Tavernise (M5S): Usare i fondi del Programma per ammodernamento tecnologico in sanità

Il consigliere regionale del M5S, Davide Tavernise, ha ribadito come «non è accettabile che non vengano spese celermente risorse già assegnate e disponibili per l’acquisto di apparecchiature tecnologiche e nuovi strumenti diagnostici fondamentali per tutto il territorio regionale».

Per il pentastellato, infatti, «la sanità pubblica calabrese vive una crisi che sembra ormai cronica anche e soprattutto per quanto riguarda le liste d’attesa. Lo spettro dell’autonomia differenziata rende la situazione ancora più allarmante. Il costo dei pazienti che si cura extra-regione è enorme e non è accettabile che non vengano spese celermente risorse già assegnate e disponibili per l’acquisto di apparecchiature tecnologiche e nuovi strumenti diagnostici fondamentali per tutto il territorio regionale».

«È il caso dei fondi relativi al “Programma di ammodernamento tecnologico” (deliberazione Cipe n. 51 del 24/07/2019 cui ha fatto seguito il DCA n. 5 del 31/01/2022): 86 milioni di euro disponibili per dotare i nostri ospedali di strumenti all’avanguardia di cui, al momento, sono stati spesi solo 33 milioni (circa il 38,28%) su 53 milioni ancora disponibili», ha spiegato Tavernise, rendendo noto di aver presentato una interrogazione a risposta scritta al commissario ad acta, Roberto Occhiuto, «per conoscere nel dettaglio le varie fasi propedeutiche al completamento del programma. Ossia conoscere le tempistiche previste per l’acquisto degli strumenti tecnologici mancanti e, al contempo, capire quali di quelli già acquistati sono stati collaudati e sono già in funzione».

«Il Programma – ha illustrato – prevede l’acquisto e l’installazione presso i presidi sanitari pubblici della Regione Calabria di n. 25 TAC, n. 17 Risonanze Magnetiche, n. 21 Mammografi, n. 11 Angiografi, n. 2 Gamma Camera, n. 4 Gamma Camera-TAC, n. 3 PET-TAC e n. 2 Acceleratori Lineari, per un totale di 85 apparecchiature tecnologiche e nuovi strumenti diagnostici.  Al momento risultano essere state fornite 9 Tac su una previsione di 25, 3 Risonanze Magnetiche su 17, 19 Mammografi su 21, 6 Angiografi su 11, nessuna Gamma Camera delle 2 previste, 1 Gamma Camera-TAC su 4, 1 PET-TAC su 3 e 1 Acceleratore Lineare su una previsione di 2. In totale delle 85 apparecchiature tecnologiche previste dal Programma di ammodernamento tecnologico ne sono state fornite 40, meno della metà».
«Nell’Ospedale di Trebisacce, ad esempio – ha spiegato – la Risonanza Magnetica consentirà di potenziare l’offerta pubblica della vasta area dell’alto Ionio cosentino con conseguente abbattimento dei costi dell’emigrazione sanitaria, oltre alla riduzione delle liste di attesa.
Così come l’implementazione delle nuove apparecchiature per il Poliambulatorio di Rende, per fare un altro esempio, consentirà di soddisfare il fabbisogno del bacino di utenza di un comune di circa 35mila abitanti, senza contare la popolazione dell’Università della Calabria, andando a decongestionare l’Hub dell’Annunziata di Cosenza».
«L’acquisizione di tecnologie di ultima generazione, inoltre – ha concluso – consentirà di offrire all’utenza, in un’ottica concorrenziale rispetto al privato, una possibilità di scelta per la fruizione di prestazioni radiologiche di elevata qualità».

Asp di Reggio: Nessuna chiusura del Poliambulatorio di Gallico

Il direttore dell’Asp di Reggio, Lucia Di Furia, come «nessun documento dispone, ad oggi, la chiusura immediata del Poliambulatorio di Gallico e nessuna nota è stata prediposta in tal senso».

