Il 3 settembre torna a Reggio Calabria il festival dedicato alla grecità di Calabria
A Reggio dal 3 al 25 settembre si terrà la seconda edizione di Agape, il festival dedicato a Le sfumature dell’Amore, che attraverso il linguaggio delle arti sceniche riscopre l’identità greca della Calabria e stimola una riflessione sul rapporto tra le persone e la terra d’origine.
L’iniziativa è promossa dal Comune di Reggio Calabria nell’ambito del progetto “ReggioFest2026: cultura diffusa”, finanziata a valere sul Fondo nazionale per lo spettacolo dal vivo della Direzione Generale Spettacolo del Ministero della Cultura e presentata dalla Compagnia Teatrale BA17, con la direzione artistica di Angelica Artemisia Pedatella e la supervisione organizzativa di Silvana Esposito.
Il festival è intitolato a Salvino Nucera, poeta e scrittore scomparso il 10 luglio 2025, traduttore e appassionato divulgatore della lingua greca di Calabria, che, nella prima edizione, avrebbe dovuto inaugurare le attività laboratoriali dedicate alla lingua grecanica.
Anche questa seconda edizione – realizzata anche grazie al supporto di partner come il Circolo Culturale Apodiafazzi, GALBATIR, P.I.C. CASSIODORO, il Liceo Campanella-Preti-Frangipane, l’Associazione Muricello, l’Associazione FATA MORGANA, il Museo d’Arte Frangipane e il Comitato di quartiere Reggio Calabria Sud – esplorerà la lingua grecanica come espressione di estetica artistica in grado di unire l’anima contemporanea del teatro con le sue radici storiche e identitarie.
In diversi luoghi del quadrante sud della Città Metropolitana di Reggio Calabria, in particolar modo nella piazza Leopoldo Trieste e presso il Museo Frangipane e il Liceo Campanella-Preti-Frangipane, si snoderà un percorso che, intrecciando teatro, danza, drammaturgia e arti visive, riporta al centro il patrimonio culturale della Calabria greca e la lingua grecanica come materia viva di creazione artistica, grazie anche al contributo del Circolo Culturale Apodiafazzi e della cantante e interprete Marinella Rodà.
«AGAPE nasce dal desiderio di tornare a interrogare il rapporto tra le persone e la terra, fatto di appartenenza, amore, ma anche conflitto e trasformazione – spiega il direttore artistico Pedatella. – In questa seconda edizione abbiamo scelto di partire dalle radici non come qualcosa di immobile, ma come una materia viva, capace di generare linguaggi, relazioni e nuove forme artistiche. Dedicare il festival a Salvino Nucera significa anche riconoscere il valore di una persona che ha lavorato con passione affinché il greco di Calabria potesse tornare a essere percepito come una grande lingua d’arte. Così il teatro, la danza e la poesia diventano strumenti per mantenere viva una memoria e, nello stesso tempo, immaginare il futuro».
Il tema delle radici attraversa l’intero programma e si inserisce nel più ampio progetto culturale “Rinascimento calabrese”, ideato da Pedatella e sviluppato con il gruppo operativo della Compagnia BA17, lo staff di artisti, tecnici ed esperti impegnati nella valorizzazione della Calabria, della cultura e dell’arte mediterranea nonché nella costruzione di una narrazione regionale fondata sulla complessa identità mediterranea.
Tre gli spettacoli teatrali in programma, tutti in piazza Leopoldo Trieste, già spazio all’aperto della prima edizione. Si parte il 3 settembre con “Zaleuco e Nosside. La prossemica dell’amore”, produzione della Compagnia Teatrale BA17 con Angelica Artemisia Pedatella e Gianluca Sapio. Il 4 settembre sarà la volta di “ASP – Armata Spaccamattoni”, di e con Angelo Colosimo per Wobinda produzioni, mentre il 5 settembre andrà in scena “KALI HOPE. L’urlo di Calliope”, di e con Gabriele Naccarato, produzione Associazione Calabria Tribù.
