Fragomeni: I calabresi stanno pagando il fallimento della politica

Mariateresa Fragomeni, candidata a sindaco di Siderno, ha commentato ciò che ha definito uno «squallido spettacolo a cui i cittadini sono costretti ad assistere», ossia la mancata nomina del Commissario alla Sanità calabrese.

«Non si riesce a trovarne – ha detto la Fragomeni – uno disposto a trasferirsi a Catanzaro, non contrario all’uso delle mascherine e, se possibile, esperto. La lista dei quasi-Commissari continua, infatti, ad allungarsi e, dopo le dimissioni di Saverio Cotticelli, il passo indietro di Giuseppe Zuccatelli e il dietroftont in extremis di Eugenio Gaudio, oggi conta anche il nome di Agostino Miozzo, coordinatore del Comitato tecnico-scientifico con provata esperienza nella gestione delle crisi».

«È arrivato il momento di dire basta – ha sottolineato – i calabresi stanno pagando un prezzo troppo alto per l’inadeguatezza della politica, devono ribellarsi di fronte all’incapacità del governo Conte, responsabile oltre ogni ragionevole dubbio di un attentato alla loro salute. Nonostante le promesse fatte dal premier Giuseppe Conte in diretta televisiva, quando nel programma di Lilly Gruber ha annunciato il nuovo Commissario per la Calabria, la nomina è saltata ancora una volta, e per veto del Movimento 5 Stelle».

«Per questo – ha concluso – visto il protrarsi della situazione di stallo, ho chiesto al mio Partito, il Partito Democratico, l’assunzione di una immediata posizione a difesa della nostra regione. In un solo mese, nella nostra regione, sono morte di Covid 145 persone, non è possibile andare ancora avanti così. Anche in Calabria, vige la Costituzione». (rrm)

Spirlì al Governo: valuti le proposte che abbiamo avanzato ma che sono rimaste inascoltate

Il presidente f.f. della Regione Calabria, Nino Spirlì, è intervenuto, di nuovo, contro il Governo: «a questo punto, se la Calabria dovesse rimanere zona rossa, la responsabilità sarebbe solo del Governo, incapace di dare una guida alla sanità regionale».

Le ultime vicende della sanità calabrese, infatti, ha visto le mancate nomine di Narciso Mostarda, e di Agostino Miozzo, coordinatore del Comitato Tecnico Scientifico, come commissari della sanità calabrese.

La Presidenza della Regione, infatti, ha spiegato che dopo la telefonata del 25 novembre tra Spirlì e il presidente del Consiglio Giuseppe Conte, «è calato il silenzio, nonostante, per il bene dei calabresi, dalla Giunta regionale fosse arrivato un parere favorevole».

« «Il Governo – ha detto Spirlì – non è riuscito a dare una amministrazione alla Sanità calabrese e ha pure rifiutato la nostra disponibilità ad affiancarlo nella gestione del comparto. Così, la poltrona di commissario ad acta è ancora vuota, e i cittadini, nel caso in cui la zona rossa dovesse essere prorogata, si ritroverebbero a pagare per colpe altrui».

«Tutto quello che i Calabresi avrebbero dovuto fare in queste settimane – ha aggiunto – è stato fatto. Hanno rispettato il distanziamento, usato tutti i dispositivi di protezione individuale richiesti e abbassato le saracinesche delle loro attività commerciali, rischiando il tracollo. Quanto alla favola degli ospedali sull’orlo del collasso, si è smentita da sola, in quanto – a parte qualche periodo di maggiore afflusso, come accade dalle Alpi fino a Lampedusa e Pantelleria – negli altri giorni la disponibilità di posti in terapia intensiva e sub-intensiva e di letti ordinari c’è sempre stata».

«Lo spauracchio della morte alle porte degli ospedali, quindi – ha detto ancora – è stato solo un espediente per rappresentare la Calabria come uno Stato del quarto mondo in cui inviare medici missionari o salvatori muniti di super poteri».

