Klaus Davi chiede l’annullamento delle elezioni amministrative di Reggio

Il massmediologo e giornalista Klaus Davi ha ribadito che «le elezioni amministrative, svoltesi a Reggio Calabria il 20 e il 21 ottobre, vanno annullate senza se e senza ma».

«Al netto dell’inchiesta della magistratura che seguirà il suo corso – ha spiegato – sono agli atti tutte le denunce che avevamo documentato con la Lista Klaus Davi  già ad urne aperte, e prima ancora durante la campagna elettorale. Le manipolazioni dei voti  dei presidenti di seggio di Archi con il ricorso a matite farlocche, l’invio sistematico e sinistro ad urne aperte ai seggi di ‘miliziani’ di Giuseppe Falcomatà, vale a dire di soggetti che intimidivano le persone ‘suggerendo’ per chi votare e ricorrendo, addirittura, all’aiuto dipendenti comunali e consiglieri comunali all’uopo; la denuncia, indiretta, ripetiamo, di alcuni cittadini di Arghillà – in una terra in cui le istituzioni continuano a lamentare che in pochi denunciano il malaffare – secondo cui  alcuni emissari avrebbero offerto ad elettori soldi in cambio di voti».

«Per non parlare – ha proseguito Davi – della “Commissione Elettorale” che ha diffuso dati falsi e fuorvianti, la cui fiacca vigilanza  ha condizionato non poco le scelte politiche dei soggetti in corsa nella competizione elettorale. In ultimo, il dossier dettagliato da noi diffuso sugli orrori e le manipolazioni avvenute in molti seggi che hanno inquinato palesemente l’esito del voto. Solo per questo torniamo a chiedere, a gran voce, che si azzeri la Giunta e si torni a votare».

«Anche perché – ha spiegato Davi – di questa cozzaglia di ‘veline’ è ‘velini’ (a proposito avete notizie dell’assessora al turismo e del suo piano di promozione dell’immagine della città?) etero diretti da Nino De Gaetano e Sebastiano Romeo (i veri sindaci di Reggio!)  non sappiamo che farcene: l’unica opera in cui si sono distinti è stata quella di inondare la Perla dello Stretto di rifiuti e sterco».

«Reggio – ha rimarcato – ha bisogno di amministratori seri, che tirino fuori la città dal baratro non di cacofonici ventriloqui».

Davi, poi, ha criticato il sindaco Falcomatà, che «in tutti questi mesi di nostre continue denunce, il sindaco di Reggio Calabria è stato zitto, muto, silente. Non una parola su quanto trapelava abbondantemente dai giornali in merito ai brogli presuntamente messi in atto dai suoi uomini di fiducia».

«Non una riflessione sul degrado della città – ha detto Davi –. Non un’esternazione sulla gestione molto discutibile delle elezioni da parte dei suoi uffici comunali. Posso capire che in una terra come la nostra, attanagliata dal malaffare e di cui gran parte della popolazione è vittima, la ‘ndrangheta stia zitta e incassi un dividendo politico dall’omertà diffusa. Ma un sindaco no. Il suo beffardo, menefreghistico e inquietante silenzio l’ho trovato aberrante e offensivo per i cittadini».

«Nondimeno – ha aggiunto – la sua non è stata una linea politica sempre coerente, perché in altre occasioni invece si sono sprecati i ‘complimenti’ per l’ottimo lavoro svolto, per esempio, dalla ‘Commissione Elettorale’ il giorno della proclamazione. “Una garanzia”, ha scandito a favore di telecamere.»

«Lì è stato largo di manica – ha concluso Davi –. In quel caso il senso istituzionale è riemerso. Ma, poi, silenzio totale. Me lo aspetto dalla ‘Ndrangheta, ma non da un sindaco appena rieletto da una città che chiede trasparenza». (rrc)

Nave della Guardia Costiera intitolata a Natale De Grazia, eroe moderno da non dimenticare

Porterà il nome di Natale De Grazia, comandante della Marina morto per la legalità, una nuova nave della Guardia Costiera che opererà nello Stretto. Si è scelta la data del 12 dicembre per presentare e varare questa nuova unità nei cantieri Intermarine di Messina, perché questa giornata è stata segnata, 25 anni fa, dalla prematura scomparsa del Comandante De Grazia, l’ufficiale del Corpo che ha fatto della propria vita una testimonianza di umanità e di coraggio e la cui storia, di amore per la legalità e per il mare, dopo un quarto di secolo, resta viva nel cuore di ognuno, di cittadini e istituzioni e soprattutto rimane indelebile nella memoria di uomini e donne della Guardia Costiera. Ancora oggi sono oscure le cause della sua morte, avvenuta mentre indagava su un traffico di rifiuti tossici nel mar Tirreno.

