VILLA SAN GIOVANNI (RC) – Sabato l’incontro sul tema “Il Ponte di Messina asset strategico per l’Italia”

Sabato 17 dicembre, a Villa San Giovanni, alle 10, nella Sala Consiliare del Palazzo Municipale, è in programma l’incontro Il ponte di Messina asset strategico per l’Italia che  guarda al Mediterraneo, alla presenza del prof. Enzo Siviero, Rettore dell’Università E-campus.

L’evento è organizzato dall’Associazione Le Vie per il Sud, presieduto da Domenico Monea e con un direttivo composto da: Ing. Giovanni Fiordaliso, Ing. Giuseppe Sofi e Avv. Lorenzo Micari.

L’ incontro è aperto a tutti coloro che desiderano soffermarsi e riflettere sul ruolo baricentrico dell’Area Metropolitana dello Stretto sulle politiche geostrategiche di sviluppo  di tutti i Paesi che si affacciano sul Mar Mediterraneo, il cui futuro non può prescindere dalla realizzazione del Ponte sullo Stretto. 

«Il Meeting – ha dichiarato il Presidente Domenico Monea – rientra nella programmazione  delle attività sociali per la decade 2023-2033, finalizzata ad incentivare la più ampia e reale  partecipazione delle Istituzioni e dei cittadini intorno ai temi dello sviluppo economico e sociale e delle innovazioni tecnologiche». 

«Le vie per il Sud crede che la realizzazione del Ponte potrà dare dignità e valore non  solo al Meridione d’Italia ma anche a tutti i Paesi bagnati dal Mare Nostrum – ha spiegato il Portavoce Lorenzo Micari – soprattutto in un momento così importante per gli interessi  nazionali ed europei. Per questa ragione abbiamo ritenuto doveroso creare un momento di  riflessione alla presenza di tecnici ed esperti individuando la Città di Villa San Giovanni  come sede naturale per ospitare l’appuntamento non solo perché direttamente interessata  dalla costruzione del Ponte e dalle opere ad esso connesse ma anche per il DNA intermodale insito nella sua storia».

«Nel corso del convegno – ha concluso Micari – verranno consegnate le  onorificenze internazionali del premio “Le vie di Ulissealle personalità che si sono distinte  nel “Territorio Mediterraneo” in ambito culturale, sociale e scientifico». (rrc)

PONTE: SOLO LA SICILIA RISPARMIEREBBE
6,5 MLD L’ANNO (QUANTO COSTA L’OPERA)

di PIETRO MASSIMO BUSETTALa canea si è scatenata come per nessun altra grande opera che si è immaginata per il nostro Paese. Parlo del grande progetto del ponte sullo stretto di Messina, che evidentemente colpisce molto l’immaginario  collettivo e fa intervenire dal grande studioso, all’esperto ingegnere, fino al pescivendolo. 

Non è nemmeno per il costo che non è distante da qualunque altra grande opera se si pensa che il Mose di Venezia è costato 6 miliardi, che la Tav si avvicina ai 12 solo nella parte italiana, che Terni sta costruendo un elettrodotto che costa circa 4 miliardi per portare l’energia dal Marocco alla Sardegna alla Campania, e alla Sicilia, che il maxi parco eolico al largo delle isole Egadi é un progetto da 9 miliardi della Toto Holding. 

Che un solo chilometro di alta velocità costa 50 milioni e che Rete Ferroviaria Italiana ha aggiudicato,  per l’importo complessivo di oltre 1 miliardo di euro, la realizzazione del passante e della stazione AV del nodo di Firenze. 

Le motivazioni di tanto interesse quindi non possono essere trovate nel costo dell’opera, ma  invece probabilmente nella sfida che 3,300 km di campata unica pongono a ciascuno di noi e nella localizzazione di essa nel profondo Sud. 

Non rendendosi conto in molti che non si tratta di fare un ponticello per consentire ai fidanzatini di Messina e Reggio Calabria di vedersi più spesso e più facilmente, quanto di collegare Hong Kong a Berlino. Per questo l’interesse dell’Unione Europea che si costruisca e l’inserimento di esso nella Reti Trans European Network nel 2005. 