«Resta l’amarezza, accompagnata dalla consapevolezza che, in terra di Calabria – ha concluso il presidente – i grandi geni nascono e, per quanto riguarda molti, restano. Mi auguro solo che il Governo, adesso, rifletta seriamente sulle proposte che abbiamo avanzato più volte ma che, purtroppo, non sono mai state ascoltate o prese in considerazione». (rrm)

Sapia (M5S) striglia il governo sul nuovo commissario

Il deputato del Movimento 5 Stelle e componente, alla Camera, della commissione Sanità, Francesco Sapia ha sottolineato come sia «intollerabile il continuo rinvio della nomina del commissario alla Sanità regionale».

«I sanitari e i cittadini della Calabria – ha aggiunto – stanno combattendo una guerra a mani nude, in un caos senza precedenti. Ciononostante, il governo non ha ancora scelto una persona competente e coraggiosa, adeguata al ruolo. Non c’è nessuno con queste caratteristiche?».

«L’incomprensibile, assurdo rinvio della nomina in questione – ha sottolineato il parlamentare del Movimento 5 Stelle – avviene proprio mentre alla Camera si sta discutendo del nuovo decreto Calabria. Così si perde ogni credibilità. Siamo al surreale, non è giusto, è un altro colpo al cuore dei cittadini calabresi, da sempre condannati a subire».

«Chiedo al presidente del Consiglio dei ministri, Giuseppe Conte – ha proseguito il deputato – di usare il pugno duro, di fermare le inutili divergenze nella maggioranza, di ascoltare la voce della rappresentanza parlamentare calabrese e di imporre l’individuazione di un esperto di sanità che conosca a fondo le dinamiche e le vicende del Piano di rientro e del Servizio sanitario regionale. Per onestà intellettuale e per rispetto di tutti i calabresi, rimandare ancora questa decisione fondamentale sarebbe imperdonabile e getterebbe pesante discredito sul governo nazionale, compromettendo anche il confronto parlamentare sul nuovo decreto Calabria».

«Noi parlamentari – ha concluso Sapia – non possiamo rimetterci la faccia, non possiamo proporre misure utili e necessarie, se poi il governo decide di non decidere. Mi auguro che da parte di tutti ci sia la responsabilità richiesta dal momento, gravissimo. I calabresi non meritano parole vuote, servono fatti». (rp)

DISAVANZO SANITÀ, LA PESANTE EREDITÀ
CHE RICADRÀ SUL FUTURO COMMISSARIO

Il 17 novembre 2020 si è riunita la Commissione Affari sociali della Camera dei Deputati per discutere del disegno di legge recante misure urgenti per il rilancio del servizio sanitario della Calabria. In questa sede, Andrea Urbani, direttore generale della Direzione generale della programmazione sanitaria del Ministero della Salute, ha dichiarato che il risultato economico attuale della sanità calabrese registra un disavanzo di 221,57 milioni di euro nel 2019 e che, dopo le coperture, il deficit residuo non coperto ammonta a circa 160 milioni di euro. Questo valore, tuttavia, non è ancora definitivo in quanto non sono pervenuti al Ministero i bilanci di alcune Aziende Sanitarie.

Come riportato da diversi organi di stampa regionali, a conclusione della riunione del tavolo di monitoraggio interministeriale sull’attuazione del Piano di rientro (Tavolo Adduce), ad ottobre 2020 è stato “certificato” un disavanzo di 225,42 milioni che sarà parzialmente coperto per 106,62 milioni. Il residuo negativo, pertanto, ammonta a 118,8 milioni di euro a cui va aggiunta la perdita portata a nuovo dell’anno 2018 che – come emerge dal verbale della riunione – sarebbe pari a 41,8 milioni. La somma del deficit netto 2019 e del residuo da coprire del 2018 ammonta a 160,61 milioni di euro.

La copertura del deficit pari 106,62 milioni di euro deriva dal gettito delle aliquote fiscali massimizzate derivanti da IRPEF e IRAP (98,06 milioni di euro) e dal conferimento di 8,56 milioni di euro a titolo di quota sociale delle prestazioni socio-sanitarie presente sul Bilancio regionale.

