Scoperto un documento regionale di 50 anni fa sulle minoranze linguistiche

di DEMETRIO CRUCITTI – Un documento di quasi 50 anni fa – scoperto da Calabria.Live – rivela che il tema delle minoranze linguistiche in Calabria era stato oggetto di particolare attenzione dal Consiglio regionale, ma non è poi seguita negli anni alcuna azione di tutela.

Così, accanto alla ricorrenza del ritrovamento dei magnifici Bronzi di Riace, ai calabresi tocca fare il conto di 50 anni “sprecati”: non dimentichiamo la mancata realizzazione  della messa  in sicurezza della statale 106, la mancata attuazione dell’Alta Velocità,  l’ammuina  che si fa per il Ponte  sullo Stretto che  dovrebbe prendere  il nome di Ponte del Mediterraneo dalla omonima  Autostrada già  A3 fortemente voluta da Giacomo Mancini. E non bisogna dimenticare gli asili nido, problema al quale – con fatica – la Ministra Carfagna sta cercando di porre rimedio. Qualcosa, però, si sta muovendo, grazie anche all’azione di Governo regionale all’insegna del “fare” guardando all’unitarietà di tutto il territorio, impressa dal neo Governatore  Roberto Occhiuto in stretta collaborazione istituzionale con il Presidente del Consiglio Regionale Filippo Mancuso il quale recentemente – mettendo a tacere spinte di revanchismo catanzarese – ha precisato che la Sede del Consiglio Regionale per  Statuto è a Reggio Calabria. 

Tra queste mancate tutele costituzionali (art. 6 della Costituzione Italiana) rientra purtroppo anche la mancata attuazione delle Tutele nei confronti delle tre (diconsi tre) Minoranze  Linguistiche Storiche  presenti in Calabria ovvero  riconosciute dalla Legge 482 del 1999  il cui art. 2  recita: 

In attuazione dell’articolo 6 della Costituzione e in armonia con i princípi generali stabiliti dagli organismi europei e internazionali, la Repubblica tutela la lingua e la cultura delle popolazioni albanesi, catalane, germaniche, greche, slovene e croate e di quelle parlanti il francese, il franco-provenzale, il friulano, il ladino, l’occitano e il sardo. 

A proposito delle minoranze linguistiche della Calabria, ho rinvenuto un documento straordinario, vecchio di 50 anni, la cui relazione introduttiva andrebbe studiata e compresa  e attualizzata ai giorni nostri. All’epoca si chiedeva l’istituzione dell’insegnamento delle lingue nelle scuole delle aree  della regione in cui insistono le popolazioni che avrebbero il diritto, sancito dalla Costituzione, di essere  tutelate altrimenti la loro lingua rischia l’estinzione. 

Inoltre,  non si dimentiche che la tutela delle minoranze linguistiche ha ricadute occupazionali non occasionali e quindi può essere strumento di contrasto allo spopolamento dei borghi.  Ci riferiamo alla Proposta di Legge n. 4 del 7 Ottobre 1975, di cui sarebbe opportuno favorirne  la  consultazione e lo studio. 

Questa scoperta è importante perché dimostra ai tanti detrattori che nel corso del tempo  non si sono impegnati ad attuare i Diritti Costituzionali delle Minoranze Linguistiche Storiche  presenti in Calabria in quanto fin dal 1975, a pochi anni dalla costituzione delle Regioni a Statuto Ordinario che le Istituzioni Calabresi prime fra tutte hanno impresso cura e attenzione a questi Diritti, partendo dall’insegnamento delle lingue a  scuola e non lasciare  che le lingue minoritarie fossero solo da tramandare oralmente tra le generazioni, il ritrovamento  del Documento ci deve far riflettere.

L’antefatto di questa importante scoperta è iniziato a San Demetrio Corone in provincia di Cosenza  il 1° aprile scorso quando durante un interessante incontro con Angelo Lino Luzzi, esperto e cultore della Storia degli Arbëresh e non solo, giornalista e attuale responsabile culturale di Radio Arberesh International di San Demetrio Corone, dove ho visitato il centro culturale del Collegio di Sant’Adriano.

La tentazione di cercare  con le parole, esempio:  “minoranze linguistiche” è stata galeotta e ho trovato  il progetto di legge regionale del 1975  grazie  alla digitalizzazione di un fondo archivistico donato all’Istituto dalla Sezione del partito comunista di Nicastro e fortunatamente digitalizzato, che mi ha consentito di trovare l’importante documento nell’archivio ICSAIC. 

Devo ringraziare, per questo, l’ex deputato Paolo Palma, oggi Presidente dell’Istituto Calabrese per la Storia dell’Antifascismo e dell’Italia Contemporanea (ICSAIC) e il suo predecessore Pantaleone Sergi, giornalista, già a capo della Deputazione di Storia Patria per la Calabria.  

Pietro Minutolo già Sindaco della città di Cosenza, e Stefano Vecchione  Presidente della sezione di Cosenza dell’Associazione nazionale ArcheoClub mi hanno consentito di arrivare all’on.le  Paolo Palma, il quale ha autorizzato la diffusione del documento  storico che  ho scoperto. 

Da questo documento si intuisce l’importanza dell’insegnamento nelle scuole delle Lingue appartenenti alle Minoranze Linguistiche Storiche. Nel V Rapporto che lo Stato italiano, attraverso il Ministero dell’Interno, presenta al Consiglio d’Europa, la Calabria, attraverso l’Istituto Comprensivo Sabatini 2021-2022 di Borgia (CZ) da cui dipendono le scuole di area di Minoranza di Caraffa (CZ),  è risultata la scuola prescelta per  il coordinamento gestionale delle scuole: per questa ragione,  sarebbe opportuno che  il prossimo  appuntamento degli  Stati Generali si  svolgesse in Calabria. 

Ecco un estratto molto importante dell’ultimo rapporto:

Piano di finanziamento per la realizzazione di progetti nel campo delle minoranze linguistiche 

Annualmente sono pubblicati i Piani di intervento e di finanziamento per la realizzazione di progetti nazionali e locali nel campo dello studio delle lingue e delle tradizioni culturali appartenenti ad una minoranza linguistica, con l’invito ai dirigenti scolastici degli istituti del primo ciclo (comprendendo anche la scuola dell’infanzia) situati in “ambiti territoriali e sub-comunali delimitati in cui si applicano le disposizioni di tutela delle minoranze linguistiche storiche” a presentare percorsi progettuali in rete per un biennio…  Gli ultimi bandi intendono rilanciare una nuova progettualità che non sia finalizzata esclusivamente alla valorizzazione degli aspetti storici o solamente folcloristici e che sappia, invece, favorire la diffusione di un uso vivo della lingua nell’ottica di una reale contestualizzazione dell’apprendimento. 

