Sacal, il socio privato pronto a restituire ai soci pubblici le quote

È pronta «a cedere agli enti pubblici attualmente soci di Sacal le partecipazioni» Lamezia Sviluppo, il socio privato che controlla la Sacal, e reso noto tramite una lettera inviata a Regione, Comuni e Province presenti nella compagine societaria.

Una decisione, quella presa da Lamezia Sviluppo, che detiene il 51,9% delle quote azionarie, dettata dall’eco che «ha ricevuto dalla stampa la scelta della scrivente società di esercitare il diritto di sottoscrivere quota parte delle azioni rimaste inoptate, ci induce a una complessiva riflessione di restituire alla mano pubblica la possibilità, cui essa ha liberamente rinunciato non esercitando tempestivamente i propri diritti, di continuare a detenere il controllo di Sacal Spa».

Nella missiva, Lamezia Sviluppo ha precisato che l’acquisizione delle quote non sottoscritte dai soci pubblici, in sede di ricapitalizzazione, è stata a suo tempo l’unica via d’uscita che ha permesso di evitare la messa in liquidazione, con la salvaguardia dei livelli occupazionali e della continuità dei servizi aeroportuali.

E, mentre Lamezia Sviluppo è pronto a restituire le sue quote, la Cgil Calabria invece, invoca le dimissioni di Giulio De Metrio, presidente della Sacal e il commissariamento di quest’ultima, nel corso di una conferenza stampa convocata, alla presenza del segretario generale della Cgil Calabria, Angelo Sposato, del segretario generale della Filt Cgil Nino Costantino, e il segretario generale della Cgil Area Vasta, Enzo Scalese.

Per Sposato, infatti, «bisogna capire che tipo di responsabilità ci sono state. E nel frattempo, proprio per la difficoltà che ci sarà nella gestione di diverse questioni tra cui gli investimenti che potrebbero essere previsti per gli scali calabresi, bisogna rimettere la governance in una condizione di poter lavorare perché ora sicuramente non c’è la serenità necessaria».

A chiedere «chiarezza e capire le responsabilità» è stato, infine, Enzo Scalese. (rcz)

AEROPORTI DI CALABRIA, DA TELENOVELA
A FARSA CON LA PRIVATIZZAZIONE SACAL

di CLAUDIO ALOISIO – La vicenda Sacal si arricchisce di nuovi capitoli trasformandosi da brutta telenovela, qual è fino ad oggi stata, in una tragicomica farsa a cui i calabresi ma, sopratutto i reggini, sono costretti ad assistere da ormai troppo tempo, pagando sulla loro pelle inefficienze intollerabili e scelte discutibili.
Ricapitoliamo gli ultimi fatti balzati agli onori della cronaca: il 2 luglio la Sacal indice un’assemblea straordinaria in cui si delibera un aumento di capitale per far fronte alle perdite della Società fino a quel momento a maggioranza pubblica.
I soci pubblici: Comune di Lamezia Terme, Regione Calabria, Provincia di Catanzaro, Camera di Commercio di Catanzaro, Comune di Catanzaro, Confindustria Catanzaro, Provincia di Cosenza, Camera di Commercio di Cosenza, Confindustria Cosenza, Camera di Commercio di Vibo Valentia e CORAP, come si evince dal comunicato della Sacal rilasciato a seguito delle circostanziate dichiarazioni del Presidente della Regione Occhiuto che hanno fatto scoppiare questo ennesimo vergognoso bubbone, non sottoscrivono tutte le quote di rispettiva competenza.

Le suddette quote non sottoscritte vengono quindi acquisite dalla società privata Lamezia Sviluppo (il cui nome lascia già intravedere l’interesse principale di tale società nell’ambito della gestione degli scali calabresi) che così facendo arriva al 51,96% sovvertendo gli assetti societari
Successivamente alla denuncia del Presidente Occhiuto che dichiara di voler vederci chiaro in questa “strana” vicenda si muove anche l’Enac, l’Ente Nazionale per l’Aviazione Civile, che invia una durissima nota ai soci pubblici della Sacal in cui parla di «grave violazione» degli accordi siglati e di una privatizzazione avviata surrettiziamente, in contrasto con le disposizioni che regolano la materia.
Oltre a ciò si appresta ad inviare un esposto in Procura e sembrerebbe intenzionato ad avviare il procedimento di revoca della concessione per l’aeroporto di Lamezia Terme

