A Nicola Gratteri il Premio 2021 per la Legalità contro tutte le mafie

di PIANO NANO – La Giuria del “Premio per la Legalità contro tutte le mafie”, – Premio Mondiale Tulliola Renato Filippelli XXVII Edizione – ha deciso all’unanimità di premiare il Procuratore della Repubblica di Catanzaro Nicola Gratteri con la medaglia del Presidente della Camera dei Deputati Roberto Fico per i “suoi alti meriti nella lotta alle mafie”.

Francamente non si poteva fare scelta migliore di questa. Il Premio della Legalità contro tutte le Mafie è stato assegnato quest’anno ad uno dei magistrati italiani oggi più raccontati e più seguiti dalla stampa di tutto il mondo. Parliamo del giudice Nicola Gratteri, Capo della Procura Antimafia a Catanzaro, icona della giustizia e simbolo più autentico della magistratura più sana di questo nostro paese. Un uomo al di sopra di tutto e di tutti, che ogni giorno mette a rischio la sua vita per una missione in cui non ha mai smesso di credere, neanche quando qualcuno ha provato a far del male a suo figlio. La sua vita è in realtà un romanzo, che varrebbe la pena un giorno di raccontare fino in fondo, e che lascerebbe a migliaia di ragazzi e di studenti italiani il sapore positivo di una carriera protesta al bene del Paese contro ogni forma di violenza e di tracotanza mafiosa.

Ma veniamo alla motivazione del Premio resa nota oggi da Carmen Moscariello e che è nei fatti la Presidenza stessa del “Premio Tulliola Renato Filippelli”: “Al Procuratore Nicola Gratteri per il suo operato caratterizzato dalla speranza, dalla determinazione, dalla certezza di vincere la ndrangheta e tutte le mafie “.

“Grazie al suo coraggio immenso nel mai temere la morte” – sottolinea ancora la Presidenza del Premio.

Il suo essere – oltre che magistrato di altissimo valore – anche scrittore e amante della buona cultura, l’essere chiaro e preciso analista di fatti inerenti alla malavita organizzata, non ultimo, il suo amore incondizionato per i giovani, “tutto questo ha portato la Giuria del Premio Presieduta da Dante Maffia ad assegnargli la preziosa medaglia del Presidente della Camera dei Deputati Onorevole Roberto Fico concessa solo agli uomini che hanno segnato positivamente il destino del nostro Paese”.

Nicola Gratteri sarà quindi premiato ufficialmente, con tutti gli onori possibili e che il suo ruolo merita il prossimo 19 novembre presso Il Senato della Repubblica, nella Sala Zuccari che è la Sala di rappresentanza più solenne di Palazzo Madama e che ha già visto Nicola Gratteri decine di altre volte protagonista di primissimo piano di dibattiti e manifestazioni istituzionali di alto livello sociale. Complimenti e Buon lavoro Procuratore. (pn)

 

Nicola Gratteri e il segretario generale della Cgil Maurizio Landini a confronto su “Il lavoro parte civile”

Un importante confronto è in programma domani, che vedrà confrontarsi il Procuratore Nicola Gratteri e il segretario generale della Cgil, Maurizio Landini, sul tema Il lavoro parte civile.

Enzo Scalese, segretario generale della Cgil Area Vasta Catanzaro, Crotone, Vibo Valentia, ha sottolineato che «non è casuale che la Cgil abbia scelto la fondazione Terina, in un luogo adiacente a quello all’aula Bunker di Lamezia dove si sta celebrando il maxiprocesso Rinascita Scott, per ospitare una importante iniziativa che vedrà a confronto domani tra il Segretario generale della Cgil Maurizio Landini e il Procuratore Capo di Catanzaro Nicola Gratteri».

«E che questo incontro – ha aggiunto – dal titolo “Il lavoro parte civile” arrivi nell’ultimo giorno di una campagna elettorale molto anomala, tanto silente nei grandi temi, a partire da quello della legalità, quanto piccata e poco incisiva nel confronto con i cittadini-elettori».

«Un’ iniziativa, quindi – ha proseguito – che rappresenta un modo per essere ancora più vicini alla magistratura nella sua azione quotidiana di contrasto alla pervasività mafiosa che si annida nei rapporti torbidi con la politica, con la pubblica amministrazione danneggiando e scoraggiando la parte sana di una società onesta e laboriosa che si spacca la schiena dalla mattina alla sera anche per cambiare l’immagine di questa terra che agli occhi di molti nel resto del Paese appare piegata al destino della “perdizione”».

«Dall’area centrale della Calabria, invece – ha detto ancora – davanti al nostro segretario nazionale, vuole partire un messaggio ancora più forte nell’esprimere vicinanza e riconoscenza all’impegno della magistratura. Una presa di posizione che va a rafforzare un patto di collaborazione finalizzato a “liberare” la nostra regione dalla illegalità che soffoca i diritti di cittadinanza, distrugge l’economia, incide in maniera negativa sulla qualità del lavoro drogando il mercato a danno delle donne e degli uomini che sono impegnati  ogni giorno per riconquistare spazi di democrazia per continuare a sperare». (rcz)

A S. Andrea Ionio Nicola Gratteri e Mons. Luigi Ginami insieme tra i malati di Villa della Fraternità

Il Procuratore di Catanzaro Nicola Gratteri ha inaugurato, insieme a Mons. Luigi Ginami, a Villa della Fraternità a S. Andrea Ionio un “bagno assistito”, realizzato con il contributo di Fondazione Bergamasca Santina Onlus.

Nello scorso mese di febbraio 2021 per la Casa Editrice Messaggero di Sant’Antonio di Padova esce un Instant book solidale.È un libretto piccolo che si legge in meno di due ore, tascabile, e che ha come caratteristica un pubblico di giovani. La collana si chiama #VoltiDiSperanza, ed è della Fondazione Santina, una Fondazione voluta da don Luigi Ginami, prete bergamasco, in ricordo della madre Santina e della sua sofferenza.

Tale Fondazione dal 2012 ha realizzato 1.600.000 euro di solidarietà nel mondo, in Vietnam. Kenya, Gaza, Iraq, Italia, Perù Messico e Brasile, con 88 progetti, 300 bambini in adozione a distanza e 800.000 chilometri macinati da don Gigi in luoghi poveri, violenti e pericolosi. Storie forti ed avvincenti che catturano l’attenzione dei giovani lettori anche con 4 opportuni video che si possono vedere inquadrando il Qr Code. Il titolo del libretto è Nicola, e si prefigge di far conoscere l’opera meritoria di Gratteri. Il ricavato delle vendite? Un aiuto alla Calabria colpita dal Covid, ed in particolare ai più fragili: gli anziani.

