PONTE, MISTIFICAZIONI=DISINFORMAZIONE
ECCO PERCHÉ SERVE A CALABRIA E SICILIA

di SANTO STRATI – Dall’utile e costruttivo convegno in riva allo Stretto, promosso a Villa San Giovanni dai senatori Marco Siclari e Silvia Vono, emergono numerosi elementi per una valutazione non di parte del discorso Ponte sullo Stretto. In primo luogo, con la nascita dell’intergruppo parlamentare che rispecchia la compagine governativa, si sono trovati insieme destra e sinistra accomunati da un obiettivo di grande suggestione: portare a compimento la realizzazione dell’attraversamento stabile dello Stretto. Così a Villa si sono ritrovati Enza Bruno Bossio (dem) e Domenico Furgiuele (Lega), Giorgio Trizzino (M5S) e la Vono (Italia Viva) e tanti altri esponenti politici dello schieramento che sostiene il governo Draghi a sottolineare che, incredibilmente, la questione Ponte è riuscita a unire un’identità di vedute che proviene da posizioni ed esperienze politiche diverse.

L’altro aspetto che emerge dal convegno di Villa San Giovanni (https://fb.watch/5kJO9KD9Pw/) che si può vedere integralmente, è che ancora oggi prevalgono mistificazioni e disinformazione sulla questione Ponte. C’è una vasta area d’opinione, orientata da non ben specificati motivi, che continua a diffondere notizie non vere e soprattutto a distillare allarmi, ingiustificati sotto ogni punto di vista, per i futuri guasti ambientali, per la criticità della struttura in zona sismica, e per mille altre – pretestuose – ragioni che dovrebbero orientare nettamente contro la realizzazione di quest’opera. Dunque, ha fatto bene il presidente di Unindustria Calabria Aldo Ferrara a proporre di realizzare un sito di informazione che faccia piazza pulita di pregiudizi e fake news mettendo a disposizione di chiunque tutte le informazioni – reali e controllabili – sul progetto dell’attraversamento stabile dello Stretto. C’è una campagna mediatica che non si è mai arrestata, ormai da decenni, che rema contro, diffondendo errate notizie e presupposti di irrealizzabilità che, a loro volta, alimentano perplessità e il rifiuto di qualsiasi confronto.

Ancora oggi capita, parlando con calabresi – pur di buona cultura, professionisti, imprenditori – di sentire le argomentazioni più disparate sulle “gravi” conseguenze” che il Ponte porterebbe sia alla sponda calabrese che a quella siciliana. Su cosa si basano questi pregiudizi? Risposta facile: ci sono troppi incompetenti a parlare e a sparare castronerie un tanto al chilo, e chi li contraddice? Beh, fino a ieri era così, ma il convegno di Villa che ha riunito competenze illustri nel campo delle costruzioni, della scienza, della tecnica ha fornito risposte chiare alle tante cavolate che ancora si ascoltano in giro.

Il problema principale, visto che da dieci anni a progetto approvato e immediatamente cantierabile si continua a convocare commissioni di “esperti” per sentirsi ripetere le stesse cose, è che fintanto che non ci sarà la volontà politica il Ponte non vedrà mai la luce. Eppure, in questo momento – dimenticandoci del Recovery che non l’ha nemmeno preso in considerazione – ci sono le condizioni ideali per dare il via libera all’opera: c’è un governo che vede all’opposizione soltanto i Fratelli di Giorgia Meloni (che peraltro non risulta siano contrari al Ponte) e ha la possibilità di fare scelte strategiche fondamentali per il Paese. E il Ponte è davvero un’opera fondamentale che può diventare il simbolo della crescita e dello sviluppo non soltanto del Mezzogiorno e delle due regioni interessate, bensì dell’intera Nazione. Abbiamo fior di progettisti, architetti, ingegneri, società di costruzione che vanno raccogliere solo successi ovunque all’estero, in grado di realizzare un’opera di altissimo livello tecnologico, frutto dell’ingegno italico, rappresentazione plastica di una maturità tecnologica che non ha nulla da invidiare al resto del mondo, anzi è il mondo che invidia i nostri livelli di altissima tecnologia.

E invece stiamo ancora a convocare commissioni che hanno – chiaramente – il solo obiettivo di fornire una montagna di scartoffie pressoché inutili (ci sono quintali di documenti già pronti che risolvono ogni dubbio a proposito del Ponte) solo per far perdere altro tempo e giustificare l’atteggiamento dilatorio e indecisorio dei nostri governanti. Solo che, adesso, a guidare il Governo c’è un non politico, Mario Draghi, che ha in mente un solo traguardo da raggiungere: superare la pandemia e guidare la ripresa. Altro che Piano Marshall: c’è una montagna di soldi per infrastrutture, trasporti, digitalizzazione e le altre mission del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza: la sanità, prima di tutto, ma anche e soprattutto le riforme, a cominciare da quella della pubblica amministrazione, soffocata dal mostro Burocrazia che limita e sgonfia ogni anelito di investimento e, quindi, di sviluppo.

C’erano ieri mattina anche i politici a Villa San Giovanni, di presenza o in streaming, e c’era il presidente ff della Calabria Nino Spirlì, col vicepresidente della Regione Sicilia Gaetano Armao. Ma c’erano soprattutto fior di progettisti (alcuni dei quali hanno lavorato al progetto originario del Ponte) e docenti universitari che non hanno usato giri di parole per esprimere l’indignazione contro la nuova presa in giro di calabresi e siciliani con la richiesta di nuovi studi e alternative: è solo una perdita – voluta – di tempo, ha dichiarato Enzo Siviero, Rettore dell’Università E-Campus e una vera autorità in fatto di costruzione Ponti. Cui hanno fatto eco i pareri di Pietro Busetta, Francesca Moraci, Fabio Brancaleone, Giovanni Mollica, Alberto Prestininzi ed Ercole Incalza. Nomi che non hanno bisogno di presentazioni, rappresentano il meglio dell’ingegneria italiana, nel mondo.

Spirlì ha ribadito che il Ponte serve all’Europa non solo alle loro regioni: non chiediamo «per cortesia – ha detto Spirlì –, oggi pretendiamo il Ponte perché è indispensabile. Non è un favore, è un dovere che Europa e Italia devono avere nei confronti di questi territori. Il Governo e il presidente Draghi devono impegnarsi».

Non ci sono rischi ambientali: quando venne approvato il progetto definitivo, poi affossato da Mario Monti, il ministro dell’Ambiente Stefania Prestigiacomo aveva approvato una montagna di carte che attestavano le caratteristiche “ecologiche” del Ponte; non ci sono rischi sismici: è come un grande cavo d’acciaio sospeso, in caso di terremoto oscilla, non cade; non ci sono rischi di ingerenze della ‘ndrangheta: le attuali disposizioni antimafia consentono un controllo accurato sul territorio. E, come se non bastasse, la Webuild dell’ing. Pietro Salini (sinceramente innamorato dell’opera) è pronta a metterci i quattrini necessari per la realizzazione, salvo quelli per gli oneri accessori che toccano allo Stato e che i due governatori di Calabria e Sicilia si sono detti pronti ad accollarsi: cosa ostacola, allora, la realizzazione del Ponte? A chi dà fastidio? Sicuramente a quanti non vedono bene lo sviluppo del Mezzogiorno: il Ponte non serve solo a far passare auto e treni da una sponda all’altra.

Il Premier Draghi deve convincersi che l’Opera – al di là degli indubbi effetti di straordinaria attrazione turistica nell’incantevole area dello Stretto – rappresenta l’orgoglio dell’Italia e la spinta per una ripresa del Paese che parte proprio dal Sud. La Calabria e la Sicilia non vogliono più aspettare: ora o mai più. Per questo è stato firmato a Villa il “Patto per il Ponte” che finirà sul tavolo di Draghi e della ministra per il Sud Mara Carfagna: ci sono tutti gli elementi per poter decidere con cognizione di causa. Il Ponte potrà non piacere ai “talebani” del no a ogni cosa, ma serve, serve al Paese, serve all’Europa. (s)

Oggi a Villa San Giovanni tanti esperti a confronto sul Ponte sullo Stretto

Un convegno che mette a confronto esperti, politici e progettisti sul Ponte: un’iniziativa del sen. Marco Siclari che a Villa San Giovanni è di casa e che nella città dello Stretto ha voluto convogliare competenza e autorevolezza per fare il punto della situazione.