La giustificazione della Sacal a questa grottesca vicenda è che le determinazioni sono state prese dai Soci Pubblici e che tale operazione rispetta pienamente lo Statuto della società. Quella di Lamezia Sviluppo, invece, è che l’operazione di ricapitalizzazione ha permesso di evitare il fallimento salvaguardando operatività e posti di lavoro.
Peccato però che nessuno, durante le operazioni di sottoscrizione dell’aumento di capitale, ha tenuto in considerazione la volontà della Città Metropolitana di Reggio Calabria di entrare nella compagine societaria con una quota da due milioni di euro. Va da sé che ove la richiesta fosse stata accettata, gli equilibri tra parte pubblica e privata non sarebbero cambiati.
Quindi la domanda sorge spontanea: perché questa scelta? Perché, data la situazione precaria della Società di Gestione ratificata anche dal comunicato di Lamezia Sviluppo, non si è permesso alla Città Metropolitana di Reggio Calabria di acquisire quote societarie? Perché non si è cercato di coinvolgere altri Enti come, ad esempio, la Camera di Commercio reggina che aveva dimostrato interesse all’ipotesi di un eventuale entrata in Sacal?
Ci sarebbero anche altre domande che al momento rimangono senza risposta: perché gli Enti preposti al controllo non hanno agito o l’hanno fatto solo dopo l’operazione? Come ha potuto la parte pubblica presente nella compagine societaria, con la propria inazione, permettere che la maggioranza assoluta finisse nelle mani di un’unica società privata contravvenendo a norme e accordi? E per ultimo, qual è il “misterioso” motivo per il quale il piano industriale della Sacal continua da essere una sorta di “terzo segreto di Fatima” inconoscibile dagli Enti territoriali e dai cittadini?
Da parte nostra, come Confesecenti Reggio Calabria, supporteremo tutte le eventuali azioni che verranno avviate dalla Città Metropolitana e dagli altri Enti Territoriali per la tutela dell’Aeroporto dello Stretto, ostaggio di una Società che si è dimostrata incapace di programmarne lo sviluppo e che, come si è ulteriormente evidenziato in questi ultimi giorni, è stata gestita in maniera quantomeno opaca e, nell’ambito dell’ultimo aumento di capitale, sembrerebbe anche illegale. (cla)

[Claudio Aloisio è presidente della Confesercenti di Reggio Calabria]

Sacal, Bruno Bossio, Viscomi (PD) sollecitano intervento del Governo

I deputati del Partito DemocraticoEnza Bruno BossioAntonio Viscomi, hanno depositato una interrogazione al Ministro delle Infrastrutture, sottolineando «un immediato intervento del Governo» per la vicenda della Sacal.

L’intervento del Governo, per i deputati, servirà per «capire di chi siano le responsabilità nello stravolgimento degli assetti societari tale da trasformarla in un Spa a maggioranza privata, se sia ancora possibile un ripristino della gestione pubblica e quali poteri attivare per preservare la piena operatività e i già fragili livelli occupazionali degli aeroporti calabresi».

«È di qualche mese fa l’appello, caduto nel vuoto, dei deputati Viscomi e d’Ippolito – hanno fatto notare nella loro iniziativa parlamentare – i quali, al fine di scongiurare il passaggio di Sacal ai privati, chiedevano un incontro urgente alla Regione Calabria. Anche il nuovo presidente della giunta regionale, Roberto Occhiuto ha espresso pubblicamente la sua contrarietà a questa forma di ricapitalizzazione. Pare – spiegano i parlamentari Bruno Bossio e Viscomi –  si possa addirittura pervenire alla revoca della concessione aeroportuale o, comunque alla nomina di un commissario».

Da qui le sollecitazioni dei deputati calabresi del Pd al ministero affinché «intervenga nel più breve tempo possibile per accertare responsabilità e soprattutto riportare nell’alveo delle istituzioni pubbliche la guida della società aeroportuale calabrese». (rp)

I 5 Stelle interessano il Governo del caso Sacal, d’Ippolito: A rischio sistema aeroportuale

Il deputato del Movimento 5 StelleGiuseppe d’Ippolito, ha reso noto che «come Movimento 5 Stelle, stiamo interessando il governo rispetto alla grave situazione di Sacal, cui Enav ha già anticipato l’avvio del procedimento di revoca della concessione, peraltro annunciando un esposto alla Procura riguardo alla passaggio della maggioranza societaria in mano privata».

«Nello specifico – ha spiegato – bisogna evitare che il sistema aeroportuale calabrese vada in tilt. Devo però ricordare che da tempo, insieme al collega Antonio Viscomi, del Pd, e al coordinatore dem lametino, Franco Lucia, avevo lanciato l’allarme sulla possibilità che la mista Sacal passasse in mano a privati. Allora il presidente facente funzione Nino Spirlì non ci ascoltò, oggi il presidente Occhiuto conferma quanto avevamo previsto».