Accanto agli spettacoli, AGAPE propone tre laboratori dedicati a differenti linguaggi della scena. Il 4 settembre, al Museo d’Arte “A. Frangipane”, si terrà “Storie di un treno locale”, laboratorio di drammaturgia e narrazione sull’interpretazione teatrale condotto dalla stessa Angelica Artemisia Pedatella. Il treno diventa metafora del viaggio e delle connessioni tra persone e territorio, mentre la parola si trasforma in materia narrativa capace di raccontare geografie, identità e differenze linguistiche.
Il 6 settembre, presso la palestra del Liceo “Campanella-Preti-Frangipane”, è in programma “Danzare il grecanico”, laboratorio di teatrodanza contemporanea condotto dal coreografo e danzatore internazionale Gabriele Naccarato insieme alla coreografa e danzatrice Giada Guzzo. La musicalità delle voci grecaniche registrate diventa tessuto sonoro per una ricerca sul rapporto tra corpo, gesto e parola.
A suggellare il percorso formativo sarà il laboratorio di scenografia teatrale “Pietre sociali”, in programma il 25 settembre al Museo d’Arte “A. Frangipane”, a cura della scenografa e costumista Silvana Esposito. Pietre e materiali naturali diventano elementi di una scenografia capace di raccontare la Calabria greca, trasformandosi in strumenti espressivi attraverso parole ed emozioni anche in lingua grecanica.
Novità importante è la performance di teatrodanza “I agricì piszilìa” fruibile con i visori multimediali, il 5 e 25 settembre, a turnazione e ingresso libero, presso il Museo d’arte “A. Frangipane”.
Il 25 settembre, giornata conclusiva del festival, sempre al Museo Frangipane, sarà presentata la performance di poesia visiva “Theòrema”, in lingua grecanica, con il poeta Gianfranco D’Aguì. La serata si concluderà con l’esposizione scenografica dei lavori realizzati durante il laboratorio “Pietre sociali”.
Attraverso spettacoli, laboratori e attività immersive, la seconda edizione di AGAPE costruisce così un dialogo tra memoria e contemporaneità, mettendo in relazione il patrimonio della Calabria greca con i linguaggi della scena contemporanea. Un viaggio nelle radici che non guarda soltanto al passato, ma prova a trasformare lingua, territorio e identità in strumenti di creazione e partecipazione. (rrc)
Lunedì a Reggio si consegna il Premio Rhegium Julii inedito
Lunedì 31 agosto a Reggio, alle 21, al Circolo “Rocco Polimeni”, si terrà la cerimonia di premiazione della 58° edizione del Premio Rhegium Julii inedito, del Circolo Culturale Rhegium Julii.
La commissione per le sezioni poesia inedita e silloge presieduta dal Presidente del Circolo Giuseppe Bova e composta da Vincenzo Filardo, Giovanna Monorchio, Natale Pace, Ilda Tripodi ha già definito il quadro dei finalisti.
Si contenderanno la palma del primo premio per la poesia inedita: Paolo Bruno (Reggio Calabria) con la poesia “E’ vero che non basta”, Angelo Coco (Torregrotta-ME) con la poesia “L’alba di cenere”, Dominella Magda Foti (Montebello Jonico-Saline)) con la lirica “La promessa della marea”, Pietro Minissale (Messina) con la poesia “L’unica salvezza”, Benedetto Minuto (Villa San Giovanni)) con la poesia “Ho premuto il grilletto”, Francesco Palermo (Torchiarolo – BS) con la poesia “Ditelo ai bambini”. Pietro Praticò (Reggio Calabria) con la poesia “I miei giorni”. Al vincitore di questa sezione andrà un premio di 600 euro, la targa e il diploma.
