LE FRAGILI MOTIVAZIONI DEI NO-PONTE
TANTI PREGIUDIZI E SCARSA INFORMAZIONE

di ROBERTO DI MARIA – Capita spesso di leggere, nei giornali a diffusione nazionale, articoli contrari alla costruzione del Ponte sullo Stretto di Messina. Opera, ricordiamolo ancora una volta, già appaltata ed inserita in un corridoio europeo TEN-T che, incredibilmente, nel 2013 è stata bloccata proprio dal governo italiano.

Tra le voci contrarie, ha trovato ospitalità sul quotidiano Domani del 12 luglio scorso Giorgio Meletti, che con il suo articolo (“La solita fiera di folli idee per spiegare la necessità del ponte sullo Stretto”) si è inserito a buon titolo tra le folte fila di esperti, o presunti tali, contrari all’opera.

Prendendo spunto dal voto della Camera dei Deputati che, a larghissima maggioranza, ha approvato una mozione finalizzata alla realizzazione dell’opera, Meletti non le ha mandate certo a dire. Prendendosela con tutti i parlamentari, fatta eccezione per Leu e per il Movimento 5 Stelle, (gli unici a votare contro), accusati di “propaganda”.

Nel merito, Meletti contesta la tesi, contenuta nella mozione, secondo cui le navi portacontainers provenienti dal Far East possano attraccare ad Augusta e qui trasferire sui treni il loro carico; tramite il Ponte sullo Stretto, questi convogli potrebbero raggiungere l’Europa continentale. Ciò eviterebbe alle navi una tortuosa rotta lunga tremila miglia per raggiungere Rotterdam, o un altro porto nordeuropeo, e trasferire lì i containers su ferro.

L’idea viene però definita sbrigativamente “stupida” da Meletti, perché “in un mercato libero nessuno lo farà mai”. Infatti, far viaggiare un container in treno costa molto più che in nave: “se non fosse così le merci arriverebbero in treno dalla Cina” afferma Meletti.

Peccato che le merci, in treno, dalla Cina arrivano, e già da parecchio tempo. Ma probabilmente Meletti ha seguito poco l’evoluzione dei flussi mercantili negli ultimi 10 anni. Si è iniziato a trasportare containers su ferro, dalla Cina verso l’Europa, nel 2011, anche se con soli 17 treni in un anno. Negli anni seguenti, però, il loro numero è salito esponenzialmente: si è arrivati a contare 379 treni nel solo mese di aprile del 2020!

Motivo? Il trasporto via terra risulta almeno due volte più veloce di quello via mare, anche se i costi sono, in effetti, superiori. D’altronde, a decidere il mezzo di trasporto non è soltanto il costo, ma anche il tempo, che ha anch’esso un valore; se il risparmio, in termini temporali, è consistente, il suo peso diventa determinante.

Tornando al trasferimento dei container dalle navi ai treni in Sicilia, occorre rammentare a Meletti qualche altro aspetto, che gli sarà sfuggito. Oltre al tempo risparmiato (da 5 a 6 giorni di navigazione in più, oltre all’attesa in rada che, per Rotterdam, può arrivare ad una settimana) bisognerebbe tenere conto anche di un altro fattore, a nostro avviso non secondario: le emissioni di CO2 , ossidi di azoto, particolato ed altri prodotti della combustione del “bunker” da trazione navale.

Che, per qualche migliaio di miglia in più non sono certo trascurabili, specie in un’epoca in cui lo sviluppo ecosostenibile viene posto alla base dei vari Piani di Ripresa post-Covid richiesti dalla UE ai paesi membri. Tuttavia, se lo hanno dimenticato gli ambientalisti italiani, unici in Europa a promuovere il trasporto marittimo anzichè quello su ferro (sullo Stretto, per opporsi al Ponte), possiamo forse rimproverare Meletti per questa svista?

Un’altra obiezione, contenuta nell’articolo di Meletti sul Domani, ha attirato l’attenzione di chi scrive: trasferire le merci su ferro ad Augusta e farle risalire la penisola fino a Milano, bloccherebbe l’intera rete Alta Velocità italiana. A conti fatti, Meletti arriva a stimare persino quanti treni compierebbero questo viaggio. Nel conto, il nostro giornalista considera anche i ”circa 70 giorni in cui il ponte sullo Stretto sarà chiuso a causa del vento” . Dato assolutamente destituito di fondamento, dal momento che il ponte è in grado di garantire il passaggio dei treni praticamente per 365 giorni l’anno, resistendo a venti che rarissimamente si manifestano nell’area.

