Enzo Scalese, segretario generale di Cgil Area Vasta Catanzaro-Crotone-Vibo, ha chiesto al presidente della Regione Calabria, Roberto Occhiuto e ai sindaci di Catanzaro e Lamezia, Sergio Abramo e Paolo Mascaro, «cosa pensano e cosa intendono fare per evitare che il sistema aeroportuale calabrese sia privatizzato, con tutte le ripercussioni che ne deriverebbero per i lavoratori».
«Le potenzialità dell’Aeroporto internazionale di Lamezia Terme – ha spiegato Scalese – continuano ad essere depotenziate da una società di gestione con cui è sempre più difficile dialogare. Continuiamo a restare all’oscuro del contenuto del Piano industriale e soprattutto delle logiche relative alle scelte occupazionali dei dipendenti, soprattutto di quelli stagionali. Chiedevamo investimenti e attenzione, attraverso un rilancio progettuale che rafforzasse il coinvolgimento della parte pubblica in Sacal, ma anche degli altri scali calabresi, invece a distanza di sei mesi ci troviamo quasi senza ritorno verso la scelta di svendere la società che gestisce l’aeroporto ai privati».
«Speriamo di non vedere versate, nei prossimi giorni – ha proseguito – lacrime di coccodrillo sull’ormai concreto rischio di privatizzazione della società di gestione del sistema aeroportuale calabrese. È da 6 mesi che abbiamo denunciato il rischio della deriva della Sacal, nel silenzio più assoluto di tutti coloro che invece avrebbero dovuto parlare per tempo».
«Oggi è già tardi. Ma non si deve fare confusione – ha concluso – non si tratta di dare un giudizio sui soci privati come fa il sindaco di Lamezia. Al contrario si tratta, invece, di non giustificare decisioni dei soci pubblici sulla loro volontà di non ricapitalizzare e della Sacal di aver negato la possibilità ad altre amministrazioni pubbliche di rilevare quote inoptate». (rcz)
Nino Costantino, segretario generale della Filt Cgil Calabria, ha denunciato la decisione del presidente della Sacal, Giulio De Metrio, di fornire, in forma cartacea, il piano industriale della Sacal, e ha chiesto al neo presidente della Regione, Roberto Occhiuto, e al sindaco di Lamezia, Paolo Mascaro, di intervenire, «di farci capire se sostengono questo atteggiamento del Presidente De Metrio o pensano invece di sostenere corrette relazioni sindacali».
Ciò è avvenuto a seguito della convocazione delle organizzazioni sindacali a Confindustria Catanzaro, dove De Metrio «ha chiarito, su esplicita domanda della Filt-Cgil, che ci sarebbe stata solo una esposizione ma non avrebbero consegnato in forma cartacea o in forma digitale il Piano industriale ai sindacati. “Accontentatevi di quello che vi diciamo”, è stata l’incredibile risposta» ha raccontato Costantino.
«Crediamo che dagli anni ’60 in poi – ha proseguito il segretario generale – mai nessuna azienda si sia comportata in questo modo. Cosa sarebbe successo se un atteggiamento simile fosse stato assunto da aziende come Trenitalia, Rfi, Italo, altri gestori aeroportuali sparsi per l’Italia, oppure per restare in Calabria aziende come Ferrovie della Calabria oppure MCT?».
«Di tutte queste aziende abbiamo avuto i loro piani industriali, di Sacal invece no – ha spiegato Costantino –. È un atteggiamento padronale inaccettabile, fuori dal tempo e fuori dalla comprensione che evidenzia il modo di intendere le relazioni industriali dei dirigenti della Sacal. Eppure, De Metrio è il Presidente di una Società che, fino ad oggi, è a maggioranza pubblica e che, purtroppo, ha tutta l’intenzione di diventare a maggioranza privata».
«Se la Sacal non fornisce immediatamente il Piano industriale ai sindacati – ha concluso – e per quanto ci riguarda innanzitutto alla Filt-Cgil che lo ha formalmente richiesto, si evidenzia la volontà aziendale di non farci svolgere il nostro ruolo a difesa degli interessi di chi rappresentiamo, dei diritti dei lavoratori e dello sviluppo del territorio». (rcz)
La Filt Cgil Calabria ha espresso preoccupazione per la situazione del sistema aeroportuale calabrese e, in particolare, dello scalo reggino, che è «grave e preoccupante». Per questo, ha chiesto un incontro con il neo presidente della Regione Calabria, Roberto Occhiuto, e ha invitato la Città Metropolitana, il sindaco, la maggioranza e la minoranza a fare altrettanto.
Ciò, per fare fronte Comune per «salvare lo scalo reggino», che «sta diventando l’anello più debole» del sistema aeroportuale calabrese, e per ribadire che «la Sacal anche con l’ingresso nella compagine sociale della Città Metropolitana, rafforzi la presenza a Reggio, garantisca occupazione e modernizzi i servizi».
«La Sacal ha, di fatto – viene spiegato dalla Segreteria– abbandonato la prospettiva di crescita di tutti e tre gli aeroporti della Calabria, sta diminuendo drasticamente i diritti delle persone che lavorano, ha già cominciato a esternalizzare pezzi importanti di servizi aeroportuali: si prepara a completare l’opera con una sciagurata iniziativa di privatizzazione».
«Lo scalo di Reggio sta diventando l’anello più debole di questa catena – ha concluso la Filt Cgil Calabria –. Non è più tempo di vuote dichiarazioni e di cahier de doléance». (rrc)
di SANTO STRATI – Ultima chiamata per l’Aeroporto dello Stretto: finalmente Comune e Città Metropolitana di Reggio hanno deciso di rompere gli indugi e cessata definitivamente ogni interlocuzione con la Sacal, la società di gestione dei tre aeroporti calabresi, la Task Force istituita dal Sindaco Giuseppe Falcomatà sta guidando iniziative che lasciano intravvedere un po’ di luce, dopo tanto buio: costituire una nuova società di gestione e chiedere di ottenere in subconcessione dall’ENAC lo scalo reggino, in deroga alla concessione Sacal.
