ARRIVA LA PROCLAMAZIONE DI OCCHIUTO
LA CALABRIA ASPETTA IL NUOVO CONSIGLIO

di SANTO STRATI – Tra sussurri e grida, forse stamattina (o forse domani) ci sarà la proclamazione del nuovo Presidente della Regione Calabria Roberto Occhiuto: nessuno fornisce informazioni, nessuno giustifica questo incredibile ritardo: venti giorni tondi tondi su un risultato difficile da contestare visto il distacco tra il neoeletto e l’avversario arrivato secondo (Occhiuto 431.675 voti contro i 219.389 di Amalia Bruni). Eppure le scadenze sono impellenti e di particolare importanza: entro il 12 novembre vanno presentati i progetti per il PNRR, e il presidente eletto, in assenza della proclamazione, non ha alcun potere.

Cose di ordinaria burocrazia, si dirà: era già accaduto con la compianta Jole Santelli, eletta il 26 gennaio e proclamata a metà febbraio, era capitato con Mario Oliverio (493.158 voti il 23 novembre 2014) con la proclamazione addirittura a gennaio, si è ripetuta la stessa storia con Occhiuto. Il problema, naturalmente, non è solo di burocrazia, ma di risorse umane. Se per fare lo spoglio di 2.421 sezioni ci sono voluti due giorni prima di avere il risultato definitivo, per compilare il famoso modello 283/AR dell’Ufficio Centrale regionale presso la Corte d’Appello di Catanzaro ci sono un presidente, due membri dell’Ufficio e un segretario/funzionario. Chiaro che per redigere il verbale completo occorrano più giorni del normale spoglio, ma – date le circostanze – forse sarebbe stato il caso di chiedere un rinforzo (o la legge lo impedisce?) viste le scadenze fin troppo vicine che vedranno impegnate presidente e Consiglio regionale per il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza.

I calabresi hanno atteso quasi un anno (la presidente Jole si è spenta il 15 ottobre del 2020) per poter tornare alle urne e ora non intendono più attendere oltre per vedere il nuovo Consiglio regionale in piena attività. Ci sono, peraltro, diverse incombenze prima che si possa parlare di funzionalità totale: dopo la proclamazione, il presidente Occhiuto entro dieci giorni dovrà presentare la sua Giunta al Consiglio regionale, il quale  – a sua volta – dovrà eleggere il proprio presidente e i due vice (uno tocca alla minoranza). Poi andranno nominate le varie commissioni. Come si farà a rispettare la scadenza del 12 novembre? Al solito modo, all’italiana: chiedendo l’inevitabile proroga…

D’altro canto ci sono da aspettarsi delle modifiche rispetto alla composizione del Consiglio così come era stata delineata il giorno dopo la conclusione degli scrutini: secondo fonti non confermate, la Commissione elettorale regionale ha dovuto ricontare le schede con le preferenze e controllare accuratamente i verbali di voto di ciascuna sezione. Sembrerebbe che ci siano state attribuzioni doppie di voti per un errore sul conteggio del voto di genere per quanto riguarda le preferenze di lista. Comunque sia, a rischiare sarebbero la Lega (che perderebbe uno o due consiglieri a favore di Forza Azzurri) e De Magistris (che dovrebbe rinunciare a un consigliere a favore del Movimento 5 Stelle). Tutte ipotesi campate su mormorii, ma che mettono ancor più in crisi la Lega che si vedrebbe – se fosse vera la perdita di uno o due consiglieri) retrocessa al quarto posto. Con evidenti ripercussioni nella formazione della Giunta.

Sarà rispettato il patto preelettorale di Occhiuto con Salvini? Ovvero la vicepresidenza toccherà di nuovo a Nino Spirlì? Se si fanno due calcoli di natura politica, considerando lo scarso peso di Spirlì, a Occhiuto converrebbe persino riconfermare l’attuale facente funzioni, per avere totale mano libera nelle scelte politiche della Giunta. Un vicepresidente “politico” potrebbe anche rivelarsi “ingombrante” date le circostanze: a pensar male – diceva Andreotti – si fa peccato, ma spesso ci s’azzecca…

Per fortuna, il neopresidente Occhiuto, in attesa della proclamazione, non ha perso tempo, mostrando già una grande determinazione a operare su tutti i fronti con il contributo di personalità competenti e risorse capaci. D’altro canto le sue relazioni politiche gli permettono di parlare direttamente con ministri ed esigere un’attenzione particolare per la Calabria. «Ho lavorato – ha dichiarato il presidente Occhiuto a SkyTg24 – con i ministri Gelmini, Brunetta e Carfagna quando sono stato capogruppo di Forza Italia, e credo siano tra i migliori ministri del governo Draghi. Forza Italia è orgogliosa di avere ministri di tale valore e con tante competenze. Non capisco però quale sia l’appiattimento: sui temi più divisivi tra la Lega e il governo, Forza Italia è sempre stata dalla parte di Draghi». Senza mancare di sottolineare la valenza dei partner della coalizione, facendo riferimento a Berlusconi: «Il centrodestra ha altri due leader straordinari, Salvini e Meloni: hanno preso due partiti al 4% e ne hanno fatto due partiti nazionali, ma forse dovrebbero imparare da Berlusconi a federare il centrodestra. Quando Berlusconi creò il centrodestra mise insieme anime differenti, esperienze molto complesse ma diverse tra loro e lo fece conquistando poi la guida del Paese e assicurando all’Italia, all’Europa, che un centrodestra di governo ci può essere.
Salvini e Meloni sono grandi leader di partito, ma non sono ancora leader di coalizione. Una cosa è ottenere risultati per il proprio partito, un’altra costruire e amalgamare una federazione che si candida a governare e ad avere consenso in Italia e in Europa. Su questo credo che ‘i due allievi’ qualche lezione dal ‘maestro’ Berlusconi dovrebbero ancora prenderla».

I due player della destra (sovranista e leghista) hanno pensato a fare la gara a chi arrivava prima e hanno perso le elezioni: impareranno la lezione? Il crollo di consensi ha molte madri e non si deve alla campagna antisquadrista (legittima e dovuta delle ultime settimane), bensì va riferito all’assenza di un progetto serio e convincente  per il popolo di centro che non si riconosce nelle posizioni dem né tantomeno in quelle ex-populiste dei Cinquestelle. Non si può fare insieme opposizione e maggioranza (come predilige Salvini da qualche tempo a questa parte) o soltanto opposizione per smarcarsi dall’inevitabile anonimato di un tramonto annunciato. Gli spazi per una destra moderata, europeista, moderna e di governo ci sono, mancano i leader, tant’è che è dovuto ridiscendere in campo Berlusconi. Al quale i partner consentono l’illusione di poter concorrere al Quirinale (mancano proprio i numeri, al di là di qualsiasi considerazione) per tentare di riagglomerare una destra in caduta libera.