Ma i tanti commentatori, improvvisati esperti, ambientalisti della domenica, non si rendono conto di quanto il Paese possa essere destinato ad essere superato da altri corridoi,  rimanendo marginale e periferico se non ci sbrighiamo ad utilizzare il territorio, che  è una piattaforma logistica naturale, come avamposto per attrarre i traffici che vengono dal Medio ed Estremo oriente, considerato che il Canale di Suez raddoppiato ormai è diventato  un passaggio obbligato per oltre il 20% del traffico mondiale e che stiamo facendo la figura degli utili idioti che stanno a guardare un fiume d’oro che passa davanti, trasportato dalle maxi navi porta container, che stanno inquinando il Mediterraneo e l’Atlantico, dovendo fare un giro enorme per raggiungere i porti di Anversa, Rotterdam e Amburgo. 

Sappiamo tutti però che al di là delle affermazioni della Gabanelli, che dice che già per il progetto si sono spesi oltre 1 miliardo senza aver fatto nulla, prendendo uno svarione che é molto strano per una attenta giornalista come lei è, ve ne sono tanti altri che propalano stupidaggini simili. 

Mettere  nel costo, come Ercole Incalza nel giornale di ieri (8 dicembre ndr) ha documentato, una eventuale penale che si dovrebbe pagare per l’incauto blocco voluto dal nordista Mario Monti, con una visione economicistica molto ristretta, é da incauti o da gente in malafede. 

Dimenticare poi  che è logico che un progetto di tal genere abbia un costo proporzionato all’importo del progetto stesso e che quindi 300 milioni spesi per la sua realizzazione siano  assolutamente normali è da ignoranti. 

In Italia poi quando si vuole affossare un’opera si chiede un analisi costi benefici. Dietro questa richiesta vi può essere di tutto perché come sanno bene gli economisti a seconda che nei costi e  nei ricavi inserisci alcune voci o altre il risultato può essere il più diverso possibile. 

Vi è una valutazione  del traffico previsto nei prossimi anni che può essere un elemento che varia totalmente il calcolo, della durata della vita prevista del manufatto, dei costi di manutenzione ed a seconda di come tutti questi dati vengono raccolti il calcolo cambia.

Per il ponte vi é un calcolo su tutti che già renderebbe l’opera assolutamente conveniente ed è quello fatto dalla Regione Siciliana che, in collaborazione con Prometeia, ha calcolato in 6 miliardi e mezzo annui il costo dell’insularità. Per dirla in modo molto semplice l’affermazione degli studiosi prestigiosi che lavorano per Prometeia è che se il ponte venisse costruito la Sicilia, quindi l’Italia, risparmierebbe  6 miliardi e mezzo ogni anno. 

Cioè quest’opera si pagherebbe in un solo anno, fatto assolutamente impensabile per un’opera pubblica di questo tipo  che in genere ha bisogno di un ammortamento di trent’anni, perlomeno.

Ma se questa idea sembra pazzesca, se la Sicilia con l’opera costruita avesse già un incremento dell’1% di Pil, cosa probabile perché l’attenzione del Governo per il Mezzogiorno, statuito coll’inizio di quest’opera, porterebbe probabilmente anche gli investitori internazionali a credere che sul Sud il Paese vuole investire seriamente e quindi l’attrazione di investimenti dall’esterno dell’area potrebbe diventare qualcosa di serio, così come il flusso turistico potrebbe ovviamente aumentare, avremmo già un ricavo di 800 milioni, che porterebbe il ponte ad essere ammortizzato, senza contare i costi dell’insularità in 10 anni. 

Per cui anche se è meritorio il passaggio che vede la società stretto di Messina ritornare in vita, non si capisce perché, visto che  molti tecnici sostengono che il progetto sia pronto, non si debbano iniziare i lavori nei sei mesi necessari ma nei due anni annunciati da Salvini.

Spiegare tutto questo al gruppo famelico degli opinionisti nazionali che si lanciano su un argomento che offre le sue carni deboli alla loro famelica voglia di un argomento da cannibalizzare è un pio desiderio.

Così come pretendere dai giornaloni nazionali, qualche volta pilotati dagli interessi dei loro proprietari, di non chiedere che le risorse si impieghino per la quarta corsia  di un autostrada che colleghi Milano a Cremona, con la soddisfazione di Cottarelli. 

