FRASCINETO (CS) – Il Comune premiato da Legambiente come ‘Comune Free’

Frascineto è stata premiata da Legambiente come comune free per il 2020, ed è il primo comune, in Calabria, nella raccolta differenziata, con una percentuale dell’86,42% e del 41,5% procapite per il secco residuo.

«L’importante risultato raggiunto – si legge in una nota del sindaco, Angelo Catapano – ci incoraggia ad andare avanti nel percorso intrapreso, ed esprimo grande soddisfazione, non solo per le alte percentuali di raccolta differenziata ma per la continuità negli anni di un processo in cui tutti sinergicamente sono stati protagonisti in un prezioso quotidiano impegno: i cittadini per la sensibilità dimostrata,  la giunta, i consiglieri, i tecnici, il personale dipendente, la società Ecology Green e l’intera amministrazione comunale per il lavoro svolto».

Per l’assessore all’ambiente, Antonio Gaetani, i risultati raggiunti «sono il frutto di un lavoro di squadra e di una visione strategica, e oggi, più che mai, questo risultato ci spinge ad andare oltre per conseguire il 100% nella raccolta differenziata. Tanti passi sono stati fatti ma ancora tanti bisognerà farne per un cambio culturale faticoso ma indispensabile per passare da un modello lineare ad un modello di economia circolare: riduzione dei rifiuti alla fonte, raccolta differenziata, riciclo e riuso. I rifiuti da problema, possono trasformarsi in una preziosa risorsa, generando anche possibilità occupazionali». 

La tutela dell’ambiente e del territorio sono prioritari per l’assessore all’ambiente Gaetani che, con il sostegno della consigliera Rosetta Perrone, ha introdotto, in questi anni di amministrazione, nuove metodologie di controllo sui rifiuti e ridotto notevolmente la produzione del rifiuto secco indifferenziabile, contribuendo così ad aumentare le percentuali delle ‘risorse’ da riciclare.

«A breve – ha concluso Gaetani – saranno anche distribuiti alla cittadinanza i nuovi kit per la raccolta differenziata e sarà introdotto il compostaggio domestico, con l’auspicio che i risultati raggiunti fino ad ora siano sempre in ascesa, che rendono la comunità arberesche, comune ecosostenibile». (rcs) 

III Ecoforum Legambiente: emergono 19 eccellenze calabresi nella classifica città rifiuti-free

Sono 19 i comuni calabresi che spiccano come eccellenza nella classifica delle città rifiuti-free: la provincia di Cosenza conta 14 comuni virtuosi; segue la provincia di Catanzaro con 3 comuni e poi quella di Vibo Valentia con due comuni. Nessun comune, invece, per le province di Crotone e Reggio Calabria. Questo emerge dal III Ecoforum Rifiuti promosso da Legambiente che ha presentato un ricco dossier redatto con la collaborazione dell’Ufficio nazionale Comuni Ricicloni, presentato nel corso dell’incontro online su “L’economia circolare del futuro in Calabria: dalla teoria alla pratica”. Su un totale di 404 comuni calabresi solo 89 hanno però superato il 65% di raccolta differenziata.

«La Calabria possibile – ha spiegato in apertura la presidente di Legambiente Calabria, Anna Parretta – passa attraverso il sentiero obbligato tracciato dall’Unione Europea: i fondi comunitari, che costituiscono una grande opportunità, dovranno essere destinati alla crescita intelligente ed all’economia verde. Anche il Recovery Fund, il piano di investimento storico della UE con un dotazione di 750 miliardi di cui circa 209 miliardi destinati all’Italia stabilisce che gli obiettivi del Green Deal sono una delle priorità del piano di ripresa destinando circa il 37% delle risorse finanziarie indirizzate in azioni di lotta al cambiamento climatico e per l’economia circolare».

«Il problema rifiuti in Calabria – ha concluso Parretta – è un’emergenza  perenne nelle cui pieghe spesso si infiltra la criminalità organizzata  può essere risolta solo attraverso il passaggio da un modello lineare ad un modello di economia circolare: riduzione dei rifiuti alla fonte, raccolta differenziata, riciclo e riuso.  I rifiuti da problema possono trasformarsi in una preziosa risorsa, generando anche possibilità occupazionali. A tale scopo serve realizzare impianti della filiera del riciclo con le migliori tecnologie disponibili La Calabria è ad un punto di svolta: cerchiamo per una volta di andare nella direzione giusta».

Le conclusioni del forum sono state affidate al presidente nazionale di Legambiente Stefano Ciafani: «La Calabria diventerà una regione davvero europea – ha spiegato – se estenderà la raccolta differenziata domiciliare in tutti i comuni inadempienti a partire dai capoluoghi e se realizzerà in ogni provincia impianti industriali per riciclare i rifiuti, a partire da quelli che producono biometano e compost di qualità dall’organico differenziata. Serve anche una legge regionale sul modello dell’Emilia Romagna per far pagare ai comuni un’ecotassa in discarica in base alla produzione procapite di rifiuti indifferenziati a smaltimento e alle utenze domestiche o produttive secondo quanti rifiuti producono con il sistema della tariffazione puntuale. Queste sono le sfide che la prossima amministrazione regionale dovrà vincere. Noi saremo vigili nel denunciare inadempienze e attivi nel fare proposte concrete come nella tradizione della nostra associazione».

