Ponte sullo Stretto, l’assessore Staine: Per Calabria grande opportunità di sviluppo

Per l’assessore regionale alle Politiche Sociali e ai Trasporti, Emma Staine, l’approvazione del decreto sul Ponte sullo Stretto da parte del Consiglio dei ministri è «un risultato importante raggiunto dalla Lega che rappresenterà per la Calabria una grande opportunità di sviluppo e avrà una ricaduta positiva sull’economia locale».

«Le opere pubbliche, infatti – ha proseguito – costituiscono un pilastro fondamentale per il rilancio dei territori. Finalmente il Mezzogiorno, in particolare Sicilia e Calabria, potrà mettersi in pari con il resto del Paese e recuperare un ritardo infrastrutturale non più tollerabile».

«Ringrazio il ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini per l’impegno profuso nella realizzazione di questa grande opera – ha concluso – strategica per l’intero Paese, che sarà finalmente collegato nella sua interezza». (rcz)

RISORGE LA SOCIETÀ STRETTO DI MESSINA
È IL PRIMO PASSO CONCRETO PER IL PONTE

di SANTO STRATI – Non è come l’araba fenice che risorge dalle sue ceneri, ma poco ci manca: la Società Stretto di Messina mandata “al macero” nel 2008 da Prodi e riportata a galla da Salvini è il primo significativo passo verso la realizzazione del Ponte sullo Stretto. È un segnale evidente che, forse, stavolta si fa sul serio ma, al di là delle inevitabili polemiche sui soldi sprecati da una Società ideata nel 1971, nata nel 1981 e rimasta a “galleggiare” per anni dopo la la decisione di cancellarla, non si può fare a meno di pensare a quanto tempo sprecato. Se dieci anni fa ci fosse stata la volontà politica, oggi il Ponte sarebbe una realtà e siciliani e calabresi avrebbero potuto raccontare un’altra storia per quanto riguarda i costi dell’insularità e i collegamenti (reali) dell’Alta Velocità. Ecco perché, pur con le dovute cautele del caso, non si può che essere felici di un provvedimento che esprime coesione tra le forze politiche di governo e rappresenta, come detto prima un punto di partenza.

Intanto perché si potrà cominciare a far piazza pulita del cosiddetto benaltrismo («ci sono altre priorità…») di personaggi che parlano senza cognizione e competenza: è un modo – diciamolo – di riconquistare la scena (irrimediabilmente perduta) e di farsi notare. L’argomento Ponte è sempre stato non solo un punto di attrito, ma soprattutto un elemento di distinzione (tra i pro e i contro) per acchiappare consenso, a seconda di come soffiava il vento. Nei giorni scorsi una seria organizzazione ambientale, FareAmbiente, per bocca del suo presidente ha fatto chiarezza sui dubbi di inquinamento e sui rischi di insostenibilità ambientale: il Mezzogiorno, il Paese, l’Europa, tutti hanno bisogno del Ponte e non si può continuare a pensare (sic) che l’ombra possa disturbare i pesci o i piloni fare strage di uccelli migratori. Il territorio calabrese e siciliano scontano un’arretratezza non solo imbarazzante (per la classe politica degli ultimi 50 anni) ma anche non più sopportabile. E il Ponte rappresenta il volano di una crescita, di uno sviluppo che permetterà, finalmente, di parlare di futuro.

Fino a oggi è mancata, vergognosamente, una visione di futuro e le opere immaginate, progettate e, spesso, mai completate costituivano un contentino per la popolazione e un’opportunità di “visibilità” per il politico di turno. Tutot questo deve finire, i calabresi e i siciliani non sono solo studi, ma sono decisamente incazzati. E il Ponte rappresenta – con buona pace dei quattro gatti che si strappano le vesti in nome dell’«ambiente violato», il “grimaldello” per aprire una cassaforte di proprietà, che in tanti sono riusciti a tenere sigillata, quando si è trattato di investimenti destinati al Sud.