L’appuntamento è stamattina a partire dalle 10.30 dalla Sala Consiliare del Comune di Villa San Giovanni saranno presenti i Parlamentari di tutte le forze politiche in collegamento web con le Associazione di Categoria, ordini professionali ed i massimi esperti tecnici italiani per discutere dei “Progetti per il Sud e Ponte sullo Stretto”.

Interverranno i Parlamentari di Calabria e Sicilia: Marco Siclari, Gabriella Giammanco, Matilde Siracusano, Francesco Cannizzaro, Urania Papatheu, Stefania Prestigiacomo con il Capogruppo alla Camera dei Deputati per Forza Italia Roberto Occhiuto; Silvia Vono, Valeria Sudano, Francesco Scoma e Ernesto Magorno di Italia Viva; Filippo Maria Drago e Carmela Bucalo di Fratelli d’Italia; Domenico Furgiuele e Nino Germanà della Lega; Enza Bruno Bossio e Pietro Navarra del Partito Democratico; Giorgio Trizzino del MoVimento Cinque Stelle; Sarà presente il Presidente facente funzioni della Regione Calabria, Nino Spirlì, il Vicepresidente della Regione Sicilia Gaetano Armao, il Presidente dell’ Associazione dei Sindaci dell’Area dello Stretto Sandro Repaci ed il Sindaco f.f. Di Villa San Giovanni Maria Grazia Richichi.

Sono previsti interventi, via web, dei vertici nazionali di partito. Parteciperanno via web il Pres. Federalberghi Calabria: Fabrizio D’Agostino, il Presidente dell’Ordine degli Architetti: Salvatore Vermiglio, il Presidente dell’Ordine degli Ingegneri: Domenico Condelli, il Presidente della Camera di Commercio di Reggio dott. Ninni Tramontana, il Presidente degli Industriali reggini di Confindustria ing. Domenico Vecchio, il Presidente Unindustria Calabria dott. Aldo Ferrara, il Presidente della Rete Civica per le Infrastrutture nel Mezzogiorno Fernando Rizzo.

Interverranno tecnici di indiscusso profilo internazionale: il prof. Pietro Busetta già Professore Ordinario di Statistica economica Università degli Studi di Palermo, componente del Consiglio di Amministrazione della Svimez, il prof. Alberto Zasso Ordinario di Ingegneria Meccanica Applicata al Politecnico di Milano, il prof Enzo Siviero Ordinario di Ingegneria Statica e Tecnica delle Costruzioni presso l’Università IUAV di Venezia, la prof. Francesca Moraci Ordinario di Urbanistica all’Università degli Studi di Reggio Calabria, già Consigliere di Amministrazione di Anas, è oggi Consigliere di Amministrazione di FFSS, l’ing. Giovanni Mollica già consulente di Stretto di Messina S.p.A., il prof. Alberto Prestininzi già Professore Ordinario di Geologia presso l’Università di Roma “Sapienza” e Membro del Comitato Tecnico Scientifico per il Ponte sullo Stretto di Messina dal 2001 sino al 30 giugno 2012, il prof. Fabio Brancaleoni Professore Ordinario di Scienza delle Costruzioni presso l’Università La Sapienza di Roma e Socio di E.D.IN. Srl., l’ing. Ercole Incalza già capo della Struttura Tecnica di Missione del Ministero delle Infrastrutture che ha programmato dal 2008 in avanti e sino al 2014 la rete ad alta velocità del paese è stato Amministratore Delegato della TAV.

Dice il sen. Siclari: «Rimaniamo fiduciosi della serietà e dell’esperienza del Presidente del Consiglio Mario Draghi». (rrc)

L’evento potrà essere seguito in diretta sulla pagina facebook del “CITTÀ DI VILLA SAN GIOVANNI”, sulle pagine dei parlamentari e di “MARCO SICLARI SENATO”.

PONTE, NUOVI PRETESTI PER NON DECIDERE
IL GOVERNO DEVE DIRE SE VUOL FARLO O NO

di SANTO STRATI – Non è un’impressione, ma una solida realtà: continua l’ignobile tarantella dei diversivi a proposito del Ponte sullo Stretto. Con un ministro alle Infrastrutture (Giovannini) che non conosce i termini della questione (e non cerca nemmeno di approfondirli) e la relazione (un’altra ancora) della Commissione tecnica istituita dalla precedente ministra Paola De Micheli che espone altre idee. Come se non ci fosse già un progetto approvato e quindi immediatamente eseguibile. La verità è che manca la volontà politica di assumersi la responsabilità di decidere, ma i calabresi e i siciliani sono ora davvero arcistufi di questo indecoroso e avvilente balletto di rinvii: il Governo, ora, deve dire se intende fare quest’opera colossale e strategica, oppure no. Senza giri di parole e nuove ipotesi che, per intenderci, nascono più dalla fantasia di chi sta nel Palazzo piuttosto che dalla competenza di chi avrebbe titolo per parlare.

L’ultima trovata per perdere tempo è l’ipotesi del Ponte a tre campate e non, come nel progetto originario vinto dal consorzio Eurolink, a una. Orbene, a parte le obiezioni di natura tecnica che affidiamo a chi a titoli per farle, va subito considerato che qualsiasi ipotesi modificativa del progetto approvato equivale semplicemente ad aver buttato via 50 anni di lavori e idee e richiederebbe altri dieci anni di “studi e progetti”. Non servono altri studi e progetti, questo è chiaro a tutti, tranne che ai nostri governanti che, fino ad oggi, a cominciare da Mario Monti (che ha bocciato il progetto già esecutivo) e finire a Giuseppe Conte, hanno gestito “politicamente” la questione Ponte a seconda degli interessi di una o dell’altra parte. Una volta per accontentare i No-Ponte, un’altra gli ecologisti-talebani dello Stretto, un’altra per far felici le compagnie del trasporto marittimo, un’altra i fautori della “decrescita infelice”, etc. Conte era dubbioso durante il primo Governo, poi la rilanciato la balzana idea del tunnel (i Cinquestelle sono notoriamente No-Ponte): anche questa è stata l’occasione per tenere caldo l’argomento, senza decidere nulla. Tant’è che la Commissione voluta dalla ministra De Micheli ha bocciato completamente l’idea sottomarina perché impraticabile. E il Governo Draghi si trova con il ministro della Transizione ecologica Cingolani che si dichiara contro il Ponte, pur premettendo di conoscere nulla in materia e il ministro delle Infrastrutture che ha detto ieri sera dalla Gruber che aspetta il dibattito parlamentare del 12 maggio per capirne di più.

Ora basta, ha detto chiaramente il presidente della Regione Sicilia Nello Musumeci cui ha fatto eco Nino Spirlì, presidente ff della Regione Calabria. Come se non bastasse, il ministro Enrico Giovannini ieri ha detto che il Ponte non può rientrare tra i progetti del Recovery Plan perché è già chiuso. Ma dove vive il ministro e chi è che (non) lo informa? Non è una novità, si sapeva già da mesi che il progetto non era dentro il PNRR, ma soprattutto il ministro ignora che l’ing. Pietro Salini a capo della Webuild (la società che ha assorbito Impregilo, general contractor del Ponte) ha ribadito a Catania la scorsa settimana che la sua Società è pronta a investire in proprio (a fronte della concessione futura), purché lo Stato si faccia carico degli oneri accessori. Oneri di cui, peraltro, si sono detti pronti a farsi carico i due governatori delle regioni interessate, nel caso in cui lo Stato dovesse fare orecchie da mercante.

