Aldo Ferrara, presidente di Unindustria Calabria, di concerto con la Sezione Energia, Chimica e Ambiente di Unindustria Calabria, ha richiesto un incontro urgente con i vertici regionali « anche al fine di tutelare il pubblico interesse e la salvaguardia degli impianti pubblici e di quelli a servizio pubblico nel territorio calabrese».
Nei giorni scorsi, infatti, il presidente Ferrara ha inviato una nota al presidente f.f. della Regione Calabria, Antonino Spirlì, e all’Assessore Regionale alla Tutela dell’Ambiente, Sergio De Caprio, avente come oggetto la difficile situazione in cui versa il sistema di gestione dei rifiuti nella nostra regione.
«Di fatto – ha dichiarato Ferrara – dal 1° gennaio 2020 le competenze in materia di rifiuti sono passate agli Ambiti Territoriali Ottimali (Ato), associazioni di comuni corrispondenti alle cinque province, diventando, così, titolari dei contratti con i gestori. Tuttavia, se da un lato, governano i conferimenti presso gli impianti e coordinano i comuni facenti parte dell’ambito, dall’altro, non sono responsabili dei pagamenti verso gli stessi che continuano a dipendere dai Comuni conferitori».
«Tutto ciò – ha concluso – determina una significativa criticità: infatti, nonostante in Calabria la raccolta differenziata abbia raggiunto soglie che vanno ben oltre il 50% grazie anche all’impegno delle aziende interessate, spesso, si assiste a condotte, da parte dei comuni, che determinano disfunzioni nell’esercizio dell’attività». (rcz)
Innova Rende ha dichiarato che «le numerose segnalazioni di disagio pervenuteci nell’ultimo periodo da parte di associazioni e di cittadini sempre più sconfortati dalle problematiche provocate dall’attuale metodo di gestione della raccolta differenziata, sono il termometro di una situazione di criticità a cui l’amministrazione Manna ha il dovere di fare fronte al più presto».
«Le strade sono, spesso – continua Innova Rende – piene di immondizia, ed in alcune zone è possibile osservare delle piccole discariche a cielo aperto, i cittadini sono costretti a seguire rigidi orari spesso non compatibili con i loro impegni e con gli spazi delle proprie abitazioni. Le isole ecologiche dislocate per la Città, oltre ad essere antiestetiche, sono diventate luogo di ristoro per topi, cani e gatti, con conseguenti gravi rischi igienici e sanitari, a tutto questo va ad aggiungersi la conseguente pessima immagine, sotto il profilo del decoro urbano, che di certo non va ad aumentare il prestigio ed il valore della Città».
«La raccolta “porta a porta” – ha proseguito – attuata con gli ormai famosi mastelli, è efficace nelle contrade e nel Centro Storico ma è da rivedere completamente nei quartieri di Roges, Commenda e Quattromiglia, che vedono la presenza di complessi residenziali ad alta densità abitativa e la maggior parte delle attività commerciali della Città. Siamo consapevoli della complessità e della vastità del tema, ma un’Amministrazione Comunale lungimirante non può liquidare la problematica denunciando qualche isolato ed incivile cittadino, il Comune ha il dovere di affrontarla in modo razionale, adottando misure che già nell’immediato possano invertire questa spiacevole tendenza».
«Il sindaco Marcello Manna – hanno proseguito – e la sua maggioranza devono prendere atto che l’attuale gestione di raccolta differenziata, da loro fortemente voluta, è una scelta fallimentare che non garantisce la pulizia della Città e tra l’altro non ha ridotto i costi a carico dei contribuenti.
La mancanza di un moderno indirizzo politico sta ponendo, sotto una cattiva luce, agli occhi dei cittadini rendesi, l’azienda concessionaria Calabria Maceri, un importante player del settore, riconosciuto in tutta Italia per le notevoli capacità di managment nel campo dell’innovazione tecnologica e metodologica».