Natale De Grazia
Il comandante Natale De Grazia
A lui, al suo impegno umano e professionale in difesa dell’ambiente, viene intitolata appunto la nuova nave della Guardia Costiera, la CP420 “Natale De Grazia”, che andrà ad aumentare le capacità operative della componente navale del Corpo.
La cerimonia di varo e di presentazione dell’unità si è svolta sabato mattina, nei cantieri navali Intermarine (Gruppo Immsi) di Messina, alla presenza del Comandante Generale del Corpo delle Capitanerie di porto – Guardia Costiera Ammiraglio Ispettore Capo Giovanni Pettorino, del Direttore Marittimo della Calabria e della Basilicata tirrenica Capitano di Vascello Antonio Ranieri, del Presidente di Intermarine, Antonino Parisi, dell’amministratore delegato di Intermarine, Livio Corghi, e della signora Anna Vespia, moglie del comandante  De Grazia e madrina dell’evento.
La scelta del 12 dicembre, fortemente voluta dal Comando Generale, vuole omaggiare la memoria dell’Ufficiale della Guardia Costiera, un uomo valoroso delle nostre istituzioni, medaglia d’oro al merito di Marina e vittima del dovere, morto in circostanze non ancora chiarite mentre indagava, per conto della Procura di Reggio Calabria, su un traffico di rifiuti radioattivi a bordo di navi mercantili nel Mediterraneo.
La CP 420 è la prima motovedetta di una nuova classe di unità navali, chiamata “Angeli del Mare”, dedicata a chi ha operato in mare con generosità e sacrificio. Navi, pensate e progettate per assolvere il compito più importante che la storia e la legge affidano alla Guardia Costiera: la ricerca e il salvataggio in mare, una missione, che la nuova unità può svolgere anche in condizioni metereologiche e marine particolarmente critiche.
Eccellenza della cantieristica italiana e vanto delle capacità marinaresche del nostro Paese, si distingue per essere una delle navi del comparto SAR (Search and Rescue) più grandi al mondo, nonché la più lunga imbarcazione “autoraddrizzante” e inaffondabile mai costruita in Italia. La CP 420, con i suoi 10 uomini di equipaggio, rappresenta il meglio della tecnologia navale di oggi, con propulsione e strumenti di comunicazione all’avanguardia; un’imbarcazione di 33 metri con un sistema avanzato di comando e controllo che assicura maggiore autonomia, maggiori capacità ricettive e una migliore logistica per l’equipaggio, per il ricovero di naufraghi e di persone a bordo e, dunque, non solo in coperta, durante le operazioni di soccorso che coinvolgono grandi numeri di naufraghi (scheda tecnica di approfondimento dell’unità in allegato).
La nave è stata costruita negli stabilimenti di Messina, dai Cantieri Navali Intermarine (Gruppo Immsi) di Sarzana, che hanno realizzato fino ad oggi 44 unità Cacciamine per le Marine Militari di 8 Paesi, fra i quali USA, Finlandia, Australia e Italia.
“Tenax pro maris salute” è il motto ufficiale della nave che esprime, grazie all’autorevolezza della lingua latina, il senso del lavoro di De Grazia: “ho lottato con tenacia per l’ambiente marino”.
Questo in sintesi il lascito del Comandante alle nuove generazioni e soprattutto a coloro che si apprestano a indossare la divisa e a rendere un prezioso servizio alla collettività.
Al termine della verifica di conformità e del periodo di familiarizzazione da parte del suo equipaggio, che ufficializzeranno la consegna amministrativa, la nave potrà inalberare il Tricolore, affidata al Comandante designato, il Tenente di Vascello delle Capitanerie di porto, Massimiliano Quinto
La CP 420 “Natale De Grazia” è una nave che ambisce, insieme al suo equipaggio – ha sottolineato l’Ammiraglio Pettorino – a dimostrare quei valori, quella generosità quella passione propri del Comandante di cui porta inciso, con orgoglio e fierezza, il nome. (rrc)

CALABRIA GIALLA, TROPPI IRRESPONSABILI
DIMENTICATA ANCHE LA MINIMA PRUDENZA

A guardare la foto del corso Garibaldi di Reggio o di corso Mazzini a Cosenza di sabato sera, quando ancora non era stata declassata la zona rossa in Calabria, con la gente che si accalca per lo shopping natalizio, sorge immediatamente una stizza irrefrenabile: ma quanti irresponsabili ci sono ancora in giro? Quanti hanno interpretato l’attenuazione della zona da rossa a gialla come un “liberi tutti” per anticipare di un giorno a tornare a fare quello che si faceva abitualmente durante le feste di Natale? Si faceva, quando non c’era il Covid ospite ingombrante delle nostre giornate a macinare morti e spargere nuovi positivi, con il serio rischio di non riuscire a garantire le opportune e adeguate cure per tutti. Niente è più come prima, ma i calabresi – che pure hanno avuto la fortuna di essere quasi gli unici italiani a vivere un una regione quasi covid-free prima, durante e dopo l’estate – non si rendono conto che i numeri della pandemia sono allarmanti anche in Calabria. Anche se il picco delle scorse settimane si è abbassato drasticamente e l’indice di rischio contagio è sceso sotto l’1, questo non vuol dire che si deve o si può abbassare la guardia. Anzi, l’attuale situazione dovrebbe suggerire a maggior ragione la massima prudenza se non si vuole innescare una terza, pericolosissima fase, il cui esito potrebbe rivelarsi incontrollabile.