Come disse Franceschini in un suo recente intervento, contraddetto in modo plateale da Francesco Boccia in un incontro da Paolo Vespa, con un benaltrismo da manuale, si tratta soltanto di superare 3 km di mare. Se si toglie quest’aura che avvolge quest’opera da quando Berlusconi la dichiarò importante e fece cominciare i lavori e non si porta adesso a medaglia per Salvini, ripetendo l’errore fatto precedentemente, forse si potranno cominciare i lavori insieme a tutte le altre opere che riguardano il Mezzogiorno e che dovrebbero infrastrutture, finalmente, quest’area. (pmb)

CAMPAGNA MEDIATICA CONTRO IL PONTE
NUMERI FARLOCCHI, MENTRE L’UE ASPETTA

di ERCOLE INCALZA – Come sarebbe bello se, una volta tanto, avessimo il coraggio di leggere attentamente le dichiarazioni formulate da dei riferimenti al massimo livello sia della Unione Europea che delle nostre Istituzioni relativamente al Ponte sullo Stretto di Messina. 

In particolare la Commissaria ai Trasporti della Unione Europea Adina Vlean dopo aver incontrato il nostro Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Matteo Salvini ha dichiarato: «Abbiamo discusso dei prossimi passi e ci siamo messi a disposizione. Aspettiamo un progetto solido per finanziare la prima fase di fattibilità e poi il progetto partirà». 

Ebbene, sia ieri che oggi leggiamo su molte testate giornalistiche che «la Unione Europea è disposta a supportare finanziariamente lo studio di fattibilità» oppure «L’Italia prepari bene il progetto, ci sarà una gara».

In realtà la Commissaria aspetta solo una proposta solida, cioè aspetta che in questi prossimi novanta giorni, a valle dell’approvazione dell’articolo 82 del Disegno di Legge di Stabilità 2023, si dia compiutezza alle parti del progetto già disponibile ed approvato sin dal luglio del 2011 ed a cui bisogna solo dare conclusione per alcune parti legate alla Valutazione di Incidenza Ambientale (Vinca), cioè legate ad una specifica procedura valutativa che ha lo scopo di tutelare la integrità dei siti naturali dagli effetti dell’opera dell’uomo (riguarda essenzialmente i possibili danni alla fauna).

Ma, sempre sui dati e sulle notizie legate ai costi già sostenuti finora per la fase progettuale ed autorizzativa, non posso non ricordare un’altra informazione che, a mio avviso, è completamente deviante; mi riferisco in particolare ai dati forniti dal documento prodotto da Milena Gabanelli e Massimo Sideri e pubblicato dal Corriere della Sera e oggetto di una apposita esposizione nel telegiornale della rete televisiva La Sette condotto dal Direttore Mentana. Abbiamo appreso cioè un dato che, purtroppo, trova origine in una banale interpretazione contabile. Infatti ho preso come riferimento il documento della Corte dei Conti (Sezione Centrale di controllo sulla gestione delle Amministrazioni dello Stato); in particolare ho letto attentamente il dossier dal titolo “La problematica chiusura della liquidazione di Stretto di Messina” (Delibera 29.10.2018 n.23/2018/G).

Erroneamente molti tra cui la Gabanelli ritengo abbia sommato queste quantità dimenticando che tali importi sono solo valori progressivi e quindi non vanno sommati; il ponte finora è costato, ripeto, circa 312 milioni di euro. È davvero strano che un Direttore come Mentana, molto attengo ai dati e alla correttezza delle notizie, sia cascato in un simile errore; né d’altra parte ha senso inserire nei costi anche le voci relative al contenzioso generato dalla scelta dello Stato di bloccare l’opera.

I costi della Società Stretto di Messina

 

Inoltre un’altra notizia ricorrente, sempre in questi giorni in cui si è praticamente riacceso l’interesse dello Stato a realizzare l’opera; una volontà non solo legata alle buone intenzioni ma supportata da un chiaro riferimento normativo, cioè, come detto prima l’articolo 82 del Disegno di Legge 2023, ma anche da una vero e misurabile lungo ed articolato processo progettuale; ricordo infatti, ancora una volta, per farlo capire specialmente a coloro che non vogliono convincersi che trattasi di dati veri e disponibili, che a valle di una decisone assunta nel 1968, in cui si chiedeva la fattibilità dell’opera, la Società Stretto di Messina ha studiato per 20 anni, concludendo nel luglio dell’anno 1986 con il “Rapporto di Fattibilità”, in 10 volumi, che la soluzione a campata unica era fattibile e da preferire alle altre soluzioni. 10 anni dopo il Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici, all’unanimità, ha espresso il parere n. 220 del 10 Ottobre 1997, ritenendo che il “… ponte sospeso sullo Stretto di Messina dalla luce centrale di 3.300 possa essere realizzabile in piena sicurezza conservando la completa affidabilità funzionale”. Dopo il 1997, è stato redatto il Progetto Preliminare ed infine il Progetto Definitivo, validato ed approvato da una delle maggiori società di Ingegneria del Mondo (Parsons); dal maggiore Ente validatore italiano (Rina) e da un Comitato Scientifico cui hanno partecipato i massimi esperti italiani. 

