Ponte sullo Stretto, la Vono in Commissione: se ne parli nel parere sul PNRR

La senatrice Silvia Vono (Italia Viva) crede molto nel Ponte sullo Stretto , come infrastruttura strategica per il mezzogiorno ed è convinta che sia necessario un grande lavoro di squadra. «Con mille difficoltà di superare i pregiudizi ideologici di chi non vuole nemmeno sentir nominare il Ponte sullo Stretto di Messina – ha dichiarato –, sono riuscita, in Commissione a far inserire nel parere al PNRR, approvato nel pomeriggio, qualche nota che apre la strada alla necessità di realizzazione di questa grande opera. Il Governo dovrà valutare un’ accelerazione dei piani di avanzamento lavori delle opere prioritarie, con particolare attenzione alle linee che si inseriscono nei Corridoi TEN-T … con particolare riferimento alla velocizzazione della tratta Salerno-Reggio Calabria” senza però trascurare di “verificare la fattibilità di un nuovo tracciato della linea Salerno-Reggio Calabria, finalizzato alla realizzazione dell’Alta Velocità”. Ho ribadito la necessità di “valorizzare il ruolo dei Porti italiani, in particolare quelli del Mezzogiorno, rafforzandone la capacità di intercettare i traffici merci intercontinentali prevedendo, inoltre, interventi specifici per l’intermodalità e la logistica integrata nei porti di Augusta, Gioia Tauro, Taranto e Napoli, al fine di potenziare in particolare il ramo occidentale del Corridoio scandinavo mediterraneo».
La senatrice ha aggiunto: «Mi piace a sottolineare come, per la prima volta, è stato possibile evidenziare la necessità di trasformare gli scali del Meridione – cioè i meglio posizionati strategicamente e prossimi ai grandi flussi mercantili che solcano il Mediterraneo – in Gateway per la Nuova Via della Seta, superando il pregiudizio che vedeva gli scali dell’Arco ligure e dell’Alto Adriatico come gli unici terminali per le merci provenienti oggi dall’Estremo Oriente e domani dal continente africano.
C’è ancora moltissimo lavoro da fare, sia a livello di affinamento e diffusione di una concezione del Sud parte attiva della ripresa del Paese, coeso e sinergico all’industria manifatturiera settentrionale che tanto merito ha avuto nel tenere in piedi l’Italia in questi anni difficili, sia ai fini di trasformazione dei grandi Assi della Rete TEN-T in armature infrastrutturali in grado di irradiare sviluppo nei territori attraversati, ma oggi è stato compiuto un primo importante passo». (rp).

Furgiuele (Lega): Ponte sullo Stretto opera più ecologica che ci possa essere

Per il deputato della LegaDomenico Furgiuele, «il Ponte sullo Stretto è l’opera più ecologica che ci possa essere».

«Chi a parole – ha aggiunto – sottolinea l’importanza e la necessità della transizione ecologica dovrebbe convenirne con noi invece di dire sempre e solo ‘No’. L’Agenzia europea per l’ambiente ha già spiegato che l’inquinamento generato dal trasporto via mare, aereo e su gomma è tre volte e mezzo superiore a quello su rete ferrata».

«La stessa Ue, nel Piano trasporti 2050 – ha proseguito – prevede necessariamente che entro il 2030 il 30 per cento delle merci debbano essere trasportate su rete ferrata se vogliamo evitare sanzioni. Senza ponte tra Reggio e Messina, l’attuale mezzo di trasporto su nave necessario per attraversare il canale continuerà ad emettere 1547 kg di Co2 a tratta, mentre con il Ponte potremmo evitare di diffondere nell’ambiente circa 25mila tonnellate di Co2 all’anno. Dati inequivocabili. Miope e irresponsabile ignorarli».

«L’Italia – ha concluso – ha bisogno di grande opere che ne rilancino la vocazione alla modernità e alla efficienza. Questo è il tempo del riscatto per il Mezzogiorno e per tutta l’Italia. Quello che ormai è fuori tempo non è il ponte sullo stretto, ma le obiezioni pretestuose di chi lo ha voluto frenare per decenni». (rp)

Legambiente al presidente Draghi: No al Ponte sullo Stretto

«Il ponte sullo Stretto di Messina non è fra le opere da finanziare». È ciò che ha ribadito i presidenti di LegambienteLegambiente CalabriaLegambiente Sicilia, Stefano CiafaniAnna ParrettaGianfranco Zanna al presidente del Consiglio dei ministri Mario Draghi.

«Servono – è stato sottolineato – per la Sicilia e la Calabria opere e infrastrutture civili e utili per chi si vuole spostare, soprattutto treni e ferrovie».

«In Calabria ed in Sicilia è necessario colmare il gap esistente – hanno detto – realizzando opere ed infrastrutture che colleghino, in maniera ambientalmente sostenibile, le due Regioni del Sud sia al loro interno che al resto d’Italia a partire dalla modernizzazione e dal potenziamento della rete ferroviaria. Tra l’altro, i tanti soloni che urlano sì al ponte hanno anche una vaga idea dei costi di gestione di quest’opera e della conseguente tariffa che servirà per attraversarlo?».