Al forum sono intervenuti Giuseppe Zanardi, progettista impianti di Calabra Maceri che nel suo intervento ha parlato del successo ottenuto con l’avvio della start up Waste to Methane Srl che nel 2018 ha portato a termine la progettazione e realizzazione del primo biodigestore in Italia per la produzione di biometano per autotrazione. A seguire, il direttore generale di Unirima, Francesco Sicilia. Unirima è l’Unione nazionale imprese recupero e riciclo maceri, che oltre a spiegare la mission dell’associazione di categoria, ha anche illustrato i punti salienti delle proposte che Unirima ha presentato per il Recovery fund. Paola Gazzolo, ex assessore all’ambiente per la Regione Emilia Romagna, è stata la promotrice della prima legge regionale in Italia sull’economia circolare ed ha esposto ai partecipanti come è nata l’idea e quali strumenti mette a disposizione la legge.

Al direttore generale dell’Arpacal, Domenico Pappaterra, il compito di spiegare le principali difficoltà nel reperire dai comuni i dati necessari per il monitoraggio dei territori. Nel corso del forum è stato infatti evidenziato che spesso i dati Arpacal non coincidono con quelli Ispra. «Il 30% dei comuni calabresi – ha spiegato Pappaterra – continua a non fornire i dati e questo impedisce di monitorare la concreta produzione dei rifiuti sul territorio regionale. Nonostante i diversi solleciti, 127 comuni della Calabria non hanno trasmesso i dati ufficiali. La pandemia COVID-19 che ha colpito il mondo nel 2020 potrebbe essere una giustificante se non fosse che questo trend di mancata collaborazione è pressoché costante ormai da diversi anni».

È stata poi la volta dellassessore all’ambiente Sergio De Caprio che ha evidenziato il lavoro fatto in tema di economia circolare ed ha ringraziato Legambiente per le battaglie portate avanti negli anni con caparbietà e convinzione, con riferimento, in particolare, al contrasto degli illeciti ambientali.

Il responsabile area progetti territoriali speciali Conai, Fabio Costarella ha illustrato le performance dei vari comuni ed ha presentato l’accordo sottoscritto nello scorso mese di novembre con la Regione Calabria per potenziare lo sviluppo e l’avvio a riciclo dei rifiuti di imballaggio su tutto il territorio.

Spazio anche alle buone pratiche di economia circolare con la testimonianza di aziende, cooperative e semplici cittadini. La sessione è stata coordinata dalla responsabile nazionale di Comuni ricicloni di Legambiente Laura Brambilla che ha presentato le diverse realtà presenti sul territorio calabrese: «Questa edizione – ha detto la Brambilla – ha visto la partecipazione di cooperative, aziende ed anche giovanissimi calabresi che in un’ottica di sostenibilità stanno portando avanti tradizioni familiari ed importanti progetti in difesa del territorio. Storie e racconti che ogni anno inseriamo nel nostro Dossier come diario di viaggio per valorizzare le tante eccellenze calabresi».

Sono intervenuti Maria Teresa Celebre, responsabile comunicazione Calabra Maceri e servizi spa; Alessio Di Addezio, Coordinatore progetto ECCO-Economie Circolari di COmunità, promosso da Legambiente e finanziato dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali. Il progetto ha visto nascere 15 hub in 13 regioni italiane con l’obiettivo di sviluppare filiere green formando ai green jobs anche i soggetti più fragili; Vincenzo Linarello presidente GOEL-Gruppo Cooperativo, comunità di persone, imprese e co- operative sociali che opera per il cambiamento ed il riscatto della Calabria, e che ha recentemente siglato un protocollo con Legambiente; Maria Angela Costantino, Agriturismo Costantino che porta avanti la tradizione agricola; Rocco Vitaliano, giovane artigiano e stilista che ha realizzato tappeti e borse con materiali di riciclo ed il sapone utilizzando l’olio esausto ed estratti naturali.

L’ultima sessione, dedicata alla presentazione del “Dossier Comuni ricicloni” è stato invece introdotto dalla direttrice di Legambiente Calabria Caterina Cristofaro: «La particolarità delle 19 eccellenze calabresi – ha spiegato– è che non solo rientrano nei parametri stabiliti dalla legge per la raccolta differenziata, ma e soprattutto sono comuni in cui ogni cittadino produce al massimo 75 chili di secco residuo all’anno, ovvero di rifiuti indifferenziati avviati allo smaltimento. Fare una raccolta differenziata di qualità significa soprattutto ridurre al massimo il secco, non basta solo raggiungere una percentuale alta di raccolta differenziata. E’ necessario avviare i giusti controlli, monitorare i propri cittadini nel conferimento corretto dei rifiuti, perchè tutti dobbiamo fare la nostra parte per far funzionare  la macchina ecologica Calabria».

Hanno preso parte Annalisa Lazzari amministratore delegato Eurosintex s.r.l., la prima azienda in Italia a produrre contenitori per la raccolta differenziata in materie plastiche riciclate e rigenerate; Angelo Catapano, sindaco del comune di Frascineto; Domenico Cavallaro, assessore all’ambiente del comune di Catanzaro e Giovanni Greco, sindaco del comune di Castrolibero. (rrm)

 

ECCO IL RECOVERY GREEN DI LEGAMBIENTE
TANTI PROGETTI, MA IL PONTE PROPRIO NO

Una Calabria più green, moderna e sostenibile, attenta e rispettosa dell’ambiente. È questa la visione che Legambiente ha per la Calabria, e a cui ha individuato una serie di interventi necessari e non nel suo Recovery Plan. Una proposta ricca di idee e contenuti, anche se viene nettamente negata la realizzazione del Ponte sullo Stretto, insieme con il no all’idrogeno da fonti fossili e altre iniziative decisamente poco “ecologiche”. Il programma di Legambiente è destinata agli investimenti in tutt’Italia, ma c’è buona considerazione per iniziative destinate al Mezzogiorno e soprattutto alla Calabria. I nostri governanti dovrebbero prenderne atto, in fase di riscrittura finale del Recovery Plan, di cui già circola una nuova bozza del 12 gennaio che annulla in parte il precedente Piano di Ripresa e Resilienza dello scorso dicembre dov’era imbarazzante la totale assenza di progetti per la nostra regione.