Bisogna dare atto a Matteo Salvini che, una volta tanto, non ha fatto promesse da marinaio. ha detto, anticipato e presentato il suo provvedimento che rilancia l’opera più straordinaria del mondo. Pensate all’attrattiva turistica che potrà costituire, se realizzato:verrebbero da ogni parte del mondo per vederlo, per riempirsi gli. occhi dei colori dello Stretto, ammirare di persona i meravigliosi Bronzi di Riace al Museo di Reggio, scoprire gli incanti di Calabria e Sicilia sotto ogni punto di vista. artistico, culturale, paesaggistico e, non da ultimo, eno-gastronomico. Il Ponte, oltretutto, è anche opportunità di lavoro e occupazione per tutta la durata dei lavori (dai muratori ai progettisti, dai tecnici agli ingegneri, dai ristoratori e albergatori a professionisti specializzati. SI prevede, a spanne che serviranno 25mila addetti nel suo complesso: immaginate cosa significa in termini di indotto per il territorio. E C’è un prima, un durante e un dopo.

Secondo il Presidente Occhiuto, che aveva incontrato col Presidente della Regione Siciliana Renato Schifani, il ministro delle Infrastrutture Salvini prima della presentazione del decreto sulla Società Stretto di Messina, «Il Ponte sarà una grande occasione per il Sud del Paese e un grande attrattore di investimenti infrastrutturali, ma occorrerà parallelamente lavorare per sviluppare al meglio le opere complementari indispensabili per raggiungerlo agevolmente». E l’occasione del decreto ha offerto l’opportunità di evidenziare al ministro «l’urgenza di realizzare una variante di circa 26 km dell’autostrada A2, nel tratto tra Cosenza e Altilia. L’Anas – ha detto Occhiuto – ha già avviato uno studio preliminare, che prevede lotti funzionali per l’avanzamento dell’opera.
Servono dunque stanziamenti da parte del governo nazionale per iniziare i lavori. In tutto occorrono 2,6 miliardi di euro: 400 sono già nelle disponibilità di Anas, sarebbero dunque necessari altri 2,2 miliardi – da reperire nell’Accordo di programma con Anas – per poter procedere alla realizzazione dell’opera.
«Con il ministro Salvini – ha detto ancora Occhiuto – ho parlato anche della Strada Statale 106. Nella scorsa legge di bilancio l’esecutivo ha stanziato 3 miliardi di euro, per la tratta da Sibari a Catanzaro Lido. Occorre adesso avere dei nuovi finanziamenti per il completamento della parte Nord della Ss Jonica e per proseguire a Sud, fino a Reggio Calabria. Ho chiesto, inoltre, al ministro di velocizzare l’impiego delle risorse per alcuni tratti della SS106, per i quali c’è già la progettazione definitiva. Il ministro mi ha assicurato che entro il 31 marzo Anas bandirà il segmento della Strada Statale 106 tra Cutro e Catanzaro».

Ecco cosa significa il decreto varato ieri: si rimette in moto non solo il “sogno” del Ponte ma ripartono le opere infrastrutturali che serviranno a dare massima funzionalità all’opera. E Salvini, giustamente, ha rivendicato il suo impegno. Secondo il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti il decreto «consente l’immediato riavvio del percorso di progettazione e realizzazione dell’opera». La “riesumazione” della Società Stretto di Messina lascia immaginare che si ripartirà dal progetto del 2011 che però deve essere adeguato adeguato alle nuove norme tecniche, di sicurezza e ambientali. E il nuovo iter autorizzativo – spiegano al Ministero – dovrà bollinare il ponte strallato più lungo del mondo (3,2 km) «che rappresenterà il fiore all’occhietto dell’arte ingegneristica italiana».

Salvini non ha nascosto l’entusiasmo unito all’orgoglio di avere portato al Consiglio dei Ministri (che l’ha approvato) il decreto di realizzazione del Ponte: «Una giornata storica – ha detto il vicepremier leghista – non solo per la Sicilia e la Calabria ma per tutta l’Italia: dopo 50 anni di chiacchiere questo consiglio dei ministri approva il ponte che unisce la Sicilia al resto d’Italia e all’Europa». Grazie all’opera – ha sottolineato verrà dato «lavoro vero per decine di migliaia di persone per tanti anni». Un’opera «fortemente green» e “sicura”, che verrà certificata dai più qualificati ingegneri delle  migliori università italiane e straniere: L’Italia vanta una competenza ingegneristica che il mondo ci invidia: il Ponte sarà la conferma di una capacità di costruzione che fa scuola a livello internazionale.