«Al di là della fattibilità tecnica dell’opera – hanno concluso – non occorre dimenticare che il ponte o il tunnel dovrebbero essere costruiti in una zona ad alto rischio geotettonico e sismico e che sotto il profilo ambientale si metterebbe a rischio la conservazione di ambienti marini, costieri ed umidi di eccezionale bellezza. I soldi che arriveranno dall’Europa devono essere spesi bene e meglio». (rrm)

 

L’OPINIONE / Il Ponte per la rinascita e la crescita del Sud – di Emilio Errigo

di EMILIO ERRIGO – Sono fermamente convinto al punto che mi sento di poter affermare con cognizione di causa, che la costruzione delle infrastrutture terrestri e marittime, in Calabria e Sicilia, necessarie per la realizzazione del Ponte di attraversamento veloce e sicuro dello Stretto di Messina o di Calabria, possa rappresentare la rinascita e la crescita economica del Sud Italia.
È sufficiente avere la pazienza appagante di leggere quanto ha saggiamente puntualizzato, spiegato e ben dettagliato, il calabrese di fama internazionale, prof. ing. Aurelio Misiti, già Presidente del Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici, nella trascinante intervista di Tony Zermo, pubblicata su la “Sicilia” l’11 ottobre 2020 e tanti altri non meno interessanti scritti di pregio scientifico e interviste, presenti sul web e non solo.
A mia convinzione le opere marittime e terrestri di alta ingegneria costruttiva, beneficerebbero a costo di poco pari allo zero, di tutti gli studi di fattibilità, calcoli , sperimentazioni e ricerche strutturali, già disponibili presso il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, basti avere buona e sana volontà politica.

Il generale Emilio Errigo
Il generale Emilio Errigo

Non solo, la costruzione dell’Opera Marittima di vera Coesione e Unione Territoriale Nazionale, incrementerebbe il trasferimento veloce via mare, tra il territorio italiano continentale, peninsulare e insulare, comprese s’intende, le adiacenti Isole Eolie, Egadi, Ustica, Pantelleria e Pelagie.
Inoltre si accorcerebbero di molto i tempi di percorrenza delle reti stradali e rotte marittime, da e per la Sicilia, Calabria e Regioni del Sud Italia, verso le incomparabili mete turistiche nazionali, rendendo affascinante e attraente economicamente l’idea dei Tour Operator di proporre al mercato internazionale del crocierismo, approdi e percorsi naturalistici Marini e Montani, visitando e godendo dei Beni Culturali, Ambientali, Musei, Parchi Nazionali e Riserve Marine presenti numerosi in Calabria e Sicilia.
Occorre solo tanta buona e sana volontà politica, tutto il rimanente necessario per rinascere e crescere nella legalità già è presente, sia in Sicilia, che in Calabria. (ee)

[Il prof. Emilio Errigo è generale della Guardia di Finanza e docente all’Università della Tuscia] 

REGGIO – L’incontro su Infrastrutture e Ponte sullo Stretto

Domani pomeriggio, alle 17.30, al Museo del Bergamotto di Reggio Calabria, l’evento Infrastrutture e Ponte sullo Stretto. UN’opportunità di crescita con il Recovery fund o ancora una beffa?

Nel corso dell’evento, inoltre, sarà presentato il libro-documento Il Ponte sullo Stretto.

Si parte con i saluti di Vittorio Caminiti, presidente Fondazione Its Reggio Calabria, Giuseppe Falcomatà, sindaco di Reggio Calabria, Maria Grazia Richichi, sindaco f.f. di Villa San Giovanni. Modera Giacomo Saccomanno, giornalista.

Intervengono Rocco La Valle, già sindaco di Villa San Giovanni, Marco Santoro, dell’Università Mediterranea di Reggio Calabria, che presenterà il libro Uno sviluppo impedito alla Calabria e alla Sicilia… e al Sud ItaliaDomenica Catalfamo, assessore regionale alle Infrastrutture, Silvia Vono, senatrice di Italia Viva e vicepresidente Commissione Lavori Pubblici e Comunicazioni e Pasquale Pepe, senatore e vicepresidente della Commissione parlamentare di Inchiesta sul fenomeno delle mafie e sulle altre associazioni criminali, anche straniere.