È necessario che tutti facciano la loro parte e soprattutto comprendano che quest’anno non è Natale, non almeno nel senso tradizionale: non cambia nulla per i credenti, che santificano le feste e sentono di poter esprimere al meglio la propria devozione, anche rinunciando alla messa di mezzanotte, ma deve, invece, cambiare tutto per i cosiddetti consumatori laici delle festività natalizie. Occorre dimenticarsi delle feste: è brutto dirlo, ma meglio un Natale mesto oggi che una primavera in pieno lockdown che manderà a carte quarantotto non solo la salute (priorità numero uno) ma anche l’economia. I medici, gli specialisti degli ospedali regionali non fanno gli allarmisti di mestiere, sono semplicemente realisti, con le competenze che permettono loro di valutare i rischi di un contagio in progressione geometrica. Ovvero, incontrollabile, inarrestabile, senza limiti, a fronte dei comportamenti irresponsabili che sono già emersi il primo giorno di “zona gialla”. Negozi pieni (e siamo felici per gli esercenti che stanno pagando in misura spaventosa gli effetti dell’emergenza) ma affollamenti e assembramenti non leciti, non autorizzati, da punire, decisamente, perché rappresentano un invito all’emulazione. C’è troppa leggerezza e superficialità nel considerare che il rischio pandemia non è scomparso, né si è abbassato: ci sono i numeri che indicano uno scenario da paura su cui c’è poco da scherzare.

Eppure quello che si è visto a Reggio non è un fatto isolato e circoscritto alla Città dello Stretto. Lo stesso, più o meno, si è verificato un po’ dovunque: folla per le vie dello shopping, affollamento nei centri commerciali o nei supermercati, negozi al limite della capienza autorizzata. Almeno consola il fatto che quasi nessuno è senza mascherina, ma se continua questo trend c’è da immaginare che non saranno le mascherine a impedire la diffusione massiccia dei contagi.

Le regole della zona gialla ammorbidiscono i divieti, ma non autorizzano affollamenti e ressa nei negozi. Ricordiamole: ristoranti, bar gelaterie possono servire i clienti all’interno dei propri locali dalle 5 alle 18, facendo sedere al massimo quattro persone allo stesso tavolo: alle 18 scatta l’obbligo del solo consumo con asporto o con consegna a domicilio dalle 18 alle 22. Da domenica – aveva auspicato il presidente ff della Regione Nino Spirlì – «occhi aperti e self control» per permettere la ripresa delle attività commerciali che fino a sabato erano state bloccate. Ma basta un niente a far tornare la Calabria da zona gialla a drammaticamente rossa. Ci vuole senso di responsabilità per sé e per i propri cari, ma anche per tutti. Sarebbe bello pensare che quanto visto ieri è stato un errore di valutazione della gente, da correggere subito, anche con l’impiego delle forze dell’ordine anche: il rigore necessario non è un optional. (rrm)

[La fotografia di copertina è di Luigi Palamara]

Aiutiamo l’economia: confronto online a Reggio su come fronteggiare la pandemia

Un dibattito, on line, pieno di spunti e di interessanti prospettive, moderato da Luigi Palamara con la partecipazione dell’assessore comunale Irene Calabrò, Antonio Squillace, il presidente della Camera di Commercio Antonino Tramontana, il presidente della Confesercenti di Reggio Claudio Aloisio, la presidente A.I.Parc Irene Tripodi e Antonio Squillace.

Luigi Palamara

Da vedere e seguire in video da qui

L’OPINIONE / Paolo Bolano: Pianeta periferie. Da ripopolare nel post-Covid

di PAOLO BOLANO – Le periferie nei tempi del Covid. La gente che vive nelle grandi città, in piccoli appartamenti, costretta dal virus a restare rintanata in casa, adesso è in cerca di natura. vuole vivere in campagna, con case spaziose, orti, giardino, aria pura. Le aree interne, le nostre periferie, fino a oggi abbandonate, probabilmente torneranno a popolarsi. sarà bellissimo! Finalmente saremo in tanti a chiedere il rilancio di queste periferie. Intanto, proponiamo da subito i comitati di quartiere nelle nostre periferie, o un movimento, che si occupi dei problemi veri dei nostri quartieri abbandonati in questi anni da questa politica.

Più di 300 mila persone in questi decenni hanno lasciato le nostre periferie agricole e sottosviluppate del Sud per scegliere di vivere in una grande città. Adesso si torna al paesello. Quindi a causa del covid, un virus mortale, le nostre vecchie e abbandonate periferie risorgeranno? Pare di sì! Vogliamo essere pronti perché questa è la volta buona per cambiare in meglio questi territori. Vediamo.

C’è da registrare, intanto, che le nostre periferie non sono pronte a ricevere molta gente. Servono ingenti investimenti pubblici e privati per rendere vivibili questi luoghi. Dove prenderli? Ho fatto un sogno. Leggendo l’enciclica di Papa Francesco: “Fratelli tutti”, mi sono fermato a ragionare sulla “forma sociale della proprieta privata”: che significa in soldoni? Il Papa sostiene che “il principio dell’uso comune dei beni creati per tutti è il primo principio di tutto l’ordinamento etico-sociale. Il diritto alla proprietà privata è un diritto secondario”. Ergo, il nostro papa Francesco, secondo me, a giusta ragione, sostiene che il concentramento della ricchezza in poche mani fa male al mondo intero.