In Calabria, l’aria è diversa, unica eccezione del Paese, con una forte e decisa presenza forzista che non condivide gli oltransismi di Lega dei dei Fratelli della Meloni. Difatti, anche per il problema migranti, in attesa dell’ufficialità della sua nomina, Occhiuto non ha mancato di far conoscere le proprie idee: «La mia Regione è ancora meno organizzata delle altre per fronteggiare il fenomeno dell’immigrazione. Il sindaco di Roccella si è giustamente lamentato che non può una amministrazione comunale fare fronte a sbarchi ormai quotidiani. Appena insediato parlerò con il ministro degli Interni, Luciana Lamorgese, e chiederò al governo, intanto, di dare le risorse alla Calabria per fronteggiare questo problema. E poi, l’Italia deve avere la capacità di farsi sentire un po’ di più su questo tema in Europa, perché il problema dei migranti non riguarda solo i Paesi di frontiera o le Regioni di frontiera, come la mia, ma l’Unione europea nel suo complesso».

Infine, bella l’immagine che dà del Recovery Fund Roberto Occhiuto: “ci sono vagoni di risorse per il Sud, ma servono macchinisti per guidare i convogli”. Parlando a SkyTg24, il neopresidente ha detto: «Oggi stanno partendo vagoni di risorse per le infrastrutture del Sud, per la digitalizzazione, ma abbiamo bisogno dei macchinisti che guidino questi convogli, altrimenti le risorse si perdono su un binario morto. È stato così anche in passato. L’Europa, per quanto riguarda il Sud, ci dice da tempo che c’è un difetto di capacità amministrativa, una burocrazia incapace di spendere queste risorse nei tempi dovuti.
Le Regioni devono essere coinvolte negli indirizzi di spesa, ma devono essere anche aiutate ad avere il personale amministrativo capace di realizzare le indicazioni che danno i decisori politici.
Ha fatto molto bene il ministro Brunetta a selezionare mille esperti, io spero che saranno disponibili per le Regioni in tempi brevissimi, da affiancare ai governi regionali per spendere queste risorse nei vari ambiti. Noi ne abbiamo grande bisogno, abbiamo tantissime possibilità date dal Pnrr.
La Calabria ha il più grande porto del Mediterraneo, quello di Gioia Tauro, una risorsa per tutto il Paese, eppure abbiamo bisogno di investimenti che permettano di collegarlo alle altre infrastrutture. Abbiamo necessità dell’Alta velocità: è assurdo che in Calabria non ci sia l’Alta velocità e l’Alta capacità ferroviaria.
Ecco, su questo vogliamo un grande intervento da parte del governo nazionale. Noi gli assicuriamo che avrà nel governo regionale un alleato leale e disponibile». (s) 

 

L’addio di Roberto Occhiuto alla Camera: ci sarà oggi la proclamazione?

Il neopresidente della Regione Calabria Roberto Occhiuto, già capogruppo di Forza Italia alla Camera, si è dimesso da parlamentare. Ieri, a Montecitorio, ha salutato i colleghi e passato il testimone di capogruppo a Paolo Barelli. Oggi, con molta probabilità, ci dovrebbe essere la proclamazione ufficiale a Germaneto, ma fino a tarda sera la notizia non è stata confermata.

«È stato per me un onore – ha detto il presidente Occhiuto salutando i colleghi e gli amici parlamentari alla Camera – presiedere in questi mesi il gruppo di Forza Italia della Camera. Ringrazio il presidente Berlusconi per questa straordinaria opportunità, e tutti i colleghi che mi hanno aiutato a svolgere al meglio questo delicato ruolo. Faccio le mie più sincere congratulazioni al neo capogruppo Paolo Barelli, un dirigente di esperienza che, ne sono certo, guiderà con serietà e abnegazione la pattuglia dei deputati azzurri a Montecitorio». (rrm)

IL SOGNO AUDACE DI ROBERTO OCCHIUTO
DIVENIRE IL “PRESIDENTE DEI CALABRESI”

di SANTO STRATI – Per quale ragione un politico affermato, con un ruolo di grande prestigio in Parlamento, destinato certamente a una luminosa carriera ministeriale, decide di mollare tutto e correre per diventare Governatore della Calabria? La domanda non è leziosa e riguarda, ovviamente, il neo presidente Roberto Occhiuto, già capogruppo alla Camera per Forza Italia, che ha fatto una scelta che ha entusiasmato e, in parte, disarmato i calabresi.

La sua sfida non è di quelle che si possono considerare semplici, perché la vittoria era già scritta – e va bene – ma la scommessa sul futuro comincia il giorno della proclamazione, quando diventerà ufficialmente il 17° Presidente della Regione Calabria.

Torniamo alla domanda di apertura: perché lasciare una posizione di sicura rendita e tornare in Calabria? La risposta maliziosa di chi gli è avversario è facile: sete di potere, ma in questo caso è possibile leggere in altro modo questa scelta “penalizzante”.

È vero che il presidente di Regione acquista un potere straordinario anche rispetto a un ministro (soprattutto oggi alla luce delle risorse europee in arrivo con il Recovery Fund), ma ci piace immaginare – e il tempo ci dirà se ci siamo sbagliati – che le motivazioni siano altre, diverse.

Cominciamo col dire che Roberto Occhiuto è prima di tutto un politico di razza, quindi le sue scelte sicuramente rispondono a una logica ad ampio spettro politico, ma prim’ancora di essere un politico con anni di esperienza, è un calabrese autentico. Di quelli che sentono il richiamo della terra che ha dato loro i natali, e cioè che amano profondamente la Calabria e soffrono nel vederla così malridotta. E allora si riesce a pensare che la motivazione principale di questa scelta sia la voglia non di potere (quella è comunque insita anche in chiunque eserciti con grande onestà e dedizione il mandato affidato dagli elettori), bensì il desiderio di poter restituire qualcosa che si è ricevuto. La Calabria ha offerto belle chances a Roberto Occhiuto, gli ha dato formazione, successo: è tempo di ripagare la sua terra. E come può farlo? Con gli strumenti della politica che a lui non mancano: capacità e competenza le ha in più occasioni mostrate a Montecitorio, adesso avrà modo di metterle in pratica lavorando in un terreno minato dove la gelosia, l’invida e il dirigismo partitico di certe forze remano sempre contro qualunque buona idea.

