Il presidente Occhiuto: Il Ponte sullo Stretto si deve fare in quanto acceleratore di altre infrastrutture

«Il Ponte sullo Stretto si deve fare, perché sarebbe anche un acceleratore per tutte le altre infrastrutture che sono necessarie sia alla Calabria che alla Sicilia» È quanto ha dichiarato il presidente della Regione Calabria, Roberto Occhiuto, a Tg2 Post.

Occhiuto, infatti, ha sottolineato che «l’Alta velocità si farà perché è finanziata col Fondo complementare, quello che si aggiunge alle risorse del Pnrr. Si fa più velocemente se c’è il Ponte sullo Stretto».

«Io sono favorevole – ha spiegato – perché anche per le ferrovie, collegare una Regione di 1 milione 900mila abitanti facendo un investimento importante nell’Alta velocità è una cosa, collegare due Regioni che sommano insieme 7 milioni di abitanti rende l’investimento più economicamente sostenibile». (rrm)

Ponte, un appello a Draghi dagli esperti della (ex) società Stretto di Messina

Una lettera aperta è stata indirizzata al presidente del Consiglio Mario Draghi da un gruppo di esperti che hanno fatto parte del Comitato tecnico scientifico della concessionaria Stretto di Messina. Un utile contributo per chiarire diverse inesattezze che il ministro alle Infrastrutture Enrico Giovannini ha espresso nel corso dell’ultima audizione. La lettera aperta è firmata dia professori Claudio Ballio, Claudio Borri, Alberto Castellani, Piero D’Asdia, Giuseppe Muscolino e Alberto Prestininzi.

Alla lettera si affianca un messaggio personale del prof. Enzo Siviero, Rettore dell’Università e-Campus, docente ed esperto di ponti. «Molto – scrive il prof. Siviero al premier Dr5aghi – ho già personalmente esplicitato in sede di audizione il 30 ottobre 2020 resa all’apposito gruppo di lavoro MIT. Peraltro già nel 2009 era stato pubblicato il libro “THE MESSINA STRAIT BRIDGE A CHALLENGE AND A DREAM” editato in inglese da CRC Group e scritto da alcuni dei più importanti artefici del progetto nei propri settori di competenza. Inoltre nel 2011, in occasione dell’approvazione da parte del CdA di Stretto di Messina del progetto definitivo è stato preparato un corposo rapporto direzionale che partendo dall’organizzazione e dalle procedure messe in atto dalla SdM descrive gli studi, le attività svolte e le soluzioni progettate.

«Mi piace sottolineare come per il collegamento tra il Ponte e la viabilità locale, è stata portata avanti e sviluppata dalla società concessionaria una progettazione complessa, grazie anche al decisivo contributo delle Autorità ed Università locali. Ancora, corre l’obbligo di ricordare che circa la metà del costo del “progetto ponte” è destinata alla realizzazione di viadotti e gallerie per rendere possibile i collegamenti autostradali e ferroviari con le reti di trasporto esistenti e programmate. In effetti non è stato progettato solo il Ponte, ma tutto il collegamento stabile viario e ferroviario tra Sicilia e Continente, ivi compresa la realizzazione della Metropolitana, lo spostamento della Stazione Ferroviaria di Messina, la riqualificazione dei due Waterfronts Messina-Villa San Giovanni, nonché tutte le opere di mitigazione ambientale. Va da se che eventuali altre soluzioni comporterebbero ulteriori studi stravolgendo completamente il lavoro fatto e le soluzioni progettate, con conseguenti tempi e costi difficilmente prevedibili.

«Confidiamo nel Ministro Giovannini affinché evidenzi, come del resto fatto dalla “Commissione De Micheli”, i fondamentali motivi che rendono indispensabile e non più procrastinabile questa grande opera che, unitamente alle altre infrastrutture necessarie per il Sud, consentirebbe al Mezzogiorno d’Italia di non “allontanarsi” sempre di più dal Nord e dall’Europa (già nel 2003 la Commissione Van Miert aveva inserito il Ponte nel Corridoio prioritario europeo n.1 Berlino-Palermo).

Al riguardo non possiamo non considerare il lento ed inesorabile spopolamento della Calabria, ormai divenuta la Regione con la minore densità abitativa d’Italia, con il suoi 1.8 milioni di abitanti, così come la Sicilia che vede sempre più numerosi suoi cittadini spostarsi altrove. Solo nell’ultimo decennio l’emigrazione ha registrato numeri che vanno ben oltre le 100 mila unità, e se dovesse continuare l’accelerazione iniziata nel 2018, nel 2045 l’isola sarà sotto i 4 milioni.

L’opera darebbe impiego a quanti, oggi, risultano sotto-impiegati ed hanno necessità di sussidi statali: operai in cassa integrazione.

Né può essere ignorato il costo dell’insularità siciliana reso noto, sulla base di uno studio regionale, dal vicepresidente della Regione Siciliana Gaetano Armao in oltre 6 miliardi di euro all’anno (il costo dell’intero collegamento stabile comprese le opere a terra).

Infine corre l’obbligo di segnalare che il dibattito pubblico è già stato ampiamente svolto prima dell’approvazione del progetto definitivo e riproporlo nuovamente farebbe slittare ulteriormente e di molto, una decisione operativa che è ormai improcrastinabile.

Un’ultima considerazione riguarda l’incoerenza di chi si straccia le vesti per il pericolo rappresentato dal cambiamento climatico e dall’eccessivo inquinamento, mentre, nel contempo, si accetta l’incremento delle emissioni climalteranti intensificando il traghettamento sullo Stretto, al solo scopo di rinviare la realizzazione di un’opera che, trascorso il breve periodo dei lavori, eliminerebbe il problema alla radice. Da qui una esortazione: si sono persi 10 anni! Non perdiamone altri 10».