Dopo un breve dibattito, conclude Nino Spirlì, presidente f.f. della Regione Calabria. (rrc)

CALABRIA E SICILIA VOGLIONO IL PONTE
CHIEDERANNO A DRAGHI DI REALIZZARLO

di SANTO STRATI – Se non fosse stato cancellato il progetto tra il 2002 e il 2003, il Ponte sullo Stretto oggi sarebbe da anni operativo con tutte le opere connesse: avremmo avuto un’opera colossale che, probabilmente avrebbe portato enormi benefici nell’area dello Stretto e alla Calabria intera. Dopo un anno di parole al vento, il Ponte – completamente ignorato dal Recovery Plan, torna da protagonista cogliendo l’occasione di un nuovo governo di cui è facile intravvedere una visione strategica di ampio respiro e delloa conseguente riscrittura del Piano nazionale di Ripresa e Resilienza. Si riparla del Ponte perché la Regione Calabria e la Regione Sicilia presenteranno un documento congiunto al nuovo Governo chiedendo di riavviare il progetto per la realizzazione di un attraversamento stabile dello Stretto. Dimenticando bizzarre proposte di tunnel sotterranei che servivano al Governo Conte solo per attrarre attenzione, la soluzione è pronta, «un progetto immediatamente cantierabile – sostengono due illustri progettisti e docenti universitari il prof. Enzo Siviero (rettore dell’Università E-Campus e professore ordinario di Ponti) e Alberto Prestininzi (docente di Rischi geologici alla Nhazca-Sapienza University) –. perché si tratta di un’opera già appaltata con appalto internazionale dalla Società Stretto di Messina in project financing al General Contractor Eurolink che comprende le maggiori imprese italiane oltre ad una spagnola e una giapponese, con un impegno dello Stato di circa 2 mld di euro e altri 4 mld circa da parte del privato».

L’idea del documento da proporre al nuovo presidente del Consiglio è venuta nel corso di una riunione in videoconferenza organizzata da Lettera 150, l’associazione di professori universitari che sta elaborando proposte per il superamento dell’emergenza legata alla pandemia di coronavirus e per la ripartenza del Paese. Al vertice, oltre ai presidenti delle due regioni, Nino Spirlì e Nello Musumeci, hanno preso parte i rappresentanti di Lettera 150, tra cui il presidente, Giuseppe Valditara, e l’assessore calabrese alla Infrastrutture, Domenica Catalfamo.

Secondo il presidente ff della Calabria Nino Spirlì «Il Ponte sullo Stretto non è un sogno o un progetto sindacabile: è un’infrastruttura strategica della quale l’Europa non può più privarsi. L’opera è indispensabile per collegare terre che, per troppo tempo, sono sembrate periferiche e che hanno patito l’abbandono delle istituzioni; terre che, invece, sono miniere da scoprire e valorizzare. Ecco perché chiediamo una nuova attenzione al nascente Governo Draghi e all’Europa, che non può più traccheggiare né far finta che si tratti solo di un’infrastruttura interregionale».

I proff. Siviero e Prestininzi che hanno preso parte alla riunione telematica affermano che «La filosofia dell’utilizzo più appropriato dei fondi europei è quella del rilancio e dello sviluppo del Sistema Paese con auspicabile e possibile trascinamento di fondi privati.
Da questo punto di vista l’unanime dichiarazione di privilegiare lo sviluppo delle infrastrutture al Sud va vista come condizione imprescindibile per raggiungere questo obbiettivo, con priorità alle due dorsali Adriatica e Tirrenica. Esaminando attentamente i progetti, tra le poche opere effettivamente cantierabili, una è sicuramente il Ponte sullo Stretto di Messina!».

Il progetto definitivo a suo tempo – sostengono i due docenti – «aveva già ottenuto tutte le approvazioni necessarie, con un primo stralcio dei lavori completato: la “variante di Cannitello” lato Calabria. Il Contratto è stato caducato per legge dal governo Monti-Passera con messa in liquidazione della Società Stretto di Messina, producendo un inevitabile contenzioso giudiziario di oltre 800 mln di euro tutt’ora pendente».

Allo stato attuale Eurolink capeggiata da Impregilo ora WeBuild, guidata da Pietro Salini, da sempre “innamorato” del Ponte, sembra disponibile a risolvere il contenzioso in via extragiudiziale con la realizzazione del Ponte sullo Stretto a propria cura e spese, lasciando a carico dello Stato la realizzazione delle opere di collegamento comprese quelle “di compensazione”. Tra cui la metropolitana di superficie.

«In tempi brevi – afferma il prof. Siviero – si può arrivare alla cantierizzazione con previsione di completamento dell’opera contenuto in 4 anni! Quindi compatibili con quanto richiesto dall’Europa per il Recovery fund. Si può così finalmente attuare la continuità territoriale di uno dei più importanti corridoi europei. È evidente che oltre al risparmio di tempo per la percorrenza Calabria Sicilia ci saranno grandi vantaggi ambientali con il trasferimento di migliaia di mezzi/giorno dalla gomma al ferro e la riduzione dei traghetti il cui elevatissimo inquinamento è ormai acclarato».