A tal fine si incentiva l’attuazione del percorso progettuale in orario curriculare, prevedendo, comunque, la prosecuzione delle attività anche in orario extracurricolare come arricchimento dell’offerta formativa; si richiede la produzione di materiali e supporti didattici che abbiano i caratteri della trasferibilità intesa, non solo come diffusività del prodotto ma soprattutto come innovazione metodologica e innovatività dei processi; si sollecita uno scambio tra realtà linguistiche e culturali diverse presenti in uno stesso territorio favorendo la presentazione di progetti che prevedano la collaborazione tra più lingue minoritarie che trovano tutela con la legge 482/99. 

È da notare che i progetti finanziati dal MIUR prevedono attività, contenuti e approcci metodologici diversificati a secondo delle fasce d’età degli alunni coinvolti. Per questo nella scuola dell’infanzia la lingua minoritaria è utilizzata accanto alla lingua italiana nello svolgimento delle attività educative mentre nella scuola primaria e secondaria di primo grado diventa uno strumento di insegnamento delle discipline previste nel curricolo obbligatorio. 

La visione della lingua come veicolo privilegiato di cultura, come stimolo per il plurilinguismo stimola i docenti a sviluppare maggiori competenze per l’apprendimento linguistico ma anche per una educazione interculturale nella consapevolezza che l’integrazione linguistica e l’integrazione con altri linguaggi sono alla base di un percorso che dà dignità e forza alla lingua minoritaria verso un curricolo veramente plurilingue. In effetti, da un’analisi dei progetti presentati si nota che gli obiettivi comuni perseguiti sono legati agli aspetti identitari della lingua senza trascurare l’importanza della promozione delle competenze comunicative e relazionali in contesti plurilingui: 

• acquisire la consapevolezza dell’importanza della lingua e della cultura della propria regione come fattori essenziali di radicamento; 

• promuovere la riappropriazione del codice linguistico utilizzato dalle precedenti generazioni per rafforzare il senso di appartenenza alla propria comunità locale e regionale; 

• favorire la formazione di un’identità culturale e sociale solida che consenta di aprirsi ad altre culture senza sensi di inferiorità e senza i pregiudizi dell’etnocentrismo; 

• sviluppare motivazioni autentiche all’acquisizione di competenze plurilingui per disporre degli strumenti necessari all’interazione sociale; 

• valorizzare la cultura d’origine per una equilibrata crescita personale e per lo sviluppo di capacità cognitive e dì comunicazione in un contesto di relazioni globali e interculturali. 

Le metodologie utilizzate fanno perlopiù ricorso a un approccio alla glotto-didattica ludica, al linguaggio multimediale, alla partecipazione interattiva di bambini, genitori ed insegnanti, all’uso veicolare della lingua nella variante locale. L’uso degli strumenti tecnologici serve per avvicinare gli alunni alla lingua minoritaria stimolando le nuove generazioni ad appropriarsi del proprio patrimonio linguistico in modo accattivante. Inoltre i prodotti multimediali realizzati confluiscono sui siti web delle scuole della rete, nonché sulle apposite piattaforme on-line affinché possano essere direttamente fruibili dall’utenza e facilmente trasferibili in altri contesti. 

Nel corso degli ultimi anni, allo scopo di incentivare la progettualità delle scuole (soprattutto nelle aree in cui la lingua di minoranza è poco utilizzata), sono stati organizzati dagli Uffici scolastici regionali, in collaborazione con il Miur, dei seminari di approfondimento come nel caso del seminario “Lingue e linguaggi nella scuola globale” tenutosi il 10 marzo 2016 a Campobasso per le scuole di lingua arbereshe e croata. Il Miur partecipa sempre con grande interesse anche in altre occasioni nelle quali viene valorizzata la lingua e la cultura delle minoranze storiche: ad esempio nell’ambito dell’Expo delle lingue 2015 tenutosi a Perugia il 25 settembre 2015 con un intervento su “Lingue 44 minoritarie in Italia e plurilinguismo scolastico” oppure con la partecipazione il 9 aprile 2016 al Convegno “Marilenghe e mariscuele. Terza giornata della scuola friulana” a Codroipo (UD) e, da ultimo, con la partecipazione all’interno di un Convegno internazionale organizzato il 19 e 20 aprile 2018 dall’Università de L’Aquila dal titolo “Politiche e problematiche linguistiche nella formazione degli insegnanti”.

Di per sé l’ambito  delle Minoranze Linguistiche Storiche non è di semplice approccio considerando che  sono  interessati  molti  ministeri, oggi  la costellazione dei ministri e e Presidente della Commissione di Vigilanza   (Giorgetti, Moles, Gelmini, Brunetta, Bianchi, Messa, Barachini,)  favorirebbe  moltissimo la Calabria  e ci sono tutte  le  condizioni perché’ questo avvenga  sia nel campo dell’Istruzione  che nel campo dell’avvio della produzione e diffusione di  programmi e servizi giornalistici  attraverso  sistemi radiofonici, televisivi e web, come già attivi  con fondi della Fiscalità generale ovvero  fondi della Presidenza del Consiglio dei Ministri Dipartimento Editoria  e Informazione, per le altre  Minoranze Linguistiche Storiche che da 50 anni  godono delle Tutele  a 360 gradi e non perché appartenenti alle regioni a statuto speciali, questo aspetto  è stato usato come alibi per non concedere nulla alla Calabria in quanto la Legge 482/99  fino a quando non verrà cambiata ha più forza in quanto Legge del Parlamento rispetto ad una Convenzione o ad un Contratto di Servizio, In Calabria gli Arbëresh e i Greci  sono in numero sufficienti per ottenere  il riconoscimento importante su tutti i fronti  occorre  avere enti e istituzioni motivate e competenti per attuarle, cercando fondi che arrivano dal Governo Centrale, che  hanno ricadute occupazionali  durature nel tempo.

Basta vedere una ricognizione fatta nel 2018 sulle coperture delle Convenzioni vigenti, la Calabria deve essere  meglio rappresentata su tutti i tavoli che interessano e il Co.Re.Com  è uno di questi, per esempio per l’avvio della rete 5G in Italia non si comprende perché nelle riunioni con il Ministero dello Sviluppo Economico era presente il Co.Re.Com Emilia, mi si potrà dire che c’era un problema di coordinamento frequenze con Croazia e Slovenia e la Calabria in alcune condizioni di propagazione potrebbe averli anche con la Grecia. L’importante è raggiungere tra gli obiettivi  l’avvio per l’anno scolastico  2022 –2023 l’insegnamento  nelle scuole con una maggiore  autonomia scolastica per le aree in cui insistono le popolazioni con Minoranze Linguistiche Storiche e  non perdere con i Fondi Nazionali  la possibilità di far diventare la Sede della RAI Calabria un Centro di Produzione Decentrato (v. tabella)  i cui programmi (art. 12 comma 1 della 482/99) finanziati  dalla Presidenza del Consiglio Dipartimento  Editoria e Informazione  come avviene da 50 anni in altre realtà  citate nello stesso articolo 2 della Legge Nazionale di Attuazione Costituzionale 482 del 1999.  Nessuno  ha preso  in considerazione due fatti accaduti nel 2016 -2017  l’emendamento  presentato dall’On.le Occhiuto a favore delle Minoranze Linguistiche  Storiche della Calabria FINANZIARIA 2016

OdG 9/3444-A/348 e  il Parere della Commissione di Vigilanza  allo Schema di Convenzione RAI-STATO n. 399 in cui  è stato approvato il parere  dove era presente la Lingua Albanese, con emendamenti del Sen. Gasparri e on.le Nesci e  relatori del Parere furono on.le Nesci e on.le Lupi, il parere fu votato da tutti i partiti della Commissione di Vigilanza RAI  e prevedeva l’avvio di trasmissioni per la lingua Albanese, ma poi questa proposta scomparve nell’oblio.