Se l’ammontare e la natura della copertura (a carico dei cittadini calabresi) del deficit siano apparentemente consolidati, entrambi i dati sul deficit 2019 e sulla perdita netta dell’anno precedente sono rappresentati in misura sostanzialmente differente in documenti e dichiarazioni recanti date molto ravvicinate.

Questo può certamente dipendere dal fatto che, di là dall’aver ottenuto parere favorevole da parte dei revisori, vengono esposti ed aggiornati i risultati dei bilanci delle aziende sanitare/ospedaliere che possono far aumentare o ridurre il deficit complessivo. Rispetto alle risultanze di ottobre (disavanzo del 2019 pari a 225,42 milioni) il deficit (sempre 2019) sarebbe pari a 221,56 milioni. Sulla perdita portata a nuovo del 2018, tuttavia, rileviamo una sostanziale differenza rispetto a quanto pubblicato nell’ultimo rapporto di monitoraggio della spesa sanitaria (Ministero dell’Economia delle Finanze) di agosto 2020.

Nel report, infatti, il valore della perdita portata “a nuovo”, cioè quella non coperta da maggiori tasse, da aggiungere al deficit netto dell’anno successivo, è pari a 57,22 milioni di euro. Dall’esito del Tavolo Adduce di ottobre, invece, tale perdita ammonterebbe a 41,8 milioni. La differenza è di 15,42 milioni di euro.

Sempre in base ai dati dell’ultimo rapporto sul monitoraggio della spesa sanitaria, in riferimento al IV trimestre 2019 la Calabria registra un disavanzo certificato di 116,7 milioni di euro che rappresentano il 10% del disavanzo sanitario italiano (1,1 miliardi di euro circa). Tale valore – come già rilevato – differisce di oltre 100 milioni di euro rispetto al dato esposto dal DG Urbani a novembre 2020. Tale differenza sarebbe ascrivibile all’esposizione nel bilancio di esercizio del 2019 dell’Azienda ospedaliera “Mater Domini” di Catanzaro di una perdita di esercizio di 101,78 milioni di euro.

Nonostante il grande clamore mediatico, prevalentemente determinato dalle dichiarazioni pubbliche dei principali attori coinvolti nella gestione della sanità regionale, la Calabria non è l’unica regione a registrare un deficit nei conti della Sanità.

Le regioni che, in base ai dati del IV trimestre 2019 (Fonte MEF), presentano un elevato disavanzo corrente sono la Provincia autonoma di Bolzano (-264 milioni), la Sardegna (-206,6 milioni), la Provincia autonoma di Trento (-184,4 milioni) e il Friuli-Venezia Giulia (-143,3 milioni). Il deficit di queste 4 regioni (tutte a statuto speciale) contabilizza circa il 72% dell’intero deficit sanitario nazionale.

Nel 2010, anno in cui è iniziato il commissariamento della sanità in Calabria, la regione aveva un disavanzo di 187,5 milioni di euro che, fino al 2013, è tendenzialmente migliorato, passando da 110,4 milioni nel 2011 a 70,7 nel 2012, fino a 33,9 milioni di disavanzo nel 2013. Dal 2014, invece, il trend è nuovamente peggiorato e il disavanzo è salito a 65.7 milioni nel 2014, per poi scendere a 58.5 nel 2015 e risalire rapidamente: 99,4 nel 2016, 101,5 nel 2017 fino a raggiungere il picco di 213,3 milioni di deficit nel 2018. Quest’ultimo disavanzo è stato parzialmente coperto tramite il conferimento delle aliquote fiscali preordinate dal Piano di rientro per oltre 98 milioni di euro, dagli oneri della quota sociale (8,6 milioni di euro) e da ulteriori coperture di 48,76 milioni di euro derivanti dall’innalzamento delle aliquote “addizionali” Irpef e Irap. La quota non coperta, 57,22 milioni di euro alimenterà il disavanzo netto del 2019 (Fonte MEF).

