EDILIZIA E ABUSIVISMO: È MAGLIA NERA
CALABRIA, ESEGUITE POCHE DEMOLIZIONI

È un’altra maglia nera, quella ‘assegnata’ alla Calabria, per quanto riguarda la demolizione edilizia abusiva e sulla trasparenza delle pubbliche amministrazioni. Nel primo caso, infatti, la nostra regione ha registrato l’11,2% di ordinanze di demolizioni eseguite dal 2004 al 2020, ovvero 133, mentre per quanto riguarda la trasparenza delle pubbliche amministrazioni, invece, solo 15 sono stati i Comuni che hanno risposto al questionario di Legambiente su 404.

È quanto è emerso dalla seconda edizione del dossier Abbatti l’Abuso di Legambiente sulle mancate demolizioni edilizie nei Comuni italiani, che fotografa una Italia «spaccata in due»: sulla base delle risposte complete date dai 1.819 comuni (su 7.909) al questionario di Legambiente, nella Penisola dal 2004, anno dell’ultimo condono, al 2020, è stato abbattuto solo il 32,9% degli immobili colpiti da un provvedimento amministrativo, un dato “trainato” dall’attività degli enti locali delle regioni del Centro Nord.

In Calabria, infatti, dal 2004 al 2020, su 1.192 ordinanze di demolizione emesse, solo 133 sono state eseguite, ovvero l’11,2%. Gli immobili abusivi trascritti al patrimonio immobiliare del Comune sono stati appena 5, lo 0,4%. Delle restanti ordinanze non ottemperate, 1.059, solo 33 sono state trasmesse al Prefetto.

Maglia nera anche per la “trasparenza” delle pubbliche amministrazioni: solo 15 sono stati i Comuni che hanno risposto al questionario di Legambiente su 404. La provincia peggiore è stata quella di Crotone con un risultato pari a zero, preceduta da Vibo Valentia (2%), Reggio Calabria (2,1%), Catanzaro (3,8%).

«Sono numeri preoccupanti – ha dichiarato Anna Parretta, presidente di Legambiente Calabria – che dimostrano ancora una volta come l’abusivismo edilizio in Calabria sia una tra le tante piaghe di questa regione colpita da una cementificazione selvaggia che deturpa il nostro territorio ed in particolare le splendide coste, luoghi tra i più colpiti dal fenomeno. Si tratta purtroppo di numeri che non stupiscono alla luce del Rapporto Ecomafia che Legambiente ha presentato lo scorso mese di dicembre e che vedeva la Calabria al terzo posto nel ciclo illegale del cemento con 1.173 reati, 1.352 persone denunciate, 9 persone arrestate e 459 sequestri avvenuti nel 2019».

«Non siamo sorpresi dai dati del Dossier Abbatti l’abuso – ha concluso – ma siamo sempre più amareggiati, ed allo stesso tempo motivati, a continuare le nostre battaglie per contribuire al ripristino della legalità in Calabria e al rispetto dell’ambiente».

Il “pasticcio” della circolare del Ministero

«Un allarme sui dati – si legge nel dossier – a cui si aggiunge anche il “pasticcio” generato nelle scorse settimane dalla circolare interpretativa inviata dal Ministero dell’Interno a tutte le prefetture che va ad azzerare l’efficacia della norma, inserita nella L.120/2020, c.d. Dl Semplificazioni, che attribuisce ai prefetti il potere sostitutivo nelle demolizioni degli abusi edilizi, di fronte all’inerzia dei Comuni che emettono le ordinanze ma non le eseguono».

«Applicando le disposizioni della circolare ministeriale – ha denunciato Legambiente – si va a restringere l’ambito d’azione dei prefetti ai soli abusi edilizi accertati dopo l’entrata in vigore della legge e, escludendo tutte le ordinanze su cui sia pendente un ricorso per via amministrativa, decine di migliaia di manufatti illegali sono destinati a rimanere esattamente dove sono, com’è successo finora. A confermare l’inequivocabile senso della norma sono le 935 ordinanze inevase trasmesse, da settembre 2020 a marzo 2021, dai Comuni alle prefetture».

«Procedere con gli abbattimenti – ha spiegato Stefano Ciafani, presidente nazionale di Legambiente – è il migliore deterrente perché si scongiuri il sorgere di nuovi abusi edilizi. Il quadro che emerge dal nostro dossier conferma la necessità, non più procrastinabile, di avocare allo Stato il compito di riportare la legalità dove le amministrazioni locali non sono riuscite a farlo per decenni. Per questo, su proposta di Legambiente, lo scorso, anno è stata approvata una norma inserita nel Dl Semplificazioni che assegna alle prefetture la responsabilità di demolire stante l’inerzia prolungata dei Comuni; ma con la sconcertante circolare interpretativa della legge del Ministero dell’Interno ora ciò verrà meno andando a tradire il senso e l’obiettivo di quanto approvato in Parlamento».

«Per questo – ha aggiunto – abbiamo elaborato un emendamento all’ultimo decreto “Semplificazioni” del governo Draghi con l’obiettivo di ricondurre a un’interpretazione autentica della disposizione, nel pieno rispetto della ratio legis, fugando ogni margine di dubbio circa la sua applicazione. Alla ministra Lamorgese e al Parlamento chiediamo di rivedere e correggere la nota interpretativa del ministero riaffermando il potere d’intervento dei Prefetti su tutte le ordinanze emesse dai Comuni. Per liberare il Paese dallo sfregio del cemento selvaggio e dall’abusivismo impunito serve un netto cambio di direzione che solo la classe politica può intraprendere, non sono ammessi più ritardi o passi falsi».