Recuperando alla memoria questi tentativi  da parte della Giunta e del Consiglio Regionale della Calabria avremmo l’ insegnamento coperto  con fondi del Ministro della P.I. e così anche per la diffusione viene definita qual è la Sede Regionale della Concessionaria RAI a cui è assegnata la Tutela di una determinata Minoranza, come previsto dalla Legge, oggi non sono coperte alcune 5 su 12, (v. tabella) ma oggi ci interessiamo solo di quelle presenti in Calabria  questa è la richiesta  più importante da fare. Anche  la tecnologia, ovvero le Reti e la produzione dei programmi (due capisaldi dell’AGCOM, da cui per funzioni delegate dipende anche il Co.Re.Com Calabria)   sono elementi se ben gestiti in sinergia tra il Consiglio Regionale e la Giunta Regionale sono tutti  elementi a favore delle Minoranze  Linguistiche  Storiche presenti in Calabria.  

Perché il ritrovamento del Progetto di Legge del Consiglio Regionale del 1975 non cada nel dimenticatoio come una vittoria di “Pirro”, è necessario sovrintendere  prima possibile con dedizione verso la nostra Calabria  e con competenza tutti gli aspetti  variegati che coinvolgono  conoscenza storica e dinamiche  negative che hanno portato a tale situazione di stato di abbandono anche sul versante  costituzionalmente tutelato delle Minoranze Linguistiche Storiche della Calabria. (dc)

MINORANZE, PATRIMONIO DELLA CALABRIA
TUTELA DELLE ESPRESSIONI TERRITORIALI

di SANTO STRATI – La Calabria ha uno straordinario patrimonio di cultura e di tradizione che si rifà a ben tre minoranze linguistiche. Unica regione italiana ad averne così tante nello stesso territorio. In verità, la parola stessa “minoranze” esprime di per sé qualcosa di negativo, in quanto limitato, ristretto. E quindi non trova l’adeguata attenzione che meriterebbe. Forse se   parlassimo di “Espressioni territoriali” per indicare le enclavi linguistiche arbereshe, grecofone e occitane daremmo il giusto risalto alla ricchezza intrinseca che queste comunità hanno da tempo immemorabile.

Ma, come al solito, questa ricchezza che ha fatto la fortuna di molte realtà ben più modeste (si pensi all’enclave ladina in Trentino, alla stessa lingua sarda nelle sue varie declinazioni territoriali, dove si contano poche centinaia di anime) in Calabria continua a essere trascurata e, spesso, dimenticata. Nonostante una  legge nazionale  (la 482 del 1999) e una regionale (la 15 del 2003), la Regione Calabria ha, fino ad oggi, fatto orecchie da mercante alle istanze che provenivano dalle comunità che rischiano di vedere svanire lingua, costumi e tradizioni. Sottolineiamo fino ad oggi perché il bel convegno organizzato dalla Presidenza del Consiglio regionale calabrese al Polo culturale di Palazzo Campanella indica chiaramente un segnale di cambiamento nei confronti delle minoranze linguistiche della regione. Ci sono stati – è vero – diversi convegni e dibattiti sulla questione delle lingue minoritarie presenti in Calabria, ma non è sortito nulla di concreto e di ragionevolmente propositivo.

Adesso, sembra, si profila una diversa attenzione proprio dal Presidente Filippo Mancuso che vuole coinvolgere tutto il Consiglio regionale per la valorizzazione e la tutela delle  tre comunità.

La testimonianza delle tre lingue minoritarie parlate in Calabria è praticamente orale, non ci sono materiali scritti in quantità adeguata in modo da preservare il linguaggio e le stesse particolarissime e suggestive tradizioni. La costituzione nel Polo di un grande archivio di dati e materiali, messi a disposizione dai vari studiosi e rappresentanti delle tre comunità – arbereshe, grecofona e occitana, costituisce un importante primo passo del percorso di valorizzazione e tutela.

La tradizione orale si passa dai genitori ai figli, ma andrebbe sostenuta da appositi programmi scolastici con insegnanti di madre lingua che permettano di sviluppare un  consolidato bilinguismo che servirà ad accentuare il senso di appartenenza alla comunità.

Fino a non molti anni fa, ai ragazzini dei borghi grecofoni che inserivano nei temi o si lasciavano scappare qualche termine in  lingua non italiana veniva contestato l’errore a matita blu, quando invece (oggi succede) gli scolari andavano premiati per la genuina testimonianza della conoscenza della lingua degli avi. E, cosa ancora più buffa, agli insegnanti di lingua madre anziché riservare cattedre di insegnamento delle lingue minoritarie si seguiva l’assurdo criterio dell’abilitazione conseguita. Le cose sono cambiate, grazie anche a un diverso atteggiamento dell’ufficio scolastico regionale, (per esempio un’insegnante di matematica – grecofona – è stata spostata a insegnare il grecanico ai ragazzi: sarebbe stato un vero spreco di una preziosa risorsa). Ma spesso è più per volontà di singoli che per rispetto di una norma che non esiste e che andrebbe adottata alla bisogna. La tutela della lingua si ottiene insegnandola ai ragazzi, ai bambini già dalla materna, in modo tale da preservarne l’utilizzo. 

L’attuale assessore comunale alle Minoranze linguistiche del Comune di Reggio, Lucia Anita Nucera, per citare un caso-scuola, ha dato  diversi anni fa  la sua tesi di laurea in architettura in lingua grecanica. Un modello che andrebbe preso a esempio al fine di favorire la diffusione delle lingue delle minoranze.

Già, torniamo a parlare di “minoranze” come se l’appartenenza a una comunità che conserva usi, lingua e costumi del passato, fosse un elemento di vergogna o di discriminazione. È invece un tesoro da salvaguardare e da proteggere.

