CARO CANDIDATO PRESIDENTE OCCHIUTO
LA SANITÀ DIMENTICATA GRIDA GIUSTIZIA

di FRANCESCO RAO – Appresa la Sua recente dichiarazione, inerente alla questione “sanità in Calabria”, prima di accendere il mio computer e scrivere la presente riflessione, ho scelto di riflettere qualche ora. Vede, quando Lei afferma che i calabresi vorrebbero avere una sanità dignitosa, il suo ragionamento non fa una piega. Identica circostanza vale quanto puntualizza la durata del commissariamento della sanità calabrese.

Le confesso che, spesso, rifletto sulle lungaggini che avvolgono le ali dello sviluppo della nostra Calabria; sinceramente, pensando ai 12 anni intercorsi, penso a quante persone umili sono state costrette a compiere viaggi della speranza, perché puntualmente qualcosa nella nostra sanità pubblica non funzionava. Penso allo stato d’animo del personale medico e paramedico, spesso costretto ad imitare i criceti quando invece avrebbe voluto esprimere tutta la professionalità e tutto l’impegno per curare bene i propri conterranei, mettendo a frutto la bellezza di una professione che in molti hanno scelto come missione di vita.

Penso ad una sanità privata, che nel massimo rispetto delle norme costituzionali, ha gradualmente superato la percentuale di erogazione di servizi drenando a sé i fondi di una sanità pubblica che giorno dopo giorno non poteva erogare servizi per i motivi che Lei conosce molto meglio di me, in quanto l’azione ispettiva di un deputato della Repubblica non è uguale a quella esercitabile da un comune Cittadino a tutti i livelli istituzionali.

Penso al crescente divario tra Nord e Sud, nel quale anche la nostra Calabria ha impegnato ingenti somme per coprire le spese sanitarie convenzionate dei nostri calabresi “costretti” a richiedere ed ottenere prestazioni fuori Regione. Penso alle migliaia di persone anziane calabresi, che per difficoltà economica e per penuria di un servizio odontoiatrico erogato dal Sistema sanitario Nazionale, hanno i lineamenti del viso deformati e ormai oltre a limitarsi a praticare una corretta masticazione dei cibi non esprimono più nemmeno un sorriso, perché nella loro umiltà soffrono a vedersi senza denti.

Penso a migliaia di bambini e adolescenti, figli di nuclei familiari che non riescono a raggiungere la fine del mese in piena serenità, perché i pochi soldi guadagnati a volte non bastano per far fronte al minimo indispensabile e si trascurano per necessità tanto le cure odontoiatriche quanto la famosa indicazione dei medici riferita alla prevenzione. Potrei portare alla Sua cordiale attenzione molte altre circostanze che, probabilmente, farebbero arrossire più Lei che noi calabresi, costretti ad un prendere o lasciare, posto sull’unico piatto a nostra disposizione da un sistema politico-istituzionale ormai concentrato più alle proiezioni delle percentuali che ai problemi reali.

So perfettamente che un deputato, nell’esercizio della propria funzione, secondo quanto stabilito dall’art. 68 della Costituzione, gode della massima autonomia nell’esprimere opinioni. Questo principio costituzione, con deferente rispetto, durante i miei studi lo avevo inteso come un’azione ampliativa resa dal Costituente al Parlamentare, affinché il proprio dire divenisse particolarmente ampio e profondo da consentire la piena percezione di quanto affrontato nelle fasi delle proposte, del confronto e durante le discussioni parlamentari. Con una certa amarezza, sono a confidarLe che nella classe politica odierna, non intravedo quell’azione educativa e quel forte sentimento che i rappresentanti delle Istituzioni dovrebbero trasmettere ai Cittadini come una vera e propria azione pedagogica tesa a rendere la virtù un modello edificante e affrancando la propagazione della mediocrità e della violenza.

Lei, oggi, oltre ad essere un deputato della Repubblica, è il candidato in pectore alla carica di presidente della Regione Calabria. Comprendo benissimo che vuole farsi conoscere ed apprezzare dai calabresi. Comprendo anche i modelli di comunicazione pervasiva, impostati con un timer che intravede nella frase ad effetto una maggiore permeabilità del pensiero manifestato. Vede, io non sono un deputato. Non potrò mai esserlo. Se avessi avuto tale privilegio, non avrei fatto dormire i dirigenti nazionali, regionali, provinciali e locali della sanità calabrese.

Il loro telefono e le loro caselle di posta elettronica le avrei invase di richieste e sulla scorta delle vigenti leggi avrei preteso entro i termini indicati dalla legge risposte certe, nelle quali, oltre ai dati avrei preteso nomi e cognomi dei responsabili unitamente ai nomi e cognomi di chi ha nominato quelle persone e ricoprire specifici ruoli. Potrà considerarmi un populista, ma posso garantirLe che non sono tale perché la mia formazione personale è stata imbastita su quel principio di meritocrazia che intravede nella bandiera tricolore e nelle Istituzioni la bellezza della nostra Repubblica Italiana, retta da una Costituzione che ancora oggi è tra le più lungimiranti ed attuali al mondo.

Come anticipatoLe in premessa, prima di scriverLe questa lettera aperta ho riflettuto a lungo soprattutto su come Lei ha definito i vari commissari giunti in Calabria, su mandato del Governo, per governare la Sanità. Vede, definire gli appartenenti alle forze di Polizia (Carabinieri, Guardia di Finanza e Polizia di Stato) “cani da guardia”, è lesivo dell’immagine e del prestigio delle Istituzioni. Avrà sicuramente diritto ed occasione per entrare nel merito delle attività svolte dai vari Commissari straordinari incaricati a gestire l’emergenza sanitaria in Calabria, utilizzando gli strumenti che la Costituzione assegna ai Parlamentari ossi sottoponendo al ministro competente interrogazioni o interpellanze e, qualora Lei ritenesse il compito svolto non in linea alle indicazioni del governo, e soprattutto utile a garantire cure e prestazioni mediche ai calabresi, la denuncia alle Autorità competenti non dovrà essere un’idea da scartare, ma un’azione da praticare chiedendo il supporto dei Calabresi a sottoscrivere denunce alla Procura di Catanzaro e invitando i 404 sindaci della Calabria a costituirsi parte civile.

Prima di inviarLe i miei più cordiali saluti, Le chiedo scusa per aver dato forma e carattere ai miei sentimenti, alle mie emozioni ed il mio malessere, scrivendoLe questa lettera. Vede, chi ha giurato davanti alla bandiera ed alla presenza del Comandante di un Reparto, scegliendo di servire la patria, mettendo la propria vita e quella dei propri familiari in pericolo a seguito di quanto può accadere nell’esercizio della funzione svolta, non può essere additato come un “cane da guardia” ma sino a prova contraria e solo a seguito di una Sentenza della Suprema Corte di Cassazione, passata in giudicato, è un rappresentante delle Istituzioni che merita rispetto e stima. (fr)

Regionali, il centrodestra in Calabria presenta ufficialmente Occhiuto come candidato

Con la presentazione ufficiale, a Lamezia Terme, di Roberto Occhiuto come candidato alla presidenza della Regione Calabria, è iniziata la campagna elettorale del centrodestra. La sua candidatura è in ticket con Nino Spirlì, presidente f.f. della Regione Calabria, cui– in caso di vittoria – andrebbe la vicepresidenza della Regione, secondo gli accordi della coalizione.

Sono intervenuti, alla convention, il vicepresidente di Forza Italia, Antonio Tajani, il leader della Lega, Matteo Salvini, in collegamento video la presidente di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni e il presidente di Forza Italia, Silvio Berlusconi. Presenti, anche, Lucia RonzulliAntonio De Poli (Udc), il senatore di Forza ItaliaMarco Siclari, la deputata di Fratelli d’Italia, Wanda Ferro, la consigliera regionale di Forza ItaliaMaria Tripodi, il consigliere regionale Antonio De Caprio, l’assessore regionale all’Agricoltura, Gianluca Gallo, il sindaco di Vibo Valentia, Maria Limardo, la consigliera regionale della Lega, Tilde Minasi, il consigliere regionale Domenico Giannetta, la senatrice Fulvia Michela Caligiuri, il senatore Giuseppe Mangialavori, il coordinatore regionale di Cambiamo la Calabria, Francesco BevilacquaGiovanni Toti di Coraggio Italia (in collegamento telematico), Maurizio Lupi per Noi con l’Italia e Vittorio Sgarbi per Rinascimento.