«Peraltro – ha proseguito il deputato del Movimento 5 Stelle – Sacal ha ulteriori problemi di bilancio, per come emersi dalle carte, legati alle ondate Covid del 2020. Inoltre, la società non ha mai reso noto il Piano industriale e la Regione Calabria, socio di Sacal, sotto la presidenza di Spirlì non ha investito risorse adeguate a garantire la tutela e il rilancio di questa azienda. Il risultato è che il sistema aeroportuale calabrese rischia grosso e l’ammodernamento dell’aeroporto di Lamezia Terme è ancora fermo».

«Si tratta – ha rimarcato il parlamentare – di un altro problema serissimo della nostra Calabria, che si aggiunge a quello dell’affidamento della gestione del servizio idrico, il quale non potrà essere dato a Sorical, come in tempi lontani avevo avvertito, inascoltato dalla maggioranza di Spirlì».

«Mi auguro che con spirito di collaborazione istituzionale si riesca, insieme al presidente Occhiuto, a trovare – ha concluso D’Ippolito – pronta soluzione per il futuro di Sacal e degli aeroporti calabresi. Infine spero che chi ha sbagliato paghi, perché i calabresi non possono sempre rimetterci a causa dell’indifferenza, dell’incompetenza e dell’insufficienza di parte della politica». (rp)

La sottosegretaria Nesci: Accertare responsabilità Sacal, Governo vigila su vicenda

La sottosegretaria per il Sud, Dalila Nesci, ha riferito che quanto «emerso in relazione all’aumento delle quote del socio privato di Sacal si pone in contrasto con la destinazione pubblica dell’azienda di gestione degli scali aeroportuali che è stata definita a livello politico e istituzionale».

«Le stesse modalità di questa scalata – ha aggiunto – denotano la negligenza dell’attività di controllo e indirizzo infrastrutturale. È necessario accertare fino in fondo le responsabilità di questo sovvertimento degli assetti societari che si ripercuote sul sistema dei trasporti regionali».

«Il Governo vigila attentamente su questa vicenda – ha concluso – che non deve in alcun modo danneggiare i cittadini calabresi. È intollerabile assecondare la logica del profitto calpestando gli interessi della collettività: su questo principio ci dev’essere la massima intransigenza». (rrm)

Uiltrasporti Calabria: Si deve aprire confronto sul piano industriale di Sacal

La Segreteria regionale di Uiltrasporti Calabria, ha ribadito la necessità di «aprire il confronto sul piano industriale di Sacal, perché vogliamo capire quale sia il cronoprogramma per la ripartenza degli aeroporti calabresi in termini di investimenti, di ricaduta sui territori e di occupazione».

Il sindacato, infatti, ha fatto una riflessione su quanto emerso sul futuro di Sacal e degli aeroporti calabresi, sottolineando che «in questo momento storico, per Sacal è necessario un aumento capitale: unico strumento utile a sostenere l’operatività delle società di gestione aeroportuale, tenuto conto degli effetti negativi che la pandemia da Covid-19 ha dispiegato sugli aeroporti nazionali e, a cascata, sull’intero sistema aeroportuale».

«Siamo convinti – ha detto la Segreteria – che il Governo Draghi dovrebbe prestare la massima attenzione a quanto sta accadendo in Calabria e, senza indugio, mettere in atto delle politiche di sostegno a questo importante settore per la crescita economica e sociale dell’intero territorio calabrese».

«Per il rilancio degli aeroporti calabresi, infatti – continua la segreteria – servono interventi molto più robusti e soprattutto provvedimento legislativi di tipo strutturale. Solo per fare un esempio, sarebbe auspicabile che il Consiglio dei ministri desse attuazione alla continuità territoriale, l’unico strumento in grado di far uscire il territorio calabrese dalla marginalità economica, sociale e territoriale in cui è stato relegato in questi anni di mancati investimenti».

«Quello che sta accadendo, poi – si legge in una nota – è il frutto dell’ostracismo della società nei confronti delle Organizzazioni sindacali. In questi anni, infatti, non si è avuta mai la possibilità di avere riscontri sulla situazione finanziaria ed economica della società, sino ad oggi non c’è mai stata una gestione manageriale aperta a confronto con il sindacato. Gli effetti di questa mala gestio sono palesi e si riflettono nell’incapacità di Sacal di rilanciare sistema aeroportuale calabrese».

«Quanto sta accadendo ci impone delle riflessioni – è stato evidenziato –. Intanto ci dice, e questo lo ricorderemo martedì sera al presidente della giunta regionale Roberto Occhiuto, delle necessità della presenza del sindacato nei comitati di sorveglianza, non solo di Sacal ma di tutte le società pubbliche partecipate dalla regione Calabria».