Certo, non entusiasmiamoci per un “semplice” decreto: l’approvazione del progetto esecutivo richiede tempo (8si parla di luglio 2024 per far partire i lavori), ma ribadiamo è un importante segnale che sta cambiando l’aria. Il decreto revoca. lo stato di liquidazione della Società Stretto di Messina e la rimette in pista consentendo, soprattutto, di chiudere il pesante contenzione con l’ex Impregilo (oggi Webuild) e la Parson per  le penali scaturite dall’annullamento della realizzazione dell’opera. Il nuovo Consiglio di Amministrazione sarà composto da cinque membri, di cui due designati dal Ministero dell’Economia e delle Finanze (MEF) d’intesa con il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti (MIT), a cui spetterà rispettivamente la carica di presidente e di amministratore delegato, un membro designato dalla Regione Calabria, un membro designato dalla Regione Sicilia e un membro designato da Rfi Spa e Anas Spa. Il Collegio sindacale è composto da cinque membri, di cui tre membri effettivi e due supplenti. Un CDA così composto, con la solida partecipazione di Mef e Mit, è la conferma che il Governo attribuisce una importanza strategica all’opera: il nuovo Consiglio della Stretto di Messina avrà un bel daffare per riprendere da dove si era tutto fermato. Sia chiaro: non è una tiepida speranza, potrebbe davvero essere una magnifica (e monumentale) realtà. (s)

PONTE, AMBIENTALISTI CONTROCORRENTE
IL PARERE FAVOREVOLE DI FAREAMBIENTE

di ROBERTO DI MARIAVincenzo Pepe, presidente di FareAmbiente ha di recente ribaltato tutti i luoghi comuni dell’ambientalismo “mainstream” a proposito del Ponte sullo Stretto. Nelle sue dichiarazioni, un aperto riconoscimento della sostenibilità ambientale del collegamento stabile tra Sicilia e Calabria.

Pepe arriva a queste conclusioni superando il muro di preconcetti di molti suoi “colleghi” ambientalisti militanti, e prendendo atto dei risultati di studi scientifici e analisi molto approfondite. In particolare, uno studio (“Stretto di Messina e rispetto della transizione ecologica”) pubblicato dal Distretto Rotary 2110, Sicilia e Malta, redatto dagli ingegneri Mollica e Musca, nel quale sono evidenziati i benefici che la realizzazione del Ponte comporterebbe per l’ambiente.

È proprio da questo studio che scaturisce l’enorme riduzione di emissioni di CO2 che si registrerebbe dopo la realizzazione del Ponte. Un ridotto utilizzo del traghettamento da parte del gommato comporterebbe circa 140.000 ton. di CO2 e diverse centinaia di tonnellate di altri inquinanti (ossidi di azoto, di zolfo, particolato, etc.) in meno sullo Stretto.

Una riduzione del 90-95% rispetto alla situazione attuale. Ma questo è solo uno dei tanti aspetti che dovrebbero indurre gli ambientalisti a chiedere loro la costruzione del Ponte. Il progressivo trasferimento del trasporto merci da gomma a ferro è un obiettivo che l’Ue persegue da molti anni: entro il 2030 la quota su rotaia deve essere pari almeno al 30%.

Oggi, in Italia siamo al 13%, ma in Sicilia va peggio: percentuali da prefisso telefonico e treni merci sono praticamente scomparsi dall’isola. Il perché è presto detto: che senso ha trasferire le merci da un camion a un treno che non si sa quando parte e, tantomeno, quando arriverà a destinazione?

Tanto vale farle restare su gomma e scegliere due possibilità: la rete stradale ed il traghettamento a Messina o, più facilmente, il traghettamento Ro-Ro verso il continente, senza cambiare modalità. A dispetto del fatto che entrambe le soluzioni sono molto più impattanti sull’ambiente rispetto al trasporto su rotaia, che può essere rilanciato, in Sicilia, solo realizzando il collegamento stabile con il continente. I treni merci viaggerebbero senza “rottura di carico”, divenendo competitivi con le altre modalità di trasporto, permettendo un facile conseguimento degli obiettivi stabiliti dalla Ue ed evitando le pesanti sanzioni che si prevedono in caso di inadempienza. FareAmbiente lo ha capito.