Fin qui il Rettore Siviero. La lettera aperta degli esperti del CTS della Società Stretto di Messina, invece specifica le criticità che sono emerse dalla relazione dle ministro Giovannini. «Pregiatissimo Signor Presidente – si legge nella lettera aperta –, abbiamo indugiato qualche tempo prima di inviarLe queste nostre riflessioni, in attesa di un ulteriore chiarimento sulla fattibilità del Ponte sullo Stretto di Messina. Con un certo sconcerto abbiamo letto le dichiarazioni del Ministro delle Infrastrutture e della Mobilità sostenibile del Governo da Lei presieduto, il Prof. Enrico Giovannini, ed abbiamo confidato che venissero meglio puntualizzate. In particolare, ci riferiamo a quanto rilasciato il 4 agosto 2021 in occasione dell’audizione del Ministro stesso alle Commissioni Riunite di Ambiente e Trasporti della Camera, in tema di collegamento stabile tra Calabria e Sicilia, e sulla opportunità di realizzare una infrastruttura destinata ad assicurare, per un periodo di lunghissima durata, la continuità territoriale indispensabile a garantire il necessario sviluppo socio-economico del Mezzogiorno d’Italia. Le stesse dichiarazioni sono state poi ripetute dal Ministro in un suo “post” sul canale social Facebook, rilasciate in occasione di Festambiente (manifestazione di Legambiente a Ripescia, in Toscana, lo scorso agosto), nonché in varie trasmissioni televisive. I sottoscritti, impegnati da decenni nell’ambito accademico in studi e ricerche applicate alla innovazione tecnologica ed ambientale, furono chiamati dalle Istituzioni a far parte del Comitato Scientifico della Concessionaria “Stretto di Messina spa” (SdM), con compiti di consulenza tecnico-scientifica per la supervisione e l’indirizzo delle attività progettuali e di studio e per fornire pareri al Consiglio di Amministrazione della SdM, in ordine al progetto definitivo ed esecutivo del Ponte sullo Stretto di Messina e dei suoi collegamenti stradali e ferroviari sulle due sponde, per i quali, a seguito di un approfondito studio urbanistico-territoriale, sono stati progettati tra l’altro: la nuova ferrovia metropolitana con tre nuove stazioni (Messina centro, Ospedale, Università), lo spostamento della stazione ferroviaria da effettuarsi tramite un concorso di idee, la riqualificazione dei “waterfronts” di Villa S. Giovanni e Messina; tra le opere previste anche un poter fornire ai nostri concittadini (nonché ai contribuenti italiani) l’oggettiva conoscenza dei fatti così come si sono svolti nell’arco di 4 decenni di studi e di ricerche.

Riguardo al punto 1), dobbiamo ricordare che gli studi per supportare il progetto definitivo del Ponte a campata unica, sviluppati in questo lungo arco temporale, hanno portato ad escludere altre ipotesi tra le quali la soluzione subalvea, o quella del Ponte a più campate, e di conseguenza, all’approvazione del progetto definitivo del Ponte a campata unica da parte di tutti i soggetti previsti dalla Legge, con alcune raccomandazioni che non mettevano in alcun modo in discussione la fattibilità dell’opera e i suoi costi, ma facevano riferimento soprattutto ai tempi necessari per lo sviluppo del progetto esecutivo, stabilivano alcuni approfondimenti da sviluppare nel progetto esecutivo, che doveva comprendere anche la cantierizzazione dell’opera, fermi restando i tempi contrattualmente fissati in 6 mesi. Di conseguenza, riteniamo che l’affermazione sulla “non esistenza” del progetto ignori tutto questo e, soprattutto, dimentichi il lungo ed importante iter di studi e ricerche che avvalorano il progetto definitivo sviluppato, i cui contenuti trovano riconoscimento in tutto il mondo, come dimostrato dalla intensa attività internazionale di realizzazione di numerosi Ponti sul modello della tipologia “Messina style” (impalcato tri-cassone trasparente al vento), presentato ed apprezzato in USA, Giappone, Francia, Inghilterra, Germania, ecc. Più recentemente in Turchia con il ponte sui Dardanelli, nuovo record del mondo con i suoi 2023 metri di luce che sarà inaugurato nel 2022, che vede trai i progettisti anche la Società danese COWI progettista del Ponte di Messina per conto di Eurolink. Per quanto attiene la seconda affermazione, ovvero che “il ponte a campata unica non sarebbe attuabile in relazione alle nuove normative”, sarebbe opportuno, o meglio doveroso, che fosse precisata la natura della “non corrispondenza del progetto definitivo del 2011 alle sopraggiunte nuove normative”. Il progetto definitivo dell’attraversamento stabile con Ponte ad una campata di 3.300 m dello Stretto di Messina, prodotto nel 2010-11 dal gruppo di progettisti del Contraente Generale Eurolink, riprogettato e verificato dal Project Advisor denominato PMC (Parsons Transportation Group, N.Y, USA), fu poi in terza istanza ri-verificato e cross-validato (validazione incrociata fra i tre gruppi di esperti) attraverso una procedura di controllo ed asseverazione mai utilizzata in precedenza in Italia per un’opera pubblica nel settore delle infrastrutture. Il progetto è basato su regole e criteri ben più severi di quelli minimi prescritti delle normative strutturali, criteri rimasti inalterati anche nelle più recenti edizioni delle Norme europee e nazionali. Già a maggio 2011, il Comitato Scientifico licenziò con parere positivo l’approvazione finale del Progetto Definitivo, indicando, come già detto, alcune raccomandazioni da apportare in ase di progettazione esecutiva. Si era così arrivati quanto mai vicini alla cantierizzazione ed all’inizio dei lavori (peraltro già avviati allora con la realizzazione della variante ferroviaria di Cannitello, dove avrebbe dovuto sorgere la pila calabrese del ponte)».

Gli esperti del CTS evidenziano al premier Draghi che «Il progetto definitivo è composto da 8329 documenti, fra elaborati grafici e relazioni, per svariate decine di migliaia di pagine, dei quali, alla sola cantierizzazione, sono dedicati 521 elaborati, all’ambiente 687 elaborati, al monitoraggio ambientale 49 elaborati, etc. Trattandosi di un’opera con una struttura flessibile e quindi particolarmente sensibile all’azione del vento, sono stati eseguiti e ripetuti in modo indipendente (incrociando i risultati) numerosi test su modelli a scala ridotta nelle più prestigiose gallerie del vento internazionali tra le quali il Force Technology (Danimarca), con modello dell’impalcato a scala 1/80; B.L.W.T. (Ontario Hydro-Canada), con modello dell’impalcato a scala 1/80; N.R.C. (Ottawa-Canada), con modello dell’impalcato a scala 1/30; BMT Fluid Mechanics (Londra), con modello della Torre a scala 1/200; presso il CIRIVE (Polimi, Milano), con modello dell’impalcato, a scala 1/45, infine DLR (German Aerospace Center, Colonia). In fase esecutiva sarebbero state poi eseguite (per la prima volta nella storia) anche analisi in una galleria del vento criogenica (a ca. 100 Kelvin) ai fini di valutare i possibili effetti della riduzione in scala dei modelli in galleria del vento. Inoltre, per garantire la piena fruibilità delle strutture, il picco massimo di progetto della velocità del vento è stato assunto pari a 60 m/s (circa 216 km/h). I dati di progetto del vento sono stati valutati analizzando le risultanze delle misurazioni nei decenni, presso la stazione anemometrica collocata nella torre di Punta Faro, una struttura a traliccio, di altezza 233 m, posta sulla costa siciliana dello Stretto di Messina. Nel progetto definitivo in particolare sono stati studiati, verificati e risolti i problemi tecnici connessi:

1) all’azione sismica (che nella soluzione a campata unica risulta decisamente meno penalizzante di quella del vento), dove è stato assunto come “sisma di riferimento” il disastroso terremoto di Messina del 1908;

2) all’azione del vento particolarmente condizionante;

3) ad un possibile effetto Tsunami;

4) ai carichi mobili ferroviari e stradali;

5) ai giunti speciali per gli effetti termici;

6) agli urti accidentali da aeromobili;

7) al continuo monitoraggio strutturale e ambientale.
Inoltre sono state studiate approfonditamente le ricadute socio-economiche per il territorio ed è stata sviluppata una attenta stima analitica dei costi”. Pertanto la soluzione a campata unica è stata ampiamente dimostrata per la sua realizzabilità.

