, MA PER LA CALABRIA
IL GOVERNO RISERVA QUALCHE BRICIOLA

Possibile che per il governo Conte le opere pubbliche strategiche per la Calabria siano solo la ristrutturazione di alcune caserme e commissariati e un generico «potenziamento tecnologico della linea ferrata Salerno-Reggio Calabria»? Eppure è così. Leggendo l’elenco delle 58 opere strategiche affidate ad altrettanti commissari straordinari, emerge che alla sempre più periferica Calabria sono state riservate solo le briciole. Meno delle briciole.

Nella sezione “infrastrutture ferroviarie” compare, come detto, solo il “potenziamento tecnologico e interventi infrastrutturali” della linea Salerno-Reggio Calabria, con Vera Fiorani indicata come commissario attuatore.

Nella sezione “edilizia statale” compaiono solo la ristrutturazione della caserma “Manganelli” di Reggio Calabria, la realizzazione della sede della questura di Crotone, ristrutturazioni e manutenzioni della questura di Reggio Calabria e del commissariato di Gioia Tauro, nonché la ricollocazione dei commissariati di Palmi e Siderno in immobili sequestrati alla mafia (commissario Gianluca Ievolella). Punto e basta.

Zero nella sezione “infrastrutture stradali”, zero nella sezione “infrastrutture idriche”, zero nella sezione “porti”.

Nell’agenda del governo Conto, nel silenzio assordante dei parlamentari calabresi di maggioranza (PD, Cinquestelle, Leu) non esistono l’autostrada Salerno-Reggio Calabria, il porto di Gioia Tauro, la ferrovia jonica Taranto-Reggio Calabria, la diga sul Melito.

Non parliamo dell’infrastruttura per antonomasia che potrebbe cambiare sul serio l’assetto socio-economico della nostra regione, il ponte sullo Stretto, sul quale il premier e la ministra De Micheli hanno sprecato fiumi di parole («lo riprogetteremo con il Recovery Fund»), senza cavare un ragno dal buco.

Per il governo Conte, in definitiva, lo sviluppo della Calabria sarà determinato dalla ristrutturazione dei commissariati di Palmi, Siderno e Gioia Tauro, opere evidentemente considerate strategiche per il rilancio del Paese dopo la pandemia. Siamo al ridicolo. Ma c’è davvero poco da ridire per una Calabria ormai stremata, devastata e che si accinge a diventare definitivamente una piccola e insignificante colonia dell’impero. (rds)

––––––

L’unico intervento per le strade previsto per la Calabria riguarda la 106. Si legge nella nota che accompagna lo schema del  dpcm inviato ai competenti organi di controllo: «La strada statale 106 “Jonica” ha origine a Reggio Calabria, si sviluppa lungo la fascia litorale Jonica e termina a Taranto, dopo un percorso di 491 km. L’arteria collega le Regioni della Calabria, della Basilicata e della Puglia, attraverso i loro territori costieri.

L’Anas ha già completato l’ampliamento a quattro corsie, con spartitraffico centrale di tutto il tratto ricadente nella Regione Puglia (39 km) e nella Regione Basilicata (37 km).

Nella Regione Calabria ANAS ha in atto un piano complessivo di riqualificazione dell’arteria, che comprende sia la realizzazione di tratti con due carreggiate separate, ciascuna a due corsie per senso di marcia (sezione stradale del tipo B delle norme di cui al D.M. 5.11.2001), che la messa in sicurezza dell’arteria esistente attraverso rettifiche locali di tracciato (sezione tipo “C1”) intersezioni, rotatorie per la risoluzione di punti critici, impianti di illuminazione, nuove barriere metalliche e pavimentazioni».

Oltre il Megalotto 3, in fase di realizzazione per 1.335 milioni di euro e interventi in corso di messa in sicurezza per circa 29 milioni di euro, il CdP 2016 – 2020 prevede n. 11 interventi per 1.888 Meuro (finanziati per 874,6 Meuro).

È allo studio l’ipotesi di itinerario in variante su nuova sede tra Catanzaro e Crotone (importo 1.185 Meuro). Il commissario straordinario nominato ex art. 9 dl 76/2020 è l’Amministratore delegato dell’Anas Massimo Simonini.

Il costo stimato è di 3.073 milioni di euro con fonte di finanziamento individuata nel Fondo Unico Anas (€ 437.683.200,00), CdP 2014 (€ 150.000,00, Fondo Sviluppo e Coesione 2014-2020 (€ 436.810.000,00).