Sono riflessioni banali ed è difficile credere che siano sfuggite perfino agli ambientalisti più appassionati, ma anti-Ponte sempre e comunque. I quali, peraltro, nelle loro tesi si spingono ad altre valutazioni, che con l’ambiente fanno semplicemente a pugni.
Consideriamo gli effetti che avrebbe il Ponte sulla mobilità delle persone.

Sappiamo che il Ponte comporterebbe l’arrivo dell’Alta Velocità in Sicilia, servendo altri 5 milioni di italiani e metterebbe il treno in condizione di competere con l’aereo, diventandone una validissima alternativa, consentendo di coprire il tragitto Catania-Roma in meno di quattro ore, da centro a centro. Con l’aereo, già oggi, ce ne vogliono quasi cinque, considerando i tempi necessari agli spostamenti centro-aerostazione, controlli, etc.

Meraviglia che i paladini della sostenibilità ambientale senza se e senza, nell’analisi costi-benefici, diano più peso agli aspetti economici che all’enorme riduzione dell’emissione di sostanze pericolose. Il trasporto aereo incide profondamente sul riscaldamento globale ed è per questa ragione che il trasferimento al treno di una quota consistente dei viaggiatori sulle medie distanze rappresenta uno degli obiettivi prioritari dell’Ue. Alcuni Paesi membri – in particolare in Francia – vietano tratte aeree fra città già collegate in Av ferroviaria.

Ma le considerazioni sull’impatto reale del Ponte sull’ambiente, non finiscono qui. Basta allargare lo sguardo al di là dei confini nazionali per rendersi conto che l’isola viene inserita in uno dei corridoio “Core” della rete Ten-T europea dei trasporti. La Sicilia, infatti, si trova al centro del Mediterraneo, un mare che dopo il raddoppio del canale di Suez viene solcato da un quarto del traffico containers dell’intero globo.

Una quantità enorme di merci, in maggioranza diretta dalla Cina all’Europa. Com’è noto, una parte consistente di queste merci sfiora le coste siciliane, attraversa lo Stretto di Gibilterra e viene sbarcata nei porti del Mare del Nord (Rotterdam-Amburgo-Anversa). Se soltanto un’aliquota significativa arrivasse in Europa attraverso un porto mediterraneo, i percorsi di queste navi si accorcerebbero di 5-6.000 km, con una riduzione nelle emissioni in ambiente molto rilevante.

Va rammentato, per la precisione, che il percorso via ferrovia da questi porti verso ipotetiche destinazioni nel centro dell’Europa sarebbe paragonabile, se non inferiore, a quello da intraprendere a partire dai porti del Northern range. La Sicilia, con la sua posizione geografica, è una candidata ideale anche per le sue enormi potenzialità portuali, attualmente inespresse. Il piano regolatore portuale di Augusta prevede – grazie a fondali profondi 22 metri -, quasi 10 km di banchine accessibili alle più grandi navi esistenti. Il doppio di Gioia Tauro, attualmente lo scalo più grande in territorio italiano.

In tal senso, sia Genova che Trieste sono fortemente penalizzate e i disperati e costosissimi interventi necessari per renderle appena più competitive non porteranno risultati concreti: è vero che la contestatissima nuova diga foranea di Genova – che secondo autorevoli esperti finirà per costare oltre 1,5 mld di euro – renderebbe la città ligure in grado di accogliere grandi portacontainers (cosa oggi impossibile), ma offrirebbe meno di un quinto dei banchinamenti che potrebbero essere presto disponibili ad Augusta a costi di gran lunga inferiori. Il PNRR italiano ha puntato tutto sui due porti del nord Italia ma i risultati saranno risibili. Nel silenzio assordante degli ambientalisti di casa nostra.

Per quali ragioni i nobili movimenti ambientalisti – FareAmbiente a parte – non hanno preso atto delle evidenze sopra accennate? Convenienze politiche, inerzia, abitudine o forse la comodità di avere un simbolo contro cui combattere, la cui imponenza fa presa sull’immaginario collettivo, risvegliando ancestrali quanto ingiustificati timori?
Inoltre, è comodo confondere l’impatto estetico, certamente importante, con quello ambientale ma è anche vero che il Golden Gate, il Rion Antirion e il viadotto di Millau sono tra le opere più fotografate al mondo. Manca l’onestà intellettuale, come ha dimostrato FareAmbiente. (rdm)

Il ministro Salvini: Entro fine mese sarà presentato il “Decreto Ponte”

È sempre più concreta la possibilità che il Ponte sullo Stretto sarà realizzato. Nei giorni scorsi, infatti, il ministro alle Infrastrutture, Matteo Salvini, ha annunciato che entro fine marzo sarà presentato il Decreto Ponte.