Il Ponte non piace a tutti, questo è evidente, ma sarebbe magnifico scoprire quali interessi ci sono per contrastare così efficacemente un’opera che potrebbe trasformare l’economia siciliana e calabrese, sotto tutti i punti di vista. Piace – dice Marco Travaglio a ‘ndrangheta e mafia – ma riteniamo sarebbe il caso di smetterla con questi stereotipi che condannano la Calabria a una perenne ingessatura: ci sono persone come il procuratore Nicola Gratteri, capo della Procura a Catanzaro, che rischiano ogni giorno la pelle per dimostrare che il malaffare si può contrastare. Oggi ci sono gli strumenti di vigilanza sugli appalti, in grado di scoprire o impedire intestazioni fittizie e il controllo mafioso sulla realizzazione delle opere. Certo, è un compito assai difficile, ma bisogna crederci, perché i calabresi sono stanchi di vivere anche quest’ulteriore emarginazione sociale. Se prevalesse questa logica non avremmo imprenditori coraggiosi che combattono a viso scoperto la ‘ndrangheta (Nino De Masi è uno dei tanti esempi, ma ci sono anche i Callipo, i Caffo, che danno un’immagine positiva e moderna della loro terra, etc). Quindi, non si prenda il pretesto che il Ponte sarebbe un affare per la mafia: la Calabria perbene non lo permetterebbe più.

Poi ci sono gli incompetenti di carriera che sparano cavolate un tanto al chilo senza sapere di cosa parlano. Purtroppo il nostro Paese ne ha in quantità industriali: se prevalesse la logica di ascoltare i tecnici qualificati, i professionisti di acclarata capacità, non avremmo i guasti che riscontriamo nella gestione dell’emergenza Covid, tanto per fare un esempio, e non avremmo la spaventosa montagna di burocrazia che serve, i più delle volte, a mascherare inettitudine e incompetenza e a bloccare crescita e sviluppo.

La proposta del ponte a tre campate è, come già detto, un altro diversivo per non mascherare l’incapacità di decidere. E oltretutto è un’idea maturata, probabilmente, di notte a qualche testa che si ritiene illuminata ma che non capisce niente di ponti e di costruzioni. Abbiamo sentito in proposito il prof. Enzo Siviero, Rettore dell’Università E-Campus, ingegnere e architetto, progettista di chiara fama e professore di Ponti e Tecnica delle Costruzioni allo Iuav a Venezia, e la bocciatura è totale. «È evidente – ha detto il prof. Siviero a Calabria.Live –  che la soluzione a tre campate viene messa sul piatto per togliersi ogni responsabilità! Dato che, se si optasse per questa soluzione, si dovrebbe ripartire da zero con un tempo di completamento stimabile in molti anni (10 se va bene…). Poi,  vi è una palese incertezza sui costi effettivi e sulla realizzabilità per le problematiche delle fondazioni e delle pile in mare» In questo modo – sottolinea il prof. Siviero – si butta un lavoro di mezzo secolo di studi e ricerche con relativi costi a perdere per lo Stato: la Corte dei Conti che non avrebbe nulla da obbiettare? Senza contare che  resta aperto il contenzioso con il contraente generale Eurolink. Vedremo se questi aspetti sono considerati nella relazione che sono curioso di leggere».

Il prof. Siviero ricorda come si è arrivati all’ipotesi di un ponte a campata unica: «Già all’inizio della progettazione da parte della Società Stretto di Messina – con soci Anas FS Regione Sicilia Regione Calabria, in liquidazione dal 2012, ma non ancora liquidata – la prima ipotesi propendeva per un’unica pila in mezzo allo Stretto. Ciò per canalizzare meglio la navigazione e per approfittare di una “cresta” intermedia nel fondale. Uno studio approfondito della componente geotecnica aveva tuttavia concluso per l’infattibilità costruttiva nell’area dello Stretto a causa delle forti correnti (4 nodi) che difficilmente avrebbero consentito il posizionamento della pila a cassone autoaffondante (inimmaginabile realizzare pali). Inoltre erano necessarie tecnologie sperimentali per consolidare il terreno di fondazione (presumibilmente una particolare forma di jet grouting). E qualora fosse stato possibile, i relativi costi erano enormi e comunque tali da rendere non competitiva la soluzione rispetto alla campata unica».

Secondo il prof. Siviero «Vi era, per di più, una manifesta controindicazione ad una o più pile lungo un percorso di navi verso il Porto di Gioia Tauro, per il rischio di ship collision. Altro elemento di incertezza veniva individuato nel dovere modificare la direzione del ponte che, oltre ad incidere sulla lunghezza, aumentava la componente di qualche frazione di millimetro dovuta all’allontanamento con spostamento antiorario della Calabria rispetto alla Sicilia. Ciò ha indotto la Stretto di Messina ad optare per l’attuale progetto a campata unica, via via affinato in ulteriori vent’anni di studi e ricerche. Da notare che nel 1992 i consulenti geotecnici, espressero “nero su bianco” un esplicito parere di infattibilità. Questo all’epoca!
«Certo è possibile che oggi vi siano tecnologie innovative che possono essere “sperimentate” ma si dovrebbe disporre di studi assai approfonditi corredati da adeguate ed estese indagini in situ. Tutto ciò comporta realisticamente un allungamento dei tempi e con una fortissima incertezza sugli esiti esecutivi e dei relativi costi effettivi, anche come detto, vista l’incognita delle fondazioni in mare a tali profondità e con quelle correnti. Resta poi il fatto che si dovrebbe ripartire da capo anche per gli attacchi a terra, le sistemazioni urbanistiche, gli espropri ecc. In definitiva da un lato c’è un progetto definitivo di SDM pronto e corredato di tutti i pareri tecnici, dall’altro c’è una “idea progettuale” ancora da sperimentare che rimette in discussione tutto l’iter approvativo misurabile in molti anni».

Dunque, torniamo a ripetere che la questione è solo di volontà politica. Oggi il premier Mario Draghi – che non si è ancora espresso in maniera chiara sul Ponte – ha un governo dalle tante anime, ma la sua leadership è in grado di mettere d’accordo i talebani no-Ponte e i parlamentari che vedono nell’opera una straordinaria e irripetibile occasione per dare il via a un processo di rinnovamento e di crescita di tutto il Mezzogiorno. Con un’occupazione prevista di almeno 100mila unità (25mila già da quando si comincia) e una ricaduta sul territorio in termini di sviluppo territoriale con un’attrazione turistica unica. Presidente Draghi prenda in mano il dossier Ponte e decida, sulla scorta della sua eccezionale esperienza e della sua visione di futuro, sul Ponte come su tutte le altre cose che renderanno l’Italia un Paese migliore. (s)

CALABRIA E SICILIA VOGLIONO IL PONTE
SALINI (WEBUILD): METTIAMO NOI I SOLDI

di SANTO STRATI – «Chiamiamolo Ulisse»: il presidente della Regione Sicilia Nello Musumeci ribattezza così il ponte d’Europa, quello sullo Stretto, che dovrà colmare il divario tra continente e l’Isola. Musumeci ha promosso l’incontro, unitamente al presidente ff della Calabria Nini Spirlì, con l’ing. Pietro Salini, amministratore delegato di Webuild, la società che ha ereditato da Eurolink l’appalto del ponte, bocciato poi dal presidente del Consiglio Mario Monti una vita fa.

Sia Musumeci che Spirlì, insieme, vogliono testimoniare la determinazione delle due regioni più a sud di vedere finalmente realizzato il Ponte. E per sottolineare che non si trattava di una passerella promo-elettorale hanno invitato a Catania la persona che meglio rappresenta l’altissimo livello tecnologico raggiunto dall’Italia nel campo delle infrastrutture. Salini era un marchio storico, ha assorbito Impregilo, ereditando il progetto del Ponte dal consorzio Eurolink – impegna oltre settemila tecnici in ogni parte del mondo realizzando opere pubbliche di eccezionale valenza  – e, soprattutto, ha nel suo amministratore delegato un ingegnere che tiene moltissimo al Ponte: «Noi abbiamo fatto mille chilometri di ponte nella nostra storia imprenditoriale – ha detto Salini –, compresi due a campata unica tra i dieci più grandi del mondo. Quello sullo Stretto si può fare. Lo stavamo facendo, ma ci hanno fermati. La differenza tra Paesi che crescono e quelli che annaspano è anche nella capacità di creare le grandi opere, di creare prospettive e di essere attrattivi. La responsabilità sociale è importante, ricordo che a Catania ho chiesto che fanno i ragazzi qui, mi è stato risposto “niente”. Immaginare dei giovani senza futuro è terribile, che cosa ha fatto per loro la nostra generazione? Per questo mi sento coinvolto in questa operazione. È una sfida che insieme come Italiani dobbiamo affrontare e vincere. Dobbiamo spingere per il futuro dei giovani della Sicilia e della Calabria, glielo dobbiamo. Noi siamo pronti a partire, anche domani. Il progetto ha superato un sacco di ostacoli, superando tutti i passaggi burocratici previsti».