Nel novembre 2020 viene individuata Villa della Fraternità a Sant’Andrea Ionio ed i lavori vengono inaugurati proprio recentemente, lo scorso 2 settembre 2021, data del centenario della nascita di don Edoardo Varano, Fondatore della struttura per anziani. Ed i soldi da dove vengono? Come prima abbiamo detto da una prodigiosa vendita del libretto che sia online che nell’edizione cartacea ottiene un formidabile successo vendendo ben 8.000 copie in poche settimane, soprattutto a Bergamo! Era dunque un obbligo per Gratteri tagliare il nastro.

«Ho sentito, ormai, da tanti anni – ha detto Gratteri – parlare di questa realtà per i suoi pregi ed i suoi fini positivi anche perché alcuni miei concittadini, anzi, vicini di casa sono stati ospiti di questa struttura e ne sento parlare sempre in termini elogiativi, soprattutto per quanto riguarda l’accoglienza e l’assistenza. Quindi l’ho sempre vista, questa struttura, con simpatia e ammirazione. Sono contento di avere avuto l’opportunità di conoscere don Gigi, che è una persona veramente straordinaria, di quelle persone che piacciono a me, le persone del fare, che a metà frase già si muovono. Noi abbiamo bisogno, in Italia e nel mondo, di questa gente, di gente concreta».

«A prescindere dal fatto che si sia credenti o meno – ha aggiunto – questi sono i preti che io ammiro, che girano il mondo, che rischiano ma che soprattutto hanno la capacità della sintesi, cioè quella di parlare, di avere delle idee che poi di riuscire a realizzarle – cose concrete. E questo è bene, questa è la sintesi della vita».

«Io dico sempre, quando vado nelle scuole o quando vado la sera nei paesi, nelle città a presentare i miei libri – ha spiegato il Procuratore – dico sempre: andate in un ospedale per anziani, anzi, dico meglio: di vecchi, dove ci sono i vecchi; abbandonati dai figli o i figli sono lontani, impossibilitati a star loro vicini. E sedetevi un quarto d’ora davanti al loro letto e parlate a questi vecchi. Non è solo un atto di generosità: serve anche a voi, a rafforzare il carattere, a misurarvi con la vita e con la realtà. Dico: ogni tanto, dedicate un po’ del vostro tempo, andate nei centri per tossicodipendenti dove lì vedrete, nei giorni di ricevimento, nei giorni in cui questi ragazzi possono incontrare la famiglia, vedete tre generazioni: vedete i genitori, i tossici e poi i figli dei tossici».

«Sono cose incredibili e terribili alle quali assistere – ha proseguito Gratteri – ma, anche in quel caso, sono momenti di vita molto forti ma molto – tra virgolette – utili a noi stessi: ci aiutano a crescere, ci aiutano a fortificarci, ad essere più capaci di affrontare le difficoltà, ma soprattutto ci consentono di aiutare il prossimo».

La cerimonia è stata semplice e suggestiva: dopo la celebrazione della Messa presieduta da don Ginami e concelebrata da altri due sacerdoti hanno preso la parola la dott.ssa Marina Voci, Presidente di Villa della Fraternità, Don Luigi Ginami, Presidente di Fondazione Santina Onlus ed ha concluso il dottor Gratteri, con un discorso semplice ed incisivo. Significativo è stato il breve intervento di Andrea Dominijanni, testimone di Giustizia – da non confondere con collaboratore di Giustizia – giunto con la scorta e la bella famiglia.

Si è poi saliti al piano superiore di Villa della Fraternità e il Procuratore insieme alla dott.sa Silvana Bonzanni – Membro del Consiglio di Amministrazione di Fondazione Santina – ha tagliato un nastro blu tra gli applausi degli anziani ospiti e degli invitati. 

Per Fondazione Santina erano presenti l’avvocato Paolo Amoroso (Membro del CdA) giunto da Roma con il figlio Lorenzo, socio della Associazione Amici di Santina Zucchineli e il dott. Maurizio Barbaro, Membro del Direttivo della Associazione, giunto da S. Ferdinando per l’occasione.

A tale riguardo, la Delegazione aveva fatto sosta alla Tendopoli di San Ferdinando per progettare un prossimo intervento in quel settore tanto dimenticato. Alla inaugurazione era inoltre presente Celeste Logiacco, Segretaria CGL della Calabria ed il fotografo Giuseppe Burdino che aveva realizzato la splendida copertina del libro Nicola(rrm)

 

 

Nicola Gratteri e la prefazione al libro No-Vax: polemica strumentale

Il procuratore della Repubblica di Catanzaro Nicola Gratteri ha firmato la prefazione di un libro di due dichiarati no-vax (un medico, Pasquale Bacco e un giudice della Corte d’Appello di Messina Angelo Giorgianni) e sono venute giù polemiche a non finire che avranno il risultato di far vendere qualche copia di un libro diversamente destinato a un poco dignitoso oblio. Ma l’occasione per tentare di screditare Gratteri è sembrata irrinunciabile per quanti non mancano di muovere attacchi contro il procuratore di Catanzaro su qualunque cosa, cercando “inquinare” la sua visibilità mediatica. Al contrario, gli attacchi sciocchi e pretestuosi hanno offerto la possibilità al simbolo numero uno della lotta alla ‘ndrangheta di rispondere per le rime, sottolineando la necessità di vaccinarsi e di fare campagna di persuasione nei confronti degli indecisi e dei timorosi.

Certamente negazionista Gratteri non è, tutt’altro: non solo si è vaccinato, ma ha anche convinto a farsi somministrare il siero anche i suoi collaboratori e gli impiegati del Tribunale che hanno a che fare con il pubblico. La prefazione a un libro (che non si nega a nessuno, men che meno se la chiede un amico) ha abitualmente la funzione di spingere alla lettura o, peggio (il più delle volte) a sussurrare velatamente di farne tranquillamente a meno. Questo, molti autori, lo ignorano e pensano che una grande firma possa dare spinte mercantili all’opera.

Nel caso in questione, indubbiamente, la firma di Gratteri dà un’aurea di importanza al libro di Bacco e Giorgianni (il titolo è volutamente ignorato, ndr) ma il procuratore non sposa tesi negazioniste: «Giorgianni lo conoscevo perché è un magistrato, mi ha chiesto questa cortesia…» – ha detto Gratteri che qualche mese fa aveva scritto un’altra prefazione – questa volta per una causa benefica – al libro Nicola prodotto da una onlus con contributi di numerosi autori (tra i quali Enzo Romeo, il vaticanista caporedattore del TG2).