—-

Per la ferrovia il dpcm parla del Potenziamento, con caratteristiche di alta velocità, della direttrice ferroviaria Salerno–Reggio Calabria. Ecco gli interventi previsti:

1) Quadruplicamento Salerno – Battipaglia (gli interventi consistono nella realizzazione di una nuova linea veloce, con caratteristiche AV/AC, da bivio Salerno a Battipaglia – [costo 1855mln, finanz. 10]);

2) Adeguamento tecnologico e infrastrutturale linea Battipaglia – Reggio Calabria (gli interventi programmati in ambito Regione Campania comprendono: adeguamento a sagoma PC 45; costruzione sottopassaggio nella stazione di Policastro; costruzione della galleria subalvea Fiumicello – [costo 230mln, interamente finanz.]). È nominata commissaria Vera Fiorani AD e direttore generale di RFI.

Il costo stimato è di 2.085 milioni di euro.

—-

Ristrutturazioni:

Reggio Calabria: caserma “Manganelli”. Ristrutturazione di un edificio esistente e realizzazione di due nuovi corpi di fabbrica per l’allocazione del Reparto Mobile e della DIA.

La progettualità prevede la ristrutturazione di un edificio esistente, da destinare agli Uffici del Reparto Mobile, e la realizzazione di due nuovi corpi di fabbrica, uno per l’allocazione degli alloggi collettivi ed individuali di servizio, magazzini, depositi, armeria, palestra, bar, uffici e locali accessari del Reparto Mobile ed il secondo per le esigenze della DIA.

Redatte le Progettazioni del PFTE, dei Definitivi e degli Esecutivi con fondi dell’Agenzia del Demanio, che ha svolto anche le funzioni di Stazione Appaltante per i soli servizi di ingegneria, compreso Direzione Lavori e Coordinamento della Sicurezza in fase di esecuzione.

Le progettazioni esecutive sono state verificate e validate ai sensi dell’art. 26 del decreto legislativo 50/2016 (“Verifica preventiva alla progettazione”) da parte dei verificatori.

Crotone: realizzazione di nuovo corpo di fabbrica per ospitare gli uffici della questura, della polizia stradale e della polizia postale, attualmente disseminati nella città.

L’intervento prevede la costruzione della nuova sede degli Organismi provinciali della Polizia di Stato di Crotone (Questura, Sezione Polizia Stradale e Sezione Polizia Postale), attualmente allocati in edifici privati detenuti a titolo oneroso.

Reggio Calabria. Riorganizzazione dei presidi di PS: ricollocazione in edifici confiscati alla mafia del commissariato di Palmi, del commissariato di Siderno, del Reparto prevenzione crimine e del distaccamento Polizia stradale di Siderno; manutenzione straordinaria della questura di Reggio Calabria e del commissariato di Gioia Tauro.

Sono previsti diversi interventi di adeguamento e ristrutturazione finalizzati alla rifunzionalizzazione di immobili già in uso e immobili confiscati da destinare alle esigenze della Polizia di Stato con conseguente abbattimento degli oneri afferenti le locazioni passive in particolare:

Commissariato PS di Gioia Tauro-stabile zona Porto; Questura- stabile Corso Garibaldi; Complesso Manganelli – Magazzino Veca; Immobile confiscato in Contrada Sbaratto da destinare a nuova sede del Commissariato Ps. Polistena; Immobile confiscato in Via Concordato da destinare a nuova sede del Commissariato di Palmi.

Si legge nella relazione illustrativa: L’articolo 9 del decreto-legge 16 luglio 2020, n. 76, convertito con modificazioni dalla legge 11 settembre 2020, n. 120, ha previsto una serie di disposizioni finalizzate alla revisione, all’ampliamento e alla proroga della disciplina dei commissari straordinari previsti dall’articolo 4 del decreto-legge 32/2019 c.d. “Sblocca cantieri”.

In particolare, oltre a disciplinare la procedura per l’individuazione degli interventi ritenuti prioritari – da effettuarsi con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, su proposta del Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, sentito il Ministro dell’economia e delle finanze – viene superato il concetto di opera prioritaria della normativa previgente per introdurre invece criteri più compositi di individuazione delle opere. Si fa infatti riferimento agli interventi caratterizzati “da un elevato grado di complessità progettuale, da una particolare difficoltà esecutiva o attuativa, da complessità delle procedure tecnico-amministrative ovvero che comportano un rilevante impatto sul tessuto socio-economico a livello nazionale, regionale o locale”.

I suddetti criteri rendono la scelta delle opere da commissariare particolarmente complessa e significativa in termini di riflessi per il Paese.