Senza rischiare di sembrare troppo ottimisti, l’indignazione popolare che cresce ogni giorno di più a Reggio e vede il coinvolgimento di quasi tutte le parti politiche, superando le divergenze di appartenenza, è un buon segnale. La Sacal ha, indubbiamente, operato male nei confronti dell’Aeroporto dello Stretto (ma anche verso quello di Crotone) ed è ora di pensare a una nuova società di gestione. A parole sembra facile, ma sono molti gli impedimenti che sconsigliano un’azione di revoca della concessione trentennale (estesa, causa covid, a 32 anni) che la Sacal ha ottenuto nel 2016. Le stesse ultime dichiarazioni del presidente Giulio De Metrio hanno lasciato largamente perplessi. Il capo della Sacal ha parlato di un milione di passeggeri da prevedere per lo scalo reggino, ovvero 2740 imbarchi/sbarchi al giorno: con quali aerei? con quali vettori? Quando, a oggi, i voli hanno un costo di biglietti a valore transoceanico e orari che penalizzano il traffico. Il volo del mattino per Roma con il rientro alla sera era comodissimo: oltre 200mila passeggeri nel 2019, prima della pandemia, oggi è quasi deserto perché costringe a pernottare o a Roma o a Reggio. Ci vogliono circa 300 euro per un volo Reggio-Roma, mentre un Lamezia-Roma costa anche solo 26 euro: qualcuno dovrebbe spiegare qual è il criterio che assegna orari e tariffe per lo scalo reggino, se non quello di scoraggiarne l’utilizzo a favore di Lamezia.
Del resto, sono anni che il Movimento per l’Aeroporto di Reggio, guidato appassionatamente dal prof. Pasquale Amato e dall’ing. Domenico Gattuso, denuncia il tentativo costante di abbandono dello scalo e, a fronte della proposta di Falcomatà di Consigli “aperti”, suggeriscono di fare prima la costituzione della società che dovrebbe proporsi per una gestione autonoma dello scalo.
L’avv. Salvatore Chindemi, messo a capo della Task Force e braccio operativo del sindaco in questa spinosa vicenda, ha le idee chiare in proposito. «Nessuno dica di uscire dalla Sacal: né la Città di Reggio né il Comune hanno quote della società, quindi è un’affermazione sciocca. Semmai si tratta di individuare un percorso di altro genere per arrivare a gestire in autonomia l’aeroporto, quello di una concessione in deroga, ovvero una subconcessione per la gestione dello scalo dello Stretto».
Si consideri che i due scali di Crotone e Reggio non sono mai risultati, apparentemente, strategici per la Sacal e, a pensar male, si deve dedurre che l’obiettivo (mascherato e non dichiarato) è quello di chiudere i due aeroporti e concentrare, attraverso il collegamento mediante pullman, tutto il traffico aereo della regione su Lamezia. Col risultato – evidente – di incrementare il traffico sullo scalo lametino e, allo stesso tempo, azzerare i costi di gestione di due scali “inutili” (via i dipendenti, via la manutenzione, via gli oneri di decollo/atterraggio, etc).
Per questo da più parti si chiede insistentemente la revoca della concessione. Un’operazione a risultato sicuramente negativo, da evitare assolutamente per una serie di ragioni: il contratto di Sacal della concessione dei tre aeroporti è blindatissimo: la concessione non può essere revocata dall’Enac se non per gravissimi motivi o di sicurezza operativa (disastro o quasi disastro) o in caso di inadempienza economica nei confronti del Ministero delle Infrastrututre e Mobilità Sostenibile o, in ultimo, per gravi fatti di natura giudiziaria che possano pregiudicare la legalità dell’operato della società. In secondo luogo, aprire un contenzioso giudiziario significherebbe, tra ricorsi e controricorsi, consegnare lo scalo ad almeno dieci anni di inoperosità, senza peraltro riuscire a ottenere nemmeno una sospensione temporanea. Il caso del Ponte Morandi di Genova fa scuola: sono passati tre anni e la Società Autostrade – nonostante il disastro colposo – ha ancora in mano la concessione che sta vendendo a condizioni persino vantaggiose a Cassa Depositi e Prestiti.
E allora? La soluzione, ideata dall’avv. Chindemi con altri giuristi, è facilmente percorribile: si può chiedere – come previsto dalla statuto dell’Enac – una subconcessione alla Sacal, per gestire in autonomia lo scalo reggino. Favorisce questa opzione il fatto che Reggio è l’unica città metropolitana a non gestire direttamente lo scalo aeroportuale e ha di fronte un’altra città metropolitana (Messina) che avrebbe tutto l’interesse ad avere un aeroporto attivo ed efficiente.
Tale ipotesi prevede ovviamente una serie di passaggi intermedi: la prima cosa da fare è costituire una nuova società a capitale misto pubblico/privato dove siano presenti inizialmente le Città Metropolitane e i Comuni di Reggio e di Messina, l’Unione degli industriali, le Camere di commercio delle due sponde dello Stretto, l’Autorità portuale, etc. con un capitale di base che potrebbe essere anche di un solo milione (MetroCity Reggio era pronta a investire 2 milioni per comprare quote di minoranza della Sacal) per poi prevedere – a sub concessione ottenuta – un aumento di capitale consistente, in grado di garantire la piena efficienza amministrativa ed economia della gestione.
Solo con una società già costituita si potrà andare all’ENAC a chiedere la subconcessione dello scalo. Dando per scontato che la scelta, in questo caso, sarebbe tutta di natura politica. Il viceministro alle Infrastrutture Alessandro Morelli (leghista) ha sposato le ragioni dell’aeroporto di Reggio e criticato gli interventi previsti da Sacal per spendere i 27,5 milioni disponibili, giudicandoli in gran parte onerosi e pressoché inutili. Anzi, ha fatto di più, ottenendo dal Governo che la scadenza di utilizzo dei fondi, originariamente prevista per il 31 dicembre di quest’anno, venisse prorogata a tutto il 2022. Questo significa che c’è più tempo per mettere mano a qualcosa di utile e significativo per lo scalo reggino.
Il progetto offerto gratuitamente da una società di ingegneria che fa capo all’arch. Pino Falduto (già assessore comunale ai tempi di Italo Falcomatà) piace molto a Morelli e trova, al momento, solo la forte contrapposizione del deputato forzista Francesco Cannizzaro e dell’assessore regionale alle Infrastrutture Domenica Catalfamo. Un progetto che vuole utilizzare parte dei fondi già disponibili (Morelli ha dichiarato che troverà altre risorse) per ricostruire uno scalo di nuovissima concezione che integri i collegamenti terrestri e marittimi con Reggio e Messina, pronto in 18 mesi (senza peraltro interrompere l’operatività dell’aeroporto).
