Il presidente Mancuso: In questa legislatura ripresa prerogativa legislativa su sanità

«In questa legislatura il Consiglio regionale, dopo anni di freni e di inibizioni causati dal commissariamento del governo, grazie all’ on. Roberto Occhiuto si è ripreso la prerogativa legislativa sulla sanità». È quanto ha dichiarato il presidente del Consiglio regionale, Filippo Mancuso, intervenendo al convegno Modus operandi in otologia e audiologia all’Università Magna Graecia di Catanzaro.

«Fra i diversi interventi adottati – ha spiegato – mi pregio di aver firmato la legge approvata dall’Assemblea calabrese nel 2021 con cui è stata disciplinata l’integrazione fra Pugliese-Ciaccio e Mater Domini. A seguito della firma del protocollo d’intesa fra Regione e Università, è stato raggiunto un traguardo storico, inseguito da oltre venti anni: l’istituzione dell’Azienda ospedaliero-universitaria ‘Dulbecco’. Abbiamo fatto sorgere un polo sanitario da 855 posti letto e con circa 4 mila dipendenti e, in aggiunta, abbiamo sbloccato oltre 300 milioni di euro che, nei prossimi anni, renderanno possibili per Catanzaro nuovi presidi sanitari e consentiranno di rinnovare quelli esistenti».

«La Regione, sia la Giunta che il Consiglio e l’on. Occhiuto nelle vesti di commissario ad acta della sanità – ha proseguito – seguono da vicino questa fase di ‘startup’ della ‘Dulbecco’. Mi auguro che l’obiettivo comune sia quello di plasmare, con la ‘Dulbecco’ a pieno regime, la punta di diamante del Servizio sanitario calabrese, uno dei poli più ragguardevoli del Mezzogiorno, in grado di fornire maggiori e migliori risposte ai pazienti, contenendo la migrazione sanitaria verso altre regioni».

«Un risultato – ha concluso – che potrà realizzarsi soltanto se tutti i protagonisti dell’Azienda ospedaliero-universitaria remeranno nella stessa direzione, accantonando logiche di parte o autoreferenziali e rendite di posizione. Al primo posto c’è il diritto alle cure dei cittadini». (rcz)

Si è riunito il Pd Calabria: Focus su sanità e scuola

Sono stati affrontati i nodi principali che la Calabria dovrà affrontare nei prossimi mesi, con un’attenzione rivolta in particolare alla sanità e alla scuola, nel corso della riunione del Pd in Consiglio regionale, che è stata condotta dal consigliere regionale Mimmo Bevacqua.

La crisi della sanità calabrese è sotto gli occhi di tutti e forse il comparto si trova ad affrontare il momento peggiore della sua storia. Proprio per questo è necessario un deciso cambio di passo nella gestione e investimenti che diano una sterzata decisa verso la sanità pubblica e universalistica, obiettivo del Pd a tutti i livelli. 

L’impegno dem in materia continua in maniera intensa dopo l’iniziativa che ha avuto luogo a Cosenza qualche giorno fa e alla quale hanno partecipato i rappresentanti del partito di cinque Regioni italiane e la presentazione di una proposta di legge per chiedere l’aumento delle risorse, depositata qualche giorno fa. Per il prossimo 27 settembre, infatti, è prevista a Lamezia una nuova iniziativa pubblica. L’incontro affronterà il tema della medicina di prossimità, strumento fondamentale per garantire il diritto alla salute in maniera uniforme su tutto il territorio.

Per provare a gestire l’emergenza che si sta verificando nel settore scuola, con i tagli e il dimensionamento, i consiglieri dem incontreranno i sindacati di categoria per provare a trovare le soluzioni più opportune per garantire il diritto allo studio ed evitare che molti paesi dell’entroterra possano perdere le scuole, baluardo di cultura e legalità.

Messo in calendario, inoltre, anche un incontro con i sindaci calabresi per fare il punto sull’attuazione di alcune riforme introdotte dalla giunta regionale di centrodestra che stanno creando non poche difficoltà alle amministrazioni, a partire da  quella che ha istituito Arrical e modificato il sistema di gestione delle acque.

Il gruppo del Pd ha poi dato la propria adesione alla proposta proveniente dal centrodestra in ordine al riequilibrio delle competenze delle Commissioni di palazzo Campanella. Un’adesione vincolata alla garanzia che il presidente del Consiglio Mancuso ha fornito durante la riunione della Conferenza dei capigruppo per una puntuale rivisitazione degli organismi anche dal punto di vista dei componenti. (rcz)

La consigliera Straface: Nei prossimi giorni ripartirà erogazione servizi all’Ospedale di Trebisacce

La consigliera regionale Pasqualina Straface ha assicurato che «nei prossimi giorni l’erogazione delle prestazioni ricomincerà regolarmente» all’ospedale di Trebisacce.

Nel nosocomio, infatti, «si sta procedendo all’installazione di una tac di ultima generazione – ha spiegato – tre volte più potente di quella attualmente in dotazione, ma ovviamente ci sono dei tempi tecnici di disattivazione della vecchia e installazione della nuova che richiedono un breve ma necessario periodo di sospensione del servizio».

«Spiace vedere come si voglia forzatamente sottolineare – ha detto – negatività nel comparto sanitario anche laddove non ce ne siano, anzi in un momento in cui si sta intervenendo in maniera migliorativa. Installare una nuova tac richiede inevitabilmente un breve periodo di sospensione, ma poi il servizio ripartirà meglio di prima anche perché la dotazione della diagnostica dell’Ospedale di Trebisacce oltre all’’arrivo di una nuova Tac prevede l’installazione di una risonanza, di un mammografo, di una colonna endoscopica, di un ortopantomografo e di un nuovo telecomandato».

