Lo Spi avvia interlocuzioni per una sanità a misura di anziani

Lo Spi Cgil Calabria «avvierà, da subito, interlocuzioni unitarie e istituzionali, non solo con i sindaci degli ambiti, ma anche con gli altri primi cittadini per capire e agire, per la realizzazione di quanto programmato per il 2024 ed iniziare un percorso di confronto che porti ad un’adeguata programmazione per il 2025» per una sanità a misura di anziano. È quanto ha reso noto Carmelo Gullì, segretario generale di Spi Cgil Calabria, nel corso dell’iniziativa Una sanità a misura di anziano. Dall’analisi sociosanitaria in Calabria alle nuove opportunità, svoltasi a Lamezia.

Presenti, anche,  la segretaria Spi Cgil Calabria Rossella Napolano e il segretario Cgil Calabria Luigi Veraldi. A concludere il Segretario Spi Cgil Nazionale, Stefano Cecconi.

Dalla rete ospedaliera insufficiente, ad una medicina territoriale svuotata fino ai ritardi nella nascita delle Case della Salute e ai fondi del Pnrr, si è discusso a più voci, con il contributo dei Segretari territoriali.

Negativo il giudizio sul Pnrr che provvede a finanziare gli investimenti e solo in piccola parte le spese gestionali relative al personale, non riuscendo a ribaltare il paradigma della sanità basata sulle strutture rispetto ad un sistema fatto per le persone e dalle persone,  mentre per combattere la desertificazione della medicina territoriale si sarebbe potuto dare un po’ d’acqua con investimenti sulla telemedicina e teleassistenza, sulle ambulanze medicalizzate, con l’incremento di elisoccorso in attesa di tutti questi cambiamenti.

Intorno all’importante partita del riassetto della medicina di prossimità e non solo, bisogna segnalare la crescita di processi virtuosi di interessi collettivi a tutela della salute dei cittadini e delle cittadine calabresi. Si tratta di una fitta trama di soggetti sociali che contribuisce in maniera collettiva alla costruzione di un più equo sistema sanitario regionale su diversi fronti (quello della partecipazione, della salute mentale, delle dipendenze e della riabilitazione, ecc.).

Rispetto alle aree interne lo Spi denuncia la mancata attuazione della Dgr 215/2018, completamente disattesa nel suo intento di incentivare una maggiore integrazione socio-sanitaria e la continuità dei percorsi assistenziali integrati ed invita ad attuare in tutta la regione Aggregazioni funzionali territoriali h12 e Unità Complesse di Cure Primarie h24.

Tra le proposte del sindacato l’istituzione di un Osservatorio epidemiologico regionale in grado di garantire una conoscenza delle condizioni di salute nelle aree interne e del territorio regionale per orientare una programmazione sociosanitaria davvero rispondente ai diversi bisogni esistenti in Calabria; l’estensione di una maggiore partecipazione non solo ai sindaci ma anche alle associazioni di volontariato che rappresentano i pazienti e i loro familiari ai fini di una più estesa co-progettazione e co-programmazione con e per il territorio.

Dettagliata e minuziosa la relazione della Segretaria Spi Cgil Rossella Napolano, sottolineando quanto sia «grave e democraticamente preoccupante che ciò che è avvenuto negli ultimi anni di importante nel campo sociosanitario in Calabria, dal piano di rientro, ai piani ospedalieri e territoriali, sia avvenuto senza il confronto con le forze sindacali».

Il Segretario Cgil Calabria Luigi Veraldi, ha annunciato una stagione di vertenze promuovendo, in particolare, quelle territoriali e invitando le categorie a parlare “tutte lo stesso idioma”.

Il Segretario Nazionale Cecconi ha concluso invitando a tenere alta la mobilitazione sia a livello nazionale che nei territori e annunciando proposte di legge di iniziativa popolare a sostegno del sistema sanitario pubblico universale. (rcz)

Bruni (PD): Discutere in sede istituzionale su criticità rilevate da Corte dei Conti su sanità e Pnrr

La consigliera regionale del Pd, Amalia Bruni, ha ribadito di discutere, in sede istituzionale, delle criticità rilevate dalla Corte dei Conti sulle «ben note criticità che interessano la nostra Regione soprattutto in materia di sanità, di lavori pubblici, e di attuazione del Piano nazionale di ripresa e resilienza».