Di Furia, rispondendo ad alcune note stampa a firma del Pd Calabria, in cui si prefigura addirittura che sarebbe in corso una mobilitazione per evitare la chiusura del Poliambulatorio di Gallico, ha evidenziato come «premesso che il poliambulatorio di Gallico è situato presso una struttura privata che l’Asp paga da anni e che i fitti passivi dovrebbero essere ridotti, essendo la Calabria una Regione in Piano di rientro, non si comprende come mai ci siano sollevate queste preoccupazioni da parte dei rappresentanti politici del Pd».

«È mia consuetudine confrontarmi con la Conferenza dei sindaci e, per questo – ha concluso – ho chiesto anche per le vie brevi, di recente, al sindaco della Città di Reggio Calabria, di organizzare un incontro che auspico possa tenersi a settembre, per discutere anche delle tante questioni che riguardano il territorio». (rrc)

La consigliera Straface: Personale sanitario impegnato a ridurre disagi a Spoke di Corigliano Rossano

La consigliera regionale Pasqualina Straface ha ribadito come «tutto il personale sanitario è impegnato a ridurre i disagi nei Pronto soccorso» dello Spoke di Corigliano Rossano.

«In questo momento di grande ed oggettiva pressione sugli ospedali spoke di Corigliano-Rossano – ha aggiunto – è doveroso azzerare ogni polemica soprattutto se strumentale e dimostrare, fin quando possibile, solidarietà a tutto l’apparato medico, infermieristico e degli ausiliari che in questi giorni è impegnato senza sosta nel soddisfare le diverse e svariate esigenze dell’utenza».

Straface, inoltre, ha incontrato il direttore Sanitario dello spoke, Maria Pompea Bernardi e insieme hanno fatto visita al Pronto soccorso del Giannettasio, accompagnati dal dirigente dell’Unità operativa di PS, Maria Francesca Valente, per rendersi conto personalmente del faticoso e importante lavoro di medici, infermieri e operatori socio sanitari che stanno dimostrando grande umanità e professionalità in una situazione di complessità fisiologica e facilmente intuibile soprattutto in questo periodo.

Nella stessa mattinata la Straface ha incontrato anche il responsabile del presidio di Primo intervento del Compagna, Giuseppe Malfarà.

«C’è sicuramente grande difficoltà ma – ha aggiunto – ho notato che il personale sanitario, dal primo all’ultimo, sta dando un grande contributo preziosissimo in termini di professionalità, dai dirigenti agli OSS, che svestendosi di ruoli e funzioni stanno dando il massimo per governare e fronteggiare al meglio una situazione sicuramente non semplice e non può e non deve essere oggetto di speculazioni, inutili ad ogni obiettivo».

Massima priorità, ovviamente, viene data ai codici rossi e alle situazioni gravi ed improcrastinabili, in un clima delicato dove sta emergendo anzi tutto una profonda umanità. A partire proprio dalle piccole cose, tutti, dai medici al personale infermieristico per finire al direttore sanitario, sono impegnati a garantire una risposta concreta a una domanda impressionante di richieste d’aiuto.

«È una sanità umana, solidale, che ha bisogno ancora di essere supportata. La Regione Calabria è impegnata a colmare un gap ultradecennale ereditato da decenni di mal governo politico e commissariale. Siamo sulla strada giusta per ridisegnare un’offerta ospedaliera degna del grande lavoro e dell’abnegazione che in questi anni –  ha concluso Pasqualina Straface, ringraziando tutti gli operatori della sanità per la loro abnegazione – sta mettendo in campo il Presidente e Commissario Occhiuto per restituire ai calabresi il sacrosanto e normale diritto alla salute». (rcs)

SANITÀ PRIVATA, IN CALABRIA È ALLARME
CONTI SALATISSIMI E POCHE PRESTAZIONI

di ANTONIETTA MARIA STRATI – Quasi 50mila euro per operare un tumore al seno in Calabria, circa 400 euro per un check up cardiologico nella stessa regione, 1.500 euro al giorno per un ricovero a bassa complessità e quasi 30mila euro per una degenza di due settimane ad alta complessità nel medesimo territorio. Sarebbero questi gli effetti che si avrebbero se in Calabria la sanità fosse privata. Numeri che «fanno rabbrividire» e che sono emersi da un recente studio della Uil e condotta dal segretario confederale Santo Biondo, «finalizzato a mettere in evidenza gli effetti che subirebbero i bilanci delle famiglie, nell’ipotesi in cui per curarsi, in presenza di un progressivo smantellamento della sanità pubblica, si fosse costretti a rivolgersi alla sola sanità privata pura».