Per la silloge la medesima Commissione ha selezionato la seguente rosa di finalisti: Tiziana Bruzzese (Gioiosa Jonica) con la silloge “Madre terra”, Antonio Corvino (Melendugno – LE) con la raccolta “Blu”, Benedetto Minuto (Villa San Giovanni) con la silloge “Dentro una vecchia ciotola sbeccata”, Sonia Impalà (Reggio Calabria) con la silloge “L’amor (s)cortese”, Lorenzo Piccirillo (Pontinia con la silloge “luna neutrale”, Anna Spissu (Milano) con la silloge “Di latu mi parlerai”, Rosa Tuccio (Satriano) per la raccolta “Poesie cucite a mano”. Al vincitore di questa sezione sarà pubblicata l’intera raccolta.
Infine la Commissione presieduta dal già Dirigente scolastico Franco Cernuto e composta da Benedetta Borrata, Maria Rosa Falduto, Maria Florinda Minniti, Teresa Scordino, segretaria generale Rosaria Surace ha definito la rosa dei finalisti, composta da:
Teresa Antonia Bevacqua (Imola) con il racconto “Il coraggio della fragilità”, Francesca Crisarà (Reggio Calabria) con il racconto “Quello che fate a queste piccole”, Pinella Giuffrida (Siracusa)) con il racconto “Qui si fa la differenza”, Chloe Gullì (San Giovanni Lupatoto) con il racconto “Un pianeta in pericolo”) , Cataldo Russo (Settimo Milanese) con il racconto “In viaggio con Lia”, Giovanni Suraci “Reggio Calabria) con il racconto “Said e Niram”. Anche al vincitore di questa sezione andrà un premio di € 600,oo oltre la targa e il diploma.
Nel corso della serata sarà consegnato il riconoscimento “Una vita pewr la cultura” intitolato a Giuseppe Casile ai poeti Ilirian Zhupa (poeta, già ambasciatore dell’Albania in Italia) e Julio Cesar Pavanetti Gutierrez (poeta uruguayano residente in Spagna),.
La cerimonia sarà conclusa da un intrattenimento musicale curato dal musicista Mario Taverriti con qualche intermezzo di Franco Donato, con il supporto di immagini curate da Orsola Toscano. (rrc)
REGGIO / Con la scrittrice e giornalista Anna Mallamo si concludono staserai Caffè Letterari del Rhegium Julii
Ultimo appuntamento dei Caffè Letterari del Rhegium Julii ospitati dal Circolo del Tennis “Rocco Polimeni”. S i chiude lunedì 24 agosto, con una giornalista e scrittrice molto nota, Anna Mallamo, autrice di un titolo molto apprezzato e pluripremiato in diversi consessi letterari “Col buio me la vedo io” edito da Einaudi.
Anna Mallamo, originaria di Reggio ma emigrata a Messina, è in continuo andirivieni sullo Stretto. E’ giornalista, cura le pagine di Cultura e spettacoli della Gazzetta del Sud e gestisce un blog sull’Huffington Post. Per l’Unità ha tenuto una rubrica settimanale che raccontava le gesta semiserie, ma profondamente politiche, di un condominio di anziane donne calabresi.
È autrice di Lezioni di tango (Città del Sole 2010), sul mondo del tango e i suoi protagonisti, e suoi racconti sono apparsi in diverse antologie e riviste.
Per Einaudi ha pubblicato Col buio me la vedo io (2025), con il quale ha vinto il Supermondello).
Dopo i saluti dei responsabili dei rispettivi circoli e del Presidente dell’Aiparc Salvatore Timpano che collabora alla iniziativa converseranno con l’autore, la socia Teresa Scordino, la scrittrice Rosellina Falduto e la socia Nunzia Corigliano. (rrc)
REGGIO / Il valore educativo dell’errore: una bella serata in piazza Castello
Il valore educativo dell’errore: occasione per comprendere, correggere, imparare e sviluppare le proprie potenzialità. A Reggio una bella serata nell’ambito del progetto nazionale “Scienza Serviziovole in Cammino”, guidato da Bepi Giorato e Martina Gottardo-
Il tema affrontato alla luce delle neuroscienze educative dalla professoressa Daniela Lucangeli, ordinaria all’Università di Padova e tra le principali esperte italiane di psicologia dello sviluppo e neuroscienze applicate all’educazione.
