Ponte sullo Stretto, domani incontro a Roma tra Occhiuto, Schifani e il ministro Salvini

Domani a Roma è previsto il tanto atteso incontro con focus il Ponte sullo Stretto, che avverrà tra i Governatori di Calabria e Sicilia, rispettivamente Roberto OcchiutoRenato Schifani e il ministro delle Infrastrutture, Matteo Salvini.

«Avere un collegamento stabile costa meno che non averlo. Vediamo se dopo 54 anni di ritardi, chiacchiere e mancate promesse riusciamo ad avviare il progetto – ha detto il ministro Salvini a Rtl 102.5 –. Il ponte è uno dei tanti temi. Sono solo 54 anni dal primo progetto Anas, parlarne è già costato agli italiani e non avere il ponte costa 6 miliardi di euro all’anno ai siciliani, avere un collegamento stabile costa sicuramente di meno».

«Il Mezzogiorno e in particolare la Calabria e la Sicilia possono essere l’hub dell’Italia e dell’Europa sul Mediterraneo, per cui credo che realizzare infrastrutture strategiche come il Ponte sullo Stretto dimostrerebbe la volontà del governo di investire in questa parte dell’Italia che può divenire una risorsa per tutto il Paese», ha dichiarato Occhiuto qualche giorno fa nel suo intervento a Buongiorno Regione.

«Io sono assai favorevole alla realizzazione di quest’opera – ha detto ancora – ma è del tutto evidente che insieme al Ponte, vanno fatte anche le altre infrastrutture. In Calabria, ad esempio, abbiamo una sola strada di collegamento con le altre Regioni, l’autostrada A2, e non ho altre direttrici ridondanti».

«Siamo impegnati e a giorni ci incontreremo per discutere con il ministro Salvini di un’opera strategica per la crescita e lo sviluppo del Mezzogiorno: la realizzazione del ponte sullo Stretto. Siamo convinti che ci siano tutti i presupposti. Il progetto è sempre più strategico in un’economia in cui la globalizzazione e la velocità dei trasporti delle merci è essenziale per la crescita e lo sviluppo del Pil di ogni paese», ha dichiarato il Governatore Schifani intervenendo, in video collegamento, alla conferenza stampa di presentazione dell’esercitazione nazionale Sisma dello Stretto 2022, che si è svolta a Reggio Calabria.

Quello di domani è un incontro molto atteso, tanto che il ministro Salvini ha raccolto anche le riflessioni di esperti che hanno offerto il proprio contributo. L’ultimo caso è quello del Consiglio Nazionale degli Ingegneri, i cui vertici hanno assicurato massimo sostegno per concretizzare un progetto che Salvini definisce “avveniristico”.

Non a caso, il Vicepremier e Ministro lo ha caldeggiato anche nelle recenti interlocuzioni internazionali come quello con la Commissaria Europea ai Trasporti Adina Valean(rrm)

L’OPINIONE / Candeloro Imbalzano: L’incontro di martedì può diventare la pietra miliare per la costruzione del Ponte sullo Stretto

di CANDELORO IMBALZANODopo 30 anni di analisi e valutazioni di tutti i tipi, oggi debitamente aggiornate, ed a dispetto delle periodiche ossessioni  di chi  come il PD Francesco Boccia,  dimenticando di aver perso il 25 settembre le elezioni e  non avendo più argomenti  convincenti a cui appigliarsi, ha rispolverato qualche giorno fa con toni da “bravo manzoniano” le solite trite  motivazioni ideologiche, l’incontro di martedì al Ministero delle Infrastrutture e Trasporti tra il vice premier  Matteo Salvini ed i Governatori Roberto Occhiuto e Renato Schifani, ai quali va il mio più forte apprezzamento, può diventare la pietra miliare per il definitivo decollo della fase di realizzazione del Ponte sullo Stretto, realizzando il millenario sogno di unire finalmente Scilla e Cariddi.

Finalmente, dopo le passate, scellerate decisioni di ministri e governi di centro sinistra di stoppare più volte l’incipiente avvio dei lavori, sembra si veda la luce in fondo ad un interminabile  tunnel , non riscontrandosi alcuna motivazione seria che possa impedire l’avvio in tempi  brevi della grande opera. Anzi, oggi più che mai, sono palpabili gli enormi vantaggi economici e sociali che ne deriveranno anche per il Mezzogiorno e per il definitivo sviluppo non solo turistico della città di Reggio e del suo hinterland.

Non vi sono difficoltà di ordine tecnico, così come ribadito di recente dal Consiglio Nazionale degli Ingegneri. Non esiste un problema di sismicità come dichiarato,  tra le tante autorità scientifiche in materia, anche dal capo della Protezione Civile Nazionale Fabrizio Curcio e dal presidente dall’Ingv Carlo Doglioni, e come peraltro dimostrato  da analoghe infrastrutture in zone ad alta sismicità, come il Giappone, la California e la Turchia. Né  esiste un problema di sicurezza, come sottolineato dall’ad del più importante Gruppo di costruzioni italiano Webuild, Pietro Salini, vincitore negli anni scorsi della gara di appalto.