Dopo la formidabile messe di voti (che neanche lui si aspettava) Occhiuto ha detto che «si vince con esperienza politica e radicamento sul territorio» e che gli «elettori vogliono dirigenti politici che sappiano proporre contenuti e soluzioni a problemi».

Ecco, il neopresidente dovrà fare in modo che ogni qual volta appare la parola “problema” ci sia pronta la soluzione. Ovvero serve una politica del fare e non del parlare a vuoto.

Sul tavolo della futura presidenza sono tantissimi i problemi che richiedono immediata risposta: a cominciare dalla sanità. Occhiuto vuole sostituirsi al vero assessore alla sanità che in questi 11 anni ha imposto le sue regole in Calabria, il ministro della Salute. Una regione commissariata non ha potuto esprimere una delega su un tema così rilevante per i cittadini: è ora di dire basta e Occhiuto ha già lanciato la sua prima sfida, quella di assumere in prima persona il ruolo di commissario. Un ruolo – attenzione – da svolgere circondandosi di personalità di alta competenza e capacità, in grado di mettere fine a sprechi, fondi inutilizzati, risorse buttate via, e valorizzare professionalità fino ad oggi mortificate e costrette ad andar via. 

L’ex presidente regionale Giuseppe Nisticò, farmacologo di fama internazionale, è stato uno dei primi a congratularsi prima per la scelta di correre in Calabria e poi per la forte affermazione elettorale. Si sente un po’ il mentore del giovane Occhiuto al quale non ha fatto mancare preziosi suggerimenti per gestire la macchina regionale. Nisticò ha ricordato a Occhiuto le opere da lui realizzate (prima del famoso ribaltone del 1998 che lo costrinse a lasciare la Regione) tra cui il Policlinico di Germaneto, le due Facoltà di Farmacia, il Centro agroalimentare di Lamezia, il progetto di Paolo Portoghesi della Cittadella di Germaneto che lui ha voluto in quella sede con determinazione contro tutti, il potenziamento della rete aeroportuale. Il nuovo presidente – ha detto Nisticò a Occhiuto – deve ricostituire quell’arco che la cattiva politica aveva spezzato. In campo sanitario, per esempio, c’è il progetto avviato dalla compianta presidente Jole Santelli sul centro di ricerca internazionale intestato a Renato Dulbecco, da collocare a Lamezia Terme, in grado di attrarre competenze internazionali e produrre non solo formazione ma anche soluzioni farmacologiche in grado di contrastare malattie ancora oggi incurabili. Al Dulbecco Institute di Lamezia hanno dato l’adesione diversi Premi Nobel, coinvolti dal prof. Nisticò, e qualche mese addietro uno di essi, l’israeliano Aaron Chechanover, ha voluto incontrare Roberto Occhiuto per spiegargli come nel suo Paese un’iniziativa simile ha creato importantissime risorse scientifiche e moltissimi posti di lavoro. Saputo dell’elezione, il Nobel ha inviato un semplice messaggio al neo presidente: «Wonderful». E lo stesso ha fatto Roberto Crea, considerato il padre delle biotecnologie, che ha deciso di lasciare dopo 40 anni San Francisco per tornare nella sua Calabria a dirigere il Dulbecco Institute.

Ecco un altro esempio di “restituzione” di un calabrese che si sente “obbligato” nei confronti della terra che lo ha visto nascere. 

Ma non è solo la Ricerca (che comunque potrebbe essere una delle migliori caratterizzazioni della consiliatura che si appresta a partire) che deve occupare il tavolo di Occhiuto. La risposta alla Sanità non sarà solo l’assorbimento sotto la propria ala del commissariamento, ma l’interruzione della spesa medica oltre regione (300 milioni per ricoveri e interventi e almeno il doppio da parte dei parenti di chi si è dovuto mettere in viaggio per assenza di buona sanità in Calabria. Eppure abbiamo in regione fior di professionisti (e lo hanno dimostrato nella gestione del Covid), ma sono le strutture quelle che vanno completamente aggiornate, riviste o rifatte completamente.

E poi c’è l’ambiente, il lavoro, l’innovazione tecnologica, il Ponte sullo Stretto e lo stop all’emorragia di laureati e giovani capaci che le regioni del Nord (o dall’estero) si prendono senza avere speso un centesimo per la loro formazione. È un discorso lungo: vedremo da subito, dalla squadra di governo che chiamerà accanto a sé, se il vero sogno di Roberto Occhiuto è diventare il “presidente dei Calabresi”.  

Le congratulazioni delle Istituzioni per l’elezione di Occhiuto a presidente della Calabria

Tantissime le congratulazioni che stanno arrivando, da parte delle Istituzioni, a Roberto Occhiuto per la sua elezione a presidente della Regione Calabria.

Il ministro per il Sud, Mara Carfagna, ha espresso i suoi «auguri più affettuosi» a Occhiuto, «protagonista di una vittoria del centrodestra addirittura più netta del previsto».

«Roberto – ha scritto su FB il ministro – ha trainato anche uno straordinario risultato di Forza Italia, che premia l’impegno e il lavoro di squadra di dirigenti e militanti. Il voto dei calabresi ci restituisce fiducia: gli italiani sanno riconoscere le proposte di buongoverno. Ora al lavoro tutti insieme per costruire un Sud dove sia più facile e conveniente vivere, lavorare, investire, crescere i propri figli».

«Che vittoria straordinaria, Roberto – ha scritto il ministro per gli Affari Regionali e le Autonomie, Mariastella Gelmini –. So che farai un ottimo lavoro. Per la Calabria, per i calabresi. Ti aspetto a Roma, in Conferenza Stato-Regioni, per lavorare insieme».

Anche il ministro per la Pubblica Amministrazione, Renato Brunetta, ha fatto le congratulazioni a Occhiuto: «il suo trionfo è motivo di orgoglio del nostro movimento».

