LOCRI (RC) – Successo per l’incontro del Rotary Club sul Pnrr

Molto interessante e partecipata l’iniziativa, organizzata dal Rotary Club di Locri, sul tema del Pnrr, con le relazioni del socio Paolo Commisso.

L’incontro ha registrato la presenza e gli interventi, oltre a quelli del pubblico presente, dei sindaci di Locri e Siderno, Giovanni calabrese e Maria Teresa Fragomeni.

Col suo intervento, il relatore ha fornito ai presenti una cornice chiara del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza a cui l’Italia è giunta, dopo il sopraggiungere del periodo pandemico, già fragile sotto il profilo economico, sociale ed ambientale con un Pil nazionale cresciuto nell’ultimo decennio 1999 2019 del 7,9%, contro il 30,9% della Germania ed il 32,4% della Francia, una soglia di povertà raddoppiata nell’ultimo quinquennio, il maggior tasso in Europa di ragazzi da 15 a 19 anni non impegnati nello studio, nel lavoro o nella formazione.

E ancora, la partecipazione femminile al lavoro delle donne pari al 53,8% molto al di sotto della media europea del 63,3%, l’emissione pro capite di gas clima espressa in equivalente CO2 rimasta sostanzialmente invariata nell’ultimo decennio, la produttività del lavoro in Italia molto più lenta del resto d’Europa, una modesta digitalizzazione del sistema produttivo pubblico e privato, investimenti pubblici decrementati nell’ultimo decennio ed investimenti totali in Italia cresciuti nel medesimo periodo solo del 66% contro una media europea del 118%.

Con l’avvento del Covid, nel corso del 2020, tutti i Paesi dell’Unione Europea entrano in profonda recessione, aumenta la disoccupazione (-7,8% nell’Unione Europea 27 – 8,7% nell’Eurozona a 19) così come la spesa pubblica, assistiamo al crollo del sistema manifatturiero e dei servizi (soprattutto nel turismo e nella ristorazione) a scapito di altri settori emergenziali quali chimica, farmaceutica, agroalimentare e logistica che nel medesimo periodo hanno visto incrementare considerevolmente i loro volumi d’affari. 

L’Europa si è trovata nella necessità di sospendere il Patto di Stabilità e Crescita almeno fino al 2022 ed i relativi vincoli.

Si è così assistito ad un incremento dell’indebitamento di ciascun paese (Italia e Spagna incrementano il debito pubblico del +25%) e, soprattutto, con il crollo del Pil di ciascun paese, il rapporto tra i due cresce sensibilmente.

L’Italia proietta quindi il rapporto debito/Pil nella stima al 2022 al 156,6% contro il 116,9% della Spagna e del 55% medio dei paesi cosiddetti “frugali“ quali Olanda, Finlandia, Svezia.

Nel primo semestre del 2020 l’Europa interviene con fondi immediati quali il Sure (100mld€), il Fondo di garanzia bancaria (25) ed il Pandemic Crisis Support (240) ma l’evento più importante, storicamente rilevante, è l’approvazione da parte la commissione europea del “New Generation EU” che mette a disposizione dei Paesi Membri 750 miliardi di euro. 

Per la prima volta l’Europa decide di accedere al mercato dei capitali offrendo garanzie “congiunte” per finanziare la spese. 

Sul totale di queste risorse 390 miliardi sono rappresentati da sovvenzioni ovvero contributi a fondo perduto mentre i restanti 360 miliardi sottoforma di “loans” ovvero prestiti. 

Nell’ambito del New Generation EU il dispositivo con maggiori risorse è il “Recovery and Reliance Facility” con una provvista di 672,5 miliardi di euro che viene assegnato ai vari paesi dell’Unione Europea per la quota di “sovvenzioni” in ragione della popolazione, del Pil pro capite in relazione inversa, del tasso di disoccupazione e della perdita stimata di Pil nel biennio 2020-2021.

Il dispositivo di ripresa e resilienza europeo assegna all’Italia 191,5 miliardi di euro da impegnarsi in investimenti suddivisi in sei missioni strategiche di cui le più rilevanti la “transizione digitale” e quella “ecologica-ambientale” che assorbono circa la metà delle risorse disponibili.

Nel Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza l’Italia si è impegnata ad attuare 63 riforme e 134 primari investimenti e tutte queste misure sono riportati in ben 527 tra traguardi di natura qualitativa ed obiettivi di natura quantitativa a loro volta suddivisi per annualità e per aree di intervento. 