I costi sostenuti dallo Stato attualizzati per addivenire a questi risultati sono valutati ad oggi in ca. 370 milioni di Euro. Il progetto definitivo è stato già approvato ed immediatamente cantierabile e il suo abbandono costituirebbe un gravissimo danno erariale. E’ nostro dovere aggiungere, che le alternative alvee e sub alvee non sono fattibili e che la soluzione a due o tre campate pone sfide, allo stato attuale della conoscenza, difficilmente superabili, come anche riconosciuto dagli studi condotti finora. Per la soluzione a due campate erano emersi problemi esiziali riguardo la sicurezza e in particolare riguardo l’aspetto fondazionale e quello geo-sismo-tettonico, ambientale e della sicurezza con assunzione di rischi non mitigabili. Oggi la stessa Commissione De Micheli riconosce per tale soluzione l’esistenza di problemi gravissimi (rischi sismici, fondazionali, ambientali, per la navigazione) i quali a seguito di ulteriori approfondimenti potrebbero confermarsi non superabili. Riteniamo, pertanto, che tali dichiarazioni così perentorie dovranno essere giustificate e supportate da precisi riferimenti, in quanto le enunciazioni relative alla “non esistenza del progetto” appaiono del tutto prive di riscontri oggettivi. Quanto al punto 3) riferito all’impatto ambientale ed economico, ricordiamo che i quesiti posti dal Ministero dell’Ambiente portarono a puntuali risposte al conseguente parere prima della sospensione definitiva del progetto, con la premessa che nel passaggio dal definitivo all’esecutivo vi sarebbe stata data attuazione. Non si comprende pertanto quale sia “l’impatto ambientale” di riferimento connesso alla suddetta affermazione Per quanto attiene il progetto definitivo e la sua cantierabilità, come già detto dobbiamo altresì precisare:

1) che il livello di elaborazione del progetto definitivo contiene costi e tempi certi;

2) che l’approvazione del progetto definitivo prevedeva, in maniera perentoria, il deposito entro sei mesi del “progetto esecutivo”, il quale, come è noto, non può modificare tempi di esecuzione e costi, ma:

a) sviluppa coerentemente il progetto definitivo;

b) determina in ogni dettaglio i lavori da realizzare e l’organizzazione operativa del cantiere».

Il premier Draghi non ha, fino ad oggi, espresso una sua posizione relativamente al Ponte sullo Stretto. Questi due documenti, accompagnati da una corposa documentazione, potranno essere utili a capire la posizione definitiva del Governo su un progetto che ridisegnerebbe totalmente il futuro non solo di Calabria e Sicilia, ma di tutto il Mezzogiorno e dell’intero Paese. (rrm)

Il Ponte sullo Stretto, i cinesi e WikiLeaks: quello che Assange racconta

di GIOVANNI MOLLICA – La gestione del potere è mestiere che non ammette prigionieri. Richiede cinismo e pelo sullo stomaco. Spesso implica che è necessario nascondere la verità. Chiunque abbia superato l’età delle illusioni lo capisce. Ma ci sono dei limiti.

Un esempio terrificante, per dimensioni e quantità di argomenti trattati, è dato dalla sottrazione e pubblicazione di documenti che il governo americano considerava “classificati” (coperti da segreto). Il colpevole, per sua stessa ammissione, era il giornalista australiano Julian Paul Assange, cofondatore dell’organizzazione divulgativa WikiLeaks, attualmente, in carcere in Gran Bretagna. Gli Stati Uniti ne chiedono l’estradizione con l’accusa di cospirazione e spionaggio. Se verrà concessa, il suo destino è il carcere a vita. Una parte – breve ma saporita – dei documenti diffusi da Assange riguarda la Sicilia ed è rintracciabile all’indirizzo Facebook.

Leggendola, divengono più chiari episodi che hanno caratterizzato la vita del nostro Paese nel drammatico periodo della crisi dello spread, nell’estate 2011. La conclusione del racconto è preoccupante: «È un’ironia della Storia che Mario Draghi possa essere costretto, dalle circostanze, a porre rimedio al disastro che lui stesso ha contribuito a provocare».

Un’affermazione gravissima alla quale, però, i grandi media italiani non sembrano interessati, impegnati come sono a raccontarci i retroscena delle liti tra Fedez e Ferragni. Certo, il Web è pieno di balle – oggi ridenominate, più elegantemente, fake news –, ma quanto Assange racconta ha una sua logica inattaccabile, è ampiamente confermato dai fatti e dovrebbe essere oggetto di un serio approfondimento.

Non solo dai media indipendenti, ma anche dalla Politica. Tutto nasce dall’offerta cinese di finanziare il Ponte sullo Stretto: «… the Chinese also offered to co-finance the Messina Bridge» e un aeroporto internazionale posto al centro della Sicilia. Allo scopo di farne il grande snodo dei traffici tra Asia, Europa e Africa. Ma, come i fatti hanno dimostrato, non tutti erano d’accordo: «All this was sabotaged by U.S. Secretary of State Hillary Clinton, who warned the Italian government against involvement with China».

In altre parole, Hillary Clinton – allora Segretario di Stato del democraticissimo Obama – sabotò il progetto e ammonì il governo italiano (IV governo Berlusconi 2008-2011) di non azzardarsi a stringere rapporti così importanti con la Cina. A ciò si aggiunse l’esplicita minaccia, contenuta nella lettera della Banca Centrale Europea, a firma congiunta dell’uscente Trichet e dell’entrante Draghi, che «… threatened the Berlusconi-Tremonti government to impose brutal austerity, or the ECB would stop backing Italian sovereign debt».

A fronte di quest’azione a tenaglia di Usa e Bce, «… the government was overthtown, and economic hitman Mario Monti was installed. His second act was to stop construction of the Messina Bridge (his first act was to repay in advance a derivative contract with Morgan Stanley)».

Il governo Berlusconi cadde e Monti – definito economic hitman, assassino economico! –, dopo essersi affrettato a rimborsare anticipatamente un debito con Morgan-Stanley, interruppe l’iter di costruzione del Ponte di Messina. È vero che non c’è nulla, o quasi, di veramente nuovo, ma era ed è l’unica spiegazione logica di quanto accaduto in quegli anni. Resta un dubbio: perché tv e grandi giornali non parlarono e continuano a non parlarne? Forse perché le cose andarono esattamente così? (gm)

SUD, DA SCILLA LE IDEE DI RINNOVAMENTO
LA SFIDA È GIA AVER SCELTO LA CALABRIA

di SANTO STRATI – La prima sfida già sta nella scelta della location: la Calabria, Scilla. Convocare un super “pensatoio” par parlare di Sud in Calabria spiega chiaramente l’idea di Mezzogiorno che porta avanti la Fondazione Magna Grecia guidata dall’ex deputato Nino Foti: «la Calabria è il luogo migliore – ha detto la giornalista Paola Bottero in apertura dei lavori – per immaginare un futuro diverso che sappia valorizzare le ricchezze del territorio».