Diversamente dalla Calabria, la Regione Lazio – che partiva da una situazione ancora più drammatica – è uscito dal Commissariamento nel 2020 chiudendo il IV trimestre con un residuo positivo di 55.6 milioni di euro, a fronte di un disavanzo lordo di oltre 770 milioni del 2011.

Ad oggi, pertanto, non è ancora chiaro e definitivo l’ammontare del disavanzo della sanità regionale in Calabria registrato nel 2019. Il prossimo commissario ad acta della Sanità calabrese potrebbe trovarsi a gestire un deficit che oscilla (al netto di ulteriori disavanzi che potrebbero emergere dai bilanci delle ASP ed in particolare dal bilancio dell’ASP di Reggio Calabria) tra i 160 e i 175 milioni di euro che andrà sommato algebricamente al risultato della gestione del servizio sanitario dell’anno 2020.

[Courtesy OpenCalabria]

Siclari (FI): Il Governo ascolti i sindaci, fine commissariamento e azzeramento debito sanitario

Il senatore di Forza ItaliaMarco Siclari, ha invitato il Governo ad ascoltare i sindaci calabresi, che si sono presentati nella giornata di ieri a Palazzo Chigi per la fine del commissariamento e azzeramento del debito sanitario.

«È ora – ha aggiunto – di mettere un punto e di ripartire per tutelare il diritto alla salute dei cittadini italiani che vivono in Calabria. In tre anni ho presentato 6 emendamenti per la fine del commissariamento e l’azzeramento. Nei prossimi giorni si discuterà il sesto emendamento: invito il Governo e la maggioranza a valutare attentamente l’approvazione degli emendamenti che potrebbero avviare alla rivalutazione dei problemi della sanità della Calabria».

Il senatore Siclari, inoltre, ha ribadito che «in Calabria non si può più perdere tempo. La salute dei calabresi – che mi piace ripeterlo – sono cittadini italiani, non può più attendere di avere un’assistenza sanitaria adeguata e dignitosa».

«Serve – ha evidenziato – un piano straordinario per garantire un’offerta di prestazioni sanitarie di livello europeo ed in linea con la soglia minima dei Lea. È necessario ed improrogabile riaprire tutte le strutture ospedaliere in disuso o solo parzialmente funzionanti per realizzare oggi e subito gli ospedali covid che, una volta aperti, finita l’emergenza pandemica, potranno finalmente restare aperti per garantire l’ordinaria assistenza sanitaria. Serve una programmazione di edilizia sanitaria per adeguare gli hub esistenti alle norme antisismiche, di efficientamento energetico e di abbattimento delle barriere architettoniche e per la costruzione di nuovi ospedali laddove l’offerta sanitaria è insufficiente. Occorre assumere in tutto il Paese 20.000 tra specialisti e specializzandi dell’ultimo anno delle scuole di formazione, 40.000 infermieri e tecnici sanitari».

«Il Mes – ha concluso – al di là delle posizioni di partito, pregiudiziali ed ideologiche, permette di avere subito le risorse disponibili per realizzare questo ambizioso progetto di rilancio dell’assistenza sanitaria e per restituire ai nostri territori gli ospedali funzionanti nelle strutture che oggi sono vuote ed in disuso, nuove cattedrali nel deserto sanitario in piano di rientro». (rp)

CONTE HA ACCOLTO I SINDACI CALABRESI
FORSE QUESTA VOLTA QUALCOSA CAMBIA

di SANTO STRATI – Quasi due ore di colloquio, cordiale e affabile – riferisce la delegazione dei sindaci accolta a Palazzo Chigi dal Presidente del Consiglio Giuseppe Conte –. Forse qualcosa sta cambiando, forse è la volta buona che il Governo muta l’atteggiamento un po’ arrogante e supponente con cui fino a oggi ha affrontato le criticità della Calabria. È un segnale da cogliere, questo, forse la ritrovata coscienza dell’Esecutivo che s’è fatto troppo poco per i calabresi e, dopo le figure da cioccolataio con la nomina dei commissari a scadenza immediata, è maturata la convinzione che non si può più scherzare. I calabresi hanno perso il senso dell’umorismo e non hanno alcuna intenzione di stare a guardare e lasciar fare chi decide sulla loro testa.