Il 40% di risorse dovrà interessare progetti ed investimenti nel Mezzogiorno di Italia. Altri dovranno mirare a garantire la parità di genere, la partecipazione femminile giovanile al lavoro, la formazione, l’innovazione del sistema produttivo e gli investimenti in due settori chiavi per l’Italia, turismo e cultura.

I fondi verranno erogati a cadenza semestrale solo dopo la verifica del conseguimento degli obiettivi e traguardi intermedi originariamente pianificati, in assenza dei quali l’erogazione verrà sospesa. Tutti gli interventi dovranno essere pianificati, realizzati ed ultimati entro il 2026. 

Il cantiere è avviato ma è necessario essere attrezzati per cogliere le reali opportunità. La tempistica necessaria per la programmazione, la spesa e rendicontazione rischia di valorizzare a livello territoriale periferico (regioni e comuni) quelle realtà più virtuose e di penalizzare ulteriormente le realtà del paese meno efficienti con un concreto rischio di ulteriore divaricazione socio economica del Paese nonostante i lodevoli intenti. 

Lo scambio di informazioni e conoscenze, e l’evento del Rotary di Locri ne è stato il concreto esempio, è la condizione necessaria per agganciare il processo in corso, attivare le risorse e capacità dei territori, organizzarne i fattori, per raccoglierne le opportunità straordinarie offerte dal PNRR e, per molto tempo ancora, assolutamente irripetibili. 

Siamo appena agli inizi di un processo riformatore unico e molto ampio e diversificato e il futuro delle prossime generazioni dipenderà dalla qualità e tempistica di attuazione del Piano. (rrc)

PNRR: SE IL NORD PREPARA IL SUO FUTURO
IL SUD E LA CALABRIA STANNO A GUARDARE

di  PINO APRILE – Ma parli sempre di Pnrr, il Piano nazionale per la ripresa (nel senso che prima prendevano i soldi del Sud e li giravano al Nord: 870 miliardi in 17 anni, fonte Eurispes; mentre ora se li “riprendono”) e la resilienza? E mentre la casa brucia (ci stanno portando via il futuro), di cosa dovremmo parlare: del colore della tappezzeria? E forse poteva venirmi in mente un esempio meno pericoloso. Chi ama gli aforismi di Oscar Wilde (e poi dicono che i terroni sono ignoranti…) sa che le sue ultime parole, dedicate alla tappezzeria dell’alberghetto parigino in cui finì i suoi giorni, furono: «O se ne va quella carta da parati, o me ne vado io» e rese l’anima a Dio o a qualche altro (per la cronaca, dopo la sua morte, cambiarono la carta da parati).

A Sud (e solo a Sud) con sgomento e appelli a vuoto alle istituzioni nazionali, si parla della difficoltà degli enti meridionali di partorire, a tambur battente, progetti di grandi opere capaci di assorbire le risorse europee del Recovery Fund, perché mancano le strutture, gli uffici tecnici, le competenze per amministrare tutti quei miliardi (troppi Comuni del Mezzogiorno non possono permettersele, hanno organici ridotti, con età media più alta, più contratti precari e compensi più bassi); da Nord, ogni tanto si parla pure di questa difficoltà dei nostri Comuni, ma per preparare l’atto di accusa: i soldi per voi c’erano, ma non siete capaci di usarli (colpa vostra) e, con l’accusa, si giustifica la conseguenza: per non perderli, il governo è costretto a spostare quei soldi su progetti che sono al Nord; o preferireste che li rimandassimo indietro?

Peccato che i governi italiani, di qualsiasi colore e da sempre (alcuni tanto di più, altri poco di meno) abbiano sempre investito al Nord quasi tutte le risorse pubbliche (ovvero i soldi di tutti gli italiani) e al Sud ancora aspettano il treno per Matera e in tutte le regioni meridionali messe insieme circolano meno treni che nella sola Lombardia. Le Ferrovie sono di Stato e Trenitalia è una finta società privata che ha come socio unico il popolo italiano, ma opera solo a beneficio di una parte, agli ordini di governi succubi del Pun, il Partito unico del Nord.