Per lo studio sono state prese in considerazione la Lombardia, il Lazio e la Calabria, calcolando i costi medi di alcune prestazioni sanitarie più comuni, sulla base dei tariffari di alcune strutture sanitarie private, ubicate nei territori osservati.

«In sintesi – si legge – si può evincere che una persona che necessitasse di un ricovero per bassa complessità assistenziale, in assenza del Ssn, dovrebbe sostenere una spesa giornaliera che varia da un minimo di 422 euro fino a un massimo di 1.178 euro in Lombardia, da un minimo di 435 euro a un massimo di 1.278 nel Lazio e da un minimo di 552 euro a un massimo di 1.480 euro in Calabria. Se il ricovero fosse ad alta complessità assistenziale, la somma aumenterebbe e, al giorno si andrebbe da un minimo di 630 fino a 1.470 euro in Lombardia da un minimo di 530 a un massimo di 1.800 euro nel Lazio e da un minimo di 570 a 1.800 euro in Calabria.

Nel caso di un check up cardiologico, invece, tenendo conto che le tariffe sono variabili a seconda di età, sesso ed esami previsti, il costo in regime privato varia da un minimo di 220 a un massimo di 295 euro per donna e uomo in Lombardia, da un minimo di 234 a un massimo di 275 euro per una donna, e da 235 a 275 euro per un uomo nel Lazio, da un minimo di 373 a 400 euro per una donna, e da un minimo di 343 a un massimo di 397 euro per un uomo in Calabria.

Per un intervento chirurgico, come l’asportazione del tumore alla mammella, il più delle volte seguita dalla radioterapia, se si dovesse ricorrere come unica soluzione al servizio privato, si dovrebbe sostenere una spesa che può arrivare sino a un massimo di 29.400 in Lombardia, di 32.400 nel Lazio e di 48.400 euro in Calabria. Infine, per la chirurgia pediatrica, per risolvere un’occlusione intestinale del neonato o per affrontare casi più gravi come quelli correlati a una spina bifida, il costo, oltre la parcella dovuto al chirurgo, varia da 4.300 a 9.000 euro in Lombardia, da 6.100 a 9.000 euro nel Lazio, e da 6.400 a 11.000 euro in Calabria.

Un quadro desolante che indica come il Sistema sanitario nazionale sia vicino al collasso, ma non solo: per la Uil, infatti, «il Governo per strizzare l’occhio alla sanità privata, volta le spalle alla sanità pubblica. Tutti i provvedimenti dell’Esecutivo Meloni in materia di sanità, a partire dalle leggi di bilancio per finire al recente decreto “abbatti liste”, vanno nella direzione di un rafforzamento della sanità privata a discapito di quella pubblica. Direzione che aggrava sempre più “il malessere economico” di molte famiglie italiane, le quali sono costrette a modulare il proprio bisogno di cura, in funzione delle proprie disponibilità reddituali».

Cosa fare, allora? Per il sindacato si deve investire sui due assi fondamentali del Servizio sanitario nazionale: personale e territorio, ,ma non solo:«occorre: fermare la legge Calderoli, impropriamente definitivo regionalismo differenziato; attestare il rapporto Pil/spesa sanitaria sui livelli della media europea; combattere gli sprechi delle Regioni evidenziati, ormai da diversi anni, dalle sezioni regionali di controllo della Corte dei Conti» e «occorre – viene ribadito – far maturare nelle persone una maggiore consapevolezza sull’importanza di avere un sistema sanitario pubblico e universale. E, per raggiungere questo obiettivo, abbiamo scelto di utilizzare l’oggettività e l’evidenza dei numeri».

Dall’analisi comparativa tra le Regioni osservate, infatti, emerge come al diminuire dell’offerta sanitaria privata, rispetto alla domanda di cura, crescano le tariffe. Il che potrebbe configurare un regime di monopolio con poche cliniche private che definiscono condizioni di “cartello”, i cui effetti ricadono sui cittadini in termini di prestazioni più salate. Questo spiega perché i costi di alcune prestazioni in Calabria risultano più alte delle stesse attenzionate in Lombardia e nel Lazio. Al Sud, infatti, con la scarsa presenza sul territorio di cliniche private e in assenza di dotazione di personale sanitario, si verifica ciò che viene definito un aumento di “payment for performance”, ossia un aumento del costo della prestazione.