«Il buongoverno paga sempre – ha commentato su Facebook – e in queste elezioni amministrative Forza Italia si dimostra, con la scelta dei suoi candidati e con la bontà della sua proposta politica, il partito trainante nella coalizione di centrodestra. Sono certo che Roberto saprà governare al meglio, come un valido ed esperto esponente politico sa fare. La sfida inizia ora: amico mio, forza e coraggio».

«La Calabria e i calabresi – ha scritto ancora – hanno un potenziale di crescita straordinario che attende soltanto di essere liberato. Ripartiamo dal capitale umano, pubblico e privato, sempre dalla parte giusta: dalla parte delle famiglie e delle imprese. Facciamo ancora una volta la differenza. Oggi Jole sarebbe fiera di te».

«Complimenti a Roberto Occhiuto per la grande vittoria in #Calabria! Felice di aver contribuito con @coraggio_italia: oggi inizia un nuovo percorso per far crescere questa terra straordinaria, noi ci siamo» ha scritto su Twitter, Giovanni Toti, presidente della Regione Liguria e fondatore del movimento Cambiamo!.

Soddisfazione è stata espressa da Giacomo Saccomanno, commissario regionale della Lega, che ha sottolineato come «Roberto Occhiuto sarà, certamente, un grandissimo governatore».

Pietro Molinaro, della Lega, ha espresso i suoi auguri al presidente Occhiuto, e la soddisfazione per il risultato della Lega, che conferma quattro seggi in Consiglio regionale.

Il sindaco di Cassano allo Ionio, Gianni Papasso, ha espresso gli auguri più sentiti, a nome proprio e dell’intera comunità locale, al Presidente del Governo regionale, Roberto Occhiuto, dell’assessore regionale uscente Gianluca Gallo e di tutti gli eletti a Palazzo Campanella. 

«In linea con le previsioni – ha affermato – la vittoria conseguita dall’Onorevole Occhiuto, a cui la città di Cassano ha contribuito in maniera considerevole, è netta, forte e determinata. Al Presidente Occhiuto anche gli auguri cordiali di tutti i cittadini cassanesi».

«Nel rispetto dei reciproci ruoli – ha aggiunto il primo cittadino – confermo tutta la disponibilità alla collaborazione istituzionale per l’esclusivo interesse della comunità cassanese, cosentina e calabrese. Un grandissimo successo, ha sottolineato, ha conseguito anche il nostro concittadino Gianluca Gallo, assessore uscente, che risulta essere il più votato dei consiglieri in tutta la regione. Anche a lui auguri sinceri e cordiali, da parte mia e di tutta la città».

«Congratulazioni – ha proseguito il sindaco di Cassano – a tutti i consiglieri eletti, con l’auspicio che l’impegno per il rilancio della Calabria sia forte e consistente. Auguri, in particolare, alla professoressa Amalia Bruni che, pur consapevole delle difficoltà, si è confrontata con serietà, professionalità ed alto senso istituzionale».

Un fortissimo abbraccio, infine, Gianni Papasso lo ha destinato a tutti i candidati che hanno svolto la competizione elettorale con senso civile e democratico. 

Vincenzo Voce, sindaco di Crotone, esprimendo i propri complimenti al presidente, ha sottolineato come «dalla nostra Amministrazione non mancherà una leale collaborazione istituzionale auspicando un positivo dialogo con la sua compagine di governo».

«Così come ringrazio Amalia Bruni per l’impegno, Carlo Tansi, i candidati di Tesoro Calabria e del centrosinistra per quanto hanno dato in questa competizione elettorale» ha detto il primo cittadino.

La sindaca di San Giovanni in Fiore, Rosaria Succurro, ha augurato buon lavoro al presidente Occhiuto, «premiato per la competenza, la visione politica, la serietà e la concretezza».

«Le Regionali del 2021 – ha sottolineato la sindaca Succurro – danno una chiara lezione alla politica: non pagano affatto la denigrazione degli avversari, l’attacco gratuito sui social, l’eroismo virtuale e il complottismo deviante, vuoto e perpetuo».

«I calabresi, e dunque i cittadini di San Giovanni in Fiore, hanno bisogno di risposte, di fatti, di serenità e di opportunità, che insieme a tutte le forze del centrodestra stiamo dando al territorio e che – ha concluso Succurro – saranno ancora più marcate grazie all’amministrazione regionale guidata da Roberto Occhiuto, cui il governo nazionale dovrebbe a mio avviso affidare, nel pieno rispetto del voto popolare, la guida della sanità calabrese». (rrm)

Elezioni: l’uso dei social dei candidati presidente e le cadute di stile

È decisamente una scelta di comunicazione di cattivo gusto quella della candidata Amalia Bruni (che probabilmente – vogliamo sperare – non guarda o controlla l’operato del suo ufficio comunicazione & social). Definire nemici gli avversari politici e abbinare l’ex presidente Oliverio con Salvini, Spirlì e Occhiuto ha provocato dure reazioni di gran parte della sinistra, inclusa quella che non “ama” l’ex governatore. Una strategia di comunicazione totalmente sbagliata e che mette dalla parte del torto chi si propone come alternativa al passato e faro per il futuro. La probabile bocciatura (se pesante), a nostro avviso, risentirà non poco di tutta l’insulsa campagna di comunicazione che Amalia Bruni e il suo staff hanno condotto. (s)

dalla REDAZIONE ROMANA – Nei giorni in cui infuria la polemica su Luca Morisi, l’inventore della “Bestia” di Matteo Salvini e quindi precursore del marketing politico attraverso i social, è forse possibile fare un’analisi dell’uso che in Calabria i quattro candidati alla presidenza stanno facendo sui loro profili facebook e instagram.

È un altro elemento di valutazione a pochi giorni dal voto per capire l’andamento di questa strana e silenziosa campagna elettorale, caratterizzata più dai “botta e risposta” al veleno che non dai programmi e dalle proposte sul futuro della Regione.

Anche in questo caso, analizziamo i quattro candidati in rigoroso ordine alfabetico.

AMALIA BRUNI  5000  follower su FB, 700 su Instagram

È arrivata più tardi degli altri sui social (la sua candidatura è dei primi di agosto) con un profilo chiamato semplicemente “Amalia Bruni. Candidato politico”, in cui compaiono lo slogan “Mai più soli” e un lungo profilo autocelebrativo. I follower sono aumentati esponenzialmente in queste settimane. La filosofia della pagina è stata piuttosto aggressiva, con alcune cadute di stile notevoli, come la vignetta dedicata a un De Magistris che chiede l’elemosina davanti alla Cittadella o il fotomontaggio dei competitor bollati come “nemici della Calabria”. Non eccessivi i numeri su instagram, circa 700 follower, non male però se si considera che era partita da appena 82.