In ragione di ciò si è ritenuto opportuno, prima di procedere con la fase interlocutoria con le Regioni, nei termini previsti dall’articolo 4 decreto-legge 32/2019, acquisire il parere delle competenti Commissioni parlamentari, considerando l’avviso del Parlamento, non solo come presupposto imprescindibile sul fronte procedurale, ma anche come momento di confronto sulla scelta delle opere proposta dal Governo.

In sostanza, la fase procedurale in sede parlamentare è stata considerata propedeutica all’acquisizione delle intese con i Presidenti delle regioni, al fine di evitare di intraprendere interlocuzioni non suffragate da una condivisione, da parte del Parlamento, della scelta delle opere proposta dal Governo.

Avviate e concluse le attività di individuazione dei commissari da nominare, il provvedimento è corredato anche dell’elenco dei commissari da nominare. In ragione della necessità di agevolare le interlocuzioni con le stazioni appaltanti di ANAS e RFI, nonché con le amministrazioni pubbliche a diverso titolo coinvolte, si è ritenuto utile di proporre solo nominativi aventi requisiti di alta professionalità tecnico –amministrativa anche già afferenti alle stesse strutture pubbliche.

Si ritiene che la disposizione normativa determini vincoli procedurali e di rispetto delle prerogative costituzionali e dei ruoli istituzionali che sono salvaguardati provvedendo ad acquisire l’intesa con i Presidenti delle Regioni, ove necessaria, prima dell’adozione del DPCM di individuazione delle opere e della nomina dei commissari una volta acquisito il parere delle Commissioni parlamentari.

In coerenza a tale dettato normativo con il presente schema di DPCM sono state individuate 58 opere, di cui quattordici relative a infrastrutture stradali, sedici a infrastrutture ferroviarie, una relativa al trasporto rapido di massa, dodici a infrastrutture idriche, tre a infrastrutture portuali e dodici a infrastrutture per presidi di pubblica sicurezza. Alcune opere, seppure di ambiti territoriali circoscritti, assumono rilievo per il loro impatto socio-economico rilevante per il territorio di riferimento. Alcune di tali opere per la loro rilevanza esclusivamente regionale o locale necessiteranno dell’intesa con il Presidente della Regione interessata, che verrà acquisita, come detto, dopo l’espressione del parere parlamentare.

Con riguardo agli interventi relativi alla rete stradale sono stati previsti le seguenti opere, volte alcune a “ricucire” il territorio agevolando i collegamenti con le aree interne del Paese, altre ad adeguare l’infrastruttura ad un aumentato fabbisogno trasportistico o alla messa in sicurezza e altre ancora volte al completo ripristino dell’opera a seguito di cedimenti strutturali a causa di eventi metereologici avversi:

 SS 106 Ionica – Si prevede un piano complessivo di riqualificazione dell’arteria che la messa in sicurezza attraverso rettifiche locali di tracciato, intersezioni e risoluzioni di punti critici. […]

Per quanto concerne gli interventi relativi alle infrastrutture ferroviarie, si è proceduto ad individuare in alcuni casi opere già in realizzazione sulla rete di Alta Velocità ma che necessitano di un ulteriore accelerazione per completarle e renderle funzionanti nel breve periodo. Sono stati inoltre proposti alcuni nuovi interventi per l’estensione anche al Sud del trasporto ferroviario con caratteristiche di Alta Velocità. In modo da assicurare che i tempi di percorrenza dal centro Italia verso Sud della Penisola siano equivalenti a quelli attualmente previsti verso il Nord del Paese. Allo stesso modo sono stati individuati alcuni interventi volti a potenziare le linee di collegamento trasversale tra il corridoio tirrenico e quello adriatico. In particolare:

[…]

 Linea Salerno –Reggio Calabria – Si prevede la realizzazione di una nuova linea veloce con caratteristiche di AV/AC e adeguamento tecnologico in alcuni tratti.

[…]

Infine, si propongono interventi rivolti a rendere maggiormente funzionali – con opere di adeguamento, ristrutturazione, rifunzionalizzazione, nonché di nuova realizzazione – alcuni presidi di pubblica sicurezza, dislocati al Sud, al Centro e al Nord Italia, e, precisamente a: Palermo, Catania, Reggio Calabria, Crotone, Napoli, Roma, Bologna, Genova, Torino e Milano.

