De Rose (Cicas): Occhiuto istituisca una Conferenza Regionale Permanente sociosanitario e socioassistenziale

La responsabile nazionale Cicas per il Terzo Settore e la Finanza Agevolata, Anna Maria De Rose, ha chiesto al presidente della Regione, Roberto Occhiuto, di istituire con urgenza una Conferenza Regionale Permanente in ambito socio sanitario e socio assistenziale.

Una Conferenza per il monitoraggio, la programmazione e lo sviluppo dei servizi socio sanitari e socio assistenziali che insistono sul territorio regionale, «chiamando – ha detto De Rose –  a partecipare anche i più alti vertici delle Istituzioni quali i Prefetti (perché i dissesti creano anche tensioni sociali) i vertici delle conferenze dei Sindaci dei vari ambiti territoriali inserendo anche a livello consultivo i sindacati datoriali e dei lavoratori che partendo dal basso conoscono e vivono le realtà territoriali. Dovrà essere una cabina di regia operativa».

«La mia proposta al presidente Occhiuto – ha spiegato – nasce dal fatto che tutta la Pubblica Amministrazione (Assessorato di riferimento, Comune capo ambito ecc) sollecitati dalla vicenda “Betania” si sono affrettati a rilasciare dichiarazioni sulla regolarità dei trasferimenti alle strutture socio sanitarie e socio assistenziali ed a gli Enti Locali dichiarando che questi ultimi sono avvenuti ed avvengono con “regolarità” e nei “ giusti tempi” concetto piuttosto soggettivo che mi fa porre una domanda: quali sono per essi i “giusti tempi” e la “regolarità”? Una settimana dall’emissioni delle fatture delle strutture (che peraltro sono elettroniche e giungono con tempestività), quindici giorni, un mese, due mesi, tre mesi? Sono risposte che dovrebbero essere date ai cittadini che affidano i loro cari a queste strutture le quali nonostante tutto trattano con dignità gli ospiti che non si accorgono affatto dei problemi di gestione che li circondano».

«Solo così, monitorando e prevenendo le situazioni di crisi – ha detto – capiremo come funziona il sistema e cosa c’è che non va  e se il problema al contrario è invece riconducibile alla “Cattiva Gestione” di queste strutture che dovrebbe comunque essere di tipo manageriale vista l’importanza sociale che rivestono e portata avanti  con le giuste competenze».

«In tempi non sospetti e precisamente nel maggio 2022 – ha ricordato – già avevo scritto  sulle criticità e sulle problematiche relative a quanti operano nel settore, evidenziando come il caro energia e l’aggravante dei ritardati pagamenti da parte delle pubbliche amministrazioni delle spettanze di quanto dovuto, avrebbero messo in ginocchio le strutture nonché della ripercussione sui lavoratori che attendevano stipendi da più mesi. Avevo evidenziato inoltre come da parte di alcuni Comuni Capo Ambito, si erano registrati ritardi nei pagamenti che andavano dagli 8 ai 12 mesi e che mettevano a dura prova le finanze degli operatori di settore, tra cui imprese e cooperative sociali, che ricordo creano occupazione e danno lavoro in Italia (dati 2019) a 861.919 addetti regolarmente assunti e solo in Calabria a circa 11.000».

«Il dissesto della Fondazione Betania – ha evidenziato – ci induce ad importanti riflessioni e penso che sia giunto il momento  di prevenire in maniera concreta l’insorgenza delle crisi ed i dissesti e lo si può fare esclusivamente attraverso un monitoraggio costante delle situazioni, da parte delle più alte Istituzioni».

«Altro problema – ha proseguito – da affrontare sono i comuni capo ambito in dissesto e/o temporaneo disequilibrio finanziario, ricordo che  i dati del 2021 hanno confermato il triste primato della Calabria che già l’anno precedente aveva ben 7 Comuni su 10 in default o in riequilibrio (Fonte Ca’ Foscari). I comuni capo ambito in disequilibrio finanziario non possono essere confermati tali, in quanto, non avendo capacità di spesa ed imbrigliati nel risanamento, non potendo potenziare il personale non possono far fronte ai servizi  da erogare in quanto capo ambito».