C’è un potenziale incredibile in questa terra e, soprattutto, occorre fare una profonda opera reputazione per restituire la vera immagine di una regione come, purtroppo, in tantissimi non la vedono. La Calabria come terra di crescita e sviluppo, di formazione, di intelligenze e di risorse umane che, ovunque nel mondo, hanno mostrato capacità e competenze. Il merito del convegno Sud-e-Futuri è proprio questo: aver messo la Calabria al centro dell’attenzione pubblica, sotto riflettori di luce positiva, che diano al territorio le giuste chances di ripresa. È questo il punto di inizio: la ripartenza, soprattutto alla luce dei miliardi messi a disposizione dall’Europa e disponibili con il “Piano di ripresa e resilienza” perché si possano finalmente offrire vere opportunità ai nostri giovani.

Discutere di sviluppo non è mai un esercizio inutile: serve focalizzare idee e proposte, finalizzare iniziative, sviluppare e portare avanti progetti che siano concreta dimostrazione che stavolta si fa sul serio. Anche perché – sia ben chiaro – questa è l’ultima occasione. Come il Piano Marshall ha fatto risorgere l’Italia (ed erano risorse minime rispetto a quelle di oggi), così il PNRR se intelligentemente utilizzato offre un’opportunità straordinaria per tutta la regione, per i calabresi che ci vivono e per quelli (tantissimi) disponibili a tornarci (con l’ansia dell’assai gradito ritorno a casa).

Occorre guardare con molta attenzione ai risultati questi tre giorni (il convegno si chiude oggi) per valutarne i suggerimenti e analizzare le idee, cosa che la nostra classe politica e dirigente ha sempre mancato di fare. Serve una visione di futuro, una strategia che metta insieme le tante problematiche del Mezzogiorno e indichi le soluzioni per sanità, mobilità, lavoro: è quest’ultimo l’obiettivo principale che dovrebbe occupare i pensieri del futuro governatore della Calabria. Creare occasioni e opportunità di lavoro per i tantissimi laureati e diplomati che hanno il trolley pronto per partire, con la morte del cuore, perché non ci sono le condizioni di welfare che permettano di progettare un qualunque futuro, mettere su famiglia, comprarsi una casa, offrire ai figli che verranno condizioni di vita adeguate. I nostri governanti – non lo dimentichino i calabresi che il 3 e 4 ottobre andranno al voto (e speriamo rinunceranno ad astenersi) – hanno rubato il futuro ai nostri ragazzi: interrompiamo questo “furto” e guardiamo con ottimismo al domani.

Non è un caso che il tema della tre giorni di Scilla sia stato (R)innoviamo il Mezzogiorno, dove il rinnovamento fa il paio con l’innovazione, vera chiave di sviluppo per una terra che utilizza appena il 5% delle sue risorse. Uno degli obiettivi del meeting era quello di agevolare i contatti tra le varie realtà, italiane e non solo, per creare una rete che sappia garantire sviluppo e progresso: vedremo nei prossimi mesi se sarà adeguatamente capitalizzato questo contributo di idee. Di iniziativa importante ha parlato la viceprefetto vicario Maria Stefania Caracciolo: «in linea con gli obiettivi di chi vuole che la nostra terra non sia più terra di ‘ndrangheta. Dobbiamo cominciare a guardare la parte piena del bicchiere, il positivo smettendo di piangerci addosso. Bisogna chiedersi perché l’imprenditoria non decolla in questa nostra regione. La criminalità non può essere sconfitta con interdittive e certificazioni, ma serve uno sforzo corale e collettivo, un cambio di natura culturale».

Idee chiare, a proposito, di un Sud che non trova la sua dimensione imprenditoriale in una terra che – secondo il giornalista Antonio Padellaro presidente de Il Fatto Quotidiano – che vede imperare una triangolazione di potere. Un vertice di questo triangolo è rappresentato dall’Unione Europea con i fondi stanziati per l’emergenza e le garanzie richieste per potere realizzare i progetti. I finanziamenti potrebbero essere interrotti se non si rispettano gli impegni presi. Il secondo vertice del triangolo è il governo di Mario Draghi garante per l’Italia nel mondo e garante del Pnrr. La classe politica che verrà eletta alle prossime elezioni regionali in Calabria – ha ammonito Padellaro – sarà sotto osservazione per evitare che i finanziamenti possano finire nelle tasche della malavita. Il vertice alto del triangolo è il presidente Sergio Mattarella che sta intervenendo più che con moniti, con precise richieste. Così come è avvenuto con la richiesta di mettere un freno alle manifestazioni violente dei no vax. Questo il quadro di riferimento in cui dobbiamo muoverci».

Accanto a Padellaro un altro grande giornalista italiano, Paolo Mieli,  ha offerto un contributo di non poco conto concordando sulla necessità di investire  sulla cultura della cura del territorio  (introdotta dal vicecapo della Protezione Civile Immacolata Postiglione): «È corretta – ha detto Mieli – la declinazione dell’emergenza al plurale. Devo dire, però, che il colpo d’occhio che ho avuto arrivando in Calabria è stato molto positivo. Questa regione, che sembrava dovesse essere la prima a soccombere per la pandemia dopo il cambio dei commissari alla sanità di un anno fa, ha invece resistito. Ha dato una prova di civiltà e responsabilità maggiore rispetto ad altre regioni. Adesso si andrà al voto e, compatibilmente alle norme covid, più si vota meglio è». Mieli ha poi sottolineato la necessità di una riforma costituzionale rifacendosi a quanto fatto da De Gaulle che, secondo il giornalista, presenta molti profili comuni a Mario Draghi. «La nostra Costituzione sarà anche la più bella del mondo – ha detto ancora Mieli – ma siamo stati commissariati due volte con Monti e Draghi, per non parlare delle anomalie sulla prosecuzione dei mandati dei presidenti della Repubblica.Siamo davanti a una grave crisi costituzionale e si deve stare attenti alle ripartenze calate dall’alto. L’unico meccanismo virtuoso è quello di coinvolgere il popolo, non solo quando deve vaccinarsi, ma anche per scegliere la classe dirigente».