Anche sul piano della diffusione televisiva. Ci sono microscopiche comunità che ricevono cospicui finanziamenti per trasmettere in ambito regionale notiziari in lingua. In Calabria, salvo la lodevole iniziativa dell’ex direttore della sede Rai di Cosenza Demetrio Crucitti che ha sperimentato la sottotitolazione in greco-calabro e in arberesh di documentari e persino di una commedia, s’è fatto fino ad oggi poco, pochissimo. Il nuovo direttore di Rai Calabria, Massimo Fedele – presente al convegno di Reggio del 10 marzo – ha dimostrato molto interesse a offrire spazio e assistenza alle comunità con iniziative che vadano ben oltre i cosiddetti programmi dell’accesso. Occorre pensare a una programmazione che crei curiosità e interesse e incentivi la conoscenza delle lingue minoritarie.

C’è, comunque, la passione dei rappresentanti delle comunità – ammirevole – che dovrà costituire il punto di forza per ottenere la dovuta attenzione del Consiglio regionale. Perché, sia ben chiaro, che la valorizzazione delle “espressioni di territorialità” oltre ad assolvere un dovere sociale, in realtà finisce col tradursi in una grande opportunità di lavoro per i giovani: servono guide, addetti, coordinatori di iniziative, animatori e organizzatori, per creare un’attrazione turistico-culturale davvero unica. La scoperta degli usi e delle tradizioni diventa un elemento significativo del cosiddetto turismo esperienziale e può costituire una straordinaria attrazione turistica dove, accanto alla meravigliosa bellezza dei borghi, è possibile seguire percorsi di conoscenza del nostro passato. Scoprire come la langue d’Oc sia finita a Guardia Piemontese (dove c’è un’affascinante comunità occitana, ai più sconosciuta, persino a tantissimi calabresi), o visitare le numerose e meravigliose enclavi albanesi con una lingua difficile da comprendere e interpretare, ma proprio per questo ancor più suggestiva, o il greco di Calabria, la cui musicalità fa piacevolmente precipitare nello splendore della Magna Grecia. 

E stiamo ancora a discutere perché per le minoranze, anzi per le “espressioni di territorialità” non si debba agire subito? Ma con entusiasmo, passione e responsabilità nei confronti delle nuove generazioni che hanno il diritto di vedere preservate le proprie origini e la loro lingua. (s)

Successo del convegno al Polo Culturale sulle minoranze linguistiche

Già il titolo Storie diverse, di comunità e identità lasciava immaginare un intenso e appassionato confronto delle tre minoranze linguistiche presenti in Calabria, e così è stato. Il convegno promosso dal Corecom calabrese, attualmente rappresentato dal dirigente Maurizio Priolo, al Polo culturale “Mattia Preti” di Palazzo Campanella non ha lasciato delusi i partecipanti e quanti hanno seguito (o seguiranno) in streaming l’evento. Al tavolo con la segretaria genefrale del Consiglio regionale Maria Stefania Lauria, in rappresemntanza del Presidente Mancuso assente per impegni istituzionali a Roma, la dirigente del Polo Serena Sgro e l’avv. Nino Mallamaci. 

Hanno partecipato l’ex direttore della sede Rai Calabria ing. Demetrio Crucitti, Serena Notaro per le minoranze arberesh, l’assessore comunale reggino Lucia Nucera per la comunità grecofona e Fiorenzo Tundis  per quella occitana. Tra gli altri, interventi di Carmelo Nucera  del circolo Apofadiazzi di Bova, di Pasquale Casile, noto studioso del greco di Calabria, del giornalista Santo Strati – direttore di questo giornale. Tra i presenti il nuovo direttore di Rai Calabria Massimo Fedele. Dal convegno è emersa l’esigenza di adeguare e aggiornare  l’attuale legge di tutela delle minoranze e di combinare al più presto un incontro con il presidente Mancuso con i rappresentanti delle tre comunità linguistiche calabresi. (rrc)

A Palazzo Campanella l’evento dedicato alle Minoranze linguistiche calabresi

Giovedì 10 marzo, al Polo Culturale “Mattia Preti” del Consiglio regionale della Calabria, alle 10, si terrà l’incontro Storie diverse, di comunità e identità. Le minoranze linguistiche della Calabria nei documenti audiovisivi d’archivio.

L’evento è una tappa significativa, ma non conclusiva, di un percorso avviato dal Consiglio regionale – sulla base dell’iniziativa intrapresa dal Polo culturale insieme al Co.re.com. Calabria – per realizzare una sezione multimediale sulle Minoranze linguistiche calabresi. Nell’occasione sarà presentato l’archivio digitale – consultabile presso il Polo culturale – composto da 200 file provenienti dalla documentazione dell’archivio televisivo della Cooperativa “Raffaele Lombardi Satriani” raccolta in un arco temporale di circa 40 anni, dal 1982 ai giorni nostri. I materiali visionabili comprendono più di 4.000 minuti di filmati e sono costituiti sia da servizi video-giornalistici e documentari già editi, sia da girato inedito che ne rappresenta la parte più consistente.

Dopo i saluti istituzionali del Presidente del Consiglio regionale Filippo Mancuso, apriranno i lavori il Segretario generale del Consiglio Maria Stefania Lauria e il Dirigente del Co.re.com. Maurizio Priolo.

Seguirà la presentazione della documentazione audiovisiva sulle minoranze linguistiche calabresi da parte della Cooperativa Raffaele Lombardi Satriani e, successivamente, gli interventi di Demetrio Crucitti, già Direttore della sede regionale Rai; di Maria Luisa Lagani, dirigente dell’Istituto scolastico “G. Sabatini” di Borgia, designato dal MIUR Scuola capofila delle rete nazionale per l’insegnamento delle lingue minoritarie; di Serena Notaro per la minoranza arbëreshë; di Lucia Nucera per la minoranza greca di Calabria; e di Fiorenzo Tundis per la minoranza occitana-guardiola. Le conclusioni saranno affidate a Giuseppina Princi, vicepresidente della Giunta regionale.

Sarà possibile seguire l’evento sul canale Youtube del Consiglio regionale della Calabria utilizzando il link https://youtu.be/tclyVPdRRCU. (rrc)

Il 10 marzo in Consiglio regionale un evento sulle Minoranze Linguistiche

Giovedì 10 marzo, dalle 10 alle 14, a Reggio al Polo Culturale Mattia Preti del Consiglio regionale della Calabria è in programma l’incontro Storie diverse, di comunità e identità. Le minoranze linguistiche della Calabria nei documenti audiovisivi d’archivio.

L’evento è una tappa significativa, ma non conclusiva, di un percorso avviato dal Consiglio regionale – sulla base dell’iniziativa intrapresa dal Polo culturale insieme al Co.re.com. Calabria – per realizzare una sezione multimediale sulle Minoranze linguistiche calabresi. Nell’occasione sarà presentato l’archivio digitale – consultabile presso il Polo culturale – composto da 200 files provenienti dalla documentazione dell’archivio televisivo della Cooperativa “Raffaele Lombardi Satriani” raccolta in un arco temporale di circa 40 anni, dal 1982 ai giorni nostri. I materiali visionabili comprendono più di 4.000 minuti di filmati e sono costituiti sia da servizi video-giornalistici e documentari già editi, sia da girato inedito che ne rappresenta la parte più consistente.