—-

Ndr: Nessun intervento previsto per la Calabria nell’ambito del trasporto pubblico locale, le infrastrutture idriche, l’ampliamento, il completamento o la realizzazione di dighe e interventi di sviluppo delle infrastrutture portuali «funzionali alla navigazione in sicurezza e ad assicurare un efficace raccordo fra i nodi portuali e le reti terrestri»

 

 

Elezioni Provinciali, Spirlì scrive al Governo: Non parteciperò più alla Stato-Regioni

Il presidente f.f. della Regione Calabria, Nino Spirlì, ha inviato una lettera al presidente del Consiglio Giuseppe Conte, e ai ministri per gli Affari regionali e le autonomie, Francesco Boccia, dell’Interno, Luciana Lamorgese, e della Salute, Roberto Speranza a seguito del mancato rinvio delle elezioni Provinciali, annunciando la volontà «di non  partecipare alle prossime conferenze unificate fino a quando non venga ristabilito il tanto auspicato senso di collaborazione nei processi decisionali che coinvolgono materie di competenza dello Stato e delle Regioni».

Nella lettera, il presidente Spirlì ricorda di aver differito la data delle elezioni regionali all’11 aprile 2021, dopo aver preso atto del verbale del Cts del 29 dicembre scorso, nel quale veniva evidenziato «il rischio derivante dalle procedure di voto in un contesto regionale da tempo classificato a rischio elevato».

Successivamente – come viene riportato nella lettera al Governo – il presidente Spirlì aveva, con una nota datata 14 gennaio, posto l’attenzione «sulle conseguenze della competizione elettorale sul quadro epidemiologico regionale» e chiesto «un provvedimento urgente di rinvio», in quanto le elezioni in questione, sebbene di secondo livello, «coinvolgono migliaia di amministratori e determinano una consistente mobilità tra i territori».

A questo si aggiunge che, in seguito all’approvazione della legge 126 (che ha abrogato il dl 103), «le consultazioni elettorali – è scritto ancora nella missiva – si svolgeranno in assenza di modalità operative, precauzionali e di sicurezza per la raccolta del voto».

Nella lettera, dopo aver preso atto «dell’assordante silenzio» sulla questione da parte delle istituzioni preposte, il presidente Spirlì rileva che, «oltre al rammarico, nasce la consapevolezza che tali omissioni siano frutto di dannosi calcoli o riflessioni di natura politica e partitica che stridono con l’assoluta e primaria esigenza di garantire la salute dei cittadini in una terra, la mia Calabria, che vede intere categorie ferme nelle attività e annichilite nelle aspettative per l’avvenire». (rcz)

Recovery Fund, l’assessore Catalfamo: Scarsa attenzione del Governo per i problemi del Sud e della Calabria

C’è «una scarsissima attenzione del Governo verso le problematiche del Sud e della Calabria in particolare» ha dichiarato l’assessore regionale alle Infrastrutture, Domenica Catalfamo, nel commentare il  programma di investimenti che l’Italia deve presentare alla Commissione europea nell’ambito del Next Generation Eu.

«Il Pnrr – ha dichiarato la Catalfamo – dovrebbe rappresentare lo strumento per rilanciare l’insoddisfacente crescita italiana e rimediare agli effetti della pandemia da Covid 19 che ha aggravato la situazione economica con ricadute in termini di forti contrazioni del Pil»

.Nella bozza del piano, tuttavia, spiega l’assessore, «a caratterizzare l’intervento per il Sud è l’anticipo di 20 miliardi del fondo Sviluppo e coesione aumentando gli investimenti rispetto a quelli già previsti nel bilancio dello Stato. In pratica, si confermano gli investimenti del Piano Sud di un anno fa e si cerca la quadra per garantire il 34% del volume di investimenti».

Catalfamo ha ricordato che, a fine 2020, «i presidenti di otto regioni del Sud hanno, con un documento indirizzato al Governo centrale e ai vertici della Commissione europea, rilevato che la percentuale di finanziamenti destinati alle regioni del Mezzogiorno, sulla base dei parametri europei, dovrebbe essere di circa il 65%. Da questa scelta penalizzante purtroppo continuano a derivare tutti gli effetti a danno delle aree meridionali del Paese».

«Il Pnrr – ha aggiunto – prevede investimenti per una Alta velocità di rete per la velocizzazione della Napoli-Salerno-Reggio Calabria e l’upgrading ed elettrificazione della linea Ionica Sibari-Catanzaro Lido-Reggio Calabria che, tra l’altro, in parte risultavano già finanziati. La carenza di indicazioni, tra l’altro, si collega in maniera evidente allo studio di fattibilità che, sulla base degli annunci del Mit, discordanti dalle notizie fornite da Rfi, doveva essere pronto per fine novembre e che la Regione Calabria sta ancora attendendo di esaminare nonostante le reiterate richieste. Lo studio non c’è ancora ma le scelte vanno avanti».