La legge di bilancio 2023, infatti, ha fissato al 31 marzo il termine in cui è revocato lo stato di liquidazione della Società “Stretto di Messina”, concessionaria per la realizzazione e gestione del collegamento stabile tra la Sicilia e il Continente. È necessario, quindi, che entro tale data siano definite le nuove regole di funzionamento della Società, nonché tutti i procedimenti per il riavvio delle attività di progettazione e realizzazione dell’opera.

Un annuncio che arriva  a pochi giorni di distanza dal sopralluogo sul ponte che collega Svezia e Danimarca e da una riunione tecnica presieduta dallo stesso Salvini negli uffici Anas di Roma Termini. Sono i locali che – nelle intenzioni del ministro – diventeranno il quartier generale della società incaricata di seguire il dossier Ponte sullo Stretto.

Proprio in quell’occasione, il vicepremier aveva annunciato che «aggiornerà al più presto il Presidente Giorgia Meloni e i colleghi di governo a proposito del dossier Ponte sullo Stretto». Questo perché «vogliamo – ha spiegato –  creare un percorso definitivo e capace di andare avanti in modo irreversibile».

Inoltre, dal tavolo  per il collegamento stabile tra Calabria e Sicilia presieduto dal vicepresidente del Consiglio e ministro Matteo Salvini, è emerso che «entro la fine di marzo sarà presentato un apposito decreto ad hoc per il Ponte sullo Stretto, che disciplinerà il riavvio delle procedure di progettazione e di realizzazione dell’opera. In seguito, entro fine aprile verrà nominato il board della nuova società Stretto di Messina».

Nei prossimi giorni ci saranno ulteriori approfondimenti per aggiornare i flussi di traffico ipotizzati e l’impatto ambientale di una struttura che – secondo il ministro – sarà anche ecocompatibile e ridurrà in modo sensibile l’inquinamento. (rrm)

 

Il Governo ha approvato la Legge di Bilancio 2023: Prorogate le agevolazioni per investimenti nel Sud

Il Senato ha dato il via libera alla Legge di Bilancio 2023. Tantissime le misure previste nel pacchetto della manovra del Governo. In particolare, sono stati prorogati al 2023 le agevolazioni (credito d’imposta e incentivi) sugli investimenti effettuati nelle regioni del Mezzogiorno, nelle Zone economiche speciali (Zes) e per gli investimenti in ricerca, sviluppo e innovazione in favore delle imprese localizzate al Sud.

E, ancora, è prevista la riattivazione della società “Stretto di Messina spa”, attualmente in liquidazione, per riavviare il progetto di realizzazione del Ponte sullo Stretto.

Grande soddisfazione è stata espressa dal ministro dell’economia e delle finanze, Giancarlo Giorgetti: «sono soddisfatto di questa prima manovra economica. La considero una missione compiuta. Scritta in tempi record e in una situazione di contesto eccezionale non positivo, il bilancio che abbiamo presentato rispetta gli impegni presi con gli elettori e ha maturato prima la fiducia dei mercati e delle istituzioni europee e ora ancora più importante, quella del Parlamento. Prudenza, coerenza e responsabilità costruiscono fiducia. Avanti così». (rrm)

Ponte sullo Stretto, Ciafani (Legambiente): Chi vive e lavora in Calabria e Sicilia ha bisogno di altre infrastrutture

Il presidente di Legambiente, Stefano Ciafani, ha evidenziato come nella Legge di Bilancio c’è «una cosa inutile e dannosa, ed è la riattivazione della società Ponte sullo Stretto». Per il presidente dell’Associazione, infatti, nell’intervista a Gea «chi vive e lavora in Sicilia e Calabria ha bisogno di altre infrastrutture, il ponte non cambierà nulla nella loro vita».