«È un’opera che porterà oltre 100mila nuovi posti di lavoro nell’area» – aveva dichiarato in tv Pietro Salini, ospite di Barbara Palombelli. Concetto ribadito anche ieri da un tavolo dove erano presenti anche i due assessori regionali alle infrastrutture Domenica Catalfamo (per la Calabria) e Marco Falcone (per la Sicilia, oltre all’ex ministro Pietro Lunardi (responsabile del dicastero delle Infrastrutture dal 2001 al 2006) e al  prof. Felice Giuffrè, costituzionalista e docente universitario in veste di coordinatore di Lettera 150, il network di docenti e professionisti che ha promosso l’iniziativa dell’incontro di Catania.

Pietro Salini, Nello Musumeci e Nino Spirlì
Pietro Salini, Nello Musumeci e Nino Spirlì

«Siamo stanchi – ha detto Musumeci – di essere considerati marginali al continente europeo». E ha chiarito che «noi vogliamo diventare il cuore del Mediterraneo, la piattaforma naturale delle navi che lo attraversano. Non è possibile diventarlo se non c’è l’alta velocità. E non ci può essere alta velocità se non si attraversa lo Stretto in tre minuti. Questo è l’appello che lancio al Governo».

«Non è il collegamento tra due regioni – gli fa eco Nino Spirlì – ma tra due territori europei. Calabria e Sicilia sono il primo ingresso di quella grande casa che è l’Europa. Sono le porte per chi arriva dal Canale di Suez e dai Paesi che oggi detengono un grande potere economico, come Cina e India, ormai ago della bilancia dell’economia mondiale; senza contare il continente africano, che, nei prossimi decenni, sarà l’interfaccia naturale con l’Europa. Non è dunque ammissibile che i primi territori europei non siano tra loro collegati».

Entrambi i governatori hanno trovato la risposta pronta dell’ing. Salini: «Siamo in grado di cominciare subito. Ci sono 50 anni di studi e approvazioni. È un progetto che era stato cantierato e pronto per essere eseguito. Poi il Paese ha deciso di interrompere questo ciclo e ci siamo fermati, com’è giusto che sia. Se il Paese ritiene sia una priorità, noi siamo pronti a farlo». 

E se Webuild è pronta a investire direttamente i 4 miliardi necessari per realizzare il Ponte (senza dunque bisogno di bussare al Recovery) lasciando però allo Stato gli oneri accessori (due miliardi circa), i due governatori hanno calato un asso che il governo non potrà ignorare: pronti a mettere i soldi necessari per le opere accessorie. Quindi sarebbe un’opera senza problemi finanziari su cui serve una precisa volontà politica. E, difatti, i 50 anni fin qui trascorsi tra promesse e rinvii si spiegano solamente con la mancanza di una visione strategica per il Mezzogiorno e la difesa di interessi evidentemente di parte di una incredibile catena di no-ponte.

Il Ponte va fatto, questo appare evidente, perché deve finire la politica dei no ad ogni costo, deve scomparire la scelta della decrescita felice che gli ultimi governi a partecipazione grillina hanno promosso: in questa maniera si è favorito soltanto il sottosviluppo delle regioni meridionali e allargato il divario nord-sud. Il Governo deve assumersi le sue responsabilità: il pretesto che il Ponte non poteva rientrare nel PNRR perché impossibile da completare entro il 2026, data imposta dalla Ue, non regge più a fronte della copertura finanziaria offerta dal general contractor e dalle due regioni interessate. Senza contare che le penali previste in caso di mancata realizzazione verrebbero tutte a cadere (addirittura costerebbe più non farlo) e lo Stato avrebbe un’infrastruttura colossale a costi minimi.

Guardiamo ai numeri di quest’opera e il primo risponde ai più scettici che evocano disastri sismici epocali: la resistenza sismica è fino a 7,1 di magnitudo Richter. In Giappone i ponti costruiti negli ultimi venti anni hanno resistito a terremoti di estrema violenza. L’altissimo livello tecnologico raggiunto dai progettisti italiani è riconosciuto in tutto il mondo: le nuove tecnologie fanno il resto. Il progetto prevede un ponte a due campate con 5.300 metri di cavi per realizzare un attraversamento di 3.666 metri, con una campata centrale di 3.300 metri. Un’opera spettacolare (376mila tonnellate d’acciaio, due torri da quasi 400 metri, un corridoio per il passaggio delle navi largo 600 metri e alto 65): immaginate, in termini di attrazione turistica cosa potrebbe significare, arriverebbero da tutto il mondo per vedere il ponte, scoprendo i Bronzi, la Magna Grecia, la Sicilia e il patrimonio paesaggistico, artistico, culturale ed enogastronomico delle due regioni. Il traffico stimato sarebbe di 60mila convogli ferroviari e circa sei milioni di autovetture/camion l’anno. Insomma, spettacolare e funzionale insieme, in uno scenario d’incanto, unico e irripetibile.

Ovviamente gli ecologisti sono sul piede di guerra da anni, ma non si può continuare a dire sempre no, soprattutto quando ci sono fior di studi sull’impatto ambientale e la sostenibilità dell’opera. E i più irriducibili sanno di poter contare sull’insipienza ormai cronica della politica italiana, ma è ora di cambiare passo, di guardare ai benefici che l’opera può portare, già da subito anche sotto l’aspetto occupazionale.

«Calabria e Sicilia – ha detto Spirlì – sono due regioni che, insieme, rappresentano, dal punto di vista culturale, turistico e identitario, il fondamento dell’Italia. I loro patrimoni artistici, culturali e umani hanno portato all’Italia un tesoro veramente inimitabile, regalato al mondo intero. Perciò, dobbiamo cominciare a dire che qui è Europa; e qui l’Europa ha il dovere di creare “Ulisse”. Ma, se vogliamo ottenerlo, dobbiamo ribaltare l’attuale concezione geografica e politica. È urgente e necessario che l’Europa provveda al più presto a creare il collegamento tra la sua porta d’ingresso e il resto della casa. Noi non stiamo chiedendo un intervento da poveri. Il progetto c’è già, chiavi in mano. Qui siamo in Europa, bisogna svegliarsi. Il vero ingresso per il continente non è il porto di Rotterdam, ma quello di Gioia Tauro. Ci devono dire cosa vogliono fare».

Musumeci ha mostrato che ha davvero voglia di fare sul serio: «Per le persone in buona fede – ha detto – i problemi sono tecnici, per quelle in malafede, che sono tante nella politica dei Palazzi romani e non solo, è la volontà di mantenere il sistema Italia diviso in due: un Nord ricco e opulento, che produce, e un Sud povero che arranca e consuma i prodotti del Nord. Finiamola con questa farsa».

E ha lanciato una battuta: se lo chiamiamo Ponte sullo Stretto è figlio di p…, allora chiamiamolo Ulisse. Bel nome, presidente, ma il Ponte se mai si farà il nome ce l’ha già idealmente direttamente da Omero: il Ponte sullo Stretto di Scilla e Cariddi. (s)

 

 

PORTI, AEROPORTI E IL PONTE: PROMESSE
LEGHISTE, MA IL GOVERNO È DISATTENTO

di SANTO STRATI – Se non fossimo già in campagna elettorale, quando le promesse dei politici vanno un tanto al chilo, le ottimistiche dichiarazioni del viceministro leghista Alessandro Morelli potrebbero persino affascinare. Nella sua due giorni calabrese, con l’ombra tutt’altro che silente del presidente ff Nino Spirlì (che continua a sognare il bis), l’esponente di Salvini ha parlato di tutto quello di cui si può parlare in termini di infrastrutture e trasporti in Calabria: porti, aeroporti e, naturalmente, il Ponte sullo Stretto. Mostrando, comunque, di essersi documentato sufficientemente prima di incontrare i calabresi. L’aeroporto di Reggio – ha detto subito Spirlì a Morelli – è stato dipinto come il brutto anatroccolo, come lo scalo più difficilmente raggiungibile, il più pericoloso. Ma la vera pericolosità è quella delle parole. Noi diciamo basta alle parole inutili e oggi chiediamo concretezza per il “Tito Minniti”. Questo territorio è la porta d’Europa. Calabria e Sicilia sono state per troppo tempo punite da un’opinione pubblica che crede ci siano punti cardinali più nobili di altri. Noi, invece, consegniamo all’Europa il più grande porto d’Italia, che è quello di Gioia Tauro: un enorme scalo che sta aspettando la giusta considerazione dei governi italiano ed europeo».