C’è – è evidente – ha sottolineato il presidente della Fondazione Magna Grecia Nino Foti – il rischio che i finanziamenti destinati al Sud vadano dispersi o acquisiti dalla criminalità. «La mancanza di civismo e, invece, la presenza di una struttura sociale che non osserva le regole hanno dato spazio libero alla criminalità organizzata di crescere indisturbata. Serve poi uno svecchiamento e il rinnovamento della burocrazia nazionale e regionale che sono state, spesso, di ostacolo alla spesa pubblica per la loro arretratezza».

Gli interventi sono stati tanti e altri sono in programma oggi. Il vicepresidente della Regione Sicilia Gaetano Armao ha parlato della «grande opportunità per recuperare gravi gap strutturali, perché la ripresa è tangibile, con prospettive importanti per i prossimi quattro anni», mentre l’amministratore delegato della Consap (la Concessionaria dei Servizi Assicurativi Pubblici) Vincenzo Sanasi D’Arpe ha sottolineato che «serve un duplice ruolo di controllo sia sulla liceità che sulle modalità operative di gestione dei fondi. Oltre il 50% di questi sarà destinato a infrastrutture, alta velocità e porti. Si tratta di un intervento dello Stato nel mercato che il governo dovrà gestire usando strumenti di programmazione economica.  Accanto a questi occorrono misure straordinarie per la crisi e il risanamento d’impresa». E di innovazione tecnologica, tra gli altri, hanno parlato il Rettore della Mediterranea Santo Marcello Zimbone, il giornalista Giuseppe Smorto, Francesco Caporaso di Anas Calabria, Luigi De Vecchis di Huawei Italia, Giovanni Ferigo ad di Inwit.

Ma la pandemia continuerà a costringerci nell’emergenza? Secondo Franco Romeo, direttore di Cardiologia al Policlinico Tor Vergata di Roma, va rifiutata «la narrazione, spesso eccessivamente critica del sistema sanitario calabrese, e difeso la tenuta complessiva della Calabria. Abbiamo resistito meglio di quanto si poteva immaginare alla pandemia. In Calabria ci sono stati 1302 morti dall’inizio dell’emergenza Covid. Avevamo 140 posti di terapia intensiva contro i 500 della Lombardia, in linea quindi con la consistenza della popolazione e mai si sono riempite. Anche l’indice di letalità, il rapporto cioè tra numero morti e pazienti che hanno avuto la malattia, si è attestato all’1.3, rispetto alla media nazionale sopra il 3. È vero che c’è stato disordine, ritardi nella vaccinazione, ma non c’è mai stato paziente che non abbia trovato posto in ospedale. Sicuramente, però, nell’anno appena passato ci saremmo aspettati investimenti maggiori nella sanità calabrese».

Naturalmente si è parlato anche di mobilità (carente al massimo in Calabria) e del Ponte sullo Stretto. L’Università Mediterranea per voce di Marina Tornatora, docente del dipartimento Arte, ha espresso un punto di vista ababstanza coerente con la visione offerta a suo tempo dal fondatore di Architettura a Reggio Ludovico Quaroni: «Il corridoio scandinavo deve avere una strategia di territorio che dà un’attenzione precisa a tutte le realtà interconnesse non solo al ponte». Bisogna «ristabilire degli equilibri di infrastrutture» perché il Sud non parta svantaggiato: «Se Roma-Milano si fa in tre ore e mezza dobbiamo pretendere Roma-Catania in tre ore e mezza. Il ponte deve farci riflettere su una strategia ampia: guardare al Sud come uno spazio di baricentro nel Mediterraneo». «Il ponte – secondo Dario Lo Bosco, presidente di Trainose del Gruppo FS – è una cerniera strategica di un grande corridoio plurinazionale. Interconnettere le reti significa dare valore aggiunto anche all’economia e al pil. Oggi il ponte è una scommessa anche per incrementare l’economia dopo il Covid».

Economia e scippo al Sud: il direttore del Quotidiano del Sud Roberto Napoletano ha ribadito le sue convinzioni, ormai note e condivise a tutti i livelli: «Noi abbiamo avuto tutti questi soldi perché siamo quelli messi peggio: siamo il grande malato d’Europa. Questa è l’ultima occasione» per cui più che mai necessario sarebbe per le regioni «affidarsi a strutture di progettazione. Sul ponte: non ho le competenze tecniche per potermi esprimere sulle tre campate – ha concluso –  ma, per quanto riguarda l’aspetto economico, il ponte ad una campata era stato approvato in tutte le discussioni».

Il Ponte, grande sogno, probabile nuova incompiuta anche di questo Governo che guarda all’innovazione e al futuro. Provocatoriamente l’ex ministro Saverio Romano ha chiesto «Ma siamo sicuri che i siciliani e i calabresi vogliono questo ponte? Abbiamo vissuto tutti quanti una stagione in cui ad ogni campagna elettorale si parlava di ponte sullo Stretto. C’è stata una gara, un aggiudicatario (che è stato anche risarcito) e non c’è stato nessun moto rivoluzionario tra Sicilia e Calabria. I siciliani e i calabresi ritengono che questo ponte sia indispensabile? Le ragioni del no dovrebbero riguardare siciliani e calabresi» mentre quelle del «sì potrebbero avere altri interessi che potrebbero avere un panorama largo». «Prima ancora del ponte abbiamo bisogno di costruire un ponte tra fabbisogno e consapevolezza. Questo ponte che ha mille ragioni per essere realizzato non viene realizzato perché la minoranza si è rivelata più forte della maggioranza. Penso che nessuno di noi in futuro vedrà realizzato il ponte sullo Stretto nonostante sia necessario come erano necessarie molte cose prima di noi nessuno ha visto».

Ponte, mobilità (in primo luogo la statale 106) digitalizzazione, innovazione tecnologica: un carnet “rovente” per una regione che non soffre solo di sanità insufficiente e “malata”. Dove manca – non ci stancheremo mai di ripeterlo – una visione di futuro. Fosse la volta buona che da Scilla parta la scintilla per attivare il sacro fuoco della dovuta attenzione alla Calabria e ai calabresi? (s)

 

 

 

 

IL PONTE RIMARRÀ UN SOGNO PROIBITO
SE ALLA POLITICA NON INTERESSA FARLO

di ROBERTO DI MARIA – Pochi giorni fa, in Parlamento, il Ministro per le Infrastrutture e la Mobilità Sostenibile, Enrico Giovannini, ha dichiarato che la prima fase del progetto di fattibilità per il Ponte sullo Stretto si concluderà nella primavera del 2022 per poi avviare un dibattito pubblico e pervenire ad una scelta condivisa ed evidenziare le risorse nella legge di bilancio 2023.

Per realizzare questo ennesimo progetto, che il governo intende affidare a Italferr, società del gruppo Ferrovie dello Stato, sono stati stanziati 50 milioni di euro. È prevista anche “l’istituzione di un gruppo di lavoro dedicato a supportare e coordinare l’intero processo“. Insomma, l’ennesima Commissione per decidere cosa? Di fare il Ponte, finalmente? Magari!