«Nella relazione illustrata venerdì 23 febbraio – ha spiegato – il procuratore generale della Corte dei Conti, Ermenegildo Palma, richiamata l’attenzione sul fatto che impiegare in modo consapevole le ingenti disponibilità finanziarie di cui è destinatario il territorio regionale presuppone sia una visione lungimirante e realista nel programmare, sia la disponibilità di competenze tecniche nella realizzazione».

«Cose in cui l’Amministrazione regionale non brilla – ha aggiunto – tanto che, spiega il procuratore, le citazioni rispetto all’anno scorso sono rimaste invariate. Da professionista del settore, mi viene immediato mettere in luce le problematiche nella gestione sanitaria, evidenziando la presenza di una costante precarietà e di una confusione generata prima di tutto dalla presenza di numerosi commissari all’interno delle aziende sanitarie regionali. Oltre che dalla mancanza di controllo e di direttive chiare, che hanno generato un caos tra Dipartimento e Azienda Zero. Nonostante siano trascorsi tre anni, la situazione non è stata risolta».

«E dopo tanta enfasi, i bilanci consuntivi 2022 adottati a giugno 2023 a tutt’oggi – ha ricordato – non sono stati approvati. Doppi pagamenti, mancate opposizioni a decreti ingiuntivi per liquidazioni già effettuate, cattiva gestione della farmacia, impianti solari e termici che non funzionano nonostante i milioni buttati, mancato rispetto delle politiche di risparmio su fitti e gestioni immobiliari, proroghe continue dei servizi essenziali. Del resto proprio nella relazione si parla di diffusa omissione da parte della dirigenza responsabile del funzionamento delle strutture aziendali di iniziative invece obbligatorie».

«Il quadro delle criticità si completa con il ritardo nell’approvazione dei bilanci e nella progettazione del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (Pnrr), con particolare attenzione all’asse 6 relativo proprio alla sanità», ha affermato ancora Bruni richiamando anche «le responsabilità del governo per la confusione tra le responsabilità nazionali e regionali riguardo al Pnrr».

«C’è l’urgenza di completare la progettazione e rendicontare le opere entro giugno 2026. E visti i gravi ritardi nell’attuazione dei progetti e le innumerevoli criticità – ha concluso la consigliera Bruni – sarebbe il caso di spostare il confronto nelle sedi istituzionali, a partire da un confronto in Consiglio regionale per richiamare la Giunta e il presidente Occhiuto alle proprie responsabilità». (rcz)

Nuovo atto aziendale per i servizi all’Annunziata, il sindaco Caruso: Indebolisce pediatria

Il sindaco di Cosenza, Franz Caruso, ha evidenziato come sarebbe gravissimo se fosse veritiero l’indebolimento del Reparto di Pediatria all’Annunziata a seguito del nuovo atto aziendale per l’organizzazione dei Servizi ospedalieri del nosocomio cosentino.

Il primo cittadino, poi, ha definitivo «spiacevole che questo nuovo provvedimento sia stato deciso senza sentire il bisogno di discuterlo con le Istituzioni più prossime ai cittadini: i Comuni».

«Con Vitaliano De Salazar sin dal suo arrivo a Cosenza – ha proseguito – abbiamo instaurato un buon rapporto istituzionale, prima che personale. In diversi incontri abbiamo, infatti, convenuto sulla necessità di intrattenere un maggiore rapporto di condivisione e confronto tra le diverse Istituzioni pubbliche con l’obiettivo di individuare insieme la strada della rinascita della sanità cosentina. Le cose oggi, evidentemente sono cambiate».

«Ne prendo atto – ha aggiunto – ma non consentirò che si facciano giochi sulla pelle dei nostri cittadini che soffrono da tempo di un sistema sanitario inefficace ed inefficiente, incapace di garantire i Livelli Essenziali di Assistenza, che il commissario alla sanità Roberto Occhiuto, non solo non ha migliorato, quanto lo ha peggiorato sotto diversi aspetti e punti di vista, non ultimo i servizi di cura ospedaliera ai piccoli pazienti dell’Annunziata, che si stanno depauperando giorno dopo giorno, seppur in presenza di straordinari professionisti medici e valenti operatori sanitari».