Una parte rilevantissima dei soldi del Recovery Fund dovrà essere spesa dai Comuni. E quelli del Sud, nonostante le loro difficoltà, hanno dato prova di iniziativa e coesione che, se fosse stata altrove, la vedremmo lodata su ogni foglio nazionale un giorno sì e l’altro pure: si sono associati, in più di cinquecento, indifferenti agli schieramenti politici delle giunte, per difendere insieme il loro diritto alla “ripresa e resilienza”, come da titolo del Pnrr. E, accortisi delle orecchie da mercante dei governi, prima il Conte2, poi Draghi, hanno raccolto in un corposo e dettagliato “Libro Bianco” progetti, suggerimenti, Comune per Comune, o per aree che interessano il territorio di più Comuni. Una base preziosissima per un governo davvero intenzionato a investire nel Mezzogiorno, per ridurre il divario (dallo Stato stesso costruito) fra Nord e Sud. Invece, come fosse carta straccia.

Scusate se sono costretto a ripetermi, avendolo scritto tante volte: “Sud è mettere qualcuno in condizione di non poter fare e non poter essere, e poi rimproverarlo per non fare e non essere”.

Non c’entra la difficoltà di progettare e spendere dei meridionali se l’ente che deve fare le ferrovie le fa solo per alcuni e altri no. Se le regioni del Nord hanno 65 chilometri di strada ferrata ogni mille chilometri quadrati di superficie, come l’Austria, il Regno Unito, la Danimarca, eccetera e quelle del Sud sono solo 45, a livello di Romania, Serbia (ma sopra il Kenia, consoliamoci). Se disonesti e razzisti al governo non avessero imposto di progettare grandi opere solo a Nord, a spese di tutti (e quello che si dice per le ferrovie vale in ogni altro campo, dagli asili ai porti), oggi il Sud non avrebbe il problema di “dove poggiare i miliardi per fare cosa”. Orrenda, ma azzeccatissima la previsione di Ercole Incalza, già massimo dirigente di ministeri tecnici (Lavori pubblici, Trasporti): quando l’Italia avrà speso i soldi del Recovery Fund (sempre che da Bruxelles non arrivi uno stop per lo schifo che si sta combinando), fra dieci anni, il Nord si troverà tante altre infrastrutture che lo porranno a livello delle più attrezzate regioni europee (e già adesso…): con la Torino-Lione, il terzo valico Genova-Milano-Rotterdam, il tunnel del Brennero, il “corridoio“ Baltico-Adriatico via Tarvisio e l’asse Torino-Milano-Venezia ad alta velocità. Insomma, la parte del Paese che già ha tanto, avrà tantissimo, a spese di quella che ha già pochissimo e fra dieci anni vedrà accresciuta, non accorciata, la distanza con il resto del Paese e d’Europa (e magari, anche il Kenia, avendo la fortuna di non dipendere da Trenitalia, avrà superato il Mezzogiorno per qualità e quantità di rete ferroviaria).

Sono indegni i trucchi con cui vengono sottratti i soldi destinati al Sud, da quelli per gli asili ai trasporti, all’economia verde, al punto che gli investimenti per l’idrogenizzazione (il passaggio della produzione di energia al gas meno inquinante), nel Pnrr varato dal governo Conte 2, erano in buona parte nel Mezzogiorno e giustamente: la sub-regione a minor emissione di anidride carbonica è in Puglia, la Capitanata (grosso modo il Foggiano), tanto che è oggi a “CO2 negativa”, nel senso che ne elimina più di quanta ne produce. Nel Pnrr di Draghi, quegli investimenti previsti dal Pnrr Conte2 sono scomparsi e sono stati spostati al Nord, tanto che nemmeno un euro sarà speso al di sotto della Val Padana.

Ma, a chiacchiere, il governo e la ministra al (contro il?) Mezzogiorno, Mara Carfagna, dicono che al Sud sarà speso il 40 per cento dell’intera somma del Pnrr, 82 miliardi (capirai che favore, di fronte al 70 per cento che avrebbe dovuto essere). Un sito specializzato, Will-media, ha fatto un conticino da terza media: il Pnrr vale 222,1 miliardi; il 40 per centro di 222,1 è 89, non 82. Mancano 7 miliardi, ovvero: quanto costerebbe il Ponte sullo Stretto di Messina. Quindi, il 40 chiacchierato è, di fatto, 36.