«Poi, attendendo gli sviluppi della denuncia presentata da Enac alla Procura della Repubblica di Catanzaro – conclude la nota – siamo convinti che sia necessario fare chiarezza su quanto accaduto aprendo il confronto con il sindacato. Ancora, siamo convinti che gli aeroporti calabresi debbano essere gestiti da una maggioranza a partecipazione pubblica che veda nella Regione Calabria ed in almeno due delle tre città calabresi in cui insistono gli scali aeroportuali delle presenze imprescindibili». (rrm)

 

Vicenda Sacal: battibecco Abramo-Spirlì. Il punto di vista di Noi con l’Italia

Le dichiarazioni di Noi con l’Italia a proposito della vicenda Sacal hanno provocato un battibecco verbale (a distanza) tra il sindaco di Catanzaro Sergio Abramo e l’ex vicepresidente regionale  ff. Nino Spirlì. Il coordinatore regionale di Noi con l’Italia e della federazione Popolare dei Democratici Cristiani Vincenzo Speziali ha diffuso un’altra nota che butta altra benzina sul fuoco (amico) del centro-destra.

«Leggo – scrive in una nota Speziali – una dettagliata replica al Sindaco e Presidente della Provincia di Catanzaro Sergio Abramo, da parte dell’ex Presidente facente funzioni Nino Spirlì, in merito alla vicenda che in queste ora, grazie alla coraggiosa denuncia del Presidente Occhiuto e alle determinazioni ufficiali dell’ENAC, è venuta a galla, lasciando sgomenti i cittadini per la precedente gestione del dossier e di cui i relativi “danni”, saranno a carico e sulle spalle di tutti i calabresi.
Da una parte la versione di Abramo, il quale con piglio manageralistico, ma non politico – e come al solito sta proprio in ciò il problema – ha ricostruito i passaggi, i fatti e gli incontri, dando una versione che il reggente Presidente della Giunta dell’epoca smentisce, portando anche evidenze e pareri a norma di legge, dall’altra la replica della sua controparte, che restituisce al mittente le doglianze).
«Noto, preliminarmente, che nessuno dei due, se la tal cosa fosse vera, sia nella versione di Abramo, sia in quella di Spirlì ne esce bene, sotto il profilo dell’efficienza, poiché quando il Sindaco pro tempore della Città Capoluogo di Regione asserisce di avere compiuto il suo obbligo, ovvero avvisare l’esecutivo regionale, oltre a chiedere incontri, seppur ufficiali, avrebbe anche avuto il dovere di restare in campo, ufficialmente, utilizzando la pubblica attenzione e vigilanza, financo con la moral suasion, prevista e implicita in chi fa politica per il bene dei cittadini e la relativa tutela degli interessi dei medesimi.
«Di converso, l’ex Presidente facente funzioni, pur argomentando il suo agire amministrativo – in virtù di una casualità, certamente tragica, che lo ha portato temporaneamente ai vertici dell’Ente Regione – e rimarcando il tutto con richiami alla legislazione (che la magistratura ordinaria e contabile, da lui richiamate, valuteranno), non dice, al punto in cui siamo e del quale discutiamo, di chi è la responsabilità (politica, ovviamente!) della nomina del management della SACAL, con il Giulio De Metrio in primis e in testa, visto che è proprio Spirlì a parlare di nomine attuate dalla Regione e di fiducia, visibilmente, tradita, sulla quale tutti, purtroppo, concordiamo.
Sembra di assistere, desolatamente e in scala ridotta (molto, ma molto ridotta, ahimè), alla polemica del “ballatoio delle comari”, che portò alla crisi del II° Governo Spadolini, quando però a confrontarsi sui temi di politica economica, erano due giganti quali Rino Formica e Nino, non Spirli’, bensì Andreatta.
«Oggi, nessuno ammette le sue probabili inadeguatezze, certamente politiche, le quali nel rilevarle non si vuole intendere un atto d’accusa personale, ma solo la constatazione che quanto io e la mia organizzazione partitica sosteniamo da sempre, sia corretta e coerente con i tempi, ovvero la formazione di una classe dirigente a livello locale e nazionale, così come stiamo facendo e continueremo a fare, altrimenti i finanziamenti previsti per il Paese e per la Regione, chi non è pratico (e le vicende cogenti lo dimostrano) o li perde o li spende male e ciò è una cosa che non possiamo permetterci e per quanto ci riguarda non permetteremo».