Sì a sviluppo di fotovoltaico, eolico, biometano e idrogeno verde, alta velocità nel centro sud e potenziamento delle reti ferroviarie regionali, elettrificazione della mobilità urbana e dei porti, decarbonizzazione delle acciaierie, bonifiche dei siti inquinati, banda ultralarga, ciclovie e turismo di prossimità. Sono questi i punti focali su cui, secondo l’Ente, si dovrebbe investire in Calabria, che presenta numerose criticità, sopratutto per quanto riguarda l’ambiente, la questione dei rifiuti e il dissesto idrogeologico.

L’Ente ha presentato il suo Recovery Plan nel giorno in cui viene ascoltata in Parlamento in Commissione Ambiente della Camera dei Deputati, in cui sono contenuti 23 priorità di intervento, 63 progetti territoriali da realizzare – tra rinnovabili, mobilità sostenibile, economia circolare, adattamento climatico e riduzione del rischio idrogeologico, ciclo delle acque, bonifiche dei siti inquinati, innovazione produttiva, rigenerazione urbana, superamento del digital divide, infrastrutture verdi, turismo, natura e cultura – insieme a 5 riforme trasversali necessarie per accelerare la transizione ecologica del Paese per renderlo più moderno e sostenibile, dando il via ad una nuova stagione della partecipazione e della condivisione territoriale.

Il faro che ha guidato Legambiente nella redazione del suo Recovery Plan è la lotta alla crisi climatica che riguarda trasversalmente le 23 priorità nazionali di intervento. Nel documento, inoltre, l’associazione ambientalista descrive, regione per regione, quelle che a suo avviso sono le opere da realizzare e quelle da evitare, indicando in maniera chiara come spendere i quasi 69 miliardi di euro destinati per la “Rivoluzione verde e transizione ecologica” e i 32 miliardi destinati alle “Infrastrutture per la mobilità sostenibile”.

«Negli ultimi mesi – ha spiegato Stefano Ciafani, presidente nazionale di Legambiente – il percorso di definizione del Pnrr da parte del governo italiano è stato a dir poco confuso e, soprattutto, per nulla partecipato. Per dirla con una battuta auspicavamo un “Pnrr partecipato” e ci siamo trovati un “Pnrr delle partecipate”, come poi è emerso dalle bozze circolanti con i progetti proposti da Eni. Il nostro auspicio è che, una volta superata la crisi governativa in corso, l’Esecutivo abbia il coraggio di cambiare registro e passo pensando ad un Recovery Plan diverso, modificandolo e mettendo al centro la crisi climatica, anche prendendo spunto dal nostro documento».

«Questi interventi – ha spiegato – devono essere accompagnati da un profondo pacchetto di riforme per accelerare la transizione ecologica: servono più semplificazioni, controlli pubblici migliori, un’organizzazione burocratica aggiornata professionalmente e all’altezza della sfida, una maggiore partecipazione con una nuova legge sul dibattito pubblico che riguardi tutte le opere per la transizione verde, per coinvolgere i territori e ridurre le contestazioni locali».

«Solo così – ha concluso  Ciafani – si darà concretezza al nome scelto per il Pnrr: Next Gene­ration Italia, con un forte richiamo agli impegni che si assumono per le prossime generazioni. Ma perché alle intenzioni dichiarate corrispondano i fatti è necessaria quella volontà politica che non abbiamo visto finora. È il momento di mostrarla

Tra i progetti da finanziare, Legambiente indica, ad esempio, oltre all’Alta Velocità nel centro Sud, le reti ferroviarie di Sicilia, Calabria, Basilicata, Molise, Campania, Sardegna, Toscana, Umbria, Emilia Romagna, Trentino Alto Adige, Veneto, Lombardia e Piemonte; l’elettrificazione dei porti; l’idrovia Padova Venezia; la chiusura dell’anello ferroviario di Roma; gli interventi per ridurre gli impatti ambientali nelle acciaierie (l’ex Ilva di Taranto e l’impianto di Cogne ad Aosta), la riconversione del distretto dell’Oil&Gas di Ravenna (puntando sulla nuova filiera dell’eolico e del fotovoltaico offshore e della dismissione delle piattaforme non più operative), la riconversione delle centrali a carbone ancora attive e i progetti sull’agroecologia in Puglia, Umbria, Emilia Romagna e Trentino.

Senza dimenticare la realizzazione di digestori anaerobici per il trattamento della frazione organica differenziata, con produzione di biometano e compost di qualità, in ogni provincia in Sicilia, Calabria, Campania, Basilicata, Abruzzo, Marche, e Liguria e quelli per trattare gli scarti agricoli, i reflui zootecnici e i fanghi di depurazione. E poi le delocalizzazioni degli edifici a rischio idrogeologico in Calabria, Sardegna e Umbria; la decarbonizzazione delle isole minori in Sicilia; la digitalizzazione nelle aree interne e una nuova fruibilità turistica delle aree montane come nelle Marche, dove an­drebbero finanziate le connessioni ciclopedonali, che mancano, tra Appennino e costa adriatica; la riqualificazione dell’edilizia popolare (messa in sicurezza ed efficientamento energetico) e degli istituti scolastici in Campania; il progetto integrato sulla “città adriatica” nelle Marche, la rigenerazione socio-economica delle quattro regioni del centro Italia colpite dal sisma.