LUIGI DE MAGISTRIS 8200 follower su FB, 1100 su Instagram

Una premessa. Luigi De Magistris ha una pagina facebook con quasi mezzo milione di follower, ma noi analizziamo solo il profilo aperto per la campagna elettorale calabrese, dal titolo “Luigi De Magistris Presidente per la Calabria” che in pochi mesi ha già 8.200 seguaci, con un incremento giornaliero di circa 40. Sulla pagina, a parte qualche attacco a testa bassa, si concentra soprattutto sulle tappe nei vari Comuni della Calabria. Il profilo instagram si attesta sui 1100 folloyer.

ROBERTO OCCHIUTO 20.106 follower su FB, 4330 su instagram

Appare molto attenta ai social la campagna elettorale di Roberto Occhiuto. La pagina facebook, che però è antecedente alla candidatura, ha raggiunto e superato i 20.000 follower. Molto misurati i post, quasi inesistenti le polemiche, illustrati alcuni punti programmatici e le varie tappe del tour elettorale. Occhiuto va meglio degli altri su instagram dove i follower sono 4330. Sembra pertanto privilegiare questo social, anche attraverso un uso costante delle stories.

MARIO GERARDO OLIVERIO  26.300 follower su FB, 1175 su Instagram

Ha una buona dote di follower su facebook l’ex governatore Mario Oliverio, ma questo numero deriva dal periodo in cui lo stesso era presidente della Regione. Resta comunque una platea a cui parlare ed Oliverio lo fa, anche se con un linguaggio un po’ lento e superato. Su instagram supera di poco i 1000 follower a testimonianza di una certa riluttanza ad utilizzare i social.

Conclusioni

Dai numeri illustrati, appare chiaro che le elezioni regionali in Calabria non si giocheranno sulla forza di penetrazione dei social. 

I quattro candidati non snobbano questo nuovo canale di propaganda, ma si capisce bene che non sarà questo l’elemento decisivo. 

Occhiuto sembra quello che ci punta maggiormente, mentre De Magistris e la Bruni si attestano su numeri appena sufficienti, con l’attenuante per quest’ultima di avere iniziato più tardi.

Sul piano dei contenuti, le pagine di Occhiuto sono sobrie e senza scossoni, quelle di De Magistris una via di mezzo tra la proposta e la lotta, quelle della Bruni piuttosto ripiegate sugli attacchi frontali – qualche volta di cattivo gusto – verso gli avversari. Né carne né pesce quelle di Oliverio che evidentemente continua a prediligere ancora il rapporto personale con gli elettori. (rrm)

Elezioni / Roberto Occhiuto: Sanità sarà il primo segnale di cambiamento, seguirò io il dossier

La questione della sanità, in Calabria, è diventata il punto di forza e la priorità per il candidato del centrodestra Roberto Occhiuto che, in una intervista a Il Quotidiano del Sud, ha ribadito che, parlando di cambiamento, la «sanità sarà il primo segnale» e che sarà lui stesso a seguire il dossier.

«La peculiarità della Calabria – ha spiegato – è che è commissariata, quindi non è stato il governo regionale ad occuparsi della sanità. Paghiamo il prezzo di tanti anni di blocco del turn over. Inutile creare posti letto se non hai il personale. È una delle ragioni per cui utilizzerò il mio ruolo di dirigente nazionale di un partito per chiedere che la sanità sia restituita ai calabresi, o attraverso la fine del commissariamento o attraverso l’affidamento del ruolo del commissario al presidente della Regione».

«So bene – ha evidenziato – che il tema della sanità è in cima all’agenda del prossimo governo regionale. Io per questo dico che le elezioni le vinco non il 3 e 4 ottobre ma le vinco dal 5 se do segnali di cambiamento. Il primo segnale deve arrivare dalla sanità. Per realizzarsi è necessario, innanzitutto, riformare il dipartimento della Salute, oggi incapace di coordinare l’attività delle singole aziende sanitarie. Queste sono tante monadi, non c’è coordinamento, non c’è gestione, né controllo di gestione».

«Poi – ha proseguito – bisogna chiedere al governo nazionale che si faccia carico di uno sforzo di perequazione. Mi spiego: In 11 anni di commissariamento, non sono stati fatti investimenti, né assunzioni per il blocco del turn over. Negli altri sistemi sanitari si assumeva e si facevano investimenti».

«I 320 milioni di mobilità passiva – ha spiegato – si generano anche per questo. È ragionevole quindi chiedere al Governo, che ha gestito in questi anni il settore, di avere meno vincoli che altrove e anche un po’ più risorse. Il sistema sanitario non si può riformare senza massiccia introduzione di personale medico e sanitario, non puoi riorganizzare un sistema d’emergenza se non hai possibilità di assumere i medici che servono. L’assurdo è che quando poi vai fuori regione trovi il medico calabrese. Noi non abbiamo quindi un deficit di professionalità».

Spazio, poi, alla questione della qualità del management, «una delle cose che mi preoccupa di più in prospettiva» ha ammesso il candidato, che ha riferito che la sua preoccupazione riguarda non gli assessori, ma «chi farà il dirigente generale dei dipartimenti, delle aziende sanitarie, perché so che la qualità dell’azione amministrativa dipende più dal direttore generale che dall’assessore».

«Questo della qualità del management – ha spiegato – ma anche un problema di organizzazione. Quando ogni azienda è una monade che fa quello che vuole… II cruscotto Agenas è alimentato con dati che qualcuno manda e non so come. Se ci fosse davvero un controllo dei flussi, avremo dati diversi».

«Sui Lea – ha spiegato ancora – abbiamo un livello bassissimo, ma che si desume da dati non verifiicabili. Puoi avere i migliori alla guida delle aziende sanitarie ma se non hai un cervello centrale che è il dipartimento che ne coordina le attività, anche i migliori non riescono a fare quello che dovrebbero fare. C’è un problema di qualità del management, sì, ma soprattutto di organizzazione del sistema. Infine c’è un problema di disponibilità a venire in Calabria».

