Ponte sullo Stretto, incontro Germanà-Saccomanno su evoluzione del cronoprogramma

Giacomo Saccomanno, commissario della Lega e componente del Consiglio di Amministrazione della società Stretto di Messina, ha incontrato a Messina il senatore Nino Germanà, per fare il punto sull’evoluzione del cronoprogramma del Ponte sullo Stretto.

Germanà e Saccomanno, hanno acceso i riflettori non solo sulla comunicazione in merito al cronoprogramma dell’opera e sulle varie tappe previste per arrivare all’apertura dei cantieri tra pochi mesi, ma anche sulla formazione dei lavoratori che saranno coinvolti nella sua costruzione.

«Comunicazione e formazione sono due passaggi fondamentali dopo decenni di disinformazione ideologica – ha dichiarato al termine degli incontri il senatore Germanà –. Stiamo lavorando proprio per spiegare in maniera chiara e netta i diversi aspetti della costruzione del collegamento stabile tra la Sicilia e l’Europa, a partire da quello degli espropri, che saranno gestiti nel pieno rispetto delle persone coinvolte».

«Altrettanto importante la formazione dei lavoratori – ha concluso –. Ci stiamo già muovendo da tempo in questo senso e sono sicuro che arriveremo preparati all’appuntamento dell’apertura dei cantieri previsto per la prossima estate». (rrm)

PIETRO CIUCCI: IL PONTE “DELLO” STRETTO
COINVOLGERE LE IMPRESE DEL TERRITORIO

di SANTO STRATI – Il Ponte sullo Stretto è un’infrastruttura essenziale per lo sviluppo del territorio di Reggio e Messina, ma non solo, bensì dell’intero Mezzogiorno, anzi di tutto il Paese: l’affermazione corale viene dall’incontro di mercoledì in Confindustria Reggio Calabria con l’amministratore delegato della Società Stretto di Messina.

Una voce univoca levatasi dai rappresentanti delle categorie professionali, di sindacati, professionisti e ingegneri, riuniti nel quanto mai affollato salone degli industriali reggini, messo a disposizione dal Presidente ing. Domenico Vecchio. Accanto al capo di Confindustria Reggio, l’ing. Giovanni Mòllica che ha coinvolto l’ad Pietro Ciucci nell’incontro di domande e risposte e il commercialista Alberto Porcelli.

L’ad della Stretto di Messina è stato per 75 minuti collegato a disposizione degli intervenuti per rispondere ai tanti quesiti e chiarire ulteriormente la posizione della rinata Società cui è affidata l’esecuzione del progetto del Ponte.

Un’attenzione, quella di Ciucci,  rivolta al territorio che offre una chiara indicazione di come – contro ogni nefasta aspettativa dei no-ponte – questa volta si fa sul serio. Il progetto definitivo è stato approvato lo scorso 15 febbraio dal Comitato Tecnico Scientifico, guidato dal prof. Alberto Prestininzi, e – ragionevolmente – sarà possibile rispettare il cronoprogramma che il Governo, attraverso il ministro Matteo Salvini, si è dato per l’avvio dei lavori.

Chi prefigura un’altra cattedrale nel deserto sarà smentito dall’inizio della prima pietra: se si comincia (è tutto qui il punto) non si potranno lasciare le cose a metà. Per questo appare sempre più concreta la realizzazione dell’attraversamento stabile dello Stretto mediante il Ponte: forse è la volta buona che si farà davvero. Ma non sarà un “semplice” ponte che collega due sponde, c’è da prevedere il rilancio dei territori interessati con tutte le opere complementari necessarie: strade, infrastrutture di collegamento, la SS 106, l’Autostrada del Mediterraneo, e, soprattutto, l’Alta Velocità ferroviaria (quella vera).

Opere senza le quali il Ponte non avrebbe senso. Bisogna essere, insomma, ottimisti e positivi, nonostante il difetto di comunicazione che la Società Stretto di Messina continua a rivelare: occorre spiegare ai cittadini (non solo calabresi e siciliani) cosa significa l’Opera per lo sviluppo dei due territori, ma evidenziare le ricadute eccellenti che da esso possono arrivare al Paese. Il Mediterraneo è la nuova frontiera dello sviluppo con il Porto di Gioia (su cui alcuni media continuano a gongolare gettando fango per il traffico di droga, come se negli altri grandi porti italiani non accade la stessa cosa) e il Ponte sullo Stretto. Quest’Opera costituisce un volano straordinario di investimenti e, soprattutto, produce occupazione diretta e indotta di cui tutto il Mezzogiorno ha un bisogno estremo.

Un particolare merita di essere segnalato: il prof. Ciucci parla di Ponte “dello” Stretto proprio a voler sottolineare l’appartenenza al territorio di un’opera che il mondo intero adesso guarda con curiosità e interesse, ma che poi ci invidierà, con buona ragione. Non dimentichiamoci che i progettisti italiani sono stimati e apprezzati in tutto il mondo e il Ponte rappresenta una stella al merito per le competenze indiscusse dei progettisti e delle società coinvolte nella realizzazione.

Naturalmente, nel corso dell’incontro, si è parlato anche dell’indagine avviata dalla magistratura di Roma sul Ponte dopo l’esposto del centro-sinistra sulla eventuale mancanza di trasparenza, firmato dal verde Bonelli, dalla segretaria del pd Elly Schlein e da Nicola Fratoianni. Ciucci si è detto fiducioso che l’iniziativa si rivelerà un buco nell’acqua, visto che serve solo come ulteriore tentativo di sfiduciare l’Opera e svalorizzare quanti stanno lavorando al progetto.

A dispetto dei pochi irriducibili quattro gatti dei no-ponte che mostrano di parlare e seminare confusione senza citare il minimo dato scientifico (le parole non fermano il progresso, com’è avvenuta quando si trattò di costruire l’Autostrada del Sole), però rendono difficile la vita di chi lavora con correttezza, impegno e tanto entusiasmo.

C’è il rischio che gran parte dei lavori favorisca l’arrivo di imprese del Nord – ha detto l’ing. Mòllica – secondo un’inaccettabile previsione di OpenEconomics che calcola nel 21% la quota di risorse che andranno a beneficio del Pil di Sicilia e Calabria a fronte del 49% che finirà in Lombardia e Lazio.

Bisogna preparare le risorse dei due territori e le imprese reggine – ha messo in evidenza il Presidente Vecchio – sono in grado di dimostrare capacità e competenza. «Siamo convinti – ha detto il capo degli industriali reggini – che se si fa rete, se le aziende si mettono insieme, allora si possono dare risposte sempre più costruttive, sempre più positive, per importanti ricadute sul territorio».