Ecco, forse si potrebbe imputare un eccesso di leggerezza da parte del Procuratore nell’aver offerto la propria firma su queste due paginette che non sposano alcuna tesi del libro. Anzi, mettono in evidenza l’allarme (di grande ragionevolezza, già ampiamente diffuso dallo stesso Gratteri) del pericolo che malavitosi e boss della ‘ndrangheta possano impossessarsi di attività “pulite” costrette al fallimento a causa della pandemia, per farne “lavanderie” di denaro sporco. Con il sottinteso invito allo Stato, alla magistratura, alle forze dell’ordine di non sottovalutare questo rischio concreto: troppo spesso la mafia si è sostituita a al (mancato) aiuto economico dello Stato e delle banche, strozzando artigiani, imprenditori, professionisti.

Intanto, il procuratore Gratteri, fortemente orgoglioso della sua Gerace dove è nato, nonché della sua genuina calabresità, secondo alcune indiscrezioni giornalistiche sta valutando nuove opzioni in vista della scadenza del suo mandato a Catanzaro (fra tre anni). La sua collocazione naturale dovrebbe essere la Direzione centrale Antimafia, ma a novembre si libera il posto di Procuratore Capo a Milano (Francesco Greco, al compimento dei 70 anni, andrà in pensione). Un posto prestigioso dove Gratteri continuare la sua – per nostra fortuna – irriducibile lotta alla ‘ndrangheta e al malaffare. (s)

GIUSTIZIA, CAMERE PENALI CONTRO IACONA
TEATRALITÀ IN TV O DIRITTO DI CRONACA?

di SANTO STRATI – Che la trasmissione Presa Diretta di lunedì scorso dedicata al processo Rinascita Scott avrebbe creato un po’ di scompiglio era più che scontato, meno prevedibile il pesante attacco firmato dalle Camere penali di tutta la Calabria contro il giornalista Riccardo Iacona. Da un lato, i penalisti parlano di «capziosa e partigiana rappresentazione di un processo – che solo sulla carta deve ancora celebrarsi»,  dall’altro, l’Unione Cronisti calabresi difende il lavoro di Iacona bollando come «sconcertante il documento sottoscritto dai presidenti delle Camere penali calabresi».

Il giornalista ha spiegato all’AdnKronos di non avere fatto «un processo in tv, il processo si fa nell’aula bunker di Lamezia Terme e non era l’oggetto della mia inchiesta. L’oggetto della mia inchiesta era l’indagine Rinascita Scott. E le riprese sono cominciate prima ancora che iniziasse la prima udienza a Lamezia Terme. Non è che noi facciamo cronaca processuale. Invece è importante che i giornalisti tornino a parlare di queste cose».

Secondo l’Unione Cronisti della Calabria, guidata da Michele Albanese, «Il lavoro realizzato da Riccardo Iacona e con i colleghi Marco Dellamonica e Massimiliano Torchia, contrariamente a quanto scritto dai penalisti calabresi ha, invece, avuto il merito di spezzare l’assordante silenzio dell’informazione nazionale su una delle vicende giudiziarie più importanti della storia italiana, ovvero il maxiprocesso Rinascita Scott la cui narrazione, anche a causa delle contestabili e contestate limitazioni imposte dal Tribunale di Vibo Valentia alle riprese audiovisive del dibattimento, è stata sin qui rassegnata al lavoro solitario ed encomiabile di pochissimi cronisti e testate calabresi».

I cronisti calabresi affermano che «la redazione di PresaDiretta ha reso, invece, un servizio al Paese, offrendo una eccezionale pagina di buon giornalismo, raccontando i fatti alla base dell’inchiesta la cui tenuta è adesso al vaglio di collegio di giudici che valuterà nel nome del Popolo italiano la colpevolezza e l’innocenza degli imputati. Nessun processo mediatico, dunque, nessuna sentenza anticipata, ma un’informazione corretta, completa, essenziale e puntuale. Restiamo esterrefatti, peraltro, di fronte  a certe affermazioni».

Di parere opposto i rappresentanti delle Camere Penali che sostengono: «L’attacco scriteriato e indiscriminato alla presunzione d’innocenza e ai principi costituzionali del giusto processo non ci sorprende più e, ancor di meno, ci meraviglia che il tribunale del popolo, imbastito abilmente dall’inchiesta giornalistica, si sia espresso per mezzo della televisione pubblica», affermando di avere «avvertito e denunciato il rischio che la diffusa delegittimazione della funzione difensiva – frutto dell’abusata assimilazione tra l’avvocato e le ragioni del proprio assistito – risultasse  “plasticamente” raffigurata dalla “colossale” macchina giudiziaria messa in piedi dalla Procura di Catanzaro, senza alcuna tutela per le istanze a presidio delle libertà individuali».

I penalisti calabresi indicano che «Violando la riservatezza e la salvaguardia della “verginità” cognitiva dei giudici, sono stati escussi testimoni, riprodotte intercettazioni (senza il filtro del perito), divulgate immagini, esibiti atti ripetibili d’indagini, il tutto nell’assenza assoluta di un valido contraddittorio. A chi interessa (non si è fatto minimo accenno nella trasmissione) se buona parte (circa 200) delle misure cautelari applicate siano state successivamente censurate nelle sedi giudiziarie del gravame».

Il procuratore capo di Catanzaro Nicola Gratteri, nelle scorse settimane, aveva lamentato la scarsa attenzione riservata dai media a questo colossale processo che mette alla sbarra un incredibile quantità di presunti mafiosi e tanti, troppi, “colletti bianchi” supporter – secondo l’accusa – di un sistema criminale interamente in capo alla ‘ndrangheta. E l’inchiesta di Iacona ha raccontato come si è arrivati a istruire questo processo e a illustrare le ragioni della pubblica accusa (13mila pagine di ordinanza): il processo è ancora agli inizi e dovrà, ovviamente, avere tutta la visibilità mediatica dovuta. Quindi inspiegabili sono anche le limitazioni imposte dai giudici all’attività giornalistica e di documentazione audio-video.