L’1 per cento non può possedere il 90 per cento della ricchezza. Il mondo cosi si incarta. Anzi si è già incartato. Insomma, forse è arrivato il tempo dove i privilegi di alcuni non possono essere a scapito dei diritti di tutti. serve una distribuzione più equa della ricchezza. chi è stato fortunato e ha di più in questo momento deve dare di più. Senza questo principio il mondo muore, e noi non potremo più rilanciare le nostre periferie. dunque, chi ha di più intervenga subito per sanare i debiti di questo nostro Paese. solo cosi si potrà intervenire con grossi investimenti per recuperare le nostre periferie, i nostri quartieri da sempre abbandonati. non vedo altre strade per il momento. serve denaro fresco urgentemente.

Noi, con i comitati di quartiere, possiamo solo dare il nostro contributo, con idee e proposte, e basta. I casali abbandonati vanno ristrutturati, le case in pietra vanno riscaldate, le strade sistemate, i marciapiedi, i trasporti, le biblioteche, i cinema i teatri etc. Servw subito denaro. Senza investimenti è tutto più difficile. Dopo possiamo ricevere i nostri emigrati e chiunque voglia respirare aria pura nelle nostre periferie, chiunque voglia arare i terreni, seminare, avviare gli orti etc. Serve quindi una politica nuova, uomini e energie fresche all’erta per far funzionare tutto il contorno. Ma serve come abbiamo detto in primis questo benedetto denaro. Speriamo bene. Intanto vediamo con piacere che in molti borghi i primi emigrati, neo-contadini, si organizzano. Viene ristrutturata la casa che fu dei genitori, poi si compra la prima zappa, si comincia a costruire il pollaio, si compra il maialetto per allevarlo, la capretta per avere il latte etc.

Si torna all’agricoltura biologica e patriarcale. Ma la domanda sorge spontanea: le amministrazioni comunali sono pronte a intervenire in aiuto per rendere finalmente vivibili le nostre periferie? Non credo! Lo abbiamo detto, aspettano il denaro che deve giungere dal centro. Noi speriamo che venga utilizzato bene. L’Europa ci guarda e ci controlla per il denaro che invia. Siamo alla vigilia di grandi cambiamenti.

Dall’Europa quindi arriverà un fiume di denaro che, se sapremo utilizzarlo bene, cambierà la storia delle nostre periferie, di Reggio e della Calabria. Da luoghi degradati e poveri si potrà passare a centri vivibili che potranno guardare finalmente con orgoglio all’Europa. Lo ripetiamo fino alla noia. Dovrà essere migliorata la rete viaria, l’acqua dovrà arrivare tutti i giorni nelle nostre case. Bisogna attivare le fogne. I depuratori devo funzionare tutto l’anno. Ci saranno poi i marciapiedi, le piazze, i cinema, i teatri le biblioteche, i centri per giovani e per gli anziani.

Noi, col nostro comitato, seguiremo passo passo tutti questi passaggi. Se si farà tutto questo allora la storia possiamo dire invertirà la sua rotta. Il mondo delle periferie migliorerà. Serve tutto in queste periferie da anni abbandonate. Presto potranno diventare il prolungamento delle città. Illo tempore, quando i contadini vivevano in questi luoghi curavano le strade di campagna, i pendii per evitare smottamenti, curavano il territorio e lo difendevano dalle frane e dagli incendi. Insomma in un futuro prossimo, se le cose cambieranno come noi auspichiamo, le nostre periferie potranno diventare centri di ricerca scientifica, di vacanze, di turismo rurale, centri culturali. Dobbiamo avviare l’agricoltura biologica richiesta dal mercato, allevamenti, piccole aziende di trasformazione dei nostri prodotti agricoli. Centri di ricerca per utilizzare meglio il nostro bergamotto, i nostri agrumi. Questo dovrebbero farlo in primis i nostri giovani, gli immigrati. Sì, anche gli immigrati adesso servono. Potrebbero diventare piccoli imprenditori agricoli e produrre ricchezza anche per noi.

Il ritorno in periferia è un bene per tutti e una grande opportunità abbiamo detto. Però “non è tutto oro quello che luccica”. Cosa intendo dire? Attenzione che il comitato intergovernativo dell’Onu che studia i mutamenti climatici sostiene che entro 50 anni circa i mari si alzeranno di 6 metri. Scompariranno le nostre coste. Ergo, dobbiamo prepararci a queste tragedie e non lasciare tutti i problemi irrisolti a quelli che verranno. Evitiamo di realizzare ingenti investimenti sulle coste delle nostre città. Limitiamoci a sanare le ferite ed evitiamo gli scarichi fognari intanto. Piccoli investimenti dunque. Gli investimenti maggiori dovranno concentrarsi nelle periferie collinari.