«Ci avviciniamo – ha ricordato Innova Rende – alla scadenza della convenzione tra Comune di Rende e Calabria Maceri, per cui riteniamo che l’Amministrazione Comunale debba avviare, già da oggi, una profonda discussione per migliorare e rendere maggiormente efficiente il servizio. Innova Rende è pronta a fare la sua parte, nei prossimi giorni chiederemo un consiglio comunale straordinario per discutere sulle criticità igienico sanitarie evidenziate, dove forniremo delle proposte valide per il presente e per il futuro, coinvolgendo la comunità attraverso dei dibattitti pubblici e virtuali con cittadini, attori istituzionali, esponenti politici ed esperti del settore».
«Siamo convinti – ha concluso – che la scelta del prossimo metodo di gestione della raccolta differenziata debba avvenire alla fine di un percorso di ampio respiro che coinvolga l’intera comunità e che abbracci l’Area Urbana. Un percorso da iniziare subito e che abbia come fine ultimo la tutela dell’ambiente e quindi della salute dei cittadini rendesi». (rcs)
Nuccio Pizzimenti, presidente dell’Associazione Cittadini per il Cambiamento, ha evidenziato che «La Cassazione, con l’ordinanza 19767 del 22 settembre 2020, ha fissato il principio in base al quale in caso di servizio scadente da parte del Comune, i cittadini possono richiedere la riduzione della tassa sui rifiuti».
«I giudici della Suprema Corte – ha aggiunto – hanno sottolineato che l’ordinanza del 22 settembre 2020 è stata emessa con l’obiettivo di stabilire “un equilibrio impositivo tra la tassa pretendibile ed i costi generali del servizio” che viene erogato dal Comune. Per evitare che i cittadini possano adire le vie legali ed ottenere il rimborso della “Tari” ed il Comune possa subire un danno economico consistente, il sindaco Giuseppe Falcomatà dovrebbe avviare delle iniziative politiche ed amministrative per individuare soluzioni alternative al sistema porta a porta che, ribadiamo, è stato il progetto che ha portato la città ad essere invasa dalla spazzatura».
Pizzimenti ritiene che: «Il Comune di Reggio Calabria dovrebbe predisporre delle iniziative per salvaguardare l’ambiente, e scongiurare alla popolazione il pericolo di subire conseguenze sotto l’aspetto igienico-sanitario. Poiché ogni nucleo familiare, per avere garantito un regolare servizio per la raccolta differenziata dei rifiuti, ha sottoscritto con il Comune di Reggio Calabria un contratto, che prevede il pagamento di un tributo, per giunta molto salato, gli utenti hanno il diritto di pretendere che la raccolta ed il relativo smaltimento dei rifiuti avvenga in modo puntuale e regolare».
«Ci sono zone della città – ha proseguito Pizzimenti – in cui la raccolta dei rifiuti, specialmente dell’umido, non avviene per giorni e l’aria circostante diventa talmente ammorbata dall’olezzo nauseabondo che alimenta nei reggini la consapevolezza che il sistema porta a porta, voluto dall’Amministrazione Comunale guidata dal sindaco Giuseppe Falcomatà, è stato un vero e proprio disastro per la città. Topi, scarafaggi ed insetti vari, sono aumentati a dismisura, mentre da parte dell’Asl, dell’Ordine dei Medici e delle istituzioni che per legge hanno competenze in materia, dobbiamo dire che non si sono registrate iniziative ed interventi mirate a scongiurare il pericolo di potenziali epidemie».
«I giornali on-line e la carta stampata, giornalmente – ha detto ancora – mettono in evidenza, con fotografie molto eloquenti, che la presenza di cumuli di spazzatura in città si è trasformato in un fenomeno talmente diffuso che è diventato difficile, se non addirittura impossibile, gestire. Siamo arrivati al punto che cittadini educati e maleducati, civili e incivili, si trovano ormai nelle stesse condizioni. Al fine di tutelare gli utenti, l’Associazione “Cittadini per il Cambiamento” e l’Unione Nazionale Consumatori Calabria, avevano già deciso di promuovere un’azione collettiva che prevede l’invio, al Comune di Reggio Calabria, di un modulo attraverso il quale i medesimi utenti potranno richiedere la riduzione del 50% della Tari».