«Pertanto, con il nostro approfondimento – si legge nella nota – abbiamo voluto sottolineare, che tra le tante sue funzioni il nostro Ssn, svolge anche quella di “tranquillizzante” sociale. Il suo carattere pubblico e universale, infatti, garantisce alle persone, che si trovano ad affrontare un problema di salute, una forma di protezione a prescindere dalla loro condizione economica e reddituale. Nel nostro Paese dal 1978 ad oggi, la salute rappresenta un diritto costituzionale, riconosciuto a tutti i cittadini, grazie alla presenza del Servizio sanitario nazionale».

«Ciò non è scontato e pertanto, per noi non è banale ribadirlo – viene evidenziato –. Come tutti i diritti, anche quello legato alle cure del cittadino di fronte alla malattia, è un diritto che per essere mantenuto va sorvegliato socialmente, rivendicato continuamente e difeso collettivamente. Nella nostra Costituzione, il diritto alla salute è riconosciuto alla persona in quanto tale e il suo esercizio non può essere condizionato al lavoro che si svolge oppure alle disponibilità economiche. La salute del singolo è un bene della collettività. Per tale ragione, il cittadino partecipa al finanziamento del nostro sistema salute in proporzione alle proprie possibilità e lo stesso ne usufruisce, al verificarsi di un suo bisogno di cura: questa è l’universalità garantita.

«Per quanto concerne poi, il rapporto tra sanità pubblica e quella privata – viene evidenziato nello studio – occorre fare la seguente riflessione. Nell’ ipotesi in cui le famiglie per curarsi avessero come scelta obbligata la sanità privata, in un contesto in cui vi è una costante perdita di potere d’ acquisto di salari e delle pensioni, la rinuncia alle cure per alcune categorie di lavoratori e pensionati sarebbe una via obbligata. Pertanto, il progressivo arretramento della sanità pubblica è, con evidenza, un colpo mortale per i bilanci delle famiglie e un ridimensionamento del diritto alla salute».

«Occorre, perciò– dare applicazione al decreto attuativo n. 305 31/12/2022, il quale in continuità con quanto disposto dalla normativa contenuta nella Legge Concorrenza 2021 (legge 118/2022), definisce le nuove regole del gioco, che all’interno del sistema salute del nostro paese, dovranno sovrintendere al rapporto pubblico/privato. Le nuove regole, improntate al principio della trasparenza pubblica e della leale concorrenza tra le parti, stabiliscono nel sistema degli accreditamenti regionali, criteri omogenei e standardizzati su tutto il territorio nazionale. In riferimento a ciò, la legge sulla concorrenza rimane inattuata per volontà legislativa dell’ultimo decreto mille proroghe varato dal governo, il quale concede alle Regioni la possibilità di derogare, fino al 31 dicembre prossimo, all’applicazione della stessa legge».

«Le Regioni, pertanto, in modo interessato – conclude lo studio – sul tema accreditamento della sanità privata, continuano ad andare in ordine sparso. Il che vuol dire perseguire interessi che non sono dei cittadini, dato che dai primi approfondimenti, è riscontrabile che molte strutture private ad oggi accreditate, non dispongono dei reali requisiti relativi ai volumi (definiti dal Dm 70/2015), all’adesione al Cup e all’alimentazione del fascicolo sanitario». (ams)

LETTERA APERTA / Storia di una giornata di malasanità tra disservizi e attese disumane

di GIOCONDA CACCIA – Ci sono giornate destinate ad entrare negli annali dei ricordi, purtroppo anche di quelli spiacevoli. Nella giornata del 5 agosto, di buon mattino, ho portato mia mamma, 90enne, al policlinico di Germaneto per effettuare dei prelievi.