Dunque, serve un’unità di intenti – la coesione e la partecipazione di tutte le forze politiche – perché la richiesta della subconcessione all’ENAC – dopo la costituzione della nuova SpA di gestione – trovi ascolto.
Negli anni d’oro l’Aeroporto dello Stretto era arrivato davvero a sfiorare un milione di passeggeri. La Città Metropolitana e tutta l’Area dello Stretto devono poter tornare ad avere un aeroporto efficiente, in piena attività, che aiuti la mobilità. Bisogna battere i pugni e alzare la voce e incalzare la classe politica calabrese (non solo reggina) perché si realizzino queste condizioni. Lo sviluppo passa anche da un aeroporto moderno e funzionante al 100%. (s)
L’intervista video all’arch. Pino Falduto sul progetto del nuovo Aeroporto dello Stretto
Finalmente qualcosa si muove, anche a livello di Comune e Città Metropolitana, per l’Aeroporto dello Stretto. In un post su Facebook il sindaco Giuseppe Falcomatà ha deciso di non stare più a guardare. «Per anni – ha scritto Falcomatà – abbiamo atteso la presentazione di questo Piano industriale avvolto nel mistero neanche fosse l’ingrediente segreto della Coca Cola, il Santo Graal o il terzo segreto di Fatima per poi sentirci dire che per il nostro Aeroporto non c’è nessun progetto di sviluppo, niente, nada, una beata per dirla alla Cetto Laqualunque».
«Non c’è nulla – ha aggiunto – se non “nel prossimo quinquennio”, cioè tra cinque anni, forse, avremo qualche novità.
Nel frattempo a tutti coloro che quotidianamente hanno necessità di spostarsi per motivi di lavoro, di salute, di studio o semplicemente per turismo diremo che purtroppo per adesso non è possibile “ma abbiamo ottime prospettive per il futuro”, come Pozzetto nel ragazzo di campagna».
«Da anni, ed ancor più negli ultimi mesi – ha aggiunto – abbiamo chiesto alla società di gestione e a chi la governa un’inversione di tendenza, ma al di là delle buone intenzioni, ad oggi nulla di concreto. Nessun progetto di rilancio, nessun volo in più anzi, la notizia è che mentre il numero dei voli aumenta di giorno in giorno a Lamezia, da marzo Alitalia toglierà anche l’unico volo per Milano in partenza dalla nostra città. La Città Metropolitana ha chiesto ufficialmente più volte di avere una quota di partecipazione societaria in Sacal senza ottenere mai una risposta chiara. La verità è che, evidentemente, non c’è alcuna intenzione di avere una presenza reggina dentro la Società di gestione».
«Continuano a prenderci in giro, a prendere in giro un’intera comunità – ha proseguito il primo cittadino –. Prima che qualcuno scriva “E tu che hai fatto?”, vi dico che il Comune e la Città Metropolitana di Reggio non hanno alcuna competenza sull’Aeroporto. Ma non possiamo (e non vogliamo) rimanere indifferenti, di fronte alla lenta agonia del nostro scalo. Non c’è altra soluzione, dunque, che uscire dalla gestione unica di Sacal e lavorare per una nuova società, legata al nostro territorio, per la gestione dell’Aeroporto dello Stretto, coinvolgendo anche Messina».
«Se la cosa è tecnicamente fattibile – ha concluso – servirà uno sforzo collettivo comune della politica, delle istituzioni, dell’imprenditoria sana, dei sindacati e della società tutta. Ognuno dia la propria disponibilità. E, poi, inizieremo a lavorare in questa direzione».
Altra dura presa di posizione viene dalla destra. Il consigliere comunale Massimo Ripepi chiede di staccarsi subito da Sacal e formare una nuova società di gestione dell’aeroporto con Messina. «Per cinque lunghi anni – ha detto Ripepi – abbiamo gridato soli nel deserto, derisi da Falcomatà & company, sostenendo con tutte le nostre forze che Sacal avrebbe ucciso per sempre il nostro scalo per il semplice motivo che l’uno è concorrenziale all’altro. Poi, particolare non di poco conto, i soci che compongono la stessa Sacal sono tutti appartenenti al territorio di Catanzaro, Lamezia e Cosenza».
«Ed è e per questo – ha spiegato ancora – che mai, e poi mai, i nostri competitor di sempre potranno pensare al nostro di territorio anzi ci terranno sempre al guinzaglio e saremo sempre lo zerbino dei loro piedi. Occorre, dunque, rompere subito con Sacal formando una nuova società dello stretto con la vicina Messina e con società private capaci e motivate a conquistare un assett strategico nel territorio dello Stretto».
«Nell’ultima conferenza stampa – ha proseguito – il presidente Sacal, Giulio De Metrio, ha messo l’accento su una questione chiave: ragionare in termini di sistema aeroportuale e non di singoli aeroporti. De Metrio ha parlato di un piano che sia soprattutto “culturale”, prima ancora che industriale, sostenendo la forte connessione fra infrastrutture aeroportuali e territorio. Nelle parole del Presidente si evidenzia il vero nodo della questione su Reggio: un cambiamento di rapporti fra il Tito Minniti e la Sacal stessa».
«Oggi – ha detto ancora – lo stesso sindaco tenta di sdoganare un serio ripensamento nei confronti della gestione Sacal pur essendo stato proprio lui a volerla e consapevole che ciò avrebbe tagliato fuori il territorio reggino con l’unico risultato di trasformare l’Aeroporto dello Stretto nello zerbino di Lamezia, cosa che è puntualmente accaduta. Con un ritardo di cinque anni, il primo cittadino fa lacrime di coccodrillo nonostante già all’epoca avevamo fatto sentire la nostra voce sulla scelta Sacal che, come è avvenuto, sarebbe stata mortifera per l’aeroporto di Reggio. Oggi, finalmente, il sindaco se ne rende conto ma, salvo correre ai ripari nell’immediato, il rischio è quello di staccare per sempre ossigeno ad una infrastruttura che è baricentro di un reale e redditizio sviluppo infrastrutturale nell’area dello Stretto».
«Quale soluzione allora? Staccarsi dalla Sacal e creare una società unica dello Stretto pubblico-privata a maggioranza privata – ha detto ancora Ripepi – che veda protagonisti attori del nostro territorio e non di quello lametino: Comuni e Città Metropolitane di Reggio Calabria e Messina, Caronte&Tourist, MSC, porto di Gioia Tauro ed Autorità Portuale dello Stretto che operano realmente e non teoricamente sul territorio reggino e messinese. Questo è l’obiettivo primario, prima ancora di dare seguito ad inutili e obsoleti programmi di ristrutturazione».