«Questa iniziativa – ha spiegato Pizzimenti – trova sostegno anche nella sentenza della Corte Costituzionale n°19767 del 22 settembre 2020 e nelle sentenze di numerose Commissioni Tributarie. Il principio di fondo della sentenza della Suprema Corte è basato sul fatto che, se il pagamento della tassa non corrisponde all’erogazione di un servizio efficiente, l’importo è dovuto solo in parte, ed i cittadini hanno diritto allo sconto della tassa sui rifiuti, in quanto il disservizio potrebbe causare rischi per la salute e per l’ambiente».
«La Corte di Cassazione – ha spiegato ancora – ha più volte ribadito che, il grave e perdurante disservizio, anche nei casi in cui il Comune non ha alcuna colpa per il caos Tari, che non si configura come un risarcimento né una sanzione nei riguardi del Comune, ma serve solo a riequilibrare il rapporto tra la somma da pagare ed i costi del servizio. Il comportamento del sindaco Falcomatà è inaccettabile, a nostro avviso avrebbe dovuto inviare ai contribuenti importi da pagare ridotti».
«Qualora i cittadini avessero intenzione di chiedere all’Amministrazione Comunale la riduzione delle tasse pagate per la tassa sui rifiuti – ha concluso – possono ritirare il modello di domanda presso la sede dell’Associazione “Cittadini per il Cambiamento” ubicata in Via dei Filippini 36 C Reggio Calabria, o scaricarlo dal link: https://www.cittadiniperilcambiamento.it/modulo-istanza-di-rimborso-50-tassa-rifiuti». (rrc)
Giuseppe Falcomatà, sindaco di Reggio Calabria, insieme ai sindaci delle Aree omogenee della Città Metropolitana ed ai consiglieri di Palazzo Alvaro rispetto anche alle responsabilità e competenze dei singoli Enti coinvolti nel ciclo: Regione, Città Metropolitana e Comuni, ha fatto il punto sull’emergenza rifiuti.
Falcomatà ha informato sull’attuale situazione degli impianti di conferimento e sulle novità emerse durante l’ultimo confronto con la Regione, raccogliendo le proposte che verranno presentate al vaglio della prossima Assemblea metropolitana con i 97 sindaci dei Comuni che compongono l’Ente.
Dopo gli interventi dei primi cittadini, di alcuni consiglieri e raccolti gli spunti tecnici forniti dal direttore Generale dell’Ente Umberto Nucara, e dal dirigente di settore Pietro Foti, si è provveduto a comunicare il rinnovo – confermato dal Governatore f.f. Nino Spirlì e dall’assessore regionale all’Ambiente Sergio De Caprio – della convenzione di trasferimento dei rifiuti in Puglia fino alla fine del mese.
Il sindaco Falcomatà, dopo aver fornito un excursus sui disagi esistenti per la mancanza o la vetustà di impianti di contenimento dei rifiuti o votati alla raccolta degli scarti di lavorazione – alcuni appannaggio della Regione ed altri gestiti da privati – ha spinto i Comuni ad una seria riflessione sulle azioni da intraprendere, considerata la condizione di generale difficoltà che sta mettendo in ginocchio l’intero territorio metropolitano.
Vagliate diverse ipotesi, compresa anche la possibilità di un Commissariamento del settore, si è scelto di indire l’Assemblea metropolitana nella quale discutere dell’istituzione di due uffici distaccati (nelle fasce jonica e tirrenica) per offrire maggior supporto alle singole pubbliche amministrazioni; della possibilità che ognuno dei 97 Comuni tratti singolarmente il proprio contratto di servizio con i gestori degli impianti; della costituzione di un nuovo impianto a Seminara (ascoltati i sindaci dell’area) e di incalzare la Regione Calabria sulla costituzione di un capannone (destinato agli scarti di lavorazione) all’interno dell’impianto di Gioia Tauro così come per la predisposizione degli impianti mobili programmati nei precedenti confronti con la Cittadella stessa.
Al centro del confronto, ci sarà anche la possibilità di effettuare un sopralluogo nella Locride per individuare eventuali altri siti utili alla realizzazione di un nuovo impianto e, nel frattempo, sarà dato mandato, agli Uffici di Palazzo Alvaro, di censire altre possibili aree da adibire al recupero degli scarti di lavorazione dei rifiuti prodotti dagli impianti.