Esistono, al contrario, solo enormi vantaggi. Intanto, si dà un senso all’Alta Velocità fino a Palermo superando la strozzatura di Villa S. Giovanni e si sposta l’attenzione della necessità dello sviluppo infrastrutturale  anche stradale, a partire della S.S. 106, verso il Sud e la Calabria. E, poi, grandi  vantaggi  di carattere ambientale, in passato  evocati  spesso a sproposito, con l’abbattimento di tutte le emissioni inquinanti: la sola CO2 si ridurrà di ben 140.000 tonnellate all’anno (il 93% di quella attuale), mentre con il trasferimento  su ferrovia  di  gran parte delle merci oggi trasportate su gomma si verrà incontro all’obiettivo di sostenibilità ambientale dell’Unione Europea  del 30% entro il 2030 e del 50% entro il 2050.

Ma soprattutto, per la Calabria, la Sicilia e per l’Area dello Stretto, a partire dalla Città di Reggio, l’attrattore turistico “Ponte”, diventerà una grande panacea di tutti i mali che fin qui hanno frenato lo sviluppo   dei nostri territori, dal momento che studi di Istituzioni specializzate valutano in circa 10 milioni all’anno il numero aggiuntivo di turisti che verrebbero ad ammirare l’ottava meraviglia del mondo. (ci)

QUEL FILM GIÀ VISTO «PONTE SÌ-PONTE NO»
2 PESI E 2 MISURE DEI GOVERNI PER IL SUD

di MIMMO NUNNARI – Non, per non voler credere a Salvini («Il ponte si farà»), o credere a Sgarbi («Il ponte non si farà mai»), ma il “ritornello” di fiamma, per la costruzione del Ponte sullo Stretto, è un film già visto, come rileggere una vecchia favola, di quelle che cominciano col “c’era una volta”. 

Di collegare la costa siciliana a quella calabrese se ne parla da oltre un secolo, anzi, stando ad una vecchia simpatica leggenda già nel 251 a.C. un console romano di nome Cecilio Metello ci provò. Fece unire una lunga fila di botti legate l’una all’altra e coperte da grandi zattere. Lo scopo del console era portare sul continente gli elefanti abbandonati nell’isola dai Cartaginesi sconfitti. Purtroppo, l’opera, per quanto ingegnosa, non resse ad una terribile tempesta che arrivò in corso d’opera e fu distrutta. Da allora, non si fece più nessun tentativo di unire Messina con i territori del Reggino, almeno fino al 1870 quando fu redatto il primo progetto scientifico firmato dall’ingegnere genovese Carlo Alberto Navone, che discusse la sua idea geniale al famoso Politecnico di Torino, immaginando, però, di realizzare un tunnel sottomarino. 

Sarebbe lungo, fare la storia dei progetti e delle idee successive: il punto vero, da sempre, non è il fatto tecnico (gli italiani nel mondo hanno realizzato grandissime e ineguagliabili opere ingegneristiche), ma la volontà politica; che c’è, non c’è, c’è poco, c’è quasi zero, secondo i periodi. 

Il motivo, più che tecnico, o di valutazione economica è il solito – e vale per tutte le opere infrastrutturali del Meridione – : al Sud, non vale la pena di fare niente. Poi, c’è la Grande Ipocrisia di chi dice di volerlo realizzare, e poi si rimangia le sue stesse parole. 

Tra i tanti, del prima si e dei poi no, troviamo il professor Romano Prodi, e ci dispiace dirlo, poiché personalmente lo stimiamo molto e ci ricordiamo l’affettuosa espressione che pronunciò da presidente del Consiglio dei Ministri, sorprendendoci: «La Calabria è la figlia prediletta». Comunque, per la storia, fu lui quand’era presidente dell’Iri nel 1985 alla domanda di un giornalista di Panorama – “Quando avverrà la posa della prima pietra del ponte sullo stretto? – a rispondere – «Al più presto». E fu sempre lui, con la legge 24 novembre 2006, quand’era capo del Governo, a decretare lo stop alla costruzione dell’opera, non considerandola una “priorità” nel programma di governo, dirottando, per giunta, i fondi previsti, verso altri lidi. 

Ecco, un’altra parola magica: Priorità. L’abbiamo sentita anche l’altra sera nella trasmissione di Barbara Palombelli sulla bocca di una distinta signora, industriale di Brescia: “Si, va bene il Ponte, ma non è una priorità”. Appunto, la favola. Sono in molti a dire da sempre che sono altre le priorità del Sud, dimenticando, tuttavia, che le priorità (che sino ritardi, ingiustizie e diritti negati) appartengono all’elenco lunghissimo delle cose che il Meridione attende da oltre un secolo e mezzo, e che non sono mai state realizzate, poiché i Governi – tutti – hanno  usato due pesi e due misure nei confronti del Sud. 