L’incontro si è aperto con un momento di silenzio dedicato a Jole Santelli, presidente della Regione Calabria scomparsa prematuramente lo scorso ottobre, a cui è seguito un lungo applauso da parte della platea.

«Il nostro Roberto Occhiuto non è secondo a nessuno – ha detto il leader di Forza Italia –. Lo conoscete tutti, è un ottimo imprenditore, un amministratore di grande esperienza, è stato per molti anni vice presidente vicario del gruppo dei deputati di Forza Italia e oggi è il nostro bravissimo capogruppo. Ha un ruolo decisivo e delicato, un ruolo ambitissimo che gli garantirebbe due anni di grande protagonismo e visibilità. Solo un uomo, con un grande amore per la sua terra e per la sua gente, come ha lui poteva immaginare di lasciarlo per gettarsi in questa sfida. Sono certo che vincerà le elezioni, ma poi non sarà una passeggiata: avrà molto, molto da lavorare».Potrebbe essere un'immagine raffigurante una o più persone e spazio al chiuso

Antonio Tajani ha sottolineato come «Roberto Occhiuto continuerà il lavoro iniziato da Jole Santelli. È un uomo di grande esperienza, conosce e ama la Calabria e con i collegamenti che ha a Roma la Regione farà un salto di qualità. Infrastrutture, anche digitali, turismo e lavoro, così vogliamo aiutare i calabresi».

« Abbiamo scelto un candidato i grande autorevolezza ed esperienza quale Roberto Occhiuto, che ama la sua terra» ha dichiarato Giorgia Meloni, sottolineando che «con Fratelli d’Italia lavoriamo per portare avanti il lavoro fatto in questi mesi, portando avanti i principi di legalità, di buona amministrazione, di valorizzazione delle risorse della Calabria e dei suoi giovani, abbiamo lavorato per continuare a liberare questa terra straordinaria tanto dalla criminalità organizzata tanto dalla politica che vuole garantire solo una paghetta di Stato che li faccia dipendere dalla politica. Vogliamo calabresi e italiani che non dipendono dalla politica ma dal loro lavoro e dalle loro capacità».

Salvini, invece, ha sottolineato come il centrodestra abbia «fatto sintesi, Occhiuto e Spirlì: è una squadra, la Calabria non bisogno di un uomo o una donna al comando, ha bisogno di una squadra».

Occhiuto, dopo aver ringraziato «Silvio e tutti coloro che mi hanno aiutato – ha detto – anche in questi mesi nel ruolo di capogruppo e ora mi hanno aiutato in questa candidatura. Un ringraziamento speciale a Spirlì che ha governato la Regione in questi mesi difficili», ha parlato di diversi temi, primo fra tutti la sanità.

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«Vogliamo che la sanità sia risanata e che ci siano inviate persone esperte che assicurino ai calabresi la possibilità di essere curati allo stesso modo degli altri cittadini» ha detto Occhiuto, sottolineando che «l’errore più grave è stato non investire i soldi risparmiati sul territorio. Bisogna azzerare il debito e renderlo sostenibile per pagarlo in 30 anni».

Spazio, anche, a un tema cruciale in Calabria: la partenza dei giovani: «Dobbiamo governare una regione fatta di tante risorse, voglio vedere i giovani rimanere in Calabria. Dobbiamo batterci per dimostrare che la Calabria è capace. Non lasciatemi solo, io ce la metterò tutta» ha detto ancora Occhiuto, ribadendo che non bisogna dimostrare solo che la Calabria «è capace», ma anche che «esiste una Calabria onesta e pulita, che non merita di essere considerata una regione senza speranza. La Calabria non è ingovernabile come si dice. Questa è la sfida più entusiasmante per chi è nato qui».

«Il centrodestra vincerà – ha detto Spirlì – perché i calabresi sono con noi. Abbiamo attraversato uno dei momenti più drammatici dell’umanità e stiamo uscendo fuori. Con Occhiuto sono tante le cose che abbiamo messo sul piatto per lo sviluppo della Calabria. Non può esserci risultato diverso della vittoria del centrodestra».

«Sono fermamente convinto che la nostra Regione ha bisogno di una guida capace, competente, autorevole, e questo è il cammino che abbiamo iniziato insieme a tutti i partiti della colazione sostenendo un candidato di alto profilo e grande competenza e capacità politica: Roberto Occhiuto» ha scritto su Facebook il senatore Siclari.

«La Calabria c’è e vuole entrare da protagonista nello scenario politico nazionale con una classe dirigente, formata da uomini e donne competenti, al completo servizio della popolazione. La politica intesa come missione e pragmatismo» ha dichiarato il consigliere regionale De Caprio, sottolineando che «il centrodestra è compatto».

«Forza Italia ha dimostrato, ancora una volta – ha concluso – che con l’unità di intenti si riesce a trasformare la straordinarietà in normalità. La nostra proposta di governo – ha continuato il capogruppo di FI in Consiglio regionale – rimane quella di puntare alla rinascita e allo sviluppo di una Terra bellissima che con l’autorevolezza dell’Onorevole Occhiuto riacquisterà la dignità che merita».

A sottolineare l’inizio della campagna elettorale del centrodestra con la designazione di Occhiuto, è stato Roberto Ieraci, Responsabile Area Jonica Cambiamo l’Italia con Toti, evidenziando la necessità di «guardare al programma che ci vedrà sicuri protagonisti nei prossimi cinque anni alla guida di questa splendida Terra».

«La Calabria e la Provincia di Reggio Calabria, in particolare, necessitano – ha aggiunto Ieraci – di un esecutivo autorevole che possa dare certezza e prospettive future ad un territorio dalle enormi potenzialità, spesso dimenticato dalle istituzioni. Noi di Cambiamo saremo degli alleati attenti affinché ciò avvenga, con un progetto politico, il più aperto e condivisibile possibile, che guardi con attenzione, soprattutto, ai delusi della politica ed ai giovani, la classe del domani».

Dopo aver ribadito la necessità di una «nuova primavera» per la Calabria, Ieraci ha rivolto un appello a Occhiuto «da cittadino della Locride, è ridare voce ai territori che si sentono abbandonati dalla politica e non hanno più fiducia in essa. Dato emblematico è il sempre più forte astensionismo alle urne che dimostra il disinteresse e la disaffezione dei cittadini che non credono più nei partiti e nella politica. Drammatica la situazione in cui versa la sanità nella Locride: in un territorio già martoriato dalla piaga della disoccupazione, soprattutto, quella giovanile e dalla mancanza di infrastrutture e mezzi di collegamento adeguati, la questione sanità rappresenta un capitolo sul quale non ci si può lavare le mani».

«I cittadini della Locride – ha concluso Ieraci – non possono essere sempre considerati cittadini periferici o di serie B, soprattutto, su un diritto sacrosanto come quello alla salute. Auspico che le prossime elezioni, rappresentino un forte e vero segnale di ‘cambiamento’ dove ognuno di noi dovrà avere la forza ed il coraggio di fare una scelta importante e ponderata per il bene della nostra terra ed il domani dei nostri figli».

«Come Udc – ha sottolineato De Poli – daremo il nostro contributo, forti del nostro radicamento nel territorio. L’imperativo è dare risposte ai cittadini, alle famiglie e alle imprese. Le priorità più importante di tutte, oggi più che mai, sono garantire il lavoro e restituire, al tempo stesso, la sanità ai cittadini calabresi».

Per l’ex senatore Bevilacqua, Occhiuto «rappresenta un profilo istituzionale di alto spessore, la persona giusta per rilanciare le sorti di una terra da tempo costretta a subire sottosviluppo e involuzione».

Bevilacqua, che ha parlato anche a nome del leader nazionale di “Cambiamo” Giovanni Toti, assente dal collegamento in remoto per improvvisi disguidi tecnici anche legati all’orario dell’iniziativa, ha insistito molto sull’idea che la «fiducia della gente va conquistata sul campo» attraverso «uomini di valore e competenti».

Un governo regionale che a detta di Bevilacqua dovrà ragionare in termini di sviluppo condiviso.

«La crescita della Calabria, come del resto quella del meridione d’Italia – ha evidenziato – non deve e non può avvenire in contrapposizione al resto del Paese perché deve trattarsi di “un ‘operazione” concordata nell’ambito della pianificazione dello sviluppo nazionale senza distinzioni fra Nord, Centro e Sud».