Due posizioni contrastanti, dunque: tra diritto alla difesa e diritto all’informazione. A nostro modesto avviso, hanno ragione entrambe le parti. Da troppo tempo è invalsa l’abitudine di ritenere un avviso di garanzia l’equivalente di una condanna e da strumento a tutela dell’indagato/accusato si è trasformato in gogna mediatica garantita, oltre, naturalmente, alle custodie cautelari, ai sequestri e quant’altro previsto in casi del genere dal nostro codice penale. Presa Diretta ha esercitato il diritto di cronaca, cercando di spiegare, di informare, di contestualizzare il quadro processuale, senza emettere sentenze: non è compito dei giornalisti e la correttezza e la serietà professionale di Iacona non possono in alcun modo essere messe in discussione. E non si può dire che non abbia ascoltato anche le parti della difesa. Indubbiamente, in una sintesi televisiva, il rischio di teatralità è inevitabile, soprattutto se si prendono le intercettazioni e si fanno interpretare con tanto di inflessione dialettale, tanto da indurre più d’uno a immaginare che siano le registrazioni in mano ai magistrati. Questo modo di fare giornalismo, probabilmente, merita una presa di distanza: il racconto  distaccato del cronista – rischia di essere “viziato” di una inevitabile – anche se spesso involontaria – sponda a favore soltanto della pubblica accusa.

Intendiamoci, il lavoro – straordinario e non invidiato da nessuno – del dott. Gratteri è fuori discussione: il suo impegno per la legalità e il trionfo della giustizia sono sotto gli occhi di tutti, giorno dopo giorno, come una missione che solo un sognatore o un “fanatico della legge” come il procuratore di Catanzaro potrebbe portare avanti. La sua lotta contro il crimine organizzato, contro la ‘ndrangheta, ma soprattutto contro le cosiddette “zone grigie” di funzionari dello Stato, imprenditori, professionisti, che si ritrovano a fiancheggiare la mafia per la conquista di spazi a 360 gradi da parte delle varie cosche, la sua lotta deve avere il plauso e il sostegno incondizionato di tutti i calabresi, anzi di tutto il popolo italiano: la malapianta del crimine si può estirpare solo grazie a personaggi come Gratteri che hanno sacrificato un’esistenza tranquilla a favore di una guerra totale alla ‘ndrangheta. Che è fatta non più solo di capibastone e di picciotti, ma di troppi compiacenti personaggi dell’apparato della vita civile, che hanno contribuito alla crescita e permettono, ancora oggi, il prosperare di traffici illeciti che generano profitti pazzeschi.

Quindi, non solo non ci si deve fermare nella lotta indiscriminata alle consorterie mafiose, che crescono con le devianze massoniche o il favore di infedeli colletti bianchi dell’amministrazione statale, ma bisogna incrementare e sostenere tale battaglia, che, anzi, è una vera e propria guerra. Servono giudici, militari, forze dell’ordine: un rafforzamento in tutti i campi che piantoni il territorio e garantisca la legalità, proprio nel momento in cui le indagini scoperchiano un verminaio sempre più disgustoso di alleanze che i calabresi perbene (e sono tantissimi) vorrebbero vedere annientato una volta per tutte. Serve, in altre parole, lo Stato che faccia sentire la sua presenza e non abbandoni i suoi uomini migliori in questa lotta spesso impari con il crimine organizzato.

Allo stesso tempo, però, non si può fare a meno di sottolineare che il diritto a un giusto processo – che sia di ragionevole durata – è assolutamente inalienabile. E, invece, c’è, purtroppo, con una frequenza che mette paura, il ricorso “facile” alle manette e alle custodie cautelari, dimenticandosi di chi finisce dietro le sbarre o al chiuso dei “domiciliari”, lasciandolo in attesa di un giudizio che è lentissimo e che finisce col punire solamente l’innocente che si ritrova, per varie e spesso superficiali motivazioni, all’interno di un’inchiesta giudiziaria di mafia.

C’è il caso, a noi vicino, dell’ex sindaco di Marina di Gioiosa Jonica, Rocco Femia che ha dovuto aspettare dieci anni per vedere riconosciute le sue ragioni d’innocenza. Però, s’è fatto cinque anni di carcere durissimo, è stata distrutta la sua carriera politica, invalidata per sempre la sua attività di professore di liceo, frantumata l’esistenza e tentato (senza fortuna, grazie a moglie e figli)) di minare anche la stessa vita familiare. Per poi scoprire che è assolutamente estraneo agli infamanti fatti di mafia di cui era stato accusato. Chi ripagherà l’amministratore e l’uomo Femia delle infamie, dei soprusi subiti in carcere, dell’indegna carcerazione e del pubblico ludibrio della sua onorabilità calpestata senza un briciolo di prove?

La mancanza della “pistola fumante”, ovvero la prova incontrovertibile, dovrebbe essere il metro giusto per misurare le richieste di custodia cautelare e indagini rapide dovrebbero essere garantite per accertare se esistono ragionevoli indizi sulla presunta colpevolezza. Attenzione alla parola “presunta”: la nostra Carta Costituzionale garantisce la presunzione d’innocenza fino al terzo grado di giudizio: se i padri costituenti hanno ritenuto opportuno scrivere al secondo comma dell’art. 27 «l’imputato non è considerato colpevole sino alla condanna definitiva», questa dettato va rispettato da tutti, senza se e senza ma. Ma non è quello che si vede, ai giorni nostri, leggendo molti giornali o guardando certe trasmissioni televisive.

Noi giornalisti, dobbiamo smettere di cercare il sensazionalismo evitando di applicare facili etichette di colpevolezza alla semplice emissione di un avviso di garanzia, dedicando semmai le proprie capacità (e, quando c’è, il talento) a fare quel giornalismo d’inchiesta di cui sembra si siano perse le tracce. Iacona fa questo tipo di giornalismo, con onestà intellettuale e massimo rigore, e dovremmo avere cento, mille Iacona a scoperchiare magagne e sollecitare l’interesse della magistratura su condotte non certo irreprensibili. Ma nella stessa misura non abbiamo bisogno di magistrati “giustizialisti” secondo i quali tutti sono colpevoli, salvo a dimostrare il contrario. Compito della pubblica accusa è dimostrare la colpevolezza e tocca alla difesa smontare l’ipotesi accusatoria, quando questa è basata sul nulla o non si regge su elementi probatori certi. Non si può mettere il timbro di “mafioso” a una persona perbene in base a intercettazioni indirette o a prove che risulteranno poi inesistenti: è accaduto, accade ancora, purtroppo.