Sacal / Speziali (Noi con l’Italia): «Una situazione grottesca e dilettantistica»

Sulla vicenda Sacal è intervenuto il Coordinatore regionale di Noi con l’Italia e Federazione Popolare dei Democratici Cristiani, Vincenzo Speciali. «Da quanto stiamo apprendendo – ha detto Speziali – in merito alla vicenda che investe la Sacal, con relativa dubbia regolarità della scalata dei soci privati, in capo ai quali oggi vi si trova il pacchetto di controllo maggioritario della società aeroportuale, la tal cosa assume, molto poco probabilmente, connotati a metà strada tra il grottesco, l’insipienza, il dilettantismo e la negligenza, per la quale – a questo punto – sarà la magistratura ad appurare se è da considerarsi colposa o dolosa e se vi si incorre, financo, nella malagestio.
«Di certo, va dato merito al Presidente Occhiuto di essersi mosso, non appena insediato, per denunciare il fatto (anche se nel caso di specie sarebbe opportuno definirlo misfatto), così come è anche doveroso dare merito all’ENAC di essere intervenuta energicamente, inviando le carte – con relativo esposto – alla Procura di Catanzaro, nella persona del dott. Nicola Gratteri.
La questione, però rischia di essere maggiormente più scabrosa (tanto per usare un eufemismo), perché qui ci sono in ballo anche i finanziamenti europei di 25 milioni, il cui iter coinvolgeva la Regione, ovvero lo stesso ente gestito chissà come da questo improbabile Spirlì, il quale voleva (…e magari vorrebbe ancora…) farsi passare come un politico, persino bravo o di razza, mentre da tutto ciò emerge il suo dilattentismo, che gli elettori e i calabresi sono gli unici a dover decidere se è becero o meno.
«È chiaro che con una maggioranza ai privati, il finanziamento, a norma di legge, non si potrebbe dare, però tutto questo veniva non considerato dal facente funzioni in quota Lega, anche perché non conosce, anzi misconosce il soggetto in questione, cioè Spirlì Nino per la precisione, tali meccanismi disciplinati dalle procedure vigenti, in Italia e a livello Comunitario:siamo all’apoteosi del dilettantismo, smerciato a suo tempo come un valore, mentre oggi, sulla nostra pelle, paghiamo un simile, avventato, fallimentare e propagandistico qualunquismo!
«È da questa estate che ripeto come sia necessario formare una classe politica, legittimata e coerentemente credibile, per governare i processi e gli esecutivi (dal nazionale ai locali), ma nessuno ha avuto l’onestà intellettuale di convenire con me o di, almeno, fermarsi a ragionare, circa quanto proponevo e i fatti lo stanno dimostrando, a ben donde.
«Ho sempre pensato che la politica non si faccia con le cause in Tribunale, però al punto in cui siamo arrivati, anche per spazzare via questo insopportabile e pericoloso dilettantismo quantificabile come un tanto al chilo, valuterò personalmente e proporrò alla mia aggregazione partitica, un’azione legale, ove mai sussistessero i presupposti e fossero accertate le responsabilità degli incompetenti specifici o di un incompetente notorio, poiché o si ritorna a dare autorevolezza nel regionalismo come nelle istituzioni parlamentari e governative, oppure la vedo male – e di ciò purtroppo ne pagheranno le conseguenze i cittadini come al solito – anche per quanto concerne la spesa dei fondi comunitari in arrivo per il Paese e la Regione. (rrm)

Sacal: il Consiglio comunale di Reggio chiede chiarezza sulla privatizzazione

Prime reazioni, abbastanza vivaci per il caso della privatizzazione della Sacal, la società di gestione degli aeroporti calabresi. Il consiglio comunale di Reggio, riunitosi oggi pomeriggio, ha discusso una mozione, presentata all’aula dal consigliere Carmelo Versace, che impegna il sindaco, Giuseppe Falcomatà, e la giunta «ad attivarsi, nelle sedi opportune, per la verifica della corrispondenza del piano industriale della Sacal, la società di gestione degli aeroporti calabresi, a quelli che erano stati i vincoli previsti da Enac all’atto della concessione e, in ipotesi diverse, qualora emergesse l’incongruità del piano industriale approvato, addivenire alla revoca della concessione e mettere in campo tutte le ulteriori e necessarie azioni al fine di garantire l’operatività dei tre scali calabresi».

Nelle ultime ore – è spiegato nel documento – «i calabresi sono venuti a conoscenza di una gravissima situazione che riguarda Sacal. Notizie di stampa, infatti, riprendendo le dichiarazioni del neogovernatore Roberto Occhiuto, hanno descritto una circostanza gravissima che, se confermata, sarebbe un atto da stigmatizzare con forza, un affronto all’intera Calabria e alla comunità reggina”. Nello specifico, ciò che viene riferito, “richiama a possibili violazioni e irregolarità nell’ambito delle operazioni per l’aumento di capitale dalla Società di gestione degli aeroporti nel luglio 2021».