L’iniziativa è stata organizzata dal CNIS Reggio Calabria, in collaborazione con lo spin-off Minde4Children dell’Università di Padova, Scienza Servizievole in Cammino, Potenzia-Mente, Equilibri Pedagogici, gli istituti scolastici partner e con il coordinamento della FIDESP. A confrontarsi con la Lucangeli anche la dirigente scolastica Eva Nicolò e la psicologa Francesca Rotiroti, presidente del CNIS Reggio Calabria.
«La professoressa Lucangeli, questa è la terza edizione – ha spiegato Rotiroti – ogni anno, alla fine di una marcia che attraversa tutta l’Italia, vuole incontrare le comunità, in modo tale che possa condividere con la comunità stessa i temi per cui lei è molto sensibile. In qualche maniera la città ha risposto alla sensibilità della professoressa Lucangeli e noi abbiamo accolto il suo invito e siamo qui per questo».
A raccontare il significato del viaggio è stato Giuseppe “Bepi” Giorato, portabandiera di «Errando» e di «Scienza Servizievole in Cammino». Novantanove tappe, circa 2.000 chilometri percorsi interamente a piedi, da nord a sud, fino all’approdo finale a Reggio Calabria.
«Non mi porto a casa luoghi, non mi porto a casa spettacoli della natura – ha raccontato Giorato – mi porto a casa l’umano che ho incrociato in queste 99 tappe, l’accoglienza delle persone, la gente che vuole conoscere la Scienza Servizievole in Cammino e la scienza servizievole di Daniela Lucangeli».
È soprattutto l’incontro con le comunità ad aver segnato il cammino: «Le persone nei territori, nei piccoli paesi, nei villaggi, nelle grandi città, tutti si sono adoperati per far arrivare Errando 2026 qui a Reggio Calabria. Questa è la cosa più grande, il dono più grande che questo cammino mi ha fatto».
Un viaggio che, secondo Giorato, ha anche restituito un’immagine dell’Italia meno divisa di quanto si potrebbe pensare.
«Le persone che ho incontrato non sono diverse da nord a sud, sono tutte desiderose di un cambiamento – ha sottolineato – quello che la scienza servizievole di Daniela Lucangeli può in qualche maniera attuare».
Il filo rosso è dunque «il desiderio di cambiamento, il desiderio di innovare quello che può essere la scuola», insieme alla necessità di recuperare una dimensione autenticamente umana.
«L’umano deve essere sempre più connesso, ma non con i telefonini, ma connesso col cuore», ha affermato.
E sul futuro del progetto, Giorato non nasconde il desiderio di proseguire: «Io me lo auguro, non so se camminerà sulle mie gambe, ma sicuramente vorrei che questa esperienza continuasse nel tempo. È stata un’esperienza meravigliosa, è un progetto di tutti, non è un progetto di Bepi o chissà chi, è un progetto di tutta una comunità che chiamiamo in modo semplice il noi».
La lectio della professoressa Lucangeli ha riportato il discorso al cuore dell’iniziativa: che cosa significa davvero sbagliare e quale ruolo può avere l’errore nel processo educativo?
La risposta della neuroscienziata è netta: «Non solo può, ma dovrebbe esserlo già da sempre».
Lucangeli ha ricordato la frase di un bambino incontrato nel corso della sua esperienza: «Dai, dai, non ti preoccupare, che se sbagli non fa niente». Un’espressione semplice che racchiude, secondo la studiosa, una profonda verità educativa.