«Bisognerebbe pensare ad un a L.R. – ha rilanciato – non in contrasto con le leggi nazionali che sostituisca temporaneamente il comune capo ambito con il comune più virtuoso dell’ambito per ottenere l’eccellenza nei servizi e nelle procedure. Concludo nell’affermare che il sistema a distanza di un anno sta implodendo perché la Fondazione Betania è solo la punta dell’iceberg, in quanto tra i ritardi nei pagamenti, uffici di piano che non funzionano, cartelle esattoriali, Durc irregolari (che non consentono di incassare dalla pubblica amministrazione) e mancato accesso alle fonti alternative di finanziamento per mancanza di sufficienti bandi a cui partecipare ed attingere risorse, si innescherà una reazione a catena». (rcz)

 

L’assessore alle Politiche Sociali di CZ Lazzaro: Regione aiuti a varare piano di rientro di Fondazione Betania

L’assessore alle Politiche Sociali del Comune di Catanzaro, Venturino Lazzaro, ha evidenziato come nonostante «il Comune abbia onorato gli impegni verso la Fondazione Betania», ciò non basta. È per questo che, per l’assessore, adesso è il turno della Regione, aiutando la Fondazione a varare il piano di rientro.

Il Comune di Catanzaro, infatti, ha liquidato 3 milioni e 500.000 euro alle quattro strutture socio-assistenziali da essa gestite per gli esercizi 2020, 2021 e 2022. «Si tratta – ha spiegato – delle strutture “Delfino”, “Fiordaliso”, “Edera” e “Perseo”. Di questi ben 854.000 euro sono stati liquidati dall’attuale Amministrazione comunale. Il saldo dell’esercizio 2022, pari a 284.000 euro, è stato richiesto meno di due mesi fa con l’emissione delle fatture datate 29 maggio 2023».

«Si evince chiaramente – ha spiegato – che i residui impegni del Comune verso Betania, che saranno in tempi brevi onorati, rappresentano solo una minima parte della cifra occorrente per fronteggiare una situazione debitoria che, da quel che si può apprendere, è certamente molto pesante, se si tiene conto che solo un milione e 700.000 euro sono di debiti erariali riferiti a cartelle e avvisi. Senza contare che incombono ben 29 pignoramenti, che renderanno ancora più problematica la situazione. Si pensi che il Comune di Catanzaro è stato costretto a liquidare 124.788 euro per fronteggiare 12 ordinanze e ad accantonare altri 245.000 euro per ulteriori situazioni».

«Come si può notare, la soluzione della crisi finanziaria di Betania – ha continuato – dipende solo in minima parte dal Comune, che comunque farà la sua parte accelerando al massimo la liquidazione delle fatture di fine maggio. Desta semmai molta preoccupazione la posizione rassegnata dell’assessore regionale alle politiche sociali che, nell’incontro lodevolmente promosso dal presidente del Consiglio regionale Filippo Mancuso, ha potuto solo ammettere che l’Ambito Sociale di Catanzaro, in cui ricadono le strutture gestite da Betania, ha dovuto subire una decurtazione di oltre 2 milioni di euro in base ai nuovi criteri di assegnazione delle risorse. L’Asp di Catanzaro ha, peraltro, certificato che una parte degli ospiti delle strutture socio-assistenziali di Betania, in realtà riceve un’assistenza che è di tipo sanitario, pur continuando a ricadere  impropriamente sui bilanci comunali».

«Senza una forte risposta istituzionale – ha detto ancora – come opportunamente sollecitata dal consigliere regionale Talerico, il destino di Betania sembrerebbe segnato. Ma noi, con in testa il sindaco Fiorita, non ci rassegniamo alla perdita di un inestimabile patrimonio sociale, assistenziale e professionale come Betania, ha ragione il sindaco quando dice che non è un’azienda qualsiasi. La Regione aiuti la Fondazione a varare un piano di rientro dei debiti, assegni alla stessa compiti di natura sanitaria che alleggeriscano il plafond dell’Ambito sociale, aumenti la dotazione finanziaria del settore».

«Noi combatteremo questa battaglia al fianco del nostro arcivescovo Maniago – ha concluso – consapevoli che da questo dipende il futuro delle persone assistite, dei dipendenti delle strutture e degli stessi creditori». (rcz)

Restyling stadio San Vito a Cosenza, il sindaco Caruso scrive a Occhiuto

Il sindaco di Cosenza, Franz Caruso, ha inviato una lettera al presidente della Regione, Roberto Occhiuto, per ribadire la necessità della complessiva riqualificazione e dell’ammodernamento dello stadio San Vito-Marulla di Cosenza.