Per Legambiente, siamo di fronte a un dato che conferma la corretta interpretazione della legge da parte degli uffici comunali e la bontà della ratio della norma fortemente voluta da Legambiente, che deve sancire un definitivo cambio di passo sul fronte delle demolizioni, avocando allo Stato il compito di ripristinare la legalità quando i Comuni, per tutte le ragioni che sono state alla base dell’intervento legislativo (a cominciare da quelle legate ai contraccolpi sul consenso elettorale), non hanno provveduto. (rrm)

Legambiente presenta i dati calabresi del monitoraggio “Civico 5.0”

Domani pomeriggio, alle 15.30, in diretta FB sulla pagina di Legambiente Calabria, Legambiente presenta i dati calabresi del monitoraggio Civico 5.0, la campagna nazionale di Legambiente che nasce con l’obiettivo di stimolare tutta la filiera che ruota intorno al mondo dei condomini e a ripensare a questi spazi, sia in termini di opportunità di riqualificazione edilizia che di creazione di senso di comunità.

La campagna parte dall’applicazione di soluzioni che possano non solo ridurre i costi nel bilancio familiare, ma anche migliorare la qualità di vita, il comfort abitativo e contribuire in modo importante alla lotta contro i cambiamenti climatici, contro l’inquinamento atmosferico e la riduzione di risorse importanti come l’acqua e il suolo.

Il report, quest’anno, ha coinvolto 38 famiglie, di cui 9 in edilizia popolare, nelle città di Torino, Modena, Roma, Napoli e Reggio Calabria, in particolare il quartiere Arghillà.

Saranno presenti l’assessore alla Tutela dell’Ambiente della Regione Calabria Sergio De Caprio; il vicesindaco della città di Reggio Calabria, Antonino Perna; la presidente di Legambiente Calabria, Anna Parretta; la direttrice di Legambiente Calabria,Caterina Cristofaro; la responsabile Energia di Legambiente Katiuscia EroeSibilla Amato dell’Ufficio Energia di Legambiente; la presidente del Circolo di Reggio Calabria, Nicoletta Palladino; lo specialista assistenza tecnica Fassa Bortolo, Alessandro Fasano; la responsabile affari istituzionali territoriali Over Fiber, Paola Martinez; l’amministratore delegato di Azzero CO2, Sandro Scollato; il responsabile Anaci Rc, Gaetano Mulonia.

Nell’Italia del Superbonus – l’incentivo per la riqualificazione edilizia più generoso al mondo – la precarietà energetica è un fenomeno in costante crescita che colpisce oltre due milioni di famiglie: a incidere particolarmente sui loro bilanci è la spesa termica, che può arrivare, in casi eccezionali, a superare i 3 mila euro annui. Sebbene dall’inizio del 2021 gli interventi di efficientamento siano cresciuti del 514%, questi hanno interessato le categorie di famiglie più agiate, procedendo a ritmi troppo lenti nell’edilizia pubblica e, soprattutto, nelle periferie. Altrettanto lenti, se non del tutto inesistenti, gli strumenti per facilitare l’accesso agli incentivi delle famiglie in difficoltà, non in grado di sostenere i costi extra bonus, che vivono criticità dell’abitare spesso al limite. (rrm)

Al via la campagna di sensibilizzazione di Legambiente “Spiagge e fondali puliti 2021”

Anche in Calabria sono in programma diverse iniziative nell’ambito della campagna di volontariato ambientale Spiagge e fondali politi 2021 promossa da Legambiente, il cui slogan è Fai anche tu la tua parte: per contrastare la presenza dei rifiuti che vedi sulle spiagge e che finiscono in mare, ogni tua scelta quotidiana è importante e può fare la differenza.

Dopo i monitoraggi di beach litter già effettuati sugli arenili di Isola Capo Rizzuto, Cariati ed altre spiagge calabresi, le iniziative di pulizia programmate al momento dai circoli locali di Legambiente sono previste nelle giornate di venerdì 14 e sabato 15 maggio sulle spiagge di Santa Domenica di Ricadi e di Nicotera e nella giornata di sabato 23 maggio a Stalettì sulla spiaggia di Caminia e ad Isola Capo Rizzuto sulla spiaggia dei Gigli. Altri appuntamenti che si aggiungeranno, saranno comunicati sulla pagina facebook di Legambiente Calabria.

La campagna 2021 sarà anche caratterizzata da un contest fotografico attraverso il quale Legambiente inviterà tutti a condividere su Instagram le foto del “bottino” di rifiuti con gli hashtag #CiPiaciUnSacco e #SpiaggeFondaliPuliti e taggando l’associazione ambientalista nei tuoi post! Le foto più simpatiche vinceranno una shopper in tessuto “Ci Piaci un sacco!”

«La campagna spiagge e fondali puliti – ha dichiarato Anna Parretta, presidente di Legambiente Calabria – è particolarmente importante nella nostra regione perché oltre alla rimozione dei rifiuti, si prefigge l’obiettivo di sensibilizzare i cittadini sul grave fenomeno dell’abbandono dei rifiuti nell’ambiente».

«Si tratta – ha spiegato – di una battaglia di civiltà perché chi abbandona un rifiuto nell’ambiente non solo commette un atto illegale, ma sta avvelenando il territorio, i corsi d’acqua ed il mare e sta pregiudicando la nostra salute. Basterebbe anche solo pensare che i rifiuti spiaggiati che arrivano in mare attraverso i fiumi o dagli scarichi non depurati, sono composti prevalentemente da plastica, uno dei principali nemici del mare e della biodiversità.Le specie marine minacciate direttamente o indirettamente dalla plastica nel Mediterraneo sono circa 260, senza contare che le plastiche, degradate a microplastiche, vengono ingerite dai pesci ed entrano nel nostro ciclo alimentare».