Mentre ci accingevamo ad entrare nella struttura sanitaria, la porta automatica si è chiusa all’improvviso causando una rovinosa caduta di mia mamma, la quale ha sbattuto  violentemente il capo a terra, con esiti imprevedibili. Anche su suggerimento di quanti hanno prestato i primi soccorsi, abbiamo pensato di approfondire gli effetti della caduta facendo ricorso al pronto soccorso dell’Ospedale di Soverato. Qui siamo giunti alle 14 circa, ed il triage ha assegnato a mia mamma il codice arancione (secondo le linee guida ministeriali si riferisce ai casi di urgenza indifferibile, ed il cui tempo massimo di attesa, per la presa in carico, è fissato 15 minuti). 

All’arrivo in pronto soccorso dell’ospedale di Soverato abbiamo trovato una sala d’attesa con  circa 10 pazienti, in buona parte alle prese con problematiche di cadute e, che quindi, avrebbero avuto necessità di essere portati in tempi celeri nei servizi appositi (radiologia ed ortopedia) per i necessari approfondimenti diagnostici. Non sempre, però, ciò che appare scontato, specie nelle nostre strutture sanitarie, viene utilizzato per snellire tempi e procedure.

Con il passare del tempo, sebbene non si siano, fortunatamente, registrati accessi per incidenti stradali o altre calamità, i tempi di attesa si sono inspiegabilmente dilungati a dismisura. Le visite dei medici del pronto soccorso hanno viaggiato a passo di lumaca, circa 1 paziente ogni 70 minuti. Alle comprensibili rimostranze di quanti (pazienti e familiari) erano in sala d’attesa, la risposta delle figure sanitarie presenti era  sempre la stessa: «dovete attendere stiamo lavorando».

Non è nostra intenzione sindacare sul lavoro altrui,  ma  quando si parla di interventi di pronto soccorso pare evidente che la variabile tempo debba avere priorità assoluta per misurare la qualità del lavoro dei medici ed infermieri coinvolti. Per l’esperienza da noi vissuta, pare quanto mai opportuno intervenire sul corretto utilizzo delle risorse, umane e tecnologiche di cui anche l’ospedale di Soverato dispone.

Spesso dietro la frase fatta, non c’è personale a sufficienza, si tende a mascherare anche forti limiti organizzativi che dovrebbero essere invece superati. A conferma di tale osservazione, non appena alle ore 20 è scattato il cambio dei professionisti, la squadra subentrante è stata quanto mai celere nel visitare i pazienti e predisporre gli interventi diagnostici entro poco tempo. Anche mia mamma ha fatto parte di questo gruppo e, dopo oltre 8 ore di attesa, è stata visitata da una dottoressa, gentile e competente.

Siamo usciti dal pronto soccorso dopo le ore 22, un tempo disumano per chiunque, ma specie per persone fragili, su cui sarebbe doveroso intervenire. In Calabria non deve vincere la rassegnazione, e chi ha responsabilità faccia la propria parte. (gc)

L’OPINIONE / Rubens Curia: Occhiuto chiarisca su lentezza nell’uso dei finanziamenti per sanità

di RUBENS CURIA – Se Milan Kundera fosse vissuto in Calabria forse non avrebbe scritto il suo capolavoro il cui titolo è “l’elogio della lentezza”.

Infatti dalle allegate schede, elaborate insieme all’ingegnere Francesco Costantino, del Programma di ammodernamento tecnologico finanziato per oltre 86 milioni di euro nel lontano 24 luglio 2019 con delibera Cipe, avvertiamo questa enorme lentezza dell’uso di questi preziosi finanziamenti!

L’ultima rilevazione, come Comunità, Competente l’avevamo fatta il 26 aprile 2024! Purtroppo il Programma di acquisti cammina molto lentamente, infatti dopo 3 mesi di immobilismo sono stati pubblicati due dca che interessano l’Asp di Vibo del 30 luglio 2024 attinenti l’avvio delle procedure per due Tac da destinare ai Presidi Ospedalieri di Serra San Bruno e Tropea.

Nell’incontro che, come Comunità Competente, abbiamo avuto a fine maggio con il Presidente Occhiuto, Esposito,Fantozzi, Miserendino e Calabrò, denunciammo la lentezza chiedendo se le responsabilità erano delle Aziende Sanitarie? Del Dipartimento tutela della salute? Dei Ministeri affiancanti?