Un assist formidabile per il viceministro che, naturalmente, ha raccolto cercando di andare in rete. L’obiettivo – diciamoci la verità – sembra più quello di fascinare potenziali elettori, cittadini stanchi di una politica allo sbando che si è dimenticata della Calabria, che di prendere a nome del Governo impegni precisi, anche perché l’esecutivo Draghi sembra ancora troppo disattento ai problemi della regione, a cominciare dalla Salute (ma il ministro Speranza cosa aspetta a venire in Calabria e prendersi le sue responsabilità?), per finire al discorso PNRR. Il Piano nazionale di Ripresa e Resilienza nella sua prima scrittura (a dicembre) citava solo due volte la parola Calabria, associata a Reggio nel progetto di “ammodernamento” (badate bene, ammodernamento!) della linea ferroviaria Salerno-Reggio. Tre mesi dopo, a due settimane dalla obbligata consegna a Bruxelles del Recovery Plan continuano a esserci vistose dimenticanze, nonostante l’ottimo piano per il Sud suggerito dalla Svimez e il poderoso dossier che le varie commissioni parlamentari hanno predisposto per il PNRR. Solo ieri Draghi ha ribadito che «È solo un primo risultato – l’Alta velocità reale tra Salerno e Reggio -, continueremo a operare per dare al Sud ciò che spetta al Sud. E poi ha reso noto che sono stati varati 57 importanti opere strutturali, con la relativa nomina dei rispettivi commissari: per l’ Alta Velocità Salerno-Reggio ci sarà Vera Fiorani, mentre per la 106 è stato nominato commissario l’amministratore delegato dell’Anas Massimo Simonini. È già qualcosa, ma è come dice Draghi solo «un primo risultato», a cui aggiungeremmo anche “piccolo”.

Quindi, a fronte delle promesse leghiste che vanno comunque ascoltate e registrate a futura memoria, troviamo, però, ancora un Governo che continua a mostrare grande esitazione nei confronti di una decisa azione che il Mezzogiorno si aspetta di trovare nel PNRR. In due settimane può cambiare tutto? Permetteci di mantenere alto il livello delle perplessità, peraltro condivise dai sindaci delle regioni meridionali che hanno fatto rete indicando soluzioni per il cosiddetto Recovery Sud. Difficile aspettarsi grandi modifiche, anche se i segnali indurrebbero all’ottimismo.

Per esempio, vedi alla voce Ponte: è giunta ieri sera la notizia che i governatori di Calabria e Sicilia hanno chiesto un incontro con il grande capo di Webuild (che ha assorbito Impregilo, general contractor del progetto del Ponte) Pietro Salini al quale domandare cosa può fare lui per il Ponte. Salini, fino alla scorsa settimana aveva tenuto un profilo basso, tenendosi a distanza dalle polemiche e dalle bislacche idee su soluzioni alternative per l’attraversamento stabile dello Stretto, fino a un’apparizione da Barbara Palombelli dove ha spiegato che il progetto è immediatamente esecutivo e significherebbe 100mila posti di lavoro, di cui trentamila subito. Non è lui a cercare i governatori, ma solo i due presidenti che lo hanno invitato a un confronto, per fargli ufficializzare quello che circola da un po’: Webuild è pronta a mettere in proprio i soldi necessari (circa 4 miliardi) lasciando allo Stato le opere accessorie (circa 2 miliardi). Quindi non servono i soldi del Recovery che sembrava un buon pretesto per tutti quelli che sono contrari al Ponte, serve volontà politica per quello che Spirlì ha detto «deve collegare due terre che non possono essere ancora separate: non è il ponte sullo Stretto, ma il ponte d’Europa». E siccome la campagna elettorale si fa anche con le belle parole, il presidente ff ha lanciato un altro assist al viceministro Morelli: «Chiediamo che scompaia questa idea di un Mezzogiorno che sta sempre a piangere e pietire. Noi vogliamo che l’Italia e Europa si accorgano di avere grandi opportunità, proprio qui».

E Morelli ha ribadito che è «il ponte d’Europa», spiegando che la Lega è disposta a lavorare per il bene della Calabria e di tutto il Sud. E davanti al presidente della Sacal, la società che ha in gestione i tre aeroporti calabresi De Metrio ha parlato dei prossimi lavori previsti per lo scalo reggino: «Ben vengano i 25 milioni previsti per l’aeroporto di Reggio, ma bisogna aumentarne la ricettività. L’auspicio è che si riesca a lavorare per creare quella rete infrastrutturale che andrà ad accrescere la domanda. È necessario aprire ad altre compagnie aeree, ma serve la domanda. Tra le ipotesi sul tavolo, c’è quella di mettere a disposizione un collegamento diretto con Messina e l’elettrificazione della rete Jonica. Mi impegnerò, inoltre, a seguire l’iter per il prolungamento delle piste». Un aeroporto che – gli ha fatto notare l’assessore regionale ai Trasporti Domenica Catalfamo – «ha una bassa accessibilità e risente di deficit strutturali e infrastrutturali; deficit che verranno superati grazie ai 25 milioni in arrivo, i cui progetti sono in itinere. Questi interventi ridurranno le limitazioni dell’attività volativa che oggi relegano lo scalo in una categoria non omogenea rispetto a tanti altri aeroporti d’Italia». Un aeroporto che secondo il presidente De Metrio «ha la fortuna di poter poggiare il proprio sviluppo su basi concrete: i 25 milioni frutto dell’accordo con il ministero ci consentiranno di renderlo più nuovo e moderno. Il percorso è tracciato, grazie a nove progetti tra loro integrati. Quanto ad Alitalia, qui troverà sempre un tappeto rosso, ma lo sviluppo passa dalla possibilità di avere una pluralità di vettori». Parole dette e ridette, ascoltate fin troppe volte. Basti pensare che l’annuncio dei famosi 25 milioni, frutto di un’abile mossa in Finanziaria dell’on. Francesco Cannizzaro – risale all’estate 2019: siamo quasi a due anni dopo e ancora i reggini stanno aspettando…

Morelli è stato a Gioia Tauro, nella Locride, ha voluto toccare con mano le varie situazioni e di questo occorre dargliene atto. Al Porto di Gioia «importantissima realtà» ha detto Morelli che porterà a Roma «le iniziative da attuare per potenziare questo porto che oggi è il primo degli scali delle merce che arrivano dalla Cina e dall’India ma che in futuro sarà strategico per i collegamenti e gli scambi commerciali verso l’Africa Mediterranea».  Ha constatato il commissariamento, ma non ha fatto mea culpa per la mancata nomina del responsabile dell’Autorità Portuale (e Agostinelli che ha fatto miracoli, ancora aspetta), dicendo che a questo proposito «bisogna fare passi avanti». Ancora promesse.

Da ultimo, l’assessore Catalfamo ha espresso una forte critica sul piano dell’Alta Velocità: secondo Morelli «adesso il Governo e il Parlamento dovranno trovare una quadra. L’auspicio è che nel più breve tempo possibile la partita parlamentare si possa chiudere, per poi trovare un ragionevole equilibrio tra interessi locali e nazionali. Affinché questo sia il porto d’Europa servono il gateway e l’Alta velocità. Il percorso è tracciato. È un obiettivo condiviso tra tutte le forze politiche».

Bene, segniamoci questa visita e le promesse della Lega. Staremo a vedere, sperando di essere stati ingenerosamente pessimisti. Ancora una volta… (s)

 

 

 

 

 

 

 

Ponte, a breve incontro dei governatori di Calabria e Sicilia con Pietro Salini

A breve è previsto un incontro a Catania tra i governatori di Calabria e Sicilia, rispettivamente Nino Spirlì, attuale presidente pro-tempore della Regione Calabria, e Nello Musumeci presidente della Regione Sicilia, con il ceo di Webuild, l’ing. Pietro Salini, per fare il punto sulla questione Ponte sullo Stretto. In questi ultimi giorni il tema è tornato di stretta attualità, tra le solite parole al vento dei politici nazionali e la convinzione, nel territorio, che l’opera sia davvero strategica per il rilancio di tutta l’area dello Stretto e dell’economia delle due sponde.