Già durante le invasioni saracene le nostre popolazioni si spostava all’interno dello stivale per paura di essere deportati e depredati. Abbiamo un esempio nella città di Reggio nell’area di Sant’Agata (Cataforio, San Salvatore, Mosorrofa, Cannavò), oggi periferie abbandonate. Allora fiorivano di splendore anche culturale. Era diventata la tana dei reggini che scappavano dalla costa per sfuggire ai corsari. Reggio allora era piccola cosa. questa periferia e precisamente Cataforio fu distrutta poi dal terremoto del 1773. Fu una città indipendente fino al 1925 quando il fascismo la inglobò nella Città di Reggio facendola diventare appunto una periferia. Oggi abbandonata. Bisogna recuperarla come tutte le altre periferie. Questo è il compito del nostro comitato, per questo ci avvieremo a nascere. Il comitato dovrà essere una spina nei fianchi di questa amministrazione comunale, con la quale noi vogliamo collaborare. Devono essere risolti i problemi vecchi e nuovi. Per avvicinare le nostre periferie alla città servono quindi progetti, investimenti e tante persone di buona volontà che lavorano. Io credo che strada facendo li troveremo, ma intanto dobbiamo pensare anche a come rendere attrattive le nostre periferie. Lo abbiamo già detto. non certo chiudendo le scuole di quartiere, le farmacie, i negozi, i bar. Ma facendo invece funzionare i trasporti, sistemando le strade etc., aiutando la crescita di una economia agricola e biologica dov’è possibile. Non è un sogno. Serve anche un’industria forestale, servono allevamenti, artigianato etc.

Certo, sarà una economia svantaggiata rispetto alle pianure, quindi necessita di un reddito di base per i giovani che vogliono risiedere. Insomma, queste periferie potranno diventare sedi di ricerca scientifica, di vacanze e turismo rurale. Il nostro obiettivo sarà anche quello di fermare i giovani e dare loro le condizioni necessarie per vivere. E poi, in Calabria, i tempi hanno falciato anche la nostra storia millenaria fatta di civilizzazione greca e romana. Noi vogliamo ricordare al mondo intero la nostra storia che non è fatta come ci descrivono i giornali del Nord di ndrangheta e malaffare. In queste nostre periferie è nata la filosofia, la medicina, la scultura, il teatro e il bello che poi valicando i monti di questa regione ha raggiunto il mondo intero allora conosciuto. Intanto, tutti noi ci auguriamo che il mondo intero continui a vivere in pace per assicurare anche alle nostre periferie una speranza. le nostre famiglie vogliono restare a vivere in periferia. Il nostro mondo è la periferia. Vogliamo farla crescere questa terra dunque e ci batteremo fino all’ultimo respiro. Chiediamo subito una buona illuminazione per i nostri borghi. Vogliamo anche illuminare cultura e storia per esempio di Cataforio-San Salvatore, Mosorrofa e Cannavò e di tutte le altre periferie. A Cataforio ogni anno si svolge uno stage internazionale dove si studia il folclore, la musica. si studia la tarantella erede del kordax, danza dionisiaca della magna-grecia. Ne parla anche Aristofane, che spesso chiude le sue commedie con questa danza. Noi vogliamo rilanciare questo festival culturale.Vogliamo approfondire questo studio proponendo una scuola di ricerca sulla musica della Magna Grecia. Vogliamo tornare a produrre teatro greco: la tragedia. A questo vogliamo aggiungere uno studio approfondito sulla “questione meridionale-mediterranea”.

Mentre ragioniamo sulle periferie sappiamo bene che dopo 250 anni di crescita, dopo lo sviluppo industriale, siamo passati allo sviluppo zero. Oggi siamo sotto a causa del Covid. Per questo siamo preoccupati. abbiamo detto che il concentramento della ricchezza in poche mani è un freno alla crescita del mondo e quindi per le nostre periferie. Serve un mondo migliore. Certo molti di noi discutendo al bar si spingono a chiedere più uguaglianza, giustizia sociale e dignità umana. Togliere la ricchezza a chi ce l’ha? No, non è proprio questo che vogliamo. Abbiamo detto che vogliamo una distribuzione più equa della ricchezza. E intanto oggi chi ha di più paghi di più per sanare le ferite del Mezzogiorno e delle nostre periferie.

Vogliamo ricordare a titolo di cronaca che Platone nella sua “Repubblica” si spinse a proporre un riequilibrio sociale tra ricchi e poveri. Aristofane nelle Donne in parlamento sosteneva che le ateniesi volevano abolire la proprietà privata. L’abate Gioacchino da Fiore era quello che chiedeva con forza la giustizia sociale, dignità umana e uguaglianza tra gli uomini. Non ha avuto fortuna con queste idee. Oggi il calabrese abate Gioacchino poteva essere venerato come santo, ma non è neanche beato. La Chiesa di allora lo ha penalizzato. Quella di oggi dimenticato. Parlava di uguaglianza e la chiesa non era pronta a tanto. Lo è oggi? Forse con Papa Francesco lo diventerà.