Ricordo infine che la condivisione della Unione Europea sulla realizzazione del Ponte non è un dato di oggi, non è la approvazione di una proposta approvata e accettata oggi, ma nella definizione delle Reti Trans European Network del 2005, tra le opere incluse formalmente compare proprio la realizzazione della continuità territoriale tra la Sicilia e la Calabria attraverso la realizzazione del ponte e che questa analisi sulla convenienza delle proposte inserite nelle Reti Ten – T aveva visto come organismo istruttore la Banca Europea degli Investimenti (Bei). Quindi ora la Unione Europea aspetta un quadro progettuale “solido” cioè comprensivo non tanto degli ulteriori aggiornamenti autorizzativi quanto supportato dall’azzeramento di tutti i vari contenziosi. 

Questa volta che, forse, siamo vicini ad una soluzione concreta di una scelta non solo del Paese ma della intera Unione Europea, evitiamo di ricorrere a gratuite masturbazioni mediatiche per deludere ancora una volta uno dei massimi beneficiari dell’opera: il Mezzogiorno. (ei)

 

Il Comitato Ponte Subito: Ue conferma Ponte sullo Stretto opera essenziale per la Rete Ten-T

Il Comitato Ponte Subito ha evidenziato come «l’Unione Europea ha ribadito l’importanza strategica del Ponte sullo Stretto, confermando l’importanza di collegare stabilmente la Sicilia al resto d’Italia e del Continente».

«Dopo l’incontro con il ministro Salvini, il commissario europeo ai trasporti Adina Valean ha parlato testualmente – si legge nella nota – di ‘collegamento essenziale’, illustrando la mappa che prevede il Ponte sullo Stretto come opera necessaria per completare il corridoio europeo Scandinavo-Mediterraneo, sia stradale che ferroviario. Il commissario Valean ha anche ribadito che il Ponte è già inserito nella rete Ten-T che è il “Trans-European Networks” cioè quell’insieme di reti transeuropee dei trasporti previste per sostenere il mercato unico, garantire la libera circolazione delle merci e delle persone e rafforzare la crescita, l’occupazione e la competitività dell’Unione europea».

«Il Ponte sullo Stretto – ha ricordato il Comitato – fa parte della rete TEN-T da oltre 20 anni: è fondamentale per completare il corridoio Scandinavo-Mediterraneo che, per quanto riguarda la linea ferroviaria prevede il collegamento diretto tra Berlino e Palermo, da estendere con futuri collegamenti ferroviari e autostradali fino a Stoccolma a Nord e fino a Malta a Sud. Un collegamento che senza Ponte sullo Stretto non si potrà mai completare».

«Sempre Valean nella conferenza stampa odierna (lunedì 5 dicembre ndr) – hanno proseguito i componenti del Comitato impegnato da 15 anni nelle battaglie pro Ponte – ha espresso soddisfazione per la ritrovata volontà del Governo italiano di realizzare il Ponte sullo Stretto, che l’Europa chiede da decenni. Adesso Salvini, che anche a Bruxelles ha avuto risultati straordinari e inserisce un nuovo tassello nelle sue attività pro-Ponte da Ministro nonostante guidi il dicastero delle Infrastrutture soltanto da poche settimane, ha ulteriore mandato e legittimazione a proseguire con il conferimento degli incarichi amministrativi e tecnici al fine di aggiornare il progetto definitivo approvato nel 2011 e tornare in Europa al più presto per passare all’incasso dei finanziamenti su cui oggi l’Unione Europea si è ufficialmente impegnata».