Tra i progetti da evitare e che l’associazione ambientalista boccia c’è, ad esempio, l’impianto di cattura e stoccaggio di CO2proposto da Eni a Ravenna, il ponte sullo Stretto di Messina, quelli legati alla produzione di idrogeno da fonti fossili, i nuovi invasi, gli impianti Tmb di trattamento meccanico biologico dei rifiuti, gli impianti di innevamento artificiale e di risalita al di sotto dei 1.800 m.s.l.m., gli incentivi legati all’acquisto dei veicoli a combustione interna.

I progetti da realizzare in Calabria

  • Impianti per l’economia circolare. La Calabria deve dotarsi di impianti di compostaggio e digestione anaerobica per la produzione di compost di qualità e biometano e di impianti per il riciclo delle materie plastiche. Come nel resto del centro sud Italia, c’è una forte carenza impiantistica per l’avvio a riciclo della frazione organica dei rifiuti da raccolta differenziata. L’unico impianto per produrre biometano e compost di qualità è a Rende (CS), mentre è fondamentale rendere autosufficienti tutte le province calabresi aumentando il riciclo da raccolta differenziata, riducendo il volume dei rifiuti in discarica o a termovalorizzazione, recuperando materia e producendo biometano da immettere in rete o per l’autotrazione, con effetti positivi sull’ambiente, sulla salute e sull’occupazione. I progetti dovranno essere accompagnati da campagne di coinvolgimento e sensibilizzazione indirizzate a cittadini ed imprese.
  • Depuratori a tutela del mare e del turismo. Sono ancora tanti i Comuni calabresi senza impianti di depurazione o con impianti non funzionanti sotto procedura di infrazione europea per cui l’Italia paga ingenti multe. Secondo il Commissario straordinario unico per la depurazione sono 13 gli agglomerati urbani calabresi oggetto del contenzioso con l’Europa e 14 gli interventi da realizzare. La corretta depurazione dei reflui fognari garantirebbe un mare pulito con ricadute positive non solo sull’ambiente e la salute ma anche sul turismo e l’occupazione.
  • Rischio idrogeologico. In Calabria il rischio idrogeologico è un problema cronico e diffuso in modo capillare, aggravato dalla crisi climatica con i rischi alluvionali e franosi che, con sempre maggiore frequenza, continuano a verificarsi nei centri abitati, causando perdite di vite umane. Una seria opera di prevenzione ha bisogno di una visione complessiva a scala di bacino e non di singoli interventi scollegati fra loro e inefficaci. Bisogna intervenire prioritariamente sulle coste, a partire dalle zone maggiormente a rischio come la provincia di Crotone e Vibo Valentia, e con particolare attenzione ai corsi delle “fiumare”, procedendo anche ad abbattere gli edifici abusivi e a delocalizzare quelli edificati in aree pericolose.
  • Infrastrutture ferroviarie. La Calabria necessita di una rete di trasporto ferroviario regionale moderna per superare l’isolamento del territorio calabrese. Le priorità:
  • La linea di collegamento tra Gioia Tauro/Palmi e Cinquefrondi il cui ripristino è necessario al fine di collegare le aree interne della Piana al territorio del Parco nazionale dell’Aspromonte;
  • La ferrovia silana che collega la città di Cosenza a San Giovanni in Fiore (CS) ed al suo entroterra silano. È essenziale per tornare a garantire la mobilità dei residenti delle aree interne dei comuni silani e per la promozione turistica della zona;
  • La tratta ferroviaria a binario unico lunga 472 Km che collega Taranto a Reggio Calabria attraverso la costa jonica di Puglia, Basilicata e Calabria che deve essere totalmente elettrificata e prevedere il potenziamento del servizio con nuovi collegamenti e treni moderni.
  • Collegamento Ferroviario Lamezia Terme – Aeroporto Sant’Eufemia -Catanzaro Lido. L’aeroporto di Lamezia Terme è il principale scalo della Calabria con voli nazionali e internazionali e, per la sua posizione geografica centrale, serve tutta la regione anche relativamente ai flussi turistici.

Un piano, quello presentato da Legambiente, che guarda a 360 gradi tutte le criticità della nostra regione, offrendo un quadro chiaro di come la Calabria abbia bisogno di un vero e proprio ammodernamento, che riesca a essere al passo coi tempi e, sopratutto, possa essere valorizzata non solo per le bellezze artistiche e storiche che custodisce, ma anche ambientali, agricole e culinarie che tutto il mondo ci invidia. (rrm)

LA NUOVA BOZZA DELL’12 GENNAIO DEL RECOVERY PLAN

PNRR-12-01-2021

Protocollo tra Legambiente e Goel per la sostenibilità ambientale e sviluppo economico

Protocollo di partenariato e collaborazione tra Gruppo CooperativoLegambiente per rafforzare e potenziare le azioni in materia di tutela e prevenzione ambientale, di lotta comune contro la ‘ndrangheta e contro tutte le mafie, nonché una visione nuova dell’economia dove etica, sostenibilità ambientale e sviluppo economico siano sinergici e diventino fattori competitivi.

Diversi i progetti e le azioni già in preparazione che vedranno presto le due organizzazioni insieme, a livello nazionale e a livello regionale in Calabria.

«La collaborazione tra Legambiente e Goel  – Gruppo Cooperativo ha radici profonde, che partono dal nostro impegno associativo sul territorio grazie a Legambiente Calabria e ai nostri circoli locali – ha dichiarato Stefano Ciafani, presidente nazionale di Legambiente – in cui si saldano l’impegno comune per la promozione di una nuova economia, green, inclusiva e circolare, capace di generare nuove opportunità di lavoro, che è il vero antidoto al degrado, economico, sociale e ambientale generato, in Calabria e non solo, dalla ‘ndrangheta e dalle sue reti collusive, nelle politica e nelle imprese. A unirci, insomma, è una forte condivisione di valori, principi e, soprattutto, di impegno quotidiano per affermare e diffondere un’autentica cultura della legalità».