«La situazione degli impianti è molto complicata – ha sostenuto il sindaco Giuseppe Falcomatà –. Quelli che hanno maggiori problemi, come Siderno e Gioia Tauro, sono di competenza regionale ed altri, dedicati al conferimento dell’umido come Vazzano, sono fermi per via di una massiccia mole debitoria dei Comuni nei confronti del gestore privato. In questo caso, siamo di fronte ad alcuni Enti più virtuosi di altri, con questi ultimi in difficoltà finanziaria per diversi motivi. Tuttavia, l’intenzione è quella di dare la possibilità di scaricare prima a quelle realtà che sono in linea con i pagamenti».
Sempre per quel che riguarda la gestione del rifiuto cosiddetto “umido”, il sindaco ha ricordato come la Regione abbia garantito la realizzazione di impianti mobili: «Chiederemo un nuovo incontro per capire a che punto è la situazione».
Resta il problema degli scarti di lavorazione, attesa l’assenza di discariche idonee sul territorio metropolitano.
«Per quanto riguarda Melicuccà – ha continuato Falcomatà – si sta procedendo all’assegnazione dei lavori di completamento della discarica alla seconda ditta classificata dopo la rescissione del contratto in danno con la prima azienda. Ad ogni modo, i territori metropolitani dovranno individuare delle aree per l’istituzione di due discariche, oltre alla realizzazione di un impianto di umido nella Piana e un Eco-distretto sula Locride. Per questo, nei prossimi giorni i tecnici di Palazzo Alvaro ed i sindaci delle aree interessate effettueranno dei sopralluoghi per avere un quadro completo sulle possibilità da mettere in campo». (rrc)
di GIUSEPPE FALDUTO – La soluzione definitiva al problema dei rifiuti soliti urbani si può ottenere attraverso un programma di interventi, che parte dall’adozione di un nuovo regolamento comunale, che cambi le modalità di tassazione sia per le famiglie, che per le attività.
Fare pagare i componenti del nucleo famigliare, con una imposta di 50 euro per ogni componente e le aziende in base al fatturato con una imposta minima di 500 euro, permette di ottenere quella equità che, in questo momento, non esiste ed è causa di evasione e contenzioso. Questo provvedimento, seguito da una nuova organizzazione del servizio che preveda la realizzazione di almeno 100 isole ecologiche interrate per la raccolta differenziata utilizzabili 24/24 con la scheda elettronica consegnata a tutti i cittadini e venduta nei tabaccai a chi non è residente (turisti, immigrati, ecc..) al prezzo di 5 euro. Ogni isola ecologica verrà affidata in gestione e custodia a ditte unipersonali, a cui andrà un contributo fisso mensile di mille euro, oltre agli introiti derivanti dalla vendita degli spazi pubblicitari che si ricaveranno all’interno delle schermature a verde per mascherare le isole ecologiche.
Realizzazione di quattro grandi isole ecologiche per il conferimento dei rifiuti raccolti dalla Società di gestione in prossimità delle stazioni ferroviarie, realizzate con carrelli ferroviari appositamente attrezzati per il conferimento degli ingombranti, gli stessi, una volta riempiti, potranno essere trasportati via ferrovia all’ex Grandi Officine Riparazioni di Saline da utilizzare temporaneamente per lo stoccaggio all’interno dei capannoni adeguatamente attrezzati con un impianto di ozonizzazione per l’abbattimento di eventuali cattivi odori, delle ecoballe, in attesa di realizzare un nuovo e moderno termovalorizzatore tipo Copenhagen e, una volta realizzato, farlo diventare uno dei centri modello di trattamento dei rifiuti, collegato direttamente al porto e alla ferrovia direttamente ai centri di acquisto mondiali dei materiali di riciclo.
Faccio presente che già esistono: linee ferroviaria, porto, ciminiera, capannoni completamente recintati, il tutto collegato dalla ferroviaria e, quindi, senza necessità di trasportare via terra i rifiuti e i prodotti per il riciclaggio. (rrc)
di ANTONIETTA MARIA STRATI – Entrare nel Guinness dei primati è quasi sempre una cosa piacevole, ma non in questo caso visto che questo record, è una vera e propria vergogna, che getta un’ombra su uno dei più suggestivi e caratteristici tratti della Calabria: lo Stretto di Messina è il tratto di mare più inquinato del Mediterraneo, con una spaventosa discarica di rifiuti sul fondale.