Tra i vari interventi, quello della prof. Francesca Moraci, che ha sottolineato l’esigenza di coinvolgere l’Università Mediterranea, del dott. Porcelli, del geologo Solano, il quale ha messo in evidenza la necessità di una forte attività di comunicazione, e del presidente della Piccola industria Daniele Diano e dell’avv. Domenico Infantino.

Il prof. Ciucci ha ascoltato con attenzione le osservazioni e le richieste di imprenditori, parti sociali, professionisti, senza eludere le domande e rispondendo puntualmente, in maniera esaustiva alle preoccupazioni delle imprese del territorio. Ciucci garantisce la massima attenzione al territorio e il suo personale impegno (sarà di nuovo da queste parti la prossima settimana) a sottolineare che bisogna guardare al territorio.

Dice Ciucci: il Ponte rappresenta appena un terzo dell’investimento complessivo, il resto riguarda le opere accessorie e l’adeguamento delle infrastrutture. Per questa ragione il Ponte rappresenta l’occasione (e il pretesto) per dare una svolta epocale alla mobilità nello Stretto e nelle due regioni. Se si pensa che i costi dell’insularità per la Sicilia ammontano a sei miliardi l’anno, si capisce bene che una volta realizzata l’Opera questa voce di oneri scomparirà e si potranno utilizzare in modo più proficuo i fondi fino ad oggi da essa risucchiati.

Il fantasma di un Monti-bis che improvvisamente cancella tutto quando si sarà a un passo dall’avvio dei lavori, per fortuna non c’è (il Governo non rischia di cadere, nonostante i continui screzi nella coalizione) e quindi si può immaginare il sogno centenario (se ne cominciò a parlare nel 1840, ai tempi di Ferdinando II, quando c’era il regno delle Due Sicilie) ha buone possibilità di trasformarsi in realtà. Rimane un’amarezza: se non si fosse stoppata l’opera nel 2011 con la conseguente liquidazione della Stretto di Messina, oggi i calabresi e i siciliani avrebbero un Ponte in funzione già da qualche anno.

Per costruire la conurbazione della Stretto, un’Area di grande suggestione e di grande impatto economico-sociale. Siamo ancora in tempo. (s)

Lega Calabria: Preoccupazione per indagine sul Ponte sullo Stretto

La Lega Calabria ha espresso preoccupazione per la recente apertura di un fascicolo di indagine da parte della Procura di Roma in seguito all’esposto presentato da alcuni rappresentanti politici riguardante il progetto del Ponte sullo Stretto di Messina.

Il progetto «tanto atteso e fondamentale per l’interconnessione e lo sviluppo del Paese – ha ricordato la Lega – è stato oggetto di critiche e denunce sulla presunta mancanza di trasparenza nella sua progettazione e realizzazione».

«Il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Matteo Salvini, ha ribadito con fermezza che il Ponte sullo Stretto – ha ricordato ancora il partito – è un diritto per milioni di italiani e che la sua realizzazione è una priorità assoluta. Salvini ha sottolineato che le battaglie politiche su grandi opere come il Ponte sullo Stretto sono un fenomeno unico in Italia, evidenziando la necessità di superare gli ostacoli e portare avanti progetti di tale importanza per il bene del Paese».
«Il commissario Lega in Calabria, Giacomo Francesco Saccomanno, ha denunciato il tentativo della sinistra – viene ribadito – di ostacolare lo sviluppo e il progresso, non solo in Calabria ma in tutta l’Italia, attraverso la frenata delle opere pubbliche».
Saccomanno, infatti,  «ha evidenziato il rischio di ridurre il Paese in povertà – si legge nella nota della Lega Calabria – e ha sottolineato l’importanza di completare le opere ferme da troppo tempo per garantire un futuro migliore per tutti. La Lega in Calabria rimane salda nel suo impegno a favore dello sviluppo e della crescita del territorio, e continuerà a sostenere con determinazione la realizzazione del Ponte sullo Stretto e di altre opere pubbliche cruciali per il benessere e la prosperità dell’Italia». (rcz)

L’OPINIONE / Giovan Battista Perciaccante: Av, Ponte e Porto di Gioia elementi determinanti per il futuro della Calabria

di GIOVAN BATTISTA PERCIACCANTEIl completamento delle opere infrastrutturali relative all’alta velocità Salerno Reggio Calabria e l’avvio delle procedure propedeutiche e necessarie per la realizzazione del Ponte sullo Stretto, in uno con il consolidamento e la diversificazione delle attività del Porto di Gioia Tauro, costituiscono elementi strategici e determinanti ai fini del futuro della Calabria.

Questi previsti interventi infrastrutturali, i più importanti in Calabria e nel mezzogiorno degli ultimi decenni, non possono che essere considerati come parte di un disegno complessivo destinato a trasformare non solo le economie dei territori interessati, ma il sistema dei trasporti nell’intero Paese.

In questo contesto che, in maniera inequivocabile, è da inquadrare in maniera sinergica e strettamente correlata, l’alta velocità riveste un ruolo primario sia come naturale collegamento con le principali direttrici europee che come volano essenziale per il rilancio e lo sviluppo economico e sociale della Calabria e del Mezzogiorno. 

Le grandi opere di reti infrastrutturali, infatti, risultano in assoluto più utili ed efficaci se i singoli interventi che le compongono fanno parte di un piano completo di sviluppo complessivo e articolato. La precondizione è che le scelte siano lineari tanto in termini di direttrici di percorribilità, di interconnessione, di risorse finanziarie, di realizzabilità che di tempi di attuazione. Elementi che al momento, almeno per quanto riguarda l’alta velocità, non appaiono purtroppo così evidenti. 

L’occasione è storica, unica e forse irripetibile per tentare di imprimere un cambiamento di segno positivo al futuro di una regione e di un’intera area del Paese che storicamente risente di un gap infrastrutturale materiale e immateriale che ne condiziona la pesantemente la crescita. 

Sotto questo profilo, duole dover rilevare che i maggiori elementi di indeterminatezza sembrano insistere proprio sulla realizzazione del tratto calabrese dell’alta velocità e della connessa possibilità di valorizzazione della sua parte centrale tendente a fornire un adeguato collegamento con la piana di Sibari, assolutamente determinante ai fini dell’efficacia dell’intera opera.