Ma non è l’unico errore nella stima di Meletti. Il milione di containers considerato viene suddiviso in treni da 50 carri, uno per container. Ciò comporterebbe la necessità di instradare 20.000 treni l’anno, ovvero uno ogni 18 minuti “rendendo le linee ad alta velocità inutilizzabili dai treni passeggeri”.

Innanzitutto, rammentiamo a Meletti che essendo prescritta, lungo i corridoi TEN-T, la possibilità di realizzare treni fino a 750 metri, ed essendo la lunghezza di un container (1 TEU) pari a 7,5 metri, i treni conterebbero, ognuno, 100 containers anziché 50. Pertanto non sarebbero 20.000 l’anno, ma la metà. Il che produrebbe un “impatto” sulla rete AV, tanto cara a Meletti, di un treno ogni 36 minuti. Anche considerando l’inesistente chiusura del ponte ai treni per 70 giorni l’anno!

In realtà, le linee AV presentano una capacità di trasporto tale da sopportare persino il treno ogni 18 minuti indicato da Meletti, ma per tranquillizzarlo gli daremo un’altra informazione. Per collegare i porti del sud alla pianura padana non esiste solo la dorsale AV, ma anche quella adriatica.

La quale, già oggi, presenta le caratteristiche giuste (sagoma massima P/C80) per trasportare qualsiasi tipo di container. Non a caso, su questa linea si punta da almeno un decennio come corridoio merci in alternativa alla direttrice tirrenica. E persino il PNRR, tanto stitico per quanto riguarda le ferrovie meridionali, prevede il rafforzamento dei collegamenti diagonali tirreno-adriatico tra Paola e Sibari, al fine di avvicinare Gioia Tauro e la Sicilia al corridoio adriatico.

A proposito di Gioia Tauro, occorre ricordare a Meletti che il mercato del traffico merci via containers è talmente vasto, ancorchè in continua crescita, da non rischiare di tagliare fuori nessuno. Basti, in tal senso, un solo dato: Augusta avrebbe, nel momento di massima espansione, poco meno di 10 km di banchine. Se sommassimo ad essi i 4 di Gioia Tauro ed altrettanti di Taranto, arriveremmo appena a 18, a fronte dei 100 della sola Rotterdam. Ergo, la maggior parte del traffico container rimarrebbe appannaggio del nord Europa, anche se avessimo i 3 porti sopra citati riuniti in rete al massimo delle loro potenzialità.

Altro errore che abbiamo letto, a tal proposito, è quello che assegna alla portualità italiana soltanto la quota merci inerente il bel paese, pari ad un ventesimo di ciò che arriva nei porti nord europei. Un assurdo trasportistico, che dovrebbe invitare la Commissione Europea ed il Governo italiano a fermare, d’un colpo, tutte le opere previste nei sopra citati corridoi TEN-T, finalizzati proprio a collegare i porti italiani al centro dell’Europa. Non soltanto il Ponte (già fermato a suo tempo), ma anche il terzo valico di Genova ed il tunnel di base del Brennero. Che farsene, poi, della Verona-Trieste e della Torino-Lione AV/AC?

Tralasciamo altre affermazioni che si addentrano persino in valutazioni strutturali sulla capacità del Ponte di resistere a “tutto quel peso”, essendo certi che in 30 anni di studi e progetti fino al livello definitivo, qualcuno ci abbia già pensato; e con qualche titolo in più.

Consiglieremmo, tuttavia, a Meletti ed altri che soggetti che decidano di affrontare l’argomento “Ponte sullo Stretto” di approfondire un po’ di più il tema. Non deve essere facile, a giudicare dai 10 metri cubi di documentazione e studi contenuti nel progetto, anche relativi ai flussi di merci su scala internazionale.

Ma, se si vuole guardare con obiettività a domani (minuscolo e senza virgolette) quanto meno un’occhiata…  (rdm)

[Roberto Di Maria è un ingegnere dei trasporti]

L’OPINIONE / Il Ponte sullo Stretto il nostro Øresund di Sergio Dragone

di SERGIO DRAGONE – “Il ponte riunisce presso di sé, nel suo modo, terra e cielo, i divini e i mortali”. La frase del filosofo tedesco Martin Heidegger, tratta da un saggio del 1951, mi aiuta ad approfondire un aspetto finora molto trascurato nel dibattito sul Ponte sullo Stretto. 