Il nostro comitato di  lotta per le periferie è accanto ai cittadini che vogliono migliorare la vita delle nostre contrade e le condizioni sociali. Meno sperperi, meno ruberie, più distribuzione della ricchezza. per questo dobbiamo lottare. Nessuno regala niente. Le chiacchiere al bar di Pasquale sono belle ma non sono sufficienti. Di certo sappiamo che la disuguaglianza si combatte a parole da duemila anni. Bisogna passare ai fatti. È dura! partiamo da qui per risalire la china,  senza “chiacchiere e marette”.  possiamo solo dire per arricchire il nostro progetto che parlando di periferie vorremmo anche ricordare le condizioni cui vivono intere popolazioni delle periferie del mondo. Il concentramento della ricchezza in poche mani produce questi risultati ovunque. Per esempio. noi abitiamo di fronte all’Africa. un continente arretrato ma ricco di risorse naturali. Milioni di persone muoiono letteralmente tutti i giorni di fame. È una vergogna! Cominciamo anche a parlare di Mediterraneo. Serve in tempi brevi un confronto per stabilire la centralità della cultura mediterranea come punto di partenza dello sviluppo del sud del mondo. Questo nostro Mediterraneo è un mare mitico dove Omero fece navigare Ulisse. Un luogo di antichi conflitti politico-sociali ancora irrisolti. Oggi però è il passaggio obbligato tra i mercati dell’Europa con l’Africa e l’Asia. È un mare importantissimo. Per noi può essere ricchezza. Approfondiremo i rapporti. cerchiamo di conoscere meglio l’islam e di essere conosciuti.

Siamo consapevoli dei tempi cui viviamo. Se dovessimo rappresentare tutto ciò a teatro diremmo che il palcoscenico è senza attori. La politica è assente o quasi. In sala gli spettatori di oggi saranno capaci di dialogare tra loro per contribuire a cambiare le cose? Saranno capaci, in questo vuoto, di sostituirsi agli attori? (i politici) se non saranno all’altezza dei tempi e meglio infilarsi le ciabatte e stare vicini al fuoco raccontando le favole ai nipotini. A questo punto le nostre periferie dovranno ancora attendere tempi migliori. (pb)

REGGIO – La presentazione online del libro “Il treno dei bambini”

Domani pomeriggio, alle 18.30, sulla pagina FB del Circolo Culturale “Guglielmo Calarco” di Reggio Calabria, è in programma la presentazione del libro Il treno dei bambini di Viola Ardone.

L’evento rientra nell’ambito delle attività in streaming promosse dal Circolo Culturale “G. Calarco” di Reggio Calabria.

Conversa con la scrittrice Fabio Cuzzola, mentre le letture sono a cura di Cinzia Messina. Diretta facebook a cura di Maurizio Mallamaci.

Con Il treno dei bambini, edito da Einaudi, la Ardone riporta alla memoria un’importante operazione di solidarietà sociale organizzata su iniziativa delle donne del Partito comunista e dell’Udi che, nel secondo dopoguerra, consentì a circa 70.000 bambini del Meridione, ma anche del Polesine e di altre città italiane ferite gravemente dai bombardamenti, di essere ospitati presso famiglie dell’Emilia Romagna, Toscana.Marche, Liguria. 

L’autrice narra la vicenda attraverso lo sguardo del piccolo Amerigo Speranza che, attraverso il suo sentire, racconta il dolore della separazione dalla madre, l’appartenenza ad una famiglia a prescindere dai legami di sangue e l’ulteriore definitiva recisione delle proprie radici nel contesto di una realtà di solidarietà italiana. (rrc)

REGGIO – Legambiente, Arci e Libera ricordano il capitano reggino Natale De Grazia

Si conclude, in questi giorni, Ecotour. Percorso di legalità e giustizia in memoria del Capitano Natale De Grazia, una serie di iniziative promosse dal Circolo Legambiente “Città dello Stretto”, Arci e Libera Reggio Calabria a 25 anni dalla morte del capitano di fregata reggino Natale De Grazia, morto in servizio durante le indagini sulle navi dei veleni nella notte tra il 12 e il 13 dicembre del 1995.

Una esemplare figura distintasi per il suo impegno ambientale, vicina alle battaglie di Legambiente soprattutto a favore della tutela del mare, e che il circolo cittadino ricorda nel tempo con particolare affetto.

Il tour che viene portato a compimento ha avuto inizio nella città di Reggio, nel dicembre 2019, presso il Circolo Arci “Samarcanda” con la “partenza della stecca e della biglia”; i simboli del bene confiscato al “re dei videopoker” Gioacchino Campolo, affidato alla comunità come sede cittadina dell’Arci, hanno viaggiato in ricordo di De Grazia come segno del ripristino della legalità.

Il percorso in sua memoria ha coinvolto luoghi e associazioni diverse in tutta Italia. Passando per due tradizionali appuntamenti reggini, la Corrireggio 2020 in versione “fantastica” e la Traversata dello Stretto, una lunga serie di eventi, svoltisi anche on line per i noti motivi legati all’emergenza sanitaria, è stata legata dal filo rosso della memoria; a partire da Roccella Jonica, nello scorso dicembre, con l’incontro “Metanatura.

L’ambiente tra mafia, legge, società civile”, e a Bari a maggio con il dibattito con i Giovani universitari su “Traffico rifiuti a casa loro e a casa nostra”; ad agosto la manifestazione “Sulla rotta dell’ossidiana. Viaggio sull’antichissima via di navigazione Reggio Calabria-Isole Eolie” e poi l’assegnazione da parte dell’Associazione Insieme per Agnana di 4 borse di studio intitolate a De Grazia per gli studenti delle scuole medie e superiori; il Festival dello Sviluppo sostenibile presso l’Università Mediterranea ad ottobre; a novembre il seminario online “Navi a perdere. In ricordo di De Grazia”, organizzato da Libera Vibo, Legambiente Reggio Calabria Csv Vibo.