«Alla luce delle assicurazioni del Presidente Occhiuto – ha sottolineato il Sindaco Franz Caruso – abbiamo inviato all’esame del Governatore, ma anche degli uffici regionali competenti, in particolare al dirigente generale del dipartimento Lavori pubblici della Regione Calabria, una nuova richiesta di contributo finanziario per la riqualificazione del nostro stadio che è anche lo stadio della città del Presidente della giunta regionale».

«Al momento il San Vito-Marulla – ha scritto Franz Caruso nella lettera indirizzata alla Regione – necessita, ai fini di una complessiva riqualificazione, di una serie di lavori per la verifica della sua conformità ai criteri infrastrutturali, come più volte richiesto sia dalla Commissione provinciale di Vigilanza sui locali di pubblico spettacolo, dalla Questura e dalla Federazione Gioco Calcio. Lo stanziamento finanziario è stato valutato, in via preliminare, in circa 9 milioni di euro».

«Data la dimensione della copertura finanziaria occorrente e la rilevanza anche sociale che l’impianto sportivo riveste nella storia della città di Cosenza – ha scritto Franz Caruso al Presidente Roberto Occhiuto – si chiede una valutazione della nostra richiesta volta ad ottenere il finanziamento utile a fare dello stadio San Vito-Marulla una struttura moderna ed efficiente”. Alla lettera è stata allegata, inoltre, una relazione tecnica il cui obiettivo è quello di descrivere nel dettaglio gli interventi previsti e relativi ai lavori di ammodernamento e di manutenzione straordinaria del San Vito-Marulla». (rcs)

I sindaci di Calopezzati, Cassano e Crosia scrivono alla Regione per il Piano Strutturale Associato Sibaritide

I sindaci di Calopezzati, Cassano allo Ionio e Crosia, rispettivamente Eduardo GiudiceandreaGiovanni PapassoAntonio Russo, hanno inviato una lettera alla Regione per chiedere il parere sull’adottabilità e subitanea approvazione del Piano strutturale associato della Sibaritide.

La decisione arriva a seguito del fatto che più volte i comuni di Calopezzati, Cassano All’Ionio e Crosia hanno sollecitato la convocazione della Cabina di Regia per concordare la data di adozione del Piano, ad oggi senza esito. Giudiceandrea, Papasso e Russo convengono nell’affermare che l’adozione del Piano è di fondamentale importanza per dare impulso allo sviluppo del territorio e per garantire gli Enti nella partecipazione ai bandi per investimenti sul territorio e non da ultimo per scongiurare l’arrivo di un commissario per procedere all’adozione.

Nella missiva inviata alla Cittadella i tre sindaci hanno ricordato i passaggi formali fin qui attraversati per arrivare a questa fase. L’Accordo Territoriale tra gli stesi Comuni di Calopezzati, Cassano All’Ionio, Corigliano, Crosia e Rossano per la redazione del Psa, comprendente il Protocollo d’intesa, ha tracciato le strategie e le azioni strutturali relative allo sviluppo territoriale interessato e determinava, tra l’altro, la costituzione di una Cabina di Regia, con sede nel Comune di Rossano e di un Ufficio Unico del Piano, con sede nel Comune di Corigliano avente il compito di elaborazione e gestione del Piano Strutturale Associato per i Comuni partecipanti.

Con delibere di Giunta municipale, i Comuni di Calopezzati, Cassano all’Ionio, Corigliano Calabro, Crosia e Rossano avevano preso atto del Quadro Conoscitivo presentato dai professionisti incaricati e della relazione sul Quadro Conoscitivo presentata dall’Ufficio del Piano e sono state approvate le lineo programmatiche che hanno individuato i principi e gli obiettivi generali che il piano doveva perseguire. Con successive delibere dei consigli comunali, le Amministrazioni avevano poi adottato il Documento Preliminare del Psa.

Erano poi state avviate e completate nel 2015 le consultazioni preliminari circa la procedura Vas e il piano era stato aggiornato in base alle osservazioni pervenute in sede di conferenza di pianificazione da parte degli Enti competenti al rilascio del relativo parere. Nel 2017 erano stati riaperti i lavori della Conferenza per prendere atto dell’aggiornamento del Piano e delle osservazioni fatto in Conferenza di Pianificazione, operazioni concluse nel 2018 con la presa d’atto della conclusione della Conferenza di Pianificazione ed acquisizione dei pareri preliminari vincolanti. Ma nel momento in cui si doveva passare alla convocazione della Cabina di regia per concordare la data di adozione del Piano strutturale associato da parte dei consigli comunali di Calopezzati, Cassano Allo Ionio, Crosia, Corigliano Calabro e Rossano (oggi Corigliano-Rossano) tutto si è bloccato.