«Roberto Occhiuto ha tutta la mia stima e fiducia. È un politico concreto, equilibrato, capace, umano ed onesto. Sotto la sua guida, la Calabria affronterà al meglio la sfida della ripresa dopo il Covid. In bocca al lupo a Roberto, che non ha mai mollato, che in parlamento ha sempre difeso il diritto dei calabresi di vivere nella propria terra in libertà e serenità.
Io sono al suo fianco» ha scritto su Facebook il sindaco di San Giovanni in Fiore, Rosaria Succurro.
«Bentornato onorevole Roberto Occhiuto in Calabria, da calabrese e per i calabresi. Chiarezza, competenza, professionalità, servizio e amore per la propria terra: che siano questi i requisiti necessari per gli esponenti che concorrono a candidarsi  alle prossime elezioni regionali» ha dichiarato la consigliera comunale Raffaella Sestito.
«Un augurio sincero, quindi – ha concluso – al candidato presidente del centrodestra Roberto Occhiuto, un uomo chiamato a unire i calabresi, ad accorciare le distanze tra i centri abitati, ad andare oltre le “piccinerie” localistiche, a trattenere i giovani, a porre in essere politiche sociali capaci di generare speranza, non lasciando nessuno indietro». (rcz)

A Lamezia Salvini, la Meloni e Tajani aprono la campagna elettorale di Roberto Occhiuto

Martedì mattina (22 giugno) alle 11 all’Hotel T di Feroleto Antico (Lamezia Terme) la coalizione di centro destra con la presenza  di Matteo Salvini, Giorgia Meloni e Antonio Tajani apre ufficialmente la campagna elettorale del candidato unitario a presidente della Regione Roberto Occhiuto. Prende parte in collegamento streaming Licia Ronzulli responsabile azzurra per i rapporti con gli alleati della coalizione, oltre a esponenti delle altre formazioni politiche del centrodestra Udc, Noi con l’Italia e Coraggio Italia. Presenti anche i parlamentari calabresi della coalizione.

Il sen. Marco Siclari nell’annunciare l’incontro ha detto: «Sin dal primo momento, da parlamentare e uomo di partito, ho sostenuto il nome di Roberto Occhiuto, validissimo calabrese con importante esperienza politica regionale e nazionale. Proprio per questo, sono certo che, con Roberto Presidente, la Calabria potrà realizzare parte dei suoi progetti e dei suoi sogni».  (rp)

ROBERTO OCCHIUTO CANDIDATO UNITARIO
E LA SINISTRA VUOLE FARE IL CALLIPO-BIS

di SANTO STRATI – Sarà stata la contentezza o l’irruenza giovanile, ma Roberto Occhiuto – candidato unitario della coalizione di centro-destra a Presidente della Regione Calabria – non ha saputo trattenersi. A Vibo Valentia, prima che diventasse ufficiale l’annuncio della sua candidatura, s’è lasciato scappare di essere il candidato di tutta la coalizione. Un peccatuccio senza conseguenze (a destra, superare le ostilità e le diffidenze chi glielo rinfaccerebbe?), ma segnale indicativo di un nervosismo covato a lungo e finalmente levato di torno. Occhiuto è la più ovvia e scontata soluzione che il centrodestra poteva prendere per evitare di perdere la partita di Germaneto: ci aveva provato l’attuale presidente facente funzioni Nino Spirlì convincere la Lega a candidarlo a presidente e aveva persino ottenuto quasi un plebiscito agli Stati generali del partito che si sono svolti a Zambrone. Il sogno è durato una notte, al mattino Matteo Salvini ha spento ogni aspettativa e ha giocato la mossa più adatta a non indispettire l’ex cav al quale stava tentando di mollare il “trappolone” della federazione con la fusione di Lega e Forza Italia. Salvini non ci ha pensato un istante e ha bocciato ogni velleità di governo di Spirlì, che, diciamo la verità, si è affezionato all’8° piano di Germaneto e in cuor suo sognava di tornarci senza quelle odiose “ff” che sembravano una diminutio immeritata.

Il rischio del centro destra era di dare spazio a logiche correntizie e divisive: Wanda Ferro (Fratelli d’Italia) con i suoi sodali stava riscaldando i motori facendo intendere – nel caso – di essere pronta alla sfida, qualora l’idea Roberto Occhiuto non avesse avuto esiti positivi. È rimasta anche lei col boccino in mano, ma – ascoltando le silenziose raccomandazioni di Giorgia Meloni – ha fatto buon viso a cattivo gioco. Tutti insieme appassionatamente per una vittoria che sembra molto, ma molto vicina. La somma dei numeri indica il vantaggio del centro destra nei confronti di una sinistra che appare, in ogni caso, sempre più nel caos e priva di un esponente in grado di affrontare la sfida elettorale con dignità (e coraggio). 

Già, la sinistra. Ma quale? Quella di Irto che ancora una volta fa il nobile quanto inutile gesto di farsi da parte offrendo comunque la massima collaborazione per aiutare la coalizione. Quale coalizione? Irto appariva (e lo è ancora, sia ben chiaro) l’unica personalità del Partito Democratico in grado di affrontare a testa alta e con la giusta determinazione questa tornata elettorale, ma da Roma – probabilmente malconsigliati – gli hanno detto di farsi da parte, anche se dal Nazareno si continua a ripetere che nessuno vuol togliere Irto dalla competizione.

È Irto, semmai, che con saggezza, tira i remi in barca e resta a guardare, deluso, avvilito, ma con la massima dignità, senza riuscire a spiegare a se stesso e agli altri il perché di questa logica suicida, peraltro suggerita da una parte dei Cinque Stelle che cercano di recuperare terreno e visibilità. 

A Roma si afferma che Conte vorrebbe una figura della cosiddetta società civile e sembrerebbe che il segretario dem Enrico Letta accetti il suggerimento, probabilmente perché è troppo distante dalla Calabria e dai calabresi. Non ha riferimenti e, decisamente, non gli mancano grattacapi di difficile soluzione.

In poche parole, vale di nuovo la regola che della Calabria non frega niente a nessuno, all’infuori di Salvini che immagina di raccogliere al Sud il consenso che continua a perdere nelle ricche regioni settentrionali. Il “trappolone” della federazione, in fondo, non è che una mossa per ingoiare in un solo boccone quel che resta di Forza Italia e presentare all’amica-avversaria Giorgia Meloni un raggruppamento più forte dei suoi “Fratelli”. L’operazione non crediamo andrà in porto, ma – tutto sommato – ha permesso di coagulare le forze in favore di una scelta unitaria che permetterà alla coalizione di arrivare alle regionali calabresi senza molti affanni.

A sinistra, sembra evidente, si è alla ricerca di un nuovo Callipo cui affidare una nuova clamorosa sconfitta. E se poi fosse una donna? Tanto meglio ancora, sarà più facile, per qualcuno, motivare o, peggio, giustificare la mancata elezione.

Ma quale donna? Non ci sono in regione leader al femminile o figure con una caratura tale da poter raccogliere consenso trasversale (tra le tante anime della sinistra). E allora ecco che si fa avanti il nome di Anna Falcone, combattiva e intelligentissima avvocata cosentina che vive a Roma e che qualche settimana fa, con la benedizione di Luigi De Magistris ha presentato la sua formazione politica – “Primavera della Calabria”.  Un laboratorio politico più che un partito vero e proprio, a sinistra e di sinistra che fa l’occhiolino al sindaco di Napoli (del quale è stata fidata collaboratrice) e guarda alle liste civiche che dopo la separazione del tan-dem (Tansi-De Magistris) sono più che mai smarrite.

Ma sono in tanti nel partito democratico a ricordare lo “sgarbo” della Falcone alle passate elezioni politiche quando con Tomaso Montanari si mise contro i dem, senza peraltro raggiungere risultati. 

De Magistris esclude qualsiasi patto con la sinistra, ma comincia a valutare un’ipotesi che – nel caso della Falcone – lo potrebbe vedere in gioco da protagonista. Un accordo con i dem (in politica mai dire mai) per sostenere la candidatura di Anna Falcone alla quale fare poi da vicepresidente. Sembra un po’ azzardato, ma non ci sono molte altre strade. Anzi, in una situazione di questo genere potrebbe sentirsi coinvolto persino Carlo Tansi che, nel mentre litiga con De Magistris, cerca di capire cosa succede a sinistra e cosa potrebbe esser meglio per il suo Tesoro di Calabria che – secondo lui – farà incetta di voti alle prossime regionali. 