«Un altro passaggio importante verso la realizzazione del Ponte – ha concluso il Comitato – opera fondamentale per la crescita e lo sviluppo del Sud». (rrc)

Ponte sullo Stretto, Salvini: Priorità per Italia, Governo e per italiani

Il ponte sullo Stretto di Messina è una priorità per me, per il governo e per milioni di italiani». È quanto ha dichiarato il ministro delle Infrastrutture, Matteo Salvini, a margine del Consiglio Trasporti a Bruxelles a Italpress.

«Insieme a tutto il resto, c’è un’infrastruttura che non unisce solo Sicilia e Calabria ma che collega l’Italia al Nord Europa» ha spiegato Salvini, sottolineando che «è di estremo interesse per la Commissione europea e molti colleghi di altri Paesi».

«Dopo cinquant’anni di parole – ha detto ancora – tanti convegni e parecchi milioni spesi abbiamo tutta l’intenzione di procedere per portalo a termine».

«Io mi assumo l’onore e l’onere  – ha spiegato ancora – di fare una scelta, poi ci sono ingegneri che lavorano, hanno lavorato e lavoreranno sul progetto. Io ritengo che sia fondamentale, crea lavoro vero. E’ riconosciuto come struttura fondamentale anche da parte europea. L’obiettivo è, se tutto va come mi auguro e come l’Italia si augura, entro due anni partire con i lavori».

«C’è un progetto di 10 anni anni fa – ha continuato – che in caso va attualizzato. Io da ministro posso rimettere in piedi la società, nominare degli amministratori che poi portino un piano economico, con tempi, modi, copertura costi con i quali torno a Bruxelles per capire quanta parte potrà essere sovvenzionata: se la commissaria Valean mi avesse detto è una bellissima idea però non mi interessa, arrivederci e grazie, avrei finito il discorso. Se mi dice è assolutamente parte della nostra strategia, portateci un progetto e poi ragioniamo di quattrini, io sono molto contento della mia missione».

«La disponibilità dell’Unione europea a fare la sua parte per la realizzazione del Ponte sullo Stretto, in termini di investimenti economici, è un fatto importante che certifica la strategicità di un collegamento stabile fra Calabria e Sicilia, e soprattutto il valore di una grande opera che rientra a pieno titolo nelle reti trans-europee di trasporto», ha dichiarato il presidente della Regione, Roberto Occhiuto.

«Questo ulteriore passo in avanti  – ha aggiunto –dà concretezza all’impegno profuso in queste settimane dal ministro Salvini, che si è battuto anche per inserire in legge di bilancio 3 miliardi di euro per la Strada Statale Jonica.

Oltre al Ponte servono, infatti, altre infrastrutture fondamentali per far compiere alla Calabria, e a tutto il Mezzogiorno, un salto in avanti nel futuro in termini di mobilità, collegamenti e spostamenti di merci e persone». 

«Siamo felici per l’attenzione del governo sulla SS106 – ha concluso – e ci auguriamo che la norma possa essere ulteriormente migliorata durante il suo passaggio parlamentare». (rrm)

Il Ponte sullo Stretto arriva a Bruxelles: Salvini chiederà un co-finanziamento

Il Ponte sullo Stretto arriva a Bruxelles, grazie al ministro delle Infrastrutture, Matteo Salvini, che chiederà un co-finanziamento all’Unione Europea.

Il Ponte sullo Stretto «è un corridoio europeo fondamentale Nord-Sud, Palermo-Berlino», aveva dichiarato il ministro a margine del Forum di Coldiretti.

«Il ponte – ha spiegato Salvini nel corso dell’Assemblea di Alis – Associazione Logistica Intermodale – farebbe risparmiare 140 mln di anitride carbonica grazie all’intermodalità con l’asse Palermo-Berlino. In manovra abbiamo riportato in vita la società Stretto di Messina. Il ponte significa posti di lavoro e sviluppo non solo per Sicilia e Calabria, ma per l’intero Paese. Sarà una opera “green” a campata unica e prioritaria per il governo. Tutte le Regioni sono d’accordo e vado a Bruxelles a chiedere un cofinanziamento. Vorrei che i primi scavi partissero tra due anni».