Lo certifica uno studio di un gruppo internazionale di ricerca coordinato dall’Università di Barcellona e realizzato in collaborazione con il Joint Research Centre (Jrc) della Commissione europea e vede coinvolti diversi enti italiani, come l’Istituto Superiore per la Protezione e Ricerca Ambientale (Ispra), la Stazione Zoologica Anton Dohrn, l’Università di Cagliari e l’Istituto Nazionale di Oceanografia e di Geofisica Sperimentale (Ogs) e pubblicato sulla rivista Environmental Research Letters, in cui viene rilevato che i rifiuti, in alcuni punti dello Stretto, raggiungono la densità di un milione di oggetti per chilometro quadrato.
«Lo studio – riporta l’Ansa – indica come i rifiuti stiano aumentando nei fondali marini di tutto il mondo: in alcuni casi la loro densità sarebbe addirittura paragonabile a quella delle grandi discariche presenti sulla terra ferma. Secondo gli esperti, questo trend è destinato a continuare, tanto che entro i prossimi 30 anni il volume dei rifiuti marini potrà superare i tre miliardi di tonnellate».
«La diffusione dei rifiuti nei nostri mari e oceani non è ancora pienamente conosciuta – ha spiegato Michele Canals, dell’Università di Barcellona all’Ansa –. Le regioni marine più colpite sono quelle circondate da terre o semi chiuse, i fondali vicino la costa, le aree prossime allo sbocco di grandi fiumi e quelle dove c’è un’intensa attività di pesca, anche lontane dalla terra».
«Nel Mediterraneo – ha aggiunto Canals – la spazzatura sui fondali è già un serio problema ecologico. In alcuni luoghi della costa catalana ci sono grandi accumuli. Quando ci sono forti tempeste, come la tempesta Gloria del gennaio 2020, le onde riportano i rifiuti sulla spiaggia. Alcune spiagge sono state letteralmente ricoperte».
Una situazione che, tuttavia, era già stata denunciata nel 2019, in un servizio su RaiNews24 a cura di Martino Seniga: «i rifiuti urbani abbandonati nelle discariche abusive sono stati trascinati fino a mille metri di profondità in fondo allo Stretto, e questo ha compromesso, in modo definitivo, l’ecosistema sottomarino».
A rilevare questa situazione anomala, sono stati i ricercatori del Cnr e della facoltà di geologia dell’Università degli studi di Roma, che hanno scoperto un’immensa discarica sottomarina che si sviluppa fino a mille metri di profondità al centro dello stretto. Lo hanno raccontato, tramite la loro testimonianza, Francesco L. Chiocci, prof. di Biologia marina presso l’Università La Sapienza di Roma, Martina Pierdomenico, naturalista e ricercatrice Cnr, Frine Cardona, biologa marina università di Bari nel servizio di Seniga.
A contribuire l’arrivo dei rifiuti nello Stretto, sono le fiumare di Reggio e Messina che, trasformate in vere e proprie discariche, con una piena, viaggiano con l’acqua fino ad arrivare al mare.
«Uno scempio che dura da decenni» ha detto Seniga, e che sono documentati grazie agli archivi della Rai.
Questo studio, dunque, dovrebbe far capire quanto sia necessario – se non fondamentale – risolvere la questione dei rifiuti a Reggio Calabria che, nel Report Rifiuti 2020 di Legambiente, ha registrato un peggioramento (2% sulla differenziata) insieme a Vibo Valentia (-4%).
E parte della soluzione è stata presentata con il nuovo piano del Conai, che propone l’installazione delle compostiere di prossimità e di quartiere per il conferimento dell’organico, la messa in posa di cassonetti intelligenti in aree circoscritte e videocontrollate, la possibilità di incentivi e premialità per gli utenti che effettueranno una differenziata corretta ed il passaggio ad un sistema cosiddetto “misto” che alterna la raccolta stradale a quella “porta a porta”.