Top Ten dei rifiuti spiaggiati

Anche quest’anno si confermano al primo posto nella top ten dei rifiuti spiaggiati, gli oggetti e i frammenti di plastica o di polistirolo non identificabili, che insieme rappresentano circa il 29% dei rifiuti registrati. Al terzo posto imozziconi di sigarette (l’8,7% dei rifiuti rinvenuti), seguiti da tappi e coperchi in plastica (8,3%), cotton fioc in plastica (5,4% dei rifiuti monitorati). Questi ultimi sono il simbolo per eccellenza di maladepurazione (spesso infatti vengono gettati nel wc) e in Italia sono al bando in favore di alternative più sostenibili e compostabili. Al sesto posto troviamo le bottiglie e contenitori in plastica per bevande (4,3%), seguiti dalle stoviglie usa e gettain plastica (bicchieri, cannucce, posate e piatti di plastica) con il 3,8%. All’ottavo posto reti o sacchi per mitili o ostriche (3,2%), seguite da materiale da costruzione (calcinacci, mattonelle, tubi di silicone, materiali isolanti) con il 2,5%. A chiudere la top ten oggetti e frammenti in plastica espansa (non polistirolo) (2,3%) ritrovati soprattutto presso la foce dei fiumi Uniti a Ravenna. (rrm)

Legambiente incontra la sottosegretaria Nesci per la discarica di Scala Coeli: Fare luce sulla vicenda

Legambiente, guidata da Stefano Ciafani, ha incontrato la sottosegretaria per il Sud, Dalila Nesci, chiedendole di fare luce in merito all’ampliamento della discarica in località Pipino, a Scala Coeli.

Insieme al presidente Ciafani, il presidente del Circolo Nicà di Scala Coeli, Nicola Abruzzese e i parlamentari del Movimento 5 StellePaolo Parentela ed Elisa Scutellà.

 «Abbiamo segnalato alla sottosegretaria – hanno spiegato Ciafani ed Abbruzzese – una serie di situazioni poco chiare che si sono verificate nell’iter autorizzativo della discarica con un decreto di autorizzazione dei lavori di ripristino, disposti dal commissario ad Acta, nonostante vi fosse una sospensiva del precedente decreto autorizzativo che si concluderà il 23 giugno prossimo davanti al Tar Calabria in udienza pubblica».

Al termine dell’incontro, la sottosegretaria al Sud Nesci si è resa disponibile a promuovere incontri istituzionali per approfondire e fare chiarezza sulla vicenda.

«Legambiente continuerà a lavorare – ha dichiarato la presidente regionale Anna Parretta – affinché in Calabria si archivi la stagione delle discariche, garantendo la realizzazione di impianti di riciclo, a partire da quelli che trattano l’organico da raccolta differenziata. Solo così, grazie a nuovi impianti per il recupero di materia, ci libereremo definitivamente dalla dittatura delle discariche ancora molto presente in regione». (rrm)

Legambiente presenta ricorso al Tar per ampliamento della discarica di Scala Coeli

Legambiente, tramite i suoi legali, ha presentato, nuovamente, ricorso al Tar per la Calabria, per l’ampliamento della discarica di Scala Coeli.

Nello specifico, si chiede di disporre  una verifica per accertare se il sito, con tutte le criticità che presenta, possa ricevere l’ampliamento della discarica e nello specifico se gli ultimi interventi, disposti dal commissario ad Acta, Giuseppe Bruno, per garantire il corretto deflusso delle acque meteoriche, siano giustificati da una effettiva necessità d’urgenza e se non rappresentino invece, una anticipazione dell’ampliamento ed interferiscano con il demanio idrico e la regimentazione delle acque, arrecando danno e modificando in maniera irreversibili lo stato dei luoghi.

In una nota congiunta, il presidente nazionale, Stefano Ciafani, la presidente regionale Anna Parretta, e il presidente del Circolo “Nicà” di Scala Coeli, Nicola Abruzzese, hanno dichiarato che, «ancora una volta, la Calabria non riesce a fare quel cambio di rotta necessario a risolvere una volta per tutte il problema dei rifiuti ponendo fine alla logica delle discariche ed iniziando a realizzare, in ogni provincia, impianti per il riciclo degli stessi a partire dai digestori anaerobici per produrre biometano e compost di qualità, come scritto nelle nostre proposte al Governo nazionale da inserire nel Pnrr. Come in altre occasioni, ricordiamo che le discariche sono l’ultimo anello nella catena nel trattamento dei rifiutie non il primo. Raccolta differenziata, riduzione dei rifiuti prodotti, riuso e riciclo: sono queste le parole chiavi per uscire dall’emergenza rifiuti».

«La battagliacontro l’ampliamento della discarica di Scala Coeli – hanno detto Ciafani, Parretta e Abruzzese – portata avanti da cittadini, agricoltori, allevatori e tantissimi giovani del territorio, continuerà senza tregua, così come sarà costante e continua l’azione di Legambiente, a tutti i livelli, nel cercare di cambiare in meglio la nostra regione, una delle più belle d’Italia, che non immaginiamo come piena di buche dove sotterrare rifiuti, ma sempre più green, sostenibile, moderna, efficiente, rispettosa e solidale».