L’opera – segnala il prof. Prestininzi – è cantierabile sin dall’immediato, ripristinando il contratto in essere con il General Contractor. Di contro se la procedura dovesse ripartire da zero con un nuovo progetto e un nuovo appalto sarebbero necessari dai 3 ai 6 anni. In buona sostanza l’impegno dello Stato non supera i 2 mld ampiamente riducibili se non azzerabili contando sulla risoluzione del contenzioso in essere. Così l’investimento totale sarebbe dell’ordine di 6 mld comprese le opere di compensazione, con la generazione di migliaia di posti di lavoro e con straordinari effetti positivi a livello economico e sociale. Mentre da tempo i soli costi dei sussidi locali sono ben superiori».

Facilmente si potrebbe dire che non fare il Ponte costa più che farlo: una considerazione che il nuovo Governo guidato da Mario Draghi non potrà ignorare, soprattutto alla luce di quanto chiesto dall’Europa: opere infrastrutturali da realizzare entro sei anni. I soldi per il Ponte non servono (li mette WeBuild) ma occorre realizzare le opere di collegamento e della cosiddetta “compensazione”. Le due regioni interessate dicono di voler il Ponte: se solo si smettesse di restare arroccati su pregiudiziali senza fondamento, avremmo uno straordinario attrattore turistico per Calabria e Sicilia. Le nuove tecniche di costruzioni (che vedono i progettisti italiani primeggiare in tutto il mondo) e l’utilizzo di nuovi materiali innovativi e più sicuri anche al rischio sismico garantiscono una realizzazione di sicura suggestione e di grandissimo impatto. Altro che Golden Gate che a San Francisco attira ogni anno milioni di visitatori: nell’incomparabile e unico scenario dello Stretto di Scilla e Cariddi il Ponte diventerebbe una delle meraviglie del mondo, orgoglio del made in Italy, volano straordinario di investimenti che porterebbero occupazione immediata e successivo indotto nel settore su cui l’area dello Stretto deve puntare in assoluto: il turismo. (s)

È IL RECOVERY, BELLEZZA. ADDIO AL PONTE
DIMENTICATE LA CALABRIA, GIOIA E SS 106

di SANTO STRATI – Adesso ci si può proprio dimenticare del Ponte sullo Stretto: nel Recovery Plan messo a punto dal Governo non ce n’è traccia. Come non c’è traccia di finanziamenti da destinare al vero volano di sviluppo per la Calabria che è il Porto di Gioia Tauro, né per ricostruire ex novo la ss 106 o comunque avviare quel piano di risanamento della strada della morte ormai non più rinviabile. Si sono svegliati tutti, o quasi, dall’inspiegabile torpore che ha preso i nostri politici calabresi a proposito dei soldi dell’Europa per il post-Covid, ma temiamo sia un po’ tardi. Tardi per riscrivere completamente quel “benedetto” Recovery Plan che serve a convincere la UE a sganciare una paccata di miliardi (223, per essere precisi) a fronte di progetti infrastrutturali. Una sola la voce fuori dal coro, con l’innegabile sospetto che non abbia letto il documento: la deputata cosentina Enza Bruno Bossio (Pd) elogia gli investimenti previsti per il potenziamento della linea ferroviaria Salerno-Reggio Calabria arrivando a definirli «robusti interventi». «Un primo importante e significativo passo è compiuto» ha detto in una nota, improvvidamente diffusa senza, probabilmente, confrontarsi o riflettere sul fatto che i finanziamenti di cui tesse le lodi sono già stati previsti in un piano del 2012 e ammontano a poco più di 500 milioni a fronte di 223 miliardi messi a disposizione dell’Italia. Se non è sopraffazione questa nei confronti di una Calabria dimenticata, ancora una volta vilipesa, svillaneggiata per l’inezia dei suoi rappresentanti politici forse più preoccupati della crisi di governo che di iniziative per la propria terra.

L’indignazione – abbiamo scritto ieri – non basta più. Ma cosa si può fare? L’opera principale che avrebbe costituito una straordinaria opportunità per creare occupazione e sviluppo, il famigerato Ponte sullo Stretto, ce la possiamo dimenticare. Durante la campagna elettorale per le regionali dei mesi scorsi Conte aveva rilanciato l’idea del Ponte, tanto per mostrare un minimo d’attenzione nei confronti della Calabria, ma poi ci aveva pensato la sua ministra alle Infrastrutture, l’inadeguata (non lo diciamo noi) Paola De Micheli che aveva espresso l’esigenza di avviare nuovi studi di fattibilità sulla soluzione da scegliere per l’attraversamento stabile dello Stretto. Altri studi di fattibilità quando c’è già un progetto immediatamente eseguibile che langue da anni per l’incapacità dei nostri politici di alzare la voce ed esprimere forte l’istanza dei calabresi che ragionano. Contro una minoranza da sempre contraria al Ponte per partito preso e non per obiettive ragioni: non c’è nessun problema sismico che non si possa affrontare con le moderne tecniche di costruzione e i nostri progettisti, dotati di solidi attributi, rappresentano l’eccellenza nel panorama mondiale. Ma l’opposizione al collegamento stabile (lasciamo perdere la risibile proposta del tunnel) l’ha sempre avuta vinta, tra pseudo-ecologisti di giornata, ambientalisti catastrofisti e una bella e assortita comitiva di quelli che dicono sempre di no (ogni riferimento ai Cinque Stelle è decisamente voluto, non casuale). E Conte, ricevendo i sindaci delle cinque province in rappresentanza di tutta la Calabria, qualche mese fa, aveva promesso attenzione e impegni per la Calabria. Chi li ha visti? Ulteriore presa in giro di un Governo insensibile e troppo ballerino per occuparsi di cose importanti. Conte ripete spesso il suo mantra: «se non cresce il Sud non cresce il Paese». Ma come cresce il Mezzogiorno, con le briciole del Recovery Plan?