«Goel – ha dichiarato Vincenzo Linarello, presidente di Goel – ha già da tempo assunto la sostenibilità ambientale come connotazione basilare di ogni propria iniziativa o attività. In Goel tutto è bio, non solo i prodotti agroalimentari, ma anche la nascente linea di biocosmesi, così come il turismo responsabile e financo la moda etica di cangiari (con la certificazione biologica Gots)».

«In ambito agricolo – ha aggiunto – stiamo costruendo una perfetta filiera di economia circolare e tenderemo per il futuro al residuo zero. Ma stiamo predisponendo anche importanti progetti tecnologici di monitoraggio ambientale che vedranno Legambiente al nostro fianco. Etica, sostenibilità ambientale, integrazione sociale, equità e sviluppo economico, sono sinonimi della stessa visione di futuro che GOEL vuole rappresentare».

«Il futuro possibile della Calabria – ha dichiarato Anna Parretta, presidente di Legambiente Calabria, è strettamente connesso a realtà concrete e positive come quella di Goel con cui Legambiente Calabria condivide obiettivi e valori e collabora da tempo. Nella costruzione di una Regione più verde, più equa e più giusta dobbiamo essere in grado di mettere insieme, con grande capacità di visione l’immaginario ed il reale di questa terra così bella  e difficile. Il percorso che abbiamo intrapreso segue questa direzione». (rrm)

In copertina Anna Parretta, presidente di Legambiente Calabria

De Caprio: Rapporto Ecomafia deve essere stimolo per impegno contro ogni tipo di illegalità

L’assessore regionale all’Ambiente, Sergio De Caprio, ha commentato il Rapporto sulla ecomafia 2020 realizzato da Legambiente con il sostegno di CobatNovamont.

«Il rapporto sulla ecomafia per il 2020 ci deve far riflettere e deve essere da stimolo per impegnarci tutti contro ogni tipo di illegalità» ha detto De Caprio, aggiungendo che «il bilancio del business, calcolato in 20 miliardi di euro, fa veramente impressione».

«La Regione Calabria – ha detto ancora De Caprio – conta di ottenere 2 miliardi dal Recovery fund da utilizzare per la progettazione territoriale in materia ambientale. Il contrasto che mettiamo sul campo contro la ‘ndrangheta e le ecomafie ci impone un percorso lucido che vogliamo costruire insieme ai 404 sindaci che dovranno gestire i fondi in modo trasparente».

«Non abbandoneremo i sindaci a loro stessi. Li accompagneremo – ha concluso l’assessore – nella realizzazione di progetti in grado di produrre energie rinnovabili, che consentiranno di mettere in campo risorse e posti di lavoro per combattere la povertà. Riusciremo a tenere fuori l’illegalità dalle nostre case e dalle nostre comunità».

Il rapporto, infatti, indica che la Campania, Puglia, Sicilia e Calabria le regioni dove si commettono più reati ambientali, mentre la Lombardia colleziona più arresti per reati ambientali.

«Nel 2019 – si legge nel rapporto –le illegalità ambientali sono cresciute: sono «4.648 reati accertati, una media di 4 ogni ora. Un incremento del +23.1% rispetto al 2018 e un giro d’affari da capogiro. n particolare preoccupa il boom degli illeciti nel ciclo del cemento, al primo posto della graduatoria per tipologia di attività ecocriminali, con ben 11.484 (+74,6% rispetto al 2018), che superano nel 2019 quelli contestati nel ciclo di rifiuti che ammontano a 9.527 (+10,9% rispetto al 2018). Da segnalare anche l’impennata dei reati contro la fauna, 8.088, (+10,9% rispetto al 2018) e quelli connessi agli incendi boschivi con 3.916 illeciti (+92,5% rispetto al 2018). La Campania è, come sempre, in testa alle classifiche, con 5.549 reati contro l’ambiente, seguita nel 2019 da Puglia, Sicilia e Calabria (prima regione del Sud come numero di arresti). E, come ogni anno, in queste quattro regioni a tradizionale presenza mafiosa si concentra quasi la metà di tutti gli illeciti penali accertati grazie alle indagini, esattamente il 44,4%.».

«Da capogiro – riporta la ricerca – il business potenziale complessivo dell’ecomafia, stimato in 19,9 mld di euro per il solo 2019, e che dal 1995 a oggi ha toccato quota 419,2 mld. A spartirsi la torta, insieme ad imprenditori, funzionari e amministratori pubblici collusi, sono stati 371 clan (3 in più rispetto all’anno prima), attivi in tutte le filiere: dal ciclo del cemento a quello dei rifiuti, dai traffici di animali fino allo sfruttamento delle energie rinnovabili e alla distorsione dell’economia circolare».

Il Rapporto è stato presentato online nella giornata di ieri, e ha visto la partecipazione di Stefano Ciafani, presidente nazionale Legambiente, Sergio Costa, ministro dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, Federico Cafiero De Raho, Procuratore nazionale antimafia, Alessandro Bratti, direttore generale Ispra, Stefano Vignaroli, presidente della Commissione d’inchiesta sulle attività illecite, Luca Briziarelli, vicepresidente della Commissione d’inchiesta sulle attività illecite, Rossella Muroni, vicepresidente della Commissione Ambiente Camera dei deputati, Chiara Braga, Commissione Ambiente Camera dei deputati, Silvia Fregolent, Commissione Ambiente Camera dei deputati, Andrea Di Stefano, responsabile progetti speciali Novamont.