Ora, di ufficiale non c’è nulla (ci mancherebbe: il male ama il buio!), ma già cominciano a circolare le previsioni pessimistiche, secondo cui sino al 95 per cento dei soldi del Pnrr finirebbe al Nord, altro che 70 al Sud, no, 40, no, 36, no…

Esagerano? Qualcuno ricorderà che il professor Gianfranco Viesti, docente di Economia applicata all’università di Bari ripercorse le pagine del Pnrr e dei progetti ministeriali, trovando per il Sud, dichiarati, solo 22 miliardi, non 82. Quindi, il 10 per cento, non il 40 (in realtà 36). Ma per l’interconnessione economica Nord-Sud, il 41 per cento di quanto si spende a Sud va al Nord per l’acquisto di materiali e competenze, quindi quel 10 per cento diventa, effettivo, appena 6 (70, 40, 36… bla, bla, bla).

Dobbiamo preoccuparci? Sì, e tanto. Ma sembra che la cosa non ci riguardi, a giudicare dal “non allarme” dei maggiori dirigenti meridionali, dai presidenti di Regione ai parlamentari agli stessi imprenditori. Qualcosa sembra smuoversi, lodevoli tentativi si registrano, il numero di esperti e politici sempre più impegnati nel grido di allarme, cresce. Ma si rischia sia troppo poco, troppo tardi. Quei soldi, il Recovery Fund, con cui l’Europa mira a far rinascere il Sud, potrebbero essere il prezzo del biglietto del definitivo funerale, se non obbligheremo il governo, la comunità nazionale a rispettare le ragioni e gli scopi di questa grande impresa europea.

Se no, per tornare a Oscar Wilde…: prossimo alla fine, senza più mezzi, ordinò una bottiglia del più costoso champagne per accomiatarsi dal mondo: “Presumo che mi toccherà morire al di sopra delle mie possibilità”.
Wilde (irlandese) aveva qualcosa di meridionale. (pap)

Il presidente Occhiuto: Si valuti uso delle risorse del Fondo Sviluppo e Coesione

Il presidente della Regione Calabria, Roberto Occhiuto, intervenendo all’iniziativa Uniamo l’Italia, a cui hanno preso parte i ministri Mara CarfagnaDaniele Franco, ha chiesto di «valutare la possibilità di utilizzare le risorse del Fondo sviluppo e coesione a parziale cofinanziamento e di valutare le modalità perché attraverso organizzazioni come l’Agenzia della coesione o la Cdp alle amministrazioni possa essere dato il supporto in termini di capacità amministrativa».

«Il Pnrr – ha detto Occhiuto – ci dà la possibilità di strutturare le nostra organizzazione sui tempi più stringenti per l’impegno e la spesa delle risorse. Sarebbe utile che questa modalità diventasse operativa da praticare anche nella spesa delle risorse del Fsc. Va bene la visione d’insieme e chiedo di valutare la possibilità di realizzare l’integrazione tra questi due strumenti di finanziamento anche in ordine alla possibilità di intrecciarsi dal punto di vista del cofinanziamento».

«Sarebbe fondamentale – ha evidenziato – assicurare la possibilità, soprattutto per i territori che scontano un ritardo strutturale, la possibilità di utilizzare le risorse  dell’Fsc in maniera integrata all’interno dei programmi regionali della programmazione comunitaria 2021-27. In Calabria ho un bilancio dove ho soltanto il 10% delle risorse libere e se considerate che gran parte sono impegnate anche per la spesa del personale ho grandi difficoltà a cofinanziare».

Occhiuto si è detto preoccupato «che proprio il deficit di capacità amministrativa possa costituire un problema nella spesa delle risorse. Vorrei ci fosse un supplemento di approfondimento da parte del Governo. Ci sono tante strutture che potrebbero svolgere una funzione a supporto delle amministrazioni periferiche e che potrebbero aiutare queste amministrazioni soprattutto nella fase di implementazione dei progetti».

«Nella mia regione – ha concluso – ho tantissimi comuni che sono le condizioni di predissesto o di dissesto e ci sono uffici tecnici non sono nella condizione di cogliere le sfide con i tempi che sono previsti nel Pnrr. Allora l’idea di rafforzare la capacità estrattiva soprattutto per quanto attiene alla progettazione, è vero che poi sono le regioni spesso che svolgono funzioni di aggregazione, se però non c’è questa capacità nelle amministrazioni sub-regionale diventa difficile spendere nei tempi queste risorse». (rcz)

La Regione ha istituito la cabina di regia per coordinare le iniziative del Pnrr con gli Enti Locali

La Giunta regionale, guidata dal presidente Roberto Occhiuto, ha istituito una cabina di regia che avrà l’obiettivo di coordinare le iniziative inerenti il Piano nazionale di ripresa e resilienza tra la Regione gli enti locali. È quanto è stato reso noto a seguito della riunione della Giunta svoltasi nei giorni scorsi.