Avere impegnato o speso 33 milioni di euro per acquistare Tac, Rmn, Pet, Mammografi ecc. contro gli 86 milioni assegnati dal Governo nazionale dopo 5 anni non è tollerabile!

La stessa Agenas, in una dettagliata relazione di alcuni anni fa, scriveva in merito alla obsolescenza delle nostre apparecchiature Medicali.
È necessario un intervento chiarificatore del Commissario Occhiuto, perché i calabresi che finanziano annualmente con oltre 100 milioni di euro i debiti del Servizio Sanitario Regionale hanno il diritto di sapere. (rc)

[Rubens Curia è portavoce di Comunità Competente]

 

Al Centro regionale delle Cefalee della Dulbecco al via i gruppi di auto-aiuto per emicrania cronica

Al Centro Regionale delle Cefalee dell’Azienda Ospedaliera Universitaria R. Dulbecco-Presidio Ospedaliero Puglieseè stato attivato un gruppo di auto-aiuto per i pazienti con emicrania cronica, utilizzando le tecniche di Mindfulness.

Lo ha reso noto in una nota l’Azienda, spiegando che si tratta «di una terapia complementare a quella farmacologica per affrontare il mal di testa ed è la via che sta sperimentando il Centro Regionale delle Cefalee con il responsabile Rosario Iannacchero e il direttore dell’Uoc di Neurologia Domenico Bosco, con il supporto di Emanuela Principe, dirigente psicologa del Servizio Psichiatrico di Diagnosi e Cura».

«La Mindfulness – viene spiegato – è una pratica di meditazione antichissima, che insegna ad accettare la propria condizione in modo non giudicante e accogliente secondo la definizione data da John Kabat Zinn, il ricercatore e il clinico statunitense della Harvard Medical School, pioniere dell’applicazione in ambito clinico. Questo trattamento è utile per chi convive con il dolore e per chi utilizza i farmaci in modo non adeguato, con l’obiettivo di ridimensionare e gestire la sofferenza e di raggiungere una maggiore accettazione di sé.
La Mindfulness è un processo che coltiva la capacità di portare attenzione al momento presente, aiutando i pazienti a gestire il dolore, evitando abuso di farmaci».

«Sono sempre maggiori le evidenze, anche da studi di letteratura, dell’efficacia di terapie psicologiche comportamentali nella gestione dell’emicrania – ha spiegato Emanuela Principe, psicologa, conduttrice dei gruppi di mindfulness all’interno del Centro – Patologie in cui interagiscono componenti biologici tipici della malattia, ma anche fattori psicologici e psicoemotivi. Già gli studi dell’istituto Carlo Besta di Milano, con cui il Centro regionale delle Cefalee ha avviato una collaborazione, con un progetto di ricerca finalizzata su circa 170 pazienti con emicrania cronica e in overuse di farmaci analgesici, ha dato risultati promettenti sull’efficacia della mindfulness come terapia complementare».

«Da maggio di quest’anno – ha aggiunto – il Centro Cefalee in collaborazione con Spdc del nostro ospedale attraverso l’attivazione di un percorso condiviso, una volta alla settimana, si è attivato un gruppo di auto -aiuto per i pazienti con emicrania cronica. Il percorso avviato dal Centro Cefalee di Catanzaro, volto a migliorare la qualità di vita dei pazienti affetti da una condizione fortemente disabilitante, come l’emicrania cronica, attraverso un approccio combinato farmacologico e non, rappresenta una delle prime esperienze in ambito nazionale». (rcz)

L’OPINIONE / Flavio Stasi: Il disastro della sanità nel totale silenzio dei rappresentanti regionali

di FLAVIO STASI – Mentre la Regione Calabria si accorge ad agosto del cambiamento climatico e del fatto che l’acqua sarebbe stata la vera emergenza dell’estate, sotto il profilo della sanità non possiamo lamentarci, perché l’emergenza è costante e duratura ed anzi peggiora nonostante i fantastici racconti di Graziano ed Occhiuto.

Il mese di agosto si è già annunciato come caratterizzato da ennesime chiusure temporanee dei Servizi di Continuità Assistenziale del territorio, ossia delle Guardie Mediche, fondamentali presidi a tutela della sanità.