Sognare, in fondo, non costa nulla. Ed è quello che fanno “quelli” del feudo romano cui si riferiva Nicola Irto nella sua lettera con cui annunciava il ritiro, ribadita in un post in cui risulta evidente lo sconforto e la voglia di mollare. Dopo aver incontrato il segretario Letta, Irto ha scritto: «È stata una discussione vera, forse la più sincera di sempre. Mi è stato spiegato che per fare un accordo politico con il M5S è opportuno individuare un’altra candidatura. Ho ricordato che la mia non è stata un’autocandidatura: avevo dato la mia disponibilità dopo una pressante richiesta da parte di tutto il PD, ed avevo accettato per la lealtà verso la mia terra.

Se siamo arrivati a questo punto non è per una mia indisponibilità alla costruzione di nuove alleanze, ma perché ho posto pubblicamente grandi questioni politiche in ordine allo stato del PD e ai problemi della mia regione, a cominciare dalla sanità, che rimangono purtroppo tutti attuali ed inevasi. Questioni imprescindibili per la Calabria che prima o dopo andranno affrontate.

Pur confermando il mio impegno, ribadisco che nei fatti la mia candidatura e quindi la scelta della comunità democratica calabrese è del tutto superata». Superata, almeno se la tentazione del Callipo-bis si trasformerà in tragica realtà: la sinistra (divisiva, disunita, litigiosa e senza guida – da tre anni il partito è commissariato in Calabria) è davvero alla frutta. 

Non sono stati allevati giovani quadri dirigenti in grado di raccogliere il tetsimone e avanzare con un profilo di tutto rispetto. Non ci sono leader né ci sono aspiranti tali: c’è la vecchia guardia (Loiero che ha detto di volerne stare lontano, Oliverio sempre più isolato e giustamente arrabbiato) e poi c’è Irto. Unica, efficace, alternativa, in grado di cogliere anche qualche consenso trasversale, visto l’apprezzamento che ha saputo conquistare a 360 gradi. Ma non lo vogliono. E soprattutto non vogliono chiedere ai calabresi di indicare chi dovrebbe, potrebbe, rappresentarli, «per non riconsegnare alla destra la Regione».

Destra che, intelligentemente, ha trovato la quadra, con una singolare coincidenza a favore del candidato Occhiuto, il quale non dovrà temere il fuoco amico di Gentile e Company: se riuscirà a diventare Presidente della Regione, al suo posto salirà il figlio di Gentile, Andrea, per chiudere la legislatura. A pensar male si fa peccato – diceva Andreotti – ma spesso ci s’azzecca: per quale motivo i Gentile dovrebbero fare guerra al “nemico storico” Occhiuto se la sua vittoria porterà vantaggi in famiglia? 

Ultima annotazione riguarda la più che probabile vittoria della destra. Per una volta prevalga l’esigenza di pensare alle competenze e alle capacità e non alle “cambiali elettorali” da firmare con i portatori di voti. La Calabria, la nuova Regione che uscirà dalle urne tra il 15 settembre e il 15 ottobre, indipendentemente da chi sarà il vincitore, deve poter contare su uomini e donne capaci. Diversamente sarà lo stanco ripetersi di una vecchia, insopportabile, storia di scelte amicali, di opportunismi e interessi che poco hanno a che vedere con il benessere dei calabresi. Lo tenga a mente Roberto Occhiuto e il mister X (o donna che sia) che dovesse portare alla vittoria la sinistra. La Calabria e i calabresi sarebbero riconoscenti e devoti. (s)

REGIONE, SALVINI SMONTA I SOGNI DI SPIRLÍ
E IRTO RIMETTE IN GIOCO LA CANDIDATURA

di SANTO STRATI – I sogni muoiono all’alba? No, un po’ più tardi, in quel di Zambrone agli Stati generali della Lega, quando Matteo Salvini spiazza gli entusiasmi registrati l’altro ieri con l’indicazione di Nino Spirlì “candidato ideale” a presidente della Regione. Salvini – che sta preparando il “trappolone” della fusione a Berlusconi – non ci ha pensato due volte a spegnere il sogno di Spirlì che si è affezionato all’ottavo piano di Germaneto: «l’indicazione del candidato presidente della Calabria spetta a Forza Italia», secco secco il segretario della Lega salvaguarda così il tentativo di intesa per far un partito unico Salvini-Berlusconi che sta facendo inorridire gran parte degli azzurri. È facile trovare un riferimento preciso a quando Berlusconi fagogitò la destra di Fini, assorbendola nel Partito della Libertà, per poi farla scomparire. A Salvini pesa il crescente consenso che Giorgia e i suoi Fratelli stanno continuando a mietere senza nemmeno tanta fatica. E la Meloni lo sa benissimo, tanto che ha liquidato l’ipotesi di centrodestra “unico” con un tranchant «sono fatti loro». Del resto come può Salvini tendere le braccia Berlusconi (un abbraccio probabilmente assai mortale) e poi mettere in discussione la priorità acquisita dagli azzurri sulla scelta del presidente regionale? Quindi tanti elogi a Spirlì, «orgoglioso del suo lavoro – dice Salvini –, ma il candidato lo sceglie Forza Italia». Spiegando le ragioni della bocciatura: «Ho proposto una federazione dove si valorizzino le identità e si mettano insieme i valori comuni perché il mio avversario non è in casa ma è la sinistra, la sinistra delle tasse, a Reggio Calabria come a Roma, come a Milano. Ragioneremo intorno ad un tavolo».

Queste elezioni, lo abbiamo detto già troppe volte, non smetteranno di offrire colpi di scena o presunti tali, con annunci a effetto, ritiri di candidature, disponibilità non richieste, e via discorrendo. C’è una gran confusione sotto il cielo elettorale calabrese: Nicola Irto, forte delle sue 12.568 preferenze (il 26 gennaio 2020) ha ritirato la candidatura per poi rimettersi in gioco dopo le assicurazioni di Francesco Boccia mandato a ricucire un partito a pezzi. «La mia candidatura alla presidenza della Regione – ha dichiarato ieri all’Ansa – è e resta condizionata all’impegno che a livello nazionale si avrà sulla Calabria». Boccia gli ha organizzato – su sua esplicita richiesta – un tavolo romano con Enrico Letta e Giuseppe Conte dove si dovrebbe discutere del futuro della Calabria. «Ho posto delle questioni nazionali al mio partito sul tema della Calabria e sul ruolo del Pd nel Mezzogiorno e in questa regione. Problemi molti dei quali rimangono tutti e per intero sul tavolo, che, attenzione, non deve essere chiuso a una logica della tattica, a una logica dei nomi. O c’è un governo concreto, oppure, per quanto mi riguarda, sarà una battaglia politica che si farà, e nessuno dica che le decisioni passano sopra la testa dei calabresi. Come si è dimostrato con la venuta di Boccia qui, in Calabria decidono i calabresi. In Calabria decide una classe dirigente calabrese che deve e si può assumere le sue responsabilità – ha detto Irto –. Sembra che della Calabria non interessi niente a nessuno. Da qualche giorno abbiamo riportato la discussione al centro del dibattito politico nazionale. Mi è stato chiesto di fare questo percorso. Lo farò a nome del Pd calabrese ed a nome di quel centrosinistra che mi ha chiesto di mettere in campo un progetto di cambiamento. Ribadisco, io misurerò il mio impegno diretto solo ed esclusivamente rispetto agli impegni che il tavolo porterà sulla Calabria, non sui tatticismi, sulle sigle, sulle candidature e le questioni autoreferenziali. Serve un impegno serio sulla Calabria».