Durante l’incontro, l’ing. Salini dovrebbe ufficializzare la posizione di Webuild (la società che ha assorbito Impregilo, general contractor dell’opera), confermando quanto, in maniera informale circola da tempo: la Webuild è pronta ad assumersi tutti i costi per la realizzazione del Ponte, lasciando allo Stato gli oneri accessori delle opere complementari: in soldoni parliamo di 4 miliardi di euro per la società che dovrebbe realizzare l’opera e 2 miliardi di opere accessorie a carico della collettività. Non servono quindi le risorse del Recovery Fund, ma è necessaria una chiara volontà politica dell’esecutivo Draghi: il presidente del Consiglio non si è espresso a proposito del Ponte, al contrario di alcuni suoi ministri che continuano con tecniche dilatorie, anche se il viceministro alle Infrastrutture Alessandro Morelli, in questi due giorni di visita calabrese ha manifestato pieno consenso alla realizzazione dell’opera, almeno da parte della Lega e della coalizione di centro destra. Anche a sinistra crescono le prese di posizioni favorevoli, come quelle del sen. Ernesto Magorno e la senatrice Silvia Vono di Italia Viva, e della deputata dem Enza Bruno Bossio.

A questo incontro sarebbe estremamente importante la partecipazione dei sindaci e degli amministratori locali dei comuni interessati, a partire dalle città metropolitane di Messina e Reggio, fino alle altre realtà territoriali: c’è da aspettarsi che sia Spirlì che Musumeci provvedano a invitare i primi cittadini e gli assessori dell’area dello Stretto, in modo da cogliere osservazioni e suggerimenti per la migliore riuscita del progetto. Progetto che – ricordiamo – è pronto da dieci anni ed è immediatamente esecutivo se solo si sbloccano le posizioni ambigue e soprattutto intransigenti di alcuni esponenti dell’esecutivo e di movimenti no-ponte. Come ha dichiarato da Barbara Palombelli Pietro Salini parlando del Ponte, «sono in ballo 100mila posti di lavoro, di cui almeno trentamila solo quest’anno se si dà l’avvio all’opera».

La competenza dei progettisti italiani avrebbe modo di mostrare al mondo l’altissimo livello di capacità realizzativa con un’opera straordinaria che, senza “distruggere” l’ambiente – come sostengono i movimenti contrari al Ponte – cambierebbe totalmente lo scenario dello Stretto, con l’attraversamento stabile dello Stretto e l’innegabile attrazione turistica che verrebbe ad esercitare nei confronti di turisti di tutto il mondo. (rrm)

Salini (Webuild) dalla Palombelli: con il Ponte sullo Stretto 100mila posti di lavoro

Ospite da Barbara Palombelli a Stasera Italia, l’ing. Pietro Salini della Webuild (il general contractor del Ponte sullo Stretto, che ha assorbito Impregilo assegnataria dell’appalto) ha detto senza giri di parole che il Ponte significa 100mila posti di lavoro, 30mila già quest’anno. Se solo ne permetteranno la realizzazione. Difficile spiegare – ha detto –  perché ancora non è stato costruito «sicuramente è un discorso di lotte politiche. Noi siamo pronti e si può partire anche subito. È un’occasione di lavoro straordinaria per il Sud».

Salini ha illustrato la lunga vicenda che accompagna il sogno di calabresi e siciliani: «Il Ponte di Messina è stato affidato al Gruppo che abbiamo rilevato in Borsa, Impregilo, molti anni fa, dopo 30 anni di analisi e 100 miliardi di lire in valutazioni di ogni tipo, ed una gara internazionale che abbiamo vinto. È stato in seguito deciso di non avviare i lavori, ma investire nell’alta velocità ferroviaria fino a Palermo non ha senso senza ponte. Oggi il progetto è pronto e noi siamo in grado di farlo partire subito, anche perché sarebbe un’occasione straordinaria per attivare posti di lavoro in un’area che soffre drammaticamente per il fenomeno della disoccupazione».

Non ci sono – secondo l’ing. Salini – impedimenti per il Recovery Plan: l’opera nel suo complesso potrebbe rientrare anche nella lista delle grandi opere finanziabili con le risorse del Next Generation Ue. «Il Ponte da solo vale 2.9 miliardi di euro, valore che sale a 7.1 miliardi a costi aggiornati considerando il progetto complessivo con tutte le opere connesse nelle aree interessate. Significa rifare due città Reggio e Messina e fare la Metropolitana di Messina, nonché realizzare opere di sistemazione idrogeologica per le montagne circostanti, strade di accesso, strutture per far passare treno e macchine  Si tratta quindi di un progetto che si potrebbe realizzare anche per fasi successive, utilizzando le risorse del Recovery Plan per quanto possibile».

È da valutare positivamente questo nuovo “risveglio” a proposito del Ponte: c’è un gruppo internazionale («contiamo su 7mila imprese a noi collegate») in grado di dar vita una delle più imponenti opere d’ingegneria che il mondo ci invidierebbe: i politici e, soprattutto il Governo, sarebbe opportuno che mettessero da parte ulteriori, inutili, azioni dilatorie. Non ci sono ostacoli, neanche di natura sismica (in Giappone, in zone molto più sismiche, sono state opere avveniristiche ed eccezionali, in grado di sfidare i terremoti), serve solo la volontà politica di far ripartire il Sud, per far ripartire il Paese. E il Ponte rappresenta un buon punto di partenza per guardare al futuro. (rrm)

PONTE, IL MINISTRO CINGOLANI PERPLESSO
TUTTI CONTRO L’OPERA CHE AIUTA IL SUD

di SANTO STRATI – Il ministro della Transizione Ecologica Roberto Cingolani ha dichiarato a Radio Capital di essere “perplesso” a proposito del Ponte sullo Stretto, ma poi ha aggiunto che non ha “studiato il progetto”. Ora un ministro “perplesso” lascia indubbiamente anche noi (e probabilmente gran parte dei nostri lettori) più che perplessi. Che significa? Perché parlare se “non ho studiato il progetto”?. Il punto è che intorno al Ponte ci sono due scuole di pensiero quelli “che si deve fare comunque” e quelli che “non si deve fare e basta”. Alla prima categoria possiamo schierare i possibilisti, visionari e – se permettete – i realisti che guardano alle ricadute che un’opera del genere potrebbe avere in termini di occupazione, lavoro e, naturalmente, indotto: una grande quantità di posti di lavoro che farebbero respirare questa terra sempre più asfittica e ansiosa di vedere occupati i propri giovani, ma anche i manovali, carpentieri, artigiani, progettisti e via discorrendo che continuano a essere privati di ogni opportunità. Capacità e competenze non sono un metro valido per garantire lavoro dignitoso e all’altezza del proprio talento: è la drammatica situazione della Calabria, non stiamo scoprendo nulla di nuovo.

Alla seconda categoria quelli del NO a tutti i costi iscriviamo d’ufficio i talebani che non riescono a guardare oltre la propria ristrettissima “fede” ideologicamente povera e terribilmente ispirata alla “decrescita infelice”: quelli che il Ponte è la maledizione per le due sponde, che distrugge il paesaggio, che richiederà due ore per l’attraversamento, che verrà giù alla prima scossetta, e via discorrendo. Con tutto il rispetto per questa scuola di pensiero che non cambia mai idea nemmeno davanti all’evidenza dei fatti, c’è da iscrivere un’ulteriore categoria anti-Ponte che rispecchia – consentitecelo – un sentimento antimeridionalista mai sopito e che, stupidamente, continua a ignorare che se il Sud resta al chiodo, non ci sarà alcuna ripresa economica per il Nord, che dai consumi del Mezzogiorno ricava gran parte dei propri utili. E questa categoria è la peggiore, perché fa capo a personaggi politici che si oppongono senza argomentazioni valide alla realizzazione del Ponte, chiedendo nuove verifiche, nuovi studi di fattibilità, aprendo a bizzarre quanto suggestive soluzioni sottomarine, e via discorrendo. Quelli, per intenderci, dell’autonomia differenziata che la pandemia ha mandato al diavolo, ma che continuano a perpetrare l’infame pregiudiziale nei confronti del Sud e della Calabria, in particolare. Quelli che il Sud è un fastidio, come un foruncolo che non si decide ad esplodere: e pensare che l’importo del Recovery Plan è stato raddoppiato solo in funzione del disagio delle aree meridionali del nostro Paese, alle quali andrà, malcontato, appen ail 34% delle risorse, come da normativa voluta da Conte (prima era di gran lunga inferiore la percentuale degli investimenti riservati al mezzogiorno).