Infine, gli incontri di dicembre, che si stanno svolgendo in questi giorni: la conferenza “Come le mafie avvelenano i nostri mari”, organizzata da Libera Mi e Unilibera; oggi, l’incontro del Rotary Club di Messina “Natale De Grazia. 1995-2020. Una verità affondata”, in diretta zoom.

Ieri, invece, sono stati riconsegnati in forma privata, nel pieno rispetto delle norme anti-Covid, “la stecca e la biglia”, scelti lo scorso anno come testimonial del percorso, alla presenza di Lidia Liotta, in rappresentanza del Circolo Legambiente di Reggio Calabria, di Davide Grilletto, presidente Arci Rc, e a Giuseppe Marino, referente territoriale Libera.

«Natale De Grazia è stato un esempio di cittadinanza attiva –ha sottolineato Grilletto – fortemente impegnato per la città e per l’ambiente. Il suo ricordo trova nel nostro Circolo una collocazione adeguata, perché riassume tutti i principi ai quali ci ispiriamo e che mettiamo in pratica».

«Libera nasce proprio 25 anni fa – ha ricordato Marino – per ricordare le vittime di mafia e della criminalità. Una coincidenza che va sottolineata perché De Grazia è uno di loro, uno dei primi ad aver lottato, e pagato con la propria vita, contro i reati ambientali».

Lidia Liotta ha ringraziato le associazioni coinvolte e tutti coloro che si sono spesi in questo lungo programma: «Dalla sua morte ci siamo proposti di mantenere viva la sua memoria. Natale De Grazia era un amico, al nostro fianco in tempi in cui la sensibilità ambientale e l’azione per la salvaguardia del mare non erano così comuni. Non possiamo e non dobbiamo dimenticarlo».

In questa occasione, è stato donato al Circolo “Samarcanda”, da parte di Legambiente Reggio Calabria, il ritratto del Capitano De Grazia, tributo dell’artista reggino Filippo Toscano «a un simbolo della legalità – ha detto – che merita di essere conosciuto meglio ancora oggi, soprattutto alle giovani generazioni».

Il clou delle iniziative prosegue domani, venerdì 11 dicembre, con due importanti appuntamenti: alle ore 10, in diretta Facebook sulla pagina di Legambiente Onlus, la presentazione ufficiale del Rapporto Ecomafie 2020, dedicato proprio a Natale De Grazia e a Mimmo Beneventano, che contiene anche un corposo e approfondito intervento sul militare reggino e sulle sue indagini al momento della morte. Nel pomeriggio, alle 17.30, in collaborazione con Legambiente nazionale, Associazione Libera, La Via Libera, e naturalmente il Circolo Legambiente “Città dello Stretto”, si svolgerà un incontro on line dal titolo “Il Capitano umano. Il ricordo di Natale De Grazia a 25 anni dalla morte”, al quale interverranno ospiti di caratura nazionale, con il patrocinio della Camera dei Deputati.

evento su De Grazia

L’evento potrà essere seguito live streaming sul sito lanuovaecologia.it e sulle pagine Facebook di Legambiente Onlus, Legambiente Circolo di Reggio Calabria, La Nuova Ecologia, Libera e La via libera.

Il percorso si conclude il 13 dicembre con la messa in opera del Seabin-Cestino del mare, in collaborazione con la Città Metropolitana di Reggio Calabria: il dispositivo che raccoglie i rifiuti del mare sarà collocato presso il porto della città e intitolato con apposita targa al Capitano De Grazia. (rrc)

In copertina, Toscano, Liotta, Grilletto e Marino al Circolo Arci

Shocking Marriage, il film del reggino Demetrio Casile partecipa al David di Donatello 2021

Il film Shocking Marriage del regista reggino Demetrio Casile partecipa al David di Donatello 2021. È lo stesso Casile a darne la notizia, definendola una «bella… bellissima notizia».

Il divertentissimo film, infatti, sta facendo incetta premi e di nomination nei più importanti festival cinematografici di mezzo mondo, tra cui in India al Tagore Film Festival.

«Questa partecipazione – ha spiegato Casile – è stata possibile in quanto siamo in streaming sulla piattaforma amica film, a pagamento. Diversamente, non ci avrebbero accettato in quanto il regolamento del David prevede la partecipazione solo ai film usciti nelle sale».

«Il nostro – ha aggiunto – doveva uscire il 27 novembre, ma con il covid, ovviamente non è stato possibile, quindi il David, quest’anno, accetta anche i film usciti in streaming e con un certo numero di visualizzazioni. Ecco perché vi ho sempre chiesto di noleggiarlo il più possibile… e fortunatamente ce l’abbiamo fatta. Ma più aumentano le visualizzazioni, più il film viene richiesto nel mondo…».