A sfogliare vecchi giornali, in date non molto lontane nel tempo, il ponte dovrebbe essere già stato costruito da un pezzo: “Entro gli anni 70 la Sicilia non sarà più un’isola”, titolava nel luglio 1971 “Famiglia Cristiana”, che essendo un settimanale cattolico ci credeva, era ottimista e parlava di “ottava meraviglia del mondo”. E non erano di meno, in quel periodo, altri importanti giornali: “La Sicilia non sarà più un’Isola” (La Stampa), “Una lunghissima campata e la Sicilia sarà continente” (Il Messaggero), “Il ponte dei sospiri” (Avvenire). Pure il Corriere della Sera e Il Sole 24 ore, se ne occuparono molto. Si snocciolavano date per l’inaugurazione, e un ministro dei Trasporti determinato, che ci credeva seriamente, il socialista pugliese Claudio Signorile, nel settembre 1985, arrivò a dire: «Siamo ad un passo, il progetto c’è, i soldi si trovano, quello che manca è la scelta politica». Con quelle parole di Signorile (scelta politica) si toccò il nervo scoperto della questione ponte: la volontà di farlo davvero. Ogni volta che sembra di essere vicini alla realizzazione, tutto, come in un sogno, come nelle favole, svanisce. Anche chi ci crede nel ponte, non si entusiasma più: troppe sono state le delusioni tanto da pensare che il ponte lo si può vedere solo in cartolina, o sulla copertina di qualche giornale, come fece La Domenica del Corriere nel 1965, quando pubblicò una tavola illustrata dello Stretto con disegnati il ponte e un carretto siciliano che ci passava sopra. 

In cartolina è stato visto davvero il ponte. Accade negli anni Sessanta quando il titolare di una rivendita di tabacchi e giornali di Messina mise in commercio, al prezzo di cinque lire, una cartolina in bianco e nero che riproduceva un disegno dell’ingegnere italo americano Mario Palmieri. La cartolina andò a ruba in Italia e all’estero. La ricevettero inviata da parenti e amici tanti emigrati siciliani in America. Era il 1956, e qualcuno, tra gli stranieri, o tra gli emigrati che scendendo giù, dalle parte dello Stretto, venendo dall’America, dove appunto la cartolina era molto diffusa, rimaneva deluso scoprendo che nella foto aveva visto soltanto un disegno. Anche zio Paperone ha sognato di costruire il ponte sullo Stretto. La storia è apparsa in uno storico numero di Topolino, nell’ottobre 1982, scritta da Elisa Penna e Giorgio Pezzin e disegnata dal bravo fumettista Giorgio Cavazzano. Non finì bene, per il riccastro Paperone, perché l’acerrimo nemico Rockerduck gli rubò l’idea. 

 La storia, tuttavia, non fece finir bene il progetto.  non andò bene neppure a lui. Insomma, neanche con una striscia fumettistica si è riusciti a fare il ponte. Ora se ne parla di nuovo, ed è giusto, legittimo, avere una posizione favorevole o contraria, senza pregiudizi. Quello che non è sopportabile è continuare a dire ipocritamente che sono altre le priorità, o fare proclami sapendo che sono bugie o falsità.  Quali siano le priorità calabresi e siciliani lo sanno da un pezzo, e bisognerebbe darsi una mossa, a prescindere dal ponte si o ponte no. 

Bene ha fatto il presidente della Regione Calabria Roberto Occhiuto nel dichiararsi favorevole alla costruzione del ponte a pragmaticamente ricordare quel che si può e si deve fare subito: per esempio  il completamento della strada statale ionica 106, la strada della morte, dove i calabresi misurano da decenni l’assenza vergognosa dello Stato, e le falsità dei ministri di turno. 

Sorvoliamo infine, sulle scemenze di chi dice che il ponte  servirebbe a collegare due cosche più che due coste. Idiozie. L’alibi della mafia è un congegno a orologeria che scatta al bisogno. (mnu)

Occhiuto (FI): Il Ponte sullo Stretto opportunità di riscatto per l’Italia

Il senatore di Forza ItaliaMario Occhiuto, ha definito il Ponte sullo Stretto un’«opportunità di riscatto per l’Italia».

Occhiuto, infatti, ha definito «ottima l’iniziativa del ministro Salvini di un vertice con i presidenti delle regioni Calabria e Sicilia con l’obiettivo di riprendere e accelerare la costruzione del Ponte sullo Stretto, che rimane, ancora oggi, l’unico grande progetto di livello definitivo approvato per il Sud».