L’obiettivo – ha spiegato l’assessore comunale reggino all’Ambiente, Paolo Brunetti – è di raggiungere, in due anni, la soglia del 65% della differenziata nel rispetto dei parametri fissati dalla Comunità europea. Puntiamo a vincere una sfida che è abbondantemente alla nostra portata. Ricordo, infatti, che, quando il sistema di raccolta e conferimento funzionava a dovere, eravamo riusciti a portare le quote di differenziata dal 7 al 60%».
Ma non c’è solo Reggio ad essere in emergenza rifiuti: è tutta la Calabria ad essere colpita da questa piaga che, purtroppo, continua a deturpare la nostra bella terra. Tante le denunce, infatti, che arrivano da tutta la regione: Italia Nostra Alto Tirreno Cosentino, recentemente, ha denunciato le condizioni in cui verte la strada Scalea.S. Domenica-Normanno, che è completamente invasa dai rifiuti. A Crotone, dove l’emergenza rifiuti è una costante, i leghisti Giancarlo Cerrelli e Marisa Luana Cavallo hanno proposto la realizzazione di un termovalorizzatore nella città pitagorica come soluzione all’emergenza rifiuti scoppiata nel mese di Natale, e che ha trovato un netto no da parte di Legambiente, che ha sottolineato che «in Calabria, sui rifiuti, bisogna fare scelte chiare che vadano nella direzione di un’economia circolare seria ed efficace, e devono essere costruiti gli impianti della filiera del riciclo, a partire dagli impianti di compostaggio e digestione anaerobica per la produzione di compost di qualità e biometano».
«Per superare la perenne emergenza nella gestione dei rifiuti – ha detto Anna Parretta, presidente di Legambiente Calabria – la Calabria deve uscire dalla logica degli inceneritori e delle discariche, sviluppando ogni possibile azione, per come previsto dalla normativa vigente, per far aumentare il riciclo da raccolta differenziata e lavorare sulla riduzione alla fonte dei rifiuti, seguendo l’esempio dei Comuni ricicloni e rifiuti free calabresi che anche quest’anno Legambiente premierà nel corso dell’Ecoforum regionale sull’economia circolare».
Per la città pitagorica, tuttavia, sembra avvicinarsi un punto di svolta sulla questione rifiuti: nei giorni scorsi, infatti, si è svolta l’assemblea dei sindaci dell’Ato – Ambito Territoriale Ottimale della Provincia di Crotone, dove sono stati definiti gli organismi e riorganizzata la struttura a sostegno dei sindaci per consentire il funzionamento dell’Ambito stesso, che sarà costituita dal dirigente del settore 4 (ambiente) con funzioni di direttore, dal dirigente del settore 3 (finanziario) come esperto contabile e tre funzionari del Comune di Crotone.
L’Assemblea, che intende applicare la parola autonomia al nuovo piano d’ambito, ha approvato una serie di punti che, nello specifico, sono importanti per il funzionamento dell’Ato e del ciclo dei rifiuti in questo frangente tra cui il mandato al Direttore dell’Ufficio Comune per la indizione della gara di appalto di servizio per il trattamento rifiuti solidi urbani, il mandato al Duc per l’indizione della gara di appalto di servizio per lo smaltimento degli scarti di lavorazione da raccolta differenziata, l’approvazione dello schema di contratto semestrale per l’impianto di trattamento rifiuti solidi urbani e l’approvazione dello schema di contratto semestrale per l’impianto di smaltimento scarti da raccolta differenziata. (ams)
La Commissione Ambiente del Consiglio comunale di Reggio Calabria, presieduta dal presidente Giovanni Latella, si è confrontata sulla gestione del circuito dei rifiuti.
In audizione, ascoltato il dirigente del Settore Pianificazione, Ambiente e Leggi Speciali della Città Metropolitana, ing. Pietro Foti, che ha relazionato ai consiglieri entrando nel merito dello stato dell’arte del ciclo integrato dei rifiuti sul territorio metropolitano e, nello specifico, del Comune di Reggio Calabria.