«Questa è la Calabria – hanno concluso – che abbiamo il dovere di consegnare ai nostri figli. L’economia circolare dei rifiuti insieme ad uno stile di vita più sostenibile sono l’unica strada da percorrere per una modernità rispettosa dell’ambiente e di tutti noi». (rrm)

Legambiente boccia l’alta velocità ferroviaria Salerno-Reggio

Il quotidiano Il Manifesto ha pubblicato ieri l’intervento del vicepresidente di Legambiente Edoardo Zanchini, che stronca e boccia il progetto dell’alta velocità ferroviaria tra Salerno e Reggio Calabria, augurandosi che il ministro Giovannini «riesca a realizzare il cambio di impostazione di cui ha bisogno il nostro Paese. Perché la sfida non è risparmiare 45 minuti su 400 chilometri di tracciato, ma realizzare qualcosa di davvero utile. Che dia la possibilità di collegare più velocemente Napoli con Reggio Calabria».

Con tutto il rispetto per le opinioni di Zanchini e Legambiente, non ci risultano ancora disponibili tappeti volanti (di un’improbabile Aladdin Airlines) da utilizzare sulla vergognosa tratta Salerno-Reggio Calabria e salvo a voler insistere au una mobilità in-sostenibile nel nostro territorio, saremmo curiosi di capire quali sono le soluzioni «alternative”, per «salvare gli appennini calabresi» da nuovi scavi e gallerie. Ai lettori proponiamo integralmente lo scritto di Zanchini che è apparso ieri sul quotidiano “comunista”, così da permettere di conoscere le idee di Legambiente sulla Calabria.  (s)

«L’ebbrezza dei finanziamenti europei – scrive Zanchini – può generare mostri. L’idea che grazie alle risorse di Next generation UE tutto sia possibile è particolarmente pericolosa per un Paese come il nostro, come purtroppo abbiamo già visto nell’ennesima ripresa del penoso dibattito sul Ponte sullo stretto di Messina. Ma forse ancora più preoccupante è quanto si trova nero su bianco nel progetto di nuova linea ad alta velocità tra Salerno e Reggio Calabria presentato da RFI.

Chi può essere contrario a rendere più veloci e frequenti i collegamenti in treno al Sud? Nessuno, eppure il progetto proposto è da contrastare con forza, come l’idea che l’area del Paese che più ha bisogno di attenzioni e investimenti la si possa rilanciare con una nuova linea ferroviaria a doppio binario tra le montagne dell’Appennino, dove i treni possano correre a 300 chilometri all’ora. Ossia in una delle zone più complicate del Continente da un punto di vista morfologico e sismico, per cui la spesa inevitabilmente schizza alle stelle, con una previsione che si aggira tra i 22 e i 29 miliardi di euro. Ma siamo ancora a un preventivo di massima, come si scrive con chiarezza, tutto da verificare. Ancora prima delle questioni ambientali, che pure sono rilevanti con quasi 190 chilometri di gallerie da scavare e viadotti da tirare su tra Battipaglia, Praia e Tarsia, è proprio la spesa prevista a risultare inaccettabile. 

Se pure quelle risorse vi fossero, ed è tutto da dimostrare, vi sono certamente altre priorità più urgenti in territori dove in questi anni si è visto tagliare tutto: dalla sanità alla scuola, dagli interventi per fermare il dissesto idro-geologico al recupero di un patrimonio edilizio sempre più degradato. Senza considerare che in questa area del Paese negli ultimi dieci anni gli intercity e i treni regionali in circolazione si sono ridotti e sono ancora invecchiati. Evidentemente in Italia non ci sono i soldi per garantire i treni in circolazione, ma possono trovare per l’opera più costosa che il nostro Paese abbia mai messo in campo. Il problema è che anche da un punto di vista trasportistico il gigantismo del progetto proprio non sta in piedi. Nelle 222 pagine consegnate alle commissioni parlamentari manca l’unica simulazione che ci si sarebbe aspettati: ossia come migliorare la linea a doppio binario che oggi esiste tra Salerno e Reggio Calabria, con investimenti tecnologici, varianti nei tratti problematici, revisione delle sagome di alcune gallerie per renderle percorribili anche ai nuovi treni merci più lunghi, adeguamento di alcuni raggi di curvatura. E poi, rafforzamento delle connessioni con i porti di Gioia Tauro, con l’aeroporto di Lamezia Terme e con Cosenza, con la linea Jonica verso Taranto e Bari. 

Tutto questo non c’è, forse perché non piaceva a chi non vede l’ora di potersi candidare a muovere cemento a caro prezzo, come è sempre avvenuto in Italia per i cantieri dell’alta velocità che sono i più costosi d’Europa. Dobbiamo augurarci che il ministro Giovannini riesca a realizzare, proprio a partire da questo progetto, il cambio di impostazione di cui ha bisogno il nostro Paese. Perché la sfida non è risparmiare 45 minuti su 400 chilometri di tracciato, ma realizzare qualcosa di davvero utile. Che dia la possibilità di collegare più velocemente Napoli con Reggio Calabria, ma soprattutto di dare un segnale di cambiamento da subito a chi vive in questa parte del Paese. Un progetto che renda possibile quello che oggi rimane un sogno per cittadini e turisti, ossia di muoversi senza auto tra città, porti e aeroporti, località balneari. 

Sono queste le idee che devono trovare spazio nel recovery plan italiano, lasciando da parte le ambizioni di chi vorrebbe riempire di gallerie l’appennino».

(Edoardo Zanchini, vicepresidente di Legambiente)

[courtesy Il Manifesto]

Legambiente presenta al Governo le proposte per il Piano nazionale di ripresa e resilienza

Nella giornata di domani, in diretta sul Sky e in streaming su Legambiente.it e lanuovaecologia.it, Legambiente presenta al Governo le proposte per il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza.