Tanto per rinfrescare la memoria, uno de maggiori esponenti di questa categoria si chiama Mario Monti. È stato presidente del Consiglio e non ha lasciato un buon ricordo di sé né dell’azione del suo governo. Nel nostro caso specifico, decise che il Ponte – nonostante il progetto già esecutivo e l’assegnazione alla società vincitrice dell’appalto-concorso – non si doveva fare. Dopo di lui, a corrente alternata, si sono avvicendati tanti protagonisti della politica nazionale che non hanno fatto gli interessi del Sud, né tantomeno si sono preoccupati di sentire il territorio (ovvero le due sponde interessate) prima di emettere solenni bocciature, generalmente suffragate dal nulla. Gli ultimi episodi sono rivelatori di un certo atteggiamento paternalistico-consolatorio: Giuseppe Conte – che è pur uomo del Sud –, dovendo anche tenere a bada nel governo i turbolenti pentastellati anti-ponte – aveva aperto alla possibilità di esaminare l’ipotesi del tunnel sottomarino, proposto dall’ing. Giovanni Saccà, ma giusto per animare un argomento che, quando ci sono consultazioni elettorali, fa sempre la sua grande figura; poi la ministra dei Trasporti e delle Infrastrutture Paola De Micheli che non ha trovato di meglio che suggerire l’avvio di nuovi studi preliminari, ignorando che esiste un progetto esecutivo approvato e che, volendo, già domattina si potrebbe mettere in atto. Cosa si può dedurre da tutto ciò, finendo alle “perplessità” del ministro Cingolani che a nostro avviso non dovrebbero far parte delle abitudini essenziali di chi sta al Governo? Che il ponte non si fa perché manca la volontà politica, forse perché la lobby dell’attraversamento a mezzo traghetto dovrebbe rinunciare a centinaia di milioni di ricavi l’anno (considerate, oltretutto, le vergognose tariffe applicate), o forse perché ci sono altri interessi nascosti, difficili da individuare o interpretare.

Si fa un gran parlare e se il ministro delle Infrastrutture e della Mobilità Enrico Giovannini glissa su una cosa che è di sua competenza, adducendo l’impossibilità di mettere il Ponte nel Recovery Plan perché c’è la scadenza del 2026 da rispettare («non potrebbe essere completata, ma apriremo presto un dibattito pubblico» – ha detto), non capiamo perché il ministro della Transizione Ecologica si occupa di materia non sua (anche se, ovviamente, ci sono evidenti implicazioni ambientali nell’opera) e parla senza avere studiato il progetto.

C’e un documento firmato da 150 studiosi (docenti, professori universitari, progettisti) che spiega perché il Ponte è necessario.  E da ultimo c’è persino la proposta di “abitare il Ponte”, suggerendo di integrare le infrastrutture per la mobilità con altri spazi abitati, ma nessuno al ministero si è degnato di darci almeno un’occhiata. Da 50 anni si susseguono studi e ricerche, ma non si riesce ad arrivare a capo della questione.

Mario Monti liquidò il 17 dicembre 2012 la società Stretto di Messina  (che faceva capo all’Anas) che doveva portare a termine la progettazione esecutiva: sono passati nove anni. «Se non ci fosse stata questa decisione, quanto meno improvvida – dice il prof. Enzo Siviero, professore di ponti e Rettore dell’Università telematica E-Campus –, il Ponte sarebbe oggi transitabile e l’economia del Sud e del Paese intero ne avrebbe tratto enormi benefici». In tutto il mondo si continuano a costruire ponti, anche nel Giappone che in fatto di terremoti non scherza, ma si vaticinano disastri solo nell’area dello Stretto. In verità, le nuove tecniche di costruzioni, la tecnologia avanzata, i materiali di nuova generazione, lascerebbero ampio spazio alla grande creatività dei progettisti italiani, apprezzati e ammirati in tutto il mondo. Invece si continua a dire NO. Ma qualcosa potrebbe cambiare.

I due governatori, Nello Musumeci per la Sicilia e quello pro-tempore Nino Spirlì per la Calabria, ci stanno lavorando su e, soprattutto dall’Isola traspare una forte determinazione per non lasciare niente di intentato per far riaccendere i fari sul progetto Ponte. Un convegno a breve dovrebbe fare il punto, non sulla progettazione – perché c’è già quella esecutiva – ma sulla necessità di far cambiare idea alla politica italiana, ovvero concentrare ogni sforzo perché il partito dei contrari al Ponte (che in realtà sono contrari allo sviluppo del Sud) una volta tanto non l’abbia vinta.

«Nel Ponte sullo Stretto – dice ancora il prof. Siviero – si intravede una straordinaria occasione per costruire un nuovo paesaggio attraverso l’abitare nell’accezione più estensiva del termine: prender dimora, lavorare, soggiornare, transitare ed incontrarsi in occasioni sociali. La posizione strategica di enorme suggestione del ponte, amplificata dall’altezza di circa 400 m delle pile che forniscono il vantaggio di un punto privilegiato di osservazione dello Stretto, sono i due elementi chiave che inducono a credere fortemente ad uno studio sulla fattibilità del progetto»: quello di realizzare torri abitative adiacenti alle pile del Ponte. Dice Siviero: «Il presupposto fondamentale su cui si intende lavorare è quello di non interferire con la redazione del progetto definitivo del ponte, in corso d’opera. Le torri potranno essere realizzate in un secondo momento rispetto al ponte, che manterrà quindi una totale indipendenza nei tempi di realizzazione. Allo stato attuale sono state fatte alcune verifiche dimensionali per valutare preliminarmente l’inserimento delle nuove strutture nel paesaggio dello Stretto e la compatibilità morfologica con il progetto preliminare del ponte. L’ipotesi valutata prevede la realizzazione di quattro torri, accoppiate a due a due, in adiacenza alle pile del ponte, sul fianco esterno. L’intera altezza delle torri avrà un rivestimento trasparente dal profilo curvilineo, per offrire meno resistenza al vento trasversale, ed aperto nella parte sommitale, per far passare i cavi di sospensione principali del ponte.
Ogni torre può avere uno sviluppo in altezza di 380 metri, escludendo il coronamento superiore, divisi in circa 80 piani, interrati esclusi. Ogni coppia di torri potrà essere collegata a quote coincidenti con i traversi delle pile del ponte, tramite spazi dalla funzione di rappresentanza che godranno di una vista privilegiata con una suggestiva prospettiva sull’impalcato e sullo scorrere dei veicoli sottostanti».
Le torri dovrebbero ospitare diverse funzioni: sale convegni, centri commerciali, uffici, abitazioni e alberghi. «L’attacco a terra degli edifici – ha spiegato il prof. Siviero – potrà essere integrato con gli svincoli di progetto del ponte, in modo da organizzare i flussi di traffico e costituire degli spazi di mediazione ed avvicinamento agli ambienti abitati superando differenti “scale di velocità di percorrenza” (dall’automobile, all’ascensore, ai corridoi interni di smistamento). I diversi ambienti, dai centri commerciali ai piani più bassi, sino alle residenze ed uffici ai piani più alti, parteciperanno al funzionamento di una “macchina” volta alla percezione del paesaggio circostante».