«I dati e le storie presentati in questa nuova edizione del rapporto Ecomafia 2020 – ha  dichiarato Stefano Ciafani, presidente nazionale di Legambiente – raccontano un quadro preoccupante sulle illegalità ambientali e sul ruolo che ricoprono le organizzazioni criminali, anche al Centro-Nord, nell’era pre-Covid. Se da un lato aumentato i reati ambientali, dall’altra parte la pressione dello Stato, fortunatamente, non si è arrestata. Anzi. I nuovi strumenti di repressione garantiti dalla legge 68 del 2015, che siamo riusciti a far approvare dal Parlamento dopo 21 anni di lavoro, stanno mostrando tutta la loro validità sia sul fronte repressivo sia su quello della prevenzione».

«Non bisogna, però – ha aggiunto – abbassare la guardia, perché le mafie in questo periodo di pandemia si stanno muovendo e sfruttano proprio la crisi economica e sociale per estendere ancora di più la loro presenza. Per questo, è fondamentale completare il quadro normativo: servono nuove e più adeguate sanzioni penali contro la gestione illecita dei rifiuti, i decreti attuativi della legge che ha istituito il Sistema nazionale protezione ambiente, l’approvazione delle leggi contro agromafie e saccheggio del patrimonio culturale, archeologico e artistico, una forte e continua attività di demolizione degli immobili costruiti illegalmente per contrastare la piaga dell’abusivismo, l’introduzione di sanzioni penali efficaci a tutela degli animali e l’accesso gratuito alla giustizia per le associazioni che tutelano l’ambiente. Noi non faremo mancare il nostro contributo per arrivare entro la fine della legislatura all’approvazione di queste riforme fondamentali». (rrm)

Cosenza è l’unica città del Centro Sud Italia tra le 10 città più vivibili d’Italia

Un prestigioso riconoscimento per la città di Cosenza che è la prima e l’unica città del Centro Sud Italia a essere tra le dieci città più vivibili d’Italia.

Lo rende noto il rapporto sull’Ecosistema Urbano, giunto alla 24esima edizione, di LegambienteAmbiente Italia pubblicata oggi sul quotidiano Il Sole 24 Ore, che fotografa le performance ambientali delle 104 città italiane capoluogo di provincia incrociando 18 indicatori, monitorati da Legambiente e Ambiente Italia.

La città di Cosenza, dunque,  è inserita a diversi livelli nelle buone pratiche, sia con riferimento alla mobilità (il rapporto sull’ecosistema urbano fa un esplicito riferimento alla ciclopolitana di Cosenza), sia con riferimento alla presenza di isole pedonali e all’utilizzo di energie rinnovabili.

L'immagine può contenere: il seguente testo "10 Qualità della vita Progetto 2020 Ecosistema urbano: il nuovo rapporto Q LA CLASSIFICA FINALE XXVII edizione Punteggio riportato dalle città in base 18 parametri monitorati da Legambiente e Ambiente Italia PUNTEGGIO VARIAZIONE POSIZIONE 2020/2019 o 1 1. Trento 2. Mantova 3. Pordenone 4. Bolzano Reggio Emilia Belluno 7. Parma 8. Cosenza 9. Biella 10. Verbania 11. Treviso Forlì 13. Cremona Bi!! +2 -2 79,98% 76,75% 76,71% 75,86% 74,69% 74,38% 74,01% 70,58% 69,45% 68,89% 67,77% 67,62% 66,61% 720 +6 +10 +44 +4"

Soddisfatto sindaco di Cosenza, Mario Occhiuto, sottolinenando che «questa non solo è una buona notizia che arriva in un momento in cui la Calabria è tutt’altro che costellata di buone notizie, ma assegna alla città che mi onoro di guidare una capacità di cambiamento che è stata ampiamente dimostrata in questi anni. E grazie alla quale avremmo potuto, se solo ne fossimo stati investiti, cambiare anche la sanità, a cominciare dalla realizzazione del nuovo Ospedale. Limitandoci ad esaminare il rapporto di Legambiente, ciò che non possiamo non riconoscere è che la città di Cosenza, ancor prima che la pandemia ne accelerasse il processo di svolta, ha precorso i tempi facendosi anticipatrice dei nuovi scenari che si sono poi venuti delineando in un contesto di portata mondiale».

«La nostra azione amministrativa – ha aggiunto Mario Occhiuto – è stata sempre indirizzata verso la riqualificazione degli spazi liberi aperti esistenti, accanto ai quali ne abbiamo creati di nuovi, così come abbiamo perseguito la realizzazione di nuove piazze e punti di aggregazione e di socialità, di quella socialità che oggi, purtroppo, è diminuita a causa delle restrizioni necessarie alla limitazione dei contagi. Gli spazi aperti che abbiamo realizzato permettono, in ogni caso, il rispetto del distanziamento richiesto dalle disposizioni anti Covid. Di fronte al nuovo paradigma di città che si sta imponendo dappertutto, Cosenza è innegabilmente più avanti. Aver investito su alcuni progetti e alcune idee, per certi aspetti di portata rivoluzionaria, vedono oggi Cosenza molto più avanti, rispetto ad altre realtà urbane, nella marcia di avvicinamento a questa nuova visione complessiva. Non è casuale il fatto che Cosenza è piena di bici e monopattini come solo nelle grandi città, grazie alle tante piste ciclabili realizzate».

«A Cosenza, infatti – ha proseguito il primo cittadino – e di questo indicatore Legambiente ha tenuto conto nello stilare la classifica sull’ecosistema urbano, è stata realizzata la ciclopolitana lunga 30 chilometri. E tutto questo quando la pandemia era ancora lontanissima dal far sentire il suo enorme peso. Abbiamo, inoltre, contribuito anche a creare nuovi spazi pedonali e a concedere ai locali, gratuitamente, il suolo pubblico per continuare a lavorare all’aperto, mantenendo il distanziamento interpersonale. Sono stati proprio questi parametri e questi requisiti ad essere valutati positivamente da Legambiente e, prima ancora, nella Fase 2 della pandemia, dallo studio di un’importante multinazionale che ha indicato Cosenza tra le città italiane più attrezzate per la ripartenza. Cosenza ha, insomma, avuto uno sguardo lungo».