La Guardia Medica di Cantinella chiusa per numerosi giorni e notti (compreso Ferragosto), nonostante la vasta utenza che copre questo importante servizio pubblico: da Corigliano Scalo alla stessa Cantinella, dalle numerose frazioni limitrofe e finanche a quelle dei comuni viciniori.

Analoga situazione nella Guardia Medica di Schiavonea, che in alcuni giorni del mese di agosto, e addirittura nel periodo di Ferragosto, sospende il proprio importante servizio. Un fatto inaccettabile se si pensa che la suddetta località marinara e turistica aumenta in modo vertiginoso, nel periodo estivo, con le presenze di villeggianti e concittadini che durante l’anno vivono fuori per esigenze di studio o di lavoro.

Sul fronte ospedaliero, continuano i disservizi e le segnalazioni soprattutto per le ambulanze che arrivano sempre con maggiore difficoltà e continuano a prestare servizio senza personale medico o addirittura, in casi di emergenza, con personale del Pronto Soccorso, distogliendo preziose risorse al presidio. Ciò che ci preoccupa non è solo l’emergenza generalizzata, ma il racconto totalmente distante dalla realtà di chi, invece, dovrebbe assumersi la responsabilità dell’inconsistenza totale dell’azione di Governo che avvertono, sulla propria pelle, utenti e professionisti.

Nell’esprimere piena gratitudine ai medici ed a tutto il personale sanitario che continua a lavorare e fare il proprio dovere tra innumerevoli peripezie, non possiamo che denunciare quanto continua ad avvenire nel nostro sistema sanitario, frutto di riforme insostenibili e gestioni disastrose, richiamando alle rispettive responsabilità non solo quanti ricoprono ruoli determinanti per l’organizzazione sanitaria ma anche chi, come l’intera rappresentanza territoriale, mette la testa sotto la sabbia e prova a far finta di nulla. (fs)

[Flavio Stasi è sindaco di Corigliano Rossano]

Sanità, aperte le centrali operative di Pizzo e Nicotera

L’Asp di Vibo Valentia ha aperto le Centrali Operative territoriali di Pizzo e Nicotera. Lo ha reso noto il consigliere regionale Michele Comito, rivolgendo un «un plauso ed un ringraziamento al management aziendale, perché sta dando concreto seguito ai decreti ministeriali e della struttura commissariale regionale che vanno nella direzione di un rafforzamento della medicina territoriale».

«Le due Cot, finanziate con fondi del Pnrr – ha detto Comito – hanno un ruolo organizzativo molto importante, in quanto si occupano della presa in carico del paziente nel caso di ammissione e dimissione protetta e programmata, e sono quindi il punto di raccordo tra ospedale, servizi del territorio e strutture intermedie, ovvero quelle accreditate».

In altre parole, hanno il compito di facilitare il passaggio del paziente da una struttura all’altra. Per fare un esempio: quando un paziente viene dimesso da un reparto ma non è ancora pronto per proseguire le cure nel proprio domicilio, sarà la Cot, interessata dall’ospedale stesso o viceversa dalla struttura, ad individuare il posto ed organizzare il trasferimento del paziente.

«Si tratta quindi di un supporto fondamentale – ha proseguito Comito – per decongestionare gli ospedali e dare una mano ai medici di medicina generale, ai professionisti e pediatri».

Al suo interno opereranno, per ogni Cot, un coordinatore infermieristico e tre infermieri, con supporto amministrativo dal distretto e dal servizio informatico, h12 per 7 giorni; successivamente è previsto anche un ampliamento di personale ed orario. Le Cot sono collegate tra di loro, con tutto il sistema informativo dell’azienda ma anche con le altre Cot della regione e d’Italia.