«È l’unica interpretazione – ha evidenziato – che può invertire la rotta del Tito Minniti, ad esclusione di ogni altra strada, se non un impegno, da parte del Sindaco, affinché dia una spinta politica per sganciare Reggio Calabria dall’amministrazione Sacal. Come può, in effetti, una società predisporre un programma di sviluppo per Reggio, quando la componente societaria ricade interamente in un’altra area territoriale, che richiama gli interessi di Lamezia, Catanzaro e Cosenza? Forse non se ne rende conto De Metrio ma, con una contraddizione intrinseca ai suoi stessi annunci, ci porge la soluzione dell’annoso dilemma sull’aeroporto, che realmente deve rispecchiare il territorio qualora però tutti i partecipanti siano espressione di una singola area e quindi in grado di conoscere punti di forza e debolezze di quel territorio».
«Naturalmente – ha detto ancora – quello che sosteniamo non è un’accusa discriminante nei confronti dei reggini da parte di Sacal, ma una ovvia considerazione di “attenzioni” industriali e progettuali, per i quali ogni territorio, e di conseguenza quello lametino-catanzarese-cosentino, si preoccupa che tornino a proprio vantaggio. Quello che difatti sostiene De Metrio, con la concessione di farci avere qualche consiglio di amministrazione a rotazione, non è altro che un cumulo di chiacchiere atte a distogliere l’attenzione. Al Tito Minniti, non serve un contentino, ma serve uno strappo nei confronti della Sacal».
«Per quanto estrema – ha spiegato – va fatta una scelta politica convinta onde evitare di chiudere i battenti dell’Aeroporto e mettere una pietra tombale sull’intera area dello Stretto, che oggi paga isolamento e mancati investimenti. Lo dicono tragicamente i dati del traffico, a prescindere dalla pandemia. È suonata l’ora anche per Reggio Calabria, rappresentata da Falcomatà e dalla Città metropolitana che dovrebbero curare i nostri interessi senza togliere nulla a nessuno, di attivare immediatamente una politica di parte cominciando proprio dallo scioglimento dei rapporti con la Sacal, oltremodo mortificante per la città stessa».
«Il secondo passo da compiere, poi – ha proseguito – riguarda l’importantissimo emendamento Cannizzaro, il quale ci consente di avere in mano 25 milioni di Euro utilizzabili non per rimettere in sesto lavori di aggiustamento o risanamenti, ma per dare al Tito Minniti un progetto lungimirante che inglobi la nuova aerostazione a mare collocata dentro l’aeroporto. Lo studio di fattibilità è già in essere, ed è prodotto da imprenditori locali che conoscono nel dettaglio le esigenze del territorio e hanno bisogno che quest’ultimo si sviluppi secondo l’ottica reggina. Si tratta, quindi, di un’esigenza di strategia politica, che consentirà all’Aeroporto Minniti di continuare a vivere come zona economica speciale, operando il collegamento fra Reggio e Messina, con cui fare urgenti interlocuzioni, al fine di studiare un piano che sappia intercettare l’utenza verso le isole Eolie».
«Questo è l’unico modo – ha concluso – il più sano possibile, di curare il nostro territorio, con la partecipazione di attori privati pronti a mettere a disposizione anche le loro competenze». (rrc)
«Abbiamo appreso, oggi, i lineamenti sintetici di un documento di circa cento pagine che è stato approvato da Sacal ormai lo scorso 27 marzo e all’interno del quale non sembra, tuttavia, emergere alcuna particolare novità per il presente e il futuro dell’aeroporto di Reggio Calabria» hanno dichiarato il consigliere delegato, Carmelo Versace, e l’assessore ai Trasporti, Mariangela Cama, al termine della presentazione del piano industriale della Sacal.
«Quella che dovrebbe essere la visione strategica dello scalo reggino, infatti – hanno proseguito Versace e Cama – si rivela essere sempre la stessa enunciazione di buoni propositi già fatta in passato e soprattutto tale piano non aggiunge né sposta nulla, rispetto a quanto già sapevamo e conoscevamo in merito alle criticità e ai limiti strutturali del nostro aeroporto. In termini di prospettiva, inoltre, se nel medio lungo periodo emerge una volontà di investire sulla crescita dello scalo, per altro verso mancano del tutto quelle risposte di cui nell’immediato l’aeroporto di Reggio Calabria ha urgente bisogno e che, peraltro, consentirebbero esse stesse di guardare ad un percorso di lungo raggio ma soprattutto ad una pronta ed immediata ripartenza dell’attività volativa che ha subito un gravissimo stop in seguito all’emergenza pandemica».
«In questo contesto – hanno rimarcato i rappresentanti comunale e metropolitano – ci saremmo aspettati, oggi, dal presidente di Sacal nel corso del suo lungo monologo, delle indicazioni operative chiare e puntuali, utili per rimettere in moto da subito l’infrastruttura, a cominciare dal far convergere in via prioritaria delle risorse maggiori sul nostro aeroporto che non sono quelle già ampiamente note, dei nove progetti annunciati, ma degli investimenti aggiuntivi. E nulla, inoltre, è stato esposto rispetto alla visione strategica di Sacal per quanto riguarda un altro nodo cruciale, ovvero l’aumento dei voli e il coinvolgimento di altri operatori in grado di ampliare e rendere più funzionale e attrattiva l’offerta volativa da e per Reggio Calabria».
«Analoghe incertezze – hanno proseguito – abbiamo registrato anche sul fronte dei famosi vincoli operativi che frenano il nostro aeroporto. Si parla di un dossier realizzato da Sacal con il supporto di una società specializzata, ma della successiva fase di interlocuzione con Enac, rispetto alla rimozione di tali vincoli e alle valutazioni espresse dallo stesso dossier, sappiamo ancora poco o nulla».
«Un incontro molto deludente – hanno concluso il consigliere metropolitano e l’assessore comunale – in cui la montagna sembra davvero aver partorito un topolino. Ma nel frattempo rimane ancora irrisolto il tema del rilancio dell’aeroporto di Reggio Calabria che, in assenza di una strategia concreta di sviluppo, rischia seriamente di morire». (rrc)
150 milioni di euro in 15 anni per gli aeroporti calabresi. È questo il piano industriale presentato da Giulio De Metrio, presidente della Sacal, nel corso di una riunione, in Cittadella regionale, del Cda, alla presenza del presidente f.f. della Regione Calabria, Nino Spirlì.