Ora, avviene che l’ultima occasione reale per veder realizzare un’opera colossale dai grandiosi impatti di natura tecnologica, turistica, paesaggistica, d’immagine, si chiama Recovery Fund, ovvero Next Generation Ue, ma nessuno ha minimamente pensato di inserire il progetto (ripetiamo già pronto, da rinnovare soltanto nella scelta dei materiali di nuova generazione ancora più sicuri per le zone ad alta densità sismica), nessuno ha voluto verificare se ci fosse il minimo ostacolo perché l’Europa dicesse no a un investimento infrastrutturale di 8-10 miliardi (tanto costa realizzare il Ponte). Ovvero, hanno pensato bene di “dimenticarsene”. «A pensar male – diceva Andreotti – si fa peccato ma spesso ci s’azzecca». Purtroppo mai parole risultano più profetiche e adatte alla circostanza.

Sul Ponte ha insistito Renzi, nel dichiarare guerra al presidente Conte, ma ne ha smontato l’ardire Romano Prodi che, ospite da Giovanni Floris a Di Martedì, ha detto testualmente: «Renzi ha chiesto il Ponte sullo Stretto a Conte». Prodi ha anche immaginato la sua ipotetica risposta: «Se mi vesto da muratore e vado domani a costruire il Ponte sullo Stretto, Renzi chi chiederebbe il ponte sulla Sardegna…». In buona sostanza neanche Renzi crede alla grande opportunità che viene offerta a calabresi e siciliani con i quattrini dell’Europa: è stato un ulteriore pretesto per attaccare il governo e vedere l’effetto che fa. Decisamente non un bell’effetto, viste le critiche che gli sono piovute addosso da ogni parte. Probabilmente a Renzi resta sempre l’ipotesi WWF per chiedere la tutela delle razze (politiche) in via di estinzione…

Il Ponte non piace a tutti, questo è evidente, meno che meno a chi del traghettamento sullo Stretto ha fatto un business ultramilionario, ma bisogna essere onesti nel riconoscere che non ci sono realmente condizioni di non fattibilità: è semplicemente una questione di natura politica. Manca la volontà politica di realizzare il Ponte con tutto quello che potrebbe rappresentare sia per la Calabria sia per la Sicilia. Verrebbero da ogni parte del mondo solo per vederlo o per attraversarlo: c’è un esempio che rischierebbe di impallidire al confronto, il ponte rosso del Golden Gate a San Francisco. Lì aspettano the Big One, il più disastroso terremoto (ipotizzato) della storia della Valley. Ma quando l’hanno costruito (tra il 1933-1937) non c’erano le tecniche di costruzione di oggi ed era ben evidente il rischio sismico della zona. È ancora là, viene riverniciato continuamente con quel bel rosso che lo caratterizza, ad attrarre milioni di turisti. Senza avere l’incantevole e inimitabile paesaggio dello Stretto, della Costa Viola, dell’Etna che fuma e degli affascinanti gorghi marini che hanno incantato Omero.

Ma anche a voler essere indulgenti sulla storia del Ponte, non è tollerabile che un documento che è passato anche dalla Commissione Trasporti della Camera abbia di netto tagliato qualsiasi ipotesi di finanziamento alla statale 106, al Porto di Gioia Tauro, alle mille altre problematiche infrastrutturali che affliggono la Calabria. È successo, forse potrebbe cambiare qualcosa dopo l’esame del Parlamento, a fine crisi, comunque vada per il Governo, ma andrebbe completamente riscritto e non ci sono i tempi necessari.

L’unica preoccupazione per i nostri politici – questo è evidente – è evitare lo scioglimento delle Camere e dover tornare al voto. S’inventeranno la qualunque pur di restare a galla fino al regolare termine della legislatura. Dopo, quando si tornerà a votare, per molti saranno utili cartoline ricordo di Montecitorio e Palazzo Madama, unico memo di nostalgia di momenti decisamente irripetibili. (s)

Ponte sullo Stretto, l’assessore Catalfamo: Proseguire con il progetto esistente

L’assessore regionale alle Infrastrutture, Domenica Catalfamo, in merito alla realizzazione del Ponte sullo Stretto, ha confermato «la richiesta della Regione Calabria di proseguire le azioni connesse al progetto esistente, e di procedere all’immediato affidamento al contraente generale della redazione di un progetto esecutivo con adeguamento alle norme intervenute».