Si tratta di «una struttura – ha spiegato Occhiuto – che seguirà da vicino i progetti legati al Pnrr, il loro stato di avanzamento, l’integrazione delle fonti finanziarie, producendo report periodici sull’attuazione del Piano. Della struttura faranno parte, oltre ai direttori generali della Regione, i rappresentanti dei Comuni, delle Province, della Città metropolitana, delle organizzazioni sindacali, delle associazioni datoriali, del sistema cooperativistico e del terzo settore».

Un’azione, quella della Regione, che ha reso concrete le richieste avanzate prima dall’Anci Calabria e poi da Cgil, CislUil Calabria che chiedevano, appunto, l’istituzione di una cabina di regia «per «mettere a fuoco le necessità dei territori e, nella stessa misura, per armonizzare quanto previsto nel Pnrr con il Por in corso di definizione, per evitare inutili duplicazioni» spiegava il presidente dell’Anci Calabria, Marcello Manna.

Dello stesso parere, anche i sindacalisti che, nell’ultimo incontro avvenuto con il presidente e la vicepresidente Giusy Princi, avevano ribadito la necessità di tale strumento per il corretto uso dei fondi. Richiesta, che è stata recepita e accolta favorevolmente dal Governatore.

Inoltre, e non meno importante, nel corso della riunione di Giunta è stato dato il via libera al bilancio di previsione per gli anni 2022-2024: un documento fondamentale, approvato nei tempi previsti, che eviterà il ricorso all’esercizio provvisorio e, soprattutto, permetterà alla Regione di dotarsi di uno strumento di programmazione finanziaria per attuare le iniziative di governo che saranno intraprese nel prossimo anno. (rcz)

 

Melicchio (M5S): Per strade interne calabresi in arrivo più di 17 mln

Il deputato del Movimento 5 StelleAlessandro Melicchio, ha reso noto che «sono 17 milioni e 203mila euro i contributi previsti dal Fondo complementare al PNRR, fino al 2026, per la manutenzione straordinaria delle strade delle aree interne della Calabria».

«Continua, grazie al Presidente Giuseppe Conte – ha aggiunto – che si è prodigato per l’approvazione del Recovery Plan, la grande attenzione del Movimento 5 Stelle verso un’infrastruttura viaria che per molti comuni interni della nostra regione rappresenta spesso l’unico strumento per potersi avvalere di diritti essenziali come la sanità, l’istruzione, o anche per raggiungere la stazione ferroviaria più vicina, l’autostrada o un aeroporto».

«Rientrano fra i beneficiari 58 comuni della nostra regione – ha illustrato il deputato – Per l’area Reventino – Savuto, che include 14 comuni e 20mila abitanti, ricadenti nelle province di Cosenza e Catanzaro, sono previsti 3.397.000 euro.  A 19 comuni con 25mila abitanti della Sila e Presila, tra le province di Cosenza e Crotone, andranno 4.494.000 euro. Nella zona Grecanica del reggino, che comprende 11 comuni e 17mila abitanti, arriveranno risorse per 3.813.000 euro. Per la zona Ionico – Serre, infine, con 14 comuni e 33mila abitanti interessati, tra le province di Catanzaro, Vibo Valentia e Reggio Calabria, sono previsti 5.499.000 euro divisi, come gli altri, in quote annuali, fino al 2026».

«Dei complessivi 300 milioni previsti in tutta Italia, circa il 47% sarà destinato al Sud – ha proseguito il parlamentare pentastellato – e questa è un’altra bella notizia che conferma i nostri sforzi per una ripartizione equa dei fondi del PNRR. Queste risorse potranno essere integrate con ulteriori 50 milioni di euro previsti per lo stesso obiettivo dalla Legge di Bilancio 2022 approvata in Consiglio dei ministri e ora all’esame del Parlamento».