Era la giornata dei sindaci, un tiepido giovedì di novembre, con più di 150 (su 400) sindaci giunti da ogni parte della Calabria per manifestare contro il Governo: si aspettava l’en-plein, ma il Covid ha scoraggiato o impedito una partecipazione massiccia. Poco male, la rappresentanza era assortita, trasversale, sì da far capire che in questo momento non c’è la destra, la sinistra, il centro: ci sono i calabresi che esigono risposte. Soluzioni serie e rapide che il premier Conte s’è impegnato a trovare subito.

All’uscita da Palazzo Chigi, le facce di Maria Limardo (la sindaca di Vibo) di Giuseppe Falcomatà (Reggio), di Mario Occhiuto (Cosenza), Sergio Abramo (Catanzaro) e Flavio Stasi (Corigliano Rossano) con quella del capodelegazione Anci Calabria Francesco Candia (sindaco di Stignano) erano serene e per niente tese. Avrebbe dovuto esserci il sindaco di Crotone, Vincenzo Voce,  all’incontro istituzionale, ma è rimasto bloccato perché ancora in quarantena. Al suo posto il giovane sindaco di Corigliano-Rossano che ha mostrato di avere le idee molto chiare, soprattutto a proposito dell’azzeramento del debito della sanità.

Conte ha voluto ascoltare le ragioni e le motivazioni di tutti, ha preso appunti, ha rassicurato e ha quasi convinto la delegazione che è uscita soddisfatta. “Quasi” convinta perché – è legittimo, visti i precedenti – avere un minimo di dubbio. C’era anche il ministro della Salute Roberto Speranza all’incontro, ma non è rimasto fino alla fine: di commissari non si è parlato se non a proposito della necessità di individuare e formare una squadra di eccellenze del territorio in grado di avviare un serio processo di rinnovamento della sanità calabrese. Missione impossibile, per chiunque, se non si cancella il debito e si riparte da zero: è una sorta di risarcimento che il Governo deve alla Calabria per i guasti causati dagli uomini scelti a gestire in nome dello Stato la salute dei calabresi. Troppi danni, tagli indiscriminati, chiusure di ospedali, servizi essenziali sospesi o eliminati in barba alle reali esigenze di cura dei calabresi, costretti a recarsi fuori regione anche per un’unghia incarnita (riferisce amareggiata qualche fonte medica). Un “turismo” sanitario che costa alla Calabria oltre 300 milioni e se si considera che i debiti della sanità sono poco più di 200 milioni se si riportassero le prestazioni in Calabria ci sarebbe persino la possibilità di sanare il disavanzo. Un deficit che il nuovo decreto Sanità che dovrà essere convertito in legge (e che si sta rivelando micidiale per i calabresi) prevede di coprire con 60 milioni aggiuntivi l’anno per tre anni. Ma se si deve continuare a pagare i debiti, si devono accantonare somme per il cosiddetto rientro, come si può investire in assunzioni di medici, specialisti, infermieri, paramedici, tecnici e attrezzature di nuova generazione? Bella domanda, facile la risposta: se ci sono debiti da saldare, i nuovi investimenti possono aspettare con buona pace dei calabresi.