È ciò che è stato scritto nella relazione sugli studi e gli approfondimenti della Regione Calabria in merito all’eventuale progetto dell’opera inviata al Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, dove si legge che «rispetto all’iter già avviato in passato e interrotto, e solo qualora ciò non comporti ulteriori ritardi, si chiede di valutare la possibilità di un minore apporto di capitale privato, al fine di consentire la redazione di un differente piano economico-finanziario di gestione che preveda minori introiti tariffari e specificamente: la gratuità dell’attraversamento per i mezzi di trasporto collettivo e una tariffa significativamente ridotta per i residenti nelle città metropolitane dello Stretto».

«L’ipotesi di riavviare l’iter – prosegue la nota – delle valutazioni di fattibilità tecnica di differenti soluzioni di attraversamento stabile con connesse nuove analisi benefici-costi, nonché qualunque altra ipotesi che metta in discussione la stessa valutazione sulla utilità di realizzare l’opera, non trova alcuna condivisione da parte di questa Regione. Si ritengono, infatti, tali eventualità solo dilatorie, in considerazione dei seguenti aspetti: la necessità del completamento del corridoio scandinavo-mediterraneo, quello che maggiormente interessa il territorio italiano, attraversandolo da nord a sud, partendo dal valico del Brennero e giungendo fino a Palermo».

«Tenuto conto che la priorità europea è quella di assicurare la continuità di tutti i corridoi entro il 2030 – viene sottolineato nel documento – completando i collegamenti mancanti ed eliminando i colli di bottiglia, il tempestivo avvio della realizzazione dell’opera risulta imprescindibile (al pari, ad esempio, della galleria del Brennero); la necessità di evitare che a fronte dell’atteso completamento dell’alta velocità ferroviaria a Sud permanga il collo di bottiglia dell’attraversamento dello Stretto, vanificando l’utilità dell’investimento con una perdita di tempo nell’attraversamento comparabile, o anche forse superiore, alla riduzione dei tempi consentiti dall’investimento dell’alta velocità ferroviaria».

«Deve inoltre essere considerato – spiega la relazione – che le due Regioni hanno individuato un bacino territoriale ottimale interregionale per i servizi di trasporto pubblico locale. Un Accordo per l’istituzione dell’Area integrata dello Stretto, tra la Regione Siciliana, la Regione Calabria, la Città metropolitana di Messina, la Città metropolitana di Reggio Calabria e la Conferenza permanente interregionale per il coordinamento delle politiche nell’Area dello Stretto, è stato sottoscritto il 1° marzo 2019 e ratificato dalla Regione Calabria con la legge regionale 7 maggio 2019, n. 12».

«La perimetrazione del bacino – si legge ancora – è stata approvata con deliberazione di Giunta regionale Calabria n. 354, del 31 luglio 2019, e con deliberazione di Giunta regionale Sicilia n. 380, del 25 ottobre 2019, e ricomprende complessivamente 57 comuni. Sono attualmente in corso le interlocuzioni finali per la designazione o istituzione dell’ente di governo del bacino. Si tratterebbe del primo bacino interregionale in Italia, a testimonianza della forte esigenza di integrazione territoriale dell’Area».

«Tutte le sopra esposte considerazioni – prosegue ancora la nota – anche nell’ipotesi di voler rivalutare la fattibilità e l’analisi benefici-costi, si ritiene che possano portare in tempi brevi alla conclusione che l’unica soluzione efficace sia quella proposta con il presente documento di massima, riavviando le attività connesse al progetto esistente e all’appalto in essere».

«Si auspica, quindi – conclude la nota – che le proposte che verranno avanzate dalla Struttura tecnica di missione, e le scelte conseguentemente adottate dal Mit, prendano in debita considerazione quanto sopra osservato, in un’ottica di condivisione con i territori e con l’obiettivo di un efficace sviluppo dell’intero Paese». (rcz)