«C’è da aprire migliaia di cantieri in queste due regioni – ha spiegato –. Le nuovi navi traghetto Ro-Ro, previste nel Pnrr, potranno trasportare anche i Frecciarossa, quindi il prolungamento dell’alta velocità in Calabria e Sicilia non deve essere subordinata alla costruzione del ponte».

«Queste due regioni – ha concluso – devono essere ribaltate dal punto di vista delle infrastrutture. Noi vorremmo dare priorità di spesa a quelle opere trasportistiche che servono davvero. Poi, se vogliamo usare il ponte per far conoscere il Paese nel mondo, questo è un altro discorso. Ma la verità è le opere trasportistiche che servono sono altre». (rrm)

Comitato Ponte Subito: Parole di Letizia Moratti lasciano attoniti e sgomenti

Il Comitato Ponte Subito si è detto «attonito e sgomento» di fronte alle parole della candidata alla Regione Lombardia, Letizia Moratti. La candidata, infatti, avrebbe accusato il ministro delle Infrastrutture, Matteo Salvini, di «occuparsi troppo del Ponte sullo Stretto, trascurando le primarie esigenze della Lombardia».

«Non pensavamo che il benaltrismo potesse coinvolgere – dice il Comitato – anche un così importante e autorevole esponente del ‘Terzo Polo’ di Renzi e Calenda, convinti sostenitori del Ponte sullo Stretto con tanto di voti favorevoli ad ogni recente occasione parlamentare, per giunta con tinte così marcatamente nordiste al punto da scavalcare non certo Salvini ma persino la Lega che fu. E addirittura rimproverare Salvini di essere troppo poco nordista».

«La Letizia Moratti che oggi parla con questi toni, è la stessa Letizia Moratti – continua il Comitato – che da autorevolissimo Ministro del governo Berlusconi era raggiante quando quell’esecutivo, di cui faceva parte con ruoli di primissimo piano, finanziava, appaltava e poi approvava il Ponte sullo Stretto di Messina. Quale credibilità hanno, quindi, oggi le sue parole che rappresentano anche agli occhi dei più ingenui soltanto un maldestro tentativo propagandistico dall’unico fine elettorale?».

«Chi può pensare che per Moratti – ha detto ancora – sia davvero prioritario riattivare il treno Cremona-Piacenza rispetto alla realizzazione Ponte sullo Stretto di Messina, se la stessa Moratti – vivaddio – si è sempre battuta per il Ponte e fa parte di un partito che – doppio vivaddio – è tutt’oggi in prima linea per il Ponte?».

«Letizia Moratti sa benissimo quanto la realizzazione del Ponte sullo Stretto farebbe bene non soltanto al Sud Italia – conclude il Comitato – ma più in generale a tutto il Paese e soprattutto al Nord e alla Lombardia, che con il Ponte sarebbe la Regione più ricca e importante di un Paese molto più coeso, forte e sviluppato che non avrebbe più nel Sud quella zavorra che oggi frena la crescita di un’intera Nazione proprio per l’assenza di infrastrutture strategiche e collegamenti essenziali». (rrc)

L’OPINIONE / Giacomo Saccomanno: Il ministro Salvini sblocca le opere strategiche e avvia il Ponte sullo Stretto

di GIACOMO SACCOMANNO – Grande attivismo e concretezza di Matteo Salvini che non solo sta operando con celerità per posare la prima pietra per la costruzione del Ponte sullo Stretto, ma si è attivato per i lavori di completamento della SS 106.

Dopo oltre un trentennio di parole e chiacchere finalmente sembra la volta buona per posare, veramente, la prima pietra: in poco più di un mese sono stati fatti passi da gigante per rimettere in bonis la società e procedere, quindi, a tutte le attività successive per rendere realizzabile l’opera. Un momento di grande importanza per il collegamento tra la Calabria e la Sicilia, tra l’Europa e i paesi del Mediterraneo. Così come di grande rilevanza è lo “sblocca incompiute” che prevede anche l’accelerazione dei cantieri e, quindi, la fattiva possibile realizzazione di tante opere come la nota SS. 106 che, finalmente, potrà vedere la luce della sua attuazione e completamento.