«Ed, invero, anche se mai codificato concretamente – ha detto ancora – sembra che nel nuovo atto aziendale inviato dal commissario Straordinario De Salazar non ci sia traccia del pronto soccorso pediatrico che, invece, noi avremmo voluto finalmente definito, a voler tacere della paventata chiusura dei posti letto di rianimazione pediatrica a Cosenza che coinciderebbe con l’attivazione di cinque posti letto all’Azienda Ospedaliera Unica “Dulbecco” di Catanzaro. Soluzioni, queste ultime inaccettabili perché si gioca sulla pelle di piccoli pazienti il cui diritto alla salute dovrebbe, invece, essere universalmente garantito sopra ogni cosa e tenuto ben distante da calcoli di natura eminentemente ragionieristica».

«Detto ciò – ha detto ancora il sindaco Franz Caruso – è arrivato il momento di far sentire forte e unita la voce dei sindaci calabresi anche sui temi della sanità, atteso il fallimento fatto registrare in oltre due anni di gestione dal Presidente della Regione Calabria e commissario ad acta, Roberto Occhiuto».
«È necessario garantire il diritto alla salute dei cittadini anche in Calabria – ha concluso –. A tal fine è auspicabile la convocazione delle conferenze dei sindaci delle aziende sanitarie e successivamente della Conferenza permanente per la programmazione sanitaria e socio – sanitaria regionale, che rappresentano organismi rappresentativi delle autonomie locali e che devono potersi esprimere nei procedimenti di programmazione sanitaria e sociosanitaria a livello regionale e locale». (rcs)

Il progetto sperimentale della Farmacia dei Servizi funziona: Numeri importanti di prestazioni mediche

Millesettecentocinquantasei elettocardiogrammi, 879 monitoraggi della pressione arteriosa tramite Holter, 1.848 registrazioni Holter cardiache e 92 spirometrie. Sono questi i numeri che la Farmacia dei Servizi, progetto sperimentale per la salute e il benessere dei cittadini, ha raggiunto da luglio a dicembre dello scorso anno.

Questi numeri riflettono il costante impegno della Farmacia dei Servizi nel fornire servizi diagnostici avanzati e accessibili alla comunità calabrese. La disponibilità di tali servizi presso una farmacia offre un’opportunità preziosa per i pazienti di monitorare la propria salute in modo rapido e conveniente, riducendo al contempo i tempi di attesa e migliorando l’accesso ai servizi medici.

«Siamo estremamente orgogliosi di aver raggiunto questi risultati eccezionali – hanno dichiarato il Presidente e il Segretario Regionale di Federfarma Calabria, rispettivamente Enzo Defilippo e Alfonso Misasi –. La nostra missione è sempre stata quella di mettere al primo posto la salute e il benessere dei nostri concittadini, e questi numeri testimoniano l’efficacia dei nostri sforzi. Continueremo a lavorare duramente per fornire servizi medici di alta qualità e accessibili a tutti coloro che ne hanno bisogno».

La Farmacia dei Servizi continuerà a innovare e ad ampliare la gamma di servizi offerti, con l’obiettivo di promuovere la salute e il benessere della comunità calabrese. (rcz)

LA RIVOLUZIONE DELLA SANITÀ CALABRESE
INIZI DAGLI OSPEDALI IN BIOARCHITETTURA

di GIOVANNI LAMANNA – Da qualche decennio, balza regolarmente, agli onori della cronaca il tema dell’edilizia ospedaliera calabrese e la “costruzione dei cinque grandi ospedali”.

Volendo riassumere brevemente la vicenda iniziamo dalla presidenza regionale  di Agazio Loiero, il quale ottenne un finanziamento, dall’allora governo Prodi per una cifra straordinaria di 500 milioni di euro destinati alla costruzione di cinque grandi ospedali. L’ambizione di quella amministrazione era la realizzazione di alcune grandi opere, tra le quali, il palazzo della regione, i cinque grandi ospedali e finire la diga del Melito (la diga più grande d’Europa che dal 1982 è al 16% dei lavori previsti). 

Da allora si sono succedute varie amministrazioni, il presidenza di Giuseppe Scopelliti,  la presidenza di Mario Oliverio, la cui giunta fu decapitata immediatamente dalla magistratura e il Presidente non riuscì neppure a farsi nominare Commissario della sanità calabrese.

Durante quella amministrazione, fu indetta una “consulta sulla sanità” (alla quale partecipai come tanti Medici, tecnici ed operatori sanitari) e nella quale si diedero indicazioni e possibili soluzioni ai problemi individuati, fra queste, la costruzione dei nuovi ospedali con criteri tecnologici avanzati e prendendo in considerazione la bioarchitettura. Da allora sono passati anni, con la scomparsa della compianta presidente Jole Santelli e l’attuale amministrazione regionale guidata dal presidente Roberto Occhiuto.