«Anche gli interventi del progetto Green Port – ha proseguito Catalfamo – non riguardano la Calabria e si concentrano sulle nove Autorità di sistema portuale nel Centro-Nord. Non ci sono interventi per il porto di Gioia Tauro, tra i più importanti al mondo».

«Non ci sono interventi specifici – ha aggiunto ancora – per gli aeroporti in generale – per i quali sembra essere prevista la sola digitalizzazione – mentre è ormai evidente da anni l’impossibile gestibilità economica degli aeroporti minori. Non c’è la realizzazione del Ponte sullo Stretto, rivendicato dalla Calabria e anche dalla Sicilia su tutti i tavoli istituzionali perché ritenuto infrastruttura necessaria per garantire il collegamento tra l’Europa e il Mediterraneo. Purtroppo, come per l’Av ferroviaria, anche questa assenza era ampiamente prevedibile se non addirittura preannunciata dal Mit».

«In questi ultimi mesi – ha sottolineato Catalfamo – la Regione Calabria e il dipartimento Infrastrutture hanno più volte segnalato al Mit la necessità di accelerare l’iter di progettazione e realizzazione delle grandi infrastrutture di collegamento rapido tra la Calabria e il resto del Paese. Il ministro aveva garantito che i fondi per la progettazione di fattibilità dell’alta velocità ferroviaria, nel tratto tra Salerno e Reggio, stanziati dal Governo nel mese di maggio, sarebbero stati immediatamente utilizzati e che, entro due mesi, sarebbe stato presentato il risultato dello studio. Ad oggi, nonostante siano trascorsi molto più dei due mesi annunciati dal ministro, non si ha traccia di questo studio e Rfi non ha dato neanche informazioni sull’avvenuto affidamento dell’incarico ai progettisti incaricati di redigerlo».

«Tutto ciò – ha  concluso – denota una scarsissima attenzione del Governo verso le problematiche del Sud e della Calabria in particolare. Si assegnano risorse molto inferiori a quelle destinate al Nord e le progettazioni da parte dei soggetti gestori della rete – in particolare Rfi, su cui la Regione non ha alcun potere di controllo e di indirizzo – avvengono con tempi estremamente più lunghi rispetto alle stesse progettazioni in altre aree del Paese». (rcz)

Lavoratori Lsu-Lpu, Orsomarso chiede al Governo proroga di tre mesi

In una nota urgente, l’assessore regionale al Lavoro, Fausto Orsomarso, ha chiesto al Governo di inserire nella legge di bilancio una proroga di tre mesi per la stabilizzazione degli ex lsu-lpu calabresi, per la quale è sufficiente uno stanziamento di 7,5 milioni di euro, nelle more della soluzione di alcune problematiche di carattere normativo nazionale.

Orsomarso – spiega una nota dell’assessorato – «si è pure confrontato con le deputate Wanda Ferro ed Enza Bruno Bossio che, insieme a diversi rappresentanti della deputazione parlamentare calabrese, di maggioranza e minoranza, hanno presentato emendamenti alla legge di bilancio per porre rimedio ad alcune incongruenze che ostacolano la procedura di stabilizzazione».

«La questione – continua la nota – riguarda anche l’allineamento delle posizioni tra gli lpu e gli lsu, i Comuni in condizione di dissesto e predissesto, e le risorse aggiuntive che il governo deve prevedere per garantire una stabilizzazione dignitosa ad almeno 24 ore».

«Questa situazione di indeterminatezza – ha spiegato Orsomarso – non riguarda la Regione, che ha risorse ormai storicizzate, né i Comuni che sono pronti a stabilizzare questi lavoratori che da anni assicurano il funzionamento degli enti e rivendicano giustamente dignità del lavoro e certezze sul futuro».

«Considerato che i lavoratori andrebbero stabilizzati entro il 31 dicembre e in ragione di questa indeterminatezza, si rende necessaria – conclude l’assessore al Lavoro – una proroga di tre mesi affinché i ritardi del governo non si debbano ripercuotere sui lavoratori». (rcz)

Fragomeni: Inaccettabile decisione del Governo di concedere solo il 34% al Sud dei fondi del Recovery Fund

Mariateresa Fragomeni, candidata a sindaco di Siderno, in merito alla ripartizione dei fondi del Recovery Fund, ha dichiarato che «quella che si prospetta è «l’ennesima mortificazione per il Sud: contrariamente a quanto stabilito dalla Commissione Europea, che aveva stabilito per il Mezzogiorno l’assegnazione del 70% delle risorse del Recovery Fund, il governo ha infatti deciso di dirottare diversamente i fondi, concedendo al Sud solo il 34% dei 209 miliardi destinati al nostro Paese».