«Il progetto potrebbe essere cantierato in pochissimo tempo, magari coinvolgendo in questa fase anche un architetto di statura internazionale – ha aggiunto il senatore – in modo da conferire all’opera una elevata qualità formale, una identità culturale ben precisa e una forte riconoscibilità. Voglio ricordare con orgoglio – continua Occhiuto – come l’opera fosse stata messa a gara dall’ultimo governo Berlusconi e poi bloccata sciaguratamente da Monti».

«Oggi, può essere facilmente ripresa se esiste, come pare – ha proseguito – la volontà politica così da portarla avanti insieme ad altri grandi progetti per il Sud. La grande opera, destinataria di risorse europee previste per il corridoio TEN-T da Palermo a Helsinki, se oggi fosse cantierizzata, darebbe immediatamente lavoro a circa 120.000 persone, creerebbe un indotto per la nazione di oltre 100 miliardi di euro in trent’anni, contribuirebbe a ridurre l’inquinamento ambientale e consentirebbe la prosecuzione dell’alta velocità ferroviaria in Sicilia velocizzando il transito di persone e di merci».

«Ecco perché – ha concluso il senatore Occhiuto – non possiamo rinunciare a questa grande opportunità: non solo si tratta di una grande opera funzionale allo sviluppo, ma di un simbolo della capacità creativa e tecnica del Paese oltre che di un segnale concreto del Sud che si riscatta, cresce e fa crescere l’Italia». (rp)

Ponte sullo Stretto, Minasi (Lega) replica a Biondo: Creerà lavoro e sviluppo

La senatrice della LegaTilde Minasi, ha replicato in merito alle dichiarazioni rilasciate dal segretario generale della Uil Calabria, Santo Biondo, in merito al Ponte sullo Stretto.

«Leggo con sorpresa – ha detto Minasi – le parole del Segretario regionale della Uil, Santo Biondo, che, nel commentare i programmi del nuovo Ministro alle Infrastrutture, Matteo Salvini, relativi al Ponte sullo Stretto, li liquida con un “Per il ponte c’è tempo”, facendo anche intendere, nel suo secco ragionamento, che l’”autonomista” neo ministro non abbia evidentemente prestato “attenzione vera ai reali problemi del territorio».

«Queste parole mi sorprendono innanzitutto perché – ha aggiunto – vengono da un sindacalista, che dovrebbe, dunque, avere a cuore le sorti dei lavoratori e del territorio, anziché esprimere posizioni squisitamente politiche, del tutto contrarie proprio agli interessi della gente che lui in primis è chiamato a difendere, e poi perché si pongono perfino in contrasto con la posizione espressa in più occasioni dal suo stesso Sindacato».

«Parto dalla prima e più immediata considerazione – ha proseguito – che dovrebbe premere al segretario, ovvero la previsione che la costruzione del Ponte creerebbe 100mila posti di lavoro, come spiegato proprio dal Ministro. Come può un dirigente sindacale manifestare contrarietà di fronte a questa prospettiva? L’infrastruttura, inoltre, consentirà un collegamento stabile e rapido tra Calabria e Sicilia, con beneficio per tutti: i pendolari, i turisti, l’indotto che determinerà, l’ambiente, l’intera Italia».

«Biondo, dunque, come spiega questa sua avversione?», ha chiesto la senatrice, aggiungendo «il fatto, poi, che il segretario Uil inviti seccamente Salvini a parlare di 106 e di vertenza Calabria, come se non se ne fosse preoccupato, è un’altra critica sterile e fondata su presupposti falsi: il leader del mio partito, già da prima di diventare Ministro ai Trasporti, ha sempre posto l’attenzione proprio sulle infrastrutture, come esigenza primaria per la nostra terra, e lo ha ribadito anche adesso, nel suo ruolo di governo».

«Pochi giorni fa, ad esempio – ha ricordato – parlando proprio del ponte, ha specificato che “il ponte è solo una parte, perché serve l’alta velocità in Sicilia e la Salerno-Reggio Calabria”, e si è più volte preoccupato anche della Statale 106, inserita tra i progetti prioritari di intervento».

«Aggiungo che sarei molto curiosa di sapere cosa pensino di questa posizione del loro referente regionale i vertici nazionali del Sindacato, atteso che più volte i vari Segretari generali hanno invece parlato a favore dell’infrastruttura che unirebbe le due sponde e che, come specificato, rappresenterebbe un grandissimo acceleratore per il lavoro e lo sviluppo di quest’area, ma anche dell’intera Nazione. Forse Biondo dovrebbe preoccuparsi maggiormente di svolgere bene il ruolo che ricopre, anziché cimentarsi nell’attività di leader politico», ha concluso Minasi. (rp)

Biondo (Uil): Per il Ponte sullo Stretto c’è tempo, in Calabria altre priorità

Il segretario generale di Uil CalabriaSanto Biondo, ha dichiarato che «per il Ponte c’è tempo».