Certo, non è passata inosservata la pesante lettera di Mario Oliverio al segretario Letta: l’ex presidente contesta l’assenza di attenzione sul territorio e, di fatto, fa da sponda alle richieste di Irto, ma non è detto che – improvvisamente – svaniscano come per incanto i risentimenti e le divisioni. Tre anni di commissariamento del partito in Calabria hanno certamente provocato dei guasti difficilmente sanabili sono con le buone intenzioni. Né può bastare il ragionamento che occorre fare fronte comune per impedire alla destra di rivincere, perché il problema riguarda proprio il “fronte comune”. quale? La lite – facilmente prevista per tempo – tra Luigi De Magistris e Carlo Tansi non aiuta a ricompattare la sinistra “civica” che non pare intenzionata a lasciarsi lusingare da una probabile unione Pd-5Stelle. Conte ha i suoi grattacapi, ma da buon politico (ha imparato in fretta!) ha capito che una eventuale questione Calabria non farebbe che accentuare lo scollamento in corso tra gli ortodossi del Movimento che fu e le nuove leve del Movimento che sarà. L’intesa, probabile, con partito democratico potrebbe portare a qualche vantaggio a livello nazionale, soprattutto, in alcune consultazioni amministrative (Milano, Torino, Roma, Napoli) dove i giochi sono largamente aperti. Che la Calabria diventi il gioco di risulta di decisioni “romane” per patteggiare numeri e consensi non può, però, essere accettato dai calabresi che hanno già spalancato gli occhi e non resteranno inermi.

Indubbiamente, la mancanza di leader pesa non poco là dove il consenso non segue sempre pedissequamente le indicazioni dei partiti: a sinistra l’unico leader spendibile è Nicola Irto e le sue chances di successo dipendono dalla capacità di neutralizzare lo “straniero”: De Magistris sta facendo una buona campagna elettorale e raccoglie consensi, soprattutto a sinistra. Non toglie voti alla destra ma li sottrae all’ala progressista di cui si dice portavoce “unico”. In realtà, i numeri sono più modesti di quanto venga dichiarato, però potrebbero essere determinanti, soprattutto se da qui a settembre la destra e il centro continuano a cercare il modo migliore per perdere.

Anche a destra non è che ci sia affollamento di leader e Roberto Occhiuto, con la sua attuale carica di presidente dei deputati azzurri mostra quanto meno una rispettabilissima posizione politica: se riuscisse a non farsi condizionare da interessi di bottega di larghe frange della coalizione, potrebbe essere un ottimo presidente con una visione strategica di grande respiro. Ma il fuoco cova sotto la cenere: l’assessore Fausto Orsomarso (Fratelli d’Italia) ha puntualizzato che il suo partito rispetta i patti ma ha lanciato una frecciatina al veleno: «Noi abbiamo un grande candidato presidente perché c’è una donna, Wanda Ferro, che potrebbe essere in continuità, ma non facciamo a cazzotti nel senso che ci sarà un tavolo nazionale. La sintesi è mettere in campo gli uomini e le donne migliori. Se sarà Forza Italia a indicare il nome saremo in campo con la sintesi di Forza Italia, ma se mi si pone la domanda dico che fino a quando non si decide Wanda c’è, in continuità con la compianta Jole Santelli, se dovessi decidere io sarebbe la scelta migliore». Orsomarso ha ribadito che «il nome di Roberto Occhiuto è un’altra ipotesi autorevole. Visto che ancora non si è chiuso, ognuno rivendica le proprie posizioni, e noi abbiamo una figura che è una delle scelte migliori che può essere messa in campo in Calabria. Non è una liturgia il tavolo romano, non è inutile, è una sintesi della sensibilità diverse, ma noi riteniamo che Fratelli d’Italia con la leader Meloni oggi abbia una marcia in più: comune alla fine noi crediamo nei valori del centrodestra unito. Il tavolo romano è la migliore sintesi per tenere tutto in equilibrio. Speriamo che nella prossima settimana si chiuda».

E la Ferro che dice? «Se dovessi essere chiamata io – mette in chiaro la deputata meloniana – ovviamente non mi tirerei indietro, perché si può togliere un calabrese dalla Calabria ma non la Calabria da un calabrese. Lo farei con grande piacere, ovviamente con una richiesta unica: quella di avere carta bianca nelle scelte. Sono convinta che la risposta ci sarebbe anche perché l’affetto dei calabresi non è mai venuto meno soprattutto perché a Wanda Ferro qualche piccola ingiustizia dalla politica è stata fatta».

Di Salvini e del sogno sfumato del presidente ff Nino Spirlì di tornare a Germaneto con piene funzioni si è detto prima. Ma se l’ipotesi del partito unico Lega-Forza Italia – com’è immaginabile – non dovesse trovare seguito, potete scommettere che ci sarà un altro giro di giostra. Anzi, tanti altri giri di giostra, nonostante i calabresi siano stufi di accordi sulla loro testa, a destra, a sinistra, al centro. Lo hanno capito tutti, tranne i politici di mestiere: ma qualcuno che tenti di spiegarglielo una buona volta? (s)

PRIMARIE: GRILLINI NEL CAOS, PD CONFUSO
E NESSUNO PENSA AL VOTO DEI FUORISEDE

di SANTO STRATI – Non si sa ancora la data esatta del voto per il Consiglio regionale: a spanne mancano quattro mesi e più e l’incertezza regna sovrana, con continui colpi di scena di chi cerca, a tutti i costi, qualcosa che possa garantire visibilità. L’argomento del giorno primarie sì-no che sembrerebbe mettere d’accordo almeno i democratici, con la benedizione della “papessa” pentastellata Danila Nesci, in realtà non entusiasma i cittadini, sconfortati, per non dire sconcertati da queste baruffe da cortile che poco hanno a che vedere con la politica d’un tempo. Manca, si sa, una classe dirigente che capisca di politica e la sappia applicare, nel solco di rispettabilissimi predecessori: c’è una costante di improvvisazione e di instabilità che caratterizza, in maniera trasversale, tutti i partiti politici impegnati in questa tornata elettorale. Tutti, nessuno escluso.

Basta cominciare dal centro-destra, dove c’è un candidato di tutto rispetto, il forzista Roberto Occhiuto, che il partito di Berlusconi ha chiaramente designato e indicato come migliore opzione per vincere le elezioni. L’attuale capogruppo di Forza Italia alla Camera, in effetti, potrebbe vincere a piene mani, data la confusione sovrana che regna a sinistra, ma gli altri componenti della coalizione che amano perdere facile stanno facendo di tutto per creare ulteriore disordine. Non si spiega diversamente la necessità di rimettere in discussione il candidato di Forza Italia (secondo i vecchi accordi toccherebbe ai forzisti la poltrona di governatore in Calabria) portando avanti la “disponibilità” dell’inossidabile Wanda Ferro (che ha sempre voglia di riscattare la solenne sconfitta del 2014 contro Oliverio) e dell’attuale facente funzioni Nino Spirlì, che – diciamolo chiaro – ci ha preso gusto a fare il Presidente e amerebbe continuare, sperando nella benedizione di Matteo Salvini. Questo lo scenario prossismo venturo, nel caso in cui si verifichino situazioni complesse per le prossime amministrative di città “pesanti” come Roma e Milano, dove i candidati di centrodestra continuano a recitare un rosario di no che dà il senso della chiarezza di idee che sta alla base dei capi politici. Salvini deve difendersi dall’avanzata, apparentemente inarrestabile dei Fratelli di Giorgia e la stessa Meloni già s’immagina prossima inquilina di Palazzo Chigi.

Se Atene piange, Sparta non ride: se nel centro destra, con la vittoria praticamente in tasca di Roberto Occhiuto, stanno lambiccandosi a individuare il sistema migliore per perdere, il centro-sinistra è assediato da Luigi De Magistris e liste civiche collegate. L’attuale sindaco di Napoli che punta a fare il Governatore (con evidenti scarse probabilità di successo se gli mancano i voti dei dem, della sinistra e del centro), respinge “inorridito” l’idea delle primarie (che non vincerebbe, ovviamente) e insiste col fuoco amico nei confronti dei potenziali alleati nella “guerra” alla destra. La riconferma del patto con Tansi (almeno fino a nuovo ordine) non fa che complicare una situazione assai gravosa per i i dem che spingono (senza molta convinzione) sulla candidatura di Nicola Irto e immaginano di poter offrire un tandem a De Magistris (la vicepresidenza della Regione?) in cambio del ritiro della lista. Il che sarebbe, alfine, la soluzione più logica e più intelligente a una questione assai complicata. De Magistris è alla ricerca di una “occupazione” politica e bisognerà vedere se la lusinga di una vicepresidenza potrebbe sovrastare l’aspirazione a un probabile seggio di consigliere di minoranza. Questa ipotesi (la politica – ricordiamocelo – è l’arte del possibile e dell’impossibile) significherebbe una rottura clamorosa con Tansi e con l’amico Mimmo Lucano che ha già pronta la sua lista di sostegno a DeMa.