Questo, per dire che le idee non mancano e le argomentazioni non sono da meno. Per esempio, l’Associazione Costruttori siciliani (Ance) ha redatto un documento molto esplicativo a sostegno della realizzazione del Ponte dove si afferma che:

  1. il cantiere del Ponte sullo Stretto di Messina è stato già formalmente avviato. Infatti, per la realizzazione della pila ubicata in Calabria, è stato spostato l’asse ferroviario in località Cannitello e questa decisione praticamente testimonia l’avvio concreto di una fase fondamentale dell’intero progetto;
  2. il Ponte non è un’opera costosissima, infatti gli interventi strettamente legati alla realizzazione del ponte non superano i 4,5 miliardi di euro

3. Il Ponte non è un’opera che deve essere condivisa dalla unione europea perché nella approvazione del corridoio Berlino – Palermo (reti Ten–T) del 2005 è contemplata anche l’approvazione del Ponte e nella edizione, sempre delle reti Ten-Tdel 2013, fu riconfermata la continuità territoriale. quindi il Ponte sarebbe, insieme all’asse Torino–Lione e al terzo valico dei Giovi l’unico progetto infrastrutturale già approvato dalla Unione europea.

  1. Il Ponte non è un’opera che deve essere condivisa dalle regioni Calabria e Sicilia perché più volte formalmente approvato dai due organismi e riportato integralmente in apposite intese generali quadro previste dal decreto legislativo 190/2002
  2. Il Ponte è stato aggiudicato con una gara internazionale; quindi è un’opera che è stata sottoposta ad una evidenza pubblica che rafforza la trasparenza della scelta tecnica ed economica
  3. Il Ponte rende funzionale la continuità del corridoio Helsinki–La Valletta; con il recente avvio del tunnel del Fehmarn Belt, infatti, si completa il corridoio baltico-adriatico e, quindi, manca solo l’attraversamento dello Stretto di Messina per completare la rete.
    Da ultimo – secondo l’Ance siciliana – il Ponte «annulla il danno causato dall’attuale insularità, stimato in modo approfondito da Prometeia in circa 6 miliardi all’anno come mancato contributo alla crescita del Pil»

Se a tutto ciò si aggiunge che la Webuilt (ex Impregilo) dell’ing. Pietro Salini – che è aggiudicataria del progetto – si è detta pronta a investire in proprio per la realizzazione del Ponte (4 miliardi, lasciando allo Stato le spese per le opere accessorie, altri due), obiettivamente non si capisce questa perdurante e ostinata negazione dell’opera che cambierebbe la Calabria e la Sicilia. A chi oppone il pericolo di interessi mafiosi o della ‘ndrangheta, si può rispondere che con gli attuali sistemi di controllo antimafia difficilmente gli appalti finirebbero nelle mani sbagliate e che anche questa fa parte della pretestuosità permanente di chi non vuole il riscatto del Sud.

Immaginate la spinta per la crescita di tutto il territorio, l’occupazione e l’indotto: già gli stessi lavori sarebbero un irresistibile attrattore di turismo, figurarsi l’opera compiuta. Il Ponte – di cui, com’è evidente, siamo convinti sostenitori – è l’ultima chance per abbattere il pregiudizio e il divario nord-sud, con un’avvertenza: questa è davvero l’ultima occasione per realizzarlo. (s)

 

Aldo Ferrara: Ponte sullo Stretto attrattore di altre infrastrutture

Il Ponte sullo Stretto «sarebbe un eccezionale attrattore di investimenti per la realizzazione di altre infrastrutture» ha dichiarato il presidente di Unindustria CalabriaAldo Ferrara all’Adnkronos, sulla possibilità che si arrivi al via libera per la costruzione del Ponte sullo Stretto dopo il parere della Commissione Trasporti della Camera sul Pnrr, in cui compare il riferimento al Ponte.

«Insieme ai nostri ‘cugini’ siciliani – ha detto il presidente Ferrara all’Adnkronos – lo abbiamo sempre sostenuto: il ponte è la via maestra per un attraversamento stabile dello Stretto, rispetto alle altre ipotesi che si sono fatte. E lo dimostrano i tanti studi. E non è vero che vanno fatte prima le altre infrastrutture. Realizzando il ponte verrebbero conseguenza».

Anche perché, ha sottolineato Ferrara, il «Ponte insiste sul corridoio 5, Helsinki-La Valletta che prevede appunto il Ponte, il porto di Gioia Tauro con tutto il retro porto e l’alta velocità», «e proprio la costruzione del Ponte sarebbe un eccezionale acceleratore per la costruzione dell’alta velocità, quella vera, perché si parlerebbe di servire un bacino di 7 milioni di persone».

Realizzare il ponte, insomma, per Ferrara, «sarebbe un’occasione di sviluppo unica per Calabria e Sicilia. Poi, certo, noi, dal punto di vista delle infrastrutture, chiediamo anche l’elettrificazione della linea ferroviaria ionica, il completamento della statale 106 e l’attraversamento ionico-tirrenico. Ma per avere un velo volano di sviluppo per i nostri territori servono anche le infrastrutture digitali».

«Il ponte sullo Stretto di Messina – ha concluso – sarebbe un forte volano di sviluppo, avrebbe ricadute economiche enormi. Insieme ai nostri ‘cugini’ siciliani abbiamo calcolato 100mila posti di lavoro all’anno per il periodo di costruzione e 6 miliardi di euro di opere collegate. Il ponte sullo Stretto di Messina è un’opera simbolo, di progresso e di crescita. E sarebbe anche un grande attrattore turistico». (rrm)

Barbuto (M5S): Ponte sullo Stretto uno “stupro” ambientale

La deputata del Movimento 5 StelleElisabetta Barbuto, ha dichiarato che il Ponte sullo Stretto «sarebbe uno stupro ambientale».

«Dopo avere ascoltato – ha detto – innumerevoli audizioni, dopo avere partecipato a diverse sessioni di confronto della Commissione Trasporti al fine di rendere il parere al documento programmatico del Pnrr, e dopo avere lavorato attivamente per contribuire alla redazione dello stesso parere, nell’ultima sessione di confronto di ieri, Forza Italia ha forzato la mano tentando di fare inserire nello stesso parere, e quindi nel Pnrr, il progetto di realizzazione del Ponte sullo Stretto».

«E non un progetto qualsiasi – ha proseguito – ma il progetto che, tanti anni fa, aveva già fatto registrare accesi dibattiti e che da qualche tempo è stato riesumato e indicato dai suoi sostenitori come la panacea dei problemi del sud. Il tutto, senza che nel Pnrr, si faccia mai menzione di tale opera esclusa correttamente a priori dal Recovery perché, a mio avviso, in conflitto con l’impostazione green dello stesso, e i cui tempi di realizzazione andrebbero ben oltre l’orizzonte temporale del 2026. E, dunque, la votazione sul parere, attesa per ieri pomeriggio, è slittata ad oggi dopo una accesa discussione nella quale sono state evidenziate le contrapposte posizioni».

«Per quanto mi riguarda – ha proseguito la deputata – sono sempre stata contraria al ponte, e non si tratta di un pregiudizio ideologico, anche se continuo a ritenere che la realizzazione di una simile infrastruttura a livello dello Stretto sia un vero e proprio stupro ambientale, oltre ad essere estremamente pericoloso dal punto di vista geologico. Si tratta, piuttosto, di aprire una adeguata riflessione sulle richieste di una parte politica, supportata da un consenso trasversale di altri deputati di diversa estrazione, di fare entrare in questo piano europeo un’opera faraonica ed estremamente dispendiosa, forzando la mano al Governo e facendo finta di ignorare che i presupposti che impediscono di realizzare infrastrutture essenziali per tanti territori isolati e che ne hanno estremamente bisogno (vedi statale 106 o linea jonica) siano superabili solo quando si parla del ponte».

«Alla fine – ha detto ancora – è stato accantonato ogni ipotesi di inserimento del progetto sul ponte, e ci si è limitati a rimettersi ai risultati della relazione redatta dalla Commissione istituita presso il Ministero dei Trasporti che ancora non sono stati resi noti. Per tale motivo, non comprendo il tono trionfalistico di alcune forze politiche che dimostrano di essere lontane mille miglia dalla nostra realtà meridionale, e di non conoscere realmente i problemi del nostro territorio nonostante stiano tentando di proporsi, quali novelle sirene, come i solutori dei problemi atavici del Mezzogiorno».

«Come calabrese della costa jonica – ha concluso – mi sento indignata, e ho ritenuto di dovermi astenere dal votare un parere complessivamente ottimo, ma nel quale non ritenevo dovesse trovare ingresso alcun riferimento al collegamento infrastrutturale stabile tra la Sicilia e la Calabria». (rp)