Occorre trovare l’equilibrio perché la giustizia sia sempre tale  e non, come ha raccontato miseramente l’ex capo dell’Associazione Magistrati Palamara, a volte a favore dell’uno o dell’altro interesse personalistico. Ne va della nostra vita di cittadini: a nessuno sia consentito di continuare a delinquere, a corrompere, a imporre la logica mafiosa del potere che compra tutto e travolge tutto (ma non tutto, per fortuna), ma non è altresì tollerabile vedere una persona – apparentemente perbene – finire ai ferri, senza elementi certi di indagine, senza prove che non possono essere confutate perché inesistenti. La regola della “pistola fumante” sarebbe il primo passo per una riforma della giustizia che non può più essere rinviata: una giustizia che persegua mafiosi e gente di malaffare, ma non mortifichi e “uccida” socialmente qualche innocente. (s)

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LE REAZIONI E I COMMENTI

LEGA – Il commissario regionale della Lega, avv. Giacomo Saccomanno ricorda che «la Calabria e l’Italia intera sono stati distrutti dalla corruzione e dagli intrecci tra criminalità organizzata, politica e imprenditoria. Elementi questi che hanno completamente bloccato una possibile crescita della nostra regione, obbligando tanti giovani ad andare via. Danni gravissimi che, però, non vengono nemmeno esaminati. D’altro canto, scagliarsi contro chi ha evidenziato tale quadro, si allarmante, e come buttare avanti le mani! Eppure, tale attacco proviene da coloro che ben conoscono le regole del processo. La Procura fa delle indagini e se ritiene che vi siano degli elementi di rilevanza penale procede a formulare le proprie richieste. Queste vengono vagliate da altri magistrati terzi che, se ne ravvedono le condizioni, procedono ad accogliere o negare le richieste. Poi a seguire i tanti mezzi impugnatori che garantiscono l’indagato o l’imputato».

Secondo il legale di Rosarno, «È veramente intollerabile che si possa commentare negativamente l’azione giudiziaria portata avanti da un valente ed intransigente magistrato e da una Procura coraggiosa ed anche la libertà di stampa per un libero commento a tali indagini. La fragilità delle lamentele è tale che appare veramente incomprensibile. Sembra essere ritornati a tanti anni orsono allorquando si contestava una metodologia, ma non si rifletteva sulla sostanza delle conseguenti gravi scoperte»


TESORO CALABRIA – Carlo Tansi sostiene che si«attacca chi denuncia, non chi delinque, Ma è assordante il silenzio della politica». Secondo Tansi, «Iacona ha dunque scoperchiato il Vaso di Pandora, illuminando il tenebroso sottobosco in cui si saldano gli interessi perversi di vecchi boss ancora degni del Padrino, e simbolicamente legati a coppola e lupara, quasi fossero ‘chiddi cu i peri incritati’ tipo Riina e Provenzano; nuovi famelici capibastone più affaristici e intraprendenti; insospettabili colletti bianchi al completo servizio in cambio di fiumi di denaro da parte dei vertici delle varie ‘ndrine; appartenenti  alle forze dell’ordine corrotti e alcuni di quei ‘bravi cittadini’ a disposizione del Sistema in cerca di utilità di qualsivoglia genere. Una malapianta che cresce infestando una foresta sana e drogando l’economia e la società di una regione altrimenti fra le più belle d’Italia e non solo.
Ma quello che mi fa più male, addirittura sconvolgendomi, non è tanto l’affondo dell’Unci regionale a salvaguardia dei suoi interessi fra avvocati secondo l’accusa asseriti burattinai di certi giochi di potere e soldi, tantissimi soldi, imputati eccellenti e capimafia ottimi clienti, bensì l’assordante silenzio della politica. Un’Istituzione che avrebbe dovuto urlare tutto lo sdegno e la rabbia per quanto mostrato da Rai3 in diretta nazionale e viceversa chiusa a riccio, per i troppi inconfessabili strusci con quel mondo di… mezzo, in attesa di veder passare la tempesta. Una vergogna senza fine. Una pagina nera, da voltare al più presto.


CAMERE PENALI – Il coordinamento delle Camere Penali Calabresi, con le firme degli avvocati Valerio Murgano (Catanzaro), Armando Veneto (Palmi), Pasquale Foti (Reggio), Eugenio Minniti (Locri), Pietro Perugini (Cosenza), Liborio Bellusci (Castrovillari), Giuseppe Mario Aloi (Vibo Valentia), Romualdo Truncè (Crotone), Massimo Zicarelli (Paola), Giuseppe Zofrea (Lamezia Terme) e Giovanni Zagarese (Rossano) ha redatto il documento con cui sostiene che il giornalista Iacona ha «delegittimato il processo».

«Non servirà – si legge nel documento – un dibattimento, inutile ascoltare oltre mille testimoni – indicati in buona parte dalla Procura della Repubblica di Catanzaro – e attendere la perizia sulle intercettazioni; superflue le domande e le discussioni dei difensori, così come tutta l’impalcatura processuale sancita nel codice di rito.

Non occorreva l’indovino Tiresia (secondo la mitologia greca reso cieco dagli Dei affinché non profetizzasse argomenti “segreti”) per immaginare quello che sarebbe avvenuto da lì a poco nella trasmissione televisiva del servizio pubblico “presa diretta”: il processo Rinascita Scott è stato celebrato dalla Tv di Stato (Rai Tre) con la condanna anticipata di tutti gli imputati.

L’attacco scriteriato e indiscriminato alla presunzione d’innocenza e ai principi costituzionali del giusto processo non ci sorprende più e, ancor di meno, ci meraviglia che il tribunale del popolo, imbastito abilmente dall’inchiesta giornalistica, si sia espresso per mezzo della televisione pubblica.

Attraverso la capziosa e partigiana rappresentazione di un processo – che solo sulla carta deve ancora celebrarsi – è stata rivendicata la necessità che gli “orpelli” del diritto processuale penale siano smantellati attraverso una  scenografica rappresentazione delle istanze punitive della pubblica accusa.

Le camere penali calabresi avevano avvertito e denunciato il rischio che la diffusa delegittimazione della funzione difensiva – frutto dell’abusata assimilazione tra l’avvocato e le ragioni del proprio assistito – risultasse  “plasticamente” raffigurata dalla “colossale” macchina giudiziaria messa in piedi dalla Procura di Catanzaro, senza alcuna tutela per le istanze a presidio delle libertà individuali. Si è già detto: ”emerge lampante come un processo elefantiaco a carico di 480 imputati si risolva “fisiologicamente” (sia consentito l’ossimoro) in un rito sommario nei confronti di “categorie criminologiche” assistite dalla presunzione di colpevolezza. Il resto è teatralità”.

Da avvocati penalisti abbiamo il dovere di resistere alle barbarie del processo virtuale, mediatico, anticipato, capace di condizionare non solo l’opinione pubblica, ma soprattutto i giudici che compongono il Tribunale del processo Rinascita Scott.