«Una discussione molto produttiva – ha spiegato il presidente Latella – che ha consentito a tutti noi di approfondire alcuni aspetti legati al ciclo dei rifiuti e, in particolare, sulla gestione degli impianti di trattamento, sulla quale, da qualche mese, è subentrata la competenza gestionale della Città Metropolitana».
«Ringrazio il dirigente Foti per gli esaustivi approfondimenti – ha aggiunto Latella – che ci consentono di avere un quadro complessivo delle diverse iniziative messe in campo dagli Enti territoriali, grazie alla sinergia attivata tra il Comune e la Città Metropolitana, considerando quella dei rifiuti come una priorità assoluta per le due Amministrazioni».
«D’intesa con il sindaco Giuseppe Falcomatà – ha proseguito Latella – la maggioranza comunale intende affrontare la questione dei rifiuti considerandola come uno degli obiettivi strategici da risolvere in questo primo scorcio di consiliatura, attraverso una serie di correttivi della gestione organizzativa del ciclo integrato che puntano alla realizzazione di soluzioni definitive, stabili e soprattutto efficaci».
I lavori della Commissione Ambiente si sono aggiornati a giovedì 21 gennaio, quando a Palazzo San Giorgio saranno auditi l’assessore all’Ambiente del Comune, Paolo Brunetti ed il nuovo dirigente Domenico Richichi, per un focus specifico sulle attività di raccolta e riciclo dei rifiuti sul territorio comunale, con particolare riferimento al nuovo programma messo in campo dall’Amministrazione comunale che prevede la realizzazione di un sistema misto tra differenziata porta a porta e differenziata stradale. (rrc)
Per Sasha Sorgonà, ideatore del Comitato Spinoza, accoglie con soddisfazione la scelta del Comune di Reggio del nuovo sistema della raccolta dei rifiuti ma, «allo stesso tempo, però, non possiamo che evidenziare il ritardo che ha portato alla scelta di questo tipo di soluzione».
L’annuncio è arrivato dall’assessore comunale all’Ambiente, Paolo Brunetti, che ha spiegato che la nuova progettualità prevede sia la raccolta “porta a porta”, sia il sistema misto con cassonetti su strada per la raccolta differenziata con l’aggiunta di circa 15 ecostazioni sparse per la città.
«L’attuale sistema di raccolta – ha detto Sorgonà – si è rivelato fallimentare. Credo ci sia la necessità di ripensare dalle fondamenta al tema dei rifiuti, non partendo dall’ultimo passaggio, ovvero la raccolta, ma dalla base. Il ritorno ai cassonetti e le isole ecologiche di quartiere appaiono come le soluzioni più logiche, da attuare al più presto. Questo era un passaggio di un comunicato pubblicato lo scorso 16 luglio, oramai sei mesi fa, in precedenza avevamo già fatto appelli simili all’amministrazione».
«Adesso – ha aggiunto – è importante non perdere nemmeno un secondo, Reggio Calabria e i suoi cittadini non possono più aspettare. Una volta arrivati i dati del Consorzio nazionale Imballaggi, l’amministrazione comunale deve procedere all’elaborazione, la pianificazione e la realizzazione del nuovo sistema di raccolta integrato in tempi celeri».
«Con un maggiore ascolto alle proposte e le osservazioni di comitati quali ad esempio Spinoza – ha concluso – il Comune avrebbe risparmiato tempo, e i reggini non avrebbero visto in tutti questi mesi la città invasa dai rifiuti. Continueremo a vigilare sul tema dei rifiuti e non solo, prestando particolare attenzione alle periferie spesso abbandonate. Rimaniamo pienamente convinti che, dal basso e da un sentimento propositivo, possano nascere soluzioni ideali per il rilancio del nostro territorio». (rrc)
In merito alla proposta apparsa, su diverse testate giornalistiche, di realizzare a Crotone un termovalorizzatore che bruci i rifiuti dell’intera regione, Legambiente Calabria ha espresso grande sconcerto.
La proposta è stata avanzata dai leghisti Giancarlo Cerrelli e Marisa Luana Cavallo, a seguito dell’emergenza rifiuti scoppiata nella città pitagorica nel periodo di Natale.