L’errore, infatti, può diventare un’indicazione preziosa per chi educa. È una sorta di “bandierina” che segnala dove il bambino ha bisogno di aiuto e quale strategia didattica può permettergli di superare la difficoltà. In questo processo entra in gioco anche la neuroplasticità, ovvero la capacità del cervello di modificarsi e riorganizzarsi attraverso l’esperienza e l’apprendimento.
«Il cervello non può non sbagliare – ha spiegato Lucangeli – è un meccanismo attraverso cui riorganizza le informazioni dentro le strutture neurali».
Da qui la necessità di cambiare prospettiva, soprattutto nella scuola. L’errore non dovrebbe essere letto innanzitutto come una colpa, né automaticamente come il segnale di una difficoltà patologica. Deve diventare, invece, un’informazione utile per comprendere dove intervenire con la competenza didattica.
È questa, secondo Lucangeli, una delle grandi sfide affidate oggi alla scuola: riconoscere nell’errore il punto da cui partire per accompagnare ciascun alunno verso la conoscenza e verso la piena espressione delle proprie capacità.
«Ogni errore indica non dove c’è una colpa o dove c’è una patologia, bensì dove c’è la necessità della competenza didattica che porta fuori da quell’errore», ha affermato.
Un cambio di paradigma che coinvolge insegnanti, genitori e più in generale l’intera comunità educante. L’obiettivo non è eliminare l’errore dal percorso di crescita, ma imparare a leggerlo, comprenderne le cause e utilizzarlo per costruire nuovi apprendimenti.
La serata di Piazza Castello ha così chiuso simbolicamente un viaggio lungo 99 tappe, ma ne ha aperto un altro: quello verso un’idea di educazione capace di considerare l’errore non come una sconfitta, bensì come parte integrante del percorso.
Perché, in fondo, “errando” si può continuare a camminare. E proprio strada facendo si può imparare a conoscere meglio se stessi, gli altri e il mondo. (rrc)
REGGIO / Con il CIS si parla dell’Odissea al Chiostro della Chiesa degli Artisti
Appuntamento il 12 agoso alle 21 al Chiostrio della Chiesa degli Artisti (San Giorgio al Corso) a Reggio Calabria con il Centro Internazionale degli Scrittori diretto da Loreley Rosita Borruto. Si parla dell’Odissea con il prof. Gabriele Quattrone, Fortunato Zappia e Francesco Pisani. Saluti introduttivi di don Antonio Cannizzaro. (rrc
REGGIO / A Pellaro VIII Jamu Festival
A San Filippo di Pellaro (RC) lievito e sfizi per la VIII edizione di Jamu Festival.
REGGIO – Mercoledì la conferenza “Dalla filosofia al corpo: la nascita del pensiero medico in Magna Grecia”
Mercoledì 2 luglio, a Reggio, al Planetarium Pythagoras, si terrà una conferenza dal titolo “Dalla filosofia al corpo: la nascita del pensiero medico in Magna Grecia” del dott. Leonardo Gervasi.
L’evento chiude il ciclo di incontri “Il Mondo Ellenico: la culla invisibile del sapere occidentale – Scienza, Arte e Politica”.
La presentazione offrirà un affascinante viaggio storico e scientifico incentrato sul passaggio cruciale dal pensiero filosofico puro alla cura empirica del corpo umano.
Il focus sarà rivolto alle grandi figure che hanno rivoluzionato il concetto di salute nell’antichità: a partire da Alcmeone di Crotone, pioniere che definì la salute come l’armonica mescolanza ed equilibrio delle qualità del corpo, e la malattia come il sopravvento di un elemento sugli altri.