Allo stesso tempo, i sindaci dei tre comuni hanno scritto all’Assessore all’Urbanistica, al direttore generale del Dipartimento Urbanistica e alla Cittadella Regionale oltre che per richiedere il parere sull’adottabilità e approvazione del PSA, anche, eventualmente, per avere un incontro con gli scriventi. (rcs)

I sette sindaci dell’Alto Jonio: Domani incontro con Occhiuto per Terzo Megalotto della Statale 106

I sindaci di Cassano Giovanni Papasso, Villapiana Paolo Montalti, Francavilla Marittima Gaetano Tursi, Cerchiara Antonio Carlomagno, Albidona Leonardo Aurelio, Antonello Ciminelli (in rappresentanza del comune di Amendolara) e Roseto Capo Spulico Rosanna Mazzia, incontreranno il presidente della Regione, Roberto Occhiuto, per discutere della questione del Terzo Megalotto della Strada Statale 106.

Una notizia arrivata dopo il sit-in pacifico a cui hanno preso parte i sette primi cittadini dell’Alto Jonio, in Prefettura a Cosenza: «Dopo il sit-in durato oltre 36 ore – hanno raccontato i sette sindaci dell’Alto Ionio all’uscita della nuova riunione che si è tenuta in mattinata – siamo stati nuovamente ricevuti dal Viceprefetto Vicario e dal Capo di Gabinetto e l’occasione è stata utile innanzitutto per sgomberare il campo da qualche fraintendimento e per ribadire ai rappresentanti territoriali del Governo che la nostra azione ha interessato la Prefettura proprio per la fiducia che riponiamo da sempre nei confronti della stessa e soltanto per richiamare l’attenzione del Governo. Proprio in virtù di questa fiducia abbiamo chiesto alla Prefettura  di continuare a starci ancora vicini.L’incontro che si è svolto alla presenza del consigliere regionale Franco Iacucci, si è tenuto in un clima di estrema serenità e collaborazione teso a risolvere l’annosa problematica posta dai Sindaci nell’interesse dell’intero Alto Jonio».

Poi la notizia dell’incontro col Governatore, dettosi disponibile a fare da mediatore col Governo Meloni per arrivare a una soluzione definitiva. Una decisione accolta con favore dai sindaci che hanno così sospeso il sit-in pacifico visto che l’obiettivo, al momento, può dirsi raggiunto.

«In riferimento all’articolo di stampa apparso questa mattina – hanno voluto precisare Papasso, Montalti, Tursi, Carlomagno, Aurelio, Ciminelli e Mazzia – che ricostruisce in modo parziale una vicenda lunga 20 anni, giova ricordare che è stato proprio il Cipe a deliberare il diritto del territorio che ospita la nuova SS106 Jonica alla compensazione ambientale e a stabilire l’entità delle risorse a ciò destinate.
Su come dette somme dovessero essere suddivise sui vari territori esiste un accordo, sottoscritto nella sede dell’Anas a Roma, che risale al 7 luglio 2014. Oggi appare evidente che qualcuno vuole modificare quell’accordo a discapito dei sette comuni che si sono ritrovati a Cosenza in questi giorni.

Tra queste, ad esempio, spiccava un’opera, un waterfront che da Sibari arrivasse fino a Roseto. Quell’accordo era però chiarissimo anche su un altro tema: l’abbattimento del Pagliara non doveva rientrare tra le somme per le compensazioni ambientali. È evidente che di fronte al tentativo di vedere svanire queste risorse i Sindaci chiedono che siano i Comuni, così com’è stato fatto per il Parco Archeologico di Sibari, ad essere destinatari diretti delle risorse e poterle spendere nel solco delle indicazioni già date dalla Commissione Via, che fornisce peraltro soltanto un parere consultivo e a cui nessuno dei rappresentanti del Tavolo Tecnico ( non ne fanno parte soltanto o Sindaci dei Comuni interessati) ha mai inteso fornire una adeguata risposta.

Per questo i sindaci, nel ribadire la loro determinazione a portare avanti le istanze dei Cittadini del territorio interessato dal passaggio dell’Opera e vedersi risarciti dei tanti disagi sopportati, sottolineano come sia responsabilità di tutte le parti in causa, a partire da Anas, quella di assumersi le responsabilità già messe in passato nero su bianco ed evitare di giocare a dividere i sindaci.