Certo, la politica e la tecnica fanno molto bene ad occuparsi di questioni legate al rapporto costi/benefici dell’opera, all’impatto ambientale, alla sicurezza e ai rischi dei venti, delle correnti e dei terremoti, al pericolo – per la verità niente affatto campato in aria – di infiltrazioni della mafia siciliana e della ndrangheta nei futuri appalti.

Pochi però si sono soffermati sul valore simbolico dell’opera, di ciò che potrebbe rappresentare per le due Regioni interessate, ma soprattutto per un Paese che aspira a riprendersi un ruolo-guida nel mondo post pandemia. Calabria e Sicilia, attraverso la realizzazione di questa grandiosa opera, diventerebbero protagoniste della rinascita italiana e dell’affermazione dell’ingegno italico nel pianeta.

Il fascino che il ponte ha esercitato nei secoli è racchiuso nella sua funzione tecnica e utilitaristica: l’unione tra due entità separate e la nascita di un nuovo “luogo”. I romani l’utilizzarono per allargare i confini dell’Impero e favorire scambi commerciali impensabili per l’epoca. Ci sono Città e Nazioni, in ogni angolo della Terra, che hanno costruito attorno ai ponti il loro presente e il loro futuro.

L’Oresundsbron, che con i suoi 16 chilometri collega stabilmente Svezia e Danimarca, non è semplicemente un ponte o un’opera spettacolare, ma è giustamente definito uno dei simboli più forti dell’Europa unita che cancella le frontiere e i confini. L’esempio non è campato in aria perché molti leader europei hanno osservato che grazie all’Oresundsbron è stato creato un corridoio intercontinentale che consente di partire in auto dalla Lapponia e arrivare fino in Calabria.

Cosa abbia prodotto l’Oresundsbron lo dicono i numeri. 

Costruito nel 2001, il ponte ha letteralmente creato un nuovo “luogo”, la Grande Copenaghen, un’area metropolitana che genera ricchezza e occupazione con il turismo, il biotech, tecnologie verdi avanzate, l’alta formazione. 

Si è passati dai 3 milioni di veicoli transitanti agli attuali 8-9 milioni, più di 70.000 persone che passano ogni giorno da una parte all’altra. Qualcuno ha calcolato che, a fronte dei 4 miliardi di euro spesi per costruirlo, l’Oresundsbron ha generato benefici sociali che superano gli 8 miliardi in 12 anni. Si pensi, a mò di esempio, che grazie al ponte 18.000 svedesi della regione della Scania hanno trovato lavoro a Copenaghen. Questo miracolo dell’ingegno umano è ormai una meta turistica ambitissima e non c’è negozio sulle due sponde che non venda quantità industriali di gadget, per non parlare degli alberghi e della ristorazione che viaggiano a gonfie vele.

Potenzialmente, il Ponte sullo Stretto potrebbe replicare alle nostre latitudini l’effetto moltiplicatore dell’Oresundsbron, recuperando ampiamente nel giro di dieci anni la spesa prevista. 

Così come avvenuto per la Grande Copenaghen, si creerebbe, sia pure  in condizioni economiche e sociali diverse da quelle scandinave, un nuovo “luogo”, la “Regione dello Stretto”, dal valore fortemente simbolico, che allungherebbe il Continente fino alla Sicilia.

Credo che un dibattito su questi aspetti – che sono psicologici, simbolici, d’immagine, ma come abbiamo visto anche economici e sociali – possa risultare utile, aiutando il Governo centrale e le due Regioni ad assumere decisioni conseguenti, ma soprattutto vincendo le resistenze di ordine ideologico a questo ambizioso progetto.

Quando si dice, con una buona dose di approssimazione e infantilismo, che il ponte sullo Stretto non serve e che questi soldi servirebbero per riparare le buche sulle nostre strade statali e provinciali, mi corre un brivido lungo la schiena. Cosa c’entra l’ordinario, cosa c’entrano gli impegni che lo Stato deve in ogni caso assicurare alla Calabria e alla Sicilia, con un progetto visionario come il Ponte? Si trovino altri argomenti, altre scuse. Si ragioni piuttosto su come un sogno, come quello idealizzato da Martin Heidegger, potrebbe cambiare il destino e la storia di due popoli, di due terre e di un  Continente. 