Lo sviluppo dei territori, delle proprie economie e del proprio benessere passa inevitabilmente attraverso le condizioni di accessibilità e di interconnessione con il resto del Paese e dell’Europa. In caso contrario, gli sforzi e le iniziative che imprese, amministrazioni locali e regioni del Sud provano a mettere in campo per assicurare sviluppo, lavoro e benessere alla collettività risulteranno sempre parziali e mai di taglio decisivo. (gbp)

[Giovan Battista Perciaccante è vicepresidente Ance con delega al Mezzogiorno e Isole e presidente di Ance Calabria]

Il Ponte: da interesse nazionale a urgenza europea

di LEANDRA D’ANTONE – Un ponte, in qualsiasi parte del mondo, non è che un tratto più o meno lungo di strada e ferrovia in un grande sistema di connessioni materiali e immateriali; testimonia intelligenza pubblica e privata, sapere tecnico-scientifico, conoscenza dell’ambiente, capacità e trasparenza amministrative, una politica capace di rispettare gli impegni.

Da sempre ne sono stati realizzati, insieme ad altre audaci tipologie di collegamenti, attraversando la terra sotto i mari o flottando nei fondi marini, alimentando salti tecnologici e ampliando orizzonti di ogni tipo, talora per connettere isole anche poco popolate al resto di un paese, o per unificare immense regioni dello stesso stato, o per collegare stati vicini.

I più importanti ponti costruiti dagli anni Novanta del ‘900 sono lo scandinavo Great Belt (6,8 km, 1998), il Vasco de Gama (Lisbona, 12,3 km, 1998), l’Incheon (Corea del Sud 12,5km, 2009), l’Øresund (tra Danimarca e Svezia, 16 km, 2000).

La Cina ha realizzato i più lunghi ponti ferroviari ad alta velocità. Tra questi il Dayang Kshang, ora il più lungo del mondo (164,8 km, 2011). Quanto ai ponti sospesi dal 2023 il Çanakkale Bridge, intitolato ad Ataturk, congiungendo in 4 anni la parte europea e quella asiatica della Turchia al costo di 2,8 miliardi (5,2 km di impalcato e 2,023 km di campata unica), ha tolto il primato al giapponese Akashi-Kaiko (3,9 km. di impalcato e 1,99 km. di campata unica, 1998). Quest’ultimo collega l’isola giapponese più grande di Honsu all’isola di Awhaji con solo 157.000 abitanti.

Si tratta di ponti stradali; sebbene l’Akashi sia stato progettato anche come ponte ferroviario, attualmente il traffico scorre lungo 6 corsie stradali.

I ponti con la più lunga campata unica sono stati finora costruiti in Turchia e Giappone, in aree ad altissima sismicità. Il Çanakkale Bridge, in particolare, può essere considerato “figlio” del Ponte dello Stretto perché progettato con le stesse tecnologie ed i cui studi hanno fatto da battistrada e da modello.

L’Akashi, in fase di costruzione, nel 1995 ha resistito al sisma di magnitudo 6,8 Richter. In Italia proprio negli ultimi trent’anni il Ponte di Messina, un’opera ad altissima tecnologia dell’acciaio, con la sua campata unica di 3.3 km di assoluto primato mondiale, da tempo riconosciuta strategica per il futuro dell’Italia e dell’Europa, è diventato, una sorta di giocattolo della politica. L’opera è stata sottoposta a continui stop and go scanditi dal succedersi dei governi; al punto da caratterizzare, nel favore o nella contrarietà, la prima dichiarazione programmatica di presidenti del Consiglio, di leader di partito e sindacati, come per un rito di iniziazione identitaria nella rispettiva arena consensuale di riferimento.

Com’è noto, il collegamento stabile delle sponde della Sicilia e della Calabria ha una storia lunghissima. Da sempre immaginato (come normale avvenga e come sempre e ovunque avvenuto quando un tratto di mare separa lembi di terra ricongiungibili), è stato paradossalmente facile millenaria fantasia dell’impossibile e dell’irrealizzabile. Nei decenni più recenti è diventato invece difficilissima e contestatissima scelta del possibile e del realizzabile; da quando, nel 1992, è stato approntato e reso pubblico il Progetto di massima della Società concessionaria. Ciò è accaduto soprattutto per ragioni politiche dai molti tratti irrazionali; in particolare per la corta vista in anni di diffuso pregiudizio “leghista” di destra e di sinistra verso un Sud potenzialmente trainante grazie a investimenti infrastrutturali sistemici nel cuore del Mediterraneo; per l’ostilità alle grandi opere pubbliche da parte di una sinistra ormai refrattaria all’innovazione in nome di un ambientalismo e di una idea di equità territoriale mal rappresentati e interpretati; per l’incompiutezza del progetto economico e politico dell’Unione Europea, annunciato già nel 1992 a Maastricht e integrato nel 1995 a Barcellona con la decisione di istituire, entro il 2010, una zona di libero scambio nel Mediterraneo; per l’incapacità delle regioni meridionali di pretendere, concorrendo esse stesse, investimenti pubblici di qualità; optando invece per la contrattazione di un ammontare di risorse, in genere il 40% (per “meridionalismo quantitativo”), un’opzione che recentemente ha anche caratterizzato l’inserimento dei progetti per il Sud nel PNRR.

Al Progetto di collegamento stradale e ferroviario del 1992 si era arrivati grazie a un forte attivismo parallelo e sinergico dei territori interessati, di imprese nazionali pubbliche e private, di istituzioni regionali e nazionali, molto intenso nei primi decenni seguiti alla Seconda guerra mondiale.

Solo successivamente, la costruzione di un ponte sospeso a una o più campate cominciò ad essere diffusamente auspicata e ritenuta rapidamente attuabile, alla luce degli straordinari progressi in materia fatti negli Stati Uniti, che negli anni del Piano Marshall sollecitarono il governo italiano in tal senso. Nel 1961 per la realizzazione di un ponte in acciaio si offrì anche la Amman & Whitney di New York, realizzatrice del Golden Gate a San Francisco e del Verrazzano a New York.