«La speranza – hanno concluso i sette sindaci – è che l’incontro di giovedì  col Presidente Occhiuto sia propedeutico a quello chiesto alla Presidente Meloni per risolvere definitivamente, dopo quasi dieci anni di stallo e promesse disattese la vicenda delle Opere Compensative, affinché i territori dei comuni, visto che le stesse opere di compensazione ambientale sono previste per legge e visto il grande impatto ambientale che si porta dietro la costruzione del terzo megalotto Sibari-Roseto, possano essere risarciti. Per quanto riguarda gli svincoli, chiediamo al Governo e ad Anas una nuova riflessione: non vogliamo svincoli “a diamante” impattanti ma semisvincoli di modo da rendere la strada accessibile e utilizzabile da tutti i cittadini». (rcs)

 

Regione e Arpacal al fianco di San Ferdinando per garantire un’ottimale esperienza turistica

La Regione Calabria e Arpacal al fianco del Comune di San Ferdinando per garantire un’ottima esperienza turistica. Una iniziativa che ha raccolto il plauso dell’Amministrazione comunale, guidata da Gianluca Gaetano, soddisfatti che Regione e Arpacal ci «affianchi in questo duro lavoro».

«Non intendiamo produrci in j’accuse populisti che, se pur solleticano l’umore popolare, ben poco possono restituire i termini di risultati», ha detto l’Amministrazione comunale, ribadendo l’idea che «tutte le istituzioni debbano collaborare, ognuna per i propri profili di competenza, nella risoluzione di questa  complessa problematica e siamo felici che le garanzie di impegno da parte di Arpacal e Regione Calabria si siano trasformate in un concreto lavoro comune».

La Calabria è ricca di attrattive turistiche, di marcatori culturali, di beni paesaggistici e di notevoli risorse naturalistiche. Arte, gastronomia, natura, storia e ospitalità costituiscono un enorme vantaggio competitivo per rendere la nostra regione una destinazione attrattiva e un luogo ideale per trascorrere piacevoli periodi di vacanza o lavoro. Anche San Ferdinando è ricca di risorse turistiche e di paesaggistiche e per questo motivo l’amministrazione comunale è impegnata in una sfida per valorizzare le grandi potenzialità del luogo.

Tuttavia, come spesso accade nelle Regioni meno sviluppate dal punto di vista economico e urbanistico, sono necessari sforzi maggiori per raggiungere la normalità e offrire standard di vita ottimali a residenti e visitatori. Questo aspetto, che chiama responsabilmente tutte le istituzioni a un lavoro corale, si manifesta con tutta la sua carica negativa quando si tratta di temi ambientali.

 Anche San Ferdinando ha pagato il prezzo di politiche pubbliche non appropriate, di condotte irresponsabili e di speculazioni che ne hanno mortificato il glorioso passato turistico e talvolta la reputazione pubblica. Sono numerosi i fattori critici che arrecano danno all’ambiente, alla balneazione e alle esperienza dei turisti ma questo non deve far venire meno la spinta ad agire e la determinazione a recuperare la bellezza della natura e la gradevolezza del soggiorno.

Per questo motivo l’amministrazione comunale, fin da subito, si è attivata per promuovere processi virtuosi nel solco della già sperimentata sensibilità ambientalista dei cittadini e dell’attaccamento ai propri luoghi del cuore. Le condotte del passato non devono essere un alibi né motivo di rassegnazione, il compito della politica è di attuare iniziative concrete che guardino al futuro e puntino con chiarezza agli obiettivi di rinascita economica e di risanamento dei territori.

«Sul Mesima e sul Vena – è stato spiegato – sono stati eseguiti interventi di messa in sicurezza che presto daranno i loro frutti e la presenza odierna di Regione e Arpacal, che hanno garantito la loro presenza di sabato sotto un sole cocente, è un chiaro segno della premura con cui sono state accolte le legittime istanze del territorio e l’attenzione che ci è stata rivolta. La collaborazione tra istituzioni deve essere continua e puntare alla riduzione costante del danno fino alla risoluzione definitiva dei problemi».

L’amministrazione comunale ha espresso la sua gratitudine a tutti coloro che si sono impegnati e che continueranno questo lavoro collettivo, dal presidente Occhiuto che ha subito corrisposto le richieste della comunità, al generale Errigo e al professor Iannone, rispettivamente commissario e direttore scientifico di Arpacal, all’ingegnere Siviglia del Dipartimento Ambiente della Regione Calabria  e infine al WWF Vibo per gli ambiziosi progetti che sta realizzando alla foce del Mesima.