«L’autonomista Salvini, se nelle sue visite in Calabria – ha spiegato – ha prestato attenzione vera ai reali problemi del territorio, dovrebbe conoscere bene quali sono le urgenze della regione. Da neo ministro dei trasporti, quindi, parli di Strada statale 106, riprenda in mano il progetto dell’Anas e porti a compimento una delle opere strategiche per la ripartenza del territorio, e di vertenza Calabria». (rcz)

PONTE, INCAUTO “SCIVOLONE“ DI BOCCIA:
MA È IL PD A DIRE CHE NON SI DEVE FARE?

di ROBERTO DI MARIA – Lasciano a dir poco perplessi la dichiarazioni di Francesco Boccia, (PD) rilasciate durante in una intervista a Radio Immagina, una webradio a diffusione nazionale: «Non venga in mente a nessuno di togliere le risorse da una finalità e spostarle su un’altra. Non si tolgono le risorse dalla transizione ecologica per metterla sul Ponte sullo Stretto, per dire una cosa nemmeno tanto a caso. Su questo niente scherzi, patti chiari e amicizia lunga». 

La prima considerazione, a caldo, è che questo Ponte sullo Stretto sia diventata veramente un’ossessione, per il partito di Boccia. 

Una sorta di mostro da tirar fuori all’occorrenza, per lisciare il pelo alla parte più estremista del proprio schieramento politico, contrario, da sempre, alle Grandi Opere, di cui il Ponte è l’emblema più significativo. Un simbolo da ostacolare in ogni modo, come ci hanno chiaramente dimostrato le iniziative dei Ministri delle Infrastrutture degli ultimi due governi, esponenti del Pd o ad esso riconducibili.

Ma quello che ci meraviglia di più è il tono dell’ultimatum, degno di miglior causa.

In particolare, ci risulta incomprensibile la conclusione ”patti chiari, amicizia lunga”. 

Qualcuno avverta Boccia, che il suo partito è all’opposizione, ovvero in una condizione in cui parlare di “amicizia” peraltro “lunga”, appare quanto meno fuori luogo. Ed è pertanto incomprensibile che venga messa in dubbio un’amicizia che non ha motivo di esistere, a meno di clamorosi accordi sotterranei, ignoti non solo a chi scrive, ma anche agli stessi iscritti del PD.

Nel merito, ovviamente non ci risulta nulla di vero in quello che vuol far credere l’esponente dem, ovvero che il governo mediti di finanziare il Ponte togliendo risorse alla transizione ecologica. 

Appare, casomai, come l’ennesimo tentativo di offuscare l’immagine dell’Opera, sulla quale è stato detto di tutto, soprattutto a sinistra. Concentrandosi sull’aspetto che può destare maggior sdegno: il danno ambientale.

Peccato che Boccia ed i suoi suoi colleghi di partito dimentichino che proprio sotto il profilo ambientale la realizzazione del Ponte porterebbe con sé indubbi vantaggi. Innanzitutto per la drastica riduzione del traffico navale tra una sponda e l’altra, con abbattimento di tutte le emissioni inquinanti: per la sola CO2 è stata stimata una riduzione di 140.000 tonnellate l’anno pari al 93% di quella attuale. Ma sarebbe soltanto l’effetto più immediato.

Come è noto, le merci dalla Sicilia al continente e viceversa viaggiano quasi esclusivamente su gomma. Infatti, la necessità di traghettare i treni pone praticamente fuori mercato il trasporto delle merci su ferro, a causa dell’incidenza sui costi delle operazioni di sbarco ed imbarco. Occorre, inoltre, fare i conti con il limitato numero di traghetti disponibili e di approdi sulle due sponde.

Non a caso, il trasporto merci su ferro è ormai pressoché scomparso dalla rete ferroviaria siciliana, essendo limitato alla tratta Messina-Bicocca che conta una o due coppie di treni al giorno. 

La presenza del Ponte e l’eliminazione della “rottura di carico” dello Stretto, comporterebbe il trasferimento su ferrovia di una quota significativa di merci, riattivandone il traffico nell’intera isola.

Il che non rappresenta un optional, ma un obiettivo di sostenibilità ambientale che la UE ha fissato da tempo, dandosi dei termini precisi: il 30% delle merci, su tutto il territorio europeo, deve viaggiare su ferrovia entro il 2030. Tale quota deve salire fino al 50% entro il 2050. Due obiettivi che, se non rispettati, non soltanto comporterebbero danni all’ambiente, ma anche pesanti sanzioni a carico del nostro Paese.

Quindi, almeno per i due effetti sopra rammentati, potremmo tranquillamente affermare che il Ponte sullo Stretto rappresenta un elemento fondamentale per la transizione ecologica. E, qualora fosse vero quanto paventato da Boccia, non ci sarebbe alcuna riduzione delle somme ad essa destinate.