«Spetta, adesso – ha concluso – alle assemblee dei sindaci delle singole aree individuare gli interventi prioritari sulla rete viaria regionale, provinciale e comunale al fine di migliorare l’accessibilità del territorio ricompreso nell’area interna della Calabria». (rp)

La sottosegretaria Nesci: Ruolo degli Istituti Tecnici Superiori cruciale per economia competitiva

La sottosegretaria per il Sud, Dalila Nesci, nel corso dell’inaugurazione dell’anno all’Its Cadmo Academy di Soverato, ha sottolineato come «il ruolo degli Istituti Tecnici Superiori sia cruciale per l’economia competitiva» ed è per questo che «attraverso il Pnrr  abbiamo voluto investire sul sistema degli Istituti tecnici Superiori per allineare l’offerta curricolare degli ITS alla domanda proveniente dal tessuto produttivo».

«Lo sviluppo di un’economia ad alta intensità di conoscenza e competitività – ha spiegato la sottosegretaria – è un obiettivo cruciale del Pnrr, che mira a superare le criticità strutturali del nostro sistema di formazione attraverso riforme e investimenti per 34 miliardi di euro. L’istruzione e la ricerca sono la base di partenza su cui edificare la nostra società e il nostro futuro, rappresentano le fondamenta sulle quali possiamo costruire un Paese sempre più connesso, all’avanguardia e resiliente».

«La nascita dell’ITS Cadmo – ha spiegato – rafforza l’offerta formativa della Calabria ma anche dell’Italia, poiché rientra tra gli undici istituti del Paese nell’area delle Tecnologie dell’informazione e della Comunicazione. La formazione post secondaria – ha aggiunto – è particolarmente importante dal punto di vista dell’inserimento nel mercato occupazionale. In particolar modo l’ambito delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione rappresenta un settore di elezione per la formazione professionale orientata al lavoro».

«Il Pnrr – ha detto ancora – prevede anche l’ampliamento quantitativo dei servizi di istruzione e formazione attraverso il potenziamento del modello organizzativo e didattico e il consolidamento degli Istituti Tecnici Superiori nel sistema ordinamentale dell’istruzione terziaria professionalizzante. A tal fine abbiamo stanziato 1 miliardo e mezzo di euro per la creazione di network con aziende, Università, centri di ricerca e autorità locali al fine di potenziare i laboratori con tecnologie 4.0, fornire una formazione continua ai docenti affinché siano in grandi di adattare i programmi ai fabbisogni delle aziende e sviluppare una piattaforma digitale per le offerte di lavoro».

«Superare il gap tra i territori – ha concluso – sul piano delle infrastrutture immateriali significa non solo promuovere lo sviluppo economico, ma anche favorire l’equità sociale e abbattere i divari di cittadinanza. Rinnovo i miei migliori auguri agli studenti per l’inizio di questo percorso di formazione che li vedrà impegnati in un settore così strategico per l’Italia di domani». (rmm)

Gentile (FI): Pnrr priorità per sviluppo e crescita del Tirreno Cosentino

Il deputato di Forza ItaliaAndrea Gentile, ha ribadito, nel corso di un incontro con i sindaci, amministratori locali, professionisti e rappresentanti delle categorie sociali del Tirreno Cosentino, che, con i fondi del Pnrr, «bisognerà investire prioritariamente in viabilità, infrastrutture, sanità, dissesto idrogeologico e turismo».

«Recentemente, la conferenza Stato-Città ed Autonomie Locali – ha spiegato – ha raggiunto un significativo accordo sul decreto che assegna i 300 milioni di euro previsti dal Fondo complementare al Pnrr per manutenzione straordinaria delle strade delle aree interne. Il Tirreno cosentino, con i suoi 100 chilometri di costa deve necessariamente giocare da protagonista questa partita per riuscire, così, ad ammodernare la propria rete stradale e infrastrutturale».

«Ecco perché – ha aggiunto ancora l’esponente di Forza Italia – sono pienamente d’accordo con l’istituzione di una cabina di regia che supporti puntualmente i Comuni sia nella fase di progettazione, sia nella fase successiva, ossia quando si tratterà di spendere efficacemente i fondi che arriveranno grazie al Pnrr nel Tirreno cosentino. Pertanto, al suo interno sarà necessario far confluire figure tecniche che possano agevolare i Sindaci nella corretta gestione delle risorse previste».