«Siamo confidenti – conclude la nota – che il prosieguo delle attività farà sentire le comunità locali protette e tutelate, la vigilanza andrà estesa e dovrà interessare i numerosi fattori che inducono alla preoccupazione: reti idriche, stazioni di sollevamento, infrastrutture di collettamento, ciclo della depurazione, autobotti, autospurgo e sversamenti illegali. No i siamo determinati e continueremo ad esserlo, non intendiamo arretrare e se non arriveranno subito risposte adeguate siamo pronti, carte alla mano, a promuovere ogni iniziativa – anche di natura legale e risarcitoria – a tutela dei diritti individuali e degli interessi diffusi. Infine ringraziamo i cittadini e gli operatori locali per la tenacia e la partecipazione, invitando tutti a tenere comportamenti responsabili e a rispettare l’ambiente partendo dai piccoli gesti, come quello di non abbandonare rifiuti e di avere cura delle spiagge e degli spazi comuni». (rrc)

L’OPINIONE / Nicola Fiorita: Regione dia risorse straordinarie per salvare la Fondazione Betania

di NICOLA FIORITA – La Fondazione Betania non è una qualsiasi azienda in difficoltà, non può essere paragonata ad una ditta insolvente e basta, è un pezzo della storia di Catanzaro, è una struttura che per decenni è stata un fiore all’occhiello dell’assistenza e della solidarietà verso i più deboli. Sono migliaia i cittadini calabresi, e con loro le famiglie, che hanno ricevuto sollievo delle loro sofferenze, a cominciare da quella devastante della solitudine.

Va accolto l’appello accorato del nostro arcivescovo Claudio Maniago e il Comune di Catanzaro è pronto a fare la sua parte per ottenere il fermo della procedura di liquidazione stabilita dal tribunale. La Regione Calabria può fare molto e lo abbiamo detto già da mesi all’assessore regionale alle politiche sociali Staine nel corso degli incontri che si svolti sul punto. Si perché già esiste, e da tempo, in Regione un tavolo di lavoro sulle difficoltà di attuare la riforma per l’ ambito di Catanzaro e sulle particolari necessità di Betania.

La nostra proposta è chiara: la Regione, nel quadro della riorganizzazione del sistema socio-assistenziale e di quello sanitario, aumenti le risorse per il sociale e  adotti tutte le misure necessarie per garantire  a Betania un flusso di liquidità e un margine di redditività che possa servire a pagare puntualmente gli stipendi e assicurare il buon funzionamento dei servizi esistenti. I margini di manovra ci sono. Solo così si potrà anche pensare ad un piano di risanamento dei debiti, compresi quelli che sono alla base della decisione del tribunale.

Ho apprezzato l’intervento del presidente del Consiglio regionale Filippo Mancuso e mi auguro che fin da subito il presidente della Regione Occhiuto, anche per il suo ruolo di commissario ad acta per la sanità, metta al primo punto della sua agenda politica questa vertenza che, lo ripeto, non può essere assimilata a quella di una qualsiasi azienda privata. Anche e soprattutto sotto l’aspetto occupazionale, Betania è per Catanzaro una realtà importante. Noi ci siamo, anche accelerando i pagamenti di nostra competenza, per contribuire alla soluzione di una questione così rilevante. (nf)

[Nicola Fiorita è sindaco di Catanzaro]

LA LETTERA / Marcello Anastasi: Far ripartire gli interventi di chirurgia oculistica nella Provincia di RC

di MARCELLO ANASTASI – Tra vecchi e nuovi disagi, ereditati  dal passato e altri aggiuntisi  nel presente, anche se  volessi  farlo si è purtroppo obbligati a chiamare in causa, per l’ennesima volta,  il sistema sanitario calabrese, che nonostante gli sforzi  generosi e  ammirevoli nonché  le buone intenzioni di chi governi, continua a far emergere ancora tante criticità  per le quali si chiede presto   rimedio.

Si tratta di considerazioni non certamente  polemiche e strumentali. Mi guardo bene dal farle; anzi  avrei voluto sinceramente  risparmiarmi dal rientrare tra le voci di quel coro del quale sino a qualche tempo fa ero parte direttamente attiva. Non credo però sia  possibile restarsene in silenzio soprattutto di fronte a questioni sociali per le quali ad essere coinvolti sono soprattutto persone deboli, prevalentemente  anziane e poi di ogni età, abitanti delle città, dei piccoli paesi, delle campagne, o delle contrade, già decimati dal fenomeno dello spopolamento per via dell’ emigrazione, e  prossimi ad essere  individuati come  “ghost town”.