Ora si tratta di vedere cosa succederà nei prossimi giorni: c’è una vacatio politica provocata dalla drammatica scomparsa della presidente Jole, ma c’è anche un vuoto clamoroso nella sanità, visto che il nuovo decreto il 3 novembre scorso ha azzerato tutte le nomine e cancellato tutti gli incarichi preesistenti. Serve dunque rapidamente una guida, possibilmente con competenze scientifiche e buona conoscenza di amministrazione, non il contrario. In Calabria ci sono ottimi professionisti, eccellenze sia in campo medico-scientifico sia in quello amministrativo e la conoscenza del territorio – pare evidente – è un requisito essenziale per chiunque sarà incaricato di risolvere la critica (ma sarebbe meglio dire drammatica) situazione calabrese. Non sarà un atto di nascita con origini locali certificate a garantire la bontà di un manager se poi manca la conoscenza del territorio. E allo stesso tempo non ci può essere solo il manager che taglia e spende se non conosce le dinamiche della sanità, a maggior ragione in questo terribile momento di pandemia. Ma c’era ottimismo sui volti dei sei sindaci che uscivano da Palazzo Chigi: ci piacerebbe condividerlo presto. (s)

Russo (Cisl Calabria): Bisogna rendere operativi gli ospedali chiusi in Calabria

Il segretario generale della Cisl CalabriaTonino Russo, ha sottolineato come «nel caos del sistema sanitario regionale, i cittadini continuano a pagare le scelte sbagliate del passato, come quella di chiudere molti ospedali periferici prima di aver riorganizzato la rete della medicina territoriale e rafforzato gli ospedali hub e spoke».

Per Russo, infatti, «questa scelta deve essere urgentemente riconsiderata»: «Le strutture ospedaliere chiuse possono, infatti, essere riattivate e rese operative in poco tempo per accogliere i pazienti affetti da patologie non Covid-19, in modo da far fronte alle loro necessità di cura e, al tempo stesso, rendere più disponibili per i contagiati da coronavirus gli ospedali attrezzati allo scopo».

«Nell’esprimere grande apprezzamento – ha detto ancora – per lo sforzo che in emergenza l’Esercito sta compiendo nel mettere a disposizione dei calabresi ospedali da campo e personale sanitario, non si può non tenere presente che si tratta, in una crisi pandemica che rischia di protrarsi per alcuni mesi, di strutture provvisorie che, all’approssimarsi dell’inverno, rischiano di rivelarsi inadeguate in un territorio dove invece esistono opportunità diverse immediatamente praticabili».

«La politica e le strutture commissariali – ha proseguito Tonino Russo – devono ora avere il coraggio di dire che si è sbagliato, di non perseverare nell’errore e di orientarsi verso altre opzioni che possono garantire una migliore qualità del servizio sanitario. Sembra, invece, che si continui a tergiversare senza offrire soluzioni convincenti e durature. Quando si provvederà, si spera al più presto, come il sindacato chiede da tempo, ad una riorganizzazione moderna ed efficiente della medicina del territorio, si definiranno strumenti e modalità con cui rete territoriale e rete ospedaliera potranno e dovranno interagire».

«Ora, mentre siamo ancora in attesa della nomina del Commissario straordinario – ha concluso il segretario generale della Cisl calabrese – bisogna affrontare con armi adeguate le urgenze e non aggiungere altri disagi a quelli che già i cittadini subiscono per responsabilità non proprie». (rrm)

L’OPINIONE / Giovanna Cusumano: Calabria figlia di un Dio minore

Di GIOVANNA CUSUMANO

Il segmento nel quale emerge gravemente la disparità, tra le Regioni del Sud e quelle del Nord del Paese, è la qualità dei diversi sistemi sanitari.

Le storiche differenze negli indicatori di qualità dell’assistenza sanitaria offerta ai cittadini dalle Regioni, hanno, inevitabilmente, accresciuto le diseguaglianze nell’accesso alle cure sanitarie, come ben noto ormai alla stampa nazionale e soprattutto a circa due milioni di calabresi, moltissimi dei quali, ogni anno, sono costretti all’ emigrazione ospedaliera, pur in presenza di eccellenti professionisti della sanità.

Sta proprio nella suddetta diseguaglianza di accesso alle cure sanitarie, la conseguenza più immorale della fallimentare politica sanitaria governativa, che ha reso la speranza di vita dei suoi cittadini più bassa rispetto alla media degli italiani. 