«Con il Ponte avremo lavoro vero, e non bonus o redditi di cittadinanza – ha concluso – parliamo di decine di migliaia di posti di lavoro, parliamo di sviluppo per la Sicilia e la Calabria e per tutta l’Italia. Lunedì – aggiunge – vado a Bruxelles anche per trattare un eventuale co-finanziamento. Se lo facciamo dopo 50 anni è un regalo non agli imprenditori ma ai nostri figli». (rrm)

L’OPINIONE / Candeloro Imbalzano: Recupero società Stretto di Messina concreta speranza per il Ponte

di CANDELORO IMBALZANO – La ponderata e responsabile  scelta  dell’attuale  Governo  di centro- destra di inserire nell’ormai prossima Legge di Bilancio la riattivazione della Società “Stretto di Messina”, con  le iniziative parallele assunte dal Ministero delle Infrastrutture,   colpevolmente messa in liquidazione dai governi di centro-sinistra, è una grande notizia per la Calabria, la Sicilia e soprattutto per le Città Metropolitane di Reggio e Messina.

L’opera, finalmente e ufficialmente considerata di preminente interesse nazionale ed  europeo,  non più rinviabile, è destinata a rilanciare l’asfittica  economia della nostra regione  e soprattutto dell’Area dello Stretto e quindi delle province di Reggio e Messina.

Anche il rinnovato interesse della grande stampa  e dei maggiori talk show, a partire dal recente interessante servizio di Porta a Porta, ci fa finalmente sperare con sufficiente concretezza,  che  venti anni di battaglie a favore dell’opera, anche nostre, prima con l’Associazione politica-culturale “Area dello Stretto” e poi con iniziative ai diversi livelli istituzionali, vedranno lo sbocco naturale,  in tempi tecnicamente ravvicinati, dell’avvio dei lavori di una opera  destinata a diventare il simbolo della capacità tecnologica italiana nel mondo.

Non staremo ancora qui  a ribadire e specificare  gli enormi vantaggi economici, turistici, ambientali e sull’intero sistema dei trasporti ,che una opera del genere produrrà. Lo Stretto di Messina, già da millenni centro geografico del Mediterraneo, è destinato a diventare il nuovo baricentro del Sud Europa, completando il corridoio Berlino-Palermo.  Con gli altri investimenti infrastrutturali previsti e finanziati, a partire dall’Alta Velocità e dalla nuova S.S. 106 su cui tanto si sta spendendo il presidente Occhiuto,  questo grande Comprensorio, al centro di una nuova attenzione mondiale, avrà  una capacità di attrazione di  investimenti oggi neanche lontanamente immaginabile.  L’esempio del Ponte dei Dardanelli, inaugurato nello scorso mese di marzo dopo pochi anni di lavori, con una lunghezza  di oltre 4.600 metri ed una campata unica di  2023 metri , in una zona ad alta sismicità, con  i milioni di turisti già in questa fase previsti, ne sono la tangibile dimostrazione.

Questi dati incontrovertibili rendono del tutto amene  sia  le sporadiche e solitarie prese di posizione  dell’on. PD Boccia, al quale la dirigenza locale del suo partito farebbe bene a suggerire una maggiore cautela politica, nonché quelle altrettanto  inconsistenti di  qualche altro parlamentare  della sinistra più radicale, interessato solo ad intercettare assai improbabili consensi.

Un plauso, infine, al Comitato “Pro Ponte ed   ai parlamentari  che si stanno favorevolmente spendendo,   ma  soprattutto ai Governatori della Calabria  e della Sicilia, i quali, ben coscienti  della dirompente capacità di rottura dell’atavico sottosviluppo dei loro territori   hanno fatto della realizzazione della infrastruttura   uno dei loro più importanti cavalli di battaglia. (ci)

Comitato Ponte Subito: Da Boccia e Tozzi orribili speculazioni per trovare consensi contro il Ponte

Il Comitato Ponte Subito, ha denunciato come «alle ennesime speculazioni dei soliti noti che hanno il coraggio di cavalcare una tragedia così drammatica come l’alluvione di Ischia nel maldestro tentativo di alimentare consensi contro la realizzazione del Ponte sullo Stretto».

«In poche ore – viene spiegato in una nota del Comitato – il senatore e dirigente del Pd Francesco Boccia e il geologo Mario Tozzi hanno strumentalizzato il dramma di Ischia tirando in ballo la grande opera dello Stretto. Boccia, infatti, ha detto che la destra parla del Ponte mentre l’Italia cade a pezzi, mentre Tozzi ha sostenuto che in caso di terremoti il Ponte rimarrebbe in piedi ma unirebbe due cimiteri. Parole gravissime che lasciano sgomenta tutta la comunità dell’area dello Stretto».