Dopo i saluti istituzionali del Presidente del Consiglio regionale Filippo Mancuso, apriranno i lavori il Segretario generale del Consiglio Maria Stefania Lauria e il Dirigente del Co.re.com. Maurizio Priolo. Seguirà la presentazione della documentazione audiovisiva sulle minoranze linguistiche calabresi da parte della Cooperativa Raffaele Lombardi Satriani e successivamente gli interventi di Demetrio Crucitti, già Direttore della sede regionale Rai; di Marialuisa Lagani, dirigente dell’Istituto scolastico “G. Sabatini” di Borgia, designato dal MIUR Scuola capofila delle rete nazionale per l’insegnamento delle lingue minoritarie; di Serena Notaro per la minoranza arbëreshe; di Lucia Nucera per la minoranza greca di Calabria; e di Fiorenzo Tundis per la minoranza occitana-guardiola. Le conclusioni saranno affidate a Giuseppina Princi, Vice Presidente della Giunta regionale.

Sarà possibile seguire l’evento sul canale Youtube del Consiglio regionale della Calabria utilizzando il link https://youtu.be/tclyVPdRRCU. (rrc)

REGGIO – Con Demetrio Crucitti si parla delle minoranze linguistiche

Importante appuntamento, oggi pomeriggio (domenica 21 novembre), a Reggio, alle 18, nella sede dell’Associazione Culturale Le Muse, sulle minoranze linguistiche con Demetrio Crucitti, già direttore della sede regionale della Rai.

Un appuntamento, organizzato «dopo il prologo di domenica scorsa che ha avuto come argomento l’area grecanica e la grecità, di continuare a trattare questa tematica, seguendo il tema delle minoranze linguistiche storiche in Calabria» ha spiegato il presidente dell’Associazione, Giuseppe Livoti, spiegando che «dopo la denuncia della spoliazione della cultura grecanica sin dagli anni settanta come ribadito piu’ volte e fermamente da Pasquale Casile, Salvatore Dieni e Domenico Carteri, questa volta l’argomento verterà sui diritti costituzionali negati».

Crucitti è uno dei massimi esperti aziendali in tema di innovazione tecnologica in Rai dal 1986. Ha lavorato al Centro di Produzione di Roma, in via Teulada, successivamente come responsabile in RaiWay, società del gruppo Rai, ha curato la gestione nazionale degli impianti di Isoradio, canale di pubblica utilità dedicato alle informazioni sulla mobilità. Dal 2005 dalla direzione strategie tecnologiche ha collaborato con il Centro Richerche per la sperimentazione applicativa dei decorder interattivi per le piattaforme digitali terrestri e satellitari.

Ha avuto la direzione tecnica per gli isnediamenti delle regioni per lo sviluppo informatico nella progettazione e promozione di impianti ad alta frequenza. A Trento è venuto in contatto con il mondo delle minoranze e della successiva tutela. Importante il ruolo dell’accessibilità per le tecnologie per le persone disabili, come ciechi e sordi, che lo hanno condotto a produrre servizi utili alle diverse abilità con la produzione di programmi con il linguaggio dei segni per i sordi ed l’autodescrizione per i ciechi, esperienza trasferita poi, nei 10 anni di direzione della sede  Rai Calabria.

I saluti istituzionali vedranno un’altra figura importante calabrese, ovvero Pierpaolo Zavettieri, sindaco di Roghudi e presidente dei Comuni dell’Area Grecanica. I vari momenti della serata verranno scanditi dalla partecipazione del Coro Giovanile Laudamus ed il Coro delle Muse diretto dai Maestri Enza e Marina Cuzzola che, ormai in piena e costante sinergia, continuano a produrre ed a fare eseguire brani della tradizione ionica calabrese, facendo un lavoro di ricerca attenta e meticolosa.

L’ingresso vedrà la precedenza con controllo dei green pass ai soci e succesivamente al pubblico fino ad esaurimento dei posti. (rrc)

BELLA SCOMMESSA SULL’AREA GRECANICA
METROCITY: LE OPPORTUNITÀ, LE RISORSE

di MARIA CRISTINA GULLÍ – La valorizzazione delle minoranze linguistiche dovrebbe essere al vertice dell’attenzione della Regione Calabria per il duplice obiettivo di preservare tradizioni e cultura di comunità che caratterizzano il territorio calabrese e insieme creare una forte attrazione di turismo religioso e culturale di grande suggestione. La Città Metropolitana di Reggio sembra aver compreso bene cosa significa puntare sulle minoranze, potendo contare sull’area grecanica che rappresenta un elemento di grande valenza in tutta la fascia jonica vicina alla Città. Ricordiamolo, a Roghudi, Bova, Gallicianò, e Roccaforte del Greco si parla, ancora, l’antica lingua greca. E sono stati appena celebrati i 200 anni dal riconoscimento del greco di Calabria

Luoghi, questi, che sono un vero e proprio tesoro non solo a livello storico, ma anche turistico culturale e che deve essere valorizzato per poter sfruttare, al meglio, tutte le potenzialità di questi posti che rappresentano il fiore all’occhiello «per ciò che riguarda la lingua e le tradizioni della minoranza greca in Calabria». Un’azione, dunque, che si rende necessaria e doverosa nei confronti questi splendidi luoghi che, purtroppo, ai più sono sconosciuti, quando, invece, dovrebbe essere il contrario.

Ed è per questo che una delegazione della Città metropolitana di Reggio Calabria, guidata dal sindaco Giuseppe Falcomatà, ha svolto una serie di approfonditi sopralluoghi nell’area Grecanica, sul versante ionico, per condividere con amministratori, cittadini e realtà produttive delle comunità locali le problematiche, le prospettive e gli indirizzi programmatici per la crescita e lo sviluppo. 

Presenti agli incontri, insieme al primo cittadino, anche il vicesindaco metropolitano, Armando Neri, i consiglieri metropolitani delegati Carmelo Versace e Domenico Mantegna e i sindaci di Roghudi, Pierpaolo Zavettieri, anche nella sua qualità di presidente dell’Associazione dei sindaci dell’area, di Montebello Jonico, Maria Foti, di Brancaleone, Silvestro Garoffolo, di Staiti, Giovanna Pellicanò, di Bova, Santo Casile, di Bagaladi, Santo Monorchio, di Condofuri, Tommaso Iaria e di Bova Marina, Saverio Zavettieri.

«Con i sindaci e gli amministratori del territorio metropolitano c’è un dialogo e un confronto costante – ha spiegato il sindaco Falcomatà al termine del lungo tour, nella riunione ospitata nel Municipio di Bova Marina – sulle opportunità e risorse di cui disporremo, specie nel quadro del Recovery Fund e più in generale sul ruolo stesso che la Città metropolitana deve avere in questa importante e cruciale fase in termini di programmazione degli interventi. È, però, fondamentale che il nostro territorio e ogni singola comunità adotti un approccio di lavoro radicalmente diverso dal passato, guardando alla condivisione delle scelte e rafforzando la capacità di cooperare entro una logica di sistema».