Interverranno il ministro della Transizione ecologica, Roberto Cingolani, il ministro degli Affari esteri Luigi Di Maio, il ministro delle Infrastrutture e della mobilità sostenibili Enrico Giovannini, il ministro del Lavoro e delle politiche sociali Andrea Orlando, il ministro per il Sud e la Coesione territoriale Maria Rosaria Carfagna, il ministro delle Politiche agricole, forestali e alimentari Stefano Patuanelli, il sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei Ministri Vincenzo Amendola, il Procuratore nazionale Antimafia Federico Cafiero De Raho, la >vicepresidente Regione Emilia-Romagna , la portavoce Forum Terzo Settore Claudia Fiaschi, il segretario generale Cgil Maurizio Landini. (rrm)

TANTA ACQUA SPRECATA NEL MEZZOGIORNO
CALABRIA PRIMA NEI CONSUMI PRO-CAPITE

La Calabria è la regione con il maggiore consumo pro-capite di acqua potabile: è quanto emerge da un dossier di Legambiente, predisposto in occasione della Giornata Mondiale dell’Acqua. L’Italia, peraltro, è prima in Europa per prelievi di acqua a uso potabile, quindi risulta, nel complesso, un Paese a stress idrico medio-alto secondo l’Oms, poiché utilizza il 30-35% delle sue risorse idriche rinnovabili, con un incremento del 6% ogni 10 anni. La Calabria, tra tutte le regioni, è quella, tra le altre cose, che necessita di maggiori investimenti per quanto riguarda l’efficientamento della rete idraulica.

Fabio Borrello, presidente del Consorzio di Bonifica Ionio Catanzarese, parla di interventi per circa 527 milioni di euro, una somma non da poco, se si considera che in Calabria «anche per effetto dei cambiamenti climatici, si stanno già verificando e si verificheranno, con sempre maggiore frequenza, accanto ad eventi alluvionali estremi, fenomeni di grave siccità o carenza idrica» ha ricordato Anna Parretta, presidente di Legambiente Calabria.

« Il dossier di Legambiente – ha detto Parretta – ci consegna una situazione allarmante che dovrebbe indurre le Autorità competenti ad agire con estrema urgenza per la tutela e valorizzazione delle fonti idriche e di tutti i servizi connessi. È necessario tenere molto alta l’attenzione su un tema così importante per la salute e per la stessa sopravvivenza della specie umana. L’acqua è un bene comune e costituisce un diritto che non può subordinato agli interessi privati ed al profitto».

Legambiente, nel suo dossier Acque in rete. Criticità e opportunità per migliorarne la gestione in Italia, rileva che per quanto riguarda le perdite di rete, «i dati raccontano come l’acqua che preleviamo non venga trattata adeguatamente e in modo sostenibile, ma spesso dispersa e sprecata, con un gap tra acqua immessa nelle reti di distribuzione e acqua effettivamente erogata che va da una media del 26% nei capoluoghi del Nord al 34% in quelli del Centro Italia, fino al 46% nei capoluoghi del Mezzogiorno».

Nel complesso, fino al 78%dell’acqua distribuita nelle città italiane può andare “sprecata” tramite le perdite nella rete di distribuzione, come nel caso di Frosinone. Tra le città metropolitane, dal 2014 al 2019 soltanto Bologna, Firenze, Milano e Torino si sono mantenute sotto il dato medio nazionale del 37%. C’è ancora molto da fare in città come Bari, Cagliari e Roma, costantemente rimaste al di sopra della media. Nel 2019, i consumi medi pro-capite di acqua nelle città capoluogo italiane non sono scesi sotto i 100 litri per abitante al giorno: tra quelle meno virtuose troviamo Milano e Reggio Calabria (entrambe oltre i 170 litri), mentre i consumi più contenuti si registrano a Palermo e Napoli (rispettivamente 111 e 114 litri).

Andando più nel dettaglio, nel rapporto si evince come «i tre capoluoghi colabrodo, cioè quelli con le perdite maggiori», siano Campobasso (68,2%), Catanzaro (55,6%) e Bari (49%) e che «le criticità legate alla disponibilità della risorsa idrica sono diventate sempre più rilevanti negli ultimi anni, soprattutto nel Mezzogiorno, area in cui sussistono annose carenze gestionali e strutturali che aggravano la situazione della disponibilità, che deve fare i conti anche con i cambiamenti climatici».

«Secondo i dati Istat – viene riportato – le misure di razionamento dell’acqua per l’uso domestico messe in atto nel 2019 hanno interessato 9 città, principalmente in Sicilia, Calabria, Campania, Abruzzo e Sardegna. Critiche le situazioni di Cosenza, Palermo e Agrigento in particolare che sono dovute ricorrere a misure di razionamento e/o sospensione del servizio in tutto o parte del territorio comunale in tutti i giorni dell’anno, ad Agrigento le misure coinvolgono tutti i quasi 58mila residenti. Più limitati sono i giorni, in alcuni casi sono solo poche ore, per Chieti, Reggio Calabria, Enna, Avellino, Trapani e Caltanissetta. Vibo Valentia, Cagliari e Carbonia, mentre sono per Avellino, Chieti, Cosenza, Reggio Calabria, Enna, Trapani e Caltanissetta. Per alcune città, come Trapani, Palermo Agrigento e Caltanissetta, l’attuarsi di queste misure si rende necessario ogni anno, da oltre 10 anni».