In tutto questo tempo i calabresi non sono rimasti di certo fermi, anzi, sono andati a curarsi in altre regioni aggravando il deficit di bilancio della sanità regionale. L’emigrazione nel solo nel 2022 ha causato la riduzione della popolazione, quasi del 6%  ma soprattutto se ne vanno i giovani a cercare lavoro al nord o all’estero. Per tutti gli altri dati negativi vi rimando all’Istat ed è poco utile stilare elenchi.

L’attuale giunta regionale ha pubblicato recentemente un piano programmatico, che prevede una serie di investimenti, al fine di creare una rete ospedaliera efficiente ed intervenire sull’edilizia ospedaliera calabrese, utilizzando i fondi del Pnrr.

Per quanto possibile, cerchiamo di guardare alle cose con un minimo di ottimismo e cogliere le opportunità che si possono concretizzare grazie alla spinta verso la “transizione ecologica” e “l’economia sostenibile e circolare”, verso la riduzione dell’inquinamento ed il risparmio energetico. Enormi investimenti  dell’Europa, ma non solo, spingono con forza in questa direzione.

Paradossalmente, l’enorme gap tecnologico e di sviluppo della nostra regione, potrebbe essere un vantaggio,  considerando che è spesso più facile e meno costoso costruire dal nulla, piuttosto che trasformare ed adeguare quello che già costituisce una strutturazione consolidata ed efficiente.

La proposta

La proposta di Italia del Meridione vuole essere ambiziosa, come è giusto che sia ciò che nasce in una regione con storia di culturale importante e millenaria.

Si propone di puntare sulla  costruzione di ospedali in bioarchitettura che siano autosufficienti dal punto di vista energetico e quindi in grado. di auto-produrre tutta l’energia necessaria. Ogni processo organizzativo dei servizi o produttivo sarà rivalutato rispetto a principi ed indicatori di qualità precisi ed ineludibili.

Rivedere le procedure organizzative, l’esternalizzazione dei servizi, la gestione dei rso ed rsu, la produzione autonoma di energia, la gestione dei risparmio energetico, la prevenzione della diffusione dei super batteri e delle infezioni crociate, l’integrazione col territorio ed il miglioramento del rapporto con i cittadini/utenti, con l’obiettivo finale di migliorare la salute e ridurre la migrazione sanitaria.

Temi complessi, all’interno di un sistema complesso, che si caleranno in un contesto economico e sociale drammatico. Sarà necessario uno studio accurato per non commettere errori.

l’istituzione di un “distretto tecnologico/sanitario” che avvii la progettazione dei grandi ospedali o riveda le progettazioni già avviate, secondo i più avanzati standard architettonici, organizzativi, energetici.

La ratio di tale organismo è consentire la collaborazione delle università della Calabria, in particolare la facoltà di architettura di Reggio Calabria, l’università di Cosenza per le tecnologie, l’informatica, l’intelligenza artificiale, l’università di Catanzaro per l’organizzazione sanitaria e  le istituzioni, ed ogni altra risorsa che si ritenga utile e necessaria  all’obiettivo di costruire un modello di ospedale innovativo, che costituisca un nuovo standard di riferimento, non solo per la nostra regione ma per l’intera l’Europa.

Una visione ambiziosa che non ci si aspetta provenga da una regione, sulla quale pesa il muro dei pregiudizi negativi.  Realizzare questa idea/progetto ci aiuterà cambiarne l’immagine della Calabria  in senso positivo e renderci fortemente attrattivi, non solo in campo sanitario ma anche turistico, sociale, ambientale, economico.

Buon ambiente e buona Calabria. (gl)

[Giovanni Lamanna è responsabile Ambiente – Direzione Regionale Calabria “Italia Del Meridione”]

Raggiunto l’accordo sull’indennità di Pronto soccorso. Fp Cgil e Cisl Fp Calabria soddisfatte

La segretaria generale della Fp Cgil Calabria Alessandra Baldari e quella della Cisl Fp Luciana Giordano esprimono, in una nota congiunta, la propria soddisfazione per l’accordo raggiunto sull’indennità di Pronto soccorso.