Tra i promotori della realizzazione di un ponte stradale e ferroviario in acciaio fu nel 1952 l’Associazione dei siderurgici italiani che, associata alla U.S. Steel, commissionò un progetto all’ingegnere statunitense David Steinman. Per questo progetto si mobilitarono tutti i soggetti imprenditoriali e le istituzionali locali, le camere di commercio con le amministrazioni provinciali di Reggio e Messina, ma soprattutto la giovane autonoma Sicilia. Nel cuore di un decennio di intenso sviluppo economico dovuto agli investimenti nel settore energetico e petrolifero, all’exploit delle esportazioni agroindustriali e al raddoppio del traffico di merci e passeggeri attraverso lo Stretto, nel 1955 la Regione Sicilia destinò oltre cento milioni di lire del tempo agli studi geologici dell’area affidandoli alla Fondazione Lerici del Politecnico di Milano. Nel 1955 nacque sotto la guida di un ingegnere visionario come Gianfranco Gilardini, la società Gruppo Ponte di Messina (GPM), con azioni Finsider (32%), Fiat (28%) e quote minori di Italcementi, Impresit, Girola, Lodigiani, Pirelli, Italcementi, Montecatini, Italstrade. Il GPM, per propria cura e a proprie spese, coinvolse i più prestigiosi studiosi dell’ambiente terrestre e marino per valutare la fattibilità di tre tipi di collegamento: alveo, subalveo e aereo.

Nel pieno dell’azione per lo sviluppo della rete autostradale e ferroviaria e dell’Intervento straordinario nel Mezzogiorno, nel 1958 il Governo italiano insediò presso il Consiglio superiore dei Lavori Pubblici una commissione di studio del collegamento, presieduta dall’Ing. Pier Luigi Nervi, ed emanò una legge che finanziava un concorso internazionale di idee. Il concorso fu bandito da Anas e dalle Ferrovie dello Stato nel 1969; vi parteciparono ben 143 progetti, di cui sei premiati ex aequo e sei segnalati prevedevano sia il ponte a tre campate che il tunnel subalveo. Nel 1971 il collegamento divenne legge come opera di interesse nazionale ed europeo e con affidamento e ad una costituenda società a maggioranza IRI. Nel 1979 gli studi del GPM vennero presentati nella sede dell’Accademia dei Lincei e confluirono in un Rapporto di fattibilità (1981).

Tra la legge e l’istituzione della società Stretto di Messina, nel 1981, passarono 10 anni, durante i quali continuarono gli studi. La Società Stretto di Messina nacque con azioni IRI per il 51% e partecipazioni paritarie di Regione Sicilia, Regione Calabria, Anas e Ferrovie dello Stato. La GPM. cedette quindi le sue ricerche alla nuova concessionaria, che approfondì la fattibilità di tutte le soluzioni rispettando la direttiva ministeriale del 1984 che prescrisse rigorose verifiche di impatto ambientale. Nel 1986 l’ENI ripropose il tubo flottante già premiato al concorso del 1969 (a firma di Alan Grant e ridenominato Ponte di Archimede). Proprio constatando l’evidente competizione tra i due potentissimi enti pubblici italiani, ENI e IRI, a sostegno della propria tecnologia (conflitto interno allo Stato stesso) e il progressivo raffreddamento dell’interesse di entrambi, è indubbio che l’approvazione del Progetto di massima del 1992 di ponte sospeso della Società Stretto di Messina sia stato il risultato di una attenta considerazione di tutte le soluzioni alternative.

Contrariamente a quanto incredibilmente sostenuto dalle diverse parti politiche e si sostenga ancora, dopo qualche anno è stato il governo di centrosinistra guidato Romano Prodi e non il centro-destra di Berlusconi ad avviare, con visione nazionale ed europeista, la procedura pubblica per la verifica del Progetto e la realizzazione del collegamento, sottoponendolo nel 1997 al Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici, che diede parere favorevole e prescrisse gli approfondimenti necessari e le gare relative.

Nel 2001 l’opera è stata ereditata dal Governo Berlusconi, e sol per questo dall’opposizione politica definita “Ponte del Cavaliere”, “opera faraonica”, “cattedrale nel deserto”, nonché stigmatizzata come mafiosa e distruttiva dell’ambiente; nel migliore dei casi “opera non prioritaria”. In sintesi, la sinistra italiana è riuscita nel volgere di qualche anno a censurare sé stessa.

In controtendenza con i tempi, visto che dall’inizio del nuovo millennio quel pezzo di strada e di ferrovia nel cuore del Mediterraneo, capace di unire il Sud del Sud italiano col territorio nazionale e continentale e di far volgere il necessario sguardo dell’UE verso il Sud del mondo, ha assunto sempre maggiore valore strategico nelle sedi istituzionali europee e nelle politiche nazionali e comunitarie per la coesione e lo sviluppo territoriale.

Poco si è rivendicato a sinistra, ma in generale tra tutti gli oppositori dell’opera, anche circa la qualità del processo valutativo e decisionale seguito dalla pubblica amministrazione; improntato alla massima trasparenza ed al conseguimento dei migliori risultati in relazione agli obiettivi di coesione economica e sociale perseguiti dal Governo; fondato, nel presupposto della necessità di un intervento, sulla comparazione mediante studi di fattibilità degli impatti delle due soluzioni alternative (con o senza ponte).

Come advisor indipendenti furono selezionate con bandi di gara internazionali le migliori società di valutazione attive nella realizzazione di ponti e infrastrutture strategiche: la Steinman-Parson-Transportation Group per l’approfondimento del progetto tecnico, la Pricewaterhouse Coopers Consulting, la Pricewaterhouse Coopers UK, la Sintra s.r.l., per gli impatti, economico, trasportistico e ambientale.

Una Direzione di coordinamento territoriale appositamente istituita presso il Ministero dei Lavori pubblici, trasmise al Governo con Relazione di accompagnamento gli studi degli advisor, al fine di consentire la migliore decisione politica e avviare consultazione del mercato.

Per tutte le ragioni ricordate al passaggio del millennio, il progetto di collegamento stabile non aveva mai avuto la fisionomia limitata di un’infrastruttura locale di solo 3,2 km, finalizzata esclusivamente a colmare la distanza tra due sponde separate. L’Unione Europea aveva disegnato il grande piano intermodale Trans European Network-Transportation (TEN-T) per attraversarla interamente, da Est ad Ovest, da Nord a Sud. Nella grande rete TEN-T figurava il corridoio dell’alta velocità ferroviaria Berlino-Palermo (allora corridoio 1) che includeva il Ponte sullo Stretto a garanzia del passaggio dei treni Eurostar (non scomponibili e quindi non trasferibili con le navi traghetto in uso), opera necessaria per la compiutezza del sistema dei collegamenti e per garantire uguale diritto alla mobilità a tutti i cittadini europei. Le reti intermodali europee, con l’alta velocità ferroviaria fino alla Sicilia e con i porti meridionali, rendevano già quel collegamento assai più lungo degli effettivi 3,2 chilometri di mare che separavano i due lembi di terra, l’Italia continentale da una delle sue regioni più popolate, la Sicilia con 5 milioni di abitanti. Attraverso lo Stretto passava una quota rilevante del traffico via mare attraverso il Mediterraneo di merci dall’estremo Est all’estremo Ovest mediante navi giganti porta-container, facendo di Gioia Tauro   tra i primi terminal del Mediterraneo per il transhipment.