Stamattina a Roma tavola rotonda all’e-campus su Mediterraneo e Ponte

Tavola rotonda stamattina, giovedì 8 luglio, all’Università e-Campus di Roma, in via Matera, con la partecipazione di Enzo Siviero, ingegnere e Rettore di e-Campus, Armando Zambrano, presidente del Consiglio Nazionale degli Ingegneri, Francesco Miceli, presidente Consiglio Nazionale Architetti,  Francesco Violo, presidente Consiglio Nazionale dei  Geologi, Maurizio Savoncelli, presidente Consiglio Nazionale dei Geometri. Interventi di Adriano Giannola, presidente della Svimez, Giovanni Mollica, ingegnere, Francesca Moraci, professore ordinario di Pianificazione e progettazione urbanistica Università Mediterranea di Reggio Calabria, Alberto Prestininzi, già professore ordinario di Rischi geologici, e Fabio Brancaleoni, già professore ordinario di Scienza delle Costruzioni. Modera il direttore di Calabria.Live Santo Strati. L’evento si svolge in presenza e sarà trasmesso in diretta su Facebook e Youtube. (rrm)

DAL GOVERNO SÍ AL PROGETTO DEL PONTE
ORA INDIVIDUARE LE RISORSE NECESSARIE

Si torna a parlare di Ponte sullo Stretto, ma stavolta non sono semplici dichiarazioni fumose sulla valutazione dell’opera che cambierebbe radicalmente Calabria e Sicilia e potrebbe costituire un volano di ripresa per tutto il Mezzogiorno. No, stavolta è il governo che, votando e approvando l’ordine del giorno della deputata forzista Stefania Prestigiacomo, dà il via libera all’opera, impegnandosi – come ha dichiarato la sottosegretaria all’Economia Alessandra Sartore – «ad adottare le opportune iniziative  per individuare le risorse necessarie per realizzare un collegamento stabile, veloce e sostenibile dello Stretto di Messina». Naturalmente con l’obiettivo di estendere l’alta velocità in Sicilia, anche grazie al collegamento stabile.

La Prestigiacomo (già ministra delle Pari opportunità nel Governo Berlusconi II e III e ministra dell’Ambiente nel Berlusconi IV) aveva presentato un emendamento, poi ritirato, al cosiddetto decreto “fondone” sui fondi aggiuntivi per chiedere risorse da destinare al Ponte utilizzando il Recovery Fund. Proprio su questi fondi aggiuntivi la Presitigiacomo ha basato il suo odg che, di fatto, impegna il Governo sulla realizzazione del Ponte: una vittoria sul piano politico da parte della coalizione di centro-destra.

Secondo l’ex ministra, «Il ponte sullo Stretto può rappresentare una grandissima occasione di sviluppo per l’Italia e non solo per la Calabria e la Sicilia, permettendo tra l’altro di intercettare il traffico merci che, dal Canale di Suez, oggi si dirige verso Gibilterra per puntare ai porti del Nord Europa. Quando invece la Sicilia con il porto di Augusta collegato all’alta velocità potrebbe rappresentare un hub strategico del Mediterraneo e favorire lo sviluppo di quei territori, del Mezzogiorno e del Paese». Se non c’è il Ponte ha fatto notare la Prestigiacomo –  «crolla automaticamente la convenienza logistica del sistema insulare e un simile danno produce un crollo annuale del Pil di oltre 6 miliardi di euro».

È opportuno ricordare che l’opera è compresa nel programma europeo delle reti Ten-T (Trans European Network), un corridoio che collega l’Europa alla punta estrema della Sicilia.

Il consigliere regionale Domenico Giannetta (FI) ha espresso in modo plateale la sua soddisfazione: è «una battaglia vinta – ha detto –. Il Ponte rientra tra i 30 progetti da 30 miliardi che possono essere finanziati con i fondi del Recovery Plan». Le coperture adeguate dovranno essere reperite dal Governo dopo l’impegno di ieri.