«All’esito di una riunione fiume nella Cittadella regionale di Catanzaro – è scritto nella nota – il 15 febbraio è stato finalmente sottoscritto l’accordo sull’indennità di Pronto soccorso tra la delegazione della Regione Calabria e le organizzazioni sindacali delle federazioni del Pubblico impiego. Si tratta di un importante riconoscimento economico conferito agli operatori dell’area dell’Emergenza-Urgenza della Sanità pubblica, veri “soldati” di trincea nella battaglia per la salute, che in questi anni si sono trovati a svolgere il cruciale ruolo di baluardo e prima assistenza in condizioni di lavoro disagevoli, e sotto una pressione sociale che è sovente sfociata in episodi di insofferenza e violenza, a causa della carenza di organico e di organizzazione».

«È per questi motivi – dicono le due sindacaliste – che la Fp-Cgil Calabria e la Cisl Fp Calabria hanno raccolto la disponibilità degli attuali vertici regionali sulla questione, dopo mesi di richieste di convocazione per affrontare questa e altre tematiche. Infatti, siamo sempre in attesa di affrontare i temi delle assunzioni, stabilizzazioni, riorganizzazione del Suem 118 e tanto altro ancora».

«L’accordo – conclude il comunicato congiunto – riconosce un’indennità mensile di 66 euro, con decorrenza 1 gennaio 2022, a 1443 unità di personale che hanno operato nelle strutture interessate. L’indennità spetterà al personale del comparto sanità che opera nei Ps ospedalieri, nelle centrali operative del 118, nei Pronto soccorso pediatrici e ostetrici oltre che nei Punti di primo intervento. Secondo l’art. 1, comma 293 della Legge n. 234 del 30/12/2021, le risorse disponibili per la Calabria ammontano a € 1.153.596, e soltanto adesso, in netto ritardo rispetto a moltissime tra le regioni italiane, è stato trovato l’accordo per la loro ripartizione tra i lavoratori. Per l’anno 2023 saranno utilizzati gli stessi criteri, utilizzando le somme che ci saranno assegnate». (rcz)

L’OPINIONE / Mariateresa Fragomeni: Occhiuto non premi Sibari danneggiando l’Asp di RC

di MARIATERESA FRAGOMENI – Abbiamo pagato più tasse del dovuto, sono entrati più soldi rispetto al volume di disavanzo da coprire ma questi soldi piuttosto che restare nelle zone più a rischio, come la provincia di Reggio Calabria, vengono dirottati nel buco nero dei nuovi ospedali che continuano a non vedere la luce ed a drenare solo risorse utili alla collettività.

Tutto questo non è accettabile e serve aprire immediatamente un dialogo con il presidente Occhiuto per far sì che tutti i calabresi siano tutelati allo stesso modo, senza disparità.

Alcuni consiglieri regionali, come ad esempio l’onorevole Pasqualina Straface, hanno esultato annunciando di avere trovato i soldi per coprire i costi extra dell’ospedale di Sibari: ma come è possibile che le risorse che tutti i calabresi hanno pagato possano essere destinate ad un ospedale i cui costi continuano a lievitare continuamente senza trovare mai una soluzione?

I calabresi hanno creato questo tesoretto, mettiamola così, pagando più tasse rispetto agli altri cittadini italiani perché avendo un piano di rientro dal disavanzo c’è un’aliquota regionale maggiorata per coprire il disavanzo: questi soldi, quindi, sono vincolati solo ed esclusivamente per questo obiettivo, ripianare il disavanzo.

Ma come facciamo a dire che questi soldi sono avanzati se l’Asp di Reggio non ha ancora approvato i bilanci pregressi? È stata la stessa Corte dei Conti a dire che il disavanzo sanitario regionale è inattendibile perché i dati dell’Asp di Reggio semplicemente non sono correttamente quantificati: l’Asp di Reggio Calabria deve ancora redigere ed adottare i bilanci che comprendono gli esercizi che vanno dal 2013 al 2021, e da essi è altamente probabile che ne deriverà un imponente disavanzo sanitario pregresso.

È sbagliato mettere mano a quelle risorse: Sappiamo benissimo cosa succederà dalla quantificazione del disavanzo di Reggio Calabria e, quindi, quei soldi serviranno per coprire il buco che verrà quantificato. Non possiamo spostare questi soldi, e creare dunque altro disavanzo, per risolvere i problemi dell’Ospedale della Sibaritide e di altre situazioni in giro per la Calabria quando dovrebbero essere interamente dedicati all’Azienda sanitaria di Reggio Calabria ed ai suoi cittadini, che hanno il diritto di avere le stesse prestazioni sanitarie delle altre Province.