«La nuova sfida che ci attende ora – ha detto ancora Occhiuto – è come riportare alla socialità, attualmente penalizzata dalle restrizioni, le categorie di cittadini più fragili, come i ragazzi e gli anziani. La socialità, infatti, non si sviluppa solo tra le mura domestiche e all’interno dei nuclei familiari, ma comporta dinamiche spazio-temporali molto più ampie che, oggi, per la quasi totalità dei nostri ragazzi, ma anche per la terza età, sono diventate irrinunciabili».

«È nei loro confronti – ha concluso il sindaco Occhiuto – che l’agire delle istituzioni dovrà assumere una connotazione risarcitoria, non sotto forma di ristoro materiale com’è per le categorie produttive, ma immaginando e progettando un nuovo modello di città che possa contemplare ancora più spazi aperti e più piazze e scuole più funzionali, con maggiori spazi verdi. Una sfida che abbiamo già intrapreso e che seguiteremo a portare avanti». (rrm)

 

Legambiente promuove Catanzaro per la qualità dell’aria

È un bel risultato, quello ottenuto dalla città di Catanzaro, nell’edizione speciale di Mal’Aria, il report con cui Legambiente analizza i livelli di inquinamento in 97 città italiane: è l’unica città del Sud, insieme ad Enna, ad essere nel ristretto gruppo di Comuni che nell’arco di cinque anni hanno raggiunto un giudizio sufficiente.

Infatti, Catanzaro è rientrata nel 15% delle città che hanno raggiunto un voto superiore alla sufficienza. Insieme al capoluogo di regione, ci sono Sassari (voto 9), Macerata (voto 8), Campobasso, Grosseto, Nuoro, Verbania e Viterbo con voto 7; L’Aquila, Aosta, Belluno, Bolzano, Gorizia e Trapani, invece, con 6.

Le altre città, l’85% del totale, è sotto la sufficienza, e Torino, Roma, Palermo, Milano e Como sono sullo 0.

Sono questi i dati che Legambiente ha lanciato oggi, alla vigilia del 1° ottobre, data in cui prenderanno il via le misure e le limitazioni antismog previste dall’Accordo di bacino padano in diversi territori del Paese per cercare di ridurre l’inquinamento atmosferico, una piaga dei nostri tempi al pari della pandemia e che ogni anno, solo per l’Italia, causa 60mila morti premature e ingenti costi sanitari. Il Paese detiene insieme alla Germania il triste primato a livello europeo.

Inoltre, Legambiente chiede anche al Governo e alle Regioni più coraggio e impegno sul fronte delle politiche e delle misure da mettere in campo per avere dei risultati di medio e lungo periodo.

Soddisfatto il sindaco di Catanzaro, Sergio Abramo, che ha ribadito che si tratta di «un risultato importante, maturato proprio durante il periodo delle amministrazioni da me guidate, e che tiene conto della programmazione portata avanti sul fronte della tutela del patrimonio ambientale e naturalistico del territorio e mirata a porre le basi di una città sempre più ecosostenibile».

«Un’attenzione costante – ha aggiunto – che viene profusa in primis sul sistema depurativo, oggetto di una manutenzione costante, e sulla gestione del ciclo dei rifiuti sia dal punto di vista impiantistico, che da quello della raccolta urbana. L’amministrazione, infatti, nell’affidamento del servizio alla Sieco, ha imposto che la dotazione dei mezzi, utilizzati ogni giorno in città, venisse rinnovata e integrata periodicamente, con l’obiettivo di salvaguardare la qualità dell’aria e limitare le emissioni CO2. L’aspetto ecologico è sempre stato al centro, inoltre, dei progetti e degli interventi da noi promossi, utilizzando in gran parte fondi nazionali e comunitari».

«Abbiamo stilato un ampio programma sulla mobilità sostenibile – ha proseguito il primo cittadino – che mette a sistema tutte le misure utili ad incentivare il trasporto pubblico e le nuove opportunità del car e del bike sharing elettrico. L’Amc, a tal proposito, ha rinnovato il proprio parco mezzi puntando su veicoli conformi agli standard europei in termini di tutela ambientale, e presto saranno messe a disposizione anche le bici elettriche, sia per il centro storico che il quartiere marinaro».

«Le classifiche, che in tanti altri casi hanno premiato Catanzaro – ha concluso Abramo – dimostrano che la strada imboccata è quella giusta, offrendo uno stimolo prezioso ad andare avanti sempre all’insegna buona amministrazione». (rrm)

 

REGGIO – L’iniziativa di Legambiente “Puliamo il mondo”

Anche a Reggio si svolgerà Puliamo il mondo, la campagna nazionale di sensibilizzazione dedicata alla pulizia di zone urbane e litorali promossa da Legambiente e in programma dal 25 al 27 settembre.

Alla campagna nazionale, giunta alla 28esima edizione, ha aderito il Circolo di Legambiente di Reggio Calabria, e ha dato appuntamento per domani, sabato 26 settembre, per la raccolta dei rifiuti abbandonati lungo la spiaggia del Litorale Sud, in via Gebbione, nella zona della ex- Capannina, insieme ai volontari del Gruppo “Youth” Slow Food Reggio Calabria-Condotta Area Grecanica, Pro Loco Reggio Sud, Deep Seas, Plastic Free Odv Onlus, e altre ancora.