Il percorso approfondirà la straordinaria eredità di Ippocrate e della Scuola di Cos, analizzando i principi etici del suo famoso Giuramento e la nota ‘teoria dei quattro umori’ (sangue, flegma, bile gialla e bile nera). Secondo questa visione, l’essere umano è inteso come un microcosmo in cui l’armonia interna è strettamente legata all’ambiente, alla dieta e allo stile di vita: un affascinante ponte concettuale che unisce la sapienza medica del mondo antico, attraverso la lezione di Galeno, fino alle più moderne discipline e tecnologie cliniche odierne.
A conclusione della conferenza, gli spettatori saranno accompagnati in un viaggio tra le stelle con la suggestiva simulazione del cielo d’estate al Planetario. (rrc)
Mariagrazia Arena è la nuova vicesindaca di Reggio
Vi svelo chi sarà a ricoprire il ruolo di vicesindaco al Comune di Reggio Calabria: Mariagrazia Arena. È uno dei magistrati di maggiore esperienza del distretto giudiziario di Reggio Calabria, dove ha ricoperto i principali incarichi direttivi degli uffici giudiziari». È quanto ha detto il sindaco di Reggio, Francesco Cannizzaro, rivelando sui social il nome del suo vice.
E non una persona qualsiasi: «Una donna delle istituzioni, apprezzata per il rigore istituzionale, le capacità organizzative e l’impegno nel miglioramento dell’efficienza degli uffici, con una costante attenzione ai procedimenti nell’ambito del contrasto alla criminalità organizzata», ha spiegato Cannizzaro, sottolineando come si tratti del primo vicesindaco donna nella storia di Reggio.
«È stata una proposta del tutto inaspettata, che mi ha colta alla sprovvista – dichiara Maria Grazia Arena – ma alla quale ho scelto di rispondere positivamente con profondo senso di responsabilità e gratitudine per la fiducia accordatami dal nuovo sindaco di Reggio Calabria. Ho sempre vissuto il mio percorso professionale con l’idea che il lavoro sia, prima di tutto, un servizio alla cittadinanza; con questo stesso spirito affronterò il ruolo che mi è stato proposto».
Il neo vicesindaco guarda alla nuova fase amministrativa che si apre per la città dello Stretto come a un momento di particolare importanza. «Siamo davanti a una fase nuova e stimolante per Reggio e, pur non essendo legata ad alcun partito, condivido pienamente l’entusiasmo, la visione e la volontà di cambiamento dell’onorevole Francesco Cannizzaro».
Arena ha poi voluto chiarire le motivazioni che l’hanno spinta ad accettare l’incarico, evidenziando come la decisione non sia stata influenzata da interessi personali o da ambizioni di carattere politico. «Alla luce dei diversi ruoli che ho ricoperto nel corso della mia esperienza professionale, è noto che non ho bisogno né di visibilità né di alcun vantaggio economico. Ciò che mi ha spinta ad accettare la proposta e ad assumere l’incarico di vicesindaco è esclusivamente la volontà di mettere le mie competenze e la mia energia al servizio della comunità a cui appartengo».
Parole che delineano l’approccio con cui Arena intende affrontare il nuovo ruolo all’interno dell’amministrazione comunale guidata da Cannizzaro, ponendo l’accento sul contributo che potrà offrire alla città. «Non ho accettato questo incarico per ciò che può dare a me – conclude Arena – ma per ciò che, mi auguro, potrò dare io alla mia città».
Il suo curriculum parla da solo, culminato nel 2016, quando il Consiglio Superiore della Magistratura l’ha nominata Presidente del Tribunale di Reggio Calabria.
Nel suo mandato decennale, tra le mura del Palazzo del Ce.DiR, Arena ha affrontato con il suo ufficio sfide cruciali, dalle croniche carenze di organico alla digitalizzazione dei servizi. Un ruolo che si è concluso a maggio 2026, con il formale passaggio di consegne al successore, il dottor Giuseppe Campagna, sigillando così una pagina storica per la giustizia reggina scritta all’insegna dell’autorevolezza e dell’indipendenza.