Nè va sottovalutata la guerra interna che sta crescendo dentro i grillini: Dalila Nesci si è, nuovamnente, detta disposta “al sacrificio” (come aveva detto per le passate elezioni, prima di essere “cancellata” bruscamente dal Movimento 5 Stelle), ovvero pronta a candidarsi per la Presidenza, anzi alle primarie proposte dai dem, sparigliando totalmente una situazione regionale già convulsa di suo. La Nesci ha un ruolo prestigioso in questo momento (sottosegretaria al Sud e alla Coesione territoriale): chi glielo fa fare? Lei – con convinzione – si sente obbligata nei confronti della Calabria, («L’esperienza del M5s ha dimostrato plasticamente che per cominciare a scardinare “sistemi” e quindi avere idee su come riformarli, l’azione di testimonianza non basta. Bisogna prendersi l’onere di Governare»). ma sa già che i vertici pentastellati le opporranno un nuovo inflessibile stop. Ma quali vertici? Il Movimento è in via di dissoluzione, con la nuova realtà politica che il presidente della Commissione Antimafia Nicola Morra e l’ex ministra per il Sud Barbara Lezzi, stanno preparando, invocando «spirito solidaristico e francescano, dove non ci siano cani pastori ma persone che credono nell’intelligenza collettiva» (dice Morra). E i deputati di Alternativa c’è? E soprattutto l’ex premier Giuseppe Conte che ogni giorno fa due passi avanti e tre indietro nel suo tentativo di nuova “composizione” del Movimento?

Chi sarà disposto a occuparsi della sempre più scomoda Calabria, dove i problemi crescono in misura proporzionale all’impossibilità di individuare soluzioni? C’è il Movimento 5 Stelle che predica contro il Ponte, ma il suo sottosegretario Cancellieri è diventato un entusiasta fan. Forse sarebbe il caso di fermarsi un momento e riflettere. E ricordarsi che, quello che conta, in qualsiasi elezione sono i numeri. Se non ci sono non si fa nulla: il consenso non si conquista con promesse e impegni (che già si sa di non poter rispettare), ma con programmi. E ancora stiamo aspettando, in tanti, di poterne leggere qualcuno. Programmi, con numeri reali, individuazione e utilizzo delle risorse, non il solito libro dei sogni che i politici provano a illustrare con grande convinzione.

E a proposito di numeri, c’è una questione che i più sembra non abbiano alcuna voglia di affrontare: il Collettivo Valarioti ha espresso la necessità di permettere agli studenti fuorisede di poter votare per posta. Il suggerimento – allargato a tutti i fuori sede, inclusi i lavoratori – è diventato una proposta di legge che potrebbe avere un iter veloce. E sarebbe una cosa adeguata e giusta. I calabresi iscritti all’Aire (che è l’anagrafe degli italiani residenti all’estero) si calcola sono oltre il 20%, il che significa che alla massa di astensioni che si registra ad ogni elezione andrebbe sottratto almeno un 15% di elettori che sono forzatamente astenuti (ovvero non hanno le disponibilità economiche per venire a votare, o hanno altre difficoltà logistiche). Se si permettesse l’utilizzo del voto per corrispondenza lo scenario sarebbe completamente differente. Ma a qualcuno potrebbe fare paura. Questo impegno dovrebbe essere al primo posto per chi vuol concorrere a guidare la Regione: tra voto di genere e voto per corrispondenza (se passasse nei tempi giusto la legge) potremmo registrare qualche sorpresa. E la Calabria ne avrebbe proprio bisogno. (s)

Torna la “pace” tra De Magistris e Tansi. Forse, ma l’intesa rischia di scricchiolare

di SANTO STRATI – Per mettere a tacere le tante voci che parlavano di imminente rottura dell’intesa, il sindaco di Napoli Luigi De Magistris, candidato governatore della Calabria con una lista civica di sinistra, e Carlo Tansi, alla guida di Tesoro della Calabria una lista che vuole conquistare spazio vitale alla Cittadella di Germaneto, hanno diffuso una foto e un comunicato relativo a un incontro di “pacificazione”. Per la verità, entrambi hanno smentito screzi e dissapori, ribadendo la volontà di un comune percorso che conferma «la profonda convergenza, di programma e di intenti che rendono la nostra coalizione l’unica vera alternativa per il cambiamento in Calabria. Stiamo costruendo – si legge nella nota – una bella storia con le donne e gli uomini di questa meravigliosa Terra, che vogliono stare dalla parte giusta».

Si tratta di capire cosa succederà in casa dem, dove l’attuale unico candidato – Nicola Irto – continua a non trovare il sostegno univoco di cui ha bisogno per fronteggiare la coalizione avversaria che ha scelto Roberto Occhiuto con un consenso prevedibilmente alto e ottime chances di vittoria. Di sicuro, se i dem (magari con l’appoggio dei cinquestelle) e Movimento arancione di De Magistris corrono separati, la vittoria della destra sarà a tavolino: nessuna delle due coalizioni di sinistra mostra di essere in grado di raccogliere il consenso necessario per sbaragliare il centro-destra. L’alternativa è che uno dei due faccia un passo indietro, cosa che appare, allo stato, pressoché impossibile: Irto raccoglie il “vecchio” e il nuovo e ritirare la sua candidatura significherebbe attestare l’incapacità di ripresa del partito democratico in una regione commissariata da anni; De Magistris, dal canto suo, ha lanciato una sfida che continua a mietere consensi a corrente alternata, giocando soprattutto sull’entusiasmo di protagonisti che conoscono bene il territorio (per esempio, il sindaco di Cinquefrondi Michele Conia), però i numeri non gli danno alcuna speranza di successo pieno, correndo in solitaria.

A questo punto, appena cominceranno a circolare in via riservata i primi sondaggi regionali, quasi certamente sarà De Magistris a fare una valutazione odiosa ma necessaria: è meglio conquistare una o più poltrone in Consiglio regionale, finendo a ingrossare una minoranza litigiosa e senza futuro, oppure scegliere la via maestra della politica, ossia il compromesso. Anche a rischio di vanificare le tante belle dichiarazioni di autonomia e indipendenza.

In altri termini si porrà il problema se divorziare da Tansi e accettare una posizione blindata (vicepresidente?) garantita da dem e cinquestelle (in caso di vittoria, ovviamente) o rischiare il tutto per tutto per conquistare (a fatica) un seggio che, nel caso di DeMa, rappresenterà un allettante “posto di lavoro” per un disoccupato di lusso. Certo, non va trascurata l’assoluta chiusura di buona parte dei dem calabresi nei confronti dell’ex magistrato e futuro ex sindaco di Napoli.

La competenza e l’esperienza di due mandati nell’amministrazione di una città difficile come Napoli non può essere gettata alle ortiche in nome della coerenza a tutti i costi. Soprattutto se si pensa che Carlo Tansi è il convitato di pietra di questa competizione elettorale e non manca, quotidianamente, di mettere a disagio l’intesa con De Magistris, con uscite populiste e anticasta che, contrariamente a quello che pensa, non infiammano gli animi e anzi alimentano il fuoco (pericoloso) dell’antipolitica. Insistere sul Put (partito unico della torta) rischia di allontanare gli elettori non di convincerli ad andare al voto. Ma questo, a quanto sembra, nessuno glielo dice. (s)

Roberto Occhiuto nominato capogruppo di Forza Italia alla Camera

Prestigioso incarico per il deputato calabrese Roberto Occhiuto, che è stato nominato capogruppo di Forza Italia alla Camera dei Deputati.

«Ringrazio il presidente Silvio Berlusconi e i deputati di Forza Italia per avermi scelto come Capogruppo» ha scritto su Fb Occhiuto.

«Plaudo alla nomina di Roberto Occhiuto come capogruppo di Forza Italia alla Camera dei deputati. A lui i miei più cari auguri di buon lavoro, nella consapevolezza che saprà interpretare tutte le istanze della politica vera» ha dichiarato il consigliere regionale Antonio De Caprio.

«Con Roberto Occhiuto – ha proseguito a il consigliere regionale di Forza Italia – ne sono sicuro, il partito saprà dare, ancora di più, valore a quel tipo di politica che parte dall’ascolto dei territori alla vicinanza alla gente, dalla valorizzazione di quelle progettualità che meritano di essere messe in evidenza alla responsabilità che gli incarichi istituzionali portano con se».