«Sottovalutando, o ancor meglio non valutando affatto – ha aggiunto – che la decisione di attribuire all’Italia la parte più importante del Recovery Fund è legata proprio al Sud, e alle condizioni economiche in cui versa la sua popolazione».

La Fragomeni, infatti, ha detto di condividere pienamente «il giudizio negativo di tutti i presidenti delle regioni del Sud, al di là degli schieramenti politici. E condivido anche il monito della stessa Svimez, che con il suo presidente Adriano Giannola, ha parlato dei danni storici subiti dal nostro territorio con la sottrazione di circa 60 miliardi ogni anno, da dieci anni, nonché dello stesso ministro Francesco Boccia, che ha sollecitato la necessità di riequilibrare le risorse Nord-Sud», aggiungendo che «se il criterio di valutazione della Commissione Europea avesse, infatti, tenuto conto esclusivamente della popolazione, il nostro Paese avrebbe ricevuto solo 97 miliardi e mezzo di euro, e non 209 miliardi come è stato, grazie proprio al Sud».

«La decisione del Governo – ha proseguito la Fragomeni – risulta, quindi, inaccettabile, e ingiusta non solo dal punto di vista economico, ma anche da quello sociale, perché rinforza ulteriormente il gap esistente da sempre tra Nord e Sud. Ma adesso è in gioco il futuro di tutto il Mezzogiorno, e della Calabria stessa: non possiamo perdere questa straordinaria occasione di rilancio che, altrimenti, potrebbe svanire. Dobbiamo pretendere che si rispetti la quota del 70%, come stabilito dalla Commissione Europea in sede decisionale. Solo così potremo garantire infrastrutture, una nuova organizzazione della sanità, un sistema educativo che accompagni in maniera idonea verso il mondo del lavoro, una svolta digitale ed ecosostenibile del tessuto produttivo, e di tutte le piccole e medie imprese di cui è costituito».

«Ricordando, e sottolineando, che – ha concluso – come è stato stimato,  anche un euro investito al Sud produce un ritorno di 1,3 euro in termini di valore aggiunto, il 25% del quale destinato alle regioni del Centro-Nord. E che, quindi, l’auspicata ripresa economica del Sud potrà essere volano per quella di tutto il territorio nazionale». (rrc)

 

Spirlì al Governo: valuti le proposte che abbiamo avanzato ma che sono rimaste inascoltate

Il presidente f.f. della Regione Calabria, Nino Spirlì, è intervenuto, di nuovo, contro il Governo: «a questo punto, se la Calabria dovesse rimanere zona rossa, la responsabilità sarebbe solo del Governo, incapace di dare una guida alla sanità regionale».

Le ultime vicende della sanità calabrese, infatti, ha visto le mancate nomine di Narciso Mostarda, e di Agostino Miozzo, coordinatore del Comitato Tecnico Scientifico, come commissari della sanità calabrese.

La Presidenza della Regione, infatti, ha spiegato che dopo la telefonata del 25 novembre tra Spirlì e il presidente del Consiglio Giuseppe Conte, «è calato il silenzio, nonostante, per il bene dei calabresi, dalla Giunta regionale fosse arrivato un parere favorevole».

« «Il Governo – ha detto Spirlì – non è riuscito a dare una amministrazione alla Sanità calabrese e ha pure rifiutato la nostra disponibilità ad affiancarlo nella gestione del comparto. Così, la poltrona di commissario ad acta è ancora vuota, e i cittadini, nel caso in cui la zona rossa dovesse essere prorogata, si ritroverebbero a pagare per colpe altrui».

«Tutto quello che i Calabresi avrebbero dovuto fare in queste settimane – ha aggiunto – è stato fatto. Hanno rispettato il distanziamento, usato tutti i dispositivi di protezione individuale richiesti e abbassato le saracinesche delle loro attività commerciali, rischiando il tracollo. Quanto alla favola degli ospedali sull’orlo del collasso, si è smentita da sola, in quanto – a parte qualche periodo di maggiore afflusso, come accade dalle Alpi fino a Lampedusa e Pantelleria – negli altri giorni la disponibilità di posti in terapia intensiva e sub-intensiva e di letti ordinari c’è sempre stata».

«Lo spauracchio della morte alle porte degli ospedali, quindi – ha detto ancora – è stato solo un espediente per rappresentare la Calabria come uno Stato del quarto mondo in cui inviare medici missionari o salvatori muniti di super poteri».