Avevamo paventato – a ragione – che la spettacolarizzazione dell’inchiesta potesse nuocere alla dignità e alle sorti processuali dei soggetti coinvolti.

Oggi si ha la certezza che la sovraesposizione degli atti d’indagine, interpretati come nelle migliori fiction dai loro stessi protagonisti, verranno valutate come prove della responsabilità penale dei singoli.

Violando la riservatezza e la salvaguardia della “verginità” cognitiva dei giudici, sono stati escussi testimoni, riprodotte intercettazioni (senza il filtro del perito), divulgate immagini, esibiti atti ripetibili d’indagini, il tutto nell’assenza assoluta di un valido contraddittorio. A chi interessa (non si è fatto minimo accenno nella trasmissione) se buona parte (circa 200) delle misure cautelari applicate siano state successivamente censurate nelle sedi giudiziarie del gravame.

Sotto lo scudo del diritto di cronaca si è materializzato un attacco cruento ai principi cardinali del sistema penale, le informazioni somministrate senza il filtro di un interlocutore capace di offrirne un’analisi corretta all’opinione pubblica.

La libertà personale, la tutela dell’immagine, la difesa della dignità dei soggetti inquisiti, il diritto a un equo e giusto processo, tutti sacrificati sull’altare di un giustizialismo propagandistico e inquisitorio, degno di una TV di regime.

Assistiamo, oramai assuefatti, all’abuso costante del diritto-dovere di informare da parte dei media, i quali, pur di perseguire l’audience e il successo editoriale, prestano il fianco alle logiche di un potere illimitato nelle mani di un tiranno che tratta i propri cittadini come sudditi.

Una sorta di realtà “parallela” frutto sapiente di una sceneggiatura montata ad arte dalla testata giornalistica pubblica.

Il grido di dolore delle camere penali calabresi è ben condensato nelle sapienti parole che il Guardasigilli ha pronunciando solo due giorni fa in commissione giustizia alla Camera dei Deputati e con le quali il Ministro Marta Cartabia ha riaffermato, a questo punto anche lei inutilmente, il “no” al processo mediatico, denunciando “la sponda” che gli inquirenti cercano sui media per amplificare la forza delle accuse.

Ed allora, i giudici saranno chiamati a valutare fatti già accertati, a giudicare soggetti già condannati, a valutare prove già assunte.

L’uso distorto del diritto d’informazione, l’annientamento delle garanzie processuali, la violazione sistematica del diritto di difesa, non indeboliscono, ma all’opposto rafforzano la criminalità organizzata, amplificando logiche e spinte antistatali che trovano nuova linfa nell’animo di coloro che non credono più che l’imputato abbia il diritto di difendersi nel processo e nel rispetto delle regole.

Le Camere Penali Calabresi, nel ribadire il momento drammatico che l’esercizio del diritto di difesa vive sul proprio territorio, propongono alla Giunta di voler proclamare lo stato di agitazione dell’avvocatura penalista, accompagnata da iniziative di carattere politico sull’intero territorio nazionale».


UNIONE CRONISTI – Come riferisce il giornale online Giornalistitalia, diretto da Carlo Parisi, i cronisti calabresi sottolineano che «la redazione di PresaDiretta ha reso, invece, un servizio al Paese, offrendo una eccezionale pagina di buon giornalismo, raccontando i fatti alla base dell’inchiesta la cui tenuta è adesso al vaglio di collegio di giudici che valuterà nel nome del Popolo italiano la colpevolezza e l’innocenza degli imputati. Nessun processo mediatico, dunque, nessuna sentenza anticipata, ma un’informazione corretta, completa, essenziale e puntuale. Restiamo esterrefatti, peraltro, di fronte  a certe affermazioni».

«Frasi sottoscritte dai penalisti come “assistiamo, oramai assuefatti, all’abuso costante del diritto-dovere di informare da parte dei media, i quali, pur di perseguire l’audience e il successo editoriale, prestano il fianco alle logiche di un potere illimitato nelle mani di un tiranno che tratta i propri cittadini come sudditi” – incalza l’Unci Calabria – sono gravissime. I giornalisti italiani e calabresi, sottoposti essi stessi ad estenuanti procedimenti penali e cause temerarie milionarie, abusano davvero del diritto-dovere d’informare?
Oppure chi abusa sono, invece, coloro che ricorrono strumentalmente proprio dal diritto con lo scopo di intimidire e fermare i giornalisti stessi? E chi sarebbe il tiranno? Il procuratore Nicola Gratteri, forse? O la tirannide, invece, è quella dei mafiosi che, essi sì, trattano i cittadini come sudditi o, peggio, come schiavi e che costringono molti nostri colleghi a vivere sotto scorta o sottoposti a servizi di vigilanza dinamica dalle Prefetture?».
Dal Gruppo Cronisti Calabria, dunque, «solidarietà piena e convinta non solo a PresaDiretta, a Riccardo Iacona e ad i suoi inviati, ma anche a tutti coloro che, resistendo ad ogni forma di pressione, continuano a produrre un’informazione seria, coraggiosa e competente, rispettosa dei diritti costituzionali tutti»

 

 

Il Procuratore Nicola Gratteri tra i finalisti del “Win Win Gothenburg Sustainability Award”

Il Procuratore di Catanzaro, Nicola Gratteri, è tra i finalisti del Win Win Gothenburg Sustainability Award, una sorta di Premio Nobel della sostenibilità che viene conferito in Svezia.

Grande soddisfazione è stata espressa da Legambiente Calabria, spiegando che Gratteri ètra i 5 finalisti selezionati fra 64 nominativi di 34 paesi per il suo impegno alla lotta contro la ‘Ndrangheta e per “la sua determinazione nel mettere la sicurezza collettiva davanti alla sua sicurezza personale”.

«La nostra Associazione – ha spiegato la presidente di Legambiente Calabria, Anna Parretta– si è battuta per 21 anni per l’approvazione della legge 68 del 2015 sugli ecoreati, che ha consentito di inserire i delitti ambientali nel Codice penale e di assicurare alla giustizia i malfattori. La difesa dell’ambiente parte dalla lotta alle ecomafie. Condividiamo, dunque, le motivazioni espresse dalla giuria per la candidatura di Gratteri al prestigioso premio e ci auguriamo che il prezioso impegno e la determinazione che il Procuratore sta dimostrando anche nella lotta alle ecomafie possa spingere sempre più cittadini, enti ed istituzioni a dare il proprio contributo a difesa di un patrimonio naturalistico e paesaggistico che non può essere alla mercé di coloro che devastano il territorio per soddisfare i propri interessi personali». (rrm)

Nicola Gratteri al Master di Intelligence: Occorre un sistema a livello Europeo per combattere le mafie

di FRANCO BARTUCCI – Nicola Gratteri, Procuratore della Repubblica di Catanzaro,  è intervenuto ieri (venerdì 5 marzo ndr) al Master in Intelligence dell’Università della Calabria, diretto dal prof. Mario Caligiuri, sostenendo che: «Occorre un sistema penale a livello Europeo per combattere efficacemente le mafie».  