«Il traguardo, raggiunto dall’onorevole Occhiuto – ha spiegato De Caprio – rappresenta un riconoscimento al buon lavoro fatto da Forza Italia in Calabria. Il suo bagaglio umano e, soprattutto, politico e istituzionale, saranno da insegnamento per chi vive la politica come missione e impegno». (rrm)

NICOLA IRTO DICE SÍ ALLA PROPOSTA DEM
MA CHIEDE DI AZZERARE LE CANDIDATURE

di SANTO STRATI – È un sì convinto, ma insieme sofferto, quello dell’ex Presidente del Consiglio regionale Nicola Irto (oggi alla vicepresidenza) alle tante sollecitazioni pervenute dopo l’ “investitura” ricevuta lo scorso 8 febbraio a Lamezia Terme: accetta di correre a Presidente della Regione per il centro sinistra. Badate bene, per il centrosinistra, non solo per il PD. Irto ha ben chiara la situazione e non fa questione di nomi ma di progetto politico: gli errori del passato (Pippo Callipo, per essere chiari) devono servire da monito per evitare di rifare un capitombolo con esiti disastrosi. Ovviamente, se si parla di progetto politico del centrosinistra non si può far finta di non vedere che Luigi De Magistris sta facendo un’intensa campagna elettorale con l’obiettivo di essere il candidato unico della sinistra, supportato dai movimenti civici e, possibilmente, da buona parte dei dem e di quel che rimane dei grillini.

Irto, però, per quanto giovane e candidamente “inesperto” dei vecchi giochi della politica non può essere considerato uno sprovveduto: anzi con il comunicato diffuso ieri sera dimostra di avere idee ben precise e pone precise condizioni. «Ragioni di carattere privato, e non certamente di furbizia o calcolo di natura politica – ha dichiarato –, mi hanno spinto a chiedere al mio partito qualche giorno di tempo prima di far mia la proposta, avanzata ufficialmente dal Pd, di candidarmi alle prossime elezioni come Presidente della Regione Calabria, in uno schieramento che non potrà che scegliere con nettezza l’intero mondo calabrese del centrosinistra e, se possibile e con ancor più nettezza, l’Europa con tutti i suoi vantaggi e tutte le sue spinte rinnovatrici.

«Oggi, che ho potuto meglio verificarlo, ho scoperto di essere stato nei giorni scorsi raggiunto da sollecitazioni pressanti di ogni tipo, provenienti da un’ampia fascia della Calabria, quella che punta a un cambiamento reale. Una pioggia di messaggi e sollecitazioni di amministratori locali, professionisti, esponenti del mondo intellettuale, militanti del mondo sindacale, rappresentanti delle associazioni di categoria, miei vecchi amici dell’università e del volontariato, impegnati su fronti delicati che aspettano risposte.
«Sanno tutti che non ho mai chiesto niente alla politica e forse proprio per questo sono stato oggetto di richieste sempre più massicce d’impegno alle quali non mi sono mai sottratto. Neanche in questa occasione ho chiesto nulla. La politica e la disponibilità a servire i calabresi sono le mie passioni. Verrà un momento in cui non ce ne sarà più bisogno e tornerò alle mie attività private e al mio lavoro. Intanto, come sempre, oggi mi rimetto al servizio del partito di cui faccio parte e del collettivo, aperto e ampio, dentro cui mi sono sempre collocato, alla pari con tutti gli altri. Donne e uomini assieme a cui abbiamo sognato e continuiamo a sognare una Calabria migliore, capace di affrontare e sciogliere le sue stridenti contraddizioni, allentando da subito la nostra situazione sociale e facendo crescere pari e reali opportunità per tutte e tutti, a cominciare dalle nuove generazioni.
«La mia risposta alle richieste è sì. Sono disponibile a guidare una coalizione riformista allargata, capace di cambiare la Calabria. Sono convinto che si costruirà uno schieramento adatto a vincere le prossime elezioni regionali. Uno schieramento riformista chiaro, idoneo a tenere insieme il mondo politico, civico e culturale del centro e della sinistra, di tutti i democratici ed europeisti. Però, siccome il mio sì non è dettato da egoismi e da interessi personali, sono personalmente disponibile, senza riserva alcuna, ad un azzeramento totale di tutte le candidature che possono dividere il centrosinistra, purché dentro un rigido progetto riformista e senza accordi che prevedano spartizioni di poltrone e di prebende. Ma bisogna essere chiari. Il voto, al di là delle incertezze imposte dal virus, è alle porte. I tempi per avere un rapporto politico reale e diffuso coi  calabresi sono ristrettissimi».
E qui la richiesta – apprezzabilissima – di Irto: «Se si azzereranno entro 48 ore tutte le autocandidature fin qui emerse nell’ambito del mondo del centrosinistra e si configurerà una soluzione unitaria e definitiva, chiederò io stesso per primo al mio partito di sospendere, e dopo, se necessario, di cancellare la mia candidatura a presidente. Se, invece, passato questo tempo il mio appello dovesse cadere nel vuoto e non verrà accettato, diventerà chiaro che c’è chi gioca a ridurre ancor di più il tempo necessario allo svolgimento di una proficua campagna elettorale. Ma è nostro dovere, per il bene della Calabria, uscire da queste sabbie mobili e andare avanti per dare un governo riformista e di cambiamento alla nostra regione, per vincere e bloccare la destra. Io sarò in prima linea, con tutto me stesso, per respingere con forza e determinazione qualsiasi tipo di populismo che rischia di isolare la Calabria negli anni decisivi per il futuro del Paese e lavorerò per l’affermazione di una regione che crei opportunità e solidarietà per tutti, che valorizzi donne e giovani, che si liberi dalla povertà, dalla ‘ndrangheta e da ogni tipo di illegalità».
Cosa vuol dire Irto? Che la frammentazione che si sta prospettando tra dem, cinquestelle, sinistra alternativa e movimenti civici non può portare a niente di buono. Occorre – secondo Irto – ripartire da zero e individuare il progetto politico di respiro progressista e riformista su cui far convergere l’attenzione non solo del popolo della sinistra, ma degli elettori, quelli più disorientati, quelli delusi dalla politica, che cercano soluzioni e proposte degne di considerazione. De Magistris è convinto di poter andare avanti da solo, l’ing. Domenico Gattuso del Movimento 10 Idee per la Calabria, ha lanciato, da parte sua, la proposta di azzerare tutto e puntare su una figura “esterna”  in grado di cogliere consensi tra le tante anime della sinistra, Anna Falcone, e i movimenti civici (tipo quello di Pino Aprile) credono di poter scuotere l’elettorato, ma bisogna aprire gli occhi e fare i conti con la realtà dei numeri. Quello che sta facendo l’ex presidente del Consiglio regionale.
Ragioniamo per un attimo: il centrodestra si presenta coeso (la Lega, dopo la risibile proposta di Matteo Salvini di candidare Nino Spirlì a governatore per dare continuità alla Presidenza, appoggerà Roberto Occhiuto e anche Fratelli d’Italia e le altre forze di destra sono propensi a deporre l’ascia di guerra e fare battaglia comune. Di fronte a questo blocco, è evidente che il centrosinistra deve giocare carte importanti e tessere alleanze anche non gradite.
De Magistris e Tansi, per male che vada, il loro posto in Consiglio regionale ce l’hanno assicurato, ovviamente come consiglieri di minoranza. Ma, se per ipotesi, De Magistris dimenticasse l’opzione che il Pd possa essere costretto a votarlo pur di battere la destra, rinunciando a un proprio candidato, forse potrebbe osservare che c’è un orizzonte diverso. Dove un’intesa, previo azzeramento delle attuali candidature degli arancioni sbandierate ad ogni dove, su un candidato unico autorevole e apprezzabile del centro sinistra, su cui far convergere i consensi dei movimenti civici, potrebbe non solo confermare il posto in Consiglio regionale, ma addirittura (in caso di vittoria) un posto di governo.
È fin troppo evidente che l’intesa raggiunta nelle scorse settimane tra Tansi e De Magistris è figlia della constatazione per l’ex capo della Protezione civile che non ha i numeri per imporre – come aveva sperato – la sua candidatura a Presidente. E  la promessa di avere la Presidenza del Consiglio è puro fumo negli occhi, perché comunque, anche se risultasse presidente De Magistris, non gli competerebbe come nomina, che com’è noto viene espressa dall’assemblea. Da qui la primazia del sindaco di Napoli a puntare su Germaneto, ma non ha i numeri e non è detto che, obtorto collo, i dem siano disposti al suicidio politico e gli riconoscano il ruolo dell’unico condottiero in grado di portare il centrosinistra alla vittoria. De Magistris dovrebbe, allora, fermarsi un attimo a riflettere: se insiste a voler guidare la coalizione (che in atto non esiste) il massimo cui può aspirare è un seggio in Consiglio, all’opposizione; se invece, ingoia il rospo, e si mette a disposizione di un altro leader (ovviamente condiviso) del centrosinistra ha buone aspettative di entrare nel governo regionale. Tutto questo, Irto non lo può, per ovvie ragioni, dire, ma il senso della sua proposta sottintende proprio questo. Riuscirà De Magistris a convincersi che avrebbe tutto da guadagnare a fare il gregario? Ci sono 48 ore per decidere. (s)