Ma facciamo un passo indietro: il percorso della dott.ssa Arena inizia nel 1981, anno del superamento del concorso in magistratura. I primi quattordici anni di carriera si sviluppano interamente sul campo, tra le trincee giudiziarie della provincia reggina.
Tra il 1981 e il 1985 riveste le funzioni di Giudice presso il Tribunale di Locri, per poi trasferirsi fino al 1989 al Tribunale di Palmi. Il ritorno nella città dello Stretto avviene nel 1989, anno in cui assume l’incarico presso la Pretura Circondariale di Reggio Calabria, dove presterà servizio fino al 1995 consolidando una profonda conoscenza del tessuto sociale e criminale della regione.
Il 1995 segna il passaggio alle funzioni di secondo grado. Mariagrazia Arena fa il suo ingresso come Consigliere presso la Corte d’Appello di Reggio Calabria. All’interno degli uffici di Piazza Castello, il magistrato si distingue per rigore decisionale e capacità organizzative, doti che la porteranno, negli anni successivi, a ricevere la nomina di Presidente di Sezione nello stesso ufficio di secondo grado, un ruolo di grande responsabilità nella gestione dei delicati processi d’appello del distretto.
Tra i riconoscimenti, il Premio Kairos consegnatole nel 2023 per i suoi meriti «di rappresentante di una giustizia altamente professionale ed equa».
Il contributo dei giovani per la rinascita di Reggio e della Calabria
di MARIO NASONE – La città di Reggio si stava preparando alla nuova tornata elettorale senza grandi entusiasmi, scandita dai vecchi riti della politica, del toto sindaco e delle curiosità sui candidati delle varie liste, quando la scena cittadina ha visto l’irrompere di una novità che si è presa la scena. Una nuova rete giovanile, il Forum delle idee 2013, ha convocato in piazza Italia, l’agorà cittadina, istituzioni e cittadini per presentare, dopo un anno di lavoro, una serie di proposte elaborate da otto tavoli tematici per dire la loro sulla Reggio del futuro che volevano, in grado di dare risposte alle attese dei giovani. Un movimento nato dal basso, composto da circa duecento giovani, senza padrini politici e senza sponsor, con un filo rosso che ha messo insieme giovani che hanno scelto di rimanere nonostante tutto, altri che devono decidere se restare, con uno sguardo anche a coloro che potrebbero ritornare. Un programma ambizioso ma corroborato da un serio lavoro di ricerca, sintetizzato in venticinque proposte su lavoro, ambiente, trasporti, cultura, welfare, ecc. Azioni possibili già sperimentate in altre città.
L’altra novità politica è stata quella del metodo che hanno scelto. Scartato il classico incontro con i candidati a sindaco con la proposta di sottoscrizione del loro dossier (che in genere tutti i candidati firmano tranquillamente), hanno illustrato le loro proposte ai quattro candidati a sindaco, i quali hanno semplicemente ascoltato diligentemente senza intervenire. Al di là delle proposte il messaggio che è stato lanciato, in un momento storico in cui prevalgono i segnali di rassegnazione o peggio i cattivi esempi da parte degli adulti, è stato l’invito a mettersi in discussione a chiedersi cosa significa fare spazio ai giovani, come evitare di strumentalizzarli o blandirli con promesse elettorali e renderli invece protagonisti?
Il primo passo che coinvolge tutti è il vero ascolto, da utilizzare in tutte le occasioni per facilitare la loro partecipazione attiva in famiglia, nella scuola, nella chiesa e per questo servono adulti che si mettano in connessione e li aiutino a fare uscire fuori i loro bisogni e soprattutto i loro sogni.