Ha svolto una lezione sul tema: Ossigeno Illegale. Come le mafie approfittano della crisi del Covid 19.

Nell’aprire i lavori, ha esordito affermando che nella lotta alle mafie è necessario avere un sistema penale unico in tutta Europa. «Oggi, infatti, le mafie investono sempre di più all’estero, in paesi ricchi come la Germania, la Francia, la Svizzera ma anche nei Paesi dell’Est Europa, dove si stanno investendo consistenti fondi europei. Il problema dell’espansione delle mafie non riguarda solo il nostro Paese ma coinvolge tutto il mondo occidentale e l’economia globalizzata».

«Tuttavia – ha aggiunto – molti Paesi Europei sono restii ad adottare una legislazione antimafia più forte. In primo luogo, perché non considerano un vero allarme le mafie; in secondo luogo perché un sistema giudiziario più pervasivo potrebbe minare la privacy dei loro cittadini, e per alcuni Stati questo non è immaginabile; in terzo luogo una legislazione più rigorosa, ad esempio, sul riciclaggio di denaro, potrebbe limitare i commerci e gli affari».

«L’Italia – ha affermato ancora – nonostante abbia uno dei sistemi normativi più evoluti del mondo nel contrasto alla mafia, ed una conoscenza molto approfondita del fenomeno, non riesce ad essere incisiva in Europa per fare adottare una legislazione antimafia omogenea, che sia più incisiva nel contrasto alle mafie. Abbiamo grandi difficoltà, ad essere ascoltati su questo tema fondamentale in Europa. Significativa è la circostanza, ad esempio, che le sedi dell’Eurojust, dell’Europol e dell’Interpol siano in Olanda». 

«Oggi – ha proseguito Gratteri –  le mafie non si manifestano all’opinione pubblica e vengono identificate solo da chi ha un rapporto diretto con esse ossia dalle forze dell’ordine, dai magistrati e dagli usurati: per tutti gli altri non esistono». 

«Per questa ragione – ha detto ancora – il problema delle mafie non è nell’agenda politica, perché non crea allarmismo sociale. La politica in genere si muove in funzione degli argomenti che i media di élite pongono all’attenzione in prima pagina dei quotidiani e nei titoli di testa dei telegiornali. Ed a volte il sistema mediatico diffonde notizie false che indeboliscono l’attività giudiziaria della magistratura». 

Gratteri ha, poi, suggerito una serie di riforme che servirebbero al nostro ordinamento giudiziario per meglio agire contro le mafie. 

«Credo – ha detto – che sia arrivato il momento di creare una specializzazione per i magistrati e per le forze di polizia. Occorre potenziare gli uffici delle indagini preliminari e porvi a capo magistrati attivi e brillanti. Per quanto riguarda la polizia giudiziaria, in particolare, andrebbe ridotta la scala gerarchica a livello burocratico, per renderla più snella e concentrarla nel lavoro sul territorio.  Sarebbe importante, inoltre, per le forze dell’ordine prolungare il tempo di durata dei corsi di aggiornamento che riguardano, ad esempio, le tecniche dell’affiancamento, del pedinamento, degli appostamenti e della stesura delle informative. Bisognerebbe investire maggiori risorse per consentire ai sottoufficiali delle forze dell’ordine il trasferimento presso altre sedi al fine di evitare che restino in uno stesso posto per lungo tempo».

«Inoltre – ha detto ancora – è necessaria l’informatizzazione del sistema giudiziario perché ne riduce i costi e ne aumenta l’efficienza. E’ importante riflettere su questi argomenti- ha detto ancora Gratteri-  perché creare una legislazione più efficace e migliorare il funzionamento della giustizia sono condizioni indispensabili per persuadere che non è conveniente delinquere. Occorre quindi un sistema penale, investigativo e carcerario efficiente ed efficace». 

A tal proposito, ha ribadito che «agli ndranghetisti ed ai mafiosi detenuti è necessario presentare progetti credibili e convenienti. Per convincerli a collaborare con lo Stato non servono discorsi etici e morali ma è necessario che si instauri un sistema che non renda più conveniente delinquere».

Nel proseguire la sua lezione, il Procuratore Gratteri ha ancora tenuto a precisare: «Non basta tuttavia cambiare solo le regole del gioco, ma occorre anche molta generosità personale verso gli altri; occorre impegnarsi sempre di più. Evitare un approccio burocratico al problema e tenere conto che con la propria attività di magistrato, di operatore della giustizia e delle forze dell’ordine si incide sulla qualità della vita delle famiglie, delle persone, dei territori e delle istituzioni».  

Parlando poi dei giudici, Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, ha ricordato che si è giunti ad emettere sentenze definitive di condanna a carico di coloro che avevano partecipato alle stragi di Capaci e Via D’Amelio, per il lavoro incessante e serio svolto da grandi investigatori e grandi magistrati.

«L’omicidio di Falcone – ha detto – era imprevedibile perché da anni non era in prima linea. Mentre, forse, la morte di Borsellino poteva essere evitata. Sia Falcone che Borsellino si sono trovati di fronte ad una mafia violenta, rappresentata da Riina, che ha voluto lanciare un guanto di sfida, perché voleva dettare l’agenda allo Stato che ha reagito con forza».

A questo proposito ha detto ancora Gratteri «è bene ricordare che per proteggere i magistrati non basta solo la scorta.  Altrettanto importante è la condivisione e la sinergia con gli altri apparati dello Stato. La lotta ed il contrasto ai fenomeni mafiosi non è un derby tra magistrati da un lato e mafia, ‘ndrangheta e camorra dall’altro ma riguarda tutte le Istituzioni della Repubblica, che nei momenti importanti devono fare squadra, dimostrando una visione e una strategia comune».

Avviandosi verso la conclusione della sua lezione, il Procuratore Gratteri ha ricordato poi che i rapporti tra ‘ndrangheta, Cosa nostra e Camorra risalgono al XIX secolo, quando nel carcere di Favignana venivano reclusi gli esponenti di queste tre consorterie malavitose e si realizzavano i primi scambi anche linguistici. Per esempio, i termini “picciotto” e “camorrista” nascono all’interno della camorra e poi vengono adattati ed utilizzati rispettivamente dalla mafia siciliana e dalla ‘ndrangheta. 