«A questo vanno aggiunti l’adeguamento del blocco operatorio – ha concluso – e la riqualificazione del Pronto Soccorso grazie ai quali si renderà ancora più qualitativi i servizi erogati dal Chidichimo in modo da garantire il diritto alla salute dei cittadini di Trebisacce e del territorio». (rcs)

LA “SOLUZIONE” CUBANA STA FUNZIONANDO
MA BISOGNA PIANIFICARE PER LA SANITÀ

di ANTONIETTA MARIA STRATI – Medici cubani, “salvatori” della sanità calabrese o ennesimo tappabuchi di un’amministrazione disastrosa? Quella dei medici cubani arrivati in Calabria – ad agosto ne sono arrivati altri 120 – è stata un’idea lanciata dal presidente della Regione e commissario ad acta, Roberto Occhiuto, per sopperire alla grave mancanza di medici negli ospedali del territorio.

Una scelta che ha fatto molto rumore, ma che, alla fine, sta permettendo al sistema sanitario di respirare appena. Questo perché, nonostante il gran numero di professionisti arrivati da Cuba, non bastano, né sono – come più volte detto da Occhiuto – la soluzione. Gli ospedali hanno “fame” di medici, i calabresi hanno bisogno di medici. Hanno bisogno – e diritto – di una sanità giusta, senza la necessità di dover emigrare al Nord per potersi curare.

Intanto, tra un intoppo e l’altro, i medici cubani «hanno dato alla nostra regione un contributo fondamentale per tenere aperti gli ospedali e per dare risposte ai pazienti», come detto dal commissario Occhiuto quando, a inizio agosto, ha accolto i 120 medici che si aggiungono ai 51 che, da dicembre 2022, prestano servizio in quattro ospedali della Provincia di Reggio Calabria.

«All’inizio fui criticato per questa mia iniziativa, per aver portato in Calabria dei medici cubani», ha ricordato Occhiuto, sottolineando come «oggi tutti vorrebbero ripeterla nelle altre regioni. Lo scorso mese di agosto, quando firmai l’accordo presso l’ambasciata cubana a Roma, sostenni che questi medici non avrebbero rubato alcun posto di lavoro agli italiani. E infatti nell’ultimo anno e mezzo abbiamo assunto in Calabria 2.500 unità di personale sanitario».

Una scelta che «mi ha provocato critiche da tutti i partiti – ha dichiarato il presidente Occhiuto in una intervista al giornalista Giuseppe Smorto – e dagli ordini professionali: io devo solo governare una regione molto complicata, le buone idee non sono di destra né di sinistra».

«Questi professionisti – ha sottolineato Occhiuto – non hanno rubato un solo posto di lavoro. Hanno uno stipendio lordo di 4.700 euro, vivono in case in affitto, portano indotto e movimento nei piccoli paesi».

«I medici a gettone, le finte cooperative sono uno scandalo», dice Occhiuto, spiegando che «ci hanno chiesto anche 150 euro l’ora per ognuno, alla fine sono decine di migliaia di euro sottratti all’assistenza pubblica ogni mese. Sulla salute abbiamo fatto giganteschi errori di programmazione, il ministro competente era sempre considerato di serie B, oggi mancano risorse e riforme, speriamo nelle riforme».

«La presenza dei medici cubani sarà fondamentale per allentare la pressione nei Pronto soccorso, ma anche a recuperare i troppi ritardi accumulati nelle liste d’attesa per le visite specialistiche, che sono drammaticamente aumentati a causa della pandemia», ha dichiarato il consigliere regionale Antonio Montuoro, difendendo l’arrivo dei medici.

«Oltre un ventennio di commissariamento e assoggettamento al Piano di rientro – ha ricordato – hanno progressivamente acuito le criticità sia sul piano dell’assistenza ospedaliera che su quello della medicina territoriale e di prossimità si sono progressivamente acuite – scrive ancora Montuoro – La chiusura o il depotenziamento di numerosi ospedali considerati inefficienti e insicuri (in particolar modo i punti nascita e le chirurgie) non si sono tradotti in riqualificazione e riorganizzazione dell’offerta di servizi sociosanitari sul territorio determinando molteplici disfunzioni e traducendosi in tassi di emigrazione sanitaria ancora drammaticamente elevati pari a circa il 20%. A soffrire di questa situazione soprattutto le aree interne».

Per Montuoro, dunque, il «nuovo personale a supporto dell’attività dei pochi medici che resistono e garantiscono con grande professionalità e competenza il proprio operato in condizioni critiche, rappresenta una importante risposta alle preoccupazioni del territorio».

A parte qualche criticità riscontrata a Vibo – che è rientrata grazie all’intervento tempestivo del consigliere regionale del PD Raffaele Mammoliti, che ha fatto collocare i medici cubani dall’ospedale al Pronto Soccorso di Vibo Valentia, dove c’era più necessità – si può dire che la ricetta dei medici cubani sta funzionando.

Ne ha parlato, sul Venerdì di Repubblica Giuseppe Smorto, raccontando una bellissima storia di integrazione di questi medici che, tra un qualche difficoltà linguistica e magari qualche intoppo (hanno riparato un ecografo), quotidianamente danno un prezioso contributo alla sanità calabrese. Smorto, nel suo articolo, non racconta una favola, ma la dura realtà che, ogni giorno, medici, infermieri e personale devono affrontare tra strumenti malfunzionanti, poco personale e nervosismo alle stelle da parte dei pazienti e dei medici stessi.

Francesca Liotta, direttrice sanitaria dell’Ospedale-presidio della Piana di Gioia Tauro di Polistena, racconta al giornalista come «l’urgenza era tale che li abbiamo messi subito nei turni, perfino in rianimazione». E così è stato più o meno ovunque, perché in Calabria è una continua urgenza, nonostante la presenza dei medici cubani.

Ai tanti problemi, adesso, se ne aggiunge uno più grave: «la storia dei 497 medici cubani di cui nell’estate del 2022 il presidente della regione Calabria Roberto Occhiuto aveva annunciato l’assunzione a tempo determinato finisce alla Corte penale internazionale», scrive Il Foglio.