LA STRANA IDEA DELLA DIGITALIZZAZIONE
RECOVERY: 48 MLD, DI PONTE NON SI PARLA

di SANTO STRATI – Pur avendo a disposizione fior di esperti di informatica e digitalizzazione, il Governo Conte continua a stupire con effetti speciali, complicando la vita ai “poveri” cittadini con l’ultima trovata del cashback, una delle tante “armi di distrazione di massa” a cui l’esecutivo ci ha purtroppo abituato. E se questa è la strana idea che il Governo ha della digitalizzazione c’è da tremare se si pensa che nel piano per il Recovery Fund da 209 miliardi il Governo riserva risorse a questo comparto per 48,7 miliardi di euro, mentre ne prevede appena 27,8 per le infrastrutture. Di Ponte sullo Stretto non si parla proprio se non per mettere in piedi un ridicolo quanto offensivo nuovo tavolo di lavoro per “studiare” la migliore soluzione (ponte o tunnel?) quando, per la verità, esiste ormai da anni un progetto esecutivo, immediatamente realizzabile, con immediati ritorni in termini di occupazione per le aree interessate di Calabria e Sicilia. Un nuovo tavolo serve solo a creare ulteriore dilazione, per prendere tempo, senza scontentare i governatori di Calabria e Sicilia che hanno espresso richieste precise perché si dia inizio ai lavori e allo stesso tempo tenere buoni i Cinque Stelle che continuano a caldeggiare scelte che equivalgono all’assoluta inoperosità: niente cantieri, niente pianificazione territoriale, zero sviluppo. E dire che sono ancora tanti a credere alle strampalate idee dei grillini che una ne fanno e cento ne disfano. Gli italiani al voto, siamo certi, presenteranno il conto a questi dilettanti della politica che in nome dell’anticasta si sono fatti casta loro stessi, facendo, purtroppo danni seri al Paese.

Ma andiamo per ordine. L’operazione cashback, ovvero la restituzione del 10% speso in due mesi in acquisti “fisici” con la carta di credito (supermercati, benzina, elettrodomestici, computer, ristorante, etc) è una colossale presa in giro che, peraltro, penalizza chi la carta di credito non ce l’ha (e sono tanti che la userebbero volentieri se solo avessero un lavoro e un futuro su cui contare) e premia (pazzesco!) chi spende di più. Il meccanismo è semplice: fino a 150 euro di rimborso il prossimo febbraio direttamente sul conto corrente, con un ritorno del 10% delle spese entro il tetto di 1500 euro. Prima bizzarria: chi spende 750 euro al mese con la carta di credito di questi tempi? Chi può spendere questa cifra non ha certo bisogno di vedersi restituito un risibile (per lui) 10 per cento. Quindi chi sono i beneficiari? I pensionati di lusso e i superprofessionisti che spendono e spandono (con carta di credito) senza il minimo problema. Seconda bizzarria: il Governo, secondo noi, non ci ha dormito una notte per varare un meccanismo che più macchinoso non poteva essere: registrazione attraverso lo Spid (la famosa identità digitale che richiede un’ulteriore fastidiosa incombenza), attribuzione di un codice da presentare al negoziante, etc.

Ora, la domanda è molto semplice: chiunque utilizza una carta di credito sa perfettamente che viene tracciato ogni suo singolo movimento, dalla farmacia al supermercato, dal cinema al benzinaio, dal ristorante all’albergo. Tutte operazioni tracciate e tracciabilissime dai vari gestori (Visa, MasterCard, American Express, etc) che già come servizio ai clienti offrono un report dettagliato delle spese suddivise per categoria di operazione: acquisti on line, acquisti di beni durevoli, servizi di ristorazione, e via discorrendo. Che motivo c’era di complicare la vita a chi già utilizza la carta di credito per i suoi pagamenti con altri adempimenti, quando bastava assegnare ai vari gestori in compito di “restituire” ai propri clienti il 10% delle spese effettuate de visu presso un esercente? Troppo facile, se no chissà quanti burocrati si troverebbero senza occupazione dalla sera alla mattina. Quindi non è un’operazione per incentivare l’uso delle carte di credito, non è un’operazione a favore delle fasce più deboli della popolazione: è solo una seccatura in più per i negozianti che stanno già smadonnando per i clamorosi buchi di bilancio provocati dalle chiusure forzate e un elemento aggiuntivo di distrazione per “sudditi” distratti che si sentiranno privilegiati di un regalo monetario del Governo.

È questa l’idea di digitalizzazione? Già, perché ci piacerebbe sapere a cosa serviranno 48,7 miliardi di euro (tradotti in lire quasi 94mila miliardi) per la “digitalizzazione”. Secondo la descrizione sommaria del Governo sono destinati a digitalizzare l’Italia (?) e per l’«innovazione, competitività e cultura», ovvero investimenti immateriali  di cui 35,5 miliardi per la “transizione digitale delle imprese (banda larga , 5G e internazionalizzazione) e circa 10 miliardi per l’innovazione della Pubblica Amministrazione: questi ultimi, forse, serviranno a evitare le solite figuracce dei server che crollano ad ogni – prevedibile – super ondata di click?

E, invece, per le infrastrutture, che non solo fanno vivere meglio i cittadini ma producono anche occupazione e lavoro indotto, i miliardi richiesti al Recovery Fund sono poco più della metà, 27,7 per l’esattezza. Di questi 23,6 serviranno per l’alta velocità e la manutenzione delle strade, mentre i rimanenti 19,2 miliardi sono destinati a istruzione e ricerca. Si parla di alta velocità (ma sarebbe più opportuno di parlare di alta capacità) ma dell’infrastruttura principe che farebbe dell’Italia del Sud un modello di sviluppo e ricerca tecnologica, ovvero il Ponte sullo Stretto, non c’è il minimo accenno.