La manifestazione di Reggio si svolge con il supporto dei servizi di raccolta del Comune di Reggio e dell’AVR. Le associazioni e la cittadinanza interessate sono invitate a partecipare a questo importante momento di impegno sociale.

Novità di quest’anno sono anche i luoghi scelti. Oltre ai tradizionali spazi urbani – piazze, strade, vie, aree verdi, giardini – la campagna amplierà il suo raggio d’azione per ripulire anche spiagge e sponde dei fiumi.

L’edizione 2020 si caratterizza per un focus speciale dedicato a evidenziare la tipologia e la provenienza dei rifiuti in mare, in larga parte dipendente dalle abitudini e dai modelli di produzione e consumo sulla terraferma.

Il messaggio che intende veicolare è soprattutto rivolto ai più giovani, affinché acquisiscano una sempre maggiore consapevolezza rispetto alle abitudini e ai comportamenti quotidiani che incidono sulla salute del pianeta e, di conseguenza, di tutti coloro che vi abitano, uomini, animali e piante. (rrc)

Al via in Calabria il tour della Goletta Verde di Legambiente

«Sali a bordo! Insieme difendiamo il mare e i laghi da inquinamento, illegalità, fonti fossili e rifiuti». È questo il leitmovit della 34esima edizione della Goletta Verde di Legambiente, che vede la Calabria protagonista della decima tappa, che prenderà il via oggi da Catanzaro lido fino a lunedì 27 luglio.

«La Goletta Verde e la Goletta dei Laghi – si legge in una nota – nascono, come ogni campagna Legambiente, per monitorare, informare e sensibilizzare, difendendo i beni comuni e migliorando la vivibilità del territorio». Quest’anno, però, il viaggio della Goletta, a causa delle normative anti covid, sarà virtuale per le spiagge di Squillace Lido, Corigliano Rossano e Villapiana Lido.

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Già nei giorni precedenti un team di tecnici e volontari dell’Associazione hanno effettuato i campionamenti e analisi microbiologiche sulle coste della regione. L’ufficio scientifico di Legambiente si è occupato della loro formazione e del loro coordinamento, individuando laboratori certificati sul territorio. Sono infatti citizen science e territorialità le parole chiave che coinvolgono centinaia di volontarie e volontari già al lavoro per raccogliere campioni di acqua e scovare le situazioni più critiche di inquinamento legate alla cattiva depurazione dei reflui.

Inoltre, lunedì 27 luglio, a Corigliano Rossano, è in programma la conferenza stampa di presentazione del monitoraggio scientifico di Goletta Verde sulle coste della Calabria, che verrà trasmessa in diretta Facebook anche sulla pagina di Legambiente Calabria.

Fondamentale, come sempre, il contributo dei cittadini cui è dedicato il claim dei viaggi sulle coste marine e lacustri: Quest’anno la Goletta più importante sei tu. Tramite il form di SOS Goletta, sarà possibile segnalare a Legambiente situazioni sospette di inquinamento di mare, laghi e fiumi per consentire all’associazione e ai suoi centri di azione giuridica di valutare la denuncia alle autorità. Cittadini protagonisti anche grazie alla sfida social dell’estate, la #GolettaChallenge: Legambiente invita a ripulire dai rifiuti anche un piccolo pezzettino di spiaggia e a condividere la foto sui social, sfidando tre o più amici a fare altrettanto. Per aderire basta taggare Legambiente e inserire #GolettaChallenge nel post, contribuendo a una catena di buone azioni in difesa del pianeta. (rrm)

Le coste della Calabria premiate con le “vele” da Legambiente e Touring Club Italiano

Anche le coste della Calabria sono rientrate nella guida Il mare più bello 2020 di LegambienteTouring Club Italiano che premia la qualità delle coste dei mari e laghi italiani.

«Il mare più bello, infatti  – si legge in una nota – non assegna più le vele ai singoli Comuni, ma all’intero comprensorio turistico, ovvero a un territorio più ampio che coinvolge più amministrazioni comunali. Una scelta dettata dal fatto che chi va in vacanza difficilmente si ferma davanti ai confini amministrativi ma visita spesso un territorio più ampio.

Per la Calabria, dunque, sono stati presi in esame dieci comprensori, di cui nessuno, però, ha guadagnato le 5 vele, il massimo che viene assegnato a chi  ha puntato sulla buona gestione del territorio, su servizi d’eccellenza, sulla manutenzione dei centri storici.

In cima alla classifica, con tre vele, la Costa degli Aranci, che comprende Sant’Andrea Apostolo, Badolato, Monasterace, Soverato e Stalettì, seguita dalla Costa dei Gelsomini (Roccella Jonica, Riace, Monasterace, Caulonia, Locri, Marina di Gioiosa Ionica, Siderno), dalla Costa dei Saraceni (Isola Capo Rizzuto, Cutro, Cirò, Crucoli, Cirò Marina), dalla Costa Viola (Scilla, Palmi, Cannitello Villa San Giovanni, Bagnara Calabra), dalla Costa dei Greci (Bova Marina, Palizzi, Montebello Jonico, Brancaleone, Melito di Portosalvo) e Capo Vaticano e Costa degli Dei (Tropea, Zambrone, Ricadi, Pizzo, Parghelia).

Due vele, invece, alla Costa degli Achei (Rocca Imperiale, Rossano Calabro, Amendolara, Pietrapaola, Roseto Capo Spulico, Trebisacce, Marina di Schiavonea), alla Riviera dei Cedri (Diamante, Belvedere Marittimo, Amantea, Cittadella del Capo, Longobardi), Costa dei Gigli (Sellia Marina, Cropani, Simeri Crichi).

Una vela, invece, alla Costa dei Feaci (Gizzeria). (rrm)

In copertina, Riace