«Un direttore generale bravo – ha proseguito Occhiuto – che lavora in un’altra regione non ci viene qui perché rischia di perdere quello che ha costruito in termini di rapporti e relazioni. La mia idea è quella di investire in calabresi che non hanno raggiunto posizioni apicali, si portano in Calabria promuovendoli come direttori generali. Ho fatto una campagna elettorale senza incontrare un solo direttore delle Asp, per avere le mani libere di scegliere i migliori».

«Il tema è dove prenderli – ha evidenziato –. Credo sia l’aspetto più difficile. Se noi costruiamo l’organizzazione del dipartimento e poi troviamo management di qualità, poi non dobbiamo inventarci grandi cose, basta replicare le buone prassi che hanno funzionato in altre regioni. Dobbiamo avere però le risorse necessarie per fare la gestione e il controllo di gestione del sistema».

Depurazione e salute del mare, poi, sono un’altro punto sull’agenda del candidato di centrodestra, che ha sottolineato come «se si riesce a intervenire su questo i risultati si vedono subito, e questo garantisce un immediato ritorno politico».

«Sono andato a visitare un bellissimo centro ad Amendolara – ha riferito Occhiuto – retto peraltro da uno che non ha la mia sensibilità politica, visto che è stato assessore con il centrosinistra. Si tratta di Silvio Greco, che è un grande studioso del mare».

«Una delle prime cose che farò – ha detto ancora – è lavorare con questo Centro sulla salute del mare. Creare un sistema per la governance dei depuratori. Anche qui alcuni sono dei Comuni, altri dei consorzi, non c’è un sistema di controllo. Dobbiamo ritarare alcuni depuratori, oggi tarati sulla popolazione invernale, e trovare un sistema per monitorare gli scarichi abusivi. Abbiamo molte case che non sono allacciate alla rete fognaria, arriva l’autospurgo e poi non si sa bene cosa succede».

«Ora – ha concluso – abbiamo persino le slot collegate con l’Agenzia delle Entrate con macchinette che ne rilevano il funzionamento, è così difficile monitorare con gps gli autospurgo?». (rrm)

ROBERTO OCCHIUTO, IL “PREDESTINATO” VITTORIA FACILE, CAMPAGNA MOLTO SOFT

dalla REDAZIONE ROMANA – Un predestinato. Ci arriva con undici anni di ritardo (peraltro costellati di successi in ambito nazionale) all’appuntamento con la presidenza della Regione. Correva il 2010 e l’UdC, all’epoca molto forte in Calabria, veniva tirato dalla giacchetta da destra e sinistra. Per strappare lo scudocrociato all’abbraccio con Peppe Scopelliti (poi eletto), il Partito Democratico offriva su un piatto d’argento la candidatura alla presidenza (e la probabile elezione) al giovane e rampante deputato Roberto Occhiuto, all’epoca quarantenne e pupillo di Pierferdinando Casini.

Era pronto, il PD, a scaricare il presidente uscente, Agazio Loiero, dato perdente dai sondaggi, cosa poi puntualmente avvenuta.

L’UdC calabrese, ago della bilancia retto dai fortissimi colonnelli Franco Talarico e Michele Trematerra, decise invece per l’alleanza con il centrodestra e Occhiuto, molto ossequioso delle scelte del partito, restò disciplinatamente al suo posto.

Per uno stranissimo gioco del destino, colui che doveva e poteva essere il candidato presidente del centrosinistra nel 2010 rischia di essere il presidente della Regione in quota centrodestra nel 2021. Ma cos’è la politica se non lo specchio degli scherzi che la vita riserva?

Dietro quella faccia da bravo ragazzo della porta accanto, si cela un politico molto abile e astuto, allevato in ambiente democristiano, che ama la mediazione e non disdegna affatto l’esercizio del potere.  Possiede quel pizzico di cinismo, ereditato dalla più felice tradizione andreottiana della Dc, che gli permette di centrare gli obiettivi e di sventare le manovre, i tranelli e gli attacchi anche feroci che gli vengono mossi (è di ieri, tra l’altro, la prima pagina del Domani che insinua dubbi sulla sua correttezza).

Nato a Cosenza il 13 maggio del 1969 sotto il segno del Toro, ostenta con orgoglio le radici popolari e la circostanza che il padre “vendeva frutta al mercato”.

È legatissimo alla famiglia d’origine, ai fratelli (in particolare a Mario, architetto di successo e sindaco uscente di Cosenza), alla mamma a cui ha dedicato il 27 luglio un toccante post su facebook (“Mamma è preoccupata, lo sa che governare la Calabria non è facile, conosce i rischi di fare politica qui e teme anche lei che sia una mission impossible. Mà, tranquilla. La Calabria si può cambiare”).

D’altronde, nei giorni difficili alla fine del 2019, quando i veti di Salvini affondarono la candidatura alla presidenza della Regione del fratello Mario (e poi in successione la sua), non ebbe esitazione a dire ai vertici di Forza Italia: «Tra il cognome e l’appartenenza politica, scelgo il primo». Sembrava un annuncio di addio, poi tutto è rientrato, al punto che Roberto è stato ricompensato da Berlusconi con il ruolo prestigioso di capogruppo alla Camera. Politicamente è molto legato ai ministri Renato Brunetta e Mara Carfagna, mantenendo nel contempo buoni rapporti con Antonio Tajani e soprattutto con Licia Ronzulli, la fedelissima del Cavaliere.

Governato da un segno di Terra, Occhiuto ha tutte le caratteristiche del Toro: molto metodico, lento, porta a termine tutti gli scopi che si prefigge. Gli piace ottenere il massimo risultato con il minimo sforzo, come recitano i manuali di astrologia, e questo spiegherebbe una campagna elettorale a fari bassi, senza scossoni, molto sobria.

È stato un enfant prodige della politica cosentina. Consigliere comunale della DC a soli 24 anni, consigliere regionale a 31 anni, deputato a 39 anni. È il più giovane tra i quattro candidati alla presidenza e sottolinea questo aspetto con un look molto informale, capelli cortissimi, in preferenza jeans e camicia bianca, scarpe di tendenza.

Giornalista pubblicista, ha un passato di editore (il network televisivo formato da Ten, Telestars, Rete Alfa) e un futuro da imprenditore agricolo. Ha rilevato nel 2019, assieme a Paolo Posteraro e Valentina Cavaliere, l’azienda “Tenuta del Castello” , situata a Montegiordano tra Calabria e Basilicata, dove produce vini ed olio. I suoi “gioielli” sono i rossi “Soprano dello Jonio” e “Narobio”, il bianco “LePanio” e il rosato “Pian delle Rose”, di cui va ovviamente molto orgoglioso. In un post di Ferragosto, ha pubblicato una foto in cui brinda, felice, con un calice del suo vino “made in Calabria”.