«È un piano – ha anticipato De Metrio parlando con i giornalisti – che tiene presente la situazione del Covid, che ha impattato ferocemente tutto il sistema aeroportuale mondiale, europeo e italiano, senza risparmiare Sacal, e che si porta dietro un investimento sui tre aeroporti di 150 milioni di euro nell’arco dei 15 anni di cui più di cento solo nel primo quinquennio».
«Investimenti – ha spiegato – che riguardano tutti e tre gli scali, con dimensioni ovviamente diverse, e che traguardano aspetti come l’ampiamento dei terminal, delle infrastrutture e il miglioramento della qualità dei servizi. Su tutti e tre aeroporti, il criterio guida sarà quello della sostenibilità ambientale: non più navicelle spaziali di forme strane che vengono ad atterrare sul nostro territorio con poca o nulla connessione anche culturale con il territorio ma progettualità figlie dell’economia circolare, della digitalizzazione e della sostenibilità».
«In termini di numeri di passeggeri, che sono vecchie metriche che però bisogna utilizzare per dare delle dimensioni comprensibili – ha aggiunto De Metrio – pensiamo che, partendo dai due aeroporti più piccoli, quello di Reggio, superate le restrizioni operative sulle quali stiamo lavorando alacremente, possa superare in un certo numero di anni, emergenza covid permettendo, il milione di passeggeri, e questo è anche l’obiettivo di lungo periodo per l’aeroporto di Crotone».
«Pensiamo – ha concluso – che per Lamezia un obiettivo raggiungibile, serio, sempre in un contesto di crisi finita, possa raggiungere e superare i sei milioni di passeggeri. Del resto questa è una società per azioni e tutto questo sviluppo lo facciamo per creare ricchezza. Il margine operativo passerà dai quattro milioni del 2019, senza considerare 2020 e 2021 a causa della crisi pandemica, agli undici milioni del 2025, fino ad arrivare a cifre ancora superiori nel lunghissimo periodo. Nello sviluppo, dunque, ci sarà anche capacità di creare valore e ricchezza per gli azionisti. Parimenti crescerà l’Ebtda margine, il rapporto tra margine Ebtda e fatturato».
«L’attenzione che il presidente De Metrio e Sacal stanno avendo per i tre aeroporti calabresi mi rende tranquillo perché i tre scali sono in buone mani, ognuno secondo una propria specificità» ha dichiarato Spirlì, parlando con i giornalisti a margine della presentazione del piano industriale di Sacal.
«Sapevo che si stava lavorando a questo piano industriale – ha aggiunto Spirlì – e sono assolutamente soddisfatto di quanto stanno facendo il presidente De Metrio e Sacal, perché le difficoltà ci sono state in questo maledetto anno e più di pandemia e non c’è aeroporto nel mondo che non abbia vissuto un momento di grave crisi. Adesso è in risalita sicuramente l’attività aerea per cui piano piano ricomincia una ripresa. Una cosa è certa: la Calabria è una regione che tende a perdere popolazione e io spererei in un’inversione di tendenza, e soprattutto che si scelga la Calabria anche per tornare e perché gente nuova venga ad abitarci in modo così da migliorare anche l’offerta».
«Non possiamo sperare solo nell’arrivo dei turisti – ha concluso Spirlì – dobbiamo anche sperare nella possibilità che i calabresi siamo messi nelle condizioni di usare gli aeroporti, solo così si crea il doppio movimento in entrata e in uscita». (rcz)
C’è stato tanto, troppo da dire sull’Aeroporto di Reggio Calabria, nel corso della conferenza stampa del presidente della Sacal, Giulio De Metrio, e il deputato di FI Francesco Cannizzaro, dove sono stati illustrati non solo i dettagli dello stato dell’arte, ma anche «realtà e fatti», come sottolineato dal deputato reggino.
Punti cruciali di questa conferenza, il Il Piano Industriale della Sacal, che sarà presentato «nei tempi opportuni» ha detto il presidente De Metrio, i nove interventi in programma per un totale di 27 milioni di euro, e l’aumento di capitale, approvato recentemente dal Consiglio regionale della Calabria e l’entrata della Città Metropolitana di Reggio Calabria nella compagine societaria.
«L’aeroporto dello Stretto è qualcosa su cui ho investito molte delle mie energie personali e forze politico-istituzionali, e su cui molti altri hanno fatto solo chiacchiere e confusione» ha detto ancora Cannizzaro, sottolineando come «l’emendamento da 25 milioni di euro è l’unica certezza e base concreta da cui partire per il rilancio dell’infrastruttura».
«Con Sacal c’è sinergia e intesa su come e dove intervenire. E insieme stiamo sgomitando in Enac per abbattere l’ostacolo principale: le limitazioni, argomento mai affrontato prima, da nessuno» ha detto ancora Cannizzaro, spiegando che tali limitazioni non consentono a Sacal di interloquire con le compagnie».
Sulle limitazioni è intervenuto anche il presidente De Metrio, spiegando che «stiamo, quindi, lavorando per portare ad Enac elementi di giudizio e informazioni nuove al fine di ottenere l’abbattimento delle restrizioni, mutare la classificazione dello scalo reggino da categoria C a categoria B, garantendo ovviamente la massima sicurezza dei voli», condizioni, per il presidente della Sacal, necessarie per «generare le condizioni affinché i più grandi vettori europei possano avere interesse a volare qui».
«La nostra interlocuzione con Enac, soprattutto su questo punto – ha detto Cannizzaro – è costante e proficua e straordinario è anche l’impegno di Sacal. Il tutto in un clima di sinergia istituzionale pieno e interamente finalizzato al rilancio definitivo del Tito Minniti di Reggio Calabria. È nostra intenzione proseguire in questo lavoro con Enac, al cui tavolo torneremo a sederci proprio per discutere di questo studio i primi di settembre».
«Quando ho accettato l’incarico alla Sacal – ha detto il presidente De Metrio – ho posto come condizione che si ragionasse solo in termini di “sistema aeroportuale”. I nove interventi che fanno parte del programma finanziato con 27,5 milioni di euro, 25 del Governo e 2,5 inseriti nell’accordo a carico della società di gestione degli aeroporti calabresi, vanno visti e considerati nella loro consistenza complessiva e sono esclusivamente destinati alla riqualificazione ed a rendere più funzionale l’aeroporto di Reggio. Ci sono tempi tecnici e d’altra parte Sacal solo dal 2019 ha preso in gestione lo scalo due anni in gran parte disastrosi per il trasporto aereo a causa della pandemia».