Nel giornale diretto da Claudio Cerasa, «grazie ad alcuni accordi, la regione del sud Italia poteva “affittare” da Cuba il personale sanitario – certo, a condizione che venissero prese precauzioni per impedire loro di disertare, ad esempio con pressioni sulle famiglie; e senza considerare che il grosso degli emolumenti li prende il regime dell’Avana».

«Nel caso particolare, in Calabria, su 4.700 euro pagati dalla regione a ogni medico ne vanno solo 1.200», riporta ancora Il Foglio, spiegando che «sono arrivate anche varie accuse di schiavismo: anche dalla ong Prisoners Defenders, che già lo scorso dicembre aveva denunciato appunto Italia, Qatar e Messico come corresponsabili di una tratta di persone e schiavitù in un rapporto che era stato inviato allo studio della Corte penale internazionale».

Un’accusa che è emersa a Miami nel corso del Tink Tank Interamerican Institute for Democracy, sul tema “Tratta di persone da parte della dittatura di Cuba. Schiavismo nel secolo XXI”, in cui «la posizione attiva dei governi della regione Calabria (Italia), del Qatar e del Messico nel contrattare con il governo di Cuba contingenti di operatori sanitari in condizioni di schiavitù avalla l’accusa formale di questi governi presso le Nazioni Unite e presso la Corte penale internazionale per tratta di esseri umani, schiavitù, persecuzione e altri atti disumani, crimini contro l’umanità tipizzati dallo Statuto di Roma all’articolo 7».

Sul caso è intervenuto il sindaco di Polistena, Michele Tripodi, sottolineando come l’indagine aperta dall’Aia abbia trasformato «un’opera di aiuto civile e sociale, addirittura in un crimine internazionale compreso tra i reati che riguardano la tratta degli esseri umani».

«È sorprendente – ha scritto – la doppia retorica inquisitoria fatta da L’Aia. La prima infatti sanziona un impegno solidale ed anche volontaristico di uno stato socialista come Cuba che ha avuto la capacita di formare e istruire migliaia di medici, a differenza di molti stati capitalistici che hanno privatizzato il diritto all’assistenza sanitaria e l’accesso alle cure mediche, di fatto mercificandolo e subordinandolo al profitto. E poi la domanda sorge spontanea. Anche le Ong che basano la loro missione sull’opera umanitaria di volontari, che fanno… tratta di volontari?».
«La seconda. Ma come? La precarietà, la flessibilità del lavoro – ha proseguito – il salario minimo, non sono forse retorica dell’economia capitalistica che nel tempo ha distrutto la cultura del lavoro e del salario garantito sostituendola con la precarizzazione non solo degli stipendi, ma degli orari di lavoro ma anche dei tempi di vita? Per fare un esempio i lavoratori dei Tis, impegnati negli enti pubblici percepiscono al mese un sussidio tra 600 e 700 euro (prima era di 500), senza un’ora di contribuzione a fini previdenziali e la possibilità di godere della indennità di malattia».
«Insomma la Corte penale internazionale di L’Aia si preoccupa dello stipendio dei medici cubani di 1200 euro impegnati a salvare (e menomale) quel che resta della sanità pubblica calabrese dopo anni di ruberie che di certo sono rimaste impunite nel silenzio colpevole di tutte le istituzioni statali e internazionali».
«Ma per un medico cubano uno stipendio di 1200 euro nel proprio Paese vale molto di più che uno di 3000 in #Europa ed in Italia.
È un fatto intuitivo. Per tutti tranne che per la corte penale internazionale. Curiosità… L’Aia è la stessa corte che ha emesso un mandato di cattura contro Putin, e non perché avrebbe aggredito un paese sovrano ma udite udite… perché avrebbe deportato i bambini ucraini in Russia. Ma le Onlus americane che li hanno portati per un periodo in Italia ed in altri paesi, li hanno invece salvati dalle bombe? (Stessa giustificazione data dalle autorità russe…)».
«Come si può notare dipende molto dai punti di vista. Un fatto è certo. Se il Presidente Roberto Occhiuto non avesse ricorso a Cuba, e Cuba non avesse risposto presente alla chiamata solidale, i nostri ospedali sarebbero già collassati prima del tempo», ha rilevato Tripodi.
Quelle del sindaco Tripodi sono parole vere ma, come detto dalla direttrice sanitaria di Polistena, «quando andranno via loro, come faremo?». (ams)

Il Pd Calabria: Maggiori investimenti per la sanità

A Cosenza cinque Regioni si sono confrontati sul sistema sanitario all’iniziativa del Pd in Consiglio regionale. Quello che è emerso è un appello unanime al Governo, ossia che servono «maggiori investimenti per la sanità pubblica».

Un vero e proprio incontro di lavoro (“Il partito democratico e i gruppi regionali a difesa della sanità pubblica”) che è stato molto apprezzato per sostanza e forma. Con Mimmo Bevacqua al tavolo dei relatori il capogruppo Pd in commissione sanità della Regione Lombardia, Carlo Borghetti e Micaela Fanelli, consigliere regionale del Pd Molise. Collegati da remoto Roberto Arboscello, consigliere regionale del Pd Liguria e Daniele Leodori, consigliere regionale del Pd del Lazio e vicepresidente del consiglio regionale.

Presente in blocco anche il gruppo consiliare regionale del Pd con Amalia Bruni relatrice e in sala Iacucci, Alecci e Mammoliti. Presente anche il segretario regionale e senatore del Pd Nicola Irto, che ha illustrato il piano di battaglia nazionale che il partito ha intenzione di seguire per difendere la sanità pubblica. 

Al dibattito hanno preso parte, in maniera vivace e con spunti interessanti, i sindaci del territorio, a partire da quello di Cosenza Franz Caruso, e poi gli amministratori, le segreterie delle federazioni provinciali dei sindacati, le associazioni di categoria e gli ordini professionali di settore. 