Ma, se è certamente vero che il ruolo delle Regione Calabria nella gestione del sistema sanitario è sempre stato rilevante, è, altresì vero, che non è più procrastinabile una seria assunzione di responsabilità da parte del Governo e dell’intero Sistema Sanitario Nazionale, atteso il divario della spesa sanitaria pro-capite tra le diverse regioni del Paese, quale diretta conseguenza di una iniqua distribuzione delle risorse a favore delle regioni del Nord.

Infatti, come emerge dal rapporto Svimez 2019, al Sud la spesa sanitaria è inferiore del 25% rispetto al Centro-Nord e questo risultato non è imputabile soltanto al minor gradimento dei servizi sanitari del Sud, ma anche alla meno consistente dotazione di posti letto nelle strutture ospedaliere.

Quanto emerge dal rapporto Svimez 2019 per la Regione Calabria, si può, tanto puerilmente quanto efficacemente, cosi tradurre nella necessità, ormai indifferibile, di aumentare i posti letto e assumere personale sanitario, onde evitare che la Calabria sia una perenne “zona rossa”.

In una situazione di straordinaria difficoltà, infatti, come quella creata dalla più grave pandemia che ha colpito l’umanità in questo secolo, i cittadini calabresi sono coloro che, tra gli italiani, corrono il pericolo maggiore per la difficoltà di accesso alle cure necessarie, a causa della fragilità e delle debolezze del sistema sanitario calabrese riconducibili in parte a evidenti sprechi del passato.

Serve, dunque, con altrettanta urgenza che il Governo/Parlamento cancelli o, quantomeno, congeli, il debito sanitario calabrese, consentendo alla Regione l’assunzione di personale medico e paramedico, l’acquisto degli strumenti necessari per fronteggiare gli effetti del Covid 19 e, appunto, la creazione dei necessari posti letto, attraverso la riapertura dei presidi ospedalieri. 

Diversamente, sarebbe profondamente iniquo per il popolo calabrese continuare a subire questa disparità di trattamento nell’accesso alle cure necessarie per contrastare la pandemia che è in atto.

È doveroso ribadire che, il deficitario sistema sanitario calabrese, è gestito da commissari nominati direttamente dal ministro della salute oramai da ben 13 lunghi anni, senza tangibili benefici.

Pertanto, la cancellazione del debito sanitario calabrese, o, in subordine, il suo congelamento, sarebbe, un passo importante e necessario, per sanare l’atavica frattura esistente tra la sanità del nord e quella del sud, da sempre svantaggiata, che si riverbera ingiustamente sulle classi sociali più deboli, oltre che impattare negativamente sull’economia regionale, e che è stata in larga misura determinata da una diseguale politica sanitaria nazionale.

E, poiché è proprio nei momenti storici più difficili, come quelli determinati dalla presenza di guerre o epidemie, che uno Stato è chiamato a garantire in egual misura tutti i suoi cittadini, è evidente che la permanenza di gravi diseguaglianze nei sistemi sanitari regionali, viola il diritto alla salute dei cittadini calabresi.

Sostenere con forza la richiesta di cancellare, o in subordine congelare, il debito sanitario della Regione Calabria, rappresenta un doveroso atto di giustizia sociale e di eguaglianza tra i cittadini italiani. (rrm)

Magorno, Vono (IV): Ascoltare tutta la classe dirigente calabrese

I senatori di Italia VivaErnesto MagornoSilvia Vono, hanno ribadito come «la questione della sanità in Calabria è diventata un nodo cruciale su cui è necessario che, tutta la classe politica calabrese, interloquisca con il Governo nazionale al fine di concordare la migliore soluzione possibile».

«Italia Viva – hanno detto – sostiene l’impegno degli amministratori del territorio calabrese attraverso una condivisione massima delle proposte pensate dai calabresi per i calabresi, per evitare ancora una volta di trovarci davanti a una situazione commissariale non risolutiva, come lo è stato in questi dieci anni».