È amante dei social, delle nuove tecnologie, della modernità, consuma almeno due batterie di cellulare al giorno. Non gli manca un filo di autoesaltazione che un po’ guasta il suo profilo sobrio. «Potevo fare il ministro, lascio un ruolo di primissimo piano, i riflettori nazionali, ma ho scelto la Calabria». Tutto si perdona ad un predestinato. (rrm)

> DOMANI IL RITRATTO DI MARIO OLIVERIO

(Il profilo di Amalia Bruni è stato pubblicato martedì 21 settembre, quello di Luigi De Magistris mercoledì 23)

 

IDENTIKIT DEL CANDIDATO ROBERTO OCCHIUTO
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Luogo e data di nascita: Cosenza 13 maggio 1969

Segno zodiacale: Toro

Stato civile: separato, 2 figli

Professione:Deputato, Capogruppo di Forza Italia alla Camera

PUNTI DI FORZA

L’immagine di politico nazionale

La sobrietà della campagna elettorale

Liste molto forti

PUNTI DI DEBOLEZZA

Percepito come politico di lungo corso

Percepito come continuità del vecchio sistema

Il ticket con l’”odiato” Spirlì

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REGGIO – È nato il primo Comitato Donne per Roberto Occhiuto presidente

A Reggio Calabria è nato il primo Comitato Donne in favore di Roberto Occhiuto presidente. Composto da solo donne, il Comitato è nato in occasione della campagna regionale, a sostegno della candidatura di Roberto Occhiuto a Governatore della Calabria, il Comitato vuole porsi come punto di riferimento sul territorio anche dopo il momento elettorale, per tutte coloro che intendono sentirsi coinvolte in un progetto politico “in rosa”.

E così donne di ogni età, casalinghe, imprenditrici, impiegate, studentesse, pensionate, si sono ritrovate faccia a faccia proprio con il Capogruppo della Camera, Roberto Occhiuto, presso il Coordinamento provinciale Forza Italia di Reggio Calabria, trasformando la sede politica quartier generale del deputato Francesco Cannizzaro in un tavolo di confronto e di lavoro, una rete strategica di rapporti, finalizzata alla creazione di sinergie virtuose.

Un’istituzione che il padrone di casa, Cannizzaro, ed il futuro Presidente della Regione, Occhiuto, hanno voluto con forza e salutato con grande favore.

«Sono anni che Forza Italia punta su donne e giovani, un target su cui altri partiti hanno invece spesso deciso di non fare affidamento, proponendo molti soliti noti. Noi invece – hanno affermato i due parlamentari calabresi – abbiamo sempre fatto di questa scelta un vanto, perché donne e giovani rappresentano la componente fondamentale del nostro tessuto economico e spero presto anche del nostro futuro quadro dirigenziale. I tempi ci chiamano a compiere una revisione strutturale della politica. E le donne dovranno essere protagoniste in prima linea».

Diversi i temi all’ordine del giorno trattati nel corso del primo incontro del Comitato, alla presenza di altre due personalità politiche d’eccezione, le deputate forziste Matilde Siracusano e Maria Tripodi: politiche sociali, cultura, sport, lavoro, caso tirocinanti, infrastrutture, legami tra turismo e mobilità, opportunità per l’imprenditoria al femminile. 

Il Comitato Donne Reggine – Occhiuto presidente, dunque, si configura come luogo di confronto con finalità di condivisione, sostegno e valorizzazione del gentil sesso calabrese. Obiettivo: promuovere e attuare in modo organico e concertato un’efficace politica di pari opportunità, contro gli stereotipi che riducono le potenzialità delle donne, a favore della crescita del ruolo delle donne in ruoli pubblici e nel mondo del lavoro in generale. (rrc)

Elezioni / Successo per l’Aperipres con il candidato Occhiuto

«Vi avevo anticipato che non sarebbe stato un comizio o un appuntamento politico vecchio stampo» ha dichiarato il deputato di Forza ItaliaFrancesco Cannizzaro, in merito all’Aperipres, organizzato dallo stesso Cannizzaro, che si è svolto a Reggio, con il candidato alla presidenza della Regione, Roberto Occhiuto.

«Il nostro intento è distinguerci e portare una ventata di rinnovamento – ha aggiunto Cannizzaro – infatti, qui si respirano energia, entusiasmo, semplicità, senso di appartenenza, gioco di squadra: il giusto mix di ingredienti che serve a creare armonia. È questo il nostro spirito! Dobbiamo rivoluzionare la Calabria, iniziando dalla mentalità, dalle idee, dal clima. Dimostreremo a chi dà la nostra Regione per spacciata, che si sbaglia di grosso!».

«Cannizzaro è il mio parlamentare di riferimento, l’energia che dimostra qui a Voi è la stessa che trasmette alla Camera a tutti i colleghi – ha dichiarato Occhiuto al microfono davanti al folto pubblico, palesando il rapporto di totale sintonia che c’è tra i due – Questo effonde un forte senso di identità e attaccamento al territorio».

«Infatti il mio, il nostro obiettivo primario – ha concluso – è dimostrare che essere calabresi può e deve essere solo un orgoglio. Smettiamola di piangerci addosso e pensare che ormai la nostra Regione è destinata ad essere fanalino di coda. Come popolo siamo riconosciuti in tutto il mondo per avere una tenacia incredibile, dobbiamo solo tirarla fuori! INSIEME possiamo farcela. E Reggio sarà il motore di questa rinascita collettiva». (rrc)

IL “CORAGGIO” DI OCCUPARSI DI CALABRIA
LAB POLITICO CON IL MODELLO NORD-EST

di SANTO STRATI – Se nella primavera del 2019, mentre infuriava l’assurda campagna sull’autonomia differenziata da parte di Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna ai danni delle regioni meridionali, qualcuno avesse detto che sarebbe stato un veneziano a portare acqua al mulino della Calabria, l’avrebbero certamente mandato alla neurodeliri.