«Disponiamo – ha evidenziato – di un patrimonio culturale, naturale, storico e paesaggistico di immenso valore e in alcuni casi addirittura quasi sconosciuto, ma occorre un cambio di passo concreto affinché tutto ciò si traduca in benessere e crescita. Dal governo centrale, manca ancora un cronoprogramma chiaro, ma sappiamo già che il nuovo corso legato alle risorse comunitarie imporrà tempi strettissimi e una efficace progettualità che, su temi strategici, penso alla sanità o alle infrastrutture, dovrà farci trovare pronti».

Tanti i temi affrontati nel corso dei sopralluoghi, a cominciare dalla tutela dell’ambiente e dal contrasto al rischio idrogeologico nel territorio di Montebello Ionico. Qui, i rappresentanti di Palazzo “Alvaro” hanno analizzato lo stato dell’arte dei cosiddetti “torrentelli” con riferimento alle necessarie operazioni di bonifica degli alvei di questi piccoli corsi d’acqua che attraversano il centro abitato.

Le potenzialità del comprensorio grecanico, sotto i profili produttivi e turistico culturali, hanno caratterizzato i successivi incontri nel territorio di Brancaleone dove insistono diverse realtà produttive del settore agricolo, in particolare della trasformazione del bergamotto, con le quali sono state messe in evidenza le opportunità del comparto agroalimentare in termini di rilancio economico e occupazionale. Significativa, inoltre, anche la tappa al centro di recupero per tartarughe marine di Brancaleone, impegnato dal 2006 in una importante opera di soccorso, cura e riabilitazione di queste specie animale su tutto il territorio regionale.

Particolarmente suggestiva, la visita all’abbazia di Santa Maria de’ Tridetti, situata in contrada Badia a poca distanza dal borgo grecanico di Staiti, e dichiarata monumento nazionale. Autentico gioiello di interesse storico e artistico il sito di epoca Normanna risale all’XI secolo ed è uno degli importanti tesori del territorio metropolitano. Ricco di fascino anche il borgo di Bova Superiore che negli ultimi anni ha investito con grande determinazione su ricettività, turismo sostenibile e valorizzazione dei propri attrattori come l’importante Museo “Gerhard Rohlfs” nato con il preciso obiettivo di tutelare il patrimonio culturale della minoranza storico-linguistica dei Greci di Calabria. La delegazione metropolitana ha poi fatto visita anche alla sinagoga di Bova Marina situata all’interno del parco archeologico “Archeoderi” ed elemento d’eccellenza del patrimonio culturale reggino.

Il tour grecanico è servito anche ad accendere un focus sul fronte dell’edilizia scolastica con il sopralluogo al cantiere del nuovo istituto Alberghiero di Condofuri, importante a attesa opera in via di completamento. (mcg)

Giuseppe De Bartolo: Minoranze etnico-linguistiche calabresi un patrimonio culturale a rischio estinzione

di GIUSEPPE DE BARTOLO* – La geografia etnica del nostro Paese è divenuta negli ultimi decenni sempre più articolata, dopo che l’Italia, dagli anni ’70 del secolo scorso, è stata interessata da flussi immigratori sempre più intensi provenienti dal Terzo Mondo e dai paesi dell’est Europa.

Tenuto conto di questa nuova realtà, le minoranze etniche italiane possono essere suddivise in minoranze di recente e di antico o antichissimo insediamento. Queste ultime, chiamate anche minoranze storiche o tradizionali, hanno subìto, durante i secoli, processi di assimilazione più o meno intensi, riducendosi viepiù di numero; pur tuttavia alcune di esse conservano ancora in una certa misura il tratto linguistico.

Sul territorio del nostro Paese possono essere individuati undici gruppi etnico- linguistici tradizionali, suddivisi in minoranze di confine, cioè che parlano una lingua di uno Stato confinante (i tedeschi dell’Alto Adige, gli sloveni del Friuli, i francesi della Valle d’Aosta); quelli che occupano alcune aree interne in seguito ad emigrazioni e diaspore, come gli albanesi del Mezzogiorno, i serbo-croati, gli occitani, i catalani di Sardegna. Abbiamo, infine, i cosiddetti gruppi residuali (grecanici, ladini, friulani e sardi). Di queste minoranze tre sono presenti in Calabria: quella albanese, la occitana e la grecanica della provincia di Reggio Calabria.

Dopo l’Unità, le minoranze etnico-linguistiche hanno avanzato tutta una serie di rivendicazioni di carattere sociale ed economico, tendenti alla riscoperta e alla rivalorizzazione della loro diversità. Rivendicazioni che, dopo la Seconda guerra mondiale, si sono concretate in un vero e proprio movimento culturale con l’obiettivo di dare corpo politico e giuridico alla loro realtà e ai loro ideali, nel tentativo di frenare il processo d’integrazione e di assimilazione che, come per i grecanici, è ormai in una fase molto avanzata.

Ricordiamo che in Italia la tutela delle minoranze è sancita dall’art. 6 della Costituzione, ma ha trovato applicazione soltanto in alcune regioni a statuto speciale che per la loro posizione di frontiera hanno una notevole importanza politica. Con la legge 482 del 1999 lo Stato italiano ha finalmente preso coscienza dell’esistenza anche di altre minoranze linguistiche storiche cosicché ne ha riconosciuto complessivamente dodici (albanese, tedesca, greca, slovena, croata, francofona, franco provenzale, friulana, ladina dolomitica, occitana, sarda) la cui popolazione nel 1995 era stimata dal Ministero dell’Interno in 3.261.600 persone. 

In Italia, la difesa delle minoranze è purtroppo un processo che conosce gravi ritardi. Non esistono, infatti, dati ufficiali aggiornati che li riguardino, dati che non sono disponibili nemmeno per le minoranze linguistiche, le quali sono senza dubbio le più interessanti dal punto di vista culturale. In passato, in verità, numerosi sono stati gli sforzi volti a censire la lingua parlata. Per esempio, in occasione del censimento del 1981 fallì il tentativo di far includere nel questionario del censimento alcune domande riguardanti la lingua parlata, com’era avvenuto nel corso dei censimenti che vanno dal 1861 al 1921, prassi che il regime fascista aveva poi interrotto, abolendo la domanda sulla lingua o il dialetto parlato, e che da allora non è stata più inclusa.

La comunità albanese (arbëreshë) è, fra quelle alloglotte, una delle più numerose. È presente in varie aree del Sud, ma le colonie più importanti si trovano in Calabria, conservando una certa unità territoriale e limitando nel tempo la commistione con le popolazioni italofone. Tutto ciò è stato favorito anche dal rito greco, praticato nelle cerimonie religiose, rito che utilizza esclusivamente la lingua albanese.