Milano, Reggio Calabria, Roma, Torino e Venezia sono le cinque Città Metropolitane che hanno consumi pro-capite giornalieri, nel 2020, maggiori rispetto alla media di 161 l/ab/gg.

Preoccupano le elevate percentuali dei “non classificato”. Risultano, infatti, sconosciuti (per il quinquennio 2010-2015) lo stato chimico del 17% e quello quantitativo del 25% delle acque sotterranee, lo stato chimico del 18% dei fiumi e del 42% dei laghi italiani. Non ancora monitorato e classificato lo stato ecologico del 16% dei fiumi e del 41% dei laghi.

Questa scarsità di informazioni di base si registra soprattutto al Sud, dove alcune regioni presentano più della metà dei corpi idrici in stato sconosciuto(raggiungendo in alcuni casi, come Calabria e Basilicata, anche il 100%).Ci si augura che con i nuovi dati relativi al 2015-2020, ancora non disponibili in rete, si possa trovare una situazione nettamente migliorata.

Sempre più rilevanti le criticità legate alla disponibilità della risorsa idrica in regioni dove sussistono carenze gestionali e strutturali, cui si sommano gli effetti dei cambiamenti climatici. Secondo dati Istat, le misure di razionamento dell’acqua per l’uso domestico messe in atto nel 2019hanno interessato nove città italiane, principalmente in Calabria, Campania, Abruzzo, Sardegna e Sicilia, dove in alcuni centri urbani la loro attuazione si rende ormai necessaria tutti gli anni da oltre un decennio.

Oltre ad agire sulle perdite di rete, nota Legambiente, serve completare la rete fognaria, riqualificare gli impianti di depurazione inefficienti o sottodimensionati e costruirne di nuovi dove mancano. Sono quattro, infatti, ad oggi, le procedure di infrazione a carico dell’Italia(due delle quali già sfociate in condanna) relative alla non conformità del servizio depurativo alla Direttiva 91/271/Cee sul trattamento delle acque reflue.

«Impensabile – si legge in una nota – andare avanti così: su dati del Ministero dell’Ambiente elaborati da Legambiente, e aggiornati al maggio 2020, si registrano ancora 939 gli agglomerati non conformi alle direttive europee, per quasi30 milioni di italiani interessati dai relativi disagi».

«Tre agglomerati su quattro in infrazione – continua la nota – si trovano nel Mezzogiorno o nelle Isole, e generano oltre il 60% dei carichi non depurati.E finora le multe, relative solo alla prima condanna riguardante ancora 69 agglomerati, sono costate al nostro Paese oltre 77 milioni di euro».

«La situazione – riporta Legambiente – è particolarmente critica per la Calabria, che presenta l’89% degli agglomerati regionali in stato di infrazione, la Campania (con il 77% degli agglomerati) e la Sicilia (il 75%)».

«Dal 2012 – si legge nel dossier – per superare l’emergenza, almeno quella relativa agli agglomerati oggetto delle prime due procedure di infrazione già sfociate in condanna, sono state introdotte risorse finanziare per oltre 3 miliardi di euro, attraverso diversi strumenti finanziari, come la delibera Cipe 60/2012, la legge di stabilità del 2014, il Piano Operativo Ambiente Fsc 2014/2020, i Patti per il Sud. In aggiunta a questi, altri 300 milioni di euro circa sono stati messi a disposizione con la Legge di Bilancio 2019».

«I fondi dunque ci sono – si legge ancora nel dossier – è auspicabile che gli interventi procedano in modo più spedito di quanto è stato fatto sinora, sviluppando un’impiantistica efficiente ed efficace, e, ove possibile, strutture che permettano il trattamento dei fanghi, il riutilizzo delle acque ma anche la connessione con impianti di biometano».

Da qui, le richieste di Legambiente: «Per garantire un servizio idrico equo, efficiente e sostenibile, Legambiente chiede: la ratifica italiana del Protocollo Acqua e Salute Oms-Unece, che garantisca un approccio complessivo sul tema e promuova l’integrazione delle politiche sull’acqua e i servizi igienico-sanitari; l’approvazione dei Piani di Sicurezza dell’Acqua (WSP) entro il 2027 su tutto il territorio nazionale, con particolare attenzione alla risposta e al coinvolgimento delle gestioni piccole e in economia, e l’introduzione di un sistema integrato di prevenzione e controllo esteso all’intera filiera idropotabile per superare l’approccio del controllo “a valle”, prevenendo inquinamento e situazioni di rischio legate alla contaminazione delle fonti».

«E ancora, l’applicazione di strumenti di partecipazione adeguati con l’individuazione di percorsi aperti e inclusivi insieme a tutti i soggetti interessati che, a partire dall’identificazione delle criticità, individuino le politiche da introdurre per risanare e tutelare le risorse idriche del Paese.  Rispetto agli interventi da attuare per una gestione dell’acqua volta al risparmio idrico e al riuso, l’associazione ritiene prioritari: una riqualificazione idrica degli edifici e degli spazi urbani; la regolamentazione delle acque minerali; una maggiore informazione sulla qualità delle acque di rubinetto; azioni a sostegno dell’incremento della ricarica delle falde; completamento e velocizzazione delle bonifiche; interventi sulle reti idriche e sui depuratori; riduzione degli sprechi e aumento del riuso delle acque depurate, anche attraverso la modifica del Dm 185/2003, operando su perdite di rete e agendo con innovazioni in settori specifici come l’agricoltura, e l’industria e anche in ambito civile; un rafforzamento della rete di controlli ambientali.