«Resta l’amarezza, accompagnata dalla consapevolezza che, in terra di Calabria – ha concluso il presidente – i grandi geni nascono e, per quanto riguarda molti, restano. Mi auguro solo che il Governo, adesso, rifletta seriamente sulle proposte che abbiamo avanzato più volte ma che, purtroppo, non sono mai state ascoltate o prese in considerazione». (rrm)

Passo indietro del Governo sulle risorse al Sud
La promessa del 34% rischia di non valere più

di SANTO STRATI – Promesse da marinaio: non sapevamo delle frequentazioni marine dell’avvocato del popolo Conte “Giuseppi” (come lo chiama Trump), ma il suo impegno proclamato e conclamato appena pochi mesi fa sulle risorse da destinare al Sud è pronto ad andare in soffitta. Sospesa fino a nuovo ordine la norma – perentoria – che imponeva di riservare il 34% della spesa per gli investimenti al Mezzogiorno. Almeno è quanto prevede un documento riservato della Presidenza del Consiglio, elaborato dal Dipartimento per la Programmazione e il Coordinamento della Politica Economica. Nel documento sono presenti alcune proposte per far ripartire il Paese dopo l’emergenza sanitaria. Una ripartenza, che – a quanto pare – va fatta a spese del Mezzogiorno e, ovviamente della Calabria.

A dare l’allarme di questo inspiegabile e illogico passo indietro sono i deputati dem del Mezzogiorno (tra cui i calabresi Enza Bruno Bossio e Antonio Viscomi) che hanno inviato una lunga e arrabbiata nota al Presidente Conte.

I deputati democratici del  Mezzogiorno ritengono «imprescindibile che il Governo mantenga, ribadendola con forza, una linea politica per lo sviluppo economico e sociale delle regioni meridionali che da un lato favorisca una pronta ripartenza del proprio tessuto produttivo e dall’altro permetta il recupero progressivo dei divari economici e infrastrutturali con il resto del Paese». A tal fine, – dicono i parlamentari – «consideriamo i seguenti punti come componenti fondamentali e non derogabili di questa strategia:

1. mantenere il vincolo di destinazione territoriale delle risorse del Fondo per lo sviluppo e la coesione (FSC) congiuntamente a quelle degli altri Fondi strutturali, al fine di promuovere le politiche per lo sviluppo della coesione sociale e territoriale e la rimozione degli squilibri economici e infrastrutturali tra le regioni;

2. considerare le risorse di cui al punto 1) aggiuntive rispetto a qualsiasi altro strumento di finanziamento ordinario e/o straordinario, non derogando così al criterio dell’addizionalità previsto per i fondi strutturali dell’Unione Europea;    

3. rispettare la cosiddetta ‘clausola del 34%’ che prevede la distribuzione degli stanziamenti in conto capitale delle Amministrazioni Pubbliche in proporzione alla popolazione nelle varie regioni italiane. Il 34% è, infatti, la percentuale della popolazione residente nel territorio delle regioni Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sardegna e Sicilia».

È opportuno far notare che il Presidente Conte, a fine novembre aveva dichiarato che il Governo intendeva dare attuazione «alla nota “Quota 34”, ovvero un criterio di riequilibrio territoriale della spesa per investimenti» riconoscendo che la quota di spesa effettiva del 28% rilevata nell’ultimo decennio si è tradotta «in una vera e propria perdita di risorse per investimenti al Sud, che si riflette anche in quel crollo delle dotazioni infrastrutturali». Quindi il premier per sanare questo squilibrio aveva stabilito, attraverso un’apposita norma in legge di bilancio, che «tutti i programmi pubblici di investimento devono distribuire ex ante le risorse in maniera proporzionale alla distribuzione della popolazione sul territorio».

Magnifica proposizione d’intenti, ribadita peraltro a Gioia Tauro alla presentazione del Piano per il Sud con il ministro Peppe Provenzano.

Quest’ultimo – convinto meridionalista – aveva esposto chiaramente nella sua premessa che «Colmare i divari territoriali non è solo un atto di giustizia, è la leva essenziale per attivare il potenziale di sviluppo inespresso del nostro Paese… L’Italia sarà quel che il Mezzogiorno sarà. Nessuno si salva da solo. La sfida del Sud – aveva detto Provenzano – è la più difficile di tutta la nostra storia unitaria. Ma non è una causa persa… Lo sviluppo e la coesione sono “missioni”. Non riguardano solo i meridionali, ma tutti coloro che sono impegnati nella battaglia per rendere l’Italia un paese più giusto e avanzato. Le istituzioni e i cittadini, la politica e la società devono combatterla fianco a fianco. Consapevoli delle difficoltà, certo, ma anche del mare di opportunità che abbiamo di fronte. Possiamo aprire una nuova pagina. Dobbiamo scriverla insieme».