Veri e propri “stati generali” attorno alla difesa della sanità pubblica che chiedono a gran voce maggiori investimenti. Il governo nazionale deve riportare gli investimenti in sanità al 7,5% del Pil, così come accaduto in pandemia. Allontanandosi dal “misero” 6,2% attuale, tendente al ribasso. Mancherebbero 50 miliardi per avvicinare la sanità pubblica italiana a quella tedesca, il Pd ne chiede almeno 4 al governo, ma non è per niente facile spuntarla con questo centrodestra.

Il ruolo egemone del privato, la migrazione sanitaria, i tetti di spesa per il personale datati 2003, sono stati gli altri temi sensibili affrontati con un’attenzione particolare alle gravissime debolezze del sistema sanitario calabrese, tra bilanci scritti e approvati sulla sabbia e medici cubani in corsia nei nostri ospedali e i camici calabresi costretti, invece, ad emigrare.

«Non c’è niente da fare – ha detto Bevacqua –. Quella per la difesa della sanità pubblica è la prima battaglia del Pd in tutto il Paese. Il nostro gruppo regionale, coeso e determinato, non darà tregua su questo al commissario Occhiuto così come fatto fin qui, attraverso la nostra attività in Aula e in Commissione. La sanità è di tutti, senza distinzione di partito. La sanità è della gente e il Pd si batterà per renderla a portata di ogni cittadino, a prescindere dal suo reddito o dal territorio in cui è nato o si trova a vivere e lavorare».

«Questa problematica della sanità che si risolve ci dice solo una cosa: è lo strumento del commissariamento ad essere assolutamente sbagliato, andrebbe rivisitato», ha detto Amalia Bruni al Corriere della Calabria, suggerendo una «riorganizzazione e rimodulazione di un assetto legislativo che possa essere realmente di aiuto», perché le regioni «che hanno un commissariamento sono mandate a morte, così come è accaduto per la nostra».

«Non bastano i passaggi di carte – ha ribadito – ci vorrebbe un’assistenza molto più seria e molto più forte. Le scelte fatte dal governatore, mi riferisco in particolare ovviamente alla vicenda dei cubani, non le condividiamo. Servivano concorsi a tempo indeterminato, potevano essere banditi e in maniera cospicua. Sono stati assolutamente pochi e comunque con tempi non agibili. Questo significa ovviamente un ampliamento della rete formativa da parte delle Università».

Irto, sempre intervistato dal Corriere della Calabria, condanna «gli slogan» del presidente della Regione, Roberto Occhiuto, sottolineando come non ci sia stato «nessun passo in avanti, mentre i nostri reparti chiudono, mentre continua la migrazione sanitaria, e non c’è una risposta in termini veri di efficienza da parte della sanità calabrese. Ogni giorno ci viene raccontata una tragedia, qualcosa non funziona».

«È sotto gli occhi di tutti – ha detto – che il territorio è al collasso, il territorio non fa assistenza domiciliare, non c’è un filtro verso gli ospedali, è tutto collegato sugli hub e sugli spoke di questa regione. Abbiamo chiesto di destinare delle risorse ed aumentare le borse degli specializzandi dell’Università di medicina, abbiamo anche chiesto – nelle ultime due finanziarie – un aumento dei posti di specializzazione medica. Abbiamo un problema di personale medico? E allora aumentiamo i posti».

«Giochiamo ancora con il bluff dei medici cubani, che non rappresentano una soluzione strutturale», ha concluso. (rcs)

La consigliera Straface: Per l’Ospedale di Trebisacce previsto potenziamento pronto soccorso

Per l’Ospedale Chidichimo di Trebisacce è previsto non solo il potenziamento del pronto soccorso, ma anche quello di radiologia. Lo ha reso noto la consigliera regionale Pasqualina Straface, a margine dell’incontro al comune di Trebisacce, con il sindaco Alex Aurelio e i componenti della Giunta Comunale, per fare il punto sulla situazione sanitaria e sugli interventi che interesseranno il presidio.

 «Al sindaco e agli amministratori – ha proseguito – ho confermato che è stato già approvato il progetto di adeguamento del blocco operatorio ed è stata individuata la copertura finanziaria di circa 2 milioni e mezzo di euro. Si sta procedendo con l’assegnazione dell’appalto tramite Invitalia che è stata individuata dal sub commissario come stazione appaltante».

«Su disposizione del Presidente Occhiuto – ha aggiunto – è stato avviato anche il progetto di riqualificazione del Pronto Soccorso per un importo di poco più di 1 milione di euro finanziato dall’ASP Cosenza che andrà in appalto a giorni».

«Si interverrà, inoltre – ha illustrato – sul reparto di Radiologia con l’arrivo di una nuova Tac, di una risonanza, di un mammografo, di una colonna endoscopica, di un ortopantomografo e di un nuovo telecomandato».

«L’investimento caratterizzato da notevoli risorse e strumenti sull’ospedale di Trebisacce – ha concluso – certifica la volontà del Presidente Occhiuto di voler invertire quel processo di depauperamento degli ospedali calabresi e rendere tali strutture presidi sanitari adeguati garantendo al territorio regionale, nel caso specifico quello dell’alto Jonio, quel diritto costituzionale alla salute che per troppo tempo è stato negato».

Il sindaco Aurelio ha espresso soddisfazione per «la risposta tempestiva e rassicurante del consigliere regionale Pasqualina Straface, Presidente della Terza Commissione Sanità, Attività Sociali, Culturali e Formative sulla questione sollevata sul consultorio familiare dell’ospedale di Cariati».

Ringraziamo – sottolinea il Sindaco Cataldo Minò – il Presidente Roberto Occhiuto e la Presidente Straface per l’attenzione continua e costante rispetto alla sanità territoriale che vede il presidio ospedaliero del basso jonio cosentino tra i primi a registrare lavori in fase avanzata per la riqualificazione del pronto soccorso.

«Anche questo – ha aggiunto – è per noi segnale di un impegno che ci auguriamo possa arrivare a rendere presto il Vittorio Cosentino un ospedale funzionante a 360 gradi e capace di dare risposte alle comunità dell’hinterland».