Secondo Giannetta, «Il collegamento stabile, veloce e sostenibile tra la Sicilia e la Calabria e, di fatto, l’Europa a completamento dell’alta velocità Salerno-Reggio Calabria, è fondamentale per lo sviluppo. Una battaglia – continua il consigliere forzista – su cui il presidente di Forza Italia, Silvio Berlusconi, non ha mai abbassato la guardia e su cui c’è un fronte unito nel Centrodestra.
«E anche se, ancora una volta, la Sinistra e il Movimento 5 Stelle hanno dimostrato di non avere una visione politica univoca e unitaria, sull’ordine del giorno presentato alla Camera, grazie a un grandissimo lavoro di mediazione del presidente della deputazione di Forza Italia, Roberto Occhiuto – sottolinea Giannetta – si è trovata la convergenza trasversale di altre anime che storicamente si sono opposte alla realizzazione dell’opera.
Questo è un dato politicamente molto importante, che ci fa ben sperare nella effettiva realizzazione del Ponte dopo anni di promesse e rinvii. A questo obiettivo aspirava la mozione che ho presentato al Consiglio regionale della Calabria per impegnare la Regione Calabria nell’interlocuzione con il Governo sul progetto Ponte, escluso in prima battuta dall’opportunità storica del Recovery plan. Abbiamo raggiunto l’obiettivo – conclude Giannetta – adesso dobbiamo lavorare per raggiungere il traguardo».

Di parere opposto Europa Verde che definisce l”opera «inutile e pericolosa. «Riteniamo – scrive in una nota – questa decisione di una gravità inaudita che si somma alla decisione delle settimane scorse di Draghi di trasmettere alla Camera una relazione favorevole alla realizzazione dello stesso ponte.

«Per quanto ci riguarda – si legge nella nota di Europa Verde –, non ci sono più le ragioni politiche e programmatiche per sostenere il governo Draghi che avevamo accolto senza alcun pregiudizio , con la sincera speranza che con il PNRR e gli altri atti si potesse avviare una stagione di vero cambiamento verso la transizione ecologica di cui il Paese ha bisogno per rimettere in moto l’economia e avviare quegli atti di cura di cui questa nostra Italia martoriata ha estremo bisogno: purtroppo il governo ha preso la direzione di scelte obsolete e proposte di berlusconiana memoria».

Il deputato di Fratelli d’Italia Mauro Rodelli ha detto di apprezzare «lo sforzo di trovare una formula di condivisione, anche se si continua a parlare di collegamento stabile, quando noi abbiamo chiaramente parlato di Ponte. Mi sento di dire che accettiamo la riformulazione».
Il Parlamento ha votato la riformulazione che è passata con 264 favorevoli e 54 contrari (suddivisi nella maggioranza tra Movimento 5 Stelle e Gruppo Misto). Un altro segnale della crisi irreversibile del Movimento 5 Stelle e del grande disagio a sinistra, anche se si rimane in attesa di una definitiva presa di posizione del Governo Draghi sul Ponte.

Intanto non si parla più di tunnel o ponte a tre campate: l’attraversamento stabile ha già un progetto cantierabile subito, manca solo la volontà politica. Arriverà? (rp)

L’europarlamentare Sofo: Il Ponte sullo Stretto opera strategica esclusa dal Pnrr

Il Ponte sullo Stretto non è stato inserito nel Pnrr. È la denuncia degli europarlamentari Vincenzo SofoRaffaele Stancanelli, di Fratelli d’Italia Ecr, a seguito dell’interrogazione presentata da Sofo, sulla rilevanza strategica del Ponte sullo Stretto, dove «il commissario europeo ai Trasporti Valean ha confermato che il collegamento tra Calabria e Sicilia rientra nella rete transeuropea dei trasporti Ten-T ed è dunque considerata di importanza unionale dall’Unione Europea».

«Tuttavia – hanno aggiunto – lo stesso commissario ha rilevato come questa opera non sia tuttora presente nell’elenco dei collegamenti da realizzare per il completamento della rete. Si tratta di un’assenza paradossale visto che la Commissione chiede il completamento del Ten-T entro il 2030 ma senza questa opera ciò è impossibile».

«Riteniamo, dunque – hanno proseguito – gravissimo che il Governo Draghi, dopo tanta retorica sulla realizzazione di questa infrastruttura, non l’abbia inserita nel Pnrr e ci appelliamo ai ministri Mara Carfagna e Enrico Giovannini affinché pongano rimedio a questa mancanza».

«La questione – hanno concluso – verrà trattata anche durante il convegno Il potenziamento del sistema dei trasporti in Sicilia e Calabria: proposte e soluzioni per un’interconnessione con i corridoi europei per uno sviluppo commerciale e socioeconomico attraverso il Pnrr, che si terrà nella mattinata del 02 luglio a Sant’Alessio Siculo-Messina». (rrm)

Vono (IV): A breve incontro intergruppo con Premier Draghi per Ponte sullo Stretto

La senatrice di Italia VivaSilvia Vono, ha reso noto che «a breve i membri l’Intergruppo parlamentare sul Ponte dello Stretto avranno l’occasione di essere ricevuti dal Presidente del Consiglio, Mario Draghi».