Ponte sì, Ponte no, la pantomima infinita

Per scansare ogni equivoco, con una successiva nota il Ministero smentiva di avere già preso una decisione favorevole alla realizzazione dell’opera, correggendo, in tal modo, il titolo di un quotidiano che aveva mal sintetizzato un’intervista allo stesso Ministro. Non fosse mai che qualche forza politica della maggioranza di governo, tradizionalmente no-Ponte , se la prendesse a male: ne andrebbe della tenuta del governo! A quella del Paese, ed in particolare della sua parte meridionale, penseremo un’altra volta…

Rimane quindi in campo la cosiddetta “opzione zero” cioè nulla: la situazione rimane quella che è, con i “ferry boats” che traghetteranno persone, automezzi, TIR e treni per sempre. E che, proprio in questi giorni, regalano oltre 3 ore di attesa all’imbarco, sotto il sole ad oltre 40°, agli sprovveduti che, stoicamente, si ostinano ancora a voler passare le loro vacanze in Sicilia.

Una pantomima che dura ormai da oltre 50 anni questa del Ponte sullo Stretto, ma che negli ultimi mesi ha assunto connotati grotteschi. Ricorderete che giusto un anno fa venne fuori l’idea del tunnel sotto lo Stretto. Il sottoscritto l’aveva smontata in poche righe (vedi articolo su siciliainprogress.com), anche perché l’ipotesi era stata scartata già negli anni ’80. Ma al governo è servita una Commissione di 16 esperti che solo nel maggio sorso ha emesso il proprio verdetto, con la bocciatura del tunnel di cui tutti si erano innamorati l’estate scorsa, vice ministro Cancelleri in testa.

Un pò di storia…

Ma questa inutile la perdita di tempo, per chi ci governa, non era ancora sufficiente. La Commissione, ha infatti considerato plausibile l’ipotesi del Ponte a tre campate, scartata, anch’essa, oltre 30 anni fa! E’ comprensibile che non lo ricordino i comuni mortali (un pò meno che non lo ricordino al Ministero) ma è del 1986 il primo pronunciamento da parte della Stretto di Messina s.p.a., sull’ipotesi di ponte a due o più campate. Seguito un  anno dopo da un analogo pronunciamento delle allora Ferrovie dello Stato. Entrambi contrari.

La pietra tombale arrivò nel 1990, quando due esperti di fama mondiale, l’americano Robert Whitman e l’olandese Abraham Van Weele, nominati per dare un responso definitivo su questa ipotesi, esclusero categoricamente la realizzazione anche di una sola pila in mezzo allo Stretto. Nelle motivazioni si faceva laconicamente riferimento alle complesse problematiche in fase costruttiva ed alla forte suscettività ai terremoti.

Per questo si decise per un’unica, lunga campata da 3,3 km, appoggiata su piloni realizzati in terraferma, poi sviluppata nei successivi 20 anni, fino all’attuale progetto definitivo; regolarmente approvato e redatto nell’ambito di un appalto già assegnato.

I lavori, in realtà, sono già iniziati!

Per chi non lo sapesse, infatti, i lavori per il Ponte sono stati già appaltati, nel 2005, ad un raggruppamento di imprese internazionali (tra cui danesi, canadesi e giapponesi) capitanato da Salini-Impregilo, oggi Webuild. E sono persino iniziati, con la realizzazione dello spostamento della ferrovia a Cannitello, sulla sponda calabrese, proprio per liberare spazio per uno dei due piloni. Tanto che Webuild vuole essere risarcita per il contratto unilateralmente cancellato dallo Stato. E parliamo di oltre 800 milioni di euro, per i quali la causa è tuttora in corso.

Una situazione che sarebbe ridicola se non fosse drammatica, visto che da essa dipende il futuro della Sicilia e non solo: tutto il meridione si avvantaggerebbe della costruzione del Ponte.

Sappiamo benissimo che senza Ponte non sarebbe possibile portare l’Alta Velocità ferroviaria in Sicilia, e senza la Sicilia, con un bacino d’utenza di cinque milioni di persone, non sarebbe conveniente farla arrivare in Calabria, che di abitanti ne ha meno di due milioni. Con tanti saluti ai benefici indotti dalle linee AV che, nei territori in cui sono state realizzate, incrementano del 10% la crescita del PIL.

Ma soprattutto, potremmo dimenticarci di sviluppare la nostra portualità che, non collegata alla rete di trasporto via terra ad alta capacità (la cosiddetta rete TEN-T), non ha futuro; nonostante si trovi al centro del mare, il Mediterraneo, in cui transita quasi oltre il 27% del traffico mondiale containers.  Senza collegamenti stabili con il continente, infatti, non avrebbe senso farne sbarcare neanche uno, di containers.

In queste condizioni diventa persino illusorio realizzare i raddoppi ferroviari, magari collegati ai porti, o completare l’anello autostradale. Il permanere della condizione di insularità dell’isola le renderebbe inutili cattedrali nel deserto. Esattamente al contrario di chi sostiene che, senza di esse, lo sarebbe il Ponte.

Se solo ci fosse la volontà politica…

Diciamolo chiaramente: se il governo italiano volesse realizzare il Ponte sullo Stretto, potrebbe farlo in pochi giorni. Basterebbe, semplicemente, riavviare l’iter contrattuale dell’appalto improvvidamente bloccato dieci anni fa. Se invece lo stesso governo rilancia ipotesi bocciate 40 anni fa e su queste si inventa commissioni, nuovi progetti, relative spese, dibattiti pubblici ed altre attività che dureranno decenni, è evidente che manca la volontà politica per realizzare quest’opera. Tanto vale, a questo punto, dirlo subito evitando di prendere in giro l’intero Paese, siciliani in testa.

Ultima considerazione: tutto ciò avviene in presenza di un governo nazionale che comprende quasi tutte le forze politiche presenti in Parlamento; poichè non abbiamo visto grandi proteste, a favore del Ponte, da parte dell’opposizione, possiamo dedurre tranquillamente che, rispetto a questo tema, nessuno può dirsi esente da colpe. (rdm)

[Roberto Di Maria è un ingegnere dei Trasporti]

Sul canale Youtube di Telemia il dibattito sul Ponte sullo Stretto

Ha suscitato particolare interesse il dibattito sul Ponte dello Stretto, dal titolo Ponte sullo Stretto di Messina. Perché tanta opposizione? condotto dal nostro direttore Santo Strati e organizzato in collaborazione con Telemia, sul cui canale YouTube si può vedere l’incontro.