Per i due esponenti della Lega, infatti, «soltanto la realizzazione di un termovalorizzatore, nel territorio del Comune di Crotone possa essere la soluzione adeguata a risolvere il problema dei rifiuti della nostra provincia. Tale soluzione permetterebbe, tra l’altro, cosa non di poco conto, anche di produrre profitti a favore delle casse dell’Ente, dei quali potrà beneficiare, come avviene in alcune città, vedi Brescia, l’intera cittadinanza». Inoltre, «potrebbe, sicuramente – hanno spiegato – fornire un significativo contributo al fabbisogno energetico della città; oltre, infatti, a produrre energia elettrica, si potrebbe recuperare il calore generato e convogliarlo, attraverso una rete di teleriscaldamento fino alle abitazioni delle famiglie crotonesi, quantomeno di quelle più bisognose, oppure convogliarlo per riscaldare strutture pubbliche».
Il coordinatore provinciale Cerrelli e il consigliere comunale, infatti, hanno sottolineato che la realizzazione di tale strumento – qualora il Comune decida di dotarsene – «la nostra Provincia godrebbe, finalmente, di enormi benefici».
«Con tale riorganizzazione del sistema rifiuti – hanno spiegato Cerrelli e Cavallo – sarebbe facilmente attuabile una raccolta differenziata selettiva e di qualità per le cinque categorie di rifiuti (carta, plastica, vetro, acciaio e alluminio) e tutto il resto andrebbe ad essere conferito nel termovalorizzatore».
Inoltre, si risolverebbe anche il problema dello smaltimento «delle altre province calabresi, che avrebbero la possibilità di conferire i loro rifiuti nel nostro impianto, con il vantaggio, da parte del nostro Comune, di ricevere, con quest’ultima attività, profitti apprezzabili, che potrebbero essere destinati a progetti infrastrutturali e/o alle fasce più deboli della popolazione».
A questa proposta, dunque, Legambiente ha detto fermamente no, spiegando che «Crotone – si legge in una nota – è una città già duramente colpita sotto il profilo ambientale da politiche di industrializzazione prima e di deindustrializzazione poi, totalmente errate e i cui effetti nefasti incidono ancora oggi sul territorio e sulla salute delle persone e, sicuramente, non ha bisogno di termovalorizzatori. In Calabria la gravità della questione rifiuti impone serietà, e non necessita di annunci teatrali quanto anacronistici e costosi».
«La direzione della politica europea in materia è molto chiara– ha spiegato Anna Parretta, presidente di Legambiente Calabria – i fondi comunitari, da ultimo quelli previsti dal Recovery Fund, devono concentrarsi sull’economia verde e sulla lotta ai cambiamenti climatici, mentre impianti di incenerimento, discariche ed altre strutture di smaltimento di rifiuti indifferenziati non dovrebbero più essere finanziati per i loro effetti nocivi su salute e ambiente».
«I dati sulla raccolta differenziata nella città di Pitagora – ha commentato Nicola Abbruzese, membro del Consiglio Direttivo di Legambiente Calabria e co-responsabile del settore rifiuti e depurazione – sono molto bassi. In Calabria, sui rifiuti, bisogna fare scelte chiare che vadano nella direzione di un’economia circolare seria ed efficace, e devono essere costruiti gli impianti della filiera del riciclo, a partire dagli impianti di compostaggio e digestione anaerobica per la produzione di compost di qualità e biometano».
«Annunci ad effetto – ha aggiunto – da parte di alcuni politici, come quello sulla realizzazione di un termovalorizzatore nella città di Crotone, vanno nella direzione sbagliata e sono indirizzati a destabilizzare il sistema della raccolta differenziata che, se pur con troppa lentezza, sta finalmente crescendo in Calabria».
«Per superare la perenne emergenza nella gestione dei rifiuti – ha concluso Anna Parretta – la Calabria deve uscire dalla logica degli inceneritori e delle discariche, sviluppando ogni possibile azione, per come previsto dalla normativa vigente, per far aumentare il riciclo da raccolta differenziata e lavorare sulla riduzione alla fonte dei rifiuti, seguendo l’esempio dei Comuni ricicloni e rifiuti free calabresi che anche quest’anno Legambiente premierà nel corso dell’Ecoforum regionale sull’economia circolare». (rrm)
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