Nel 2003 il Ponte sullo Stretto figurava nella Short List del Commissario Karel Van Miert fra i progetti strategici prioritari dell’Ue, che ha continuato ad auspicare la realizzazione dell’opera, mentre proprio dal paese interessato sono venuti i maggiori ostacoli; dall’improvviso voto contrario del 2004 nel Parlamento europeo dei deputati della sinistra italiana orientata da Claudio Fava, alle continue sospensioni nei programmi di governo, motivate ufficialmente con l’urgenza di altre priorità, ma finalizzate a dirottare risorse finanziarie verso obiettivi ad alta attrattività  elettorale, come l’abolizione dell’Ici sulla prima casa decisa nel 2008 voluta proprio dal Governo Berlusconi. Ciononostante, la procedura per la realizzazione dell’opera è proseguita fino al suo completamento: dalla individuazione per bando di gara del contraente generale nell’Associazione temporanea di imprese Eurolink S.C.p.A. guidata da Impregilo (dal 2020 Webuild S.p.A.) con un’offerta di 3,8 miliardi di euro, al perfezionamento del contratto, al progetto definitivo, a tutte le approvazioni prescritte, e persino all’avvio dei cantieri per la variante ferroviaria Cannitello-Villa San Giovanni.

Nel 2012, com’è noto, il Governo Monti ha cancellato definitivamente l’opera (di nuovo “non prioritaria”), esponendo lo Stato a un contenzioso con il contraente generale del valore di circa 800 milioni di euro. Il contenzioso ha impedito lo scioglimento definitivo della Società Stretto di Messina, liquidata per legge ma non soppressa. Alla forte penale contestata si aggiungerebbe oggi a carico dello Stato a una spesa di 350 milioni di euro per gli studi e le procedure, spesa peraltro per nulla eccessiva dato l’enorme impegno scientifico e procedurale richiesto; tanto che le conoscenze acquisite sono universalmente considerate, anche dai più estremi ecologisti, un archivio di saperi geofisici e ambientali di valore planetario. Facendo la somma la “non realizzazione” dell’opera costerebbe oltre un miliardo, più 7 miliardi annui di Pil in meno in Sicilia calcolati come conseguenza della condizione di insularità, a fronte dei circa 6 miliardi del costo previsto per la realizzazione, includendovi i collegamenti.Va anche precisato che nel corso dello stesso trentennio il disegno del sistema europeo delle connessioni intermodali è stato rivolto soprattutto verso l’obiettivo dell’integrazione dei paesi membri e dell’allargamento. La prospettiva euro-mediterranea si è indebolita rapidamente per la degenerazione degli esiti delle cosiddette “primavere arabe” e per l’esplodere del terrorismo islamico con le conseguenti guerre di contrasto. In Italia si è indebolita ancora una volta la prospettiva meridionalista, inaspettatamente rivitalizzata da metà anni Novanta proprio grazie alle politiche regionali dell’Ue e alla costituzione dell’eccellente Dipartimento per la coesione e lo sviluppo entro il Ministero del Tesoro. Le politiche governative ordinarie sono tornate come in passato a indirizzare la gran parte degli investimenti strategici verso le regioni del Nord e a rinviare alla spesa aggiuntiva gli obiettivi di convergenza del Mezzogiorno. Il Piano generale dei trasporti – nelle edizioni innovative 1986 e 2001, integrato, sistemico e coerente con il Network TEN-T e la stessa mastodontica “legge obiettivo”, si sono risolti nella realizzazione dell’alta velocità ferroviaria solo nel Centro-Nord (fino a Napoli), e per il Sud nel semplice adeguamento con corsia di emergenza dell’autostrada Salerno-Reggio Calabria, parzialmente ammodernata ma rimasta prevalentemente di montagna e a due corsie. Di conseguenza i cittadini meridionali, soprattutto siciliani e calabresi, sono imprigionati in un sistema di comunicazioni duale e fortemente penalizzante sia per la circolazione di merci e persone che per lo sviluppo complessivo dell’area e delle sue relazioni economiche e culturali.

Il Ponte sullo Stretto è uscito dall’elenco delle opere prioritarie europee e il corridoio multimodale Palermo-Berlino ha lasciato il posto al Corridoio 5, dalla Scandinavia a La Valletta, orientando l’alta velocità ferroviaria dal Nord verso la Puglia e operando una deviazione modale attraverso l’Adriatico fino a Malta.

Nel 2012, al momento della cancellazione dell’investimento sulla continuità territoriale del Sud con il resto d’Italia e con tutta l’Europa, si stava appena uscendo dalla grave crisi mondiale iniziata nel 2008, nata dal più imponente azzardo fatto nella nostra storia sulle speculazioni finanziarie con titoli vuoti, i derivati, e con la distrazione della finanza dagli investimenti produttivi. L’Italia, già in declino industriale, è rimasta “la grande malata d’Europa” (Adriano Giannola, Svimez) anch’essa non più in grande salute anche per la sua stessa incompiutezza, soprattutto priva di unità politica e di un Southern Range espansivo proprio quando più urgente di fronte all’intenso succedersi di eventi catastrofici e divisivi: una pandemia inattesa e sconosciuta e l’invasione russa dell’Ucraina, nuova “guerra mondiale” in Europa, ed ora la gravissima crisi Mediorientale iniziata il 7 ottobre 2023 con la strage di Hamas in Israele.

L’Italia è ancora lontana dal recuperare gli stessi livelli pre-crisi. Nel Sud italiano la crisi ha abbattuto più o meno del doppio rispetto al Nord investimenti industriali, occupazione, consumi; trovandosi ancora in una posizione di ripresa a metà, aggravata dall’ormai decennale fuga dei giovani più istruiti e dall’inversione della curva demografica, inevitabile data la disoccupazione dilagante e la mancanza di servizi essenziali per le giovani famiglie (Rapporti Svimez).