Comprendo bene che i problemi siano davvero tanti  e  anche ben diversi da zone a zone del nostro territorio, e difficilmente poterli risolvere tutti quanti in un sol momento per accontentare tutti. C’è, però, da sperare che pian piano tanti di questi  si potranno sistemare magari a partire dagli uffici preposti alle prenotazioni delle visite specialistiche ambulatoriali e quant’altro ancora di seria importanza. Forse sarebbe utile rafforzare  i servizi e velocizzare le procedure per chi si trova in attesa del riconoscimento di particolari patologie e di quanto serva loro in merito a visite specialistiche di routine o per particolari interventi, come per esempio quelli di chirurgia oculistica, presso strutture sanitarie pubbliche e/o private convenzionate.

Tante altre le necessità rispetto alle quali ci sarebbe da fare un lungo elenco che qui non sarebbe comunque possibile per ovvi motivi ,  mi limito a ricordare la necessità una struttura di Emodinamica presso il reparto di Cardiologia di Polistena, della quale io stesso ne avevo posto la questione  in senno alla Commissione Sanità e in Consiglio regionale e direttamente all’allora Commissario Longo. Sinceramente avrei voluto  esordire diversamente piuttosto che dilungarmi nel dire  che il sistema sanitario nel quale speriamo, forse ancora non sia pronto e che manchi ancora di molti servizi. Penso sia  il caso di   dire, e me lo auguro di cuore, che si stia provando a migliorare quello che è stato trovato e che si è  ancora soltanto  agli inizi di un lungo percorso di rinnovamento e di ristrutturazione  per il quale c’è bisogno  di   tanto tempo  ancora.

Implementare e valorizzare  il servizio sanitario di prossimità, quanto mai indispensabile, nel quale si contemplino anche  varie prestazioni ed interventi particolari, come ad esempio quelle  di oculistica,  penso possa  ritenersi  una delle urgenze sulle quali riflettere molto attentamente e offrire soluzioni immediate. Attualmente, infatti tantissimi pazienti sono costretti ad emigrare da una  provincia  all’altra o addirittura fuori regione per  sottoporsi ad eventuali  interventi di  cataratta, nella speranza  di poter ritornare a vedere, a muoversi autonomamente, rendersi utili per sé e per gli altri, indipendentemente dalla loro età, oggi ormai arrivati all’esasperazione.

Si  pensi  a quante persone non vedendo siano in serie difficoltà e a rischio di incidenti fisici traumatici, in quanto sole, non autonome,  in grado di verificare   anche le cose più semplici ma essenziali, come per esempio se abbiano spento il gas, o leggere una bolletta oppure  comporre un numero di telefono per delle chiamate urgenti o riuscire a vedere  dallo spioncino  di casa chi stia a suonare alla porta, ecc.

A Lei, Presidente Roberto Occhiuto, chiedo personalmente e a nome degli stessi cittadini coinvolti in tale problema di voler tenere conto  del loro disagio riguardante il tempo eccessivamente lungo di attesa al fine di  sottoporsi  ad un semplice ma importantissimo intervento oculistico di cataratta. Mi auguro che  Lei stesso accolga questo mio accorato appello e possa dare presto risposta per una soluzione a tali cittadini i cui nomi risultano già  iscritti  nelle interminabili  liste.

Gente sola, già in età – ma non manca una parte di persone più giovani – e spesso con varie patologie per le quali è indispensabile poter ritornare a vedere e al più resto per potersi quotidianamente curare. Capisco che forse non siamo  ancora nelle condizioni di essere alla pari  delle altre consorelle regioni del Paese, nonostante si parli ovunque di coesione sociale per accorciare le distanze, di Lea (Livelli essenziali di assistenza) e di “prossimità”.

Tanti davvero sono  attualmente i calabresi  allo sbaraglio, che vanno, ora di qua e ora di là, alla ricerca di  un possibile  intervento di chirurgia oculistica presso qualche struttura pubblica o privata che si trova in attesa da molto tempo  dell’ autorizzazione di riaccreditamento. Dopo due anni  di covid,  è davvero il caso di far respirare queste  persone e  a  loro favore, risolvere grandi  questioni sociali come quella  garantire loro  il sacro santo diritto alla salute,  facilitandogli il più possibile la vita, trovando loro una soluzione presso il più vicino ospedale pubblico o in una delle tante strutture   private di zona che attendono  l’autorizzazione di  accreditamento da parte della Regione Calabria.