«Nel primo caso – prosegue il comunicato del Comitato – Boccia dovrebbe interrogarsi perché l’Italia cade a pezzi se il suo partito la governa ida 11 anni e nel 2011 decise di bloccare i lavori per il Ponte sullo Stretto per destinare quei fondi alle ‘altre priorità’, tra cui la lotta al dissesto idrogeologico. Dopo così tanto tempo, non hanno fatto il Ponte ed evidentemente neanche nulla di tutto il resto. Con quale coraggio adesso addebitano alla volontà politica di realizzare il Ponte la responsabilità del disastro di Ischia? Il Ponte non è alternativo alla messa in sicurezza del Paese, anzi».

«Il nopontismo della sinistra, invece – continua il Comitato – ha dimostrato nei fatti dell’ultimo decennio che non fare il Ponte non significa fare le altre cose. A Tozzi invece ricordiamo che Messina e Reggio Calabria rientrano nell’area a più alto rischio sismico d’Italia, per cui le costruzioni vengono realizzate a norma antisismica anche grazie alla ferita ancora viva del terremoto del 1908 che ha segnato la storia di questi territori. Negli scorsi decenni ci sono già stati forti terremoti che hanno messo alla prova le costruzioni dell’area: quello di magnitudo 6.1 del 1978 e quello di magnitudo 5.7 del 1990 non hanno provocato crolli nonostante l’elevata magnitudo e i morti sono stati pochi, quasi tutti provocati da malori per la paura. Il Ponte sullo Stretto resisterebbe a qualsiasi tipo di sisma, come di recente hanno confermato i massimi rappresentanti di Ingv e Protezione Civile, basti pensare che nel 1995 quando s’è verificato il terremoto di Kobe (magnitudo 7.3), in Giappone, il ponte Akashi-Kaikyo era in costruzione e non subì alcun danno».

«Fosse stato già costruito – viene evidenziato – avrebbe consentito ai mezzi di soccorso un più rapido movimento verso le zone colpite e quindi avrebbe determinato un minor numero di decessi. Anche nello Stretto di Messina il Ponte sarebbe un’infrastruttura strategica per affrontare le emergenze, rappresentando un collegamento stabile, sicuro e veloce con la Sicilia che altrimenti sarebbe raggiungibile soltanto via mare. Il Ponte, quindi, non unirebbe due cimiteri ma al contrario eviterebbe che eventuali calamità trasformassero paesi e città calabresi e siciliani in cimiteri per l’assenza di soccorritori e mancanza di collegamenti».

«La buona notizia del giorno – si legge ancora – arriva invece dal presidente di FareAmbiente Vincenzo Pepe, il quale proprio oggi ha annunciato una grande battaglia ambientalista per la realizzazione del Ponte sullo Stretto che – oltre agli innumerevoli benefici logistici, strategici, sociali ed economici – è effettivamente anche la grande opera più ecosostenibile della storia perché abbatterebbe l’inquinamento provocato dal traghettamento nello Stretto e le emissioni di anidride carbonica provocate dalla mancanza di trasporti adeguati via terra tra la Sicilia e il resto del continente».

«Una situazione che costringe i siciliani ad utilizzare obbligatoriamente il più inquinante aereo per recarsi anche in località vicine altrimenti raggiungibili più comodamente in auto e in treno. Non può esistere un ecologista o un ambientalista che sia contrario al Ponte sullo Stretto, opera che apporterebbe esclusivamente enormi benefici ambientali, e siamo lieti di avere al nostro fianco nella grande sfida pro Ponte sullo Stretto anche una grande associazione come FareAmbiente», conclude il Comitato che dal 2009 è impegnato a sostenere la realizzazione del Ponte sullo Stretto. (rrc)

Sofo, Nesci (FDI): Commissione Ue inserisca Ponte sullo Stretto nella Rete Ten-T

«Esortiamo la Commissione europea a colmare una mancanza paradossale all’interno della rete Ten-T, attualmente in fase di revisione». È quanto hanno chiesto gli europarlamentari di Fratelli d’Italia Vincenzo SofoDenis Nesci.

«Già più di un anno fa – hanno ricordato – presentammo un’ interrogazione al commissario europeo ai trasporti Adina Valean per rivendicarne l’importanza strategica in quanto opera imprescindibile per il completamento del corridoio scandinavo-mediterraneo che interessa Calabria e Sicilia, portando alta velocità e alta capacità nelle due regioni».