Il sindaco ha, infine, colto l’occasione per invitare la consigliera Straface a Cariati per verificare lo stato dei lavori e confrontarsi anche sulle altre tematiche aperte come quella della carenza di risorse umane. (rcs)

A Cosenza l’iniziativa del Pd a difesa della sanità pubblica

Domani pomeriggio, a Cosenza, alle 18, nel Ridotto del Rendano, si terrà l’iniziativa “il Partito democratico e i gruppi regionali in prima linea a difesa della sanità pubblica”, organizzata dal gruppo regionale del Pd in Consiglio regionale.

All’incontro, coordinato dal capogruppo del partito in Consiglio regionale Mimmo Bevacqua, prenderanno parte il sindaco di Cosenza Franz caruso, il capogruppo del Pd in Commissione Sanità della Regione Lombardia Carlo Borghetti, il consigliere della Regione Liguria Roberto Arboscello, la consigliere della Regione Molise Micaela Fanelli, il vicepresidente del Consiglio regionale del Lazio e segretario del partito Daniele Leodori e il senatore e segretario regionale del Pd della Calabria Nicola Irto.

Relaziona sul tema Amalia Brini, e sono previsti gli interventi dei consiglieri regionali di palazzo Campanella Ernesto Alecci, Antonio Billari, Franco Iacucci e Raffaele Mammoliti.

Inoltre forniranno il proprio contributo al dibattito sulla crisi e le prospettive della sanità in Calabria e in Italia i rappresentanti degli Ordini dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri, degli Operatori sanitari e delle forze sociali.

«Continua l’impegno del Pd per provare ad invertire la rotta della sanità calabrese che si trova a vivere il peggiore momento di crisi della sua storia – ha spiegato il capogruppo Mimmo Bevacqua – e forti anche delle indicazioni della segretaria nazionale Elly Schlein, che ha partecipato alla festa regionale dell’Unità a Vibo Valentia, agiremo con forza per arrivare ad una sanità pubblica e universalistica che consenta la tutela del diritto alla salute in maniera uniforme su tutto il territorio nazionale».

«A tal proposito – ha concluso – avvieremo l’iter per l’esercizio della potestà legislativa attribuita alle Regioni dall’art. 121 della Costituzione proponendo al Parlamento di aumentare la spesa sulla sanita dal 6,2% al 7,5% del Pil nazionale, nonché all’assunzione di personale medico e paramedico da inserire nel Ssnn. Saranno poi necessari investimenti per l’edilizia sanitaria e per la realizzazione di una efficace medicina del territorio. Per la Calabria sarà poi fondamentale arrivare alla ricontrattazione del debito». (rcs)

La consigliera Straface: Su debiti sanitari nessun dubbio o rischio

La consigliera regionale Pasqualina Straface ha chiarito che «sui debiti sanitari non c’è nessun dubbio o rischio» e che da Bevacqua «solo demagogia».

«Continua la campagna di disinformazione a mezzo stampa del PD – ha evidenziato – sulla situazione debitoria del sistema sanitario regionale, sulla quale finalmente dopo decenni è stata fatta chiarezza grazie all’azione incisiva del Presidente Occhiuto. Dopo l’immobilismo e i danni del centrosinistra finalmente ASP e AO calabresi hanno depositato i bilanci, finalmente si è quantificato il debito verso i fornitori, finalmente si è messo un po’ di ordine in un sistema lasciato allo sbando dalle amministrazioni guidate da quel centrosinistra cui appartiene lo stesso Bevacqua che oggi invece di riconoscere il cambio di passo continua a fare disinformazione».

«I bilanci delle aziende sanitarie e ospedaliere calabresi finalmente sono stati depositati e sono al vaglio degli uffici regionali per l’approvazione – ha ricordato –. Visto che ci sono, e riportano cifre nero su bianco in maniera chiara, sarebbe preferibile prendersi la briga di leggerli prima di avventurarsi in disquisizioni pubbliche senza capo né coda in cui spesso abbiamo addirittura visto qualcuno confondere fondi rischi e debito. La circolarizzazione del debito sanitario è stata conclusa con successo e invece del mega buco da miliardi di euro che le opposizioni prospettavano, grazie alla verifica portata avanti in maniera congiunta da uffici amministrativi e Guardia di Finanza sulle dichiarazioni dei fornitori, si è riscontrato un debito al 31 dicembre 2022 di circa 860 milioni di euro. In ogni Azienda Sanitaria si sono dunque insediati dei team di controllo che insieme agli uffici legali hanno il compito di verificare che ci sia corrispondenza fra le richieste dei fornitori e le risultanze aziendali, in base al principio della prudenza».

«Il processo è ora entrato nella fase 2 – ha proseguito – e grazie alle analisi tecnico giuridiche e di bilancio delle richieste e dei contenziosi sarà possibile per le aziende saldare quanto effettivamente dovuto senza incorrere, come a volte accaduto in passato, in pagamenti doppi o non dovuti che possono arrecare danni erariali alle Amministrazioni. La Regione dal canto suo negli ultimi 3 mesi ha girato alle aziende sanitarie ben 213 milioni di euro di residui già spettanti con i quali si sta facendo fronte al saldo delle richieste verificate dei fornitori per dare ossigeno al sistema e inoltre si sta verificando per ogni bilancio depositato la corrispondenza fra le somme accantonate nei fondi rischi e le reali necessità risarcitorie, al fine di trovare la possibilità di sbloccare altre risorse».