E sul punto dell’aumento del capitale e l’ingresso della Metrocity, che per Cannizzaro è «strategico per il progetto di rilancio» nella compagine societaria, De Metrio ha spiegato che «non c’è alcuna preclusione».
«Ma non potevo rispondere alle sollecitazioni del sindaco Giuseppe Falcomatà in soli tre giorni – ha spiegato De Metrio –. È l’Assemblea dei soci che prende ogni decisione. E, poi, bisogna ricordarsi che diventare soci di una società è come sposarsi. È una questione di fiducia, e la fiducia va conquistata».
Sul tema, è intervenuto il sindaco di Catanzaro, Sergio Abramo: «a proposito della mancata adesione all’aumento di capitale di Sacal da parte di Comune e Provincia, comprendo che la totale assenza di visione strategica che in questo caso non può limitarsi al Comune capoluogo, induca a declinare, peraltro errando, sterili percentuali che nulla rappresentano in un contesto di mobilità di livello quantomeno regionale».
«E infatti – ha aggiunto – lo stretto raccordo da me attivato con il management della Sacal e soprattutto con il Governo regionale affinché quest’ultimo subentrasse ai due enti – Comune e Provincia – che ho l’onore di amministrare, ha consentito fondamentalmente l’atteggiamento più corretto nei confronti dei cittadini in quanto, con un marginale aumento di capitale, oltre a provocarsi un ingiusto e maggiorato esborso per le casse dei due enti locali, nessun ritorno economico ci sarebbe stato a vantaggio dei cittadini».
«E – ha proseguito – se qualcuno sostiene che il peso politico in un consiglio di amministrazione sia determinato dalle quote detenute, ignora che solo l’azionista che detiene il 50,01% delle quote è sempre determinante. Gli altri, che abbiano il 49 o l’1 %, poco o nulla possono influire. Quanto allora avrebbero potuto influire Comune e Provincia con le proprie quote percentuali seppur maggiorate?».
«Di contro – ha detto ancora Abramo – gli enti a valenza istituzionale quali Confindustria e Camera di Commercio, al pari di Comune e Provincia, pur detenendo in Sacal quote minoritarie, attraverso i propri rappresentanti hanno fatto emergere le capacità di gestione ed amministrazione con buona pace di chi pensa che far valere il “peso” sia solo una mera questione di numeri. E, infatti, ancora, il Comune di Catanzaro, quello di Lamezia e Confindustria, in sinergia con la Regione, hanno lavorato per impedire che il socio privato potesse acquisire la maggioranza delle quote al tavolo di riunione tenutosi con tutti i capigruppo del Consiglio regionale, che poi ha approvato la pratica su Sacal».
«A quel tavolo – ha concluso – non ci si è minimamente posto il problema di quali percentuali disponessero i due Comuni e la confederazione, ma si è compresa e fatta propria la problematica evidenziata dai soci cosiddetti di minoranza. Credo sia questo il peso politico che vale più di ogni percentuale».
Intanto, l’assessore regionale alle Infrastrutture, Domenica Catalfamo, ha risposto al Comitato Spontaneo “Pro Aeroporto dello Stretto”, illustrando le informazioni inerenti le iniziative della Regione Calabria relative agli aspetti infrastrutturali, con l’obiettivo di rilanciare l’aeroporto di Reggio Calabria.
«In primo luogo – ha spiegato – si conviene con il comitato che l’accessibilità dell’aerostazione, attraverso collegamenti intermodali, rappresenti certamente fattore cruciale per il rilancio e lo sviluppo dello scalo. In merito a questo aspetto, ritenendo di rilevante importanza il collegamento attraverso la strada statale 106, è stato chiesto ad Anas di riattivare le procedure di realizzazione della parte mancante dello svincolo Malderiti, ferme da anni anche a causa di mancate sollecitazioni del Comune di Reggio Calabria, realizzando la rampa in uscita e adeguando quella esistente. In aderenza a tale richiesta, è stato redatto il progetto esecutivo e proprio nei prossimi giorni il Mims potrà autorizzare l’esecuzione dell’intervento mediante utilizzo di residui sul contratto di programma 2018-2020 per un importo di circa 1,8 milioni di euro».
«Per quanto attiene ai collegamenti con l’Area dello Stretto – ha proseguito – nel mese di agosto 2020, d’intesa con la Regione siciliana, è stato previsto l’incremento e l’estensione del periodo del servizio di collegamento dal porto di Reggio Calabria verso le Isole Eolie in coincidenza con l’arrivo dei voli, a partire dai prossimi affidamenti dei servizi. Sempre con riferimento ai collegamenti con la Sicilia, la Regione si sta adoperando al ripristino di un servizio simile a quello a suo tempo avviato dalla provincia di Reggio Calabria con finanziamenti regionali, denominato “Chiama Bus”, che a regime garantiva il 10% di utenza messinese su ogni aeromobile».
«Tale servizio – ha aggiunto – era stato soppresso dopo la decisione della Città metropolitana di sperimentare un servizio con altre caratteristiche che non ha dato i medesimi risultati di quelli attivi negli anni precedenti. Ritenendo che tale scelta abbia indotto la perdita della fidelizzazione dell’utenza messinese, la Regione sta mettendo in campo una serie di iniziative mirate al recupero di tale fascia di domanda».
«Per i trasporti ferroviari – ha proseguito Catalfamo – avendo già acquisito da Trenitalia la disponibilità al rispristino della fermata “Aeroporto”, si chiederà al Comune di Reggio Calabria di voler garantire idonee condizioni di percorribilità in sicurezza del sottopasso di collegamento fra la stazione ferroviaria Aeroporto e l’aerostazione. L’accessibilità verrà ulteriormente incrementata dal servizio di metropolitana leggera ad elevata frequenza in tutte le fermate nella tratta Villa San Giovanni/Melito Porto Salvo, secondo il progetto recentemente avviato da questo assessorato sulla programmazione nazionale in corso. Il passo successivo, previsto dalla nuova programmazione, sarà quello di estendere tale servizio via treno all’intera area metropolitana di Reggio Calabria».