A sottolineare che l’acqua debba essere motore di sviluppo della Calabria è il consigliere regionale Pietro Molinaro, ricordando che la nostra regione è «ricca d’acqua, ma dobbiamo utilizzarla bene non sprecarla anzi trattenere l’acqua piovana  con adeguate opere infrastrutturali per la creazione di piccoli/medi invasi  e rilasciarla nei periodi di crisi idrica».

«Attualmente – ha spiegato – riusciamo a trattenerne a stento nemmeno il 15%. Sul versante dei Consorzi di Bonifica, oggi gli ettari irrigati sono 31mila e la superficie attrezzata è di 88mila ettari. La Casmez prevedeva 260mila ettari irrigabili al 2016. Siamo in ritardo. E allora conviene sicuramente investire. Significa creare 40mila posti di lavoro nella filiera agroalimentare, ed esaltare il nostro agroalimentare di qualità, perché la Calabria può far crescere il cibo 100% made in Italy nel mondo».

«Oggi più che mai – ha detto ancora Molinaro – il Recovery Plan è l’occasione unica  e ci sono ottimi motivi: Patrimoniali, Tecnico-Economici, di Competitività e Ambientali. Gli interventi devono riguardare: recupero dell’efficienza degli accumuli per l’approvvigionamento idrico;  completamento degli schemi irrigui;   sistemi di adduzione;  adeguamenti delle reti di distribuzione;   sistemi di controllo e di misura;  utilizzo delle acque reflue depurate; ripulitura del sedime depositato sul fondo degli invasi».

«Altro tema – ha detto l’esponente politico – sono le incompiute che riguardano alcune Dighe e, tra questa, ad esempio, quella dell’Esaro che è ferma, nonostante cospicui investimenti effettuati. Su questo fronte occorre uno scatto non solo di orgoglio, ma anche di programmazione, affinchè il  patrimonio, delle Dighe di cui ancora beneficiamo, che ha avuto il massimo splendore negli anni ’60-’70,  possa essere inserito per il loro completamento nel Piano Nazionale di Rilancio e Resilienza».

«Questa – ha chiarito Molinaro – è una partita importante, poiché da un lato va a combinarsi anche con l’utilizzo potabile delle acque in diverse aree della regione che, in alcuni periodi, soffrono la carenza idrica e anche per la produzione di energia pulita, quella idroelettrica, che può contare su una morfologia territoriale idonea.

Il consigliere regionale, infine, ha ricordato che «la sfida è una: la Calabria deve essere  una Regione idricamente  virtuosa, perché ha le carte in regola per vincere e assicurare sostenibilità nella declinazione più ampia». (rrm)

 

 

CALABRIA, ALLARME ECOSISTEMA SCUOLA
LEGAMBIENTE: DARE PIÚ SICUREZZA AL SUD

Al Sud, ma sopratutto in Calabria, non c’è solo l”emergenza sanitaria provocata dal coronavirus e dal rischio idrogeologico, ma anche quella legata alla manutenzione delle Scuole. Come rilevato dal report di Legambiente Ecosistema Scuola, giunto alla 21esima edizione, nei capoluoghi del Sud vengono richiesti interventi di manutenzione urgente delle scuole per il 31,5% degli edifici, con una media per edificio di circa 41 mila euro.

Come rilevato, infatti, «ancora oggi, meno di un edificio su due dispone del certificato di agibilità (42,1%) e di collaudo statico (47,6%). Dati che rispetto alle diverse aree del Paese tendono spesso ad essere molto distanti tra loro, come nel caso del certificato di agibilità, di cui dispone il 57,5% degli edifici del Nord ma solo il 18,9% di quelli del Sud e il 19,6% delle Isole».

Per Legambiente,  «molto lavoro c’è, quindi, da compiere, soprattutto al Sud e nelle Isole, per ridurre il gap con il resto d’Italia ma soprattutto per mettere in sicurezza le scuole» sopratutto se si considera che «gli edifici in cui risultano effettuate negli ultimi 5 anni sono il 23,8%, interventi di messa in sicurezza dei solai vi sono stati sul 13,9%. Indagini che i Comuni del Centro hanno realizzato in 1 edificio su 3 mentre nelle Isole in 1 su 10. Minori sono state le indagini effettuate al Sud ma, dove sono state realizzate, maggiore è stata la necessità di intervenire visto che in 1 edificio su 4 sono stati compiuti lavori di messa in sicurezza».

Catanzaro, nel report, viene indicata come il Comune che, insieme ad Avellino, Brescia, Campobasso, Cesena, Chieti, Enna, Gorizia, L’Aquila, Macerata e Rimini, posto in zona sismica 2, hanno effettuato la verifica di vulnerabilità sismica in tutti gli edifici. Inoltre, il nostro capoluogo rientra tra i Comuni che, negli ultimi cinque anni, hanno edificato scuole nuove.

Per quanto riguarda, invece, la spesa di manutenzione straordinaria e ordinaria, viene evidenziato che c’è «una crescita della spesa» «a, da parte dei Comuni capoluogo del Centro e del Sud Italia. La spesa media per la straordinaria dei Comuni del Centro risulta di circa 13mila euro a edificio contro i circa 10mila del quinquennio precedente», mentre «al Sud invece, sia per la manutenzione ordinaria che per la straordinaria, la spesa scende rispetto alla media del quinquennio precedente: dai 10.849 spesi negli ultimi cinque anni, si è passati, nel 2019, a 8.207.

Per quanto riguarda, invece, gli edifici con impianti per lo sport, al Sud sono il 44,8% , mentre quelli che necessitano di interventi di riqualificazione urgente sono, sempre al Sud, il 27,9% (superiore, quindi, alla media nazionale che è del 27,4%) e gli impianti per lo sport, in cui sono stati realizzati interventi nel 2019 sono il 5,0%.