Chiedo quindi al commissario Occhiuto di congelare quelle somme e di cercare le somme per gli extra costi degli ospedali calabresi o per i Lea quel governo che, invece, sta facendo di tutto per affossare il Meridione d’Italia con iniziative avventate come l’autonomia differenziata. (mf)

[Mariateresa Fragomeni è sindaca di Siderno e referente della Conferenza dei Sindaci della Locride all’Asp di RC]

L’EMIGRAZIONE, IL TRISTE FENOMENO CHE
ARRICCHISCE IL NORD AI DANNI DEL SUD

di PIETRO MASSIMO BUSETTA – «Attualmente  la stragrande maggioranza degli interventi viene effettuata con tecniche chirurgiche d’avanguardia e mininvasive, grazie alla laparoscopia con visione tridimensionale ed alla chirurgia robotica. Queste  competenze hanno permesso di trattare moltissime patologie in maniera ottimale e secondo i più alti standard terapeutici nazionali ed internazionali». Lo afferma Alfredo Ercoli, professore ordinario di Ginecologia ed Ostetricia e direttore della Scuola di Specializzazione in Ginecologia ed Ostetricia e direttore dell’Uoc di Ginecologia ed Ostetricia del Policlinico ‘G. Martino’. Di Padova? Eh no. Non ci crederete ma parliamo di Messina. 

Contraddicendo tutti coloro, molti di questi meridionali, che se hanno un problema di salute pensano che il miglior modo di risolverlo sia quello di comprare un volo low cost per il Nord. 

In realtà tutti sanno che le eccellenze sanitarie  in termini individuali sono certamente presenti in tutto il Paese. Ma mentre al Nord il sistema sanitario ha una organizzazione complessiva, che garantisce il malato in tutti i momenti della sua degenza spesso, invece,  nelle strutture meridionali a fianco alle eccellenze professionali vi è una realtà complessiva che non è all’altezza delle individualità, anche eccellenti, che vi operano. Tale situazione  di mobilità comporta un costo per la regione che subisce il trasferimento ed un vantaggio per chi invece accoglie i pazienti. 

Infatti le amministrazioni, che fanno parte del sistema sanitario nazionale, rifondono a quelle che accolgono i costi sostenuti per prestare le cure richieste. Anzi le strutture di accoglienza si sono organizzate in maniera tale che non vi siano liste di attesa per chi arriva da fuori, che invece permangono per i residenti, in modo da incoraggiare i pazienti alla emigrazione sanitaria. 

Un sistema messo a punto non solo per quanto attiene alla sanità ma anche per la formazione, che le Università del Nord offrono agli studenti del Sud. Recentemente il politecnico di Torino si preoccupava della bassa natalità del Sud, perché tale fenomeno avrebbe comportato una minore richiesta di iscrizione da parte degli studenti meridionali. 

Anche in questo caso il prezzo che viene pagato dal sistema economico meridionale è estremamente alto. Perché non riguarda solamente il costo dell’iscrizione presso le università, ma anche il costo del soggiorno che aiuta i sistemi economici di Pisa, di Bergamo o di Brescia, con una richiesta di affitto da parte dei pendolari, per tutti gli anni della frequenza.

Non solo ma a chiusura del periodo formativo, quando gli emigranti troveranno quel lavoro per il quale hanno deciso la frequenza nelle università settentrionali, i genitori compreranno magari una casa, vendendo quella posseduta, diminuendo enormemente il valore del patrimonio immobiliare del Sud, come sta avvenendo, e aumentando quello del Nord. 

Insomma il conto complessivo è di quelli che sembra incredibile. Il primo importo è quello relativo al costo della formazione dei 100.000 che ogni anno si trasferiscono per lavorare al Nord.

La maggior parte di essi ha una formazione universitaria. In media possiamo dire, considerato che vi sono anche delle professionalità senza titolo di studio,  che la formazione è quella media  superiore. 

Il costo complessivo per far nascere, crescere e formare  un giovane in modo che possa cominciare a lavorare è di circa 200.000 €, che moltiplicati per i 100.000 che ogni anno se ne vanno fa una somma vicina ai 20 miliardi di euro, che le regioni meridionali regalano a quelle del Nord, in prevalenza. In realtà vi sono anche le migrazioni internazionali che andrebbero sottratte a questa cifra. 

In questi anni è cresciuta anche la migrazione sanitaria dalle regioni del Sud a quelle del Nord con 4,25 miliardi di euro che si spostano verso il Nord. 