«La notizia rilevante è che alla fine del mese di luglio, dopo 12 anni di attesa – ha detto ancora –, finalmente è stato emanato un DCA che sancisce le procedure regionali di ciclo passivo che ogni azienda sanitaria dovrà recepire e che mette in ordine finalmente il sistema di gestione. L’ennesima azione messa in campo dal Presidente Occhiuto che in soli due anni ha rivoluzionato completamente il sistema sanitario i cui meriti dovrebbero essere riconosciuti anche da chi, per meri interessi politici, continua a speculare cercando di sottolineare l’esistenza di problematiche, create e foraggiate dalle amministrazioni del proprio colore politico, che invece oggi vengono affrontate e risolte per garantire il diritto alla salute dei cittadini calabresi». (rrc)

Festa Unità a Vibo, Elly Schlein: Non ci può essere riscatto dell’Italia senza il riscatto del Sud

«Crediamo che non ci può essere riscatto dell’Italia senza il riscatto del Sud». È quanto ha dichiarato la segretaria del Pd, Elly Schlein, nel corso della Festa dell’Unità di Vibo Valentia.

«Siamo qui per l’attenzione che dobbiamo dare a questa regione, a partire dalla battaglia che il Pd sta facendo in tutto il Paese sulla manovra per chiedere più finanziamenti per la sanità pubblica e universalistica, perché non è giusto che vediamo tagli ai servizi alle persone e liste di attesa infinite», ha detto Schlein, accompagnata dal senatore del Pd e segretario regionale Nicola Irto, sottolineando che «non è questa l’Italia che disegna la nostra Costituzione e noi ci batteremo quindi per chiedere maggiore finanziamenti per la sanità pubblica perché anche le calabresi e i calabresi hanno diritto a una sanità di qualità».

La segretaria, poi, ha parlato dell’autonomia differenziata, «un progetto che vuole dividere ulteriormente un paese che invece deve essere ricucito, perché abbiamo visto dai dati Invalsi  che non è la stessa cosa avere una istruzione di qualità in una terra come la Calabria e in altre regioni con altri servizi».

Da qui il bisogno del riscatto del Sud, che «passa dalla capacità di creare le condizioni ai ragazzi e alle ragazze che studiamo qui di restare qui, opportunità di lavoro di qualità, stiamo facendo una battaglia per il salario minimo».

La segretaria, poi, ha parlato dei tagli al Pnrr, una «scelta scellerata scelta di far passare 10 mesi di incertezza sugli investimenti del Pnrr. A esempio rischiano di saltare alcuni progetti di rigenerazione urbana, uno per 15 milioni a Catanzaro. Ecco, questa è l’attenzione che questo governo riserva al Sud. E’ un errore madornale. Il governo fa il gioco delle tre carte: sta cancellando da Pnrr dopo 10 mesi di attesa 16 miliardi di progetti soprattutto destinati ai Comuni, che stanno spendendo bene e in fretta le risorse, e questo è sbagliato».

«Noi non lo accettiamo – ha ribadito – e ci stupisce che i governatori di centrodestra facciano prevalere l’interesse di partito e di appartenenza politica all’interesse della comunità, in questo caso calabrese».

Per  la leader del Pd, poi, «Salvini  dovrebbe accorgersi, dopo i roghi di questi mesi che hanno segnalato la grave carenza infrastrutturale, che prima di investire in un progetto anacronistico e che ci metterà moltissimo tempo a essere realizzato, c’è bisogno subito di risposte infrastrutturali per migliorare la viabilità e la mobilità in regioni come la Sicilia e la Calabria».

«Ci aspettiamo questo e non certo i tagli che stanno facendo anche sulle infrastrutture in questa regione», ha detto, ribadendo che «la priorità è non indebolire i presidi di legalità, anzi alzandoli, è sbagliato il segnale della riforma del codice degli appalti o del contante».

«Dobbiamo alzare i presidi di legalità alle altre forze del centrosinistra dico che dobbiamo metterci insieme su alcuni temi interrogandosi anzitutto sul perché tanti cittadini, anche in Calabria, non votano».

«La sanità deve essere pubblica e per tutti», ha detto dal palco Irto, dicendo «basta con le diseguaglianze tra ricchi e poveri, tra Nord e Sud».

«C’è tanto ancora da fare – ha detto ancora il senatore – ma c’è un grande senso di appartenenza a una comunità politica che si riconosce nei valori della solidarietà, dell’impegno civile, della democrazia; che considera la diversità una ricchezza, il confronto un elemento irrinunciabile e il partito lo strumento per costruire una società migliore e la Calabria del futuro».
«Sono contento ed orgoglioso – ha concluso –. Dobbiamo proseguire con questa stessa energia, allargando il centrosinistra e lavorando sul terreno delle proposte e dell’esempio per essere alternativi al centrodestra, che vuole dividere l’Italia, distruggere il Servizio sanitario nazionale, deprimere il Sud e reprimere il dissenso, le differenze individuali e le libertà sancite dalla Costituzione».

«Serve una battaglia nazionale per avere maggiori risorse e arrivare alla ricontrattazione del debito». È l’appello lanciato dall’ex candidata a governatore della Calabria e responsabile per la sanità in Consiglio regionale, Amalia Bruni, nel corso della seconda giornata di dibattito e confronto alla Festa regionale dell’Unità del Pd a Vibo Valentia.

Tema dell’incontro, Sanità in Calabria. Proposte oltre la crisi, a cui hanno preso parte anche Franco Mammì, Antonio Billari, Francesca Dorato, Giovanni Oliverio, Giusy IemmaNico Stumpo.

«Noi siamo l’estrema punta della sofferenza della sanità italiana che  sta soffrendo nel suo complesso – ha detto Bruni –. La battaglia da fare è di natura nazionale ed è stato costituito per questo un tavolo nazionale che messo insieme tutti gli esponenti che si occupano della materia nei Consigli regionali per fronteggiare l’emergenza. Serve una scelta politica di allocazione delle risorse che questo governo non sta facendo, tanto che continuano a mancare i quattro miliardi che il ministro Schillaci chiede da tempo».

«Servono risorse per eliminare il tetto alle assunzioni – ha evidenziato – perché abbiamo bisogno di medici e di personale sanitario in generale, così come va fatta la ricontrattazione del debito della sanità calabrese. Invece la prima legge che ha approvato la maggioranza di centrodestra in Consiglio è quella che ha istituito Azienda zero, una legge pessima nella quale non c’è scritto nulla di come questa struttura debba funzionare e nonostante cinque modifiche legislative ancora non lo sappiamo».