«Dalle verifiche eseguite – continua la mozione illustrata da Versace – abbiamo rilevato, dal Registro Pubblico, come la parte dei soci privati abbia superato la soglia del 50% delle azioni e che pertanto detengano un pacchetto azionario di controllo nell’ambito dell’assemblea dei soci.
Circostanza che, da quello che si desume dalle informazioni ad oggi disponibili, è in violazione della vigente concessione fra la Sacal e l’Enac”. Da quanto appreso, sembrerebbe che l’Enac “abbia già contestato tale situazione alla Sacal, giungendo addirittura a denunciare alcune condotte poste in essere dalla governance della società di gestione degli aeroporti calabresi presso la Procura della Repubblica, nonché a ventilare la revoca della concessione vigente con conseguente commissariamento degli Aeroporti calabresi.

«Al riguardo – si legge ancora – è notizia delle ultime ore che l’Enac ha preannunciato a Sacal l’avvio della revoca della concessione per l’aeroporto di Lamezia e una richiesta di maggiori approfondimenti per gli Aeroporti di Reggio Calabria e Crotone, in ragione della diversa procedura di affidamento, nonché la presentazione di un esposto alla Procura della Repubblica con relative segnalazioni ad Anac e Antitrust. Circostanze, queste ultime, che rilevano una situazione gravissima, una pesantissima battuta d’arresto per l’intero sistema aeroportuale calabrese, per la quale risulta quantomai urgente attivare tutte le iniziative necessarie a verificare eventuali responsabilità, sia in termini politici che giudiziari, di ciò che è avvenuto”.

«Appare chiaro – secondo il testo illustrato in aula – come la Città Metropolitana di Reggio Calabria, che da tempo ha manifestato un interesse istituzionale, comunicato anche ufficialmente ed in più occasioni, sull’andamento della Società di gestione degli aeroporti calabresi, al punto da proporre anche formalmente una propria partecipazione nella compagine societaria, prenda atto delle informazioni a mezzo stampa, nonché delle dichiarazioni del Presidente Occhiuto, con particolare apprensione e interesse. E’ utile rilevare, infatti, che l’ipotetico aumento di capitale che ha determinato l’acquisizione di quote da parte di società private, fino a ribaltare in favore di queste ultime l’equilibrio vigente nella compagine societaria, avrà inevitabilmente effetti sulla governance del sistema aeroportuale calabrese del quale anche l’Aeroporto Tito Minniti fa parte”.
“L’aeroporto dello Stretto – spiega la mozione – costituisce ad oggi la principale infrastruttura trasportistica del territorio della Città Metropolitana di Reggio Calabria, principale porta di accesso all’area dello Stretto, nonchè strumento imprescindibile per i collegamenti veloci tra Reggio Calabria e il resto d’Italia e d’Europa. L’aeroporto risulta, infatti, un’infrastruttura strategica per il territorio comunale di Reggio Calabria, nonchè per l’intera area metropolitana e per l’area dello Stretto, non solo in termini turistici, ma anche per ciò che riguarda gli scambi commerciali, le attività professionali di molti cittadini che operano direttamente o intrattengono relazioni fuori dal contesto territoriale, la possibilità di rientro per molti studenti e lavoratori fuori sede nonchè la principale via di trasporto per gli spostamenti motivati da ragioni sanitarie”.

«Sarebbe quindi del tutto incomprensibile – prosegue – la scelta della governance di Sacal di lasciare la guida della società di gestione a società private, che inevitabilmente finirebbero per far prevalere meri calcoli economici all’interesse pubblico nonchè alle attività in grado di generare sviluppo e crescita socioeconomica per il territorio. A tale riguardo, si ritiene urgente e imprescindibile attivare una interlocuzione istituzionale con il Presidente Occhiuto al fine di rappresentare l’intenzione di collaborare con la Regione Calabria con l’obiettivo di verificare il reale stato dell’arte all’interno della società di gestione, individuare eventuali condotte illecite poste in essere nell’interesse di privati nell’ambito della gestione di un servizio pubblico, così da ripristinare legalità ed efficienza di servizio”.
«Inoltre – conclude la mozione – si intende qui richiamare l’interesse già espresso e manifestato formalmente e pubblicamente dalla Città Metropolitana di Reggio Calabria e dal sindaco Giuseppe Falcomatà, ribadendo la propria disponibilità nel sostenere l’attività della Regione Calabria e degli altri Enti Pubblici coinvolti, anche mediante l’ingresso della stessa Città Metropolitana nel capitale della Sacal”.