Nel corso del tempo, la minoranza arbëreshë ha subìto un forte processo di assimilazione, con la conseguenza che, in molti Comuni, la diffusione della lingua albanese si è ridotta notevolmente o è scomparsa del tutto. Di conseguenza, la parlata albanese oggi è presente solo in diciannove comuni della provincia di Cosenza e in tre in quelle di Catanzaro e Crotone. Oltre a ciò, si aggiunge che dal 1951 in poi le comunità albanofone della Calabria mostrano i primi segni di malessere demografico: la popolazione residente via via si riduce. In molti Comuni, soprattutto quelli più interni, si osserva un forte spopolamento. I residenti nei Comuni albanofoni che al 31-12-2019 sono risultati di 37.450 unità, secondo le nostre previsioni perderebbero ulteriori 10.000 abitanti nei prossimi trent’anni.

Nell’età bizantina tutta la Calabria era ellenofona. In età normanna rimase ellenofona solo la Calabria meridionale. Nel corso del tempo l’area grecanica si è ridotta sempre di più e oggi sopravvive solo in una area limitata della provincia di Reggio Calabria. Tra le cause più remote della diminuzione della grecità, ricordiamo l’abolizione del rito greco nelle cerimonie religiose, mentre dopo l’Unità, un ruolo importante ha avuto la lotta contro la lingua grecanica fatta dalla scuola italiana. Oggi quest’area conta 11.211 residenti e i parlanti sarebbero appena.2.724. Si prevede che, nel 2050, la sua popolazione supererebbe appena le 8000 unità.

Gli occitano – valdesi sono la più piccola tra le comunità alloglotte della Calabria. Essi sono giunti nella nostra regione, provenienti dal Piemonte, verso la fine del XIV secolo per sfuggire alle persecuzioni religiose. Oggi le colonie occitano-valdesi sopravvivono soltanto a Guardia Piemontese, San Sisto dei Valdesi e San Vincenzo la Costa, ma la lingua è presente solo a Guardia Piemontese. La popolazione di Guardia Piemontese, dopo l’Unità d’Italia ha conosciuto un intenso esodo migratorio e un forte malessere demografico, fenomeni che hanno prodotto un forte spopolamento.

Da queste brevi note emerge dunque che la Calabria rischia di perdere un patrimonio culturale di grande valore se non saranno messe in atto adeguate misure di salvaguardia che queste comunità da tempo reclamano, purtroppo fino ad oggi con scarso successo. (rcs)

*docente dell’Università della Calabria, estratto da un articolo pubblicato negli Atti del primo Convegno Unicart- International Conference Academic Research & Tourism, tenutosi a Bari nel 2019.

MINORANZE LINGUISTICHE, VERO TESORO
QUELL’INESTIMABILE VALORE DIMENTICATO

di ANTONIETTA MARIA STRATI – La Calabria ha tra i tanti suoi tesori uno inestimabile, fino ad oggi trascurato e mai adeguatamente valorizzato: si tratta delle tre minoranze linguistiche presenti nel territorio. Nella nostra regione ci sono le comunità  arbëreshë, distribuite nelle province di Cosenza, Crotone e Catanzaro, quella grecanica, nella provincia di Reggio Calabria e l’enclave occitana, a Guardia Piemontese.

Una realtà, quelle delle minoranze linguistiche in Calabria, composta da 47 comuni – 29 comuni dell’area albanese, di cui 21 nella provincia di Cosenza, cinque nella provincia di Catanzaro e tre nella provincia di Crotone, con una popolazione di circa 50.462 abitanti; 15 Comuni dell’Area Grecanica, con una popolazione di circa 48.717 abitanti e un Comune dell’area occitana, con una popolazione di 1.546 abitanti – che deve essere tutelata con ogni mezzo non solo dagli attori politici, ma anche sociali grazie ad iniziative volte a mettere in luce il patrimonio letterario, artistico, storico e culturale di inestimabile valore.

Ed è per questo che le Associazioni di diverse parti d’Italia, appartenenti alle comunità arbëreshë, hanno rivolto un appello a tutte le forze politiche che partecipano alle elezioni regionali in Calabria, chiedendo di farsi carico dell’impegno di portare avanti la tutela delle minoranze linguistiche calabresi, «così come sancito dalla Carta Costituzionale e dalle leggi emanate in sede nazionale che regionale».

«Si tratta di impegni – viene spiegato in una nota – che chiamano in causa interessi di tutti, e che travalicano ogni schieramento politico: il progetto sottostante è di venire incontro alle minoranze linguistiche affinché siano realizzati obiettivi che spettano loro di diritto, ma con piena consapevolezza che, nel contempo, sono del tutto convergenti con gli interessi di tutta la regione, la quale ricaverebbe solo vantaggi dalla tutela e valorizzazione non solo del patrimonio culturale, storico ed artistico di queste preziose presenze nel suo territorio, ma si devono perseguire gli obiettivi, così come riportato negli articoli della Carta Europea, fatti propri dallo Stato Italiano con la Legge di attuazione Costituzionale 482/99».

«Questi obiettivi – prosegue la nota – rappresentano una opportunità ed una risorsa per l’intera regione Calabria, da lungo tempo sottovalutata da una politica che troppo spesso si è persa nei giochi di potere volti alla rincorsa di interessi immediati e di corto respiro, senza alcuna visione di tutela per il futuro di quelle popolazioni appartenenti alle minoranze linguistiche».

«A nome di tutti gli Arbëreshë di Calabria – prosegue ancora la nota – quale che sia la loro appartenenza politica, chiediamo quindi ai massimi rappresentanti di tutti gli schieramenti politici, che stanno per intraprendere la campagna elettorale per la nomina del nuovo Presidente di Regione, di prendere in carico l’impegno di portare avanti la tutela delle minoranze alloglotte calabresi».

«A tal scopo – hanno scritto le Associazioni – proponiamo qui, di seguito, l’articolazione in sei punti del progetto di realizzazione di questi obiettivi, che chiediamo vengano accolti con spirito unitario all’interno dei vari programmi elettorali di ciascun schieramento: Definizione e piena attuazione delle Istituzioni Regionali per le Minoranze Linguistiche, dette ‘Fondazioni’ al fine che divengano organismi operativi per sviluppare progetti concreti volti a valorizzare il patrimonio culturale arbëreshë, Grecanico e Occitano; istituzionalizzare di conseguenza un capitolo di spesa annuale della Regione per le attività delle Fondazioni; si richiede che la Regione Calabria istituisca un Consigliere Regionale rappresentante le minoranze culturali di diretta emanazione della Giunta, con l’autonomia politica e finanziaria sufficiente per operare e coordinarsi con le relative Fondazioni ed il Co.Re.Mi.L., Consigliere che dia voce alle istanze delle tre minoranze linguistiche storiche presenti nella Regione in un percorso che punti alla completa tutela prevista dalle leggi vigenti». 