«Per quanto attiene ai finanziamenti statali di cui all’emendamento Cannizzaro della legge di Bilancio n. 145/2018 – ha specificato l’assessore –, le finalità previste dalla norma di finanziamento sono quelle “di consentire i necessari lavori di ristrutturazione e messa in sicurezza dell’aeroporto di Reggio Calabria” e gli interventi sono quelli condivisi tra Enac e Sacal nel 2019 senza che vi siano state osservazioni da parte dei rappresentanti istituzionali interessati (Comune e Città metropolitana di Reggio Calabria, Regione Calabria). Secondo recenti informazioni assunte da Sacal, sono stati affidati tutti gli incarichi di progettazione previsti nonché gli incarichi di supporto alla Stazione appaltante (gestione gare e verifica progetti), con un cronoprogramma che prevede l’aggiudicazione entro l’anno delle prime gare per gli appalti integrati».
«Per quanto sia certamente meritevole di attenzione la proposta di realizzazione di una nuova aerostazione lato mare, in connessione diretta con la fermata ferroviaria , – ha sottolineato – per tale opera dovranno essere individuate fonti di finanziamento diverse anche a valere sulla nuova programmazione nazionale e comunitaria. Risulta anche significativo rappresentare al Comitato che il competente Settore del dipartimento Lavori pubblici di questo assessorato ha elaborato una Convenzione, in fase di sottoscrizione, che prevede il recupero di risorse Fas, per l’importo di circa 1,5 milioni, relative a lavori ormai sospesi da anni. Ciò consentirà di completare a breve i lavori sulle infrastrutture di volo che risultavano interrotti e non collaudati in quanto non acquisiti da Sacal».
«Infine – ha dichiarato ancora Catalfamo –, si conferma che a seguito dell’incontro organizzato dal deputato Francesco Cannizzaro, che si è svolto lo scorso febbraio nella sede Enac di Roma, e le successive interlocuzioni con questo assessorato, la Sacal ha completato e trasmesso a Enac uno studio su nuove procedure strumentali di volo per la riduzione delle limitazioni operative dello scalo che hanno sinora profondamente vincolato lo sviluppo del traffico aereo. Evidenziando che le istanze prodotte negli anni scorsi dalla precedente società di gestione dello scalo avevano infatti prodotto solo parziali riduzioni delle limitazioni, ma non la loro eliminazione, si ritiene che la reiterazione dell’istanza corredata da tale studio costituisca elemento di elevatissima importanza strategica per il concreto rilancio dello scalo, a prescindere da ogni altra azione che potrà essere programmata ed attuata nel breve e medio termine».
«Quanto esposto – ha concluso l’assessore – afferisce agli aspetti di competenza di questo assessorato, inerenti alla programmazione degli investimenti infrastrutturali a valere su fondi assegnati o stanziati dalla Regione Calabria. Resto disponibile per ogni eventuale approfondimento. (rrc)
A Palazzo San Giorgio di Reggio, si è riunita, alla presenza del sindaco Giuseppe Falcomatà, la task force per discutere le attuali criticità sull’aeroporto dello Stretto, stigmatizzando il comportamento di Sacal e le difficoltà nell’interlocuzione.
Il tavolo, coordinato da Salvatore Chindemi, si è soffermato sulle diverse criticità attualmente esistenti in ordine allo sviluppo dell’Aeroporto reggino. Nella sua introduzione il coordinatore del tavolo ha richiamato le circostanze che hanno animato la discussione della task force fin dal suo insediamento.
«In particolare – ha illustrato Chindemi – ci riferiamo alla condivisione del piano industriale da parte di Sacal, necessario a prendere visione dei programmi di sviluppo che riguardano il nostro aeroporto, dell’ingresso della Città Metropolitana nell’organigramma societario attraverso l’acquisizione di quote e dell’aumento dei voli e delle compagnie aree operanti sull’aeroporto reggino».
«Tre questioni – ha spiegato il coordinatore del tavolo – sulle quali la task force aveva ricevuto ampie rassicurazioni da parte del Presidente di Sacal, Giulio De Metrio, ma sulle quali, dopo diversi mesi di attesa, non è seguito alcun riscontro».
Alla luce delle circostanze richiamate, i componenti del tavolo hanno condiviso l’esigenza di un netto cambio di passo sulle politiche di governance sull’infrastruttura aeroportuale, auspicando un’interlocuzione più efficace da parte di Sacal con il territorio.
«Non è certo una questione personale con il presidente De Metrio – hanno affermato i componenti del tavolo – ma, ora, è necessario fare chiarezza».
Nello specifico, la Città Metropolitana di Reggio Calabria negli ultimi giorni ha avanzato nuovamente la richiesta di acquisto delle quote nei confronti di Sacal. Contestualmente, è stata presentata una richiesta di accesso agli atti per ciò che riguarda l’offerta con la quale la Società si è aggiudicata il bando per la gestione dell’aeroporto di Reggio Calabria, al fine di conoscere gli obiettivi di sviluppo della Società.
«Su questi temi – hanno detto i componenti della task force comunale – è necessario che arrivino da subito delle risposte, così come è opportuno che Sacal dica pubblicamente quali sono i programmi di sviluppo per l’aeroporto, quali compagnie intende coinvolgere, per quante e quali destinazioni. Ci sarebbe infine una considerazione di ordine politico da fare: i consiglieri regionali eletti a Reggio hanno votato favorevolmente all’aumento di capitale perché conoscono i progetti di Sacal sull’Aeroporto dello Stretto o sono andati semplicemente sulla fiducia?».
A margine della riunione, il sindaco Falcomatà ha espresso alcune considerazioni sulla fase che vive attualmente lo scalo reggino, soffermandosi anche sulle difficoltà riscontrate nell’interlocuzione con Sacal.
«C’è una sottile linea di demarcazione tra il garbo istituzionale e la presa in giro – ha affermato il sindaco – certamente noi continueremo a cercare il dialogo perché siamo abituati in questo modo e abbiamo grande rispetto dei rapporti tra istituzioni, ma se dall’altra parte non c’è alcun segnale non credo si possano verificare particolari passi in avanti».
«Nonostante gli auspici positivi di qualche mese fa – ha aggiunto – oggi Sacal procede ad una ricapitalizzazione riservata esclusivamente ai soci, escludendo di fatto la Città Metropolitana e l’intero territorio reggino. Ad oggi, per quello che ci è dato sapere, ci sono ancora circa 8 milioni di euro di quote libere. Non sappiamo ancora se c’è un soggetto che intende optarle, evitando l’ipotesi di messa in liquidazione della Società».