«Bisogna riconoscere che il lavoro dell’Asp guidata dal commissario Battistini – ha concluso il capogruppo di Forza Italia in consiglio regionale – sta andando nella giusta direzione: dalle parole ai fatti. E così sarà, molto presto, per l’istituzione dell’ospedale di comunità e delle case di comunità in altri popolosi centri della provincia, altro passaggio fondamentale per elevare la qualità del servizio sanitario nel Vibonese, e concorrere in maniera determinante a decongestionare gli ospedali che, come sappiamo, soffrono particolarmente per una non adeguata presenza numerica di personale. Ed a proposito di ospedali, non posso non constatare come la costruzione del nuovo nosocomio di Vibo Valentia proceda secondo cronoprogramma, segno che la spinta impressa dal presidente Occhiuto si è rivelata, ancora una volta, determinante». (rvv)

L’OPINIONE / Igor Colombo: Che fine ha fatto il piano per ridurre le liste d’attesa in Calabria?

di IGOR COLOMBO – L’ultimo rapporto diffuso dall’Istituto superiore della sanità registra una diminuzione della mortalità per il cancro, dati però in controtendenza al Sud dove, purtroppo, si continua a morire per tumore alla mammella ed al colon. In tutto questo gioca un ruolo fondamentale la qualità della nostra sanità, che include oltre alle strutture anche e soprattutto la prevenzione, non sempre garantita come ultimamente sta avvenendo all’ospedale Giovanni Paolo II di Lamezia Terme dove tale pratica è sospesa da alcuni mesi per mancanza di personale, e le visite specialistiche con ancora liste di attesa che vanno alle calende greche. Essendo malato oncologico sono direttamente interessato a tutto ciò che ruota intorno al circuito sanitario e ai Lea (Livelli essenziali di assistenza) ancora troppo bassi in Calabria.

Recentemente in Parlamento sono stati presentati tre emendamenti al Decreto liste di attesa al fine di superare le criticità connesse all’accessibilità e alla fruibilità delle prestazioni e garantire l’erogazione dei servizi entro tempi appropriati, in particolare nelle regioni sottoposte al Piano di rientro. Restando nell’attesa di ciò da noi per prenotare una visita specialistica, spesso urgente per pazienti oncologici, anche quelli interni e che si curano nel reparto, come il sottoscritto, ci sta attendere tempi lunghissimi ed anche quando l’impegnativa è segnata con codice di urgenza, la richiesta non viene soddisfatta in tempi celeri. Questo porta al malato la scelta obbligata, qualora ci sia la disponibilità economica del soggetto, a rivolgersi al privato che eroga il servizio con onorari salatissimi.

La salute è un diritto e non ha prezzo. Partendo dada questo assunto, da malato oncologico non posso fare altro che constatare una grave inadempienza della Regione Calabria in merito alla Legge 124 del 1998 che sancisce il diritto di accesso equo e tempestivo ai servizi sanitari. Non è accettabile quanto ancora succede in Calabria da che ne dica il governo Meloni ed il governatore Occhiuto, nessuna lista di attesa viene abbattuta. Oramai nel 2024 un paziente ha diritto a ricevere la prestazione sanitaria richiesta oltre che in tempi brevissimi e compatibili con la richiesta di urgenza, anche nella struttura sanitaria più vicina. Oggi tutto ciò non avviene e questo dato inoppugnabile rappresenta una grave ingiustizia per i malati oltre a comportare dei seri rischi per la salute degli stessi.

Che fine ha fatto il piano del ministro della Salute Orazio Schillaci, lanciato in pompa magna per ridurre le liste di attesa in Calabria? Lo stesso proprio due giorni fa ha richiesto nuovi fondi per far fronte a questa che ormai è diventata una emergenza, quindi significa che siamo ancora bel lontani dalla risoluzione di questa annosa problematica.

Da cittadino ma soprattutto da malato oncologico calabrese, esigo che la Regione Calabria si faccia carico attraverso il commissario ad acta nei tavoli di discussione e presso il ministero di avere il prima possibile tutte quelle misure necessarie per garantire il diritto alla salute dei cittadini. Chiedo altresì che la stessa Regione garantisca l’applicazione della legge 124/98.

Se nei prossimi mesi persisterà tale situazione, mi riserverò di presentare apposite denunce agli organi competenti ed arriverò ad attuare nella mia città di Lamezia Terme forme eclatanti di protesta. Il diritto alla salute va garantito e rispettato, e che questo mio appello arrivo chiaro e forte al presidente del Consiglio Giorgia Meloni, al ministro Schillaci ed al Governatore Roberto Occhiuto. (ic)