E il primo passo verso questa “mission” era proprio quel ristabilimento – intoccabile – secondo Conte – del 34& del riparto di spesa da destinare al Mezzogiorno.

Peccato che – come fanno notare i deputati dem nella lettera a Conte – nel documento (alle pagine 129-132) siano «previste due ipotesi di intervento che riteniamo ingiustificate e in grave danno al Mezzogiorno, territorio che rappresentiamo. Nello specifico, – osservano i parlamentari dem – si tratta di una proposta concernente il superamento dell’attuale riparto delle risorse del FSC (80% Mezzogiorno e 20% Centro Nord) per promuovere una nuova redistribuzione che assicuri, evidentemente, una quota maggiore di risorse al Centro-Nord a discapito del Mezzogiorno e di una seconda proposta che riguarda la sospensione (non è specificato per quanto tempo) della norma che prevede di destinare il 34% degli stanziamenti in conto capitale della Pubblica Amministrazione al Mezzogiorno. Con ogni probabilità, anche in questo caso, l’intenzione dell’estensore è quella di ridurre le risorse a favore delle regioni meridionali, assicurandone una fetta maggiore alle altre».

È evidente che l’emergenza coronavirus faccia perdere il controllo anche al più equilibrato dei governanti, ma un minimo di buon senso avrebbe suggerito di immaginare ben altri scenari nella ricerca di soluzioni anti-Covid.

Tanto per dare un’idea del danno che andrebbe a ripercuotersi su tutto il Meridione è interessante ripescare l’interrogazione dello scorso luglio con primo firmatario l’on. Francesco Boccia (attuale ministro delle Regioni) presentata al Governo dai parlamentari dem della coalizione giallo-rossa. Secondo i dati dei conti pubblici territoriali, – evidenziava l’interrogazione – negli ultimi dieci anni la quota di risorse ordinarie in conto capitale della Pubblica Amministrazione al Mezzogiorno è stata in media intorno al 26%, ben 8 punti percentuali in meno rispetto alla percentuale di popolazione residente in quei territori. Ciò si è tradotto in un trasferimento dalle regioni meridionali a quelle del Centro-Nord di circa 4 miliardi all’anno di risorse ordinarie in conto capitale per una perdita complessiva di oltre 40 miliardi nel decennio.

«Dalla lettura di questi dati – si legge nell’interrogazione dei deputati dem eletti nelle regioni meridionali – appare evidente che l’arretramento infrastrutturale del Mezzogiorno, che in larga parte spiega anche il mancato recupero del divario di crescita con le restanti aree del Paese, sia l’effetto inevitabile del taglio delle risorse per la spesa in conto capitale».

Il “marinaio” Conte con il consueto garbo che lo contraddistingue, quando parla al “popolo” si era allargato nel suo entusiasmo del ritrovato meridionalismo: «Sono profondamente convinto – e su questo vi posso assicurare che ho trovato piena consonanza in tutto le componenti di Governo – che abbattere i divari territoriali fra Nord e Sud e fra aree urbane ed aree interne non risponda esclusivamente ad una logica di equità e di corretta redistribuzione delle risorse fra i territori. Riportare il Mezzogiorno su una traiettoria di crescita sostenuta, è una condizione irrinunciabile per garantire lo sviluppo economico dell’intero nostro Paese».

Bene, Presidente Conte, che fa, si rimangia gli impegni? E cosa racconterà ai calabresi, ai meridionali, il buon Provenzano che è rimasto – causa Covid – al palo col suo magnifico Piano per il Sud?

Dirà che il Governo ha scherzato? Attenzione, non è una mano di poker, qui c’è da pensare e ripensare non più alle mille malefatte ai danni del Sud che decenni di cattivo governo (di qualunque colore fosse) hanno provocato, bensì guardare al dopo-Covid.

In un Mezzogiorno che se è stato – grazie a Dio – in gran parte risparmiato dall’epidemia rispetto ai tragici numeri delle tre regioni dell’autonomia differenziata (e soprattutto mancata, per fortuna!), nondimeno ha necessità di far ripartire le aziende, rimettere in moto l’economia reale, con investimenti infrastrutturali, sostegni agli imprenditori, sgravi per incentivare assunzioni e nuova occupazione. E vedersi sottrarre di nuovo risorse finanziarie. Con tutto il rispetto per il disastrato Nord di oggi. Se vi pare poco… (s)