E ancora, «si richiede la sottoscrizione di una Convenzione tra la Regione e la Rai Calabria per la produzione di programmi (culturali, informativi e di intrattenimento), radiofonici e televisivi a diffusione regionale, ma anche da diffondere sulla rete internet, con proprio e dedicato palinsesto per le minoranze linguistiche storiche. La Convenzione regionale potrebbe avere una durata  breve di un anno o due, per poter così richiedere da subito un ampliamento delle ore di produzione e la copertura dei costi, per sempre, da parte del Governo centrale, come già avviene, da oltre 60 anni per le altre Minoranze Linguistiche come da normative vigenti già applicate in altre regioni italiane, con tutti gli accorgimenti possibili, esempio: sottotitoli in italiano eliminando cosi l’eventuale dubbio di discriminazione della popolazione che parla solo l’italiano». 

«Difesa del bilinguismo – continua la nota –. Si chiede di avviare specifici rapporti con il Ministero dell’Istruzione ed il Miur per la realizzazione di corsi di selezione e formazione per docenti nelle lingue arbëreshë, grecanica ed occitana, in modo da far  inserire nelle materie curriculari delle scuole dell’obbligo dei territori delle minoranze. Ne consegue la predisposizione di adeguati libri di testo e di divulgazione sia in italiano che nelle lingue tutelate; attivare la legge regionale n° 15 del 2003 in tutti i suoi articoli, finanziandola adeguatamente, al fine di salvaguardare il patrimonio storico culturale materiale e immateriale e nel contempo rilanciare le imprese del territorio presenti nelle aree dove insistono le tre minoranze storiche calabresi; formulare e determinare nell’ambito della programmazione dei fondi nazionali ed europei, una progettualità destinata alle minoranze territoriali,  per la conservazione della lingua e per la valorizzazione (manutenzione) dei beni tangibili (previa definizione dei centri storici dei katund della Regione storica arbëreshë calabrese e del suo costruito storico civile e religioso, da concordarsi con la Soprintendenza) e dei beni intangibili (già avviato l’iter per il riconoscimento del patrimonio culturale italo – albanese da parte dell’Unesco), come recita l’art. 2 della L.R. n° 15/2003».

«Siamo certi – hanno proseguito le Associazioni – che l’accoglimento di queste nostre istanze proposte possa rappresentare l’avvio di una stagione di rinnovamento profondo e fecondo per tutti i cittadini calabresi, che trarrebbero grandi vantaggi da un piano capace di valorizzare il territorio sotto il profilo lavorativo con ampliamento della base occupazionale nel settore turistico, ambientale e storico».

«Inoltre – hanno concluso – crediamo che, ancora più vantaggioso per tutte le comunità calabresi, sarebbe sperimentare finalmente che è possibile andare oltre gli schieramenti di parte per saper convergere sul bene comune in una logica di responsabilità e di reciproca solidarietà, in più si darebbe fiducia alla gran parte dell’elettorato che non esercita più il diritto di voto».

Un appello, quello fatto dalle Associazioni, che non solo i candidati, ma tutta la politica calabrese non può ignorare, sopratutto per tenere fede alla legge regionale approvata nel 2003 dalla Regione Calabria, Norme per la tutela e la valorizzazione della lingua e del patrimonio culturale delle minoranze linguistiche e storiche di Calabria, che «riconosce le minoranze linguistiche storiche della Calabria e pone nelle sue finalità quelle di recuperare, qualificare e valorizzare le particolarità etnoantropologiche, linguistiche, culturali e storiche delle comunità costituite dalle minoranze linguistiche grecaniche, albanesi e occitane presenti in Calabria come condizione per il recupero dell’identità e lo sviluppo sostenibile del territorio».

E mentre si aspetta un passo avanti da parte della politica, sono tantissimi gli Enti che, invece, si sono spesi per la valorizzazione delle minoranze linguistiche. Un esempio è l’Università della Calabria, che nel ’75 ha istituto una sezione di Albanologia, grazie al prof, Francesco Solano e oggi diretta dal prof. Francesco Altimari.

E proprio dalla Fondazione Universitaria Unical “Francesco Solano”, con la partecipazione di cinque Atenei italiani (Calabria, Palermo, Salento, Venezia Ca’ Foscari e la Statale di Milano), nel 2020 è stata candidata a patrimonio Unesco, i Moti Madg (Il Tempo Grande) – I riti arbëreshë della primavera.

«La proposta – si legge in una nota di Francesco Altimari – punta a iscrivere nel Registro delle Buone Pratiche della Convenzione per la Salvaguardia del Patrimonio Culturale Immateriale dell’Unesco un insieme di pratiche cerimoniali ed eventi di tipo performativo (musicale, coreutico, teatrale etc.) a cui si accompagnano saperi di stampo tradizionale che rientrano nell’originario ciclo delle feste della primavera e propongono nelle diverse comunità italo-albanesi eventi che attualizzano temi e motivi arcaici di straordinaria suggestione. Queste pratiche sono vive presso gli Arbëreshë (Albanesi d’Italia), comunità linguistica minoritaria di origine albanese storicamente presente da circa sei secoli in 50 comunità in sette regioni (Abruzzo, Molise, Campania, Puglia, Basilicata, Calabria, Sicilia) della Penisola italiana, riconosciuta dalla legge quadro nazionale n. 482/1999 “Norme di in materia di tutela delle minoranze linguistiche e storiche”».

O ancora, l’iniziativa dell’Università per Stranieri Dante Alighieri di Reggio Calabria, dove è stata istituita una cattedra di Lingua calabro greca «per salvare una lingua che rischia l’estinzione».

Per il delegato alla Cultura del Comune e della Città Metropolitana di Reggio Calabria Filippo Quartuccio, si tratta di «un atto importantissimo, che serve non solo a preservare il nostro prezioso patrimonio culturale, ma significa anche lavorare attivamente per la sua valorizzazione».

«Bisogna attenzionare e valorizzare le comunità presenti nel nostro territorio, e quella greca è quella più presente con oltre 22 mila persone» ha ribadito Lucia Anita Nucera, presidente della Commissione Pari Opportunità del Comune di Reggio Calabria,  in occasione dell’incontro con il console onorario di Catania Arturo Bizzarro Coutsogeorgou e Vourda Vasiliki, rappresentante legale del Centro di lingua e cultura ellenica “Ellinomatheia”.

L’assessore Nucera, infatti, ha ricordato che nel 2016 è stata assegnata, per la prima volta, la delega alla minoranza linguistica, e che ha avviato una iniziativa ambiziosa: riconoscere la lingua greca come «insegnamento curriculare nelle scuole in cui è presente un’insegnante che lo parli. È un passo importante per tramandare le nostre radici e  tradizioni».

Una iniziativa che ha trovato appoggio da parte della Vasiliki, che ha sottolineato come «il legame tra Calabria e la Grecia è indissolubile ed ha basi umane e culturali».  (ams)