«Quello mafioso – ha concluso Gratteri – è un fenomeno storico e per contrastarlo efficacemente abbiamo bisogno anche della politica ed in particolare di grandi politici, che siano in grado di disegnare scenari nuovi ed adottare strategie visionarie e lungimiranti». (rcs)

Sul Domani un ampio dossier su Stato e ‘ndrangheta e in copertina Gratteri

Due pagine del quotidiano Domani dedicate stamattina all’«eterna lotta tra Stato e ‘ndrangheta» a firma del giornalista Enrico Fierro e la copertina dedicata a Nicola Gratteri, procuratore Capo di Catanzaro nonché a capo della direzione distrettuale antimafia. L’occasione è data dal processo Rinascita-Scott in corso a Lamezia Terme in quell’aula bunker costruita in tempi record sotto l’attenta regia dello stesso Gratteri. Il lungo servizio fa parte di un longform (per gli abbonati) firmato da Attilio Bolzoni, Enzo Ciconte, Enrico Fierro e Giovanni Tizian, da leggere sul web (editorialedomani.it) e racconta la storia segreta della ‘ndrangheta tra inchieste, processi e misteri.

Fierro mette in evidenza che «I numeri dell’inchiesta, scattata all’alba del 19 dicembre 2019, sono impressionanti: 414 i soggetti coinvolti, 334 le ordinanze di custodia cautelare notificate in tutta Italia da 2.500 carabinieri, oltre 15 milioni di beni sequestrati. E polemiche nelle ore immediatamente successive al blitz e nei mesi successivi. on piacciono le parole che il procuratore Gratteri pronuncia subito dopo gli arresti: «Oggi è una giornata storica giunta a conclusione di un’indagine nata il giorno del mio insediamento che corona uno dei sogni che avevo, smontare la Calabria come un treno della Lego e rimontarlo piano piano». I 203 arresti annullati, da gip, tribunale della Libertà e Cassazione, hanno dato fiato alle trombe di chi accusa Gratteri di essere un magistrato dalle manette facili. Il processo, che è alle prime battute nell’aula bunker costruita appositamente nell’area industriale di Lamezia Terme, dirà se l’impianto accusatorio è valido. Quello che per il momento ci interessa e colpisce è il”contesto” che viene fuori dalle migliaia di pagine dell’inchiesta». (rrm)

Avviato il maxiprocesso a Lamezia, telecamere escluse dall’aula bunker

È iniziato ieri a Lamezia Terme, nell’aula bunker allestita in tempi record presso la Fondazione Mediterranea Terina, il maxi processo antindranghera che vede oltre 300 imputati con circa 400 capi di imputazione. Escluse le telecamere dall’aula bunker per scelta del giudice dott.ssa Brigida Cavasino. «Una decisione, quella del giudice Cavasino, – scrive Giornalitalia.it – che ha amareggiato e fatto infuriare i giornalisti accreditati a seguire le udienze: il ruolo dell’informazione – sottolineano – durante i procedimenti giudiziari è fondamentale. Specie in un processo così importante, che vede alla sbarra i legami fra ‘ndrangheta e colletti bianchi».

Il pubblico ministero è il procuratore capo della Direzione Antimafia di Catanzaro, Nicola Gratteri, insieme al suo pool di indagine, presente ieri a Lamezia. Tra gli altri presenti, ieri a Lamezia, il presidente della Commissione parlamentare Antimafia Nicola Morra e il presidente della Commissione regionale antindrangheta Antonio De Caprio. Secondo quest’ultimo «Quello che si è aperto oggi a Lamezia Terme è uno dei processi più importanti degli ultimi decenni. Un processo scaturito da una maxi-inchiesta contro la ‘ndrangheta condotta dalla Procura guidata dal dott. Nicola Gratteri, che ci auguriamo possa scrivere una pagina importante di legalità per la nostra Calabria, che ha disperato bisogno di guardare al futuro con rinnovato spirito. L’innocenza o la colpevolezza degli imputati verrà sancita da un giudice terzo, ed ovviamente non si può entrare nel merito delle contestazioni. Ma da parte mia – sottolinea De Caprio – non posso non evidenziare come questo processo rappresenti un momento importante per ristabilire i valori democratici e di legalità in un territorio per troppo tempo oppresso dal fenomeno mafioso».

Secondo il presidente De Caprio, dunque, «è arrivato il momento per la Calabria di guardare avanti; tutti dobbiamo essere consci che lo Stato c’è, e che i suoi “anticorpi” – rappresentati da investigatori di primo livello in ogni corpo di polizia, e dalla guida sicura di un magistrato integerrimo – sono in grado di respingere ogni attacco del malaffare. Ma il lavoro è solo all’inizio, e parte da ognuno di noi, dai nostri comportamenti quotidiani. Solo agendo nel solco della legalità possiamo avere qualche speranza di costruire un domani migliore per i nostri figli». (rcz)

Stasera (ore 21.30) su Telemia con Gratteri e Nicaso si parla di legalità e di Calabria

Puntata speciale quella di stasera, alle 21.30, di Calabria Sud su Telemia con la partecipazione del Procuratore Capo di Catanzaro Nicola Gratteri e in collegamento da Toronto con Antonio Nicaso, che hanno appena pubblicato un corposo e avvincente volume sugli obiettivi criminali della mafia per sfruttare l’emergenza covid.

Dialogano con i due autori il nostro direttore Santo Strati e il sociologo calabrese Francesco Rao, moderati, come sempre con grande professionalità, dal direttore di Telemia Giuseppe Mazzaferro. È l’occasione per parlare della Calabria, del suo futuro, del saccheggio intellettuale a cui è sottoposta da tempo immemorabili, dell’esigenza di educare i giovani alla legalità. Il Procuratore Gratteri illustra anche la nuova aula bunker inaugurata ieri a Lamezia: un capolavoro di tecnologia e la dimostrazione che, volendo, le cose si riescono a fare in tempi ridottissimi (realizzata in appena cinque mesi).

Nicola Gratteri, Antonio Nicaso e Giuseppe Mazzaferro su Telemia
Nicola Gratteri, Antonio Nicaso e Giuseppe Mazzaferro su Telemia

Ossigeno illegale (edito da Mondadori) di Gratteri e Nicaso (che recensiamo oggi nella rubrica Libri) è un testo che dovrebbe venire adottato nelle scuole e utilizzato dagli insegnanti per educare al senso di giustizia e dello Stato che le sue pagine ispirano. (rrm)

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