«Sono assolutamente convinto – ha concluso – che il Pnrr rappresenti un’opportunità storica di sviluppo per le nostre aree interne. Conoscendo il Presidente Roberto Occhiuto, politico di grande esperienza e dalle indiscusse capacità amministrative, sono certo che metterà a disposizione dei calabresi tutti gli strumenti legislativi e amministrativi per fare in modo che la nostra regione, e il Tirreno cosentino in particolare, possano cogliere appieno questa irripetibile occasione di crescita». (rp)

REGGIO – Venerdì il convegno “Ripartiamo dal Lavoro” di Conflavoro Pmi

Venerdì 10 dicembre, a Reggio, alle 10, nella Sala Biblioteca Trisolini della Città Metropolitana, il convegno Ripartiamo dal Lavoro – Il Pnrr come strumento per programmare il futuro organizzato da Conflavoro Pmi Reggio Calabria.

Il convegno, organizzato dalla nuova sede territoriale presieduta da Domenico Rositano, focalizzerà l’attenzione su aspetti istituzionali, sindacali e normativi afferenti all’ambito delle imprese con un focus particolare sul Pnrr come strumento necessario per programmare il futuro.

«Sarà anche l’occasione per presentare l’associazione a imprenditori e professionisti del territorio. “Conflavoro PMI Reggio Calabria – evidenzia Domenico Rositano – ha l’obiettivo di sostenere le aziende dell’area Reggina nel loro sviluppo e nella crescita, fornendo nuove opportunità di incremento imprenditoriale attraverso servizi altamente specializzati».

L’evento, patrocinato dalla Città Metropolitana di Reggio Calabria, vedrà la presenza di diverse figure istituzionali e del presidente nazionale di Conflavoro Pmi Roberto Capobianco, in un confronto moderato da Consolato Minniti, direttore de ilreggino.it.  (rrc)

MANCAVA SOLO IL “DOLCE” ALL’ESECUTIVO
LA GIUNTA OCCHIUTO PRONTA PER IL PNRR

di SANTO STRATI – Difficile non giocare col nome del settimo assessore nominato da Roberto Occhiuto per completare il suo esecutivo: Mauro Dolce rappresenta davvero l’elemento chiave della Giunta calabrese che dovrà affrontare (e vincere) la sfida del Pnrr.

L’ultima chance, l’ultimo treno (non solo in senso figurato) per la Calabria: servono idee, progetti, programmi che possano attingere alla vagonata di quattrini in arrivo dall’Europa. Non saper cogliere questa opportunità, più che unica, per dare finalmente la vera occasione di riscatto, in termini di crescita e sviluppo, ai calabresi sarebbe un peccato mortale, una follia imperdonabile. E il nuovo assessore alle Infrastrutture è un apprezzato professore di Tecnica delle Costruzioni all’Università di Napoli e attualmente direttore generale del Dipartimento della Protezione Civile: un tecnico di chiara fama, quello che serve, con un curriculum eccezionale, la persona giusta per gestire il Pnrr.

Da questo punto di vista, il presidente Roberto Occhiuto mostra di avere ben chiara la visione strategica del futuro “suo” e della sua terra. Si è preso una brutta gatta da pelare, rinunciando a un comoda posizione di capogruppo azzurro alla Camera, consapevole dei rischi e, soprattutto, della portata della sfida che gli anni Venti del Terzo Millennio lanciano, sotto l’incubo di una pandemia non ancora domata. È la sfida di una Calabria capace di portare certamente a termine con risultati lusinghieri e positivi.

Nonostante le tante Cassandre che spargono velenose profezie su un Mezzogiorno condannato all’arretratezza e quanti (anche nei media) remano contro insinuando che la spesa per strade, infrastrutture e servizi per il Sud e, soprattutto, per la Calabria sia inutile, soldi buttati a beneficio di pochi. Da ultimo si segnala l’inqualificabile campagna stampa del quotidiano di Carlo de Benedetti (Domani) secondo cui, per esempio, l’alta velocità in Calabria servirebbe “solo” a portare 7000 passeggeri in più a giorno: «A preventivo – hanno scritto Marco Ponti e Francesco Ramella sul Domani – , il costo totale del progetto è stimato dal ministero tra i 22 e i 27 miliardi di euro, interamente a carico dello Stato (in media a consuntivo per le ferrovie nel mondo si registra uno scostamento in più dei costi del 45 per cento). Tutto per 200 viaggi in più… Questi dati non sembrano dunque giustificare in alcun modo questo tipo di investimento». L’assunto (chiaramente antimeridionalistico) non ha bisogno di commenti: se si usassero questi parametri al Nord, ci dovrebbe essere il deserto ferroviario…