La mozione Versace risponde, di fatto, alle necessità emerse dall’intervento del sindaco Giuseppe Falcomatà che, nelle fasi preliminari dei lavori, ha aperto una riflessione proprio sulle recenti dichiarazioni del governatore Roberto Occhiuto ed ha ripercorso i tentativi della Città Metropolitana di entrare in Sacal e salvare l’aeroporto dello Stretto: “Non sono state sufficienti tutte le richieste di interlocuzione e volontà di portare avanti un percorso istituzionale nel reciproco rispetto delle cariche che ognuno di noi ha, del territorio e dei cittadini che rappresentiamo. Siamo stati presi in giro. Non è stato sufficiente istituire task force, incontrare più volte il presidente Cosimo Giulio De Metrio, chiedere l’approvazione del piano industriale senza avere accesso a quei documenti. Abbiamo assistito a conferenze stampa, definite da altri, tecnico-politiche che avevano poco di tecnico, nulla di istituzionale e tanto di politico”.

«Il neo presidente Occhiuto ci dice, oggi, che vuole vederci chiaro – ha detto il sindaco aggiungendo: «Siamo noi per primi a volere andare in fondo a questa situazione che, se fosse confermata, avrebbe delle evidenti e chiare responsabilità politiche».

«Dobbiamo verificare – ha affermato Falcomatà – se ci sono state anche responsabilità giudiziarie perché non è banalmente il problema di una società che diventa a capitale di maggioranza privato rispetto al pubblico; Sacal non è una società qualsiasi, ma la società del trasporto aereo regionale che dovrebbe connettere la Calabria con altri paesi. Per questo è fondamentale comprendere se si siano svendute ai privati le aspettative di cittadini che hanno il diritto di muoversi e non possono farlo. Se, come leggiamo sui giornali, si andrà incontro ad un terremoto all’interno di Sacal, questo andrà a cascata su tutto: sono a rischio i finanziamenti previsti e finanche quelli del Pnrr. Tutto sulla pelle di una comunità. Questo è quello su cui ci dobbiamo interrogare e pretendere che venga chiarito. Dobbiamo interloquire con il neopresidente Occhiuto per capire bene, in un tavolo di confronto, cosa sta succedendo e capire perché si è arrivato a questo e quali sono le responsabilità politiche».

«Se accertate responsabilità – ha concluso il sindaco – bisogna avere la forza di chiedere la revoca della concessione a Sacal da parte di Enac e fare un esposto alla Procura, ad Anac ed all’Antitrust per verificare se siano state violate delle norme del nostro ordinamento e sulla concorrenza. Bisogna arrivare a conoscere quali sono stati i motivi ed i soggetti e cosa abbia portato, per anni, a giocare sulla pelle dei cittadini». (rrc)

PRIVATIZZAZIONE ‘SURRETTIZIA’ DI SACAL
GRANA NELLA SOCIETÀ DEGLI AEROPORTI

di SANTO STRATI – È un pasticciaccio brutto, questo della Sacal, una grana peraltro vanamente annunciata dai sindacati: una privatizzazione “surrettizia” rischia di causare la revoca della concessione della società di gestione dei tre aeroporti calabresi, con la nomina di un commissario e l’azzeramento totale dei programmi in essere.

Il caso l’ha rilanciato via social con un video il presidente Roberto Occhiuto al quale erano pervenute le fin troppo inascoltate lagnanze del sindacato. Nino Costantino segretario generale della Filt-Calabria, lo scorso 28 ottobre aveva ribadito la preoccupazione di un disegno, poco trasparente, di privatizzazione della Sacal. Privatizzazione che, allo scadere del 4 novembre data ultima per esercitare opzioni per le azioni inoptate dopo l’aumento di capitale, si è praticamente realizzata. Nonostante il carattere “pubblico” della stessa società che avrebbe richiesto diverse procedure con il coinvolgimento delle istituzioni coinvolte. Tant’è che, a quanto sembra, l’Enac avrebbe intenzione di avviare il procedimento per la revoca della concessione che non riguarda soltanto l’Aeroporto internazionale di Lamezia, ma anche gli scali di Crotone e Reggio. Due scali praticamente “dimenticati” e del tutto trascurati persino dal misterioso piano industriale della Sacal, negato anche alla specifica richiesta dei sindacati: «Accontentatevi di quello che vi diciamo» aveva risposto a Nino Costantino il presidente Sacal Giulio De Metrio, rifiutandosi di consegnare qualsiasi documento scritto o digitale. Un atteggiamento che la dice lunga sulla difficile gestione delle relazioni sindacali del vertice della società di gestione.

Il presidente Occhiuto, per conto suo, si è mostrato molto contrariato per tutta la vicenda, sottolineando che la Sacal controllata da privati è fuori legge: «Gli aeroporti sono troppo importanti per far fuori Regione». E ha spiegato in un video sui sociale il motivo della sua presa di posizione: «Tra le tante questioni delle quali mi sto occupando in questi giorni, ce n’è una particolarmente importante per i calabresi e per il futuro della Calabria: gli aeroporti della Regione.