Cosenza, insieme a Bari, L’Aquila, Perugia e Rimi, è la città che dichiarano di somministrare pasti 100% bio: «Rispetto ai pasti somministrati, la media di biologico nei pasti è del 56,9%; le mense che privilegiano prodotti a Km/0 sono l’86,5%; quelle in cui vengono serviti pasti con prodotti Igp, Dop ecc. sono l’81,5%, con una media di prodotti di questo tipo nei pasti somministrati del 31,7%».

Giardini e aree verdi fruibili sono una realtà presente in più dell’80% delle scuole del centro-nord, ma mediamente solo in una scuola su quattro del sud e delle isole. Molte amministrazioni meridionali stanno cercando di colmare questo divario, ma l’accumularsi di problematiche trascurate nel tempo come la manutenzione ordinaria e straordinaria, rende necessari oggi interventi più radicali e fondi più cospicui.

È urgente, inoltre, rivedere i servizi pubblici a disposizione delle scuole, per riequilibrarne le opportunità di accesso nelle diverse aree del Paese e garantirli a tutti i cittadini. Sono elementi strutturali fondamentali per affrontare sperequazioni e povertà educative, così come la gestione del tempo scuola. Convivono, infatti, nelle classi, fra famiglie e fra territori, tante forme di disuguaglianza e povertà educativa che la pandemia ha messo in luce: evidenze che erano lì da tempo, ma che non sono state affrontate.

Anzi, investimenti su servizi essenziali sono stati ridotti, come quelli per il trasporto pubblico scolastico. Gli anni di indagine di Ecosistema Scuola mostrano come il servizio di scuolabus sia passato, dal 2010 al 2018, dall’interessare quasi il 33% degli edifici al 23%, senza lo sviluppo di una mobilità alternativa casa-scuola, le cui pratiche ecocompatibili rimangono al palo come il pedibus (6% delle scuole) e il servizio di bicibus (0,1% e solo al nord). Differenze territoriali enormi anche rispetto alle classi a tempo pieno, praticato quasi in una scuola su due secondo la media nazionale, ma con il 67,8% di scuole con classi a tempo pieno nel centro Italia, quasi il 40% nel nord, il 9,5% nel sud e il 18,4% nelle isole.

«La consapevolezza dell’importanza di investire in giovani, istruzione ed educazione è ormai condivisa da tutti; stanno arrivando risorse, ma prima di tutto serve un nuovo piano di governanceper superare le emergenze e i divari – ha dichiarato Vanessa Pallucchi, vicepresidente di Legambiente –. I 6,8 miliardi previsti per l’edilizia scolastica nell’ultima stesura del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza vanno letti in un’ottica di priorità di interventi, con la forte attenzione all’individuazione degli ostacoli da rimuovere perché le risorse disponibili diventino miglioramenti effettivi delle nostre scuole e non si perdano nelle inefficienze di percorso».

«L’edilizia scolastica e i servizi – ha aggiunto – che girano intorno all’ecosistema scuola devono essere ripensati e rilanciati in una dimensione di sostenibilità ambientale e sociale: sono le gambe su cui poggerà la possibilità di successo ed efficacia della transizione ecologica, che ha fra i suoi obiettivi principali il superamento della povertà educativa».

«È il momento di rimettere la scuola al centro delle comunità e dei territori  – ha sottolineato Claudia Cappelletti, responsabile scuola Legambiente – come leva di emancipazione sociale e crescita collettiva e, per questo, di fare in modo che ogni investimento sia parte di questa visione complessiva e non solo una spesa per ‘riparare’ quello che non va. La Fondazione Agnelli, sulla base dei dati dell’anagrafe dell’edilizia scolastica, ha quantificato in circa 200 miliardi i fondi necessari per ristrutturare e rinnovare le scuole italiane: una cifra importante che ci può fare da punto di riferimento per andare a comporre un quadro di risorse che saranno sempre parzialmente sufficienti se non gestite con un cambio di passo della governance dell’edilizia scolastica». (rrm)

Legambiente al presidente Draghi: No al Ponte sullo Stretto

«Il ponte sullo Stretto di Messina non è fra le opere da finanziare». È ciò che ha ribadito i presidenti di LegambienteLegambiente CalabriaLegambiente Sicilia, Stefano CiafaniAnna ParrettaGianfranco Zanna al presidente del Consiglio dei ministri Mario Draghi.

«Servono – è stato sottolineato – per la Sicilia e la Calabria opere e infrastrutture civili e utili per chi si vuole spostare, soprattutto treni e ferrovie».

«In Calabria ed in Sicilia è necessario colmare il gap esistente – hanno detto – realizzando opere ed infrastrutture che colleghino, in maniera ambientalmente sostenibile, le due Regioni del Sud sia al loro interno che al resto d’Italia a partire dalla modernizzazione e dal potenziamento della rete ferroviaria. Tra l’altro, i tanti soloni che urlano sì al ponte hanno anche una vaga idea dei costi di gestione di quest’opera e della conseguente tariffa che servirà per attraversarlo?».

«Al di là della fattibilità tecnica dell’opera – hanno concluso – non occorre dimenticare che il ponte o il tunnel dovrebbero essere costruiti in una zona ad alto rischio geotettonico e sismico e che sotto il profilo ambientale si metterebbe a rischio la conservazione di ambienti marini, costieri ed umidi di eccezionale bellezza. I soldi che arriveranno dall’Europa devono essere spesi bene e meglio». (rrm)