E invece è successo, succede. E non è – questa è la sensazione – una trovata elettoralistica: il sindaco di Venezia Luigi Brugnaro, leader e fondatore di Coraggio Italia, s’è innamorato della Calabria e l’ha eletto luogo ideale per il laboratorio politico del suo movimento: una sorta di prova generale sul territorio, senza proclami e parole al vento, ma con la sola arma del buonsenso. “Se cresce la Calabria cresce l’Italia” – il suo slogan – detto da un veneto dimostra che, in questo Paese, c’è anche qualcuno che ancora ragiona. C’è un territorio utilizzato all’1 per cento, 800 km di costa bellissima, un capitale umano unico e straordinario, un bacino di consumo strepitoso: non ci vuole una laurea in economia ad Harvard per capire che tutto il Mezzogiorno – se si creano le corrette condizioni di welfare, con lavoro, sicurezza, benessere – è il naturale mercato commerciale di cui le industrie del Nord hanno incredibilmente bisogno, dopo quasi due anni di pandemia.

Lavoro, lavoro e lavoro, che però significa stipendi decorosi, qualità della vita, mobilità e una sanità degna del Paese. E soprattutto la possibilità di sognare un futuro per i giovani, un patrimonio che la Calabria ha stupidamente dilapidato e sta regalando alle regioni ricche, ai Paesi industrializzati, al mondo: a tutti coloro che ne intuiscono competenza e capacità e valorizzano in chiave di merito le risorse migliori, che si sono formate a spese dei calabresi.

Il sindaco Brugnaro è rimasto piacevolmente sorpreso da questa terra. Era venuto convinto di dover fare campagna elettorale a Roberto Occhiuto (che non ne ha apparentemente bisogno) e ha, invece, intuito il potenziale del territorio per sperimentare il laboratorio politico di Coraggio Italia (che non è un’esortazione, ma una convinta affermazione) sulla scia dei tentativi esperiti, forse troppo timidamente, dal sen. Gaetano Quagliarello e da altri. La dicotomia destra-sinistra è realisticamente superata dalla storia: ci sono posizioni riformiste e spinte antieuropeistiche, idee laburiste e grigi conservatorismi, ma tutti insieme – in Calabria oggi, in Italia domani – esprimono la grande voglia di rinnovamento che percorre il Paese. Soprattutto alla luce della straordinaria opportunità del post-covid, Con i miliardi della UE e del Piano di ripresa e resilienza. Serve – è evidente – un approccio diverso della politica nei confronti dei cittadini, dove il territorio sia il vero protagonista di una stagione di riforme e di pacifica rivoluzione industriale e sociale.

Il sindaco Brugnaro ha ipotizzato per la Calabria una crescita che si ispira a quello del Nord Est: da industriale, pragmatico e con idee di sviluppo meritevoli disella massima attenzione, Brugnaro si rivela un personaggio carismatico che sprizza simpatia e raccoglie un inaspettato consenso. Semplicemente perché non fa altro che dire le cose che la gente ripete da anni: la crescita non va fatta a spese dell’uno o dell’altro: l’Italia, il Paese, deve muoversi unito, sfruttando ogni possibile sinergia, ogni occasione di sviluppo. E quale opportunità migliore della Calabria per costruire un percorso di crescita felice che permetta a chi è nato in questa terra di poterci restare, mettere su famiglia, disegnare il proprio futuro? E a chi è dovuto andar via di poter immaginare un ritorno, con occasioni di lavoro e qualità della vita per consegnare ai propri bambini un domani seriamente migliore?

Ecco, la Calabria è questa per il veneziano Brugnaro che si prepara alla “rivoluzione gentile” senza minimamente pensare (ma ne era comunque già al di fuori) al federalismo becero della Lega Nord o alle stupide argomentazioni di chi pretendeva maggiore autonomia amministrativa, sulla scorta di quella miserabile idea della spesa storica che ha condannato tutto il Mezzogiorno e le regioni più povere a vedere allargare il divario tra Nord e Sud.

Con Roberto Occhiuto, candidato presidente della coalizione di centro destra, che veleggia senza ostacoli verso la Cittadella di Germaneto, Brugnaro ha trovato un partner ideale cui offrire idee e competenze per veder germogliare un nuovo modo di intendere la politica. Ci sono imprenditori illuminati in Calabria, abbandonati a loro stessi, ci sono opportunità disattese, opzioni di crescita mai neanche tentate, perché – diciamoci la verità – la politica regionale ha svolto un ruolo servile mai nei confronti del territorio, ma solo agli interessi di parte. Occhiuto, da questo punto di vista, potrebbe rappresentare una grande novità, sia perché sinceramente spinto da uno smisurato amore per la sua terra, sia perché da politico navigato conosce bene i marosi da cui dovrà tenersi lontano.

È questa la vera sfida, contro una sinistra rinunciataria e volutamente perdente, che Occhiuto dovrà affrontare: fare scelte che non gli garantiranno simpatie e vita facile, ma è, diversamente, un’occasione irripetibile per gettare le basi per una nuova Calabria. E, nel caso di Brugnaro e i suoi crescenti sostenitori, di puntare a una nuova Italia, moderna, libera da corruzione, malaffare e soprattuto burocrazia, che, a sua volta, facilita e alimenta la malasanità e la malagiustizia, nonostante non manchino tantissime figure che sono pregevoli modelli di legalità.

Non è in gioco un’elezione regionale, sia ben chiaro: ci stiamo giocando tutti il futuro. Tra le spinte populiste di Luigi De Magistris – che rinuncia a candidarsi anche come consigliere e mette a rischio un posto sicuro a Palazzo Campanella – un centrodestra “scottato” da un’esperienza di governo “provvisorio” non proprio entusiasmante, e un centrosinistra che non è uno ma probabilmente trino, i calabresi devono individuare a chi affidare l’ipotesi di sviluppo che potrebbe cambiare questa terra. Sarà un errore astenersi (si vada comunque al seggio) e sarà un errore farsi incantare da eventuali incantatori di serpenti. Le liste (da presentare entro il 3 settembre) ci diranno qual è l’idea di governo, quale idea di crescita hanno in mente gli aspiranti governatori. Attenzione al deja vu: se manca a il coraggio di cambiare, non ci sarà nemmeno quello di osare. E la Calabria ha bisogno di condottieri motivati, non mercenari in cerca di fortuna. (s)

L’INTERVISTA VIDEO A LUIGI BRUGNARO Sindaco di Venezia e presidente e fondatore di Coraggio Italia