Si rilassi, quindi, l’ex ministro per gli affari regionali e le autonomie, e pensi piuttosto a far recuperare credibilità al suo partito. Quella dell’opposizione alle grandi opere, soprattutto al Sud, non ci sembra una strada che abbia fruttato grandi consensi. Da uomo del Sud, dovrebbe comprenderlo molto bene. (rdm)

Barreca e Crucioli (Alternativa): La destra dia risposte ai bisogni dei calabresi e non usi slogan del Ponte

Danilo Barreca, della direzione nazionale di AlternativaMattia Crucioli, presidente nazionale di Alternativa, hanno dichiarato la necessità che la «destra dia risposte ai bisogni dei calabresi invece di utilizzare lo slogan del Ponte sullo Stretto».

«Grande divario tra le parole e i fatti – hanno detto in una nota congiunta –. Solo così si possono definire le affermazioni del neo ministro alle Infrastrutture Matteo Salvini. E’ evidente che l’unica risposta che la destra vuole e può dare alla crisi economica è quella della propaganda, del rilancio dell’economia attraverso il saccheggio delle risorse pubbliche e la cementificazione selvaggia e senza criterio del territorio».
«Noi calabresi sappiamo bene quanto il Ponte sullo Stretto sia un’opera inutile e dannosa – viene evidenziato –. Per il nostro territorio le priorità sono altre: completare le infrastrutture già esistenti a partire dalla Statale 106, potenziare la rete ferroviaria, migliorare i collegamenti tra i centri urbani e le aree interne, messa in sicurezza dei territori a partire dalla bonifica dei torrenti che ad ogni pioggia provocano allagamenti e enormi disagi ai cittadini. Perché nulla di tutto questo è stato fatto in questi anni? Perché la destra continua ad usare lo slogan del Ponte solo per fare propaganda senza riuscire a far fronte alle esigenze della popolazione. Il ministro Salvini prima di dire fesserie dovrebbe informarsi sui reali bisogni dei calabresi».
«Noi di Alternativa – conclude la nota – pensiamo che il Ponte sullo Stretto sia il simbolo di un sistema economico e sociale ingiusto, il neoliberismo, che genera disuguaglianze e toglie ai poveri per dare ai ricchi, strumento di distruzione del territorio e di arricchimento per le mafie. A questo modello vogliamo opporci e costruire insieme ai calabresi onesti una nuova storia di riscatto per questa regione». (rrc)

CHI SARÀ IL FUTURO MINISTRO PER IL SUD?
SERVE UNA SQUADRA SE SI VUOL FARE BENE

di PIETRO MASSIMO BUSETTABasta un Ministero per il Sud? I nomi che si stanno facendo sui possibili candidati a tale ministero fanno nascere molti interrogativi. Ma d’altra parte esperienze precedenti relative a tale Ministero e alla sua capacità di incidere sugli assetti complessivi e sulle decisioni di un Governo non é che siano state esaltanti. 

Ma anche supponendo che la professionalità che sarà scelta sia di altissimo livello ed abbia la volontà di incidere pesantemente su un progetto complessivo di eliminazione delle differenze economiche sociali e di completamento dell’acquisizione di uguali diritti di cittadinanza possiamo pensare che tutto ciò sia sufficiente? Per spiegare meglio sembra ormai assodato, ma certamente i dati ce lo confermano, che i paesi nella nostra realtà siano due. 

Per reddito pro capite, per addetti in agricoltura rispetto al totale, per insufficienza del settore manifatturiero, per numero di presenze turistiche per abitante, per povertà, per reddito di cittadinanza rispetto alla popolazione complessiva, per tasso di disoccupazione ed ancor più per tasso di occupazione, per infrastrutturazione e potremmo continuare con tutti gli indicatori caratterizzanti una realtà economica e sociale.

Ed  allora non é strano che  si chieda che le politiche necessarie per le due parti del Paese siano completamente diverse. Per esempio l’agricoltura del Nord è in una fase verticalizzata e con prodotti di altissimo livello. Necessita di procedure di difesa dei marchi, di attenzione agli inquinamenti dei suoli dovuti all’utilizzo di molta concimazione, di agevolare la penetrazione dei prodotti nei mercati mondiali.

Il Mezzogiorno si trova in una fase ancora arretrata, nella quale sono prevalenti le colture  estensive, con uno spreco di territorio enorme e col bisogno di investimenti importanti per trasformare una coltura povera, che non riesce ad acquisire il valore aggiunto dei prodotti, che vende nella fase iniziale prima della trasformazione, in produzioni  da paese industrializzato nel quale la trasformazione diventa prevalente. 