Il matrimonio più sconvolgente della storia è un film divertente, ma non  è un film comico, almeno non per come ci hanno abituato alcune inguardabili pellicole degli ultimi tempi, sguaiate e povere di contenuti. Demetrio Casile, regista e sceneggiatore reggino di successo, percorre la difficile via del paradosso per proporre, riuscendoci, un film che fa della satira la sua mission, per sbeffeggiare il potere (o quello presunto tale) dei mafiosi di provincia usi a dettare legge e, ovviamente, anche a superarla. Si parte con la “conquista” dei luoghi del potere (il palazzo della Provincia) con il boss in Ferrari che prende a calci nel sedere impiegati e funzionari “inutili” e s’impossessa dell’intero edificio per farne la sua fastosa magione. Ma anche i boss hanno un cuore e magari una sorella da maritare e qui s’inanella una strepitosa altalena di personaggi presi dalla vita di tutti i giorni che fanno di tutto per compiacere il boss e far arrivare a termine un matrimonio che più sconvolgente non si può. (rrc)

 

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REGGIO – La presentazione del libro “Ombre Nude” di Giovanni Nuti

Dal 15 dicembre, sulle piattaforme del Circolo Culturale L’Agorà di Reggio Calabria, sarà disponibile la conversazione con Giovanni Nuti, autore del libro Ombre Nude.

L’evento è stato organizzato dal Circolo Culturale L’Agorà, e prevede i saluti di Gianni Aiello, presidente del Circolo reggino. A presentare il romanzo, l’autore stesso.

Si tratta di una nuova lettura che andrà a coinvolgere il lettore in ogni pagina. Una lettura scorrevole che vede per protagonisti Michele e Jeanette e dove la pittura diventa narrazione.

Il romanzo narra le vicende di un pittore e della sua modella, del rapporto tra corpo e sguardo, tra forma e intenzione, tra dono e fatica, in cui la pittura non è solo motivo d’ispirazione, ma si fa stile narrativo. Francesco Nuti, nei primi anni Ottanta, inizia la sua attività di compositore musicale per il cinema e il teatro: realizzerà colonne sonore per i film di Franco Colella, Jan Pierre Durier, Fabrizio Ugo Giordani, Francesco Nuti, Enrico Oldoini, Maurizio Ponzi e Giovanni Veronesi; commenti musicali per il teatro di Mario Rellini. Tra i premi e riconoscimenti per la sua opera musicale ricordiamo: 1986, Ciak d’Oro per la migliore canzone originale – film “Tutta colpa del paradiso”.

1987, Nastro d’Argento per la migliore musica originale – film “Stregati”. 1987, Nomination al Premio David di Donatello per la migliore canzone originale – film “Stregati”. 1990, Nomination al Ciak d’Oro per la migliore colonna sonora originale – film “Willy Signori e vengo da lontano”. 1995, Nomination al Ciak d’Oro per la migliore colonna sonora originale – film “Occhio Pinocchio”. Nel 2007 la sua ricerca musicale approda alla poesia e pubblica tre sue sillogi: Calipso, Lumen e Appunti di viaggio (con testo critico di Sandro Veronesi). Nel 2015 debutta nella narrativa come autore del romanzo Anima scalza a cui segue, nel 2020, Ombre nude, con una nota di Andrea Martinelli. (rrc)

Vent’anni fa alla Mediterranea di Reggio si parlava già di ingegneria biomedica

È una magnifica notizia , l’accordo tra Unical e Università Magna Graecia di Catanzaro per una laurea in comune in medicina e bioingegneria. Ma per amor di verità occorre dire che a Reggio ci avevano già pensato all’incirca vent’anni fa, costretti poi a rinunciare per le classiche gelosie del Mezzogiorno, che oggi, grazie al cielo sono quasi del tutto sfumate. I tre Atenei calabresi viaggiano uniti e costituiscono un Polo universitario di grande rilievo che va ben oltre il Mezzogiorno e sforna, in continuazione, eccellenze che il mondo ci invidia (e spesso, astutamente, ci sottrae).

Correvano i primi anni del terzo millennio, circa 20 anni fa, e a Reggio, in attesa di inaugurare i corsi di ingegneria biomedica presso l’Università Mediterranea, su idea della costituenda Fondazione Mediterranea, venne organizzata una innovativa partnership tra gli Ospedali Riuniti e la Facoltà di Ingegneria con l’istituzione di un master di secondo livello in bioingegneria. Ma torniamo all’istituenda laurea in bioingegneria. Il rettore Bianchi era d’accordissimo, il preside Morabito ultra d’accordo, il direttore amministrativo anche.

L’allora presidente del Consiglio Regionale, Fedele, dette un finanziamento di cinquantamila euro. I contatti con il Politecnico di Milano, coordinati dal prof. Montevecchi socio fondatore della Fondazione Mediterranea, andavano a gonfie vele. Poi Napoli, che a Ingegneria faceva il bello ed il cattivo tempo, si mise di traverso. Non se ne fece nulla e due anni di preparativi si volatilizzarono, come anche il contributo regionale, che venne utilizzato per non si sa per cosa.

«Oggi si apprende – afferma il presidente della Fondazione Mediterranea Enzo Vitale – che le idee reggine sono state concretizzare dall’asse CZ-CS. Si è un po’ stanchi, non si ha più l’entusiasmo di venti anni fa, non si trovano invero nemmeno i possibili partner di un tempo. Ma non si deve mollare e occorre continuare a costruire, anche coscienti che altri se ne avvantaggeranno. (rrc)