Eppure, quale migliore opportunità del Recovery Fund per attuare il progetto del Ponte sullo Stretto? Costerebbe intorno agli 8 miliardi, con un’occupazione stimata di svariate decine di migliaia di posti di lavoro tra Sicilia e Calabria, ma il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti torna a seminare fumo inventando tavoli di lavoro per decidere qual è la migliore soluzione tecnologica per l’attraversamento stabile dello Stretto. Stiamo ancora a parlare di studi preliminari quando esiste già un progetto esecutivo che aspetta solo di essere messo in esecuzione? Ma credono al Governo di poter ancora prendere in giro i calabresi e i siciliani con la cavolate di nuovi studi di fattibilità sull’attraversamento stabile dello Stretto?

Bene ha fatto l’assessore regionale alle Infrastrutture e ai Trasporti l’ing. Domenica Catalfamo, convocata per via telematica a un tavolo di lavoro del Mit a replicare che «il progetto del Ponte esiste già: è cantierato non cantierabile» a fronte di proposte di nuove analisi di costi-benefici. «Il progetto del collegamento sullo Stretto – ha detto la Catalfamo – non può fare a meno dello studio di fattibilità sull’alta velocità e alta capacità, rispetto ai quali il ministro, qualche mese fa, aveva garantito che sarebbero stati presentati entro i primi mesi dell’anno. Studio di fattibilità che non può prescindere dall’attraversamento dello Stretto, che è parte integrante del corridoio 5 europeo».

Il Ponte – lo abbiamo ribadito più volte (vedi il nostro speciale) – sarebbe un capolavoro di ingegneria e tecnologia italiana, oltre a costituire un’eccezionale attrattiva turistica per tutto il mondo. Dev’essere chiaro che chi continua a ostacolare il progetto non vuole il bene della Calabria e dei calabresi. (s)

 

Ponte sullo Stretto, la sindaca ff Richichi scrive al Ministero: il ruolo fondamentale di Villa non può essere messo in discussione

Il sindaco f.f. di Villa San Giovanni, Maria Grazia Richichi, ha inviato una lettera al Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, guidato da Paola De Micheli, in quanto la città non è stata inclusa nel tavolo tecnico-politico «che sta discutendo dell’attraversamento stabile dello Stretto di Messina con la
presenza delle sole Città Metropolitane di Reggio Calabria e Messina».

«La Città di Villa, insieme a Messina – ha detto il primo cittadino – presente comunque con Cateno De Luca, che riveste il doppio ruolo di Sindaco e di Sindaco Metropolitano, è quella che ha subito e subisce gli effetti più negativi e nefasti dell’attraversamento sia in termini di inquinamento ambientale, acustico ed atmosferico sia in termini di qualità della vita dei suoi cittadini che anche in ragione dei vincoli e dei limiti allo sviluppo urbanistico e paesaggistico dettati dalle esigenze della portualità».

«Reclamerò – ha detto ancora – assieme all’Amministrazione, alle opposizioni consiliari,
se vorranno, ed a tutti i parlamentari del territorio il ruolo
centrale, baricentrico e strategico di Villa che non può e non deve essere mortificato ma semmai valorizzato e ristorato per decenni di disagi e danni subiti. Il ruolo fondamentale della Città non può essere messo in discussione. Mi batterò sul solco già tracciato dai sindaci che mi hanno preceduto che hanno sempre perorato gli interessi di Villa davanti alle massime istituzioni regionali e statali».

«Chiedo – ha aggiunto – tutti i rappresentanti politici della Città, senza distinzione di colore politico, il massimo coinvolgimento e la piena mobilitazione nell’interesse dei villesi e del futuro della Città, così come avvenuto in passato con l’Accordo di Programma del 1989/1990, con il Decreto Emergenza del 2001, con la Commissione Comunale Piano Strategico istituita nella consiliatura 2010-2015, riattivata e proseguita durante la presente consiliatura con la Presidenza della consigliera Aurora Zito, commissione che ha visto il coinvolgimento pieno dei consiglieri di minoranza per dare una visione complessiva allo sviluppo della Città. Tappa importantissima, in questo percorso per rivendicare il ruolo strategico di Villa si è avuta durante la sindacatura Messina con l’instaurazione di un tavolo istituzionale di interlocuzione permanente fra le Città di Villa, Messina e Reggio Calabria che ha prodotto l’adesione al progetto, oggi attuato, del
Sistema Portuale dello Stretto ed il riconoscimento Unesco dello Stretto di Messina come “Patrimonio dell’Umanità”, primi passi per l’area integrata dello Stretto, per la conurbazione e per la Regione dello Stretto».

«Stamane (il 6 dicembre ndr) – ha concluso – ho già sentito il Sen. Marco Siclari che mi ha assicurato che sosterrà con forza la battaglia perché Villa possa essere protagonista del proprio futuro». (rrc)