A Emilia-Romagna, Lombardia e Veneto il 93,3% del saldo attivo. Il 76,9% del saldo passivo grava sul Centro-Sud. Delle prestazioni ospedaliere e ambulatoriali erogate in mobilità oltre 1 euro su 2 va nelle casse del privato.

Il Miur ha annunciato che nell’anno accademico 2022-23 ci sono state 331 mila immatricolazioni (147 mila maschi, 184 mila femmine). È una cifra costante negli ultimi anni. Il 25 per cento di studenti meridionali fuori sede si traduce in oltre 82 mila partenze. Applicando il criterio di spesa prudenziale dei 30 mila euro l’anno per ogni studente, il prodotto della moltiplicazione è di 2,47 miliardi di euro in fondi privati trasferiti dal Sud al Centro-Nord. 

Facendo la somma di tutte queste risorse andiamo verso i 30 miliardi annui che vengono trasferiti che, sommati ai 60 di spesa pro capite differente, calcolata dal dipartimento per le politiche di coesione, fanno  una somma complessiva di circa 90 miliardi annui. 

Pensate che qualcuno voglia rinunciare alla mucca grassa che si trova a mungere senza opporre resistenza? Sarà difficile.       Ovviamente l’autonomia differenziata porterà ad una aggravamento di questa situazione. Poiché avendo a disposizione meno risorse la sanità meridionale non potrà che peggiorare, mentre quella settentrionale avrà un standard sempre più di livello. 

Stessa condizione subirà la formazione universitaria, mentre l’impossibilità di trovare livelli adeguati di occupazione nel Sud alimenterà il processo migratorio dei giovani formati meridionali.

É uno schema tipico delle colonie che sarà difficile ribaltare senza interventi decisi e continuati, che non si vedono all’orizzonte. Bisogna comunque sottolineare che in parte tali  spostamenti sono dovuti a una reale differenza di assistenza o di formazione.

Ma nella maggior parte dei casi dipendono da una cattiva reputazione che le  strutture sia mediche che formative, al di là della loro reale valenza, in alcuni casi per loro colpa effettiva,  in altri per una vulgata cavalcata dagli interessi di chi vuole alimentare i trasferimenti, si sono “guadagnate”. (pmb)

[Courtesy Il Quotidiano del Sud – L’Altravoce dell’Italia]

L’INTERVENTO / Franco Locatelli: La Calabria fondamentale nella cura oncoematologica

di FRANCO LOCATELLI – Per me è un assoluto piacere e un privilegio poter partecipare, seppur a distanza a questo evento.

Ritengo, infatti, quanto organizzato questa mattina il miglior modo per ricordare un esemplare Servitore dello Stato, quale il Magistrato Lilia Gaeta è indubbiamente stata e, al contempo, un’opportunità importante per ricordarci quanto cruciale è investire in ricerca oncologica, soprattutto per quel che riguarda le patologie che colpiscono l’età pediatrica.

Nel nostro Paese, ogni anno, vengono a essere formulate circa duemila nuove diagnosi di neoplasia nella fascia di età compresa tra gli 0 e i 18 anni e alcuni tumori impattano selettivamente nei bambini più piccoli (fino ai 5 anni di età), mentre altri vengono diagnosticati principalmente, se non esclusivamente, nell’età adolescenziale.

L’oncologia pediatrica rappresenta uno dei modelli prototipali che documentano gli straordinari progressi raggiunti nella cura delle neoplasie. Infatti, oggi possiamo stimare che circa l’80% dei pazienti con una diagnosi di tumore formulata in età pediatrica ottiene una guarigione definitiva grazie ai trattamenti di prima linea o alle terapie di recupero.

Ai classici pilastri del trattamento anti-tumorale fondati sull’uso della chemioterapia, della radioterapia e della chirurgia, negli ultimi anni si è affiancata la formidabile arma dell’immunoterapia, il cui esempio più noto e certamente più tecnologicamente avanzato è rappresentato dall’uso delle cellule CAR-T.

Queste cellule CAR-T sono cellule proprie del sistema immunitario del paziente (i T-linfociti fisiologicamente deputati a proteggerci rispetto allo sviluppo di infezioni soprattutto di natura virale) geneticamente modificate per essere reindirizzate su un bersaglio tumorale.

È evidente come esse esemplifichino il concetto di medicina personalizzata, oltre che di precisione.