Le problematiche relative al turismo rispecchiano esattamente i temi sollevati dall’agricoltura. Da un lato realtà che hanno bisogno di contenere le presenze: parlo di Venezia, di Firenze ma anche di Roma e dall’altra parte un’area che fa solo 80 milioni di presenze quanto il solo Veneto e che avrebbe bisogno di una politica opportuna di moltiplicazione degli arrivi e di potenziamento delle strutture, con l’attrazione di investimenti dall’esterno dell’area.

Anche il ministero delle infrastrutture prevede due approcci differenti, perché da un lato abbiamo la esigenza di una manutenzione di un patrimonio importante esistente: il caso del ponte di Genova ne è una dimostrazione precisa. Dall’altro invece le infrastrutture non ci sono e quindi bisogna adoperarsi per fare in modo che finalmente tutto il territorio sia collegato.

E parlando di ponte, un’impresa talmente importante innovativa e complicata, che vi sia  un ministero apposito che se ne occupi non é ridondante.  Non dimenticando  i porti, che prevedono nel Sud la loro  messa a regime, vedasi Gioia Tauro e Augusta, mentre i porti di Trieste Genova hanno bisogno di reggere alla concorrenza mondiale con un potenziamento adeguato.

Ma anche il Ministero per gli affari regionali potrebbe essere suddiviso in due parti,  in maniera tale da capire perfettamente come le autonomie differenziate possano influire su una parte del territorio e sull’altra. E si potrebbe continuare con il Ministero del lavoro e quello dello Sviluppo Economico, considerato che una parte ha bisogno di attenzione rispetto ai processi di ristrutturazione e di potenziamento dell’industria 4.0. 1 o2, mentre l’altra deve crearla l’industria manifatturiera e ha bisogno di un’attenzione alle Zes particolarmente determinata. 

In realtà se i paesi sono due é naturale che avrebbero bisogno di due governi. Ed uno dei motivi per cui le divaricazioni non si ricompongano é anche dovuto al fatto che vi è una gestione unica per problematiche differenti.

E poiché la gestione del Paese è prevalentemente nordista, ovviamente il Governo si occupa delle problematiche della locomotiva, sperando che alla fine questa trascini tutto il resto, come però non è più avvenuto dall’unità d’Italia. Casi analoghi al nostro, come per esempio quello della ex Cecoslovacchia, hanno dimostrato che là dove parti distanti e  lontane per sviluppo si siano separate hanno avuto accelerazioni non indifferenti, tanto che nel caso della Slovacchia essa ha recuperato negli ultimi  anni il 30% del reddito pro capite rispetto alla Repubblica Ceca.  Se non è pensabile né auspicabile che il nostro Paese abbia una divisione che metta in discussione l’unità nazionale è certamente opportuno però che le distorsioni dei processi amministrativi vengano corrette, magari istituendo dipartimenti  separati all’interno gli stessi ministeri, che lavorino in competizione virtuosa, evitando che gli interessi di una parte sopraffacciano  quelli dell’altra.

È evidente che un Ministero per il Sud, senza portafoglio, e con le armi spuntate possa fare poco rispetto a ministeri importanti come quello dell’Economia o dello Sviluppo  Economico, se questi ultimi hanno indirizzi diversi ed obiettivi divergenti rispetto alla ricomposizione dei divari. Una divisione delle competenze con ambiti territoriali più individuati potrebbe portare ad una maggiore equità nelle decisioni. Potrebbe per esempio fare in modo che i grandi eventi non si svolgano solo in una parte, potrebbe monitorare l’informazione pubblica per evitare che essa sia strabica verso una parte.

Pur comprendendo che un tale nuovo assetto comporterebbe una rivoluzione interna ai ministeri non si può non rilevare come una situazione così complicata, come quella del mancato sviluppo del Sud, non può essere affrontata con interventi sporadici e non sistemici. 

Ma che abbia bisogno di un vera  regia complessiva che finora non c’è stata e di cui si sente un’esigenza estrema. Tranne che non si voglia dire che le parole utilizzate sulla centralità del Mezzogiorno non siano che sfoghi di vento, come peraltro ormai è accertato. E che una vera volontà di affrontare il problema e di risolverlo in realtà non ci sia. (pmb)

(Courtesy Il Quotidiano del Sud / L’Altravoce dell’Italia)

IL PONTE: IL NEO-GOVERNATORE SCHIFANI
DICE SÌ GUARDANDO AL MODELLO DANESE

di GIOVANNI MOLLICA – Le parole del neo eletto presidente della Regione siciliana, Renato Schifani, non danno adito a dubbi: il Ponte sullo Stretto va fatto. Subito e a una campata. La soluzione a tre campate è da cestinare, con buona pace dell’ennesimo incompetente Ministro delle Infrastrutture.

Privati dell’imbarazzante copertura di Giovannini, le esigue brigate NoPonte rimaste si aggrapperanno a mirabolanti Analisi Costi-Benefici periodicamente ripubblicate con grande rilevanza sui media nazionali che fanno del “non conviene” un argomento fondamentale da Roma in giù. Motivazione che, nell’attesa della ripartenza dei lavori, merita qualche riflessione.