L’urgenza di una svolta in Europa, in Italia e nel Sud, si era com’è noto già concretizzata dal 2015 al 2020 nel Quantitative Easing, la prima grande operazione di acquisto sul mercato secondario di titoli del debito sovrano o privato dei paesi UE per 3.300 miliardi di euro da parte della Banca Centrale Europea presieduta da Mario Draghi; nel 2021 nel Recovery Fund UE-Next Generation dell’ammontare di 750 miliardi di euro, di cui il 30% destinati al Green New Deal. Nella distribuzione dei finanziamenti del Piano europeo l’Italia ha avuto la quota maggiore, 198 miliardi di euro, in considerazione degli svantaggi delle regioni meridionali in termini di Pil, occupazione, e dotazione di infrastrutture sociali e di connessione; non per un semplice obiettivo di convergenza nazionale di interesse europeo, ma per la consapevolezza che nell’attuale contesto geopolitico, economico, ambientale in travolgente trasformazione la principale scommessa per la vita stessa dell’Unione europea si giochi più che mai a Sud, passi per il Mediterraneo. Lo mostra la densità del traffico (il 20% del commercio mondiale e il 27% dei servizi di linea marittimi.

Al centro del Mediterraneo e del destino da scrivere è il Mezzogiorno. “La Sicilia non è un’isola” ha ricordato efficacemente Fabrizio Maronta di Limes (Fondazione PER, Quaderno 2,2023). È tornato prepotentemente centrale il tema delle infrastrutture intermodali della mobilità, tra le missioni più rilevanti del PNRR; è tornato prepotentemente centrale il tema della continuità territoriale, di quel collegamento strategico lungo solo 3,3 chilometri che vale per il Sud, per l’Italia e per l’Europa, quanto la competizione globale in corso, non solo economica.

Il governo attuale ha rimesso sul tavolo degli impegni prioritari il Ponte sullo Stretto: si deve fare, partiranno i lavori a metà 2024. La Società Stretto di Messina è stata riattivata e riorganizzata nel suo assetto azionario e manageriale. Lo scenario attuale, di ridefinizione economica e politica degli assetti globali, di transizione energetica ed ecologica, impone lucidità di visione, scelte coerenti e trasparenti: non c’è più tempo.

Incombe anche il rischio che ad avvantaggiarsi maggiormente della revisione delle reti TEN-T, recentemente proposta dalla Commissione Europea per effetto della guerra ucraina sia l’Europa centro-orientale con in testa la Polonia, facendo perdere peso ai vecchi assi Est-Ovest e Nord Sud a favore del Nuovo Corridoio Baltico-Nero-Egeo. Incombe persino il rischio che la nuova gravissima crisi mediorientale iniziata col pogrom antisemita del 7 ottobre 2023, indebolisca la forza strategica che il Mediterraneo ha acquisito con la nascita dell’Unione europea e rafforzato negli ultimi anni.

Il Ponte sullo Stretto di Messina, l’infrastruttura meno puntuale di tutto il sistema di connessioni e di relazioni, è stata erroneamente considerata nella sua singolarità. È la meno puntuale per tutto lo spazio economico-sociale, culturale e di cittadinanza che può includere ed espandere, e forse per questo la più contestata. È davvero grave che sia ancora oggi proprio la sinistra italiana nelle sue espressioni ufficiali, a rinnegare non solo decisioni passate, ma persino la sua stessa identità innovatrice e a favore dell’equità sociale. Che contrasti oggi un’opera con un raggio di azione e un impatto così ampio e incisivo, di valore civile e non partitico. (lda)

Leandra D’Antone è Professore Ordinario Senior di Storia Contemporanea all’Università La Sapienza di Roma)

IL PONTE NON È DI DESTRA O DI SINISTRA
È INVECE OPERA DI INTERESSE NAZIONALE

di SANTO STRATI – I ponti abitualmente servono per unire salvo in un caso, quello dello Stretto di Messina. È davvero singolare la costante disinformazione che accompagna l’opera più significativa di questo millennio, con il risultato di un disorientamento continuo e irrefrenabile da parte dell’opinione pubblica.

Certo, è incredibile il clamore che riescono a suscitare – con argomentazioni di discutibile valore scientifico – i quattro gatti dei No-ponte che trovano sponda in interessi poco trasparenti e, di sicuro, non a vantaggio delle popolazioni calabresi e siciliane. Eppure, questi “quattro gatti” riescono a veicolare messaggi di terrorismo psicologico contro il Ponte col solo fine di dimostrare la loro esistenza in vita.

In verità, un po’ di colpa ce l’hanno il Governo e la Società Stretto di Messina che non hanno dato il giusto peso a una comunicazione corretta e puntuale, destinata a chiarire, una volta per tutte, che i vantaggi per Calabria, Sicilia e per l’intero Paese superano di gran lunga le chiacchiere negative e i pareri (non richiesti e basati sul nulla) dei no-Ponte e dei benaltristi. Categoria quest’ultima che continua a trovare proseliti, non foss’altro per contrastare un’idea balzana: il Ponte non è di orientamento politico-di parte. Questo teorema va ostacolato a tutti i costi.

Non erano benaltristi quando erano al governo i rappresentanti del centro-sinistra e il Ponte trovava accoglienza persino tra i più riluttanti esponenti della sinistra radicale-ambientalista. Oggi, invece, è diventato materia di disputa elettorale e partitica che, decisamente, non aiuta la crescita e lo sviluppo di territori che sognano da tempo immemore di poter cambiare la propria sorte di regioni di un Mezzogiorno dimenticato da Dio e dagli uomini.

Nonostante la meritoria opera di studi e ricerche della Svimez, guidata da Adriano Giannola, che ha indicato e continua a sostenere che il Ponte è sicuramente un volano di sviluppo dell’intero Paese e non solo del Sud.

Il problema di questa insana disputa “politica” è che fa perdere solo tempo e favorisce gli assertori del mantenimento dell’evidente divario Nord-Sud. Ma qualcosa sta cambiando.

Questa sembra davvero la volta buona che il Ponte possa vedere la luce: la tempistica è molto stretta ma, con grande impegno, tutti i soggetti coinvolti stanno cercando di rispettare le “tappe forzate” previste dal D.L: 35/23. Intanto, il Comitato Scientifico ha consegnato alla Società Stretto di Messina il proprio parere sulla Relazione del Progettista, redatta dal General Contractor, che prevede, partendo dal progetto definitivo del 2011, le modalità di aggiornamento nella sua versione di  Progetto Esecutivo (punti a)…f), Art. 3 comma 2 del D.L. 35/2023). Il Consiglio di amministrazione di Stretto di Messina si accinge ad esaminare i risultati del lavoro dell’ampia platea dei soggetti coinvolti (PMC, expert panel, Anas, Rfi, e Italfer, ecc.) e inviare tutto, con propria delibera, al Mit.