Questo è quanto con urgenza la provincia di Reggio Calabria chiede ed in particolar modo la piana di Gioia Tauro, di cui vorrei porgere alla speciale attenzione del signor Presidente Roberto Occhiuto. (ma)

[Marcello Anastasi è già consigliere regionale della Calabria]

Firmato accordo tra Regione, l’Ens e Mom per inclusione dei bambini sordi nelle scuole

Sostenere la lingua dei segni quale strumento essenziale per abbattere le “barriere comunicative”. È questo l’obiettivo della convenzione che è stata firmata tra l’Assessorato alle Politiche Sociali della Regione Calabria, l’Ente nazionale per la protezione e l’assistenza dei sordi Ets Aps (Ens) e la Mom – Nido e Casa dei Bambini Montessori Montalto Uffugo (CS).

La Lis non è una forma abbreviata di italiano, ma una lingua con proprie regole grammaticali, sintattiche, morfologiche e lessicali che, come tutte le lingue, ha un lessico in costante evoluzione e regole che consentono di “segnare” qualsiasi argomento, dal più concreto al più astratto.

«Sono felice – ha dichiarato l’assessore alle Politiche sociali, Emma Staine – di aver messo in contatto queste due realtà e di aver presenziato alla nascita di questo importante progetto. Questo è un esempio positivo del fare rete, quando il welfare diventa realmente strumento di inclusione sociale».

È assolutamente importante fornire strumenti, sin dalla prima infanzia, ai bambini nati sordi o con una sordità acquisita nei primi anni di vita. La lingua parlata e scritta è un processo complesso che richiede anni di terapia logopedica, oltre ad una precoce protesizzazione e ad un lungo e faticoso percorso educativo, per il bimbo e per la sua famiglia.

È peraltro scientificamente dimostrato come il successo scolastico sia maggiore nei ragazzi sordi che acquisiscono la lingua dei segni come prima lingua. Per il bambino sordo, infatti, è fondamentale far propri gli strumenti della comunicazione per garantire il sereno e completo sviluppo socio-affettivo e cognitivo.

La lingua dei segni permette ai piccoli di acquisire rapidamente e naturalmente una lingua con la quale comunicare con l’ambiente e le figure che li circondano, a partire dai genitori, essendo strumento primario di apprendimento di contenuti. (rcz)

Imballaggi ecologici, dal Psr un milione e mezzo di euro per le aziende che saranno “green”

La rivoluzione degli imballaggi: ecologici e narrativamente legati al territorio di riferimento, per promuovere anche così il volto e l’identità della Calabria migliore.

È l’obiettivo che la Regione intende perseguire in campo agroalimentare mediante la Misura 4 del Psr e, nello specifico, tramite l’intervento 4.1.1, con la concessione di sostegni volti a sostenere investimenti in tecnologie dell’informazione e comunicazione e commercio elettronico, in packaging e tracciabilità dei prodotti agricoli. Il relativo avviso pubblico, già disponibile sul portale www.calabriapsr.it, ha una dotazione finanziaria di 1.500.000 euro, salvo ulteriori risorse rinvenienti.

«La scelta di investire in questa direzione – sottolinea l’assessore regionale all’agricoltura, Gianluca Gallo – deriva dalla volontà di alimentare la ripresa del comparto sia attraverso l’e-commerce, che ha guadagnato nuovi spazi durante la stagione pandemica, sia mediante una diversa concezione del pack, che se da un lato è mezzo fondamentale di garanzia della sicurezza del consumatore in termini di tracciabilità del prodotto, dall’altro è anche strumento fondamentale per testimoniare il loro legame con il territorio e la storia dello stesso. Un aspetto, quest’ultimo – rimarca Gallo – al quale dovranno essere espressamente informati i progetti candidati a finanziamento, con il dichiarato obiettivo di privilegiare l’immagine e l’appartenenza al territorio calabrese e alle filiere tipiche e favorire così la conoscenza dei tesori agroalimentari, della storia e delle tradizioni di una Calabria che tanto di bello e di buono ha da raccontare al mondo».

Nel dettaglio: l’intervento è destinato agli imprenditori agricoli, singoli o in forma societaria, con precedenza – in caso di parità di punteggio – ai giovani. L’investimento dovrà essere realizzato entro 12 mesi a partire dalla data di accettazione del provvedimento di concessione del sostegno, al netto di proroghe motivate. I termini per la presentazione delle domande attraverso il portale Sian sono fissati al 31 luglio prossimo. (rcz)