L’approvazione del nuovo Codice degli Appalti è, sicuramente, un elemento di grande novità che consentirà una nuova visione delle opere da realizzare e, comunque, una celerità che prima non era prevista. Ma la volontà di realizzare quanto fermo da anni è tale che il Ministro Salvini non ha escluso anche delle leggi speciali come quella per il Ponte Morandi. Finalmente, posizioni e parole chiare che lasciano presagire uno sviluppo reale e che sino a qualche settimana fa era solo una speranza coltivata e promessa in vanamente per moltissimi anni. (gs)

Il ministro Salvini: Il mio obiettivo è posare la prima pietra del Ponte sullo Stretto entro due anni

Due anni. È questo il tempo che si è prefissato il ministro delle Infrastrutture, Matteo Salvini, per posare la prima pietra per la costruzione del Ponte sullo Stretto. Un concetto che ha ribadito nel suo intervento – in collegamento – nella convention Noi, il Mediterraneo di Palermo.

Un progetto che per il ministro «farebbe risparmiare 140 mila tonnellate di emissioni di anidride carbonica» e che vede dalla sua parte sia la Calabria che la Sicilia, «che sono d’accordo».

«E se c’è qualche professionista del ‘No’, per me avrà poco spazio – ha ribadito –. Chi dice ‘No’ al ponte dice ‘No’ al lavoro e al futuro. Io conto di lasciare il mio mandato con i lavori in fase di avanzamento».

E, se servirà una legge speciale o se è sufficiente il Codice degli appalti, il ministro non si sbilancia, dicendo che «ci stiamo ragionando, c’è un dibattito in corso».

«C’è chi dice che serve un “modello Genova” – ha spiegato – mentre altri sostengono che sia sufficiente l’attuale normativa. A me interessa partire con un progetto inattaccabile, ma deve essere un’opera che nei secoli dimostrerà l’ingegno e la bravura italiana». (rrm)

 

Ponte sullo Stretto, Versace: Non sia feticcio elettorale

Per Carmelo Versace, sindaco f.f. della Città Metropolitana di Reggio Calabria, «l’errore che spesso è stato fatto è quello di trattare il tema del Ponte sullo Stretto come un feticcio da campagna elettorale».

Nel corso del suo intervento al convegno “Il ponte di Messina asset strategico per l’Italia che guarda al Mediterraneo” a Villa San Giovanni, Versace ha evidenziato come «se ci facciamo caso, è una questione che viene fuori ciclicamente e che nel tempo è stata totalmente banalizzata, dividendo la comunità tra favorevoli e contrari, cristallizzando posizioni spesso viziate anche da aspetti ideologici e convinzioni non basate su elementi scientifici e tecnici».

«Io ho sempre affermato – ha continuato – che personalmente sono d’accordo quando si parla di grandi infrastrutture. Ma qui è necessario fare uno sforzo intellettuale, andando oltre le divisioni squisitamente ideologiche, ed entrando del merito della questione dei trasporti sul nostro territorio, e non solo. Mi riferisco ad esempio al tema dell’alta velocità e dell’alta capacità ferroviaria, agli aspetti inerenti le grandi strade di collegamento al resto del Paese, penso ad esempio alla SS106».

«Personalmente – ha detto – non intendo iscrivermi ai sostenitori del benaltrismo, perché questo rischia di farci perdere un’opportunità, ma ciò che chiedo è serietà e certezza, che il tema del ponte non sia più una questione squisitamente elettorale ma sia affrontato attraverso un dibattito concreto e libero. Per questo sono contento di aver preso parte al dibattito promosso a Villa San Giovanni e ringrazio gli organizzatori per questa ulteriore occasione di confronto che ci hanno offerto».

Versace, poi, ha definito il convegno «un momento di studio e di confronto assolutamente positivo, un’occasione per approfondire dal punto di vista tecnico la questione del ponte sullo Stretto ed in generale del tema infrastrutturale sul nostro territorio. Quando ci si confronta è sempre un fatto positivo e per questo ringrazio l’Associazione che ha promosso questo dibattito ed il Comune di Villa San Giovanni che lo ha ospitato. Io credo sia giusto discutere di questi aspetti e di farlo insieme al territorio, utilizzando i riferimenti tecnici che gli esperti possono fornirci ma anche confrontandoci con la visione che vogliamo dare al territorio». (rrc)