Successivamente, lo stesso Mit potrà dare l’avvio alle procedure previste. Ossia Conferenza dei Servizi, approvazione della Valutazione di Impatto Ambientale (Via) e la Valutazione di incidenza (VincA). Quest’ultima serve a definire gli effetti che un piano (o programma, progetto, intervento, attività) può generare su un sito della rete Natura 2000, sia singolarmente sia congiuntamente ad altri progetti, tenuto conto degli obiettivi di conservazione del sito stesso.

Il passaggio successivo sarà la delibera del Cipess (il vecchio Comitato Interministeriale per la Programmazione economica, a cui sono state aggiunte le parole Sviluppo Sostenibile).

Superata questa fase si passerà, attraverso il Progetto Esecutivo, all’inizio dei lavori. Salvini che qualcuno con una forzatura indica come “padre del Ponte” non ha dubbi. L’unico che hanno siciliani e calabresi non riguarda l’inizio dei lavori, bensì il naturale completamento dell’Opera. (s)

Il 15 febbraio via libera al progetto definitivo del Ponte sullo Stretto

Il 15 febbraio sarà esaminato il progetto definitivo del Ponte sullo Stretto, e si inizierà a renderlo esecutivo. È quanto ha reso noto Giacomo Saccomanno, commissario regionale della Lega e membro del nuovo Consiglio di amministrazione della Società Stretto di Messina.

«La data del 15 febbraio segna, quindi – ha aggiunto – un momento chiave per il progetto, in cui si passerà dalla fase di esame alla fase esecutiva. Con l’inizio dei lavori nei prossimi mesi, si spera che il sogno di avere un ponte sullo Stretto diventi finalmente realtà».

Secondo Saccomanno, questo è un momento cruciale per il ponte, in quanto si stanno creando tutte le condizioni necessarie per la sua realizzazione. Ha inoltre sottolineato che il cronoprogramma sta rispettando tutti i suoi sviluppi e non ci dovrebbero essere problemi.

«Se tutto va come previsto – ha spiegato – entro la fine di marzo il progetto potrebbe essere approvato e i cantieri potrebbero iniziare durante l’estate». Tuttavia, Saccomanno ha precisato che il progetto non riguarda solo il ponte stesso, ma anche tutte le infrastrutture circostanti, come la nuova rimodulazione delle coste e l’implementazione dell’alta velocità. Questi sono elementi di grande rilievo e impatto per la regione. Il Ponte sullo Stretto di Messina è un’opera di grande importanza e attesa da molti anni. Una volta completato, collegherà la Sicilia alla Calabria, creando nuove opportunità di sviluppo economico e turistico per entrambe le regioni. Oltre a migliorare la mobilità dei cittadini, il ponte contribuirà anche a ridurre i tempi di viaggio e a facilitare lo scambio commerciale tra le due sponde dello Stretto.
«L’approvazione del progetto definitivo rappresenta, quindi – ha concluso – un passo avanti significativo verso la realizzazione di questa importante infrastruttura. La conferma da parte di Saccomanno che il cronoprogramma viene rispettato e che non ci sono problemi significativi è un segnale positivo per tutti coloro che attendono con ansia la costruzione del Ponte sullo Stretto di Messina». (rrm)

Il sindaco di Reggio Falcomatà a confronto col Comune di Villa S. G.: Focus su infrastrutture e trasporti

Trasporti e infrastrutture nell’area dello Stretto e lo sviluppo di percorso sinergico che punti al coinvolgimento istituzionale del territorio, anche in vista dell’ipotesi di avvio dei lavori del ponte sullo Stretto sono stati al centro dell’incontro tra il sindaco di Reggio, Giuseppe Falcomatà, e gli Amministratori del Comune di Villa San Giovanni, guidata dal sindaco Giusy Caminiti.

Presenti, all’incontro, il consigliere regionale Giovanni Muraca, e una nutrita rappresentanza della Giunta e del Consiglio comunale villese.

Al centro del confronto, tra l’altro, anche l’ipotesi condivisa di uno spostamento degli attracchi per l’attraversamento dello Stretto nell’area a sud del porto storico di Villa San Giovanni, in una zona più idonea ad accogliere i flussi di traffico veicolare, consentendo inoltre la prosecuzione di un unico fronte mare cittadino, tra la periferia nord di Reggio Calabria e quella sud di Villa. Sul tavolo anche la sinergia tra i due Enti, e con gli altri Comuni del comprensorio dell’area dello Stretto, in vista delle prossime attività propedeutiche all’iter relativo alla realizzazione del ponte sullo Stretto, da affrontare con un approccio istituzionale condiviso che punti a rappresentare le istanze del territorio e le prerogative delle comunità residenti a Villa San Giovanni, a Reggio Calabria e complessivamente nell’area interessata dai lavori.

Al termine del confronto il sindaco Giuseppe Falcomatà ha ringraziato il sindaco di Villa San Giovanni Giusy Caminiti e gli altri amministratori villesi presenti.

«Un incontro utile – ha affermato il sindaco – che rinsalda un percorso sinergico da tempo avviato e che consente alle nostre Amministrazioni di continuare a lavorare in piena sintonia, nell’ottica di una visione comune che riguarda principalmente gli aspetti legati alla programmazione ed allo sviluppo strategico territoriale».

«Il tema dei trasporti e delle infrastrutture – ha concluso il sindaco – riveste in quest’area un’importanza specifica, non solo per ciò che riguarda il ponte sullo Stretto, ma per l’intero sistema integrato, con l’ambito portuale, con il tema dell’attraversamento, della ricettività portuale a fini commerciali e turistici, con l’ambito aeroportuale ed il sistema intermodale di collegamento tra le diverse infrastrutture ad oggi presenti o ancora da realizzare».

Il sindaco Giusy Caminiti ha ringraziato il sindaco Falcomatà nella doppia veste di sindaco metropolitano e di sindaco della Città di Reggio Calabria, città con la quale, spiega Caminiti, è necessario aprire un unico tavolo di confronto sulle tematiche portuali e sull’area integrata dello Stretto: «La visione della portualità commerciale va integrata con quella crocieristica portata avanti dall’amministrazione di Reggio e con quella diportistica su cui sta puntando la nostra Città, liberando le comunità dall’assedio dei mezzi da e per la Sicilia e immaginando una continuità del nuovo waterfront che va progettato».

«La nuova visione – ha concluso Caminiti – va condivisa dalla politica che già con questo incontro si è espressa favorevolmente e va costruita in un tavolo permanente di confronto: un dialogo avviato con grande disponibilità dal sindaco Falcomatà, che ringraziamo per l’attenzione riservata ai problemi della nostra Città». (rrc)

I consiglieri comunali di Campo Calabro Messineo e Richichi: Serve visione comune su Ponte

Rocco Messineo e Giovanni Richichi, consiglieri comunali di Campo Calabro, hanno rimarcato la necessità di una visione comune, oltre che l’importanza di affrontare la questione con coraggio, considerando gli aspetti cruciali di sostenibilità ambientale e tutela del territorio per il Ponte sullo Stretto.