«Dopo l’approvazione del Pnrr – ha spiegato – non possiamo perdere una occasione storica per rilanciare il mezzogiorno creando migliaia di posti lavoro assicurando un riscatto morale e sociale per i nostri giovani. Ora serve coraggio, il Ponte sullo Stretto è un’opera per riconnettere l’Italia e proiettarla verso il progresso». (rp)

Vono (IV): Ponte sullo Stretto opera che può rilanciare Sud e l’Italia

La senatrice di Italia VivaSilvia Vono, nel corso di una intervista sul numero 170 di Formiche, ha ribadito come il Ponte sullo Stretto sia «un’opera dai numeri impressionanti che può rilanciare il Sud (e l’Italia intera) nel mondo».

«Il Ponte sullo Stretto – ha spiegato – offre una soluzione di crescita e di sviluppo dei territori che ribalterebbe per sempre il paradigma dell’assistenzialismo al sud. Con tutto l’intergruppo parlamentare “Ponte sullo stretto: Rilancio e sviluppo che parte dal Sud”, convinti che il progresso internazionale del Paese deve mirare a rendere i nostri territori opportunità di investimento per piccole e grandi imprese, continuiamo nel lavoro al “Patto del Ponte” per una condivisione con il Governo».

Per la senatrice, infatti, il Ponte «rappresenta un’opera non solo sostenibile a livello finanziario ma che, tra attività dirette e indotto attivato, genererà circa 106 miliardi di euro di nuove entrate e 120 mila occupazioni per il settore pubblico nei primi 30 anni di gestione».

«La costruzione del ponte – ha concluso – sarà a costo zero per i cittadini, e darà allo Stato la disponibilità di un’infrastrutture cruciale». (rp)

A Messina il convegno “Infrastrutture al Sud e Ponte sullo Stretto: Quali e quanti benefici…?”

Il 4 giugno, a Messina, alle 9, a Palazzo Zanca, è in programma il convegno Infrastrutture al Sud e Ponte sullo Stretto: Quali e quanti benefici…? organizzato dal Rotary Club MessinaKiwanis Distretto Italia – San MarinoAssociazione Centro Studi DiodoroE-Campus Università.

Alla cerimonia di apertura interverrà Barbara Bucchieri. Si parte con i saluti di Cateno De Luca, sindaco di Messina, Agata Rinciari, presidente Kiwanis Peloro, Tonino Brancato, chairman del convegno, Piero Luccisano, testimonial del convegno per il Centro Studi Diodoro, e Salvatore Cuzzocrea, Rettore Università di Messina.

Relazionano Enzo Siviero, Rettore Università e-Campus su Connessioni MediterraneePietro Busetta, ordinario di Statistica Economica all’Università di Palermo su Se la Sicilia fosse un deserto, il ponte sarebbe ugualmente utileGiovanni Mollica, imprenditore e appassionato meridionalista ed esperto di trasporti, su Il ponte e le reti ten-tiFernando Rizzo, presidente Rete Civica per le Infrastrutture del Mediterraneo su Recovery Fund, i fondi assegnati per il Meridione e la violazione dei diritti umani dello Stato centrale.

Intervengono Giovanni Moschella, Prorettore vicario Università Messina, Dafne Musolino, assessore alle Attività Produttive, Politiche Ambientali, Politiche del Mare e Beni Demaniali Marittime Comune di Messina, Salvatore Sciliberto, chair distrettuale “Mantenimento e sviluppo”, Francesco Garaffa, segretario Kiwanis Distretto Italia- San Marino, Alfredo Buttafarro, Lgt. Kiwanis Divisione I Sicilia Due Mari – Valdemone.

Conclude Maura Magni, governatore Kiwanis Distretto Italia-San Marino (rrm)

SUL PONTE CHIESTO DIBATTITO PUBBLICO
NON BASTANO 50 ANNI DI STUDI E PROGETTI

di ROBERTO DI MARIA – Il Ponte sullo Stretto di Messina suscita da sempre discussioni. Un dibattito pubblico che si trascina da oltre 50 anni, ovvero da quando si aprì quel famoso concorso di idee (1969) che portò alla individuazione delle principali soluzioni tecniche per l’attraversamento stabile, dando il via creazione della società concessionaria della sua costruzione, la Stretto di Messina s.p.a. (1981), e quindi alla scelta tipologica, già orientata decisamente verso il ponte a campata unica nel 1988. A decisione presa, come sappiamo, il dibattito non è mai del tutto cessato ed è proseguito anche a progetto preliminare approvato (2003) ed appaltato (2005) con particolare accentuazione durante le frequenti campane elettorali, politiche, amministrative od europee che fossero.