Il deputato dem Nico Stumpo, nel corso del suo intervento, ha sottolineato la necessità per il partito di «impegnarsi a formulare una proposta che porti gli elettori a votarci alla prossima tornata sapendo come gestiremo la sanità negli anni futuri. Serve un progetto serio e articolato per potenziare la sanità territoriale in modo da avere tanti punti di assistenza in modo che diventi efficace in tutta la Regione. Un servizio fondamentale da affiancare agli hub nei centri più grandi e facilmente raggiungibili. Fondamentale è poi abbattere gli ingressi inutili in ospedale».

Altro tema toccato nel corso della manifestazione è la Legalità e libertà d’informazione. a Questo panel sono intervenuti Maria C. Chiodo, Maria Locanto, Lucio Musolino, Emiliano Morrone, Alberto Cisterna, Michele Albanese e Sandro Ruotolo.

Il giornalista Michele Albanese, nel corso del suo intervento, ha lanciato una sfida al Pd incrociando legalità e informazione.

«Molti temi di attualità – ha detto Albanese – come il traffico di droga e il business che rappresenta per la malavita sono argomenti che non interessano giornalisti e politica. Perché? Eppure muovono risorse maggiori a quelle di una manovra finanziaria. Lancio una sfida al Pd: serve un partito che si occupi di informazione nelle terre di confine con il coraggio di spostare il dibattito anche nelle sedi centrali. Si tratta di un elemento fondamentale per il futuro della Calabria».

Il magistrato Alberto Cisterna ha indicato come fondamentale anche un risveglio dei cittadini che troppo spesso decidono di non informarsi scegliendo una sorta di “cecità colpevole”. «Esiste un problema strutturale dell’antimafia che è quello di non riuscire ad agganciare il nemico. Pochi hanno la capacità di individuare i settori in cui svolgere davvero le indagini».

«E la stessa miopia – ha proseguito – riguarda anche il diritto all’informazione e il diritto ad essere informato e ad essere bene informato. Un diritto che il cittadino deve esercitare e pretendere, anche perché un cittadino che non si informa è un cittadino che non vuole partecipare e poi non va a votare. Temo che grandi fette della nostra popolazione vogliano abbracciare questa “cecità colpevole”, questa cultura del non volere vedere e sapere, ritagliandosi il proprio angolo di correlazioni e amicizie. Questo consente il consolidarsi di poteri opachi e delle infiltrazioni».

Legalità e informazione vanno di pari passo e il governo di centrodestra guidato da Giorgia Meloni sembra averlo completamente dimenticato. Nelle sue conclusioni il responsabile di Informazione e Cultura della segreteria nazionale dem Sandro Ruotolo ha rivendicato lo sforzo intrapreso dal partito e ha ringraziato il segretario regionale Nicola Irto per il lavoro fin qui svolto e per avere scelto di occuparsi di un tema così importante.

«Questo è l’unico partito che ha posto nel suo programma e nel suo agire quotidiano la lotta alle mafie. Avvertiamo, con preoccupazione, questo calo di tensione sul principio di legalità come si può vedere anche dalla recente riforma del codice degli appalti. Stesso ragionamento vale per l’informazione che deve servire ai governati e non ai governanti».

«A Ravenna alla festa dell’Unità nazionale e poi con i gruppi parlamentari presenteremo la nostra proposta di riforma della governance della Rai – ha annunciato – per invertire il trend. Gli assetti proprietari dell’informazione stanno in mano a proprietari che fanno tutt’altro nella vita e non possono rendere un servizio ottimale e, per questo motivo,  insieme alla riforma della governance occorre anche una legge che regoli il conflitto di interesse».

Il segretario regionale del Pd Nicola Irto ha espresso la propria solidarietà e vicinanza, insieme a quella di tutto il partito, al giornalista di Rtv Cesare Minniti dopo la vile aggressione subita. «Episodi come quello registrato nelle scorse ore che hanno visto l’aggressione al giornalista Cesare Minniti, colpevole solo di svolgere il proprio lavoro con attenzione e serietà, non sono degni di una città moderna e civile. Ferma la condanna del Pd e la solidarietà al cronista e a tutta la redazione, con la certezza che la magistratura farà piena luce sull’accaduto e che il giornalista proseguirà, insieme ai colleghi, la sua preziosa attività di informazione con la consueta professionalità».

Di Salari e occupazione. I benefici del salario minimo per i calabresi ne hanno discusso Marwa El Afia, Gino Murgi, Anna Pittelli, Raffaele Mammoliti, e Jasmine Cristallo, gli esponenti delle altre forze della coalizione di centrosinistra Antonio Lo Schiavo (Forza Civica di centrosinistra), Ferdinando Pignataro (Sinistra Italiana), oltre ai segretari regionali di Cgil e  Uil Angelo Sposato e Santo Biondo.

Assente per motivi di salute Riccardo Tucci, che avrebbe dovuto rappresentare i Cinque Stelle che, tuttavia, ha pienamente condiviso l’iniziativa voluta dal segretario regionale Nicola Irto.

Il consigliere regionale Raffale Mammoliti ha rivendicato il ruolo e il merito del Pd nell’avere riportato l’attenzione sui temi del lavoro. «Siamo davanti a un progressivo indebolimento delle tutele dei diritti dei lavoratori che va avanti da anni – ha detto Mammoliti – Ad oggi dobbiamo così confrontarci con un problema salariale, un problema relativo ai lavoratori poveri e con quello relativo all’occupazione, dati difficili in Italia, ma che in Calabria diventano disastrosi. Il merito del Pd è stato quello di rimettere al centro del dibattito la questione ricompattando l’opposizione. In Calabria dobbiamo proseguire sulla strada intrapresa arrivando ad avanzare una proposta concreta per chiedere al governo regionale un piano straordinario per il lavoro».