Lo hanno detto nel corso del Consiglio comunale aperto dello scorso 26 gennaio, a cui hanno partecipato sindaci, amministratori locali e rappresentanti del mondo associativo per discutere, appunto, dell’infrastruttura.

«l’abbiamo richiesto fin dall’ottobre scorso – si legge in una nota – quando con un’interpellanza al sindaco e al presidente del consiglio abbiamo chiesto di trattare la tematica oggi ribadiamo che è necessario agire con tempestività per dotare il Consiglio Comunale e la comunità di Campo Calabro di uno strumento che possa garantire un’analisi approfondita delle sfide e opportunità legate al Ponte sullo Stretto».

«Non è possibile affrontare la tematica ponte in maniera individuale – hanno detto i consiglieri comunali – è necessaria una sinergia ed una informazione totale rispetto ad eventuali future iniziative, Il futuro di Campo Calabro, come sottolineato dai consiglieri, è intrinsecamente legato a questa impresa, che potrebbe rappresentare la chiave per spezzare le catene dell’emigrazione forzata e aprire le porte a una nuova era di sviluppo e opportunità».

Richichi ha enfatizzato che il dialogo e la collaborazione tra tutte le Amministrazioni Comunali, città metropolitana sono essenziali per la pianificazione territoriale, superando campanilismi e adottando politiche unitarie, ribadendo che La sostenibilità ambientale e la tutela del territorio comportano anche rischi da affrontare che la classe politica e dirigente deve avere il coraggio di intraprendere pertanto Le Amministrazioni Comunali tutte, nessuna esclusa, devono unire le forze e gli sforzi attraverso un’unica voce ed unico obiettivo: agevolare e governare la costruzione del Ponte sullo Stretto.

Messineo ha ampliato la prospettiva analizzando non solo gli aspetti strutturali del Ponte, ma anche le potenziali ricadute occupazionali. Ha evidenziato la fuga dei giovani calabresi in cerca di lavoro e ha visto nel Ponte una speranza importante e un’opportunità per invertire questa tendenza, aprendo, con la possibile realizzazione dell’opera, nuove porte, grazie allo sviluppo turistico, infrastrutturale ci possono essere positive risvolte occupazionali per il Sud Italia e soprattutto la Calabria.

Entrambi i consiglieri hanno proposto la creazione di un comitato con competenze tecniche e scientifiche per approfondire l’aggiornamento del progetto del Ponte, studiando tutte le implicazioni sul territorio di Campo Calabro, inclusi gli aspetti legati agli espropri e alle questioni coinvolgenti i cittadini. 

Proposta questa prontamente sposata dal sindaco che ha saputo cogliere lo spirito propositivo dei consiglieri. (rrc)

L’OPINIONE / Giuseppe Falcomatà: Ci siano restituite le risorse dei Fondi della Coesione

di GIUSEPPE FALCOMATÀ – Vorrei fare i complimenti per come è stato organizzato questo Consiglio comunale aperto, con un approccio costruttivo e concreto, da amministratori. Ho ascoltato con attenzione l’introduzione del sindaco Sandro Repaci, mi ha fatto riflettere sugli errori che spesso gli amministratori pubblici commettono rispetto al dibattito sul Ponte sullo Stretto, ossia non concentrarci su cosa ruota attorno a questa grande opera pubblica.

Un punto di vista ed una discussione che non si limita alla sola infrastruttura o ad un approccio influenzato prettamente dall’ideologia, tra chi è comunque ragionevolmente favorevole e chi allo stesso modo è contrario.

Fra i vari commenti, ho ascoltato quelli di chi, come rappresentanti istituzionali, aveva timore di avviare opere pubbliche per paura delle infiltrazioni mafiose. Non possiamo permettere a nessuno di dire che questo Ponte non unirà due coste, ma due cosche. Chi l’ha detto se ne deve assumere la responsabilità. Noi sappiamo cosa significa fare i sindaci, i consiglieri comunali, al Sud, in Calabria, nella nostra provincia, non servono le statistiche o gli elenchi dei amministratori minacciati per ricordarci quanto sia gravoso il nostro lavoro. Allo stesso tempo noi la criminalità la contrastiamo e faremo sempre di tutto affinché le necessarie opere pubbliche, per il bene collettivo, siano realizzate per i territori.

Oggi la domanda non è più: Ponte sì o Ponte no. Siamo già più avanti rispetto a questa domanda che poteva valere fino a quando il decisore politico non aveva ufficialmente attivato questo processo. Il dubbio che dobbiamo sciogliere ora è che ruolo giocare come Enti pubblici territoriali, decidere se subire la decisione oppure governarlo, da protagonisti, accendendo i fari su tutto quello che saranno le fasi di approvazione del progetto esecutivo, avvio lavori lavori e completamento. Questo è il nostro ruolo.

Per quanto mi riguarda, sul Ponte ci sono anche dei ‘no’ Ponte. Ad esempio diciamo no ai progetti ‘calati dall’alto’, senza il protagonismo dei territori. Diciamo di no ad un progetto che ci priva dei Fondi di Coesione, risorse che la Costituzione stabilisce che siano aggiuntive, e non sostitutive, per far crescere lo sviluppo di aree in difficoltà rispetto alle regioni più ricche. Ad oggi, invece, circa un miliardo di euro di fondi previsti per la Coesione, previsti per le regioni Sicilia e Calabria, stanno dentro il progetto del Ponte. Si tratta di risorse marginali se pensiamo all’investimento generale dell’infrastruttura, ma che risultano invece decisive per i nostri territori.

Non sono d’accordo su quanto dichiarato nei giorni scorsi dal viceministro alle Infrastrutture, Edoardo Rixi, a Reggio Calabria, che quelle risorse sono state prelevate perché le Regioni Calabria e Sicilia non hanno capacità di spesa. Si tratta di un incidente istituzionale poco consono anche nei confronti di chi le governa.

Un altro ‘no’, infine, lo diciamo ad un Ponte che con il progetto scellerato dell’autonomia differenziata, rischia di voler unire un’Italia di fatto divisa, tra chi ha già tutto e avrà ancora di più e chi invece avrà sempre meno. (gf)

[Giuseppe Falcomatà è sindaco di Reggio]