Se ne è continuato a discutere nel 2011 dopo l’approvazione del progetto definitivo e la “caducazione” voluta dal governo Monti nello stesso anno, nonché negli anni successivi, in piena epoca grillina, fino all’attuale governo Draghi.

Tuttavia, un giorno si e l’altro pure, il Ministro per le infrastrutture e la mobilità sostenibile, Giovannini, ci ricorda occorre urgentemente avviare un dibattito pubblico sull’opera. Non subito, per carità: occorrerà aspettare gli studi sulla soluzione da attuare a seguito della pubblicazione della relazione ministeriale dei 16 esperti, che ci hanno messo 9 mesi a valutare come più conveniente proprio l’ipotesi del ponte, ma con una sorpresa: la riscoperta del ponte a più campate, ipotesi già sonoramente bocciata 30 anni fa (1990). Solo allora si potrà avviare il “dibattito pubblico, così come previsto dalla Legge”.

Lo ha dichiarato in Parlamento, sui giornali, in TV, e, probabilmente, lo farà anche durante le prossime previsioni del tempo. E peccato che sia stato abrogato il segnale orario.

Quindi, mentre ci si augura di non perdere tempo per le indifferibili opere inserite nel PNRR, fra le quali il prolungamento della TAV da Brescia a Padova ed il raddoppio della Savona-Ventimiglia, si delinea un percorso a dir poco accidentato per una delle pochissime opere già appaltate che poteva essere finanziata con i fondi europei del Recovery Fund che, come lo stesso appaltatore (Pietro Salini, CEO di Webuild) ha pubblicamente dichiarato da Barbara Palombelli, poteva benissimo essere completata entro il 2026. Termine che, come tutti i tecnici addentro alla materia sanno, è tutt’altro che perentorio e si può facilmente aggirare: lo è stato fatto mediante le somme aggiuntive già previste nello stesso Piano redatto dal governo, oggi all’esame della UE.

La quale, intanto, ci fa sapere quello che i tecnici di cui sopra (ma anche tanti politici) sanno da tempo: che è pronta a finanziare l’opera, essendo la stessa inserita  all’interno di un corridoio TEN-T, quello scandinavo-mediterraneo.

Curioso questo nostro paese: non solo non si accontenta di 50 anni di discussioni per mandare in esecuzione un’opera essenziale per lo sviluppo del Paese (lo ha ribadito, ultimo di una lunga serie, proprio il Gruppo di Lavoro istituito dalla De Micheli) ma dice “no grazie” all’Europa che vuole finanziarcela.

Chissà perché il ministro continua ad annoiarci con questa richiesta di dibattito pubblico. A differenza di quanto sostenuto, non è assolutamente vero che lo preveda la Legge: il codice dei Contratti, infatti, prescrive il dibattito pubblico solo nella fase dello studio di fattibilità che, come ricordavamo sopra, si è conclusa nei primi anni Duemila. Né è pensabile che debba essere fatta per valutare la scelta tipologica, che è già stata fatta nel 1990.

Conta poco che la stessa sia stata incredibilmente rimessa in discussione dal Gruppo di Lavoro ministeriale, proprio per la pochezza di argomenti che hanno supportato l’ipotesi alternativa del ponte a più campate. Sperando che la stessa, sciaguratamente (per gli italiani, non per chi emetterà parcella…) non dia luogo ad altri lunghi anni di indagini e studi aggiuntivi, per i quali sono previsti, proprio da chi predica parsimonia, ben 50 milioni di euro, a cosa servirebbe un dibattito pubblico? A che titolo la casalinga di Voghera o il pescivendolo di Portopalo si potrebbero esprimere sul numero di campate del Ponte? Con quali strumenti potrebbero valutare il progetto esistente, che prende 10 metri cubi di spazio, oltre alle carte ulteriormente prodotte?

Ma chi ci spaventa non sono i comuni cittadini, ma alcuni dei loro più fantasiosi rappresentanti: i fanatici dell’ambiente da salotto, ad esempio, capaci di mettere in dubbio persino la relazione ministeriale appena pubblicata perché, di fatto, ha ribadito la necessità dell’opera. O i sismologi televisivi, che, non avendo più armi al loro arco, terrorizzano la gente parlando di cimiteri sulle due sponde. O, ancora, quelli che parlano di ponte che unisce due cosche, offendendo non soltanto l’intelligenza di chi ascolta certe scemenze, ma anche la dignità di milioni di siciliani e calabresi.