«È fondamentale, quindi – hanno concluso Magorno e Vono – che si dia ascolto a tutta la classe dirigente calabrese, sindaci, parlamentari e medici per risolvere una situazione ormai diventata inaccettabile». (rp)

 

Nucera deposita denuncia contro il Governo: stanno distruggendo la Calabria

L’Associazione ‘La Calabria che vogliamo’, rappresentata dal presidente Giuseppe Nucera, ha annunciato di aver presentato, alla Procura di Catanzaro, una denuncia formale nei confronti del presidente del Consiglio dei ministri Giuseppe Conte, nonché del Consiglio dei ministri e dei singoli ministri.

Alla base della denuncia, il Dpcm dello scorso 4 novembre con il quale il Governo ha dichiarato la Calabria ‘Zona Rossa’.

«I dati ufficiali Covid  – si legge nella denuncia presentata alla Procura di Catanzaro – raccontano di una Regione virtuosa: è la regione con il più basso numero di casi positivi in rapporto alla popolazione, con 2 milioni di abitanti con 3.830 positivi, di cui il 95 % di asintomatici o poco sintomatici che non necessitano il ricovero in ospedale e 199 ricoverati, di cui 10 in terapia intensiva su 186 posti disponibili. Una situazione decisamente lontana da quella, più drammatica, del nord della penisola italiana».

«Il Dpcm e l’ordinanza del 4 novembre 2020 – si legge ancora – del sig. ministro della Salute, Roberto Speranza, sono stati emessi in totale assenza dei presupposti di fatto e di diritto e senza che vi fosse alcuna adeguatezza tra le misure adottate e il rischio effettivamente presente in Calabria, abusando, cosi, dei poteri ad essi conferiti dalla legge. Non si ravvisano nemmeno “i casi di estrema necessità e urgenza per situazioni sopravvenute” previsti dal citato articolo 2 comma 2 decreto legge 25 marzo n. 19 che autorizzerebbero il sig. Ministro della Salute ad adottare tali misure restrittive. A ben vedere, il provvedimento è stato emesso nella totale mancanza di una legge di copertura scientifica».

Accompagnato dall’avv. Francesco Palmeri, legale che ha curato la presentazione della denuncia-querela presso la Procura di Catanzaro, Giuseppe Nucera ha spiegato alla stampa presente fuori dal Palazzo di Piazza Matteotti i motivi della decisione che hanno portato all’esposto.

 

«Non si può giocare con la vita e la salute dei calabresi – ha dichiarato Nucera –. La manifestazione che si terrà domani a Roma, alla presenza dei sindaci della nostra regione, unita alle numerose proteste civili organizzate dai cittadini in queste ultime settimane, fanno capire che la misura è colma. Basta, i calabresi non ne possono più di subire queste angherie».

 

«In particolare, sul tema della sanità – ha aggiunto – più di un decennio di commissariamenti non ha portato a nulla se non a peggiorare una situazione già drammatica. Noi de ‘La Calabria che vogliamo’ chiediamo con forza che si metta la parola fine a scelte insensate e illogiche, che rispondono soltanto a motivazioni politiche. La sanità deve tornare ad essere gestita dai calabresi, che hanno le capacità per risollevarne le sorti. Accanto ad un esperto in materia sanitaria serve un Giudice della Corte dei Conti, perché il vero disastro si annida nei conti e nella gestione finanziaria».

«Quanto al Dcpm del 4 novembre – ha proseguito l’ex presidente di Confindustria Reggio Calabria – con il quale la Calabria è stata inserita nelle regioni ‘Zona Rossa’, il Governo, con la sua capacità, sta distruggendo una regione. La chiusura è arrivata non per una reale emergenza ma perché non si è fatto nulla per aumentare i posti di terapia intensiva negli ultimi mesi».

«Una decisione – ha concluso Nucera – che rischia di essere il colpo di grazia per l’economia della nostra regione, per questo motivo abbiamo ritenuto doveroso presentare oggi una denuncia presso la Procura di Catanzaro». (rrm)