Hanno partecipato Aurelio Misiti, prof. di Ingegneria Ambientale e già presidente del Consiglio superiore LL.PP, lberto Prestininzi, prof. Rischi Geologici Università La Sapienza e già membro del Comitato Scientifico Ponte di Messina, Enzo Siviero, prof. di Ponti presso Università di Veneziz e Rettore di e-Campus, Giovanni Mollica, ingegnere e Aldo Ferrara, presidente di Unindustria Calabria(rrc)

Ponte sullo Stretto, Basta Vittime sulla 106: Con metà dell’investimento si ammoderna Statale da Sibari a Locri

L’Odv Basta Vittime sulla Strada Statale 106, ha ribadito che, per il sodalizio, «il Ponte sullo Stretto non è assolutamente un’opera infrastrutturale d’interesse prioritario per la Regione Calabria», e che è «sconfortante che i parlamentari calabresi, tutti nelle commissioni Ambiente e Trasporti della Camera dei Deputati, non abbiano osservato al ministro Enrico Giovannini che, con la metà dell’investimento necessario per realizzare il Ponte sullo Stretto, è possibile ammodernare su un tracciato a 4 corsie ex novo la Statale 106 da Sibari  fino a Locri».

«Allo stesso tempo – ha aggiunto l’Odv – dopo l’investimento di 9,4 miliardi di euro sull’alta capacità/alta velocità ferroviaria da Salerno a Reggio Calabria è fondamentale sottolineare ed evidenziare quanto le scelte del Governo e dei parlamentari calabresi, tutti sono concretamente e realmente indirizzate nella direzione di voler rendere ancor maggiore il divario infrastrutturale tra la costa jonica calabrese e quella tirrenica, ma anche con il resto del Mezzogiorno, del Centro-Nord Italia e con l’Europa. Queste scelte politiche, è evidente, daranno il colpo di grazia al futuro della costa jonica calabrese».

«Il ministro delle Infrastrutture Giovannini – ha spiegato Basta Vittime – è stato audito sull’Attraversamento dello Stretto di Messina dalle Commissioni riunite Ambiente e Trasporti della Camera dei Deputati. Giovannini ha iniziato alle 8:35 spiegando che sul Ponte sullo Stretto di Messina furono istituite presso il Ministero delle Infrastrutture addirittura due gruppi di lavoro: uno il 27 agosto 2020 e l’altro il 3 settembre 2020 dall’ex ministro del Partito Democratico Paola De Micheli. Ha, poi, evidenziato che le motivazioni alla base della realizzazione di quest’opera sono riconducibili al “trend negativo della popolazione”, al “trend negativo dell’occupazione” ed al “trend negativo del Pil” parametri che – secondo il Ministro – grazie all’avvio del Ponte possono invece tornare a crescere».

«Le novità più interessanti – ha proseguito – che ha avuto modo di esternare il Ministro Giovannini sono essenzialmente due: la prima è quella relativa ai costi poiché, da ciò che emerge, il Ponte sullo Stretto di Messina potrà essere realizzato per importo totale di oltre 10 miliardi di euro; è stato già disposto con la Legge di Bilancio del 2021 un finanziamento di 50 milioni di euro per la redazione di un progetto di fattibilità tecnica ed economica al fine di confrontare le due soluzioni di collegamento che potrebbe concludersi entro la primavera del 2022, così da avviare un dibattito pubblico sull’opera ed ha, infine, annunciato l’istituzione di un nuovo gruppo di lavoro dedicato a supportare e coordinare l’intero processo, con la partecipazione di esperti e rappresentanti dei Ministeri coinvolti».

«Intervengono per formulare quesiti ed osservazioni – ha spiegato Basta Vittime – i deputati Paolo Ficara (M5S) che osserva che il contenuto della 158 pagine della relazione sul Ponte sullo Stretto è parecchio lacunosa su molti aspetti; Stefania Prestigiacomo (FI) chiede al ministro perché viene dato peso al lavoro dei due Gruppi di Lavoro istituiti dalla ex ministra del PD De Micheli e non, invece, all’iter procedurale dell’Opera che dura da decenni ed è – dal punto di vista legale – l’unico faro da seguire; Chiara Braga (PD) rivendica la straordinario importanza del lavoro svolto dai due Gruppi di Lavoro; Edoardo Rixi (Lega) chiede al Ministro quanto è costato allo Stato il lavoro svolto dai due Gruppi di Lavoro; Luciano Nobili (IV) chiede di partire subito; Tommaso Foti (Fdi) afferma che Fratelli d’Italia è favorevole al Ponte; Rossella Muroni (M-MAIE-PSI-FE) chiede ulteriori approfondimenti su un’opera che è molto complessa; Matilde Siracusano (FI) asserisce che lo sviluppo del Mezzogiorno passa dalla realizzazione del Ponte sullo Stretto; Giulia Grillo (M5S) chiede al ministro una analisi costi-benefici sul Ponte sullo Stretto; Alessandro Pagano (Lega) afferma che son serviti 8 mesi e due gruppi di lavoro per leggere informazioni che erano già note; Roberto Morassut (PD) chiede approfondimenti sulla questione ambientale legata alla realizzazione dell’opera».

«Insieme gli interventi della lombarda Braga – ha concluso Basta Vittime SS 106 – sulla dell’emiliano romagnolo Foti, della pugliese Muroni, del ligure Rixi, dei laziali Morassut e Nobili, e dei siciliani Prestigiacomo, Siracusano, Grillo e Pagano vi sono anche quelli di due parlamentari calabresi: Vincenza Bruno Bossio (PD) che ricorda la mozione firmata dai 21 parlamentari del PD in cui si chiedeva di realizzare il Ponte sullo Stretto e rivendica la carenza infrastrutturale ad oggi esistente da Salerno a Reggio Calabria e Domenico Furgiuele (Lega) che propone al ministro di chiedere all’Europa il 20% del costo del Ponte sullo Stretto e propone di realizzare senza perdite di tempo il progetto a tre campate». (rrm)

Ponte sullo Stretto, il ministro Giovannini: Progetto di fattibilità entro primavera

Il progetto di fattibilità del ponte sullo Stretto si concluderà nella prossima primavera, «per avviare un dibattito pubblico e pervenire una scelta condivisa e evidenziare nella legge di bilancio 2023 le risorse». È quanto ha sostenuto il ministro alle Infrastrutture, Enrico Giovannini, nel corso dell’audizione alle commissioni riunite Ambiente e Trasporti della Camera.

«Un approccio serio – ha detto il ministro – basato su dati scientifici disponibili, ma anche una valutazione attenta sui trasporti e sulla necessità di arrivare ad una decisione informata. È per questi motivi che la Commissione ha ritenuto di redigere uno studio di fattibilità tecnico-economico che possa indicarci quale sia la soluzione più adeguata per giungere nei tempi indicati a prendere una decisione definitiva: se quella del ponte a una o più campate e per la  quale verranno impiegati 50mln già individuati con la Legge di Bilancio 2021».

«Lo Studio – ha proseguito – ha messo in evidenza che i numeri rappresentativi del traffico sullo Stretto di Messina sono rilevanti su scala nazionale: 11 mln di passeggeri/anno, quanto gli aeroporti siciliani, 0,8 mln veicoli pesanti/anno come il traforo del Frejus e più del Monte Bianco, 1,8 mln veicoli leggeri/anno, più del Monte Bianco».