Occorre allora, sia ben chiaro, contrastare i soloni del “Sud inutile” e impiegare ogni sforzo possibile per una narrazione nuova del Mezzogiorno, della Calabria, non più terra di assistenzialismo “parassitario” ma volano di sviluppo per tutto il Paese. E questo ė uno dei principali obiettivi del neo presidente Occhiuto che già prim’ancora d’insediarsi ha rivelato di avere una turbina nel cervello (e nel fisico) che gli permetterà di mostrare davvero quella “Calabria che non ti aspetti” – come recita il claim della sua indovinata campagna elettorale. C’ė davvero una Calabria sconosciuta ai più con un capitale umano straordinario, capace di strabiliare e con le competenze giuste per avviare e costruire una irripetibile fase di rilancio, in tutti i campi: scientifico, culturale, imprenditoriale.

Una Calabria destinata a diventare la California d’Europa (con milioni di pensionati benestanti che la potranno scegliere come buen retiro per la vecchiaia), ma soprattutto una terra a vocazione turistico-agricola come poche altre in Italia e nel Continente europeo: la valorizzazione dell’agroalimentare con un salto qualitativo e quantitativo nell’export, la nascita di nuove strutture ricettive in grado di accogliere luna domanda di turismo esperienziale, culturale e religioso che è davvero unica, ma anche l’utilizzazione delle tantissime, qualificate, risorse umane fino a oggi costrette a guardare versi altri lidi per mancanza di opportunità a casa propria.

Ma prim’ancora servirà dare ai calabresi quel diritto alla salute fino a oggi negato e il diritto alla mobilità (anche sostenibile) che sembra utopia: servono strade, ferrovie, viadotti, ponti (a cominciare da quello sullo Stretto, non più da identificare come di Messina, bensì – ricorrendo e sfruttando per fini di marketing territoriale di entrambe le sponde il mito omerico – di Scilla e Cariddi.

Si tratta di avere una visione di futuro, che utilizzi il capitale umano che tre eccellenti Atenei nella regione hanno mostrato di saper formare e sfornare in quantità industriale. Serve una visione strategica che guardi prima ai calabresi, al loro benessere e ai sogni della sua generazione di giovani deprivati di aspettative e speranze, e non solo agli interessi geopolitici di una terra “che non t’aspetti”.

La giunta adesso completa ha le carte in regola per affiancare il sogno di Roberto Occhiuto, presidente non della Calabria ma dei calabresi (ovunque essi siano – e sono oltre sei milioni quelli che vivono fuori del territorio regionale) per vincere i pregiudizi e la cattiva reputazione: il malaffare c’è dovunque e la Calabria che ha “allevato” la malapianta della ‘ndrangheta è in verità terra di civiltà millenaria: quando a Roma si pascolavano le pecore in Calabria (culla della Magna Grecia) si discettava di filosofia, si scrivevano le leggi, primeggiavano arti e teatro.

Non dimentichiamolo e facciamolo capire, una volta per tutte, a quanti dissacrano le nostre insite e fiere qualità delle origini per malcelata invidia e gelosia: il presidente Occhiuto ha bene in mente tutto ciò e si sta giocando, con ferma convinzione, il suo futuro che è poi quello dei nostri giovani.

Serviva proprio alla Calabria questo caterpillar della politica per cambiare rotta e percorso: i calabresi se ne stanno convincendo, giorno dopo giorno. Forza presidente! (s)

 

Pnrr, Salvini: Più di 300 milioni per scuole, asili e palestre in Calabria

Il leader della LegaMatteo Salvini, ha reso noto che sono più di 300 milioni di euro la somma messa a disposizione dal Pnrr destinata a Scuole, asili e palestre in Calabria, e che «i Comuni dovranno sfruttare al meglio».

«Archiviata la drammatica esperienza di Azzolina-Arcuri e dei banchi a rotelle – ha dichiarato – ora l’Italia rialza la testa: la Lega è nel governo per questo. In particolare, la Calabria potrà sfruttare 35,5 milioni per la ristrutturazione e l’efficientamento energetico degli istituti, 180,6 milioni per la costruzione di nuovi asili, 20,5 milioni per nuove scuole d’infanzia, 17,2 milioni per nuove mense, 23,7 milioni per nuove palestre, 23,1 milioni per la messa in sicurezza degli istituti. Ora tocca ai sindaci. Dalle parole ai fatti». (rrm)