La realizzazione di una qualsiasi infrastruttura non deve dipendere esclusivamente dalla sua possibilità di rimborsare il capitale investito. Dalle Piramidi alla Grande Muraglia, dal Vallo Adriano alle vie Consolari, dalla Torre Eiffel al Canale di Suez, interessi economici, ossessioni religiose, ambizioni personali, esigenze difensive e strategie mercantili si sono di volta in volta intrecciate per spingere gli uomini e le nazioni a incidere sulle abitudini di vita delle popolazioni, sull’ambiente e sul paesaggio. In una prospettiva storica – ma anche sociale, come infinite volte ripetuto dall’Ue -, che fa apparire paradossale l’opposizione delle forze progressiste e pseudo europeiste italiane. Per essere più chiari, di fronte al dramma ultrasecolare costituito dalla Questione meridionale, la ragioneristica Analisi Costi Benefici fatta propria dalla sinistra appare miserabile.

Ma è proprio in tema di benefici che c’è ancora molto da sapere perché il gigante dello Stretto non è solo un mezzo per andare più rapidamente dalla Sicilia al continente ma può e deve essere una straordinaria opportunità di progresso. A patto che della sua straordinaria valenza scientifica e tecnologica non sia riservata a pochi eletti ma ne resti qualcosa anche tra Scilla e Cariddi.
Una grande – in questo caso, grandissima – rappresenta un’occasione unica e irripetibile per innescare lo sviluppo locale fin dalla fase di progettazione. Ed è nel lungo periodo della costruzione che si concretizza il rapporto proficuo col territorio, al quale non devono essere riservati solo i disagi, in una concezione di soggetto passivo marginalizzato dal processo di rigenerazione economica, sociale e culturale generato dall’opera. Un argomento che abbiamo tentato più volte di evidenziare, senza trovare alcuna risposta dai decisori politici. Ora, però, i tempi stringono, cresce il pericolo di farsi trovare per la seconda volta impreparati e le responsabilità della politica locale sono molto maggiori.

Senza perderci in descrizioni dettagliate su quello che crediamo essere il miglior modus operandi ci limitiamo a ricordare quanto avvenuto nella Øresund Region, intorno al collegamento (16km) che dal 2000 unisce stabilmente Danimarca e Svezia.  Otto anni dopo l’apertura al traffico, la regione ospitava già un consorzio di dodici università, sei parchi scientifico-tecnologici, oltre duemila aziende e cinque piattaforme di attività nei settori dell’IA e delle TLC, di logistica, alimentazione, ambiente, medicina e biotecnologie, neuroscienze e biochimica. Multinazionali quali Sony Ericsson, Astra Zeneca, Tetra Pak, Novo Nordisk e numerose PMI ad elevato tasso di innovazione hanno trovato nell’ Øresund un habitat ideale. Un territorio la cui economia era fondata sul servizio di traghettamento tra Malmœ e Copenaghen, nel 2009 ha vinto il premio come regione più innovativa d’Europa.

La sola Medicon Valley dà lavoro a 40 mila dipendenti e 10 mila ricercatori di oltre 300 aziende; il grande progetto di fisica delle particelle denominato ESS (European Spallation Source), operativo dal 2020, ha creato 6 mila nuovi posti di lavoro di altissimo livello. Le Università, con i loro 2500 Ph.D. rappresentano un serbatoio inesauribile per gli Istituti scientifici più celebri del mondo.

Tutto è nato all’ombra del Ponte. Non dopo l’inaugurazione ma molto prima, in conseguenza di una programmazione capillare che ha visto collaborare enti locali, Ministeri, il General contractor, le Università danesi e svedesi e coinvolto Atenei di ogni parte del mondo. Pensiamo all’interesse dei Paesi africani e mediorientali che si affacciano sul Mediterraneo a partecipare alla realizzazione dell’Ottava Meraviglia del Mondo. E dell’importanza di coinvolgere enti locali come sindacati, associazioni industriali, armatori, ordini professionali, commercianti e fornitori di servizi.

Potremo replicare nell’Area dello Stretto anche una piccola parte di quanto accaduto nell’Øresund Region? Non sarà facile. Sicilia e Calabria non sono Danimarca e Svezia e Roma non ha la visione lungimirante e la sensibilità sociale di Stoccolma e Copenaghen. Ma i Governatori e i sindaci dell’estremo Sud hanno il dovere di provarci. Non domani o dopo l’inaugurazione – sarebbe troppo tardi – ma subito. A partire da oggi, perché il lavoro preparatorio è immenso e lo sviluppo che ne potrebbe derivare in buona parte ancora da scoprire. La strada è quella del preventivo e capillare lavoro di preparazione del territorio alle esigenze della rivoluzione in arrivo. (gmo)