«La Città Metropolitana – ha concluso – ha avanzato nuovamente la richiesta di acquisto delle quote per una somma complessiva di 2 milioni di euro. Ad oggi non abbiamo ricevuto alcun riscontro ed è chiaro che se l’attuale situazione non dovesse cambiare è necessario determinarsi di conseguenza, lavorando attivamente per un modello di gestione differente per l’aeroporto di Reggio, più legato al nostro territorio, che coinvolga le migliori energie, pubbliche e private, affinché possa esserci una gestione direttamente legata agli interessi legittimi che puntano allo sviluppo del territorio». (rrc)
La segreteria di Uiltrasporti Calabria, ha chiesto alla Sacal di presentare il proprio piano industriale, in quanto la società che gestisce il sistema portuale calabrese, «non può chiudersi nel proprio cerchio e affrontare in camera caritatis la discussione su quello che dovrebbe essere il nuovo disegno del sistema trasportistico via aerea della Calabria».
Il sindacato, infatti, ha ribadito «la necessità di avviare il confronto con Sacal, al fine di verificare gli impatti occupazionali sul piano di rilancio, di concretizzare un percorso che favorisca la stabilizzazione del precariato e, soprattutto, di studiare la possibilità di mettere in campo, in maniera complementare, un piano graduale di assunzioni, convinti come siamo di una strategia che metta insieme governo locale e nazionale possa essere determinante per rilanciare il sistema trasportistico regionale».
«Il management di Sacal – ha proseguito la Segreteria – ha l’obbligo istituzionale di confrontarsi con il sindacato sul piano industriale, in maniera ampia e circostanziata, ha l’obbligo di confrontarsi le con amministrazioni locali sul futuro di quello che è uno degli assi strategici dell’economica regionale. Si tratta di un fatto di garbo istituzionale dal quale amministratore delegato della società non può sottrarsi anche alla luce delle difficoltà oggettive alle quali il sistema dei trasporti si è trovato costretto a rispondere per via di una crisi senza precedenti, amplificata dagli imprevedibili eventi pandemici».
«Anche per questo – ha proseguito la Segreteria – soprattutto per trovare una via nuova per contrastare le ricadute economiche e sociali del Covid-19, chiediamo apertamente un confronto serio, aperto e costruttivo, al fine di programmare la ripresa del settore che, secondo noi, non può che puntare su di un piano industriale moderno, efficiente, concorrenziale ma che, soprattutto, non faccia torti di campanile e riconosca pari dignità e pari impegno di Sacal sullo sviluppo di tutti gli scali aeroportuali calabresi, una crescita in termini economici che, nella nostra visione, è necessario sia complementare e non conflittuale».
«Riconoscendo il ruolo di punto di riferimento internazionale al quale è assurto lo scalo di Lamezia Terme, infatti – si legge in una nota – siamo convinti che anche Crotone e Reggio Calabria debbano trovare la loro giusta collocazione all’interno di un piano industriale di rilancio di tutto il sistema integrato dei trasporti regionali».
«Oggi – si legge ancora – di questo ne siamo fermamente convinti, esiste la possibilità di dare una solida spinta in questa direzione. È determinante, però, saper mettere bene a frutto la grande dote economica e finanziaria che l’Europa, con i suoi finanziamenti confluiti nel Pnrr, e il Governo italiano sono pronti a mettere in campo. Solo il loro corretto utilizzo, lo stiamo ripetendo da tempo, potrà offrire alla Calabria la seria possibilità di ridurre quella forte, fortissima, marginalità nella quale è stata confinata da un sistema di trasporti aerei e ferroviari inadeguati alle reali richieste di mobilità verso il resto dell’Italia e dell’Europa».
«La Calabria, anche la Calabria – ha detto Uiltrasporti Calabria – sente forte la necessità di ridurre il gap – in termini infrastrutturali ma anche di tempi – che la separa dal resto del mondo. Lo ribadiamo ancora una volta, con convinzione, in questa fase così delicata è impensabile non prendere seriamente in considerazione la necessità di dare corso a quella continuità territoriale, peraltro riconosciuta dalle leggi 27 dicembre 2002 numero 289 e dalla numero 350 del 2003, che consentirebbe ad Alitalia di non lasciare per sempre le piste di atterraggio degli aeroporti di Reggio Calabria e Crotone».
«Queste due città – ha detto ancora la Segreteria – non possono essere lasciate sole davanti al loro destino. E’ inammissibile che quanto sta accadendo avvenga anche nei confronti di un centro come Crotone, che rischia di diventare un’isola dentro un territorio che stenta ad uscire dalla crisi, e della Città metropolitana reggina, l’unica città metropolitana in Italia che rischia di non avere un aeroporto. Rispetto al futuro di Reggio Calabria, poi, non si comprende quale possa essere il progetto di sviluppo di quello che sembra destinato a diventare solo un contenitore di enti. Fare venir meno Alitalia vuole dire far venire meno ogni possibilità di sviluppo per questi due importanti centri della Calabria e per tutto il territorio della regione. Qualsiasi progetto di sviluppo senza la presenza del vettore nazionale sarebbe zoppo».
«A poco, poi – è stato detto – possono servire gli interventi delle compagnie low cost. Senza l’intervento economico pubblico, senza una partecipazione diretta della Regione e dello Stato, infatti, queste società non investiranno mai sul territorio calabrese. Anche alla luce di questo, quindi, riteniamo fondamentale che la politica nazionale e regionale metta in atto un’azione forte e concreta al fine di prevedere il finanziamento della continuità territoriale, l’unico strumento che potrebbe scongiurare l’abbandono definitivo di Alitalia dalle rotte calabresi».
«Oggi, più che mai – è stato evidenziato – bisogna assolutamente aprire il confronto con le parti sociali e con le istituzioni sul piano industriale. Un piano di rilancio che deve essere assolutamente concertato con il sindacato e le istituzioni perché non è più accettabile un’ulteriore carenza di investimenti finalizzati al potenziamento di tutto il sistema aeroportuale calabrese. Sacal, poi, non può negare alla Città metropolitana la possibilità di entrare a far parte organicamente – attraverso l’acquisto di un pacchetto di quote partecipative – della cabina di regia del sistema aeroportuale regionale».
«Vogliamo sommessamente ricordare, infatti – ha concluso – che la società – quando ha acquisito la gestione organica degli aeroporti calabresi, ha assunto l’impegno di aprirsi in maniera non pregiudiziale nei confronti di tutti i territori». (rcz)
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