«Non a caso –  ha puntualizzato il ministro – dalle analisi condotte, il Gruppo di lavoro ha stabilito che sussistono ‘profonde motivazioni’ per realizzare l’ attraversamento stabile dello Stretto di Messina, a completamento del potenziamento e riqualificazione dei collegamenti marittimi».

«Nel breve periodo – ha detto in conclusione il ministro – istituiremo un nuovo gruppo di lavoro permanente, che veda convolti tutti gli attori pubblici e privati e la società civile per la gestione delle proposte progettuali individuate e per una maggiore condivisione delle scelte. Attualmente, sono già in corso colloqui per stabilire una governance integrata con i presidenti della Regione Sicilia e della Regione Calabria».

«Le parole del ministro Giovannini sul Ponte sullo stretto sono sicuramente positive per quanto concerne la volontà di realizzare un opera strategica per il rilancio del mezzogiorno e di tutto il paese ma la richiesta dell’Intergruppo parlamentare al governo  al Ministro dei Trasporti è che i lavori comincino prima della fine della legislatura» ha dichiarato la senatrice di Italia VivaSilvia Vono.

«Bisogna posare la prima pietra con una valutazione attenta del progetto già esistente e cantierabile e realizzabile in piena sicurezza – ha aggiunto – conservando la completa affidabilità funzionale, prima di mettere in campo ulteriori studi di fattibilità su proposte già esaminate, studiate e su cui lo Stato ha impegnato ingenti risorse, Studi che, alla luce di ciò, potrebbero risultare del tutto superflui. I fondi ci sono. Webuild (ex Impregilo) è pronta a sostenere in gran parte l’opera e da parte delle Regioni Calabria e Sicilia è stata già data piena disponibilità a rivolgersi al mercato finanziario per reperire i fondi mancanti».

«La costruzione del Ponte – ha proseguito – sarà a costo zero per i cittadini e darà allo Stato la disponibilità di un’infrastruttura del valore nominale di 8 miliardi di euro e di nuove entrate erariali per 9 miliardi di euro da investire nello sviluppo del Mezzogiorno. Sono stimate 11 mila assunzioni dirette e 107 mila nuove assunzioni di indotto che porterebbero ad un incremento dello 0,5% del tasso di occupazione nazionale ed un aumento dello 0,2% del Pil italiano, pari a circa 2,5 miliardi di euro all’anno per 30 anni. Non si può perdere altro tempo, servono tempi certi. C’e un fronte trasversale in parlamento che dice si all’opera, è una occasione che non possiamo sprecare. Si deve iniziare subito». (rrm)

A Roccella Jonica l’incontro su “Ponte sullo Stretto di Messina. Perché tanta opposizione?”

Domani sera, a Roccella Jonica, alle 21, e in diretta su Telemia, è in programma l’incontro su Ponte sullo Stretto di Messina. Perché tanta opposizione?, organizzato da Calabria.LiveTelemia in collaborazione con Galileo.

Conduce Santo Strati, giornalista e direttore di Calabria.Live. Intervengono Alberto Prestininzi, prof. Rischi Geologici Università La Sapienza e già membro del Comitato Scientifico Ponte di Messina, Aurelio Misiti, prof. di Ingegneria Ambientale e già presidente del Consiglio superiore LL.PP, Enzo Siviero, prof. di Ponti presso Università di Veneziz e Rettore di e-Campus, Giovanni Mollica, ingegnere e Aldo Ferrara, presidente di Unindustria Calabria.

 Lasciando agli archivi le notizie storiche che parlano del Ponte Sicilia-Calabria, sono passati 60 anni da quando l’idea di costruire un collegamento stabile tra le sponde si è trasformata in un programma del Governo italiano e, successivamente, della Commissione dell’Unione Europea. Gli studi iniziali, condotti da Anas, Ferrovie dello stato e Cnr con il coinvolgimento del Consiglio Superiore dei LL.PP. sono stati poi proseguiti dalla Società Stretto di Messina con il coinvolgimento dei migliori scienziati, progettisti italiani e del mondo.

Questa lunga Fase si è conclusa con una gara internazionale che ha consentito di scegliere il General Contractor, (insieme al Project Management Consulting-PMC) che ha prodotto il Progetto definitivo, approvato da tutti gli organi competenti e con l’apertura, di fatto, del cantiere per la variante di Cannitello.

Il Ponte a campata unica è un’opera costituita da un impalcato di 3300 m sorretto da pendini verticali (cavi di acciaio) a loro vota sostenuti da una grande cavo longitudinale d’acciaio connesso a due torri alte circa 380 metri, posizionate a terra su fondazioni circolari di oltre 55 metri di diametro ancorate a tergo delle torri in due zone opportunamente studiate, in Calabria e in Sicilia. Un’opera di straordinario livello tecnologico e scientifico, esaltata in tutto il mondo, come testimonia la realizzazione di Ponti nel mondo del tipo Ponte Messina.

Da questo momento inizia una vera e propria opera di demolizione che culmina, a dicembre 2012, con la decisione del Governo Monti e del Ministro Passera di cancellare l’opera, con un discutibile dispositivo di legge unilaterale che annulla un contratto internazionale in essere, generando un contenzioso di parecchi milioni di euro. Da notare che il finanziamento statale di 2 miliardi, sottratto al Ponte, viene dirottato al Nord e nulla viene impegnato al Sud. Perché tutto questo? Parliamone. (rrc)

Il sottosegretario Cancelleri: Il Governo deciderà entro l’estate per Ponte sullo Stretto

Entro l’estate, il Governo deciderà per il Ponte sullo Stretto. È quanto ha reso noto il sottosegretario alle Infrastrutture Giancarlo Cancelleri, a margine della presentazione del progetto SiciliaVola a Palermo, aggiungendo di «non facciamoci prendere dalla scelta della singola soluzione tecnologica altrimenti si diventa tifosi di qualcosa che non appartiene a nessuno».

« Abbiamo bisogno – ha aggiunto – di affrontare il tema con serietà, e questo non significa essere tifosi del ponte a una, a due a tre campate o del tunnel. Bisogna essere tifosi delle infrastrutture».

«Con queste opere – ha proseguito – supereremo il danno dell’insularità perché andremo oltre l’insularità: non collegheremo la Sicilia alla Calabria, ma con il mondo redendo il nostro Paese più competitivo a livello mondiale. Da qui a dieci anni, la Sicilia sta cominciando a vivere una grande stagione di spese e infrastrutture».

«Quest’anno – ha concluso – nel Pnrr abbiamo 20 miliardi di euro più i contratti di programma: in Sicilia nei prossimi anni ci saranno investimenti per 30-35 miliardi di euro. È veramente una delle Regioni che ha raccolto più di tutti, però dobbiamo saperli spendere». (rrm)