«Sono gestiti da una società, Sacal, che aveva un capitale pubblico e privato, e la maggioranza era pubblica, così come indica la legge.

«Nelle scorse settimane – ha detto Occhiuto –, prima che io diventassi presidente, il privato ha messo in atto strane procedure per trasformare l’assetto proprietario ed avere così la maggioranza delle quote: la Regione oggi ha solo il 7%.

«Vedremo di chi saranno le responsabilità, sono convinto che le autorità di vigilanza si occuperanno – come è giusto – di questa vicenda, perché ciò che è stato fatto, secondo me, è contro la legge. 

«E gli aeroporti calabresi sono troppo importanti perché i soggetti pubblici non abbiano la possibilità di indicare quella che deve essere la missione e lo sviluppo di queste infrastrutture.

«I soggetti pubblici sono quelli che fanno ottenere, attraverso le loro partnership, le risorse alle società di gestione, e le società di gestione non possono comportarsi come se il pubblico fosse solo un datore di risorse. Il mio governo regionale vorrà andare a fondo di questa questione. Sono certo che lo faranno anche le autorità di controllo. 

«Gli aeroporti sono troppo importanti, e quello che succede nella loro gestione non può passare sopra la testa dei calabresi».

Merita particolare attenzione il termine che il Presidente Occhiuto ha usato “datore di risorse” per definire il pubblico com’è spesso inteso dal privato. Con le abituali conseguenze che se ci sono utili se ne avvantaggia il privato, se ci sono perdite le deve ripianare lo Stato (vedi Alitalia).

Col nuovo assetto societario, di fatto la famiglia Caruso di Lamezia detiene la maggioranza delle quote della società che gestisce (male) i tre scali calabresi e questo, lo dice Occhiuto, lo ribadiscono i sindacati, lo evidenzia l’Ente Nazionale per l’Aviazione Civile (Enac) non è ammissibile. Eppure è successo.

Come è successo, tanto per restare in tema, che ci sono atteggiamenti e strategie da parte della Sacal nei confronti dei due “scali minori” di Crotone e Reggio che non trovano alcuna giustificazione. Cominciamo col dire che non si rilancia un aeroporto con orari impossibili per i passeggeri e tariffe transoceaniche (offrendo, in contropartita prezzi da low cost per i voli da e per Lamezia). Non si rilancia un aeroporto come quello di Crotone facendolo funzionare in modo irregolare e parziale. Tutte “manovre” – secondo il comune sentire – per favorire lo scalo lametino. Non è difficile immaginare l’obiettivo finale della Sacal a proposito degli scali di Reggio e Crotone: declassati a semplici punti di raccolta dei passeggeri destinati (a mezzo pullman) a Lamezia. Una bizzarria che farebbe risparmiare i costi di gestione degli scali e far emergere la necessità di non avere più personale dipendente nei due aeroporti.

Diciamo la verità: per lo scalo reggino ci sono precise responsabilità politiche che hanno permesso e favorito la crescita di Lamezia (che si presenta ancora oggi con un’aerostazione da terzo mondo dopo aver perso un grosso finanziamento europeo per assenza di progetti) e il progressivo abbandono dell’Aeroporto dello Stretto. 

Come fa Reggio Città metropolitana, con passeggeri che potrebbero venire dalla dirimpettaia Messina (altra metrocity) a non avere un aeroporto perfettamente funzionante e in grado di crescere e sviluppare intensi volumi di traffico aereo? Come si fa a pianificare e progettare iniziative di turismo in tutta l’area metropolitana dello Stretto quando gli orari dei voli sono fatti apposta per scoraggiare anche le cosiddette vacanze-week end nelle città d’arte? Reggio, con il suo Museo, i meravigliosi Bronzi, il suo splendido clima e le tante attrattive culturali, archeologiche e paesaggistiche potrebbe essere una meta costante per i week end di milanesi, torinesi e via discorrendo, che con un’adeguata offerta potrebbero essere incentivati a passare il fine settimana in riva allo Stretto. Ma per far questo ci vogliono i voli, ci vuole cervello e volontà politica di realizzare idee e progetti. Per non parlare poi dei famosi 25 milioni “pescati” abilmente dall’on. Cannizzzaro nella finanziaria 2019 a favore dello scalo reggino. Annunciati in pompa magna i progetti , dopo due anni e mezzo quasi, attendono ancora di essere messi a bando e appaltati. Progetti inutili per lavori inutili: con la stessa cifra si rifà l’aerostazione. (s)