Antonio Lo Schiavo ha evidenziato la necessità per le forze politiche alternative alla destra di «unirsi su temi fondamentali per evitare di essere autoreferenziali, ma in grado di costruire un’alternativa di governo alle destre». 

E sulla stessa lunghezza d’onda si è espresso anche Pignataro di Sinistra Italiana: «guardiamo con attenzione al Conferenza programmatica annunciata dal segretario del Pd Nicola Irto per compiere ulteriori passi in questa direzione per evitare le divisioni che in passato ci hanno fatto perdere le elezioni. Serve rafforzare il percorso avviato sul salario minimo magari avviando una sorta di coordinamento delle forze che si ritrovano in un programma comune».

Le conclusioni affidate ai sindacalisti Sposato e Biondo. 

Per Sposato bisogna «mettere al centro la lotta alla povertà, introdurre un salario minimo, aumentare subito salari e pensioni, reintrodurre le conquiste sociali smantellate, abrogando le leggi che hanno prodotto la precarietà con l’alibi della flessibilità, può essere la via maestra per una nuova stagione dei diritti. La mobilitazione è necessaria per fare cambiare le politiche sbagliate di questo governo».

«Ed anche sulla legge Fornero – ha aggiunto – andrebbe fatta una riflessione per un referendum abrogativo. L’emergenza climatica, demografica, la pandemia salariale sono temi che vanno affrontati con il consenso delle parti sociali. Il 7 ottobre saremo a Roma per una nuova lotta sociale. Siamo pronti a portare la vertenza Calabria in piazza e ad aprire una nuova vertenza Mezzogiorno».

Santo Biondo si è detto sicuro: «questa serata rappresenta un momento fondamentale non solo per il Pd, ma per l’intero centrosinistra. Il tema del lavoro è centrale per costruire una vera alternativa al governo e oltre al salario minimo si dovrà eliminare la precarietà dal mondo del lavoro italiano e calabrese».

A chiudere la Festa dell’Unità, il dibattito dedicato al ruolo delle donne, dal titolo Il presente delle donne. Politica, libertà e welfare.

Hanno partecipato al confronto voluto dalla Conferenza delle donne democratiche: Vladimira Pugliese, Lidia Vescio, Barbara Panetta, Rosy Caligiuri, Annagiulia Caiazza, Teresa Esposito e Cecilia D’Elia

Barbara Panetta, nel ringraziare militanti e iscritti al partito che hanno organizzato la festa, ha sottolineato l’importanza della scelta del segretario Nicola Irto di inserire il dibattito sulla condizione e sul ruolo della donna per concludere la tre giorni di Vibo prima dell’intervento della segretaria nazionale. Panetta ha chiesto maggiore attenzione del partito sul tema delle violenze e in particolare delle violenze sulle donne con disabilità.

Teresa Esposito, coordinatrice regionale delle Donne Democratiche, ha riferito del lavoro svolto insieme ai referenti nazionali per fare in modo che la Calabria diventi una regione “a misura di donna”.

Le conclusioni sono state affidate alla senatrice dem Cecilia D’Elia che è anche portavoce della Conferenza nazionale delle donne democratiche: «Sappiamo che muore una donna ogni tre giorni, ma questa estate ci ha messo davanti ad una situazione ancora più drammatica, un estate della disumanità per i femminicidi, per le violenze e per il dramma dei migranti. La rivoluzione passa dal restituire dignità alla donna e metterla al riparo non solo dalla violenza fisica, ma anche da quella psicologica e in grado di essere autonoma, realizzando effettive opportunità di lavoro che la rendano libera e non sottomessa. Una rivolta culturale di questo tipo non si fa solo con le leggi, ma ha bisogno della politica, quella che evidentemente non è in grado di mettere in campo la destra attualmente al governo». 

A chiudere la tre giorni, la presentazione del libro di Pino Soriero Andata in porto. Gioia Tauro una sfida vincente, alla presenza del presidente dell’autorità portuale di Gioia Tauro, Andrea Agostinelli(rvv)

 

Una selezione per assumere 20 nuovi infermieri alla iGreco Ospedali Riuniti

di FRANCO BARTUCCI – La squadra di professionisti iGreco Ospedali Riuniti continua a rafforzarsi con l’aggiunta di venti nuovi infermieri. Una strategia di investimento costante, che permette di assicurare alla Calabria e ai calabresi una sanità di qualità, empatica e solidale. L’obiettivo è offrire un servizio sanitario eccellente e all’avanguardia, grazie a un team di professionisti di altissimo livello.

Le posizioni aperte sono una grande occasione di affermazione anche per i giovani professionisti e i neo laureati, che hanno così la possibilità di rimanere o tornare in Calabria e affermarsi nella propria terra.

«Siamo impegnati contro il fenomeno dei cervelli in fuga nel settore sanitario. Per questo – ha dichiarato l’Amministratore Giancarlo Greco – ci rivolgiamo anche ai neo laureati».

«Il nostro augurio – spiega Greco – è che tanti bravi professionisti colgano questa opportunità per far migliorare sempre di più la sanità della nostra regione».

Per candidarsi gli aspiranti infermieri dovranno inviare il proprio curriculum vitae alla mail insquadraconigreco@igrecospedali.it. Dopo la verifica e selezione dei curricula saranno fissati i colloqui.

Una politica d’investimento necessaria alla Calabria per migliorare un sistema sanitario pubblico quanto privato, che può essere di supporto a rilanciare pure la valorizzazione di quei percorsi formativi medico/sanitari, di cui ne sono detentori e responsabili le Università.

Dopo  l’esperienza quasi trentennale dell’Università  Statale di Catanzaro, con la Facoltà di Medicina e Chirurgia, sta per partire tra poche settimane all’Università della Calabria, con sede nell’area di Arcavacata la novità dei corsi di Medicina e Chirurgia/TD con Scienze Infermieristiche. Se pubblico e privato riescono ad incontrarsi  e collaborare sarebbe di grande utilità per la Calabria, costituendo una novità assoluta in campo nazionale ed internazionale. (fb)