Se è  costoro che vuole tranquillizzare il Ministro, pensiamo che stia facendo male il suo mestiere. Che non è quello di accontentare tutti: in un Paese con 60 milioni di persone, sarebbe impossibile prendere decisioni senza scontentare qualcuno. Chi governa ha, però, il dovere di farlo, anche a costo di perdere per strada qualche sostenitore, pur di conseguire il superiore interesse della Nazione.

Si chiama senso dello Stato: sappiamo che è fuori moda, ultimamente, ma sappiamo anche che, in tempi cosi difficili, certe antiche abitudini andrebbero riscoperte… Anche se non rientrano tra i parametri del carrierismo politico. (rdm)

Il ministro Giovannini: Per Ponte sullo Stretto serve confronto Parlamento, Istituzioni e parti sociali

Il ministro delle Infrastrutture, Enrico Giovannini, durante il question time in Senato, ha dichiarato che «sull’attraversamento dello Stretto di Messina, dopo la trasmissione al Parlamento della relazione finale del gruppo di lavoro tecnico, il governo considera assolutamente fondamentale il confronto con il Parlamento e con le altre istituzioni e la società civile, per una decisione che consenta di rispondere al meglio alla domanda di mobilità da e per la Sicilia».

«Questo – ha aggiunto – non vuol dire che la discussione si chiude, tutt’altro: nel Pnrr sono comunque previsti importanti investimenti che riguardano l’alta velocita’ Salerno-Reggio Calabria, la Palermo-Catania-Messina, l’attraversamento dinamico dello Stretto in modo da poter migliorare la situazione. Per ciò che concerne, invece, l’alta velocità/alta capacità Salerno-Reggio Calabria e Brescia-Vicenza-Padova, visto che sono interventi finanziati al di fuori del Pnrr, si tratta di realizzazioni il cui completamento è previsto entro il 2030».

«Ma anche nel Pnrr ci sono degli interventi per alcune tratte della Salerno-Reggio Calabria, come sappiamo – ha detto ancora il ministro – e una parte della Brescia-Vicenza-Padova è già in esecuzione come ricordato anche da Ferrovie dello Stato recentemente. Quanto ai progetti di AV/AC Liguria-Alpi, Palermo-Catania-Messina, Napoli-Bari, Verona-Brennero, Roma-Pescara, Orte-Falconara, Taranto-Battipaglia, evidenzio che sono tutti interventi inclusi nel Pnrr, la cui realizzazione avverrà secondo il cronoprogramma inserito nel Piano che, come è noto, è ora all’attenzione della Commissione Europea per l’approvazione definitiva. In ogni caso gli interventi citati dovranno essere completati entro il 2026 come previsto dal Next Generation Eu»-

Sempre sul Ponte sullo Stretto, la senatrice di Italia VivaSilvia Vono, ha chiesto un incontro urgente con il presidente del Consiglio dei ministri, Mario Draghi.

«La richiesta – ha spiegato la parlamentare – nasce dall’esigenza manifestata dai territori, dalle Regioni Calabria e Sicilia e dai parlamentari di ogni schieramento politico che hanno aderito all’intergruppo e hanno sottoscritto il ‘Patto del ponte’, per assicurare l’effettivo sviluppo del sud e dell’Italia nel contesto europeo delle reti Tent. Il Ponte sullo Stretto che consentirebbe l’attraversamento stabile dello stretto di Messina è un’opera ingegneristica che, fin dalla sua progettazione, risalente a parecchi anni addietro, è stata oggetto di riconoscimenti a livello internazionale per la valenza degli studi svolti e conclusi da nostri professionisti ed esperti e autorizzati nonché’ finanziati dallo Stato italiano».

«Non si tratta solo – ha spiegato ancora – della valenza ingegneristica dell’opera ma piuttosto dell’indotto socioeconomico che la realizzazione dell’infrastruttura creerebbe per il mezzogiorno, ribaltando il paradigma del Sud da assistere in Sud che propone il rilancio per lo sviluppo dell’Italia. Riservo ogni discussione di merito all’incontro che sono certa Lei avrà piacere di fissare in tempi brevi a dimostrazione di un lavoro per l’Italia che deve avere il coraggio politico di affrontare le sfide del progresso». (rrm)