I trattamenti basati sull’impiego delle cellule CAR-T hanno già significativamente rivoluzionato lo scenario terapeutico nella cura dei linfomi e del mieloma multiplo, patologie che si sviluppano nei pazienti adulti, e della leucemia linfoblastica acuta a cellule B del bambino, adolescente e giovane adulto. Ora la grande sfida è traslare i risultati ottenuti grazie alle cellule CAR-T anche nei tumori solidi e i risultati che stiamo ottenendo all’Ospedale Bambino Gesù nella cura del neuroblastoma largamente incoraggiano in questa prospettiva. Grazie a questi nuovi strumenti terapeutici, possiamo guardare con fiducia all’obiettivo di migliorare ulteriormente le già eccellenti prospettive di cura che esistono per i pazienti pediatrici, mirando ad ottenere, inoltre, risultati di grande rilevanza anche per quel che pertiene la prevenzione degli effetti collaterali acuti o tardivi legati all’erogazione dei trattamenti anti tumorali convenzionali.

Non vi è miglior modo per onorare quanto a suo tempo affermato da Giovenale: “Maxima debetur puero reverentia”, ai bambini va dedicato il massimo delle attenzioni, anche ben tenendo a mente che le future generazioni rappresentano la nostra proiezione nel futuro.

A tutti questi straordinari avanzamenti biotecnologici va sempre affiancata l’attenzione per rendere le opportunità terapeutiche disponibili in egual misura in tutte le aree territoriali del nostro Paese, creando reti collaborative e di interazione sinergica tra i vari centri esistenti in Italia che si occupano di patologia tumorale pediatrica. Mi sia consentito ricordare nel merito che proprio in Calabria, regione a cui sono empaticamente legato, operano con grande efficacia i centri oncoematologici pediatrici di Cosenza, Catanzaro e Reggio Calabria.

A loro va la mia gratitudine come uomo di sanità pubblica per quanto ogni giorno viene messo a disposizione dei pazienti e delle loro famiglie.

L’auspicio con cui concludo questa breve riflessione è che i risultati ottenuti in Calabria, possano continuare a determinare un miglioramento costante della probabilità di cura; sarà il modo migliore anche per ricordare un gigante della sanità come il Prof. Giuseppe Profiti, cui mi legava rapporto di lunga amicizia e che un destino crudele ha tolto all’affetto di tutti noi mentre aveva appena iniziato un’opera straordinariamente importante per dare ulteriore impulso alla sanità regionale calabrese. Il ricordo del Prof. Profiti e del Magistrato Gaeta serva a tutti noi per continuare a profondere le migliore energie per la cura dei malati di cancro e in particolare per i bambini.

[Franco Locatelli è presidente del Consiglio Superiore di Sanità]

Bevacqua e Iacucci (PD): Fare chiarezza su mancata attivazione per posti letto per cure palliative a Rogliano

I consiglieri del Pd, Mimmo BevacquaFranco Iacucci hanno chiesto dall’Ufficio del Commissario ad Acta, guidato dal presidente Roberto Occhiuto, in merito alla mancata attivazione dei 14 posti letto per le cure palliative all’ospedale Santa Barbara di Rogliano.

«I 14 posti letto, dedicati a un momento così delicato delle cure per i degenti e per le famiglie che li assistono – hanno detto –, sono già costato oltre un milione di euro ed erano stati inseriti, a pieno titolo, nelle rete ospedaliera calabrese grazie ad un Dca firmato nel 2016 dagli allora Commissario e Vice Commissario alla sanità calabrese Scura e Urbani. Cosa sia accaduto successivamente  non è ben chiaro a nessuno, ma fatto sta che  i posti letto sono rimasti soltanto sulla carta nonostante siano stati già ampiamenti pagati dai cittadini calabresi».

«Ancora più preoccupanti le parole del sindaco di Rogliano – hanno proseguito i consiglieri dem – il quale attribuisce i ritardi sulla realizzazione del reparto Hospice, così come altre inefficienze registrate sempre all’ospedale di Rogliano, a una certa preferenza concessa alla sanità privata, che poi è una sorta di imprinting generale della gestione del centrodestra negli ultimi anni, così come abbiamo più volte denunciato».

«In ogni caso è davvero arrivato il momento di fare chiarezza su quanto sta avvenendo all’ospedale di Rogliano e – hanno concluso – come gruppo del Pd, ci attiveremo immediatamente, anche attraverso il deposito di un’apposita interrogazione, per avere contezza di quanto sia accaduto fin qui e, soprattutto, avere un cronoprogramma chiaro sui tempi effettivi della messa in funzione dei 14 posti letto». (rcs)