REGIONE, BERLUSCONI SVELA IL CANDIDATO
FORZA ITALIA SCEGLIE ROBERTO OCCHIUTO

di SANTO STRATI – Mentre prende sempre più piede la probabile nomina a sottosegretario del forzista Roberto Occhiuto, il presidente Silvio Berlusconi gli rinnova la sua fiducia, prima designandolo come capogruppo vicario a Montecitorio, poi annunciando che è il candidato ufficiale di Forza Italia per la poltrona di Governatore della Calabria. Da tempo era stato indicato il nome del più giovane dei fratelli Occhiuto (Mario è l’attuale sindaco di Cosenza) come candidato ideale per Germaneto e, soprattutto, per guidare le truppe azzurre verso una vittoria quasi scontata delle destra. Quasi scontata perché non è ancora chiaro il disegno politico della sinistra che giocando per perdere facile.

I due “ragazzi irresistibili” Luigi De Magistris e Carlo Tansi hanno trovato l’intesa giusta per affrontare la contesa elettorale senza beccarsi a vicenda, sottraendo consenso l’uno all’altro: il sindaco di Napoli è il candidato presidente a capo della coalizione “arancione”, Tansi farà il capolista del suo movimento Tesoro di Calabria: uniti e con l’appoggio delle altre forze di sinistra costituiscono un’interessante base di confronto con il centrodestra, ma se viene a mancare loro l’apporto di cinquestelle e dem, potranno al massimo spuntare un paio di consiglieri regionali. Il che, tutto sommato sarebbe comunque un buon risultato per entrambi: De Magistris dal 9 giugno è ufficialmente “disoccupato” e Tansi vuole la rivincita sulle passate consultazioni.

Com’è noto, il Partito Democratico (in Calabria) ha indicato Nicola Irto, l’ex Presidente del Consiglio regionale, oggi vice, il quale pur ringraziando della designazione, mantiene ancora intatta la sua riserva. E ne ha ben ragione: l’ipotesi di tentare un accrocco per la Regione sul modello del fu governo Conte 2 (cinquestelle e dem insieme) sta trovando ostacoli seri, soprattutto in casa grillina e appare difficile immaginare, anche in presenza della più che certa spaccatura del Movimento, di trovare i voti necessario per portare a casa un risultato positivo. De Magistris da un lato (con la tentazione pentastellata di appoggiarlo senza presentare una lista propria) e i dem dall”altro significano solamente dispersione di voti e vittoria servita a tavolino al centro destra. A questo punto l’alternativa possibile per i dem è fare coalizione (accantonando il giustificato maldipancia di qualche politico calabrese) proprio con gli arancioni, al solo fine di non permettere alla triade Forza Italia-Lega-Fratelli d’Italia di riprendersi la Cittadella di Germaneto. Proprio domani sarà un anno esatto che la compianta Jole Santelli prendeva possesso di Germaneto, ma l’eredità della governatrice, scemati l’eco mediatica e l’effetto psicologico della commozione che avrebbero aiutato il centro-destra nella riconquista del potere se si fosse votato subito, è fin troppo modesta per garantire una vittoria certa. Una lezione l’hanno, però, imparata al centro-destra: se uniti rappresentano una forza temibile, ma non invincibile, quindi una qualsiasi debolezza potrebbe rivelarsi letale. Così, il ritardo nell’annuncio del candidato di centro-destra stava cominciando a impensierire il popolo che non vota a sinistra: tra disorientamento e perplessità, fin troppo facile la tentazione di non andare proprio alle urne, con le immaginabili conseguenze, tutta a favore della parte avversaria.

I movimenti civici avrebbero, obiettivamente, la possibilità – se convincono dem e cinquestelle – di ottenere un risultato sorprendente, considerato il consenso di molti gruppi affascinati dall’esperienza di sganciamento dai partiti tradizionali. il Movimento 10 idee per la Calabria, per esempio, che alle passate elezioni sosteneva Pippo Callipo, ma non riuscì neanche a raccogliere le firme necessarie per presentare una propria lista, ha lanciato la proposta di unire «le forze sane per fermare la destra e la Lega».

«Nella scorsa tornata delle elezioni in Calabria – si legge in un documento – le forze in campo che si opponevano al Centrodestra si sono presentate divise, con tre candidati Presidenti diversi e alternativi; purtroppo  si è visto come è andata, con una vittoria della destra peggiore. E con il 15% di elettori che non hanno potuto vedere eletto neppure un consigliere (Liste Tansi e Aiello sotto la soglia dell’8%). È sempre difficile fare la storia con i se, ma se in quell’occasione si fosse andati uniti, la somma dei consensi di tutte le forze che si opponevano al Centrodestra, avrebbe consentito, forse, di competere per la vittoria, soprattutto con il concorso di molti elettori tradizionali del Centrosinistra che, in previsione di una sconfitta annunciata, hanno rinunciato al voto, aumentando oltremisura la percentuale degli astenuti (55,7%). Oggi, ancora una volta, la storia sembra ripetersi e, pur in assenza di una data certissima per lo svolgimento delle elezioni, ci si appresta a marciare divisi, con poche o nulle possibilità di vittoria di una delle singole componenti, ancorché in presenza di una coalizione di destra che, questa volta, appare mena vigorosa rispetto alle precedenti elezioni». E allora, dice Domenico Gattuso leader del Movimento 10 idee, «azzeriamo tutto, ritirando ogni candidatura velleitariamente avanzata» e ripartiamo con «la costruzione unitaria di un Progetto politico solido, di un Programma di governo essenziale e condiviso». E con quale candidato? Gattuso ha un’idea al femminile e propone Anna Falcone, avvocata calabrese che vive a Roma, molto vicina a De Magistris. Ma la diretta interessata, lusingata ma già invitata a sua volta dal sindaco di Napoli a mettersi in lista con lui,  metterebbe in discussione la stima (reciproca) che c’è con De Magistris? Anche nel civismo non mancano dunque tentazioni di attrito a proposito di leader che si autonominano, senza ascoltare il territorio.

Per questo, l’annuncio in prima persona di Berlusconi sottintende l’esigenza di eliminare dubbi a sinistra sulla compattezza del centro-destra. Occhiuto ha le carte in regola e ha più volte mostrato, nei suoi interventi a Montecitorio, di avere a cuore le sorti della Calabria: per esempio, nel dibattito sul Recovery Plan ha vivacemente contestato la prima bozza del documento varato dal Governo Conte, ma sul suo nome dovranno esprimersi Salvini e la Meloni per ufficializzare la candidatura e avviare la campagna elettorale calabrese che si preannuncia ricca di colpi di scena.

Prima che Berlusconi, lo scorso anno, decidesse di candidare la Santelli, Roberto Occhiuto sembrava l’opzione più adeguata dopo l’obbligata rinuncia del fratello Mario, ma il fuoco amico cosentino, guidato dall’ex senatore Piero Aiello e da Pino Gentile, ha avuto la meglio. Si ripeterà lo stesso copione?  E soprattutto una candidatura lanciata qualche giorno prima delle nomine di sottogoverno (viceministri e sottosegretari) non nasconde una strategia (in casa forzista) per togliere di mezzo un candidato fin troppo ideale? L’Ordine britannico della Giarrettiera ha come motto “honi soit qui mal y pense” e Andreotti l’aveva tradotto e adattato a sua misura: a pensar male si fa peccato, ma spesso ci s’azzecca. Parole sante, date le circostanze. (s)