«Lo stesso commissario Valean – hanno continuato – sostenne nella risposta all’interrogazione che si tratta proprio per i motivi descritti di un’infrastruttura dalla rilevanza europea, peccato che a oggi ancora non sia stata inclusa all’interno dell’elenco delle opere da realizzare per il completamento della rete transeuropea dei trasporti».

«Ecco perché, dopo aver chiesto con forza e ottenuto il riconoscimento della dorsale jonica tramite l’inserimento in toto della Statale 106 – hanno concluso – oggi abbiamo voluto scrivere al Presidente Von der Leyen e al suo delegato ai trasporti per segnalare la necessità che essa sia inserita di diritto nell’elenco così che il Governo italiano possa finalmente procedere con il definitivo sviluppo infrastrutturale di un’area strategica come il Mezzogiorno». (rrm)

Lettera aperta al ministro Salvini: Il Ponte è necessario per lo sviluppo dell’Area dello Stretto

di Michele Limosani Gent.mo On. Salvini,

i ponti uniscono le comunità.

Il Ponte sullo Stretto è una mega infrastruttura, fondamentale e strategica. È necessaria per lo sviluppo dell’Area dello Stretto, del Meridione, dell’Italia, del Mediterraneo e dell’Europa. Rappresenta una sfida avanzata e innovativa dal punto di vista tecnologico, un esempio di sostenibilità ambientale e al tempo stesso un volano per nuovi investimenti e capitali. 

Lei lo ha scolpito nei giorni scorsi intervenendo al Webinar-Tavola Rotonda sul tema: “Ponte di Messina: Si Riparte” organizzato dal Dipartimento di Economia dell’Università degli Studi di Messina. Evento al quale hanno partecipato il Presidente della Regione Calabria dr. Roberto Occhiuto e il Presidente della Regione Sicilia dr. Renato Schifani.

Condividiamo il Suo pensiero allorché nel seminario ha affermato che “è interesse di tutti che il Sud diventi competitivo e che tutto il Paese insieme debba essere in grado di viaggiare alla stessa velocità. Il Nord può crescere solo se cresce il Sud; l’obiettivo è portare ovunque la cultura dell’impresa e del lavoro”.

A nostro avviso, la realizzazione del Ponte, che si pone su una dimensione non circoscritta territorialmente, solleva, inevitabilmente per prossimità logica e logistica, questioni inerenti lo sviluppo della “Regione dello Stretto” interessando 

  • la mobilità complessiva all’interno di tale area;
  • la riqualificazione urbana delle città metropolitane di Messina e Reggio Calabria interessate dalle opere complementari;
  • la ricerca, la formazione e i servizi tecnologici dei laboratori qualificati esistenti (e dunque il coinvolgimento delle Università e dei Centri Nazionali di Ricerca presenti nel territorio); 
  • la narrazione imperniata sulla simbologia che l’intrapresa propone; 
  • il suo impatto sul settore turistico.

Il Ponte sullo Stretto, dunque, può diventare un moltiplicatore di ulteriori investimenti e – per questo – incidere profondamente sul tessuto economico e sociale dei territori.

La realizzazione della infrastruttura si deve, pertanto, accompagnare ad una reale volontà politica di rinascita e crescita. In estrema sintesi, occorre una idea precisa, una strategia con-vincente, un progetto complessivo.

Accogliamo, pertanto, l’invito che Lei ha rivolto alla comunità locale e ai numerosi partecipanti all’evento, di farsi promotori di una cultura del lavoro e dello sviluppo e di dare un contributo alla realizzazione di questa grande opera destinata a trasformare il volto del Mezzogiorno.

  Il Dipartimento di Economia della Università degli studi di Messina, per le competenze presenti e l’elevato livello di professionalità e credibilità dei ricercatori, attesta la propria disponibilità per offrire -nella forma che si vorrà perfezionare – una collaborazione per l’analisi dei temi legati allo sviluppo del territori, a coordinare, dal punto di vista scientifico, le varie attività di studio e ricerca intese a definire un quadro di insieme e proporre misure e azioni in grado di realizzare gli obiettivi così definiti. (ml)

[Michele Limosani è direttore del Dipartimento di Economia dell’Università degli Studi di Messina]