Una Reggio nuova può nascere solo se si riuscirà a stipulare un patto intergenerazionale tra adulti e giovani che decidono di camminare insieme abbandonando la logica del lamento per costruire percorsi di cambiamento iniziando dalle piccole cose. Educandosi a vicenda e proponendo la bellezza della partecipazione, dell’assunzione di responsabilità. Anche sul tema del lavoro formandosi e scegliendo quando possibile di fare impresa senza aspettare che arrivino opportunità. Su questo tante proposte interessanti e concrete contenute nel dossier per incentivare la scelta della restanza. Prendendosi cura della città, dell’ambiente, riscoprendo la bellezza dei nostri territori, delle relazioni sociali, sperimentando l’esperienza dell’associazionismo sportivo, culturale, ambientale, religioso, di volontariato. Vivendo luoghi alternativi al mondo digitale dove si possono coltivare amicizie reali e non virtuali
Il messaggio centrale del Forum dei giovani è quello del protagonismo, come se avessero raccolto l’invito di don Italo Calabrò da grande educatore che invitava i giovani a non delegare la propria vita. Proprio due mesi di morire al liceo Vinci diceva agli studenti, la città è vostra, invitava a lottare con la non violenza per i propri diritti al lavoro, ad una scuola adeguata, all’impegno per gli ultimi.
In tutto questo centrale è il rapporto con la politica e con i consessi elettivi dove si decide la qualità della vita dei cittadini. I dati sull’astensionismo che riguardano soprattutto i giovani, sono frutto di disinteresse, lontananza, sfiducia verso una classe dirigente di destra e di sinistra che ha fallito, al di là della credibilità e dell’impegno di singole personalità. Prevale la logica dei favoritismi, della lottizzazione, dell’amichettismo come si dice oggi a scapito del merito e delle competenze di cui i vari schieramenti politici si accusano a vicenda e che utilizzano quando governano a piene mani.
Se questo è il modello di politica che si pratica come può attrarre i giovani? Peggio ancora quando tende a coinvolgerli attraverso promesse di favori e opportunità ad esempio di lavoro e di altre prebende, in un contesto sociale debole e esposto al ricatto del voto di scambio. Anche le nuove indennità previste per assessori e soprattutto per i consiglieri comunali rischiano di fare diventare posti di lavoro quelli che dovrebbero essere funzioni di servizio.
Il problema, quindi, non sono i giovani ma una classe politica che, se non li vuole definitivamente perdere, deve avviare una vera e propria rivoluzione mettendo al centro il bene Comune anche sacrificando le appartenenze, aprendo le porte del palazzo ai giovani e a tutti coloro disponibile senza chiedere contropartite, a dare un contributo, comitati di quartiere, associazioni, parrocchie, scuole
I candidati a sindaco sono disposti a fare questo? Ad esempio, con i giovani dopo avere ascoltato le loro proposte e a prendere impegni concreti? Iniziando con alcune scelte a costo zero, come la previsione di un assessorato alle politiche giovanili, la costituzione delle consulte con l’impegno a chiedere il loro parere obbligatorio sulle delibere che li riguardano come avviene ad esempio nel comune di Parma. Se vogliamo, come diceva Italo Falcomatà, fare innamorare i reggini e soprattutto i giovani della loro città, serve una bella politica che la aiuti a rialzarsi, che abbandoni lamenti, malgoverno, collusioni con la criminalità, logiche di potere e di interessi e non mendichi con la regione e il governo nazionale quelli che sono invece diritti e rispetto. Con il tema della disuguaglianza che l’autonomia differenziata farà aumentare e che dovrebbe diventare un impegno trasversale per contrastarla della classe nostra classe politica. Per i giovani del Forum la sfida è doppia, riuscire intanto a continuare nel tempo salvando unità ed autonomia e cercare di coinvolgere più giovani possibili.
La sera di sabato tornando a casa da piazza Italia vedevo altri giovani, che mentre i loro coetanei animavano piazza Italia affollavano i locali della movida reggina. Riuscire a coinvolgerli in questi percorsi di protagonismo potrebbe dare a loro ad al movimento una ulteriore occasione di crescita. (mn)






